
Roy Scott / Getty Images/Ikon Images
https://www.latimes.com/–5 marzo 2015
segue da:
ikon-images.com- Intervista all’illustratore Roy Scott+ altre immagini
1 giugno 2021
https://www.ikon-images.com/post/illustrator-interview-roy-scott
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video, 3 min. ca
AMAZON COME CI SPIA E USA LE INFORMAZIONI #gabanelli #amazon
IL TESTO TRASCRITTO E’– PUBBLICATO DA : @ALEYOUTUB
Cosa sa Amazon di noi? E poi come usa queste informazioni? Per rispondere alla prima domanda, uno dei giornalisti ha chiesto al colosso dell’e-commerce di inviargli tutto ciò che conserva sul suo conto. Obbligata dal regolamento sulla protezione dei dati in vigore dal 2016 in tutta l’Ue, Amazon risponde in pochi giorni con una email che contiene 114 cartelle, 1.242 file e decine di migliaia di dati raccolti a partire dal 2014, quando il collega ha fatto il primo acquisto. Nei file non c’è solo l’elenco dei prodotti che ha acquistato, ma una «radiografia» completa: i modelli di computer e di telefonino che usa, i prodotti cercati o anche soltanto guardati, le fatture, le foto, le chat scambiate col servizio clienti, le canzoni ascoltate con Amazon Music, i film visti su Prime Video, gli estremi delle carte di credito e dove si trovava quando le ha usate. Ad analizzare 90 megabyte di materiale, ci pensano Bruno Scarpa ed Emanuele Aliverti del Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Padova. Intanto per mettere mano alle informazioni personali serve il consenso, e se vuoi utilizzare i servizi offerti da Amazon devi prima autorizzare Amazon a mostrarti annunci pubblicitari e a «identificare le tue preferenze» sulla base dei dati che tu stesso fornisci tutte le volte che, ad esempio, scorri le offerte o chiedi qualcosa ad Alexa. Il principale sito di e-commerce al mondo arriva così a ottenere due tipi di informazioni sul nostro conto: 1) le informazioni certe: nome, età, indirizzi di casa e lavoro, numeri di cellulare e la nostra posizione geolocalizzata. Tra i dati che Amazon ci ha inviato, compaiono quelli di familiari e amici: è sufficiente quella volta che abbiamo fatto recapitare loro un regalo perché i server della società conservino i loro riferimenti, anche se non sono mai stati clienti. 2) le informazioni presunte, che ottiene elaborando i dati anche con l’impiego dell’intelligenza artificiale: è partendo da come spendiamo i nostri soldi che Amazon riesce a ipotizzare, con una buona dose di certezza, interessi, passioni e stili di vita. Dai consumi del collega di Dataroom, ad esempio, gli esperti dell’Università di Padova hanno dedotto decine di aspetti della sua vita privata: che ha una bambina, dove e quando è andato in vacanza, che ha cambiato casa di recente e qual è, grossomodo, il suo reddito familiare…. Si chiama «profilazione». Mettiamo di comprare delle scarpe attraverso la piattaforma: Amazon guadagna una percentuale dal nostro acquisto (in genere tra l’8 e il 15% del prezzo del prodotto), ma ben di più da tutte quelle aziende che pagano perché Amazon proponga le loro scarpe prima delle altre. La vendita di pubblicità è un business da oltre 50 miliardi di dollari che, con la sua crescita vertiginosa, è trainante per l’impero di Bezos. È interessante capire come funziona il meccanismo: chi fa pubblicità, paga solo se l’utente clicca sull’annuncio. Quindi è evidente che più l’annuncio è «costruito su misura» per il cliente, maggiori sono le probabilità di guadagno per Amazon. Profilarmi serve quindi a inserirmi in gruppi (i «target») di pubblico simili tra loro per età, per stili di vita e interessi, ai quali proporre la pubblicità «giusta». Dataroom ha potuto vedere l’elenco dei target nei quali Amazon ci incasella, e le possibili combinazioni sono migliaia. Qualche esempio: fanatici della moda («fashionisti»), appassionati di calcio, ecologisti, possessori del tal modello di auto (suddivisi anche per tipo di carburante ed età del proprietario), insegnanti, hipster, genitori «attenti all’educazione di figli adolescenti», chi ha cambiato casa negli ultimi tre mesi, consumatori di snack, acquirenti ad alto prezzo, compratori di regali, interessati alle app di giochi di ruolo, nativi digitali, appassionati di jazz… Quindi il vero tesoro di Amazon non sta nei prodotti che ci propone ma nelle miliardi di informazioni che possiede su di noi. Per questo, ha tutto l’interesse a tenersele strette: a differenza di quanto fanno i data-broker (vedi Dataroom del 13 settembre 2023), per contratto Amazon si impegna a non vendere i miei dati. Autorizza invece 96 società (motori di ricerca come Google, social network come Facebook, e soprattutto società pubblicitarie) a usare dei cookies che rilevano alcuni dati come l’indirizzo IP e la localizzazione dell’utente, soprattutto per misurare le prestazioni pubblicitarie, ma nessuno – assicurano – può usarli per identificarci o creare target da rivendere all’esterno. Almeno fino a oggi funziona così, per il futuro non è detto. È la stessa azienda ad avvertirci: «Qualora Amazon.com o, sostanzialmente, il suo patrimonio aziendale venissero acquisiti da terzi, i dati personali relativi alla clientela rientrerebbero naturalmente tra i beni trasferiti». Certo, il cliente sarà sempre libero di non accettare le nuove condizioni d’uso, ma potrebbe voler dire non fare più acquisti sulla piattaforma.
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