**** DONATELLA scrive:
Il documentario e tutte le notizie preziose su questo piccolo e bellissimo borgo dimenticato, sembrano dirci che la salvezza verrà solo dagli ultimi.
*** IL PAESE MOSTRA– NONOSTANTE LE GROSSE PERDITE DI POPOLAZIONE – UNA GRANDE FORZA NEL LOTTARE CONTRO, INVENTANDOSI FESTE ORGANIZZAZIONI E ALTRO CHE ATTIRINO LA GENTE. il blog

” SUL FINIRE DEI LUOGHI ” è il tema del celebre Festival “ RADICAZIONI “
ad ALESSADRA DEL CARRETTO ( COSENZA )- 20 AGOSTO 2018 – 14° EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLE CULTURE TRADIZIONALI.
Il festival, organizzato dall’Associazione Culturale “F. Vuodo”, prevede tre giorni di creatività, di invasione artistica e musicale.
Il tema di quest’anno, “Sul finire dei luoghi. Costruire, abitare, pensare, prevede una serie di iniziative, come gli incontri e scontri musicali, spettacoli teatrali, concerti serali, mostre d’arte e installazioni.
Le mostre, infatti, saranno ospitate a Palazzo Chidichimo, ed esporranno la mostra fotografica “Cemento armato” di Angelo Maggio, l’esposizione d’arte “Malincromia” di Sara Sgrò, l’esposizione d’arte “Gargano metafisico, luoghi e astrazioni” di Salvatore Luca Tota, l’esposizione fotografica “Racconti da Rosarno” di Nadia Lucisano, il murales di Marcello Garofalo e Lisa dell’Aglio, e “Kalura Meridionalismo – Arte popolare di strada, allestimenti e spettacoli” a cura di Nicozazo.
Si parte, alle 16.30, presso Palazzo Chidichimo, con la presentazione del libro “Il razzismo non è una favola” di Maurizio Alfano. Modera la giornalista Rai Giulia Bondi. Intervengono Nadia Lucisano e il “Collettivo Mamadou”.
Si prosegue, alle 18.30, con lo spettacolo “Le scarpe dei caporali” del Collettivo Mamadou. Di salvatore Cutri, e con la regia di Paolo Grossi, lo spettacolo s’ispira a un’inchiesta sui “campi ghetto” nel Sud Italia di Matteo De Checchi e Valentina Benvenuti.
Per gli “Incontri e Sconti musicali”, alle 20.00, presso la Piazzetta di Palazzo Chidichimo, si esibisce il duo Rocco Adduci e Arnaud Degimbe in “Soffi dal Nord”.
Alle 21.30, cominceranno gli spettacoli musicali con Canusìa, Sin Fronteras, Lalala Napoli e i Suonatori tradizionali di Alessandria del Carretto. (rcs)
DA: Alessandria del Carretto, Radicazioni Festival


La Chiesa di Sant’Alessandro
– Opera propria





RIFUGIO LAGO FORANO mt 1550 s. l. m.

foto sopra :
Massiccio del Pollino; Parco Nazionale del Pollino; Alessandria del Carretto
AUTORE DELLE FOTO : FIORE S. BARBATO DI NAPOLI, 2010
da:

Alessandria del Carretto è vicinissima al confine in rosso, ma nell’entroterra-
L’immagine mostra la mappa di un itinerario ad anello situato sul versante orientale del Massiccio del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata-
ZONA : : Parco Nazionale del Pollino

Sui sentieri del Pollino: verso il Monte Sparviere.
Fiore Silvestro Barbato from Napoli
CARNEVALE 2025
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SAN FILIPPO DEL MELA / ALESSANDRIA DEL CARRETTO- –Incontro di tradizioni (Cattafi) 16 02 2025. I Polëcënëllë Biëllë, i Polëcënëllë Bruttë, l’Ursë e la Coremmë.
– Opera propria
DA:
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CORTOMETRAGGIO, 1959 :: I DIMENTICATI

VITTORIO DE SETA
FOTO DA: IsReal Festival
durata : 16,35
I dimenticati è un cortometraggio del 1959 diretto da Vittorio De Seta. Si tratta di un documentario ambientato ad Alessandria del Carretto, piccolo paese della provincia di Cosenza.
Il regista ha raccontato di aver avuto l’idea di creare questo documentario dopo aver appreso dell’esistenza in Calabria di paesi senLa copertina del dvd con libro ritrae uno screenshot de I dimenticati, nel momento in cui un giovane alessandrino ha raggiunto la cima dell’abete e si lascia oscillare sui rami dell’albero.za strada alla fine degli anni ’50, notizia che lo colpì molto. ( la Festa dell’abete, vedi sotto: ” Festa della Pitë “, un grosso albero in vernacolo.
TRAMA
Un camion percorre una strada sterrata di montagna, ma è costretto a fermarsi perché la costruzione della strada che dovrebbe raggiungere il piccolo paese di montagna Alessandria del Carretto (1000 m s.l.m.) è stata bloccata anni prima. Il carico del camion viene portato dai muli lungo un percorso di circa 15 km, attraversando boschi, fiumare in piena e dirupi. Finalmente dopo ore di lungo cammino si raggiunge Alessandria del Carretto: “un mucchio di case vecchie, 1600 uomini e donne, un mondo arcaico, spento, dimenticato”. La vita in piccoli paesi calabresi come questo è molto difficile; le piogge e la neve durante l’inverno non consentono di lavorare.
All’inizio della primavera si celebra la “Festa dell’abete”: una “sagra antica e meravigliosa”. È questo l’unico momento in cui il paese si ravviva e celebra l’inizio della bella stagione. All’alba un gruppo di uomini alessandrini raggiunge la montagna e i “mastri d’ascia” abbattono una lunga pianta di abete, che sarà trascinata fino al paese da giovani e anziani alessandrini, accompagnati dalla musica di strumenti popolari. All’entrata del paese le donne portano cesti carichi di prodotti tipici adibiti per il pranzo.
Dopo qualche giorno si celebra la festa di sant’Alessandro, patrono del paese, e viene allestito l’”incanto”, dove prodotti tipici e oggetti vengono messi all’asta e il ricavato sarà utilizzato per pagare le spese della festa. Nel pomeriggio l’abete viene innalzato in una piazza del paese, con la cima addobbata di formaggi e oggetti vari e alcuni uomini cercano di scalare l’ambito abete. Solo un giovane riesce a scalare l’albero e si appende con le gambe ai rami della cima, lasciandosi ondeggiare senza alcuna paura di cadere. Poi scende tra gli applausi di tutta la folla. Dopodiché la festa si conclude e la gente si appresta a ritornare verso la strada di casa, lasciandosi indietro un momento di allegria e spensieratezza, ma trovandosi davanti un nuovo anno di fatiche e di difficoltà.
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vista di Alessandria del Carretto

il paese – stesso link sopra

stesso link stesso fotografo
DOVE SI TROVA IL COMUNE DI ALESSANDRIA DEL CARRETTO NELLA PROVINCIA DI CROTONE
File:Map of Alessandria del Carretto (Province of Cosenza, region Calabria, Italy 2024).svg – Wikipedia, le encyclopedia libere– è al confine con la Basilicata
posizione della provincia di Cosenza nella regione della Calabria

La Calabria: REGIONI
qualcosa sulla CALABRIA:::
La Calabria ( Καλαβρία (Kalavrìa) in grecanico; in arbëreshë Kalabrì, in occitano Calàbria), ufficialmente Regione Calabria, è una regione italiana a statuto ordinario dell’Italia meridionale di 1 825 676 abitanti ( dati 2026 ) con capoluogo Catanzaro. L’unico confine regionale si trova a nord, con la Basilicata, a sud-ovest lo stretto di Messina, la separa dalla Sicilia, ed è bagnata a est dal mar Ionio e a ovest dal mar Tirreno.
Secondo alcune teorie storiche, il termine Italia avrebbe origine in Calabria: gli antichi Greci lo usavano inizialmente per indicare l’area compresa tra i due golfi, in corrispondenza dell’istmo di Catanzaro.
veduta satellitare dell’Istmo di Catanzaro. L’istmo è largo circa 35 chilometri tra i due mari: Ci sono persone che fanno una camminata da un mare all’altro, la strada è nei boschi, ha diverse alture…Auguri !
https://it.wikipedia.org/wiki/Istmo_di_Catanzaro#/media/File:Czistmo_1.jpg
Abitata sin dal Paleolitico, grazie alla sua posizione strategica al centro del Mediterraneo ha visto il fiorire di numerose culture: enotria, ausonia, greca, bruzia, romana, bizantina, normanna.
ENOTRI – VEDI QUI https://www.treccani.it/enciclopedia/enotri_(Enciclopedia-Italiana)/
AUSONIA : se vuoi vedi Treccani
BRUZI-—https://www.treccani.it/enciclopedia/bruzi/
Quello greco rappresenta per la Calabria il periodo di massimo splendore, con la fondazione a partire dall’VIII secolo a.C. di numerose città che saranno per secoli fra le più ricche e culturalmente avanzate del loro tempo, costituendo il fulcro del territorio successivamente ribattezzato Magna Grecia dai conquistatori romani.
SEGUE DAL LINK WIKIPEDIA – VEDI SUBITO SUBITO SOTTO L’IMMAGINE

Colonie Greche d’Italia e Sicilia
NOTIZIE SUL PAESE DI ALESSANDRIA DEL CARRETTO
Alessandria del Carretto è un comune italiano di 407 abitanti della provincia di Cosenza (Istat 2007 ; 337 nel 2026 ). Il suo territorio confina con quello dei comuni di Albidona, Castroregio, Cerchiara, Oriolo, Plataci, San Lorenzo Bellizzi, San Paolo Albanese, Terranova del Pollino.
Fa parte del Parco nazionale del Pollino, del quale è il comune più alto, essendo situato a 1.000 metri s.l.m. con l’edificazione comunale che arriva a 1.043 m s.l.m.

con la neve


una vecchia casa



FOTO SOPRA DA TRIPADVISOR
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g8699177-d12391956-Reviews-Borgo_Alessandria_del_Carretto-Alessandria_del_Carretto_Province_of_Cosenza_Cal.html
Festa della Pitë e festa del santo patrono
Si svolge durante l’ultima domenica di aprile. Un grosso abete, pitë nel vernacolo alessandrino, viene tagliato nelle montagne del Massiccio del Pollino e trascinato a braccia fino al paese. Il trasporto è accompagnato da vino locale, canti, balli e suoni di zampogne, organetti e tamburelli. Il giorno che precede la festa del santo patrono sant’Alessandro, l’albero viene privato della corteccia e lavorato con pialletti per renderlo levigato. Il mattino del 3 maggio l’albero, cui si è aggiunta la cima adornata con prodotti locali, viene sollevato. Viene, in pratica, creato un albero della cuccagna alto circa 16 metri. Per vincere i premi il concorrente deve scalare senza alcun attrezzo l’albero, ed una volta arrivato in cima prendere più premi che può. Tutti i preparativi e la festa sono accompagnati dalla degustazione di vini e dalle musiche locali.

Il festival delle culture tradizionali ha luogo dal 20 al 22 agosto ( VEDI ALL’INIZIO ) . Prima edizione 2003. Tre giornate di dibattiti, teatro, muralismo e musica. Organizzato dall’Associazione Culturale “Francesco Vuodo-Tillë Tillë”

A partire dall’Unità d’Italia il paese ha perso oltre 1.000 abitanti in poco meno di centocinquant’anni a causa di un forte flusso di emigrazione. Rappresenta il comune dell’Alto Ionio Cosentino con maggiore perdita di popolazione, visto che dal 1991 al 2008 essa si è quasi dimezzata, e dal 2001 al 2007 ha fatto registrare un calo del 18,3%.

verso il monte Sparviere
Fiore Silvestro Barbato from Napoli

foto fiore san barbato

centro storico
Fiore Barbato

PALAZZO CHIDICHIMO
Antica Dimora dei Principi Pignone del Carretto ad Alessandria del Carretto (CS)
QUI, NEL PALAZZO, NASCE IL PRIMO MUSEO DELLE MASCHERE E DEL FOLKLORE-
Fortemente voluto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Vuodo, il Museo nasce dalla voglia di valorizzare un elemento caratteristico della storia e delle tradizioni di Alessandria del Carretto, cioè il Carnevale tradizionale che decennio dopo decennio ha conquistato uno spazio importante nella cultura del territorio, diventando attrattore turistico e culturale, oltre che marcatore identitario.

IL CARNEVALE AD ALESSANDRIA DEL CARRETTO è una festa tradizionale che ogni anno riporta in vita l’antica tradizione delle maschere dei “Połëcënellë”::
Saranno tre le scene principali che prenderanno vita tra le vie del Borgo Autentico: la primavera che viene rappresentata dal Pulcinello bello, ricoperto di scialli di seta e nastri colorati, l’inverno rappresentato dall’Urs (orso) ricoperto di stracci, pelli e corna di animali, e infine la Quaresiama vestita di nero, con il fuso che rappresenta il filo della vita.
DA:
https://www.borghiautenticiditalia.it/

Festa della Pita – Alessandria del Carretto (CS) – Calabria —
festa della Pita ..NICODEMO MISITI FOTOGRAFO
FOTO DA::
https://calabriafoto.wordpress.com/2013/04/23/festa-della-pita-alessandria-del-carretto-cs-calabria/
segue dal blog : RADICAZIONI
QUOTIDIANO DELLA CALABRIA- ALESSANDRIA DEL CARRETTO
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IL MANIFESTO DEL 5 SETTEMBRE 2014 :
IL POPOLO DEL POLLINO

di Claudio Dionesalvi, Il Manifesto
Alessandria del Carretto resiste allo spopolamento che sta svuotando decine di Comuni calabresi. All’indifferenza della locale classe politica i suoi 500 abitanti rispondono a suon di musica, pubblici dibattiti e manifestazioni, sfoderando un’ospitalità inusuale tra i popoli di montagna. Nello scorso inverno è franata la principale strada di collegamento col resto del mondo. Nei mesi successivi è stata solo in parte resa percorribile. Interi tratti restano pericolanti e minacciano di smottare alla prima pioggia.
Eppure migliaia di persone continuano a frequentare questo stupendo borgo del Pollino in occasione dei mille eventi culturali che ospita in estate e non solo. Spiriti presunti e reali appaiono e scompaiono nelle foreste che affratellano Calabria e Basilicata.
I criptozoologi, gli appassionati di animali misteriosi e specie estinte, ipotizzano che la lince sia tornata a popolare questo spicchio di Appennino. Gli ambientalisti invece rovistano ancora tra le tracce lasciate dai tecnici di una società americana piombata qui qualche anno fa per cercare il petrolio. Oro nero pare non ne abbiano trovato. Di certo, sono spariti nel nulla. E sarà una coincidenza, ma da allora la percentuale dei malati di tumore è aumentata in modo esponenziale.
Terra di tutti e di nessuno il Pollino, saccheggiato da capitalismi arcaici e moderni. Eppure chi ci abita, se lo sento suo. Lo valorizza e lo difende. Qui le barriere regionali non contano. Di comune ci sono i beni e gli incubi. Come quello della strada che collega la costa jonica ad Alessandria del Carretto, la SS 153 franata in tre punti nell’ultimo inverno. Soltanto l’amministrazione provinciale avrebbe poteri e competenze per ricostruirla. Il 23 febbraio scorso gli Alessandrini hanno dato vita a una lunga marcia per chiederne il ripristino e la riapertura. Da 21 giorni il paese era isolato, interrotto il servizio navetta per gli studenti, gli abitanti in maggioranza anziani e con problemi di salute, senza servizio medico efficiente.
Qui se vuoi un farmaco, lo devi prenotare il giorno prima, in una regione in cui la Corte dei conti ha da poco denunciato gli sprechi derivanti dall’astronomica spesa per gli incarichi dirigenziali. Ad Alessandria e dintorni volevano tutti bene a Marco Arvia, giovane e valente veterinario stimatissimo in paese, che aveva denunciato la vicenda della strada interrotta, scrivendo diversi articoli sulla vicenda. Chissà cosa avrebbe detto adesso lui, percorrendo la strada riaperta al traffico eppure pericolosissima, ridotta a mulattiera in lunghi tratti. In una sera del 2 marzo 2014 Marco è finito con la sua macchina in una scarpata, insieme a due amici. Ci sono volute diverse ore per tirarlo fuori, privo di vita. In paese era da poco caduta nel vuoto la richiesta di un’ambulanza fissa. In un primo confronto pubblico, nella scorsa primavera, il vicepresidente della Provincia Mario Melfi ha dichiarato l’indisponibilità dei fondi, ma nel frattempo ipotizzava un reddito di cittadinanza per i giovani residenti oltre i 500 metri di altitudine. Sparito nel nulla pure il piano di superamento della situazione critica proposto dagli Alessandrini perché in contemporanea stava affiorando un’emergenza più «grossa»: la crisi politica determinata dai guai giudiziari del governatore Scopelliti.
Nel confronto organizzato nella prima serata di Radicazioni, il festival culturale e musicale che qui si tiene da 11 anni, i rappresentanti istituzionali hanno ribadito che per ammodernare la vecchia strada, soldi non ce ne sono. E Mario «Palla palla» Oliverio, presidente uscente della Provincia di Cosenza, non s’è presentato. Gli organizzatori del festival Radicazioni l’avevano invitato al pubblico dibattito. Ma in queste ore ha la testa impegnata in tutt’altre faccende. La campagna elettorale per le primarie delle regionali in Calabria si fa pressante. Lui sfida il renziano Callipo, principe ereditario del tonno, e il vendoliano Giannino Speranza. Eppure ad Alessandria del Carretto «Palla Palla» l’aspettavano in tanti, perlomeno dal 2 febbraio scorso, da quando è avvenuta la frana. Il 3 e 4 febbraio il presidente era tra le vicine Villapiana e Trebisacce ad inaugurare plessi scolastici e centri polivalenti. Forse perché in fondo mezza popolazione del Pollino, in assenza di infrastrutture e servizi, è destinata a trasferirsi in basso, sullo Jonio: le scuole stanno chiudendo, l’ufficio postale funziona una volta a settimana.
Già l’antropologo Vittorio De Seta, nel documentario I Dimenticati, per denunciare l’isolamento di questo Comune, nel 1959 organizzò una marcia. All’epoca i Sindaci inviarono denunce in parlamento. Per De Seta la festa dell’abete, la «Pita», il plurisecolare rituale popolare che si tiene ogni anno nel cuore di primavera, è l’unico momento di affermazione dell’identità.
Il regista e antropologo Giovanni Sole ha dedicato a questi luoghi il gustosissimo Belli e brutti. Apollineo e dionisiaco ad Alessandria del Carretto. Anche il regista Michelangelo Frammartino vi si arrampica spesso. Nel suo Le quattro volte, premiato a Cannes nel 2010, uno degli episodi è dedicato alla festa dell’Abete e al tema della reincarnazione delle anime in quattro elementi.
Paolo Napoli è musicista ed attivista della Francesco Vuodo, l’associazione che organizza ogni estate il festival Radicazioni. Come lo Joggi Avant Folk, un’altra prestigiosa rassegna culturale e musicale completamente autofinanziata che da 17 anni si tiene a poche decine di chilometri, Radicazioni attecchisce nella comunità in cui ha trovato origine. Napoli annuncia clamorose iniziative di sensibilizzazione e protesta per il prossimo autunno. E lancia un monito: «Non siamo più soli. Con numerose altre associazioni del Pollino e della Sibaritide
abbiamo formato la Rete Associazioni della Sibaritide e del Pollino per l’Autotutela. Il nostro – spiega Paolo Napoli — è un radicamento dinamico, non statico. Le radici a volte possono essere ambigue, perché legano. Noi invece non vogliamo sentirci frenati. L’identità è pericolosa, è un concetto ambiguo che preferiamo non esaltare mai. Ci interessano gli incontri e gli scontri culturali. Non ci piace l’identità locale a discapito di altre. A noi non interessa la valorizzazione, bensì rendere visibili le criticità del territorio».
A Radicazioni quest’anno ha trovato spazio la presentazione del libro-inchiesta di Danilo Gatto, ex Re Niliu, Basta tarantelle, sulla nascita del folk festival in Calabria e sulla gestione corsara dei finanziamenti pubblici per la realizzazione di questi eventi: la musica, come le grandi opere, è territorio di caccia delle borghesie più o meno mafiose. Ma da un po’ di tempo, qui come altrove, fiorisce una nuova generazione di giovani ribelli. Isabella Violante è attivista di R.A.S.P.A.: «Vogliamo porre una resistenza all’indifferenza. Le questioni aperte sono tante. Per il megalotto della terza strada statale 106, a Trebisacce, non c’è stata alcuna consultazione popolare. È la Amendolara-Sibari, l’unica che
non serve.
Adesso chiediamo conto alla classe politica su queste scelte». Le fa eco Caterina Ierovante, anch’ella impegnata nelle stesse lotte a difesa dei beni comuni tra Pollino e Sibaritide: «Per la realizzazione di questa infrastruttura, di fatto, ancora non ci sono i soldi. C’è il rischio serio dell’ennesima costruzione senza inizio e senza fine. Monte Mostarico sarà deturpato dal cantiere». La lotta per il ripristino della linea ferroviaria jonica, solidale col movimento NoTav della Val Susa, si allarga alla mobilitazione contro le trivellazioni sulla costa e contro i progetti Enel per la vicina centrale del Mercure.
Così dopo tanti decenni, da quando queste latitudini erano solcate dai briganti, Jonio e Pollino sono un’unica terra. Che per dirla con Jaques, musicista francese trapiantato ad Alessandria da sei anni, «non è il paradiso ma è molto lontana dall’inferno».
Articolo tratto da www.ilmanifesto.info



Sembra che l’Italia ( speriamo) stia, seppure ancora lentamente, prendere coscienza di se’.