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#Messico #desaparesidos #mondiale
Ieri per @repubblica
” non giocate con il nostro dolore ” Mauro Biani 2026

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a chi interessa– una lettura sul tema da Il Manifesto::
copertina del numero : FRENESIE MILITARI
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il manifesto 9 giugno 2026

Andrea Cegna
Calcio e politica
Anche stavolta con il maxi-evento il governo vuole ripulire l’immagine del Paese, essere ” presentabile ” alla grandi potenze.
—Oggi, nel 2026, il Mondiale arriva dentro un altro paese ferito. Oltre 133mila desaparecidos, militarizzazione crescente, violenza strutturale..
1970, 1986, 2026. Il Messico è il primo paese ad ospitare un mondiale di calcio per tre volte. Nelle prime due edizioni i governi del Partido Revolucionario Institucional (Pri) utilizzarono il grande evento per legittimarsi e spostare gli elementi narrativi critici sul proprio operato. Una dinamica molto simile accompagna oggi il governo di Claudia Sheinbaum.

Gianni Infantino, presidente della Fifa, con Claudia Sheinbaum – Julia Demaree Nikhinson/Ap
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Mentre movimenti sociali, madres buscadoras e organismi internazionali evidenziano le responsabilità dello Stato nel fenomeno delle sparizioni forzate così come il ruolo dei gruppi criminali, rompendo la retorica dello «Stato fallito» e della narco-democrazia, il governo utilizza il Mondiale per mostrare forza, stabilità e capacità di controllo. Così come accaduto dopo l’operazione che avrebbe portato alla morte de El Mencho – il cui corpo non è mai stato mostrato pubblicamente – anche il Mondiale diventa uno strumento per riaffermare la presenza dello Stato e ribadire che il Messico non è un paese governato dai signori della droga ma dalle istituzioni. Allo stesso tempo però la presidente continua a negare le sempre più evidenti responsabilità dello Stato nel fenomeno delle sparizioni forzate e nella violenza legata al controllo territoriale.
Il primo Mondiale messicano, quello del 1970, arrivò appena due anni dopo il massacro di Tlatelolco. Il governo del Pri aveva represso nel sangue il movimento studentesco del 1968, che metteva in discussione le Olimpiadi di Città del Messico: uno dei primi grandi mega-eventi sportivi contemporanei, utilizzati per proiettare un’immagine internazionale di modernità e sviluppo e giustificare radicali trasformazioni urbane e socioeconomiche. Il paese era già dentro la Guerra Sucia: una forma di autoritarismo senza golpe militare formale, dove Stato ed esercito eliminarono oppositori politici, movimenti sociali e guerriglie rurali e urbane mantenendo però l’apparenza dello stato di diritto. Proprio in quegli anni iniziò il fenomeno delle sparizioni forzate e il calcio servì a ricostruire un’immagine di Paese stabile e governabile.
Sedici anni dopo, nel 1986, il Mondiale si svolse in un paese profondamente segnato dal terremoto del 1985. Migliaia di morti, quartieri distrutti e la scelta politica di imporre un’accelerazione neoliberista all’economia. La società civile si auto-organizzò nei soccorsi e il ruolo dello Stato apparve marginale. Anche in quel caso il Mondiale fu un’operazione di rilancio, per dimostrare che il Messico si era rialzato rapidamente e la capitale era tornata efficiente e competitiva.
Oggi, nel 2026, il Mondiale arriva dentro un altro paese ferito. Oltre 133mila desaparecidos, militarizzazione crescente, violenza strutturale e crisi abitativa convivono con la costruzione mediatica di un Messico moderno, turistico e sicuro. Non è un caso che le madres buscadoras abbiano moltiplicato iniziative pubbliche proprio in vista della Coppa del Mondo, denunciando il rischio che l’evento serva a occultare le sparizioni forzate dietro la vetrina globale del calcio.
Ma il Mondiale non è soltanto Città del Messico. A Guadalajara, altra sede del torneo, diversi collettivi denunciano che i preparativi stanno producendo una vera e propria “pulizia narrativa” della città. Memoriali spontanei dedicati ai desaparecidos vengono rimossi, spazi di denuncia cancellati o marginalizzati mentre le autorità puntano a presentare ai visitatori internazionali l’immagine di una metropoli moderna e sicura.
Alcuni analisti hanno parlato apertamente di “re-desaparición”: i desaparecidos non spariscono solo fisicamente, ma vengono progressivamente rimossi dallo spazio pubblico e dall’immaginario collettivo in nome della costruzione della vetrina mondiale, una scelta che mostra ancora una volta le responsabilità dirette della politica.
Per questo il paragone con il 1970 e il 1986 continua a emergere nel dibattito pubblico messicano. Non perché le situazioni siano identiche, ma perché in tutti e tre i casi il Mondiale è un evento sportivo dove élites economiche e politiche cercano di imporre e legittimare la loro forza e la loro impronta.


chiara- si tolgono le brutture come Berlusconi voleva togliere la roba stesa da Genova.. Qui sono – però -persone che affosserebbero il clima entusiasta che il governo vuole mostrare a tutti gli altri. Anche, e soprattutto se la realtà è diversa o molto diversa. Domani metterò un piccolo articolo sulle limitazioni e patimenti che hanno da subire le ” lavoratrici del sesso “, come le chiama l’articolo, a causa del campionato dove ” tutto è bello e divertente ” – tutto pulito e grandioso quindi degno di un grandissimo paese !
Chissà quanti milioni di dollari vengono spesi in queste operazioni di mascheramento, per far sembrare che tutto vada bene nel Paese. Si potrebbe dire: “Messico e nuvole …” ma non solo in Messico.