21 FEBBRAIO 2013 RICEVO DA “CASA AFRICA ONLUS”: +++++ ARABIA SAUDITA: PER LA PRIMA VOLTA LE DONNE ENTRANO IN POLITICA, 27 GENNAIO 2013

ARABIA SAUDITA. “Quote di genere”, per la prima volta le donne entrano in politica
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gennaio 27, 2013

ARABIA SAUDITA. “Quote di genere”, per la prima volta le donne entrano in politica


Il decreto reale di re Abdullah, pubblicato l’11 gennaio scorso, ha stabilito che d’ora in avanti il 20% dei 150 componenti della Shura saranno donne. Si tratta di un Consiglio Consultivo i cui membri sono designati ogni quattro anni dal re. L’organismo non ha poteri legislativi ma può solo sottoporre proposte di legge al monarca, che è l’unico ad avere il potere di legiferare. Può inoltre esprimere pareri su questioni, anche di politica estera, sottoposte dal re, dare interpretazioni delle leggi e convocare i ministri per avere spiegazioni sulla loro politica.
La forma di governo dell’Arabia Saudita è la monarchia assoluta, governata dai discendenti del sultano del Najd, ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd (Dinastia Saudita) che nel 1924-1925, con l’appoggio britannico, mosse alla conquista del Hijaz assicurandosi il controllo dei luoghi santi della Mecca, e nel 1927 ottenne dalla Gran Bretagna l’indipendenza del regno (Trattato di Jedda). La scoperta nel 1938 di ingenti giacimenti petroliferi nel Najd, sfruttati grazie ai capitali e ai tecnici americani, ha reso l’Arabia Saudita il principale produttore di greggio. L’Arabia saudita è ancora oggi il principale alleato mediorientale degli Stati Uniti. Enciclopedia Treccani.it (Dizionario-di-Storia).
Nel paese non esistono elezioni parlamentari né esistono partiti politici. Le leggi fondamentali del Regno si basano su quella islamica, Sharīʿa. Tuttavia re Abdullah bin Abdul Aziz, definito un cauto progressista, nel 2005 ha introdotto le elezioni municipali (l’unico tipo di elezioni permesse), e nel settembre del 2011 ha annunciato che le donne (forse) potranno votare e addirittura candidarsi a quelle del 2015 osservarioiraq
Il vento della primavera araba lambisce l’inaccessibile Arabia Saudita. Nel 2011 un gruppo di 60 intellettuali lanciò una mobilitazione in Rete, per boicottare le elezioni allora in corso, dopo che il Majlis al Shura, l’Assemblea consultiva che propone riforme al re, raccomandò di autorizzare il voto alle donne, ma non di farle candidare alle elezioni locali.
Il 17 giugno 2011 si tenne la prima giornata nazionale di protesta contro il divieto alla guida, capeggiata dalla giovane attivista Manal al-Sharif, fondatrice del movimento “Women to Drive” divenuto poi parte della più ampia iniziativa “My Right to Dignity”.
Il dicembre scorso il Ministero del Commercio e dell’Industria ha permesso la registrazione all’Ufficio di Gestione dei servizi pubblici di donne saudita. Anche questo rappresenta un passo avanti in un paese dove sono numerose le donne imprenditrici con lauree e specializzazioni in ingegneria, business legale e altro, ma a cui non viene data la possibilità di esercitare tali professioni arabpress.eu.
Nel maggio del 2010 il re e il principe Sultan si sono fatti fotografare insieme a quaranta donne partecipanti al National Dialogue Forum, quasi tutte a volto scoperto. Secondo Siraj Wahab, un caporedattore di Arab News, “molte persone dicono che la foto è un messaggio simbolico alla nazione, che è venuto il momento per le donne di essere riconosciute”asianews
A smuovere le acque stagnanti della società saudita ha contribuito anche la componente femminile della famiglia reale tra cui, in particolare, la giovane figlia del re Adila, nota per il suo impegno per i diritti delle donne contro le violenze domestiche, nonché alcune ricche e potenti donne saudite come l’imprenditrice Khood al Dukheil o Lubna Olayan a capo di una grande banca unimondo.org
L’ingresso delle donne in politica è un passaggio molto importante in un Paese in cui le donne non possono ancora viaggiare, lavorare o subire interventi medici senza il permesso formale di un maschio di famiglia ed alle quali è vietato guidare l’automobile.

Tuttavia Human Rights Watch denuncia che il decreto del re, al di là dell’apertura alle donne, non cambia nulla, in un Paese dove la monarchia assoluta non è stata scalfita dalla Giornata della Collera, duramente repressa e poi messa a tacere con una manovra economica da 15 miliardi di dollari che ha ignorato del tutto la transizione richiesta verso la monarchia costituzionale lettera43.it .

 

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