IL MANIFESTO 8 settembre 2026
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Il rischio prima volta da Magdeburgo all’Europa
La deriva. Chi abbia stravinto le elezioni in Sachsen-Anhalt è chiaro a tutti: l’Afd, guidata da un candidato di estrema destra capace questa volta di toni bonari e rassicuranti
L’esultanza dei membri dell’Afd dopo la vittoria delle elezioni Sassonia settembre 2026 – Foto di Matthias Schrader/Ap
Chi abbia stravinto le elezioni in Sachsen-Anhalt è chiaro a tutti: l’Alternative für Deutschland, Afd, guidata da un candidato di estrema destra capace questa volta di toni bonari e rassicuranti.
Ma che cosa ha vinto nel Land di Magdeburgo? Perché, se a raccogliere i voti sono i partiti, a seminarli sono preoccupazioni, paure, risentimenti, stati d’animo, che nell’Est della Germania sembrano pesare a volte di più degli interessi materiali e attraversano i confini tra le varie formazioni politiche.
Hanno vinto la xenofobia e il razzismo? Il bisogno del gas russo a buon mercato e a portata di mano? La paura della guerra e di essere trascinati in un conflitto con Mosca? L’insofferenza per quel sistema politico tedesco che ruota intorno ai due storici partiti popolari occidentali e all’eterno ritorno della (ormai ex) grande coalizione?
Ha vinto un bisogno di riconoscimento? Un sentimento di espropriazione di risorse subita anche a causa dell’Ucraina?
Probabilmente è un miscuglio tra tutti questi temi, che l’Afd ha raccolto\\ giungendo sulla soglia del governo di un Land di modeste proporzioni, demograficamente anziano ed economicamente marginale.
Per «scrivere la storia» ancora non basta, ma è comunque la prima volta che la promessa di tenere l’estrema destra lontana dalle leve del potere, di qualunque potere grande o piccolo che sia, probabilmente non potrà essere mantenuta.
Era una promessa che la Germania aveva solennemente fatto non solo a quel che restava del paese devastato dalla guerra, ma al mondo intero.
Il guaio è che oggi i creditori di quel pegno, primi tra tutti gli Stati uniti, non ci tengono più. Anzi con l’estrema destra europea simpatizzano apertamente, sorvolando sui legami col passato. Sebbene Maga, tradotto in tedesco, significhi ritorno riveduto e corretto al nazionalismo fascista, nessuno ne è turbato.
La Francia di Le Pen in ascesa verso il potere non può che considerare una tendenza confortante l’avanzata della destra in Germania, anche se una crescita sovranista della potenza tedesca non dovrebbe garantire al nazionalismo francese, e non solo a quello, sonni tranquilli. Quanto all’Unione europea c’è poco da confidare nella solidità del Ppe di Manfred Weber e di Ursula von der Leyen nel contrastare l’influenza delle destre più radicali sugli equilibri politici continentali.
Non c’è da illudersi che un probabile governo regionale dell’Afd possa essere affrontato decretando Sachsen-Anhalt un «Land-canaglia» e isolandolo, come qualcuno ha pure proposto. A parte gli ostacoli di legge gli effetti politici sarebbero fortemente controproducenti.
L’Afd è solidamente il primo partito del paese e questo non può essere più ignorato.
Quanto accadrà a Magdeburgo indicherà comunque una generale linea di tendenza. Per ora se ne vedono due, a meno che una forte resistenza della società civile non arresti l’avanzata dell’estrema destra, ma è poco probabile.
- La prima è una frana inarrestabile della Cdu che, tra esodi e cedimenti, la sospinga verso una condizione implicita o esplicita di subalternità alla destra radicale e di sostanziale collaborazione con essa a tutti i livelli. Il cancelliere Merz non sembra temere questa eventualità, ritenendo la sua politica a destra quanto basta. E contando sulla tenuta delle sempre più bellicose posizioni antirusse del suo partito. Il disastro elettorale non cambierà nulla.
2. La seconda è la disponibilità, ormai conclamata, del partito (Bsw) di Sahra Wagenknecht a consentire con l’astensione l’insediamento del candidato di Afd Ulrich Siegmund alla presidenza della Sassonia-Anhalt. Preludio ad altre numerose occasioni di collaborazione con la destra estrema.
Bsw
Bsw ha poco a che spartire con un partito operaio bolscevico, ma nemmeno con una partecipata militanza internazionalista. Non brilla nell’organizzazione di lotte sociali o nel concreto sostegno pacifista a disertori e renitenti russi e ucraini. Come altre formazioni rossobrune si tratta di un partito essenzialmente ideologico, nato per scissione e impegnato soprattutto nel contrastare qualunque tendenza libertaria all’interno della sinistra sulla base della trita contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili. Si colloca preferibilmente là dove i tratti autoritari e disciplinanti del socialismo novecentesco in versione patriottica e nazionale si incrociano più agevolmente con i riflessi d’ordine delle destre e con la loro politica di omologazione delle diversità.
Con ben poche speranze di diventare un consistente partito popolare Bsw si presta piuttosto a operazioni politicistiche nell’illusione di spuntare qualche risultato sociale spendibile sul piano identitario in cambio dei favori elargiti all’estrema destra.
A ben vedere entrambe queste derive condurrebbero a un rafforzamento progressivo della destra radicale tedesca e a un cambiamento profondo del clima culturale e della vita politica in Germania. La costruzione europea difficilmente reggerebbe a questa soluzione di continuità. Ma a questo punto non siamo ancora.


Se tùtu ù va ben, a semu aruvinai!
Dovremmo stabilire che, almeno tu, sul blog parli solo sanremasco, chissà se Roberto lo sa ?