IL MANIFESTO 28 GIUGNO 2026
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Tel Aviv, capitale truffa
Frodi online. Due giornalisti italiani si sono infiltrati tra i telefonisti e gli imprenditori che gestiscono il maxi business delle frodi online. Da Cipro sono arrivati al cuore dell’affare: Israele.
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Illustrazione di Alex Williamson/Ikon Images
C’è un flusso di denaro immenso e inarrestabile che parte dalle nostre tasche e arriva illegalmente in Israele, ma del quale nessuno ci ha mai detto nulla. Sono i proventi di uno strisciante business criminale che ci minaccia sempre più da vicino e in cui tutti, almeno una volta, abbiamo perlomeno rischiato di incappare.
Si tratta del business dei finti investimenti online, che nel mondo anglosassone è conosciuto semplicemente come scam. Il meccanismo di base è piuttosto noto: inizia, generalmente, con uno dei tanti video deepfake disseminati ad arte sui social, in cui alcuni personaggi celebri del mondo del giornalismo e della politica sponsorizzerebbero nuovi e infallibili metodi per guadagnare caterve di milioni a rischio zero.
video sotto, 1 minuto ca–
COSA E’ UN DEEPFAKE (pronuncia, dipfèic )–
nasce dalla fusione delle parole inglesi deep learning (apprendimento profondo) e fake (falso)
apri qui
https://www.youtube.com/shorts/ImbaR3azgjQ
UNA VOLTA ACCALAPPIATE con simili promesse, le vittime vengono poi contattate da sedicenti consulenti finanziari i quali, presentandosi con generalità e qualifiche fasulle, le convinceranno a versare cifre sempre più alte, spesso fino a prosciugargli il conto bancario. Sarà solo a quel punto, quando i malcapitati rivorranno indietro i loro soldi, che il meccanismo si rivelerà per quello che è: ovvero, una clamorosa truffa. I grandi ricavi promessi? Sono spariti nel nulla, assieme a tutto il denaro investito. Il video promozionale con Mario Draghi o Milena Gabanelli? È stato creato con l’intelligenza artificiale. E quel manager gentilissimo, che diceva di chiamarsi Mario Bianchi e telefonava da Londra? Era ovviamente uno scammer ( = truffatore / da cui ” scam ” – truffa ), e ovviamente non si chiamava Mario Bianchi e non telefonava da Londra.
OGNI ANNO, secondo gli esperti, circa un milione di italiani cadrebbe vittima di simili raggiri, mentre a livello mondiale il business del cyberscam genera profitti da migliaia di miliardi di dollari. Ma dove finiscono tutti questi capitali? E soprattutto: chi ha saputo mettere in piedi un sistema così perfetto e inafferrabile, che le stesse forze dell’ordine faticano persino a inquadrare?
Sono le domande alle quali abbiamo cercato di rispondere nello Speciale della trasmissione FarWest dal titolo «Scam – L’industria della truffa» (realizzato con David Chierchini / vedi sotto ) che andrà in onda questa sera alle 23.15 su Rai3.
Circa un anno fa, spacciandoci per aspiranti truffatori, siamo riusciti a farci assumere in uno scam office nella città di Limassol, a Cipro. Per tre giorni, abbiamo lavorato gomito a gomito con una novantina di telefonisti provenienti da ogni angolo del globo, la cui occupazione quotidiana consisteva nel prendere contatto con centinaia di potenziali vittime e indurle a pagare.
«Promettetegli tutto ciò che vogliono, tanto i loro soldi non li rivedranno mai più», ci aveva suggerito uno dei manager, un ragazzo italiano di 35 anni.
Del resto, l’atmosfera che si respirava nell’ufficio lasciava ben poco spazio alla fantasia: tutti gli scammer avevano nomi fasulli, che erano tenuti a utilizzare sia con i colleghi che con i clienti e ogni volta che un operatore riusciva a ottenere un bonifico l’intero staff era obbligato ad alzarsi in piedi e ad applaudire. Era chiaro che ci trovavamo di fronte a una vera e propria catena di montaggio della truffa, le cui dinamiche obbedivano a schemi operativi assolutamente riservati.
Tuttavia, durante quei tre giorni sotto copertura, qualche altra informazione eravamo riusciti a ottenerla e soprattutto avevamo scoperto che la compagnia in cui ci eravamo infiltrati era di proprietà di un gruppo di imprenditori israeliani e che il boss, un tale Moshikò, controllava diversi altri call center in Romania e Bulgaria.
È PROPRIO SEGUENDO le tracce di Moshikò – di cui pure oggi conosciamo nome e cognome, ma non lo abbiamo mai trovato – che alla fine siamo arrivati a Tel Aviv, dove siamo riusciti a mettere il naso nel vero cuore pulsante dell’industria della truffa. «I tizi come Moshikò, qui, sono quelli che contano meno – ci ha confidato una avvocata locale molto bene introdotta nel giro – In gergo li chiamano monkey, perché sono sempre in movimento come le scimmiette. Vengono usati per aprire e chiudere i call center, gestire i vari manager e amministrare i proventi delle truffe. Ma i veri boss sono altri, e il loro potere, qui in Israele, è veramente molto grande».
Chi siano questi «altri», noi non lo sappiamo ma quel che è certo, come ci hanno confermato diverse fonti, è che Tel Aviv rappresenta da sempre la capitale occulta del mondo dello scam. È proprio laggiù, una quindicina di anni fa, che è nata quella che nel linguaggio degli iniziati viene detta «l’industria». Lì è stato ideato il modello di business su cui essa si regge, lì hanno visto la luce le varie piattaforme e i diversi software utilizzati dai truffatori. E lì, ancora oggi, avrebbero sede i principali gruppi criminali attivi nel comparto. «Il sistema si basa su meccanismi ben rodati – ci ha raccontato, credendoci imprenditori interessati a investire nel business, un giovane scam manager di Herzliya, a nord della capitale di Israele – I call center sono tutti intestati ai monkey, che ufficialmente non sono mai riconducibili ai reali proprietari, mentre i proventi delle truffe, dopo essere stati convertiti in criptovalute, vengono fatti girare su diversi wallet ( = portafoglio digitale o elettronico ) per poi essere riciclati attraverso un giro di false fatturazioni. In questo modo, nessuno può essere messo all’angolo, e i capitali arrivano facilmente fino a qui».
A TUTTI I NOSTRI interlocutori israeliani, compresi quelli che erano inconsapevoli di essere filmati, abbiamo poi sottoposto anche un’altra questione: di fronte a un simile flusso di denaro in entrata, frutto peraltro di attività criminali reiterate a danno di milioni di cittadini europei, è veramente possibile che le autorità di Tel Aviv non si siano mai accorte di nulla? «Chi deve sapere, ovviamente sa tutto – è stata la risposta dei più – Ma tra sapere e intervenire ce ne passa sempre parecchio. A maggior ragione, quando c’è di mezzo il business…».
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RAIPLAY.IT — 28 GIUGNO 2026 —
FarWestScam – L’industria della truffa – 28/06/2026
42 min
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QUALCHE FOTO DI LIMASSOL SULL’ISOLA DI CRETA

antico anfiteatro

La luna illumina una torre a Limassol

Le rovine del Palazzo

tempio di Kourion

FUORI LE BASI INGLESI– MARZO 2026

MANIFESTAZIONE SEMPRE CONTRO LE BASI INGLESI MA NON RIESCO A TRADURRE. COPIO::
Air Defences Beefed Up In Cyprus After Iran Targets UK Military Base
LIMASSOL, CYPRUS – MARCH 3: An anti-war protest on March 3, 2026 in Limassol, Cyprus. The British prime minister said his country would be sending an air-defence destroyer and helicopters with counter-drone capabilities after a UK military base in Cyprus was targeted by an Iranian drone. Earlier, France and Germany said they would dispatch a warship here to bolster the country’s anti-drone defences. (Photo by Alexis Mitas/Getty Images)


Terribili davvero queste truffe che adottano mezzi molto sofisticati per accalappiare le persone. Ancora più terribile il fatto che non si sa esattamente, ancora, chi ne siano i reali beneficiari.