*** FRANCESCO PALLANTE ( Univ. Torino ):: La forza dei numeri che rende più debole la politica. A chi sostiene che un Parlamento plurale non potrà lavorare, si può rispondere che mediare tra forze plurali è proprio il compito del Parlamento. Vedi leggi approvate anni Sessanta/ Settanta – IL MANIFESTO  27 GIUGNO 2026 + Articolo 21, 1 luglio 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  27 GIUGNO 2026
https://ilmanifesto.it/la-forza-dei-numeri-che-rende-piu-debole-la-politica

 

La forza dei numeri che rende più debole la politica.

 

 

 

FOTO DA LIBERTA’  E GIUSTIZIA

 

 

 

 

Palazzo Montecitorio – AP/Andrew Medichini, Archivio

 

 

 

Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi.

 

 

Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978).

 

I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive.

La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi.

 

Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica.

 

È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile.

Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema.

 

Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro.

 

Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato.

Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli.

 

Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

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Articolo21

ARTICOLO 21

 

Roberto Zaccaria: nasce la rete contro la legge elettorale, pronti al ricorso alla Consulta

 

 

 

 

 

Nella foto l’intervento di Roberto Zaccaria alla Maratona per la Costituzione che si tenuta il 30 giugno a Roma)

 

 

 

Roberto Zaccaria: nasce la rete contro la legge elettorale, pronti al ricorso alla Consulta

 

 

“Noi non ci fermiamo qui. Quella di ieri è stata la prima iniziativa di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione. Domani costituiremo una rete nazionale di organizzazioni e associazioni, ripristinando lo spirito referendario che ha portato alla bocciatura della riforma della giustizia. Si tratta già di 15 realtà, ma se ne aggiungeranno altre, per promuovere iniziative in tutta Italia”. Lo ha detto il professor Roberto Zaccaria, dopo l’incontro di ieri a Roma sulla legge elettorale promossa da Gruppo Costituzione e democrazia (che riunisce 170 costituzionalisti), Demo Fondazione, Articolo 21 e Giustizia Insieme. “Aspettiamo che la legge elettorale venga approvata – ha spiegato – poi come costituzionalisti e avvocati solleveremo il ricorso alla Corte costituzionale. Lo faremo tempestivamente davanti a moltissimi tribunali italiani”. “Ieri – ha spiegato – è emersa una convergenza fra costituzionalisti, giornalisti e politici sull’attualità della Costituzione, che può diventare un cemento forte anche programmatico del centrosinistra. Per noi la Carta è un valore assoluto, semmai c’è da attuarla in alcune parti, mentre dall’altra parte viene presa con una riserva molto forte, come dimostra il fatto che Meloni avrebbe voluto modificarla con premierato, riforme della giustizia e per l’autonomia“. Per quel che riguarda la legge elettorale “inseriscono un mostruoso premio di maggioranza che di per sé è un vulnus, una ferita gravissima dell’uguaglianza del voto. E pone un problema di equilibri democratici, incide sulla forma di governo: chi vince prende tutto”.

(Ansa)

(Nella foto l’intervento di Roberto Zaccaria alla Maratona per la Costituzione che si  tenuta il 30 giugno a Roma)

 

 

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video, 0.50 min.

ARTICOLO 21.ORG : FERMIAMO QUESTA LEGGE ELETTORALE TRUFFA

 https://www.articolo21.org/

 

APRI QUI

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AGGIUNTA :

DA : https://www.lanotiziagiornale.it/editoriale/legge-elettorale-fatta-da-chi-nessuno-ha-scelto/

Legge elettorale fatta da chi nessuno ha scelto

Il paradosso della legge elettorale: a decidere se gli italiani potranno scegliersi i deputati sono deputati che gli italiani, in larga parte, non hanno scelto.

Il comitato promosso da Roberto Zaccaria, con in campo costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, ha già fatto sapere che ricorrerà appena la legge passa. Sulla vita di tutti continueranno a legiferare persone che il voto non ha indicato. Prima era un difetto. Adesso è il progetto.

 

Rai, politica, tifo: Roberto Zaccaria si racconta nel libro «Un professore chiamato presidente» | Corriere.itROBERTO  ZACCARIA –  ( Rimini, 1941 ), Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università di Firenze;  eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nelle elezioni suppletive dell’ottobre 2004 nel collegio di Milano 3. È stato nuovamente eletto nella XV e nella XVI legislatura nella circoscrizione Lombardia 1. Presidente della RAI dal 1998 al 2002. . In precedenza era stato consigliere di amministratore della RAI dal 1977 al 1993 e dell’Ente Cinema dal 1990 al 1995. 

da : https://www.robertozaccaria.it/biografia/

foto da    Corriere Roma

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