DA :: https://spintime.net/
Il tasso di dispersione scolastica dentro Spin Time è dello 0%, a fronte del 10,7% su Roma. Il 67% dei minori partecipano ad attività extrascolastiche. Questi dati non solo hanno un valore assoluto molto positivo, ma se messi in relazione all’estrazione socio-economica delle famiglie e dei minori rappresentano forse il più grande successo del modello Spin Time. L’esistenza di tale scenario positivo è giustificabile da tre principali fattori: la presenza dello stabile in un Municipio centrale, la folta rete di relazione sociali in cui sono inseriti i nuclei familiari e la presenza di un’attiva comunità educante interna.
IL MANIFESTO 8 agosto 2026
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I poliziotti dentro, gli occupanti fuori. E una promessa: «Non finisce così»
C’è ancora time. Una «zona temporaneamente autonoma» a Roma
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Presidio a SpinTime – Foto Renato Ferrantini
Dopo otto giorni e nove notti in mezzo alla strada, nella centralissima via Santa Croce in Gerusalemme, la buona notizia è che resta valida e fondata la possibilità che un altro mondo sia possibile. «E necessario» sta scritto sull’insegna all’ingresso di SpinTime, lo stabile occupato dal 2013 che nel cuore di una bollente estate romana ha trovato la sua gloria ma, ecco, anche la sua fine.
LA GLORIA è nella possibilità di cui sopra. La fine è dettata dal fatto che agli occupanti cacciati fuori da un incendio la settimana scorsa e mai più rientrati verrà data una sistemazione dal Comune. Ottimo, in fondo quando tutto incominciò l’obiettivo era quello. Ma è inutile nascondere la delusione: il collettivo politico non sarà più quello di prima. Diventerà «come gli altri», quando qui tutti hanno ritenuto SpinTime qualcosa di speciale.
PUÒ ESSERE vero. Chi altri sarebbe stato capace di fare al centro di Roma una Taz, una zona temporaneamente autonoma come da teoria di Hakim Bey? Tende per dormire, gazebo per l’assistenza e per conservare le provviste, giganteschi condizionatori, generatori di corrente che ruggiscono, aree per concerti, proiezioni, incontri di vario genere e varia natura. La strada bloccata ai due ingressi. Niente traffico. Centinaia di persone che, per giorni e giorni, sotto un sole implacabile solo in parte mitigato dai teloni legati ai rami gli alberi per fare ombra, si sono date da fare in tanti modi diversi. Per Spin, «perché ci si crede». C’è chi ha pianto quando è arrivata la notizia che la proprietà aveva rifiutato l’offerta del comune.
ALCUNE SCENE. Don Mattia Ferrari, il cappellano dello stabile e della ong Mediterranea, che imperturbabile dietro i suoi occhiali da sole a specchio sgrana il rosario inginocchiato davanti al cancello chiuso del palazzo. I poliziotti che il primo giorno, a fine turno, bevono una grappa al bar insieme agli occupanti e ad alcuni ragazzi dei collettivi. Che li rimproverano: «Ci sono 400 persone in strada, vi pare il caso di festeggiare?». L’agente della digos che una sera si mette davanti allo schermo a guardare il Pinocchio di Garrone, «meglio di quello di del Toro».
Bambini che si bagnano nelle piscinette gonfiabili o giocano a pallone intorno ai capannelli in cui si discute di qualsiasi cosa, non sempre con criterio, ma l’importante per migliaia di persone in questa settimana era esserci. Perché la sensazione è che stesse accadendo qualcosa.
C’È UN’IPOTESI politica in questa Taz: l’unione tra movimenti, migranti, pezzi di Chiesa, il sindacato, i gruppi civici, gli antichi militanti che intervengono ma solo fino a un certo punto perché sanno di parlare «dal pulpito di mille sconfitte», i non politicizzati che hanno intravisto forse addirittura meglio di tutti i contorni di qualcosa che non esiste ancora ma potrebbe esistere poi. E pure i partiti, che in realtà sono stati molto timidi: chi se la accolla più un’occupazione? «Comunque è illegale», rispondono. E sai già che è inutile spiegare. Però ci sono stati pure loro, in qualche modo. E va bene: il cuore di SpinTime è sempre stato il suo desiderio di allargare, di includere e di prendersi carico delle contraddizioni che inevitabilmente sorgono quando si è in tanti e tanto diversi.
IERI, all’attesissima assemblea pubblica dopo il tracollo della trattativa di giovedì sera, la promessa è stata fatta: «Non finisce così». Tornerà SpinTime. Qui o altrove. Intanto si aspetterà che tutti gli occupanti avranno un alloggio quantomeno provvisorio. Poi chissà. Forse a settembre sarà convocata una manifestazione. L’atteggiamento dei presenti in queste giornate campali dice il resto. I poliziotti sono stati parte del paesaggio della protesta. Nessuno li ha scacciati né tenuti a distanza. Manco ci si è guardati in cagnesco, come da prassi in certe circostanze. Dieci agenti dentro lo stabile e quattrocento occupanti fuori, ma «non è uno sgombero». Altrove sarebbe finita in assedio, qui no.
MA IN MEZZO alle ferie, sotto i teloni che coprono dal sole e creano una cappa di calore da sentirsi male, all’esito fallimentare di una trattativa fortemente condizionata dal Viminale – che in un anno ha incassato la resa del Leoncavallo, di Askatasuna e ora di Spintime, qui senza nemmeno dover usare la forza – non siamo alla raccolta dei cocci e dei rottami. Questa strada, al momento, è l’attestazione dell’esistenza di un mondo parallelo. Che potrebbe diventare convergente.
UN «MODELLO» direbbero quelli bravi, ma è meglio stare alla larga da certe parole usate spesso in circostanze che francamente nessuno vuole rivivere. Si vedrà. Senza sapere cosa, senza sapere quando e senza sapere dove. Non è un problema. Il dubbio, anche esistenziale, non è mai un ostacolo. Perché nella sicurezza si muore ed è l’incerto il vantaggio dei vivi.

“Qualcosa che non esiste ancora ma potrebbe esistere poi”: ricordiamoci di questa frase, molto cauta ma che non chiude alla speranza.