REMEDIOS VARO ( Anglès, 16 dicembre 1908 – Città del Messico, 8 ottobre 1963 )

 

 

 

11561 Remedios Varo Canvas Print / Canvas Art by Eloisa Mannion - Fine Art America

María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga (Anglès16 dicembre 1908 – Città del Messico8 ottobre 1963), più conosciuta come Remedios Varo, fu una pittrice surrealista spagnola, attiva soprattutto in Messico in collaborazione con Leonora Carrington.

 

Foto di Remedios Varo.jpg

REMEDIOS VARO NEL 1959

 

Nata María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga  da padre valenciano e madre argentina d’origine basca, si interessò fin da molto giovane al disegno, cui venne introdotta dal padre, ingegnere idraulico e libero pensatore; così che a soli 15 anni si iscrisse all’Accademia d’Arte a Madrid.

 

— Terminata l’Accademia  andò con il marito a Parigi e, un anno dopo, a Barcellona. Durante la guerra civile spagnola si schierò senza esitazione coi Repubblicani; separata dal marito, conobbe il poeta Benjamin Péret, che parteggiava per gli antifascisti, divenne la sua compagna e si recò con lui a Parigi. Nuovamente in Francia, questi la introdusse nel circolo surrealista di André Breton.
Nel 1941, con l’occupazione nazista della Francia, la pittrice e il poeta furono nuovamente costretti a fuggire e emigrarono in Messico, paese dove la politica di accoglienza del presidente Lázaro Cárdenas permise ai due rifugiati politici di naturalizzarsi rapidamente ed intraprendere la propria attività.

Fu solo dopo le seconde nozze col politico austriaco Walter Gruen, nel 1952, che poté dedicarsi esclusivamente all’arte.

Morta di arresto cardiaco l’8 ottobre del 1963, è oggi considerata una delle più grandi artiste del Messico.

L’opera di Remedios Varo si è raffinata in uno stile molto personale e riconoscibile, nota per i dipinti onirici dall’apparato scientifico. Chiara è l’influenza del movimento surrealista, di cui ha fatto parte e la propensione al sogno ed alla rappresentazione del legame tra la realtà vissuta e quella immaginata. Il tutto eseguito con grande accuratezza tecnica ed una minuziosa attenzione ai particolari sia dal punto di vista simbolico che pittorico.

 

 

segue :

https://it.wikipedia.org/wiki/Remedios_Varo

 

 

 

 

il re di Remedios Varo (1908-1963, Spain) | Riproduzioni D'arte Del Museo Remedios Varo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mimica di Remedios Varo (1908-1963, Spain) | Riproduzioni Di Belle Arti Remedios Varo | ArtsDot.com

 

 

 

Tufic Maklouhf, (Director) : documentario :: Remedios Varo, Mistero e Rivelazione

video– 7 minuti ca –sembra una comunicazione ” svelta ” ( che non ci fa perdere ” il ” tempo ), parlato in spagnolo con sottotitoli in inglese

 

 

UN FAMOSO CORTOMETRAGGIO — di poco meno di 20 minuti

Remedios Varo 1913-1963 Director – Jomí García Ascot (México, 1967)

 

1967 – Festival di Cannes

 

SE VUOI, leggi il primo commento di un partecipante alle riprese del documentario  : nome : yantemos

yantemos

 

 

 

 

Tableaux sur toile, reproduction de Varo Remedios The Labrador

 

poeuvreart
https://www.poeuvreart.com/it/riproduzioni_artiste/varo/varo-remedios-il-labrador.html

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Massimo @Misurelli77 – 16.25 + 15. 37 – 26 gennaio 2023 — grazie ! 1. Testo di Almirante, 1942 + 2. Liberazione di Auschwitz dall’Esercito russo, 27 gennaio1945

 

1.

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2.

Il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa liberava il campo di concentramento di Auschwitz. Ricordatevi che la Russia non è Putin. Senza l’armata Rossa e i 20 milioni di morti Russi l’Europa non sarebbe stata liberata dai nazifascisti. Cialtroni! Ci vuole rispetto per i morti.

 

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LUCIANA CIMINO, SCUOLA ::: Valditara vuole aprire la scuola pubblica ai privati – IL MANIFESTO DEL 26 GENNAIO 2023

 

 

IL MANIFESTO DEL 26 GENNAIO 2023
https://ilmanifesto.it/valditara-vuole-aprire-la-scuola-pubblica-ai-privati

 

Valditara vuole aprire la scuola pubblica ai privati

 

GLI ANNUNCI. Il ministro dell'”istruzione e del merito” Giuseppe Valditara continua a prospettare un progetto organico di trasformazione della scuola, una sintesi tra l’aziendalizzazione e la conservazione disciplinare. E parla di “professionisti aziendali” in classe, “sponsorizzazioni” e “sinergie con il sistema produttivo”. E sull’alternanza scuola-lavoro non si cambia. Sinistra Italiana presenta una riforma alternativa al progetto del governo

Valditara vuole aprire la scuola pubblica ai privati

Il ministro dell'”istruzione e del merito” Giuseppe Valditara – Ansa

Nellie Bly - Luciana Cimino - Sergio Algozzino - - Libro - Tunué - Ariel | IBS

giornalista, vive a Roma. Ha lavorato per lunghi anni all’Unità e scritto per diversi giornali.
Oggi si occupa di comunicazione e di qualità dell’informazione nella più importante agenzia italiana: HDRÀ. Ha pubblicato ” Nelly Bly “, una Graphic Novel, con Sergio Algozzino.

 

«Finanzieremo le scuole pubbliche anche con risorse dei privati». Lo ha detto ieri il ministro dell’Istruzione «e del merito» Giuseppe Valditara che ha riempito di annunci la giornata di ieri passata tra un’iniziativa del gruppo Gedi con PwC Italia, e nel pomeriggio, in un question time alla Camera sollecitato dai Cinque Stelle sull’opuscolo nelle scuole di Cividale del Friuli, un testo sulla prevenzione delle aggressioni sessuali che consigliava alle donne di non uscire la sera e non indossare abiti provocanti. È stato ritirato dal Comune.

Valditara intende far entrare nelle aule, con contratto, «professionisti aziendali».

«Il nostro ordinamento – ha detto – conosce già meccanismi di incentivazione come gli investimenti privati nel sistema dell’istruzione e della formazione come i benefici fiscali sulle donazioni, i sistemi di raccolta fondi, la sponsorizzazione. L’esperienza ci dice, tuttavia, che tali strumenti, certamente rilevanti, non sono ancora sufficienti».

«L’impegno del governo, e mio personale – ha spiegato – è rendere le scuole capaci di attrarre nuove risorse provenienti dal mondo produttivo e non solo». «Il mio obiettivo è elaborare ipotesi anche sperimentali volte a favorire la sinergia tra il sistema produttivo, la società civile e la scuola, un approccio particolarmente innovativo per attrarre al sistema di istruzione risorse sempre maggiori».

Il ministro ha assicurato una nuova fase di «reclutamento» per gli insegnanti di sostegno e ha manifestato l’intenzione di chiedere uno slittamento per i bandi previsti dal Pnrr per gli asili nido. E ha confermato l’intenzione di sollevare l’istruzione e la ricerca dai vincoli di Maastricht.

 

Sull’alternanza scuola-lavoro, oggi «Pcto», il governo non è disposto a fare passi indietro.

«È fondamentale» ha ribadito Valditara. Per la sicurezza propone «un elenco a livello regionale di aziende certificate, così che si sappiano le regole sulla sicurezza adottate dalle aziende; formare adeguatamente il tutor scolastico e quello aziendale».

Sulla gravosa questione della dispersione scolastica si procede con incentivi individuali. «Ho creato un gruppo di lavoro – ha detto – suggerendo di scegliere 150 scuole che hanno più alti tassi di dispersione e rendimenti bassi. Classi di 10 studenti, docenti pagati di più e adeguatamente formati».

Sull’autonomia differenziata Valditara sostiene che non sarà toccato il contratto nazionale dei docenti e del personale scolastico. E che permetterà di pagare di più i docenti dove il costo della vita è più alto.

Chi è Elisabetta Piccolotti, moglie di Nicola Fratoianni e fondatrice di Sinistra, Ecologia e Libertà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (  – FRATOIANNI )

Quasi in contemporanea a questi annunci Sinistra Italiana (SI) ha presentato ieri una proposta di legge (pdl) in otto articoli per «porre la prima pietra di una riforma complessiva del sistema scolastico tale da invertire una tendenza ultradecennale di definanziamento e di arretramento». La pdl, prima firmataria alla Camera Elisabetta Piccolotti, ha come

l’obiettivo :

-il tetto massimo di 18 alunni per classe,
-un maggior numero di docenti stabili,
-l’aumento del tempo pieno nella scuola primaria,
-il tempo prolungato nella secondaria,
-l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni,
-il potenziamento delle scuole nelle realtà territoriali più fragili.

 

«Vogliamo mettere in campo una controffensiva valida – ha spiegato il segretario di SI, Nicola Fratoianni – c’è un rischio sempre più evidente che tutti risolvano le cose a livello individuale e non si lavora mai sul collettivo». «La scuola – ha spiegato Piccolotti – è minacciata dalle scelte del governo. Valditara promuove una visione molto conservatrice che non affronta i problemi veri».

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NANDO PAGNONCELLI, Regionali, nel Lazio Rocca avanti con il 41,2%. Il pd D’Amato insegue: 34,1% –CORRIERE.IT — 25 GENNAIO 2023

 

CORRIERE.IT — 25 GENNAIO 2023
https://www.corriere.it/politica/23_gennaio_25/regionali-lazio-rocca-avanti-il-412percento-pd-d-amato-insegue-341percento-b5edaa3e-9cf1-11ed-98d0-d76eb160bd17.shtml

 

Regionali, nel Lazio Rocca avanti con il 41,2%. Il pd D’Amato insegue: 34,1% | Il sondaggio

di Nando Pagnoncelli

Bianchi (M5S) al 19,6. FdI primo partito: 29,5. Dem al 21,2, il Movimento al 15,7. Rocca piace di più agli elettori orientati all’astensione, ma beneficia soprattutto della forza e dell’ampiezza della coalizione di centrodestra

 

Regionali, nel Lazio Rocca avanti con il 41,2%. Il pd D’Amato insegue: 34,1% | Il sondaggio

 

 

Domenica 12 e lunedì 13 febbraio verranno chiamati alle urne i cittadini del Lazio e della Lombardia per il rinnovo dei Consigli regionali e l’elezione dei rispettivi presidenti di Regione. Nonostante si tratti di una consultazione regionale, per molti commentatori l’appuntamento rappresenta il primo test per il governo Meloni e per il centrodestra dopo la vittoria alle Politiche, un test particolarmente importante tenuto conto del numero degli elettori coinvolti (poco più di un quarto degli elettori italiani), della dimensione delle due regioni (le due più grandi d’Italia) e della loro rilevanza come cuore politico ed economico del Paese.

Il centrodestra si presenta unito in entrambe le regioni, candidando Attilio Fontana alla riconferma in Lombardia e il presidente della Croce rossa italiana Francesco Rocca nel Lazio.

Le opposizioni giocano invece con schemi diversi nei due casi. «Giallorosso» in Lombardia, con una coalizione a sostegno di Pierfrancesco Majorino che tiene insieme il Pd, il M5S e la sinistra, mentre il Terzo polo candida Letizia Moratti.

Convergente al centro nel Lazio, dove l’assessore uscente della giunta Zingaretti, Alessio D’Amato, è sostenuto dal Pd e da Azione-Italia viva, insieme ad altre liste di centrosinistra, mentre il Movimento 5 Stelle propone insieme al Polo progressista la conduttrice Rai Donatella Bianchi.

Nel Lazio si arriva al voto in uno scenario in chiaroscuro. Se oltre sette cittadini su dieci si dichiarano soddisfatti della qualità della vita nella loro zona, il giudizio sull’operato dell’amministrazione Zingaretti è più tiepido: solo il 50% dà un voto pari almeno a 6 in una scala da 1 a 10, mentre il 47% si esprime invece in maniera critica.

Le priorità tematiche sono senza dubbio i trasporti e le infrastrutture (in particolare a Roma), la sanità (di cui D’Amato è stato assessore in questi anni, peraltro particolarmente apprezzato dai cittadini durante la fase più acuta della pandemia) e i rifiuti (con la persistenza delle criticità nella Capitale: non a caso il valore medio regionale del 37% delle menzioni sale tra i romani al 52%).

Un quadro quindi che non può dirsi favorevole al candidato del centrosinistra che ha governato la regione negli ultimi dieci anni. D’Amato però parte in vantaggio rispetto ai suoi avversari in termini di notorietà: il 61% dichiara di conoscerlo, almeno nominalmente, contro il 47% di Rocca e di Bianchi. Non sembra giovare più di tanto, quindi, la visibilità televisiva alla conduttrice di Linea blu che corre per il M5S.

I tre candidati si posizionano su livelli di gradimento tutto sommato analoghi: si va dal 30% di Bianchi al 34% di D’Amato (che però raccoglie anche la percentuale più alta di «oppositori», il 27%, per effetto della sua maggiore notorietà).

Rocca piace relativamente di più agli elettori orientati all’astensione, ma beneficia soprattutto della forza e dell’ampiezza della coalizione di centrodestra a suo sostegno.

Nelle intenzioni di voto Rocca è stimato al 41,2%, circa 7 punti sopra D’Amato (al 34,1%).

Più indietro Bianchi, che non arriva al 20%.

Tra il 2,1% e l’1,2% Rinaldi, Pignalberi e Pecorilli.

Ad oggi un elettore laziale su due (47%) non è in grado esprimere un pronostico, mentre il 23% prevede l’affermazione di Rocca, il 17% di D’Amato.

Tra i partiti si confermano gli equilibri già registrati in regione alle Politiche, anche se ogni confronto va valutato con molta cautela tenuto conto della presenza di liste civiche (che rende disomogenea la comparazione) e della astensione di lista (elettori che votano un candidato ma non indicano un partito). Ebbene, FdI è nettamente primo, vicino al 30%, Lega e FI si collocano su valori tra loro simili, appena sopra il 5%, il Pd si attesta al 21,2%, Azione-Iv al 6,5% e il M5S al 15,7%.

Il candidato del centrodestra si presenta quindi con un vantaggio corposo, anche se la partita non può dirsi ancora chiusa alla luce di diversi elementi: innanzitutto la presumibile crescita della notorietà di Rocca e Bianchi nelle ultime due settimane di campagna elettorale (oltre un elettore su quattro negli ultimi appuntamenti ha deciso solo nell’ultima settimana se votare e chi votare); in secondo luogo, le decisioni di chi oggi si dichiara indeciso o orientato all’astensione. Da ultimo, il «traino» dei partiti: finora Rocca appare più debole della sua coalizione (che raggiunge il 43% dei voti validi) mentre D’Amato riesce a strappare un 1,2% di voto disgiunto che potrebbe, espandendosi, rappresentare una chiave di contendibilità della vittoria finale.

(In collaborazione con Andrea Scavo, direttore di ricerca Ipsos)

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ANSA.IT — 26 GENNAIO 2023 –11.45 :: Flc Cgil, con idee Valditara distruzione scuola pubblica ‘Ci riportano indietro di 50 anni. Pronti alla mobilitazione’

 

 

ANSA.IT — 26 GENNAIO 2023 –11.45
https://www.ansa.it/canale_legalita_scuola/notizie/scuole/2023/01/26/flc-cgilcon-idee-valditara-distruzione-scuola-pubblica_250fbe11-7c65-49b7-9ff3-57deb223d1b9.html

 

Flc Cgil, con idee Valditara distruzione scuola pubblica

‘Ci riportano indietro di 50 anni. Pronti alla mobilitazione’

 

 

(ANSA) – ROMA, 26 GEN – “L’idea di introdurre salari differenziati per Regione in base al costo della vita è totalmente strampalata, ci riporta indietro di 50 anni, alle gabbie salariali; semmai c’è un problema che riguarda tutto il personale della scuola: il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dovrebbe far finanziare il contratto collettivo che ora vede zero risorse. Il combinato disposto tra ingresso dei privati e disarticolazione del sistema contrattuale è la distruzione della scuola pubblica, è la cosa peggiore che si può fare. Siamo pronti a mettere in campo ogni mobilitazione se questa sarà confermata come proposta”. Così all’ANSA il segretario Flc Cgil, Francesco Sinopoli sulla proposta del ministro di prevedere stipendi differenziati ai docenti per Regioni ed una sinergia tra pubblico e privato per finanziare la scuola.

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27 gennaio -giorno della memoria — mario bardelli

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Ugo Ramella @RamellaUgo — 8.51 — 26 gennaio 2023 —grazie ! per tutti donatelli !

 

Paul Newman 26 Gennaio 1925 / 26 Settembre 2008. Anna ti ho messo anche una foto con Clint.

 

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Ugo Ramella @RamellaUgo, gennaio 2023 :: LA CAPPELA SISTINA DI MICHELANGELO — DETTAGLI — BELLISSIMA, GRAZIE !

 

 

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storia della cappella Sistina :

MUSEI VATICANI

https://m.museivaticani.va/content/museivaticani-mobile/it/collezioni/musei/cappella-sistina/storia-cappella-sistina.html

 

 

VIDEO, MUSEI VATICANI1.41 

https://m.museivaticani.va/content/museivaticani-mobile/it/collezioni/musei/cappella-sistina/video.html

 

TOUR VIRTUALE –MUSEI VATICANI  – VEDI LE FRECCE

https://m.museivaticani.va/content/museivaticani-mobile/it/collezioni/musei/cappella-sistina/tour-virtuale.html

 

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Giuseppe Giordano @giuGiordano60 – 20.04 — 25 gennaio 2023 — grazie di aver condiviso —

 

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The Platters — Sixteen Tons

 

The Platters sono stati un gruppo vocale statunitense, particolarmente famoso nella seconda metà degli anni cinquanta.

The Platters First Promo Photo crop.JPG

La formazione fu famosa del gruppo
Martha Robi – Wikimedia Commons

 

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ISAIA SALES, Tutti gli errori della mafia sotto Matteo Messina Denaro – CARTE DI LAURA CANALI –LIMESONLINE DEL 24 GENNAIO 2023

 

LIMESONLINE DEL 24 GENNAIO 2023

https://www.limesonline.com/mafia-arresto-messina-denaro-cosa-nostra-ndrangheta-camorra-usa/130824

 

Tutti gli errori della mafia sotto Matteo Messina Denaro

 

 

 

Carta di Laura Canali – 2021

 

La cattura del boss più importante di Cosa Nostra fotografa la sua (relativa) debolezza rispetto al passato. Oggi lo scenario criminale nazionale e internazionale è dominato da camorra e ‘ndrangheta, che hanno strutture più impermeabili. Non si rimane latitanti per decenni senza qualche appoggio nei gangli del potere legittimo.

 

 

di Isaia Sales 

(Pagani20 agosto 1950) è un saggista e politico italiano, insegna Storia delle mafie presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, a Napoli.

 

La cattura di Matteo Messina Denaro ha confermato l’esistenza di due opposte percezioni di ogni italiano verso il fenomeno mafioso. Quella di vivere in un paese in cui si può restare latitanti per 30 anni pur nascondendosi a due passi da casa; quella di essere cittadini di uno Stato che dispone di efficienti apparati investigativi capaci di dimostrare che nessun criminale è imprendibile.


La domanda che discende da questa palese contraddizione è la seguente: se abbiamo apparati investigativi così efficienti, come mai si può restare invisibili per tanti decenni?


Fa impressione snocciolare il numero di latitanti mafiosi che per anni e anni hanno potuto vivere tranquilli, fare figli e vedersi con i familiari, sicuri che nessuno li avrebbe riconosciuti. Comprese le forze dell’ordine.

Nino Falzone lo è stato dal 1943 alla sua morte nel 1990 (47 anni);
Bernardo Provenzano 43 anni;
Vito Roberto Palazzolo, Salvatore Lo Piccolo e Pietro Bua 26,
Totò Riina 24;
Giovanni Arena 18;
Vito Badalamenti
17;
Luciano Liggio 16;
Daniele Emmanuello
14,
Nitto Santapaola 11
e i fratelli Graviano 10.

Sono tutti boss di Cosa Nostra.


 

Stessa cosa è avvenuta con i boss della ‘ndrangheta:
23 anni Giuseppe Giorgi;
20 Giovanni Fazzolari;
19 Domenico Condello;
18 Pasquale Condello;
17 Giovanni Tegano,
16 Sebastiano Pelle
e 15 Luigi Facchineri.

 

Per la camorra si va dai
31 anni di Pasquale Scotti
ai 16 di Michele Zagaria, dai
16 di Pasquale Russo
ai 15 di Marco Di Lauro e
ai 14 di Antonio Iovine, fino
agli 11 di Carmine Alfieri.


 

In quale parte dell’Occidente sviluppato è avvenuto qualcosa del genere? La cosa singolare è che quasi tutti i latitanti si nascondevano nelle stesse zone dove esercitavano il loro potere. Nessuno di loro si era rifugiato all’estero, con l’eccezione del campano Pasquale Scotti, a differenza di gran parte dei terroristi rossi e neri ricercati. Nessuno di loro ha fatto ricorso a plastiche facciali per camuffarsi. Molte delle loro attività erano svolte alla luce del sole.


 

Si può restare latitanti per così tanto tempo solo grazie alla copertura dei locali? Certo, il consenso di una parte della popolazione è indispensabile per qualsiasi organizzazione che vìola le leggi dello Stato, ma nessuna forma criminale sopravvive (e si sottrare alla legge) per così lungo tempo solo grazie a questa copertura. Il banditismo e il brigantaggio, pur godendo di un consenso popolare superiore a quello riscosso dalle mafie, sono stati eliminati dalla storia italiana. Vicini di casa che non parlano e commercianti che mantengono il silenzio sui loro clienti ricercati sono la norma in alcune località, ma nessuno può restare latitante per 30 anni solo grazie a questi comportamenti.


Che c’entra il consenso popolare con il fatto che Riina è stato latitante assieme alla moglie e ai quattro figli per così tanti anni – uno dei pochissimi casi al mondo di latitanza dell’intera famiglia? I suoi figli sono tutti nati in una clinica di Palermo mentre lui era nei dintorni. E che dire del fatto che Leoluca Bagarella festeggiò da latitante il suo matrimonio con Vincenzina Marchese nell’albergo più famoso di Palermo, Villa Igiea! Fu forse il popolo di Palermo a consentire ciò? E all’arresto di Provenzano si poteva arrivare già nel 1995, in quanto era stato individuato (grazie a un infiltrato) il covo a Mezzojuso prima che egli si rifugiasse nelle campagne di Corleone. Ma i vertici del Ros dei carabinieri decisero diversamente. Provenzano fu catturato dalla Polizia solo nel 2006, consentendogli di esercitare il suo potere per altri 11 anni. La lunghissima latitanza di Riina e Provenzano è derivata dal silenzio della popolazione? Non diciamo cose ridicole.

 

 

Carta di Laura Canali – 2021

 

 

 


Non basta quindi il consenso dei ceti popolari per spiegarci il successo delle mafie dal 1861 a oggi.  Al contrario, occorre il benestare permanente di parte delle classi agiate e dei reggenti della cosa pubblicaaffinché la violenza mafiosa possa trasformarsi in potere stabile e duraturo. Per avere accesso al potere e alla ricchezza essa deve essere utile agli interessi delle classi dominanti, o almeno di una sua parte.Non può mettersi in contrasto con loro. Necessita della legittimazione da parte di chi già possiede il potere e la ricchezza.


Si è mafiosi solo se si è in grado di stabilire convergenze con gli interessi delle classi dirigenti. Ecco perché la mafia rappresenta una particolare e originale forma di violenza nel corso della storia: diversamente da quelle che l’hanno preceduta, non è solo predatoria ma tende a reinvestire nei circuiti economici legali ciò che sottrare con la forza (e in alleanza con settori del mondo produttivo). Non si manifesta in contrapposizione alle classi dirigenti, politiche ed economiche, ma stabilisce reciproche e proficue relazioni con esse.


Senza queste relazioni la mafia sarebbe semplice criminalità – perciò facilmente debellabile, come è avvenuto per ogni altra forma criminale nel corso della nostra storia. Se la riproducibilità delle mafie è così alta, anche in contesti diversi e in presenza a volte di forti repressioni, significa che esse possiedono una certa affinità, una certa consustanzialità con il potere economico e politico di Sicilia, Calabria e Campania. Più in generale dell’Italia.


È la legittimazione dall’alto, e non quella dal basso, ad aver fatto la fortuna dei mafiosi. Si parla troppo della tolleranza delle popolazioni ma pochissimo di quella dei settori commerciale, professionale e imprenditoriale. Per non parlare del mondo politico, che ha fornito ai mafiosi la più straordinaria e stabile delle legittimazioni.


Cosa succederà ora negli equilibri interni alla mafia siciliana dopo la cattura dell’ultimo dei grandi latitanti che ne hanno determinato caratteri, scelte e azioni concrete negli ultimi 40 anni? A dire il vero, un cambiamento nelle gerarchie delle mafie italiane si è già prodotto 25 anni fa. Oggi Cosa Nostra ha indubbiamente un impatto minore di quello che hanno camorra e ‘ndrangheta sullo scenario nazionale e internazionale. Eppure, anche nei confronti di queste due altre forme di mafia c’è stata una forte repressione da parte degli inquirenti e delle forze di sicurezza.


Come mai la repressione ha avuto effetti così destabilizzanti in Sicilia e non in altre regioni? Indubbiamente, il ridimensionamento (non sconfitta) del ruolo di Cosa Nostra si era manifestato già dalla fine degli anni Novantaa causa della perdita del controllo del mercato nazionale e internazionale di sostanze stupefacenti. In particolare dell’eroina,droga in cui si era specializzata grazie ai rapporti storici con la mafia degli Stati Uniti d’America. A metà degli anni Novanta, per via dei troppi morti per overdose, si ridusse infatti il consumo dell’eroina nel mondo e incrementò l’uso di cocaina. Nel frattempo, l’azione dello Stato si fece più dura in Sicilia contro Cosa Nostra dopo l’uccisione dei magistrati Falcone e Borsellino.


Carta di Laura Canali – 2021


Fu in questo momento storico che crebbe il ruolo di camorristi e ’ndranghetisti, che andarono a occupare il vuoto lasciato da Cosa Nostra e si proposero come interlocutori privilegiati di numerosi gruppi criminali internazionali, a partire dai narcotrafficanti del Sudamerica, area produttrice di tutta la cocaina del globo. In questa nuova situazione si inserirono bene le varie bande di camorristi, unificate in quel periodo sotto l’egemonia della cosiddetta Alleanza di Secondigliano ( Napoli ), che organizzava l’approvvigionamento e lo spaccio in una delle aree metropolitane a maggior consumo di cocaina, cosa resa possibile dall’abbassamento vertiginoso del prezzo portato alla disponibilità economica quotidiana di tutti i consumatori.

 

 

se vuoi, qualcosa in più dell’ Alleanza di Secondigliano ( quartiere di Napoli )

https://www.wikiwand.com/it/Alleanza_di_Secondigliano


 

La ’ndrangheta ha guadagnato prestigio nel mondo criminale perché capace di pagare sulla parola e rispettare i patti grazie alle grandi disponibilità economiche e alle drastiche punizioni per chi sgarra. La camorra è riuscita invece a “democratizzare” il consumo della cocaina, mettendo a disposizione vaste aree di spaccio controllate militarmente, proponendo prezzi bassi, facilità di approvvigionamento e rifornimento di altre piazze di smercio in Italia.


L’alleanza tra i mafiosi italo-americani e quelli siciliani si basava proprio su questo accordo. Erano i siciliani a rifornire di eroina le famiglie statunitensi dopo averla comprata nei luoghi di produzione e raffinata all’interno dell’isola. La Sicilia per un trentennio ha assunto lo stesso ruolo che aveva avuto Cuba prima della vittoria di Fidel Castro come base di rifornimento di droga per i consumatori statunitensi.


Cosa Nostra era riuscita ad approfittare della posizione geopolitica che l’Italia (e in particolare la Sicilia) ricopriva per la Nato e per gli Usa nel confronto con l’Unione Sovietica.

La strategia anticomunista prevedeva che si potesse anche tollerare, e a volte favorire, la presenza dei mafiosi a supporto della Dc per impedire che il Pci si avvicinasse al governo.

 C’erano quindi ragioni strategiche dietro al successo storico della mafia siciliana. Ed è stato il drastico ridimensionamento di questo asse con gli Stati Uniti a decretare la fine del ruolo internazionale di Cosa Nostra. Basti pensare che negli ultimi anni i mafiosi siciliani, che hanno continuato a occuparsi di droghe, hanno dovuto comprarla dalla ‘ndrangheta. Allo stesso modo Cosa Nostra americana non si è servita più dei servizi della consorella italiana per approvvigionarsi ma direttamente di alcune ‘ndrine calabresi.


Carta di Laura Canali - 2021

Carta di Laura Canali – 2021


Tale cambiamento gerarchico nell’universo della mafia italiana ha avuto ampi riscontri nelle relazioni degli organi di governo e del parlamento preposti al suo contrasto, negli atti della magistratura, nei dati sugli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, nelle statistiche sui beni sequestrati e confiscati, nel numero di omicidi commessi negli ultimi 25 anni e perfino nel numero complessivo dei “pentiti”.


Le ordinanze di custodia cautelare dal 1992 al 2020 per il reato 416 bis hanno riguardato 3219 camorristi (il numero più alto in assoluto), 2800 ‘ndranghetisti (il numero più alto in rapporto alla popolazione), mentre Cosa Nostra è arrivata a 2.193 e la criminalità mafiosa pugliese si è fermata a 811. Dei detenuti al 41 bis, calabresi e campani superano il 60% del totale. Se poi si prendono in considerazione gli omicidi ufficialmente riconosciuti dal 1983 al 2018, la camorra ne ha commessi 3026 (ben il 45,4% di tutti gli omicidi di mafia), Cosa Nostra 1701 (il 25, 5%) e la ‘ndrangheta 1320 (il 19,8%). Significativo anche il numero di scioglimenti dei consigli comunali per mafia, dato aggiornato a novembre 2022: la Calabria è la prima (130), seguono Campania (117), Sicilia (89) e Puglia (25).

 


Calcolando il rapporto tra omicidi e popolazioneal primo posto si trova sempre la ’ndrangheta, ma in numeri assoluti il primato spetta alla camorra. Riguardo ai clan mafiosi, a Palermo operano 32 famiglie, a Napoli sono 80 (e 180 in tutta la Campania), mentre in Calabria agiscono 150 ‘ndrine (unità di base della ‘ndrangheta) senza contare quelle operanti nel Centro-Nord Italia.

Insomma, camorra e ‘ndrangheta oggi determinano il 65% degli affari delle mafie italiane.


 

Il successo nella lotta a Cosa Nostra dipende anche dalla maggiore permeabilità del suo modello organizzativo. L’impressione è che il modello piramidale della mafia siciliana si sia dimostrato più esposto a una repressione massiccia dello Stato, mentre i modelli organizzativi della ‘ndrangheta e della camorra, più elastici e reticolari, hanno saputo assorbire meglio i colpi delle forze dell’ordine. La camorra difficilmente sarebbe riuscita a darsi una struttura piramidale. Per quanto riguarda la ‘ndrangheta, invece, la struttura organizzativa basata sulla famiglia di sangue ha assorbito più efficacemente i danni delle rivelazioni dei pentiti.


La mafia siciliana è stata anche vittima della sua stessa aspirazione a dominare le relazioni con il mondo politico e istituzionale, mentre la camorra e la ‘ndrangheta non hanno mai coltivato simili piani. La ricerca del monopolio del comando e la bramosia di un potere assoluto hanno condotto Cosa Nostra sulla via degli attentati ai vertici delle istituzioni politiche e armate. Ma quella scia di sangue dei “delitti eccellenti” ha determinato una reazione dello Stato che è andata ben al di là della stessa volontà di coloro che con la mafia siciliana avevano stabilito lunghe e proficue relazioni.


L’arresto di Matteo Messina Denaro è solo l’ultima dimostrazione che Cosa Nostra ha pagato il prezzo dell’inadeguatezza del suo modello organizzativo piramidale e la sua pretesa di dominio sulle istituzioni, mentre camorra e ‘ndrangheta hanno beneficiato della loro struttura originale e della mai manifestata sete di egemonia politica, accontentandosi di proficue relazioni alla pari e mai di sfida aperta.


Oggi sono la ‘ndrangheta e la camorra a condizionare lo scenario mafioso italiano e internazionale e ad essere più pronte a cogliere tutte le opportunità che gli investimenti pubblici determinano nell’economia. Guerre e Pnrr compresi.

 

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ABBAZIA DI MARMOUTIER — appena fuori la città di TOURS, FRANCIA OCCIDENTALE, FONDATA DA SAN MARTINO DI TOURS, NEL 372 —

 

 

Vue de l’abbaye de Marmoutier, par Rougeot  XVIII secolo
Charles-Antoine Rougeot – Musée des beaux-arts de Tours

 

L’abbazia di Marmoutier (anche Monasterium maius) è un antico monastero che sorge appena fuori dalla città di Tours, sulla sponda opposta della Loira, nel dipartimento francese dell’Indre e Loira.

Appartenne in origine all’ordine benedettino ed aveva numerose dipendenze.

 

mappa-francia

CARTINA : https://www.airmar.it/notizie-utili/notizie-utili-francia.htm

 

Tours è un comune francese di 138 588 abitanti, che raggiunge i 306 974 con l’intero agglomerato urbano. Situato nella Francia centro-occidentale, è il capoluogo del dipartimento Indre e Loira nella regione Centro-Valle della Loira, di cui è anche la città più popolosa. Capitale della storica regione della Turenna, è stata classificata dallo Stato francese come città d’arte e di storia e inserita nel patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 2000. Punto di partenza per la visita dei famosi castelli della Loira, Tours è una città attiva di commerci, industrie e importante centro universitario con una prestigiosa scuola di economia. I suoi abitanti prendono il nome di Tourangeaux.

 

 

Tours – Mappa

VALLE DELLA LOIRA

Map data (c) OpenStreetMap contributors, CC-BY-SA •

 


Le mura gallo-romane.
Yougo – Opera propria

 

Tour privato a piedi del centro storico di Tours | GetYourGuide

La città è situata sui fiumi Loira e Cher, poco a monte della loro confluenza, in un punto in cui il loro attraversamento è relativamente agevole.

 

Tours

DAL 2000 è tutelata dall’Unesco in quanto ” città d’arte e di storia ”

 

 

L’ABBAZIA  DI MARMOUTIER – TOURS

 

 

L’abbazia venne fondata da san Martino di Tours nel 372 circa, dopo che era divenuto vescovo della città nel 371. Il nome originale, in latinoMajus Monasterium (con il significato di “monastero maggiore”), dato per la prima volta da Gregorio, vescovo di Tours (573-594) e storico, ha dato origine all’attuale toponimo di Marmoutier.

Nell’852 venne saccheggiata dal vichingo Hasting.

L’abbazia venne soppressa nel 1799 durante la rivoluzione francese, ed alcune sue parti vennero demolite. Attualmente la struttura contiene una scuola privata gestita dalle dame del Sacro Cuore. Scavi archeologici si svolgono dal 2004 nelle vestigia dell’antica chiesa abbaziale.

Delle parti rimaste sono classificate Monumento storico di Francia:[2]

  • il portale, dal 1929
  • vestigia abbaziali, dal 1983
  • altre vestigia, dal 1994

 

 

Marmoutier.jpg

 

 

 

CUCINA CHIAMATA ” CULINA ANTIQUA ”
BuzzWikimedia

 

 

PIANTA DELL’ANTICA CUCINA  DELL’ABBAZIA
BuzzWikimedia

…La voûte, en forme de cloche, est percée d’une cheminée principale au centre pour laisser échapper la buée. Elle possède, à l’intérieur, cinq foyers vastes, munis chacun d’un tuyau principal et de tuyaux latéraux, comme le fait voir le plan

 

papou37

 

 

 

 

 

papou37

 

 

Sainte-Radegonde — ANTICA ABBAZIA DI MARMOUTIER– DETTAGLIO DELLA CERAMICA
ZohaStel – Opera propria

 

 

EDIFICIO SCOLARE DELL’ABBAZIA DI MARMOUTIER — SANTA REDENGONDA
Guillaume70 – Opera propria

 

 

TAVOLA DEL XVII SECOLO, RAPPRESENTA L’ABBAZIA DI MARMOUTIER NEL LIBRO “Monasticon Gallicanum “.

 

 

LE MURA CHE RECINTAVANO L’ANTICA ABBAZIA
Guill37 – Opera propria

 

PIANTA DELL’ANTICA ABBAZIA
Guill37 – Opera propria

 

Veüe de l’Abbaye de Marmoustier Lez Tours, de l’ordre de St Benoist, Congrégation de St Maur – XVII secolo
Louis Boudan – Gallica

molte foto da :
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Abbaye_de_Marmoutier_(Tours)?uselang=it

 

NOTA :

Esiste la città di Marmoutier in ALSAZIA con un’abbazia diversa che vedremo prossimamente

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LUCIO CARACCIOLO, IL PUNTO :: La guerra in Ucraina avrà una soluzione militare o non ne avrà –LIMESONLINE DEL 23 GENNAIO 2023

 

LIMESONLINE DEL 23 GENNAIO 2023
https://www.limesonline.com/rubrica/lucio-caracciolo-guerra-ucraina-fine-mandare-truppe

 

La guerra in Ucraina avrà una soluzione militare o non ne avrà

 

Carta di Laura Canali – 2022

IL PUNTO

Solo gli Stati Uniti sono in grado di imporre la fine del conflitto. Prima o poi l’invio periodico e limitato di armi occidentali ai combattenti ucraini non basterà più. Bisognerà considerare l’invio di nostre truppe in Ucraina. A quel punto ci scopriremo di fronte alla scelta che abbiamo finora evitato di considerare: fare davvero e direttamente la guerra alla Russia oppure lasciare che la Russia prevalga.

 

di Lucio Caracciolo

 

La guerra in Ucraina avrà una soluzione militare o non ne avrà.


Immaginare una soluzione diplomatica è buono e giusto. Lavorarci in segreto, come stanno tentando da mesi emissari russi e americani più qualche mediatore sparso, è necessario per mantenere oggi i contatti e preparare una tregua domani, fors’anche una miracolosa pace dopodomani. Ma il negoziato serio sarà frutto della vittoria di una parte o dell’altra. O dell’esaurimento materiale e spirituale di entrambe.


Il conflitto è ormai esistenziale per i russi come per gli ucraini.

Chi perde non perde una guerra ma la patria. Come minimo, ne riduce formato, benessere e prestigio a dimensioni inconcepibili prima del 24 febbraio scorso. Dunque inaccettabili dai rispettivi popoli e regimi. Quanto ai decisori di ultima istanza, Putin e Zelensky, un passo indietro e sono finiti.


Vittoria o sconfitta non si misurano nei metri quadri conquistati o persi nel lungo fronte ucraino.

La guerra è di taglia mondiale. Perché vi si scontrano sempre meno indirettamente Russia e America.E perché la Cina, partner insofferente e disilluso di Mosca, entra nell’equazione principale – lo scontro con gli americani per il primato mondiale – ed è trattata come tale da Washington, che non considera vitale il fronte ucraino.


Siccome gli europei non sono attrezzati alla guerra né i cinesi vogliono entrarvi per i begli occhi dei russi, i gestori di questa carneficina apparentemente interminabile sono Mosca, Washington e Kiev. Tradotto: solo gli Stati Uniti sono in grado di imporre la fine della guerra.


Carta di Laura Canali - 2022

Carta di Laura Canali – 2022


 

Tre possibili vie:

-ridurre il sostegno militare a Kiev fino a convincere Zelensky dell’impossibilità di vincere, dunque della necessità di compromettersi con Mosca;

-entrare in guerra per salvare l’Ucraina e distruggere la Russia a rischio di distruggere anche sé stessi;

-negoziare con i russi un cessate-il-fuoco alle spalle degli ucraini per imporlo agli aggrediti.


Scenari molto improbabili (primo e terzo) o semplicemente assurdi (il secondo). Né la Casa Bianca ha fretta di interrompere un duello nel quale la Russia, unico anche se non spontaneo socio del nemico principale, paga ogni giorno un alto prezzo materiale, umano e soprattutto immateriale, perdendo quota nella gerarchia delle potenze.


Se dunque il conflitto in Ucraina si decide sul campo di battaglia dobbiamo trarne le conseguenze.


Nella guerra di attrito i russi sono avvantaggiati per ragioni demografiche, militari e materiali. Sono di più, hanno più armi e più risorse degli ucraini. Noi occidentali, in ordine rigorosamente sparso, abbiamo compensato finora questo squilibrio. Inviando soldi, armi, addestratori e diverse migliaia di volontari – rilevante il corposo afflusso di soldati polacchi – per aiutare gli ucraini a difendersi dai russi. Ma i magazzini europei sono quasi vuoti, perché erano già mezzo vuoti all’inizio di una guerra in Europa che consideravamo inconcepibile. Scarseggiano le armi, soprattutto le munizioni. Né gli americani sono disposti a scoprirsi sul fronte anti-cinese per frenare l’invasione russa in Ucraina.


E decisivo: le opinioni pubbliche europee continuano a pensare di cavarsela con le sanzioni – spesso aggirate– e qualche sistema d’arma, perché culturalmente impermeabili alla logica di guerra. Quella americana non pare orientata a ripetere sbarchi in Sicilia o Normandia. La cacofonia di Ramstein conferma la varietà degli approcci atlantici allo scontro, parallela al crescente compattamento dei russi in nome dellagrande guerra patriottica 2.0”.


Ciò dovrebbe aprirci gli occhi sulla deriva del conflitto. Continuando lungo questo piano inclinato, prima o poi l’invio periodico e limitato di armi ai combattenti ucraini non basterà più. Bisognerà considerare l’invio di nostre truppe in Ucraina. A quel punto ci scopriremo di fronte alla scelta che abbiamo finora evitato di considerare: fare davvero e direttamente la guerra alla Russia oppure lasciare che la Russia prevalga.


Questo bivio “impossibile” si sta avvicinando, a vantaggio di Mosca. La consapevolezza dei costi umani, morali e geopolitici di un eventuale collasso di Kiev potrebbe indurre noi occidentali – americani con contorno di satelliti europei – a tentare di congelare lo scontro per il tempo necessario a inventare una convivenza pacifica fra russi e ucraini.


Altrimenti ci resterà la scelta fra una catastrofe e una vergogna. Peggio: una miscela delle due.

 

 

Carta di Laura Canali – 2022


Articolo originariamente pubblicato su La Stampa il 23/1/2023.

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Collapsed … 🍁 !!! @Iamirfan21 — 22.18 – 23 gennaio 2023 — Spiš Castle, Slovakia 🇸🇰 // grazie ! + altro

 

 

Immagine

 

Si trova nella parte orientale della Slovacchia sulla collina sopra il villaggio di Spišské Podhradie

 

 

 

La storia del Castello di Spiš è piuttosto complicata. E’ stato costruito nel XII secolo, ma più tardi, il Castello è stato ricostruito completamente più volte. L’ultimo titolare del Castello di Spiš era la famiglia Csáky.

STEMMA DELLA FAMIGLIA CSAKY– possiede il castello fino al 1945, quando passa allo Stato-

Csaky o Csáky, Conti di Körösszegh e di Adorján, sono un’antica famiglia magnatizia ungherese, le cui origini risalgono a István, tesoriere della regina Isabella d’Angiò, intorno al XIII secolo.
wikipedia 

 

Purtroppo, nel 1780 il Castello fu distrutto dall’incendio.

Durante la visita al Castello, avrete la possibilità di scoprire una torre di 22 metri

La vista da questa torre è stupenda. Il panorama degli Alti Tatra e la verdeggiante campagna vi impressioneranno sicuramente.

 

 

Slovacchia Cartina Geografica

Il castello non è lontano da Presov, più o meno alla stessa altezza

 

 

Map slovakia spisske podhradie.png

 

mappa:
https://www.viaggiatori.net/turismoestero/Slovacchia/mappa/

 

 

Parco Nazionale dei Tatra | Turismo Slovacchia - viaggi, vacanze, info turistichemontagne Alti Tatra

 

 

 

Castello di Spiš | Turismo Slovacchia - viaggi, vacanze, info turistiche

foto: Turismo Slovacchia

 

 

 

Paesaggio del castello di Spis

paesaggio dal castello

 

Inoltre, il vecchio museo è piuttosto interessante. Qui si possono scoprire antichi tipi di arma, diversi dispositivi di tortura, e vecchie prigioni. Inoltre, è un’occasione per vedere le stanze con mobili reali come sembravano molti anni fa. Inoltre, troverete il St. Cappella Elisabetta con belle sculture antiche nel castello.

Il Castello di Spiš è chiuso durante l’inverno e la stagione va da aprile a ottobre. Si può anche visitare la zona a marzo, ma l’esposizione museale è chiusa fino ad aprile. Gli orari di apertura dipendono da un mese. Durante la visita alla Slovacchia, non perdete la possibilità di vedere questo sito storico.

 

 

Castello di Spiss (Spissky hrad), Sito Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, Slovacchia, Europa

 

 

 

Slovacchia, regione di Presov, distretto di Levoca, castello di Spis, Spissky Hrad

 

 

 

 

Slovacchia, Spis, rovine delle mura del castello del XII secolo

 

 

 

 

Castello di Spiss (Spissky hrad), Sito Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, Slovacchia, Europa

 

 

 

 

Una vista ricostruita del castello al suo apice durante il XVI secolo

Una vista ricostruita del castello al suo apice durante il XVI secolo
Taurtelage – Opera propria

 

 

Cattedrale di San Martino e il castello di Spis

 

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cicciorosina @cicciorosina — 11.42 – 23 gennaio 2023 — concordo pienamente, ch.

 

mah io gli farei pagare pure qualcosa a questo punto

 

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Ugo Ramella @RamellaUgo – 9.33 — 24 gennaio 2023 -.- Cappella Palatina. Palazzo dei Normanni Palermo.— grazie infinite !

 

 

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Gabriele Corno @Gabriele_Corno – 10.38 — 24 gennaio 2023

 

L’asinello felice con la mamma

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video, 4 min. ca —Metaponto, Tempio di Hera o Tavole Palatine + altro video, 7 min. ca // per Donatella che ce lo racconta — da molti anni.

 

1° video : il paesaggio intorno al tempio

 

La città antica fu fondata da coloni greci provenienti dall’Achea intorno al VII secolo a.C. in una zona fertile fra i fiumi Bradano e Basento. Dominava la pianura che oggi è conosciuta come Metapontino, centro nevralgico della Magna Grecia e oggi area ricca di importanti testimonianze archeologiche. Divenne un importante centro commerciale grazie in particolare al commercio del grano, la spiga d’ora infatti era raffigurata sulle sue monete e divenne il simbolo della città.  Quando i pitagorici vennero scacciati da Crotone, Pitagora scelse Metaponto per continuare i propri insegnamenti, la sua abitazione venne successivamente trasformata nel tempio di Hera.

Alleata di Pirro e poi di Annibale, Metaponto fu duramente punita dai Romani e in seguito saccheggiata da Spartaco, conoscendo quindi una rapida decadenza in epoca imperiale. La città abbandonata venne lentamente ricoperta dai sedimenti alluvionali dei fiumi.

DA : https://www.sitiarcheologiciditalia.it/parco-archeologico-di-metaponto/

 

dove si trova metaponto basilicata

METAPONTO, A SUD DI MATERA

 

Metaponto - Wikipedia    File:Matera mappa.png - Wikipedia

 

Perché si chiama Basilicata? O Lucania?

 

Confini Basilicata

 

 

 

 

 

Museo archeologico nazionale (Metaponto).jpgMUSEO ARCHEOLOGICO DI METAPONTO IN BASILICATA

Ospita i principali reperti rinvenuti nel territorio circostante l’antica Metaponto e alcuni reperti provenienti dalla vicina zona di Pisticci e dall’area archeologica dell’Incoronata, ivi situata.

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_nazionale_di_Metaponto

 

 

ALTRO VIDEO DI 7 minuti ca– più preciso..

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RAIPLAY – 1973 — DOVE STA ZAZA’ — Gabriella Ferri, Enrico Montesano, Pippo Franco, Oreste Lionello, Pino Caruso — REGIA DI ANTONELLO FALQUI

 

LINK DI RAIPLAY — 1973 —

per aprire, schiaccia   ” RIPRENDI St 1973 Ep. 1  “–
dopo il link sotto

https://www.raiplay.it/programmi/dovestazaza#:~:text=%22
Dove%20sta%20Zaz%C3%A0%22%20and%C3%B2%20in,
Oreste%20Lionello%20e%20Pino%20Caruso.

 

“Dove sta Zazà” andò in onda nel 1973 sul Programma Nazionale in 4 puntate. Girato a colori, andò in onda in bianco e nero (qui di seguito, per la prima volta, tutte le puntate integrali a colori). Il programma era condotto da Gabriella Ferri, Enrico Montesano, Pippo Franco, Oreste Lionello e Pino Caruso. “Dove sta Zazà” era fondato sulle canzoni della Ferri e sugli sketch dei comici tratti dal repertorio del cabaret classico. La regia era di Antonello Falqui, autore del programma insieme a Mario Castellacci e Pier Francesco Pingitore.

 

  • Regia: Antonello Falqui
  • Conduce: Gabriella Ferri, Enrico Montesano, Pippo Franco, Oreste Lionello, Pino Caruso

 

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video, 9.25 — I MUSICANTI DI BREMA – dei F.lli Grimm – voce di Marisa Vacca + Da Grimm, Chico Buarque ha adattato la stessa favola in pièce : ” Os saltibancos ” ( I saltimbanco )

 

 

video,  33 minuti ca —

 

 

CHICO BUARQUE — HA ADATTATO IN PORTOGHESE  LA FAVOLA DEI FRATELLI GRIMM : I MUSICANTI DI BREMA-

 

 

 

VIDEO, 2.34  —

Banda Sinfônica do Estado de São Paulo;
Coral Infanto – Juvenil da Escola Municipal de Música
Solistas – Denise Yamaoka / Beatriz Amado / Rubens Caribé / Guilherme Almeida
Regência – Mônica Giardini / Regina Kinjo / Marcos Sadao
Direção Cênica – Regina Galdino

 

VOLENDO SEGUONO ALTRI PICCOLI VIDEO

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— –video, 0.59 –ANSA.IT — 23 GENNAIO 2023 – 19.12 :: Assisi, i frati giocano a palle di neve Anche l’Umbria si è svegliata imbiancata

 

 

ANSA.IT — 23 GENNAIO 2023 – 19.12
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/01/23/assisi-i-frati-giocano-a-palle-di-neve_1ef968c0-6e50-4856-b07f-0ec7851aed5d.html

 

Assisi, i frati giocano a palle di neve

Anche l’Umbria si è svegliata imbiancata

 

All’origine,  San Francesco iniziò a costruire la sua chiesa con la neve ( Francesco Brattoli, commento su Facebook  – vedi sotto 

SAN FRANCESCO D’ASSISI– link  Facebook 

 

“Cari fratelli e sorelli è arrivata sorella neve”: è sorridente nel piazzale imbiancato davanti alla Basilica superiore di Assisi fra Rafael, francescano di origini brasiliane che insieme agli altri religiosi dalla comunità ha festeggiato l’arrivo dei fiocchi.

Scherzando e facendo a pallate come si vede in un video su Youtube e nelle foto sulla pagina Facebook della stessa comunità.

“Qui ad Assisi ci sta molto bene” afferma fra Rafael. “E’ opportuno per…” aggiunge sorridendo e mostrando una palla di neve. Che poi, al ritmo di musica, frati cominciano a lanciarsi l’uno contro l’altro. In altre foto si vedono gli stessi frati fare un grande pupazzo di neve con tanto di scarpa e due ramoscelli come braccia.

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e neve

dal Facebook  – link sotto

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, persone che si baciano e attività all'aperto

dal Facebook come le altre

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone in piedi e neve

foto dal Facebook

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e monumento

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante neve

 

NEL LINK FACEBOOK, IL VIDEO DURA 3 MINUTI :: si vede meglio che giocano tra di loro

 

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( video, 20 minuti circa ) — MAPPA MUNDI / LIMES — 23 GENNAIO 2023 : Ucraina, l’avanzata russa a Bakhmut e la vicenda Leopard 2 – Mirko Campochiari (Parabellum), Mirko Mussetti e Alfonso Desiderio ( Limes )

 

 

Aggiornamento sui fronti della guerra in Ucraina. L’avanzata russa in Donbas a Bakhmut, il fronte di Zaporižžja, il vertice occidentale a Ramstein e la vicenda dei carri armati Leopard 2. La morte del ministro e del vice ministro dell’Interno ucraino nell’elicottero precipitato.

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MIMMO LIGUORO, DOVE STA ZAZA’, ED. TULLIO PIRONTI – 2009 ( Introduz. Renzo Arbore ) + IL SOLE 24 ORE, 14 SETTEMBRE 2014, Zazà non è una tragedia– + Roberto Murolo

 

 

Dove sta Zazà - Mimmo Liguoro - copertina

Dove sta Zazà

Editore : Tullio Pironti, 2009

Prefazione di Renzi Arbore

euro 10

Una canzone, due epoche, due facce di Napoli. La vita al tempo del dopoguerra: contrabbando, prostituzione, segnorine e sciuscià. Le radici della nuova camorra. I soldati alleati nei quartieri popolari, in cerca di emozioni non letali. Una città in macerazione, descritta da scrittori e giornalisti, mentre nel Paese si consumano gli ultimi lampi del conflitto mondiale.

Eppure Zazà, prima marcetta non bellicosa dopo anni di squilli guerreschi, riporta un filo di speranza, con l’intonazione lucidamente ironica di Nino Taranto.

Gli anni che seguono, tra ricostruzione e malaffare, laurismo e post-laurismo, sfociano a Napoli come altrove nella delusione di un mancato rinnovamento.

E Zazà torna con la voce dolente e surreale di Gabriella Ferri, un singhiozzo amaro che chiude un’altra epoca cruciale.

 

A Gabriella Ferri quella canzone strana e lontana dai consueti motivi ispiratori, piacque molto. La imparò, la provò, la cantò. E la composizione di Cutolo e Cioffi entrò nel suo repertorio, col rango di un grande cavallo di battaglia. Nella sua visione Zazà cambiò aspetto. Non più un inno di corale allegria ma un urlo di solitudine. La folla era evocata ma non c’era più. La scomparsa di Zazà alludeva a tutte le delusioni della vita.
Ricordavo la voce di Nino Tarante che “usciva” da un disco a 78 giri: la storia di Zazà era cantata con brio e umorismo, con intonazione fresca e incalzante. Quando ascoltai la versione di Gabriella, afferrai una verità di segno diverso. E lei, per tutti, divenne Zazà.
(Dalla Prefazione di Renzo Arbore)

DA  : 
https://web.archive.org/web/20091016144049/http://www.librerianeapolis.it/pages/Schede/Dove_Sta_Zaza.html

 

 

IL SOLE 24 ORE   14 SETTEMBRE 2014
https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-09-14/zaza-non-e-tragedia-081534.shtml?uuid=ABCZnbtB#:~:text=Narra%20di%20un%20tale%20che,che%20fa%20rima%20col%20piedistallo).

 

Zazà non è una tragedia

Ho sentito di recente alla radio una trasmissione in ricordo di Gabriella Ferri, la talentosa, fascinosa e trascinante cantante romana scomparsa dieci anni fa. Fra i tanti doverosi incensi che si spargevano per lei, ce n’era uno con un profumo strano, che mi lasciava un po’ perplesso. I molti personaggi illustri che tessevano le lodi della Ferri ricorrevano spesso al seguente argomento: «una grande artista, che ha trasformato una canzone comica come Dove sta Zazà in un brano drammatico».

E questo ovviamente veniva detto come se si trattasse indiscutibilmente di un complimento, come se la trasformazione di un’opera comica in una drammatica fosse una nobilitazione, una promozione. Concetto simile avevo letto tempo fa in un’intervista al regista Luca Ronconi il quale, parlando del Barbiere di Siviglia di Rossini, lo descriveva come un’opera solo apparentemente comica, una commedia umoristica solo per chi superficialmente si ferma alle apparenze. Da questo assunto anche il Barbiere rossiniano, come Zazà, risulterebbe promosso di grado se trasformato in opera drammatica. E da questa svalutazione del genere comico mi sembra che discendano tanti diffusi luoghi comuni del tipo: «fa ridere, ma fa pensare» o «si ride, ma si ride amaro» o «Totò era sì un comico, ma con un fondo tragico malinconico»: applauso!

La presunta superiorità del tragico sul comico nasce forse da quello che Alberto Savinio definiva il «dolorismo» della cultura italica. Ma per me è difficile capire la superiorità dei Pagliacci di Mascagni sul Don Pasquale di Donizetti, de La fiaccola sotto il moggio di D’Annunzio su Uomo e galantuomo di Eduardo, dell’Eclisse di Antonioni su I soliti ignoti di Monicelli. Questi termini di giudizio mi istigano a enunciati paradossali e goliardici, del tipo «Amleto è, sì, una tragedia drammatica, ma solo per chi si ferma a una lettura superficiale: in realtà si tratti di opera buffa, farsesca»; oppure «Walkiria a ben guardare è operetta da avanspettacolo». O anche si potrebbe disquisire sulla crisi di identità di Lilí Kangy («Chi me piglia pe’ frangesa, chi me piglia pe’ spagnola…»).

L’interpretazione dammatizzante che la Ferri dette di Zazà fece scuola, ed oggi, fra gli artisti napoletani, è diffusa l’abitudine di «rileggere» certi titoli del loro grande repertorio brillante con toni stilisticamente dolorosi. Se non ricordo male, non se l’è scampata neanche il povero Ciccio Formaggio, macchietta inarrivabile di Cioffi-Pisano.

Da parte mia continuo a ritenere Dove sta Zazà un’operina di geniale e surreale comicità, ammirevole proprio perché traboccante di creatività comica, e che non ha bisogno di promozioni. La scrisse il paroliere Raffaele Cutolo nel 1942, e la musicò magistralmente il maestro Giuseppe Cioffi nel 1944, in un’Italia in piena devastazione per la tragedia bellica in corso.

Narra di un tale che va con la sua bella Zazà alla festa di San Gennaro, fra canti e suoni, dove il maestro della banda di Pignataro – un paesino in provincia di Caserta – esegue, pensate un po’, il Parsifal wagneriano (qui chiamato «Parsifallo», che fa rima col piedistallo).

In quella confusione la sua bella gli sparisce tra la folla («Se fumarono a Zazà»). La storia è raccontata in prima persona, e all’inizio del refrain veniamo informati che il nostro, l’io narrante, si chiama Isaia («come fa Zazà senza Isaia?»). Il nome, secondo me, è stato scelto dagli autori per poter giocare subito dopo sull’allitterazione «Isaia-sta-ccà / Isaia-sta-ccà / Isaia-sta-ccà», (Isaia sta qua). L’inciso ripete poi a mitraglia la sillaba Za za za za za za za za… E fin qui, come si vede, possibili letture drammatiche sono difficili da trovare.
Se poi ci fosse rimasto qualche dubbio, c’è la seconda strofa, nella quale lo stesso Isaia ci informa che l’anno appresso torna alla festa di San Gennaro senza aver ancora trovato la sua Zazà e, in quattro memorabili versi, ci dice con cinica rassegnazione «se non troverò / lei che è tanto bella / m’accontenterò / de trovà ‘a sorella». Capito il dramma?

Si racconta che nel 1947, quando Alcide De Gasperi andò a incontrare il presidente Usa Harry Truman, sceso all’aeroporto di Washington, la banda militare americana lo accolse intonando Dove sta Zazà, chissà per quale equivoco. L’inno di Mameli ancora non era stato ufficializzato come inno nazionale,e forse le note di quel refrain per i nostri alleati identificavano provvisoriamente l’idea di italianità.

Fra tutte le interpretazioni che ho ascoltato di questa canzonetta – che lo stesso Cutolo definiva «una cretinata come tutte le altre mie canzoni» – e che fu portata al successo dal prodigioso macchiettista Nino Taranto, la più coerente e affascinante resta per me quella di Roberto Murolo, il quale, grazie al cielo, non ne intravvide i risvolti drammatici e doloristici. La sua esecuzione semplice e ironica, filologicamente ineccepibile, è quella che più amo, ferma restando tutta la mia affettuosa ammirazione per Gabriella Ferri e il commosso rispetto per la sua vita privata, quella sì tragica, senza risvolti. E senza lieto fine.

 

 

ROBERTO MUROLO 

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DONATELLA, GRAZIE ! .. E se fumarono Zazà — storia + Nino Taranto + GABRIELLA FERRI + testo + Renzo Arbore :: ” interpretazione della Ferri “.

 

 

 

Gabriella Ferri - Dove sta zazà

 

 

 

Significato

Il narratore del brano è Isaia che racconta la misteriosa scomparsa di una donna di nome Zazà nel bel mezzo della festa di San Gennaro. La ricerca è proseguita senza alcun esito e, rassegnato, se ne va. Torna l’anno successivo per cercare di ritrovarla a tutti i costi. “Chi ha truvato a Zazá, ca mm”a purtasse a me. Se non troverò lei, ch’è tanto bella, m’accontenterò ‘e trová ‘a sorella” canta il protagonista del racconto che dichiara che se non troverà Zazà si accontenterà di sposare la sorella.

 

 

Nino Taranto, prima incisione nel 1946

 

 

E se fumarono Zazà… 1971

 

Testo

Era la festa di San Gennaro,
Quanta folla per la via…
Con Zazá, compagna mia,
Me ne andai a passeggiá.

C’era la banda di Pignataro
Che suonava il “Parsifallo”
E il maestro, sul piedistallo,
Ci faceva deliziá…

Rit. Uh, Madonna mia…
Come fa,
Senza Isaia?…
Pare, pare,
Che t’ho perduta, ahimé!
Chi ha truvato a Zazá

Ca mm”a purtasse a me…
Jámmola a truvá…
Sù, facciamo presto.
Jámmola a incontrá
Con la banda in testa…

Tuttuquante aîmm”a strillá:
Isaia sta ccá!
Isaia sta ccá!
Isaia sta ccá!

Comm’aggi ‘a fá pe’ te truvá?!
I’, senza te, nun pozzo stá…

Era la festa di San Gennaro,
L’anno appresso cante e suone…
Bancarelle e prucessione…
Chi se po’ dimenticá!?

C’era la banda di Pignataro,
Centinaia di bancarelle
Di torrone e di nocelle
Che facevano ‘ncantá.

Come allora quel viavai,
Ritornò per quella via…
Ritornò pure Isaia

Rit.

Se non troverò
Lei, ch’è tanto bella,
Mm’accontenterò
‘E trová ‘a sorella…
T’amerò,
T’amerò,
T’amerò,
Pure a lei glielo dirò
Che t’amerò:
T’amerò, Zazá! x3)

 

Nel ’44   Cutolo tradusse il brano in napoletano e lo presentò a Giuseppe Cioffi, proprietario delle Edizioni musicali Cioffi di Napoli, affinché la musicasse e gli desse l’opportunità di registrarla.

Il primo a registrare il brano fu il cantante Aldo Tarantino, ma la versione più celebre fu quella registrata due anni dopo da Nino Taranto. Il brano ebbe un enorme successo e fu tradotto in varie lingue, oltre ad essere citato da riviste e pubblicazioni di ogni genere negli anni a seguire[4]. Ad esso, inoltre, si ispirarono diverse rappresentazioni teatrali, principalmente riviste, ed un film cinematograficoDove sta Zazà del 1947, diretto da Giorgio Simonelli.

In una intervista concessa a Corrado Mantoni, Cutolo definì Dove sta Zazà “una canzoncina cretina come tutte le altre”, ed arrivando a dichiararsi non troppo contento del successo del brano perché eccessivamente inflazionato.

Dopo Aldo Tarantino nel 1944, Carlo Buti nel 1945 e Nino Taranto nel 1946, molti altri in seguito ne interpretarono una propria versione. Si possono citare Gigi Beccaria, il duetto di Nilla Pizzi e Tony Stella, e Claudio Villa. A ridare popolarità al brano in tempi più recenti fu Gabriella Ferri, che nel 1971 inserì Dove sta Zazà nel proprio album intitolato 

 

E se fumarono a ZazàRenzo Arbore scrisse, relativamente alla interpretazione drammatica della Ferri, che il brano era stato trasformato da un “inno di corale allegria” ad “un urlo di solitudine”.

 

La canzone è stata riportata al successo nella terza edizione di Non è la Rai dove una delle ragazze del programma, Monica Catanese, interpretò il pezzo, doppiata da Barbara Boncompagni.
La canzone in seguito è stata re-incisa dalla stessa Monica Catanese nel progetto discografico Affatto deluse, in memoria dei 25 anni dalla chiusura di Non è la Rai.

 

 

 MONICA CATANESE  –  BARBARA BONCOMPAGNI — NON E’ LA RAI 

 

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+++ LUCA DE CAROLIS, COSA ROSSA : Bersani torna nel Pd: Schlein apre il “campo progressista”, IL FATTO QUOTIDIANO — 22 GENNAIO 2023

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO — 22 GENNAIO 2023
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/01/22/bersani-torna-nel-pd-schlein-apre-il-campo-progressista/6944259/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=
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“COSA ROSSA”

Bersani torna nel Pd: Schlein apre il “campo progressista”

DOPO LE PRIMARIE – Dal nome alla coalizione per spostare l’asse del nuovo Partito. Unire i puntini, ed eccolo il futuro del Pd a cui pensa Schlein

 

 

Tra le mure dell’Antonianum, in un gelido sabato romano, gli ex di Articolo Uno tornano nel Pd, come figlioli neppure troppo prodighi. Mentre la candidata che parla molto da sinistra, Elly Schlein, dal palco evoca il “campo progressista” e ripete un verbo, “allargare”. E a margine e dentro l’assemblea si discute sul cambio di nome al partito. Unire i puntini, ed eccolo il futuro del Pd a cui pensa Schlein. Un avvenire che potrebbe portare a un partito con un nome diverso, in una coalizione molto rossa: con i Cinque Stelle e varie anime della sinistra radicale, e ovviamente senza quel Matteo Renzi a cui ha già posto più volte il veto, proprio come lo ha ribadito giorni fa Giuseppe Conte (e il no, certo, vale anche per Carlo Calenda).

Può essere la rotta, per la deputata e tanti di coloro che le ruotano attorno. Partendo dai veterani di Art 1, prossimi a formalizzare il rientro. Schlein lo invocava e Roberto Speranza lo motiva così:

“Di fronte a questa destra l’unità non è una opzione ma una scelta politicamente e moralmente obbligatoria”. Finale auspicato da altri sostenitori della deputata come Giuseppe Provenzano e Andrea Orlando. Per arrivare a quel Nicola Zingaretti che presto si schiererà con lei.

Con maggiore o minore foga, pezzi di Pd raggrumati anche dal no “ai renziani che si vogliono riprendere il partito” come morde fuori microfono un maggiorente della mozione Schlein. E naturalmente il tramite per riuscirci sarebbe Stefano Bonaccini, ex renziano che per ora vuole tenere sullo stesso piano il M5S come Renzi e Calenda.

Anzi, un rimbrottino lo riserva solo ai 5Stelle: “Anche loro hanno perso: comincino a fare opposizione al governo Meloni, invece che al Pd”. Al presidente della Regione Emilia Romagna starebbe ancora bene il campo largo, quello con tutti dentro. Molto diverso dal campo progressista di Schlein. Perché basta cambiare un aggettivo per marcare una distanza. Anche se l’ex eurodeputata non fiata sulle alleanze. I suoi sanno che il favorito per umori e sondaggi resta Bonaccini. Così provano a lavorare gli avversari ai fianchi. Anche per questo Provenzano di buon mattino rilancia davanti alle telecamere: “Non ho proposto di cambiare il nome al Pd, quella è un’idea del sindaco di Bologna Matteo Lepore. Ho detto solo di far decidere gli iscritti, e mi ha colpito la reazione stizzita di alcuni candidati”. Ore dopo, dal palco, Bonaccini risponde con toni bellici: “Non facciamoci più trovare intrappolati in discussioni incomprensibili, come quelle sul nome e sul simbolo del Pd, che a me peraltro piacciono”. Replica a tutta la mozione Schlein, ma innanzitutto a Lepore, anche lui dalla parte della deputata.

 

È il sindaco, il teorico del “partito del lavoro”. Bonaccini gli aveva già contestato che sarebbe il caso di parlare di “lavori” piuttosto che di lavoro. E in settimana Lepore e Pier Luigi Bersani gli avevano controreplicato: “Ci siamo persi proprio per queste distinzioni, il lavoro dobbiamo unirlo”. Ieri Bonaccini ha riaccennato al tema. A conferma che la partita per il congresso è anche una sfida molto emiliana. Con il governatore che quelli di Art 1 li ha riaccolti così: “Grazie di essere tornati, ma la costituente deve riportare dentro milioni di persone o sarà poca cosa”. Saluti ai compagni Bersani e Speranza.

 

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ELISA BUSON, ANSA.IT — 18 GENNAIO 2023 — 17.38 :: Scovato un intruso nella ‘Ronda di notte’ di Rembrandt. E’ un composto chimico mai trovato prima nei dipinti antichi

 

 

ANSA.IT — 18 GENNAIO 2023 — 17.38
https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/scienza_arte/2023/01/18/scovato-un-intruso-nella-ronda-di-notte-di-rembrandt_294fb19b-737b-4e3c-a3dd-812f682c86d6.html

 

Scovato un intruso nella ‘Ronda di notte’ di Rembrandt.

E’ un composto chimico mai trovato prima nei dipinti antichi

 

 

 

Elisa Buson

 

La ‘Ronda di notte’ di Rembrandt

 

 

Scoperto nella ‘Ronda di notte’ di Rembrandt un insolito composto di piombo che finora non era mai stato individuato nei dipinti antichi: si tratta di una prima assoluta nel campo delle indagini scientifiche applicate alle opere d’arte, che fornisce una nuova visione della tecnica pittorica del XVII secolo e della storia della conservazione di questo celebre olio su tela, realizzato nel 1642 e oggi conservato al Rijksmuseum di Amsterdam.

Lo studio è pubblicato sull’edizione internazionale della rivista Angewandte Chemie dai ricercatori del museo olandese in collaborazione con il Centro nazionale della ricerca francese (Cnrs), il sincrotrone europeo Esrf e le università di Amsterdam e Anversa.

Il dipinto di Rembrandt è infatti al centro di un grande progetto di ricerca e conservazione chiamato ‘Operazione Ronda di notte’, che coinvolge un team internazionale e multidisciplinare di esperti per analizzare come i materiali pittorici usati dall’artista evolvano chimicamente nel corso del tempo.

Grazie a una prima scansione della tela con un particolare scanner a raggi X sviluppato dall’Università di Anversa, gli studiosi hanno identificato tracce di un composto di piombo inatteso in aree del dipinto, dove tra l’altro, non ci sono pigmenti a base di piombo.

La scoperta è stata confermata analizzando alcuni micro campioni dell’opera con i potenti raggi X del sincrotrone europeo Esrf di Grenoble e grazie all’acceleratore Petra-III, in Germania.

Nello studio si ipotizza che questo composto svanisca rapidamente, perciò non sarebbe mai stato rilevato nei dipinti antichi. Il fatto che sia ancora presente sull’opera di Rembrandt può fornire preziosi indizi sulla possibilità che il pittore olandese usasse olio di semi di lino con ossido di piombo disciolto per migliorarne le proprietà siccative, così come sull’impatto che potrebbero avere avuto trattamenti di restauro fatti in passato

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Cristina Da Rold ci parla dello studio: ” e-patient e social media. Come sviluppare una strategia di comunicazione per migliorare salute e sanità “- di Letizia Affinito e Walter Ricciardi –Il Pensiero Scientifico, 1916

 

 

e-patient e social media

 

 

Chi è…

Sembra facile. Lo è

Cristina Da Rold

Si occupa di giornalismo e comunicazione della scienza come freelance. Collabora con diverse testate, fra cui l’Espresso, Oggiscienza, Scienza in Rete e Wired. Fa parte del board di datajournalism.it@CristinaDaRold www.cristinadarold.wordpress.com

 

Chiunque pensi che oggi i social media siano una mera questione di intrattenimento, si sta perdendo una fetta importantissima del discorso. I social network raccolgono intorno a sé le persone, le fanno dialogare, estrapolano tendenze e richieste (quello che in gergo si definisce web sentiment), raccolgono dati, e per questa ragione essi oggi sono un veicolo importantissimo per chiunque si occupi di comunicazione, sia a livello istituzionale che di marketing aziendale.

Anche il campo della salute – che tocca così da vicino i sentimenti degli utenti – non può essere esente da questa rivoluzione. Oggi il paziente sta diventando sempre di più e-patient, dove la “e” sta anzitutto per “empowered” ( lett.  più potente ” ): un paziente più arricchito perché più consapevole della propria condizione e dotato di più strumenti per deliberare. Non dimentichiamo che secondo recenti stime il 40% circa dei cittadini italiani ha dichiarato di andare su Internet per cercare informazioni sanitarie, in particolare tramite motori di ricerca e social network.

Il problema nasce però dal fatto che molto spesso chi si occupa di organizzare campagne informative sui temi della salute stenta a considerare i social media (dove con questo termine intendiamo racchiudere chat, forum, social network vecchi e nuovi, siti web, communities e chi più ne ha più ne metta) come un luogo dove fare informazione.

 

e-patient e social media, scritto a quattro mani da Letizia Affinito e Walter Ricciardi, nasce invece proprio dalla presa di coscienza che perché la comunicazione digitale contribuisca positivamente alla salute delle persone e ai risultati della sanità è necessario che sia guidata da una chiara strategia centrata sul paziente e che i social media e Internet sono alcuni dei luoghi principali dove è necessario fare content curation  ( ” aver cura dei  contenuti, fare una selezione oculata ), anche in ambito sanitario. Un libro che si rivolge proprio a chi deve mettere in piedi una campagna di informazione sanitaria in rete, avvalendosi di tutti gli strumenti che quest’ultima ci fornisce, ma che non sa bene come sfruttare al meglio queste enormi potenzialità.

 

Si tratta di un libro corposo ma al tempo stesso scorrevole, che alterna numerosi esempi validi di campagne promosse in ambito italiano e internazionale da cliniche, istituzioni o aziende farmaceutiche, a riflessioni di più ampio respiro su un mondo che sta cambiando.

 

Il libro gode della particolarità di rivolgersi in maniera trasversale a più livelli organizzativi, proponendo come leitmotiv una struttura paziente-centrica.

A trainare le redini di questa rivoluzione è lui: il paziente, che deve essere sempre posto al centro. Gli autori analizzano con un approccio efficacemente pragmatico l’intera moltitudine di aspetti che sono coinvolti in un processo, come quello della costruzione di una campagna di informazione sanitaria in rete, anticipando le eventuali domande del lettore con to do lists  ( fare elenchi ) precise e concise. Partendo dalla presentazione di un semplice modello per lo sviluppo di una strategia di comunicazione digitale tesa a creare valore sia per il paziente sia per l’organizzazione, il libro illustra, per esempio, come gestire al meglio una community online, un profilo twitter o facebook, se e come moderare i commenti degli utenti, come volgere a proprio favore la presenza dei cosiddetti “opinion leader” del web, e molto altro ancora.

 

Il messaggio alla fine è molto chiaro: non si può pensare oggi di comunicare – anche la salute – senza accettare di entrare nel mondo del social media, ma per farlo sono necessarie delle capacità e delle attenzioni particolari tutt’altro che banali o scontate. Per questa ragione un libro come questo rappresenta un prezioso vademecum che chiunque si occupa di comunicazione in ambito sanitario dovrebbe tenere presente, a seconda delle proprie specifiche esigenze.

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Hakan Kapucu @1hakankapucu — 12.23 — 19.23 — grazie !

 

 

Una nonna conosce il linguaggio dell’amore : gentilezza.  In più, il gatto capisce e risponde.

Apri il suono-

 

 

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MUSA E GETTA – Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili ( ma a volte dimenticate ), PONTE DELLE GRAZIE, 2021

 

 

"Musa e getta" di Ritanna Armeni, Angela Bubba, Maria Grazia Calandrone, Lisa Ginzburg, Cristina Marconi, Laura Pugno, Elisa Casseri, Chiara Lalli, Lorenza Pieri, Tea Ranno, Igiaba Scego, Claudia Durastanti, Ilaria Gaspari, Chiara Tagliaferri, Veronica Raimo, Anna Siccardi

 

 

MUSA E GETTA

Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate)

Sedici scrittrici per sedici grandi donne.

 

In questa sorprendente raccolta, molte fra le più amate e apprezzate scrittrici italiane raccontano altrettante «muse»: donne sfrontate e bellissime o, al contrario, miti e riservate che, per lo spazio di una notte o per l’esistenza intera, hanno stretto relazioni complesse (e pericolose) con uomini di successo. Muse non sempre «gettate» ma per lo più misconosciute – dando così corpo all’odioso detto secondo cui «dietro ogni grande uomo c’è una grande donna» – che tornano dunque, finalmente, al centro del palcoscenico letterario. Le pioniere della psicanalisi e Kate Moss dalle cento copertine, Kiki regina di Montparnasse per una notte e Maria Callas la Divina per sempre, Nadia Krupskaja che lavora a realizzare il socialismo, Rosalind Franklin che scopre la struttura del DNA, le ispiratrici di pittori, musicisti, scrittori, filosofi: spaziando fra epoche e luoghi diversi, destini felici e infelici, Musa e getta giunge al cospetto di leggende viventi, persino sbarcate su Instagram, come Amanda Lear. Sedici autrici di prim’ordine svelano qui altrettante donne meravigliose, offrendo a lettrici e lettori uno sguardo nuovo sul rapporto tra i sessi, l’identità femminile, la lotta per l’emancipazione.

 

Le scrittrici: Ritanna Armeni, Angela Bubba, Maria Grazia Calandrone, Elisa Casseri, Claudia Durastanti, Ilaria Gaspari, Lisa Ginzburg, Chiara Lalli, Cristina Marconi, Lorenza Pieri, Laura Pugno, Veronica Raimo, Tea Ranno, Igiaba Scego, Anna Siccardi, Chiara Tagliaferri.

 

Le muse: Lou Andreas-Salomé, Luisa Baccara, Maria Callas, Pamela Des Barres, Zelda Fitzgerald, Rosalind Franklin, Jeanne Hébuterne, Kiki de Montparnasse, Nadia Krupskaja, Amanda Lear, Alene Lee, Dora Maar, Kate Moss, Regine Olsen, Sabina Spielrein.

 

a cura di Arianna Ninchi e Silvia Siravo

 

 

PONTE DELLE GRAZIE
https://www.ponteallegrazie.it/libro/musa-e-getta-ritanna-armeni-9788833315287.html

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Nucci Pollarolo @NucciPollarolo — 12.55 — 22 gennaio 2022 —- Van der Weyden ( ca1399-1464 ), St Columba Altarpiece. ca 1455. Central panel ( detail ) — Alte Pinakothek Munich

 

 

 

Immagine

 

 

 

per chi volesse vedere l’altare intero : — potrebbe apprezzare ancora di più lo splendido dettaglio che ci ha regalato Nucci Pollarolo

 

 

 

 

Pala d’altare di San Columba di Rogier van der Weyden . Olio su tavola di quercia, 138 x 70 cm, 138 x 153 cm, 138 x 70. Alte Pinakothek , Monaco di Baviera

 

Galleria web d’arte  da :
https://en.wikipedia.org/wiki/Saint_Columba_Altarpiece#/media/File:Tr%C3%ADptico_de_Santa_Columba,_Roger_van_der_Weyden.jpg

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