***al fondo due foto di Napoli ( quelle trovate ) della fine dell’Ottocento, contemporanee di questa canzone.
DONATELLA scrive:
Dei versi e della musica bellissima, che tutte le volte commuove.
Il gruppo musicale Napulantica nasce nel 2004 con lo scopo di preservare e diffondere la Canzone Classica Napoletana nella sua forma più pura, così come concepita dagli stessi Autori. Musiche dal ‘600 ai primi del Novecento.
segue nel link : https://www.salotto12.it/index.php?option=com_content&view=article&id=323:napulantica&catid=81&Itemid=1193
2.
video su Napoli di Mauro Caiano :: link / https://www.youtube.com/watch?v=iT4xiA2hO_s
3.
testo originale
Era de maggio e te cadéano ‘nzinoA schiocche a schiocche, li ccerase rosseFresca era ll’aria, e tutto lu ciardinoAddurava de rose a ciento passe
Era de maggio, io no, nun mme ne scordoNa canzone cantávamo a doje voceCchiù tiempo passa, e cchiù mme n’arricordoFresca era ll’aria e la canzona doce
E diceva “Core, core!Core mio, luntano vajeTu mme lasse, io conto ll’oreChisà quanno turnarraje!”
Rispunnev’io “TurnarraggioQuanno tornano li rroseSi stu sciore torna a maggioPure a maggio io stóngo ccáSi stu sciore torna a maggioPure a maggio io stóngo ccá”
E só’ turnato e mo, comm’a na votaCantammo ‘nzieme la canzona anticaPassa lu tiempo e lu munno s’avotaMa ‘ammore vero no, nun vota vico
De te, bellezza mia, mme ‘nnammurajeSi t’arricuorde, ‘nnanz’a la funtanaLl’acqua, llá dinto, nun se sécca majeE ferita d’ammore nun se sana
E te dico “Core, core!Core mio, turnato io sóTorna maggio e torna ‘ammoreFa’ de me chello che vuó’!Torna maggio e torna ‘ammoreFa’ de me chello che vuó’!”
in italiano–
Era di maggio e ti cadevano in seno,
A ciocche, a ciocche, le ciliegie rosse.
Fresca era l’aria e tutto il giardino
Odorava di rose da cento passi.
Era di maggio; io, no, non me dimentico,
Una canzone che cantavamo a due voci!
Più tempo passa e più me ne ricordo,
Fresca era l’aria e la canzone dolce.
E diceva: “Cuore, cuore!
Cuore mio, lontano vai!
Tu mi lasci, io conto le ore.
Chissà quando tornerai!”
Rispondevo io: “Tornerò
Quando tornano le rose.
Se questo fiore torna a maggio,
Anche a maggio io sarò qua!
Se questo fiore torna a maggio,
Anche a maggio io sarò qua!”
E sono tornato ed ora, come una volta,
Cantiamo insieme la canzone antica.
Passa il tempo ed il mondo cambia,
Ma l’amore vero, no, non cambia vicoli!
Di te, bellezza mia, mi innamorai,
Se ti ricordi, davanti alla fontana.
L’acqua, là dentro, non si secca mai,
E ferita d’amore non si guarisce!
Non si guarisce, perché se guarita
Si fosse, gioia mia,
Tra quest’aria imbalsamata,
A guardarti io non starei!
E ti dico: “Cuore, cuore!
Cuore mio, io sono tornato!
Torna maggio e torna l’amore.
Fa’ di me quello che vuoi!
Torna maggio e torna a me.
Fa’ di me quello che vuoi!”
FOTO D’EPOCA DELLA CANZONE (metà Ottocento )
DAL FACEBOOK — NAPOLI E NON SOLO, 4 giugno 2026 // link apri qui
**** lì trovate anche le stesse foto abilmente restaurate

Napoli, Pendino, il fondaco Candelari nei pressi di piazza Olmo, circa 1885, dall’album D’Amato – SNSP, Napoli. Foto originale non restaurata.
Su piazza Olmo, tanto per intenderci, si affacciava la chiesa di S.Maria Egiziaca a Forcella oggi lungo il Rettifilo. Infatti, anche questa parte della Napoli medioevale fu devastata dal “Risanamento” fineottocentesco: tutto ciò che la foto mostra non esiste più.

Foto originale, non restaurata.
Richard Calvert Jones (Swansea, Galles, UK, 1804 – Bath, Inghilterra, UK, 1877) – Napoli, la piazza del Mercato, luogo della rivolta di Masaniello, 1846 – Houghton Library, Harvard University, Cambridge, MA, USA.
La fotografia, scattata nel sedicesimo anno di regno di Ferdinando II, come tante altre dell’epoca non mostra figure viventi solo a causa dei lunghissimi tempi di esposizione. All’estrema sinistra, in particolare, vi si può scorgere una delle non molte raffigurazioni della Fontana Maggiore della piazza, eretta nel 1653 sostituendone una quattrocentesca per decisione del vicerè conte di Oñate e smantellata probabilmente a fine Ottocento senza che da allora se ne sappia più nulla.
Le modifiche apportate dagli anni e dall’ultima guerra, ma soprattutto dalla successiva speculazione edilizia e dalla compiacente passività delle autorità e di gran parte della popolazione, sono chiaramente visibili nel confronto: abbandono vandalico della fontana con piccolo obelisco, distruzione (a parte le baracche commerciali in legno) dell’intera fila di palazzi verso destra dopo il campanile di frà Nuvolo, danneggiati e sostituiti dal c.d. palazzo Ottieri, uno dei più violenti inserimenti di quel periodo del Novecento

Purtroppo viene da piangere pensando alla distruzione cui è stata sottoposta l’Italia dall’unificazione in poi. Probabilmente, oltre alla speculazione, c’era anche molta ignoranza tra gli abitanti, che non si rendevano minimamente conto di quanta storia e di quanta bellezza venivano derubati.