ANSA.IT 4 settembre 2026  – 15.03 + ANSA.IT  2 settembre 2026 + ANSA.IT / VIDEOGALLERY / 4 settembre 2026  – 10.04

 

 

 

 

ANSA.IT  4 settembre 2026  – 15.03
https://www.ansa.it/trentino/notizie/2026/09/04/giuliana-fnv-gli-antifascisti-siano-riconoscenti-a-basaglia_062cc008-be7a-4b1f-b900-b1891b674ad8.html

 

Giuliana (FnV)/ Futuro Nazionale, gli antifascisti siano riconoscenti a Basaglia.

 

‘E’ deficienza mentale essere contro qualcosa che non esiste’

 

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Si scrive antifascisti si legge fancazzisti”.

Lo afferma sui social Emilio Giuliana, delegato di Futuro Nazionale per il Trentino Alto Adige in merito alla contro-manifestazione al raduno naziskin ‘Ritorno a Camelot’ ieri a Dro.

Essere “contro qualcosa che non esiste, qual era il fascismo, denota che tutti i partecipanti debbono necessariamente essere riconoscenti a Basaglia per il fatto che abbia chiuso i manicomi”.

“Parlare di anti qualcosa che non esiste da 80 anni, lascia emergere una grossa deficienza mentale, un disordine psichiatrico, se non addirittura una malattia da manuale diagnostico”, aggiunge.

Secondo Giuliana, i partecipanti di ‘Ritorno a Camelot’ “vi superano nello spessore spirituale, concettuale, culturale”.

Nel video afferma inoltre che “fascisti ci sono stati ai vertici di Cgil e Uil” e accusa le due sigle sindacali di “accompagnarsi con gli antifa, che sono ritenuti negli Stati Uniti d’America, la culla della democrazia, terroristi”.

“In Italia comunque non sono ritenuti terroristi, ma si comportano da vandali”, prosegue l’esponente del partito di Vannacci. Parla della “gestione internazionale dei governi attraverso le banche e l’alta finanza, a cui Bonelli deve essere molto riconoscente perché il suo partito, pare, che sia finanziato da Soros”.

“Pare che anche il Pd si tiri indietro quando si tratta di riempire le tasche con i soldi di Soros”, aggiunge.

“Voi siete proprio nemici, voi siete il male, incarnate il male”, conclude il delegato di Futuro Nazionale.

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ANSA.IT  2 settembre 2026

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/raduno-naziskin-si-mobilitano-i-docenti-delluniversita-di-trento_8025fbd6-a54b-47be-9450-b75ed29c497a.html

 

Raduno naziskin, si mobilitano i docenti dell’Università di Trento

‘Opposizione al razzismo e alle ideologie nazifasciste’

TRENTO, 02 settembre 2026, 16:54

 

Redazione ANSA

ANSACheck

 

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“Dal 3 al 6 settembre Pietramurata, nel comune di Dro,ospiterà ‘Ritorno a Camelot’, raduno organizzato dal Veneto Fronte Skinheads e riconducibile alla galassia neonazista europea.

Riteniamo perciò necessario esprimere pubblicamente la nostra opposizione al razzismo e alle ideologie nazifasciste cui il raduno si richiama”.

 

Lo scrivono, in una lettera aperta pubblicata su UniTrentoMag, un centinaio di docenti dell’Università di Trento.

 

“L’università – si legge ancora nella lettera – è un luogo di libera ricerca, formazione e confronto fra posizioni anche molto diverse. Questa libertà presuppone il riconoscimento dell’eguale dignità delle persone e il rifiuto che le differenze di origine, appartenenza, identità o cultura si traducano in gerarchie di valore o di diritti. Presuppone allo stesso modo il pluralismo e il dissenso, incompatibili con ogni concezione politica fondata sull’autorità, sulla forza e sull’esclusione. Razzismo e nazifascismo negano, dunque, alla radice le condizioni stesse della vita universitaria. Rispetto, non discriminazione e antifascismo sono del resto princìpi costituzionali e cardini della convivenza democratica che la stessa Università di Trento ha esplicitamente assunto come proprio fondamento etico e che devono continuare a orientarne la presenza sul territorio”.
Infine, rivolgendosi “a quanti quelle ideologie prendono di mira”, i docenti sottolineano che “chi studia, lavora e costruisce qui la propria vita è parte a pieno titolo della nostra comunità. La libertà e la dignità che difendiamo sono indivisibili: una società che pretende di negarle ad alcuni le mette in discussione per tutti. La solidarietà che affermiamo comincia dal rifiuto che qualcuno possa arrogarsi il potere di stabilire chi abbia maggiore o minore titolo a essere uno di noi”.
Che un’iniziativa di questa natura possa tenersi in Trentino ci riguarda direttamente, come docenti dell’Università di Trento oltre che come cittadine e cittadini di questa Repubblica.

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Alla manifestazione anti-fascista, sindaci e il deputato di Avs Angelo Bonelli.

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ROBERTO CICCARELLI, Il prezzo della longevità: il lavoro povero. La festa dei 4 anni di governo a Bari: dietro la retorica, immobilismo e risposte mancate. Movimenti e associazioni del capoluogo pugliese verso la protesta –IL MANIFESTO 3 settembre 2026 

 

 

 

 

IL MANIFESTO 3 settembre 2026
https://ilmanifesto.it/il-prezzo-della-longevita-il-lavoro-povero

 

 

Il prezzo della longevità: il lavoro povero

 

 

 

 

 

Domani Meloni a Bari festeggia la sopravvivenza più lunga di un governo dal 1948: 1.413 giorni di legislatura. Più che i dati decontestualizzati, le affermazioni reticenti e verosimili contenute nel documento di 28 pagine diffuso dal governo e da Fratelli d’Italia è importante capire il messaggio politico di un’operazione auto-promozionale con vista sul voto politico dell’anno prossimo. Il senso della celebrazione può essere riassunta in due modi: durare è tutto, governare è niente. Oppure: meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Così può essere inteso il titolo enfatico «Più stabilità per un’Italia più forte» di un testo che evoca l’eterna legge del moderatismo centrista, tra Giolitti e Andreotti, in versione minore e urlata.

I salari reali sono diminuiti del 7,5% dal 2021 (Ocse). Tra il 2014 e il 2024 l’inflazione cumulata è stata del 20%, gli aumenti salariali hanno recuperato solo il 14% (Cgil)

 

 

Non conta ciò che fai, conta il tempo che passi a ripetere che stiamo vincendo e che vinceremo. Prima o poi la realtà darà ragione agli ostinati e intonerà l’inno: «Meno male che Giorgia c’è». Traduzione del più lontano culto della personalità dedicato a Berlusconi che risciacquò i panni della destra missina nelle correnti del neoliberalismo.

 

LA FESTA BARESE  manterrà il silenzio sulle sconfitte politiche (dal referendum, gli schiaffoni presi da Trump e la crisi economica generata dalla sua guerra contro l’Iran). Si tratta, invece, di dare più spazio possibile alle verità alternative presentate con leggi del destino. E le leggi sono quelle dell’estrema destra alleata con l’estremismo neoliberale: sovranità, proprietà e confini. Tradotto: ferocia contro i marginali, austerità dei conti, ossequi alle lobby armate.

 

PUNTO FORTE della narrazione sulla «stabilità» meloniana è il lavoro e l’occupazione. Non si parla delle morti del lavoro. Secondo Carlo Soricelli e il suo osservatorio indipendente delle morti sul lavoro negli ultimi 31 giorni le vittime sono state 120, segnando un balzo in avanti del 36% rispetto al 2025. Nei primi otto mesi del 2026 sono morti complessivamente 959 lavoratori (compresi quelli in itinere). Di questi, 765 sono deceduti sui luoghi di lavoro: più del 10% in un anno.

 

MELONI RIPROPONE la lettura, meramente quantitativa e astratta, dei dati sul mercato del lavoro. Si parla del raggiungimento del picco storico di occupati con oltre 24,3 milioni di lavoratori e il tasso di occupazione al 63,2%, accompagnato dalla flessione della disoccupazione generale al 5,8% e di quella giovanile al 18,9%. L’incremento dei contratti a tempo indeterminato e il calo dei precari si affiancano al record di occupazione femminile (54,5%) e a un calo dell’1,8% delle persone a rischio povertà o esclusione sociale, stimolato anche dalla maxi-deduzione del 120% sul costo del lavoro e dai tagli contributivi per chi assume giovani e donne svantaggiate.

 

QUESTO DISCORSO è coerente con una visione del lavoro inteso come fattore produttivo, da rendere conveniente attraverso la riduzione dei costi e l’uso di incentivi. Questa idea del lavoro è slegata dalle questioni del salario, della previdenza, delle tutele sociali e della cittadinanza. le variazioni demografiche, le tipologie di lavoro e di categoria, la qualità del lavoro sono solo opinioni per il melonismo statistico. Dunque, se da un lato, la quantità dell’occupazione è cresciuta; dall’altro lato, i salari reali sono diminuiti del 7,5% dal 2021 (dati Ocse).

 

120 vittime del lavoro nell’ultimo mese: + 36% rispetto al 2025. Nei primi otto mesi del 2026 sono morti 959 lavoratori, compresi quelli in itinere.

 

Tra il 2014 e il 2024 l’inflazione cumulata è stata del 20%, mentre gli aumenti salariali hanno recuperato solo il 14% (dati Cgil). Cioè hanno perso potere d’acquisto. Diciamo allora che l’occupazione aumenta relativamente, ma i salari non crescono: si chiama «aumento di lavoro povero». Un «record» raggiunto con Meloni a palazzo Chigi. C’è anche l’altro record del tasso di occupazione («dai tempi di Garibaldi» disse una memorabile Meloni). Per l’Eurostat è uno dei tassi peggiori d’Europa. Nell’ultimo anno solo in Grecia ha raggiunto il 64,6%: più di un punto sopra a quello italiano. Anche sull’occupazione femminile è utile la comparazione.

 

Per l’Eurostat l’Italia è ultima in Europa per la scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle donne: il 54,5% contro il 71,3% in Ue. Quello degli uomini è al 77,1%. Un primato, in negativo, che si è consolidato nella legislatura che ha visto la prima presidente degli Consiglio donna.

 

 

SUL PIANO FINANZIARIO, il documento rivendica la ritrovata credibilità internazionale dei mercati con lo spread sceso fino a 80 punti base – segnando anche un sorpasso sul differenziale dei titoli francesi – e un deficit ridotto al 3,1% del 2025 nonostante il peso ereditato dal «Superbonus» di contiana memoria. Nessun accenno alla poco «sovranista» condizione di un esecutivo appeso alle valutazioni dell’Eurostat. Il 22 settembre è atteso un nuovo valzer del decimale: se l’istituto di statistica europeo attesterà che il rapporto tra deficit e Pil sarà nettamente inferiore al 3% allora Meloni & Co. potranno fare uscire il paese dalla procedura Ue di infrazione per deficit eccessivo, calibrare una pioggerellina di bonus e tirare la carretta fino al voto.

 

2,8mld di euro. Il costo dei bonus contro il caro carburanti. Hanno arricchito i profitti dei petrolieri e taglieggiato i salari. La tassa pagata alla guerra di Trump in Iran

L’ANALISI  della non troppo sottile propaganda sui numeri dell’occupazione è utile per capire l’operazione distorsiva realizzata su molti altri capitoli, a cominciare dalla povertà, passando dalle politiche di bilancio in vista della manovra per finire al cruciale capitolo dell’energia. Dire come fa il governo che i decreti carburanti sono stati «risposte rapide» è ambiguo. Sia perché gli oltre 2,8 miliardi stanziati da marzo contro il caro-carburanti hanno arricchito i petrolieri, sia perché non hanno risolto i problemi strutturali, a cominciare da un tetto ai prezzi che potrebbe bloccare l’aumento dei profitti speculativi.

Quelli che l’esecutivo non vuole tassare e cerca inutilmente di farlo fare alla Commissione Europea. E per questo studierà entro il 5 settembre altre partite di giro mettendo la polvere sotto il tappeto.

 

IL CARO BOLLETTE e carburanti saranno pagati da ciò che resta dei salari più bassi d’Europa. Lo prova la crescita dell’inflazione (3,3%) la fiammata dei prezzi alla produzione industriale (7,8% in un anno). Governare, a queste condizioni, è perfettamente inutile. Stabilità è il sinonimo di immobilismo.

 

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LA PROTESTA NEL CAPOLUOGO PUGLIESE

 

Mentre Meloni & Co. festeggeranno nel porto di Bari il record di longevità del governo una rete di movimenti e associazioni organizza la protesta sul lungomare del capoluogo pugliese. L’iniziativa è stata decisa nel corso di un’assemblea che ha promosso un corteo domani alle 17:30 da piazza del Ferrarese. La manifestazione intende arrivare fino al terminal crociere dove è prevista la convention della maggioranza alla presenza della presidente del Consiglio. Saranno contestate le scelte del riarmo, le politiche sull’immigrazione, le norme sulla sicurezza e il contrasto al salario minimo. Gli attivisti denunciano anche le ricadute delle decisioni del governo sui salari e le criticità industriali della regione, con un riferimento esplicito alla gestione del polo siderurgico dell’ex Ilva di Taranto.

 

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Comitato pro Palestina, a Bari il 4 settembre ‘protestiamo contro sostegno a guerre’

I militanti spiegano le ragioni del corteo che si terrà in contemporanea a evento FdI

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BARI, 03 settembre 2026, 10:43

Redazione ANSA

ANSACheck

https://www.ansa.it/puglia/notizie/2026/09/03/comitato-pro-palestina-a-bari-il-4-settembre-protestiamo-contro-sostegno-a-guerre_e594c34a-72d4-4335-9ba6-e9d914c2b07c.html

 

I motivi della protesta contro il Governo sono il sostegno alle guerre ed ai suoi tanti risultati collaterali, dall’impazzimento del prezzo della benzina, al sostegno totale ad Israele, alle spese assurde per il riarmo, ai tagli per le fasce più deboli, alle leggi repressive per chi vuole manifestare”.

Alla cerimonia di FdI parteciperanno tutti i parlamentari e i ministri di FdI, assieme alla premier Giorgia Meloni il cui intervento è previsto alle 19.15 circa.

Tra i vari motivi che hanno condotto il comitato alla contestazione vi sono, si legge nel comunicato, “la complicità nel genocidio” del popolo palestinese, “l’economia di guerra e il riarmo”, “lo stato di polizia”, “la caccia al migrante”. “Per noi questi anni hanno significato solo il peggioramento delle condizioni di vita di lavoratori, disoccupati e finte partite Iva, mentre i soliti pochi si arricchivano indisturbati. Questo è il governo che non avremmo mai voluto – prosegue la nota – Bari e la Puglia portano i segni evidenti di questi disastri, a partire dalla gestione fallimentare dell’ex Ilva di Taranto, di Bari, di Brindisi. Non abbiamo bisogno di zone rosse, esercito o altra polizia nelle strade.

 

Vogliamo la sicurezza di un lavoro dignitoso, di una sanità pubblica efficiente, di case popolari e di scuole sicure”, concludono dal comitato.

Così in una nota il Comitato di Brindisi contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la Pace, capofila del corteo di protesta che domani, 4 settembre, partirà alle 17.30 da piazza del Ferrarese a Bari, in contemporanea all’evento organizzato da Fratelli d’Italia al porto per celebrare il record di esecutivo più longevo della storia repubblicana.

 

File:Bari - Piazza del Ferrarese.JPG

BARI,  PIAZZA DEL FERRARESE

foto da : https://it.wikivoyage.org/wiki/File:Bari_-_Piazza_del_Ferrarese.JPG

 

 

 

TUTTO PRONTO AL PORTO PER MELONI

 

 

FDI E MELONI FESTEGGIANO A BARI GOVERNO PIÙ LONGEVO, DALL'ABRUZZO IN 300, "ITALIA PIU' FORTE CON STABILITÀ | Notizie di cronaca - AbruzzoWeb

foto da Abruzzo Web

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GIANNI CUPERLO, 23 giugno 2026 – si rivolge al Parlamento :: a Gianni Cuperlo mandiamo un abbraccio !

 

 

DA FACEBOOK.COM / WATCH

*** apri qui

https://www.facebook.com/watch/giannicuperlo/?__cft__[0]=AZismQ7pvXWfzx4IRdm6ktby_ov05g0bl4y
JeON_Os4HVPGubPPszqrX2I4mG3ZdxOpSacwu2mo
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Questa sera (oramai ieri sera, essendo la mezzanotte passata da un pezzo) ho vissuto una delle parentesi più miserabili e angoscianti della mia esperienza parlamentare.

Si discutevano e votavano gli ordini del giorno sul provvedimento dell’edilizia popolare e del diritto alla casa.
Alla ripresa serale dei lavori hanno preso la parola per illustrare i loro ordini del giorno gli otto deputati transfughi dalla Lega e da Fratelli d’Italia che hanno dato vita al gruppo di Futuro Nazionale dell’ex generale Vannacci.
Sono stati lunghi minuti di parole incommentabili per la loro miseria umana prima che politica, un razzismo esibito come prova di appartenenza a una destra neofascista nel linguaggio e (forse) nell’animo.
Ho ascoltato quanto hanno detto e ho fatto quello che non mi era mai capitato di fare: ho chiesto la parola e ho provato a parlare.
Ho detto questo.

Un abbraccio

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ANSA.IT  – 26 luglio 2026 –Brasile: il parco dei Lencois Maranhenses patrimonio dell’umanità. + al fondo cartina e un’opera del pittore brasiliano CANDIDO PORTINARI– ” Os Retirantes ” del 1944

 

 

 

FERNANDA VITAL, Maranhão– 2019

 

ANSA.IT  – 26 luglio 2026 —

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2024/07/26/brasileil-parco-dei-lencois-maranhenses-patrimonio-dellumanita_23e35cab-6ec4-4b71-845d-56b6050c2de2.html

 

 

Brasile: il parco dei Lencois Maranhenses patrimonio dell’umanità.

Il governo commemora la decisione dell’Unesco.

 

 

 

l Parco nazionale dei Lençóis Maranhenses, nello stato brasiliano di Maranhão, è stato dichiarato patrimonio naturale dell’umanità dell’Unesco.

La decisione ufficiale è stata adottata nel corso della 46ma sessione del Comitato patrimonio mondiale dell’agenzia Onu in corso a Nuova Delhi, in India, che ha riconosciuto il “valore universale eccezionale” del sito.
“Pochi minuti fa è arrivata la conferma del coronamento del lavoro svolto dai nostri tecnici.

I Lençóis Maranhenses, dall’incomparabile e ineguagliabile bellezza, sono finalmente patrimonio riconosciuto a livello mondiale”, ha dichiarato il ministro del Turismo, Celso Sabino.
Situato sulla costa orientale dello stato del Maranhão, il Parco abbraccia una regione di oltre 1.500 km2, di cui circa il 60% è costituito da una catena di dune sinuose alternate a lagune. Il Parco è gestito dall’Istituto Chico Mendes per la conservazione della biodiversità (Icmbio), legato al ministero dell’Ambiente Il titolo di Patrimonio naturale dell’umanità era già stato assegnato in Brasile al Parco nazionale dell’Iguaçu e alla pianuta alluvionale del Pantanal.

 

 

foto di  Mitchell Kanashkevich / link del suo Facebook

 

 

Mitchell Kanashkevich a Bahia- Facebook  3 febbraio 2025-  é una famoso fotografo di viaggi nato a  Sydney il 23 giugno 1981

 

 

seguono foto da Getty Images / link

 

Panoramic view of the white sand dunes and freshwater lagoons of Lençóis Maranhenses National Park, near Santo Amaro do Maranhão, Brazil. A stunning natural landscape in one of the most iconic destinations in Maranhão.

Vista della sabbia bianca delle dune e lagune del Parco Nazionale di Lençóis Maranhenses ( Lenzuoli dello stato del Maranhão *** ), vicino a Santo Amaro del Maranhão.

*** il senso è ” che viste dall’alto le dune sembrano delle lenzuola stese ”

 

 

Facebook.com/ watch– da: Travel Lust Viaggi

 

apri qui:

video, 0.23 min.

https://www.facebook.com/watch/?v=325239844822453

In portoghese, Lençóis Maranhenses significa “lenzuola di Maranhão”. Con chilometri e chilometri di dune di sabbia bianca, si pensa che il parco assomigli a lenzuola bianche appese ad asciugare in un pomeriggio ventoso. Tuttavia, questo parco nazionale non può essere considerato un deserto a causa delle stagioni pluviali regolari che provocano la raccolta di acqua dolce tra le dune di sabbia. Il risultato è una vista mozzafiato di lagune blu e verdi cristalline. Persone da tutto il mondo si recano in questo luogo per assistere a questo fenomeno naturale.

 

 

 

BARREIRINHAS, MARANHãO, BRAZIL – 2022/09/14: A lake is seen in the middle of Lençóis Maranhenses National Park’s dunes. (Photo by Apolline Guillerot-Malick/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Lago tra le dune di sabbia bianca

 

 

 

BARREIRINHAS, MARANHãO, BRAZIL – 2022/09/15: Lakes are seen in the middle of Lençóis Maranhenses National Park’s dunes. (Photo by Apolline Guillerot-Malick/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

 

 

 

 

 

 

 

 

Foresta nel Parco Nazionale

 

 

 

 

Laguna verde fra le dune nel Parco Lençois Maranhense in Brasile

 

 

 

Lençois Maranhenses

una foto ” fascinosa “.. no ?

 

 

 

The national park Lençóis is a Brazilian conservation unit protection integral to nature located in the northeastern state of Maranhão. The park was created with the main purpose to protect the flora, fauna and the existing on-site natural beauty.

Non fareste un bagnetto in questa meraviglia ?

 

 

 

Thin sandy dunes along sea at Lençois National Park, Brazil.

L’acqua verde ..

 

 

 

Lake in the sand dunes of Lencois Maranhenses National Park

non male, vi pare?

 

 

lagune e sabbia viste dall’alto

 

 

Per dire della varietà estrema di questo stato brasiliano del nord-est
(Maranhão ) , metto una foto dell’ – ormai nostro amico-

Mitchell Kanashkevich– link del suo Facebook

 

 

Paesaggio del Parco Nazionale della Chapada das Mesas in Brasile, in particolare l’area del Portal da Chapada vicino a Carolina, nel Maranhão

 

— per un’altra volta–

 

per  chi volesse vedere qualcosa subito, metto il link di

TRIPADVISOR:

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1076247-d10486104-Reviews-Portal_da_Chapada_das_Mesas-Carolina_State_of_Maranhao.html

 

 

LO STATO DEL MARANHAO E IN ROSSO IL PARCO DELLE ” LENZUOLA ”

DA: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Maranhao_Micro_LencoisMaranhenses.svg

 

 

 

OS RETIRANTES, OPERA DI CANDIDO PORTINARI – 1944

** L’altra faccia di tanta bellezza..

La ” seca ” nel Maranhao è aumentata da 20% al 28 %
tra aprile e maggio di quest’anno.. come in altre parti del Brasile..

 

da:

dati al 23 giugno 2026

https://g1.globo.com/ma/maranhao/noticia/2026/06/23/area-afetada-pela-seca-cresce-no-maranhao-e-atinge-28percent-do-estado-aponta-monitor-de-secas.ghtml

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video, 26 min. ca — ISPI ( Istituto Studi di Politica Internazionale ) :: AfD al 43%: la Germania svolta a destra?

 

 

Home

 

 

 

 

Domenica 6 settembre, le elezioni in Sassonia-Anhalt possono segnare un punto di svolta nella storia recente. I sondaggi danno al partito di destra radicale AfD una possibilità di vittoria del 40%, percentuale mai registrata dal dopoguerra e ben venti punti sopra la CDU del cancelliere Friedrich Merz. Se le urne confermeranno questo esito, sarà la prima volta di un Land tedesco governato dall’estrema destra. Cosa sta succedendo in Germania? Quali possibili conseguenze avrebbe questa vittoria per Berlino e per l’Europa? Alessia De Luca ne parla con Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI.

 

 

 

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*** ANNAFLAVIA MERLUZZI, «Dagalo a Tel Aviv»: il rapporto segreto tra Rsf e Israele – IL MANIFESTO 2 settembre 2026 + video Limes- Mappa Mundi, 2023 sulla guerra in Sudan

 

 

 

 

 

SUDAN NELL’AFRICA

 

 

 

mappa geografica del Sudan da VIAGGIATRORI.NET

 

 

IL MANIFESTO 2 settembre 2026
https://ilmanifesto.it/dagalo-a-tel-aviv-il-rapporto-segreto-tra-rsf-e-israele

 

 

«Dagalo a Tel Aviv»: il rapporto segreto tra Rsf e Israele.

 

 

 

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Abdel Rahim Hamdam Dagalo – Ap

 

A unire il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Abdel Rahim Hamdam Dagalo – il numero due delle Forze di supporto rapido (Rsf), milizia sudanese impegnata dall’aprile 2023 nella guerra civile che sta devastando il paese – non sono solo le rispettive indagini della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità (che per Netanyahu ha già emesso un mandato d’arresto).

Un’inchiesta di Africa Intelligence ha rivelato che Dagalo, tra il maggio 2025 e il febbraio 2026, si sarebbe recato due volte in Israele per incontrare la divisione africana del ministero degli esteri di Tel Aviv e alcuni agenti dei servizi segreti. Nella prima visita, il miliziano sudanese sarebbe stato accompagnato dal fratello minore Algoney Hamdam Dagalo. Entrambi, insieme all’altro fratello e comandante in capo delle Rsf Mohamed Hamdam Dagalo, sono sanzionati dagli Stati uniti e dall’Onu. Durante il secondo viaggio, con loro ci sarebbe stato anche un consigliere legale della milizia.

 

LUNGI DALL’ESSERE visite di cortesia, questi eventi ricalcano un quadro dipinto prima dello scoppio della guerra civile in Sudan.

Già nel 2021, infatti, Khartoum – capitale del Sudan- firmò gli accordi di Abramo– che sancivano la normalizzazione tra Israele e alcuni paesi del mondo arabo – inaugurando le relazioni militari e diplomatiche con Tel Aviv, nonostante una vera e propria implementazione non si sia mai realizzata a causa dell’instabilità sudanese.

 

All’epoca le due fazioni oggi in guerra, incarnate dalle 1- Forze armate sudanesi di Abdel Fattah Al-Burhan oltre che 2- dalle Rsf, erano unite in un governo di transizione civile a seguito della caduta del dittatore trentennale Omar Al Bashir.

Già allora, però, Israele cominciava a costituire due canali separati di dialogo, coerentemente con le tensioni crescenti che avrebbero poi portato allo scoppio del conflitto interno: mentre ufficiali israeliani visitavano le Forze armate sudanesi, il Mossad intesseva rapporti con le Rsf. Questa seconda via si concentrava soprattutto su sicurezza e spionaggio.

 

Dall’indagine di Africa Intelligence, infatti, emerge che «questa relazione, secondo quanto riferito, prevedeva la fornitura di tecnologia militare e di sorveglianza israeliana» alla milizia, andata avanti fino ai giorni nostri.

Nell’ambito della corrente guerra è la BAR Solutions, azienda di aviazione di proprietà del businessman israeliano Barak Orland, a facilitare regolarmente i movimenti cargo regionali nei paesi confinanti con il Sudan, come Uganda e Sud Sudan.

 

Il trasporto di armi ed equipaggiamento logistico dalla regione raggiungerebbe poi gli hub controllati dalle Forze di supporto rapido. Mentre la dipendenza delle Rsf da attori esterni aumenta, e la guerra civile sudanese si combatte sempre più con tecnologie militari avanzate come droni e artiglieria pesante, Israele si assicura un’influenza su un doppio binario: da un lato consolida il rapporto con la milizia che controlla la regione del Darfur ( una delle nove regioni del Sudan ), ricca di risorse come oro e gomma arabica, e parte del Kordofan ( 1 ), configurando di fatto una spaccatura in due del paese che ricorda lo scenario libico.

 

DALL’ALTRO, si consolida in una scacchiera regionale sempre più polarizzata. A sostegno delle Rsf, infatti, spiccano gli Emirati arabi uniti – inchiodati da vari rapporti Onu sulla «fornitura di armi, mercenari e supporto logistico alla milizia» – insieme all’Etiopia che ospita una base militare delle Rsf, alla Libia, Uganda – che ha già assicurato un contingente militare a Gaza per la forza internazionale di stabilizzazione a guida statunitense -, Ciad e Somaliland, recentemente riconosciuto ufficialmente da Tel Aviv.

 

Nella fazione opposta, spesso con postura che mal cela ambiguità, si schierano invece l’Egitto, l’Arabia saudita e la Somalia, a cui si aggiunge una ripresa delle relazioni bilaterali tra l’Iran e le Forze Armate sudanesi, a cui Teheran ha fornito droni nel corso di questa guerra. La posta in gioco sono le risorse, il loro traffico, gli sbocchi sul Mar Rosso e il commercio mondiale.

 

Secondo il centro studi londinese Progress Center for Policies, che si esprime nell’articolo pubblicato di Zaelnoon Suliman dell’unità Affari Africani, la rivelazione di Africa Intelligence indica «una corsa tra le due fazioni in guerra per ottenere il favore e il supporto di Israele, in un momento in cui il Sudan acquisisce sempre maggiore importanza nella dimensione regionale e internazionale». Favore e supporto che Tel Aviv, almeno sulla carta, mostra anche alle Forze armate sudanesi in qualità di soggetto attualmente in controllo di Port Sudan e degli sbocchi sul Mar Rosso.

 

NONOSTANTE  la guerra, le sanzioni e le violazioni ricondotte alle Rsf, quindi, secondo Suliman «Israele tratta le Rsf come un attore chiave nell’equazione del potere» in Sudan, «ritenendo che il futuro della guerra non favorisca al momento nessuna delle parti in causa». Sul fronte che al momento vede maggiormente impegnata Tel Aviv, quello con l’Iran, Suliman colloca il Sudan «al cuore del conflitto, il che fa delle Rsf un potenziale partner per contrastare l’influenza iraniana». Un report della rivista statunitense Foreign Affairs, pubblicato a dicembre 2025, evidenziava infatti come l’Iran e gli Houti yemeniti addestrassero milizie alleate con le Forze Armate sudanesi sulla costruzione di droni.

 

La guerra in Sudan, definita dal segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres come «la peggiore crisi umanitaria al mondo» con 14 milioni di sfollati, 25 milioni di persone a rischio carestia, centinaia di migliaia di morti e feriti, che ha visto prodigarsi l’Unione europea bannando le importazioni di oro dal paese lo scorso luglio, trascende i propri stessi confini. Emerge così nettamente il doppio campo di battaglia: da un lato la pelle dei civili, dall’altro le banche, i mercati, le fabbriche di armi.

( 1 )
Localizzazione del Kordofan nel Sudan – 2005
Sven-steffen arndt
Il Kordofan è una ex provincia nel centro del Sudan. Nel 1994 è stata divisa in tre nuovi stati federali: Kordofan SettentrionaleKordofan Meridionale e Kordofan Occidentale.
Nel 2005 il Kordofan Occidentale venne amministrativamente suddiviso tra Kordofan Settentrionale e Kordofan Meridionale.  La città principale della regione è Al-Ubayyid.
STORIA

**********************

*** al min. 3.45 vedi una carta del paese

Sudan: un’altra guerra? Il grande paese africano tra scontri interni e influenze esterne

 

video, 44 min. ca
APRI QUI
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Roberto Rododendro pubblica — da Gianni Cuperlo : IL PROGRAMMA DI AFD AL VOTO DOMANI NELLA SASSONIA- ANHALT

 

 

Roberto :

” un monito, da mettere paura. leggerlo è obbligatorio ( perfino per un vannacciano) ”

https://www.facebook.com/profile.php?id=100091958774334   (  ROBERTO )

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

FOTO ( 3 aprile 2023 )  DAL SUO FACEBOOK  come il testo che segue

 

Domenica si voterà per la guida della Sassonia-Anhalt.
Questo il programma in pillole (come restituito stamane da Mara Gergolet sul Corriere della Sera, a leggerlo tutto sono 156 pagine con 302 misure).
1. Classi separate per studenti con disabilità.
2. L’obbligo scolastico (chiamato “costrizione scolastica”) sarà abolito e i figli si potranno educare in casa.
3. Fine del programma “scuola senza razzismo“.
4. I testi scolastici saranno scelti dal Land.
5. Verrà disdetto il contratto con la TV pubblica, primo canale di indottrinamento del popolo.
6. Campagna di remigrazione dei cittadini stranieri.
7. Abolito il diritto costituzionale all’asilo.
8. Ripristinato lo ius sanguinis.
9. Nascita della “guardia civica di volontari” definiti “eroi del quotidiano” con diritto al porto d’armi.
10. Contrasto aperto contro le “deviazioni sessuali”, gli “stili di vita non riproduttivi” e “modelli sessuali aberranti”.
11. Promozione dell’arte per contribuire alla costruzione dell’identità tedesca.
12. Uscita unilaterale dagli accordi di Parigi sul clima.
Dello stesso capitolo scrive su Repubblica Tonia Mastrobuoni, lo fa da un’angolatura specifica che merita la conoscenza.
Nello stesso Land (ripeto, Sassonia-Anhalt) esiste come monito e museo della memoria più tragica, l’Istituto psichiatrico di Bernburg.
Negli anni del nazismo, migliaia di “trattamenti speciali“ furono pianificati e condotti a termine.
Come quello di Mary Pünjer, internata nel luglio del 1940 perché “lesbica”, e condannata alla camera a gas come altre migliaia di persone “down o epilettiche, schizofreniche o depresse”.
Oggi la camera a gas è rimasta praticamente la stessa, una efficiente macchina della morte che migliaia di studenti vanno a “scoprire” ogni anno per conoscere una parte della storia tragica di quel paese e di una stagione che costò la vita a ebrei, Sinti e Rom.
La direttrice di questo memoriale è molto allarmata perché nel programma elettorale (di cui sopra) è palese la volontà di cancellare l’istituto che finanzia quelle visite didattiche nei memoriali di un paese che alcuni vorrebbero restituire all’oblio della memoria.
Non ho citato il partito protagonista di tutto questo, ma lo avete capito da voi.
Si tratta dell’AFD, i neonazisti tedeschi, accreditati nei sondaggi di una qualche probabilità di vincere le elezioni di domenica prossima.
C’è qualcos’altro da aggiungere?
No.
Un abbraccio

 

 

ci permettiamo di mettere:

ANSA.IT — 28 agosto 2026 – 9.52– Sassonia-Anhalt, l’AfD in testa al 40% a pochi giorni dal voto. + altro

 

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video, 19.59 min. LIMESREPLAY — LUCIO CARACCIOLO — Siamo governati dalla guerra. L’Italia è geopoliticamente irresponsabile

 

 

 

 

 

L’intervento di Lucio Caracciolo al Meeting di Rimini.  “Le risorse dell’Io oltre il crepuscolo dell’individuo “.
In collaborazione con Fondazione per la Sussidiarietà.

Con Luca Antonini, vicepresidente Corte Costituzionale; Lucio Caracciolo, direttore Limes; Massimo Luciani, giudice Corte Costituzionale. Introduce e modera Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà.

Registrazione del 23 agosto 2026. Un viaggio tra geopolitica, letteratura e antropologia per comprendere le sfide poste dall’intelligenza artificiale e l’importanza del dialogo come architettura della pace.

Il video integrale dell’evento: https://www.youtube.com/live/z10VF06y…

 

00:00 Introduzione
01:35 L’irresponsabilità geopolitica dell’Italia post-bellica
03:32 Le diverse lealtà degli italiani: Usa, Urss e Chiesa
04:30 L’inizio di una nuova rivoluzione mondiale
05:15 La fine della “guerra classica”: il paradosso attuale
06:55 Governare la guerra o essere governati dalla guerra?
07:33 L’era della responsabilità contro la cultura della delega
09:15 Il ruolo dell’università e dell’educazione critica 1
0:30
La lezione di Clausewitz
11:35 La cura della parola e l’importanza del dialogo
13:55 I tre principi del dialogo in geopolitica
15:10 La “Magnifica Umanità” e il dilemma di Babele
16:25 L’intelligenza artificiale come sfida antropologica
18:00 Il cambio di specie: da Sapiens a Homo Mechanicus
18:55 L’importanza dei classici e della storia

 

 

La pace è finita

 

La pace è finita

Così ricomincia la storia in Europa

di Lucio Caracciolo

Feltrinelli 2022

 

Presentazione dell’editore

Quando crollò il Muro di Berlino, i cantori della vittoria dell’Occidente nella Guerra fredda annunciarono la fine della storia e l’inizio della pax americana. Noi italiani assieme ad altri europei ci abbiamo creduto, immaginando l’Europa al centro di un utopico impero universale del diritto e della pace. Eppure, proprio allora cominciarono la Guerra del Golfo e i conflitti in Jugoslavia, poi venne la “guerra al terrorismo” con le invasioni fallimentari dell’Afghanistan e dell’Iraq, oggi l’invasione russa dell’Ucraina e la sfida cinese al primato di Washington. Finita era la pace, non la storia. E noi della fine della storia viviamo il rovesciamento: le storie della fine. I conflitti si moltiplicano, incomponibili quanto le narrazioni che li alimentano. La storia universale dell’umanità è archiviata. Nessun nuovo ordine è stato negoziato perché nessun nuovo ordine oggi è possibile.
Il libro di Lucio Caracciolo getta luce sulle radici e sugli scenari futuri di questa instabilità.
Il 24 febbraio 2022 è il simbolo della fase storica in cui siamo immersi: lo scontro sempre più violento tra Stati Uniti, Cina e Russia riscriverà la gerarchia delle potenze. Questa competizione riguarda noi italiani ed europei senza voce, fortunosamente ricompresi nell’impero euroatlantico costruito da Washington per proteggere la propria sicurezza nazionale e i propri interessi globali. Il bluff europeista è svelato: in Europa ognuno persegue, specialmente in guerra, i propri interessi immediati. Ogni compromesso è più difficile e più necessario.“Dal 24 febbraio,” scrive Caracciolo, “abbiamo appreso che nelle maree della Guerra Grande siamo zattere alla deriva trascinate da correnti avverse su cui non esercitiamo controllo.” Non possiamo anticipare il futuro. Ma possiamo orientarci. Senza lasciarci confondere da desideri assoluti.Per trent’anni abbiamo chiamato Guerra fredda l’unica pace possibile. Ora la storia è tornata in Europa. E così la guerra.“Qui sono in gioco l’egemonia americana e il bluff europeista.”
Lucio Caracciolo è direttore di “Limes”, rivista italiana di geopolitica, e della Scuola di “Limes”.
Scrive per le testate del Gruppo Gedi e per diverse riviste italiane e straniere. È stato professore di Studi strategici presso l’Università di Roma 3 e la Luiss, e di Geopolitica presso l’Università San Raffaele di Milano. Tra le sue pubblicazioni: Alba di Guerra Fredda (Laterza, 1986), Euro no (Laterza, 1997), Dialogo intorno all’Europa (con Enrico Letta; Laterza, 2002), L’Europa è finita? (con Enrico Letta; add Editore, 2010), America vs America (Laterza, 2011) e Storia contemporanea (con Adriano Roccucci; Mondadori, 2017).

NOTA  ( dal video ):

MASSIMO LUCIANI

Il mondo vuoto
Edizione: 2026
Pagine: 280
euro 24 – cartaceo

Il mondo vuoto

L’ordine sociale nel crepuscolo del soggetto

Massimo Luciani,

giudice,  attualmente, della Corte Costituzionale.

 

 

Viviamo in un mondo pieno di individui e vuoto di soggetti. Se il destino del mondo novecentesco è stato segnato da soggettività significative, oggi assistiamo al loro tramonto. Vale per la soggettività individuale, per la soggettività dei corpi intermedi, per la soggettività dello Stato. Come è potuto accadere? E con quali conseguenze? Massimo Luciani, una delle voci più autorevoli del panorama costituzionalistico italiano, ci aiuta a leggere questo grande cambiamento.

Il mondo di oggi, in particolare il mondo occidentale, registra un appannamento del soggetto. Il processo è stato attivato ed è sorretto da possenti mutazioni sistemiche. La parcellizzazione/precarizzazione del lavoro e l’avvento delle tecnologie digitali hanno indebolito la soggettività individuale; la dissoluzione delle (grandi) ideologie ha indebolito la soggettività dei corpi intermedi; la finanziarizzazione dell’economia e la costituzione di inaudite ricchezze private hanno indebolito la soggettività dello Stato. È un processo che una significativa parte della cultura del Novecento non solo non ha contrastato, ma ha convintamente accompagnato e addirittura irrobustito. Il progressivo svuotamento del mondo, che genera un profondo effetto dis-ordinante, altera il funzionamento complessivo dell’ordinamento giuridico e ostacola la progettualità normativa, erodendo la certezza del diritto. Né una resistenza adeguata viene più dal costituzionalismo, che non sempre ostacola il disordine e cerca di costruire un ordine fondato sulla libertà e sull’eguaglianza. È tempo di aprire un percorso di rigenerazione delle sue gloriose categorie e di recupero della sua capacità di incidere positivamente sulla vita degli esseri umani.

 

MASSIMO LUCIANI – 2025
Alla Cerimonia di giuramento dei nuovi Giudici della Corte costituzionale.
Quirinale.it
Massimo Luciani (Roma23 luglio 1952) è un giurista e costituzionalista italiano, giudice della Corte Costituzionale a partire dal 19 febbraio 2025.
Wikipedia
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CASTEL DI LUCO – Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche – cartina in fondo

 

 

 

 

Castel di Luco è una costruzione fortificata che si eleva nel territorio comunale di Acquasanta Terme in provincia di Ascoli Piceno. Situato vicino al borgo di Paggese, domina l’antica Consolare Salaria che costeggia il corso del fiume Tronto.
La fortezza conserva intatto il suo aspetto medievale, particolarmente originale per la sua insolita forma ellittica. È stato colpito dai terremoti verificatisi nel centro Italia tra Agosto 2016 e Gennaio 2017. Nel 2024 sono stati completati i lavori post sisma che ne hanno permesso la riapertura.

https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_di_Luco#

 

nota:

Acquasanta Terme è un comune italiano di 2 392 abitanti ( dati 2026 ) della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Dopo Ascoli Piceno possiede il territorio più esteso della provincia; questo territorio è in gran parte montuoso e costellato di frazioni. Il comune fa parte della comunità montana del Tronto, di cui ha la sede legale.
da: https://it.wikipedia.org/wiki/Acquasanta_Terme —se apri qui, vedi le foto, qui tutto è stupore.

 

 

CASTEL DI LUCO

https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_di_Luco

 

 

Castel Di Luco - Authentic 11th-Century Castle, Acquasanta Terme (prezzi aggiornati per il 2026)

da : BOOKING.COM

 

 

Prenota Castel di Luco a Acquasanta Terme - Hotels.com

HOTELS.COM

 

 

 

 

Castel di Luco visto dall'alto ph. Mettaharalink sotto

 

 

 

Un cortile interno di Castel di Luco ph. Mettahara

due foto da : https://www.cibotoday.it/storie/castel-di-luco-acquasanta-terme-cucina.html

 

 

Nella zona di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, il Castello di Luco osserva da secoli la Salaria, come un testimone silenzioso della storia. Si tratta di una struttura militare medievale perfettamente integrata con il cono di un geyser ormai spento su cui è stata costruita, che guarda a 360 gradi la zona circostante, una delle poche fortificazioni completamente circolari di tutta Italia.

 

Proprio per la sua posizione strategica, il castello ha sempre avuto una vocazione all’accoglienza, diventando nel tempo punto di incontro tra mercanti, pellegrini e viandanti, un luogo di scambi e anche di accordi di pace. “Nel Quattrocento i proprietari trasformarono Castel di Luco da una fortezza militare in una dimora gentilizia. Questo cambiamento è stato forse la sua più grande fortuna. La dimora si è aperta all’ospitalità, anche sfruttando la sua posizione strategica”, racconta a CiboToday Francesco Amici, proprietario, insieme alla sorella Laura, del castello da generazioni e che negli ultimi anni ha dedicato cure e investimenti a un profondo lavoro di recupero di una struttura unica.

 

 

 

Una delle sale dove si mangia ph. Mettahara

la sala da pranzo del castello

 

Il percorso di recupero e restauro di Castel di Luco non è stato semplice, soprattutto dopo il devastante terremoto del 24 agosto 2016 che ha distrutto molti dei comuni e delle frazioni circostanti. È una ferita ancora aperta per tutta la zona colpita dalle scosse che si sono susseguite per molti mesi, imponendo una condizione di costante precarietà non solo strutturale ma anche per il proprio futuro personale e professionale. “Il periodo più difficile da questo punto di vista è stato quello successivo alla prima scossa del 24 agosto fino alla messa in sicurezza del castello, iniziata nel novembre dello stesso anno, con la terra che continuava a tremare. Il timore che una nuova scossa potesse distruggere tutta la storia e i progetti di una vita era sempre nell’aria”.

 

Le scorie di quei mesi terribili sono ancora visibili, non solo percorrendo la Salaria e guardando i cantieri di una lenta e complessa ricostruzione, ma anche osservando i cambiamenti sociali che il terremoto ha portato, accelerando un processo già in corso da anni: lo spopolamento delle aree interne del Centro Italia. “Nel nostro piccolo cerchiamo di non far cadere questa ricchezza nascosta tra gli Appennini nel dimenticatoio. Il terremoto ha fortificato la nostra appartenenza a questo luogo per cui il progetto vuole anche far capire che le risorse territoriali non possono essere delocalizzate. Solo salvando le montagne possiamo preservare la vita delle valli, delle coste e delle città”.  Dopo otto anni, il castello ha riaperto la sua porta finalmente.

 

 

TESTO SOPRA E LE TRE FOTO SONO DI:

Castel di Luco ad Acquasanta Terme: dormire e mangiare cucina marchigiana
https://www.cibotoday.it/storie/castel-di-luco-acquasanta-terme-cucina.html
© CiboToday

 

 

Castel di Luco | Prenotazione Senza Commissione | Dimore Storiche Italiane

dove fare  colazione.. /link sotto

 

 

Immagine di copertina dimora Castel di Luco

 

le due foto sopra da:

DIMORE STORICHE ITALIANE
https://www.dimorestoricheitaliane.it/strutture/castel-di-luco/

 

 

video, 5.25

pubblicato da Luigi Manfredi / link youtube
@manortiz46az

 

Segue il testo dallo stesso link del video-  in italiano ed in inglese

 

CASTEL DI LUCO una fortificazione a controllo della Via Salaria.

 

STORIA E TRADIZIONI NEL CUORE DELLE MARCHE.

Una bolla di Papa Leone IX del 1052 testimonia l’esistenza di questo raro e particolare castello del Piceno che conserva quasi del tutto intatta la struttura medioevale. Sulle origini del castello ci sono diverse ipotesi: la più accreditata é forse quella del Colucci, storico del ‘700, il quale ritenne che Luco fosse anticamente un bosco sacro in cui venivano celebrati orrendi riti pagani. Notizie certe dell’esistenza del castello si hanno invece grazie alla bolla di Papa Leone IX, conservata nell’archivio della cattedrale di Ascoli. Sopravvissuto all’invasione delle milizie di Carlo D’Angiò e alle soldatesche di Galeotto Malatesta, Castel di Luco è stato il protagonista di eventi storici eccezionali. Da qui partì Pietro di Vanne Ciucci, signore di Luco, in capo ad una schiera di montanari per liberare Ascoli da Rinaldo, fratello di Francesco Sforza. Fu proprio in questo castello, che un bandito famoso di Ascoli, il Parisani, fece uccidere Chiarino Montaroni cui, all’epoca, era stata affidata la difesa del maniero. Nei secoli successivi il castello, da fortezza divenne residenza gentilizia continuando ad ospitare la famiglia Ciucci che ne è stata proprietaria fino al 1800. Attualmente il castello conserva ancora la sua struttura originaria e nelle stanze affrescate adibite a ristorante è possibile, su prenotazione, gustare raffinati piatti locali e rivivere, con la visita al castello, la storia di un intero millennio.

la musica è diJosef Suk, Serenade, Op 6 – A Far Cry

 – https://www.dimorestoricheitaliane.it…

 

 

CARTINA DELLA ZONA

RTEZZE, ROCCHE, torri, borghi https://www.mondimedievali.net/castelli/marche/ascolipiceno/provincia.htm

nel link sopra, trovate l’indice di castelli fortezze ecc. della Provincia di Ascoli Piceno
con il link per vederli.

per es.  il castello di Luco/ – testo e tre immagini

apri qui, se vuoi per Luco

https://www.mondimedievali.net/castelli/marche/ascolipiceno/provincia000.htm#acquasan

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ALBERTO NEGRI, Dal Golfo all’Egeo, la stessa partita. A Tel Aviv è stato firmato un accordo per l’esportazione record (tre miliardi di euro) di sofisticate armi israeliane in Grecia ( Cipro è già compresa )- IL MANIFESTO  1 settembre 2026

 

 

 

IL MANIFESTO  1 settembre 2026
https://ilmanifesto.it/dal-golfo-allegeo-la-stessa-partita

 

 

Dal Golfo all’Egeo, la stessa partita

 

 

 

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Illustrazione – Otto Dettmer/Ikon Images

 

Che cosa unisce il Golfo al Mediterraneo orientale, Hormuz all’Egeo? Israele è una risposta, le nuove vie alternative dell’energia è l’altra. Mentre nel Golfo ripartiva il ciclo degli attacchi statunitensi e la rappresaglia iraniana su obiettivi Usa, a Tel Aviv è stato firmato un accordo per l’esportazione record (tre miliardi di euro) di sofisticate armi israeliane in Grecia (Cipro è già compresa): è stato chiamato lo «Scudo di Achille».
Per una curiosa coincidenza nello stesso giorno a Istanbul c’è stata la prima riunione del Patto della Mecca firmato il 7 agosto tra Arabia saudita, Turchia e Pakistan, un’intesa che richiama l’articolo quinto della Nato, secondo cui un attacco armato contro uno degli stati membri è considerato un attacco contro tutti.

 

È evidente che le potenze in campo che si confrontano, dalla Turchia a Israele, cercano con questi nuovi accordi strategici di giocare d’anticipo, anche se il bilanciamento delle forze in campo dipenderà dalla scelta Usa di fornire o meno ad Ankara gli F-35, i caccia di quinta generazione. Da come andrà la guerra contro Teheran, cominciata da Usa e Israele il 28 febbraio scorso, potrebbe dipendere la decisione statunitense: Netanyahu spera che Washington mantenga alcune sanzioni ad Ankara e quindi bloccare la fornitura alla Turchia ma anche ad Arabia saudita e Egitto, entrambi in lista d’attesa dei super caccia. Tutto si tiene.

 

Anche la questione energetica è in primo piano, partendo da Hormuz. Il Pentagono sostiene di aver bloccato un tentativo iraniano di disperdere nuove mine nell’area dello Stretto di Hormuz usando come punto d’appoggio l’isola di Larak. Gli americani, in queste settimane, hanno creato una sorta di corridoio per aggirare la «chiusura» da parte di Teheran. Ci sarebbero riusciti, secondo alcuni osservatori, garantendone la copertura e dopo aver neutralizzato gli apparati d’allerta nemici. Ma le mine però sono ancora presenti e una nave cisterna ha subito danni seri. E gli iraniani continuano a colpire con missili e droni obiettivi Usa in Giordania e nel Golfo, una campagna che comunque ha indebolito le riserve statunitensi di armi.

 

Con un futuro incerto nel Golfo ancora in piena guerra si pensa alle alternative. Il triangolo Grecia-Cipro-Israele forma una rotta energetica marittima verso i mercati europei, oltre al propagandato corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), un grande progetto di rete logistica e commerciale, per concentrare trasporti, infrastrutture energetiche e reti digitali, che collega l’India all’Europa passando per il Medio Oriente e Israele.

 

L’alternativa è lo scenario per una nuova rotta terrestre dai Paesi del Golfo attraverso la Siria e la Turchia. Ecco perché, in Siria, Turchia e Israele si confrontano: in gioco non ci sono soltanto l’influenza su Damasco, il Golan e il Libano, ma anche una posta economica miliardaria.

 

Lo Scudo di Achille tra Israele-Grecia-Cipro è la chiave di questo scenario. La Grecia continua i suoi ambiziosi sforzi in materia di armamenti per schierare missili in molte isole greche, la Turchia non smette di incalzare Atene con i droni (è accaduto anche due giorni fa) e a rivendicare – secondo la dottrina turca della «Patria Blu» – un ruolo di primo piano nelle rotte marittime. La posizione della Turchia è in gran parte influenzata proprio dalle relazioni tra Grecia, Cipro e Israele e dai nuovi dati che queste apportano all’intera regione. Si ritiene che Ankara stia cercando di assicurarsi un ruolo chiave nello scenario energetico regionale e nelle rotte di approvvigionamento energetico dell’Unione europea e lo Scudo di Achille disturba quanto mai Erdogan.

 

Lo Scudo è in pratica l’ingresso della Grecia e di Cipro nell’Iron Dome israeliano, ovvero il sistema dominante dal Mediterraneo orientale al Golfo. L’accordo prevede, in tempi stretti, lo sviluppo e l’installazione in Grecia di un sistema di difesa aerea multilivello basato esclusivamente su tecnologie militari israeliane già integrate nel sistema di difesa antimissile Iron Dome, quindi abbondantemente testate sul campo. Per Atene è l’ingresso in una nuova era militare in cui tra non molto i droni turchi saranno intercettati da una sorta di Iron Dome ellenico. «Il nome Scudo di Achille non è stato scelto a caso – ha spiegato il ministro ellenico della difesa Dendias – Anche lo scudo dell’eroe omerico era costituito da “cinque strati sovrapposti” e comprende cinque domini: mare, terra, aria, cyberspazio e spazio». E ha aggiunto, con orgoglio, che la Grecia «non si limiterà più alla stretta difesa dell’Egeo, ma assumerà un ruolo di deterrenza più ampio». Ai turchi saranno fischiate le orecchie.

 

Certo, qualche problemino etico c’è. E sulla stampa greca che si oppone al governo Mitsotakis e nelle piazze di Atene ci si domanda dove finisce la morale e comincia il realismo politico di un paese europeo che si dovrebbe opporre ai patti militari con Israele e ha invece stretto un accordo strategico con lo stato ebraico, dove lo Scudo di Achille in funzione anti-turca diventa la benda sugli occhi per non vedere il genocidio di Gaza e la devastazione in Cisgiordania.

 

Ma anche gli europei chiudono un occhio, anzi due. Israele nel Golfo, dove convincendo Trump è andato a fare la guerra all’Iran, ora è diventato militarmente decisivo per un pezzo di Europa mediterranea. E qui nessuno ha nulla da dire.

 

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da Jsa –/ link sotto –Sophie Zelmani ~ Memory Loves You + testo + traduzione

 

 

 

 

 

JSAREMA ZAFFERINI FACEBOOK -oggi, h 17.00 ca

https://www.facebook.com/p/Jsarema-Zafferini-61563964486770/

 

 

Sophie Zelmani ~ Memory Loves You

 

testo originale

So tender are my thoughts of you
Still warm after the glow
The stones are too soft to throw
Memory loves you
The sadness has got new tears
Now they’re falling gently on the ground
So invisible and clear

Memory loves you
Memory loves you

The escape has lost its ways
(You have lost you)
It ended deep in my own cave
(Nothing left to do)
So what belongs will stay
(Memories of you)


Memory loves you
Memory loves you
Memory loves you
Memory loves you

http://sophie-zelmani.com/

 

 

testo con traduzione da– vedi il link al fondo

 

 

So tender are my thoughts of you      Così teneri sono i miei pensieri per te

Still warm after the glow Ancora caldo dopo il bagliore
The stones are too soft to throw Le pietre sono troppo morbide per essere lanciate
Memory loves you La memoria ti ama
The sadness has got new tears La tristezza ha nuove lacrime
Now they’re falling gently on the ground Ora stanno cadendo dolcemente a terra
So invisible and clear Così invisibile e chiaro
Memory loves you La memoria ti ama
Memory loves you La memoria ti ama
The escape has lost its ways (You have lost you) La fuga ha perso le sue vie (tu hai perso te)
It ended deep in my own cave (Nothing left to do) È finito nel profondo della mia stessa caverna (niente da fare)
So what belongs will stay (Memories of you) Quindi ciò che appartiene rimarrà (Ricordi di te)
Memory loves you La memoria ti ama
Memory loves you La memoria ti ama
Memory loves you La memoria ti ama
Memory loves you La memoria ti ama

 

TRADUZIONE E TESTO DA:

IT.MUZTEXT.COM

https://it.muztext.com/lyrics/sophie-zelmani-memory-loves-you

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video, 10.00 min. ca —Roberto Saviano Official/ link sotto: L’origine mafiosa del potere economico di Donald Trump + altro / libri su Trump

 

 

 

link del sito di Roberto su Youtube
Roberto Saviano Official

 

 

Come nasce l’impero economico di Donald J. Trump? Che legami ha con Cosa Nostra americana e con gli interessi criminali della mafia newyorkese? Qui provo a spiegarlo. Tutti i casi riportati sono rintracciabili nei documenti dell’FBI che ha condotto le indagini e sono raccolti e commentati nel libro di David Cay Johnston Donald Trump (Einaudi 2017)

 

2017
Super ET
pp. 256
€ 14,50

 

Il libro

Chi è Donald Trump? È l’incarnazione del sogno americano, un uomo che si è fatto da solo e ha raggiunto la vetta? O forse è l’erede di una fortuna accumulata attraverso oscuri legami con il crimine organizzato. È un abile affarista? Oppure ha saputo soltanto accumulare scandali, debiti, fallimenti. È colui che farà tornare grande l’America? O piú probabilmente è l’imbroglione che potrebbe condurla sull’orlo del baratro.

Da oltre trent’anni David Cay Johnston segue da vicino la lunga carriera che dal Queens ha portato Trump alla Casa Bianca, indagando ogni aspetto della sua vita e dei suoi molteplici discutibili affari, tutte le sue menzogne e i suoi lati oscuri che hanno comunque attratto milioni di americani. E basandosi su interviste, documenti, atti giudiziari e dichiarazioni pubbliche ci offre il vero volto di Donald Trump, il quadro piú completo dell’ascesa al potere del nuovo presidente degli Stati Uniti.

«Necessario, rigoroso, documentato… Una lettura obbligata».
«The Independent»

nel link sotto puoi leggere un estratto del libro offerto dall’editore:

https://www.einaudi.it/content/uploads/estratti/978880623477PCA.pdf

 

 

 

 

 

2.

Copertina del libro Donald di Stefano Massini

2025
Supercoralli
pp. 224
€ 18,50

Trump prima di Trump raccontato dall’unico scrittore italiano ad aver vinto il Tony Award.

Sembra che l’esistenza di ogni essere umano si giochi su un totale di dieci minuti, la somma di quei fatidici istanti in cui nelle nostre vite succede qualcosa di decisivo. Questo libro è la storia dei dieci minuti di un uomo che da quando ha avuto coscienza di sé ha sempre desiderato una cosa soltanto: il dominio. Una biografia dunque? Semmai una ballata, vorticosa e trascinante, picaresca, onirica, graffiante eppure terribile. Narrata dalla voce inconfondibile di Stefano Massini, che con Lehman Trilogy ha portato per la prima volta un italiano al trionfo negli Stati Uniti, ecco l’odissea inesorabile di un bambino che diventa ragazzo d’oro e poi imprenditore senza scrupoli, fino all’attimo esatto in cui decide di indossare la maschera che tutti, oggi, conosciamo come Donald J. Trump.

 

 

3.

Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l'Occidente - Antonio Caprarica - copertina

Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente

4.

America nuda e cruda. Come si arriva dai Padri Pellegrini a Donald Trump - Librerie.coop
Garzanti 2026

Descrizione

Raccontare la storia è possibile non solo snocciolando date, battaglie e trattati, ma anche frugando nelle pieghe della vita quotidiana, origliando le battute sfuggite nei salotti, collezionando imbrogli e vendette, inciampi e colpi di genio. In questo libro Giorgio Dell’Arti ci accompagna in un viaggio sorprendente nell’America di ieri e di oggi: dalla Virginia Company, che sbarcò a Jamestown nel 1606 inseguendo un sogno di tabacco e fortuna, fino alla presidenza di Donald Trump, che ha fatto proprie le tre regole d’oro del suo spietato mentore – «attacca, nega tutto, di’ d’aver vinto anche quando hai perso». In mezzo, quattro secoli di un popolo che non ha mai smesso di reinventarsi. Ci sono i Padri Pellegrini, che fondarono una città modello di religiosa purezza – e intanto non esitavano a impiccare i quaccheri. Il presidente Thomas Jefferson, che progettò una macchina per fare i maccheroni ed esportò in America di contrabbando, nella tasca del cappotto, un pugno di riso piemontese. Cornelius Vanderbilt, «bella faccia americana con basettoni bianchi fino al mento», che da commerciante d’ostriche e verdure finì per diventare l’uomo più ricco del continente. E ancora Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla luna semplicemente perché, a differenza di Buzz Aldrin, gli capitò di sedere vicino al portellone. “America nuda e cruda” è il racconto non soltanto dei momenti solenni e dei protagonisti, ma anche delle spigolature e dei comprimari: benefattori e criminali, attori e industriali, consiglieri e spie. Ogni aneddoto illumina, in controluce, l’identità di un Paese abitato da cento anime diverse – e che ancora non ha smesso di cercare la propria.
5.
Regime. I segreti della presidenza imperiale di Donald Trump - Maggie Haberman,Jonathan Swan - copertina

Regime. I segreti della presidenza imperiale di Donald Trump

Descrizione

Gli arresti, le condanne, gli attentati e quattro anni di esilio politico non hanno indebolito Donald Trump, ma lo hanno reso ancora più potente. E più disposto a rischiare.

«C’è solo una cosa che si può dire di me, lo sanno tutti, lo sapete bene anche voi. Alla fine, io vinco sempre.»

Il ritratto definitivo del presidente che ha cambiato per sempre l’America e ridisegnato gli equilibri del mondo. Dalla vittoria elettorale del 2024 alle rivelazioni sul caso Epstein, dal colpo di Stato in Venezuela al sodalizio con Netanyahu fino alle operazioni di guerra in Iran, due veterani del giornalismo americano tracciano un resoconto dettagliatissimo e inquietante dei primi diciotto mesi della seconda presidenza di Donald Trump. Un libro-inchiesta colossale, costruito a partire da centinaia di interviste e un accesso senza precedenti alle stanze segrete della Casa Bianca. Regime è la storia di come Trump ha preso il potere, di chi ha provato a fermarlo e del perché quasi tutti abbiano fallito. È una storia che i giornalisti americani hanno sempre saputo raccontare benissimo, purché accadesse altrove – a Pechino o a Mosca, a Teheran o a Pyongyang – e che stavolta, invece, accade nel loro stesso Paese. Un presidente che riscrive dalle fondamenta la natura stessa della carica che ricopre. E, con essa, il modo in cui il mondo intero guarda agli Stati Uniti d’America.

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ANSA.IT — 1 settembre 2026 – Cina, il fotovoltaico supera per la prima volta il carbone per capacità installata. A fine luglio aveva raggiunto 1,286 miliardi di kW contro i 1,285 del carbone

 

 

 

ANSA.IT — 1 settembre 2026 –https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/01/cina-il-fotovoltaico-supera-per-la-prima-volta-il-carbone-per-capacita-installata_b39f6386-2183-4ec9-a1f5-5b4ec741879d.html

 

 

Cina, il fotovoltaico supera per la prima volta il carbone per capacità installata.

 

A fine luglio aveva raggiunto 1,286 miliardi di kW contro i 1,285 del carbone

 

© ANSA/EPA

 

La capacità fotovoltaica installata in Cina ha superato per la prima volta quella delle centrali a carbone, diventando la maggiore categoria di fonte elettrica del Paese per capacità installata.

Lo ha annunciato il 1° settembre la National Energy Administration (Nea), secondo quanto riferito da Xinhua ( Xinhua è un’agenzia di notizie che è su X in inglese con traduzione: https://x.com/XHNews )

A fine luglio, la capacità fotovoltaica aveva raggiunto 1,286 miliardi di kW, contro 1,285 miliardi di kW per il carbone.

Il dato segna, secondo Liu Zhiqiang, vicedirettore del dipartimento per la pianificazione e lo sviluppo del China Electricity Council, un evento di valore simbolico per la transizione energetica verde e a basse emissioni della Cina. A fine luglio, la capacità complessiva di generazione elettrica del Paese era arrivata a 4,08 miliardi di kW, con il fotovoltaico che rappresentava oltre il 30% del totale. Nei primi sette mesi dell’anno sono stati aggiunti 193,97 milioni di kW di nuova capacità elettrica, di cui 85,65 milioni provenienti dal fotovoltaico, oltre il 40% del totale, riferisce Xinhua.
La crescita riguarda sia gli impianti centralizzati sia quelli distribuiti: dei 1,286 miliardi di kW complessivi, 704 milioni erano costituiti da fotovoltaico centralizzato e 582 milioni da fotovoltaico distribuito. Xinhua sottolinea inoltre che la Cina ha sviluppato una filiera completa per ricerca, progettazione e produzione nel settore fotovoltaico, con progressi nell’efficienza di conversione e una rapida riduzione dei costi.

Il sorpasso nella capacità installata, tuttavia, non equivale a un sorpasso nella produzione elettrica. Nei primi sette mesi del 2026 il fotovoltaico ha prodotto 802,4 miliardi di kWh, pari al 13% dei consumi elettrici complessivi. La produzione solare resta inoltre condizionata dall’alternanza tra giorno e notte e dalle condizioni meteorologiche, con un numero di ore di utilizzo inferiore a quello del carbone. Per questo, spiega Liu, nel breve periodo il carbone continuerà a svolgere il ruolo di principale fonte di sostegno del sistema elettrico e di garanzia della sicurezza della rete.
La sfida successiva è quindi trasformare il vantaggio in termini di capacità installata in una fornitura elettrica più stabile e affidabile. Il piano cinese per lo sviluppo delle energie rinnovabili nel periodo del 15mo Piano quinquennale prevede entro il 2030 una produzione annua da fonti rinnovabili di circa 6.000 miliardi di kWh, con eolico e solare oltre 4.000 miliardi di kWh.

 

 

 

 

MAPPA DA:
VIAGGIATORI.NET

 

 

 

 

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Peter Thiel, fondatore di Palantir — un pettegolezzo niente-che-meno-che.. dal Guardian !

 

 

video, 2.46 min.   ARAZZO DI BAYEUX —

da  ARTESPLORANDO*** ( apri e vedi)

 

 

THE GUARDIAN — 31 agosto 2026 — ** ringraziamo e avvisiamo che la traduz. è automatica
https://www.theguardian.com/culture/2026/aug/31/british-museum-hosted-palantir-founder-peter-thiel-private-viewing-bayeux-tapestry

 

Il British Museum ha ospitato Peter Thiel, fondatore di Palantir, per una visione privata dell’arazzo di Bayeux.

Preoccupazione tra il personale per le scarse “ore di luce” dedicate a opere d’arte fragili, assegnate a una persona che non ha alcun interesse noto per il museo.

 

 

 

 

 

Secondo quanto appreso dal Guardian, all’inizio di questo mese il British Museum ha ospitato in via privata Peter Thiel, miliardario del settore tecnologico sostenitore di Donald Trump, nello spazio espositivo dedicato all’arazzo di Bayeux .

La direttrice dello sviluppo del museo, Charlotte Appleyard, ha ospitato il fondatore di PayPal per una presentazione VIP dell’arazzo, che non è ancora stato aperto al pubblico, il 18 agosto.

In risposta alle domande del Guardian, una fonte del museo ha confermato che la visita ha avuto luogo. Sembra che il presidente del museo, George Osborne, fosse a conoscenza della visita ma non vi abbia partecipato insieme a Thiel.

Sembra che i vertici del museo siano stati avvertiti della possibile percezione da parte dell’opinione pubblica di un trattamento di favore nei confronti di una persona con legami con Jeffrey Epstein, la cui società di software quotata in borsa, Palantir, svolge un ruolo controverso nello Stato britannico .

George Osborne e la ministra della cultura francese, Catherine Pégard (C), osservano l’arazzo di Bayeux durante la visita al British Museum in occasione della sua inaugurazione a luglio. Fotografia: Toby Shepheard/AFP 

Alcuni membri dello staff erano preoccupati che le scarse “lux ore” necessarie per la conservazione dell’arazzo – una misura combinata dell’intensità luminosa e del tempo di esposizione, utilizzata per monitorare e limitare i danni cumulativi causati dalla luce a manufatti delicati – fossero state assegnate a una persona che non aveva alcun interesse noto per il museo.

 

 

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ANSA.IT – MEDIO ORIENTE –notizie da h 9.19 / 1° settembre alle 00.28 del 31 agosto 2026

 

 

 

 

Medio Oriente

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**** STEFANO BOCCONETTI, Il World Food Programme ri-firma con Palantir: dati in cambio di servizi. In cambio dei dati, i servizi – ma la società di Thiel offre garanzie molto vaghe. IL MANIFESTO 31 agosto 2026 +altro + video, 30 min. ca –Limesonline 24 aprile 2026 –

 

note:

se preferite potete vederle dopo il testo, a me sembrava necessario sapere di cosa si trattasse prima di leggere, a me .. si può fare l’opposto se viene voglia, è ovvio

 

COSA E’

1. Il World Food Programme : è l’Agenzia delle Nazioni Unite per soccorre la fame nel mondo. Prendono cura di 100 milioni di persone in 76 paesi del mondo-segue in Wikipedia

 

CHI E’ IL GRUPPO ATTORNO A PETER THIEL E COFA– E PIU’ ANCORA HA IN MENTE DI FARE  X noi ! Ricordiamo appena che una famosa dichiarazione di Thiel

2. PALANTIR E PETER THIEL e ALTRI 

non è facile trovare un testo breve, vi propongo questo video, ma credeteci  fino ad un certo punto OSSIA LASCIATVI UN’ARIA DENTRO CHE DI CHIEDE:  MA SARA’ PROPRIO COSI?

 

+++video di Matteo Gracis di 9.35 min.

GRAZIE A MATTEO PER ILLUMINARCI UN PO’ SULLE TENEBRE DI QUESTO MONDO TECNICO– MISTERIOSO PER TUTTI QUELLI CHE CONTANO::  CIOE’ NOI– NOI, LA GENTE CHE DEVE POTER VIVERE  IN UN MODO ALMENO DECENTE O SE NO RIBELLARCI- MA QUESTA VOLTA BISOGNA ESSERE IN TANTISSIMI– – –DI PIU’ –ANCORA DI PIU’-E ” SAPERE ” COME.

 

 

IL MANIFESTO 31 agosto 2026

https://ilmanifesto.it/il-world-food-programme-ri-firma-con-palantir-dati-in-cambio-di-servizi

 

 

Il World Food Programme ri-firma con Palantir: dati in cambio di servizi.

 

 

Palestinesi verso i camion di aiuti del World Food Programme a Gaza – Foto Ap/Abdel Kareem Hana

I più radicali usano la vecchia, “dura” metafora del materiale biodegradabile utilizzato per fabbricare le mine antiuomo. E forse non sbagliano molto. Perché il Programma alimentare dell’Onu – il World Food Programme, la più grande agenzia alimentare del mondo – sta per rinnovare la sua collaborazione con Palantir.

La partnership va avanti distrattamente da ben nove anni. Allora, però, pochi sapevano che il colosso del software e analisi dei dati, fondato dai due più famosi esponenti del tecnofascismo eugenetico,

sarebbe diventato centrale nel genocidio di Gaza, nella guerra in Iran, nella deportazione dei migranti negli States.

 

POCHI IMMAGINAVANO che Peter Thiel e Alex Karp – diversi nella formazione ma oggi convergenti – sarebbero entrati direttamente «in politica», teorizzando il superamento delle istituzioni democratiche.

 

Eppure è proprio a Palantir che il braccio operativo delle Nazioni unite sta per ri-offrire la gestione di una mole sterminata di dati. Che riguardano persone, popoli che hanno bisogno di sostegno, di cibo per sopravvivere. E proprio nel momento in cui Israele, uno dei massimi beneficiari della tecnologia targata Palantir, riscopre la fame come arma di guerra.

 

L’allarme sull’ormai imminente – e sembra non arrestabile – rinnovo della collaborazione è stato rivelato da una lunghissima inchiesta di due giornaliste, pubblicato da France24 e PassBlue. Un vero e proprio trattato che fa il punto sull’avvio della partnership. Si era alla fine del 2017 ma già alcune notizie parlavano di un progetto pilota con Palantir di almeno due anni prima. Massimo sostenitore dell’accordo: David Beasley, ricco finanziere, trumpiano della prima ora, che da lì a poco avrebbe assunto esattamente la guida del Wfp.

 

L’intesa apparentemente non sarebbe costata un dollaro agli uffici delle Nazioni unite.

Thiel e Karp offrirono i propri «servizi» gratuitamente ma chiesero ( in cambio) di poter accedere direttamente a Scope, la sigla del vecchio software utilizzata fino ad allora dal Programma alimentare mondiale e che serviva a coordinare gli interventi sparsi per il mondo. Vecchio software che conteneva informazioni su milioni di persone beneficiarie degli aiuti.

Di più (cosa che già era stata aspramente criticata da molte associazioni per i diritti digitali): era una delle più grandi banche dati biometriche.

 

NELL’ACCORDO con Palantir, c’era un impegno – vaghissimo – a non utilizzare per nessun motivo i dati personali, riferibili a un singolo individuo. Ma erano talmente tante le parti oscure del contratto – prima fra tutte l’impegno alla totale riservatezza per i funzionari del Wfp – che sei anni fa la Mezzaluna Rossa decise di non voler avere più niente a che fare con programmi che coinvolgessero Palantir.

 

Di più: France24 e PassBlue hanno scoperto che appena un anno fa un «rapporto riservato» interno del Wfp metteva in guardia gli uffici Onu sui rischi che l’intesa comporta sulla privacy e sulla «gestione di rischi», mancando completamente qualsiasi linea guida che ne governi la gestione.

 

E poi, la gratuità. Spulciando fra tutte le voci del bilancio del Wfp, s’è scoperto che invece c’è una voce destinata a Palantir: dieci milioni di dollari e mezzo per «servizi cloud e assistenza tecnica». Programmi gratuiti ma consulenze profumatissime, secondo il vecchio metodo inventato decenni fa da Microsoft.

 

A questo si aggiunge – ma qui siamo nel campo delle deduzioni – che Trump sta promuovendo a capo dell’agenzia dell’Onu Luke J. Lindbeg. Fino a ieri altissimo funzionario del dipartimento statunitense per l’agricoltura che appena quattro mesi fa ha siglato un contratto da 300 milioni di dollari proprio con Palantir.

 

E ANCORA: un’altra ricerca, stavolta del centro «Tech for Bad», ha spiegato che Palantir da tempo ha creato un software ad hoc per il World Food Programme. Si chiama Dots, Digital Operations and Transformation System. Ora assorbe tanta parte della spesa dell’organizzazione umanitaria per l’innovazione tecnologica. I soldi insomma vanno quasi solo ad incrementare l’efficienza di Dots. Tradotto, significa che, anche se ci fosse la volontà, il Wfp non potrebbe abbandonare Palantir dall’oggi al domani, pena la paralisi delle sue attività.

 

E l’impegno a non profilare le persone, a non utilizzare mai quei dati per identificare qualcuno, dati che dovrebbero servire solo a ottimizzare gli interventi? Non c’è bisogno di chissà quale ricerca, lo scrive, nero su bianco, il colosso americano:

«Palantir può raccogliere dati… a condizione che tali dati non identifichino una persona. Ma li può usare per migliorare i prodotti dei suoi clienti».

 

I dati dei disperati li può comunque avere. Dicono che servono a garantire un «prodotto sempre migliore». Qualcuno che ha voluto restare anonimo – sempre per l’impegno alla riservatezza e sempre nel report di Tech for Bad – dice che neanche questo è vero: gli strumenti messi ufficialmente a disposizione da Palantir sono vecchi, dozzinali, mai davvero incrementati, reperibili quasi ovunque.

 

MA C’È un problema che forse viene ancora prima:

gli statuti dell’Onu e del Wfp impongono, nella collaborazione coi privati, la garanzia del rispetto dei diritti umani e la terzietà nei conflitti.

Thiel e Karp sono diventati un pezzo essenziale delle stragi, dei massacri, teorizzano di schierarsi da una parte del mondo – l’Occidente – per colpirne un’altra. Nessuna terzietà.

 

E i due adesso potranno continuare a spulciare fra i dati dei senza diritti. Dati magari poi da vendere? E a chi? Anche a chi è in guerra? A chi compie genocidi? Guerre e genocidi, dopo i quali l’Onu dovrà intervenire. Per dar da mangiare a chi è vittima del sistema Palantir.

 

*** ultimo dato: — da AI Overviw–  IA di GOOGLE

nel 2009, in un famoso saggio intitolato L’educazione di un libertario, Thiel ha scritto di non credere più che la democrazia sia compatibile con la libertà. Per Thiel, la democrazia è un sistema lento, caotico e inefficiente. Dà voce a troppe persone e finisce per ostacolare il vero progresso economico e tecnologico. La sua visione ideale prevede che la società e lo Stato siano gestiti come grandi corporazioni. Le decisioni dovrebbero essere prese da capi illuminati ed élite tecnologiche, senza dover rendere conto alle masse.
Attraverso aziende come Palantir, Thiel ha creato strumenti avanzati di analisi dati e sorveglianza. Per i suoi critici, questo progetto punta a sostituire il dibattito democratico con un ordine algoritmico e sicuro, deciso da pochi. [Avvenire]

** nel di AI Overview — trovate altri riferimenti e citazioni importanti

 

 

LIMES ONLINE — 24 aprile 2026

Giuseppe De Ruvo e Alfonso Desiderio, coordinatore di MAPPA MUNDI

Non solo Trump. Chi è Peter Thiel, l’uomo che cerca di cambiare gli apparati e di plasmare il futuro degli Stati Uniti. L’uso del sistema Maven nella guerra all’Iran: come Palantir e l’Intelligenza Artificiale stanno riscrivendo la dottrina militare Usa. Il superamento dell’ideologia della Silicon Valley e la nascita di una “Repubblica Tecnologica”. I bit al servizio della potenza americana e della sfida alla Cina. I rapporti tra Elon Musk e Thiel.

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+++ ` @Pkittass ·/ link X sotto — 30 ago Non voglio sapere se è reale- ( traduz. dallo spagnolo )—- Neanche noi !–

 

 

  • non so dire se è meglio con l’audio o senza

link X di  @ Pittass 

` @Pkittass

 

video, apri qui

https://x.com/Pkittass/status/2094031211723112759/video/1

 

 

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*** Angela Gennaro e Veronica Sauchelli / ANSA.IT / MAGAZINE- 30 agosto 2026 : Generazione Yolo: la rivoluzione del “si vive una sola volta” che riscrive il senso del lavoro–

 

 

ANSA.IT / MAGAZINE–   30 agosto 2026

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2026/08/30/generazione-yolo-la-rivoluzione-del-si-vive-una-sola-volta-che-riscrive_5cbf48c2-4f6c-409c-a6ad-c8e9c1b61069.html

 

Generazione Yolo: la rivoluzione del “si vive una sola volta” che riscrive il senso del lavoro

 

 

“Il fenomeno Yolo ha caratteristiche diverse a seconda dell’economia a cui fa riferimento”, racconta all’ANSA Milena Gammaitoni, sociologa e professoressa dell’Università di Roma3. L’alba di una nuova era, tra ribellione al capitalismo, dignità e solitudine.

di Angela Gennaro e Veronica Sauchelli

 

 

 

 

“You only live once, that’s the motto, nigga, YOLO”. Si vive una volta sola, canta il rapper Drake. E la domanda legittima è: come vivere quella sola volta? Il grido di battaglia di Millennials e Generazione Z per giustificare scelte “diverse” viene da qui. Ed è nel 2021 che il termine assume una valenza economica e sociologica strutturata. Il giornalista del New York Times, Kevin Roose, conia l’espressione “YOLO Economy” https://www.nytimes.com/2021/04/21/technology/welcome-to-the-yolo-economy.html per descrivere un cambiamento radicale di mentalità post-pandemia. “Sfiniti e con molti risparmi, alcuni lavoratori stanno abbandonando impieghi stabili in cerca di avventure post-pandemia”. Roose osserva come migliaia di lavoratori e lavoratrici americani, esausti da un anno di riunioni su Zoom e isolamento, decidono di “capovolgere la scacchiera” delle proprie vite, abbandonando posti sicuri per inseguire passioni, avviare startup o semplicemente riappropriarsi del proprio tempo.

 

1.  Negli Stati Uniti è una scelta

 

“Il fenomeno Yolo ha caratteristiche diverse a seconda dell’economia a cui fa riferimento”, racconta all’ANSA Milena Gammaitoni, sociologa e professoressa dell’Università di Roma3. “Negli Stati Uniti riguarda persone con un alto reddito che abbandonano il lavoro per avere un miglioramento della propria qualità di vita”. Per vari motivi: “Allontanarsi per esempio da un ambiente di lavoro tossico, o perché manca l’evoluzione formativa attesa”.

Un’ondata di dimissioni che non passa inosservata ai giganti della tecnologia. Microsoft, nel suo Work Trend Index 2021, certifica il terremoto: oltre il 41% della forza lavoro globale prende in considerazione l’idea di lasciare il proprio impiego nello stesso anno. Le analisi di Microsoft su trilioni di segnali di produttività rivelano una “stanchezza digitale” insostenibile, con tempi di riunione raddoppiati e un sovraccarico di chat che spinge lavoratrici e lavoratori verso il burnout (esaurimento fisico e mentale causato da stress cronico), alimentando il desiderio di flessibilità estrema e modelli di lavoro ibridi.

 

2.  In Italia, Yolo “di necessità”

 

Se negli Stati Uniti il fenomeno viene alimentato da risparmi accumulati e mercati in ripresa, in Italia il traino è la necessità “e la dignità”, dicono le testimonianze. “I giovani hanno capito dalle generazioni precedenti che sacrificare la vita per il lavoro non garantisce una ricompensa futura”, racconta all’ANSA Alessandro Gandini, ricercatore dell’Università di Milano e coordinatore del progetto GENWORK.

In Italia l’approccio Yolo “non è un edonismo pigro, ma una scelta di necessità”. Il progetto GENWORK ha analizzato proprio come la Generazione Z stia portando una relazione più “strumentale” con l’impiego, privilegiando l’equilibrio presente rispetto alla promessa (spesso tradita per i Millennials) di un futuro radioso. O, spesso, anche solo dignitoso.

 

 

3.  Il lavoro come “mezzo per vivere bene oggi, non investimento senza garanzie”

video

 

link:

 

 

 

4.  Il tradimento del patto generazionale

 

La sociologa di Uniroma3   Milena Gammaitoni sottolinea la profonda frattura tra il contesto americano e quello europeo. Se oltreoceano a dimettersi sono appunto spesso professionisti ad alto reddito, in Italia la tendenza riguarda giovani altamente qualificati che fuggono da salari stagnanti e precarietà strutturale. Per quello che Gammaitoni definisce apertamente “tradimento” del patto generazionale. “Gli adulti non sono più in grado di garantire le sicurezze di un tempo, come la casa, la pensione o il posto fisso, e i giovani rispondono rifiutando ambienti di lavoro vessatori e redditi insufficienti”.

Nel Nord Europa, racconta la sociologa, le aziende, allarmate dalle indagini di Microsoft sulla ritenzione dei talenti, hanno iniziato a offrire benefit e più ferie per trattenere i lavoratori. “In Italia, invece, questo welfare aziendale stenta a decollare, alimentando una fuga dei cervelli verso paesi capaci di offrire una qualità della vita e delle relazioni professionali superiore”.

 

5.   video 1.13 min. – / LINK –apri sotto:

Yolo vuol dire “Vivi una volta sola”, i giovani ne sono consapevoli

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/2026/08/31/yolo-economy-quando-il-lavoro-non-e-piu-tutto_84a94a7e-0a3e-4b10-8d73-9251417544cf.html

 

 

 

6 .  Il rifiuto del “mito del sacrificio”

 

“Il posto fisso mi metterebbe ansia perché non potrei cambiare; ho bisogno di stimoli continui e di un work-life balance autogestito”, racconta Federico Giuliani, 29 anni. È educatore e ricercatore, e rifiuta categoricamente l’ansia del posto fisso. Il precariato, piuttosto, è una scelta consapevole per mantenere l’indipendenza intellettuale, a patto di poterselo permettere economicamente o attraverso un supporto familiare. “Noi siamo esseri umani, non solo”, dice. “Sono molto di più del lavoro che faccio”, racconta sottolineando il solco rispetto al modello dei suoi genitori.

 

Il sistema attuale è “un tentativo capitalista di eliminare la soggettività individuale per rendere le persone più controllabili”, dice Valerio Greco, insegnante di sostegno nella scuola primaria. Precario, sottolinea. Ama insegnare ma l’ambiente scolastico, al di là di fulgide eccezioni, è “stagnante e poco libero, con cerchie ristrette. Ho iniziato adesso e già faccio fatica, onestamente. E voglio evitare di stare male al lavoro“. Greco sogna di fare ricerca, sta provando vari dottorati, sa di poterselo permettere perché ha un lavoro precario (“il contratto scade il 31 agosto e ricomincia il primo settembre”, sorride amaramente) e anche un contesto famigliare ed economico che gli consente di pensare di migliorare vita e percorso professionale.

 

 

 

 

segue nel link dal punto 7 al 12

ANSA.IT / sito/ notizie / magazine — 30 agosto 2026

/https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2026/08/30/generazione-yolo-la-rivoluzione-del-si-vive-una-sola-volta-che-riscrive_5cbf48c2-4f6c-409c-a6ad-c8e9c1b61069.html

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°

 

indice  di quello trovate nel link:

 

7 – Più si lavora più si guadagna è solo un mito capitalista- video

8 – “I miei genitori sono stati il loro lavoro per tutta la vita”– video

9 –  La mamma millenial: “Lavorare per vivere o vivere per lavorare?”

10  – Tra supporto familiare e fragilità psicologica

11 – Fenomeno Yolo, la psichiatra: “Differenza tra generazione Millenial e Z”

12 –  Oltre il Quiet Quitting (fare lo stretto necessario previsto dal contratto) 

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こねこ日和|Kitten Days @naitahanasi · 11h- oggi 30 agosto — guarda la faccia e gli occhi dei piccoli davanti a… ?

 

 

ありがとう Kitten days !

 

tradotto dal giapponese:

” Qualcosa tipo che solo uno è diverso “.

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ELIANA RIVA – Il finto think tank che insegna ai chatbot la versione di Israele – IL MANIFESTO  30 agosto 2026 + IL FATTO QUOTIDIANO 28 agosto

 

 

Treccani – CHATBOT
Programma informatico capace di interagire vocalmente con l’utente.
Quando in Rete risponde il robot- (  segue nel link di Treccani )

 

 

IL MANIFESTO  30 agosto 2026
https://ilmanifesto.it/il-finto-think-tank-che-insegna-ai-chatbot-la-versione-di-israele

 

 

 

Il finto think tank che insegna ai chatbot la versione di Israele

 

 

 

 

 

 

 

Il governo di Tel Aviv non si limita a disseminare in rete propaganda filoisraeliana nella speranza che venga raccolta dalle intelligenze artificiali. Finanzia invece la costruzione di fonti pensate per essere riconosciute dalle macchine come autorevoli: studi dall’aspetto accademico, pieni di dati, citazioni e cautele metodologiche, organizzati per offrire risposte già pronte alle domande degli utenti. Il punto non è imporre alla macchina una versione favorevole a Israele, ma orientare il modo in cui valuterà i fatti, i dubbi e le responsabilità.

 

È questo lo scopo ultimo di una nuova operazione di propaganda finalizzata da Tel Aviv e ricostruita da un’inchiesta del quotidiano inglese The Guardian che ha seguito le tracce lasciate da un presunto centro studi statunitense, l’Hanover Institute for Public Policy. Un istituto che non compare negli elenchi ufficiali degli enti, che non si sa dove abbia sede, senza autori riconoscibili e capace però di una produzione prodigiosa. 124 «rapporti» pubblicati tra il 6 e il 14 agosto, più di 560 mila parole. In soli due giorni, dal 12 al 13 ne sono comparsi 73.

 

QUASI TUTTI HANNO una caratteristica particolare. Il titolo non annuncia il tema di una ricerca ma pone una domanda: «Israele sta commettendo un genocidio a Gaza?»; «Israele ha espulso i palestinesi dalla loro terra?»; «Esiste una politica della fame a Gaza?»; «Israele pratica l’apartheid nei Territori palestinesi occupati?». Sono, quasi parola per parola, le domande che milioni di persone possono rivolgere ogni giorno a ChatGPT, Gemini, Claude o Perplexity.

 

Non si tratta di veri studi, nel senso specifico del termine. Hanover non manda ricercatori sul campo, non conduce interviste, non somministra test, non effettua sondaggi, non scopre documenti né produce nuovi dati. Raccoglie ciò che esiste già: rapporti Onu, di Amnesty international, articoli scientifici, statistiche palestinesi, dati dell’esercito e del governo israeliano. Poi sistema tutto dentro un documento dall’abito impeccabilmente accademico, completo di metodologia, note, tabelle, numeri, fonti e conclusioni. Il risultato è una risposta già pronta che spesso, se presa nuda e cruda, condanna Israele.

 

Si crea un effetto paradossale: attraverso il finto istituto di ricerca finanziato da Tel Aviv, il governo israeliano riesce dove i suoi rappresentanti di maggioranza e di opposizione falliscono: ammettere le colpe con i numeri e i fatti. Mentire non consentirebbe di presentarsi come una fonte affidabile e non attirerebbe l’interesse dei sistemi di intelligenza artificiale. Eppure, leggere gli «studi» genera una sensazione di confusione.

 

Il ragionamento a cui conduce il testo partorisce il dubbio sulla responsabilità, sulla lettura dei numeri, sulla mancanza di un giudizio legale definitivo. E sulla minaccia dell’antisemitismo. Che è sempre lì, presente anche quando è lo stesso istituto a dichiarare che l’argomento è slegato da quello della «ricerca».

 

Alla domanda «Israele sta commettendo un genocidio a Gaza?», per esempio, Hanover riconosce subito che la commissione d’inchiesta dell’Onu ha stabilito nel 2025 che le autorità israeliane hanno compiuto quattro dei cinque atti elencati dalla Convenzione sul genocidio ma insiste che questo non basta: il vero nodo sarebbe l’intento di distruggere il gruppo. Così il centro della discussione non resta sulle uccisioni, sui danni fisici e mentali, sulle condizioni di vita imposte o sulle misure contro le nascite, ma viene spostato sull’elemento più difficile da provare.

 

 

IL TESTO DECLASSA sistematicamente chi stabilisce che sia genocidio e mette sullo stesso piano conclusioni di organismi internazionali e la versione israeliana, presentandole come “due letture” del medesimo materiale. Lo schema si ripete. Il rapporto sulla fame compie anzitutto una separazione insistente fra fame e politica della fame. Ammette che la carestia è stata classificata e che almeno 500mila persone erano nella fase più estrema, ma dice continuamente: questo misura il risultato, non la causa né l’intenzione.

 

Persino la dichiarazione esplicita di assedio totale da parte del ministro della difesa viene trasformata in un indizio insufficiente dell’intenzione. Entrambi inseriscono il tema dell’antisemitismo anche quando non è direttamente legato all’oggetto della ricerca.

 

Non occorre dunque negare ciò che è successo. Basta alzare continuamente la soglia di ciò che può essere considerato definitivamente provato. In uno dei rapporti più impressionanti Hanover ammette l’esistenza di bombardamenti israeliani che hanno cancellato famiglie intere. Ma subito dopo restringe il significato dei numeri: quei conteggi significano forse che non sia rimasto in vita nessun membro della stirpe? No, impossibile saperlo, dunque la stessa risposta iniziale viene resa dubbia. I numeri presentati sono continuamente declassati a dati di «una delle parti in conflitto».

 

Inoltre, lo «studio» è formulato come una disputa sulle definizioni: famiglia, nucleo familiare, linea genealogica, spostando la discussione dal fatto – decine e centinaia di parenti uccisi insieme – alla dimostrazione dell’estinzione biologica completa della famiglia. Il numero enorme di vittime appare in parte conseguenza della struttura abitativa palestinese. È assolutamente assente qualsiasi accenno all’opportunità di sganciare una bomba in un’area densamente abitata, alla catena decisionale dell’esercito, al principio di proporzionalità.

 

È una forma di propaganda assai più sofisticata della semplice falsificazione. Il fatto viene ammesso e circondato di cautele fino a limitarne le conseguenze. Formalmente non c’è nulla di scorretto. L’effetto cumulativo è però quello di trasformare ogni certezza in una controversia accademica ancora aperta.

 

PERSINO QUANDO la ricerca porta Hanover molto lontano da una difesa possibile di Israele, il percorso tende a ricondurre il lettore altrove. Uno studio del 2022 sui commenti antisemiti pubblicati sulle pagine Facebook di testate britanniche, francesi e tedesche viene citato 454 volte in 88 dei 124 rapporti. Compare in testi sulla registrazione delle terre nei Territori occupati, sul numero dei morti a Gaza, sulle espulsioni del 1948 e sul blocco della Striscia. Secondo Nick Cleveland-Stout, ricercatore del Quincy Institute che per primo ha indagato Hanover per Responsible Statecraft, quasi ogni rapporto finisce per suggerire che parlare di quelle accuse contro Israele potrebbe contribuire all’antisemitismo.

 

Tutte queste caratteristiche diventano più comprensibili se si considera non chi dovrebbe leggerli ma chi dovrebbe trovarli. Quando un utente interroga oggi un sistema di intelligenza artificiale, la macchina può cercare in rete informazioni utili a costruire la risposta. Non sfoglia un rapporto come farebbe una persona. Individua i passaggi che sembrano rispondere meglio alla domanda, li estrae e li combina con altri materiali. È quindi particolarmente utile trovare una pagina che porti nel titolo proprio quella domanda, che offra immediatamente una risposta, che la spezzi poi in altre domande più piccole e che accompagni ogni affermazione con numeri e fonti. È esattamente questa l’architettura di Hanover.

 

Non è soltanto un’impressione. Res, una società specializzata nel rendere i contenuti più facilmente utilizzabili dai sistemi di intelligenza artificiale, spiega pubblicamente ai propri clienti lo schema da utilizzare, che corrisponde a quello di Hanover. Il Guardian ha scoperto che inizialmente sul sito del sedicente istituto di ricerca era presente un file standard proprio di Res, una sorta di indice scritto per aiutare le macchine a capire cosa contiene un sito. E il fondatore della società, Hai Tran, si era registrato poche settimane prima al dipartimento di Giustizia americano come consulente digitale e subappaltatore di Piro Inc., la società registrata negli Stati Uniti per attività svolte, attraverso Havas Media Germany, per conto dell’agenzia pubblicitaria del governo israeliano.

 

IN FONDO all’home page della Hanover c’è esplicitamente scritto che il «materiale è distribuito da Piro, Inc. per conto di Havas Media Germany GmbH per conto dell’Agenzia pubblicitaria del governo israeliano (LaPam)».

Piro, peraltro, non nasconde il genere di servizio che vende. Sul proprio sito pubblicizza un sistema per intervenire sulle risposte dell’intelligenza artificiale. Spiega di individuare le domande rivolte dagli utenti, costruire contenuti nel modo in cui i modelli valutano l’affidabilità delle fonti e pubblicarli non soltanto sui siti dei clienti, ma anche su «proprietà terze affidabili che costruiamo».

 

Lo scopo finale è dichiarato senza molti giri di parole: non basta apparire tra le fonti, bisogna «apparire come la risposta». È qui che cambia la natura della propaganda. Hanover non deve convincere l’intelligenza artificiale che Israele ha ragione. Deve diventare una delle fonti attraverso cui la macchina impara a decidere che cosa è certo, che cosa è contestato e che cosa richiede ancora prudenza. Deve insegnarle a dubitare abbastanza da non arrivare fino in fondo quando i fatti indicano che Israele ha torto.

 

IL FATTO QUOTIDIANO  28 agosto 2026

Falso think tank americano diffondeva la propaganda di Israele usando l’intelligenza artificiale: l’inchiesta del Guardian

Il centro studi in questione, l’Hanover Institute for Public Policy, ha pubblicato oltre mezzo milione di parole in nove giorni. Ma non esiste come entità legale in alcuna giurisdizione, non ha un indirizzo fisico e non riporta alcun membro dello staff né alcuna firma sui suoi articoli.
se vuoi, apri il link, l’articolo è gratis

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/28/falso-think-tank-propaganda-israeliana-intelligenza-artificiale-notizie/8490977/

 

 

 

L’ULTIMA RIVISTA DI FUMETTI — IL MANIFESTO

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Prima pagina 30 agosto 2026 — Il Manifesto + Maicol & Mirco

 

 

 

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ANSA.IT  30 agosto 2026 – 14.40 – Medio Oriente– dalle 14.40 / 30 agosto alle 15.01 del 26 agosto 2026

 

 

 

ANSA.IT  30 agosto 2026 – 14.40
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/mediooriente.shtml

 

Medio Oriente

 

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Pillole di storia (Pills of history ):: Iran: dal XX secolo a oggi, spiegato facile– il conduttore è Fabio Vinci– forse i testi sono frutto di Ai– non lo so con precisione

 

 

 

*** il ragazzo, secondo noi, è molto bravo

 

La storia dell’Iran è un viaggio lungo 2500 anni, da quando la Persia dominava un impero vastissimo. Ma l’Iran del XX secolo è caratterizzato da un elemento ricorrente: intromissioni estere. Le potenze occidentali hanno influenzato le sorti dell’Iran, contribuendo allo stato di tensione in cui si trova oggi il Paese. Vediamo di capirci qualcosa, e cerchiamo di capire se un nuovo intervento estero, oggi, sarebbe auspicabile o no.

schema del racconto:

0:00 Introduzione
1:40 Un po’ di basi
3:38 Gli inizi del 900
6:40 L’era dei Pahlavi
9:28 L’ultimo Scià
14:26 La Rivoluzione Bianca
22:12 Verso la Rivoluzione
26:20 Rivoluzione Islamica
30:40 Repubblica Islamica
35:05 L’Iran og

 

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( domani ) — se hai voglia di aprire il link – vedi foto bellissime femminili assai–

 

 

segue da:

DANI OLIVER — FOTOGRAFO GRANDE INNOVATORE

https://daniolivier.com/fr/index/45/866/867.html#prettyPhoto/0/

 

Dani Olivier è nato a Parigi nel 1969 e si è laureato all’HEC Paris. Vive e lavora a Parigi. Questo sito web presenta le sue fotografie sperimentali realizzate dal 2014 ad oggi.
Fedele all’attimo, l’immagine obbedisce a un principio di autenticità e integrità: nessun ritocco, nessuna alterazione.

 

 

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MARIO DI VITO, Terrorista è la piattaforma. Il collettivo italiano Autistici/Inventati, per uscire dall’elenco dei cattivi deve fare abiura- IL MANIFESTO – 28 agosto 2026 + altro + altro—

 

 

 

IL MANIFESTO – 28 agosto 2026
https://ilmanifesto.it/terrorista-e-la-piattaforma

 

 

Terrorista è la piattaforma

 

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Menlo Park, California, una protesta proPal davanti alla sede di Meta – Foto Getty Images

Uscire dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche non è difficile. Basta compilare un modulo online e lì dichiararsi ravveduti del proprio comportamento. Bizzarrie legate all’assurdità intrinseca della guerra che l’amministrazione Trump sta facendo agli «Antifa» e in generale a tutti quei gruppi «di sinistra» ritenuti responsabili di chissà quali violenze nel paese. Autistici/Inventati, in questo contesto, è accusato di offrire infrastrutture digitali a questi «gruppi violenti».

Da qui la sua messa al bando, che prevede il congelamento di tutti i suoi beni patrimoniali che si trovano sotto la giurisdizione degli Usa o comunque a entità e società statunitensi e il divieto di effettuare qualsiasi transazione. Di mezzo ci vanno le persone che legalmente rappresentano la piattaforma, cioè gli appartenenti all’Associazione Investici che rappresenta il collettivo per questioni legali e burocratiche.

A questo proposito, l’Ofac (l’agenzia del Dipartimento del tesoro che gestisce e applica le sanzioni economiche e commerciali) ha emesso una General License n. 36, che autorizza fino alle 00:01 del prossimo 25 settembre 2026 (ora della costa Est) le operazioni ordinariamente necessarie per chiudere ogni rapporto esistente.

 

IN ITALIA, sul piano legale, Autistici/Inventati non rischia nulla: dal Viminale fanno sapere che, trattandosi di misure unilaterali decise dagli Stati Uniti, qui non c’è alcun obbligo di applicare sanzioni di qualsivoglia genere. Così è stato in effetti anche negli ultimi due casi simili, quello famoso di Francesca Albanese e quello della Federazione anarchica informale. Certo, non risulta nemmeno che il governo italiano abbia mai protestato per queste situazioni, e anche stavolta a prevalere è il silenzio più totale. La settimana prossima dovrebbero comunque arrivare alcune interrogazioni parlamentari da Avs e dal M5s. Il collettivo, ad ogni modo, ha tutte le intenzioni di difendersi: verrà trovato un avvocato in grado di interfacciarsi con gli Stati Uniti, poi è possibile il coinvolgimento dell’Eff, la Electronic frontier foundation, un’organizzazione non profit di San Francisco che si occupa dei problemi legali connessi alla difesa dei diritti digitali.

«RESPINGIAMO al mittente tutte le accuse – scrive il collettivo Autistici/Inventati in un comunicato – e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivisti, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente». E ancora: «Non ci fermeremo e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, opponendoci in ogni modo alle accuse false costruite da un’amministrazione politicamente disperata che ha il solo scopo di distrarre le persone e i media dalla propria violenza e dal proprio desiderio di guerra. L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità».

Sin dalla sua nascita, nella primavera del 2001, Autistici/Inventati ha dovuto attraversare diverse vicende giudiziarie di vario ordine e grado. Era il 15 giugno del 2004 quando la polizia postale, su ordine della procura di Bologna che stava indagando su alcuni collettivi anarchici, si presentò alla serverfarm di Aruba a Soci, in provincia di Arezzo. Il personale presente acconsentì allo spegnimento momentaneo del server di Autistici/Inventati per permettere agli agenti di copiarne il contenuto. Soltanto un anno dopo, quando l’inchiesta si arenò davanti al gip, il collettivo venne a sapere che erano state violati circa 5.000 caselle mail, centinaia di siti e liste con decine di migliaia di partecipanti.

ARUBA non si era preoccupata di avvertire nessuno, anzi in un primo momento aveva parlato di un guasto tecnico per giustificare lo spegnimento, e così Autisciti/Inventati decise di varare il «Piano R*», cioè la dislocazione dei suoi server in più paesi. Qualche anno dopo, siamo nel 2009, a seguito di una querela presentata da Casapound, la procura di Avezzano emise una serie di rogatorie internazionali verso Norvegia, Olanda e Svizzera, ottenendo una nuova clonazione dei server.

Anche qui l’operazione intaccò i dati di migliaia di utenti, ma nel giro di poche ore, grazie proprio al Piano R*, Autistici/Inventati riuscì a riattivare i propri servizi nel giro di poche ore.

ANCORA oggi un gran numero di blog, italiani e non solo, si appoggiano alla piattaforma di autodifesa digitale nel nome dello slogan che l’accompagna da sempre:

«Socializzare saperi, senza fondare poteri».

 

 

aggiunta da IL POST/ link — 26 agosto 2026

 

Autistici/Inventati è un collettivo fondato nei primi anni Duemila che ideò un sistema di servizi informatici indipendenti per fornire indirizzi email, siti web, blog e newsletter ad altri attivisti e collettivi. È noto per il suo stretto legame con Indymedia, una rete di giornalisti indipendenti e videomaker, che durante il G8 di Genova nel 2001 ebbe una sua redazione nella scuola Diaz, in cui documentò le torture e i pestaggi dei manifestanti da parte delle forze dell’ordine. Gli Stati Uniti accusano Autistici/Inventati di aver supportato con i propri servizi organizzazioni da loro considerate terroristiche come il PKK, il gruppo militare autonomista curdo.

 

da TRECCANI — INDYMEDIA

 

Indymedia

– Rete globale di attivisti dei media ( o mediattivisti ). Coincide con l’omonima piattaforma di publishing ( pubblicazione ) online comunitario sviluppata dai programmatori informatici appartenenti al network ( rete ) per consentire la pubblicazione in tempo reale e non moderata di contenuti da parte degli utenti. Organizzato in centinaia di nodi locali, questo network internazionale di giornalisti, hacker e mediattivisti  ( qui sono sinonimi, blog )   si caratterizza sin dalle origini per una politica editoriale sviluppata nella struttura del sito che offre una peculiare miscela di informazioni: i redazionali decisi all’interno del collettivo di gestione dei singoli nodi, il newswire ( flusso di notizie/ anche – agenzia di stampa ) e le informazioni pubblicate dagli utenti che non sono oggetto di moderazione.

I. è nata a Seattle nel 1999 all’interno del movimento no global con il nome di Independent media center (IMC) per offrire uno strumento di comunicazione indipendente a quanti erano impegnati nelle contestazioni al meeting della WTO (World trade organization).

Il nodo italiano è nato nel 2000 in concomitanza con le contestazioni al vertice OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) di Bologna. Usando i linguaggi dell’immagine in movimento, lo streaming video, e diffondendo notiziari via webradio, I. ha documentato dal vivo, minuto per minuto, quello che accadeva nelle piazze del G8 2001 a Genova: gli scontri, le violenze ma anche i cortei festosi dei convenuti. In quell’occasione gli attivisti hanno realizzato un sistema di pubblicazione delle notizie via SMS (Short message system) per consentire di commentare le informazioni trasmesse e i materiali pubblicati utilizzando il proprio cellulare. Lo slogan del network, don’t hate the media, become the media, «non odiare i media, diventa media», ha permesso a I. di raccogliere intorno a sé una nuova generazione di attivisti dell’informazione interessati ai temi della politica e dei movimenti.

Attraverso i nodi nazionali e locali dell’IMC è stato pertanto possibile coordinare campagne, denunciare abusi, informare i cittadini, grazie a una moltitudine di civic journalist che in tale piattaforma hanno trovato lo strumento per pubblicare audio, video, testi in piena libertà, inaugurando un nuovo modo di fare informazione per i movimenti grassroots (1 )(v.), dare la notizia nella sua dinamica reale, mentre accade. I. sostiene il (v. – i movimenti di base, alternativi) e promuove un’informazione alternativa; in Italia è organizzata in un sito nazionale (italy.indymedia.org) e in alcuni locali.

(1 ) grassroots- letteralm- = radici dell’erba –usato nel significato di ” movimenti di base ” nel senso di movimenti spontanei, autoregolati ecc.

Indymedia: libertà di comunicazione e autorganizzazione

*********************

IL LIBRO CITATO

Descrizione

«Don’t hate the media, become the media»  — non odiate i media, diventate voi i media–. Con questo slogan nacque Indymedia – nel novembre del 1999 a Seattle – in occasione della mobilitazione contro il Wto che fu fondamentale per la diffusione del movimento No Global. Un sito per raccontare le proteste, che in quei giorni collezionò più di un milione di visitatori, numero incredibile per l’epoca e impressionante ancora oggi.
La grande forza di Indymedia fu l’open publishing: permettere a chiunque di pubblicare testi, immagini e video in uno spazio del sito chiamato Newswire.

Fu una rivoluzione nel mondo della comunicazione, in anni in cui i computer e la rete non erano ancora diffusi ovunque, non c’erano gli smartphone, non esistevano i social network, e i grandi giornali avevano appena iniziato a mettere on line i propri siti statici.
Il tanto temuto Millennium bug ( difetto di informazione / lett. baco ) a cavallo del secolo fu proprio quel movimento. Nell’arco di un paio d’anni Indymedia divenne un fenomeno globale, cambiando la percezione della rete come ormai riconosciuto anche a livello accademico.

Stravolse la gerarchia delle fonti di informazione, con un progetto no profit basato sull’autogestione che anticipò molti degli strumenti nati successivamente.

Fu chiaro durante il G8 di Genova, quando le strade si riempirono di attivisti con telecamere, macchine fotografiche, e storie da raccontare. Quello strumento di diffusione aperto tolse dalle mani dei media mainstream la narrazione di quei giorni, rivelandosi poi decisivo anche in sede processuale.
In modo corale, con interventi in prima persona di alcune e alcuni degli attivisti che parteciparono al progetto, questo libro narra una possibile storia del nodo italiano di Indymedia.
Alcuni la considerano un’occasione persa, altri sono convinti di esser stati travolti dalle piattaforme proprietarie del web 2.0 di cui oggi vediamo gli effetti nefasti, altri ancora che quello strumento non potesse funzionare dopo la fine del movimento in cui era nato. Ma senza dubbio si tratta del più importante progetto di comunicazione autogestita della storia dei movimenti sociali.

Adesso Become the media è diventato un tema sussunto e ribaltato. Eppure quello slogan fu davvero la nostra svolta, come disse Jello Biafra dal palco al Green Party americano, nel 1999. Perché fino a quel momento i media erano associati al potere, al capitalismo. Mentre con Indymedia, per la prima volta, l’accesso alla comunicazione veniva dal basso. In questo senso Indy è stata precursore di ogni forma di citizen journalism e dei social network.

citizen journalism: 

in questo link: https://www.nature.com/articles/s41599-025-06216-6
è riportato uno studio fatto / vedi link / per saggiare l’affidabilità della rete per fornire informazione. Riporto la conclusione:

” I ​​risultati del sondaggio rivelano che il giornalismo partecipativo genera notizie rapide, senza pretese e in grado di influenzare l’opinione pubblica; tuttavia, si scontra con un grave problema di affidabilità causato dalla disinformazione e dai pregiudizi. I risultati corrispondenti sottolineano la necessità di fornire alle persone competenze di alfabetizzazione mediatica, di implementare pratiche di verifica e di aderire a standard etici affinché la fiducia nel giornalismo partecipativo sia mantenuta e il suo potenziale democratizzante sia sbloccato. Queste rivelazioni rappresentano un’importante fonte di informazioni per i decisori politici, i media e i cittadini ben informati. ”

 

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ANSA.IT — 28 agosto 2026 – 9.52– Sassonia-Anhalt, l’AfD in testa al 40% a pochi giorni dal voto. + altro

 

 

 

ANSA.IT — 28 agosto 2026 – 9.52
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/28/sassonia-anhalt-lafd-in-testa-al-40-a-pochi-giorni-dal-voto_4d6921e1-571f-48e8-b8df-956836dbc55e.html

 

Sassonia-Anhalt, l’AfD in testa al 40% a pochi giorni dal voto.

I cristiano-democratici del primo ministro Sven Schulze si attestano al 23%.

 

© ANSA/EPA© ANSA/EPA

 

A poco più di una settimana di distanza dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, secondo un sondaggio rappresentativo condotto dal gruppo di ricerca “Forschungsgruppe Wahlen” per conto della Zdf, l’AfD continua a essere nettamente in vantaggio rispetto alla Cdu del cancelliere Friedrich Merz.
Secondo i dati, l’estrema destra dell’AfD raggiunge il 40%, mentre i cristiano-democratici del primo ministro Sven Schulze si attestano al 23%.
Seguono Die Linke (La Sinistra) con il 13%, l’Spd con il 9% e i Verdi con il 6%.
Il Bsw e l’Fdp, entrambi al 3%, non supererebbero la soglia di sbarramento del 5%.
Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt si terranno il 6 settembre; attualmente il governo è guidato da una coalizione composta da Cdu, Spd e Fdp.

 

 

Sassonia-Anhalt – Localizzazione

Sassonia-Anhalt
TUBS –

 

 

 

Magdeburgo di notte- la capitale dello stato

 

 

- RIPRODUZIONE RISERVATA

Il disco celeste di Nebra, dell’età del bronzo.
Dbachmann

Il disco è considerato la più antica rappresentazione del cielo e uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo. Fu rinvenuto nell’estate del 1999 da alcuni saccheggiatori di tombe all’interno di una cavità in pietra sul monte Mittelberg, nei pressi della cittadina di Nebra, in Germania. Dal 2002 appartiene al museo regionale della preistoria di Halle, in Sassonia-Anhalt.

 

per chi volesse sapere qualcosa in più sul ” DISCO DI NEBRA “– andiamo in Puglia e ci stiamo un po’.. fino alla ” Masseria dei monelli ” –  ( che bel nome !)

ANSA.IT — 16 luglio 2019 —

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2019/07/16/in-mare-puglia-ricerche-su-disco-nebra_b0647429-0cad-4819-bbd5-fe817f4512df.html

In mare Puglia ricerche su Disco Nebra

Università Halle e soprintendenze con veicolo sottomarino

BRINDISI, 16 luglio 2019, 18:08

E’ al largo della costa brindisina e leccese che i ricercatori dell’Università di Halle cercano il collegamento tra la Mesopotamia, dove ha origine il Disco di Nebra – la più antica raffigurazione del cielo, su lastra in bronzo con lamine d’oro – e la Germania, dove è stato deposto, probabilmente attorno al 1600 avanti Cristo.

I ricercatori della Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt di Halle, della soprintendenza tedesca e di quella di Brindisi Lecce Taranto hanno iniziato le ricerche nell’area marina protetta di Torre Guaceto; si proseguirà a Roca Vecchia di Melendugno.

“Si cerca il collegamento mancante – spiega François Bertemes, docente di archeologia preistorica alla Martin-Luther Universität di Halle – Sappiamo che le origini delle immagini, la rappresentazione dei fenomeni astronomici sul disco di Nebra sono in Egitto e in Mesopotamia.

    Ma non sappiamo in che modo questa informazione è arrivata in Europa”. A Torre Guaceto è in azione SeaCat, un veicolo autonomo sottomarino.

( il disco) Era stato trovato nel 1999 da clandestini nei boschi del Mittelberg, con armi e ornamenti in bronzo, vicino alla cittadina di Nebra ed è custodito nel museo di Halle.

“Torre Guaceto e il suo immenso patrimonio naturalistico ed archeologico non smettono di stupirci”, commenta il presidente del Consorzio, Corrado Tarantino.

video, 1.34 min.
https://www.facebook.com/watch/?v=1029070318105090

La campagna di scavi archeologici 2023 di Torre Guaceto è stata un successo. Tra le importanti novità che giungono dalla necropoli a cremazione ci sono il ritrovamento della tomba del primo uomo di ceto elevato e vasi per cerimonie funebri contenenti bevande fermentate a base di cereali: la birra dell’età del Bronzo!

Necropoli di Torre Guaceto — 26 luglio 2023

per il testo apri qui:

https://www.riservaditorreguaceto.it/index.php/it/notizie-e-foto/notizie/item/280-necropoli-di-torre-guaceto-trovati-la-tomba-di-un-uomo-di-rango-e-tracce-della-birra-dell-eta-del-bronzo?fbclid=IwY2xjawT-NgtwZG9mAWV4dG4DYW

 

 

 

Torre Guaceto | Carovigno

oasi di Torre Guaceto

L’oasi WWF è inclusa nella Riserva Naturale Marina e riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale (IT9140005). Situata nei Comuni di Carovigno e Brindisi si estende per 1.800 ettari, lungo un tratto di costa tra i più conservati e rappresentativi della costa adriatica, con paludi e dune alte fino a 10 metri e una Torre saracena che racconta la storia di questa zona. E’ attivo il centro recupero tartarughe marine.

da: WWF.IT

https://www.wwf.it/dove-interveniamo/il-nostro-lavoro-in-italia/oasi/torre-guaceto/?utm_source=google&utm_medium=cpc_grant&utm_campaign=15024844931&ad_group=159768205388&match_type=&device=c&keyword=&utm_term=&gad_source=1&gad_campaignid=15024844931&gbraid=0AAAAADvqmKLYId3JmHTB6cUFR_RFCfCOh&gclid=CjwKCAjw48TUBhBREiwAK0GnQbg9Vp5xQ-JccvQvB3QDEgNcdSHmbmI-Lx_No3vmynri2dJl97ebwhoCf-4QAvD_BwE

 

FAI / LINK

 

Una riserva Naturale in cui e’ possibile avventurarsi, percependo e distinguendo gli odori della macchia mediterrranea. Sulla sabbia morbida come un velluto e dorata, il fratino, uccello limicolo di poccole dimensioni, depone le uova che hanno il colore della sabbia, vengono sistemate in una depressione e mimetizzate con conchiglie e foglie di posidonia. Sono tante le specie che frequentano questo ambiente nei mesi dellanno, la biccaccia si mare, la tartaruga Caretta caretta, la luscengola, il ramarro, il tasso, il tarabuso, gli storni, le rondini. Tutto immerso in una serie di calette come la spiaggia delle conchiglie in cui e’ possibile fare il bagno, in cui sfocia la sorgente di Gaw Sit. Dall’altro dell’antichissima Torre Aragonese e’ possibile ammirare l’oasi e per il wwf salvaguardare la biodiversita’ dell’oasi.

 

 

 

 

 

DA QUI, IL LINK E’ SOTTO

A 15 km a Nord-Ovest di Brindisi è situata la riserva naturale marina di Torre Guaceto, una zona umida costiera dichiarata sito di importanza internazionale già nella convenzione di Ramsar (Iran) del 1971.
Torre Guaceto è un tratto di costa formato da promontori, spiaggette, isolotti, dune e paludi.
Ricchissima la flora costiera e la fauna marina e palustre.
Tra le specie più importanti che vivono in quest’area, la tartaruga marina, il falco di palude e l’anatra selvatica.

 

LEGGETE DENTRO IL LINK SE VI INTERESSA ANDARE O SAPERE

MASSERIA DEI MONELLI

https://www.masseriadeimonelli.it/torre_guaceto.htm

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Gino Paolo, Quattro amici al bar ( remastered )– 1991 + testo da Rockit

 

 

 

 

TESTO

Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualchecosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità
di anarchia e poi di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e
proponevi i tuoi farò
Eravamo tre amici al bar
uno si è impiegato in una banca
si può fare molto pure in tre
mentre gli altri se ne stanno a casa
si parlava in tutta onestà
di individui e solidarietà
tra un bicchier di vino ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché
e proponevi i tuoi però
Eravamo due amici al bar
uno è andato con la donna al mare
i più forti però siamo noi
qui non serve mica essere in tanti
si parlava con tenacità
di speranze e possibilità
tra un bicchier di whisky ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché
e proponevi i tuoi sarà.
Son rimasto io da solo al bar
gli altri sono tutti quanti a casa
e quest’oggi poi verso le tre
son venuti quattro ragazzini
son seduti li vicino a me
con davanti due coche e due caffè
li sentivo chiacchierare
han deciso di cambiare
tutto questo mondo che non va.
Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
e forse non ci incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
e forse non ci incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno a rincorrere i suoi guai

testo da:
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Massimo @Rainmaker1973 / link X sotto – Il langur di Cat Ba (noto anche come langur dalla testa dorata) è uno dei primati più rari sulla Terra

 

Vive solo sull’isola di Cat Ba, nel Vietnam settentrionale, e nient’altrove in natura. Ne rimangono in vita solo circa 70-80 individui.

 

LINK X DI MASSIMO

Massimo @Rainmaker1973

 

apri qui

https://x.com/Rainmaker1973/status/2092959544355799235/video/1

 

guardate che belli !

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video, 46.00 min. ca — Lucio Caracciolo – Mediocenia, il nome segreto dell’Italia ( in mezzo agli oceani )– PANDORA RIVISTA VIDEO, agosto 2026

 

 

*** interessante  tutto – all’inizio sembra un po’ stanco..

++ al min. 19.00 e seguenti

min. 29.00 — LA TURCHIA

 

dal Festival “Atlanti del Presente”- Ravenna dal 24 al 26 luglio 2026.
Pandora Rivista  video / link

 

 

 

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Beatrice Solinas Donghi nacque nel ’23 a Serra Riccò (Genova) – quindi è ligure — una scrittrice che si e’ dedicata – anche e molto – alle fiabi liguri !

 

 

vi consiglio di mettere la musica bassa  ( ” se i consigli servissero a qualcosa, sarebbero a pagamento ” – dicono in Brasile–)

 

 

 

 

tutta la serenità di questa sera – quasi notte fonda, mi è stata regalata  .. dalla meraviglia  che è l’Editore TOPIPITTORI

di cui abbiamo guardato tre libri, tutti di una stessa autrice che — ” ho scoperto io ”

 

E’ una scrittrice ligure Beatrice Solinas Donghi (1923-2015) / famosissima per tutti / che nacque a Serra Riccò (Genova) da una famiglia aristocratica. Il padre era giornalista e la madre una pittrice inglese. Esordì con L’estate della menzogna (Feltrinelli, 1959) cui seguirono parecchie altre opere per adulti. Appassionata studiosa di narrazione popolare, curò molte raccolte tra cui Fiabe Liguri assieme a Pino Boero (Mondadori, 1982), e scrisse il saggio La fiaba come racconto (Marsilio, 1976). Grande successo ebbero alcuni suoi libri per ragazzi, a cominciare dal pluripremiato Quell’estate al castello (EL, 1982). Tornò alla narrativa adulta con due splendide opere, La bella fuga (La Tartaruga, 1992) e Vite alternative (Il Canneto, 2010). Aveva già pubblicato nel ’59 da Feltrinelli L’estate della menzogna

 

 

 

così rappresentata da Topittori

 

una da: https://www.ilcondominionews.it/beatrice-solinas-donghi-luomo-fedele/
–è un sito di arte cultura, ma la faccia da riunione di  condominio secondo me, c’è tutta

 

Beatrice Solinas Donghi | Biblioteche di Genova

una foto bella di Beatrice finalmente !

 

BEATRICE SOLINA DONGHI / la vita — ( il racconto è dei
TOPITTORI..  come avrete capito di qui non si scappa )

 

Beatrice Solinas Donghi (1923-2015), nacque a Serra Riccò (Genova) da una famiglia aristocratica. Il padre era giornalista e la madre una pittrice inglese. Esordì con L’estate della menzogna (Feltrinelli, 1959) cui seguirono parecchie altre opere per adulti. Appassionata studiosa di narrazione popolare, curò molte raccolte tra cui Fiabe Liguri assieme a Pino Boero (Mondadori, 1982), e scrisse il saggio La fiaba come racconto (Marsilio, 1976). Grande successo ebbero alcuni suoi libri per ragazzi, a cominciare dal pluripremiato Quell’estate al castello (EL, 1982). Tornò alla narrativa adulta con due splendide opere, La bella fuga (La Tartaruga, 1992) e Vite alternative (Il Canneto, 2010).

Le fiabe incatenate uscirono per la prima volta nel 1967.

 

°°°°°°°°°

 

La fiaba intrecciata è la prima ad essere pubblicata

di cui adesso mostriamo  qualcosa..

 

 

 

IMMAGINE SOPRA

DA:

 

EDITORE : TOPIPITTORI 2023

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2

L’altra fiaba — Fiabe incatenate

 

 

 

3

LA FIABA COME RACCONTO

 volume della collana I topi saggi, di Topipittori, 2022

link di Topipittori, un racconto del libro sopra – a cura di Giovanna Zoboli- il cui titolo :

” E’ per incantamento che si leggono le fiabe “-con citazioni dell’autrice delle fiabe e di altri ( Pino Boero )

apri qui se ti va– ci sono vari testi di fiabe, una mai sentita : ” La favola di Liombruno ” raccolta da Calvino nelle Fiabe italiane

https://www.topipittori.it/it/topipittori/%C3%A8-incantamento-che-si-leggono-le-fiabe

 

pubblichiamo le immagini di questo libro : ” La fiaba come racconto ”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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