Il Bolero di Ravel inscenato dal grande ballerino e regista francese: Roland Petit ( Villemomble, 1924 / Ginevra, 2011 ) e da sua moglie Zizi – vedi sotto+ altro

 

 

 

 

 

per chi mai volesse dare un’occhiata:

 

IL MANIFESTO – ARCHIVIO- 12/7 / 2011
https://ilmanifesto.it/archivio/2003184596

 

Roland Petit, la scossa erotica della danza

 

Coreografia L’artista francese è morto a 87 anni. Ballerino e «regista» di grande modernità, ha fatto dialogare la scena con il mondo della letteratura, la pittura e la poesia Coraggioso, nel ’46 bussò alla porta di Jean Cocteau. Nacque così «Le Jeune Homme et la Mort» Altra svolta nel 1972 con i Ballets de Marseille e il debutto di «Pink Floyd», ripreso di recente

 

Questo articolo proviene dall’archivio storico del manifesto. I dati disponibili potrebbero essere limitati e, di conseguenza, l’articolo potrebbe risultare incompleto.

Sornione ed elegante. Fulmineo nell’individuazione dei talenti, una visione della danza come arte a tutto tondo in dialogo vivo, elettrizzante con pittori, scrittori, poeti. Roland Petit, il grande maestro del balletto moderno narrativo, se ne è andato portandosi via un’epoca di creazioni nelle quali palpitava, rinnovata dalla verve francese, l’eredità dei Balletti Russi di Diaghilev, l’incontro guizzante tra la tradizione accademica e lo scintillio della rivista, il palcoscenico e il cinema, la memoria e la modernità. Ci ha lasciato domenica, a 87 anni, colpito da leucemia fulminante a Ginevra, dove si era ritirato da qualche anno con la moglie e musa di una vita, Zizi Jeanmaire, assistito dalla figlia Valentine e dal danzatore e grande collaboratore Luigi Bonino. Quella Ginevra da dove partiva quando poteva per seguire la vita dei suoi capolavori nei teatri del mondo.
ZIZI– (Parigi, 29 aprile 1924 – Ginevra, 17 luglio 2020)
Ma chi era questo mago seduttivo della danza che creò e rimontò i suoi balletti per Nureyev, Baryshnikov, Alessandra Ferri, Massimo Murru, Roberto Bolle e tanti altri?
Era nato il 13 gennaio del 1924 a Villemomble, da padre francese e madre italiana. Il padre aveva una piccola brasserie, la mamma, una Repetto di Genova, avrebbe messo il suo marchio sulle scarpette a punta tra le più note del balletto. Nel 1933 Roland entrò alla Scuola dell’Opéra di Parigi dove incontrò, ragazzino, Zizi. Nel 1940 è ballerino della compagnia dell’Opéra, ma quattro anni dopo se ne va. Petit non era artista da vivere solo nella grande tradizione. È il 1944 e al teatro Sarah Bernhardt presenta la sua prima coreografia. Ha successo, il padre lo finanzia e nel 1945 Petit fonda i Ballets des Champs-Elysées. È nuova vita.
Una delle ultime volte che lo incontrammo alla Scala, così ripercorse la sua feconda carriera: «Che periodo, quegli anni Quaranta! Quando i tedeschi lasciarono la Francia, decisi di andarmene dall’Opéra. Avevo vent’anni e molta sete di libertà. Volevo fare coreografia. Il mio primo titolo fu Les Forains e poi le Jeune Homme et la Mort, Carmen… Sì, ho lavorato senza posa, nel cinema, a Hollywood, nella rivista, poi di nuovo all’Opéra di Parigi, e 25 anni con i Ballets de Marseille… Ora giro tutto il mondo come free-lance. I never stop».
Pensare a Petit è avere negli occhi di un colpo almeno due titoli e sono di quelli già citati, perché emblema della sua grandezza: Le Jeune Homme et la Mort e Carmen.
Il primo è del 1946. La storia è di Jean Cocteau.
Petit, giovane e coraggioso, bussò alla porta dello scrittore e gli chiese un soggetto. Lo ottenne e ne fece un balletto strepitoso, icona dell’esistenzialismo.
” 17 minuti all’ombra di Parigi sulla Passacaglia in do minore di Bach, un uomo che aspetta nervosamente una donna steso sul letto disfatto, lei non lo ama più e lo porterà alla morte “. Il primo a danzarlo, nel 1946, fu Jean Babilée, poi c’è stato Nureyev, Baryshnikov, Dupont, Luigi Bonino, Roberto Bolle.
E la diabolica donna in abito giallo ha avuto il volto di Nathalie Phillipart, Zizi Jeanmaire, Alessandra Ferri, Darcey Bussell.
Un pezzo ruvido e modernissimo.Carmen, 1949. Una Carmen con i capelli tagliati alla maschio, le gambe lunghe di Zizi, abbigliata in guepière. Una Carmen che avrebbe fatto scandalo con la scena della camera da letto, danzata sulle punte da cima a fondo, eppure esplicita nell’atto di un amore che fisicamente si consuma. Petit: «Volevo una Carmen con lo charme di Merimée, la foga di Bizet, la tecnica del balletto contemporaneo che mi ha sedotto dalla mia giovinezza». Un atto e cinque scene, una Zizi che fece scalpore. Ricorda: «nello spazio di una sera sono passata dal ruolo di soubrette a quello di femme fatale». Un pezzo firma.
Intanto Petit aveva fondato una nuova compagnia, Les Ballets de Paris. Nel ’51 le Jeune Homme et la Mort entrò nel repertorio dell’American Ballet Theatre.
Dall’anno seguente Petit è a Hollywood per vari film: «Ho ancora nel cuore – ricordava a Milano – l’emozione di quando ho lavorato con Fred Astaire in Papà Gambalunga: Astaire non faceva passi, era la danza». Balletti, operette, riviste, l’effervescente Mon truc en plumes del ’61 per la splendida Zizi.
Petit è ormai chiamato ovunque. Firma coreografie per Nureyev e Fonteyn, per Luciana Savignano e ancora Nureyev crea Estasi, nel ’70 dirige l’Opéra di Parigi per sei mesi, ma l’incarico gli sta stretto e lascia. È un artista indipendente nell’animo da sempre.

Nel 1972, un’altra svolta. Si apre l’avventura dei Ballets de Marseille: 25 anni incredibili che vedono il debutto nello stesso ’72 di Pink Floyd Ballet, ripreso di recente alla Scala. Lo spettacolo va in scena al porto di Marsiglia, musica dal vivo del famoso gruppo rock, danza sfolgorante che segna un nuovo inizio.

Come non ricordare tra i tanti altri titoli ancora almeno la rivisitazione spumeggiante di Coppelia, il Pipistrello con un’incantevole Alessandra Ferri, Notre Dame de Paris o Chéri per Fracci e un giovane Massimo Murru?

Più di cinquanta creazioni, per un percorso che ha visto Petit presente a più riprese in Italia, molte alla Scala, anche grazie al rapporto di profonda stima con Elisabetta Terabust. L’ultima sua volta da noi è stata a Roma, all’Opera, il dicembre scorso, in occasione di una serata a lui dedicata: con quello stile che gli anni non avevano fiaccato, uscì in scena, sommerso di applausi. Un momento che oggi ha il sapore di un affettuoso addio.

 

 

(Original Caption) Famed French ballerina, Renee Jeanmarie, and her husband of three days, Roland Petit, are shown at Idlewild Airport on their arrival New Year’s Day. Childhood friends and dancing partners, the couple flew in from Paris to fulfill engagements in New York and Hollywood.

1950 — pare subito dopo il loro matrimonio

Aeroporto Ildewild fino al 1960 era il nome dell’Aeroporto di New York, in seguito nominato John F. Kennedy ( JFK )

 

 

foto da Getty Images:

https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=roland+petit&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Froland-petit

 

 

 

Esquisse pour la salle des mariages de la mairie de Villemomble: Paysage: les hauteurs de Villemomble vers Rosny-sous-Bois, 1902. View of Villemomble near Rosny-sous-Bois in France, now a suburban area of Paris. Artist Eugène d’Argence. (Photo by Heritage Art/Heritage Images via Getty Images)

da : Getty Images

***Villemomble  –  dipartimento della Senna-Saint-Denis nella regione dell’Île-de-France

 

 

un famoso manifesto di Eugène d’Argence– da: Mutual Art / link

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4 risposte a Il Bolero di Ravel inscenato dal grande ballerino e regista francese: Roland Petit ( Villemomble, 1924 / Ginevra, 2011 ) e da sua moglie Zizi – vedi sotto+ altro

  1. labarbara scrive:

    Grazie , mi hai azzurrato la giornata.
    ti abbraccio
    labarbara

    • Chiara Salvini scrive:

      cara LABARBARA, AZZURRARE è un aggettivo da chiamare subito ” La Crusca ” perché l’ammettano immediatamente nell’italiano poetico, ciao ma belle e cara, brù

  2. uiuilibrio scrive:

    Splendido quel balletto: si vorrebbe che non finisse più.

    • Chiara Salvini scrive:

      anche Barbara, penso ! Lei ha inventato la parola ” azzurrare “.. vedi il contesto se vuoi nel suo commento al balletto.. anche lei, come noi, e dire ” quasi ” tutti ” avrebbero bisogno di un po’ di gioia-tenerezza- familiarità, qualcuno che ci prenda un po’ in braccio e ci faccia un po’ di culla ( reciprocamente )- Mi è venuta in mente una canzone d’amore brasiliana che metto subito.

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