Frenkie_Woody @Frenkie_Woody / link X sotto — grazie caro Frenkie ! ” Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee ” — grazie di ricordarci, ciao – il blog + altro

 

 

 

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LE FOTO-  SOPRA – SONO DAL SUO X

 

link X di Frenkie– 7 giugno

Frenkie_Woody @Frenkie_Woody

 

 

Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee. A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”. No, non lo stavano contestando. Era paura. Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio. Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere. Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse. Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura: “Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”. Furono le sue ultime parole pubbliche. Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare. Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato. Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni. L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse. Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì. Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona. Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”. Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana. Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò. Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana.

Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta. Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo. Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.

 

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Lo sguardo del Segretario è terribile

 

 

 

 

https://www.amazon.it/

 

 

 

video, 11.17 min.

 

 

 

 

 

DA COLLETTIVA ( CGIL )— TESTO DELL’ULTIMO DISCORSO DI ENRICO BERLINGUER::

https://www.collettiva.it/copertine/italia/le-ultime-parole-di-enrico-berlinguer-ybckfyjl

 

 

 

” Ancora una volta si è dimostrato che non è possibile in Italia salvaguardare le istituzioni democratiche se si escludono i comunisti. E questo non perché esista il cosiddetto potere di veto, di cui va cianciando qualcuno, del Partito Comunista verso i governi e verso i provvedimenti che non gli sono graditi, ma per una ragione più profonda: perché il Partito Comunista ha assunto e difeso una funzione di garante democratico. Chi voglia escludere il Partito Comunista, chi voglia governare contro questo partito, che rappresenta da solo un terzo dell’elettorato ma anche la parte maggiore della popolazione attiva, lavoratrice, impegnata, giovane porta i risultati di dissesto e di caos che in queste ore sono sotto gli occhi di tutti. E questo è il motivo principale per cui noi riteniamo di poter chiedere, con tranquilla coscienza, il voto anche ai militanti ed elettori del Partito Socialista, anche ai cattolici democratici, a una parte grande degli stessi democristiani; a quanti sentono che siamo arrivati a un momento in cui tornano in gioco le questioni essenziali della libertà e della democrazia. I comunisti hanno dimostrato anche negli ultimi mesi di sapersi battere per garantire le libertà e i diritti democratici non solo per se stessi in quanto opposizione ma per tutti, anche per chi non è comunista, anche per chi è avversario dei comunisti!
Vorrei congedarmi da voi, cittadini di Padova, con qualche parola su di voi e sulla vostra città. Negli anni scorsi si è molto parlato di Padova in Italia per le tormentate vicende che essa ha vissuto in conseguenza della concentrazione di forze terroristiche che qui si è formata e per la lotta ampia e tenace contro di esse condotta dalle forze vive della città. In questa lotta decisiva è stata l’alleanza tra i lavoratori e le forze della cultura e dell’Università; decisivo è stato il ruolo che hanno svolto i comunisti padovani. Proprio quella grande lotta democratica contro l’eversione ha rivelato a Padova la presenza di grandi energie, dinamiche, progressiste, sia in campo laico che in campo cattolico. In primo luogo quelle da tradizione universitaria, laica e della libera ricerca, espressione nei secoli di un pensiero che non si piega ai dogmatismi e ai fanatismi. Qui a Padova, nello studio che fu di Galileo e di altri grandi pensatori, vi è una delle radici culturali che da ragione della vigorosa azione svolta dalla intellettualità e dell’Università nell’antifascismo e nella guerra di Liberazione nazionale. I nomi dei comunisti Eugenio Curiel e Concetto Marchesi, insieme a quelli di Silvio Trentin e di Egidio Meneghetti, ne sono emblematica testimonianza. E c’è la Padova dei giovani: nella vostra città ci sono cinquantamila studenti universitari e decine di migliaia di studenti medi che si trovano spesso ad affrontare gravi e pesanti problemi: quelli di servizi, della qualità dello studio, del funzionamento delle strutture scolastiche, della vita culturale e associativa, della liberazione dalla tossicodipendenza: problemi che sono ben lungi dall’essere risolti. E invece, nel mondo giovanile vi sono immense energie e potenzialità; in esso è più che mai viva l’esigenza di prospettive, di cambiamenti, di un futuro per il quale valga la pena di lavorare, di studiare, di lottare.
Le vecchie forze del tradizionale notabilato democristiano non sono più capaci di offrire punti di riferimento, né di suscitare energie, ripiegate come sono su se stesse, in particolare dopo la sconfitta subita nel giugno dell’anno scorso dalla Democrazia Cristiana. Nel mondo cattolico si sviluppano, però, e si esprimono sensitività e iniziative (si pensi al movimento, unico nel suo genere, delle Pastorali del Lavoro o i gruppi che operano per la pace) che si manifestano come popolo autonomo rispetto alla vecchia area democristiana; ebbene, a tutte queste forze della cultura, della scienza, del lavoro, del mondo giovanile, a quelle più vive e aperte della realtà cattolica, i comunisti indicano una prospettiva di pace, in Europa e nel mondo, di risanamento e di trasformazione del nostro Paese, di rinnovamento della politica e dell’organizzazione della società, in una salda garanzia di democrazia e di libertà.
Votando Partito Comunista Italiano si contribuisce a portare in Europa un’Italia diversa da quella a cui l’hanno ridotta i partiti che l’hanno governata finora e che la governano tuttora; si contribuisce a portare in Europa non l’Italia della P2 ma l’Italia pulita, democratica, l’Italia dei lavoratori che hanno detto e dicono no al “Decreto sulla Scala Mobile”, l’Italia della grande manifestazione del 24 marzo a Roma, l’Italia delle forze sane della produzione, della tecnica, della cultura, l’Italia delle donne che vogliono cambiare la società non solo per acquisire una parità di diritti effettiva dell’accesso al lavoro, alle professioni, alle carriere, ma per fare parte della società con le doti generali di cui esse sono le peculiari portatrici dopo secoli di oppressione e di emarginazione.
E ora compagne e compagni, vi invito a impegnarvi tutti, in questi pochi giorni che ci separano dal voto, con lo slancio che sempre i comunisti hanno dimostrato nei momenti cruciali della vita politica. Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà! “

un minuscolo video +++++++ noto, ma si risente anche mille volte !

 

 

 

 

Palickap – Opera propria
Padova, Veneto. Piazza della Frutta e Palazzo della Ragione.

 

 

 

*** per chi volesse..

I RICORDI SU BERLINGUER DEL SUO AMICO AUTISTA  MENICHELLI

video, 5.37

Rai

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MAICOL & MIRKO — dal Facebook / LINK SOTTO– Qualche vignetta —forse bisognerebbe metterle ” quasi ” tutte ..

 

 

 

 

FACEBOOK  — MAICOL & MIRKO
https://www.facebook.com/maicol.mirco/?locale=it_IT

 

da Il Manifesto, 4 giugno

 

Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante il seguente testo "ι BENZINA ALLE STELLE E E IERI PER DARE FUOCO AUN A UN TIZIO, 50 50€! SOND PAZZI FINE"

 

 

 

3 giugno

Potrebbe essere un contenuto di pop art raffigurante il seguente testo "UCCI UCCIDERE RE PER DELLE FRAGOLE FL FINE"

 

 

1 giugno

Potrebbe essere un contenuto di pop art raffigurante ‎il seguente testo "‎NON ١۱ SON o SPERANZE SPe E اُ ME MEGLIO GLIO NON CELA CE LA FACCIO 7 PIÙ FINE‎"‎

 

 

30 maggio

Potrebbe essere un disegno raffigurante ‎il seguente testo "‎NONCISONO SONO NON CI ح١م SOLDI ឪ นับ お E ORA COSA C1 CISCANNIAMO? PER FINE F Nも‎"‎

 

 

 

 

Potrebbe essere un disegno raffigurante il seguente testo "RICCHI PAGANO ANO LE PA TASSE? 주구 中 SAREB- BE VOLGARE LE FANNO FANNO PAGARE RE MAGGIO MAGGIORDOMO ORDOMO AL FINE"

 

 

 

29 maggio

Potrebbe essere un disegno raffigurante il seguente testo "TRE ANNI CHE BOMBARDIAMO እድ SE MA IERI CHE ERA UN PRE RETESTO FINE"

 

 

 

28 maggio

Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante ‎il seguente testo "‎UNA STELLA CADENTE! TE! ا OCCUPIA- MOLA FINE‎"‎

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "mag 2026 LA AFINE n.5 NAN DELMONDO 4€ L' 'ultima rivista di fumetti Ppлo squotdano Kago Zerocalcare Altentar ala Talami Socang IGune iceaMuho Aalina Saruhova Lise Manuele Albertini sarritzu Pira Eliana Mastor zuzu ကစိ BozzettoEliana BozzettoE 由吧 AMa o3 Moretta Bruno BIU Blu H"

n. 5 maggio con Il Manifesto – 4 Euro + il giornale

 

 

25 maggio

Potrebbe essere un disegno raffigurante il seguente testo "LA PENSO (្ TE COME ALLORA CAMBIO OPINIONE FINE"

 

 

22 maggio

Potrebbe essere un disegno raffigurante il seguente testo "SIAMO ENTRATI TR ATI NELLA NE LLA STORIA ป่ PE PENETRATI FINE"

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PRIMA PAGINA DOMENICA 7 GIUGNO 2026 — — vale !

 

 

 

 

 

 

 

 

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ANSA.IT -MEDIO ORIENTE – dal 8 GIUGNO 2026 h 10.34 fino al 7 giugno h 23.20 +++ purtroppo ho messo qualche noticina…ma si salta.

 

 

 

ANSA.IT -MEDIO ORIENTE – 8 GIUGNO 2026

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/mediooriente.shtml

 

Medio Oriente

 

 

 

 

Esmeil Baghaei: «Hanno ucciso il nostro leader supremo, pensavate che saremmo rimasti inerti?» | Corriere.it
Esmaeil Baghaei è l’attuale portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran nelle relazioni internazionali
da : https://www.corriere.it/esteri/26_marzo_12/esmeil-bghaei-iran-intervista-6e2492d2-6f3c-4dd7-98c1-e394f35e3xlk.shtml

 

 

 

 

*** video ( 12.35 )  di PASOLINI : le mura di sana — 1971

+++ al min. 5  fa vedere la vecchia città allora ancora intatta

 

Domenica 18 ottobre 1970, mentre si trova a Sana’a, sulle montagne dello Yemen del Nord, e poi nella regione dell’Hadramawt, in una pausa delle riprese di un episodio del “Decameron”, poi tagliato nella versione definitiva, Pier Paolo Pasolini realizza questo breve documentario allo scopo di lanciare un appello all’UNESCO per la salvezza della forma antica e originaria della città. Il cortometraggio viene trasmesso il 16 febbraio 1971 nella rubrica “Boomerang”.

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)

 

 

 

CARTINA

STRETTO DI  BAB-AL- MANDAB

NOTIZIA DI ANSA

ALTRA CARTINA CHE SPIEGA MEGLIO, secondo me–

 


Gibuti sulla costa africana — Perim (nota anche come Mayyun) è un’isola vulcanica dello Yemen situata strategicamente nello stretto di Bab el-Mandeb, che separa il Mar Rosso dal Golfo di Aden.

From WorldWind software – From WorldWind software / link Wikipedia  

 

 

 

 

 

se volete complicarvi la vita date un’occhiata distratta alla cartina di LIMES : vedrete che lì ci stanno tutti..

 

 

 

cartina di Laura Canali, 2019-

 

 

DA ::: 

 

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Tre versioni della bellissima ” Era De Maggio ” — poesia di Salvatore di Giacomo con la musica di Mario Costa. Risale al 1885 — ++potete scegliere quale ascoltare : 1. Napulantica; 2. Renzo Arbore ; 3. Roberto Murolo, il grandissimo.

 

 

 

***al fondo due foto di Napoli ( quelle trovate ) della fine dell’Ottocento, contemporanee di questa canzone.

 

DONATELLA scrive:

Dei versi e della musica bellissima, che tutte le volte commuove.

 

 

 

Il gruppo musicale Napulantica nasce nel 2004 con lo scopo di preservare e diffondere la Canzone Classica Napoletana nella sua forma più pura, così come concepita dagli stessi Autori. Musiche dal ‘600 ai primi del Novecento.
segue nel link : https://www.salotto12.it/index.php?option=com_content&view=article&id=323:napulantica&catid=81&Itemid=1193

 

 

 

2.

video su Napoli di Mauro Caiano :: link / https://www.youtube.com/watch?v=iT4xiA2hO_s

 

 

 

 

3.

 

testo originale

Era de maggio e te cadéano ‘nzinoA schiocche a schiocche, li ccerase rosseFresca era ll’aria, e tutto lu ciardinoAddurava de rose a ciento passe

Era de maggio, io no, nun mme ne scordoNa canzone cantávamo a doje voceCchiù tiempo passa, e cchiù mme n’arricordoFresca era ll’aria e la canzona doce

E diceva “Core, core!Core mio, luntano vajeTu mme lasse, io conto ll’oreChisà quanno turnarraje!”

Rispunnev’io “TurnarraggioQuanno tornano li rroseSi stu sciore torna a maggioPure a maggio io stóngo ccáSi stu sciore torna a maggioPure a maggio io stóngo ccá”

E só’ turnato e mo, comm’a na votaCantammo ‘nzieme la canzona anticaPassa lu tiempo e lu munno s’avotaMa ‘ammore vero no, nun vota vico

De te, bellezza mia, mme ‘nnammurajeSi t’arricuorde, ‘nnanz’a la funtanaLl’acqua, llá dinto, nun se sécca majeE ferita d’ammore nun se sana

E te dico “Core, core!Core mio, turnato io sóTorna maggio e torna ‘ammoreFa’ de me chello che vuó’!Torna maggio e torna ‘ammoreFa’ de me chello che vuó’!”

 

 

in italiano–

Era di maggio e ti cadevano in seno,
A ciocche, a ciocche, le ciliegie rosse.
Fresca era l’aria e tutto il giardino
Odorava di rose da cento passi.

Era di maggio; io, no, non me dimentico,
Una canzone che cantavamo a due voci!
Più tempo passa e più me ne ricordo,
Fresca era l’aria e la canzone dolce.

E diceva: “Cuore, cuore!
Cuore mio, lontano vai!
Tu mi lasci, io conto le ore.
Chissà quando tornerai!”

Rispondevo io: “Tornerò
Quando tornano le rose.
Se questo fiore torna a maggio,
Anche a maggio io sarò qua!

Se questo fiore torna a maggio,
Anche a maggio io sarò qua!”

E sono tornato ed ora, come una volta,
Cantiamo insieme la canzone antica.
Passa il tempo ed il mondo cambia,
Ma l’amore vero, no, non cambia vicoli!

Di te, bellezza mia, mi innamorai,
Se ti ricordi, davanti alla fontana.
L’acqua, là dentro, non si secca mai,
E ferita d’amore non si guarisce!

Non si guarisce, perché se guarita
Si fosse, gioia mia,
Tra quest’aria imbalsamata,
A guardarti io non starei!

E ti dico: “Cuore, cuore!
Cuore mio, io sono tornato!
Torna maggio e torna l’amore.
Fa’ di me quello che vuoi!

Torna maggio e torna a me.
Fa’ di me quello che vuoi!”

 

 

 

 

FOTO D’EPOCA DELLA CANZONE   (metà Ottocento )

DAL FACEBOOK — NAPOLI E NON SOLO, 4 giugno 2026  // link apri qui

**** lì trovate anche le stesse foto abilmente restaurate

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Napoli, Pendino, il fondaco Candelari nei pressi di piazza Olmo, circa 1885, dall’album D’Amato – SNSP, Napoli. Foto originale non restaurata.

Su piazza Olmo, tanto per intenderci, si affacciava la chiesa di S.Maria Egiziaca a Forcella oggi lungo il Rettifilo. Infatti, anche questa parte della Napoli medioevale fu devastata dal “Risanamento” fineottocentesco: tutto ciò che la foto mostra non esiste più.

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante l'Arno, Camogli e campanile

 

Foto originale, non restaurata.
Richard Calvert Jones (Swansea, Galles, UK, 1804 – Bath, Inghilterra, UK, 1877) – Napoli, la piazza del Mercato, luogo della rivolta di Masaniello, 1846 – Houghton Library, Harvard University, Cambridge, MA, USA.

La fotografia, scattata nel sedicesimo anno di regno di Ferdinando II, come tante altre dell’epoca non mostra figure viventi solo a causa dei lunghissimi tempi di esposizione. All’estrema sinistra, in particolare, vi si può scorgere una delle non molte raffigurazioni della Fontana Maggiore della piazza, eretta nel 1653 sostituendone una quattrocentesca per decisione del vicerè conte di Oñate e smantellata probabilmente a fine Ottocento senza che da allora se ne sappia più nulla.
Le modifiche apportate dagli anni e dall’ultima guerra, ma soprattutto dalla successiva speculazione edilizia e dalla compiacente passività delle autorità e di gran parte della popolazione, sono chiaramente visibili nel confronto: abbandono vandalico della fontana con piccolo obelisco, distruzione (a parte le baracche commerciali in legno) dell’intera fila di palazzi verso destra dopo il campanile di frà Nuvolo, danneggiati e sostituiti dal c.d. palazzo Ottieri, uno dei più violenti inserimenti di quel periodo del Novecento

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ALESSANDRIA DEL CARRETTO ( COSENZA ) — VITTORIO DE SETA, I DIMENTICATI, 1959 +++ FOTO DEL PAESE +++ ++ di Claudio Dionesalvi, ” Il popolo del Pollino ” Il Manifesto 5.9.2014.

 

 

 

**** DONATELLA scrive:

Il documentario e tutte le notizie preziose su questo piccolo e bellissimo borgo dimenticato, sembrano dirci che la salvezza verrà solo dagli ultimi.

 

 

 

*** IL PAESE MOSTRA– NONOSTANTE LE GROSSE PERDITE DI POPOLAZIONE – UNA  GRANDE FORZA NEL LOTTARE CONTRO, INVENTANDOSI FESTE ORGANIZZAZIONI E ALTRO CHE ATTIRINO LA GENTE. il blog

 

 

 

 

 

Risultati immagini per alessandria del carretto carte geo

” SUL FINIRE DEI LUOGHI ” è il tema del celebre Festival “ RADICAZIONI “
ad ALESSADRA DEL CARRETTO ( COSENZA )- 20 AGOSTO 2018 – 14° EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLE CULTURE TRADIZIONALI.

 

Il festival, organizzato dall’Associazione Culturale “F. Vuodo”, prevede tre giorni di creatività, di invasione artistica e musicale.

 

Il tema di quest’anno, “Sul finire dei luoghi. Costruire, abitare, pensare, prevede una serie di iniziative, come gli incontri e scontri musicali, spettacoli teatrali, concerti serali, mostre d’arte e installazioni.
Le mostre, infatti, saranno ospitate a Palazzo Chidichimo, ed esporranno la mostra fotografica “Cemento armato” di Angelo Maggio, l’esposizione d’arte “Malincromia” di Sara Sgrò, l’esposizione d’arte “Gargano metafisico, luoghi e astrazioni” di Salvatore Luca Tota, l’esposizione fotografica “Racconti da Rosarno” di Nadia Lucisano, il murales di Marcello Garofalo e Lisa dell’Aglio, e “Kalura Meridionalismo – Arte popolare di strada, allestimenti e spettacoli” a cura di Nicozazo.
Si parte, alle 16.30, presso Palazzo Chidichimo, con la presentazione del libro “Il razzismo non è una favola” di Maurizio Alfano. Modera la giornalista Rai Giulia Bondi. Intervengono Nadia Lucisano e il “Collettivo Mamadou”.
Si prosegue, alle 18.30, con lo spettacolo “Le scarpe dei caporali” del Collettivo Mamadou. Di salvatore Cutri, e con la regia di Paolo Grossi, lo spettacolo s’ispira a un’inchiesta sui “campi ghetto” nel Sud Italia di Matteo De Checchi e Valentina Benvenuti.
Per gli “Incontri e Sconti musicali”, alle 20.00, presso la Piazzetta di Palazzo Chidichimo, si esibisce il duo Rocco Adduci e Arnaud Degimbe in “Soffi dal Nord”.
Alle 21.30, cominceranno gli spettacoli musicali con Canusìa, Sin Fronteras, Lalala Napoli e i Suonatori tradizionali di Alessandria del Carretto. (rcs)
DA:  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIFUGIO LAGO FORANO mt  1550 s. l. m.

 

 

 

foto sopra :

Massiccio del PollinoParco Nazionale del PollinoAlessandria del Carretto

AUTORE DELLE FOTO : FIORE S. BARBATO DI NAPOLI, 2010

da:

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Alessandria_del_Carretto?uselang=it#/media/File:Alessandria_del_Carretto_(CS),_2010,_centro_storico._(37).jpg

 

 

 

 

 

 

 

percorso2

Alessandria del Carretto è vicinissima al confine in rosso, ma nell’entroterra-
L’immagine mostra la mappa di un itinerario ad anello situato sul versante orientale del Massiccio del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata-
ZONA : : Parco Nazionale del Pollino

 

 

Sui sentieri del Pollino: verso il Monte Sparviere.
Fiore Silvestro Barbato from Napoli

 

 

 

CARNEVALE 2025 

 

 

SAN FILIPPO DEL MELA / ALESSANDRIA DEL CARRETTO- –Incontro di tradizioni (Cattafi) 16 02 2025. I Polëcënëllë Biëllë, i Polëcënëllë Bruttë, l’Ursë e la Coremmë.
Effems – Opera propria

 

DA:

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Events_in_San_Filippo_del_Mela_-_2025_Alessandria_del_Carretto?uselang=it#/media/File:San_Filippo_del_Mela_-_Comune_di_San_Filippo_del_Mela_-_2025-02-18_14-45-00_016.jpg

 

 

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CORTOMETRAGGIO, 1959 :: I DIMENTICATI

 

Ricordando Vittorio De Seta - IsReal Festival 2025

VITTORIO DE SETA
FOTO DA: IsReal Festival

 

 

durata : 16,35

I dimenticati è un cortometraggio del 1959 diretto da Vittorio De Seta. Si tratta di un documentario ambientato ad Alessandria del Carretto, piccolo paese della provincia di Cosenza.

Il regista ha raccontato di aver avuto l’idea di creare questo documentario dopo aver appreso dell’esistenza in Calabria di paesi senLa copertina del dvd con libro ritrae uno screenshot de I dimenticati, nel momento in cui un giovane alessandrino ha raggiunto la cima dell’abete e si lascia oscillare sui rami dell’albero.za strada alla fine degli anni ’50, notizia che lo colpì molto. ( la Festa dell’abete, vedi sotto: ” Festa della Pitë “, un grosso albero in vernacolo.

 

 

 

TRAMA

Un camion percorre una strada sterrata di montagna, ma è costretto a fermarsi perché la costruzione della strada che dovrebbe raggiungere il piccolo paese di montagna Alessandria del Carretto (1000 m s.l.m.) è stata bloccata anni prima. Il carico del camion viene portato dai muli lungo un percorso di circa 15 km, attraversando boschi, fiumare in piena e dirupi. Finalmente dopo ore di lungo cammino si raggiunge Alessandria del Carretto: “un mucchio di case vecchie, 1600 uomini e donne, un mondo arcaico, spento, dimenticato”. La vita in piccoli paesi calabresi come questo è molto difficile; le piogge e la neve durante l’inverno non consentono di lavorare.

All’inizio della primavera si celebra la “Festa dell’abete”: una “sagra antica e meravigliosa”. È questo l’unico momento in cui il paese si ravviva e celebra l’inizio della bella stagione. All’alba un gruppo di uomini alessandrini raggiunge la montagna e i “mastri d’ascia” abbattono una lunga pianta di abete, che sarà trascinata fino al paese da giovani e anziani alessandrini, accompagnati dalla musica di strumenti popolari. All’entrata del paese le donne portano cesti carichi di prodotti tipici adibiti per il pranzo.

Dopo qualche giorno si celebra la festa di sant’Alessandro, patrono del paese, e viene allestito l’”incanto”, dove prodotti tipici e oggetti vengono messi all’asta e il ricavato sarà utilizzato per pagare le spese della festa. Nel pomeriggio l’abete viene innalzato in una piazza del paese, con la cima addobbata di formaggi e oggetti vari e alcuni uomini cercano di scalare l’ambito abete. Solo un giovane riesce a scalare l’albero e si appende con le gambe ai rami della cima, lasciandosi ondeggiare senza alcuna paura di cadere. Poi scende tra gli applausi di tutta la folla. Dopodiché la festa si conclude e la gente si appresta a ritornare verso la strada di casa, lasciandosi indietro un momento di allegria e spensieratezza, ma trovandosi davanti un nuovo anno di fatiche e di difficoltà.

 

 

 

vista di Alessandria del Carretto

dott. Bruno Romanelli – external hard disk

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Events_in_San_Filippo_del_Mela_-_2025_Alessandria_del_Carretto?uselang=it#/media/File:San_Filippo_del_Mela_-_Comune_di_San_Filippo_del_Mela_-_2025-02-18_14-45-00_016.jpg

 

 

Immagine correlata

il paese – stesso link sopra

 

 

stesso link stesso fotografo

 

 

 

DOVE SI TROVA IL COMUNE DI ALESSANDRIA DEL CARRETTO  NELLA PROVINCIA DI CROTONE

 

File:Map of Alessandria del Carretto (Province of Cosenza, region Calabria, Italy 2024).svg - Wikipedia, le encyclopedia libere

 

 

File:Map of Alessandria del Carretto (Province of Cosenza, region Calabria, Italy 2024).svg – Wikipedia, le encyclopedia libere– è al confine con la Basilicata

 

 

 

posizione della  provincia di Cosenza nella regione della Calabria

 

 

Mappa Calabria | Italia - AnnaMappa.com

La Calabria: REGIONI

 

 

qualcosa sulla CALABRIA:::  

 

La Calabria ( Καλαβρία (Kalavrìa) in grecanicoin arbëreshë Kalabrì,  in occitano Calàbria), ufficialmente Regione Calabria, è una regione italiana a statuto ordinario dell’Italia meridionale di 1 825 676 abitanti ( dati 2026 ) con capoluogo CatanzaroL’unico confine regionale si trova a nord, con la Basilicata, a sud-ovest lo stretto di Messina, la separa dalla Sicilia, ed è bagnata a est dal mar Ionio e a ovest dal mar Tirreno.

Secondo alcune teorie storiche, il termine Italia avrebbe origine in Calabria: gli antichi Greci lo usavano inizialmente per indicare l’area compresa tra i due golfi, in corrispondenza dell’istmo di Catanzaro.

 

veduta satellitare  dell’Istmo di Catanzaro. L’istmo è largo circa 35 chilometri tra i due mari: Ci sono persone che fanno una camminata da un mare all’altro, la strada è nei boschi, ha diverse alture…Auguri !

https://it.wikipedia.org/wiki/Istmo_di_Catanzaro#/media/File:Czistmo_1.jpg

 

Abitata sin dal Paleolitico, grazie alla sua posizione strategica al centro del Mediterraneo ha visto il fiorire di numerose culture: enotriaausoniagrecabruziaromanabizantinanormanna.

ENOTRI  – VEDI  QUI  https://www.treccani.it/enciclopedia/enotri_(Enciclopedia-Italiana)/

AUSONIA : se vuoi  vedi Treccani

BRUZI-https://www.treccani.it/enciclopedia/bruzi/

 

Quello greco rappresenta per la Calabria il periodo di massimo splendore, con la fondazione a partire dall’VIII secolo a.C. di numerose città che saranno per secoli fra le più ricche e culturalmente avanzate del loro tempo, costituendo il fulcro del territorio successivamente ribattezzato Magna Grecia dai conquistatori romani.

 

 

SEGUE DAL LINK WIKIPEDIA – VEDI SUBITO SUBITO SOTTO L’IMMAGINE

 

Sconosciuto – Opera propria

Colonie Greche d’Italia e Sicilia

DA : Wikipedia / LINK

 

NOTIZIE SUL PAESE DI ALESSANDRIA DEL CARRETTO

 

Alessandria del Carretto è un comune italiano di 407 abitanti della provincia di Cosenza (Istat 2007 ; 337  nel  2026 ). Il suo territorio confina con quello dei comuni di AlbidonaCastroregioCerchiaraOrioloPlataciSan Lorenzo BellizziSan Paolo AlbaneseTerranova del Pollino.

Fa parte del Parco nazionale del Pollino, del quale è il comune più alto, essendo situato a 1.000 metri s.l.m. con l’edificazione comunale che arriva a 1.043 m s.l.m.

 

 

 

 

con la neve

 

 

Comune di Alessandria del Carretto - Gallerie

 

 

Risultati immagini per ALESSANDRIA DEL CARRETTO

una vecchia casa

 

BORGO ALESSANDRIA DEL CARRETTO: Tutto quello che c'è da sapere

 

 

 

FOTO SOPRA DA TRIPADVISOR
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g8699177-d12391956-Reviews-Borgo_Alessandria_del_Carretto-Alessandria_del_Carretto_Province_of_Cosenza_Cal.html

 

 

Festa della Pitë e festa del santo patrono

Si svolge durante l’ultima domenica di aprile. Un grosso abete, pitë nel vernacolo alessandrino, viene tagliato nelle montagne del Massiccio del Pollino e trascinato a braccia fino al paese. Il trasporto è accompagnato da vino locale, canti, balli e suoni di zampogneorganetti e tamburelli. Il giorno che precede la festa del santo patrono sant’Alessandro, l’albero viene privato della corteccia e lavorato con pialletti per renderlo levigato. Il mattino del 3 maggio l’albero, cui si è aggiunta la cima adornata con prodotti locali, viene sollevato. Viene, in pratica, creato un albero della cuccagna alto circa 16 metri. Per vincere i premi il concorrente deve scalare senza alcun attrezzo l’albero, ed una volta arrivato in cima prendere più premi che può. Tutti i preparativi e la festa sono accompagnati dalla degustazione di vini e dalle musiche locali.

 

Carnevale Tradizionale Alessandrino a Alessandria Del Carretto | 2020 | (CS) Calabria. Carnevale Carnevale | eventiesagre.it

 

Il festival delle culture tradizionali ha luogo dal 20 al 22 agosto ( VEDI ALL’INIZIO ) . Prima edizione 2003. Tre giornate di dibattiti, teatro, muralismo e musica. Organizzato dall’Associazione Culturale “Francesco Vuodo-Tillë Tillë”

Risultati immagini per ALESSANDRIA DEL CARRETTO

 

A partire dall’Unità d’Italia il paese ha perso oltre 1.000 abitanti in poco meno di centocinquant’anni a causa di un forte flusso di emigrazione. Rappresenta il comune dell’Alto Ionio Cosentino con maggiore perdita di popolazione, visto che dal 1991 al 2008 essa si è quasi dimezzata, e dal 2001 al 2007 ha fatto registrare un calo del 18,3%.

 

 

 

 

 

verso il monte Sparviere
Fiore Silvestro Barbato from Napoli

 

 

 

File:Alessandria del Carretto (CS), 2010, centro storico. (55).jpg

foto fiore san barbato

 

 

centro storico
Fiore Barbato

 

 

 

 

PALAZZO CHIDICHIMO SEDE DEL MUSEO - Meraviglie di Calabria - 2

PALAZZO CHIDICHIMO

Antica Dimora dei Principi Pignone del Carretto ad Alessandria del Carretto (CS)

QUI, NEL PALAZZO, NASCE IL PRIMO MUSEO DELLE MASCHERE E DEL FOLKLORE-

Fortemente voluto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Vuodo, il Museo nasce dalla voglia di valorizzare un elemento caratteristico della storia e delle tradizioni di Alessandria del Carretto, cioè il Carnevale tradizionale che decennio dopo decennio ha conquistato uno spazio importante nella cultura del territorio, diventando attrattore turistico e culturale, oltre che marcatore identitario.

 

Alessandria del Carretto, il carnevale tradizionale delle 'Polecenelle'

 

Risultati immagini per ALESSANDRIA DEL CARRETTO

 

 

IL CARNEVALE AD ALESSANDRIA DEL CARRETTO è una festa tradizionale che ogni anno riporta in vita l’antica tradizione delle maschere dei “Połëcënellë”::

Saranno tre le scene principali che prenderanno vita tra le vie del Borgo Autentico: la primavera che viene rappresentata dal Pulcinello bello, ricoperto di scialli di seta e nastri coloratil’inverno rappresentato dall’Urs (orso) ricoperto di stracci, pelli e corna di animalie infine la Quaresiama vestita di nero, con il fuso che rappresenta il filo della vita.

DA:

https://www.borghiautenticiditalia.it/

 

 

 

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Festa della Pita – Alessandria del Carretto (CS) – Calabria —

 

 

 

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festa della Pita ..NICODEMO MISITI FOTOGRAFO

 

FOTO DA::

https://calabriafoto.wordpress.com/2013/04/23/festa-della-pita-alessandria-del-carretto-cs-calabria/

 

 

segue dal blog : RADICAZIONI 

QUOTIDIANO DELLA CALABRIA- ALESSANDRIA DEL CARRETTO

 

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IL MANIFESTO DEL 5 SETTEMBRE 2014 :

IL POPOLO DEL POLLINO

 

maschera-carnevale-alessandria-del-carretto-16

 

di Claudio Dionesalvi, Il Manifesto 

 

Alessandria del Carretto resiste allo spopolamento che sta svuotando decine di Comuni calabresi. All’indifferenza della locale classe politica i suoi 500 abitanti rispondono a suon di musica, pubblici dibattiti e manifestazioni, sfoderando un’ospitalità inusuale tra i popoli di montagna. Nello scorso inverno è franata la principale strada di collegamento col resto del mondo. Nei mesi successivi è stata solo in parte resa percorribile. Interi tratti restano pericolanti e minacciano di smottare alla prima pioggia.

Eppure migliaia di persone continuano a frequentare questo stupendo borgo del Pollino in occasione dei mille eventi culturali che ospita in estate e non solo. Spiriti presunti e reali appaiono e scompaiono nelle foreste che affratellano Calabria e Basilicata.

I criptozoologi, gli appassionati di animali misteriosi e specie estinte, ipotizzano che la lince sia tornata a popolare questo spicchio di Appennino. Gli ambientalisti invece rovistano ancora tra le tracce lasciate dai tecnici di una società americana piombata qui qualche anno fa per cercare il petrolio. Oro nero pare non ne abbiano trovato. Di certo, sono spariti nel nulla. E sarà una coincidenza, ma da allora la percentuale dei malati di tumore è aumentata in modo esponenziale.

Terra di tutti e di nessuno il Pollino, saccheggiato da capitalismi arcaici e moderni. Eppure chi ci abita, se lo sento suo. Lo valorizza e lo difende. Qui le barriere regionali non contano. Di comune ci sono i beni e gli incubi. Come quello della strada che collega la costa jonica ad Alessandria del Carretto, la SS 153 franata in tre punti nell’ultimo inverno. Soltanto l’amministrazione provinciale avrebbe poteri e competenze per ricostruirla. Il 23 febbraio scorso gli Alessandrini hanno dato vita a una lunga marcia per chiederne il ripristino e la riapertura. Da 21 giorni il paese era isolato, interrotto il servizio navetta per gli studenti, gli abitanti in maggioranza anziani e con problemi di salute, senza servizio medico efficiente.

Qui se vuoi un farmaco, lo devi prenotare il giorno prima, in una regione in cui la Corte dei conti ha da poco denunciato gli sprechi derivanti  dall’astronomica spesa per gli incarichi dirigenziali. Ad Alessandria e dintorni volevano tutti bene a Marco Arvia, giovane e valente veterinario stimatissimo in paese, che aveva denunciato la vicenda della strada interrotta, scrivendo diversi articoli sulla vicenda. Chissà cosa avrebbe detto adesso lui, percorrendo la strada riaperta al traffico eppure pericolosissima, ridotta a mulattiera in lunghi tratti. In una sera del 2 marzo 2014 Marco è finito con la sua macchina in una scarpata, insieme a due amici. Ci sono volute diverse ore per tirarlo fuori, privo di vita. In paese era da poco caduta nel vuoto la richiesta di un’ambulanza fissa. In un primo confronto pubblico, nella scorsa primavera, il vicepresidente della Provincia Mario Melfi ha dichiarato l’indisponibilità dei fondi, ma nel frattempo ipotizzava un reddito di cittadinanza per i giovani residenti oltre i 500 metri di altitudine. Sparito nel nulla pure il piano di superamento della situazione critica proposto dagli Alessandrini perché in contemporanea stava affiorando un’emergenza più «grossa»: la crisi politica determinata dai guai giudiziari del governatore Scopelliti.

Nel confronto organizzato nella prima serata di Radicazioni, il festival culturale e musicale che qui si tiene da 11 anni, i rappresentanti istituzionali hanno ribadito che per ammodernare la vecchia strada, soldi non ce ne sono. E Mario «Palla palla» Oliverio, presidente uscente della Provincia di Cosenza, non s’è presentato. Gli organizzatori del festival Radicazioni l’avevano invitato al pubblico dibattito. Ma in queste ore ha la testa impegnata in tutt’altre faccende. La campagna elettorale per le primarie delle regionali in Calabria si fa pressante. Lui sfida il renziano Callipo, principe ereditario del tonno, e il vendoliano Giannino Speranza. Eppure ad Alessandria del Carretto «Palla Palla»  l’aspettavano in tanti, perlomeno dal 2 febbraio scorso, da quando è avvenuta la frana. Il 3 e 4 febbraio il presidente era tra le vicine Villapiana e Trebisacce ad inaugurare plessi scolastici e centri polivalenti. Forse perché in fondo mezza popolazione del Pollino, in assenza di infrastrutture e servizi, è destinata a trasferirsi in basso, sullo Jonio: le scuole stanno chiudendo, l’ufficio postale funziona una volta a settimana.

Già l’antropologo Vittorio De Seta, nel documentario I Dimenticati, per denunciare l’isolamento di questo Comune, nel 1959 organizzò una marcia. All’epoca i Sindaci inviarono denunce in parlamento. Per De Seta la festa dell’abete, la «Pita», il plurisecolare rituale popolare che si tiene ogni anno nel cuore di primavera, è l’unico momento di affermazione dell’identità.

Il regista e antropologo Giovanni Sole ha dedicato a questi luoghi il gustosissimo Belli e brutti. Apollineo e dionisiaco ad Alessandria del Carretto. Anche il regista Michelangelo Frammartino vi si arrampica spesso. Nel suo Le quattro volte, premiato a Cannes nel 2010, uno degli episodi è dedicato alla festa dell’Abete e al tema della reincarnazione delle anime in quattro elementi.

Paolo Napoli è musicista ed attivista della Francesco Vuodo, l’associazione che organizza ogni estate il festival Radicazioni. Come lo Joggi Avant Folk, un’altra prestigiosa rassegna culturale e musicale completamente autofinanziata che da 17 anni si tiene a poche decine di  chilometri, Radicazioni attecchisce nella comunità in cui ha trovato origine. Napoli annuncia clamorose iniziative di sensibilizzazione e protesta per il prossimo autunno. E lancia un monito: «Non siamo più soli. Con numerose altre associazioni del Pollino e della Sibaritide
abbiamo formato la Rete Associazioni della Sibaritide e del Pollino per l’Autotutela. Il nostro – spiega Paolo Napoli — è un radicamento dinamico, non statico. Le radici a volte possono essere ambigue, perché legano. Noi invece non vogliamo sentirci frenati. L’identità è pericolosa, è un concetto ambiguo che preferiamo non esaltare mai. Ci interessano gli incontri e gli scontri culturali. Non ci piace l’identità locale a discapito di altre. A noi non interessa la valorizzazione, bensì rendere visibili le criticità del territorio».

A Radicazioni quest’anno ha trovato spazio la presentazione del libro-inchiesta di Danilo Gatto, ex Re Niliu, Basta tarantelle, sulla nascita del folk festival in Calabria e sulla gestione corsara dei finanziamenti pubblici per la realizzazione di questi eventi: la musica, come le grandi opere, è territorio di caccia delle borghesie più o meno mafiose. Ma da un po’ di tempo, qui come altrove, fiorisce una nuova generazione di giovani ribelli. Isabella Violante è attivista di R.A.S.P.A.: «Vogliamo porre una resistenza all’indifferenza. Le questioni aperte sono tante. Per il megalotto della terza strada statale 106, a Trebisacce, non c’è stata alcuna consultazione popolare. È la Amendolara-Sibari, l’unica che
non serve.

Adesso chiediamo conto alla classe politica su queste scelte». Le fa eco Caterina Ierovante, anch’ella impegnata nelle stesse lotte a difesa dei beni comuni tra Pollino e Sibaritide: «Per la realizzazione di questa infrastruttura, di fatto, ancora non ci sono i soldi. C’è il rischio serio dell’ennesima costruzione senza inizio e senza fine. Monte Mostarico sarà deturpato dal cantiere». La lotta per il ripristino della linea ferroviaria jonica, solidale col movimento NoTav della Val Susa, si allarga alla mobilitazione contro le trivellazioni sulla costa e contro i progetti Enel per la vicina centrale del Mercure.

Così dopo tanti decenni, da quando queste latitudini erano solcate dai briganti, Jonio e Pollino sono un’unica terra. Che per dirla con Jaques, musicista francese trapiantato ad Alessandria da sei anni, «non è il paradiso ma è molto lontana dall’inferno».

 

Articolo tratto da www.ilmanifesto.info

 

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In migliaia sfilano con la Cgil ad Amendolara ( Cosenza ) contro il caporalato + foto — ANSA.IT  6 GIUGNO 2026 — 20.27 + altro + altro + MB

 

 

*** le immagini sono di Ansa.it quando non segnalato

 

 

 

 

 

 

2 foto sopra  dal Quotidiano del Sud– | 6 Giugno 2026 17:43

 

 

ULLAH ISMAT QIEMI, WASEEM KHAN, AMIN FAZAL KHOGJANI, SAFI LAYJAD. #persone #braccianti #strage #lavoro #caporalato #sindacato


Al bel corteo oggi a
#Amendolara anche la mia vignetta uscita
per @repubblica

 

 

++ altre foto della manifestazione come questa :

 

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**** grazie, come sempre, caro Mauro !

 

 

 

ANSA.IT  6 GIUGNO 2026 — 20.27

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/06/in-migliaia-sfilano-con-la-cgil-ad-amendolara-contro-il-caporalato_f1a9cb0d-945c-4cbc-ab1e-43ae32948769.html#google_vignette

 

 

 

 RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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Giovanni Mininni, Segretario generale della Flai Cgil : ”  “Non vogliamo più assistere a morti annunciate, a diritti violati, a persone calpestate per garantire cibo sulle nostre tavole, a due anni di distanza dalla morte di Satnam Singh. È un prezzo troppo alto che non vogliamo più pagare”. 

FLAI CGIL — Federazione Lavoratori AgroIndustria CGIL

 

 

 

 

 

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 RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione indetta da Cgil e Flai a Amendolara dopo l’omicidio dei quattro braccianti agricoli compiuto lunedì scorso.

Un appuntamento al quale, oltre ai segretari nazionali Maurizio Landini e Giovanni Mininni, hanno partecipato la segretaria del Pd Elly Schlein, il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, una delegazione di parlamentari del M5s tra cui la vicepresidente Vittoria Baldino e l’europarlamentare Pasquale Tridico.
Prima del via al corteo – con la presenza di Libera e delegazioni di lavoratori stranieri provenienti da tutta Italia – Landini e Mininni hanno deposto due corone di fiori nell’area di servizio dove è avvenuta la strage.

Landini ha sostenuto che “c’è bisogno di una rivolta morale e sociale, una rivolta delle coscienze, perché non si può continuare a far finta di non vedere quello che sta succedendo, regolarmente, nel nostro Paese “.

 

 

 

 

AGGIUNTA DA:

FLAI-CGIL   12 MAGGIO 2026

Strage in agricoltura. Cinque morti in quattro giorni

 

GIOVANNI MININNI :  FLAI-CGIL

 

 

“Finché si continuerà a nascondere la realtà dello sfruttamento dietro il silenzio, continueremo a contare i morti”.

Il primo violento passo per rendere vulnerabile e marginale un’intera classe lavoratrice è quella di negare l’esistenza dello sfruttamento e del caporalato. Le tragedie di questi ultimi 4 giorni, con 5 morti, non sono una fatalità, ma il risultato di una sistematica negazione della dignità umana.
Cancellare le parole significa, nei fatti, cancellare le persone. Trasformare un operaio in un semplice ‘bracciante’ senza volto e senza professionalità, significa smembrarne l’identità e ridurlo a ingranaggio sacrificabile. Ciò che non si nomina non esiste, e finché continueremo a nascondere la realtà dello sfruttamento dietro il silenzio, continueremo a contare i morti di una guerra invisibile combattuta nelle nostre campagne, una guerra di trincea, lenta e inesorabile
“.

Dal punto di vista normativo è urgente dare piena attuazione al Tavolo anticaporalato e alla Legge 199/2016, rendendo operative le Sezioni territoriali della Rete del lavoro di qualità. Ma le leggi devono essere affiancate da una volontà politica” per Mininni “La deriva sovranista bianca del nostro governo sta alimentando una cultura di disumanizzazione del lavoro migrante per cui davanti alla morte di 5 persone in soli 4 giorni non c’è presa di posizione del governo e non si attivano ispezioni, seppur straordinarie, come quelle messe in campo dopo la morte di Satnam Singh”.

 

 

NOTA — link sotto

SATNAM SINGH, , un lavoratore migrante di origini indiane impiegato nelle campagne di Latina. Questi, probabilmente senza un contratto di lavoro, si era visto amputare il proprio braccio da un macchinario presente nell’azienda agricola dove lavorava e sarebbe stato abbandonato dal “datore di lavoro”, addirittura da questi privato del telefono cellulare per non poter comunicare quanto era accaduto. Dopo poche ore, Satnam Singh è morto.

 

TESTO E FOTO SOPRA DA : 

LAVORO-CONFRONTO.IT  – di Matteo Ariano / luglio-agosto 2024
https://www.lavoro-confronto.it/archivio/numero-64/la-morte-di-satnam-singh-e-quello-che-si-deve-fare-per-sconfiggere-il-caporalato

 

 

 

Amendolara (Minnuàre in dialetto locale) è un comune italiano di 2 583 abitanti ( DATI FEBBRAIO 2026 ) della provincia di Cosenza in Calabria.
Il nome deriva probabilmente dal greco Amygdalaria ossia “mandorlai” per la ricca produzione di mandorle. Secondo altri invece il nome deriva dal nome di famiglia “La Mendelèa”.

 

MAPPA DI AMENDOLARA NELLA PROVINCIA DI COSENZA

 

 

 

Cartine Calabria: mappe e cartine geografiche della Calabria

REGIONI DELLA CALABRIA
TROPEA.BIZ

 

 

 

Italy, Santa Maria del Cedro

CANNOLI DI SANTA MARIA DEL CEDRO

https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=cosenza&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fcosenza

 

centro storico, difensivo, Santa Maria del Cedro, Cipollina (denominazione storica, cit. 1825), Santa Maria (denominazione storica, cit. 1955), Santa Maria del Cedro (denominazione attuale, dal 1955-1959) (XVII) <br>Condizioni d'uso: <a class='link-esterno' href='https://docs.italia.it/italia/icdp/icdp-pnd-circolazione-riuso-docs/it/v1.0-giugno-2022/testo-etichetta-BCS.html' target='_bcs'>Beni Culturali Standard (BCS)</a>

SANTA MARIA DEL CEDRO, PROV. DI COSENZA, LA PATRIA DEL CEDRO
FOTO DA:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1800174354#lg=1&slide=0

 

 

Museo del Cedro

 

Museo del Cedro

QUESTO E’ COLTIVATO QUI DA 2000 ANNI. C’E ANCHE UN MUSEO DEL CEDRO.. che vi mostro ma avrebbe bisogno di qualche cura in più -secondo me::

 

 

 

MUSEO DEL CEDRO

 

 

 

DAL FACEBOOK ::

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSA- OPERAZIONE STREET ART — 22 APRILE 2025

— a Santa Maria Del Cedro (CS).

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1294350558697962&set=pcb.1294350632031288

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21.00 min. — Podcast Il Manifesto — IL CAPOLARATO E’ SEMPRE STATO QUI — Mario De Vito, Nicola Rodi ( Flai Cgil ), Rocco Vazzana, Luciana Cimino

 

 

 

Gli schiavi delle campagne e gli schiavi dei cantieri: dalla statale 106 in provincia di Cosenza al centro di Milano. Sfruttati e sfruttatori che appaiono in cronaca solo nel momento della tragedia ma che sono sempre lì sotto gli occhi di tutti, anche quando non c’è nessuno a raccontarli.

 

In questa puntata Mario Di Vito, insieme al sindacalista della Flai Cgil di Reggio Calabria Nicola Rodi, al caporedattore del manifesto Rocco Vazzana e alla redattrice Luciana Cimino, analizza il fenomeno del caporalato a partire dalle ultime vicende per arrivare ai legami, non solo giudiziari, con la criminalità organizzata, nel totale immobilismo del governo.

 

 

 

 

 

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Marisa Fogliarini / link Facebook sotto– OGGI 5 GIUGNO ALLE 18.30 VIA PALMA 16 GALLERIA CIVICA DELLA PIGNA — ” LA PACE E LA GUERRA, OPERE D’ARTE AL FEMMINILE ” –++altro

 

 

 

 

La V edizione de Le Muse Festival al Femminile si apre il 5 giugno fino al 21 giugno 2026

 

 

Foto dal suo Facebook

 

segue da:

Domani 5 giugno INAUGURAZIONE ore 18.30 nella Galleria Civica della Pigna, via Palma16, dov’era l’atelier di IBA!!!!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

La V edizione de Le Muse Festival al Femminile si apre il 5 giugno a Sanremo con la mostra „Facciamo Pace“ in cui sedici artiste comunicano attraverso l‘arte le speranze di pace e l‘orrore delle guerre.
Vi aspettiamo il 5 giugno alla Galleria Civica di via Palma 16 a la Pigna di Sanremo.

Non mancate!


#lemusefestival #VoceAlleDonne #noallaguerra #nowar #pace


Loriana Lucciarini Elena Orsini Peter Hofmann Sara Morchio Mara Mencarelli Gabriella Benedetti Daniela Mencarelli Hofmann Marisa Fogliarini Serena Mandrici Chiara Pelizzi Claudia Di Mario Giorgia Fantinuoli Paola Faraoni Asia Luberti

 

 

 

NOTA:   LA GALLERIA  DI VIA PALMA 16

 

di Jacopo Gugliotta

Jacopo Gugliotta

 

LA RIVIERA 24.IT- 22 ottobre 2025 | 17:51 – LINK SOTTO

 

Sanremo. È stata inaugurata oggi in via Palma 16 la prima galleria civica espositiva della Città dei fiori, nel cuore della Pigna: locali totalmente restaurati e ora affidati alla gestione del settore Cultura, presentati al pubblico con la mostra “Nel mirino della memoria” di Gianluca Costantini, evento collaterale della Rassegna della canzone d’autore del Club Tenco. All’apertura hanno preso parte il sindaco Alessandro Mager, l’assessore alla Cultura e Patrimonio Chicca (Enza) Dedali e il direttivo del Club Tenco, promotore dell’esposizione dedicata ai reporter uccisi a Gaza.

 

APRI QUI

video, 2 min. ca

https://www.riviera24.it/2025/10/la-galleria-di-iba-rinasce-sotto-lala-del-comune-937632/

 

PER CHI NON SAPESSE — COME NOI..

 

IBA FAYE

 

Sanremo: sabato prossimo nella Pigna una serie di appuntamenti per ricordare Iba Faye - Sanremonews.it

foto da:  Sanremo News – 5 maggio 2022

 

Sanremo, una festa in ricordo dell'artista Iba Faye - Riviera24

manifesto da : Riviera 24.it  / 5 maggio 2022

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Sanremo: mercoledì al Casinò la proiezione di 'Naby racconta', un documentario su migranti ed integrazione - Sanremonews.it

Iba Faye

Sanremo: mercoledì al Casinò la proiezione di ‘Naby racconta’, un documentario su migranti ed integrazione – Sanremonews.it

 

 

 

il testo continua da Sanremo News

 

L’ARTICOLO DA’  PARECCHIE  NOTIZIE::  perciò lo pubblichiamo

 

Sono trascorsi cinque anni e mezzo da quando ci ha prematuramente lasciato l’artista senegalese Iba Faye, pittore, musicista, animatore culturale, personaggio centrale nella rinascita culturale della Pigna di Sanremo.

Il figlio Naby con la madre Manuela Sartore e un gruppo di suoi amici, su iniziativa di Arlette Medjber de La Cave,

 

Arlette Medjber (@arlette.medjber.3) • Facebook
se è leiArlette Medjber la foto è di Facebook / link

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

dal suo Facebook

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nota su ” La Cave “

Lo storico locale “La Cave” riapre dopo due anni

Lo storico locale “La Cave” riapre dopo due anni- 2021

 

altra foto dallo stesso link sotto

 

altra sempre da  primalariviera.it / vedi sotto

 

21 agosto 2021

L’inaugurazione giovedì scorso, i nuovi proprietari: “Continueremo con musica jazz, blues e a dare spazio al cantautorato locale”
link  : https://primalariviera.it/attualita/lo-storico-locale-la-cave-riapre-dopo-due-anni/

fine nota- riprende l’articolo

 

 

organizza per sabato una festa per ricordarlo e per farlo conoscere a coloro che non lo hanno mai incontrato. Il programma della festa spazierà dall’arte alla musica, senza dimenticare la cucina senegalese.

Si inizierà alle 15,30 con un concorso di disegno in piazza Santa Brigida dedicato ai ragazzi delle scuole medie, seguito da un laboratorio creativo organizzato da Tutto Mat, alias Andrea Salvaggio, il cui atelier è ubicato nei locali in cui lavorava Iba.

Dopo la premiazione del concorso, prevista alle 18, la festa si sposterà a La Cave per l’aperitivo in musica, con proiezione di foto e video di Iba. A seguire la cena senegalese, per la quale è obbligatoria la prenotazione entro le 19 di oggi 5 maggio, telefonando al 3287329436,  oppure presso l’Atelier di Tutto  Mat.

Quindi la proiezione del documentario dedicato a Iba realizzato

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

dal regista Piero Farina– foto dal suo Facebook / link qui

a vederlo e sentirlo parlare, è proprio così come lo vedete qui, come vivesse con un cane amoroso, e un po’ assonnato, sempre in braccio , anche se  il cane non si fa vedere.. il blog

 

e poi, dalle 22, jam session con alcuni tra  i musicisti che suonarono con lui. Un programma ricco dunque, nel ricordo di un artista ricco di umanità.

 

 

** il blog: ci fermiamo qui per stanchezza di ricerche difficili da trovare, ma riprenderemo piano piano—Per noi è tutto nuovo, è troppo poco che siamo stabili a Sanremo, pur essendoci nata, brù
*** dobbiamo aprire le finestre ! e magari anche la porta.. ciao

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ANSA.IT —5 giugno 2026 — MEDIO ORIENTE — Ultime notizie :::: dal 5 giugno- 10.27 — al 4 giugno — 10.46 — + 2 ” altro “, per chi mai..

 

 

 

ANSA.IT — 5 GIUGNO 2026
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/mediooriente.shtml

 

 

Medio Oriente

 

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+++ ALTRO

 

1.

apri qui

 

DATE UN’OCCHIATA ALLA VALLE DEL BEQAA, IN LIBANO — PROPRIO QUELLA PRESA DI MIRA DALL’ESERCITO ISRAELIANO – ** all’inizio c’è qualche foto di Baalbeck     IL MANIFESTO  DEL 31  AGOSTO 2024 https://ilmanifesto.it/fuga-da-baalbek-lantica-citta-trema-sotto-i-colpi-israeliani

 

 

 

2.

 

MARIA SERENA NATALE — CORRIERE — LITANI, IL FIUME DELLA GUERRA TRA ISRAELE E IL LIBANO– OTTOBRE 2024

video, 3.18 minuti

NOTA SUL VIDEO–
   • Visto da Vicino  — programma di M. S. Natale;
   / @corrieredellasera  

 

 

 

 

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Persepolis di Marjane Satrapi, ” morta oggi di tristezza ” a 56 anni per la morte del marito. – 5 pezzetti, grazie a Giulia van Belt, in italiano + notizie da Vatican News / linnk sotto

 

 

 

Giulia van Belt  / link /  ne ha pubblicato alcuni pezzi in italiano, grazie !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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video, 26.38 min. INVICTA PALESTINA PUBBLICA UNA CONVERSAZIONE DI SHLOMO SAND SULL’INVENZIONE DEL POPOLO EBRAIO-

 

 

 

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Giovedì 4 giugno 2026 –SENIGALLIA, SEDE ANPI, VIA CHERUBINI – ORE 18 —-LA REPUBBLICA ITALIANA E IL SUO LUNGO CAMMINO 1946-2026 + ANPI 1946 / 2026

 

 

 

 

 

 

COPERTINA DEL LIBRO
EDIZIONI 1797

 

Giovedì 4 giugno alle ore 18 nella sede dell’ANPI Senigallia di via Cherubini 4, ANPI Senigallia in collaborazione con Scuola di Pace “V. Buccelletti” e Associazione Storia Contemporanea presenta il libro “La Repubblica italiana e il suo lungo cammino, 1946-2026” , 1797 Edizioni, a cura di Marco Severini e Lidia Pupilli, con ospite lo storico e docente di UNIMC, Marco Severini.
Con la moderazione di Marco Pettinari, un incontro che ripercorre gli 80 anni della Repubblica, in un volume che illustra una panoramica dell’Italia uscita dalla guerra, ancora devastata dal ventennio fascista e dall’occupazione nazifascista.
Ingresso gratuito.

 

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ANPI 1946 -2026 –

” E’ TEMPO DI REPUBBLICA”

 

 

.. Perché il ricordo deve unirsi all’attualizzazione dei principi e dei valori che mossero tutte e tutti coloro che si sono battuti per la libertà, la democrazia, la pace. Per questo, oggi più che mai, ” E’ TEMPO DI REPUBBLICA ” .

 

 

ANPI  —

 

ASSOCIANI NAZIONALI PARTIGIANI D’ITALIA

 

https://www.anpi.it/la-repubblica-italiana-e-il-suo-lungo-cammino-1946-2026

 

 

2 giugno: festeggiamo e attualizziamo l’80° anniversario della Repubblica e del voto delle donne

Perché il ricordo deve unirsi all’attualizzazione dei principi e dei valori che mossero tutte e tutti coloro che si sono battuti per la libertà, la democrazia, la pace. Per questo, oggi più che mai, è tempo di Repubblica 

 

 

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ELISA BUSON, ANSA.IT / SCIENZA- 3 GIUGNO 2026 – 7.27 :: Nel cervello le tracce dei traumi vissuti nell’infanzia. Influenzano sviluppo e comportamento

 

 

 

 

ANSA.IT / CANALE SCIENZA / BIOTECH — 3 GIUGNO 2026- 7.27
ww.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/06/03/nel-cervello-le-tracce-dei-traumi-vissuti-nellinfanzia_ef28a375-96f3-4c20-afd5-08d2a84498d6.html

 

 

 

Nel cervello le tracce dei traumi vissuti nell’infanzia.

 

Influenzano sviluppo e comportamento

di Elisa Buson

 

Rappresentazione grafica di attività neurale (fonte: Picryl) - RIPRODUZIONE RISERVATA

 Rappresentazione grafica di attività neurale (fonte: Picryl) –

 

I traumi vissuti in momenti cruciali della vita, in particolare dall’infanzia ai primi anni dopo l’adolescenza, possono influenzare in modo duraturo lo sviluppo del cervello e il comportamento in età adulta: a incidere maggiormente non è tanto la natura dell’esperienza traumatica, quanto l’età in cui viene vissuta.

Lo dimostra lo studio condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Irccs Istituto Giannina Gaslini a Genova, grazie al supporto del Fondo Italiano per la Scienza (Fis Advanced) del ministero dell’Università e della Ricerca.

I risultati, pubblicati sulla rivista Cell Reports Medicine, potrebbero aprire la strada a trattamenti personalizzati per comportamenti disfunzionali derivanti da traumi, come aggressivitàdepressioneansia deficit d’attenzione.

Studiando modelli murini e combinando i dati con l’analisi di un campione di pazienti, i ricercatori hanno dimostrato che un trauma vissuto in età infantile può dare origine a problemi di socialità, mentre un trauma durante l’adolescenza induce a comportamenti aggressivi e dominanti. Un problema di ansia è stato invece osservato in tutti i casi.

Le analisi omiche e proteomiche, capaci di esaminare contemporaneamente migliaia di geni e proteine, dimostrano che l’impatto del trauma viene registrato nel cervello in modo duraturo, modificando il funzionamento di specifiche regioni: nel momento in cui si verifica, infatti, si attivano dei processi biologici che cambiano il cervello, come per esempio morte cellulare programmatastress ossidativo o produzione di vescicole da membrane cellulari. Un trauma precoce colpisce soprattutto l’amigdala, l’ippocampo e l’ipotalamo, mentre un trauma tardivo interessa maggiormente la corteccia prefrontale.

Grazie a questo studio, il gruppo di ricerca ha potuto identificare un potenziale bersaglio terapeutico: si tratta della proteina BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), un regolatore chiave della plasticità cerebrale. Modulando la sua via di segnalazione, si potrebbero attenuare gli effetti del trauma che si verifica nella giovane età adulta.

Questi risultati suggeriscono l’esistenza di finestre critiche dello sviluppo durante le quali il cervello è particolarmente vulnerabile al trauma, ma anche potenzialmente più responsivo a interventi terapeutici mirati. L’auspicio è che tali scoperte possano guidare a un trattamento dei disturbi psichiatrici derivanti da eventi traumatici in modo più preciso, introducendo una medicina personalizzata basata sull’età del trauma.

 

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SERGIO RIZZO -L’ESPRESSO / INCHIESTE / 28 FEBBRAIO 2024 : La famiglia La Russa, una dinastia al potere da 52 anni

 

 

 

 

L’ESPRESSO / INCHIESTE / 28 FEBBRAIO 2024

https://lespresso.it/c/inchieste/2024/2/28/la-famiglia-la-russa-una-dinastia-al-potere-da-52-anni/50131

 

 

La famiglia La Russa, una dinastia al potere da 52 anni

Da 52 anni in Parlamento c’è sempre stato un La Russa. Talvolta anche due. Il papà Antonino al Senato e il suo primogenito Vincenzo alla Camera. O il secondogenito Ignazio alla Camera e il primogenito Vincenzo al Senato. Nemmeno nello stesso partito: uno nella maggioranza, il democristiano Vincenzo, “pecora bianca” in una famiglia votata al nero, e uno all’opposizione missina. Papà o fratello minore.

Bersagliati inaspettatamente, un bel giorno, anche dal fuoco amico: «In un certo mondo finanziario che passa attraverso Ursini e arriva a Ligresti, c’è una presenza costante di un senatore del Msi, Antonino La Russa. In questa famiglia ci sono un senatore missino, un ex deputato dc, Vincenzo, e un uomo di spicco del Msi che è Ignazio La Russa. A Milano questa situazione ha impedito, almeno psicologicamente, al partito, di svolgere la sua opposizione».

 

Corre l’anno 1989, sindaco di Milano è Paolo Pillitteri.

PAOLO PILLITERI
FOTO DA: MILANO POST- 6 DICEMBRE 2020 / link

È socialista e cognato del leader del Psi Bettino Craxi, che ha un rapporto speciale con Ligresti che a sua volta ha un rapporto speciale con La Russa senior. Ergo, il Msi a Milano avrebbe le polveri bagnate (METAFORA MILITARE).

 

Tomaso Staiti, il fascista playboy che è restato all’opposizione

Tommaso Staiti di Cuddia delle Chiuse. Milano, 6 Aprile 2005.
foto di Fulvia Pedroni Farassino, Buena Vista

 

Chi lancia questa micidiale accusa contro i suoi stessi camerati in una intervista all’Europeo risponde al nome di Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse. Deputato missino dal 1979 al 1992 è per tutti il «barone nero». Un battitore libero. Sfida Giorgio Almirante per la segreteria del partito e poi si schiera contro Gianfranco Fini. Tifa Pino Rauti, è sempre elegantissimo, ma odia i fascisti in doppiopetto.

 

 

Salvatore Ligresti

 

Ha la lingua tagliente e la mano pesante. Schiaffeggia Giovanni Goria alla Camera e racconta di aver schiaffeggiato anche La Russa, ma chissà com’è andata veramente. Il fatto è che Staiti ha un posto in Parlamento e pure nel comitato centrale del partito. È stato segretario provinciale a Milano e, per quanto impenitente, estremista, minoritario e manesco, le sue parole non sono quelle di uno che passa di lì per caso.

 

«C’era un tumore a Milano, nutrito dai legami fra la famiglia La Russa e i Ligresti. Il combinato disposto tra politica e affarismo», ricorda velenoso quasi un quarto di secolo dopo in un’altra intervista, a Silvia Truzzi e Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano.

 

nota

se vuoi –
INTERVISTA BARBACETTO E STRUZZI
VEDI:  IL FATTO QUOTIDIANO / 2 MARZO 2017 —

 

Tomaso Staiti di Cuddia: “La politica oggi è per morti di fame spirituali. Da 20 anni il ‘tumore’ sono i Ligresti e La Russa”

Intervista del 2012 al “Barone Nero” – Raccontava del “combinato disposto tra politica e affarismo che ha provocato metastasi”, di quando schiaffeggiò Ignazio La Russa e dei voti della ‘ndrangheta a Milano. E della Santanché diceva: “È un altro dei regalini di La Russa. I due hanno siglato un patto politico-mondano-commerciale”

APRI QUI
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/02/tomaso-staiti-di-cuddia-la-politica-oggi-e-per-morti-di-fame-spirituali-da-ventanni-il-tumore-sono-i-ligresti-e-la-russa/3426407/

FINE NOTA

 

Da cosa derivi tanto astio non si è mai capito fino in fondo. Ma quando il barone nero dice che «a Milano, per vent’anni, tutto un mondo è stato nelle mani della famiglia La Russa: da Virgillito a Ursini, fino a Ligresti», passa dal giudizio politico alla cronaca.

 

 

Nel 1938, durante la fase più brutale del regime, Antonino La Russa, classe 1913, è il giovane federale di Paternò. Fascista a trazione integrale, nel 1953 cerca di farsi eleggere alla Camera, quando l’inibizione quinquennale al seggio repubblicano imposta agli ex gerarchi è ormai scaduta. Ma invano.

Poi incontra Michelangelo Virgillito.

 

Michelangelo Virgillito nato a Paternò
foto da: Etna News 24

 

 

Anche lui è di Paternò ma ha passato più tempo a Milano, dove ha fatto un sacco di soldi in una borsa valori ancora senza regole. In pochi anni mette le mani sulla Liquigas e il gruppo tessile Lanerossi e l’avvocato La Russa diventa il suo uomo di fiducia, in tandem con un personaggio ancora più spericolato di Virgillito.

È il calabrese Raffaele Ursini ( Roccella Ionica / R. Calabria24 agosto1926 – Losanna7 aprile2008), che ben presto ne raccoglie il testimone. Sono anni facili per chi sa giocare ai tavoli del Far West dell’economia italiana. Ci sono un sacco di soldi pubblici, quelli della Cassa del Mezzogiorno e delle banche d’investimento statali, e come giocatore d’azzardo Ursini non ha rivali. Dopo la Liquigas conquista la Pozzi-Ginori e la Sai della Fiat. Ma si è indebitato fino al collo, così deve vendere e nel Far West trova uno ancora più svelto di lui. Salvatore Ligresti è di Paternò come Virgillito e La Russa. Della Sai ne fa un sol boccone, ma deve dire grazie ad Antonino La Russa se riesce anche a respingere la controffensiva di Ursini.

 

 

Da allora il sodalizio fra i due è a prova di bomba. Nulla può metterlo in crisi, neppure la politica. La Russa è un senatore del Msi, partito che considera Mediobanca e il suo patron Enrico Cuccia poco meno che nemici. Nel 1985 chiede addirittura con una risoluzione parlamentare di mandarlo a casa: «A parte il problema dell’età, va considerato che Cuccia ha gestito per 40 anni Mediobanca talvolta partorendo anche dei mostri».

 

 

Si dà il caso che uno di questi sia proprio Ligresti, il sodale di La Russa senior. Legatissimo, per giunta, a Craxi. Ma di fronte al potere degli affari anche la fede politica passa in secondo piano. E qui siamo al cospetto di un rapporto che travalica le semplici relazioni professionali. Ecco allora che nel consiglio di amministrazione della Fondiaria-Sai, la compagnia nata dalla fusione fra la Sai e la Fondiaria conquistata da Ligresti con l’aiuto di Mediobanca, si installa per 14 anni Vincenzo La Russa, il figlio democristiano di Antonino. Proprio mentre papà Antonino è consigliere di Premafin, la holding di Ligresti. Ci resta fino alla sua morte, nel 2004, e allora gli subentra il nipote Antonino Geronimo La Russa, primogenito di Ignazio.

 

 

Un cantiere in piazza Udine a Milano

 

Il futuro presidente del Senato è parlamentare e non ha incarichi nella galassia di Don Salvatore, che dopo la morte di Cuccia già comincia a scricchiolare. Non lesina però l’assistenza legale. Nel 2013 salta fuori da una verifica ispettiva dell’Isvap che Ignazio La Russa ha incassato fra il 2008 e il 2009 parcelle per 451 mila euro da FonSai e Milano assicurazioni. In quel momento lui è ministro della Difesa nell’ultimo e disastroso governo di Silvio Berlusconi e precisa che si tratta di onorari per attività svolte prima di assumere l’incarico di governo.

 

 

Morto Cuccia e morto pure il suo successore Vincenzo Maranghi, l’impero Ligresti sommerso dai debiti si sgretola. Ma la famiglia La Russa non segue quel destino: di sponsor nel fu salotto buono adesso ne può fare a meno. A Milano e in Lombardia ormai comandano loro. Dopo una legislatura al Parlamento europeo il fratello minore Romano La Russa è assessore regionale della giunta di Roberto Formigoni. Qualche anno dopo di nuovo in quella di Attilio Fontana, ed è francamente difficile dire chi dei due conti di più.

 

 

Il capo indiscusso però è Ignazio, imbattibile nel tenere insieme i fili degli affari e della politica. E la sua nomina a ministro della Difesa nel 2008 rappresenta senza dubbio una svolta. Forse decisiva per la successiva scalata al potere. Entra al ministero accompagnato da due sottosegretari ben ferrati in materia. Uno è Guido Crosetto, che fonderà Fratelli d’Italia con il ministro e Giorgia Meloni, ma sarà pure presidente dell’Aiad, l’associazione delle imprese della difesa. L’altro è Giuseppe Cossiga, il figlio dell’ex presidente della Repubblica: quando Crosetto diventa ministro prende lui il suo posto al timone della lobby delle industrie militari. Una staffetta così studiata da escludere coincidenze.

 

Filippo Milone - Il Fatto Quotidiano

Filippo Milone (Milano, 29 maggio 1952) 

Ma c’è una terza persona che segue La Russa al ministero.Si chiama Filippo Milone e sembra l’anello di congiunzione fra i due mondi: quello politico e quello degli affari. Consigliere del ministro della Difesa, non è uno sconosciuto nella galassia Ligresti. È presidente di Quintogest, impresa controllata da Fondiaria Sai. Nonché consigliere della Sviluppo Centro est, società fra Ligresti, Toti e i costruttori Santarelli.Nel crepuscolo della prima Repubblica gestisce la Grassetto, impresa di costruzioni di Ligresti poi finita nel vortice delle inchieste di Tangentopoli.

E lui s’immola. A partire dal tintinnio delle manette fino ai processi per corruzione subisce tutte le traversie di quella stagione. Sperimentando ogni brivido che la ruota della giustizia sa offrire, dalla sospirata prescrizione allo zuccherino della riabilitazione.

 

Milone però non è soltanto questo. Con La Russa condivide anche la fede politica. Prima e dopo la nascita del suo partito. Oggi è presidente del Secolo d’Italia, consigliere di Italimmobili (l’immobiliare del partito) e della Fondazione Alleanza nazionale (la cassaforte del partito) nonché componente della commissione di disciplina e garanzia di Fratelli d’Italia.

 

 

Quando cade l’ultimo governo Berlusconi e arriva Mario Monti è l’unico, assieme a Vittorio Grilli, a venire promosso: da consigliere dell’ex ministro a sottosegretario, nientemeno. A differenza di Grilli, per meriti squisitamente politici. La Russa riesce incredibilmente a ottenere che resti alla Difesa. Anche a dispetto dell’opportunità. Il giorno seguente al giuramento dei sottosegretari Fiorenza Sarzanini racconta sul Corriere della Sera che «durante l’interrogatorio di fronte al pm Paolo Ielo a Borgogni è stato chiesto di chiarire a che titolo avrebbe versato soldi a Filippo Milone, ex capo della segreteria di La Russa». Borgogni è Lorenzo Borgogni, manager di Finmeccanica, la principale industria della Difesa, all’epoca sotto inchiesta assieme all’amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini.

 

 

Enrico Cuccia

 

Ma illazioni a parte, una ragione concreta per la permanenza di Milone al ministero in realtà c’è, eccome. L’ultimo atto della gestione La Russa è la costituzione di una società per azioni, Difesa servizi spa. E bisogna sorvegliare che non venga soppressa nella culla dai nuovi arrivati. La società è un’idea del sottosegretario Crosetto, che la realizza con l’aiuto del suo consigliere Luca Andreoli, ufficiale dei carabinieri.

Al di là dei numeri (67 milioni di fatturato e 6 di utili netti nel 2022) è una società strategica per la gestione del potere nel settore militare. Oltre alla valorizzazione economica delle caserme, si occupa della formazione del personale specializzato per l’uso degli armamenti e della sperimentazione militare. Per non parlare delle sponsorizzazioni e della pubblicità. È una delle poche società pubbliche non dipendenti dal Tesoro, perché l’azionista è il ministero della Difesa. Che dunque procede anche alle nomine senza interferenze esterne.

 

 

E chi è oggi l’amministratore delegato e direttore generale? Luca Andreoli. L’ha nominato Crosetto a pochi mesi dal suo ritorno al ministero, al posto di Pier Fausto Recchia, ex deputato del Pd insediato al vertice della società dalla ministra dem Roberta Pinotti. A dimostrazione del fatto che la lottizzazione non conosce confini di partito.

 

Poi, però, con l’occasione del rinnovo, si era assistito all’occupazione politica totale delle poltrone. Presidente è stato nominato Gioacchino Alfano: ex Pdl e Nuovo centrodestra, è sottosegretario alla Difesa al posto di Milone con i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Gli altri tre consiglieri sono l’ex deputato del Ccd (e poi Margherita) Mauro Fabris, l’ex senatrice forzista passata alla Lega Anna Carmela Minuto e la vicepresidente della Provincia di Trento Francesca Gerosa, di Fratelli d’Italia.

 

 

Un assaggio del nuovo corso si è avuto ben presto, con il calendario 2024 dell’Esercito prodotto da Giunti su licenza di Difesa servizi e il contributo di Leonardo, Iveco veicoli militari e Beretta. «Per l’Italia sempre», recita il titolo, con  la precisazione che «sempre» significa «prima e dopo l’8 settembre 1943». Interpretabile senza troppi sforzi in una specie di riabilitazione subliminale del periodo fascista. Sponsor del singolare slogan, la sottosegretaria Isabella Rautidell’esecutivo di Fratelli d’Italia, figlia del fondatore di Ordine nuovo Pino Rauti.

Clamoroso il contrasto con il calendario del 2023, progettato prima dell’arrivo della destra al governo, che diceva invece «A testa alta…da Porta San Paolo a Mignano Monte Lungo i 98 giorni che portarono alla riscossa». Quale riscossa? Quella dell’esercito italiano dopo l’8 settembre 1943 contro gli invasori nazisti.

 

 

da :

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DONATELLA, NONCENTRANIENTISSIMO ::: LE ODI DI ORAZIO ( scritte a partire dal 30 a.C. raccolte in 4 libri- ) + altro– Venosa ( pr. Potenza )

 

 

 

 

 

*** NON C’ENTRA NIENTE/ NIENTISSIMO– UN TEMPO RUBRICA DI DONATELLA

 

 

Orazio legge davanti al circolo di Mecenate (I sec. a. C.), dipinto di Stefano Bakalovich1863

 

 

Noncentranientissimo, la cui redazione  ( io ) ha scoperto, a più di duemila anni dalla nascita, la poesia di Orazio, grazie al libro del fisico teorico Carlo Rovelli intitolato ” L’ordine del tempo”. Le cose più accessibili del libro sono state per me gli incipit con cui l’Autore apre ogni capitolo. I versi sono tratti dalle Odi di Orazio e mi hanno rimandato, con estrema dolcezza e nostalgia, ai grandi lirici greci:

 

 

Danze d’amore intrecciano
fanciulle dolcissime
illuminate dalla luna
di queste limpide notti (I, 4)

 

Anche le parole che ora diciamo
il tempo nella sua rapina
ha già portato via
e nulla torna (I, 11)

 

Si apre
a questo vento dolce
di primavera
il chiuso gelo dell’immobile
stagione
e le barche tornano al mare…
Adesso dobbiamo intrecciare
corone
e ornarcene il capo (I, 4)

 

E quell’onda
navigheremo tutti
quanti ci nutriamo
dei frutti della terra (II. 14)

Tu non chiedere
l’esito dei miei, dei tuoi giorni,
Leuconoe
– è un segreto sopra di noi-
e non tentare calcoli astrusi (I, 11)

 

 

 

 

se qualcuno avesse tempo di leggere la vita, è piuttosto inaspettata..

apri qui

Quinto Orazio Flacco, più noto semplicemente come Orazio (in latino Quintus Horatius FlaccusVenosa8 dicembre 65 a.C. – Roma27 novembre 8 a.C.), è stato un poeta romano. ( Muore a 57 anni, se non mi sono sbagliata. Era tanto o poco in quell’epoca ? )

https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Orazio_Flacco

 

 

 

Quinto Orazio Flacco in un ritratto immaginario di Giacomo Di Chirico

 

 

 

 

 

NOTA:

Giacomo Ernesto Eduardo Di Chirico (Venosa27 gennaio 1844 – Napoli26 dicembre 1883) è stato un pittore italiano. Nonostante la sua breve carriera fu, assieme a Domenico Morelli e Filippo Palizzi, uno dei più importanti pittori di scuola napoletana dell’Ottocento.

 

 

qualcosa su Venosa:

 

 

Iscrizione funeraria del I sec. d.C., relativa alla sepoltura di una coppia di liberti

 

 

 

SS. Trinità, Venosa (PZ), La Chiesa Incompiuta

D.N.R. – Opera propria

 

 

 

 

Concattedrale di Sant’Andrea
Generale Lee – Opera propria

 

 

 

 

 

casa d
D.N.R. – Opera propria

Cosiddetta casa di Orazio Flacco (in effetti trattasi dei resti di ambienti termali di una domus romana), Venosa (PZ)

 

 

 

 

 

Fontana Angioina
Generale Lee – Opera propria

 

 

 

 

 

Fontana di San Marco
Generale Lee – Opera propria

 

 

 

 

Castello Aragonese
Generale Lee – Opera propria

 

 

 

 

Parco Archeologico
Generale Lee – Opera propria

 

 

 

SEGUE DA:

Raffigurazione di una Chanukkiyah nelle Catacombe ebraiche di Venosa
Daniel Ventura – he.wikipedia.org 10:11, 23 April 2007

 

 

Catacombe ebraiche di Venosa

 

 

Scoperto nel 1853, il complesso sepolcrale di Venosa è fra le più importanti testimonianze della florida presenza ebraica nella città e nell’Italia meridionale. L’analisi delle oltre settanta iscrizioni rinvenute, non datate ad eccezione di una del 521, colloca l’utilizzo del sito sepolcrale fra i secoli IV e VI d.C. A quest’epoca risalgono le prime notizie certe di presenza ebraica nella regione. Le catacombe si articolano in una rete di percorsi ipogei scavati nella roccia tufacea, nell’area extraurbana della collina della Maddalena. Vi si trovano sepolture a loculo disposte lungo le pareti o a terra; altre tumulazioni sono organizzate in cubicoli (tombe a camera con molteplici sepolture) e arcosoli (loculi ricavati in un nicchia sormontata da un arco). Alcune aree presentano ricche decorazioni ad affresco caratterizzate da simboli della tradizione ebraica, come la menorah, il lulav e lo shofar. Epigrafi in greco, latino e ebraico, talvolta bilingui, attestano l’alto livello di integrazione con la società non ebraica, oltre a costituire un importante strumento di conoscenza dell’organizzazione comunitaria dell’epoca, con riferimento a cariche e ruoli, anche ricoperti all’esterno del mondo ebraico. Notizie d’epoca successiva riprenderanno in particolare nel IX secolo grazie al materiale epigrafico rinvenuto nel complesso dell’Incompiuta.

 

 

viaggio virtuale

 

 

TESTO E VIDEO DA:

 

 

*******************

 

nel link di Wikipedia – Venosa- volendo, trovate informazioni sulle varie foto sopra— prese  da qui

https://it.wikipedia.org/wiki/Venosa

 

 

 

CARTINE A CHI INTERESSANO..

 

cartina della Basilicata ( Lucania )

Basilicata - Wikipedia

La Basilicata ha per capitale Potenza ed è divisa in due province:
Potenza e Matera:

 

 

 

 

LA BASILICATA ( LUCANIA )

**  è una lettura appassionante di scoperte..

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilicata

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Donatella D’Imporzano, Canzone + Liszt

 

 

 

 

CANZONE

 

 

 

Quando sugli alberi

della notte

fiorisce la mia canzone,

profili di colli lontani

io vedo

ed aria pura

trasparente come vetro.

Frutti maturi

di generosa estate

profumano di bellezza

la terra scura

e dolcemente

si addormenta

il mare

 

 

 

LISZT, CONSOLAZIONE n. 3

 

 

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IL LAVORO DEL LUTTO/ DIFFERENZA DALLA DEPRESSIONE PROFONDA — da : LUTTO E MELANCONIA DI SIGMUND FREUD ( 1915 / pubblicato 1917 ) — fonti varie ( vedi sotto, con i vari link )

 

 

 

 

*** per chi avesse interesse o anche bisogno.. quizàs quizàs

 

 

ALCUNE PREMESSE PER CHI MAI…

 

PER ILTESTO INTEGRALE DI FREUD APRI QUI

Per una lettura integrale: http://www.idipsi.it/it/wp-content/uploads/2014/09/lutto-e-malinconia.-S-Freud.pdf

 

 

 

** DEFINIZIONE LIBIDO –DA TRECCANI

Il termine latino libido, “desiderio”, è usato in psicoanalisi con accezioni diverse: in Freud, indica una forma di energia vitale che rappresenta l’aspetto psichico della pulsione sessuale, suscettibile di venire investita, ossia diretta, verso sé stessi o un oggetto esterno;  SEGUE NEL LINK SOPRA

 

****

Aggiunta::

 

A partire dal 1920, dalla pubblicazione del testo,  Al di là del principio del piacere, accanto all’Eros ( questo il nome della libido ) viene teorizzato Thanatos, o principio di distruzione o di morte.

«Empedocle di Agrigento, nato all’incirca nel 495 a.C., si presenta come una figura fra le più eminenti e singolari della storia della civiltà greca […] Il nostro interesse si accentra su quella dottrina di Empedocle che si avvicina talmente alla dottrina psicoanalitica delle pulsioni, da indurci nella tentazione di affermare che le due dottrine sarebbero identiche se non fosse per un’unica differenza: quella del filosofo greco è una fantasia cosmica, la nostra aspira più modestamente a una validità biologica. […] I due principi fondamentali di Empedocle – philìa (amore, amicizia) e neikos (discordia, odio) – sia per il nome che per la funzione che assolvono, sono la stessa cosa delle nostre due pulsioni originarie Eros e Distruzione» . ( Umberto GalimbertiEnciclopedia di psicologia, Garzanti, Torino, 2001, p. 802.)

“E ora le pulsioni nelle quali crediamo si dividono in due gruppi: quelle erotiche, che vogliono convogliare la sostanza vivente in unità sempre più grandi, e le pulsioni di morte, che si oppongono a questa tendenza e riconducono ciò che è vivente allo stato inorganico. Dall’azione congiunta e opposta di entrambe scaturiscono i fenomeni della vita, ai quali mette fine la morte. Forse scrollerete le spalle: ‘Questa non è scienza della natura, è filosofia, la filosofia di Schopenhauer‘. E perché mai, Signore e Signori, un audace pensatore non dovrebbe aver intuito ciò che una spassionata, faticosa e dettagliata ricerca è in grado di convalidare? ”  ( S. Freud Introduzione alla psicoanalisi, Edizioni Boringhieri 1978, p. 509. )

 

CITAZIONI DA: 

WIKIPEDIA, AL DI LA’ DEL PRINCIPIO DEL PIACERE  DI FREUD
https://it.wikipedia.org/wiki/Al_di_l%C3%A0_del_principio_di_piacere

 

 

il blog– voglio fare una citazione del testo che mi aveva colpito anni fa e che trovo assolutamente realistica nel senso che è così che avviene all’interno di noi.

 

” Orbene, in cosa consiste il lavoro svolto dal lutto? Non credo di forzare le cose se lo descrivo nel modo seguente: l’esame di realtà ha dimostrato che l’oggetto amato non c’è più e comincia a esigere che tutta la libido sia ritirata da ciò che è connesso con tale oggetto. Contro tale richiesta si leva un’avversione ben comprensibile; si può infatti osservare invariabilmente che gli uomini non abbandonano volentieri una posizione libidica, neppure quando dispongono già di un sostituto che li inviti a farlo. Questa avversione può essere talmente intensa da sfociare in un estraniamento dalla realtà e in una pertinace adesione all’oggetto, consentita dall’instaurarsi di una psicosi allucinatoria di desiderio. La normalità è che il rispetto della realtà prenda il sopravvento. Tuttavia questo compito non può esser realizzato immediatamente. Esso può essere portato avanti solo poco per volta e con grande dispendio di tempo e di energia d’investimento; nel frattempo l’esistenza dell’oggetto perduto viene psichicamente prolungata.

Tutti i ricordi e le aspettative con riferimento ai quali la libido era legata all’oggetto

vengono evocati e sovrainvestiti uno a uno,

e il distacco della libido si effettua in relazione a ciascuno di essi.

 

testo da: http://www.idipsi.it/it/wp-content/uploads/2014/09/lutto-e-malinconia.-S-Freud.pdf

 

 

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finite le premesse, cominciamo la lettura

DA:

IL FOGLIO PSICHIATRICO  —

COMMENTO A LUTTO E MELANCONIA DI FREUD

 

di Raffaele Avico, psicoterapeuta – specializzato nella cura dei disturbi post-traumatici

 

Il saggio breve Lutto e Melanconia di Freud rappresenta un eccezionale documento ed esempio di lucidità descrittiva intorno al tema che porta in oggetto, oltre essere una testimonianza unica del talento narrativo di Sigmund Freud.

L’autore apre facendo una breve descrizione della differenza tra il lutto e la melanconia. Freud descrive il lutto come:

“la reazione alla perdita di una persona amata o di un’astrazione che ne ha preso il posto, la patria ad esempio, o la libertà, o un ideale o così via”,

che ha come conseguenze

“un doloroso stato d’animo, la perdita d’interesse per il mondo esterno – fintantoché esso non richiama alla memoria colui che non c’è più- , la perdita della capacità di scegliere un qualsiasi nuovo oggetto d’amore (che significherebbe rimpiazzare il caro defunto), l’avversione per ogni attività che non si ponga in rapporto con la sua memoria”.

Freud spiega inoltre come per compiere il lavoro del lutto debba essere effettuato uno spostamento di investimento libidico su un altro oggetto che non siano l’oggetto perso. Strutturalmente, tuttavia, l’uomo pare essere portato a mantenere per più tempo possibile l’adesione libidica verso l’oggetto (“gli uomini non abbandonano volentieri una posizione libidica”), e quindi il lavoro del lutto richiede tempo e richiede dei passaggi (per esempio, Freud sottolinea, il sovra-investimento di tutti i ricordi e le aspettative connesse all’oggetto perduto, che devono essere uno per uno abbandonati). Solo allora, Freud scrive, “l’Io ridiventa in effetti libero e disinibito”.

Per quanto riguarda invece la melanconia, Freud sottolinea che i pazienti melanconici paiono soffrire del lutto (intenso come perdita) per un qualcosa che però rimane “enigmatico”. Ovvero, sembra che il lavoro del lutto venga svolto al di sotto del livello della coscienza. Si sa che qualcosa si è perso, ma non si capisce bene cosa. Questo avviene in altri termini quando la perdita è “inconsapevole”. Le conseguenze di questo lavoro di elaborazione del lutto a livello sub-cosciente, Freud afferma, sono un progressivo svuotamento del senso dell’Io: in questo caso non è tanto il mondo a essersi svuotato di qualcosa (come nel lutto), quanto il senso dell’Io.

Freud afferma:

“ll quadro di questo delirio d’inferiorità (prevalentemente morale) è completato da insonnia, rifiuto del nutrimento e da un tratto notevolissimo sotto il profilo psicologico, ossia dal superamento di quella pulsione che costringe ogni essere vivente a restare fortemente attaccato alla vita“.

Freud prosegue notando come nel paziente melanconico esista una grande lucidità nel descrivere il suo stato interiore, come una limpidezza acquisita che gli consente ora di osservare dentro di sé la natura più psicologica e morale del suo essere. In questo caso, Freud dice, avviene una divisione verticale dell’Io, che si configura ora come scisso, e con una parte che critica l’altra: la coscienza (che rappresenta una delle parti dell’Io diviso) interviene a giudicare l’Io stesso da un punto di vista morale:

“Nel quadro morboso della melanconia emerge in primo piano, rispetto alle altre rimostranze, la riprovazione morale nei confronti del proprio Io; la valutazione di sé si basa assai più raramente su imperfezioni fisiche, bruttezza, debolezza, inferiorità sociale; solo l’impoverimento assume una posizione di rilievo fra i timori o le dichiarazioni del malato“

Inoltre, Freud sostiene, questo meccanismo di auto-accusa proverrebbe, a sua volta, da un atteggiamento di “rivolta” verso qualcosa di esterno, messo in piedi dal soggetto, solo in seguito rivolto a sé. A ben guardare la sintomatologia del paziente melanconico, Freud sottolinea, si nota che il soggetto melanconico rivolge a sé delle accuse che in realtà vorrebbe indirizzare all’esterno di sé:

“tutto ciò è possibile soltanto perché il loro modo di reagire continua a derivare da una costellazione psichica di rivolta, la quale poi, in virtù di un determinato processo, è evoluta fino a trasformarsi in contrizione melanconica“

Il processo citato in questo passaggio, Freud lo descrive come un passaggio anomalo dell’investimento libidico del paziente: trovandosi a dover abbandonare l’oggetto d’amore iniziale, e non riuscendo a investire in tempo breve su un altro oggetto, il soggetto melanconico sarebbe stato obbligato a far ricadere su di sé l’investimento libidico (lasciato “libero di fluttuare”), con però la conseguenza dell’instaurarsi di una “identificazione” con l’oggetto perduto (da qui la famosa espressione “l’ombra dell’oggetto [abbandonato] cade così sull’Io”).

A questo punto, si instaura secondo Freud un conflitto tra la parte critica dell’Io e l’Io stravolto dall’identificazione con l’oggetto abbandonato. In questo senso la melanconia si rivela essere il risultato di un investimento sull’Io di tipo narcisistico (che aiuta in qualche modo a preservare il legame con l’oggetto perduto, portando tutto “in casa dell’Io”)

Freud scrive:

“Quando l’amore per un oggetto si è rifugiato nell’identificazione narcisistica –ma si tratta di un amore a cui non si può rinunciare nonostante si sia rinunciato all’oggetto stesso – accade che l’odio si metta all’opera contro questo oggetto sostitutivo oltraggiandolo, denigrandolo, facendolo soffrire e derivando da questa sofferenza un sadico soddisfacimento”.

Freud dunque vede la melanconia come una distorsione del lutto, la quale prevede un ritiro narcisistico dell’energia libidica, energia poi riflessa sull’Io e che lo conduce, quando troppo potente, a comportamenti anche apertamente anti-conservativi come il suicidio (l’odio verso l’oggetto perduto viene riflesso sull’Io): in questo senso paragona la malattia melanconica ad una ferita aperta che attira su di sé “da tutte le parti energie di investimento e svuota l’Io fino all’impoverimento totale”.

A proposito invece dei sintomi della malattia melanconica, Freud cita l’insonnia (prodotta da un eccesso di investimento energetico rivolto su di sé) e il curioso fenomeno di riduzione della portata dei sintomi nelle ore serali. In conseguenza di questo, passa poi a descrivere lo stato contrapposto alla melanconia, ovvero la mania, che avviene in questo modo:

“in questi casi avviene qualcosa che fa sì che un grande spiegamento di energia psichica, sostenuto a lungo o trasformatosi in abitudine, a un certo momento diventi superfluo, talché questa energia è resa disponibile per molteplici impieghi e possibilità di scarica. Ciò si verifica ad esempio quando un povero diavolo è sollevato improvvisamente –perché gli piove addosso una grande quantità di denaro –dalla cronica preoccupazione per il pane quotidiano; o quando una lotta lunga e difficile è coronata infine dal successo; o quando, d’un tratto, riusciamo a liberarci da una pesante costrizione o da una posizione falsa in cui avevamo indugiato a lungo; e così di seguito. Tutte queste situazioni sono caratterizzate da un umore allegro, dai segni di scarica dati da un affetto gioioso e da un’accresciuta disponibilità a compiere ogni sorta di atti proprio come nella mania, e in assoluto contrasto con la depressione e l’inibizione tipiche della melanconia. Possiamo azzardarci a dire che la mania non è altro che un trionfo di questo genere, solo che anche questa volta l’Io ignora quali prove ha superato e perché sta cantando vittoria”

Come si nota, la mania rappresenta una cambio di posizione psichica in termini economici: le risorse vengono spese, reindirizzate, altrove, spostandosi dall’Io verso l’esterno, e producendo un senso di trionfo e di alleggerimento. Freud, tuttavia, conclude il breve saggio rimandando ad ulteriori approfondimenti che possano chiarire perché alla melanconia segua spesso una fase di mania, e non così, invece, nella fase di risoluzione del semplice lutto

 

 

 

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SPI

 

 

SpiPedia

 

 

 

 

 

Lutto (Il lavoro del)

 

 

 

 

Tania Bruguera, 2018

Tania Bruguera, 2018

 

 

IL LAVORO DEL LUTTO

 

A cura di Daniela Battaglia

 

Definizione del concetto

 

In Lutto e Melanconia, ( scritto nel 1915, ma pubblicato nel 1917 ), Freud afferma che il lutto è la reazione alla perdita di una persona amata o di un’astrazione che ne ha preso il posto; ad esempio la patria o un ideale. Comporta uno stato d’animo doloroso, la perdita d’interesse per il mondo esterno e della capacità di scegliere un nuovo oggetto d’amore, e anche l’avversione per ogni attività che non sia in relazione con l’oggetto d’amore perduto. Freud (1915) aggiunge che nel lutto è presente anche un distacco dai consueti interessi ma sottolinea che, dopo un ragionevole periodo di tempo, il lutto può essere superato.

 

 

Ma come accade che questo stato doloroso, che comporta un’inibizione e una limitazione dell’Io, venga superato?

 

Freud ricorda che è necessario un vero e proprio lavoro psichico e nello stesso testo introduce l’espressione “lavoro del lutto”. Questo concetto ha già in se stesso una portata innovativa in quanto inserisce nella comprensione del lutto un fatto nuovo, cioè che la graduale attenuazione del dolore a seguito di una perdita è il risultato di un’elaborazione psichica dinamica e niente affatto scontata.  Può, infatti, anche andare incontro a un insuccesso, come osserviamo nel lutto patologico.

 

Secondo Freud il lavoro del lutto inizia quando il soggetto si trova costretto, sotto la pressione dell’esame di realtà, a prendere atto della inesorabilità della perdita e della conseguente necessità di iniziare un progressivo ritiro dell’investimento libidico da ciò che riguarda l’oggetto perduto.

 

La difficoltà delle persone ad abbandonare una posizione libidica precedentemente assunta (resistenza al cambiamento) rende difficile e lento questo processo e determina, in una prima fase, un estraniamento dalla realtà e una tenace adesione all’oggetto perduto. L’Io s’identifica parzialmente con l’oggetto in attesa di un nuovo equilibrio e di una ridistribuzione degli investimenti libidici. Nelle situazioni normali l’esame di realtà ha il sopravvento e quando il lavoro del lutto è giunto al termine, l’Io ridiventa libero superando le inibizioni legate al lutto stesso.

 

Elaborare il lutto significa, dunque, poter pensare a un dopo, pensare a qualcosa che sembrava impensabile e iniziare a rappresentarsi qualcosa che sembrava irrappresentabile. Pensare a un dopo apre alla speranza, al nuovo, alla possibilità di immaginare che vi sia qualcosa che non conosciamo e che vale la pena di essere conosciuto. Il superamento del lutto ci mette a confronto con la nostra capacità di rimanere vivi emotivamente in un mondo “impoverito” (è il termine usato da Freud) dall’assenza dell’oggetto d’amore. La nascita di una nuova speranza origina da una spinta vitale, che ha a che fare con la capacità di tollerare e accettare la separazione e la perdita.

 

Il normale processo di elaborazione del lutto, che esita nell’investimento di un altro oggetto significativo, non può avvenire nel melanconico, nel quale la relazione narcisistica e ambivalente con l’oggetto ostacola il normale svolgimento di superamento del lutto.

 

Freud individua alcuni elementi chiave che distinguono la melanconia dal lutto fisiologico.

Il primo consiste in un disturbo della considerazione di sé, presente nella melanconia ma non nel lutto: nella prima si riscontra una mortificazione del sentimento di sé che si esprime in auto rimproveri e auto accuse  e culmina nell’attesa delirante di una ritorsione.   Inoltre, mentre nel lutto il soggetto avverte il mondo impoverito e svuotato, nella melanconia è l’Io stesso a essere percepito come impoverito e svuotato. In altri termini, a seguito della perdita dell’oggetto, si realizza in questo caso un mutamento del sé di cui il soggetto non è completamente consapevole.

 

 

Nel corso dello sviluppo sano del bambino avviene un processo che conduce a una differenziazione tra la libido dell’Io e la libido oggettuale.  Non si tratta di operare uno spostamento di amore da se stesso verso l’oggetto, ma piuttosto di un processo per cui il bambino raggiunge una capacità di percepire l’oggetto separato, questo permette una relazionalità con gli oggetti che vengono sperimentati come esterni a sé, fuori dal regno dell’onnipotenza infantile e dotati di vita autonoma e quindi potenzialmente capaci di abbandono. Nel paziente melanconico questo passaggio non ha avuto luogo, per cui di fronte a una perdita o una delusione, egli non riesce a sganciarsi dall’oggetto perduto e regredisce dalla relazione oggettuale narcisistica alla identificazione narcisistica. In questo modo l’oggetto viene preservato nella forma di una identificazione con esso, che ostacola la possibilità di evolvere e interferisce con l’esame di realtà.

 

L’impossibilità del melanconico di impegnarsi in forme di relazionalità oggettuale non narcisistiche sembra essere l’ostacolo fondamentale all’istaurarsi del lavoro del lutto, come sottolinea Ogden in una interessante lettura del testo freudiano (Ogden 2012). In un certo senso si tratta di un espediente (fallimentare, in realtà) per aggirare l’esperienza del dolore della perdita e della propria impotenza rispetto al fatto che se un oggetto è sentito come altro può abbandonarci mettendo in luce   la nostra non onnipotenza.

Il prezzo che il soggetto paga è altissimo: in cambio della fuga dal dolore della perdita chi non accede al lavoro del lutto sperimenta un senso di mancanza di vita dovuta al fatto che si trova immerso in una realtà congelata, senza possibilità di elaborare la perdita nella realtà esterna e di entrare in contatto autentico con le proprie emozioni.

Inoltre l’impossibilità di padroneggiare il dolore e il tentativo di metterlo da parte potrebbe trasformare un sentimento di delusione, solitudine, rabbia, in qualcosa che somiglia a “gioia, esultanza e trionfo” e immergere il paziente in uno stato in cui predomina il pensiero onnipotente fino ad esitare in una franca reazione maniacale.

 

Non va trascurato il peso dell’ambivalenza nella dinamica che stiamo osservando: da una parte l’ambivalenza esistente verso l’oggetto, dall’altra l’ambivalenza legata al desiderio di restare vivo, contrapposto al desiderio di essere una cosa sola con l’oggetto perduto. Riguardo al primo aspetto dobbiamo considerare che l’ambivalenza verso l’oggetto, insita nella relazione d’amore, viene esacerbata dalla perdita e che, a causa della regressione del soggetto verso l’identificazione narcisistica, accade che l’odio verso l’oggetto o la situazione deludente e/o abbandonante si riversi sull’Io (le autoaccuse feroci del melanconico) e che il soggetto tragga da queste sofferenze un soddisfacimento di tipo sadico .

L’altra particolare forma di ambivalenza presente nel lutto riguarda la lotta tra il desiderio di vivere, sopportando il dolore della perdita, e il desiderio di essere una cosa sola con i propri oggetti interni morti. La persona capace di fare il lutto, a differenza del melanconico, riesce a elaborare questo conflitto. La nascita di una nuova speranza originata da una spinta vitale, che inevitabilmente ha a che fare con la capacità di tollerare e accettare la separazione e la scomparsa dell’oggetto amato.

Nel libro “La perdita” Rossanda e Fraire (2008) indagano questo aspetto illustrando come la possibilità di intraprendere un “nuovo viaggio” con noi stessi ma senza l’altro, il potersi sentire creativi e liberi dopo un lutto sia intrinsecamente connesso all’attraversamento del dolore profondo per la perdita e mai da esso completamente disgiunto.

 

In estrema sintesi, il lutto può avvenire se e quando si è riusciti ad instaurare una reale relazione oggettuale con un oggetto sentito come altro da sé, perché solo allora si può accedere ad una separazione, sperimentarla e elaborarla.

 

 

 

PER CHI VOLESSE NEL LINK, CHE RIPETO, SEGUE:

 

Ulteriori evoluzioni del concetto
+ Bibliografia

 

 

NEL LINK

Lutto (Il lavoro del)

 

 

 

 

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BIANCA MARIA MANFREDI, Schiavi per costruire il consolato Usa a Milano, bloccato Ulas Demir, manager di Caddell, all’aeroporto — ANSA.IT / IL FATTO QUOTIDIANO — 31 maggio 2026 – 17.25

 

 

 

 

ANSA.IT — 31 maggio 2026 – 17.25

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/31/schiavi-per-costruire-il-consolato-usa-a-milano-fermato-un-manager-di-cddell_21080b4d-9e55-481f-8893-40cdaebbc5fc.html

 

 

Schiavi per costruire il consolato Usa, fermato il manager di Caddell.

 

Pericolo di fuga, Ulas Demir, di origine turca, bloccato allo scalo di Bergamo,  mentre si imbarcava per Istanbul insieme alla famiglia.

 

 

 

 Il consolato Usa a Milano in costruzione 

 

I pm di Milano Paolo Storari e Mauro Clerici hanno disposto il fermo per pericolo di fuga di Ulas Demir, indagato nell’inchiesta sul caporalato per il restauro e la costruzione del nuovo Consolato Usa di Milano insieme alla società americana Caddell Construction Co.

 

 ****ARTICOLO COMPLETO DELL’ANSA SOLO NEL LINK

 

 

 

 

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SEGUE DA:

IL FATTO QUOTIDIANO — 31 maggio 2026

di Redazione Giustizia

apri qui per l’articolo intero

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/31/sfruttamento-operai-consolato-usa-milano-notizie/8404763/

 

Dopo il controllo giudiziario del 29 maggio in cui sono state riscontrate “numerose violazioni” nel cantiere –notizia pubblicata da  ilFattoQuotidiano.it ––Demir, intercettato, ha avuto una telefonata con un interlocutore sconosciuto, in cui – secondo i pm – è risultata “chiara la volontà di fuggire” da parte del manager turco. Ieri, infatti, l’acquisto del biglietto

Nell’inchiesta della procura di Milano sono indagati Demir e la Caddell Construction Co in base all’inchiesta  per la responsabilità amministrativa degli enti. Da quanto ricostruito in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, nel cantiere sono stati impiegati lavoratori “in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno” in una situazione di “para-schiavismo“.

Lavoratori indiani reclutati dalla Dynamic House di Nuova Dehli che venivano pagati meno di tre euro l’ora. Per 10-12 ore di lavoro al giorno in cantiere, sei giorni su sette, erano pagati 1200-1500 euro, a cui dovevano togliere quasi 900 euro per pagarsi vitto e alloggio.

Tutto ciò dopo aver versato persino un “pizzo” da 5mila euro nel loro Paese agli “intermediari” che gli avevano “permesso” di arrivare in Italia a lavorare, senza conoscere la lingua, firmando carte che non sapevano leggere, tra insulti, botte e minacce.

Il 46enne Demir il 29 maggio, da quanto risulta all’Ansa, parlava con il suo interlocutore, secondo gli inquirenti un superiore, che gli diceva “Fra Zafer dice che se vieni per ferie sarebbe meglio”. E alla sua domanda “non sarebbero dei problemi dopo?”, gli ha risposto “ho parlato anche con Can Celik, loro dicono che così potrebbero esserci più problemi. Mi ha detto che potrebbe essere più problematico se succede nell’altro modo”, aggiungendo “quindi qual è la data più vicina in cui puoi farlo?”, “Vedi un attimo e parlane con tua moglie”

 

 

 

 

 

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LA 7 — OTTO E MEZZO — 6 novembre 2014 –uno sguardo su Buttafuoco: ‘Pretendo le scuse di Augias’ + intervista di Monica Mondo a Pietrangelo Buttafuoco – febbraio 2021

 

 

*** un piccolo spiraglio sul ” grande ”  Buttafuoco

 

 

 

2.–

Il programma Soul è una nota trasmissione di interviste in onda sull’emittente italiana Tv2000, condotta dalla giornalista e scrittrice Monica Mondo. Il format propone intimi e profondi ritratti biografici e spirituali di personaggi del mondo della cultura, dell’arte, dello sport e del sociale

 

Pietrangelo Buttafuoco è un “intellettuale dissidente”, un libero pensatore scomodo. Siciliano, giornalista, scrittore, romanziere e saggista, ma anche direttore dei Teatri d’Abruzzo, collaboratore di diverse testate, conduttore televisivo e radiofonico, impegnato fin da ragazzo in politica e “dalla parte sbagliata”, per il mondo culturale, cioè a destra, fin dai tempi del Fronte della Gioventù, è da sempre una voce fuori dal coro, liberale e libertaria, senza ideologie, capace di una scrittura finissima e alta, che non si nega alle domande, sempre pronta alla rivolta etica ed estetica. Scegliendo come massima la celebre citazione dal Cyrano de Bergerac, di Edmond Rostand: “Eleggermi un signore, costringermi a prodigi di agilità dorsale? Grazie, no”.

 

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO

da wikipedia – LINK

 

Pietrangelo Buttafuoco (Catania2 settembre 1963) è un giornalistascrittoreconduttore televisivo e opinionista italiano.

Nato a Catania da una famiglia originaria di Agira, in provincia di Enna, è nipote del politico Antonino Buttafuoco, in passato parlamentare del Movimento Sociale Italiano. Dopo essersi diplomato presso il liceo classico “Nunzio Vaccalluzzo” di Leonforte, si è laureato in filosofia presso l’Università degli Studi di Catania. Dirigente nazionale del Fronte della Gioventù, dal 1991 è componente del Comitato centrale del Movimento Sociale Italiano e poi, dal congresso di Fiuggi del gennaio 1995, è componente dell’Assemblea nazionale di Alleanza Nazionale, fino al 2003.

segue in wikipedia / link sopra

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Ludwig Heinrich Heyne ( 1878-1914 ) –L’ambita corona –1899 + altro

 

 

 

Ludwig Heinrich Heyne (1878-1914), ‘The Coveted Crown’ , ”The Studio”, Vol. 16, 1899

L’ambita corona – 1899- ” Studio, vol. 16

Biblioteca dell’Università di Heidelberg  

da :  

TUMBLIR
https://www.tumblr.com/thefugitivesaint/639479583664668672/ludwig-heinrich-heyne-1878-1914-the-coveted

 

 

Ludwig Heinrich Heyne (* 25 agosto 1878 a Düsseldorf ; † ottobre 1914 a Douvrin , Francia ) è stato un pittore tedesco.
All’inizio della Prima Guerra Mondiale, Heyne fu inviato nel nord della Francia come sottufficiale, dove morì in un ospedale militare nell’ottobre del 1914 a causa di una grave ferita.

 

 

 

un altro suo quadro famoso

Ludwig Heinrich Heyne: Ritratto di una donna che cuce. 1915

 

Heyne si formò presso l’ Accademia Reale Prussiana d’Arte di Düsseldorf alla fine degli anni 1890 , studiando tra gli altri con Claus Meyer , e successivamente si stabilì nella sua città natale come pittore di figure e paesaggi. Come membro dell’associazione di artisti Malkasten , di cui fece parte dal 1910 fino alla sua prematura scomparsa, si distinse per i suoi sforzi volti a migliorare la situazione economica degli artisti.

 

 

 

Mappa MICHELIN Douvrin - ViaMichelin

https://www.viamichelin.it/mappe-piantine/francia/hauts_de_france/passo_di_calais/douvrin-62138

 

Douvrin è un comune francese di 5 073 ( dati 2009 ) abitanti situato nel dipartimento del Passo di Calais nella regione dell’Alta Francia.

 

Alta Francia - Wikipedia

carta dell’Alta Francia da:

https://it.wikipedia.org/wiki/Alta_Francia

 

 

Il suo capoluogo è Lilla. Le città principali della regione, oltre a Lilla, sono AmiensDunkerqueCalais e Beauvais.

 

 

QUALCHE IMMAGINE DI LILLA– GETTY IMAGES

 

 

 

 

Strade di Lille, Francia

Una strada di Lilla e i suoi bei palazzi

 

 

 

Famoso Meert Bakery, negozio di dolci a Lille, Francia

un famoso negozio di dolci nella città, si chiama Meert

 

 

 

Vecchia strada a Lille

Strada della moneta

 

 

Place du Général-de-Gaulle

La Grande Piazza affiancata dal Palazzo della  Vecchia Borsa e ristoranti e bars

 

 

 

La Grande Piazza a Lille - Piazza generale de Gaulleè sempre la Grande Piazza di Lilla

 

 

Camera di Commercio di Lille, Francia

La Camera di Commercio a Lilla

 

 

Bar chiusi a Lille a causa delle norme sanitarie di emergenza Covid-19, Francia

Bar chiusi durante il Covid, ma assai belli

 

 

 

Opéra de Lille

L’Opera di Lilla, un’opera neoclassica, al centro della città

 

 

 

École nationale supérieure des arts et métiers de Lille

Scuola Nazionale di Arti e Mestieri della città

 

 

 

Porte de Paris - Lille, France

La  Porta  di Parigi, costruita nel ‘600 per celebrare la vittoria di Luigi XIV ( 1638-1715 )

 

 

https://www.sellerio.it/it/catalogo/Giornata-Luigi-Xiv/Saule/800

 

 

 

 

Lille, Francia - Strada autunnale piovosa nel quartiere storico dello shopping Vieux Lille

una strada storica della vecchia Lilla  in una giornata piovosa d’autunno

 

 

tutte le foto sopra sono prese da GETTY IMAGES:

https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=lille+skyline&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Flille-skyline

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Nature Unedited @NatureUnedited / link X sotto–grazie infinite, il blog- 30 maggio 2026- 12.02 — una mamma opossum che si carica tutti i suoi piccoli uscendo da una tana

 

 

link X di

NATURE UNEDITED 

30 maggio 2026– 12.02

Nature Unedited @NatureUnedited

 

 

Non fare del male agli opossum! Sono innocui e in realtà molto utili. Mantengono sotto controllo i parassiti (mangiando zecche, scarafaggi, ratti e scorpioni), ripuliscono gli animali morti e aiutano a diffondere i semi. In poche parole, sono la squadra di pulizia della natura ( TRADUZIONE GOOGLE )

 apri qui

https://x.com/i/status/2060481875886383370

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GIORGIANA CRISTALLI, ANSA.IT  29 maggio 2026 – 17.40 – DONNE – L’identikit del narcisista patologico nel romanzo ‘Epifania. Storia di un risveglio’. KIMERIK, pp. 201 EURO 19.

 

 

 

ANSA.IT  29 maggio 2026 – 17.40 

https://www.ansa.it/donne/notizie/2026/05/29/lidentikit-del-narcisista-patologico-nel-romanzo-epifania.-storia-di-un-risveglio_b648e6bf-8b06-4f28-ad06-aa968a4cdddb.html

 

L’identikit del narcisista patologico nel romanzo ‘Epifania. Storia di un risveglio’.

 

L’autrice Francesca Sabatini: ‘Relazioni tossiche. Copioni uguali, finali da riscrivere’

 

 

 

 

 

EPIFANIA. STORIA DI UN RISVEGLIO’

KIMERIK, pp. 201

EURO 19.

 

 

Quando si cade inconsapevolmente nella rete di un narcisista patologico all’inizio tutto può sembrare favoloso, rapido, travolgente ma poi si passa a subdoli processi di isolamento della vittima e svalutazione, fino all’annientamento psicologico e al baratro. Non è facile uscirne, ma i copioni sono tutti simili e smascherabili. Il romanzo ‘Epifania. Storia di un risveglio ‘ di Francesca Sabatini è il racconto di un percorso doloroso che porta la protagonista dalla fragilità alla consapevolezza.
Dopo il libro di esordio ‘Forse’, l’autrice dedica il suo secondo romanzo, presentato anche nella sala stampa della Camera dei Deputati, “a tutti coloro che hanno attraversato o stanno attraversando le fiamme di una relazione abusante, ma soprattutto a coloro che ancora non lo sanno”.

“Il termine ‘narcisista’ affonda le radici nel mito greco di Narciso. Quello di cui si parla nel romanzo – spiega – non è però ordinaria vanità ma un disturbo narcisistico della personalità che sfiora i confini della psicopatia”. Il libro è un viaggio tra i volti del narcisismo per imparare a riconoscerli e a difendersi. Non è un manuale, ma la storia di una donna, Elisabetta, che, in un momento particolare della sua vita, si trova ad incrociare due modelli maschili, ma, come spesso accade, è maledettamente attratta da quello meno sano.
“Il narcisismo patologico è un fenomeno subdolo, che si nasconde dietro sorrisi affascinanti e storie commoventi”, spiega Alessandra Volpe Brinzaglia, psicologa e psicoterapeuta autrice dell’introduzione di ‘Epifania’.

“Quando in terapia arrivano persone che hanno frequentato un narcisista, la cognizione di se stesse che si portano dietro è sempre la stessa: ‘io non valgo niente’, ‘io non sono abbastanza’. In sostanza, la vittima del narcisista senza rendersene conto entra in un processo di svalutazione, dissociazione, disumanizzazione.

I sintomi più frequenti sono: bassa autostima, ansia, depressione, desideri suicidi, somatizzazione, rabbia”, spiega.

E poi c’è la cosiddetta ‘vittimizzazione secondaria’, il senso di vergogna.

Il libro di Francesca Sabatini, spiega Volpe Brinzaglia, “è un percorso divulgativo, un tentativo di dare voce a chi spesso resta in silenzio per paura di non essere creduto, per vergogna o perché intrappolato nella speranza che le cose possano cambiare. Nel cuore di molte storie di abuso psicologico – sottolinea – si nasconde un paradosso: le vittime non sono solo persone deboli o invisibili. Al contrario sono spesso brillanti, empatiche, capaci di amare profondamente e con una grande tenacia”.

Chi è la preda perfetta? “Il narcisista non sceglie a caso. Il suo – spiega Volpe Brinzaglia – è un processo accurato, quasi chirurgico, guidato da una capacità di lettura profonda e manipolativa dell’animo umano. Cerca una persona che emani luce propria, empatica, che sia disposta dare senza pretendere, che confonda l’amore con la dedizione incondizionata”, un soggetto di cui nutrirsi consumandolo e svalutandolo per poi scartarlo.

“Comprendere certe dinamiche – spiega Francesca Sabatini – è il primo passo per interrompere il ciclo dell’abuso. Ho voluto dare voce ad una storia come tante, in alcuni casi l’epilogo è tragico. Il tema può riguardare chiunque. Il narcisista a volte è donna, è un tema trasversale”.

Dice la sua, in un intervento ospitato nel volume, anche l’avvocato Maria Luisa Bortolozzi: “L’autrice ci prende per mano in un percorso di crescita personale ma anche di purificazione catartica, condendo il tutto con un grido di ‘ti aiuto, ti puoi salvare’ rivolto a lettori che potrebbero essere coinvolti in situazioni analoghe e non lo hanno ancora realizzato. L’autrice ci comunica che devi ammettere una verità tremenda ma meravigliosa ossia ‘io sono, io valgo, con o senza di lui o lei’ ed esprimere quel sano egoismo che può essere anche salvifico”.

 

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ANSA.IT  — MEDIO ORIENTE — dal  29 maggio 2026 — h. 16.11 / fino al 28 maggio 22.20 —Un drone russo colpisce la Romania. Medvedev ai cittadini Ue: ‘Siate vigili, il sonno tranquillo è finito’. Bucarest dichiara il console russo persona non grata, Mosca: ‘La risposta non tarderà’. Due persone ferite

 

 

 

 

Medio Oriente

 

 

ANSA.IT   29 maggio 2026 — 16.11

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/05/29/in-romania-un-edificio-colpito-da-un-drone-di-mosca.-bucarest-dichiara-il-console-russo-persona_cac5216a-7462-4043-a57a-13256450b48b.html

 

Un drone russo colpisce la Romania. Medvedev ai cittadini Ue: ‘Siate vigili, il sonno tranquillo è finito’.

Bucarest dichiara il console russo persona non grata, Mosca: ‘La risposta non tarderà’. Due persone ferite

Redazione ANSA

ANSACheck

 

 

 

Romania © ANSA/AFP

Romania © ANSA/AFP

 

 

MAPPA DA:
https://viaggi.corriere.it/europa/romania/

 

 

SEGUE:

Medio Oriente

 

 

 

 

 

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30 MAGGIO — ore 18 –PORTO MAURIZIO —MARIA GABRIELLA PEZZAROSSI ( testo ) e MARISA FOGLIARINI ( illustrazione ) presentano : ” Favola moderna per chi cerca fiducia in se stesso ” – IL CORAGGIO E LA PAURA. Le ninfe marine–tutti i dati nel manifesto sotto

 

 

 

 

 

 

ALL’INTERNO DEL :::

 

 

 

 

 

 

 

Mappa di imperia immagini e fotografie stock ad alta risoluzione - Alamy

CARTINA ALAMY — PORTO MAURIZIO

 

 

 

 

Borgo Prino, Porto Maurizio, Imperia (Italy)
Jk4u59 – Opera propria

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Porto_Maurizio?uselang=it

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Crozza Briatore “Considerate che il mio cane vive in 700 mq” | Fratelli di Crozza — 4 marzo 2024

 

 

 

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MAURO BIANI / link X — due commenti sull’intervista di Erri De Luca ++LA 7 – 26 maggio + IL FOGLIO 27 maggio + link del 26– sempre su De Luca

 

 

Mauro Biani  @maurobiani

27 maggio 2026  – 23.53

Ho letto tutta (tutta) l’intervista di Erri De Luca sul giornale israeliano. Prima di tutto il resto credo di aver capito una cosa, intanto una differenza col mio modo di vedere la vita. Lui non crede affatto alla concretezza della nonviolenza. Io sì. E mi dispiace.

 

segue commento di

 

Anche Erri De Luca ha portato ragioni sostenibili alla sua opinione. Per mia forma mentis accetto tutte le opinioni, anche quelle meno rispettabili, e non tutte lo sono.

risposta di Mauro Biani ad Adriano

 

Mauro Biani @maurobiani

Il mio rispetto è assoluto, per tutti. Il mio disaccordo nello sguardo quotidiano, vicino e lontano lo rispetto ugualmente, con la forza che ho.

 

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LA 7. IT– ARTICOLO DI ERRI DE LUCA

https://www.la7.it/intanto/articolo/erri-de-luca-sono-sionista-a-gaza-una-guerra-brutale-ma-parlare-di-genocidio-e-una-distorsione-646690

Erri De Luca: “Sono sionista. A Gaza una guerra brutale, ma parlare di genocidio è una distorsione”

 

26/05/2026

 

Parole destinate a far discutere, quelle pronunciate da Erri De Luca. Lo scrittore napoletano, giunto in Israele per partecipare all’International Writers Festival di Mishkenot Sha’ananim a Gerusalemme, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Israel Hayom in cui prende una posizione netta e controcorrente sul conflitto in Medio Oriente, sul concetto di sionismo e sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza.

 

 

“Il sionismo in Italia è usato come un insulto”

 

De Luca non usa mezzi termini e rivendica con forza la propria posizione, raccontando anche un aneddoto legato alla cantante e amica Achinoam Nini (Noa). Invitato a un evento a Firenze, lo scrittore ha posto una condizione chiara: “Sarò felice di venire, ma sono sionista. Non sono capace di smussare gli spigoli per compiacere qualcuno” ha spiegato.

Nell’intervista al quotidiano israeliano, l’autore si scaglia contro l’uso denigratorio del termine nel nostro Paese: “In Italia, e in gran parte dell’occidente oggi, sionista è una maledizione. Un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile”. Per De Luca, invece, il significato è un altro: “Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui […] è già sionista per questo fatto stesso”.

 

 

“A Gaza nessun genocidio: è una distorsione storica e verbale”

 

Il passaggio più forte dell’intervista riguarda la guerra nella Striscia di Gaza. Lo scrittore napoletano rifiuta categoricamente l’utilizzo della parola “genocidio” per descrivere l’operazione militare israeliana.

“L’uso del termine ‘genocidio’ suscita in lui una profonda rabbia grammaticale”, si legge nell’articolo. “So benissimo cosa sia un genocidio – precisa De Luca – e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra brutale e moderna, in cui il numero di vittime civili è enorme e terribile perché quando si combatte in uno spazio urbano denso […] la popolazione paga sempre il prezzo più alto”.

De Luca paragona lo scenario a quanto visto a Raqqa o a Mariupol, parlando dell’effetto inevitabile di “combattere un nemico che si trincera tra i propri civili”. Ribadisce che la situazione è “terribile, ma non è genocidio”, sottolineando di non essere disposto a condividere palchi “con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa” o a partecipare a eventi “in cui si parli di genocidio in riferimento a Gaza”.

 

 

Il paragone con la caduta del Fascismo

 

Per spiegare la sua visione sul futuro dei palestinesi e sulla guerra, De Luca traccia infine un parallelo storico con la liberazione dell’Italia dal regime mussoliniano durante la Seconda Guerra Mondiale.

“L’Italia è riuscita a liberarsi del fascismo di Mussolini solo perché ha perso completamente la guerra e perché le forze alleate hanno occupato il Paese”, argomenta lo scrittore, ricordando come i regimi totalitari (citando anche la Spagna di Franco o l’Argentina dei colonnelli) raramente cadano senza uno “shock esterno schiacciante”. Da qui, la conclusione tranchant su Hamas: “C’è un momento storico in cui un gruppo o un popolo può essere redento e liberato solo attraverso la sconfitta militare dei suoi leader tirannici. È quello che sta accadendo ora a Gaza, ed è l’unica possibilità di un vero cambiamento nella regione”.

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SEGUE DA :

IL FOGLIO 27 MAGGIO 2026 / LINK DOPO IL TITOLO E LA FOTO

 

Il chiarimento di Erri De Luca dopo le polemiche sul sionismo: “Significa credere in due stati”

“Non capisco in cosa le parole massacro, strage, siano per Gaza inferiori a genocidio. Forse perché suona più energico”. La posizione dello scrittore e l’ondata di critiche dopo l’intervista concessa a Israel Hayom e ripresa dal Foglio

 

Immagine di Il chiarimento di Erri De Luca dopo le polemiche sul sionismo: "Significa credere in due stati"

NELL’ARTICOLO SOTTO,  C’E’ IL LINK DELL’INTERVISTA RILASCIATA DA DE LUCA  AD UN GIORNALE ISRAELIANO E  RIPRESA DA IL FOGLIO

 

 

 

 

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ANSA.IT  28 MAGGIO 2026 — 7.20– Attacco Usa in Iran, Teheran spara su 4 navi a Hormuz e colpisce una base americana+ altre notizie

 

 

 

ANSA.IT  28 MAGGIO 2026 — 7.20

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/05/28/sanzioni-usa-allagenzia-iraniana-creata-per-gestire-il-transito-a-hormuz_9cc48a89-2c8b-4a0c-9ed1-b6c3b56c3103.html

 

Attacco Usa in Iran, Teheran spara su 4 navi a Hormuz e colpisce una base americana

Usa attaccano sito militare iraniano e sanzionano l’agenzia iraniana che gestisce il transito

© ANSA/EPA

NEW YORK, 28 maggio 2026, 07:20Redazione ANSA

ANSACheck

 © ANSA/EPA

05:33

Rappresaglia dei Pasdaran, colpita una base militare Usa

IPasdaran hanno annunciato oggi di aver preso di mira una base americana in rappresaglia agli attacchi sferrati in precedenza dagli Stati Uniti nel sud dell’Iran. Lo riferisce la televisione di Stato Irib.

 

05:28

Droni di Hezbollah nel nord di Israele, un morto e due feriti

Una donna soldato dell’Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano. Lo rende noto l’esercito, citato da Times of Israel. La donna uccisa è stata identificata come il sergente Rotem Yanai, 20 anni. Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati da Hezbollah sono esplosi in una zona militare al confine. Uno dei droni ha ucciso Yanai mentre correva verso un rifugio. Il secondo drone ha ferito gravemente un riservista e ne ha ferito un altro in modo meno grave.

 

04:59

Attacco Usa nel sud dell’Iran

L’esercito statunitense ha abbattuto quattro droni iraniani e ha colpito un centro di controllo nella città meridionale di Bandar Abbas nel sud dell’Iran. Lo ha dichiarato un funzionario americano, descrivendo le azioni come “puramente difensive”. “Oggi, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni d’attacco iraniani che rappresentavano una minaccia nella zona dello Stretto di Hormuz”, ha affermato il funzionario, parlando in forma anonima, in una dichiarazione all’agenzia Afp.

“Le forze statunitensi hanno inoltre colpito una stazione di controllo a terra iraniana a Bandar Abbas che stava per lanciare un quinto drone”, ha aggiunto il funzionario. I nuovi attacchi arrivano a pochi giorni dall’attacco sferrato dall’esercito statunitense contro diverse postazioni missilistiche e navi posamine nella stessa zona, in quella che i funzionari statunitensi avevano descritto all’epoca come un’azione di “autodifesa”. Il funzionario Usa ha descritto le ultime azioni militari come “misurate, puramente difensive e volte a mantenere il cessate il fuoco”. Per rappresaglia, i Pasdaran hanno annunciato di aver colpito una base americana.

 

04:44

L’Iran apre il fuoco contro 4 navi che tentano di attraversare Hormuz

Imedia iraniani, secondo quanto riporta Al Jazeera, riferiscono che quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz sono state costrette a tornare indietro. La notizia è stata confermata dalla tv di Stato iraniana. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim riferisce che quattro imbarcazioni sono state intercettate dalle forze navali mentre tentavano di attraversare lo Stretto senza aver coordinato la manovra con le autorità iraniane. Le imbarcazioni hanno ricevuto ma ignorato un primo avvertimento dalle forze navali iraniane, che hanno aperto il fuoco.

 

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SALAPARUTA–TRAPANI – VALLE DEL BELICE– — GENNAIO 1968 – cartina in fondo — un primo sguardo ( Salaparuta è famosa per i suoi vini.. )

 

 

 

 

L’antico centro di Salaparuta, a 385 metri s.l.m., fu distrutto dal violento terremoto del gennaio del 1968 che stravolse l’intera Valle del Belice.

Le rovine dell’abitato storico sono ancora oggi visibili a memoria di questo tragico evento. In particolare, giungendo si percorre il vecchio tracciato planimetrico, dove si scorgono i resti delle case e le rovine del Castello, costruito dalla famiglia Paruta, da cui l’abitato prende nome di Salaparuta nel ‘500.

Sono inoltre visibili i muri della Chiesa Madre, di epoca barocca, e l’ex convento dei Cappuccini del XVIII secolo.

 

 

foto e testo da:

west of sicily.com
https://www.westofsicily.com/it/localita/salaparuta

 

 

 

Belice earthquake

La chiesa Madre di Salaparuta distrutta dal terremoto- 1968
Foto di  Mario De Biasi per Mondadori — Portfolio via Getty Images / link

 

 

 

 

Salaparuta Razed To The GroundSalaparuta rasa al suolo- 1968
Photo by Giorgio Lotti/Mondadori via Getty Image

 

 

 

 

 

Fire fighter with goats

un vigile del fuoco riunisce alcune capre che si sono salvate dal terremoto- gennaio 1968
Photo by Giorgio Lotti Mario De Biasi Sergio Del Grande/Mondadori via Getty Images / link

 

 

 

 

Survivors After The Belice EarthquakeSopravvissuti al terremoto del Belice ( 1968 ) hanno riunito le poche cose salvate
Photo by Giorgio Lotti/Mondadori via Getty Images

 

 

 

Prima pagina del quotidiano Il Giornale di Sicilia del 16 gennaio 1968

 

 

 

 

Ruderi a Salaparuta

 

 

 

 

Il cretto di Burri, l’opera di land art sulle rovine di Gibellina vecchia ( una delle città, come Salaparuta, epicentro del terremoto)

 

 

 

 

IL BELICE, SICILIA OCCIDENTALE– CARTINA

Terremoto del Belice. 15 gennaio 2018

UN BILANCIO CINQUANT’ANNI DOPO

da : Psicologi per i popoli, Torino- link sotto

 

** varrebbe leggere le condizioni in cui si sono trovati i feriti, prima di tutto, e poi i medici che si adoperavano per salvare la popolazione

se vuoi, apri qui
https://www.psicologiperipopoli-torino.net/2018/01/15/terremoto-del-belice-sono-passati-50-anni/

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Buitengebieden @buitengebieden — 27 maggio 2026 / 14,38 — un piccolo di lontra magnifico

 

 

 

 

 

LINK DI X DI
Buitengebieden @buitengebieden

 

 

GIORNATA MONDIALE DELLA LONTRA

 

apri qui

https://x.com/i/status/2059615251025281511

 

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