*** Angela Gennaro e Veronica Sauchelli / ANSA.IT / MAGAZINE- 30 agosto 2026 : Generazione Yolo: la rivoluzione del “si vive una sola volta” che riscrive il senso del lavoro–

 

 

ANSA.IT / MAGAZINE–   30 agosto 2026

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2026/08/30/generazione-yolo-la-rivoluzione-del-si-vive-una-sola-volta-che-riscrive_5cbf48c2-4f6c-409c-a6ad-c8e9c1b61069.html

 

Generazione Yolo: la rivoluzione del “si vive una sola volta” che riscrive il senso del lavoro

 

 

“Il fenomeno Yolo ha caratteristiche diverse a seconda dell’economia a cui fa riferimento”, racconta all’ANSA Milena Gammaitoni, sociologa e professoressa dell’Università di Roma3. L’alba di una nuova era, tra ribellione al capitalismo, dignità e solitudine.

di Angela Gennaro e Veronica Sauchelli

 

 

 

 

“You only live once, that’s the motto, nigga, YOLO”. Si vive una volta sola, canta il rapper Drake. E la domanda legittima è: come vivere quella sola volta? Il grido di battaglia di Millennials e Generazione Z per giustificare scelte “diverse” viene da qui. Ed è nel 2021 che il termine assume una valenza economica e sociologica strutturata. Il giornalista del New York Times, Kevin Roose, conia l’espressione “YOLO Economy” https://www.nytimes.com/2021/04/21/technology/welcome-to-the-yolo-economy.html per descrivere un cambiamento radicale di mentalità post-pandemia. “Sfiniti e con molti risparmi, alcuni lavoratori stanno abbandonando impieghi stabili in cerca di avventure post-pandemia”. Roose osserva come migliaia di lavoratori e lavoratrici americani, esausti da un anno di riunioni su Zoom e isolamento, decidono di “capovolgere la scacchiera” delle proprie vite, abbandonando posti sicuri per inseguire passioni, avviare startup o semplicemente riappropriarsi del proprio tempo.

 

1.  Negli Stati Uniti è una scelta

 

“Il fenomeno Yolo ha caratteristiche diverse a seconda dell’economia a cui fa riferimento”, racconta all’ANSA Milena Gammaitoni, sociologa e professoressa dell’Università di Roma3. “Negli Stati Uniti riguarda persone con un alto reddito che abbandonano il lavoro per avere un miglioramento della propria qualità di vita”. Per vari motivi: “Allontanarsi per esempio da un ambiente di lavoro tossico, o perché manca l’evoluzione formativa attesa”.

Un’ondata di dimissioni che non passa inosservata ai giganti della tecnologia. Microsoft, nel suo Work Trend Index 2021, certifica il terremoto: oltre il 41% della forza lavoro globale prende in considerazione l’idea di lasciare il proprio impiego nello stesso anno. Le analisi di Microsoft su trilioni di segnali di produttività rivelano una “stanchezza digitale” insostenibile, con tempi di riunione raddoppiati e un sovraccarico di chat che spinge lavoratrici e lavoratori verso il burnout (esaurimento fisico e mentale causato da stress cronico), alimentando il desiderio di flessibilità estrema e modelli di lavoro ibridi.

 

2.  In Italia, Yolo “di necessità”

 

Se negli Stati Uniti il fenomeno viene alimentato da risparmi accumulati e mercati in ripresa, in Italia il traino è la necessità “e la dignità”, dicono le testimonianze. “I giovani hanno capito dalle generazioni precedenti che sacrificare la vita per il lavoro non garantisce una ricompensa futura”, racconta all’ANSA Alessandro Gandini, ricercatore dell’Università di Milano e coordinatore del progetto GENWORK.

In Italia l’approccio Yolo “non è un edonismo pigro, ma una scelta di necessità”. Il progetto GENWORK ha analizzato proprio come la Generazione Z stia portando una relazione più “strumentale” con l’impiego, privilegiando l’equilibrio presente rispetto alla promessa (spesso tradita per i Millennials) di un futuro radioso. O, spesso, anche solo dignitoso.

 

 

3.  Il lavoro come “mezzo per vivere bene oggi, non investimento senza garanzie”

video

 

link:

 

 

 

4.  Il tradimento del patto generazionale

 

La sociologa di Uniroma3   Milena Gammaitoni sottolinea la profonda frattura tra il contesto americano e quello europeo. Se oltreoceano a dimettersi sono appunto spesso professionisti ad alto reddito, in Italia la tendenza riguarda giovani altamente qualificati che fuggono da salari stagnanti e precarietà strutturale. Per quello che Gammaitoni definisce apertamente “tradimento” del patto generazionale. “Gli adulti non sono più in grado di garantire le sicurezze di un tempo, come la casa, la pensione o il posto fisso, e i giovani rispondono rifiutando ambienti di lavoro vessatori e redditi insufficienti”.

Nel Nord Europa, racconta la sociologa, le aziende, allarmate dalle indagini di Microsoft sulla ritenzione dei talenti, hanno iniziato a offrire benefit e più ferie per trattenere i lavoratori. “In Italia, invece, questo welfare aziendale stenta a decollare, alimentando una fuga dei cervelli verso paesi capaci di offrire una qualità della vita e delle relazioni professionali superiore”.

 

5.   video 1.13 min. – / LINK –apri sotto:

Yolo vuol dire “Vivi una volta sola”, i giovani ne sono consapevoli

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/2026/08/31/yolo-economy-quando-il-lavoro-non-e-piu-tutto_84a94a7e-0a3e-4b10-8d73-9251417544cf.html

 

 

 

6 .  Il rifiuto del “mito del sacrificio”

 

“Il posto fisso mi metterebbe ansia perché non potrei cambiare; ho bisogno di stimoli continui e di un work-life balance autogestito”, racconta Federico Giuliani, 29 anni. È educatore e ricercatore, e rifiuta categoricamente l’ansia del posto fisso. Il precariato, piuttosto, è una scelta consapevole per mantenere l’indipendenza intellettuale, a patto di poterselo permettere economicamente o attraverso un supporto familiare. “Noi siamo esseri umani, non solo”, dice. “Sono molto di più del lavoro che faccio”, racconta sottolineando il solco rispetto al modello dei suoi genitori.

 

Il sistema attuale è “un tentativo capitalista di eliminare la soggettività individuale per rendere le persone più controllabili”, dice Valerio Greco, insegnante di sostegno nella scuola primaria. Precario, sottolinea. Ama insegnare ma l’ambiente scolastico, al di là di fulgide eccezioni, è “stagnante e poco libero, con cerchie ristrette. Ho iniziato adesso e già faccio fatica, onestamente. E voglio evitare di stare male al lavoro“. Greco sogna di fare ricerca, sta provando vari dottorati, sa di poterselo permettere perché ha un lavoro precario (“il contratto scade il 31 agosto e ricomincia il primo settembre”, sorride amaramente) e anche un contesto famigliare ed economico che gli consente di pensare di migliorare vita e percorso professionale.

 

 

 

 

segue nel link dal punto 7 al 12

ANSA.IT / sito/ notizie / magazine — 30 agosto 2026

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indice  di quello trovate nel link:

 

7 – Più si lavora più si guadagna è solo un mito capitalista- video

8 – “I miei genitori sono stati il loro lavoro per tutta la vita”– video

9 –  La mamma millenial: “Lavorare per vivere o vivere per lavorare?”

10  – Tra supporto familiare e fragilità psicologica

11 – Fenomeno Yolo, la psichiatra: “Differenza tra generazione Millenial e Z”

12 –  Oltre il Quiet Quitting (fare lo stretto necessario previsto dal contratto) 

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3 risposte a *** Angela Gennaro e Veronica Sauchelli / ANSA.IT / MAGAZINE- 30 agosto 2026 : Generazione Yolo: la rivoluzione del “si vive una sola volta” che riscrive il senso del lavoro–

  1. uiuilibrio scrive:

    Interessantissime queste ricerche che esplorano fenomeni che captiamo in genere senza capacità di approfondimento.

  2. roberto rododedro scrive:

    del lavoro ho sempre pensato due cose: o si lavora come se il lavoro fosse un hobby ( in quanto la nostra passione) o si lavora per guadagnare.
    Nel primo caso poco importa quanto si guadagna purchè basti per vivere, nel secondo caso è proprio l’opposto: devo guadagnare molto per smettere presto.
    P. s. leggendo la generazione Yolo in Italia ho notato quanto sia importante il ruolo della famiglia d’origine, e quindi direi che è facile pensarla così.
    Di fatto questa ricerche non mi hanno colpito più di tanto in quanto già presente nella quotidianità, non averle notate e considerate è da orbi 🙂 ( si, evidente mente sono presuntuoso!)

    • Chiara Salvini scrive:

      allora non hai perso del tutto la strada, caro il mio ” evidente ” / ” mente ” presuntuosella assai ! Adesso qui al nord è ora di cena, domani o prima ti scrivo, ciao brù

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