LINK X DI PIER LUIGI PINNA
“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità. Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi. Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie. Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.

Elio ( Stefano Belisari ) – Milano, 1961- Wikipedia + Wikipedia
Nota del blog:
più che una spiega di un testo sull’autismo, mi pare di suggerire una specie di ” romanzo ” che, però non ho letto:
L’isola di noi. Guida al paese dell’autismo
Immaginate di approdare in un’isoletta sperduta nell’Oceano della quale non conoscete assolutamente nulla: non la lingua, non le usanze e la geografia. Quale sarebbe la prima cosa che fareste al vostro arrivo se non procurarvi una guida? Quella che avete tra la mani è proprio una guida a un’isoletta sconosciuta ai più, l’Isola di noi, il paese dell’autismo, dove i normotipi non sanno come orientarsi e hanno tutto da imparare. Ma come è fatta quest’isola? Ci sono un attracco per i traghetti, l’ospedale e una clinica per curare quelli che non sono autistici; il grande distretto scolastico; il parlamento; la Tempo Libero Corporation, la più grande azienda dell’isola; il monastero che sta su una montagna alle spalle della città; il “Me La Spasso”, un borgo dei divertimenti costruito sotto un bosco; il Parco dei Sospiri d’Amore dove le coppiette si appartano e naturalmente, per spostarsi, c’è la metropolitana. Rovesciando ogni stereotipo, Federico De Rosa firma la prima guida per normodotati a un mondo a misura di autistici.
*** mi piacerebbe saper scrivere una storia così sui malati mentali, ma non saprei da che parte cominciare. Magari dopo aver letto questo libro, comincerò, chissà, ma voi for/sfor tunati, lo saprete per primi ( una del blog )
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CERCHIAMO DI CONOSCERE QUALCOSA SU ELIO E LE STORIE TESE..
video, 4.56
Cara ti amo (Risvolti psicologici nei rapporti fra giovani uomini e giovani donne)
Ah… finalmente un bel piatto di tagliatelle fumanti.
Era tanto tempo che volevo mangiarle.
Ma, ma cosa vedo?
Ma no, ma me le avete condito con del sugo bollonneise,
eh… il sugo bollonneise…
Hai sbagliato…
Sai cosa ti dico? Faccio un ruttino.
BURP!
Bravo, fa ridere.
Ridete stronzi!
Applaudite, merde!
(risate dal pubblico)
Eccolo lì! Adesso ti ha fatto ridere
Ah! Ah! Ah! Sì, sì, ridi, ridi!
E noi intanto che siamo qui
che vomitiamo fango solo per farvi ridere.
“Eravamo…” “Troppo presto!”
Eravamo fidanzati poi tu mi hai lasciato
senza addurre motivazioni plausibili.
“Non è vero,
tu non capisci l’universo femminile,
la mia spiccata sensibilità
si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista!”
“Ciononostante…”
Cara ti amo.
“Mi sento confusa”.
Cara ti amo.
“Devo stare un pò da sola”.
Cara ti amo.
“Esco da una storia di 3 anni con un tipo”.
Cara ti amo.
“Non mi voglio sentire legata”.
Cara ti amo.
“OK sì dai ragazzi, forza”
T’amo, t’amo.
Rimani in casa.
“Voglio essere libera”.
Esci allora pure con chi ti pare.
“Non t’interessi mai di quello che faccio”.
Vorrei palparti le tette.
“Porco”.
Mai ti toccherei neanche con un fiore.
“Finocchio”.
Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini
e specialmente non ti cago.
“Ti amo!”.
Mi faccio invece il culo 14 ore di seguito
per mantenerti e ti cago.
“E io ti lascio per un tossicomane
che non fa niente tutto il giorno,
non trova le motivazioni per andare avanti nella vita
però lui continua a vivere e io lo voglio vedere:
sì lo amo, no non l’amo,
chi se ne importa”
Mi metto il goldone.
“Ho un desiderio di maternità”.
Ho un desiderio di paternità.
“Mettiti il goldone”.
Cara ti amo.
“Mi sento confusa”.
Cara ti amo.
“Devo stare un po’ da sola”.
Cara ti amo.
“Esco da una storia di 3 anni con un tipo”.
Cara ti amo.
“Non mi voglio sentire legata. Va bene?”.
Cara ti amo.
T’amo, t’amo e t’amerò.
“Canta finché vuoi caro mio, non mi…”
Rimango in casa.
“Mi opprimi”.
Esco.
“Questa casa non è un albergo!”.
Ti passo un cubetto di ghiaccio
intinto nella pancia sul Cointreau
dopodiché ti scopo bendata.
La pancia sul cointreau?
“Non sono una troia”.
E allora in posizione canonica io sopra tu sotto.
“Che palle!”.
Disse la vacca al mulo.
“Oggi ti puzza il culo”.
Disse il mulo alla vacca.
“Ho appena fatto la malta!”.
Ah, com’è il rumore della malta?
Cara ti amo.
“Mi sento confusa”.
Cara ti amo.
“Devo stare un pò da sola”.
Cara ti amo.
“Esco da una storia di 3 anni con un tipo”.
Cara ti amo.
“Non mi voglio sentire legata,
non più, a te poi che sei un fuscello,
una canna al vento.”
E ora uniamo i nostri corpi nell’estasi suprema
che è propria dell’idillio dell’amore.
“Eh no caro mio!”
Perché no?
“Perché quando avevo 13 anni
mio cugino me l’ha fatto vedere…”
Il pene? “No, no il cazzo.”
“…e da allora sono traumatizzata,
però possiamo restare abbracciati
tutta la notte senza fare niente,
sarà bellissimo lo stesso!”.
Te lo metto nel culo?
“Non so cosa voglia dire.”
Usciresti con me domani sera?
“Sono un pò stanca
e forse c’è anche…
ho già un altro impegno…”.
Beh poco male così vedo i miei amici.
“Sssssono libera”.
Mettiamola sul sesso.
“Ho bisogno d’affetto”.
Mettiamola sull’affetto.
“Chiaviamo”.
Io sono come sono.
“E cerca di cambiare”.
Ecco sono cambiato.
“Ecco che non sei più quello di una volta”.
Tu mi appartieni.
“L’utero è mio”.
Eccoti i soldi per la pelliccia.
“Eccoti l’utero”.
Evviva l’amore.
– io ho 23 anni –
Signorina.
Ho fatto la settima più
– io ho 23 anni –
E adesso colpo di scena: cara ti odio.
Non so cos’è l’olocausto.
AAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHH!!!!
Avete ascoltato Cara ti amo
DA: ELIO E LE STORIE TESE
Parcheggi abusivi, applausi abusivi,
villette abusive, abusi sessuali abusivi;
tanta voglia di ricominciare abusiva.
Appalti truccati, trapianti truccati,
motorini truccati che scippano donne truccate;
il visagista delle dive è truccatissimo.
Papaveri e papi, la donna cannolo,
una lacrima sul visto: Italia sì, Italia no.
Italia sì, Italia no,
Italia bum, la strage impunita.
Puoi dir di sì, puoi dir di no,
ma questa è la vita.
Prepariamoci un caffè,
non rechiamoci al caffè:
c’è un commando che ci aspetta
per assassinarci un po’.
Commando sì, commando no,
commando omicida.
Commando pam, commando papapapapam,
ma, se c’è la partita,
il commando non ci sta
e allo stadio se ne va,
sventolando il bandierone
non più il sangue scorrerà.
Infetto sì? Infetto no?
Quintali di plasma.
Primario sì, primario dai, AAAAH!
Primario fantasma.
Io fantasma non sarò,
e al tuo plasma dico no;
se dimentichi le pinze
fischiettando ti dirò:
“Fi fi fi fi fi fi fi fi, ti devo una pinza.
Fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l’ho nella panza”.
Viva il crogiuolo di pinze,
viva il crogiuolo di panze. Eh!
Quanti problemi irrisolti,
ma un cuore grande così.
Italia sì, Italia no,
Italia gnamme, se famo du’ spaghi.
Italia sob, Italia prot, la terra dei cachi.
Una pizza in compagnia, una pizza da solo;
un totale di due pizze
e l’Italia è questa qua.
Fufafifi, fufafifi, Italia evviva.
Qui cuccuruqui, tututurutui,
Italia perfetta, perepepé nainananai.
Una pizza in compagnia, una pizza da solo;
in totale molto pizzo ma l’Italia non ci sta.
Italia sì, Italia no, pipiripipipi.
Italia sì: ué, Italia no,
cucuquara quapindo.
Uò, uè, uì, hei, uoei.
Perché la terra dei cachi
è la terra dei cachi.
TESTO DA ELIO E LE STORIE TESE
https://elioelestorietese.it/pages/canzoni/la-terra-dei-cachi?srsltid=AfmBOopi7xtwn65yyJn00-aIfrljMPfxeKxmgaqfF__8Rwws-ePK0LCa
PER CHI VOLESSE..
video, 7 min. ca
titolo sotto
C’era una volta il Pipppero: correva l’anno 1992 e gli Elio e le Storie Tese erano braccati dal governo italiano a causa della canzone che avevano cantato sul palco del Primo Maggio a Roma, chiamata “Sabbiature”. Per questo, fuggono in Bulgaria, dove inizialmente vengono accusati di contrabbandare la canzone proibita: Ramaya; per fortuna, l’equivoco viene chiarito e, anzi, il simpatico complessino riceve un dono dal Coro Femminile di Stato della Radio e Televisione bulgara, “Le Mystére des voix bulgares”. Si tratta della musica che avrebbe potuto cambiare il mondo: il PIPPPERO! Poi non l’ha cambiato, probabilmente mancava lo scontrino o la garanzia era scaduta, ma sono dettagli: l’essenziale è la testimonianza di quell’incredibile avventura! Ventinove anni più tardi, nell’ambito del programma DDR (Degeneràti Diversamente Rigeneràti) del 2021, potete vedere il video come non l’avete mai visto: rigenerato in HD con l’aiuto di Topaz!
pubblicato ( uno dei tanti.. ) da:

Veramente oltre! La canzone ” La terra dei cachi” credo che l’abbiano cantata a Sanremo.