*** ANNAFLAVIA MERLUZZI, «Dagalo a Tel Aviv»: il rapporto segreto tra Rsf e Israele – IL MANIFESTO 2 settembre 2026 + video Limes- Mappa Mundi, 2023 sulla guerra in Sudan

 

 

 

 

 

SUDAN NELL’AFRICA

 

 

 

mappa geografica del Sudan da VIAGGIATRORI.NET

 

 

IL MANIFESTO 2 settembre 2026
https://ilmanifesto.it/dagalo-a-tel-aviv-il-rapporto-segreto-tra-rsf-e-israele

 

 

«Dagalo a Tel Aviv»: il rapporto segreto tra Rsf e Israele.

 

 

 

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Abdel Rahim Hamdam Dagalo – Ap

 

A unire il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Abdel Rahim Hamdam Dagalo – il numero due delle Forze di supporto rapido (Rsf), milizia sudanese impegnata dall’aprile 2023 nella guerra civile che sta devastando il paese – non sono solo le rispettive indagini della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità (che per Netanyahu ha già emesso un mandato d’arresto).

Un’inchiesta di Africa Intelligence ha rivelato che Dagalo, tra il maggio 2025 e il febbraio 2026, si sarebbe recato due volte in Israele per incontrare la divisione africana del ministero degli esteri di Tel Aviv e alcuni agenti dei servizi segreti. Nella prima visita, il miliziano sudanese sarebbe stato accompagnato dal fratello minore Algoney Hamdam Dagalo. Entrambi, insieme all’altro fratello e comandante in capo delle Rsf Mohamed Hamdam Dagalo, sono sanzionati dagli Stati uniti e dall’Onu. Durante il secondo viaggio, con loro ci sarebbe stato anche un consigliere legale della milizia.

 

LUNGI DALL’ESSERE visite di cortesia, questi eventi ricalcano un quadro dipinto prima dello scoppio della guerra civile in Sudan.

Già nel 2021, infatti, Khartoum – capitale del Sudan- firmò gli accordi di Abramo– che sancivano la normalizzazione tra Israele e alcuni paesi del mondo arabo – inaugurando le relazioni militari e diplomatiche con Tel Aviv, nonostante una vera e propria implementazione non si sia mai realizzata a causa dell’instabilità sudanese.

 

All’epoca le due fazioni oggi in guerra, incarnate dalle 1- Forze armate sudanesi di Abdel Fattah Al-Burhan oltre che 2- dalle Rsf, erano unite in un governo di transizione civile a seguito della caduta del dittatore trentennale Omar Al Bashir.

Già allora, però, Israele cominciava a costituire due canali separati di dialogo, coerentemente con le tensioni crescenti che avrebbero poi portato allo scoppio del conflitto interno: mentre ufficiali israeliani visitavano le Forze armate sudanesi, il Mossad intesseva rapporti con le Rsf. Questa seconda via si concentrava soprattutto su sicurezza e spionaggio.

 

Dall’indagine di Africa Intelligence, infatti, emerge che «questa relazione, secondo quanto riferito, prevedeva la fornitura di tecnologia militare e di sorveglianza israeliana» alla milizia, andata avanti fino ai giorni nostri.

Nell’ambito della corrente guerra è la BAR Solutions, azienda di aviazione di proprietà del businessman israeliano Barak Orland, a facilitare regolarmente i movimenti cargo regionali nei paesi confinanti con il Sudan, come Uganda e Sud Sudan.

 

Il trasporto di armi ed equipaggiamento logistico dalla regione raggiungerebbe poi gli hub controllati dalle Forze di supporto rapido. Mentre la dipendenza delle Rsf da attori esterni aumenta, e la guerra civile sudanese si combatte sempre più con tecnologie militari avanzate come droni e artiglieria pesante, Israele si assicura un’influenza su un doppio binario: da un lato consolida il rapporto con la milizia che controlla la regione del Darfur ( una delle nove regioni del Sudan ), ricca di risorse come oro e gomma arabica, e parte del Kordofan ( 1 ), configurando di fatto una spaccatura in due del paese che ricorda lo scenario libico.

 

DALL’ALTRO, si consolida in una scacchiera regionale sempre più polarizzata. A sostegno delle Rsf, infatti, spiccano gli Emirati arabi uniti – inchiodati da vari rapporti Onu sulla «fornitura di armi, mercenari e supporto logistico alla milizia» – insieme all’Etiopia che ospita una base militare delle Rsf, alla Libia, Uganda – che ha già assicurato un contingente militare a Gaza per la forza internazionale di stabilizzazione a guida statunitense -, Ciad e Somaliland, recentemente riconosciuto ufficialmente da Tel Aviv.

 

Nella fazione opposta, spesso con postura che mal cela ambiguità, si schierano invece l’Egitto, l’Arabia saudita e la Somalia, a cui si aggiunge una ripresa delle relazioni bilaterali tra l’Iran e le Forze Armate sudanesi, a cui Teheran ha fornito droni nel corso di questa guerra. La posta in gioco sono le risorse, il loro traffico, gli sbocchi sul Mar Rosso e il commercio mondiale.

 

Secondo il centro studi londinese Progress Center for Policies, che si esprime nell’articolo pubblicato di Zaelnoon Suliman dell’unità Affari Africani, la rivelazione di Africa Intelligence indica «una corsa tra le due fazioni in guerra per ottenere il favore e il supporto di Israele, in un momento in cui il Sudan acquisisce sempre maggiore importanza nella dimensione regionale e internazionale». Favore e supporto che Tel Aviv, almeno sulla carta, mostra anche alle Forze armate sudanesi in qualità di soggetto attualmente in controllo di Port Sudan e degli sbocchi sul Mar Rosso.

 

NONOSTANTE  la guerra, le sanzioni e le violazioni ricondotte alle Rsf, quindi, secondo Suliman «Israele tratta le Rsf come un attore chiave nell’equazione del potere» in Sudan, «ritenendo che il futuro della guerra non favorisca al momento nessuna delle parti in causa». Sul fronte che al momento vede maggiormente impegnata Tel Aviv, quello con l’Iran, Suliman colloca il Sudan «al cuore del conflitto, il che fa delle Rsf un potenziale partner per contrastare l’influenza iraniana». Un report della rivista statunitense Foreign Affairs, pubblicato a dicembre 2025, evidenziava infatti come l’Iran e gli Houti yemeniti addestrassero milizie alleate con le Forze Armate sudanesi sulla costruzione di droni.

 

La guerra in Sudan, definita dal segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres come «la peggiore crisi umanitaria al mondo» con 14 milioni di sfollati, 25 milioni di persone a rischio carestia, centinaia di migliaia di morti e feriti, che ha visto prodigarsi l’Unione europea bannando le importazioni di oro dal paese lo scorso luglio, trascende i propri stessi confini. Emerge così nettamente il doppio campo di battaglia: da un lato la pelle dei civili, dall’altro le banche, i mercati, le fabbriche di armi.

( 1 )
Localizzazione del Kordofan nel Sudan – 2005
Sven-steffen arndt
Il Kordofan è una ex provincia nel centro del Sudan. Nel 1994 è stata divisa in tre nuovi stati federali: Kordofan Settentrionale, Kordofan Meridionale e Kordofan Occidentale.
Nel 2005 il Kordofan Occidentale venne amministrativamente suddiviso tra Kordofan Settentrionale e Kordofan Meridionale.  La città principale della regione è Al-Ubayyid.
STORIA

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*** al min. 3.45 vedi una carta del paese

Sudan: un’altra guerra? Il grande paese africano tra scontri interni e influenze esterne

 

video, 44 min. ca
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