FAI ( 1975- 2025 ) :: MURA MEDIEVALI DI MONTAGNANA. MONTAGNANA, PADOVA + VIAGGI DA FINESTRE SULL’ARTE – CASTELLO DI SAN ZENO e MONTAGNANA + altro+ cartina di ALEX al fondo

 

 

 

FAI   

Cinquanta ( 1975-2025 )

 

TESTO E FOTO

https://fondoambiente.it/luoghi/mura-medievali-di-montagnana?ldc

 

 

 

 

MURA MEDIEVALI DI MONTAGNANA

MONTAGNANA, PADOVA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Montagnana, con la sua cinta medievale della lunghezza di quasi due chilometri, è una delle città murate meglio conservate del Veneto, situata a circa 50 chilometri da Padova, Verona e Vicenza. Anticamente il territorio era attraversato dal fiume Adige che, sin dal tardo neolitico, favorì i primi insediamenti. In epoca romana Montagnana appartenne all’Agro di Atheste, la vicina città di Este, e fu un importante stazione militare lungo la Via Emilia Altinate.

Nell’alto medioevo, dopo la Rotta della Cucca del 589 dc, quando il fiume deviò il proprio corso più a sud, l’invasione dei popoli barbarici provenienti dalle terre d’Oltralpe diede avvio alla costruzione delle prime fortificazioni in legno cinte da un fossato e da barriere di rovi spinosi.

All’alba del II millennio Montagnana fu feudo dei Marchesi d’Este e nel XIII secolo fu teatro degli scontri tra la Lega Guelfa ed Ezzelino III da Romano, vicario dell’Imperatore Federico II di Svevia, per poi entrare a far parte dei vasti domini del Comune padovano, prima, e dei Da Carrara, signori della città, poi.

Nel 1405 Montagnana, abbracciata già dalle mura merlate medievali che tuttora la contraddistinguono, si consegnò alla Repubblica di Venezia e, svestiti i panni di centro militare, affidò la propria fortuna alla lavorazione della terra ed in particolar modo alla coltivazione della canapa, preziosa per realizzare le corde e le vele delle navi veneziane.

Nel 1797, decaduta la Serenissima, Montagnana seguì, sino ai nostri giorni, il destino dell’area veneta.

Dal 2003 la città murata di Montagnana è insignita del marchio di qualità Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUADERNI DI VIAGGIO DI:

    FINESTRE SULL’ARTE

https://www.finestresullarte.info/viaggi/montagnana-tra-mura-medievali-e-fantasmi-giorgioneschi

 

Montagnana, tra mura medievali e fantasmi giorgioneschi

Questo articolo è gratuito per te fino al 01/01/2026

 

 

Un viaggio a Montagnana, borgo racchiuso tra le sue mura medievali, tra i migliori esempi in Europa.

CASTELLO DI SAN ZENO –
PINTEREST

 

 

C’è un pezzo di Montagnana che è finito a Rotterdam: è un disegno che raffigura il Castello di San Zeno, fortezza duecentesca costruita da Ezzelino III da Romano (il suo mastio, il mastio ezzeliniano, è ancora lì, alto quasi quaranta metri, a ricordare il fondatore), rimaneggiata nei secoli ma comunque dall’impianto e dalle apparenze che oggi non sono troppo dissimili da quelle che doveva avere all’epoca.

Oggi è sede di istituti culturali: vi si trovano il Museo Civico “Antonio Giacomelli”, la Biblioteca Civica e il Centro Studi sui Castelli, ma agli inizi del Cinquecento svolgeva ancora pienamente le sue funzioni difensive.

Il foglio è attribuito al Giorgione, che lo raffigurò proprio tra il 1501 e il 1502 (o almeno così si potrebbe pensare), e che è divenuto ultimamente una sorta di genius loci di questo borgo in provincia di Padova: molte ricerche (di insigni studiosi come Enrico Maria Dal Pozzolo, Augusto Gentili, Lionello Puppi e altri) hanno cercato di stabilire se e quanto il grande padre del tonalismo veneto abbia dipinto qui. In mezzo forse un prelato, Domenico Grimani, divenuto nel 1497 prete del Duomo di Montagnana, e collezionista del Giorgione.

Nel Duomo di Montagnana, in controfacciata, ci sono un David e una Giuditta scoperti nel 1930, nell’ambito di alcuni lavori di restauro delle pareti del Duomo: riemersero dall’intonaco che per chissà quanto tempo li aveva celati e per decenni attorno a queste straordinarie figure, di altissima qualità, è sorto un interessante dibattito attributivo che prosegue ancor oggi. Forse, potrebbero essere dello stesso Giorgione: ma non abbiamo prove per dirlo con certezza, anche perché l’unico “documento” (se così vogliamo chiamarlo) che possa attestare la presenza a Montagnana del pittore, è proprio quel foglio olandese. E non sappiamo perché non ci siano rimaste tracce scritte di un suo eventuale soggiorno nel borgo.

Le mura di Montagnana: sullo sfondo il campanile di San Francesco
Le mura di Montagnana: sullo sfondo il campanile di San Francesco

 

 

Giorgione (attribuito), Castel San Zeno a Montagnana (1501-1502; sanguigna su carta; Rotterdam, Museum Boijmans van Beuningen)
Giorgione (attribuito), Castel San Zeno a Montagnana (1501-1502; sanguigna su carta; Rotterdam, Museum Boijmans van Beuningen)

 

 

Uno dei due affreschi del Duomo attribuiti al Giorgione: il David
Uno dei due affreschi del Duomo attribuiti al Giorgione: il David

 

 

Montagnana, il Castello di San Zeno
Montagnana, il Castello di San Zeno

 

Vicende nascoste tra le pieghe della storia, ma che riaffiorano attraverso le immagini che il viaggiatore può trovare in questa cittadina fortificata, che appare quasi come una sorpresa tra le campagne venete, passata Legnago, mentre il paesaggio si prepara a cambiare quando si scorgono le prime propaggini dei Colli Euganei poco distanti.

Le mura che la cingono si sono conservate nella loro interezza: è un caso piuttosto raro, sono pochissime le città con mura medievali che le abbiano serbate intatte dalla metà del Trecento, epoca nella quale i Carraresi di Padova si prodigarono per rafforzare questa città, importantissimo avamposto del loro territorio, al confine con le terre scaligere (Legnago era già sotto Verona).

Il fatto che, con la rapida fine dei Carraresi, Montagnana abbia perso pressoché totalmente il suo ruolo strategico, contribuisce a spiegare perché le mura si siano così ben conservate, ancora con tutte le loro ventiquattro torri, un tempo rilevanti postazioni di controllo e difesa, e poi divenute granai e magazzini quando Montagnana non ricoprì più alcuna funzione militare. Ancora oggi, le mura costituiscono uno dei principali motivi per i quali ci si reca a visitare il borgo.

 

Si entra solitamente dalla Rocca degli Alberi ( vedi foto subito sotto ), innalzata nel Trecento, anch’essa dai Carraresi: grandi porte a battenti, ponti levatoi, torri di guardia. Questo era il modo in cui Montagnana accoglieva chi arrivava. Oggi invece Montagnana è un po’ meno austera: passato il laterizio rosso della Rocca degli Alberi, s’entra subito in una cittadina opera, sotto le due ali di portici che scortano i viaggiatori fino alla centrale piazza Comunale.

 

 

Immagini della Piazza Comunale con il Duomo, i ricchi palazzi nobiliari e il Palazzo del Credito– da .yelp– link sotto

 

Piazza Comunale - lovely buildings - Landmarks & Historical Buildings Near Me - Montagnana, PD

 

 

Piazza Comunale - the Duomo - Landmarks & Historical Buildings Near Me - Montagnana, PD

 

 

Piazza Comunale - empty on sundays - Landmarks & Historical Buildings Near Me - Montagnana, PD

 

 

Piazza Comunale - lots of dining options - Landmarks & Historical Buildings Near Me - Montagnana, PD

foto da : https://www.yelp.com/biz_photos/piazza-comunale-montagnana?select=CIQq47psrEAJdOnu1TFhbQ

 

 

Oppure “piazza Maggiore”, o semplicemente “la piazza”, come dicono da queste parti: è il fulcro di tutto il borgo, pavimentata col listòn come si conviene a ogni città veneta.

Non traggano in inganno le forme del possente Palazzo della Cassa di Risparmio, che potrebbero farci pensare a un’architettura gotica: è uno splendido edificio degli anni Venti del Novecento, di gusto medievaleggiante come andava ai primi del ventesimo secolo.

Sul lato contiguo della piazza, ecco aprirsi, solitario, il Duomo di Santa Maria Assunta, che subito c’incuriosisce perché è senza campanile (le campane suonano dalle torrette sulla facciata). S’ammirano il suo esterno spoglio, la sua sobria facciata a capanna, il portale marmoreo che la tradizione assegna a Jacopo Sansovino, l’interno rinascimentale:

è qui che si trovano i due affreschi attribuiti al Giorgione, ma c’è anche altro, a cominciare da una Trasfigurazione del Veronese e da alcune tavole del Marescalco, vero nome Giovanni Buonconsiglio, sottovalutato artista di Montecchio Maggiore che visse tra Quattro e Cinquecento, a contatto coi più grandi.

 

 

Montagnana, Rocca degli Alberi
Montagnana, Rocca degli Alberi

 

 

 

 

Duomo di Montagnana. Ph. Credit Alain Roullier
Duomo di Montagnana. Ph. Credit Alain Roullier

 

La Piazza di Montagnana
La Piazza di Montagnana

 

Il Palazzo della Cassa di Risparmio
Il Palazzo della Cassa di Risparmio : fu costruita tra  il 1923 e il 1927 l’architetto Forlati e l’ingegnere Berlese con mattoni a vista dopo che un grande incendio, avvenuto nel 1918, distrusse le abitazioni situate in quest’area, le cui linee architettoniche erano molto simili a quelle degli edifici che si trovano tra l’attuale palazzo e il Duomo.

foto e testo da : https://www.comune.montagnana.pd.it/Luoghi?ID=2731

 

Villa Pisani. Ph. Credit Hans Rosbach
Villa Pisani. Ph. Credit Hans Rosbach

Si trova appena fuori Montagnana Villa Pisani è stata costruita ” da un architetto che si chiamava Andrea Palladio ” – vedi sotto

 

 

Ci si sorprenderà a vedere che a pochi passi di distanza c’è un edificio attribuito a Michele Sammicheli, l’architetto che ai primi del Cinquecento costruì mezza Verona, e che realizzò il Forte di Sant’Andrea a Venezia:

 

 

 

 

è il Municipio della città, la cui costruzione cominciò a partire dal 1537 circa (anche se nel 1593, dopo un incendio devastante, fu ricostruito, benché in forme che ancora palesavano debiti nei confronti del Sammicheli).

 

Imboccando via Scaligera, parallela della strada principale, ci s’imbatte nello svettante campanile della chiesa di San Francesco, la torre più alta della città, visibile anche a lunga distanza: la chiesa è trecentesca, ma forse precedente dato che vi si riscontrano anche elementi romanici, ed è un edificio imponente, ampliato nei secoli, annesso a un antico monastero.

Palazzi nobiliari di tutte le epoche (si veda ad esempio l’elegante facciata di Palazzo Magnavin-Foratti) testimoniano come la città fu prospera per lunghe epoche.

 

Strade larghe e porticate che mantengono il loro impianto antico e sulle quali s’affacciano case di tutti i colori, un piccolo manuale di arte veneta del Quattro, Cinque e Seicento (ma non solo) con pagine da sfogliare nelle chiese e nel museo civico della città, l’impianto regolare delle mura, con le torri che, ordinate, lo scandiscono. Un anello magico che incanta chiunque se lo vede arrivare dopo aver attraversato le campagne: ma se si pensa che tutto sia finito dentro queste mura, si sbaglia.

 

 

 

Dove si trova la cittadella di Montagnana ?

 

CARTINA DEL VENETO  DA:

Viaggi di Alex. Altervista.org

*** nel link Alessandro Ranzani

https://viaggidialex.altervista.org/imm/veneto-cartina.html

 

 

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Dopo aver ricordato GIOVANNI PESCE — PUBBLICHIAMO UNA POESIA DI PARECCHI ANNI FA DI DONATELLA D’IMPORZANO SU UN EROE DELLA LIGURIA DI PONENTE : VITTO’. + notizie

 

 

Donatella scrive commentando Giovanni Pesce:

Ricordo con dolcezza e con dolore Vittò, grande combattente nella guerra civile spagnola, grande partigiano nella guerra di liberazione italiana. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e il suo ricordo ci accompagna come una speranza di giorni migliori.

 

 

 

 

In memoria di Vittò, capo partigiano

 

 

Chissà se lassù da qualche parte

sventoleranno le bandiere rosse,

se ci sarà quel mondo di fratelli

che hai sognato nelle gelide

veglie di partigiano.

Come in un film

della Resistenza spagnola

hai fatto saltare

il ponte della vita

e ancora una volta

hai opposto il tuo sdegnoso rifiuto

ad una realtà vile e cialtrona.

Non così avremmo voluto lasciarci.

Tutti insieme

avremmo voluto sfidare con te

la morte

che fa il nido negli angoli bui

della nostra anima

Nelle piazze, sulle strade faticose

delle montagne,

nel gelo degli inverni infiniti

non saresti mai morto.

Non posso che cantarti,

disperata e triste

per la tua bella vita perduta.

Voglio cantarti,

smarrita e triste

contro la morte assassina

per far vivere il tuo ricordo.

 

 

 

 

Vittò. Giuseppe Vittorio Guglielmo - Romano Lupi - copertina

Vittò. Giuseppe Vittorio Guglielmo

 

 

Reduce della guerra civile spagnola, internato nei campi di concentramento francesi, militare sul fronte greco-albanese, comandante della divisione intitolata alla memoria di Felice Cascione in Italia durante la Resistenza, ferito in combattimento, sia in Spagna che sulle montagne della provincia di Imperia dove, già all’indomani dell’8 settembre 1943, cominciò a organizzare le prime bande partigiane. Basterebbero questi pochi elementi per capire come la vita di Giuseppe Vittorio Guglielmo, meglio conosciuto come Vittò, sia stata straordinaria. In questo libro, in cui vengono ripercorse, con piglio narrativo, le tappe fondamentali della sua esistenza, emerge uno spaccato del Novecento. Un’esistenza che assomiglia a un romanzo per un uomo che personaggio di un romanzo lo è stato per davvero. La figura di Vittò, infatti, ha ispirato il comandante Ferriera de “Il sentiero dei nidi di ragno”, prima opera di Italo Calvino. Vittò è stata una figura leggendaria per tutti coloro che fanno e hanno fatto parte di quel mondo frontaliero del Ponente ligure che, come ha scritto nell’introduzione a questo volume Antonio Gibelli: “scolpisce con i tratti della montagna impervia e del mare selvaggio i suoi protagonisti, iscrivendoli, quasi naturalmente, in una dimensione superiore, europea e fortemente internazionalista, e marcando di speciali intonazioni individuali, quasi solitarie, anche le loro esperienze più cariche di carattere collettivo e corale “.

 

 

 

 

 

Recensione di Roberto Barzanti.

 

Non solo per la ricorrenza del centenario della nascita di Giuseppe Vittorio Guglielmo, detto Vittò (1916-2002), è stato utile ristampare in edizione ampliata questo studio biografico su un carismatico protagonista della Resistenza ligure. Nell’esperienza di Vittò, che Calvino ebbe a modello del comandante Ferriera nel Sentiero dei nidi di ragno (1947), si riflette un itinerario che abbraccia tutte le traversie di un antifascismo vissuto armi in pugno, da partigiano internazionalista. Lupi ha svolto un lavoro egregio, suffragandolo di ogni accessibile documento e arricchendolo di un eloquente corredo iconografico. Nel 1937 il partigiano sanremese è a Madrid, a difesa della repubblica. Non gli viene risparmiato l’internamento nei campi francesi.

 

Quindi, come comandante Ivano, partecipa nelle file della brigata Cascione alla Resistenza ligure.

Nel dopoguerra è tra quanti subiscono persecuzioni giudiziarie fino al carcere, perché sospettati di preparare un’insurrezione armata. Vittò non si era disfatto delle armi e un’ispezione fece scattare l’arresto. Ripensando a quella vicenda Vittò non usò mezzi termini: “Così praticamente mi hanno ucciso, non fisicamente, ma mi hanno ucciso moralmente, hanno cercato di eliminarmi in questo modo”.

Appare evidente come in lui sentimento patriottico e progetto di un avvenire comunista si saldino in inscindibile unità.

In una lettera che un gruppo di compagni gli indirizzò quando era in carcere (ottobre 1948) si leggono accuse pesanti al ceto dirigente insediatosi al sorgere della Repubblica: “Ma quegli uomini non potranno cancellare la nostra epopea e noi domani risorgeremo al di sopra delle loro calunnie”.

Vittò finì i suoi giorni raccontando una vita animata da straordinario coraggio. Il suicidio che siglò la sua esistenza fu un atto di volontà coerente con chi aveva guardato in faccia la morte senza paura.

 

** e forse, un giudizio, sui tempi che gli erano arrivati, dopo tanta lotta e sacrificio ( ch.)

 

 

la storia della sua vita è ” da leggere “:

 

Giuseppe Vittorio Guglielmo. Nato il 2 febbraio 1916 a San Remo, in provincia di Imperia. Di professione elettricista. Nel 1932 espatria in Francia per motivi di lavoro. Tornato in Italia, è chiamato a prestare il servizio di leva, ma decide di non presentarsi e di emigrare nuovamente. Dopo un breve passaggio in Francia (dove viene inizialmente fermato e rimandato in Italia), giunge finalmente in Spagna per unirsi alle forze antifasciste. A Figueres, il 12 febbraio 1937 si arruola nel battaglione Garibaldi. Spostatosi prima ad Albacete e poi a Madrigheta nel marzo del 1937, frequenta la scuola per radiotelegrafisti. Terminato il corso, è arruolato nella Compagnia divisionale trasmissioni della 45a Divisione con il grado di sergente. Dislocato in Aragona, dal 12 al 20 giugno prende parte alla battaglia di Huesca, combattendo nella zona di Chimillas e Alerre; a luglio è nei pressi di Brunete, dove partecipa agli scontri di Guadarrama e viene ferito a un braccio nei dintorni di Villafranca del Castillo, il giorno 24. Ricoverato all’ospedale militare di Madrid fino al 29 agosto, ritorna al fronte per la battaglia di Belchite. In Italia intanto il Tribunale militare di Torino lo condanna in contumacia a due anni di reclusione per diserzione (sentenza del 18 dicembre 1937). Nel febbraio 1938 Guglielmo è per un breve periodo in Estremadura, prima di tornare in Aragona (già a marzo) e combattere la battaglia dell’Ebro. Sfuggito alla smobilitazione generale, nel febbraio del 1939 ripara in Francia, dove viene catturato dalle autorità transalpine e internato ad Argelès-sur-Mer. Tradotto a Gurs, evade dal campo ma dopo tre mesi è catturato a Bordeaux, incarcerato qui e poi nuovamente internato a Vernet. Consegnato alle autorità italiane, rimpatria il 25 luglio 1940, con ancora la condanna per diserzione da scontare. Costituitosi al Tribunale militare di Torino, il 26 agosto 1940 il provvedimento detentivo a suo carico viene sospeso ed è convertito in arruolamento forzato. Inquadrato nel 32. Reggimento fanteria Siena appartenente alla Divisione fanteria omonima, è inviato sul fronte greco-albanese, quindi nel 1942 all’Isola di Creta. Promosso sergente per meriti di guerra, a luglio è deferito al Tribunale militare di Rodi per insubordinazione. Condannato a 4 anni e 7 mesi di reclusione, viene anche degradato a soldato semplice. Rimpatriato in Italia per presentarsi al quartier generale della divisione (situato a Napoli), alla firma dell’armistizio Guglielmo si trova al deposito militare di Caserta. Sbandatosi col resto delle forze del Regio esercito, riesce a tornare in Liguria, dove si attiva per organizzare le prime formazioni partigiane dell’imperiese prima con il nome di battaglia di Ivano, poi con quello di Vittò. Il 26 marzo 1944 è ferito durante un attacco a una polveriera in val Galvano. Rientrato in servizio, a maggio comanda il 5° distaccamento della Divisione Cascione dislocato a Cima Marta. Scampato al Rastrellamento di Triora, il 25 luglio assume la guida della 5a Brigata d’assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni. Costretto a ripiegare nel cuneese con il suo reparto, il 6 novembre ritorna in Liguria e circa un mese dopo è nominato comandante della 2a divisione Garibaldi “Felice Cascione”, alla testa della quale entra a Sanremo il 25 aprile 1945.

A guerra finita, il 10 gennaio del 1950 è decorato con medaglia d’argento al valor militare. Muore nel 2002.

da:

Novecento.org

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VITTO’  E  GINO

Sfilata dei partigiani in piazza Colombo testimonianza di Silvana Malvestiti
DA : https://www.sanremostoria.it/it/la-citta/la-storia/1158-storia-di-sanremo-9-parte.html?start=7#prettyPhoto/0/

 

 

Aggiungo un pezzo di questa storia dove chi  racconta è ITALO CALVINO::

 

8 – La guerra Partigiana a Sanremo e dintornilink

Negli ultimi giorni di aprile si avvertiva l’imminenza della fine della guerra. Il giorno 23 i Tedeschi facevano saltare in aria i depositi di munizioni prima di ritirarsi, il 24 gli ultimi fuggiaschi sparavano a caso qualche colpo di mortaio, il 25 aprile 1945 la città veniva occupata dai partigiani.

Ma proprio mentre la gente si apprestava a festeggiare quel giorno memorabile, la sirena suonò per l’ultima volta.

Fra i partigiani scesi dalle montagne a San Remo c’era anche Italo Calvino, nel 1945 ventiduenne.

Lasciamo alla sua magica penna il compito di rievocare quelle ore e di concludere così la sintesi della storia di San Remo:

« C’era stato un incendio in un bosco; ricordo la lunga fila dei partigiani che scende tra i pini bruciati, la cenere calda sotto la suola delle scarpe, i ceppi ancora incandescenti nella notte. Era una marcia diversa dalle altre quella del 1944, nostra vita di continui spostamenti notturni in quei boschi. Avevamo finalmente avuto l’ordine di scendere sulla nostra città, Sanremo; sapevamo che i tedeschi stavano ritirandosi dalla riviera; ma non sapevamo quali caposaldi erano ancora in mano loro. Erano giornate in cui tutto si stava muovendo e certo i nostri comandi erano informati d’ora in ora; ma qui io cerco di tenermi solo ai miei ricordi di semplice garibaldino che seguiva il suo distaccamento zoppicando per un ascesso a un piede (da quando il gelo aveva indurito e accartocciato il cuoio dei miei scarponi, i miei piedi avevano cominciato a piagarsi). Che la Germania fosse spacciata questa volta sembrava sicuro, ma di illusioni in quegli anni ce ne eravamo fatte tante e troppe volte eravamo stati delusi; così preferivamo non fare più pronostici.

Il fronte più vicino a noi — quello sul confine francese — non accennava a muoversi, da otto mesi, cioè da quando la Francia era liberata, sentivamo rombare a ovest i cannoni del fronte; da otto mesi la libertà era a pochi chilometri da noi, ma intanto la vita dei partigiani sulle Alpi Marittime era diventata sempre più dura perché, come retrovia del fronte, la nostra zona era di importanza vitale per i tedeschi che dovevano tenere ad ogni costo sgombre le strade; per questo non ci hanno mai dato tregua, né noi a loro; e per questo la nostra zona ha avuto una percentuale di caduti tra le più alte.

Anche in quelle settimane in cui c’era la primavera nell’aria (era però un aprile molto freddo) e la sensazione della vittoria imminente, restava quella incertezza che caratterizzava la nostra vita da tanti mesi. Ancora negli ultimi giorni i tedeschi erano venuti di sorpresa e avevamo avuto dei morti. Proprio pochi giorni prima andando di pattuglia era mancato poco che cascassi nelle loro mani.

L’ultimo accampamento del nostro reparto, se ricordo bene, era tra Montalto e Badalucco: già il fatto che fossimo scesi nella zona degli uliveti era il segno di una nuova stagione, dopo l’inverno nella zona dei castagni che voleva dire la fame.

Ormai non sapevamo più ragionare altro che nei termini di ciò che era male o bene per la nostra sopravvivenza di partigiani, come se questa vita dovesse durare ancora chissà quanto. Le vallate tornavano a coprirsi di foglie e di cespugli, questo voleva dire maggiori possibilità di tenersi al coperto sotto il fuoco nemico, come in quella macchia di noccioli che ci aveva salvato la vita, a me e a mio fratello, una ventina di giorni prima, dopo un’azione sulla strada di Ceriana.

L’idea stessa che stesse per aprirsi una vita senza più raffiche, né rastrellamenti, né paura di essere presi e torturati, era inutile farsela venire in mente finché le nostre esistenze restavano appese a un filo. E anche dopo, venuta la pace, riabituare la mente a funzionare in un altro modo doveva prendere il suo tempo.

Mi pare che quella notte abbiamo dormito solo qualche ora, per l’ultima volta coricati per terra. Pensavo che l’indomani ci sarebbe stata battaglia per impadronirci della via Aurelia, i miei pensieri erano quelli della vigilia di un combattimento, più che quelli della liberazione imminente.

Solo il mattino dopo, vedendo che la nostra discesa continuava senza soste, capimmo che la costa era già libera e che marciavamo direttamente su Sanremo (difatti dopo alcuni scontri di retroguardia con le formazioni gappiste cittadine, i tedeschi e i fascisti si erano ritirati verso Genova).

Ma, ancora quella mattina, la marina alleata si era presentata al largo di Sanremo e aveva cominciato il quotidiano bombardamento navale della città.

Il C.L.N. cittadino aveva preso i poteri sotto le cannonate e come primo atto di governo aveva fatto scrivere a lettere enormi in vernice bianca ‘zona liberata’ sui muri di corso Imperatrice perché fosse visto dalle navi da guerra.

Dalle parti di Poggio cominciammo a incontrare sul margine della strada la popolazione che veniva a vedere passare i partigiani e a farci festa. Ricordo che per primi vidi due uomini anziani col cappello in testa che venivano chiacchierando di fatti loro come in un giorno di festa qualsiasi; ma c’era un particolare che fino al giorno prima sarebbe stato inconcepibile: avevano dei garofani rossi all’occhiello. Nei giorni seguenti dovevo vedere migliaia di persone col garofano rosso all’occhiello, ma quelli erano i primi.

Posso senz’altro dire che quella sia stata per me la prima immagine della libertà nella vita civile, della libertà senza più il rischio della vita, che si presentava così con noncuranza, come fosse la cosa più naturale del mondo.

Approssimandoci man mano alla città aumentava la gente, le coccarde, i fiori, le ragazze, ma il riavvicinarmi a casa mi riportava il pensiero dei miei genitori che erano stati ostaggio delle SS e non sapevo se erano vivi o morti, come loro non sapevano se erano vivi o morti i loro figli.

Vedo che questi ricordi del giorno della Liberazione sono volti più verso il ‘prima’ che verso il ‘dopo’. Ma così sono rimasti nella memoria, perché eravamo tutti presi da quello che avevamo vissuto, mentre il futuro non aveva ancora un volto, e non avremmo mai immaginato un futuro che avrebbe fatto sbiadire lentamente questi ricordi come è avvenuto in questi trent’anni ».

(Italo Calvino, 25 aprile 1945-25 aprile 1985…, cit., pp. 7-8. L’articolo era stato scritto per rievocare il trentennale della Resistenza).

Il 1° gennaio 1945 venne varato il nuovo CLN circondariale di Sanremo. Nel gennaio 1945 il CLN di Sanremo si era anche fatto promotore della pubblicazione di un proprio organo ufficiale, La Voce della Democrazia”, diretto dal dottor Luigi Ludovico Millo e condiretto dal giovane Italo Calvino.

Nel convegno di Beusi del 9 febbraio 1945 venne concessa al CLN di Sanremo l’autonomia operativa e la giurisdizione sulla zona compresa tra Santo Stefano al Mare e Ventimiglia.

Il 5 marzo 1945 i nazifascisti fucilarono, per rappresaglia, sedici partigiani nel giardino del castello Devachan.

Intanto si avvicinava anche per Sanremo il giorno della liberazione. Dopo lo sfondamento della linea gotica da parte delle truppe alleate, per tutta la giornata del 24 aprile si susseguirono i combattimenti in città tra partigiani e nazifascisti, che alla fine furono costretti ad arrendersi.

I rappresentanti del CLN avevano intanto occupato la sede del Comune, issandovi il tricolore e la bandiera rossa. Subito dopo lo stesso CLN nominava Adolfo Siffredi  ( 1 ) del Psiup primo sindaco della città dopo la Liberazione.

Il 1° maggio sfilarono per le vie della città i partigiani della V Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”, fatti segno ad entusiastiche accoglienze da parte della popolazione.

 

 

 

(fonti: libera elaborazione dei testi tratti dai libri: “Sanremo Cuore e Anima di una Città” di Enzo Bernardini; “Storia Tascabile di Sanremo” di Andrea Gandolfo; immagini provenienti da archivi privati)

 

(1 ) sottovoce voglio segnalare .. a chi ? all’aria—-   che il primo sindaco di Sanremo era il fratello di mio nonno Pepìn Siffredi, falegname, padre di mia mamma- Un pochino anch’io ho avuto una particina-  anche se avrei avuto un anno solo il 26 luglio.

 

 

 

PIETA’ L’E’ MORTA

NUOVO CANZONIERE PARTIGIANO, 2017

** non è l’edizione cui siamo abituati, ma la seconda volta che la ascoltate, vi assicurerei che è bellissima !

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ANSA.IT/ NAPOLI 12 dicembre 2025 – ore 16.52 :: Lo sciopero generale della Cgil contro la manovra. — Il sindacato: “Adesione allo sciopero al 68%, mezzo milione in piazza” ++ ANSA.IT / NAPOLI- 12 dicembre –h. 11.17

 

 

 

 

 

foto Trentino TV

 

 

ANSA.IT  12 dicembre 2025 –16.52
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/12/12/al-via-lo-sciopero-generale-la-cgil-in-piazza-contro-la-manovra_b0714176-6576-4c7e-896d-4e9013d805eb.html

 

 

Lo sciopero generale della Cgil contro la manovra. Il sindacato: “Adesione allo sciopero al 68%, mezzo milione in piazza”

 

Coinvolti tutti i settori, pubblici e privati. Il punto dalle città

 

 

 

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini —  FIRENZE

 

 

Landini: “Siamo al regime, ci raccontano un Paese che non c’è”

L’ultimo intervento alla manifestazione Cgil di Firenze, prima di Maurizio Landini, sarà di un lavoratore licenziato da un’azienda dopo il cosiddetto test del carrello “perché dobbiamo far parlare il Paese reale, perché dobbiamo raccontare quel che succede: qui siamo ormai a un regime, ci raccontano un Paese che non c’è, ci raccontano una quantità di balle, che tutto va bene, tutto sta funzionando. Non è così”, ha detto il leader della Cgil. “Bisogna dare voce al Paese reale – ha proseguito Landini – dar voce a chi questo Paese lo tiene in piedi: quello che è successo a quel lavoratore credo gridi vendetta”.

 

VIDEO, 1.30

Firenze, Landini: ‘Vero obiettivo della manovra’ e’ il riarmo’

 

 

FLC  CGIL

 

ANSA.IT  12 dicembre 2025   11.17
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/12/12/al-via-lo-sciopero-generale-la-cgil-in-piazza-contro-la-manovra_b0714176-6576-4c7e-896d-4e9013d805eb.html

 

 

Oggi lo sciopero generale della Cgil contro la manovra. Salvini: “Per i treni disagi limitati”

Coinvolti tutti i settori, pubblici e privati. Il punto dalle città

NAPOLI, 12 dicembre 2025, 11:17

 

ANSACheck

Sciopero Cgil, disagi nei trasporti e nelle scuole - RIPRODUZIONE RISERVATA

 Sciopero Cgil, disagi nei trasporti e nelle scuole –

Disagi per chi si sposta oggi con lo sciopero generale proclamato dalla Cgil contro la manovra di Bilancio.

 

 

Il 12 dicembre è sciopero generale

C   Collettiva

Al termine delle fasce di garanzia della mattina risultano chiuse la M3 a Milano e la linea 1 della metro a Napoli dove sono sospese le corse anche della Funicolare Mergellina e Montesanto. A Roma è regolare il servizio dell’Atac dato che era stato già indetto uno sciopero martedì. Sono regolari i voli aerei, uno sciopero per il settore è stato proclamato per il 17. Nel trasporto pubblico locale – bus, metro e tram -, lo stop è di 24 ore nel rispetto delle fasce di garanzia, stabilite a livello locale. Per le ferrovie lo stop del personale è da mezzanotte alle 21 di domani. Sono garantiti i treni a lunga percorrenza secondo gli accordi con le aziende (Trenitalia, Italo) e quelli programmati nelle fasce orarie 6-9 e 18-21 del trasporto regionale.

La Cgil ha organizzato manifestazioni in tutte le città con il numero uno del sindacato, Maurizio Landini, che partecipa al corteo di Firenze e il segretario generale dei metalmeccanici della Fiom, Michele De Palma che è alla manifestazione di Milano.

In Liguria numerose scuole sono chiuse e oltre una quindicina di treni Intercity o regionali risultano già cancellati nelle stazioni ferroviarie di Genova Brignole e Principe. Anche a Bologna alcuni treni regionali previsti per la mattinata in arrivo e in partenza sono stati cancellati e alcune scuole sono chiuse, diverse con orari ridotti.

 

“Non ci convince una manovra che si può riassumere attorno a due pilastri. Il primo è l’austerità, si continuano a tagliare la sanità, l’istruzione, previdenza e i salari che non vengono sostenuti. Poi c’è la corsa a riarmo”.

 

 

CHRISTIAN FERRARI, SEGRETARIO NAZIONALE CGIL

 

Lo ha detto a Bari Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil, a margine della manifestazione regionale. “Noi non la condividiamo – ha aggiunto – e scendiamo in piazza per cambiarla. Prevedere tagli su tutto e 23 miliardi di risorse fresche da destinare alle armi nel prossimo triennio è una cosa folle”.

“Noi – ha spiegato – abbiamo bisogno di finanziare una sanità che sta implodendo, abbiamo bisogno di alzare le pensioni e i salari che sono stati drammaticamente tagliati da anni di inflazione scaricata sui redditi fissi”. Inoltre, ha detto, “abbiamo denunciato quella macchina infernale che è il drenaggio fiscale che, a causa dell’inflazione, contribuisce ulteriormente ad indebolire lavoratori e pensionati”.

Ferrari ha spiegato che l’obiettivo è “tenere insieme l’impegno per la pace con le nostre rivendicazioni economiche e sociali” e che ci sono “175mila ragazzi che negli ultimi tre anni sono emigrati dal Mezzogiorno in cerca di un lavoro dignitoso. A questi non si può proporre la leva obbligatoria, non si può proporre l’austerità, non si può proporre una corsa al riarmo, ma condizioni di vita e di lavoro più decenti”.

 

 

 

 

Sciopero Cgil: da Melfi il grido d’allarme, ‘la Basilicata sta morendo’

La manifestazione del sindacato davanti allo stabilimento Stellantis


ansa.it 

 

AUGUSTA MONTARULI  vicecapogruppo calla Camera di FdI :::

“Lo sciopero di oggi dimostra l’isolamento della Cgil. Risulta ai più evidentemente incomprensibile scioperare giusto ora che l’occupazione raggiunge livelli record e il Governo Meloni si è ulteriormente impegnato con la manovra a stanziare ben 1,1 miliardo di euro solo per limitare l’adeguamento delle pensioni all’aspettativa di vita. Quella che Landini chiama austerità è un rigore responsabile su conti su cui pesa ancora il debito miliardario lasciatoci da Pd e 5s con il superbonus. Rispetto al passato il governo Meloni, poi, ha stanziato il 9,7% in più di risorse in manovra per i giovani e,soprattutto, ha restituito loro la prospettiva di un lavoro anziché l’orizzonte del divano a cui volevano inchiodarli con il reddito di cittadinanza. Con il decreto energia abbiamo destinato 30 miliardi di risparmi per famiglie e imprese. Se Schlein non viene ad Atreju è perché l’opposizione litiga su chi deve fare il leader ed evidentemente teme il confronto “. Così ad Agorà il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla CameraAugusta Montaruli.

flc cgil salerno

 

 

Salvini: “Per i treni disagi limitati malgrado lo sciopero”

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha visitato la centrale operativa delle Ferrovie dello Stato per verificare le ricadute dello sciopero proclamato per oggi dalla Cgil. Lo comunica una nota del ministro affermando che ‘fortunatamente, i dati sono incoraggianti e i disagi molto limitati’. ‘Salvini – prosegue il comunicato – ha voluto ringraziare personalmente le donne e gli uomini del gruppo Fs che sono operativi e per tutto il giorno monitorerà con la massima attenzione la situazione’.

 

 

 

Regione Campania

Non si sono registrati nella prima parte della mattinata a Napoli disagi eccessivi alla mobilità dei pendolari in conseguenza dello sciopero generale proclamato dalla Cgil. Alla stazione centrale di Napoli si segnalano alcune cancellazioni che riguardano solo i treni regionali, regolare, con sporadici ritardi, il servizio della linea 2 della metropolitana gestito da Trenitalia.

I treni Eav al momento sono in servizio, soppresse invece alcune corse in programma dopo le ore 10 in partenza da Napoli Piazza Garibaldi. Aperte per ora le stazioni della linea 1 della metro, il cui stop potrebbe avvenire dopo le ore 9. Al momento regolare anche il servizio di bus, tram e funicolari.

Servizio sospeso per la linea 1 della metropolitana e le funicolari di Montesanto e Mergellina. Regolare per la linea 6 e funicolare di Chiaia. La Funicolare centrale è chiusa al pubblico per consentire di attuare il monitoraggio di sicurezza dell’impianto.

 

Regione Lombardia

A Milano, per lo sciopero generale, la linea 3 della metropolitana ha chiuso dopo le 8:45 e riaprirà dopo le 15. Tutte le altre metropolitane restano aperte. Ne dà notizia Atm, spiegando che alcune linee di superficie sono deviate per il corteo in partenza alle 9 da Porta Genova. Cancellazioni e ritardi per i treni alla stazione Centrale di Milano, a Porta Garibaldi e a Rogoredo.

 

 

CIGL – modena 

Regione Emilia-Romagna

Alcuni treni regionali previsti per la mattinata in arrivo e partenza a Bologna cancellati e alcune scuole chiuse, diverse con orari ridotti. Sono i primi effetti dello sciopero della della Cgil. Il corteo del sindacato parte da piazza XX settembre e si conclude in via Rizzoli col comizio conclusivo. Appuntamenti anche nelle altre città della regione. C’è invece tensione a Bologna per il tardo pomeriggio per le proteste annunciate da collettivi e Giovani palestinesi contro la partita di basket Virtus-Hapoel Tel Aviv, in Fiera.

 

Regione Liguria

Oltre una quindicina di treni Intercity o regionali risultano già cancellati nelle stazioni ferroviarie di Genova Brignole e Principe. Migliaia di lavoratori di tutte le categorie, pensionati e studenti sono scesi in piazza a Genova per partecipate alla manifestazione regionale organizzata dal sindacato con concentramento davanti alla Stazione Marittima, da dove alle 9 è partito il corteo con arrivo previsto davanti alla Prefettura, dove interverrà il segretario Cgil nazionale Pino Gesmundo.

 

 


Pino Gesmundo (Cgil Puglia)– SEGRETRARIO NAZIONALE

 

In Liguria previsti disagi al Tpl escluse le fasce di garanzie con il trasporto dei disabili garantito per l’intera giornata, sciopero di 24 ore nei porti così come per l’autotrasporto, facchini e corrieri 8 ore, agenzie marittime 8 ore. I vigili del fuoco aderenti alla mobilitazione si asterranno dal lavoro per 4 ore. Nel settore del commercio, turismo, servizi stop per l’intera giornata o turno di lavoro per tutti i settori pubblici e privati anche in appalto. Banche e settore assicurativo intera giornata, edili, metalmeccanici 8 ore di sciopero. La prefettura di Genova ha adottato un provvedimento di precettazione per i dipendenti di Cirfood, società che si occupa di preparare i pasti per mense e pazienti di strutture ospedaliere e sociosanitarie.

 

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CANTI DI LOTTA : LA GAP dedicata a GIOVANNI PESCE — di Fiorenzo Carpi ( musica ) e Dario Fo ( testo ) — esecuzione : Alberto Cesa e i Cantovivo Anno: 1970 + testo e una nota ++++ video – 38 min. ca— regia di Marco Pozzi, Intervista a Giovanni Pesce, Nori Brambilla Pesce– altro sotto

 

 

Alberto Cesa (1947-2010)cantante, chitarrista, ghirondista e fondatore nel 1974 del marchio Cantovivo, è stato tra i principali interpreti del folk revival.

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CANTOVIVO
FOTO –sconosciuto – http://www.archiviolastampa.it/
attività musicale    1974 – 2009

 

 

La G.A.P. quand’è che arriva
non manda lettere né bigliettini
e non bussa alla porta
sei già persona morta
che il popolo ti ha condannato.

L’ingegner della Caproni
il 2 gennaio arriva in tassì
arriva con due della Muti
sue guardie personali
e noi lo si va a giustiziare.

Quel traditor d’accordo con i tedeschi
stava a smantellar la fabbrica,
le macchine spediva
tutte in Germania dai Krupp.

E per salvar le macchine
han fatto sciopero generale
il capo reparto Trezzini
e altri sette operai li han
messi a San Vittore.

È stato l’ingegnere a fare la spia
ma la pagherà
ci tiene tutti sott’occhio
il povero Trezzini
e gli altri li han fucilà.

Adesso tocca a lui, la GAP lo aspetta sotto
sotto ad un semaforo che segna proprio rosso
e al rosso si mette a sparar.

Pesce Giovanni spara però prima gli grida: “È in nome del mio popolo ingegnere
che ti ammazzo con le tue guardie d’onor!”

In fabbrica fanno retate
torturano gente non parla nessuno
e trenta operai deportati
li chiudono nei vagoni
piombati diretti a Dachau.

 

Parlato:”E il 23 di aprile i tedeschi vanno a minare la fabbrica, vogliono farla saltare
in aria prima di ritirarsi piuttosto che lasciarla in mano ai liberatori…”

Ma gli operai sparano, difendono la fabbrica
e salvano le macchine che sono il loro pane
e molti si fanno ammazzar.

Adesso siamo liberi,
nella fabbrica torna il padrone,
arriva un altro ingegnere
stavolta però è partigiano:
Brigata Battisti, Partito d’Azion.

Ma ecco al primo sciopero c’è un gran licenziamento
è stato l’ingegnere a cacciare via quei rossi
che la fabbrica avevan salvà.

‘Sta guerra di liberazione
domando di cosa ci ha liberato:
ingegnere padroni e capi
son tutti democratici
ma noi ci han licenziato
addosso ci hanno sparato
in galera ci hanno sbattuto
ma allora per noi operai
la liberazione l’è ancora da far…

 

 

UNA BELLA EDIZIONE DELLA CANZONE DI PAOLO CIARCHI

 

GAETANO PESCE

 

DA : 

27 LULGIO 2017

https://www.senzatregua.it/2017/07/27/a-dieci-anni-dalla-morte-di-giovanni-pesce/

 

 

pesce-st

 

A dieci anni dalla morte di Giovanni Pesce

 

«Giovanni Pesce è stato il più grande partigiano, non d’Italia, ma di tutta l’Europa». Così affermava qualche anno fa il partigiano Mario Fiorentini, intervistato a Roma per la realizzazione del documentario “Noi sempre lotterem” in occasione dei 70 anni della Liberazione. Giovanni Pesce ci lasciava esattamente 10 anni fa, il 27 luglio 2007, dopo una vita intera di impegno nella lotta. È dalla sua opera più famosa, Senza Tregua, che riprende il nome il nostro giornale. Fu la prima opera a raccontare da vicino la guerra dei GAP (che appunto è il sottotitolo del libro), e resta tutt’oggi una delle poche sull’argomento. È merito di Pesce se oggi conosciamo la figura eroica di Dante Di Nanni, altrimenti destinato all’oblio come i tanti giovani partigiani che si batterono per l’uguaglianza e la giustizia contro l’oppressione fascista.

Giovanni Pesce nasceva nel 1918 a Visone, paesino del Piemonte che diventerà il suo nome di battaglia. Nel 1924 la famiglia emigrava in Francia, e nel 1931, a soli 13 anni, Giovanni lavorava in miniera per aiutare la famiglia. Nel frattempo frequenta la Jeunesse Communiste, giovanile del Partito Comunista Francese, e aderisce al Partito Comunista d’Italia clandestino.

visoneAveva solo 18 anni quando nel 1936 partì per la guerra di Spagna, arruolato nelle Brigate Internazionali organizzate dalla Terza Internazionale in difesa della Repubblica Spagnola minacciata dal fascismo. Un’esperienza comune a tanti comunisti italiani: “oggi in Spagna, domani in Italia” era il motto che evocava l’obiettivo di rovesciare il fascismo. «Se è vero che in terra spagnola il fascismo fece la prova generale della successiva aggressione all’Europa è altrettanto vero che in Spagna si formarono, si temprarono i valorosi combattenti della Resistenza italiana ed europea» – scrive Pesce – «Ed è proprio in virtù degli antifascisti italiani delle Brigate Internazionali che la Resistenza italiana poté contare, fin dall’inizio, su molti uomini politicamente e militarmente preparati, pronti cioè ad affrontare con mezzi di fortuna un nemico bene organizzato». Pesce è il più giovane fra gli italiani, fra i quali spiccano figure come Ilio Barontini o Felice Platone, rivoluzionari di professione che avevano fondato il Partito Comunista d’Italia assieme a Gramsci e Bordiga.

Nel marzo del 1940, con la Spagna caduta sotto il franchismo e la Francia occupata per metà dai nazisti, per di più con il PCF messo fuori legge dal governo “democratico” con l’assurda accusa di collaborare col nazismo, Pesce decide di tornare in Italia. Trova lavoro alla FIAT, ma pecca d’ingenuità e parla con troppa leggerezza del suo antifascismo, sapendone ancora poco di clandestinità. Viene quindi arrestato e rinchiuso nel carcere di Ventotene, assieme a tanti dirigenti comunisti, fra cui Umberto Terracini, in carcere dal 1926. È negli anni di Ventotene che Pesce approfondisce la sua formazione politica, dopo le lezioni dei commissari politici nella Brigata Garibaldi in Spagna.

Tornato in Piemonte dopo il 25 luglio e la caduta del fascismo, nell’estate del ’43, è fra i primi organizzatori dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) a Torino. Nel caos dell’Italia invasa dai tedeschi, con uno Stato sfasciato e l’esercito dissolto, il giovane Pesce, che allora aveva 21 anni, ha le idee chiare su cosa fare. In una settimana raduna un gruppo di ragazzi, e parte in treno per Alessandria per mettersi in contatto con il Partito Comunista e ricevere ordini. Una scelta certo motivata dalla convinzione politica, ma anche da una realtà in cui i comunisti erano l’unica forza politica pronta a combattere, essendo stati l’unico partito a mantenere un’organizzazione clandestina negli anni del fascismo. I gappisti, scriverà Pesce, «avevano dietro di sé l’esperienza della guerra di Spagna e la severa disciplina della cospirazione, del carcere fascista e del confino»

Nonostante la giovane età, Pesce diviene ben presto un esempio per i più giovani, come il già citato Di Nanni, morto eroicamente a 19 anni, lanciandosi da un balcone con il pugno alzato, per non farsi catturare vivo dai nazisti. Questo e altri episodi della lotta partigiana sono narrati da Pesce, che alla domanda “chi furono i gappisti?”, risponde: «Potremmo dire che furono “commandos”. Ma questo termine non è esatto. Essi furono qualcosa di più e di diverso di semplici “commandos”. Furono gruppi di patrioti che non diedero mai tregua al nemico […] Sono coloro che dopo l’8 settembre ruppero con l’attendismo e scesero nelle strade a dare battaglia, iniziarono una lotta dura, spietata, senza tregua contro i nazisti che ci avevano portato la guerra in casa e contro i fascisti che avevano ceduto la patria all’invasore, per conservare qualche briciola di potere».

Nel maggio 1944 Pesce prende il comando della 3° GAP “Rubini” a Milano, responsabilità che manterrà fino alla Liberazione.

I giorni della liberazione di Milano sono raccontati in un’altra opera, forse meno conosciuta ma altrettanto consigliata, che èQuando cessarono gli spari”. Un’opera dal profondo significato politico, oltre che storico, in cui Pesce insiste molto sulla “coralità” dell’insurrezione del 25 aprile e della Resistenza in generale, cioè sulla sua non riducibilità all’attività di gruppi isolati e slegati dalle masse popolari.

Pesce illustra il ruolo fondamentale delle SAP (Squadre di Azione Patriottica) e l’importanza del radicamento nelle fabbriche. «Le brigate SAP che comprendevano nelle loro file elementi d’ogni partito operavano nelle fabbriche, negli uffici, negli ospedali, nelle carceri, reclutavano partigiani da avviare in montagna, aiutavano le famiglie dei caduti, dei deportati, proclamavano scioperi, alimentavano azioni di sabotaggio con raffinata precisione e cautela, distribuivano volantini d’informazioni, tenevano alto lo spirito d’indipendenza, fermo lo spirito di solidarietà». Proprio le fabbriche e la classe operaia sono fondamentali nella pianificazione dell’insurrezione. La cintura periferica di Milano, costellata di fabbriche in cui è forte il Partito Comunista, che circondano i centri di potere nazifascisti collocati nel cuore della città, diventa una “fascia rossa” pronta a chiudersi sul nemico, dopo mesi di intensa propaganda insurrezionale condotta proprio nelle fabbriche dai sappisti.

In Senza Tregua è con queste parole che Pesce ricorda i festeggiamenti del 25 aprile: «Quarantotto ore prima eravamo pochi, ora siamo folla. Però, dietro di noi a sorreggerci, ad aiutarci, a nasconderci, a sfamarci, a informarci, c’è sempre stata questa massa di popolo che ora corre per le strade, si abbraccia e ci abbraccia, e grida: “Viva i partigiani”».

 

Nel 1947, in Piazza Duomo nell’anniversario della Liberazione, fu Terracini ad appuntare sul petto di Giovanni Pesce la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Pesce fu comunista, consigliere comunale del PCI a Milano, e lo rimase anche dopo la liquidazione di quel partito, rifiutando di seguire il PDS e aderendo a Rifondazione. Ha ricoperto incarichi nell’ANPI e nell’AICVAS (l’associazione del volontari combattenti antifascisti in Spagna).

Tutt’oggi la figura di Giovanni Pesce resta uno dei più grandi esempi per la gioventù, per le nuove generazioni che hanno il dovere di lottare. Tutta la vita e gli scritti di Pesce sono impregnati dalla fiducia nella necessità di rompere l’indugio, dalla consapevolezza di ciò che una piccola avanguardia organizzata può costruire con la sua lotta. Pesce è una figura fuori dal comune, ma al tempo non riducibile ad una individualità eroica. Fu piuttosto un grande esempio di dedizione, un militante animato dalla voglia di lottare, che acquisisce ruoli dirigenti e di comando per senso di responsabilità e non per tornaconto personale. Un esempio di ciò che un comunista deve essere dinanzi al suo Partito e ai suoi compagni.

Oggi tanti ricorderanno Giovanni Pesce per il suo contributo alla lotta di Liberazione; molti, prevedibilmente, cercheranno di volgere a proprio favore il significato storico di una figura altrimenti “scomoda”. È il caso di chi oggi utilizza l’antifascismo istituzionale per coprirsi a sinistra, con l’obiettivo di difendere lo stato di cose presenti, svuotando la Resistenza e la lotta partigiana del suo contenuto rivoluzionario. Una pratica molto in voga specie in quella sinistra che ha tradito i lavoratori e oggi è il principale esecutore delle politiche antipopolari volute dai padroni. La migliore risposta a ogni mistificazione di questo tipo sta nelle stesse parole rivolte da Pesce alla gioventù:

 

«Anche ora si devono infrangere le resistenze al progresso, si deve conquistare maggiore democrazia nelle fabbriche e nelle scuole; anche ora si deve lottare per la pace nel mondo; anche ora è dunque necessario lottare senza tregua».

 

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«”Il partito… il partito non mi aiuta?
“Sbagli, sbagli veramente di grosso. Sei tu il partito, siamo noi il partito e stiamo appunto aiutandoci l’un l’altro per combattere […] Dunque è vero: il partito non mi ha mai lasciato solo.»

(G. Pesce, “Senza Tregua”, p. 43-44)

 

 

nota

Le ceneri dei corpi cremati di Giovanni Pesce e Onorina Brambilla sono tumulate in un medesimo colombaro nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, posto sotto quello di Aldo Aniasi.

DA WIKIPEDIA : LINK

 

 

 

WIKIPEDIA–

La storia di Giovanni dall’inizio..

Giovanni Pesce (Visone22 febbraio 1918 – Milano27 luglio 2007 )

 

Aveva solo sei anni, nel 1924, quando con la famiglia, dalla provincia di Alessandria, emigrò in Francia, nella regione mineraria delle Cévennes, ove il padre Riccardo, un operaio antifascista, fu costretto a recarsi per vivere, non trovando più lavoro in Italia.

Sin da bimbo aiutava il padre nella piccola vineria che la famiglia aveva aperto a La Grand-Combe, e che era frequentata soprattutto da minatori che il piccolo Jeanu ascoltava parlare della loro dura esistenza. Iniziò prestissimo a lavorare, d’estate, come guardiano di vacche sulle montagne nella vicina regione della Lozère, suo unico compagno un cane, Medoc, che Pesce ricorderà con affettuosa tenerezza sino alla fine dei suoi giorni. Nel 1931 affrontò – non ancora quattordicenne – la dura vita del lavoro in miniera per contribuire al precario bilancio della famiglia.

 

Ben presto prese a frequentare la “Jeunesse communiste”, l’organizzazione giovanile del PCF, il Partito Comunista Francese. Nel 1935 aderì al Partito Comunista d’Italia e, nel 1936, in febbraio, si recò in gita a Nîmes con gli amici e, più tardi, per festeggiare la vittoria elettorale del Fronte Popolare, a Parigi, ove visitò la sede del giornale del PCF, L’Humanité, che da giovane minatore comunista diffondeva ogni domenica alla Grand-Combe. Qui raccolse i volantini a favore del governo repubblicano spagnolo firmati e illustrati da Joan Miró e ascoltò l’appello della PasionariaDolores Ibárruri, ad arruolarsi nelle Brigate Internazionali per prendere parte alla guerra civile di Spagna. Pesce, ingannata la madre Maria con il pretesto di recarsi al confine belga per incontrare una ragazza, si arruolò e si recò in Spagna insieme a numerosi altri giovani antifascisti d’origine italiana che aderirono alla Brigata Garibaldi (‘gruppo’ Picelli’) alla parola d’ordine “Oggi in Spagna, domani in Italia” dei fratelli Nello e Carlo Rosselli, assassinati il 9 giugno 1937 da sicari fascisti inviati dal governo Mussolini.

«Sono uno degli ultimi in vita perché ero il più giovane, avevo diciotto anni. Partii dalla Francia, dove vivevo con la mia famiglia. Il giorno in cui arrivai a Barcellona, mi imbattei in un grande funerale. Era il novembre del 1936, per le vie larghe della capitale catalana scendeva la folla smisurata che seguiva il carro funebre con il cadavere di Buenaventura Durruti, il leggendario comandante anarchico morto nella battaglia di Madrid. ( 1. Il giorno che morì Di Nanni La Repubblica — 2 marzo 2006 pagina 1 sezione: TORINO »)

 

 

SEGUE NEL LINK DI WIKIPEDIA

DA CUI:

OPERE

  • Soldati senza uniforme. Diario di un gappista, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1950.
  • Un garibaldino in Spagna, Roma, Editori Riuniti-Edizioni di cultura sociale, 1955; Varese, Essezeta-Arterigere, 2006. I
  • Senza tregua. La guerra dei GAP, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Quando cessarono gli spari. 23 aprile-6 maggio 1945: la liberazione di Milano, Milano, Feltrinelli, 1977.
  • Il giorno della bomba. Racconti, Milano, Mazzotta, 1983.
  • Un uomo di quartiere, Milano, Mazzotta, 1988
  • Attualità dell’antifascismo, con Fabio Minazzi, Napoli, La città del sole, 2004

 

 

Un uomo di quartiere - Giovanni Pesce - copertina

Un uomo di quartiere

 

 

9788807891953

Feltrinelli 2019

 

 

9788807883378

Feltrinelli, 2013

 

9788867180806

  Red Star Press  , 2015

 

 

 

VIDEO– 38 minuti ca

Senza tregua – Intervista ai partigiani “Visone” Giovanni Pesce e Onorina Brambilla

 

Prodotto da: Andrea de Liberato per Sharada Film
Regia: Marco Pozzi

Interpreti: Giovanni Pesce, Nori Pesce;
Montaggio: Sara Radaelli Soggetto: Sergio Fiorini, Paola Pizzi, Marco Pozzi
Fotografia: Claudio Bellero, Alessio Viola
Musiche: Claudio Pelissero;
Suono: Emanuele Chiappa
Distribuito da: Sharada

 

 

 

una foto di Visone — provincia di Alessandria

 

 

il complesso monumentale di Visone: Porta di accesso alla Rocca di Visone con la torre Malaspina (XV secolo)

9lli – Opera propria

https://it.wikipedia.org/wiki/Visone_%28Italia%29#/media/File:Rocca_di_Visone.jpg

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FRANCESCO STRAZZARI, Il “Comintern” dei sovranisti contro la democrazia. America oggi : l’Europa si faccia carico della maggior parte della difesa convenzionale, dall’intelligence ai missili, entro il 2027. -IL MANIFESTO  7 dicembre 2025-

 

 

 

 

 

 

IL MANIFESTO  7 dicembre 2025– aggiorn. il 9-12
https://ilmanifesto.it/il-comintern-dei-sovranisti-contro-la-democrazia

 

 

Il “Comintern” dei sovranisti contro la democrazia

 

 

On #InternationalDayofDemocracy, the question isn’t WHERE democracy is being challenged., The signals are clear:, ⚠️ Elections and separation of powers strained in #Ukraine, ⚠️ A governance crisis ...

” la democrazia è completamente morta  ( al palo ) ”

foto da Instagram

 

Francesco Strazzari, prof. di relazioni intern. alla Scuola Sup. di Sant’Anna dal 2009

 

 

Leggi anche  Sicurezza nazionale, la Dottrina Trump è lo sfratto atlantico

Gli Usa non vedono minacce da cui difendere gli alleati europei. Se non da loro stessi, «coltivando la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa». La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca sembra mutuare un linguaggio di sinistra, ma esprime «grande ottimismo per la crescita dei partiti patriottici» (leggi: la destra nazionalista), avendo per bersaglio l’Europa (leggi: la Ue), che andrebbe ricondotta ad «operare come gruppo di nazioni allineate» (leggi: pronte ad assumersi oneri militari acquistando dagli Usa).

 

Il documento specifica che gli europei godono di vantaggio sulla Russia in termini di capacità militari «in quasi tutti i settori, ad eccezione delle armi nucleari». Non è una sottolineatura casuale: l’inferiorità delle atomiche del Regno Unito e della Francia è reale, ma fino a oggi la deterrenza è stata letta, alla luce dell’Art. 5 della Nato, includendo ombrello americano.

 

Oggi gli Usa premono irrealisticamente perché l’Europa si faccia carico della maggior parte della difesa convenzionale, dall’intelligence ai missili, entro il 2027. Sottolineare l’inferiorità nucleare europea è dunque un messaggio preciso agli alleati, ma anche un assist ai russi.

 

Nel frattempo, in una cornice da Monty Python, Donald Trump veniva reso felice con la consegna di un inesistente “Premio Fifa per la Pace” dal presidente della Fifa Infantino – quello per il quale il calcio va tenuto lontano dalla politica.

Il giorno prima, lo US Institute of Peace era stato ribattezzato Donald Trump Institute of Peace, mentre il genero di Trump, Jared Kushner, e l’inviato speciale, l’immobiliarista Steve Witkoff, rientravano da Mosca.

Intrattenuti a lungo dal capo negoziatore Kirill Dmitriev, i due ripartendo, dopo aver assistito a una nuova lezione di storia di Vladimir Putin, s’impegnavano a non far sosta in Europa per incontrare gli ucraini. E il capo della diplomazia Usa, Marco Rubio, aveva disertato a Bruxelles l’incontro dei ministri degli Esteri Nato.

 

Per quanto il nuovo documento strategico faccia professione di «realismo flessibile», è evidente come la politica estera americana sia un’estensione diretta della culture war dichiarata dai Maga in casa.

Nella loro visione, esplicitamente fondata sul «dominio energetico» di combustibili fossili e nucleare, la democrazia è del tutto irrilevante, e l’integrazione è un ostacolo al braccio di ferro bilaterale nel quale il business americano eccelle – come mostra lo strepitare di Elon Musk per le multe europee. «L’unità politica fondamentale del mondo» – si legge – è e rimarrà lo Stato-nazione».

 

La Strategia si sofferma sul declino relativo della capacità economica dell’Europa, sottolineando il calo della sua quota sul Pil globale (dal 25% del 1990 al 14% di oggi), senza però evidenziare il parallelo declino della quota degli Usa (dal 27% al 13%).

Accusa l’Unione Europea, tra le altre cose, di alimentare il rischio di «cancellazione della civiltà» a causa dell’aumento degli immigrati e del calo dei tassi di natalità.

Se è difficile ignorare la dimensione razziale implicita in questa retorica, è facile mostrare come si tratti di un’operazione ideologica con profonde implicazioni sulla scena politica europea. In questi mesi, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno ripetutamente dichiarato il loro sostegno all’estrema destra in quasi tutti i paesi europei, celebrando il nazionalismo civilizzatore, l’enfasi identitaria (anti-islamica), i leader forti, i valori giudaico-cristiani e i ruoli di genere tradizionali. Molti hanno ricordato le parole virulente che JD Vance pronunciò a Monaco in febbraio, prima di incontrare, in piena campagna elettorale, la leader dell’opposizione di estrema destra.

 

In maggio, dichiarandosi ispirato da Vance, un consigliere del Dipartimento di Stato, Samuel D. Samson, propugnò l’idea di un’alleanza di civiltà con i leader patriottico-nazionalisti europei, denunciando come la sicurezza americana fosse danneggiata dalla «una campagna aggressiva contro la civiltà occidentale stessa” di governi europei che mirerebbero a smantellare i “punti di riferimento di nazionalità, cultura e tradizione”.

In quegli stessi giorni, la segretaria alla Sicurezza interna Usa, Kristi Noem, interveniva a Varsavia nella campagna elettorale presidenziale, accusando «i leader europei deboli» e sostenendo il candidato dell’estrema destra, Karol Nawrocki, poi accolto alla Casa Bianca – come del resto il leader ungherese Orbán.

Il disegno è chiaro ed è già illustrato dalle aperture all’estrema destra di leader politici conservatori europei, seguendo l’esempio italiano: la sostituzione di governi di centro-sinistra e centro-destra con coalizioni che includono l’estrema destra. Ovvero i partiti che meglio si allineano con le idee di nazione, religione, genere e valori culturali proprie del variegato mondo Maga, un mondo che in Trump trova un delicato punto di equilibrio.

Per quanto riguarda l’erosione delle libertà democratiche denunciata dalla Strategia, è opportuno ricordare come il diritto di espressione, al pari dell’invocazione della sovranità, funzioni solo a senso unico: si ricordi la risposta all’omicidio di Charlie Kirk. La pista antifa non regge, ma l’episodio ha esasperato la battaglia ideologica, intensificando la criminalizzazione del dissenso e gli sforzi per reprimere presunti «incitamenti all’odio» da parte della sinistra. Un discorso simile vale per i decreti taglia-e-incolla che un po’ ovunque provano a limitare il diritto di espressione sulla deriva genocida a Gaza.

 

Ormai esistono diversi studi sull’internazionale reazionaria. Lo storico olandese Luuk van Middelaar sostiene che i funzionari di Trump sono ideologi nel Comintern dell’estrema destra, chiamati a esercitare potere per costruire, militarizzandolo, un nuovo ordine occidentale.

La Commissione Ue ha recentemente annunciato uno scudo democratico per proteggere le elezioni dalla disinformazione e dalle interferenze straniere. Il commissario responsabile ha dichiarato che la Russia «non è l’unico attore» interessato a influenzare le elezioni.

Le divisioni ideologiche dell’Occidente, le continue ingerenze statunitensi nella scena politica europea, il via libera di fatto all’espansionismo russo, la stessa fine dell’ordine internazionale liberale aprono la strada in potenza a un ribilanciamento dell’Europa verso la democrazia, la coesione sociale, la sicurezza comune, la transizione sostenibile e un nuovo multilateralismo.

 

Parlando di erosione della civiltà, i morti per armi da fuoco sono 6.700 all’anno nell’Ue, 47.000 negli Stati Uniti.

La risposta richiede il coraggio di porre termine all’illusione di poter gestire un’uscita alla crisi industriale grazie alla corsa agli armamenti: il suicidio delle élite centriste liberali con consegna chiavi-in-mano del potere alla destra nazionalista.

09/12/2025, 16:20 articolo aggiornato

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Aggiornato circa 6 ore fa

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video, 31 min. ca– LA 7 — OTTO E MEZZO – 5 dicembre 2025 –Ospiti di Lilli Gruber: Pier Luigi Bersani, Marco Travaglio

 

 

 

 

 

 

 

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video, 6.19 min.— Caracciolo a Otto e mezzo: Meloni tra Trump ed europei. La guerra in Ucraina cambierà forma – 8 dicembre 2025

 

 

 

 

 

 

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video, 4.03 — Piazza Pulita, La 7 — 5 dicembre — “Vorrei che vi sparassero” : il nuovo racconto di Stefano Massini ++ Reporter senza Frontiere: 67 giornalisti uccisi nel mondo nel 2025. I cronisti detenuti sono attualmente 503, di cui 121 solo in Cina– FINSI ( Fed. ita. stampa intern. ) 2025

 

 

*** il monologo è un montaggio di affermazioni fatte da Trump in tempi diveresi ***

 

 

 

 

 

*****

 

FINSI -Federazione Italiana della Stampa– 9 dicembre 2025

https://www.fnsi.it/reporter-senza-frontiere-67-giornalisti-uccisi-nel-mondo-nel-2025

 

 

 

La copertina del Bilancio 2025 di Rsf

 

 

 

Reporter senza Frontiere: 67 giornalisti uccisi nel mondo nel 2025

 

I cronisti detenuti sono attualmente 503, di cui 121 solo in Cina

 

È stato pubblicato martedì 9 dicembre il bilancio 2025 di Reporter senza Frontiere, focus sulla violenza contro i giornalisti: nell’anno che sta per concludersi sono 67 i cronisti uccisi mentre svolgevano il loro lavoro o in relazione ad esso in tutto il mondo, quasi la metà dei quali nella Striscia di Gaza «sotto il fuoco delle forze armate israeliane».

Sono attualmente 503 i giornalisti detenuti in tutto il mondo. La più grande prigione al mondo per reporter è ancora la Cina (121), con al secondo posto la Russia (48), che detiene più giornalisti stranieri di qualsiasi altro Stato: 26 ucraini.
Il Myanmar (47) è al terzo posto.

Thibaut Bruttin, direttore generale di Rsf, ha commentato: «Ecco dove porta l’odio per i giornalisti! Quest’anno ha portato alla morte di 67 giornalisti – non per caso, e non sono state vittime collaterali. Sono stati uccisi, presi di mira per il loro lavoro. È perfettamente legittimo criticare i media: la critica dovrebbe fungere da catalizzatore per il cambiamento che garantisce la sopravvivenza della stampa libera, un bene pubblico. Ma – ha concluso Bruttin – non deve mai sfociare nell’odio per i giornalisti, che nasce in gran parte – o deliberatamente alimentato – dalle tattiche delle forze armate e delle organizzazioni criminali». (anc)

 

 

 

 

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“Come pioveva” con Gigi Proietti e Renzo Arbore +++ 29 aprile 1985 — prima puntata di ” Quelli della notte ” –una delle tante edizioni — tutte bellissime —

 

 

Rai

 

 

 

 

rai

 

 

Testo Ma la notte no – Live – Renzo Arbore feat. Swing Maniacs

Testo della canzone Ma la notte no – Live (Renzo Arbore feat. Swing Maniacs), tratta dall’album Io faccio ‘o show – Live al Teatro Regio di Parma

Adesso ci divertiamo un po’
Un po’ di nostalgia
Col batterista originale dell’epoca, Alberto Botta
Ogni giorno la vita è una grande corrita
(Ma la notte no)
Ogni giorno è una lotta, chi sta sopra e chi sotta
(Ma la notte no)
Il morale è un po’ grigio, non c’è più dentifrigio
(Ma la notte no)
Io mi guardo allo specchio e mi sputo in un occhio
(Ma la notte no) bravissimi
Poi comincia il lavoro e dimentichi il cuore
(Ma la notte no)
Pensi sempre soltanto delle cose importanto
(Ma la notte no)
E ti perdi la stima se non trovi la rima
(Ma la notte no)
Ti distrugge lo stress e dimentichi il sess
(Ma la notte no) orchestra
Che stress, che stress, che stress di giorno
Il regno (ma la notte no)
Che stress, che stress, che stress di giorno
(Ma la notte no)
Giorno, mi distruggi così
Giorno, mi fai dir sempre sì
Ma la notte, (ma la notte)
Ma la notte, (ma la notte)
Ma la notte, (ma la notte no)
Facciam poi un’altra, molto bene, tutti
Ma la notte, (ma la notte)
Ma la notte, (ma la notte)
Ma la notte, (ma la notte no)
Un, più forte, tutti insieme adesso
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no
Grazie tante
Grazie tante

Credits
Writer(s): Claudio Mattone, Lorenzo Arbore
Lyrics powered by www.musixmatch.com

Link

Disclaimer: i testi sono forniti da Musixmatch.
Per richieste di variazioni o rimozioni è possibile contattare direttamente Musixmatch nel caso tu sia un artista o un publisher.

 

 

TESTO DA :

ROCKOL.IT

https://testicanzoni.rockol.it/testi/ma-la-notte-no-live-renzo-arbore-feat-swing-maniacs-ctid-47877547

Testi di Renzo Arbore feat. Swing Maniacs   Scheda artista

 

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Yo̴g̴ @Yoda4ever / link X sotto con foto dal suo X — oggi, 2 video, bellissimi — qualche ora fa– grazie !

 

 

 

foto da:

link  X di
YOG- @ YODA4 ever

 

 

1. 4 ore fa

mamma koala aiuta il suo piccolo a scendere..

https://x.com/i/status/1998379606953582745

 

 

2.  6 ore fa

https://x.com/i/status/1998355956502278562

 

 

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Doublets—————————————————bardelli

Doublets o Word- links, è un gioco di parole inventato, a quanto si sa, da Lewis Carrol autore di “Alice nel paese delle meraviglie”. Si tratta di trasformare una parola in un’altra, entrambe di senso compiuto, modificando una sola lettera. Per passaggi successivi, sempre seguendo la stessa regola, si arriva ad una parola che, nell’esempio di Lewis Carrol qui sotto riportato, ha significato opposto a quello della parola iniziale.

 

H E A D

h e a l

t e a l

t e l l

t a l l

T A I L

 

*** da testa a coda..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una parola al giorno.it — ” TEPORE ” — di LUCIA MASETTI, Univ. Cattolica, Milano + poesia di LUCIANO CECCHINEL, poeta contemporaneo veneto, vedi link

 

 

 

 

 

 

il mio nostro Didì era il ” nostro dolce tepore “..

 

 

 

 

UNA PAROLA AL GIORNO.IT

https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tepore

 

Tepore

 

 

te-pó-re

SIGNIFICATO ::: Calore confortevole, piacevole

dal latino tepor, derivato di tepère ‘essere tiepido’.

Questa è una delle parole più graziose che abbiamo in sorte di poter pronunciare. E la sua non è una grazia ricercata, astrusa: è una parola comune e cardinale, anche perché ha pochi sinonimi percorribili. Si tratta di un lieve calore, ma ‘lieve calore’ è un’espressione piuttosto didascalica; il termine che le si avvicina di più è ‘calduccio’, che però ha un tono naïf. Per non parlare di ‘tiepidezza’: pur avendo la medesima origine nel latino tepere richiama un ‘tiepido’ spesso evocato come calore scarso. Essa descrive con precisione netta un calore confortevole, che col suo essere moderato dà un piacere schietto. Nelle ultime giornate dell’inverno cerchiamo il nuovo tepore dei raggi del sole, entrando in casa veniamo accolti da un tepore avvolgente, siamo restii ad abbandonare il tepore del letto, e il tepore di una conversazione ci mette intimamente ad agio. E proprio il carattere d’intimità è uno degli esiti più efficaci di questa parola: perché il consunto ‘calore umano’ può essere calor bianco, di rabbia, di passione. Il tepore invece appartiene a un campo di sentimenti tutti positivi e posati, di incontro calmo e condivisione sincera.

______________________________

 

 

 

Poesia di

Luciano Cecchinel,

Come il respiro di un profumo

 

 

Luce bianca d’inverno,

come il respiro di un profumo

io ti avevo sentito

nel tepore ubriaco

di un lento vorticante

cielo stellato.

E fosti

sbrecciando le muraglie del buio,

ammutolendo gli urli

remoti delle notti.

Perché anche l’ora più oscura

Si facesse casa.

 

 

DAL LINK —

https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tepore

 

LUCIA MASETTI

 

 

 

 

Luciano Cecchinel, un poeta veneto contemporaneo.

 

La prima strofa ruota attorno al presentimento della neve. Nell’aria c’è qualcosa, ma non un profumo distinto: è come se sentissimo sulle guance il respiro di una persona cara. Peraltro la neve è qui associata alla figura femminile, e dunque all’avvento dell’amore.

Perciò, nonostante il freddo, sentiamo un tepore confuso: il cielo sopra di noi sembra addolcirsi, come lo sguardo caldo di qualcuno che ci vuol bene; ma al tempo stesso la sua immensità ci dà le vertigini. Siamo pieni di un’ebbrezza d’attesa, che non sappiamo spiegare. La volta stellata ruota lentamente, e forse quelle piccole luci preannunciano già i cristalli di neve, che fioccheranno al suolo come visitatori da un altro mondo.

Poi la neve arriva (“e fosti”), e ha tutta la forza dell’inaspettato. Così, in pochi istanti, tutto il mondo sembra trasfigurarsi nella luce e nel silenzio.

Il baluginio della neve, infatti, apre una breccia nelle “muraglie del buio”: nelle prigioni della solitudine e della monotonia s’infiltra un’intuizione di libertà, di gioia. Mentre un silenzio serafico zittisce “gli urli remoti” del dolore e della paura, ispirando una fiducia senza ragione… quasi portasse un’aria di casa.

E allora ecco, forse, perché non sappiamo immaginare un Natale senza la neve. Perché questa è la festa della (sacra) famiglia, in cui si concretizza il desiderio di essere amati e accolti, di sentirsi al proprio posto. Dunque il Natale è il momento in cui tutto il mondo ha il tepore di una casa; o, per chi crede, in cui ogni casa ha il tepore di una capanna. E la neve, con la sua dolcezza solenne, porta in sé questo segreto.

 

 

COMMENTO DI

Lucia Masetti, dottoranda in studi umanistici all’Università Cattolica di Milano, ogni lunedì apre uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

 

 

 

qualcosa sul poeta :

 

LUCIANO CECCHINEL (LAGO, 1947) —qualcosa sul poeta e qualche poesia

 

 

Autori 2025 : pordenonelegge : Luciano Cecchinel

Autori 2025 : pordenonelegge : Luciano Cecchinel

 

 

Per i giovani figli perduti

Ronzani Editore 2022

 

a cura di Luciano Cecchinel

“Probabilmente nella vita non ci può essere sofferenza più grande di quella della perdita di un figlio, come senza proporzioni è la crisi che ne consegue: l’universo si sgretola, l’esistenza implode ed è risucchiata in un vortice confuso di impotente ribellione e insopportabile pena, che finisce per delineare la livida prospettiva di non poter reggere di fronte al presente e al futuro”.
(dall’introduzione di Luciano Cecchinel)


Una straordinaria antologia di poesie e prose di autori della letteratura mondiale, accomunati – in queste pagine ispirate e sofferte – dalla comune tragica perdita di un figlio o di un affetto caro.

 

 

INDICE:

La Sacra Bibbia – Antologia Palatina – Servio Sulpicio (105 ca. a. C. – 43 a. C.) – Marco Tullio Cicerone (106 a. C. – 43 a. C.) – Plutarco (46-48 d. C. – 125-127 d. C.) – Khaquani (1121-1199) – François De Malherbe (1555-1628) – Pier Jacopo Martello (1665-1727) – Friedrich Rückert (1788-1866) – Victor Hugo (1802-1888) – Walt Whitman (1819-1892) – Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881) – José Maria De Pereda Y Porrua (1833-1906) – Giosuè Carducci (1835-1907) – Stéphane Mallarmé (1842-1907) – Rabindranath Tagore (1861-1941) – Angiolo Silvio Novaro (1866- 938) – Corrado Govoni (1884-1965) – Virgilio Giotti (1885-1957) – Giuseppe Ungaretti (1888-1970) – Biagio Marin (1891-1985) – Mario Prevedello (1897-1976) – Emmanuel Mounier (1905-1950) – Mario Dell’arco (1905-1969) – Alfonso Gatto (1909-1976) – Graziana Pentich (1920-2013) – Andrea Zanzotto (1921-2011) – Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Enzo Mazza (1924) – Elio Filippo Accrocca (1923-1996) – Cesare Ruffato (1924) – Jerry Chesnut (1931) – Luciano Cecchinel (1947) – Dana Gioia (1950) – David Grossman (1954) – Anne-Dauphine Julliand (1973)

 

 

 

Luciano Cecchinel (1947) è nato a Revine-Lago (Treviso). Già insegnante di materie letterarie, ha pubblicato articoli e studi sulla cultura popolare e le raccolte di poesia Al tràgol jért (I.S.Co. 1988 – Scheiwiller 1999, con postfazione di Andrea Zanzotto), Lungo la traccia (Einaudi 2005), Perché ancora /Pourquoi encore (Istituto per la Storia della Resistenza di Vittorio Veneto 2005, con traduzione di Martin Rueff e note dello stesso Rueff e di Claude Mouchard), Le voci di Bardiaga (Il Ponte del Sale 2008), Sanjut de stran (Marsilio 2012, con prefazione di Cesare Segre), In silenzioso affiorare (Tipoteca Italiana Fondazione 2015, con prefazione di Silvio Ramat e 6 acquerelli di Danila Casagrande), Da un tempo di profumi e gelo (Lieto Colle 2016, con postfazione di Rolando Damiani) e Da sponda a sponda (Arcipelago Itaca, 2019). Del 2018 presso Marcos y Marcos la sua prima prova narrativa dal titolo La parabola degli eterni paesani.

Ha curato l’antologia di poesie e prose di vari autori Per i giovani figli perduti, Ronzani Editore 2022.

Gli sono stati assegnati importanti premi letterari. Fra questi nel 2006 il Premio Noventa-Pascutto per l’opera poetica complessiva. Nel 2012 per la raccolta Sanjut de stran il Premio nazionale letterario Pisa (poi finalista al Premio Viareggio) e nel 2014 il premio nazionale di poesia Biagio Marin. Nel 2020 il Premio Viareggio-Rèpaci per la raccolta Da sponda a sponda.

Nel giugno del 2022 gli è stato conferito dall’Università di Bologna il premio Alma Mater– Violani Landi alla carriera per la poesia.

Designato da Andrea Zanzotto suo erede poetico, è per Cesare Segre, che lo definisce grande artista ma anche grande artefice, al livello più alto della poesia e per Pier Vincenzo Mengaldo, che lo considera poeta di grande cultura, è tra i poeti dialettali più recenti senza dubbio il più interessante.

 

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GIANSANDRO MERLI — EDUCAZIONE AMERICANA: Migranti spediti nei paesi terzi: Ok dal Consiglio dell’Unione per l’esternalizzazione totale del diritto d’asilo –IL MANIFESTO   9 dicembre 2025 + Il Fatto Quotidiano 8 dicembre

 

 

 

IL MANIFESTO   9 dicembre 2025
https://ilmanifesto.it/migranti-spediti-nei-paesi-terzi-ok-dal-consiglio-dellunione

 

 

il manifesto del 9 dicembre 2025

 

 

 

Migranti spediti nei paesi terzi: Ok dal Consiglio dell’Unione

 

 

Educazione americana

 

 

Leggi anche  Contro i migranti raid in case e rifugi

 

 

 

Catania, sbarco dalla Geo Barents foto di Massimno Di Nonno/Ap

Catania, sbarco dalla Geo Barents – foto di Massimno Di Nonno/Ap

 

 

 

La corsa alla cancellazione del diritto d’asilo procede senza ostacoli. Ieri il Consiglio dei ministri dell’Interno Ue ha approvato a maggioranza qualificata la propria posizione negoziale, sulla cui base intraprenderà i negoziati con Commissione e Parlamento, in merito a paesi terzi sicuri, paesi di origine sicuri e rimpatri.

Il Patto immigrazione e asilo doveva segnare, da giugno 2026, il passaggio dall’«Europa fortezza» all’«Europa prigione» permettendo la detenzione di migliaia di richiedenti asilo. Le proposte di modifica a quegli stessi regolamenti, presentate ancor prima della loro entrata in vigore, segnano un nuovo salto di qualità nella guerra ai migranti.

 

IL PUNTO PIÙ SIGNIFICATIVO, introdotto dalla Commissione ma sottolineato e ampliato ieri dal Consiglio, riguarda il concetto di paesi terzi sicuri ai quali gli Stati membri intendono subappaltare i richiedenti asilo.

Finora il trasferimento era possibile solo se il migrante aveva un legame, per esempio familiare, con il paese terzo in questione o se vi era transitato. Il criterio soggettivo di connessione viene ora spazzato via: sarà sufficiente un accordo dell’Ue o dello Stato nazionale.

In pratica un eritreo sbarcato a Lampedusa potrebbe essere spedito in Serbia o magari in Uganda, se esiste un’intesa in questo senso. La sua domanda sarebbe giudicata inammissibile – in caso di ricorso la sospensiva al trasferimento non sarà automatica ma andrà riconosciuta da un giudice – e si aprirebbero le porte alla deportazione.

Non solo durante l’esame della richiesta d’asilo, come era previsto in Albania, ma in modo definitivo: la persona migrante resterà dove è stata spedita anche dopo l’eventuale riconoscimento della protezione internazionale.

 

L’obiettivo di Stati membri e istituzioni comunitarie è cancellare il principio fondamentale della territorialità, che ha caratterizzato finora il sistema d’asilo europeo. Tutto il meccanismo potrà essere esternalizzato: la garanzia di un diritto fondamentale diventerà solo una questione di geopolitica. Un passaggio epocale che nei prossimi anni avrà conseguenze durissime sulla vita di centinaia di migliaia di migranti. L’unico divieto resta per i minori stranieri non accompagnati, insieme a qualche limite per i vulnerabili.

«Tutto questo dimostra il fallimento dell’ottica di riduzione del danno portata avanti da Unhcr e altre agenzie Onu. Concentrarsi sulla difesa dei vulnerabili è servito solo a legittimare l’annientamento delle garanzie per tutti gli altri. Quando queste sono saltate è stata spazzata anche la trincea che avrebbe dovuto proteggere i più deboli», afferma Salvatore Fachile, avvocato Asgi.

 

OLTRE ALLA MODIFICA del regolamento procedure, il Consiglio ha dato il suo ok

alla lista comune dei paesi di origine sicuri proposta dalla Commissione:

Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia (oltre a quelli con il processo d’adesione in corso).

L’Italia teneva alla presenza di primo, terzo e ultimo, alla luce della classifica degli sbarchi, ed è stata accontentata.

Ai cittadini di questi Stati possono essere applicate le procedure accelerate di frontiera che prevedono la detenzione, obiettivo originario del centro di Gjader.

Il Consiglio ha depennato il fatto che la designazione debba essere realizzata su fonti accessibili.

Ovvero quelle «schede paese» che in Italia avevano dato il via allo scontro con la magistratura perché riportavano situazioni in aperta violazione delle previsioni del diritto comunitario. Schede che, comunque, finora la Commissione non ha reso pubbliche.

 

Nella sentenza sul tema, la Corte di giustizia europea stabilisce che l’accessibilità a queste informazioni è necessaria. Così come il potere dei giudici di verificare la correttezza della designazione. Tale impianto resterà e c’è da scommettere che i conflitti con le toghe non saranno eliminati dalla lista europea.

In ogni caso la nozione di paesi di origine sicuri perderà di importanza con il Patto Ue:

per applicare le procedure accelerate di frontiera sarà sufficiente che i tassi di accoglimento delle richieste di asilo di un certo Stato siano inferiori al 20% a livello comunitario.

 

NELLA PROPOSTA approvata ieri c’è anche il «meccanismo di solidarietà» che prevede la redistribuzione di quote di migranti dai paesi di approdo o, in alternativa, il sostegno finanziario degli altri. In attesa di numeri e dettagli, il punto ha fatto comunque arrabbiare il premier ungherese Viktor Orbán: «Bruxelles sta cercando di costringere l’Ungheria a pagare ancora di più o ad accogliere i migranti: è inaccettabile. La ribellione ha inizio».

Esulta invece il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, secondo il quale «i centri d’Albania si ricandidano a essere attivi su tutte le funzioni per le quali sono stati concepiti: trattenimento per le procedure accelerate di frontiera e hub di rimpatri».

La realtà, però, è diversa. Intanto perché la procedura legislativa Ue è ancora in corso. Poi perché sui centri d’oltre Adriatico restano i rilievi della Cassazione, su cui si esprimerà la Corte di Lussemburgo, e perché la lista comune dei paesi sicuri, pur rinforzando le pretese italiane, non cancella il sindacato dei giudici.

Infine perché il concetto di return hub è legato alla nuova direttiva rimpatri su cui i tempi sono più lunghi rispetto alle altre due normative.

 

SU QUESTE SI È ESPRESSA la scorsa settimana la Commissione Libe dell’organo legislativo comunitario. Il testo che ha ricevuto il via libera, con l’ennesima saldatura tra popolari e destre estreme, arriverà in aula la prossima settimana. Diventerà la posizione negoziale solo se non ci saranno opposizioni di deputati e gruppi.

«Contesteremo il mandato negoziale», afferma Cecilia Strada, eletta da indipendente con il Pd. In quel caso Strasburgo dovrà votare. Ma portà farlo sul pacchetto già definito, senza emendamenti. Difficile ci siano sorprese. Con l’ok del Parlamento si passerà al trilogo con Commissione e Consiglio, nella corsa contro il tempo per anticipare il Patto Ue e fare contenta Giorgia Meloni.

Aggiornamenti09/12/2025, 00:04 articolo aggiornato

 

******************

IL FATTO QUOTIDIANO — 8 dicembre 2025

 

Rimpatri accelerati dei migranti e hub nei Paesi sicuri, il Consiglio Ue approva il nuovo regolamento. Piantedosi: “L’Italia è stata fondamentale”

 

Il via libera alla riforma cambierà l’assetto della gestione dei migranti nell’Unione europea. Contrari Spagna, Grecia, Francia e Portogallo, ma la maggioranza qualificata è stata comunque raggiunta. Fdi: “Passa la linea Meloni”

 

 

Rimpatri accelerati dei migranti e hub nei Paesi sicuri, il Consiglio Ue approva il nuovo regolamento. Piantedosi: “L’Italia è stata fondamentale”

 

 

continua nel link del giornale :

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Mauro Biani @maurobiani · 22h – meno male che ci sei, caro maestro nostro. con affetto grato-il blog

 

 

 

link di Mauro Biani su X

8 dicembre 2025

Mauro Biani @maurobiani · 22h

 

 

 

 

#guerra

Fa la ninna, cocco bello, finché dura ‘sto macello, fa la ninna, che domani
rivedremo li sovrani (…) senza l’ombra de un rimorso, ce faranno un ber
discorso su la pace e sur lavoro pe’ quer popolo cojone risparmiato
dar cannone. (Trilussa)
#GigiProietti

apri qui

https://x.com/i/status/1997808354857832569

 

 

una poesia che Gigi Proietti ha inciso tante volte, qualcuna l’abbiamo anche pubblicata, ma questa è la più sofferta che abbiamo sentito.

Mauro l’ha scelta ben adatta ai nostri tempi, grazie

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PAU DE ARARA- ZÉLIA BARBOSA – di Vinicius de Moraes e Carlos Lyra, 1965 — canta **** Zelia Barbosa + testo e traduz. ch. dell’ultima strofa +

 

 

 

Zelia Barbosa, canto
Bass – Max Hediguer
Drums – Nelson Serra De Castro
Guitar – Raquel Chaves

autori : Vinicius e Carlos Lyra, 1965

 

 

Zelia Barbosa | Spotify

 

 

 

 

 

TESTO  DA:

https://www.dedikmi.com/lyrics/z-LisT/Z%C3%A9lia_Barbosa-ArtisT/1463302-Z%C3%A9lia-Barbosa-Pau-De-Arara-lyrics-Z%C3%A9lia-Barbosa-lyrics-Pau-De-Arara-songs#google_vignette

 

 

Eu um dia cansado que tava
Da fome que eu tinha
Eu não tinha nada
Que fome que eu tinha, Que seca danada no meu ceará
Eu peguei e juntei
Um restinho de coisas que eu tinha:
Duas calças velhas e uma violinha
E num pau de arara
Toquei para cá.
E de notte eu ficava na praia de copacabana
Zazando na praia de copacabana
Dançando o chachado pras moças olhá

Virgem santa
Que a fome era tanta
Que nem voz eu tinha
Meu deus quanta moça
Que fome que eu tinha

Mais fome que tinha no meu ceará
Puxa vida que num tinha uma vida
Pior do que a minha
Que vida danada, que fome que eu tinha
Zazando na praia pra lá e pra cá
Quando eu via toda aquela gente
No come que come
Eu juro que eu tinha saudades da fome
Da fome que eu tinha no meu cearà
E ai eu pegava e cantava
E dançava o xaxado
E só conseguia porque no xaxado
A gente só pode mesmo se arrastá.

Virgem santa
Que a fome era tanta
Qu’inté parecia que mesmo xaxado
Meu corpo subia
Igual se tivesse querido voar.

Vou-me embora pró meu ceará
Porque lá tenho um nome
Aqui não sou nada
Sou só zé com fome
Sou só pau de arara
Nem sei mais canto
Vou picar minha mula
Vou antes que tudo rebente
Porque estou achando que o tempo está quente
Pior do que antes não pode ficar.

 

traduco solo l’ultima strofa :

Vado via per il mio Cearà
Perchè là ho un nome
Qui non sono niente
Sono solo ” Zé ” con fame
Sono solo un pau de arara
Non ho più un canto
Spingerò la mia mula
Vado via prima che tutto esploda
Perché mi pare che il tempo sia caldo
Peggio di così non potrei stare.

 

 

 

 

Il Cearà è uno stato nel Nord-Est del Brasile- ci siamo già stati–

 

 

 

 

 

SerTÃO Des-ENCANTADO: Pau de Arara - Letras de Duas Músicas Sobre o Tema

pau- de – arara  – un camion che trasposta i nordestini al sud così chiamato perché la gente si tiene alla sbarra di legni; per estensione all’abitante del Nordeste

 

 

simulazione del  metodo di tortura durante una manifestazione a Brasilia
Antonio Cruz/ABr –

 

 

Pau de Arara è un metodo di tortura ampiamente usato in Brasile, durante la dittatura militare, nel periodo Anos de chumbo ( Anni di piombo ).

Il termine, Pau de Arara, indica in portoghese il trespolo del pappagallo. Per analogia il termine indica uno strumento dove appendere e torturare i dissidenti politici.

Il Pau de Arara è costituito da una barra di ferro su cui viene appeso e arrotolato il prigioniero, in modo che il palo resti bloccato tra l’incavo delle braccia e l’incavo delle gambe. Successivamente vengono legate le caviglie con i polsi. Il torturato viene appeso a circa un metro dal suolo e viene lasciato in quella posizione finché il sangue non circola più, il corpo si gonfia e cessa il respiro.

Questa tecnica causa traumi fisici e psicologici e può essere combinata con elettroshock, con torture sessuali e waterboarding–

  ( = L’annegamento simulato (in inglese waterboarding), è una forma di tortura consistente nell’immobilizzare un individuo in modo che i piedi si trovino più in alto della testa, e versargli acqua sulla faccia[1] in modo che, entrando dagli orifizi respiratori, stimoli il riflesso faringeo che provoca l’effetto di annegamento. )

Si ritiene che questa tecnica venisse utilizzata dai mercanti di schiavi portoghesi per punire gli schiavi disubbidienti.

Il metodo di tortura venne usato anche ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale, dov’era noto come Bogerschaukel (l’altalena di Boger), dal nome dell’ufficiale delle SS che lo applicò ivi per primo, Wilhelm Boger.

Nel Brasile della dittatura militare questa tortura veniva usata nelle stazioni di polizia dagli agenti della polizia politica contro i dissidenti politici e per estorcere delle confessioni. Dell’utilizzo della stessa tecnica sono stati accusati nel 2012 Bo Xilai, ex leader del partito cinese ( 1 nota ), e Wang Lijun, capo della polizia, sulla base di testimonianze di blogger imprigionati nelle carceri di Tie Shanping, a Chongqing.

 

testo da Wikipedia- Pau de Arara

 

 

NOTA 1- 

TESTI: 

1– Amnesty InternationalTorture anni ’80 – Studio Tesi, Pordenone, 1985

 

*** PER CHI VOLESSE SAPERE UN PO’ DI STORIA DELLA CINA CHE NON APPARE SUI QUOTIDIANI

 

2– 

Cina, ecco come torturano nel carcere di Chongqing

REPUBBLICA- 19 Dicembre 2012

6  IMMAGINI CINESI CHE RAPPRESENTANO LA TORTURA

https://www.repubblica.it/esteri/2012/12/18/foto/le_torture_nel_campo_di_lavori_di_chongqing-49029551/1/

 

NOTA 2 ::

 

BO XILAI

 

(1 )

Awikipedia— https://it.wikipedia.org/wiki/Bo_Xilai

 

B.Corriere

Cina, carcere a vita per Bo Xilai

Il «principe rosso» condannato per corruzione e abuso di potere. Una storia da film con omicidio e tradimento

 

 

 

 

LA GRANDE METROPOLI NELLA CINA CENTRO- MERIDIONALE::

 

Chongqing

 

è una città della Cina centro-meridionale, e una delle quattro municipalità autonome della Repubblica Popolare Cinese.

L’area urbana di Chongqing è fra le più popolose del mondo: la zona urbana vera e propria conta circa 8 milioni e mezzo di abitanti, ma entro i confini municipali si superano i 32 milioni ( dati 2020 ), il che la rende il comune più popolato del mondo oltre ad essere la città più estesa del mondo.

 

 

 

MAPPA :

TUBS – Questa immagine vettoriale include elementi che sono stati presi o adattati da questa.

 

 

 

Il moderno centro di Chongqing
Maehler2607 – Fotografia autoprodotta

 

 

questa la vedete meglio aprendo il suo link QUI :
https://it.wikipedia.org/wiki/Chongqing#:~:text=Panorama%20di%20Chongqing

The skyline of Chongqing, Photographed at Nanshan.
Oliver Ren – Opera propria

 

 

Centro della città: Torre della liberazione

Centro della città: Torre della liberazione
Lingtft – Opera propria

 

Storia // LINK

Si ritiene che Chongqing corrisponda al semi-mitologico Regno di Ba, fondato nell’XI secolo a.C. dall’omonimo popolo Ba e distrutto nel 316 a.C. dal Regno di Qin.

segue nel link ” Storia ” sopra

 

 

MUSEO DELLE TRE GOLE

重庆中国三峡博物馆

GOLA DEL FIUME — ( anche Canyon )– Il termine si riferisce a una valle ripida e stretta, con pareti rocciose alte, scavata nel corso dei millenni dall’azione erosiva di un fiume. 

foto:

 

Columbia River sunset

Tramonto sul fiume Columbia in Canada

https://www.gettyimages.it/detail/foto/columbia-river-sunset-immagine-royalty-free/2237452027?phrase=gola%20del%20fiume%20columbia&adppopup=true

 

 

Museo delle Tre Gole

 

 

02/00/2003. Archeologists organize emergency digs as China get ready to fill Three Gorges dam.

Chongqing, Museo delle tre Gole, oggetto trovato sul posto che risale alla  Song dynasty (960 AD )

 

 

 

Precious Cultural Relics Related to The Dragon displayed at The Three Gorges Museum

un prezioso relitto legato alla figura del ” dragone ” esposto al Museo delle Tre Gole-
senza data-

 

 

 

UNA FOTO DELLA PRIGIONE DI 

Chongqing

 

 

Inmates attend the founding ceremony of "Volunteers Helping Inmates In Chongqing Prison Association" on April 14, 2005 in Chongqing, China. To better...

2005

 

 

Inmates listen to a police officer during a behavior training session at Chongqing Prison on May 30, 2005 in Chongqing Municipality, China. According...

2005

 

 

 

 

 

Inmates Work In A Prison Of Chongqing

2008

Baigongguan Ex-concentration Camp In Chongqing

2006

 

 

FOTO DA GETTY IMAGES

https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=chongqing+prison&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fchongqing-pri

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video, 7.59 – Raphael Mürle ( vedi sotto chi è ) – NIX PERFEKT — uno dei suoi spettacoli — felici che sia al mondo, ch. + un altro : Randolph e la sveglia

 

 

 

 

 

 

 

 

123figuren - YouTube

foto di Raphael Murle

da Der Denker – link youtube

 

 

Raphael  Mürle

 

Dal 1983 al 1987 ha studiato teatro di marionette presso l’Università di musica e arti performative di Stoccarda (conseguendo la laurea in teatro di marionette).

Dal 1987, il teatro ha una propria sede a Pforzheim-Brötzingen, dove si tengono regolarmente rappresentazioni. Il repertorio del teatro comprende opere letterarie insolite, temi musicali e un linguaggio visivo distintivo.

Dal 1987 al 2012, creazione di 15 spettacoli serali (tra cui 3 spettacoli di marionette a filo), 5 pezzi per bambini e 5 brevi programmi.

Ha diretto lavori per teatri di figura in Germania e Svizzera. Ha fondato e organizzato l’Internationales Straßentheaterfestival mit Figuren (Festival Internazionale di Teatro di Strada con Burattini) a Pforzheim. Ha realizzato spettacoli in Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Giappone, Croazia, Austria, Polonia, Scozia, Svizzera e Spagna.

Relatore invitato presso l’Università di Musica e Spettacolo di Stoccarda, il Figurentheater-Kolleg di Bochum e Hof Lebherz di Warmsen.

https://www.figurentheater-pforzheim.de

 

 

 

per chi volesse vedere un altro spettacolo:

 

RANDOLPH E LA SVEGLIA — video, 6.16

” Che personaggio interessante, credo che possiamo tutti identificarci ” ( traduz. dal tedesco di Google )

commento di   @crowznest438  8 mesi fa

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Non avevate un po’ di nostalgia di una delle nostre ::: ” Guttera Pucherami ” — con il loro cappottino lavorato fitto fitto ?

 

 

 

Pucherani Crestato Di Guttera - Di Guineafowl Fotografia Stock - Immagine di fauna, gallinacei: 78594302

 

 

 

e di una sola  ?

 

Faraona crestata (Guttera pucherani pucherani)

 

 

foto da: 

https://www.pbase.com/image/93457783

 

 

 

 

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Qualche foto di Nell Dorr – nata a Cleveland/ Ohio il 27 agosto 1893 — morì a Litchfield/ Connecticut il 15 novembre 1988

 

 

 

 

 

MoMa — 1950 ca 

 

 

** nel 1954 pubblicò il libro di fotografie ” Madre e figlio “, dopo la morte di sua figlia Elisabeth.

 

 

Madre e figlio 1954 FIRMATO Fotografa americana Nell Dorr (1893-1988) - Immagine 1 di 14

copertina del libro
da : https://www.ebay.com/itm/335308491484

 

 

 

 

NELL DORR ‘Tasha Tudor and Baby’, 11″ x 13,5″

da : WORTHPOINT.COM
https://www.worthpoint.com/worthopedia/connecticut-photo-nell-dorr-tasha-1843670864

 

 

 

 

Nell Dorr

Senza titolo (Madre e figlio) , 1940

Stampa alla gelatina d’argento

da:
MUTUAL ART
https://www.mutualart.com/Artwork/Untitled–Mother-and-Child-/78D129495797D7B1?login=1

 

 

 

Betania tiene in braccio un gallo- 1942-43

da: 

AMON CARTER MUSEUM.ORG 
https://www.cartermuseum.org/collection/bethany-holding-chicken-p19904572

 

 

 

foto – di sconosciuto – dell’artista

 

Nell Dorr nella sua casa di Villa Serena, Washington, Connecticut
Autore sconosciuto – https://s.hdnux.com/photos/01/24/02/76/22032316/10/ratio4x3_960.webp

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video, 8.15 min. — LA 7 — OTTO E MEZZO – 5 dicembre 2025 — LUCIO CARACCIOLO : ” Sono cavoli vostri ” — titolo della puntata ” TRUMP CONTRO L’EUROPA “

 

 

 

 

 

 

 

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La ‘Venere’ di Tanabatake. Chino, prefettura di Nagano ( Giappone )– Jōmon medio (2500-1500 a.C ) +altro

 

 

 

 

indefinito

 

 

‘Venere’ di Tanabatake. Argilla accuratamente levigata, con mica temprata intenzionalmente inclusa.
Altezza 27 cm.
Tanabatake, prefettura di Nagano. Jōmon medio (2500-1500 a.C )

 

da :

“Tesoro nazionale « Dogu » parte 1: « Jomon no Venus » (la Venere di Jomon)”.
www.city.chino.lg.jp

 

 

 

segue da:

wikipedia :

— traduz. automatica

 

 

La Venere Jōmon (縄文のビーナスJōmon no Bīnasu ) è un dogū  ( in giapponese ), una statuetta femminile umanoide in argilla del periodo Jōmon medio ( 2500 a.C. circa), scoperta nel 1986 a Chino, nella prefettura di Nagano, in Giappone. È stato designato Tesoro Nazionale nel 1995, il primo artefatto del periodo Jōmon ad essere designato in questo modo.

Il dogū è una statuetta di argilla color ocra alta 27 cm e del peso di 2,14 kg. L’argilla con cui è realizzata è stata accuratamente lucidata e contiene mica Si pensa che la sua forma assomigli a una donna incinta: fianchi larghi, un arco gluteo pronunciato, seni prominenti e una pancia ingrossata. 

 In contrasto con la stragrande maggioranza dei 20.000 dogū trovati in Giappone, che erano frammentati, la Venere di Jōmon è completa e ha tutti i suoi arti.

Nel 1986, furono organizzati degli scavi archeologici prima della costruzione di un parco industriale nella città di Chino, nel sito dell’ex villaggio di Tanabatake, situato ai piedi del versante meridionale del monte Kirigamine nei monti Yatsugatake, a circa 140 km a nord-ovest di Tokyo

 Questo sito archeologico di Tanabatake (棚畑遺跡Tanabateke Iseki ) ha rivelato le vestigia di un villaggio di 149 case, 146 delle quali risalgono al periodo Jōmon medio. I pezzi di ossidiana scoperti nel sito indicano che questo villaggio era un prospero centro commerciale. La statuetta è stata trovata tra le fosse funerarie al centro del sito di scavo. Fu inizialmente chiamata Venere di Tanabatake prima di acquisire il suo nome attuale. 

Nel 1989, è stato designato come importante bene culturale prima di raggiungere il suo status attuale. È esposto al Museo Togariishi di archeologia Jōmon a Chino, prefettura di Nagano.

 

 

 

 

 

 

 

 

cartina  e testo da :

La Prefettura di Nagano dove si trova la città di Chino,  in turchese.

 

 

 

Le prefetture giapponesi

 

 

 

da :

TRIPADVISOR  6 FEBBRAIO 2017

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g303145-d1424745-Reviews-Togariishi_Jomon_Archaeological_Museum-Chino_Nagano_Prefecture_Koshinetsu_Chubu.html

 

FOTO E COMMENTO DI – 

Di K53S328

toshiki k

Molti oggetti d’argilla fatti qui 2 , 000 – 4 , 000 anni fa, sono esposti in questo piccolo museo. Due figure magiche e astratte di argilla, Venus nel periodo di JYOUMON e Dea con maschera, sono tesori nazionali giapponesI.

 

3 foto di 156 che trovi nel link di Tripadvisor

 

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CHINO è un luogo di villeggiatura invernale ed estivo

 

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Altopiano di Tateshina dal monte Kitayokodake

 

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lago Shirakaba

https://it.wikipedia.org/wiki/Chino_(Nagano)

 

 

 

Il monte Tateshina visto dal monte Yoko in inverno
Naganojmmmm – Opera propria

 

 

 

 

nel bosco —

da : https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Chino,_Nagano?uselang=it#/media/File:Nagano’s_deer_(49785030382).jpg

 

 

 

 

****

PER CHI VOLESSE FARE UN CONFRONTO — tenendo conto del tempo  che le differenzia oltre alle culture ..

 

venere di willendorg

 Venere di Willendorf  / link sotto– apri qui o sotto

L’artista di Willendorf

 

 

 

WILLENDORF, è un paese nel distretto di Neunkirchen, in Bassa Austria.

Willendorf – Veduta

Willendorf – Veduta
Braveheart – Opera propria

 

 

Bassa Austria - Wikipedia

regione detta ” Bassa Austria “/ wikipedia

 

 

è in questa region  che si trova la famosa Abbazia  di Melk ::
” il più grande convento benedettino del continente e importante centro studi con una biblioteca che vanta 100.000 volumi): fondato nel 1089 è divenuto celebre perché descritto ne Il nome della rosa di Umberto Eco. ” ( da, Repubblica : art. sotto )

 

*** inoltre, piccolo particolare, è in Bassa Austria che si trova lo stato di Vienna !

 

 

 

a chi piace viaggiare e magari non può più come chiara:

 

 

REPUBBLICA: 

I tesori della Bassa Austria

 

Nella regione abbazie, castelli, centri storici. Qui sono nati pittori che hanno fatto la storia dell’arte del ‘900. Una terra di ottimi vini. Il Danubio attraversa la regione creando panorami spettacolari

https://www.repubblica.it/viaggi/2009/05/06/news/i_tesori_della_bassa_austria-117040496/#:~:text=I%20tesori%20della,Roberto%20Caramelli

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il sonno della ragione genera mostri ——————————————–bardelli

 

 

 

 

 

 

 

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Una brevissima lirica senza titolo di Mario Bardelli — non è il fratello Andrea, poeta e scrittore + disegno di Mario

 

 

 

 

 

la luna sorge

nei tuoi occhi

ritrova

la notte

 

 

 

 

 

 

Nota di Mario : che il testo sia mio ne dubito. Annotato su un foglio strappato da un bloc notes, trovato in qualche fondo di cassetto. E’ trascritto a mano, in stampatello che “potrebbe” essere il  ” mio” stampatello. Però essendo stampatello, appunto , non è facile identificare la mano.

Non ricordo di aver mai scritto poesie in vita mia.

L’illustrazione è senz’altro mia, non posso negarlo. E’ una china.

 

 

 

 

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++ + NERUDA E MONTALE. DUE POESIE –+ un commento di Beatrice Morra dalla rivista di cultura online ” Grado Zero “/nei link sotto + 2 NOTE

 

 

 

GRADO ZERO, una rivista di cultura online

link generale
https://www.rivistagradozero.com/

******

BEATRICE MORRA — RIVISTA GRADO ZERO–  8 MARZO 2016

NERUDA E MONTALE, LA TRAGICA BANALITÀ DI UN’ASSENZA.

 

per il commento alle poesie –  fatto molto bene, apri il link sotto :

 

 

  1. Eugenio Montale e Drusilla Tanzi ( ” Mosca ” )
  2. Pablo Neruda e Matilde Urrutia.

 

qui:

https://rivistagradozero.wordpress.com/2016/03/08/neruda-e-montale-la-tragica-banalita-di-unassenza/

 

 

Il “femminino” nel mondo poetico di Montale

Montale e la moglie Drusilla Tanzi
foto da : Note di Pastorale Giovanile

 

 

  1. SATURA, Mondadori, 1971/ 1992 — Xenia II

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

 

 

 

Chi era Matilde Urrutia, il grande amore di Pablo Neruda

Foto da : SoloLibri.net

 

 

2. PABLO NERUDA

 

Matilde, dove sei? Ho avvertito quaggiù
tra la cravatta e il cuore, più su
una certa malinconia intercostale:
era che tu all’improvviso non c’eri.
Mi è mancata la luce della tua energia
e ho guardato divorando la speranza,
guardato il vuoto che è senza di te una casa
non restano che tragiche finestre.
Da tanto è imbronciato il tetto ascolta
cadere antiche piogge sfogliate,
piume, quanto la notte ha catturato:
e così ti aspetto come una casa deserta
e tornerai a trovarmi e ad abitarmi.
Altrimenti mi fanno male le finestre.

 

 

 

 

testo originale:

da : https://lyricstranslate.com/it/soneto-lxv-sonetto-lxv-matilde-dove-sei.html

 

Soneto LXV

Matilde, dónde estás? Noté, hacia abajo,
entre corbata y corazón, arriba,
cierta melancolía intercostal:
era que tú de pronto eras ausente.
Me hizo falta la luz de tu energía
y miré devorando la esperanza,
miré el vacío que es sin ti una casa,
no quedan sino trágicas ventanas.
De puro taciturno el techo escucha
caer antiguas lluvias deshojadas,
plumas, lo que la noche aprisionó:
y así te espero como casa sola
y volverás a verme y habitarme.
De otro modo me duelen las ventanas.

NOTE __

 

I / A– nota su Matilde Urrutia :

La mia vita con Pablo Neruda - Matilde Urrutia - copertina

EDITORE PASSIGLI, 2025  – ristampa

 

 

Le memorie di Matilde Urrutia (1912-1985), la donna che ispirò a Pablo Neruda un amore appassionato che rimase vivo e saldo negli anni, costituiscono un’importante testimonianza non solo sulla figura del grande poeta cileno, ma anche sugli anni difficili eppure straordinari che la coppia visse insieme in più paesi di due continenti. Matilde racconta l’uomo Neruda e l’avventurosa storia del loro amore, sorto quando Pablo era ancora legato alla seconda moglie, Delia del Carril, dai loro incontri clandestini a Berlino, a Nyon, a Roma, a Parigi, fino al ‘paradiso’ del loro amore, il lungo soggiorno sull’isola di Capri in una casa finalmente tutta per loro. Ed è a Capri, l’isola «regina di roccia», la «cattedrale marina» rifugio segreto dei due amanti, che Pablo raccoglie nei suoi Versi del Capitano la testimonianza poetica di quell’amore appassionato, che uscirà clandestina, proprio per non ferire Delia, in sole quarantaquattro copie destinate per sottoscrizione agli amici italiani del poeta. Ma se il periodo del ‘buen retiro’ caprese costituisce senza dubbio uno dei momenti più affascinanti delle memorie di Matilde, occorre anche aggiungere che queste pagine ci offrono un ritratto completo dello scrittore che – non va dimenticato – è stato anche appassionato cantore dell’epica dei poveri, poeta fra i più pronti ad assumere nella propria voce le istanze degli oppressi. E non è un caso che le memorie di Matilde si aprano proprio con il fatidico anno 1973, l’anno del tragico golpe cileno ad opera del generale Pinochet, l’anno dell’assassinio di Salvador Allende e, insieme, l’anno della morte del grande poeta, che vedeva svanire di colpo le speranze di democrazia e di libertà per il proprio paese

 

 

 

II / A NOTA SU BEATRICE MORRA — LINK SOTTO ( 2012 ) + Un avviso che può interessare a chi scrive..

 

da :

20 maggio 2012

Dalla mia cenere – Beatrice Morra – ebook gratis

 

cos’è:::   ” Napoli, Città della Letteratura “

Progetto Scouting
Un progetto di aiuto e incremento al self-publishing per consentire agli appassionati di lettura di scoprire nuovi autori e a scrittori e poeti di costruire nuove community di lettori. Questo libro è disponibile gratuitamente in forma di ebook. L’invito è quello di leggere il libro, e se ti piace diffondilo: regalalo, segnalalo, promuovilo.
Il passaparola è il bene più prezioso per i libri.
La vita è un ipertesto, i libri sono link!

 

Il libro
Andrej e Nikolaj sono due gemelli di Leningrado, abituati a condividere ogni pensiero e ogni sentimento, pur nella diversità dei loro caratteri. Un giorno la loro inscindibile simbiosi viene spezzata da una ragazza dal nome inusuale e dagli occhi stupefacenti: Mia. Per la prima volta consci della loro distanza, partiranno con lei in un viaggio sorprendente attraverso l’Europa, seguendo il filo intricato delle sue origini e scoprendo un mondo di arte, amore e vendetta. Al suo fianco, Nikolaj e Andrej inseguiranno anche un segreto, nascosto nel loro passato, in un viaggio dell’anima che li riporterà alle origini più vere e inaspettate della loro essenza.

L’autrice
Beatrice Morra è una giovanissima scrittrice di 18 anni. “Dalla mia cenere” è il suo primo romanzo.

 

Scarica l’ebook in formato MOBI (per Kindle e e-reader) cliccando QUI.

Scarica l’ebook in formato EPUB (per tablet e smartphone) cliccando QUI.

 

 

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Il sole sulle antiche mura ( ‘Itchan Kala ) della città di Khiva in Uzbekistan – cartine

 

 

 

 

 

 

 

LE CARTINE SONO DEL LINK : https://www.global-limits.com/it/uzbekistan/dettagli-corsa/paese-e-clima

 

19 Khiva High Res Illustrations - Getty Images | Samarcanda ...

CARTINA DA :

https://www.gettyimages.it/search/2/image?mediatype=illustration&phrase=khiva&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fillustrazioni%2Fkhiva

 

 

 

 

L’Itchan Kala (in uzbekoIchan-Qаl’а) è quella parte murata della città di Khiva (in Uzbekistan) in cui ebbe sede il governo dei Khan di Khīwa, che dal XVII secolo si attribuirono il titolo più magniloquente di Shah. A partire dal 1990 è stata inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’umanità.

 

La caratteristica più spettacolare dell’Itchan Kala è costituita dalle sue mura in mattoni di fango e dalle quattro porte situate sui lati della fortezza rettangolare

Le mura dell’Itchan Kala sono alte 8-10 metri, spesse 5-6 metri e hanno una lunghezza totale del perimetro di 6250 metri.

Le mura antiche difendono l’attuale ” città interna ” di Khiva.

A intervalli di ogni 30 metri lungo le mura interne della città, ci sono torri di guardia che sporgono verso l’esterno. La parte superiore delle mura presenta merlature per sparare ai nemici durante i periodi di conflitto. I fossati pieni d’acqua facevano parte del sistema difensivo, di cui si possono ancora vedere i resti nella parte meridionale della città, mentre a nord e a ovest venivano utilizzati antichi tubi di argilla per coprire i fossati.

 

 

 

Golden Reflections of the Ancient Walls of Khiva

 

 

 

 

Tramonto alle antiche mura della città di Khiva, via della seta, Uzbekistan

 

Anche le porte della città erano parte integrante del sistema difensivo. Le porte rimanenti sono la Porta Bogcha (Nord), la Porta Polvon (Est), la Porta Tosh (Sud) e la Porta Ota (Ovest)- vedi sotto

Le quattro porte dimostrano che erano dotate di torri “zarba” su entrambi i lati del passaggio e di gallerie sopra la porta. Le porte stesse spesso conducevano a passaggi ad arco e, se la strada era particolarmente lunga, presentavano più cupole.

Le fondamenta delle mura risalgono al decimo secolo, ma le mura odierne, di circa 10 metri d’altezza, vennero erette nel tardo XVII secolo, ed in seguito restaurate.

 

 

Guardian Gate of Ichan Kala at Dusk

la porta delle mura e le sue cupole

 

 

 

 

Golden Reflections of the Ancient Walls of Khiva

 

 

 

 

 

 

 

Old tombs in Khiva, Uzbekistan. (Photo by: Giovanni Mereghetti/UCG/Universal Images Group via Getty Images)

tombe antiche di Khiva

 

 

 

Quiet Walkway Along the Ancient Walls of Itchan Kala in Khiva

il passaggio sulla cima delle mura

 

 

 

This antique wooden door from Toshhovli Palace in Khiva features a composition of rectangular and square panels, each intricately etched with geometric motifs. The precision and depth of the carvings highlight the traditional woodworking techniques of Central Asia. Though aged, the door remains a powerful testament to the symmetry and skill embedded in the region’s architectural heritage, Khiva, Uzbekistan – October 20, 2023.

 

un esempio dell’antica manifattura del legno  a  Khiva–

 

 

 

 

Uzbekistan, Khiva, door. (Photo by: Giovanni Mereghetti/UCG/Universal Images Group via Getty Images)

un altro esempio dello sviluppo della tecnica per lavorare il legno nell’antica Khiva

 

 

 

Mud wall, Khiva, Uzbekistan

il sole colora i mattoni di fango di Khiva

 

 

 

 

 

 

Ota Darzova, main entrance, Old Khiva, Uzbekistan. (Photo by: Giovanni Mereghetti/UCG/Universal Images Group via Getty Images)

Ota Darzova, l’entrata principale dell’antica Khiva, una delle quattro rimaste

 

 

 

da :

https://www.gettyimages.it/detail/foto/sunset-at-the-ancient-city-walls-of-khiva-silk-immagine-royalty-free/1189120595?phrase=tashkent&adppopup=true

 

 

 

 

 

 

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ALI RASHID ( Amman- Palestina, 5 aprile 1953 – Orvieto, 14 maggio 2025 )– chi è … da fonti varie- link sotto + da Treccani : la parola ” Diwan “

 

 

 

 

 

ALI RASHID

da:
https://www.flcgil.it/attualita/estero/addio-ali-rashid-il-dolore-della-flc-cgil.flc

 

 

Alì Rashid (Amman5 aprile 1953 – Orvieto14 maggio 2025) è stato un politicogiornalista e attivista palestinese naturalizzato italiano.

Alì Rashid nacque in Giordania nel 1953 da genitori palestinesi originari di Gerusalemme.
Le autorità giordane obbligarono la sua famiglia a cambiare cognome da Rashid a Khalil.

Laureato in Scienze politiche, fu segretario nazionale dell’Unione Generale degli Studenti Palestinesi (GUPS). Fece parte dell’Unione generale degli scrittori e giornalisti palestinesi e dal 1987, fu Primo Segretario della Delegazione generale palestinese in Italia.

Militò dapprima nel Movimento Studentesco e poi in Democrazia Proletaria.

Scienze politiche, fu segretario nazionale dell’Unione Generale degli Studenti Palestinesi (GUPS). Fece parte dell’Unione generale degli scrittori e giornalisti palestinesi e dal 1987, fu Primo Segretario della Delegazione generale palestinese in Italia.

Militò dapprima nel Movimento Studentesco e poi in Democrazia Proletaria.

Rashid è morto improvvisamente il 14 maggio 2025 a 72 anni, in seguito a un infarto.

segue nel link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Al%C3%AC_Rashid

 

*****

 

SEGUE DA :

FLCGIL.IT– 16 – 05-2025
https://www.flcgil.it/attualita/estero/addio-ali-rashid-il-dolore-della-flc-cgil.flc

 

La scomparsa di Alì Rashid ci priva di uno dei riferimenti più importanti della lotta per l’autoderminazione del popolo palestinese in Italia. Tuttavia il grande dolore che in questi giorni attraversa tutti coloro che lo avevano conosciuto non è motivato solo dal suo ruolo rappresentativo, ma dalla grande connessione sentimentale che Alì Rashid sapeva creare attorno alla causa palestinese. Indubbiamente lo favoriva la grande dolcezza della sua persona, ma gli si farebbe un torto a non riconoscere oltre a questa, la grande conoscenza della storia del Medioriente e la padronanza degli strumenti dell’analisi economica del marxismo, a cominciare da quell’interpretazione del colonialismo, di cui il sionismo è il tardivo frutto mediorientale, come uno degli effetti della storia del mondo capitalista occidentale.

C’era in lui la consapevolezza che per dialogare con mondi diversi, oltre alla buona volontà, bisogna trovare le radici comuni dei conflitti della storia. E proprio mentre oggi i destini del mondo sembrano come non mai connessi tra loro, e le voci dei sovranismi si alzano quanto mai prepotenti per oscurare questa realtà, dovremmo sempre portare con noi lo sguardo dolce e la voce pacata di Alì Rashid, come un possibile esperanto del futuro.

La FLC CGIL partecipa al dolore per la perdita di Alì.

Anche nel tentativo di raccogliere la sua eredità, insieme ad altri sindacati di altri Paesi, stiamo promuovendo un progetto di sostegno ai docenti palestinesi perché in quella strage sopravviva il concetto del valore del diritto all’istruzione e al futuro delle nuove generazioni.

 

******

 

 

IL MANIFESTO  15 – 05 – 2025
https://ilmanifesto.it/addio-ali-rashid-il-coraggio-gentile-della-lotta

 

 

Addio Ali Rashid, il coraggio gentile della lotta.

Ali Rashid

 

Tommaso Di Francesco

 

 

È morto Ali Rashid. Era nato nel 1953 ad Amman primo rifugio dalla Palestina di una famiglia di Gerusalemme costretta addirittura a cambiare cognome dal regime hashemita che nel ’70 massacrerà i palestinesi. Era un militante di sinistra di Al Fatah. È stato segretario nazionale del Gups, l’Unione degli Studenti palestinesi, aveva fatto parte dell’Unione degli scrittori e giornalisti palestinesi e, dal 1987 per molti anni è stato il Primo Segretario della Delegazione generale palestinese in Italia, dove aveva fatto parte di Democrazia proletaria, eletto nel 2006 come deputato per Rifondazione comunista (si era ricandidato nel 2008 per Sinistra Arcobaleno e nel 2024 con Pace Terra Dignità, senza essere rieletto). Ma queste scarne righe sulla sua vita politica non rendono appieno la sua forza, il suo coraggio instancabile, la sua dolcezza nonostante tutto.

Nella sequenza di addii in questa epoca alla deriva di senso e di futuro ho spesso usato, con sincerità, l’espressione «per me era un fratello». Stavolta l’espressione è più vera, lui è stato più fratello che mai. Con lui ho condiviso quasi quaranta anni di appassionata quanto disperata vicinanza per la lotta e la tragedia del popolo palestinese.

Ora se ne va proprio nel giorno del 77° anniversario della Nakba, la catastrofe della cacciata di quel popolo nel 1948 da parte delle milizie e dell’esercito israeliano dalla propria terra e dalle proprie case; e nei giorni in cui i palestinesi muoiono in massa tra le rovine di Gaza e nella nuova colonizzazione della Cisgiordania; hanno fiato solo come bersagli di un sanguinoso tiro al piccione dell’esercito di Netanyahu, abbandonati da tutti e nell’indifferenza del cosiddetto civile e democratico Occidente mentre si consuma un genocidio. Il suo cuore non ha retto, si è spezzato. Chi può reggere il dolore provato a distanza e nell’impotenza opprimente di fronte alle scene di stragi che arrivano tra bambini e donne che si contendono tozzi di pane?

Che resta ai palestinesi come arma se non la scrittura e la presa di parola, ci dicevamo. Così nell’ultimo anno insieme abbiamo organizzato molte presentazioni della terza edizione de “La terra più amata. Voci della letteratura palestiinese”, curata con l’altro fratello di Palestina, Wasim Dahmash: per un’idea di “Divano” che recuperasse almeno le ragioni dei poeti, da Goethe a Mahmud Darwish.

“Nel Diwan – mi scriveva proponendo il testo di presentazione delle iniziative a Firenze – scorrevano le parole verso l’infinito. Rispettose e cordiali, si spogliavano dal piglio del dominio e si ammantavano dell’ansia di comunicare. Poeti, narratori e cantastorie…si alternavano sul palcoscenico che durava tutto l’anno. Passato, presente e futuro con filo ininterrotto per non smarrirsi nel vuoto… Protagonisti sono le parole che sfilano come la seta dai gelsi e lasciano indelebile il segno sul quaderno della notte. Solo il chiarore della mente a farci lume nella ascesa verso le nostre ardite deduzioni».

«Nel Diwan – continuava – rinascerò da me stesso e sceglierò lettere capitali per il mio nome, in questo presente senza tempo e senza luogo. Ormai nessuno ricorda come abbiamo varcato l’indicibile e ci siamo accorti che non siamo più capaci d’attenzione. Per non sentirci dire un giorno “era mio padre quell’uomo in pena da far sopportare a me la sua storia”. Questa nostalgia, che né l’oblio ci allontana né il ricordo ci avvicina, questa tensione verso l’altro che è in noi non si risolve nel soggetto pensante – concludeva – , quello che Marx in parole suggestive definisce “il sogno di una cosa”, il soggetto umano che attende il tempo che non c’è ancora, l’uomo inedito, in tensione verso il futuro, verso il suo adempimento per creare il futuro che non è più certezza ma è una pura ipotesi. Il futuro ci sarà se lo avremo creato». Questo era Ali.

Ora ai palestinesi non resta neppure Ali Rashid. Dalla voce pacata, sommessa che però pretendeva l’ascolto e l’otteneva, anche dai nemici. È stato per tutti noi il vero e degno rappresentante della Palestina. Non si è mai risparmiato in una vita fatta di esilio e dolore – negli anni ’90 il Pd prendeva sprezzante le distanze dai palestinesi. Contro ogni sopraffazione è stato un costruttore tenace quanto inascoltato di pace. Addio Ali.

 

 

NOTA– LINK SOTTO

TRECCANI::: DIWAN

 

DĪWĀN

N Vocabolo arabo d’origine persiana, italianizzato in divano (fr. e ingl. divan, sp. diván, ted. Diwan), il quale è andato assumendo significati svariatissimi, che qui riassumiamo.

1. La parola araba, poi diffusa in altre lingue di popoli musulmani, deriva sicuramente da un vocabolo del pahlawi o mediopersiano, all’incirca dēwān, che si collega con parole persiane significanti “scrivere, scrivano”, ecc. Fu introdotta in arabo sotto il califfato di ‛Omar I (1323 èg., 634-644 d. C.) nel significato di registro dei soldi delle milizie arabe e delle pensioni di stato; presto si estese anche a designare sia il complesso degli scrivani che tenevano quei registri, sia il loro ufficio in astratto, sia il luogo ove lavoravano. Con l’ampliarsi dell’organismo amministrativo dell’Impero musulmano il vocabolo, già nel sec. III èg. (IX d. C.), fu applicato alla direzione generale dell’amministrazione finanziaria e della proprietà fondiaria, come pure ai singoli uffici da essa dipendenti; poco più tardi servì anche a designare qualsiasi ufficio pubblico amministrativo, e inoltre, in seguito, consigli di alti funzionarî e persino tribunali speciali. Nell’Impero ottomano era famoso quello che gli scrittori europei chiamavano il Gran Divano (in turco dīwāni humāyūn “Consiglio Imperiale”) o cancelleria della Sublime Porta, riordinato da Maometto II il Conquistatore (1451-1481), presieduto dal Gran Visir e avente alte funzioni politiche e giudiziarie; esso perdette d’importanza nel sec. XVIII, finché Maḥmūd II (1808-1839) lo sostituì negli ultimi anni del suo regno con il Consiglio privato, poi divenuto il Consiglio dei ministri. Dalla Turchia il vocabolo divano penetrò in Europa, sullo scorcio del sec. XV. Ma in Sicilia l’amministrazione normanna del sec. XII aveva accolto la forma duana e conservato o istituito la regia duana a secretis (in corrispondenza a quello che gli Arabi chiamavano dīwān attaḥqīq “ufficio del riscontro o della verificazione”), che teneva i registri fondiari, e la duana baronum, per le concessioni feudali, che poscia si registravano anche nel predetto ufficio.

2. Nell’Africa settentrionale e nella Spagna, già nel sec. XII, il vocabolo ricevette inoltre il significato particolare di ufficio delle dogane, inclusi i suoi magazzini; onde lo spagnolo aduana (addīwān, dove ad– è l’articolo), l’italiano dogana (nella redazione latina del trattato fra Pisa e Tunisi del 16 maggio 1343 dovana) e il francese douane. Già nella prefazione del Liber abaci, composto nel 1202 da Leonardo Fibonacci pisano, si legge: “Cum genitor meus a patria publicus scriba in duana bugee (ossia di Bugia nell’attuale Algeria) pro pisanis mercatoribus ad eam confluentibus constitutus esset”. Dal sec. XVI la parola dīwān in questo senso scompare in Tripolitania, Tunisia e Algeria, soffocata da riduzioni dialettali (p. es. qumreqqemreq, con pronunziato duro) del turco gümrük.

3. Dal senso di registro si sviluppò già nel sec. III èg. (IX d. C.), se non prima, il significato di raccolta, collezione scritta, e particolarmente di raccolta delle poesie di un determinato poeta, canzoniere; si ricordi il Westöstlicher Diwan di Goethe. Questo significato si è diffuso in tutte le letterature dei popoli musulmani.

4. La semplicità degli uffici orientali fino alla metà del secolo scorso, nei quali non esistevano tavoli e l’arredamento si riduceva a qualche armadio e a sedili lunghi, composti di rozza armatura di legno coperta da materasso e tappeti, forniti di cuscini e disposti lungo le pareti (le persone vi si sedevano a gambe incrociate e scrivevano tenendo i fogli di carta sulla mano sinistra), ha fatto sì che il nome dīwān (italiano divano, ecc.) fosse applicato anche a designare questo tipo di sedili lunghi, ossia di sofà.

 

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L’ombra della luce — Concerto a Bagdad 1992 — FRANCO BATTIATO –cantato in arabo tradotta da ALI RASHID — ** TUTTO IL CONCERTO per chi volesse..

 

 

*** ALI RASHID– vedi l’articolo precedente

 

Il Concerto di Baghdad fu uno spettacolo musicale che Franco Battiato tenne a Baghdad il 4 dicembre 1992.
Il concerto faceva parte dell’iniziativa umanitaria per l’infanzia irachena Un ponte per Baghdad.

 

Lo spettacolo si tenne al Teatro Nazionale iracheno. In quell’occasione Battiato venne accompagnato dall’orchestra de I Virtuosi Italiani e dall’Orchestra sinfonica nazionale d’Iraq. A dirigere l’orchestra fu Giusto Pio a parte per i brani Gilgamesh Schmerzen, diretti da Antonio Ballista, e Fogh in Nakhal diretto da Mohammad Othman.

 

Fogh in Nakhal, letteralmente “sopra le palme”, è un canto della tradizione popolare irachena, in lingua araba. È stato poi riproposto da Battiato nel suo album Caffè de la Paix, pubblicato nel 1993.

 

Il concerto non è mai uscito su CD, tuttavia alcuni brani isolati sono stati pubblicati all’interno di raccolte. L’ombra della luceSolo (dall’opera Gilgamesh) e Fogh in Nakhal sono presenti in Racconti d’Oriente, raccolta uscita insieme a il manifesto nel 1997.

 

 

 

 

CD pubblicato da Il Manifesto nel 1997

IMMAGINI SOPRA — VERSO LA STRATOSFERA  ( 1  nota  )

 

 

 

 

 

 

testo in italiano da ROCKIT.IT 

Album Come Un Cammello In Una Grondaia uscito nel 1990.

https://www.rockit.it/francobattiato/canzone/lombra-della-luce/231280

 

 

 

TESTO

 

Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente;
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché le gioie del più profondo affetto,
o dei più lievi aneliti del cuore,
sono solo l’ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce

 

 

(1) nota —

E’ da un po’ di tempo che mi gira tra le mani questa conpilation attribuita a “Various”, anche se l’ispiratore ed il protagonista principale è Franco Battiato, da sempre innamorato della cultura e dei suoni provenienti dall’Oriente. Questo CD, pubblicato nel 1997 dall’etichetta Il Manifesto, è oramai fuori catalogo. Battiato condivide i solchi con altri musicisti tra cui la nostra vecchia conoscenza Michele Fedrigotti. L’amicizia personale e il sodalizio artistico tra Battiato e Fedrigotti risale agli anni ’70. E non a caso è proprio Michele Fedrigotti che per ben 22 minuti suona il pianoforte in “L’Egitto prima delle sabbie”. Sul disco originale risalente al 1978 la tastiera veniva suonata da Antonio Ballista. Gli altri protagonisti del disco sono Lucio Quarantotto, compositore, famoso per essere l’autore di “Con te partirò”, brano portato al successo da Andrea Bocelli, Alessandro Nidi, compositore e direttore d’orchestra (fu lui a dirigere nel 1987 la prima mondiale dell’opera “Genesi” di Franco Battiato), Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore, Georges I. Gurdjieff, armeno di origine, tra i più importanti insegnanti di sufismo e scuola mistica dell’islam. Infine i Govinda, band italiana che miscela musica elettronica, ambient e progressive. Il brano proposto si intitola “Devotion”. Le tracce attribuite a Franco Battiato sono tratte dal “Concerto di Baghdad” del 1992.

 

“Racconti d’Oriente” non è un album di facile ascolto a prescindere dalla lunga riproposta de “L’Egitto prima delle sabbie”, che merita una giusta predisposizione d’animo

 

da :

https://verso-la-stratosfera.blogspot.com/2021/02/franco-battiato-others-1997-racconti.html

 

 

 

TRACKLIST :

 

1 – LUCIO QUARANTOTTO – I TEMPLI INDÙ 3:03

2 – ALESSANDRO NIDI – RACCONTO ORIENTALE 2:14

3 – TONINO GUERRA – LE OMBRE (DALL’OPERA CENERE) 1:39

4 – FRANCO BATTIATO – L’OMBRA DELLA LUCE (IN ARABO) 4:05

5 – FRANCO BATTIATO – SOLO (DALL’OPERA GILGAMESH) 4:48

6 – FRANCO BATTIATO – FOG AN NAKHAL 4:56

7 – GOVINDA (2) – DEVOTION 9:55

8 – MICHELE FEDRIGOTTI – L’EGITTO PRIMA DELLE SABBIE 22:33

9 – GEORGES I. GURDJIEFF* – PREMIÈRE SÉRIE (RIF. 18 – C – 6) 6:59

10 – GEORGES I. GURDJIEFF* – SCOTCH STORY (RIF. 05 – C) 2:15

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ANGELA MANNI– gruppo FANS DI SNOOPY — LINK FACEBOOK SOTTO — grazie e mille + due — se volete divertirvi andate sul link sotto— non vorreste voi un semplice marito o figlio-a ?!

 

 

 

ANGELA  MANNI – FACEBOOK- LINK 

 

🤔   fans like Snoopy…😀e non solo….🤔

LINK FACEBOOK 

https://www.facebook.com/groups/1135397153234900/

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "ECCO IL FIERO SOLDATO DELLA LEGIONE STRANIERA FRANCESE AL SUO POSTO DI GUARDIA.. LA NOSTRA COMPAGNIA E' 미 STANZA FORT ZINDERNEUF, AL LIMITARE DEL NULLA. E IO? 10 HO UN PASSATO TRAGICO E SONO ENTRATO IN QUESTA LEGIONE 미 ANIME PERDUTE" PER DIMENTICARLO_. 씨 CHIEDO COME SAREBBE AVERE UN VECCHIO SEMPLICE CANE CANE"- 4-9 SCHULZ"

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ANSA.IT — 4 dicembre 2025 — 9.40:: A Medicina promossi al primo esame solo tra il 10 e il 15%. Seconda prova il 10 dicembre, rischio ammessi inferiore a posti.

 

 

ANSA.IT — 4 dicembre 2025 — 9.40
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/12/04/a-medicina-promossi-al-primo-esame-solo-tra-il-10-e-il-15_7b28e041-52b5-41c4-9aee-e3b7192734fd.html

 

A Medicina promossi al primo esame solo tra il 10 e il 15%.

Seconda prova il 10 dicembre, rischio ammessi inferiore a posti.

 

 

- RIPRODUZIONE RISERVATA

 

ANSACheck

E’tra il 10 e il 15% la percentuale dei promossi nelle tre materie al primo appello degli esami di Medicina.
E’ quanto emerge sulla base dei dati di alcuni atenei.

Il quadro appare omogeneo, non ci sono grandi differenze territoriali sui voti. Gli esami per la seconda prova, fissata per il 10 dicembre, sono già pronti, secondo notizie in possesso all’ANSA, e questo escluderebbe la possibilità di una seconda prova più semplice.
Se da un lato i numeri sgonfiano il grande effetto copiatura di cui si è parlato nei giorni scorsi, c’è il rischio – sarebbe la prima volta – che il numero di studenti ammessi a Medicina sia inferiore ai posti disponibili: per poter proseguire negli studi infatti bisogna aver superato tutti e tre gli esami richiesti Chimica, Biologia e Fisica, apparsa particolarmente difficile. 
   

 

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PENSIERI DI PIER PAOLO PASOLINI : ” SIAMO TUTTI IN PERICOLO ” — ” Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere “. – ” La morte non è nel non poter più comunicare, ma nel non poter più essere compresi. “

 

 

 

video, RaiCultura — 2.19.

breve storia della vita

https://www.raicultura.it/webdoc/pier-paolo-pasolini/video.html?v=jBygNeSZvgssSlashd3f6jmDTVSweeqqEEqualeeqqEEqual

 

 

Comune di Bari - 5 marzo 2022 "Cento Pasolini": l'omaggio dell'amministrazione comunale nel centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini - Ufficio stampa e comunicati

foto da : strisciarossa.it/pasolini-comunista-eretico-e-lo-scandalo-della-coscienza-che-ci-interroga-ancora-oggi/

Pier Paolo Pasolini (Bologna5 marzo 1922 – Roma2 novembre 1975)

 

 

ALCUNE CITAZIONI

 

 

Nel quartiere borghese c’è la pace di cui ognuno dentro si contenta, anche vilmente, e di cui vorrebbe piena di ogni sera l’esistenza.

 

Chi dice che io sono uno che non crede, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso. Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere.

 

 

 

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

 

 

 

Che cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le “masse” dei giovani in “masse” di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una “seconda” rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la “prima”: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo “reale”, trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà.

 

 

 

Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile.
Come finirà tutto ciò? Lo ignoro.

 

 

 

La morte non è nel non poter più comunicare, ma nel non poter più essere compresi.

 

 

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.

 

 

Soltanto solo, sperduto, muto, a piedi riesco a riconoscere le cose.

 

 

In questo mondo colpevole che solo compra
e disprezza il più colpevole sono io..
inaridito dall’amarezza.

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi.
Ognuno oggi ha il potere che subisce, è un potere che manipola i corpi in una maniera orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o Hitler. Manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi.
I valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama: “un genocidio delle culture viventi”.
Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori, sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti con altri modelli di comportamento. Questa sostituzione, non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dagli illustri del sistema nazionale. Volevano che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano.
Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari.
E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiam visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.
L’uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l’uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società.
Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l’uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute.

 

 

Negli insegnamenti che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci.

 

Un omosessuale oggi in Italia è ricattato e ricattabile, arriva anche a rischiare la vita tutte le notti.

I beni superflui rendono superflua la vita.

 

 

 

PER CHI VOLESSE :

 

trailer del film PASOLINI  di  ABEL FERRARA – 2014 

la ricostruzione dell’ultimo giorno di vita di Pier Paolo Pasolini

 

 

Film :

****   L’ULTIMA INTERVISTA DI FURIO COLOMBO A PIER PAOLO PASOLINI 

RICOSTRUITA NEL FILM-
fatta poche ore prima della morte

 

video, 7.28 min.

*** chiara — parla proprio di noi oggi

 

Pasolini è un film del 2014 diretto da Abel Ferrara, che si concentra esclusivamente sulle ultime ore di vita di Pier Paolo Pasolini.

Pasolini è interpretato da Willem Dafoe e il ruolo di Ninetto Davoli è di Riccardo Scamarcio. Nel cast è presente anche lo stesso Davoli, nel ruolo di Eduardo De Filippo.

Il film, che ha partecipato alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival e i cui dialoghi sono in tre lingue (italiano, francese, inglese), mostra episodi reali ed immagini dal sapore onirico di scene immaginate dallo stesso Pasolini nelle sue opere.

da:

https://it.wikipedia.org/wiki/Pasolini_(film)

 

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video, 13 min. ca— 2 dicembre 2025 — LIMES — MAPPA MUNDI — ALFONSO DESIDERIO E LUCIO CARACCIOLO :::: Stati Uniti e Russia. La lezione dell’impero romano. Roma / Parte prima

 

 

 

 

 

 

numero 11/ 25    Da sabato 6 dicembre in edicola e in libreria

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