IL MANIFESTO 17 LUGLIO 2026
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La destra e il ritorno delle Erinni
Francesco Pallante- —
-vedi al fondo—
Giustizia o vendetta. L’urlo che dalla maggioranza si è levato unanime per reclamare la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour il giorno stesso della sua condanna definitiva offre una chiara indicazione di cosa sia la destra italiana oggi.
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio – Foto Roberto Monaldo / LaPresse
L’urlo che dalla maggioranza si è levato unanime per reclamare la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour il giorno stesso della sua condanna definitiva, offre una chiara indicazione di cosa sia la destra italiana oggi.
La pigrizia – o la disonestà – intellettuale induce molti a continuare a definire di «centrodestra» l’orientamento politico della coalizione che ha vinto le elezioni; ma il centro nell’alleanza meloniana non esiste. Semmai, si può discutere se le sue componenti si collochino a destra o all’estrema destra. Lo stesso Vannacci, in fondo, non fa altro che ripetere le stesse mirabolanti fantasie già propagandate da chi oggi, essendo al governo, è impossibilitato a realizzarle: e non perché incostituzionali, ma perché economicamente insostenibili e suicide. In questo, il disprezzo che la destra mostra ai suoi elettori è pari alla loro creduloneria.
Nel caso del gioielliere, una destra moderata si sarebbe erta a difesa dello Stato di diritto. A partire dal ruolo delle forze dell’ordine, le sole a cui spetta il compito di reprimere il crimine. Cosa c’è di più lontano dall’idea stessa di «legge e ordine» di un cittadino che si fa giustizia da sé? E nemmeno c’è la scusante dell’incertezza dei fatti, dopo che tre gradi di giudizio hanno accertato l’irriducibilità della reazione armata del gioielliere persino alla legge sulla legittima difesa voluta dalla destra stessa (una legge, sia detto per inciso, di assai dubbia costituzionalità).
Secondo molti commentatori, l’ala moderata della coalizione sarebbe rinvenibile in Forza Italia. Peccato che proprio uno dei suoi più alti esponenti, il presidente del Piemonte Alberto Cirio, abbia assunto l’inaudita iniziativa di unire alle urla della mischia niente meno che il Consiglio regionale, presentando, sia pure a titolo personale, un ordine del giorno a sostegno della richiesta di grazia al gioielliere già avviata dal ministro della Giustizia. Le motivazioni esposte da Cirio rendono la misura della profondità della cultura liberale che anima i sedicenti moderati: il condannato – ha dichiarato il presidente piemontese – è «un cittadino onesto, che in 40 anni ha sempre pagato le tasse, non ha nessuna macchia, ma alla nona rapina con violenza che subiva ha ceduto all’esasperazione».
A prescindere dalla veridicità di tali note biografiche (Il Messaggero del 4 dicembre 2023 riporta la notizia di una precedente condanna, con conseguente ritiro del porto d’armi), colpisce il non sequitur ( conseguenze illogiche di una premessa ) per cui un contribuente di lungo corso, in preda all’esasperazione, dovrebbe avere licenza d’uccidere.
Agli albori della civiltà occidentale – quella stessa civiltà che tanto piace alla destra evocare – l’istituzione dell’Areopago (un tribunale popolare) sostituì alla vendetta privata il processo istituzionalizzato. Arginare l’istinto del sangue, simboleggiato dall’implacabile violenza delle Erinni, dovette richiedere uno sforzo sovraumano, se è vero che, nelle Eumenidi, Eschilo attribuisce la creazione dell’Areopago niente meno che alla dea Atena; e non meno significativo è che a un altro dio, Apollo, sia affidata la difesa di Oreste contro le Erinni stesse, costrette a trasformarsi da vendicatrici in accusatrici.
Nasce qui la sottrazione del diritto penale ai privati e il suo affidamento allo Stato, affinché la barbarie della vendetta sia trasformata in un processo regolato dalla legge.
Ed è forse il caso di ricordare che Oreste era colpevole non di aver ucciso dei rapinatori, ma di uno tra i più sconvolgenti crimini ancora oggi immaginabili: aver tolto la vita a colei che la vita gli aveva dato, la madre Clitennestra.
È questa la destra italiana, oggi: una destra che, urlando all’unisono allo scandalo per la condanna del gioielliere, invoca il ritorno delle Erinni.
Francesco Pallante (Torino 1972) è professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino. Collabora con «il manifesto » e con ” Il Fatto Quotidiano “. Tra le sue ultime pubblicazioni: con Gustavo Zagrebelsky, Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali (2016); Per scelta o per destino? La Costituzione tra individuo e comunità (2018), Elogio delle tasse (2021). Per Einaudi ha pubblicato Contro la democrazia diretta (2020) e Spezzare l’Italia. Le regioni come minaccia all’unità del Paese (2024).
2024 2020

chiara, penso che tutto questo baccano – che poi, al tg di stasera, si è visto fare in prima persona dal proprio gioielliere – sia stato suscitato per fare una legge che legittimi l’autodifesa del cittadino cioè rendere, per tutti, il diritto di fare quello che ha fatto Roggero, il quale oltretutto, ritiene giusto essere premiato per quello che ha fatto. Ad ” In Onda “, la trasmissione dopo il tg di La7, hanno fatto vedere un video postato stasera dalla premier sulle forze armate, forse suggerendo che ognuno di noi può trasformarsi all’occorrenza in un soldato- poliziotto. Questa teoria – secondo cui, ognuno di noi, se attaccato a casa propria, deve avere il diritto di difendersi autonomamente – l’ho sentita parlando con alcuni giovani, pochi, ma perché purtroppo non ho molte occasioni di parlare con loro, non voglio dire che, quelli che la pensino così, siano pochi, non lo so.
Il modello di società che ci fanno intuire questi sostenitori della “giustizia fai da te” è quello che vediamo in certi film americani, dove quasi tutti possiedono una pistola e la usano.
Ho visto, sentito e letto tutto: da questa mattina mi muovo solo con fondina e P38 armata, Non si sa mai!
BRAVISSIMO CARO ROBERT, PROVO A PUBBLICARLA, FORSE CON QUALCHE CAMBIAMENTO, SE NON TI VA, MI AVVISI, CIAO – AR-RI-CARO, brù