Il Sirio era una nave italiana costruita a Glasgow per il trasporto di emigranti. Inaugurata nel 1883, naufragò nel 1906 di fronte alle coste di Capo Palos, a Cartagena (Spagna). La nave, con oltre 1200 passeggeri a bordo, era salpata da Genova il 2 agosto 1906 diretta a La Plata. Il 4 agosto il Sirio passò di fronte a Capo Palos dove il promontorio si prolunga sott’acqua per riemergere poi a formare le piccole Isole Hormigas. La profondità dell’acqua sulla linea ideale che unisce il capo a queste isolette è di tre o quattro metri. Alle 16.30 circa, la nave navigando a tutta forza troppo rasente alla riva si incagliò vicino a Capo Palos. La prora fu vista innalzarsi con violenza dall’acqua per via della forte velocità. Le lance furono messe fuori servizio dall’impatto violentissimo e molti passeggeri, scagliati in mare per il contraccolpo, annegarono. L’ acqua entrò nelle cabine di prima classe, poi invase il corridoio di destra e infine lo spazio attorno al boccaporto di poppa e il corridoio a destra della sala macchine. In questa zona della nave si trovavano numerose donne e bambini che rimasero incastrati senza poter uscire e senza poter essere soccorsi. Una cronaca del tempo narra che la maggior parte dei membri dell’equipaggio riuscì a salvarsi perché rimase sulla nave che, essendo incagliata, rimase a galla ancora per quindici giorni. Le vittime furono stimate inizialmente in 293 persone per arrivare ad un totale finale di oltre 500 unità. L’episodio suscitò molta eco in tutta Europa e, tra l’altro, venne rievocato nella canzone “Il tragico naufragio della nave Sirio” che diventò in poco tempo uno dei più popolari brani da cantastorie. Aurelio Citelli: voce, fisarmonica Paolo Ronzio: chitarre, mandolino Alberto Rovelli: contrabbasso recorded: Diego Ronzio editing: Aurelio Citelli © Associazione culturale Barabàn, 2014
2. GORIZIA
̀ reinterpreta , la più dolorosa e amara canzone di protesta contro la Prima guerra mondiale. Il brano fa parte dello spettacolo “Voci di trincea” , performance che racconta la Grande Guerra attraverso canti, lettere dal fronte, melodie di inizio Novecento, testimonianze e filmati di repertorio. Contrapposta agli inni patriottici-nazionalisti della Grande Guerra – Monte Grappa, La campana di San Giusto o La canzone del Piave (che, peraltro, non si cantò mai in trincea) – tesi a rappresentare la guerra in modo idilliaco e celebrativo, è indubbiamente la canzone più antimilitarista del canzoniere bellico italiano, un lamento contro l’officina del macello e di radicale opposizione alla guerra. Raccolta in versioni anche molto diverse tra loro, seppur con contenuto simile, la canzone parla della conquista di Gorizia da parte dell’esercito italiano nell’estate del 1916 dopo una sanguinosa offensiva costata 100.000 perdite, tra italiani e austriaci. Nelle strofe della canzone ci sono l’orrore, la violenza, l’inutilità della guerra, il dolore, la perdita degli affetti, la discriminazione di classe. Durissima l’accusa nei confronti degli ufficiali che mandarono i soldati, in gran parte di estrazione contadina, allo sbaraglio sotto il piombo austriaco.
La mattina del cinque di agosto si muovevano le truppe italiane
per Gorizia le terre lontane e dolente ognun si parti
Sotto l’acqua che cadeva a rovescio grandinavano le palle nemiche
su quei monti colline gran valli si moriva dicendo cosi
O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu
Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio invocando il suo nom
O vigliacchi di quegli ufficiali
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra c’insegna a punir
O Gorizia tu sei maledetta…
Il 24 maggio 2015, Centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel Primo conflitto mondiale, è uscito il CD di Barabàn “Voci di trincea”. https://baraban.it/web/2015/05/24/bar…
