LA VERSIONE DI BELLA CIAO
LO SPETTACOLO A SPOLETO NEL 1964
SEGUE DA : RSI.CH / CHRISTIAN GILARDI-
A sessant’anni dallo spettacolo Bella ciao
La prima assoluta si tenne nel pomeriggio di domenica 21 giugno 1964 a Spoleto
31.05.2024
Al festival di Spoleto del 1964, durante il quale viene presentato lo spettacolo di canzoni popolari intitolato proprio Bella ciao.
Il Festival dei Due Mondi, fondato e ancora diretto dal compositore italo-americano Gian Carlo Menotti, era in quei tempi uno dei più importanti festival teatrali e musicali in Italia, come dimostrato dal fatto che a Spoleto erano inviati alcuni dei più noti intellettuali e giornalisti dell’epoca: Ennio Flaiano per L’Europeo, Franco Abbiati per Il Corriere della Sera e Giorgio Bocca per Il Giorno. Il 1964 segnava la settima edizione, che si era aperta con l’opera Il cavaliere della rosa di Strauss, diretta da Louis Malle. Tra i presenti, tutto il generone romano, nobili, attori e figli di: da Raf Vallone a Wally Toscanini, da Thomas Milian alla contessa Paolozzi-Spaulding.
La sera della prima di Bella ciao – spettacolo curato da Filippo Crivelli, Franco Fortini e Roberto Leydi – non fu la canzone che dava il titolo allo spettacolo, a catalizzare l’attenzione dei presenti, ma un altro brano, che arrivava direttamente dalla prima guerra mondiale: O Gorizia, tu sei maledetta, nella versione che conteneva il verso «Traditori signori ufficiali / che la guerra l’avete voluta / scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù». Durante l’esecuzione, in sala un veterano di quella guerra urlò: «Viva gli ufficiali!», subito seguito nella contestazione da alcuni giornalisti di testate di destra. Il sindaco di Spoleto, seduto insieme ad alcuni deputati comunisti, rispose: «Fuori i fascisti!». Molti altri si unirono a quel grido, e alla fine una ventina di persone lasciò effettivamente il teatro, senza ascoltare la successiva Addio a Lugano. Nei giorni successivi, lo spettacolo si trovò al centro della polemica politica, Michele Straniero che aveva cantato O Gorizia fu denunciato per vilipendio alle forze armate, e le repliche furono spesso interrotte da contestazioni e perfino tentativi di invadere il palco: una sera, si dice che Giovanna Marini – poi diventata una delle figure più importanti nella storia della musica popolare e folk italiana – si sia dovuta difendere a colpi di chitarra.
Al di là dell’aneddotica – peraltro quasi sempre gustosissima – già raccontata in diversi saggi (l’ultimo è quello di Jacopo Tomatis pubblicato da Il saggiatore), rimane, dicevamo, la scintilla del successo di Bella Ciao. Prima lo spettacolo, poi l’album Le canzoni di Bella Ciao pubblicato dall’etichetta militante I dischi del sole, poi finalmente la canzone, entrata nella seconda metà dei Sessanta nel repertorio di Claudio Villa, Gigliola Cinquetti e Yves Montand.
Michele Luciano Straniero e Fausto Amodei – O Gorizia tu sei maledetta
testo
La mattina del cinque di agosto /si muovevano le truppe italiane per Gorizia, /le terre lontane e dolente ognun si partì /
Sotto l’acqua che cadeva al rovescio /grandinavano le palle nemiche su quei monti, /colline e gran valli /si moriva dicendo così:
“O Gorizia tu sei maledetta / per ogni cuore che sente coscienza /dolorosa ci fu la partenza / e il ritorno per tutti non fu. /
Voi chiamate il campo d’onore / questa terra di là dei confini; /qui si muore gridando: assassini! /maledetti sarete un dì.
Cara moglie che tu non mi senti r/accomando ai compagni vicini /di tenermi da conto i bambini /che io muoio invocando il suo nom. /
O vigliacchi che voi ve ne state /con le mogli sui letto di lana /schernitori di noi carne umana / questa guerra ci insegna a punir. O Gorizia tu sei maledetta / per ogni cuore che sente coscienza /dolorosa ci fu la partenza/ e il ritorno per tutti non fu”.
NOTA DIVERTENTE: In questa edizione in cui cantano Michele Straniero e Fausto Amodei ( la canzone, forse, è sua ), è stata eliminata la strofa che metto in corsivo, proprio quella che – pare -suscitò il casino al Festival di Spoleto di cui abbiamo raccontato sopra.. forse per la seconda volta.
*** per chi volesse il racconto del casino che suscitò Michele Straniero che cantò in sostituzione di Sandra Mantovani con la voce giù, mettendo una strofa in più..
scrive Carlo Vantaggioli |
Ven, 26/04/2024
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LA CANZONE BELLA CIAO E LA SUA GRANDE POPOLARITA’
Nel Corso del mezzo secolo successivo, mentre la popolarità di Bella Ciao cresceva, molti hanno tentato di ricostruire le origini di quel canto, e alcuni perfino di definirlo un falso storico, mai sentito dalle brigate partigiane tra 1943 e 1945 (questa idea pare oggi definitivamente smentita). Forse però è perfino più interessante ragionare su quali siano le ragioni della sua perdurante popolarità.
Oltre alla melodia semplice e accattivante, e alla già ricordata presenza delle due parole italiane più famose al mondo, c’è l’essenzialità universale del testo, che da sempre è la chiave per il successo pop.
IVES MONTAND — BELLA CIAO – ARCHIVIO INA ( link sotto )
In poche parole c’è una storia di libertà, morte, amore, speranza. Il personale che diventa politico, e una lotta che può essere quella di chiunque combatta contro un’oppressione, di qualsiasi tipo essa sia. C’è chi la usa contro qualcosa di concreto, come hanno fatto i partecipanti alle proteste di Santiago del Cile contro il presidente Piñera nel 2019, i dissidenti di Smirne che l’hanno diffusa dai minareti delle moschee nel 2020 contro la stretta autoritaria del presidente Erdogan, i combattenti della resistenza del Kurdistan, i manifestanti iracheni di Bassora contro il primo ministro Abdul-Mahdi.
TOM WAITS – MARC RIBOT
C’è chi vede nell’«invasor» metafora del sistema capitalista (come gli attivisti di Occupy Wall Street), o dell’inerzia nei confronti del cambiamento climatico (come i ragazzi di Fridays for future), o perfino di una pandemia globale. Come un cerchio, due punti e una linea possono rappresentare quasi qualsiasi essere umano al mondo, l’essenzialità di Bella Ciao può essere applicata a qualsiasi lotta, anche quella più frivola e lontana dalla cruenta realtà che ha ispirato l’originale. Bella Ciao sempre diversa, sempre uguale a sé stessa. Destinata a tornare molte altre volte.
IMMAGINI E TESTO DEL NAUFRAGIO DEL SIRIO
dal: CENTRO STUDI GRANDI MIGRAZIONI– LINK QUI
DI ANDREA PASSERELLI– 28 AGOSTO 2024


Il Tragico Naufragio della Nave Sirio di Andrea Passerelli

Il 4 agosto 1906, alle quattro di pomeriggio di una bella giornata, il piroscafo Sirio, partito da Genova e diretto in Brasile, restava incagliato al largo di Capo Palos, sulla costa mediterranea della Spagna. A bordo si trovavano centinaia di migranti del Nord Italia in viaggio per le Americhe e questa era l’ultima di una lunga serie di traversate atlantiche cominciata nel luglio del 1883. Le vittime del disastro ufficialmente riconosciute furono duecentonovantatré; molte di più secondo la stampa dell’epoca.
Tocca a un anonimo cantastorie dare conto della vicenda con il linguaggio asciutto e privo di inflessioni patetiche della narrazione popolare. Nell’ultima strofa della ballata compare la figura di un prelato che benedice i naufraghi: si tratta del vescovo di São Paulo del Brasile, José de Camargo Barros.
La struttura melodico-testuale ha andamento strofico, ma è curiosa la ripetizione dell’ultimo distico con l’aggiunta dell’onomatopea (lerì-lerà) e il cambio della melodia in funzione espressiva: un arco melodico che in questo caso parte dal registro acuto e, con progressione discendente, termina nel grave coprendo tutta l’ottava.
Le esecuzioni reperibili in rete e nella discografia di questo conosciutissimo canto sono numerose: tra le più diffuse quella dell’LP (e prima dello spettacolo curato da Roberto Leydi per il Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1965) Bella ciao, e quella di Francesco De Gregori assieme a Giovanna Marini contenuta nell’album Il fischio del vapore dell’anno 2002.
La trascrizione riportata riprende la versione dello spettacolo Bella Ciao.
Link https://www.youtube.com/watch?v=ofOYtuTZ6kc
https://www.youtube.com/watch?v=_7Dzb4M39jo
Fonti immagini
Naufragio Sirio 1 Fonte: Lega Navale Sestri Levante in “Brescia Today”
Naufragio Sirio 2 Fonte: Wikipedia


RETRO DEL TEATRO
NUOVO LOGO DEL TEATRO CAIO MELISSO
Il restauro del Teatro Caio Melisso Spazio Fendi 2013 (PDF), su fondazionecarlafendi.it.
LE FOTO SOPRA SONO DI:
Il Caio Melisso è il più antico teatro all’italiana della città di Spoleto, e, fino alla costruzione dell’altro teatro d’opera cittadino, l’ottocentesco Teatro Nuovo, svolse il ruolo di principale palcoscenico della città. Il teatro si trova nella Piazza del Duomo ed è edificato sulle fondamenta trecentesche del mai realizzato Palazzo della Signoria, al cui interno si trova anche la Casa dell’Opera del Duomo, realizzata nel 1419.
Nel Cinquecento, abbandonato ormai il progetto di continuare la costruzione del Palazzo della Signoria, rimaneva un vasto spazio fra l’Opera del Duomo e la ex chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro, (eretta tra il XVI e il XVII secolo, a pianta ottagonale, oggi dedicata a spazio espositivo); entrambe le costruzioni erano già state innalzate sopra quell’edificio rimasto incompiuto. Non si conosce esattamente l’utilizzo di quell’ambiente prima del 1657, anno in cui l‘Accademia degli Ottusi, ne ottiene l’uso e lo allestisce inizialmente come “stanzone per le pubbliche commedie” chiamandolo Teatro della Rosa.
L’interesse per il teatro era già allora molto diffuso e vivo a Spoleto, che contava fra i propri cittadini anche numerosi autori di commedie come Bernardino Campello, Ottavio Castelli, Giovanni Battista Lauri, Bernardo Luparini e il celebre Loreto Vittori; inoltre aveva dato i natali a Giovanni Gherardi, capostipite di una delle più famose genealogie di Arlecchini e comici dell’arte.
Nel 1667, data cui risale la delibera comunale che ordina la costruzione di palchetti, quello “stanzone”, su iniziativa ancora dell’Accademia degli Ottusi, diviene un vero teatro, il primo teatro pubblico italiano, uno fra i più antichi teatri italiani, costruito su di una struttura interamente lignea, con quattro ordini di palchi, denominato Nobile Teatro di Spoleto

Incredibile il successo di “Bella Ciao” nel mondo, una canzone nata orfana dei genitori, adottata da tanti Paesi in cerca di una vita migliore. La canzone del Sirio mi ricordo che la cantava mia mamma. Io le chiedevo chi fosse Gulin siciliano, che per me allora era uno strano nome. A pensarci ora il disco di “Bella Ciao” è stato un bellissimo dono a tutti noi che di quelle storie sapevamo molto poco.