LINK FACEBOOK MARIO RAVIDA 15 agosto 2026 — 11.30 ca
Mario Ravida che ringraziamo per suo post così preciso !
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DOV’ERA STATA LA MAGISTRATURA CATANESE QUANDO, DA SEMPRE, CATANIA ERA IN MANO ALLE COSCHE MAFIOSE E SEBBENE SI DENUNCIAVANO I LEGAMI ISTITUZIONALI NULLA CAMBIAVA?
DEVO DARE ATTO A PERSONE COME RANUCCI CHE ERA RIUSCITO CON UNA TRASMISSIONE PUBBLICA, AD INFORMARE DELLA REALTA’ POLITICA CATANESE E LE SUE COLLUSIONI ISTITUZIONALI. COME AVEVA ANCHE FATTO SUCCESSIVAMENTE ALMENO SINO ALL’EPISODIO DELL’ATTENTATO SUBITO, IN TUTTE LE SUE TRASMISSIONI.
E’ FORSE QUESTO IL PROBLEMA DI REPORT E RANUCCI? RIUSCIRE A PORTARE A CONOSCENZA DELL’OPINIONE PUBBLICA LO SCHIFO DEI LEGAMI ISTITUZIONALI IMPUNITI CHE HANNO PORTATO ANCHE ALLE STRAGI DEL 92/94 ? E CHE DANNO ESTREMO FASTIDIO AD UN POTERE DA SEMPRE ESISTENTE CHE CONVIVE “ALLEGRAMENTE” CON LA CECITA’ DELLE ISTITUZIONI PROPOSTE AL CONTRASTO?
DOVREMMO TUTTI AVERE UN POCO DI RICONOSCENZA VERSO QUEST’UOMO CHE E’ RIUSCITO TRAMITE TRASMISSIONI PUBBLICHE A DIRCI QUAL’E’ LA PRECISA REALTA’ DI QUESTO PAESE..
Ho conosciuto Sigfrido Ranucci nel 2007/08 a Catania, quando era un cronista di Report condotto da Milena Gabanelli.
Mi e’ stato presentato da un’amico comune anch’esso, al tempo, un bravissimo giornalista di cronaca locale che non aveva “peli sulla lingua”.
Ranucci costrui’ piu’ puntate di “Report” con il titolo “i vicere’, andata in onda il
15 marzo 2009, su Rai 3.
L’inchiesta riguardava soprattutto Catania durante gli otto anni di amministrazione di Umberto Scapagnini (2000-2008) e il dissesto finanziario del Comune con il sistema di potere politico-imprenditoriale della città.
“I Vicerè” fu poi ripreso da Report con un aggiornamento il 29 marzo 2009 e nuovamente il 18 ottobre 2009 nella rubrica Com’è andata a finire.
Ranucci tratto’ in quella puntata i personaggi di Mario Ciancio, Scapagnini e molti “potenti” che avevano o avevano avuto rapporti con Berlusconi e le Istituzioni Catanesi.
Una premessa importante:
i Vicerè non era un’inchiesta esclusivamente su Scapagnini. Il filo conduttore era il sistema di potere catanese, ( SIMILE AL SISTEMA DI POTERE ESISTENTE IN TUTTA LA NAZIONE) nel quale Ranucci metteva insieme amministrazione comunale, grandi interessi economici, informazione, politica e rapporti con ambienti mafiosi.
L’inchiesta si apre proprio con Umberto Scapagnini, sindaco di Catania dal 2000 al 2008 e medico personale di Silvio Berlusconi.
Ranucci parte dall’aspetto quasi paradossale dell’«elisir di lunga vita»: Scapagnini sosteneva che Berlusconi avesse caratteristiche psico-neuro-endocrino-immunologiche tali da poter superare i 100 anni.
Berlusconi stesso viene mostrato mentre parla del progetto di costruire ospedali a Catania e della speranza di essere «eterno», richiamando proprio le teorie del suo medico.
Ma il contrasto che Ranucci vuole evidenziare è molto netto: il medico che prometteva longevità al premier aveva lasciato una Catania finanziariamente allo stremo.
Secondo i dati riportati dalla trasmissione, al termine dell’amministrazione Scapagnini il Comune aveva
oltre 360 milioni di euro di buco di bilancio;
circa un miliardo di indebitamento complessivo;
difficoltà a pagare l’Enel;
circa 200 aziende fornitrici non pagate;
mezzi dell’AMT che rischiavano di fermarsi per mancanza di carburante;
servizi sociali in difficoltà;
uffici pubblici, scuole e commissariati che rischiavano lo sfratto per gli affitti non pagati.
Il ruolo di Berlusconi non era soltanto personale.
La trasmissione collocava Catania dentro il sistema politico nazionale berlusconiano.
Non sosteneva semplicemente che «Berlusconi comandasse Catania», ma mostrava come Scapagnini fosse contemporaneamente:
medico personale di Berlusconi → sindaco di Catania → esponente del centrodestra,
e come il consenso politico siciliano fosse collegato al sistema elettorale del PDL e degli alleati.
Una ricostruzione contemporanea della puntata segnala esplicitamente che Ranucci affrontava il ruolo dei Santapaola nelle elezioni siciliane e le pressioni per votare le liste berlusconiane.
La festa di Sant’Agata e la mafia
Ranucci dedicava una parte consistente alla festa di Sant’Agata.
Il punto non era sostenere che la festa religiosa fosse «mafiosa», ma mostrare come il controllo di alcuni aspetti economici e organizzativi della festa potesse diventare uno strumento di prestigio sociale e quindi di potere.
La logica descritta nella trasmissione era, in sostanza:
prestigio → potere → capacità di condizionare il consenso → voti → possibilità di incidere sugli appalti.
Questa lettura è stata successivamente riassunta anche da Milena Gabanelli parlando proprio della puntata.
La famiglia Mangion e gli appalti
Un’altra parte importante riguardava gli appalti del Comune di Catania e il ruolo della famiglia Mangion.
L’inchiesta cercava di ricostruire chi ottenesse i lavori, chi controllasse le imprese e quali fossero i rapporti con la politica locale.
La trasmissione collegava questa vicenda al più ampio sistema di gestione del consenso elettorale e ai rapporti fra politica, imprenditoria e ambienti mafiosi.
E veniamo a Mario Ciancio: qui la cosa diventa particolarmente interessante.
Ranucci dedicava una parte specifica a Mario Ciancio Sanfilippo, editore de La Sicilia e figura centrale dell’informazione catanese e nazionale.
Il ragionamento di Report era questo:
a Catania esisteva una concentrazione di potere economico, politico e informativo molto forte.
Ciancio non veniva quindi presentato semplicemente come «un editore», ma come un uomo dotato di un’influenza molto ampia nella città, anche per le sue cariche nazionali: all’epoca era vicepresidente dell’ANSA e presidente della FIEG.
Anni dopo, durante il processo, Ranucci spiegò proprio che l’inchiesta era nata dall’esigenza di capire perché una città con circa un miliardo di debiti fosse stata raccontata così poco nei suoi problemi politico-economici e quale fosse stato il ruolo dell’informazione locale.
Il caso del necrologio di Beppe Montana
Questo è probabilmente il passaggio più forte riguardante Ciancio.
Il commissario Beppe Montana, ucciso dalla mafia nel luglio 1985, era stato commemorato dalla famiglia con un necrologio destinato a La Sicilia.
Secondo la ricostruzione trasmessa, il necrologio fu respinto.
Il padre di Montana chiese spiegazioni e, secondo la testimonianza raccolta da Ranucci, sul testo sarebbe stata indicata come motivazione la disposizione del vicedirettore e del direttore Mario Ciancio.
La cosa che Ranucci mette in evidenza è il contrasto fra:
rifiuto del necrologio di un commissario ucciso da Cosa Nostra
e, molti anni dopo,
pubblicazione su La Sicilia di una lettera di Vincenzo Santapaola proveniente dal 41-bis, nella quale il detenuto contestava il regime carcerario duro.
La trasmissione sottolineava proprio questa apparente contraddizione.
La villa di Ciancio e il furto dei quadri
Ranucci raccontava poi un episodio relativo alla villa di Ciancio.
Nel 1993 Giuseppe Catalano, indicato nell’inchiesta come uomo vicino a Cosa Nostra, avrebbe rubato dalla villa oggetti d’antiquariato di enorme valore.
Secondo il racconto riportato nella trasmissione, dopo il furto Catalano sarebbe stato avvicinato da uomini riconducibili a Nitto Santapaola, i quali gli avrebbero chiesto di restituire la refurtiva sostenendo che Ciancio fosse «amico della famiglia Santapaola».
Ma qui è fondamentale essere precisi: Report presentava la circostanza come proveniente dal racconto di Catalano e da materiale giudiziario; non la presentava come una verità giudiziariamente accertata nei confronti di Ciancio.
Infatti, subito dopo, Gabanelli precisa che Ciancio aveva scelto di non fornire la propria versione e che quindi ogni considerazione doveva rimanere sospesa.
Un altro collegamento molto importante: Berlusconi–Dell’Utri–Ciancio
C’è però un elemento che secondo me merita di essere separato da ciò che effettivamente diceva la puntata del 2009.
Successivamente Ranucci, interrogato nel processo Ciancio, raccontò un episodio che riguardava un’intervista inedita a Paolo Borsellino, realizzata poco prima della strage di Capaci e contenente riferimenti a Vittorio Mangano, Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Ranucci dichiarò che nel 2000 aveva mandato all’ANSA la trascrizione dell’intervista, ma che l’agenzia non l’aveva pubblicata. Secondo quanto gli avrebbe riferito l’allora direttore Roberto Morrione, ci sarebbe stato un intervento di Ciancio, che all’epoca era vicepresidente dell’ANSA. Ranucci stesso, però, precisò di non aver mai potuto verificare direttamente questa circostanza.
Questo è importante perché non bisogna attribuire automaticamente questo episodio alla puntata “I Vicerè” del 2009: è una testimonianza successiva di Ranucci resa nel processo.
Il quadro complessivo che emergeva da “I Vicerè”.
In estrema sintesi, Ranucci costruiva questa rappresentazione di Catania:
Scapagnini → amministrazione comunale e enorme indebitamento
Berlusconi → rapporto personale con Scapagnini e forte presenza politica del centrodestra
politica locale → consenso elettorale, appalti e rapporti con gruppi di potere
Santapaola/Cosa Nostra → capacità di condizionamento del consenso e presenza negli ambienti economici
Ciancio → controllo di una parte decisiva dell’informazione cittadina e rapporti con il mondo politico ed economico
Il titolo “I Vicerè” alludeva quindi a una classe dirigente locale percepita come quasi intoccabile, capace di attraversare amministrazioni, partiti e cambiamenti politici mantenendo un’enorme influenza.
I CITTADINI CATANESI ONESTI E LA NAZIONE TUTTA, INVECE DI CERCARE COLPE O COLLUSIONI INESITENTI SU QUEST’UOMO, DOVREMMO SOLTANTO RINGRAZIARE QUESTO CRONISTA CHE CI HA INFORMATO QUAL’E’ LA REALTA’ CHE CI CIRCONDA.
PECCATO CHE NON ABBIAMO MAI COLTO, TRAMITE TALI TRASMISSIONI PUBBLICHE, TUTTI NOI ITALIANI, LO SPUNTO PER CAMBIARE RADICALMENTE L’ESISTENTE IN QUESTO PAESE MA POI, RIFLETTENDO, MI RENDO CONTO CHE A MOLTI STA BENE COSI’ E COME ACCADDE A GESU’ CRISTO LO METTEREMO SULLA CROCE E SALVEREMO I MOLTI BARABBA..!
QUALCHE BELLA FOTO DI CATANIA
da: GETTY IMAGES
https://www.gettyimages.it/search/2/image?page=3&phrase=citta%20di%20catania&sort=best&license=rf%2Crm

Catania. Piazza Duomo e via Etna illuminate per le feste del Natle, il Palazzo degli Elefanti sede del comune, il Monte Etna sullo sfondo.

La cima dell’Etna che guarda Catania durante una delle sue abituali eruzioni

Via Crociferi, una famosa strada barocca di Catania, patrimonio dell’Unesco insieme al Barocco della valle di Noto. Le Chiese : una è intitolata a San Francesco Borgia e l’altra a San Benedetto.

La processione di Sant’Agata a Catania. 5 febbraio 2026

Piazza del teatro Bellini a Catania.

Una colazione tradizionale in Sicilia : granita ( questa è alla mandorla ? ) e due morbide brioches per accom0pagnarla. La granita può essere al caffè con la panna..
OPPURE:

se preferite un breakfast nordico.. chiederei però anche la granita magari per ultimo..
Penso che il caso “Ranucci-Lavitola” sia come il cacio sui maccheroni per la destra. E’ importante ricordare e tenere presente tutte le inchieste di Report che si sono addentrate nella realtà del potere economico e politico, rivelandoci quello che sta sotto le apparenze.