ANSA.IT / 26 agosto:: L’allarme di Bill Gates: ‘ L’Intelligenza artificiale è più pericolosa di quanto si pensi’. + Carmen Marchiori-In che direzione va l’AI? Guai a chi lo chiede- IL MANIFESTO  26 agosto 2026

 

 

 

ANSA.IT / TECNOLOGIA- 26 agosto 2026 — 15.30

https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/cybersecurity/2026/08/26/lallarme-di-bill-gates-lintelligenza-artificiale-e-piu-pericolosa-di-quanto-si-pensi_13e8a1af-deb4-4fd3-86ba-c52a36b7dd1d.html

 

 

 

L’allarme di Bill Gates: ‘L’Intelligenza artificiale è più pericolosa di quanto si pensi’.

 

Al New York Times: ‘Priorità assoluta all’affrontare i rischi che comporta’

 

Redazione ANSA

 

Bill Gates © ANSA/EPA

 Bill Gates © ANSA/EPA

 

Bill Gates avverte: l’intelligenza artificiale rappresenta una grave minaccia per l’occupazione e la vita umana e affrontare i rischi che comporta dovrebbe essere la “priorità assoluta a livello mondiale”.

 

“Nel 1933 durante la Grande Depressione, la disoccupazione negli Stati Uniti raggiunse il 25%.

L’Ia potrebbe non raggiungere tali livelli, ma il suo impatto non si esaurirà in un ciclo economico”, ha messo in evidenza. In un’intervista al New York Times, Gates denuncia che il settore tecnologico sta minimizzando le minacce dell’Ia perché in gioco ci sono miliardi di dollari.

“In privato, chi capisce quanto questa tecnologia sta migliorando, è molto preoccupato”, afferma Gates sottolineando come pochi nel settore tecnologico sono però disporli ad ammetterlo pubblicamente. “Ormai si dicono l’un l’altro: ‘non dirlo, ci danneggia, in gioco ci sono i miliardi di dollari che stiamo cercando di raccogliere”. Gates spiega che il suo allarme è legato al fatto che l’intelligenza artificiale ha superato le sue aspettative e che il settore ha ignorato alcuni eventi significativi – come la possibilità che l’Ia sfugga al controllo dei suoi creatori – che in passato avrebbero richiesto maggiore cautela.

 

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IL MANIFESTO  26 agosto 2026
https://ilmanifesto.it/in-che-direzione-va-lai-guai-a-chi-lo-chiede

 

In che direzione va l’AI? Guai a chi lo chiede

 

 

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Il quartier generale di Nvidia a Santa Clara (California).
Nvidia è il perno su cui ruota gran parte della rivoluzione AI attuale.

 

Cinquecento miliardi di dollari. È il capitale che Nvidia, insieme ad alcuni dei maggiori gruppi finanziari mondiali, punta a mobilitare per costruire le infrastrutture dell’intelligenza artificiale (IA).

Data center, chip, energia: l’IA non è più soltanto una tecnologia. È diventata una gigantesca scommessa economica. E quando la posta in gioco raggiunge queste dimensioni, anche le domande diventano economicamente cruciali. La più scomoda, oggi, non è se l’IA produrrà innovazione. È quale innovazione produrrà, chi ne deciderà la direzione e chi ne raccoglierà i benefici. È una domanda al centro dei lavori più recenti di Daron Acemoglu, economista del Mit e premio Nobel per l’Economia nel 2024. Ed è difficile non leggerla in controluce nel durissimo attacco che The Economist gli ha dedicato in un articolo uscito pochi giorni fa e reso accessibile gratuitamente anche ai non abbonati.

Criticare Acemoglu è legittimo. Anzi, necessario. Alcuni suoi lavori sono stati contestati, i suoi modelli possono essere discussi, le sue stime sugli effetti dell’IA potrebbero rivelarsi troppo prudenti. È così che procede la scienza. Ma l’articolo dell’Economist fa qualcosa di diverso. Accosta critiche a lavori lontanissimi tra loro, scritti nell’arco di oltre vent’anni, fino a trasformare una discussione sui risultati in un giudizio sulla autorevolezza intellettuale. La domanda che Acemoglu pone scivola sullo sfondo, in primo piano rimane il presunto «pessimismo tecnologico» di chi la solleva.

 

Ma che cosa c’è di pessimista nel chiedersi chi orienta la tecnologia? L’innovazione non cade dal cielo. Gli investitori scelgono su che cosa investire, le imprese quali problemi risolvere, i laboratori quali modelli sviluppare. I cinquecento miliardi che Nvidia punta a mobilitare non finanzieranno una generica entità chiamata «progresso». Finanzieranno certe infrastrutture, certi modelli, certe applicazioni e non altre. E ciò che conviene sviluppare a chi investe non coincide necessariamente con ciò che conviene alla società.

 

Un lavoro recente di Acemoglu, Kong e Ozdaglar (1) sull’IA agentica (1) ne offre un esempio. Sistemi capaci di fornire indicazioni sempre più precise possono migliorare le nostre decisioni. Ma decidere ci induce anche a informarci, imparare, produrre conoscenza. E parte di quella conoscenza diventa patrimonio comune. Se l’IA si sostituisce a questo sforzo, il vantaggio per il singolo può accompagnarsi a un costo collettivo. Gli economisti chiamano questo fenomeno esternalità. Fin qui, nulla di nuovo. Il punto è che nell’economia digitale chi decide tende a essere molto più concentrato di chi sopporta le conseguenze delle decisioni. Non è soltanto una questione di dimensioni delle imprese. È la struttura stessa di questi mercati a favorirlo: sviluppare un modello richiede capitali enormi, ma replicarlo costa relativamente poco; dati, capacità di calcolo ed effetti di rete premiano ulteriormente chi è già grande. Il potere di scegliere si concentra. Gli effetti delle scelte no. È questo il problema che scompare quando il dibattito viene ridotto a un referendum sul progresso.

Verso la fine del suo articolo, l’Economist cita una dichiarazione firmata da Acemoglu e da decine di altri economisti: «dobbiamo agire ora» per «orientare l’IA in una direzione che sia complementare agli esseri umani e porti benefici alla società». Poi domanda: «Chi è, esattamente, quel “noi”?» È un’ottima domanda. Purché la si ponga fino in fondo. E porla fino in fondo significa chiedersi anche: Se non noi, chi? Perché qualcuno deciderà. L’IA non si sviluppa da sola.

Investitori, imprese e proprietari dei modelli prendono già ogni giorno decisioni su che cosa finanziare, che cosa automatizzare, quali tecnologie rendere disponibili e a quali condizioni. Anche i governi decidono, quando finanziano la ricerca, tutelano diritti di proprietà o stabiliscono le regole dei mercati. La scelta non è dunque tra orientare l’IA o lasciarla libera. È tra modi diversi di orientarla, soggetti diversi che possono farlo, incentivi diversi a cui rispondono. Se cittadini e istituzioni democratiche rinunciano a partecipare a quelle scelte, le scelte non scompaiono. Vengono privatizzate. E quel «noi» diventa molto più piccolo.

Ed è qui che l’articolo dell’Economist acquista un significato che va ben oltre Acemoglu. Non servono complotti per restringere lo spazio della discussione pubblica. Basta spostarne i confini: trasformare una domanda sugli incentivi, gli interessi e il potere in un giudizio sull’atteggiamento di chi la pone. La questione non è più quale traiettoria tecnologica stiamo scegliendo e nell’interesse di chi. Diventa se chi pone quella domanda abbia abbastanza fiducia nel progresso. Esternalità, rendite e potere escono di scena. Rimane la disputa tra ottimisti e pessimisti. E l’Economist è ottimista.

 

 

( 1 ) Il  lavoro ( 2026 ) di  Daron Acemoglu, Dingwen Kong e Asuman Ozdaglar
dal titolo : ” AI, Human Cognition and Knowledge Collapse, ( IA, conoscenza umana e il colapso del sapere collettivo ):
analizza come l’uso dell’intelligenza artificiale (in particolare quella agentica ( 2
) rischi di innescare una progressiva erosione del sapere collettivo umano-

( 2 ) Intelligenza Artificiale AGENTICA ( o Agentic AI ) è una forma avanzata di intelligenza artificiale capace di pianificare, decidere e agire in autonomia per raggiungere un obiettivo assegnato, riducendo al minimo la necessità di un intervento umano costante.
A differenza dell’AI tradizionale o generativa, che si limitano a rispondere a singoli prompt o a creare contenuti su richiesta, l’AI agentica prende l’iniziativa e gestisce processi complessi dall’inizio alla fine.

DA : 
AI Overview ( GOOGLE )

 

Sebbene l’AI agentica e l’AI generativa siano entrambe forme di intelligenza artificiale e possano essere utilizzate insieme, hanno funzionalità distinte.

Ad esempio, l’AI generativa potrebbe essere utilizzata per creare materiali di marketing, mentre l’AI agentica potrebbe essere utilizzata per distribuire questi materiali, monitorarne le prestazioni e adeguare automaticamente la strategia di marketing in base ai risultati. In questo modo, l’AI agentica può utilizzare l’AI generativa come strumento per raggiungere i propri obiettivi.

DA- https://cloud.google.com/discover/what-is-agentic-ai?hl=it

 

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