+++ Francesco Cancellato @fcancellato, direttore di Fanpage — 11.55 — 21 giugno 2024 –grazie ! – INTERVISTA AL PROF. LUCIANO CANFORA A PROPOSITO DEL SERVIZIO DI FANPAGE SULL’ORGANIZZ. GIOVANILE DI FRATELLI D’ITALIA + link con l’inchiesta al fondo

 

 

da :

FANPAGE.IT / CULTURA —

21 GIUGNO 2024– 11.48

https://www.fanpage.it/cultura/luciano-canfora-di-questo-passo-la-nuova-classe-politica-italiana-crescera-con-riferimenti-a-salo-e-nazismo/

 

Luciano Canfora: “Di questo passo la nuova classe politica italiana crescerà con riferimenti a Salò e nazismo”

Il professore Luciano Canfora ha spiegato a Fanpage perché è pericoloso che la futura classe politica del Paese cresca con riferimenti alla repubblica Sociale e al Terzo Reich.

 

A cura di Francesco Raiola

 

Luciano Canfora è filologo, storico, grecista, saggista, autore di numerosi libri che trattano l’evoluzione della Democrazia, ma anche di Fascismo, come, tra gli altri, “La Democrazia. Storia di un’ideologia” (Laterza), “Giulio Cesare. Il dittatore democratico” (Laterza), “Il fascismo non è mai morto” (Dedalo).

 

 

Partendo dall’inchiesta di Fanpage Gioventù meloniana, Canfora, professore emerito dell’Università di Bari, ha parlato del rischio che la futura classe politica del Paese possa crescere con riferimenti ideologici alla Repubblica Sociale e al Terzo Reich, ma anche di Democrazia, della differenza tra Fascismo e Nazismo, di Premierato e anche della difficoltà di condannare chi inneggia alla X Mas.

 

 

Professore, nell’ultima inchiesta di Fanpage si vedono giovani di Gioventù Nazionale inneggiare al fascismo e al nazismo. Crede che si possano ridurre a semplice folclore oppure fanno parte di un’ideologia a cui dovremmo fare attenzione?

Il fatto stesso che si tratti di persone nate 20 anni fa, cioè dopo l’anno 2000, che però continuano ad avere mentalmente un riferimento così esplicito al Fascismo, nelle sue varie forme, dimostra che la tradizione fascista è molto forte, si tramanda, talvolta estende la sua influenza, quindi chi parla di folclore si vuole bendare gli occhi. È il fatto stesso di questa lunga durata che dovrebbe illuminare gli scettici.

 

 

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In più potrebbero essere la nostra futura classe dirigente…

Non so se sarà dirigente, ma certamente politica, quindi faremo i conti con persone il cui universo mentale, a ottanta anni dalla fondazione della Repubblica Sociale, ancora si richiama alla Repubblica Sociale, cioè al Terzo Reich.

Lei sostiene che allargando il significato di Fascismo a totalitarismo – come fanno molti politici per uniformare tutto – il rischio è che si perda il significato reale del termine Fascismo. Ci spiega perché è pericoloso questo slittamento semantico?

Intanto, come dice un pensatore famoso che si chiamava Hegel, nella notte tutte le vacche sono grigie e quindi non si distinguono, per cui la confusione non aiuta a capire. Quanto alla categoria abbastanza fatua di totalitarismo, dentro chi ci mettiamo? Ci mettiamo Garibaldi, che assume la dittatura quando arriva a Napoli? Ci mettiamo Robespierre e il Comitato di salute pubblica? Ci mettiamo Peron? Ci mettiamo Giulio Cesare? Ci mettiamo Bismark? Soltanto gli stupidi pensano che con una parola che non dice nulla, che non distingue, che non connota, che non specifica, si liberano del problema dicendo “tutti i cattivi, tranne noi”.

Per entrare più nello specifico, poi, in molti, quando gli si chiede di stigmatizzare il fascismo, tirano in ballo il Comunismo: ci può raccontare se questa similitudine ha senso o perché l’equiparazione non ne ha, soprattutto in Italia?

Dunque, c’era un uomo famoso per la sua serietà che si chiamava Alcide De Gasperi, lo avrete sentito certamente nominare, il quale, tra l’altro, non è mai stato affiliato a movimenti a carattere comunistico: nel luglio del 1944 egli parla al Teatro Brancaccio a Roma, liberata da un mese e mezzo, era l’inizio di giugno 44, dove fa un grande comizio per la prima volta nella città che era stata sotto i tedeschi. Il suo è un discorso di prim’ordine in cui mette in chiaro i punti di contatto con le altre forze politiche e a un certo punto, come è ovvio, parla del Movimento comunista e della Russia Sovietica e dice: mentre Mussolini e Hitler varavano leggi razziali fondate sulla presunta superiorità di alcuni su altri, nell’Unione Sovietica centinaia di etnie diverse coabitavano affratellate e posso dire, soggiunge De Gasperi, che questo è vero cristianesimo. Allora, lasciamo la parola De Gasperi e non andiamo dietro, non so, a David Sassoli che al Parlamento Europeo fece passare quella strampalata delibera di equiparazione fra stalinismo e nazismo. Io preferisco De Gasperi che ha detto in modo semplice e chiaro la cosa principale, ovvero che la differenza fra Fascismo in tutte le sue facce, che vuol dire suprematismo, nazionalismo sfrenato etc, e Comunismo, che vuol dire fratellanza umana, è un abisso un po’ più grande dell’Oceano Pacifico.

 

Parliamo di idee, perché talvolta l’applicazione di quelle idee hanno avuto risvolti vari…

No, non parliamo di idee, parliamo anche di applicazione, perché mentre nella cosiddetta – e sempre venerata da alcuni impreparati politicamente – grande democrazia americana, ancora adesso un poliziotto può prendere un nero e strangolarlo, mentre nell’Unione Sovietica si fondò l’Università Lumumba, nel nome del grande combattente congolese per la libertà del Congo ex belga, che fu università internazionale per tutti i giovani provenienti dai Paesi ex coloniali, quindi questa favola che le idee sono buone ma poi i cattivissimi non le applicarono serve per scaldare i cuori dei reazionari, ma non serve per capire la Storia.

 

Lei ricorda come Fascismo non fu solo le leggi razziali, è troppo facile stigmatizzare il Fascismo solo dalle leggi razziali e dall’ingresso in guerra, ma anche quello che venne prima (il ’19, il biennio 21-22, il quadriennio contrassegnato dall’omicidio Matteotti): cosa si può rispondere a chi dice che il Fascismo è finito, passato e che non tornerà più?

Intanto dire che è troppo facile partire dal ’38 con le leggi razziste, se posso permettermi, non è una formulazione molto precisa, perché il razzismo dei fascisti e di Mussolini in prima persona incomincia da molto prima delle leggi razziali. Per dire, la guerra coloniale, l’uso dei gas, contro l’Etiopia fu un esempio clamoroso di massacro di un popolo considerato inferiore, ma non ci fu soltanto la guerra coloniale: ancora prima il mondo ebraico era considerato ostile, il mondo dei neri e di altre popolazioni del globo considerato inferiore, quindi il razzismo accompagna il fascismo dall’inizio, perché è una categoria mentale inerente alla loro forma mentis.

 

C’è una Letteratura che ce lo ricorda, penso a Italiani, brava gente di Del Boca…

Certamente Del Boca ha fatto un grandissimo lavoro, ma potrei dire che c’è anche uno studioso italiano che si chiama Giorgio Fabre, che per Garzanti ha pubblicato qualche anno fa un tomo di 500 pagine, documentatissimo, intitolato “Mussolini razzista” che parte da quando lui era ancora socialista, perché nel cultura tardo-positivistica, che era fondata su elementi chiaramente naturalistici, pseudoscientifici, il razzismo trionfava.

Stiamo attenti a dire che Mussolini è andato fuori di testa negli ultimi anni e prima non c’era male, perché quel fuori di testa, nel senso di razzismo consapevolmente praticato, comincia da molto prima. Dopodiché ci sono le altre varie fasi, quindi l’opportunismo di mostrarsi rivoluzionario e nazionalista al tempo stesso, ed è il biennio nero 21/22, l’opportunismo di avere i carabinieri al proprio fianco che fingono di non vedere e quindi arrestano soltanto i socialisti, l’opportunismo di essere repubblicano andare dal Re e dire “Maestà le porto l’Italia di Vittorio Veneto” e ricevere l’incarico di fare un Governo nel quale entrano i liberali, i popolari, i democratici e restano fuori i socialisti e i comunisti. Poi naturalmente i finti attentati, come quello di Bologna 31 ottobre del ’26, il più clamoroso, che portano alla scelta – che il Re avalla e contro firma – delle leggi eccezionali dando il via alla dittatura apertamente tale, poi comincia la guerra coloniale, l’affiancamento alla Germania, la spinta bellicista, l’entrata in guerra e l’asservimento al Terzo Reich, dopo il 25 luglio, quindi questa è una storia con molte fasi, una peggio dell’altra.

 

Quando dicevo “è troppo facile” lo facevo perché chi giustifica gli anni prima delle Leggi razziali dicendo che è da quel momento che poi il fascismo cambia faccia…

Lo so, lo so, il duo Berlusconi Fini, quando si abbracciarono e fecero insieme il governo nel 1994, sdoganarono l’80% per cento del Fascismo con quella formula strampalata e molto incolta.

 

Quali sono, secondo lei, gli aspetti che oggi devono tenerci in guardia dal possibile ritorno di atteggiamenti che hanno a che fare col fascismo?

Il problema riguarda molti altri Paesi, per dire: i due candidati che si contendono la presidenza degli Stati Uniti d’America – e quindi uno dei due alla fine sarà presidente – si accusano reciprocamente di essere fascisti. Quando Trump ha avuto una delle sue condanne ha detto che viviamo, ormai, in un paese fascista. Biden, dopo qualche sortita di Trump, ha dichiarato “quello lì è un pericolo per la sopravvivenza della democrazia”, quindi abbiamo due fascisti che si combattono, stando alle loro parole naturalmente. Poi abbiamo il presidente dell’Argentina, su cui stendiamo un velo pietoso, anche perché alle spalle ha una tradizione in cui il fascismo ha svolto un ruolo molto notevole, abbiamo i Colonnelli Greci, la storia della Spagna fino alla metà degli anni Settanta, quindi dire che soltanto i sognatori parlano di un fascismo che continua dopo il 1945 è un errore direi, tutto sommato, in malafede.

E in Italia?

Nella specifica storia nostra italiana, la questione non è nata l’altro giorno, credo che anche le persone più giovani si ricordino che cosa è stata la “trama nera”, che cosa è stata Piazza Fontana, cosa sono stati i servizi deviati, che cosa è stato il tentativo di golpe di Borghese, che quasi è riuscito ed è arrivato nei sotterranei del Viminale e ci ricordiamo anche che quando si cominciano a picconare gli organi di controllo dello Stato, quando si sovverte la Costituzione, cambiandone l’impianto in direzione di tipo chiaramente autoritario, bonapartistico, siamo in una delle tappe del fenomeno fascistico.

 

Fascistico?

Io adopero l’aggettivo fascistico e non fascista perché fascistico vuol dire di tipo fascista, fascistoide.

 

Quando dice “picconare gli organi di controllo dello Stato” sta parlando del Premierato?

Il cosiddetto Premierato non si è capito cosa sia, si è capito soltanto che è un tentativo di carattere vagamente plebiscitario, ovvero dare più potere all’esecutivo attraverso la sceneggiata delle elezioni diretta, togliere molto potere al Presidente della Repubblica e a questo punto dare al Parlamento un ruolo meramente di parata. Non dimentichiamoci che il cavaliere Mussolini, che ebbe dal Re il piacere di fare il governo nel novembre ’22 novembre, tra le primissime cose che fece, all’inizio del ’23, fu cambiare la legge elettorale – la legge Acerbo -, che era proporzionale, rendendola ultra maggioritaria, creò il listone liberal-fascista, emanò una serie di leggi che toglievano spazio al capo dello Stato, cioè al Re, e passavano prerogative al capo del Governo, che era lui. Quindi il Premierato, nonostante la confusione linguistica e concettuale di cui si attornia attualmente, è nella scia di quei fenomeni che ho appena descritto.

Professore, come mai non riusciamo a indignarci quanto basta per chi inneggia alla X Mas?

Perché anni e anni di equiparazione tra Comunismo e Fascismo e altre bestialità del genere, di disprezzo e ironia nei confronti del concetto di antifascismo, attraverso i mezzi di comunicazione, attraverso i giornali, attraverso mille rivoli, ha reso l’opinione pubblica totalmente insensibile a questo problema, tranne minoranze avvertite. Quindi il compito è un po’ più difficile di 30 anni fa.

Esiste anche un problema di conservazione della memoria di un periodo che alcuni vedono lontano?

Più che lontano direi abbellito in vario modo. Ci sono vari modi per abbellirlo, per esempio negli anni 70, mentre era in atto la trama nera, giusto per citare un fatto macroscopico della nostra Storia, molti dotti uomini, studiosi di sociologia e anche di Storia, cominciarono a dire che in fondo il fascismo era anche la fase della modernizzazione dell’Italia post-liberarle, quindi sullo stesso piano americano del New Deal americano, dello Stato Sociale weimeriano: questa era la via scientifica alla cauterizzazione dell’opinione pubblica. Contemporaneamente c’erano i vari Giulio Caradonna (che fu repubblichino e parlamentare missino, ndr) che facevano il loro mestiere aggressivo, sia in Parlamento che fuori, con le botte ai giovani antifascisti, la complicità con i servizi segreti deviati, insomma tutto quello che sappiamo. Insomma, esistono due vie diverse, quella pseudo scientifica e quella manesca per cancellare la vera faccia del Fascismo.

 

 

Continua a leggere su Fanpage.it

vi consiglio di dare un’occhiata perché sembra davvero un giornale online fatto bene e progressista

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NOTA :  chi volesse, qui può vedere l’intera puntata di ” Piazza Pulita “, l’ultima del 13 giugno 2024 — dedicata principalmente a rendere nota l’inchiesta fatta da Fanpage sulla Gioventù  Organizzata dentro il partito Fratelli d’Italia cui Meloni si rivolge proprio all’inizio con ” Siete stupendi !”

Ci sono anche altre cose buone come – all’inizio – l’intervista a Michele Serra, e – anche quella alla Schlein – mi è sembrata migliore di altre;  in questa, se non ricordo male, è chiamato a dire qualcosa anche Prodi.

 

PIAZZA PULITA – 13 GIUGNO 2024

https://www.la7.it/piazzapulita/rivedila7/piazzapulita-puntata-del-1362024-14-06-2024-547750

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Oggi è il compleanno di Mario Bardelli e in questi giorni — credo –anche di Roberto Rododendro, due dei ” grandi artisti ” che come angeli assistono il nostro blog– AUGURISSIMI DI ” UNA LUNGA STRADA DI PACE DAVANTI A VOI ” !

 

 

 

 

 

 

di regalo, a Mario, facciamo suoi disegni che forse non ricorda più –
– vedendoli sì —
dei quali fare una mostra : glielo suggeriamo dal 2018 !
Dal titolo : Tombini & Varie 

Sulle foglie suo fratello Andrea aveva espresso il progetto di almeno un Haiku..

 

 

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a metà della mostra – solo suggerita – ci stanno bene alcuni versi di Roberto:

 

 

Seduti sulle panche

sotto il sole

Aspettano pazienti

il giorno dopo.

( 2024 )

 

 

 

Se tu sentissi dire
da qualche conoscente
tra una chiacchiera e l’altra
com’è d’uso nei salotti
tra un bicchiere di vino
e la tartina al salmone

Se tu sentissi dire
che sono morto…..

– Sarà qualche anno ormai
di incidente d’auto
d’infarto
o qualche strana malattia
certo fu cosa improvvisa
se non proprio imprevista
beveva molto correva troppo
non badava affatto a se stesso –

Se tu sentissi dire
in quel salotto di gente normale
vino bianco coktail caviale
poltroncine traballanti
divani consumati
– s’era lasciato andare
viveva all’incirca gli ultimi tempi
scriveva poesie su fogli sparsi
e le buttava via
Lo incontravi nei bar
spesso trasandato
piuttosto inconsistente –

Se tu sentissi dire
tra risatine smorzate
velate maldicenze
di chi continua a vivere
la vita indifferente
– non voleva invecchiare
non sapeva accettare
il tempo che ci resta
Troppo spesso s’è voltato
a guardare………….
Era questo il suo male –

Se tu sentissi dire
con alzata di spalle
con rassegnazione evidente
– Raccontava d’esser stato tradito
da chi? Da che cosa?
Come tutti d’altronde
come capita sempre –

Se tu sentissi dire
che sono morto
e così stranamente ho vissuto
Tu che di me così poco sai
ormai
perché come un alito sono passato
e come un sospiro sono rimasto
sfumato e vago nella tua memoria

Tu che anche tu
m’hai tradito incosciente e leggera

tu che di me ti rimane solo
un lontano ricordo
così lontano al punto d’apparire
necessariamente dolce
necessariamente vero

Ti prego
forse anche ti scongiuro
tieni stretto il tuo ricordo
così lontano così diverso
e non parlare
non dire nemmeno una parola

Tu
trattieni per te quel che di me ti resta
perché è tutto ciò che resterà di me.

 

Roberto Rododendro

 

 

 

 

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Mauro Biani @maurobiani – 17.14 — 21 giugno 2024 — grazie caro Mauro !

 

#Italia #autonomiadifferenziata
#divisione #piccolepatrie #egoismo

 

#irrilevanza

Risorgimento.

Oggi su  @repubblica

 

 

 

 

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Due libri : ” L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa ? ” – di Philip Zimbardo, Cortina 2007 + Zygmunt Bauman, Le sorgenti del male, Erikson, 2013 — appena un suggerimento, sul quale – spero – torneremo.

 

 

L'effetto Lucifero

 

L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?

 

Cosa fa sì che i buoni diventino cattivi? Philip Zimbardo, noto come l’ideatore dell’Esperimento carcerario di Stanford, racconta qui la storia di questo studio. A un gruppo di studenti furono attribuiti a caso i ruoli di “guardia” e “detenuto” in un ambiente carcerario simulato. Dopo una settimana lo studio fu interrotto perché quei normalissimi studenti si erano trasformati in guardie brutali e in detenuti emotivamente distrutti. Zimbardo descrive come certe dinamiche di gruppo possano trasformare in mostri uomini e donne perbene e ci permette di comprendere meglio fenomeni di estrema crudeltà, dalla disonestà delle multinazionali a come soldati americani prima degni di stima siano giunti a perpetrare torture su detenuti iracheni ad Abu Ghraib.

 

 

 

 

una recensione:

 

EFFETTO LUCIFERO – LA PSICOLOGIA DEL MALE

Di Ambrogio Giordano– ( notizie nel link )

 

La teoresi della psicologia del male si deve al Dr Philip Zimbardo, uno psicologo americano figlio di immigrati siciliani cresciuto nel Bronx, ancora oggi Professore Emerito di Psicologia all’Università di Stanford.

Egli nel famoso esperimento, noto come Stanford Prison Experiment, ideò, con un team di psicologi dell’Università di Stanford, dal 14 al 20 agosto del 1971, uno specifico contesto con l’intento di studiare il condizionamento operato dalle istituzioni sul comportamento dell’individuo in un gruppo strutturato.

Riprodusse perciò in modo fedele l’ambiente di un carcere e per far ciò Zimbardo si rifece alle idee di Gustave Le Bon, studioso francese del comportamento sociale del primo Novecento.

In particolare la ricerca fu incentrata sulla Teoria della Deindividuazione, secondo la quale gli individui inseriti in un gruppo coeso costituente una folla, tendono a perdere l’identità personale, la consapevolezza, il senso di responsabilità, alimentando la comparsa di impulsi antisociali e violenti verso cose e persone.

L’esperimento consisteva in una simulazione di vita carceraria condotta su 24 volontari che dovevano ricoprire i ruoli di prigionieri (12) e di guardie (12) per un periodo di 2 settimane. Fra i 75 studenti universitari che risposero a un annuncio apparso su un quotidiano che chiedeva volontari per una ricerca, gli sperimentatori ne scelsero 24, maschi, di ceto medio, fra i più psicologicamente equilibrati, maturi, e meno attratti da comportamenti sociali devianti.

I volontari furono ulteriormente selezionati sottoponendoli ad un test psico-attitudinale al fine di scartare tutti coloro che potevano presentare potenziali problemi di personalità, devianze comportamentali e atteggiamenti violenti e furono in seguito assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o a quello delle guardie. Zimbardo assunse il ruolo di direttore del carcere. I prigionieri indossarono ampie divise sulle quali era applicato un numero, sia di fronte che dietro, un berretto, e una catena a una caviglia.

Dovevano inoltre attenersi a una rigida serie di regole. Le guardie, invece, indossarono uniformi color kaki, occhiali da sole a specchio che impedivano ai prigionieri di guardare loro negli occhi, erano dotate di manganello, fischietto e manette, e fu concessa loro un’ampia discrezionalità circa i metodi da adottare per mantenere l’ordine.

Zimbardo associò ad ogni ruolo dei simboli distintivi, abbigliamento ed accessori avevano lo scopo preciso di mettere entrambi i gruppi in una condizione di deindividuazione. L’esperimento iniziò con la simulazione, assolutamente realistica, dell’arresto dei futuri prigionieri che furono prelevati dal dormitorio dell’Università di Stanford da veri poliziotti e tradotti in carcere.

Dopo solo due giorni si verificarono i primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all’interno delle celle inveendo contro le guardie che reagirono iniziando opere di intimidazione e umiliazione, cercando di spezzare i legami tra i prigionieri. Questi vennero costretti a pulire le latrine a mani nude, a defecare in secchi che non avevano il permesso di svuotare, a simulare atti di sodomia, a cantare canzoni oscene e spesso venivano denudati.

I detenuti tentarono di evadere e tale fuga venne sventata con difficoltà dalle guardie e dal direttore del carcere. Dopo 36 ore, delle crisi di nervi colpirono i prigionieri e uno di essi sentì la necessità di lasciare la sperimentazione. Dopo 5 giorni i detenuti mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: erano docili e passivi e il rapporto con la realtà si stava deteriorando, mostrando seri disturbi della sfera emotiva. Le guardie continuarono a praticare comportamenti vessatori e sadici dimostrando anch’essi un distacco dalla realtà anche nel loro ruolo.

Sia le guardie che i prigionieri si erano identificati in maniera forte e impressionante sia nel ruolo che nel contesto, per quanto riguarda i secondi, pur soffrendo, questi ultimi non presero in considerazione l’idea di lasciare l’esperimento ma continuarono a rimanere nella prigione intraprendendo continui tentativi di evasione.

Dati gli esiti drammatici, al sesto giorno Zimbardo decise di troncare l’esperimento con grande sollievo dei prigionieri e conseguente amarezza da parte delle guardie.

A seguito degli esiti sperimentali inattesi e sconcertanti, Zimbardo sostenne che le straordinarie trasformazioni avvenute negli individui resi capaci di commettere azioni mostruose è dovuto a ciò che egli denomina “Effetto Lucifero”, risultato dell’interazione tra fattori disposizionali quali conformismo e assenza di senso critico e fattori situazionali e sistemici propri del contesto. Il sistema sociale influenza le due variabili prima menzionate e definisce le norme implicite o esplicite che prescrivono come agire, fornendo i ruoli cui gli individui devono attenersi supportandoli e legittimandoli dal punto di vista delle risorse, dell’ideologia e delle regole dell’azione contestuale.

L‘Effetto Lucifero identifica il “contenitore malvagio” nel quale alcuni individui si trasformano in bruti, adottando un comportamento efferato, mentre altri ne subiscono gli effetti, reagendo successivamente anche loro in modo violento e brutale, generando così nel medesimo contesto deviato, gruppi sociali divisi e in competizione tra loro. La teoria dei “barili cattivi” analizza gli aspetti organizzativi per spiegare comportamenti scorretti e deviati dei dipendenti sul posto di lavoro.

Ampliando il concetto su scala macro sociale il contesto deviato si identifica in un sistema politico-economico fortemente ideologizzato, burocratizzato e retto da un rigoroso sistema gerarchico e funzionale, con una comunicazione di massa controllata, determinando situazioni che fungono da “bad barrel” ( contenitore malvagio ).

 

 

da :

https://avantilive.it/effetto-lucifero-la-psicologia-del-male/

 

 

 

 

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ZYGMUNT  BAUMAN 

LE SORGENTI DEL MALE

 

Le sorgenti del male - Zygmunt Bauman - copertina

di Zygmunt Bauman (Autore)

Young-June Park (Curatore)
Riccardo Mazzeo (Curatore)

Erickson, 2013

 

 

RECENSIONE DI M. LANDO — link al fondo

 

Il potere non unifica e non livella le differenze né verso l’alto, né verso il basso: il potere divide e oppone. Il potere è nemico giurato e soppressore della simmetria, della reciprocità, della mutualità. La forza del potere consiste nella sua capacità di manipolare le probabilità di differenziare le possibilità così come le potenzialità e le opzioni di successo: tutto ciò suggellando le divisioni che ne emergono e immunizzando le ineguaglianze.[1]

 

 

Il volume è diviso in 12 capitoli che affrontano il significato del male inteso come negazione, distruzione del livello morale e comportamentale di ogni individuo con annesse le conseguenze che ne derivano, e che configurano una catena di azioni irrimediabilmente devastanti.

Che cos’è il male nella società odierna? In che modo si determina e si manifesta? Quali sono le cause scatenanti, le spinte, le modalità di aggressione dei tessuti sociali, culturali, ideologici e morali in cui si manifesta e si propaga?

Il saggio parte dalla ricezione degli studi di Adorno che hanno delineato una società occidentale “caratterizzata da forme di dominio interpersonale e da fenomeni di violento rigetto verso tutti i gruppi non integrati nella comunità amministrata”; Adorno punta ad una definizione della “personalità autoritaria” e propone una teoria che si basa fondamentalmente sull’idea di un’“autoselezione del malfattore,” determinata da fattori naturali più che culturali che caratterizza il carattere individuale di alcune persone. Cosa spinge un individuo apparentemente normale, in una qualsiasi società e in  circostanze  comuni, a partecipare ad atti violenti o alla perpetuazione di gesta malvagie?

Hannah Arendt, filosofa tedesca, ripercorrendo il processo storico all’origine delle dittature europee, delinea i momenti decisivi di tale processo: antisemitismo, imperialismo e trasformazione plebiscitaria delle democrazie e li interpreta come il risultato di una complessiva “politicizzazione” della cultura moderna. “La banalità del male”  per Arendt sta nel fatto che

le mostruosità non hanno bisogno di mostri, che gli oltraggi esistono anche senza che vi siano personaggi oltraggiosi e che il problema a proposito di Eichmann (crudele sterminatore) era precisamente nel fatto che secondo le valutazioni dei luminari supremi della psicologia e della psichiatria e insieme a lui  numerosissimi suoi compagni  di malefatte,  non era né un mostro, né un sadico ed era invece esorbitantemente, terribilmente e spaventosamente normale.[2]

E qui sta il problema: finché si continuerà a definire “il malvagio” una persone malata, mentre egli è un individuo normale e dotato di una personalità “eccezionalmente desiderabile” che compie atti di questa entità, non potrà esserci una giustizia adeguata, perché la tendenza è quella di scorciatoie che portano ad attenuare ciò che invece non è giustificabile per nulla.

Come sarebbe sicuro e confortevole il mondo, quanto sarebbe gradevole e amichevole se a perpetuare azioni mostruose fossero dei mostri e soltanto dei mostri.[3]

Nel saggio Modernità e Olocausto il genocidio viene interpretato da Bauman come un fenomeno legato  a un “filo doppio alla logica della modernità occidentale e ai suoi spaventosi processi di razionalizzazione frutto dell’incontro tra gli sconvolgimenti sociali provocati dalla modernizzazione stessa fornita all’uomo occidentale.

Bauman delinea altre strade per affrontare il significato del male nella società odierna: l’approccio antropologico e metafisico di Günter Anders: l’interpretazione data dal filosofo tedesco  è incentrata sull’idea di svolta che avviene dopo Hiroshima e Nagasaki: “la coscienza dell’irreversibile vulnerabilità del genere umano e dell’incombente fine del tempo storico, segna una cesura tra la condizione nichilistica di un uomo senza mondo e quella apocalittica di un mondo senza uomo,” tra le possibilità d’invenzione dell’individuo e dei limiti nel controllarne la portata.

Dalle Sorgenti del male di Bauman riflettiamo su argomenti che hanno segnato profondamente il Novecento e che dobbiamo “cementare” perché, come denuncia Liliana Segre in una bella intervista in occasione della Giornata della Memoria, la parola INDIFFERENZA possa essere riportata con fermezza alla luce e non dimenticata, poiché è stato il fiammifero da cui è partito tanto orrore.

 

1] Zygmunt Bauman, Le sorgenti del male, a cura di Yong-June Park, Erickson Saggi sociali, p. 38.

[2] Ivi, 52.

[3] Ivi, 53.

 

 

AUTORE:

M. Lando

 

 

 

 

10 marzo 2014

https://www.criticaletteraria.org/2014/03/bauman-sorgenti-del-male-recensione.html

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Un Ponte Per @UnPontePer – 15.55 — 17 giugno 2024 — AUMENTO DELLE SPESE MILITARI DEI NOVE STATI CON ARMI NUCLEARI — +altri due siti, oltre al primo– tutti importanti da sapere che ci sono e magari seguirli

 

 

UN PONTE PER–

Associazione di solidarietà internazionale attiva in Italia, in Medio Oriente e nei Balcani.

 

 

 

 

Nel 2023 i nove Stati dotati di #arminucleari hanno speso 91 miliardi di dollari per i loro arsenali, pari a 2.898 dollari al secondo e in totale 11 miliardi in più rispetto al 2022. In che modo questo avrebbe reso il mondo più sicuro?

@RetePaceDisarmo

 

 

 

 

 

Rete Italiana Pace e Disarmo

@RetePaceDisarmo
Rete Italiana Pace e Disarmo – Peace and Disarmament Network – Coordinamento di organizzazioni su pace, spese militari, difesa nonviolenta, disarmo umanitario.

 

L’ultimo Rapporto di ICAN

mostra che nel 2023 sono stati spesi 10,7 miliardi di dollari in più rispetto al 2022

 

 

ICAN

@nuclearban

 

Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN). Vincitore 2017

. Collaborare con i governi

e

per vietare le armi nucleari. #nuclearban

Ginevra, Svizzeraicanw.org

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Cenni su Arte Indiana nel Periodo della Compagnia Orientale delle Indie — sec. XVIII + precedenti : Scuola di Patna e Scuola di Moghul

 

 

 

 

 

 

 

Artista:

Shaikh Zayn al-Din

o anche

Sheikh Zain ud-Din

 

 

 

 

 

 

File:Uno scoiattolo volante nano appeso a un Kuru Creeper (6124598027).jpg

Uno scoiattolo volante nano appeso a un Kuru Creeper- 1780

The Impey Album

53 cm x 75 cm

 

Museo d’arte di San Diego

 

 

 

 

non definito

Saras di Sheikh Zainuddin
 en.banglapedia.org
Copia dall’originale in Ashmolean

https://en.wikipedia.org/wiki/Sheikh_Zainuddin#/media/File:Saras_by_Sheikh_Zainuddin.jpg

 

 

 

 

 

Cicogna asiatica dal becco aperto (Anastomus oscitans)
Anastomus oscitans con lumaca

Shaykh Zayn-al-Din, fl. 1777–1782 –
Yale Center for British Art, Fondo Paul Mellon

 

 

 

 

 

 

Cicogna dal collo nero

Cicogna dal collo nero
Zayn-al-Din Shaikh – originale presso l’Ashmolean Museum, Università di Oxford, Regno Unito riprodotto in vari luoghi
Dipinto di un Ephippiorhynchus asiaticus subadulto dello sceicco Zayn al-Din intorno al 1781

 

 

SUL PITTORE  ZAYN-AL DIN SHAIKH

 

Il lavoro di Zainuddin è stato esposto per la prima volta nel 2016 al Royal Albert Memorial Museum di Exeter, come parte della mostra Flower Power.
Successivamente, il lavoro di Zainuddin è stato esposto nel 2019 alla Wallace Collection di Londra , insieme a quello di altri 17 artisti commissionati dalla Compagnia britannica delle Indie Orientali.
Il direttore della Wallace Collection, Xavier Bray, ha detto allo Smithsonian che nei dipinti di Zainuddin “Tutto è incredibilmente preciso e meravigliosamente attento “.

Alla fine del XVIII secolo lavorò sotto Lady Impey, la moglie di Sir Elijah Impey, giudice capo della Corte Suprema di Calcutta. Tra i tre eminenti artisti che portò da Patna per realizzare schizzi realistici di uccelli e animali del suo zoo privato, Zainuddin fu il più importante.  Merita un rango accanto a Shaykh Muhammad Amir di Karaya.

Tutti gli artisti della signora Impey avevano dimestichezza con il decadente stile Mughal Patna Qalam (penna). Quando entrarono in contatto con mecenati e artisti europei adottarono lo stile e la tecnica europei per mantenersi occupati e guadagnarsi da vivere. La maggior parte di questi artisti hanno lavorato utilizzando insieme lo stile Mughal Patna Qalam e la tecnica europea.

Dal 1777 al 1782 Sheikh Zainuddin lavorò sulla carta artistica Whiteman prodotta in Inghilterra per i suoi schizzi ad acquerello trasparenti.
Per i suoi disegni e schizzi colorati ha utilizzato meticolosi tratti calligrafici che ricordano le opere dell’artista della corte Mughal Ustad Mansur. Le opere di Zainuddin respirano un’arma di fusione della pittura tradizionale Mughal con una mescolanza di stile europeo. I suoi disegni di ratti di montagna, pipistrelli appesi, pappagalli, cicogne ecc. servono come interessanti studi zoologici e allo stesso tempo hanno elevate qualità estetiche. Questi sono ora conservati all’Ashmolean Museum di Oxford. [Nazma Khan Majlis]

 

da :

Nazma Khan Majlis- 17 giugno 2021
https://en.banglapedia.org/index.php?title=Zainuddin,_Sheikh

 

 

 

LA SCUOLA DI PATNA

 

La Scuola di Pittura Patna (anche Patna Qalaam , o Patna Kalam ) è uno stile di pittura indiana che esisteva nel Bihar , in India, nel XVIII e XIX secolo.  Patna Qalaam è stata la prima scuola di pittura indipendente al mondo che si occupava esclusivamente della gente comune e del loro stile di vita, il che ha anche aiutato i dipinti di Patna Kalam a guadagnare popolarità.  I centri principali di questo stile erano a PatnaDanapur e Arrah .

 

***  La scuola di Patna Kalam è considerata una derivazione della pittura Mughal o Moghul

 

 

UN QUADRO DELLA SCUOLA DI PATNA

non definito

Bhisti (venditore d’acqua)
Autore sconosciuto –

 

seguono testi e immagini in :
https://en.wikipedia.org/wiki/Patna_School_of_Painting

 

 

 

 

PITTURA MOGHUL 

La pittura Moghul è uno stile di pittura su carta dell’Asia meridionale. Emerse dalla pittura in miniatura persiana (a sua volta in parte di origine cinese ) e si sviluppò nella corte dell‘Impero Moghul tra il XVI e il XVIII secolo. Battaglie, storie leggendarie, scene di caccia, fauna selvatica, vita reale, mitologia e altri soggetti sono stati spesso raffigurati nei dipinti.

 

 

ALCUNI DIPINTI DI PITTURA MOGHUL

 

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AUTORE : Abu’l Hasan
Imperatore Jahangir alla finestra Jharoka del Forte di Agra, c.  1620, Museo dell’Aga Khan

Celebrazioni per l’adesione di Jahangir.
Album di San Pietroburgo, c. 1615–1618, Istituto dei manoscritti orientali dell’Accademia russa delle scienze .

 

 

 

 

Abu’l-Hasan (o Abu al-Hasan ; 1589 – 1630 circa), di Delhi , India, è stato un pittore di miniature Mughal durante il regno di Jahangir.

ALTRI DIPINTI DI QUESTO PITTORE

 

Scoiattoli su un platano (1610 circa).

Uno dei dipinti più famosi associati al nome di Abu al-Hasan, Scoiattoli su un platano , è una rappresentazione della postura e del movimento degli animali. Il dipinto raffigura scoiattoli europei sconosciuti in India . La firma sul dipinto non è chiara, è probabile che i due pittori abbiano collaborato.

 

 

Ritratto di Jahangir (dettaglio) di Abu al-Hasan, 1617

Ritratto di Jahangir (dettaglio) di Abu al-Hasan, 1617.
Abu al-Hasan (1589-1630) – Bonham

 

 

 

Scena di Durbar di Jahangir. Dipinto da Abu'l Hasan, ca. 1615. Acquerello opaco, oro e inchiostro su carta, 16,9 x 12,3 cm. Freer Gallery of Art, Smithsonian Institution, Washington, DC, acquisto F1946.28.

Scena Durbar di Jahangir, 1615 circa.

Dipinto da Abu’l Hasan, ca. 1615. Acquerello opaco, oro e inchiostro su carta, 16,9 x 12,3 cm. Freer Gallery of Art, Smithsonian Institution, Washington, DC

 

 

 

 

 

Abu’l – The St. Petersburg Album – Allegorical representation of Emperor Jahangir and Shah.
Mohammad Sadiq / Abu al-Hasan– 1618

Questo dipinto politico è stato ispirato, secondo Abu al-Hasan, da un sogno. Raffigura Jahangir e Abbas in una situazione in cui l’imperatore Mughal, Jahangir, è in una posizione più potente, in piedi su un leone, abbracciando il più basso Shah Abbas dell’Iran (suo cugino) che è in piedi su un piccolo agnello e non riesce ad allungarsi completamente. In realtà i due erano nemici in contesa per il territorio in Afghanistan e questa scena non si è realmente verificata

 

 

pittura moghul:
https://en.wikipedia.org/wiki/Mughal_painting#Later_paintings

 

abu al – Hasan:
https://en.wikipedia.org/wiki/Abu%27l-Hasan_(artist)

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GIULIANO SANTORO, Uniti per la Costituzione: «Solo così li fermeremo» – IL MANIFESTO 19 GIUGNO 2024 + altro

 

 

IL MANIFESTO 19 GIUGNO 2024
https://ilmanifesto.it/uniti-per-la-costituzione-solo-cosi-li-fermeremo

 

 

Uniti per la Costituzione: «Solo così li fermeremo»

 

LA PREMIÈRE. A Piazza Santi Apostoli uno schieramento largo. E Schlein sfida Meloni: «Cacci i fascisti»

Uniti per la Costituzione: «Solo così li fermeremo»

La manifestazione a piazza Santi Apostoli – Getty

 

Sul palco ci sono tre bandiere: il tricolore, quella dell’Unione europea e quella arcobaleno della pace. Tre simboli che non riescono ad esprimere la pluralità di piazza Santi Apostoli. Allo stesso tempo, il quadrilatero caldo e stipato di gente non riesce a contenere le tantissime persone che sono venute a battere un colpo contro l’autonomia differenziata (che è stata appena approvata al Senato– e oggi alla Camera, nota) e il premierato, che corre spedito alla Camera verso l’approvazione in prima lettura. Dunque, nel nome dell’opposizione alle destre si ritrova una composizione che non si vedeva da anni. È come se all’improvviso sia l’opposizione parlamentare che tante forze culturali, politiche e sociali avessero capito che si è oltrepassata una soglia invalicabile. E che di fronte alle violenze, verbali e fisiche, della destra occorre unirsi.

 

APRE LE DANZE   Marina Boscaino del comitato No Autonomia differenziata, che da anni ha lanciato l’allarme sul progetto di riforma poi sfociato nel ddl Calderoli. «Da questa pizza deve partire messaggio forte e chiaro contro i due progetti eversivi che avvengono in nome dell’egoismo proprietario: ma se saremo uniti per attuare la Costituzione non vinceranno», dice Boscaino che poi delinea alcuni dei prossimi passaggi contro l’autonomia differenziata, dal ricorso alla Consulta alla raccolta delle firme per un referendum abrogativo (  1)  vedi video in fondo, intervento di Marina alla manifestazione).

A questo punto sale sul palco Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista (tra la gente c’è anche Michele Santoro). Anche da lui arriva un messaggio unitario in nome di un obiettivo superiore: «Il nostro posto è in questa piazza perché questa è la piazza della Costituzione nata dalla Resistenza – dice Acerbo – Perché ci sono momenti in cui bisogna essere uniti e unite, questo è uno di quelli». Dopo di lui intervengono le reti degli studenti che lanciano si rivolgono alle destre rampanti e ai manganelli che sono stati agitati nelle piazze nei mesi scorsi. È un messaggio chiaro e potente: «Non abbiamo paura».

RICCARDO MAGI, segretario di +Europa che in Albania ha di recente sperimentato l’allergia al dissenso di Giorgia Meloni in trasferta, individua uno dei frame propagandistici più frequenti della destra: «Non possiamo accettare che si definisca anti-italiano chi si oppone al governo: è esattamente quello che rinfacciavano a Matteotti cento anni fa». Alfonso Gianni, a nome del Coordinamento per la democrazia costituzionale ( 2- nota al fondo ) definisce ancora meglio il progetto in atto: «Vogliono costruire una nuova Repubblica che non sia fondata su antifascismo e Resistenza, per questo Meloni non si dichiara antifascista». E Giuseppe De Marzo per la Rete dei numeri pari, traccia il perimetro della coalizione necessaria: «Per opporsi a questo progetto eversivo in un momento in cui dovrebbero essere ben altre le priorità e le scelte, c’è bisogno di tutte e tutti: realtà sociali, sindacali, partiti, cittadini e cittadine». Walter Massa, presidente nazionale dell’Arci, traccia la relazione tra il mutualismo, associazionismo e argine alle destre: «Bisognerà ancora di più prenderci cura gli uni degli altri», scandisce.

QUANDO SUL PALCO compare il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni e invita a una maggiore «unità» facendo notare che se si fosse stati meno prudenti si sarebbe potuti riempire una piazza ancora più grande, tocca un tasto che fa esplodere la gente, che si mette a cantare spontaneamente «Unità Unità».

ECCO ALLORA che Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, delinea l’identikit delle prossime manifestazioni: «Aspettiamo tutti quelli che si riconoscono nella Costituzione antifascista».

A questo punto arriva Giuseppe Conte, e si capisce che gli applausi gli fanno bene in un passaggio difficile della sua presidenza del Movimento 5 Stelle. Era stato lui, dopo l’aggressione a Leonardo Donno di una settimana fa, a convocare questo appuntamento ed è sempre lui a rivendicare la necessità della manifestazione: «Questa piazza è la migliore risposta alla violenza, all’arroganza, alla prepotenza della destra». Poi sottolinea il modo in cui, nell’inchiesta di Fanpage, i giovani di FdI sembrano volersi accaparrare i fondi del Servizio civile: «Ma se la sono presa con i percettori di reddito di cittadinanza!». Poi il leader M5S lascia il microfono proprio a Donno, il quale rivendica il suo gesto che ha scatenato la reazione della destra alla Camera: «Se sventolare il tricolore è una provocazione , se questo tricolore spaventa le destre, sventoliamolo più forte». Infine, Elly Schlein: «L’unità ci dà la forza per manifestare insieme. Non permetteremo a questa destra di stravolgere la Costituzione». Poi si rivolge direttamente alla presidente del consiglio e le lancia una sfida: «Meloni, cosa aspetti a cacciare dal suo partito quelli che hanno fatto i saluti romani e nazisti?».

 

 

 1. video, 5 min. ca

L’intervento di Marina Boscaino oggi a piazza Ss.Apostoli a Roma
https://www.facebook.com/watch/?v=1624848484722670

 

2  .  Coordinamento per la Democrazia Costituzionale 

Siamo una parte di quel popolo che si batte per la difesa e l’attuazione della nostra Costituzione, che ha impedito le sua deformazione tentata dalla legge Renzi-Boschi e che è da sempre in campo per una legge elettorale pienamente costituzionale.

 CHI SIAMO –segue : https://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/

 

 

3. LA RETE DEI NUMERI PARI

Unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia con l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati.

LIBERA.IT
https://www.libera.it/schede-1320-la_rete_dei_numeri_pari

 

 

 

 

CHI E’ L’AUTORE DELL’ARTICOLO — ( notizie dal giornale )

Giuliano al Festival della Lettratura nel 2014

 

Joe Strummer, l'uomo che voleva riscrivere il futuro ...

foto Saperambiente

 

nota 

Joe Strummer, pseudonimo di John Graham Mellor (Ankara21 agosto 1952 – Broomfield22 dicembre 2002), è stato un cantautorechitarristaattore e conduttore radiofonico britannico.
Fu uno dei membri del gruppo punk rock The Clash, nel quale ricopriva il ruolo di cantante e chitarrista ritmico, oltre che autore dei testi assieme al chitarrista Mick Jones; altre sue esperienze musicali includono i The 101’ers, i The Pogues e i Mescaleros, con cui lavorò fino all’improvvisa morte per infarto nel 2002.

 

un famoso murale a New York- www.flickr.com/photos/fluzo/57899043/
Il futuro non è ( ancora) scritto.
Conosci i tuoi diritti !

SEGUE IN 
https://it.wikipedia.org/

 

 

 

CHUCK  BERRY, ROLL OVER BEETHOVEN — 1965

Joe Strummer  in quell’anno  ( ’65 ) compra un disco con questa musica e scopre…

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Henri Cartier-Bresson, La visione di Matera – ( 1951-52 / 1972-73 ) – Dalla mostra:   La Lucania di Henri Cartier-Bresson: immagini di una terra ritrovata,  Milano (2015). Testo di Carmela Biscaglia ( dir. Centro docu Rocco Scotellaro e la Basilicata )

 

 

 

 

 

 

le province della BASILICATA–Vonvikken – Opera propria
WIKI

 

 

 

 

 

 

cartina con le città  – da Alamy

 

 

 

 

HENRI CARTIER-BRESSON - Photography Magazine

foto Lens Magazine

Henri Cartier-Bresson ( Chanteloup-en-Brie22 agosto 1908 – Montjustin3 agosto 2004 )

 

 

 

MAGNUM

https://www.magnumphotos.com/arts-culture/travel/henri-cartier-bresson-in-matera/

 

 

 

 

VIAGGIO

La visione di Matera di Henri Cartier-Bresson

 

Mentre la città italiana celebra il suo status di Città Europea della Cultura, rivisitiamo le fotografie di Matera scattate dal co-fondatore di Magnum nei momenti critici della sua storia

 

 

Henri Cartier-Bresson

 

 

 

Henri Cartier-Bresson Basilicata, Italia. 1951. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

Henri Cartier-Bresson arrivò per la prima volta nella città italiana di Matera nel 1951, incaricato di fotografare il locale storico dalle autorità italiane. Il suo obiettivo era catturare la Lucania, l’area dell’Italia meridionale dove si trova Matera, notoriamente raffigurata nei dipinti degli artisti italiani Carlo Levi e Rocco Scotellaro. Cartier-Bresson ha creato un ritratto completo della regione, fotografando la stessa Matera, la vicina Potenza e le rispettive città satelliti.

 

Nel 1985 Cartier-Bresson donò le sue immagini di Matera alla città italiana.

La collezione comprende immagini realizzate in due periodi temporali: 1951-’52 e 1972-’73. Carmela Biscaglia è la direttrice del Centro di documentazione Rocco Scotellaro e la Basilicata, che documenta la vita del dopoguerra nella regione.

Di seguito, alla luce dello status di Matera Città Europea della Cultura per il 2019, ripubblichiamo le sue parole tratte dal catalogo originale che hanno segnato questa importante acquisizione.

 

Henri Cartier-Bresson Matera, Basilicata, Italia. 1951. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Tutto ha inizio con una donazione fatta da Henri Cartier-Bresson al Comune di Tricarico (Matera) nel 1985, tramite l’amico Rocco Mazzarone, in ricordo di Rocco Scotellaro, giovane poeta conosciuto da Cartier-Bresson durante il suo primo soggiorno in Lucania ma morto prematuramente nel 1953.

La Fondazione possiede 26 fotografie che non solo occupano un posto significativo nel panorama fotografico lucano del Novecento, ma sono immagini scattate da Cartier-Bresson nel 1951-52 e nel 1972-73, due fasi cruciali della storia del Novecento lucano .

Sono accompagnati da un commento dello stesso Mazzarone, intellettuale e medico profondo conoscitore della Lucania, che accompagnò il fotografo francese nelle sue visite nella regione. La corrispondenza tra i due testimonia la loro profonda amicizia. Questo è stato un collegamento cruciale per Cartier-Bresson per entrare in quel mondo, in linea con la sua convinzione che “sia che tu ti muova o resti fermo, devi affermarti, devi costruire relazioni strette, supportato dalla comunità in cui ti trovi”. ”.

Cartier-Bresson vedeva la fotografia come un’esperienza che, indagando i valori dell’esistenza, permetteva la fusione tra sé e gli altri. Come dice lui stesso: “È vivendo che scopriamo noi stessi, nello stesso momento in cui scopriamo il mondo esterno”.

 

 

Pellegrinaggio di Henri Cartier-Bresson a Sant’Innocenzo. Grassano, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

“Che tu ti muova o resti fermo, devi affermarti, devi costruire relazioni strette, supportato dalla comunità in cui ti trovi”

-Henri Cartier-Bresson

 

 

 

Henri Cartier-Bresson Posa della prima pietra dello stabilimento Pirelli. Città di Matera, regione Basilicata. 1971. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Henri Cartier-Bresson Pellegrinaggio a San Rocco. Pisticci, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Cartier-Bresson arrivò a Matera alla fine del 1951, inviato dalla Prima Giunta dell’UNRRA-CASAS che aveva istituito la storica Commissione per lo studio della città e dell’agricoltura materana, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica. Urbanistica) diretta da Adriano Olivetti. Il fotografo ha preso i primi contatti con il gruppo di specialisti tra cui Riccardo Musatti, Giuseppe Isnardi, Tullio Tentori, Francesco Nitti, Rocco Mazzarone e Friedrich George Friedmann (il filosofo tedesco-americano ispiratore del progetto), e ha lavorato con loro, fornendo una splendida analisi visiva della vita nei Sassi, che sarà pubblicata con il resoconto del gruppo.

 

La Commissione, che durò fino al 1954, fornì le basi antropologiche per comprendere la Weltanschauung  ( concezione del mondo ) dei lavoratori della terra, fornendo 38 indicazioni per la pianificazione urbana nel Materano, ispirate al Movimento Comunità (introdotto loro da Olivetti) e negli insediamenti rurali come La Martella e nei nuovi quartieri.

Questi dovevano essere realizzati in seguito alla legge sulla riqualificazione dei Sassi approvata da Alcide De Gasperi, e alla loro realizzazione coinvolgeranno i più grandi architetti e urbanisti dell’epoca, come Luigi Piccinato, Ludovico Quaroni e Carlo Aymonino.

 

 

Henri Cartier-Bresson Statua di Alcide de Gasperi, statista italiano. Matera, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

 

Henri Cartier-Bresson Il governo effettua la distribuzione dei terreni in una fattoria remota. I contadini si fanno avanti quando i loro nomi vengono chiamati per sorteggiare le loro proprietà, i cui titoli vengono preparati sul tavolo. M (…)

 

Les Européens

 

È in questo contesto che nasce il primo reportage fotografico sulla Lucania di Henri Cartier-Bresson, al quale attribuisce il percorso umano, professionale e artistico che ha portato alla realizzazione del volume Les Européens (1955).

Era un contesto tipico della regione nei primi anni Cinquanta, con tutta una serie di ulteriori ricerche portate avanti da studiosi nordamericani, progetti patrocinati dalla Commissione parlamentare sulla povertà in Italia e come combatterla, e reportage di altri fotografi come come Ernst Haas, David Seymour, Fosco Maraini e Arturo Zavattini.

 

 

Cristo si è fermato a Eboli - Carlo Levi - Libro Usato - Einaudi - Saggi | IBS

 

La presenza di ciascuno di questi gruppi trasformò la regione, trasformandola in un focolaio di ricerca dopo l’enorme successo della traduzione inglese di Cristo si è fermato a Eboli. Il bestseller, pubblicato in inglese nel 1947, riportò l’attenzione internazionale sulla difficile situazione dei Sassi come parte del nuovo, drammatico stato di sottosviluppo della Lucania, in un’Italia messa in ginocchio dalla guerra.


Nelle foto scattate tra il 1951 e il ’52, è con grande rispetto per le persone e il paesaggio che Cartier-Bresson coglie la Lucania di Levi e Scotellaro che mostra i primi segni di cambiamento. È a questo punto che le difficili condizioni di vita della regione cominciano a migliorare, grazie ai progetti di riqualificazionevolti a spostare la popolazione dei Sassi in abitazioni più igieniche e dignitose, a migliorare l’alfabetizzazione e a destinare le terre del latifondo alla povertà. contadini colpiti nella speranza che ciò permettesse loro di realizzare le loro aspirazioni.

Emblematica in tal senso è la foto emblematica che mostra, sullo sfondo di una delle affollate cerimonie allora svoltesi in Lucania per l’assegnazione dei piccoli poderi a seguito della riforma agraria, un contadino che ringrazia con un anacronistico “saluto romano”. Indicativa delle ripercussioni che l’assistenza sanitaria e il miglioramento della nutrizione avrebbero sull’altissimo livello di mortalità infantile è la foto che coglie il momento in cui un medico somministra medicine a un neonato. Queste foto sono tipiche del lavoro di Cartier-Bresson nel dopoguerra, quando gli obiettivi sociali del suo lavoro erano cresciuti notevolmente.

 

 

 

 

Henri Cartier-Bresson Oliveto, Basilicata, Italia. 1951. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

Henri Cartier-Bresson Potenza, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

“È con grande rispetto per le persone e il paesaggio che Cartier-Bresson coglie la Lucania di Levi e Scotellaro che mostra i primi segni di cambiamento”   ( Carmela Biscaglia )

 

 

Tuttavia, come possiamo vedere dalle immagini lucane, l’artista non rinuncia alla sua “affettuosa curiosità per i modelli senza tempo del comportamento umano e le loro diverse incarnazioni, che sono sempre uniche”. Notevole fu il suo coinvolgimento emotivo quando entrò in contatto con la povertà lucana, al punto che il 6 luglio 1974 mise da parte il distacco scientifico del cronista e scrisse all’amico Mazzarone: «me lasse une tristesse, car me sens si attaché au pays et aux gens que nous avons connu» [“mi lascia triste, perché mi sento tanto legato al Paese e alle persone che abbiamo incontrato”]. Al suo ritorno in Lucania vent’anni dopo (vent’anni segnati dall’abisso tra l’ultima fase della vita di sussistenza e i problemi legati alla nascente industrializzazione), Henri Cartier-Bresson realizza il suo secondo reportage su una realtà sociale ed economica che era stata cambiato al di là del riconoscimento.

 

 

 

Henri Cartier-Bresson,  Pisticci, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

“Il fotografo ha creato un panorama completo della regione” ( -Carmela Biscaglia  )

 

 

 

Ospedale Henri Cartier-Bresson . Matera, Basilicata, Italia. 1971. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Henri Cartier-Bresson Costruzione di una diga. Monte Cotunia, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Sorsero nuove aree industriali nella valle del Basento, dove furono scoperti giacimenti di metano, furono bonificate vaste aree paludose intorno a Metaponto, debellata la malaria e predisposti sistemi di irrigazione che avrebbero aperto la strada a un’agricoltura redditizia e altamente specializzata. Il fotografo ha creato un panorama completo della regione: di Matera e dei comuni circostanti di Stigliano, Ferrandina, Aliano, Craco, Pisticci, Scanzano, Sant’Arcangelo e Grassano, di Potenza e dei comuni di Rionero in Vulture, Acerenza, Tolve, Vietri di Potenza, Pietragalla e Avigliano.

 

Ha immortalato la vita della gente di questi paesi e delle campagne, il lavoro delle antiche masserie e dei moderni poderi della Val d’Agri, i nuovi metodi agricoli a Metaponto e dintorni, il diffuso dibattito culturale all’interno delle antiche biblioteche, le nuove realtà per grandi e piccini, assistendo alle trasformazioni apportate da fabbriche, viadotti, dighe e ponti in cemento – si pensi all’immagine del ponte di Potenza, progettato da Sergio Musmeci, per collegare la città alla sua zona industriale. Hanno lavorato in modo olistico, mostrando alla regione una via d’uscita dalla dignitosa povertà cavernicola e da un’economia di sussistenza lungo i brulli burroni di Pisticci e Aliano, verso le nuove opportunità offerte dall’industria e dalla modernizzazione dell’agricoltura.

 

 

“Cartier-Bresson ha colto il contrasto tra antiche e nuove tradizioni in Basilicata” (Carmela Biscaglia )

 

 

Con l’obiettivo della sua Leica puntato sul conflitto tra vecchio e nuovo, uomini e donne, ricchi e poveri, potenti e deboli, individui e gruppi, gruppi e folle, senza mai tradire la sua capacità di penetrare nell’animo del singolo, Cartier-Bresson ha colto il contrasto tra antiche e nuove tradizioni lucane, l’incontro tra miti pagani e tradizioni cristiane, strumenti di lavoro arcaici accanto agli apparecchi elettrici – quello dell’aratro e dell’asino, compagno fedele del duro lavoro del contadino, e il trattore e l’autovettura dell’immigrato di ritorno. Il grande fotografo non mancava di immortalare le nuove masse di giovani,le cui aspirazioni lavorative non erano soddisfatte e che si preparavano a un nuovo esodo, o la classe dirigente che continuava a distribuire favori, i sindacati deboli e i partiti politici che si altro che, per usare le parole di Rocco Mazzarone, “gruppi di famiglie e clientela migrante”, dal momento che le grandi decisioni hanno continuato a essere prese altrove.

 

 

Henri Cartier-Bresson Brienza, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

Un pomeriggio del 1973 Mazzarone accompagnava il grande fotografo nella valle del Basento, dove doveva essere posata la prima pietra dei tanti insediamenti che non sarebbero mai sorti.Gli chiese di fotografare il “volto presuntuoso di una delle persone coinvolte”, ma Cartier-Bresson rispose che lo avrebbe fatto solo se se ne fosse presentata l’occasione.

Spettatore curioso e testimone attento anche in quelle circostanze, si avvicinò alla realtà con discrezione, in punta di piedi, guardando quelle immagini della sua Lucania “con il guanto di velluto e l’occhio di falco”. Impeccabili nella loro composizione, geometricamente equilibrate, da una catena di forme organizzate istintivamente dal suo sguardo, queste immagini provocano ironia o tristezza, ci chiedono di fare il punto e provocare emozioni di umana simpatia e la stessa gioia che deve aver provato in quel momento. di scattare la foto.

 

 

Henri Cartier-Bresson Matera, Basilicata, Italia. 1951. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

 

Henri Cartier-Bresson Matera, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

Ponte Henri Cartier-Bresson vicino a Potenza, Basilicata, Italia. 1973. © Henri Cartier-Bresson | Foto Magnum

 

Estratto dal  catalogo della mostra  La Lucania di Henri Cartier-Bresson: immagini di una terra ritrovata,  Milano (2015).

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Avete già visto un figliolino e un papà più belli ? !

 

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

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MARGHERITA CORDELLINI, «Discriminazione»: Tel Aviv riammessa alla fiera delle armi francese — IL MANIFESTO 19 GIUGNO 2024 / +++ M. CORDELLINI, Tel Aviv, record di esportazioni di armi: nel 2023 oltre 13 miliardi ” perché testate non solo in laboratorio “- IL MANIFESTO  18 GIUGNO 2024

 

 

 

IL MANIFESTO 19 GIUGNO 2024
https://ilmanifesto.it/discriminazione-tel-aviv-riammessa-alla-fiera-delle-armi-francese

 

 

 

 

«Discriminazione»: Tel Aviv riammessa alla fiera delle armi francese

 

 

EUROPA. Per protesta il sindaco di Gerusalemme aveva ordinato di interrompere i servizi di raccolta rifiuti e di giardinaggio al consolato francese

 

 

 

 

«Discriminazione»: Tel Aviv riammessa alla fiera delle armi francese

 

 

 

 

Il tribunale del commercio francese ha ordinato il reintegro d’Israele a Eurosatory 2024, la fiera sulla sicurezza che si sta tenendo questa settimana nel nord di Parigi.

La società organizzatrice Coges Events aveva comunicato lo scorso mese la decisione governativa di vietare l’ingresso alle 74 imprese della difesa israeliane. Il provvedimento era stato preso dal ministero della difesa francese alla luce dell’incessante offensiva israeliana contro Gaza. La decisione del tribunale, che definisce il ban degli industriali israeliani come «discriminatorio», è stata presa in seguito alla denuncia sporta dalla camera del commercio franco-israeliana.

 

Non è chiaro se le imprese israeliane riusciranno a partecipare a Eurosatory prima della sua chiusura, programmata per venerdì. Il consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche (Crif) festeggia comunque l’ordinanza, accogliendola come il simbolo del «riaffermarsi della ragione». Il Crif aveva aspramente criticato una seconda sentenza riguardante l’esclusione di Israele dall’evento che proibiva l’ingresso anche a individui connessi con le imprese di difesa israeliane, che era stata voluta da un collettivo di associazioni francesi pro-Palestina ed emessa il 14 giugno dal tribunale Bobigny, un sobborgo del nord di Parigi.

 

In risposta alla decisione della giustizia, Coges ha introdotto l’obbligo per ogni rappresentante delle aziende israeliane di firmare un documento, dichiarando così di non lavorare per l’industria della difesa di Tel Aviv.

Il presidente del Crif Yonathan Arfi si è quindi scagliato su X contro questa iniziativa, accusando il «documento della vergogna» di stigmatizzare i cittadini israeliani stessi. In seguito, Coges  si è scusata, giustificandosi con la necessità di rispondere tempestivamente alla sentenza del tribunale Bobigny. La deputata Caroline Yadan, che aveva riunito una delegazione davanti alle porte dell’Eurosatory per contestare il presunto «boicottaggio della società israeliana», festeggia il provvedimento del tribunale del commercio di Parigi e sottolinea su X (ex Twitter) il bisogno di far intendere l’importanza dell’innovazione nella «guerra contro il terrorismo».

 

La sospensione iniziale delle imprese israeliane da Eurosatory aveva scatenato l’ira del ministro della difesa Yoav Gallant, che aveva annunciato che Israele non avrebbe fatto parte dell’accordo trilaterale promosso dal presidente francese Emmanuel Macron, che prevedeva la collaborazione dei due paesi con gli Stati uniti per dissolvere le tensioni con Hezbollah al confine settentrionale con il Libano. Più recentemente, il sindaco di Gerusalemme ha ordinato con una lettera al dipartimento di nettezza urbana della città di interrompere i servizi di raccolta rifiuti e di giardinaggio al consolato francese.

L’ultranazionalista Arieh King dichiara che la sua disposizione è una reazione al tentativo di Macron di danneggiare Israele e le sue industrie, alludendo proprio all’esclusione di Israele da Eurosatory. Il municipio di Gerusalemme ha affermato tuttavia che le interruzioni ai servizi al consolato non verranno implementate.

 

+++   IL MANIFESTO  18 GIUGNO 2024

 

Tel Aviv, record di esportazioni di armi: nel 2023 oltre 13 miliardi

 

INVADO AVANTI. Sono considerate «affidabili» perché già testate sui palestinesi. Fra i principali acquirenti Asia e Pacifico (48%), Europa (35%) e Nord America (9%)

 

Tel Aviv, record di esportazioni di armi: nel 2023 oltre 13 miliardi

 

Il ministero della difesa israeliano ha annunciato lunedì che Israele ha battuto il suo record assoluto di export d’armi per il terzo anno consecutivo, vendendole per oltre 13 miliardi di dollari nel 2023. Fra i principali acquirenti ci sono i paesi dell’Asia e del Pacifico, con 48% delle esportazioni totali, seguiti dall’Europa (35%) e dal Nord America (9%). Gli acquisti d’armi di Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Marocco scendono dal 24% del 2022 fino al 3%. La vendita di sistemi di difesa aerea, che rappresenta il 36% delle transazioni totali, è in forte aumento: 17 punti percentuali rispetto al 2022.

Il Ministro della Difesa Yoav Gallant festeggia questo primato come un «certificato d’onore» delle industrie di difesa del paese, nonostante siano impegnate nella devastazione ininterrotta di Gaza.

 

NON È LA PRIMA volta che la vendita delle armi israeliane e il numero di morti in Palestina seguono una tendenza parallela: secondo il giornalista e scrittore Antony Loewenstein, è la performance bellica nei territori palestinesi occupati a determinare gli export delle industrie della difesa israeliane.

Durante la guerra a Gaza fra il 2008 e il 2009 vengono collaudati in battaglia i droni Heron Tp Eitan – i più grandi veicoli senza pilota (Uav) d’Israele – che sono fabbricati dall’Israel Aerospace Industries (Iai).

Fra il 2008 e il 2011 l’Iai vede aumentare la richiesta dei droni Eitan in almeno dieci paesi. Secondo il rapporto di Drones War UK del 2014, l’India comprò in quel periodo più di 34 droni Eitan, seguita da Francia e Brasile. Loewenstein spiega che le armi usate da Israele in ogni guerra contro Gaza sono state poi puntualmente pubblicizzate sul mercato internazionale, riscontrando un boom delle vendite.

 

Gli export degli Uav iniziano a crescere esponenzialmente dopo la guerra contro Gaza del 2014, quando l’azienda israeliana Elbit promuove i suoi Uav Hermes come «combat-proven» (testati sul campo di battaglia), descrivendoli come gli assi nella manica delle operazioni antiterroristiche delle Idf.

 

 

L’ESPERTO di geopolitica Zoran Kusovac riferisce ad Al-Jazeera che ciò che rende le armi e le tecnologie israeliane così attraenti per gli altri paesi è proprio il fatto che sono testate sui palestinesi invece che nei laboratori.

Un altro fattore che spiega l’importanza del mercato delle armi israeliane è la mancanza di controlli: Israele non ha firmato il Trattato sul Commercio delle Armi, secondo il quale è proibito vendere armi a paesi che potrebbero utilizzarle per crimini contro l’umanità.

In un comunicato del 2023, il portavoce del ministro della salute di Gaza afferma che, dall’inizio del genocidio contro i gazawi, le bombe israeliane hanno causato gravi ustioni mai osservate in conflitti precedenti.

Loewenstein riferisce all’agenzia di stampa turca Anadolu che anche il conflitto attuale costituisce un’occasione per Israele di collaudare le sue armi. Intanto la Francia ha deciso di escludere le aziende israeliane da Eurosatory – la fiera internazionale della sicurezza che si sta tenendo in questi giorni – per via delle devastanti operazioni militari nella striscia di Gaza, facendo sperare che l’impunità di Israele non passi più inosservata.

NOTE :

 

 

 

 

FAZI EDITORE, marzo 2024

 

Prefazione di Moni Ovadia
Traduzione di Nazzareno Mataldi

«Un tragico e inquietante resoconto di come Israele sia diventato un fornitore di strumenti di violenza e repressione brutale, dal Guatemala al Myanmar e ovunque se ne sia presentata l’occasione».
Noam Chomsky

Il complesso militare-industriale di Israele utilizza i Territori Occupati palestinesi come banco di prova per le armi e le tecnologie di sorveglianza che esporta in tutto il mondo. Per oltre cinquant’anni, infatti, l’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ha fornito allo Stato israeliano un’esperienza formidabile nel controllo di una popolazione “nemica”, i palestinesi. In questo libro il giornalista d’inchiesta Antony Loewenstein indaga per la prima volta questa inquietante realtà, mostrando come la Palestina sia diventata il laboratorio perfetto per l’industria israeliana della difesa e della sorveglianza, e come le tattiche israeliane di occupazione siano sempre più il modello per le nazioni che vogliono colpire le minoranze non gradite. Dalle tecniche di polizia alle munizioni letali, dal software di spionaggio Pegasus ai droni utilizzati dall’Unione Europea per monitorare i migranti nel Mediterraneo, Israele è oggi un leader mondiale nei dispositivi militari e di intelligence che alimentano i conflitti più violenti del pianeta. Nel libro, grazie a documenti inediti, Loewenstein denuncia anche il sostegno israeliano ad alcuni dei regimi più spietati degli ultimi settant’anni, tra cui il Sudafrica dell’apartheid, il Cile di Pinochet, la Romania di Ceaușescu, l’Indonesia di Suharto e il Ruanda prima e durante il genocidio del 1994.

Laboratorio Palestina – vincitore del Walkley Book Award per il miglior libro del 2023, il più prestigioso riconoscimento giornalistico in Australia – è una magistrale opera di giornalismo investigativo che fa luce sulle responsabilità di Israele nella violazione dei diritti umani nel mondo.

«Come essere umano ed ebreo, so che l’uguaglianza e la giustizia tra israeliani e palestinesi sono l’unico modo per risolvere questo conflitto. Questo libro è il mio contributo per porre fine a decenni di discriminazione e rivelare i meccanismi segreti grazie ai quali è potuta durare tanto. Il futuro non è ancora scritto».
Antony Loewenstein

«Un libro ammirevole, documentato e basato su prove, sul lato meno conosciuto dell’occupazione. Fornisce un ritratto di Israele, uno dei dieci maggiori esportatori di armi al mondo, che commercia in morte e sofferenza e le vende a chiunque voglia comprarle».
Gideon Levy, «Haaretz»

«Una lettura irrinunciabile su un aspetto nascosto e scioccante della colonizzazione israeliana dei palestinesi. Abbiamo atteso a lungo un libro come questo che svela in che modo Israele utilizza l’oppressione della Palestina per potenziare le sue industrie militari e di sicurezza. Loewenstein mostra chiaramente che questo tipo di esportazione è oggi il contributo più significativo di Israele alla violazione globale dei diritti umani».
Ilan Pappé

«Un trionfo del giornalismo d’inchiesta».
Avi Shlaim, professore emerito di Relazioni internazionali all’Università di Oxford

«Laboratorio Palestina vede la luce nel momento più opportuno come monito agli israeliani a liberarsi del loro fascismo».
dalla prefazione di Moni Ovadia

 

 

2.

 

ZORAN KUSOVAC

Zoran Kusovac

Zoran Kusovac è un analista geopolitico e di sicurezza, corrispondente di guerra e produttore che ha seguito i conflitti in Europa, Medio Oriente e attuale, nel Nord Africa e nell’Asia centrale.

 

DA :

balkans.aljazeera.net

https://balkans.aljazeera.net/author/zoran-kusovac

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Mauro Biani @maurobiani – 13.46 –18 giugno 2024 —

 

 

#Persone #migranti, un’altra strage di bambini. Ce n’erano almeno 26 sulla barca naufragata nello #Ionio
(la vignetta di febbraio 2023, dopo la strage di
#Cutro)
Se state attenti li sentite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ENZO TRAVERSO, GAZA DAVANTI ALLA STORIA, LATERZA 2024 — Un estratto dal libro : Enzo Traverso, Il Manifesto 5 giugno 2024 + Iain Chambers, sul libro di Enzo Traverso, Il Manifesto 5 giugno 2024

 

 

Gaza davanti alla storia - Enzo Traverso - copertina

 

Gaza davanti alla storia

 

La distruzione di Gaza è una conseguenza dell’attacco del 7 ottobre o l’epilogo di un lungo processo di oppressione e sradicamento? I palestinesi hanno il diritto a resistere all’occupazione? Parlare di genocidio è antisemitismo? Enzo Traverso, uno dei più autorevoli storici del nostro tempo, va alla radice del conflitto israelo-palestinese chiamando in causa la storia e offre una interpretazione critica che rovescia la prospettiva unilaterale dalla quale ci siamo abituati a osservare ciò che sta accadendo a Gaza.

Israele viene solitamente descritto come un’isola democratica in mezzo a un oceano oscurantista e Hamas come un esercito di belve assetate di sangue. La storia sembra tornare al XIX secolo, quando l’Occidente perpetrava genocidi coloniali in nome della sua missione civilizzatrice. I suoi presupposti essenziali rimangono gli stessi: civiltà contro barbarie, progresso contro intolleranza. Accanto alle dichiarazioni di rito sul diritto di Israele a difendersi, nessuno menziona mai il diritto dei palestinesi a resistere a un’aggressione che dura da decenni. Ma se in nome della lotta all’antisemitismo viene scatenata una guerra genocida, sono i nostri stessi orientamenti morali e politici a offuscarsi. A uscirne minati sono i presupposti della nostra coscienza morale: la distinzione tra bene e male, oppressore e oppresso, carnefici e vittime. L’attacco del 7 ottobre è stato atroce, ma deve essere analizzato e non solo condannato. E dobbiamo farlo chiamando a raccolta tutti gli strumenti critici della ricerca storica. Se la guerra a Gaza dovesse concludersi con una seconda Nakba, la legittimità di Israele sarebbe definitivamente compromessa. In tal caso, né le armi americane, né i media occidentali, né la memoria distorta e oltraggiata della Shoah potranno riscattarla.

 

 

 

IL MANIFESTO — 5 GIUGNO 2024
https://ilmanifesto.it/antisemitismo-e-antisionismo-due-strade-divergenti

 

Antisemitismo e antisionismo, due strade divergenti

 

 

Antisemitismo e antisionismo, due strade divergenti | il ...

Mona Hatoum, «Hot Spot», dalla mostra «Voyage, Voyages» al Mucem di Marsiglia, 2020 – Getty Images

 

ANTICIPAZIONI. Un estratto dal libro Gaza davanti alla storia, edito da Laterza. Il volume sarà in libreria dal 7 giugno

 

 

Antisionismo e antisemitismo hanno sempre intrattenuto un rapporto molto ambiguo. Da un lato, un movimento nazionalista ebraico non poteva che incontrare l’ostilità dei nazionalismi europei, che trovavano nell’antisemitismo uno dei loro elementi costitutivi.

Dall’altro, il sionismo cercò fin dall’inizio di usare l’antisemitismo per raggiungere i propri fini. Gli antisemiti volevano cacciare gli ebrei, i sionisti cercavano di convincerli a emigrare in Palestina; antisemiti e sionisti potevano quindi trovare un accordo.

(…) Non c’è dubbio che, soprattutto a destra, molti antisionisti fossero antisemiti. Dopo la nascita di Israele, il mondo arabo ha importato dall’Europa molti stereotipi antisemiti che si sono largamente diffusi proprio nel momento in cui conoscevano un forte declino nei loro luoghi di origine. Questo è un fatto incontestabile.

Ma è altrettanto incontestabile che il sionismo è sempre stato criticato, spesso respinto con veemenza, da una componente molto ampia del mondo ebraico. La lista degli intellettuali ebrei antisionisti riempirebbe parecchi volumi. Il sionismo è stato uno fra i tanti prodotti del processo di secolarizzazione e modernizzazione che hanno attraversato il mondo ebraico in Europa a partire dal XIX secolo, rimanendo per lungo tempo minoritario. Oggi la situazione è cambiata, perché Israele è uno stato e, in un mondo laico, la memoria della Shoah e l’esistenza di Israele sono diventati parte dell’identità ebraica diasporica.

MA LA SITUAZIONE è cambiata soprattutto perché la destra conservatrice e persino l’estrema destra sono diventate ardenti sostenitrici del sionismo, considerando che gli immigrati arabi e i musulmani funzionano assai meglio degli ebrei come capro espiatorio.

Gli antisemiti di ieri sono oggi i più accaniti nel denunciare l’antisionismo come forma di antisemitismo. Il caso italiano è emblematico: colpendo l’antisionismo, i «postfascisti», eredi delle leggi razziali del 1938 oggi al governo, possono così affermare il loro sostegno a Israele e la loro appartenenza al campo occidentale, stigmatizzare la sinistra e condurre politiche xenofobe contro i migranti. Ecco come si è arrivati alla situazione attuale, in cui un’insistente campagna mediatica dipinge gli studenti filopalestinesi come antisemiti. In alcune università americane sono state create liste nere e molti studenti sono stati minacciati di sanzioni per la loro partecipazione alle manifestazioni contro il genocidio di Gaza.

 

 

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

Il cuore di tenebra del colonialismo che consente l’annientamento dell’altro

 

 

 

IL SACRO PRINCIPIO della libertà di parola (free speech) è diventato dall’oggi al domani assai relativo quando ha iniziato a turbare i potenti finanziatori delle grandi università, che in questo modo hanno riconosciuto di essere non solo spazi di libertà intellettuale ma anche, e soprattutto, corporations. L’associazione antisionista Jewish Voice for Peace è stata bandita in diversi campus.

In Italia, le manifestazioni a sostegno della Palestina sono state brutalmente represse (tanto che il presidente Sergio Mattarella è dovuto intervenire per ricordare il diritto di manifestare, prendendo le distanze dal governo).

In Francia, a dicembre 2023 la municipalità di Parigi ha annullato una conferenza promossa da diverse associazioni antirazziste, tra cui Tsedek, un movimento ebraico antisionista, nella quale era stata annunciata la presenza della filosofa Judith Butler (ebrea americana), di cui in seguito l’École normale supérieure ha rinviato a data da destinarsi anche due conferenze previste a marzo 2024. I responsabili della politica culturale della città hanno spiegato – presumibilmente abbassando gli occhi e arrossendo di vergogna – che non volevano essere complici di un’iniziativa antisemita.

 

GABRIEL ATTAL, il capo del governo, si è recato all’Institut d’études politiques di Parigi – senza essere invitato e in palese violazione dell’autonomia universitaria – per annunciare sanzioni contro gli attivisti filopalestinesi, dopo che una studentessa sionista era stata espulsa da un anfiteatro dove voleva fotografare gli organizzatori di un meeting sulla Palestina per denunciarli sulla rete. Sebbene gli studenti ebrei, comprese alcune associazioni, siano attivi e molto visibili nei raduni e nelle manifestazioni contro il genocidio a Gaza, si è immediatamente diffusa la falsa notizia, ampiamente riportata dai media, secondo cui degli studenti antisemiti avrebbero cacciato una studentessa ebrea dall’università «perché ebrea».

 

A NEW YORK, hanno iniziato a circolare intorno a Columbia University dei furgoni provvisti di grossi pannelli che esponevano le foto degli studenti filopalestinesi con i loro nomi e lo stigma «antisemita», una triste parodia della Germania nazista del 1935, all’epoca delle leggi di Norimberga, quando gli ebrei venivano fatti sfilare per le strade con un cartello al collo che recitava: Jude.

 

 

 

IL MANIFESTO  5 GIUGNO 2024

https://ilmanifesto.it/il-cuore-di-tenebra-del-colonialismo-che-consente-lannientamento-dellaltro

 

 

Il cuore di tenebra del colonialismo che consente l’annientamento dell’altro

 

SCAFFALE. Intorno al libro di Enzo Traverso «Gaza davanti alla storia» (Laterza)

 

Il cuore di tenebra del colonialismo che consente l’annientamento dell’altroFoto Ap

 

Parlare di democrazia, diritti e giustizia all’ombra della Palestina, di Israele e del genocidio in corso a Gaza significa registrare i limiti stessi degli spazi storici e delle pratiche politiche che questi concetti dovrebbero promuovere e incarnare. Il linguaggio dell’Occidente – il suo governo, i suoi media e la sua politica – si è rivelato estremamente carente. Al massimo può identificare un problema umanitario, mai uno politico liberatorio. Il primo è separato e distante dalla nostra vita quotidiana; il secondo ci investe direttamente. Il primo richiede un aiuto momentaneo e superficiale, il secondo un cambiamento profondo. La Palestina ci interroga.

IN QUESTO LIBRO importante e tempestivo (Gaza davanti alla storia, Laterza, pp. 104, euro 12), Enzo Traverso ha il coraggio di fare delle connessioni che in questi giorni e settimane sono invariabilmente bloccate, rifiutate e censurate per difendere l’indifendibile. In questo clima scoraggiante, la sua disamina senza fronzoli ci sottrae al linguaggio auto-assolutorio trasmesso dai governi e dai media occidentali. Attraverso il prisma della violenza oscena che si sta svolgendo a Gaza, ci espone a una discussione molto più estesa e approfondita sulla storia, i diritti e la giustizia dell’ordine globale. Ci porta dinnanzi all’intreccio tra la costituzione coloniale della modernità occidentale e la Shoah.

IL SIONISMO, anche nelle sue forme storiche più socialiste, era e resta colonialismo di insediamento che come tale continuamente cerca l’annientamento fisico e simbolico dei palestinesi, della loro storia, della loro cultura e delle loro voci. Ed è stato accompagnato dalla memorizzazione istituzionale dell’Olocausto, trasformato in un evento morale che maschera la responsabilità occidentale nei processi storici che hanno portato alla sua realizzazione.
Il successivo spostamento della responsabilità europea per la Shoah sul mondo arabo, attraverso il sostegno incondizionato allo stato di Israele e l’imposizione ai palestinesi del peso di portare la colpa occidentale, è l’ulteriore svelamento di questa genealogia coloniale. Il nodo tra il sionismo, che tradisce ogni giorno la sua ideologia di supremazia razziale, e il colonialismo occidentale, si declina oggi nell’imminente fascismo di Israele che Primo Levi già intuì quarant’anni fa e che ora infesta il presente.

QUASI COME UNA PIEGA del tempo, la potente miscela ottocentesca di imperialismo, razzismo scientifico, nazionalismo e sionismo, che cercava con le sue pretese universali di civilizzare il pianeta mentre imponeva idee di unità nazionale omogenea in patria, continua a gettare il suo cuore di tenebra nel profondo del presente, sia nel massacro consentito dei palestinesi che nell’esecuzione giuridica dei migranti «illegali».
Nell’economia politica del nostro «progresso» le vite che contano di meno vengono scartate: mandate nelle riserve dei nativi americani, nei campi di identificazione, sorveglianza ed espulsione degli immigrati, nella più grande prigione a cielo aperto del mondo che è la Palestina, e nei ghetti delle città occidentali. La modernità è un’impresa colonizzatrice e, quando necessario, genocida. Ascoltare oggi lo storico israeliano Ilan Pappé che insiste sulla traiettoria dei regimi coloniali e sull’imminente implosione di Israele ci spinge a tornare a queste storie per liberarci in un futuro più democratico. Alla fine, fissando l’atrocità dell’abisso, il suo colonialismo, l’Olocausto e Gaza, scopriamo che siamo noi stessi Israele/Palestina.

LA VIOLENZA STRUTTURALE del colonialismo, spiegata così bene da Fanon, colpisce sia a livello fisico sia psicologico il colonizzato e il colonizzatore. Cancella l’innocenza di entrambi. Nella resistenza all’imposizione brutale e all’esercizio malevolo di poteri asimmetrici, Hamas è una risposta sintomatica, non una fonte. È inevitabilmente etichettato come terrorismo da coloro che controllano i meccanismi di definizione. Come nelle rivolte degli schiavi nei Caraibi, quando i padroni bianchi furono massacrati, la ripugnanza morale non può nascondere la comprensione politica e, osiamo dire, anche la giustificazione storica. Forse, piuttosto che rispondere al grido dei media «Condannate Hamas?», un’organizzazione certamente fondamentalista, patriarcale e autoritaria (come tutte le istituzioni militarizzate a fini anticoloniali: dal Fln algerino ai Vietcong), dobbiamo chiederci perché Hamas è emerso e a cosa risponde storicamente e strutturalmente.

NELLA SUA DETTAGLIATA discussione sugli atti di terrorismo nel XX secolo, Traverso ci aiuta a comprendere la terribile ambivalenza del termine nei movimenti storici di liberazione. Ciò rende la violenta (ed esecrabile) esplosione carceraria contro l’occupazione militare di quasi ottant’anni, avvenuta il 7 ottobre 2023, difficile da condannare semplicemente.
Come direbbe la filosofa afro-brasiliana Denise Ferreira da Silva, è qui che le categorie prevalenti della modernità si sgretolano per fare uscire dalla Palestina la questione del nostro tempo. Non si tratta semplicemente di una questione geopolitica o storica, ma epistemologica. Coloro che hanno il diritto di raccontare, definire e spiegare la questione (chiaramente non i palestinesi che rimangono largamente senza voce) rivelano un preciso dispositivo di potere-sapere in cui la nostra «oggettività» corrisponde sempre alle esigenze della nostra soggettività. Anche questo è colonialismo, che, in fin dei conti, richiama la supremazia bianca.
Pensare con la Palestina è qualcosa di radicalmente diverso. Solo la precisa domanda politica e storica che Hannah Arendt avrebbe posto scuote la retorica occidentale e la costringe al silenzio: i palestinesi hanno diritto ad avere dei diritti? Rispondere affermativamente implica il superamento dell’attuale situazione coloniale e la riconfigurazione di Israele nella complessa eredità storica, politica e culturale del territorio, che, come Enzo Traverso conclude, dovrebbe diventare libero per tutti i suoi abitanti dal fiume al mare.

 

 

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Mauro Biani @maurobiani — 18.10 –18 giugno 2024 – grazie e mille ! + segnalato da Mauro Biani, Libera Informazione, 17 giugno 2024 : L’appello dei genitori di Mauro Paciolla

 

 

 

#MarioPaciolla #VeritàPerMarioPaciolla #GiustiziaperMarioPaciolla
#NoiNonArchiviamo

Mario non lo archivia nessuno.

Oggi su @repubblica

 

 

 

SEGNALATO DA MAURO BIANI :

 

 

CHE RIPRODUCIAMO :

 

“Mario non era pazzo, è stato ucciso e l’indagine non può chiudersi”. L’appello dei Paciolla

il .

AssociazioniBreviCriminalitàDirittiGiustiziaInformazioneInternazionale

 

 

 

I genitori di Mario Paciolla non ci stanno a far passare la richiesta di archiviazione della morte del giovane cooperante come un caso di suicidio.

“Ci sono dei dati e vanno analizzati, qualcuno deve esaminarli – ha detto Anna Motta, la mamma di Mario – perché ci sono elementi per capire. Perché non viene scandagliata l’autopsia? Perché la Procura non ascolta noi che abbiamo sentito Mario nelle ultime ore? Tutto questo è inaccettabile. Noi chiediamo che venga affermata la vera causa della morte di nostro figlio. E’ stato ucciso. Noi non accettiamo che venga infangato come un ragazzo che, siccome era fuori di testa, si è ammazzato. Comprendiamo che Mario era nel contesto dell’Onu, comprendiamo che sia scomodo ma noi non possiamo né vogliamo accettare depistaggi e soprattutto  il silenzio. Purtroppo sappiamo che ci sono altri casi, simili. Abbiamo visto com’è andata con la vicenda di Alpi-Hrovatin. Ma noi crediamo che le morti di questi giovani giornalisti, nostri concittadini, all’estero sia qualcosa che non ha colore politico”.

Questo l’appello dei genitori di Mario Paciolla che questa mattina hanno aperto la riunione settimanale di Articolo 21, cui era presente il senatore Walter Verini che ha annunciato una interrogazione parlamentare del Pd; stessa scelta è stata proposta dal gruppo di Avs.

Ripartiamo da Mario, oggi i genitori ospiti alla riunione di Articolo 21 #noinonarchiviamo nemmeno questa volta

ARTICOLO 21.ORG

https://www.articolo21.org/

 

 

Tenere i riflettori accesi sul caso Paciolla. La sua morte ci riguarda

LIBERA INFORMAZIONE.ORG

https://www.liberainformazione.org/

 

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” Ma è il modo in cui Gaza dichiara che / merita di vivere “- Mahmud Darwish– + Rifaat al-Areer (1979-2023) + due link

 

 

     grazie e mille dell’immagine e della bellissima citazione sotto che dedico  alla Do

 

 

Dريمing  @iMessyvibes

10.59

22 dicembre 2023

” Nonostante tutto quello che diciamo o scriviamo, ci sono ancora cose nel cuore che sono troppo grandi per essere raccontate. “

– Mahmud Darwish

( Instagram:_reemjunior_ )– traduz. dall’arabo di Google

 

 

 

 

I nemici possono avere la meglio su Gaza. (Il mare grosso può avere la meglio su una piccola isola).
Possono tagliarle tutti gli alberi.
Possono spezzarle le ossa.
Possono piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini. Possono gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue.
Ma lei:
non ripeterà le bugie.
Non dirà sì agli invasori.
Continuerà a farsi esplodere.
Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio. Ma è il modo in cui Gaza dichiara che merita di vivere

 

 

 

 

 

segue dal blog di Mohamed Belaali

https://blogs.mediapart.fr/mohamed-belaali/blog/150524/la-nakba-76-ans-de-souffrance-de-resistance-et-despoir

 

 

Refaat Alareer, a Palestinian poet, tragically killed in Gaza bombing: ‘A devastating loss’

Rifaat al-Areer (1979-2023)

 

 

La sua ultima poesia

 

Se devo morire,

devi vivere

e raccontare la mia storia

vendere la mia roba

comprare un pezzo di stoffa

e qualche pezzo di spago,

(renderlo bianco con una lunga coda)

quindi un bambino, da qualche parte a Gaza

guardando dritto il cielo

mentre aspetta che il suo papà venga portato via da un’esplosione

senza salutare nessuno

né alla sua carne

né a se stesso –

affinché veda l’aquilone, il mio aquilone, quello che hai fatto tu, prendi

il suo volo

e poi pensa che ci sia un angelo

è venuto a riportare la speranza

Se devo morire

che riporta la speranza

e lascia che diventi un racconto

 

 

Refaat Alareer, poeta palestinese e leader della giovane generazione di autori a Gaza, è stato tragicamente ucciso in un attacco israeliano. La sua morte è stata annunciata da persone a lui vicine ed è stata descritta come un’enorme perdita dai suoi amici e colleghi. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, governato dal movimento islamico Hamas, il poeta è stato ucciso giovedì sera in attacchi mortali nel nord della Striscia di Gaza.

Refaat Alareer era professore di letteratura inglese presso l’Università islamica di Gaza ed è stato uno dei fondatori del progetto “Non siamo numeri” (“We Are Not Numbers”), che collegava autori di Gaza con mentori all’estero per aiutarli a tradurre le realtà dei territori palestinesi in prosa in lingua inglese. Ha pubblicato i libri “Gaza risponde” e “Gaza senza silenzio”, che raccontano la vita a Gaza dal punto di vista di giovani autori palestinesi.

Nel mezzo dell’intenso conflitto tra Israele e Gaza, Alareer ha rifiutato di lasciare il nord della Striscia di Gaza, che era l’epicentro del conflitto. Pochi giorni dopo l’inizio dell’offensiva di terra israeliana, ha pubblicato sulla rete X una canzone virale intitolata “Se devo morire” che termina con le parole “Lascia che porti speranza, lascia che diventi una storia”.

Israele ha effettuato una massiccia operazione di bombardamento per “spazzare via Hamas”, considerata un’organizzazione terroristica da Israele, Stati Uniti e Unione Europea. Secondo i dati del Ministero della Salute di Hamas, il conflitto in corso ha provocato la morte di oltre 17.000 palestinesi, per lo più donne, bambini e giovani.

 

foto del poeta e biografia da:  – traduz. automatica

di   Liberato Grano

8 dicembre 2023

******

per chi avesse molto tempo e, ancor più, coraggio !
i due poeti citati sopra, tutto molto più lungo !

1. 

 

 

2. 

 

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pier luigi pinna @pierpi13 – 20.50 — 17 giugno 2024 — grazie ! —- ” cretini è forse dire troppo poco “…

 

 

 

 

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PAUL CAPONIGRO ( BOSTON, 1932 ) E’ UN CELEBRE FOTOGRAFO AMERICANO

 

 

 

Paul Caponigro - Two Leaves, 1963 | Phillips

 

 

 

 

Paul Caponigro, Eleanor's Hands, Winthrop, MA, 1965 - Artwork ...

Le mani di Eleonora, 1965

 

 

 

 

Paul Caponigro | Pool & Leaves 1968 (1968) | Available for Sale ...

1968

 

 

 

 

le forme della natura

 

 

 

 

 

 

Paul Caponigro — Running White Deer, County Wicklow, Ireland, 1967 — ” corsa dei cervi bianchi ”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Harvard Art Museums

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quality of Place - View Art : Portrait of Paul Caponigro [Lubec]

 

 

Photographers Art Print featuring the photograph Paul Caponigro by Thomas Camp

PAUL CAPONIGRO E’ UN CELEBRE FOTOGRAFO AMERICANO NATO A BOSTON NEL 1932

 

 

 

 

 

 

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Un miraggio ” reale ” : un fenomeno fisico (di ottica ) chiamato Fata Morgana, la sorellastra e antagonista di re Artù — aveva il potere di cambiarsi come voleva– + altro

 

 

 

*** le foto sono tutte magnifiche

 

 

L'affascinante fenomeno ottico della fata morgana: perché si ...

L’effetto Fata Morgana fu denscritto per la prima volta dai Normanni nello Stretto di Messina- di Daniele Ingemi
da Meteo.net

 

 

segue da Wikipedia :

Esso fa riferimento alla fata Morgana, che induceva nei marinai visioni di fantastici castelli in aria o in terra per attirarli e quindi condurli a morte. Per questo fatto storico,  il fenomeno è conosciuto anche all’estero con il nome italiano

 

 

In ottica, la Fata Morgana o fatamorgana è una forma complessa e insolita di miraggio che si può scorgere all’interno di una stretta fascia posta sopra l’orizzonte.

 

 

 

Un’altra foto, esempio di Fata Morgana nel deserto del Mojave ( California )
I, Brocken Inaglory

 

 

 

 

 

 

Vista da Termoli: Fata Morgana alle Tremiti ©TermoliOnline.it / 13 marzo 2023

 

 

L’illusione ottica è in termini tecnici chiamata miraggio superiore ossia un fenomeno ottico atmosferico che consiste nel vedere in lontananza una immagine speculare associata a un oggetto esistente. Il più noto è ‘Fata Morgana’, in riferimento alla fata della mitologia celtica che faceva vedere ai marinai castelli immaginari per attirarli e condurli alla morte.
©TermoliOnline.it

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Lorenzo Mazzitelli

La “Fata Morgana” visita lo Stretto di Messina: spettacolare fenomeno immortalato al Sud

L’illusione è causata da un fenomeno meteorologico noto come inversione termica. Normalmente, la temperatura dell’aria si abbassa all’aumentare dell’altitudine. Durante un’inversione termica, l’aria calda si trova sopra una banda di aria più fredda, creando il caos con la nostra percezione visiva. Poiché l’aria fredda è più densa di quella calda, ha un indice di rifrazione più alto, distorcendo così tanto l’oggetto (o gli oggetti) su cui agisce il miraggio, da renderli insoliti e irriconoscibili.

 

meteoweb.eu —

https://www.meteoweb.eu/2023/09/fata-morgana-stretto-messina/1001303561/

 

 

 

 

Effetto Fata Morgana

L’effetto Fata Morgana davanti alle coste di Barcellona presso la spiaggia di Giavà

 

 

Effetto Fata Morgana - costa di Barcellona

Fonte: Josep Lluis Laporta ( La Vanguardia)

  • ripetiamo la spiegazione, magari qui è più chiara:

Questa illusione ottica si verifica a causa di una inversione di temperatura; quando uno strato di aria calda si aggiunge sopra uno strato di aria fredda vicino alla superficie terrestre. L’inversione termica è, infatti, l’esatto opposto delle condizioni ambientali comuni; è quella in cui c’è uno strato di aria più fredda in superficie piuttosto che in quota.
Ciò genera un “condotto” nell’atmosfera creando un effetto di lente riflettente, il quale fa apparire gli oggetti all’orizzonte con un aspetto più alto ed allungato.

 

entrambe le foto + ultimo testo dallo stesso link :

da : https://barcellona.italiani.it/

 

 

 

L'EFFETTO “FATA MORGANA” IN MONTAGNA Tramonto a Monte Valvasseto e Alba al Pizzo di Meta. – 1000 giorni sui monti sibillini

da: 1000 Giorni Sibillini

L’EFFETTO “FATA MORGANA” IN MONTAGNA–  Tramonto a Monte Valvasseto e Alba al Pizzo di Meta-
Monti Sibillini, provincia di Macerata ( MC )

 

 

nota : I Monti Sibillini

 

 

 

Monti Sibillini
Matteo Sgammini – Opera propria

Monti Sibillini sono il quarto massiccio montuoso per altezza dell’Appennino continentale (dopo Gran SassoMaiella e Velino-Sirente); si trovano nell’Appennino umbro-marchigiano, lungo lo spartiacque primario dell’Appennino centrale, a cavallo tra Marche e Umbria, e precisamente tra le province di Ascoli PicenoFermoMacerataPerugia. Il territorio dei Monti Sibillini ricade nell’omonimo Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Con una lunghezza da nord a sud di circa 40 km, costituiti prevalentemente da rocce calcaree, formatesi sui fondali di mari caldi, presentano numerose cime che superano i 2.000m di altitudine, come la maggiore del gruppo, il monte Vettore (2.476 m s.l.m.), il monte Priora (o pizzo della Regina), il monte Bove e il monte Sibilla.

 

da:

qui trovi le foto delle varie cime:

https://it.wikipedia.org/wiki/Monti_Sibillini

 

 

per chi volesse dare un’occhiata alla storia della FATA MORGANA:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fata_Morgana_(mitologia)

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” Ma siamo davvero sicuri ? ” – di Donatella D’Imporzano — un racconto che ha avuto un grande successo, pubblicato vari anni fa, forse presentiva la situazione in cui ci troviamo oggi.

 

 

 

 

Pinterest

 

 

 

Mi trovavo all’aeroporto di Milano in partenza per Parigi. Là avrei subito affittato un’auto e me ne sarei partito per le cattedrali della Normandia. Era aprile e sentivo già il vento e la salsedine dell’oceano. Ormai anche i miei più cari amici avevano rinunciato a convincermi che la Normandia non è bagnata dall’oceano. Le mie nozioni di geografia si erano da tempo organizzate su una base esclusivamente emotiva. Londra era molto più spostata a nord che nella realtà, quasi scompariva oltre la Caledonia per la barbarie della sua lingua, Milano nel cuore dell’Europa centrale, molto più in alto di Lione, nel centro degli affari e degli spionaggi – a questo ci tenevo- molto vicina a Mosca e alle sue cupole d’oro…Del resto, al giorno d’oggi, che importanza poteva avere sapere questo e quello? L’aereo che stavo per prendere, lui sì, doveva sapere dove portarmi. E perché avrebbero dovuto imbrogliarmi? E poi a che scopo? La guerra fredda era da tempo terminata…certo, c’erano ancora le bombe nucleari russe da disattivare…Ormai mi stavo infilando in un piano di alto spionaggio internazionale, uno dei temi preferiti delle mie fantasticherie, in cui io ero sempre affascinante come Sean Connery, ma ultimamente faticavo a mettere insieme una storia appassionante, mi trovavo in difficoltà creativa, così…

Mi interruppi per ascoltare l’altoparlante che da qualche minuto andava blaterando delle assurdità : “…..est nella fila di sinistra… Parigi ovest nella fila intermedia…ripeto….”. Non mi curai di quella voce insinuante che, come in tutti gli aeroporti, sembrava non avere altro scopo che far sentire un po’ più estranee le persone che approdano nella confusione tecnica ed efficiente che è un aeroporto. Guardai il biglietto che avevo ritirato all’agenzia, Parigi-Charles De Gaulle, era tutto in ordine.

Mi misi in coda per l’imbarco (l’aereo era di una grande compagnia, magri vassoi e molta apparenza, ma il viaggio era breve). Mi congratulai con me stesso per avere una borsa leggera, molto trendy, pensai sorridendo. Avevo sempre considerato come esseri superiori quelli che riescono a viaggiare per il mondo così, come se uscissero di casa per una passeggiata. Finalmente anch’io ero entrato nel numero degli eletti, mi sentivo come James Bond all’inizio di una sua impresa, anche senza il caviale Beluga e il Dom Perignon.

I passeggeri in fila con me erano una massa piena di bagagli, come si preparassero ad un viaggio di trasferimento. Una biondina con l’aria preoccupata mi chiese se c’erano aerei che arrivassero in giornata a Parigi. Senza notare la stranezza della domanda, distratto da quell’aria tenera, la rassicurai finché non la vidi sorridere.

Salii sull’aereo, risposi in francese al benvenuto della hostess, sfoderandole un sorriso che sapevo affascinante, mentre mi immaginavo già nella dolce terra di Francia che per me si riassumeva nella Normandia e un pezzo di Bretagna.

Il posto era vicino al finestrino, sul fondo, quasi isolato: non potevo desiderare di meglio.

Non so se a tutti succede, ma io, quando vado in un posto che mi è particolarmente caro, comincio a parlare e addirittura a pensare nella lingua del paese. Mi vengono in mente canzoni, brani di libri letti anche molto tempo prima, pezzi di film, insomma, è come se aprissi un archivio e mi ci buttassi.  “Douce France, cher pays de mon enfance…” canterellavo tra me e me ed intanto vedevo il tappeto di nuvole, su cui l’aereo proiettava la sua ombra, allontanarsi sempre più in basso. ” Le plat pays” di Jacques Brel, no, era il Belgio, ma la lingua era quella. Ogni volta partivo da “La grande illusione” di Jean Renoir: la scena dell’incontro dei due comandanti, uno tedesco e uno francese mentre bevono champagne, mi metteva subito a posto, pronto ad approdare in territorio francese.

Naturalmente il cielo era di un azzurro smagliante e mi ero lasciato sotto i piedi la nebbia della Val Padana. Potevo anche chiudere gli occhi e addormentarmi pian piano fino all’arrivo, cullandomi col mio repertorio di immagini. Riuscii anche un po’ a sognare, con cattedrali bianche che si stagliavano in un paesaggio di verde e di mare, certamente senza dimenticare il vento e la salsedine… la Francia, il paese che più ammiravo, dove tutto, anche la cosa più semplice, sembrava possedere uno charme innato, uno stile.

Sentii il carrellino passare, con le hostess che chiedevano ai viaggiatori cosa desiderassero. Non aprii nemmeno gli occhi e continuai in quel sonno leggero. Poi una hostess mi avvertì che eravamo arrivati. Ero tra gli ultimi e mi affrettai verso il portellone dell’uscita, ancora un po’ intontito. Nel tunnel verso l’aeroporto mi affiancò la biondina della partenza. Non riuscii a trattenermi e, nel salutarla come una vecchia conoscenza, le dissi: “Vede che siamo arrivati sani e salvi a Parigi!”. Mi lanciò uno sguardo indecifrabile che attribuii alla solita maleducazione che c’è in giro. Pregustavo già un bel calvados, anzi un calva, che mi avrebbe fatto sentire parigino della Rive Gauche.

Appena sbarcato vidi subito che tutto era maledettamente diverso, piccolo, come se la grandiosa costruzione del Charles De Gaulle si fosse ristretta e immiserita. La gente che circolava era veramente straordinaria: la maggior parte vestita d’estate, anzi direi proprio sbracata, con un’aria da turista sulla via del ritorno, che sta cercando di spendere gli ultimi soldi rimasti o che raschia il fondo delle tasche alla ricerca dei centesimi per un caffè.

Erano anche straordinariamente allegri, un po’ eccitati, alcuni anche un po’ deliranti.

Mi tornarono in mente quelle strane parole dell’altoparlante, un rumore appena, ma che riusciva a farmi sentire improvvisamente insicuro.

Con un certo estraniamento mi fermai al primo ufficio informazioni e l’impiegato, al mio francese scolastico ma corretto, rispose in inglese. Una lingua che capivo, ma che non mi era mai piaciuta. Possibile che la Francia avesse abbandonato la sua passione per tutto ciò che è francese? Dopo avermi guardato con un certo sospetto, l’addetto mi disse con un’ aria di insopportabile sufficienza: “Qui siamo a Saint Martin, Caraibi. Se lei viene da Milano, avrebbero dovuto dirle che da quando le località si spostano, non esistono più voli diretti “. Si fermò un attimo ad osservare la mia faccia, poi proseguì: “Lei da qui può prendere un volo per Vancouver, e poi da lì andare a Mosca, tentando un Mosca-Parigi. Ormai viviamo un po’ alla giornata anche noi, sempre attaccati al computer. Questo aeroporto si sposterà fra tre giorni… finalmente anche noi viaggiamo! E perché mai dovremmo sempre contemplare gli altri? E chi l’ha detto che le località devono rimanere fisse? Flessibilità è oggi la parola chiave per tutto. Lei, per esempio, mantiene sempre stabile il suo volume? Da noi, forse per il caldo, c’è chi si restringe e chi si allarga…”

Sempre più sconvolto, continuavo ad ascoltarlo come fuori di me, con la voce metallica di un altoparlante che faceva da sottofondo. “Caro signore – continuava implacabile l’impiegato- oggi il computer mi dà Parigi nel deserto del Gobi, e se si affretta, domani pomeriggio lei dovrebbe essere al “Charles De Gaulle”. Non si dimentichi di specificare bene in quale parte di Parigi vuole andare, perché i vari arrondissements prendono strade diverse. Io mi sono riferito naturalmente a Parigi centro, ma se lei vuole andare a Parigi ovest deve prendere l’aereo per New York, a Parigi sud per Buenos Aires, per la banlieu dovrebbe tornare a Milano. E’ meglio stare molto attenti e seguire le istruzioni. Ancora meglio tenersi informati su Internet.

Ma lei non ha sentito niente di questa improvvisa festa che ci è capitata? Non ha un computer tascabile? Non l’ha vista la gente com’è più felice e più libera? Ma lei viene proprio da una grande città?”.

Non risposi…una festa la chiamava, questa instabilità che sconvolgeva tutta il nostro pianeta, quelle belle cartine delle elementari…che del resto non avevo mai potuto imparare, erano fatte a pezzi: tutti quei bei colori e la Francia tra l’azzurro e il viola… scomparsi!

E lui, poi, così allegro, che sarebbe magari tornato a casa da sua moglie, a volte un topolino, a volte un’orchessa… era uno sballo anche quello…!

Mi vedevo impegnato in spionaggi geografici, uno 007 del terzo millennio, intento a scovare dove stessero vagabondando le mie città…e le cattedrali, col vento e la salsedine – questo non si poteva tagliar via – … magari in Amazzonia, a stordirsi di caldo e di zanzare…Chi l’avrebbe detto che questo nuovo mondo ci avrebbe portato a vivere così, senza una terra dove poggiare il capo, presi a rincorrere lo spazio come fosse ormai l’unico obbiettivo della vita? Sarebbe forse questa roba quella parola che sentivo sempre in tv: la globalizzazione? Pensai a cosa avrebbe fatto James Bond in una situazione simile e mi avviai verso il bar per ordinare un Martini ben secco, con tanta vodka.

 

 

 

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Una foto fantastica dal Pride di Roma di Giansandro Merli – articolo del Manifesto, 16 giugno 2024 ( link sotto ) dal titolo : Ironia, musica e protesta. Il Pride invade la capitale. IL PAESE CHE AMA.  Trentanove carri nell’edizione 2024. Gli organizzatori: «Siamo oltre un milione». Dal fronte arcobaleno la sfida a Meloni.

 

 

 

Un partecipante al Pride di Roma con il costume da Papa e un cartello con la scritta ''C'è troppa frociaggine in questo Pride''

Un partecipante al Roma Pride 2024 – Giansandro Merli

 

 

 

Ironia, musica e protesta. Il Pride invade la capitale

IL PAESE CHE AMA. Trentanove carri nell’edizione 2024. Gli organizzatori: «Siamo oltre un milione». Dal fronte arcobaleno la sfida a Meloni

 

 

IL MANIFESTO -.- 16 GIUGNO 2024

https://ilmanifesto.it/ironia-musica-e-protesta-il-pride-invade-la-capitale

 

 

 

 

 

 

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Due haiku di Andrea Bardelli – —- illustrazione di Mario

 

 

CREPUSCOLO

Luce dell’ oblio

che misteriosa non osa

mai più dirci addio.

 

 

 

ANCHE PER CHI

Scrivo per chi tace

ma non acconsente o assente

gli piace la pace.

 

 

 

bardelli, volto, 2024, computer graphics

 

 

 

 

 

 

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+++ video, 25 min. — 16 giugno 2024 — tg la 7 ore 13.30 — i minuti– + 2 LINK ANSA.IT


apri qui se vuoi:

https://tg.la7.it/repliche-tgla7?id=548049

 

al minuto 7.08 —  l’esercito israeliano : pausa umanitaria per gli aiuti —Netanyau non si sapeva ( VEDI SOTTO  ANSA – 16 GIUGNO, 16.30 )

13.48 Julian Assange;

16.06 — suicidi nelle carceri italiane ( VEDI SOTTO, ANSA OGGI, 19.23 )

Scontro fra Netanyahu e l’esercito per la ‘pausa tattica’ a Gaza

L’annuncio dell’Idf è considerato ‘inaccettabile’ dal premier e ‘delirante’ da un ministro di ultradestra

 

ANSA.IT  16 GIUGNO 2024  -16.30

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2024/06/16/scontro-fra-netayahu-e-lesercito-per-la-pausa-tattica-a-gaza_a3d60dad-5960-44fd-bfe6-e16e73aad37a.html

 

Quest’anno 43 detenuti suicidi, 16 in attesa di giudizio

Garante svolge accertamenti, “equilibrio in misure cautelari”

 

ANSA.IT — 16 GIUGNO 2024 –19.12

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/06/16/questanno-43-detenuti-suicidi-16-in-attesa-di-giudizio_5d372642-4f1c-49d4-ad60-5e2deafb6724.html

 

 

 

 

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video, 22 min. ca — Fanpage.it –Saviano spiega perché la gioventù meloniana mostra che FdI non ha smesso di essere estrema destra- IL MOVIMENTO GIOVANILE DI FRATELLI D’ITALIA

 

 

Roberto Saviano commenta e spiega le immagini emerse da Gioventù Meloniana, l’inchiesta di Fanpage.it sul vero volto di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia: “Da un lato c’è una destra che crede di mostrare la propria trasformazione liberale. Dall’altra, lo stesso partito che vuole conservare la sua vocazione neofascista”.

 

 

 

“È come se ce l’avessero fatta a fregare tutti, e prendere le leve del potere senza doversi trasformare realmente”. Roberto Saviano commenta uno dei passaggi di Gioventù Meloniana, l’inchiesta di Fanpage.it sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, Gioventù Nazionale, dove si forma la futura classe dirigente del partito. Il riferimento è a uno dei vari momenti in cui i giovani militanti cantano “le canzoni della milizia fascista, ‘gladiatori di Mussolini’, ci sono gli slogan del neofascismo degli anni Sessanta e Settanta”.

Nel corso dell’inchiesta Fanpage.it ha partecipato anche ad alcuni concerti rock di estrema destra, organizzati nelle sede di Gn: “Doveva essere musica, e in realtà è musica, ma è propaganda fascista. In un luogo che non è un rave di periferia, ma una delle sedi di Fratelli d’Italia. In questa sede dove viene inneggiato il duce e c’è musica di propaganda neofascista, ci sono anche i deputati di FdI: Perissa, Trancassini, Procaccini (europarlamentare, ndr)”.

Questo mostra che la pratica è “prendi un giovane di destra, e in un contesto del genere si estremizza. È esattamente il contrario di quello che facevano i partiti di massa del passato:  per esempio, raccoglievano nelle sezioni giovanili le posizioni più radicali per portarle verso la democrazia, o per formarli in altri orizzonti. Qui si ha la volontà di soffiare sul fuoco dell’estremismo, perché con la rabbia attira più persone, diffonde la paura che Fratelli d’Italia capitalizza poi in voti”. Non è il tentativo di formare “una nuova destra. Qui è neofascismo puro”.

 

segue nel link :

continua su: https://www.fanpage.it/politica/saviano-spiega-perche-la-gioventu-meloniana-dimostra-che-fratelli-ditalia-non-ha-smesso-di-essere-estrema-destra/

https://www.fanpage.it/

 

 

 

L’INCHIESTA E’ STATA PUBBLICATA ANCHE DAL CORRIERE —

https://video.corriere.it/politica/l-inchiesta-di-fanpage-dentro-gioventu-nazionale-il-movimento-giovanile-di-fdi/6f58eab1-8ccc-403d-877c-96f2f09afxlk

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Qualche immagine di Zuccarello in Liguria di Ponente, provincia di Savona.

 

 

 

 

 

Zuccarello – Veduta

I caratteristici portici
Davide Papalini – Opera propria

 

 

 

 

 

Zuccarello – Mappa

dove si trova nella Provincia di Savona
Vonvikken – Opera propria

 

 

L’antico nucleo medievale fu la capitale del Marchesato di Zuccarello, antico stato italiano preunitario dal XIV secolo al XVII secolo.

 

 

 

 

Planimetria del borgo da una mappa settecentesca del cartografo Matteo Vinzoni
Davide Papalini – Opera propria

 

 

 

Chiesa di San Bartolomeo nel centro storico
Davide Papalini – Opera propria

 

 

LA STORIA DEL BORGO — APRI QUI

 

 

 

 

SEGUE DAL :

 

FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/il-castello-di-ilaria-del-carretto?ldc

 

 

 

 

 

Borgo medioevale fondato nel 1248. Patria di Ilaria del Carretto. Quartiere generale del Generale napoleonico Massena che, nella Taverna dei 3 diavoli pianificò la Battaglia di Loano. Le vicende belliche legate agli assedi al Castello, fecero nascere la locuzione Basitan Contrario derivante dal forte spirito dio contraddizione che contraddistinse il corazziere piemontese Sebastiano Contrario.

Zuccarello fa parte di: Comuni Fioriti, Borghi più belli d’Italia, Federazione Europea Città Napoleoniche, Perle della Liguria.

Borgo porticato con molteplici emergenze storiche di alto rilievo. Centro turistico della Val Neva.

 

 

 

Il Comune di Zuccarello, inserito nel Parco Naturale di Poggio Grande, ha conseguito la certificazione del proprio Sistema di Gestione Ambientale ISO 14001. Chi ha curiosità botaniche, incontra lungo il torrente Neva rari esemplari di piante. Molti sono gli itinerari a disposizione di chi ha voglia di camminare sui sentieri della riserva di Poggio Grande.

 

 

 

 

 

 

DA QUI SEGUE DA:

Zuccarello

 

 

 

 

 

La torre medioevale

 

 

 

 

 

 

 

 

ALTRE FOTO DAL FAI — link sopra

 

 

 

 

 

 

I ruderi del Castello sopra l’abitato

 

 

 

 

 

 

dettaglio del rudere del castello

 

 

 

 

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video, 6.39 — Il caso Biden – L’approfondimento di Lucio Caracciolo

 

 

 

 

Dopo le ultime apparizioni in video durante le celebrazioni per l’anniversario della sbarco in Normandia o nel corso del G7 in Italia, il presidente Joe Biden appare sempre più in difficoltà e non appare in grado di contrastare Donald Trump alle elezioni di novembre, e tantomeno di affrontare altri quattro anni di Casa Bianca nel caso dovesse vincere. Nella pagina delle opinioni sul New York Times è apparso un articolo di Bret Stephens in cui scrive che l’atto più coraggioso che Biden possa fare sia quello di dimettersi. Il momento decisivo è la convenzione democratica di fine agosto a Chicago dove potrà emergere un nuovo candidato. In collegamento Lucio Caracciolo. Puntata registrata il 15 giugno 2024.

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Una foto davvero curiosa, per non dire strana .. è di María María Acha-Kutscher, un’artista cilena ( Lima, 1968 ) che vive in Spagna- è un artista visiva internazionale che contribuisce ad un’identità culturale di uguaglianza delle donne

 

 

 

link del Facebook
María María Acha-Kutscher

 

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María María  Acha-Kutscher è un’artista visiva internazionale e co-direttore con Tomás Ruiz-Rivas del progetto artistico sperimentale l’Antimuseo.  Il suo lavoro si concentra sulla donna, la sua storia, le lotte per l’emancipazione e l’uguaglianza e la costruzione culturale della femminilità. María María organizza il suo lavoro in progetti a lungo termine, per i quali sviluppa individualmente un linguaggio e una metodologia specifica. Ognuna delle sue opere è un prodotto artistico in sé, ma sono anche strumenti di cambiamento sociale che contribuiscono alla trasformazione politica, soprattutto per le donne. Si definisce un’artista femminista, che vede l’arte come un potente strumento politico. Ha esposto individualmente in città come Lima, Haifa, Città del Messico o Sarajevo e recentemente, il suo progetto “Womankind”, è stato esposto presso La Virreina Centro de la Imagen a Barcellona. Ha anche ricevuto il Premio per la Creazione d’Arte Contemporanea dal Consiglio Comunale di Madrid nel 2017.

 

Notizia da :

kooness-logo

https://www.kooness.com/it/artisti/maria-maria-acha-kutscher

 

 

 

segue da :

 

Work

 

 

 

INDIGNATE

 

 

il clima delle proteste ( 2023 )

 

 

 

Reimagining Aging (2023 -)
Reinventa l’invecchiamento

 

 

 

Womankind. Todas mis sangres (2023)
Le donne.  Sono tutte sangue mio  -2023

 

 

 

 

La rabbia di Prosepina – 2022

 

La Rabbia di Proserpina es un políptico fotográfico compuesto de 12 imágenes de rostros femeninos extraídos de pinturas del Renacimiento y el Barroco, que representan pasajes de la biblia y de la mitología grecorromana, donde las mujeres son sorprendidas en actos violentos, padeciéndolos o ejecutándolos. La pieza responde a dos visiones de género: por un lado la denuncia de la normalización de la violencia contra las mujeres dentro de la historia del arte y por otro, la rabia como motor de cambio en el imaginario feminista. Rostros de terror, miedo y furia se entremezclan en este políptico para convertirlo en una pieza de lamento y rabia.

 

 

 

 

 

Herstorymuseum – video

 

Herstorymuseum es un museo imaginario que ofrece una narrativa rizomática y no jerárquica de las mujeres creadoras del siglo XX. La artista utiliza un lenguaje visual similar al pictograma, dibujos compuestos de dos manchas de color que representan obras icónicas del arte hecho por mujeres, o retratos de personalidades históricas que han jugado un papel protagonista en la reivindicación del espacio de las mujeres en el campo de la cultura. Los dibujos conforman la colección permanente de Herstorymuseum, en constante crecimiento, y se exhiben como parte de un programa curatorial propio del museo. Estas exposiciones tienen lugar en espacios públicos, centros de arte y galerías. Empiezan siempre por una imagen, una palabra o un elemento iconográfico, a partir del cual Acha-Kutscher establece relaciones intuitivas entre las diferentes creadoras y sus trabajos, hasta desarrollar una historia del arte alternativa.

 

Herstorymuseum has been a member of International Association of Women’s Museum – IAWM

 

video, 6 min. ca

 

 

 dopo il video, segue nel link: 

 

Herstorymuseum

 

 

 

FACEBOOK.COM — María María Acha-Kutscher
https://www.facebook.com/photo/?fbid=688039575001495&set=ecnf.100013863764554

 

 

 

 

 

PALAZZO DELLA VICEREGINA

 

 

 

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La facciata
Didier Descouens – Opera propria

 

 

Il Palau de la Virreina ( “Palazzo della Viceregina” — virreina in catalano) è un edificio di Barcellona situato lungo La Rambla arretrato di alcuni metri rispetto alla linea delle altre costruzioni. È considerato uno dei migliori esempi di architettura civile barocca della Catalogna. I suoi interni e i corridoi sono utilizzati per mostre d’arte; il palazzo inoltre è la sede del dipartimento di cultura municipale. Vi sono collocati in esposizione permanente i Gegants e l’Aquila della città di Barcellona. È stato dichiarato bene culturale di interesse nazionale

 

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Scalinata e patio interno
Josep Renalias – Opera propria

 

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Buitengebieden @buitengebieden · 23.20 13 giugno 24 –carino da morire ! grazie !

 

 

apri qui

https://x.com/i/status/1801363931648119084

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Mio Caro Diario– una vignetta per tutti i Do del mondo che amano .. — grazie a Mio Caro Diario– link Facebook

 

 

Mio Caro Diario

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

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Genzano di Roma -fino al 30 agosto 2024 – Mauro Biani : ” Ciascuno cresce solo se sognato ” ( Danilo Dolci ): una tavola alla infiorata+ una personale a Palazzo Sforza Cesarini.

 

 

Mauro Biani Facebook

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

Ospite dell’Infiorata di Comune Genzano di Roma 2024.
Il tema: Danilo Dolci “Ciascuno cresce solo se sognato”. Oltre una tavola che sarà parte dell’infiorata, dall’8.6 al 30.8 una mia personale a Palazzo Sforza Cesarini. L’inaugurazione venerdì 14 ore 19.30.
https://www.infioratadigenzano.it/mauro-biani-artista…/

 

 

 

 

Mauro Biani (@maurobiani) / X

INTERNO DEL PALAZZO SFORZA CESARINI DALL’X  DI Mauro Biani

 

 

 

 

Genzano di Roma. Palazzo Sforza Cesarini ospita la mostra di Mauro Biani: un invito a riflettere sulla pace

 

 

 

 

 

Venerdì 14 giugno 2024 alle ore 19.00, presso Palazzo Sforza Cesarini verrà inaugurata la mostra dell’artista ospite della 246^ edizione della Tradizionale Infiorata di Genzano di Roma, l’illustratore e vignettista Mauro Biani che dialogherà con Roberto Vicaretti di RaiNews e la prof.ssa Mara Matta dell’Università Sapienza di Roma.

In questi anni in cui la guerra è tornata a minacciare la pace in Europa e il conflitto in Medio Oriente, mai del tutto assopito, è di nuovo divampato, Mauro Biani dedica la sua ultima raccolta di vignette alla pace. Attraverso una forte critica alla guerra e alle ipocrisie del mondo, l’illustratore invita a riflettere attraverso immagini di impatto e didascalie stringate e dirette.

Da questa raccolta “Dove sono i pacifisti?” (con Roberto Vicaretti – People, 2024) nasce la mostra omonima che sarà visitabile a Genzano di Roma presso le sale espositive di Palazzo Sforza Cesarini dal 15 giugno al 31 agosto. Illustratore, vignettista, educatore professionale, le sue strip hanno una caratterizzazione di satira sociale e politica, affrontando tematiche collegate alla legalita, alla nonviolenza, ai diritti umani.

Vignettista de La Repubblica, ha collaborato con il Manifesto, L’Espresso, Courrier International, Der Spiegel, Le Monde. Nel 2007 ha vinto il XXXV Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi e nel 2013 il Premio Nazionale Nonviolenza. Da novembre 2020 collabora con Atlantide – Storie di uomini e di mondi, programma di Andrea Purgatori su LA7. Da febbraio 2023 disegna la rubrica “Taglio alto” su il Venerdì. Da settembre 2023 collabora con Il cavallo e la torre, programma di Marco Damilano su Rai tre.

 

 

 

 

 

 

testo e immagini 

CASTELLI ROMANI.NEWS
da : Castelli Romani. News

 

 

 

 

 

 

TUTTE DA :::

Mauro Biani Facebook

ALCUNE VIGNETTE ULTIME E NON CHE CI HANNO TOCCATO ::

 

 

 

 

 

#elezionieuropee #ondanera #Europa #destra #sovranismi #nazionalismi
Anni ’20.
Oggi su la Repubblica 11 giugno

 

 

 

 

 

 

 

Caro #MimmoLucano Domenico Lucano ci sono vignette che invecchiano bene.
Questa è di quel 2018 pieno di rabbia, e però anche di speranza e di lotta.
Ora si è avverata, e oltre la legge è arrivata la giustizia.
Caro Sindaco grazie per la tua semplice ragione.
Un abbraccio.

10 giugno 2024

 

 

 

 

Potrebbe essere un disegno raffigurante testo

 

 

 

 

#antifascismo #nonviolenza #Costituzione
#Italia #antifascista #eredita
L’ultimo discorso di #Matteotti
Oggi su la Repubblica

 

 

 

 

Lo sapete che gli ha risposto così un suo compagno di partito ?
Quando ha terminato il lungo discorso alla Camera dei Deputati,
Matteotti si rivolto ad un compoagno che gli stava seduto accanto  / nei posti dei deputati /
e gli dice : ” Adesso potete preparare  per me un discorso funebre.. !
” Ma che esagerato che sei  ?”

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Società Esteri Home Cultura LEFT Un pensiero nuovo Unpensieronuovoasinistra a sinistra International Arte ranec.oeboooom La rvoluzione custurale nionvialenza colloqui Mauro Biani Roberto... CULTURA evlderza Libri pace Poltica Arte Giornalsmo La rivoluzione culturale della nonviolenza. A colloquio con Mauro Biani e Roberto Vicaretti Di Simona Maggierelli 25 5Maggo2 2024"

 

 

 

 

 

 

 

#giornalismo #giornalisti #informazione #dissenso #critica #azionenonviolenta #ultimagenerazione #repressione #potere #governo #democrazia #costituzione #diritti
Silenzio.
Oggi su la Repubblica– 26 maggio 

 

 

 

 

 

#Italia #governo #Albania #persone #migranti #deportazione
Non c’è ancora niente, solo la cultura del respingimento delle persone. E mucchi di soldi per incentivarla.
Filo spinato, orgoglio italiano.
Oggi su la Repubblica – 24 maggio

 

 

 

 

 

 

 

#GiovanniFalcone #mafia #StragediCapaci #Stato #Italia
“Ma chi ve lo fa fare?”
Oggi su la Repubblica

 

 

 

 

 

Mauro Biani - 2022-12-07 | Le vignette di ArcoirisTV

Mauro Biani – 2022-12-07

 

 

 

 

 

Mauro Biani - 2023-02-01 | Le vignette di ArcoirisTV

Mauro Biani – 2023-02-01

 

 

 

 

 

 

 

Genzano, Infiorata 2024 il 15, 16 e 17 giugno. Il 1° e 2 giugno l'Infiorata dei Ragazzi | Il Sindaco svela il tema scelto - Castelli Notizie

 

https://www.castellinotizie.it/2024/02/09

 

 

 

 

 

 

Genzano, l'infiorata di pane (unica al mondo) che nessuno conosce: ecco dove e quando – Il Caffe

 

 

 

 

 

 

 

 

Infiorata di Genzano 2018. Il programma del 9-10-11 giugno - Journeydraft

Infiorata di Genzano, una cascata di colori imperdibile: evento che attrae visitatori da tutto il mondo | Data

 

 

 

 

 

segue da vari link–

GENZANO — ROMA — PALAZZO SFORZA CESARINI

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Cesarini Sforza Civitanova Marche

 

 

 

 

Palazzo Sforza Cesarini a Genzano - Roma

 

 

 

 

 

Palazzo Sforza Cesarini - Foto di Genzano di Roma, Provincia di Roma - Tripadvisor

 

 

 

 

 

 

Laser scanner survey Palazzo Sforza Cesarini - Roma - Gaiagroup

 

 

 

 

 

Genzano: Parco Sforza Cesarini sarà aperto al pubblico

 

 

 

Genzano, I residenti entrano gratis al Parco Sforza Cesarini nella I e IV domenica del mese

 

 

 

Palazzo Sforza Cesarini a Genzano - Roma

 

 

 

Palazzo e Parco Sforza Cesarini

 

 

 

AFFRESCHI

 

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Mauro Biani @maurobiani – 12.01 –15 giugno 2024 – grazie !

 

 

#G7conference #guerra #armi #fame #debito #Oxfam

Se me lo dicevi prima.

Ieri, su @repubblica

 

 

 

 

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CHET ATKINS –ZORBA IL GRECO – per chi volesse, segue Autumn Leaves–

 

 

 

Chet Atkins “Zorba The Greek”

 

 

 

 

 

 

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