video, 9.52 — PODCAST DI LIMES — LUCIO CARACCIOLO — 16 LUGLIO 2026 — ” Un confine per Israele “__ Israele : 7+1 fronti

 

 

 

 

Lo Stato ebraico non ha e non vuole avere frontiere definite. Gerusalemme si tiene le mani libere. Risultato: i limiti territoriali di Israele li determinano i coloni. Il messianismo degli ultraortodossi santifica questo paradosso. Ma senza confini non ci può essere pace.

Il nuovo volume di Limes “Vogliamo la guerra totale?” sarà disponibile, in edicola e in libreria, da sabato 11 luglio. Potete leggerlo direttamente sul nostro sito e via app, abbonandovi a Limesonline (https://shop.limesonline.com/limes/ab…) .

 

 

 

Limes. Rivista italiana di geopolitica (2026). Vol. 6: Vogliamo la guerra totale? - copertina

 

Limes. Rivista italiana di geopolitica (2026). Vol. 6: Vogliamo la guerra totale?

 

 

 

Verso la guerra totale? è il sesto numero di Limes del 2026, in edicola e in libreria dall’11 luglio. Mai negli ultimi decenni l’Europa è stata tanto vicina a precipitare in un conflitto allargato. Mentre l’America arretra e gli europei riarmano, il confronto tra Occidente e Russia si avvicina pericolosamente alla soglia dello scontro aperto. L’Italia, formalmente in pace ma cobelligerante di fatto, non ne resta fuori. L’Alleanza Atlantica sopravvive solo nella forma, mentre al suo interno crescono rivalità, gelosie nazionali e ambizioni divergenti. Al centro di questo scenario, ritorna la questione tedesca. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma certe rime sono difficili da ignorare. Come alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, l’Europa orientale è di nuovo il campo d’attrito tra Germania e Russia, con l’Ucraina al centro. Oggi Berlino individua nella minaccia russa la leva per riattivare le proprie capacità militari e rilanciare un ecosistema industriale in crisi profonda. Per un paese che ha a lungo fondato la propria identità sul rifiuto assoluto del proprio passato nazionalsocialista, il riarmo è anche (forse soprattutto) una svolta psicologica e culturale. Il volume approfondisce le dimensioni di questo passaggio storico. La prima parte, La fine del tabù tedesco, analizza la metamorfosi della Germania lungo le sue direttrici principali: dalla nuova strategia militare alla riconversione industriale, dalle vulnerabilità materiali, istituzionali e culturali della Bundeswehr alle ricadute sulla società nel suo complesso. Sullo sfondo, il concetto di esercito àncora (Ankerarmee): non un sistema di difesa europeo, ma un’architettura di forze nazionali guidata di fatto dalla Germania. L’ambizione di Berlino si scontra però con un fronte interno tedesco sempre più inquieto, segnato dall’ascesa dell’AfD, il partito neonazionalista ormai in testa ai sondaggi. La seconda parte, Onde d’urto, misura gli effetti del riarmo sugli equilibri europei. Nel Vecchio Continente ciascuno reagisce seguendo ambizioni, memorie e interessi differenti: dall’inquietudine francese all’integrazione militare olandese, dalla diffidenza polacca alla distrazione italiana, fino all’ambiguità britannica e alla scommessa svedese. L’America sovraestesa applaude il riarmo tedesco, forse ingenuamente, e la Cina cerca opportunità industriali. Intanto, la nuova era atomica aperta dalla crisi della deterrenza americana impone di pensare l’impensabile: come può la Germania diventare il perno militare dell’Europa senza un arsenale nucleare nazionale? La terza parte si intitola Berlino-Mosca, giochi di guerra. Nell’establishment tedesco prevale ormai un consenso: la Russia è il nemico strategico contro cui prepararsi a combattere. Non tutti in Germania considerano però la rottura irreversibile. Sotto la superficie, sopravvive l’idea che una tregua duratura in Ucraina possa riaprire, prima o poi, il canale con Mosca – a partire dall’energia. Nel frattempo, la Russia osserva il ritorno della Germania con sospetto, ma anche con un senso di malinconia per un legame perduto (forse) per sempre.

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Francesco Pallante — La destra e il ritorno delle Erinni. Giustizia o vendetta. Cosa è la Destra Italiana — IL MANIFESTO 17 LUGLIO 2026

 

 

 

IL MANIFESTO 17 LUGLIO 2026

https://ilmanifesto.it/la-destra-e-il-ritorno-delle-erinni

 

 

La destra e il ritorno delle Erinni

 

 

Francesco Pallante-

 

 

 

L’urlo che dalla maggioranza si è levato unanime per reclamare la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour il giorno stesso della sua condanna definitiva,  offre una chiara indicazione di cosa sia la destra italiana oggi.

 

La pigrizia – o la disonestà – intellettuale induce molti a continuare a definire di «centrodestra» l’orientamento politico della coalizione che ha vinto le elezioni; ma il centro nell’alleanza meloniana non esiste. Semmai, si può discutere se le sue componenti si collochino a destra o all’estrema destra. Lo stesso Vannacci, in fondo, non fa altro che ripetere le stesse mirabolanti fantasie già propagandate da chi oggi, essendo al governo, è impossibilitato a realizzarle: e non perché incostituzionali, ma perché economicamente insostenibili e suicide. In questo, il disprezzo che la destra mostra ai suoi elettori è pari alla loro creduloneria.

 

Nel caso del gioielliere, una destra moderata si sarebbe erta a difesa dello Stato di diritto. A partire dal ruolo delle forze dell’ordine, le sole a cui spetta il compito di reprimere il crimine. Cosa c’è di più lontano dall’idea stessa di «legge e ordine» di un cittadino che si fa giustizia da sé? E nemmeno c’è la scusante dell’incertezza dei fatti, dopo che tre gradi di giudizio hanno accertato l’irriducibilità della reazione armata del gioielliere persino alla legge sulla legittima difesa voluta dalla destra stessa (una legge, sia detto per inciso, di assai dubbia costituzionalità).

 

Secondo molti commentatori, l’ala moderata della coalizione sarebbe rinvenibile in Forza Italia. Peccato che proprio uno dei suoi più alti esponenti, il presidente del Piemonte Alberto Cirio, abbia assunto l’inaudita iniziativa di unire alle urla della mischia niente meno che il Consiglio regionale, presentando, sia pure a titolo personale, un ordine del giorno a sostegno della richiesta di grazia al gioielliere già avviata dal ministro della Giustizia. Le motivazioni esposte da Cirio rendono la misura della profondità della cultura liberale che anima i sedicenti moderati: il condannato – ha dichiarato il presidente piemontese – è «un cittadino onesto, che in 40 anni ha sempre pagato le tasse, non ha nessuna macchia, ma alla nona rapina con violenza che subiva ha ceduto all’esasperazione».

A prescindere dalla veridicità di tali note biografiche (Il Messaggero del 4 dicembre 2023 riporta la notizia di una precedente condanna, con conseguente ritiro del porto d’armi), colpisce il non sequitur ( conseguenze illogiche di una premessa ) per cui un contribuente di lungo corso, in preda all’esasperazione, dovrebbe avere licenza d’uccidere.

Agli albori della civiltà occidentale – quella stessa civiltà che tanto piace alla destra evocare – l’istituzione dell’Areopago (un tribunale popolare) sostituì alla vendetta privata il processo istituzionalizzato. Arginare l’istinto del sangue, simboleggiato dall’implacabile violenza delle Erinni, dovette richiedere uno sforzo sovraumano, se è vero che, nelle Eumenidi, Eschilo attribuisce la creazione dell’Areopago niente meno che alla dea Atena; e non meno significativo è che a un altro dio, Apollo, sia affidata la difesa di Oreste contro le Erinni stesse, costrette a trasformarsi da vendicatrici in accusatrici.

Nasce qui la sottrazione del diritto penale ai privati e il suo affidamento allo Stato, affinché la barbarie della vendetta sia trasformata in un processo regolato dalla legge.

Ed è forse il caso di ricordare che Oreste era colpevole non di aver ucciso dei rapinatori, ma di uno tra i più sconvolgenti crimini ancora oggi immaginabili: aver tolto la vita a colei che la vita gli aveva dato, la madre Clitennestra.

È questa la destra italiana, oggi: una destra che, urlando all’unisono allo scandalo per la condanna del gioielliere, invoca il ritorno delle Erinni.

 

 

 

 

Francesco Pallante (Torino 1972) è professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino. Collabora con «il manifesto » e con ” Il Fatto Quotidiano “. Tra le sue ultime pubblicazioni: con Gustavo Zagrebelsky, Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali (2016); Per scelta o per destino? La Costituzione tra individuo e comunità (2018), Elogio delle tasse (2021). Per Einaudi ha pubblicato Contro la democrazia diretta (2020) e Spezzare l’Italia. Le regioni come minaccia all’unità del Paese (2024).

 

Copertina del libro Spezzare l’Italia di Francesco Pallante    Copertina del libro Contro la democrazia diretta di Francesco Pallante

2024                                                              2020

InitAllEinaudi

 

 

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PRIMA PAGINA IL MANIFESTO DEL 17 LUGLIO 2026 + vignetta di Maicol & Mirko

 

 

 

 

 

 

NELLA FORSENNATA CORSA A DESTRA IL MINISTRO SBATTE CONTRO UN MURO.
PRIMA ANCORA DELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZ AVVIA L’ISTRUTTORIA PER LA GRAZIA AL GIOIELLIERE CONDANNATO PER L’OMICIDIO DI DUE RAPINATORI. MATTARELLA LO CONVOCA AL COLLE E GLI DA’ UNA LEZIONE DI DIRITTO:  ” L’INIZIATIVA SPETTA AL CAPO DELLO STATO “.

 

 

 

 

LA VIGNETTA DI MAICOL & MIRKO

 

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PETER LUND ( Copenhagen, 1801 -Lagoa Santa, Brasile, 1880 ) e le innumerevoli e fantastiche caverne, nella regione di Minas Gerais, Brasile + qualcosa sul cibo di Minas Gerais

 

 

 

 

 

 

Peter Wilhelm Lund (Copenaghen14 giugno 1801 – Lagoa Santa25 maggio 1880) è stato un paleontologozoologo e archeologo danese.

 

Attivo prevalentemente in territorio brasiliano, dove è considerato il padre della paleontologia, si è occupato della fauna del Pleistocene, descrivendone diversi generi e specie fra i quali lo Smilodon populator. Gli esemplari da lui raccolti sono tuttora esposti in una sezione dedicata nel Danish Natural History Museum di Copenaghen.

 

 

 

Il naturalista danese mentre copia dei disegni trovati nelle cave di
Lagoa Santa, 1840

da:  – http://www.andaman.org/BOOK/chapter54/text-Lagoa di LagoaSanta/text-LagoaSanta.htm

 

 

 

 

 

 

La casa dove abitava Peter Lund, a Lagos Santa, Minas Gerais, Brasil

 

 

 

 

 

 

Minas Gerais, Brasile.
https://it.wikipedia.org/wiki/Minas_Gerais

 

 

 

Belo Horizonte, la capitale di Minas Gerais

Belo Horizonte è nato,  dopo la distruzione del paese che  c’era dagli inizi del 1700, dopo una pianificazione della capitale dello stato nel 1897. La Chiesa del Buon Viaggia fu demolita nel 1925 per far posto al nuovo tempio.
Il nome dell’antico paese è Arraial do Curral del-Rey::

video, 3 min. ca–dopo qualche immagine attuale, potete vedere com’era ” L’Arraial do Curral del – Rey ” ( Il villaggio del Recinto del Re  )-

da : AI Overview Google

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE STRAORDINARIE GROTTE ( Grutas )

 

 

 

 

 

Lagoa Santa

TRIPADVISOR
https://www.tripadvisor.it/Attractions-g1936530-Activities-Lagoa_Santa_State_of_Minas_Gerais.html

 

 

 

 

 

 

 

 

Gruta da Lapinha – Lagoa Santa – Minas Gerais – Viagens e Caminhos

 

 

 

 

 

7 lugares incríveis na Gruta da Lapinha - Sentidos do Viajar

Gruta da Lapinha
Sentidos de Viajar

 

 

 

 

 

Gruta da Lapinha - Município de Lagoa Santa - MG

Gruta da Lapinha-
Portal  Oficial de Belo Horizonte

 

 

 

 

 

Parque Estadual do Sumidouro - Gruta da Lapinha | Portal Oficial de Belo Horizonte

Gruta da Laipinha, Parque Estadual do Sumidouro

Portal  Oficial de Belo Horizonte

 

 

 

 

 

7 lugares incríveis na Gruta da Lapinha - Sentidos do Viajar

Sentidos do Viajar

 

 

 

 

 

 

Gruta da Lapinha – uma viagem ao interior da Terra a 50 km de BH – Circuito das Grutas

Circuito das Grutas

 

 

 

 

 

 

Parque Estadual do Sumidouro | 🌌 “Você não precisa ir longe para viver algo extraordinário.” Na Gruta da Lapinha, a luz transforma a caverna em uma galeria natural. 👉... | Instagram

7 lugares incríveis na Gruta da Lapinha - Sentidos do Viajar
Excursão à Serra do Cipó e à Gruta da Lapinha saindo de Belo Horizonte - Civitatis Brasil

Serra do Cipó
Civitatis

Rota Peter Lund – Circuito das Grutas

Circuito das rotas  –Circuito Peter Lund

 

 

 

 

 

Gruta do Maquiné – uma viagem ao interior da Terra a 120 km de BH – Circuito das Grutas

Grotta del Maquiné–

Circuito das Grutas

 

 

 

 

 

Isso mesmo, mar em Minas Gerais! Há cerca de 600 milhões de anos atrás, o que hoje conhecemos por Parque Nacional Cavernas do Peruaçu já foi o fundo de um mar raso.

 

Questa immagine mostra l’ingresso della Gruta do Janelão ( Finestrone – grossa finestra), situata nel Parco Nazionale Cavernas do Peruaçu in Brasile.

La grotta è famosa per le sue imponenti pareti calcaree alte quasi 100 metri, che riflettono la luce su un piccolo specchio d’acqua sottostante.

Il sito è noto per il suo immenso valore archeologico, ospitando oltre 80 siti con pitture rupestri preistoriche.

L’area faceva parte di un antico mare poco profondo circa 600 milioni di anni fa, il che spiega la formazione geologica delle rocce. [1, 2, 3, 4]

 da :

  AI OVERVIEW – GOOGLE

 

 

 

 

 

un po’ di cucina di Minas Gerais

 

:::a chi interessasse  ho trovato questo link in italiano:

 la rubrica Giro del Brasile in 20 piatti 

 

 

 

Cosa rende la cucina del Minas Gerais così amata? Scoprite i suoi piatti principali!pao de queijo– panetti al formaggio

Il pane al formaggio è senza dubbio uno dei simboli più noti della cucina del Minas Gerais. Preparato con amido di manioca, formaggio e uova, questa prelibatezza è apprezzata in tutto il Brasile e anche a livello internazionale. Le sue origini risalgono al XVIII secolo, quando gli schiavi africani iniziarono a utilizzare l’amido di manioca, un sottoprodotto della manioca, per fare il pane.

 

 

 

Cosa rende la cucina del Minas Gerais così amata? Scoprite i suoi piatti principali!

Il tutu de feijão è un’altra specialità del Minas Gerais, a base di fagioli schiacciati e addensati con farina di manioca, solitamente servito con ciccioli di maiale e cavolo nero saltato in padella. Questo piatto è un classico della cucina del Minas Gerais ed è apprezzato per la sua consistenza cremosa e il suo sapore caratteristico.

Tra i piatti più conosciuti della cucina del Minas Gerais c’è il feijão tropeiro , una saporita combinazione di fagioli, farina di manioca, salsiccia, pancetta e uova. Questo piatto è una vera icona della regione e viene spesso servito a feste ed eventi speciali. ( non saranno uno stesso piattr9, chissà .. )

 

Un altro piatto da non perdere è il pollo con l’okra , una ricetta che unisce la tenerezza del pollo al sapore unico dell’okra, solitamente servita con la polenta. Questo piatto è un perfetto esempio di come ingredienti semplici possano dare vita a un pasto delizioso e confortante.

 

Pollo con okra, un secondo piatto brasiliano che sorprendePollo con Okra-

da: Nonna Paperina

nota:

L’okra (chiamata anche gombo) è un ortaggio a baccello originario dell’Africa tropicale, appartenente alla famiglia delle Malvacee. Ha una forma allungata simile a un peperoncino e un sapore delicato che ricorda le zucchine e gli asparagi. È rinomata per la sua consistenza naturalmente gelatinosa.

Cos'è l'okra: 5 risposte sulla verdura originaria dell'Africa ancora poco conosciuta sulle nostre tavole

da : il cucchiaio d’argento

 

 

 

Pollo con okra e riso. Tipico piatto brasiliano Foto stock - Alamy

Pollo con okra e riso– * mi sembra più bello di quello sopra

 

 

 

Manioca e carne secca: la combinazione perfetta per un'esplosione di sapore sulla vostra tavola domenicale.

Mandioca e carne secca–

da :
https://www.em.com.br/emfoco/2026/06/10/mandioca-e-carne-seca-a-dupla-que-vai-explodir-de-sabor-na-mesa-de-domingo/

 

 

r/food - Pollo fritto piccante, fagioli rossi e riso con gombo fritto. [Fatto in casa]

Pollo fritto piccante, fagioli rossi e riso con gombo fritto.


da :: https://www.reddit.com/r/food/comments/140t18j/spicy_fried_chicken_red_beans_and_rice_with_fried/?tl=it

 

 

 

I dolci del Minas Gerais rappresentano un capitolo a sé nella gastronomia dello stato. Tra i più famosi c’è il doce de leite , ottenuto riducendo il latte con lo zucchero fino a raggiungere una consistenza cremosa e un sapore irresistibile. Questa delizia viene spesso utilizzata nei dessert o semplicemente gustata da sola.

 

Doce de Leite | Traditional Dessert From Brazil

Dolce di latte

da : TasteAtlas

 

 

Um cannoli de doce de leite nunca é demais… é pura felicidade em cada mordida! 😋💕 #CannoliDeDoceDeLeite #PrazerEmCadaMordida #Italin

cannoli ripieni  di  dolce di latte
INSTAGRAM

Un altro dolce tradizionale è il pé de moleque , preparato con arachidi e zucchero di canna non raffinato, che offre una perfetta combinazione di croccantezza e dolcezza. Inoltre, le confetture di frutta , come quelle di guava e di fichi, sono molto apprezzate e vengono spesso servite come dessert.

 

Un dolce tradizionale fatto di arachidi e rapadura o melassa.

 

 

dahttps://www.em.com.br/emfoco/2025/05/12/o-que-torna-a-culinaria-mineira-tao-amada-conheca-os-principais-pratos/

 

*** sul cibo e queste meravigliose caverne ho trovato che c’è un’organizzazione che fa  fare il giro delle caverne e accompagna poi la gente ad mangiare piatti tipici in ristoranti– insomma fanno due affari in uno, ma magari ne vale la pena, chissà..

questo è quello che ho trovato, ce ne saranno molti altri:

la rubrica Giro del Brasile in 20 piatti, 

 

 

ULTIMO MA E’ IL PRIMO :

 

 

CACHAçA DIVININHA

Abu Badali. – Opera propria

 

***a MinasGerais e nel vicino stato di San Paolo c’è la più grande produzione mondiale di canna da zucchero, base della produzione di cachaça

DA _ WIKIPEDIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Minas_Gerais#/media/File:CachacaDivininha.jpg

 

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Podcast ( solo audio ), 25.01 min. — La guerra in Ucraina allo spartiacque- Il Manifesto 14 luglio 2026 — Giovanna Branca e Sabato Angieri, appena rientrato dall’Ucraina, ne parlano in questa puntata di Esterno notte. + altro

 

 

 

 

 

 

Nella guerra dei droni tra Russia e Ucraina anche provare a salvare i feriti sul campo è diventato troppo rischioso. Intanto gli attacchi alle raffinerie russe hanno rafforzato la posizione di Kiev, che però deve fare i conti con la peggiore ondata di attacchi russi dall’inizio del conflitto e con la progressiva spaccatura interna tra chi sta combattendo e chi evita l’arruolamento coatto nella speranza di salvarsi «ora che la guerra sta per finire». Ma sta davvero per finire

 

 

Esterno notte è un podcast della redazione esteri del manifesto
La supervisione è di Matteo Miavaldi,
la veste grafica è di Davide Luccini,
la sigla originale è di Okapi.

 

 

IMMAGINI DI KRAMATORSK PRIMA CHE LA GUERRA ARRIVASSE LI’

 

 

 

*** notizie:

Kramators’k (in ucraino Краматорськ?in russo Краматорск?Kramatorsk) è una città ucraina, situata nell’Oblast’ di Donec’k, capoluogo dell’omonimo distretto. A luglio 2025 aveva una popolazione di circa 53.000 persone.
Durante la guerra del Donbass la città fu occupata brevemente dai separatisti filo-russi della Repubblica Popolare di Doneck, venendo poi riconquistata dalle Forze armate ucraine dopo un’aspra battaglia.
Kramators’k, grazie ai suoi giganteschi stabilimenti attivati durante l’Impero russo e l’Unione Sovietica, rimane un grande centro industriale di fondamentale importanza per l’economia dell’Ucraina, soprattutto per la produzione di macchinari pesanti per le costruzioni meccaniche e le attività minerarie.
Con la rivoluzione russa in città fu istituito un comitato pubblico a maggioranza menscevicasocialista, ma le attività politiche furono fortemente rallentate dall’esondazione del fiume Tor nella primavera 1917. Nell’aprile 1918 fu conquistata dalla Repubblica Popolare Ucraina passando brevemente nell’area d’influenza del Secondo Etmanato di Pavlo Skoropads’kyj. L’atamano fu rovesciato già nel dicembre dello stesso anno e quindi l’insediamento tornò a far parte della RPU e dopo la sconfitta di quest’ultima nella guerra sovietico-ucraina passò alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.
La dirigenza dell’Unione Sovietica decise di potenziare in modo decisivo l’industria pesante nel Donbass, e la città venne scelta per ospitare un grande impianto di costruzioni meccaniche.
Il 27 ottobre 1941 la città fu occupata dalle forze dell’Asse impegnate nell’operazione Barbarossa, venendo rioccupata dall’Armata Rossa una prima volta nel febbraio 1943 e infine il 6 settembre dello stesso anno durante l’offensiva del Donbass. Durante l’occupazione nazista fu eretto un Monumento alla libertà per celebrare la liberazione della città dai bolscevichi.

da :   Kramators’k – Wikipedia / link qui

 

*************

 

Da Kiev fino al Donetsk così provano a vivere i civili stanchi di guerra

 

 

Ragazzi camminano davanti a un edificio distrutto da un attacco russo a Kiev foto Evgeniy Maloletka/Ap

Ragazzi camminano davanti a un edificio distrutto da un attacco russo a Kiev – foto Evgeniy Maloletka/Ap

se vuoi, apri qui il link sotto:::

 

 

 

 

foto della città prima della guerra- meno una

 

 

Locomotiva presso la stazione ferroviaria di Kramatorsk ( Kramatorskaja ) della ferrovia Kursk-Kharkiv-Azov– 1920-1925

 

 

 

 

Montagne di gesso vicino a Kramatorsk
Орлик Сергей – Opera propria

 

 

 

 

 

NKMZ Palace of Culture and Technology
Konstantin Brizhnichenko – Own work

 

 

 

Central City Public Library

LIBRERIA CENTRALE PUBBLICA
Natalishylz – Own work

 

 

 

 

La demolizione del monumento dedicato a Lenin nell’aprile 2015.
Konstantin Brizhnichenko – Opera propria

 

 

 

Kramators'k – Veduta

Palazzo della Cultura e della Tecnologia
Konstantin Brizhnichenko – Opera propria

 

 

 

 

PIAZZA MYRU A KRAMATORSK
Yevgen Goncharenko – Opera propria

 

 

 

 

 

DOVE SI TROVA KRAMATORSK NELL’OBLAST  ( PROVINCIA )  DEL DONETSK
Артемко – Opera propria

 

 

 

Un garçon joue près d’un immeuble d’habitation touché par une frappe de drone russe après une attaque russe dans la ville de Kramatorsk, région de Donetsk.

 

 

 

DOVE SI TROVA IL DONEZK
Skluesener

 

 

 

BEI PALAZZI A KRAMATORSK  – le scritte su Wikipedia sono in russo..
Okolomatoris – Opera propria

 

 

 

 

Il punto dove si radunano gli oggetti riciclabili è forse l’unica possibilità per chi non ha altro che la pensione o forse è anche l’unica entrata per questa gente
spoilt.exile – В тени отчаянья / In shadow of the despair

 

 

 

 

un altro bel posto
Okolomatoris – Opera propria

 

 

 

 

con la neve
Okolomatoris – Opera propria

 

 

 

Okolomatoris – Opera propria

 

 

 

Okolomatoris – Opera propria

 

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Vincenzo Mariano/ link sotto — 12 luglio alle ore 14:56 pubblica : ROBERTO VECCHIONI – GLI AMICI MIEI ( 1993 )– testo e musica di Roberto Vecchioni

 

 

 

apri qui

FACEBOOK.COM/ WATCH / 

https://www.facebook.com/watch/?v=1376966151020250

 

DAVincenzo Mariano / FACEBOOK

 

 

“Gli Amici Miei” è una splendida canzone di Roberto Vecchioni (pubblicata nel 1993 nell’album Blumùn) in cui il cantautore riflette sull’importanza dei legami veri, su quanto il tempo passi ma le persone che abbiamo amato rimangono sempre dentro di noi, a farci compagnia nei momenti di malinconia e di gioia.

 

 

testo da:

ANGOLO TESTI
https://www.angolotesti.it/R/testi_canzoni_roberto_vecchioni_
1792/testo_canzone_gli_amici_miei_51537.html

 

 

In questa storia che diventa tempo
in questo tempo che diventa amore,
ho conosciuto ragazze ridenti fuggenti
nel giro di poche ore,
e con due ali di cera mi sono permesso
di andare a toccare il sole;
qualche sorriso di madre fa
crescere in fretta
fa bene alla pelle e al cuore.
E adesso ho vinto, se pure si vince
che è tutto da dimostrare;
ho ereditato la terra che aveva
mio padre,
ovvero le sue parole;
e guardo l’alba che insegue il tramonto,
che insegue la notte per far l’amore;
e sento te che mi riempi la stanza
e la vita
ché niente può farmi male,
e penso

Dove saranno gli amici miei,
quelli del tempo che c’era lei?
come vorrei.. cosa darei..
dove saranno gli amici miei?

amore, amore, tienimi forte la mano
e aiutami a ricordare:
io sono un piccolo uomo sotto un
piccolo vetro

che non si può più spezzare;
vorrei mandare in frantumi
memoria, pensieri, almeno per un
saluto;
e avere ancora vent’anni, ancora
tutto da dire per un minuto.

E chiudo gli occhi più forte del tempo,
però tu non mi lasciare; e
all’improvviso li vedo: lontani, vicini,
gli stessi di mille sere;
e sento tutte le voci: la dolce,
l’acuta, la tenue la disperata;
e devo chiedere scusa a qualcuno,
ricordo.. ma forse è una puttanata,
stasera

Tornano tutti gli amici miei,
forse non sono partiti mai:
erano qui dentro di me
e non l’avevo capito mai;
tornano tutti gli amici miei,
noi non ci siamo lasciati mai,
e sono qui dentro di me,
tornano tutti gli amici miei.

 

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video, 4.31 — Richard Gerstl: vita e opere in 10 punti + Lovis Corinth + immagini

 

 

 

 

 


Richard Gerstl, 1905
Unknown, Otto Breicha Archives –

 

 

 

Richard Gerstl  (Vienna14 settembre 1883 – Salisburgo4 novembre 1908)

 

 

 

 

 

 

 

 

segue testo da wikipedia :

https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Gerstl

 

 

Se la sua prima fase artistica si concretizzò nella ritrattistica, già all’età di vent’anni, Gerstl prese le distanze sia dai seguaci della Secessione viennese, sia dall’ Art Nouveau.

I suoi maggiori ispiratori si possono rintracciare in Vincent van Gogh, nello spirito di Edvard Munch, con cui condivise la sua originale e dolorosa immagine del mondo e in Lovis Corinth ( VEDI SOTTO )

 

 

 

***

 

 

 

IL MANIFESTO 15 dicembre  2019

https://ilmanifesto.it/gerstl-pennello-psichico

 

 

 

 

 

Gerstl, pennello psichico

Giuseppe Frangi

 

VIENNA

A Vienna Leopoldo Museum, la mostra di Richard Gerstl . Suicida a 25 anni, sodale di Arnold Schönberg, e amante di sua moglie Mathilde, è un incandescente caso a parte nella Vienna di primo Novecento: né secessionismo, né espressionismo

 

 

 

 

Gerstl, pennello psichico

Richard Gerstl, “Autoritratto seminudo (su sfondo blu)”, 1904-’05, Vienna, Leopold Museum

 

 

 

Inizia giustamente dalla fine la mostra che il Leopold Museum dedica a quel genio-meteora che è stato Richard Gerstl. Siamo nell’estate 1908. L’artista 25enne per la seconda estate è in vacanza a Gmuden, sul lago Traunsee, invitato dalla famiglia Schönberg, Arnold e la moglie Mathilde con i due bambini, Trudi e George. Si erano conosciuti due anni prima, quando Gerstl era stato chiamato a far lezioni di pittura ai due coniugi. Si era stabilita subito un’intesa profonda, originata anche dalla comune passione per la musica. Ma Richard e Arnold erano legati anche da un’affinità temperamentale, che li portava a condividere esperienze di vera frenesia creativa.

 

 

 

La regione Traunsee-Almtal nel Salzkammergut

GMUDEN, LAGO DI TRAUNSEE

 

 

In quell’estate del 1908 Schönberg, con String Quartet n. 2, si era avventurato per la prima volta fuori dalle regole del sistema tonale. Gerstl, da parte sua, nelle stesse settimane realizzava il Ritratto della famiglia Schönberg (in realtà famiglia allargata): un grande quadro incandescente, dipinto con un accanimento febbrile, su un fondo giallo che sembra forare la retina.

 

La tela balza fuori dalla parete dipinta di blu del Leopold, con quel suo concentrato di energia psichica che detta anche le modalità della stesura pittorica. Gerstl lavora con pennello, spatola e anche con le dita, usa smalti, arriccia la pittura, la lascia rigonfiare oppure la graffia quasi ci mettesse dentro le unghie; a tratti la stende con impeto, a tratti la incide con tocchi da bisturi. Su questo universo di pittura concitata s’affacciano le sei figure, o meglio le sei anime che ci guardano dalla soglia di un altrove.

 

 

 

Un’opera incollocabile del 1908.

 

 

File:Gerstl - Die Familie Schönberg.jpg

LA FAMIGLIA SCHONBERG:  Arnold SchönbergMathilde Zemlinsky  Gertrud Schönberg  Georg Schönberg

altezza: 109,7 cm Modifica su Wikidata; larghezza: 88,8 cm
Data sconosciuta

IMMAGINE DA WIKIPEDIA

 

 

 

 

È un momento di grandi turbolenze per la biografia dei personaggi coinvolti in quest’opera abbacinante. Gerstl infatti aveva allacciato una relazione sentimentale con Mathilde, la moglie dell’amico. Il 26 agosto Arnold li aveva sorpresi in flagrante e i due erano scappati a Vienna per una breve avventura. Ma Schönberg alla fine aveva convinto la moglie a tornare in famiglia, per il bene dei figli. Alla luce di questi fatti (che avrebbero portato al suicidio dell’artista, avvenuto il 4 novembre di quello stesso anno), il Ritratto della famiglia Schönberg sembra davvero affacciarsi su una soglia misteriosa, che è un crocevia del destino.

 

 

Immaginare un’opera del genere datata 1908 lascia anche spiazzati per la sua incollocabilità: certamente ha poco a che vedere con quel che stava affermandosi a Vienna in quegli anni (il fratello Alois aveva rivelato che Gerstl si era rifiutato di esporre a fianco di Klimt). E non regge neppure l’ipotesi di un’affiliazione alla famiglia espressionista, perché il radicalismo della sua pittura è tutto di natura psichica e introspettiva.

 

La mostra di Vienna comincia dalla fine, in quanto la fine ha segnato profondamente tutta la vicenda critica di Gerstl. Infatti all’indomani del suicidio i suoi due fratelli avevano raccolto tutte le opere trovate nello studio depositandole in un magazzino. La vicenda con Schönberg aveva gettato uno stigma sull’artista: un’ipotesi di mostra dei suoi lavori era stata ritenuta rischiosa e sconveniente dallo stesso Heinrich Lefler, un professore che aveva preso Gerstl sotto la sua ala dopo le complicate vicende vissute in Accademia. Il suo lavoro venne in un certo senso sepolto insieme a lui.

 

Solo nel 1931, cioè ben 23 anni dopo, il fratello Alois si decise a portare un piccolo quadro con un paesaggio a un gallerista di Vienna, Otto Kallir. Kallir volle subito esaminare il magazzino, comperò 34 opere e le espose nella sua Neue Galerie. Per pubblico e critica fu una vera rivelazione: «Un Van Gogh austriaco» era stato il titolo del Neues Wiener Journal. Ma l’eco della mostra andò ben oltre i confini dell’Austria. Venne infatti portata in Germania, a Monaco e a Berlino. La sfortuna però ancora una volta si accaniva sul destino di Gerstl. È imminente la salita al potere di Hitler: Kallir, il cui vero nome era Nirenstein, era ebreo, e decise di vendere la galleria ed emigrare in America.

 

Su Gerstl calò di nuovo il silenzio. Fino al 1965, quando a Vienna venne organizzata una sua grande retrospettiva nel palazzo della Secessione. Il tentativo di Otto Kallir di portarla in America (dove nel frattempo era stato sancito il successo di Schiele) si scontrò però con la volontà contraria del presidente della Secessione. Sembrava quasi un accanimento postumo. Nel frattempo, però, due collezionisti, Fritz Kamm, svizzero, e Rudolph Leopold, viennese, avevano rastrellato gran parte del magrissimo catalogo di Gerstl (solo 69 quadri sono arrivati a noi, più un numero ridotto di disegni): oggi le due raccolte sono finite rispettivamente alla Kunsthaus Zug e al Leopold Museum di Vienna.

 

 

Forse per riscattare questo complicato destino, la mostra organizzata dallo stesso Leopold (fino al 20 gennaio; si sposterà poi a Zurigo) è stata concepita come un risarcimento: la quasi totalità delle opere di Gerstl sono state messe in parallelo con alcuni suoi contemporanei (Munch, Bonnard e Vuillard in particolare) o in relazione con chi si è riconosciuto debitore nei suoi confronti (Bacon, Arnulf Rainer e tanti altri).

 

La scelta crea un effetto di confusione, anche perché il percorso di Gerstl è un costitutivamente non lineare; la sua cronologia è fitta di punti interrogativi e forse un criterio filologico sarebbe stato più utile e interessante.

 

 

Profilo stilisticamente mobile.

 

La natura della pittura di Gerstl, infatti, è disallineata rispetto a quella degli altri protagonisti di quell’inizio secolo viennese. Se Klimt e Schiele (ma anche Kokoschka) avevano un’identità stilistica a volte anche implacabilmente precisa (con tanto di veri e propri tic…), il profilo di Gerstl è un profilo stilisticamente molto mobile.

È del 1905, ad esempio, il Ritratto delle sorelle Karoline e Pauline Frey, un grande quadro fantasmatico, dove la nuvola bianca della veste allaccia le protagoniste come fossero anime siamesi; la materia è magra, come spazzata via dal passaggio del tempo; al centro i due volti pallidi, con gli occhi che perforano quel grande vuoto presagio di tempesta.

 

 

File:Richard Gerstl - Die Schwestern Karoline e Pauline Fey.jpg

 

 

Al contrario, la stupenda sequenza di paesaggi dipinti nell’estate del 1907 a Gmuden e dintorni sono soprassalti di felicità pittorica, con pennellate gonfie, dense, che vanno golosamente a occupare tutto lo spazio della tela.

 

 

Strada sul lago vicino a Gmunden da Richard Gerstl

Strada sul lago vicino a Gmunden

(Lakeside Road near Gmunden, 1907)

DA :

https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte/Richard-Gerstl/781134/Strada-sul-lago-vicino-a-Gmunden.html

 

 

 

 

 

 

Richard Gerstl – Baum am Traunsee, 1907

 

 

 

 

 

Richard Gerstl – Baumstudie, July-August 1907

 

 

 

 

Richard Gerstl – Blick über einen Gartenzaun, 1908 —  The Yorck Project (2002)
Vista sopra una staccionata

 

 

 

 

un’altra foto dello stesso quadro o un altro dipinto ?

 

 

 

 

Richard Gerstl – Blumenwiese mit Bäumen, 1907 – Prato fiorito con alberi

 

 

 

 

Richard Gerstl – Grinzing – un famoso quartiere nel 18° distretto di Vienna

 

 

 

 

È naturalismo solo apparente perché l’obiettivo di Gerstl è sempre quello di intrappolare la luce, e i colori che la luce accende, per fare del quadro un evento carico di energia psichica.

 

 

Self-Portrait

AUTORITRATTO RIDENTE 1907/ 1908 – poco prima del suo suicidio-

Getty Images

 

 

 

La pittura per Gerstl è innanzitutto strumento per spingersi dentro il mistero del suo proprio destino. Lo dimostra la serie meravigliosa e anche iconica degli autoritratti che puntellano tutto il percorso della mostra. Anche in questi casi ogni volta l’artista conferma di mantenersi libero da vincoli di coerenza stilistica.

 

 

Nude Self-Portrait with Palette, 1908. Artist: Gerstl, Richard (1883-1908)

nudo con tavolozza, 1908 / 12 settembre

 

 

Così ci appare, in un’opera del 1905, come uno scabro fantasma strindberghiano, nudo con un lenzuolo bianco che gli avvolge le gambe, sulla soglia di uno spazio blu, quasi un lago destinato a richiudersi su di lui. Oppure lo vediamo scatenarsi in una risata, quasi un Frans Hals redivivo: e la materia sta al passo, fremendo in questa convulsione un po’ sopra le righe. Nel 1908, il 12 settembre, nel pieno della tempesta sentimentale, dipinge l’Autoritratto nudo. Qui Gerstl si presenta magro ma quasi spavaldo; parallelamente libera la pittura e la lascia scatenarsi in una prova di grande energia e intensità gestuale. Il blu questa volta non è più superficie muta e compatta, ma è tutto scheggiato e sarcasticamente graffiato con decorazioni di stampo klimtiano. Non si direbbe davvero di avere davanti un artista alla vigilia della resa…

 

 

Self-portrait, Richard Gerstl

Autoritratto, 1907- disegno con pennello nero
44.9 x 31.4 cm

 

 

 

 

 

 

Richard Gerstl – Obstbaum mit Holzstützen, 1907– Alberi da frutto con staccionata

 

 

 

 

Richard Gerstl – Obstbaum, July-August 1907– Albero di Pasqua

 

 

 

LE IMMAGINI SONO QUASI TUTTE DA :

COMMONS.WIKIMEDIA.ORG

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Self-portraits_by_Richard_Gerstl?uselang=it

 

 

 

 

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SEGUE LOVIS CORINTH

 

 

 

LOVIS CORINTH   (Tapiau, Prussia Orientale, 1858 – Zandvoort – Olanda,   1925).
Tra impressionismo ed espressionismo.

 

Dopo aver studiato a Königsberg e a Monaco, completò la sua educazione a Parigi (1884-87) con W.-A. Bouguereau. Stabilitosi a Monaco nel 1891, operò nel clima culturale dello Jugendstil; si trasferì poi, nel 1900, a Berlino ottenendo un notevole successo fino a divenire presidente della Secessione (1915).

Toccato solo marginalmente dall’esperienze del realismo di Courbet e dall’impressionismo, appassionato studioso della pittura di Rembrandt e di Rubens, C. superò l’accademismo in turbinose composizioni, di tema biblico o mitologico, segnate da una violenza realistica, spesso profondamente drammatica. Notevoli sono i suoi ritratti e, dopo il 1911, i paesaggi, sommariamente trattati, dal segno aspro e dalla drammatica intensità di luce e colore. Tra i suoi scritti: Das Erlernen der Malerei (1908); Gesammelte Schriften (1920); Selbstbiographie (post., 1926).

 

DA : TRECCANI:
https://www.treccani.it/enciclopedia/lovis-corinth/

 

 

 

 

DA QUI INIZIA LA PARTE PRESA DAL MUSEO D’ORSAY – PARIGI meno qualcosa segnato con altro link

 

 

 

 

Autoportrait au verre, 1907
©Photo National Gallery in Prague, 2007/DR

 

 

 

Lovis Corinth
Le boeuf abattu à l’abattoir, 1905
©Kunstforum Ostdeutsche Galerie Regensburg/DR

 

 

 

 

Lovis Corinth
Le Jochberg au bord du lac de Walchen, 1924
©Kunstforum Ostdeutsche Galerie Regensburg/DR

 

 

 

 

 

Lovis Corinth
Samson aveuglé, 1912
©BPK, Berlin dist.RMN-Grand Palais / Photo Jörg P.Anders/DR

 

 

 

 

 

 

Le dernier autoportrait, 1925
©2008, Kunsthaus, Zürich/DR

 

 

 

Self-portrait with skeleton
*oil on canvas
*66 × 86 cm
*signed t.r.: LOVIS CORINTH. / 38J. a. 1896

LOVIS CORINTH – AUTORITRATTO CON SCHELETRO, 1896
Museo Lenbachhaus di Monaco.

 

 

Opere su carta

 

“Pochissimi erano quelli a conoscenza che Corinth, geniale in pittura, lo fu altrettanto in bianco e nero.” (Karl Schwarz). Le opere su carta superano di gran lunga l’opera dipinta. Disegni e acquarelli, acqueforti, puntesecche e vernici morbide, litografie in nero e a colori costellano il percorso dell’artista.

A parte lo schizzo preparatorio, che serve per studiare la postura del personaggio e la composizione del quadro, la maggior parte dei fogli disegnati da Corinth, così come i suoi acquerelli, si presentano come opere a tutto tondo. Le illustrazioni che Corinth realizza per i libri, per la Bibbia, tanto per citare due esempi, contribuiranno, come del resto le incisioni, alla sua fama.

 

 

IL BACIO

senza data

 

 

 

 

 

LA MORTE E L’ARTISTA, 1920

 

 

 

 

 

L’ARTISTA E LA MORTE- 1916

 

 

 

IMMAGINE  DELLE TRE OPERE SOPRA SONO

DA :
https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte/Lovis-Corinth/1234674/Il-bacio.html

 

 

 

Anselm Kiefer: un omaggio a Corinth

 

 

 

 

KIEFER ANSELM | Accademia delle Arti del Disegno

ANSELM KIEFER

FOTO DA:

 

 

Nato nel 1945 a Donaueschingen (Germania), Kiefer è uno dei più importanti artisti contemporanei. Su invito del museo d’Orsay, egli rende omaggio a Corinth con un’opera appositamente creata per la circostanza.

Per Lovis Corinth. Autoritratto con scheletro (2007) è un trittico nel quale il girasole appassito, simbolo della vanità, struttura lo sfondo dell’immagine. Le foglie bianche con i loro numeri e le loro lettere ricordano la nomenclatura delle stelle stabilita dalla NASA. In questo modo Anselm Kiefer vuole legare gli elementi che raffigura con il cosmo. Le vetrine sono riempite di spine, una chiara ed esplicita allusione alla passione del Cristo. Nel pannello centrale, una colonna vertebrale ricorda Autoritratto con scheletro di Corinth (1896) del museo Lenbachhaus di Monaco.
Con quest’opera, Anselm Kiefer testimonia l’importanza della posterità di Corinth nell’arte contemporanea.

 

L’ULTIMA PARTE E’ PRESA DAL MUSEE D’ORSAY:

https://www.musee-orsay.fr/it/programma/agenda/mostre/presentazione/lovis-corinth-1858-1925tra-impressionismo-ed-espressionismo

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Achtung banditi -I ribelli della montagna + film di Carlo Lizzani ( 1951 ) girato a Genova e nella val Polcevera

 

 

 

 

Per celebrare anche quest’anno l’anniversario della Liberazione di Genova ho scelto un brano e delle immagini molto significative per quella che fu la Resistenza a Genova e nei suoi monti dell’Appennino Le immagini sono prese dal film “Achtung banditi!” di Carlo Lizzani girato nel 1951, proprio nei posti dove ci fù la guerra Partigiana, si svolge tra PonteX e la sua Gea e nei dintorni di Campomorone e della Val Polcevera. E’ la storia della Resistenza fatta nelle fabbriche dagli operai affinchè queste non venissero smantellate e portate in Germania. Questo costò un alto tributo di sangue e di vittime Nel Giugno del 1944, 1.488 operai genovesi furono deportati a Mauthausen, episodio considerato tra i più feroci della repressione attuata contro gli scioperi del 1944. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi di dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. I lavoratori furono radunati nei piazzali, selezionati, caricati a centinaia su autobus e camion così come si trovavano, in tuta, con gli zoccoli, molti in canottiera. Nella rete caddero in circa 1500, successivamente portati ai punti di concentramento a Campi e a Rivarolo, stipati come bestie su carri ferroviari con destinazione Mauthausen, brutalmente sottratti alle loro famiglie e al loro lavoro. Di questi ne tornarono pochissimi. Però unica città in Eurpoa a Genova a ricevere la firma dell’armistizio da un Generale tedesco ci fù come rappresentante del CNL un Operaio Remo Scappini Il brano scelto invece per accompagnare le immagini è “Siamo i ribelli della montagna” nella sua versione originale. Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), viene creato nel marzo del 1944 sull’Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi “Liguria” dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini “Cini”. Sin dall’incipit denuncia la sua origine urbano-metropolitana (genovese, per la precisione) tracciando quella simbolica opposizione “belle città/aride montagne” che appare come lo specimen della traiettoria di una rivolta politico-morale partita dalla città ma vissuta nella campagna, nel paesaggio aspro e selvaggio dei monti. E’ commovente pensare che appena qualche settimana dopo la composizione di questo inno, sull’altopiano del Tobbio si abbattè un uragano di ferro e di fuoco, e molti di quei coraggiosi “ribelli della montagna” finirono fucilati alla Benedicta o al passo del Turchino, braccati sui monti come belve, uccisi in battaglia o deportati nei campi di sterminio. Con i sopravvissuti, sopravvisse anche il canto, che divenne il simbolo della rivincita morale contro la ferocia del nemico, il segnale della riscossa partigiana, e come inno della rinata Divisione “Mingo” accompagnò il movimento di liberazione ligure-piemontese sino alla vittoria finale . Per ultimo ho messo quello che per me è la naturale continuazione dei valori della Resistenza in questo momento in cui tutto viene messo in discussione. Da “L’acqua della mola” degli Zero Plastica il finale che dice “Genova non ha mai bevuto l’acqua della mola Genova si è liberata da sola” e l’arringa del deelgato della FIOM che rivendica di essere della generazione che discende da chi le fabbriche genovesi le ha salvate. Dalle belle città date al nemico fuggimmo un dì sull’aride montagne cercando libertà fra rupe e rupe contro la schiavitù del suol tradito. Lasciammo case, scuole ed officine mutammo in caserme le vecchie cascine armammo le mani di bombe e mitraglia temprammo i muscoli e i cuori in battaglia. Siamo i ribelli della montagna viviam di stenti e di patimenti ma quella fede che ci accompagna sarà la legge dell’avvenir. Di giustizia è la nostra disciplina libertà è l’idea che ci avvicina rosso sangue, il color della bandiera siam d’Italia l’armata forte e fiera. Sulle strade dal nemico assediate lasciammo talvolta le carni straziate provammo l’ardor per la grande riscossa sentimmo l’amor per la patria nostra Siamo i ribelli della montagna viviam di stenti e di patimenti ma quella fede che ci accompagna sarà la legge dell’avvenir

Achtung Banditi / 1951 – alcune scene girate a Pontedecimo

https://www.youtube.com/watch?v=gDhrf-gWDBs

 

Alcune scene del film del 1951 di Carlo Lizzani (Achtung Banditi!) girato nei dintorni della Valpolcevera. Questo estratto riguarda in particolare l’abitato di Pontedecimo

 

 

ACHTUNG BANDITI ! 1951  DI CARLO LIZZANI – 1951– è scritto ” Film  completo “, è tardi per me, verificherò domani.

 

Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di partigiani italiani operanti nei pressi di Genova intraprende una pericolosa missione. Guidati dal determinato Comandante Vento, progettano di intercettare un cruciale carico di armi destinato alle forze di occupazione tedesche. La missione è complicata da uno sciopero che coinvolge l’intera città e dalla costante minaccia dei collaborazionisti fascisti e delle pattuglie tedesche. Nel caos della guerra, i combattenti devono affrontare tradimenti e sacrifici, facendo affidamento sul loro coraggio e sul loro cameratismo per aiutare la resistenza e sferrare un colpo per la libertà.

Gina Lollobrigida

Andrea Checchi (nel ruolo del Comandante Vento)

Vittorio Duse

Regia: Carlo Lizzani

 

 

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IL DISEGNO NELL’OPERA DELLO SCULTORE HENRY MOORE — da link vari + altro

 

 

 

 

 

 

HENRY MOORE- 1978

( 1898, Castelford, Regno Unito – 1986, Perry Green, Regno Unito )

 

 

 

 

 

Toronto, Ontario, Canada, North America

Galleria d’Arte di Toronto, Canada

 

 

 

 

 

 

Una scultura di Henry Moore davanti alla chiesa barocca di San Carlo  ( 18° secolo ) nel centro di Vienna.

da:  https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=henry+moore&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fhenry-moore

 

 

 

 

Disapprovo l’idea secondo cui l’arte contemporanea sarebbe un atto di fuga dalla realtà. Il fatto che l’opera d’arte non abbia come scopo la riproduzione fedele delle sembianze della natura non è motivo sufficiente per ritenere che essa sia uno strumento di evasione dal mondo e dalla vita: al contrario, è proprio attraverso l’arte che è possibile addentrarsi ancor più profondamente nella vita stessa. L’arte non è un sedativo o una droga, né un semplice esercizio di buon gusto, e neppure un abbellimento della realtà con piacevoli combinazioni di forme e di colori; è invece una espressione del significato della vita e un’esortazione a impegnarvisi con sforzi ancora maggiori”.

( Henry Moore )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Lo scopo principale dei miei disegni è di aiutarmi a scolpire. Il disegno è infatti un mezzo per generare idee per la scultura, per estrarre da sé l’idea iniziale, per organizzare le idee e per provare a svilupparle…Mi servo del disegno anche come metodo di studio e osservazione della natura (studi di nudo, di conchiglie, di ossi e altro). Mi accade anche, a volte, di disegnare per il puro piacere di farlo”, Henry Moore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’osservazione della natura è decisiva nella vita dell’artista. Grazie a essa anche lo scultore arricchisce la propria conoscenza della forma, trova nutrimento per la propria ispirazione e mantiene la freschezza di visione, evitando di cristallizzarsi nella ripetizione di formule”.

 

 

 

 

 

 

Reclining Figures 1935
HMF 1184
photo: Errol Jackson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elephant Skull Plate XVII 1969 Henry Moore OM, CH 1898-1986 Presented by the artist 1975 http://www.tate.org.uk/art/work/P02118

 

Tavola XVII  Scheletro di Elefante  ( 28 incisioni  ) tra il 1969/ ’70, affascinato dalla struttura ossea di un vero teschio di elefante regalatogli dallo scienziato Julian Huxley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE CITAZIONE DELL’ARTISTA SONO DI :

mostra –18 Gen 2021 – 22 Ago 2021

MUSEO NOVECENTO- FIRENZE

Henry Moore. Il disegno dello scultore

 

 

TUTTE LE IMMAGINI DI HENRY MOORE — DISEGNI — SONO DI :

https://magictransistor.tumblr.com/

 

 

 

 

 FOTO DELL’ARTISTA HENRY MOORE  – Getty Images

 

 

Henry Moore

Henry Moore, artista inglese nel suo studio, ) circa 1965. (Photo by Tony Evans/Getty Images)

 

 

 

Henry Moore

in studio, 1964– (Photo by Tony Evans/Getty Images)

 

 

 

 

Artist and sculptor Henry Moore in 1963

.– 1963  —  (Photo by Staff/Mirrorpix via Getty Images)

 

 

 

 

Henry Moore

in studio,  30 luglio 1978. (Photo by David Montgomery/Getty Images)

 

 

 

 

 

Henry Moore with Wood Carving

1945. (Photo by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

 

 

 

 

 

LE CITAZIONE DELL’ARTISTA SONO DI :

mostra –18 Gen 2021 – 22 Ago 2021

MUSEO NOVECENTO- FIRENZE

Henry Moore. Il disegno dello scultore

 

 

TUTTE LE IMMAGINI DI HENRY MOORE — DISEGNI — SONO DI :

https://magictransistor.tumblr.com/

 

 

 

 

 FOTO DELL’ARTISTA HENRY MOORE  – getty images

 

Henry Moore

Henry Moore, artista inglese nel suo studio, ) circa 1965. (Photo by Tony Evans/Getty Images)

 

 

Henry Moore

in studio, 1964– (Photo by Tony Evans/Getty Images)

 

 

Artist and sculptor Henry Moore in 1963

.– 1963  —  (Photo by Staff/Mirrorpix via Getty Images)

 

 

Henry Moore

in studio,  30 luglio 1978. (Photo by David Montgomery/Getty Images)

 

 

 

Henry Moore with Wood Carving

1945. (Photo by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

 

 

LINK DELLE FOTO DI HENRY MOORE:

GETTY IMAGES
https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=henry+moore&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fhenry-moore

 

 

 

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QUALCHE IMMAGINE DI CASTELFORD –  WEST YORKSHIRE–INGHILTERRA

 

 

Castleford è una delle cinque località del distretto della Città di Wakefield, nella contea del West YorkshireInghilterra, vicino a Pontefract, e conta una popolazione di 37 525 abitanti, secondo il censimento del 2001.

 

Wakefield, Great Britain Map : Latitude & Longitude : Where is Wakefield England? Maps, Population, Weather

WAKEFIELD

DA:  COUNTRY MAPS

 

Castleford è costruita sul sito di un passato accampamento romano.

 

 

Vista aerea di un fiume con un ponte, edifici circostanti e un parcheggio.

 

 

 

Un fiume con un ponte sullo sfondo, una sponda erbosa e edifici lungo il corso d'acqua.

 

 

 

Un lago calmo al tramonto, con le sagome di alberi e imbarcazioni.

 

https://www.expedia.it/Castleford.dx6046712?gallery-dialog=gallery-open

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Festa d’aprile — canzone di Sergio Liberovici e Franco Antonicelli. Cantano..@leandra.bordone, voce @raffaele_pe, voce .. + la canzone da Novecento di Bertolucci + testo

 

 

🎥  Festa d’Aprile

Canzone composta da Sergio Liberovici e Franco Antonicelli.

 

Nel video con @leandra.bordone, voce @raffaele_pe, voce

apri qui e il  volume fai clic a destra sul fondo dell’immagine

https://www.facebook.com/watch?v=1489418439308497

 

 

Festa d’aprile — dal film di Bertolucci, Novecento

 

testo

Ormai da qualche tempo
i nostri fascisti si fan vedere poco
e sempre più tristi,
hanno capito forse,
se non son proprio tonti,
che sta per arrivare
la resa dei conti.
Forza che è giunta l’ora,
infuria la battaglia
per ritrovar la pace,
per ritrovar l’Italia;
scendiamo giù dai monti
a colpi di fucile; evviva i partigiani!
è festa d’Aprile.
Nera camicia nera,
che noi t’abbiam lavata,
non sei di marca buona,
ti sei ritirata; si sa, la moda
cambia quasi ogni mese,
oggi per i fascisti s’addice il borghese.
Forza che è giunta l’ora,
infuria la battaglia…
Quando un repubblichino
omaggia un germano
alza la mano destra
al saluto romano
ma se per caso incontra noialtri
partigiani per salutare
alza entrambe le mani.
Forza che è giunta l’ora,
infuria la battaglia…
Da qualche settimana,
miei cari tedeschi,
maturano le nespole persino sui peschi;
l’amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti
ma noi partigiani siam sempre risorti.
Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia…

 

 

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RICCARDO CHIARI, Prato, cancellato con la forza il presidio dei lavoratori sfruttati + altro

 

 

 

 

IL MANIFESTO  4 LUGLIO 2026
https://ilmanifesto.it/prato-cancellato-con-la-forza-il-presidio-dei-lavoratori-sfruttati

 

 

 

 

Prato, cancellato con la forza il presidio dei lavoratori sfruttati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sgombero del presidio dei lavoratori ai magazzini Acca di Seano – foto Aleandro Biagianti

 

 

 

La polizia li ha sgomberati con la forza alle sette del mattino, trascinando via una quindicina di operai in presidio e tre sindacalisti del Sudd Cobas che dal 20 giugno scorso manifestavano in via Copernico a Seano, di fronte al deposito della logistica cinese Acca. Una protesta partita quando la società aveva annunciato la chiusura del magazzino e il licenziamento di un centinaio di lavoratori; segnata pochi giorni dopo dal violento assalto al picchetto operaio da parte di oltre 200 titolari dei pronto moda della zona, tre dei quali erano stati arrestati.

 

CHIUSA ora con l’intervento delle forze dell’ordine, inviate dalla procura pratese dopo la denuncia di una cinquantina di imprenditori, tutti cinesi, che hanno accusato i sindacalisti di violenza privata. Lo sgombero, il primo da quando il sindacato di base ha avviato una protesta a tappeto nell’area pratese per rispondere ai molteplici casi di sfruttamento e lavoro nero che connotano il cosiddetto «distretto parallelo» di produzione, confezionamento e spedizione di capi di abbigliamento, ha provocato un’ondata di proteste. Il presidente della provincia di Prato, Simone Calamai, aveva convocato nei giorni scorsi due incontri per cercare una mediazione fra le parti, cui era seguita anche un’assemblea pubblica. Ma intanto i titolari della Acca e dei pronto moda avevano incaricato i loro avvocati di rivolgersi alla procura per far sloggiare in un modo o nell’altro i manifestanti e sbloccare le merci in magazzino, del valore stimato di circa 200mila euro. Mentre un messaggio circolato su Wechat, app utilizzata dalla comunità orientale, invitava a una «mobilitazione dei cinesi» contro il «sindacato dei lavoratori neri».

 

 

 

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 Le parole di Luca Toscano dei Sudd Cobas dopo lo sgombero di stamani degli operai davanti all’Acca

https://www.facebook.com/reel/897868459341249

 

FURIBONDO Luca Toscano, che del Sudd Cobas è uno dei portavoce: «Abbiamo assistito a delle scene incredibili, operai e sindacalisti trascinati sull’asfalto, caricati su un pullman e portati in questura. È uno scempio, una vergogna che la polizia alzi le mani contro degli operai che pacificamente stanno difendendo il loro posto di lavoro. Trattati così perché contestiamo un’azienda che è sotto processo per 71 milioni di euro di frode fiscale, ed è anche accusata di caporalato e sfruttamento.

Due anni fa questi lavoratori venivano aspettati sotto le loro case e bastonati perché chiedevano un contratto regolare. Evidentemente una scatola di vestiti vale più della vita degli operai».

E ancora: «È bastata la lagna di qualche pronto moda per la merce ferma in magazzino per scatenare un’operazione di polizia impressionante e fare carta straccia del diritto di sciopero e dell’articolo 40 della Costituzione. Così oggi ha vinto la mafia, perché lo Stato va in suo soccorso. Oggi festeggiano i caporali, gli evasori fiscali. Non hanno bisogno di impugnare le spranghe, è lo Stato che garantisce agli imprenditori di continuare a sfruttare, evadere e poi fare i ‘chiudi e riapri’. Qualcuno dovrà spiegare alla città di Prato e al paese questa vergogna».

 

NON È LA PRIMA VOLTA che la Acca Srl di Seano finisce sui media: è la stessa azienda che due anni fa ha visto gli operai impegnati in una dura, vittoriosa battaglia sindacale per vedersi riconoscere il diritto al contratto, a paghe e orari fissi, e che ha visto ben sei episodi di aggressione, talvolta anche a bastonate, a lavoratori e sindacalisti.

L’azienda, che fa capo alla multinazionale Xinsitong, nei giorni del presidio effettuava «spedizioni fantasma» e organizzava il carico-scarico di merce in strada con lavoratori al nero per bypassare lo sciopero. Quanto alla chiusura del magazzino, il Sudd Cobas assicura che ne sia già pronto un altro, a qualche centinaio di metri di distanza, «da riaprire con nuovi schiavi dopo aver licenziato i vecchi dipendenti».

Il sindaco di Carmignano (di cui Seano è una frazione), Edoardo Prestanti, ricorda: «Non è un caso isolato, riguarda un intero sistema economico illegale».

 

Poteste dalla Cgil e dai consiglieri regionali Lorenzo Falchi di Avs e Luca Rossi Romanelli dei 5stelle: «Invece di concentrare l’attenzione su ciò che accade dentro l’impresa, vengono puniti i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li stanno sostenendo. È urgentissimo un confronto con prefettura, ispettorato del lavoro, Inps, Inail, Asl Toscana centro, enti locali e autorità competenti». «Quel che è accaduto è una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione», chiude il governatore Eugenio Giani.

 

 

 

nota: noi andiamo un po’ in giro..

 

Seano è una frazione situata nel comune di Carmignano (Prato).
Il nome è documentato fin dal 998, quanto compare in un diploma di Ottone III che elenca i privilegi del vescovo di Pistoia, enumerando anche plebs… in Sejano

 

Una vecchia casa a Seano,
Massimilianogalardi – Opera propria

 

 

 

 

un palazzo a Seano
Massimilianogalardi – Opera propria

 

 

 

 

CARMIGNANO

 

 

Interfc – Opera propria– Vista di Carmignano dalla strada che scende da Artimino verso Poggio a Caiano appena sotto la villa Medicea.

 

 

 

Carmignano è un comune italiano di 14 543 abitanti (dati, 28 febbraio 2026)  della provincia di Prato in Toscana.
Il territorio occupa una porzione del rilievo del Montalbano.
Sulle colline intorno a Carmignano viene prodotto l’omonimo vino DOCG e quattro DOC.

 

 

 

 

Carmignano, visto dal Bastione della Rocca verso Firenze
Assianir – Opera propria

 

 

 

 

 

JACOPO PONTORMO

 

 

La Visitazione ( 1528-1530 )  è conservata nella Propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano, in provincia di Prato.

 

 

PROPOSITURA  DEI  SANTI MICHELE  E FRANCESCO

SEGUE DAL FAI
Se vuoi sapere la storia della Chiesa, apri il link qui

 

 

 

 

 

 

 

JACOPO PONTORNO

 

Jacomo Pontormo, la Visitazione della Beata Vergine
Pontormo – The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202.

 

 

 

 

Disegno preparatorio, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, n. 461 F
Pontormo – Web Gallery of Art:   Immagine  Info about artwork

 

 

 

 

Particolare delle due figure nello sfondo
 Sailko – Opera propria
Visitation by Pontormo

 

 

 

 

 

 

Dettaglio
Pontormo – The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202.

 

 

 

 

 

Nota sul quadro

 

La Visitazione è un dipinto a olio su tavola (202×156 cm) di Pontormo, databile al 15281530 circa e conservato nella propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano, in provincia di Prato.

L’opera, non citata da Vasari, viene di solito attribuita agli anni immediatamente successivi alla Cappella Capponi, per la stessa componente innovativa. L’opera, collocata sull’altare della famiglia Pinadori, si trova da secoli nella chiesa di Carmignano.

L’opera è esposta temporaneamente nella Villa medicea di Poggio a Caiano, fino al 31/12/2026.

 

 

 

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video, 1.53  VILLA MEDICEA DI POGGIO A CAIANO E MUSEO DELLA NATURA MORTA

 

FACEBOOK.COM / WATCH/

https://www.facebook.com/watch/?v=1809773776524475

 

La Villa medicea di Poggio a Caiano, progettata da Giuliano da Sangallo per Lorenzo il Magnifico alla fine del Quattrocento, fu un modello per l’architettura civile rinascimentale. Fa parte dal 2013 del sito seriale UNESCO “Ville e giardini medicei in Toscana”
Posta sulla cima di un poggio si distende sul paesaggio circostante tramite grandi aperture, terrazze e colonnati che inquadrano la natura circostante come in un dipinto laurenziano. La Villa costituisce un esempio concreto dell’aspirazione umanistica di un’opera ordinatrice dell’uomo sulla natura.
Al suo interno ospita nel Salone di Leone X uno dei più importanti e integri cicli della Toscana del XVI secolo, con affreschi di Pontormo, Andrea del Sarto, Franciabigio e Alessandro Allori e, al secondo piano, il Museo della natura morta con circa duecento opere provenienti dalle collezioni medicee.
Dopo i Medici passò ai Lorena e, nell’Ottocento, fu la residenza di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, e di Vittorio Emanuele II al tempo di Firenze capitale del Regno d’Italia. ( ANCHE IL TESTO E’ DAL LINK SOPRA )

 

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L’opera dopo la restaurazione del quadro

Pontormo – Courtesy of the parish of San Michele Arcangelo, Carmignano http://www.carmignanodivino.prato.it/2018/03/visitazione-di-nuovo-in-trasferta/

 

 

LA CAPPELLA CAPPONI

 

 

Courtesy Friends of Florence | Pontormo (Jacopo Carucci, Pontorme, Empoli 1494-Firenze 1557), Deposizione, 1525-1528, Tempera su tavola, 192 x 313 cm, Firenze, Chiesa di Santa Felicita, Cappella Capponi

La composizione “a rombo” si ispirò all’incisione di Dürer delle Quattro streghe (1497). Nello sfondo a sinistra del dipinto, Pontormo raffigurò due misteriosi personaggi di cui si è tentata un’identificazione con San Giuseppe e Zaccaria.

 

 

Albrecht Dürer, le Quattro streghe

Albrecht Dürer, le Quattro streghe

 

 

 

 

 

Chiesa di Santa Felicita

Chiesa di Santa Felicita
Piazza Santa Felicita

 

 

Insieme a San Lorenzo è il più antico complesso ecclesiale della città. La chiesa romanica sorse infatti sulla vestigia della basilica paleocristana di IV secolo in cui si era insediata una comunica greco-siriaca. Subito sopra l’entrata è la finestra da cui si affacciavano i Granduchi per assistere alla messa, nell’ambiente ricavato da una porzione di corridoio vasariano: la chiesa era infatti utilizzata come cappella di palazzo (o palatina). L’aspetto attuale, settecentesco, si deve a Ferdinando Ruggieri.

 

Nel portico è sepolta Arcangiola Paladini, pittrice, cantante, musicista e poetessa morta nel 1622 a soli 23 anni, più volte esibitasi nella chiesa per la sua protettrice, la granduchessa Maria Maddalena d’Austria. L’iscrizione funebre è di Michelangelo Buonarroti il Giovane, autore di molti componimenti per musica.

 

 

Arcangela Paladini, Autoritratto, (1621),
depositi degli Uffizi, Firenze

 

 

E’ stata una pittricecantante e poetessa italiana, affermatasi giovanissima. Era molto esperta anche nell’arte del ricamo.

La Paladini era contemporanea della pittrice Artemisia Gentileschi, e la storica Barbara Hanning ha creduto di riconoscere le sue fattezze nel dipinto di Santa Cecilia, patrona della musica.

 

 

La cappella, oltre che essere un’importante opera del percorso artistico di Filippo Brunelleschi, è famosa per conservare lAnnunciazione e soprattutto la Deposizione, una grande tavola considerata uno dei capolavori di Pontormo e del Manierismo in generale.

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Un bravissimo pittore, che ha lavorato in Liguria, a noi sconosciuto, IPPOLITO CAFFI ( Belluno 1809 – Lissa ( battaglia di ) – Croazia- 1866 ) + **** solo ARTE/ link sotto, di Ippolito Caffi

 

 

 

 

GENOVA —

 

 

 

 

 

IPPOLITO CAFFI

Baia di Genova, con lo storico faro della Lanterna in fondo. Il porto di Genova nel XIX secolo che mostra fortificazioni costiere e figure in abiti d’epoca. Esempio di pittura vedutista dell’ ‘800. ( Da : AI OVERVIEW- GOOGLE AI )

 

 

 

 

IPPOLITO CAFFI ( Belluno 1809 – Lissa – Croazia- 1866 )– CAMOGLI
DA : https://www.pittoriliguri.info/pittori-liguri/caffi-ippolito/

 

 

 

 

UNA MOSTRA SU GENOVA — DIPINTI

 

Mostra a Genova dal 7 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018

Genova e il suo faro più antico del mondo (890 anni) fra Medioevo e l’oggi, in mostra a Palazzo Reale. Il faro di Genova sta a questa come la Madonnina a Milano.
Genova non aveva mai dedicato una mostra alla Lanterna, il suo faro medievale, elemento che ha caratterizzato il paesaggio urbano sin dalle prime rappresentazioni della città. La sua struttura eccezionale (fino al 1902 è stato il faro più alto del mondo), la posizione emergente al limite estremo del colle di San Benigno a chiudere l’arco del porto antico a ponente, l’hanno promossa spontaneamente come uno dei simboli principali dell’Imago Urbis.
Così scriveva Gustave Flaubert: “Da Voltri a Genova si vedono sempre case, tutto annuncia una grande città. Presto il porto appare e si vede la bella città seduta ai piedi delle montagne: il faro della Lanterna, come un minareto, dà all’insieme qualche cosa d’orientale e si pensa a Costantinopoli”. ( Carlo Franza )-
link anche del testo

 

 

 

 

0 Lanterna 1320 da Storia di Genova e della Liguria di M.Dolcino ed.ERGA

La Lanterna in una rappresentazione del XIV secolo, intorno al 1320 si sistemarono
le lampade ad olio.

 

 

MOSTRA AL MUSEO CORRER DI VENEZIA: 

Dal 28 Maggio 2016 al 8 Gennaio 2017

 

“IPPOLITO CAFFI 1809 – 1866. Tra Venezia e l’Oriente”, una grande mostra al Museo Correr di Venezia per celebrare il più innovativo vedutista dell’Ottocento, sognatore e patriota. Dal 28 maggio all’8 gennaio 2017. La mostra è curata da curata da una delle massime studiose del pittore, Annalisa Scarpa.

A 150 anni dalla morte nell’affondamento della Re d’Italia durante la battaglia di Lissa e dall’annessione di Venezia e del Veneto all’Italia, per la prima volta dopo cinquant’anni, saranno esposti per intero i  150 dipinti donato dalla vedova Virginia Missana all’amata città lagunare, più disegni sciolti e ventritré Album.
Pittore-reporter visionario e modernissimo, che visse per l’arte e per cui l’arte fu vita, Ippolito Caffi, bellunese di nascita, perseguì un’esistenza elettrizzante, portando la sua arte a vette inesplorate nella storia della pittura e assecondando il suo animo rivoluzionario e romantico in una costante ricerca di libertà e verità, ottenne la cittadinanza italiana nel 1862.

 

 

 

IL PORTO DI GENOVA CON LA LANTERNA IN FONDO

 

 

 

 


IPPOLITO CAFFI

( Belluno 1809 – Lissa – Croazia- 1866 )

 

 

 

Ippolito Caffi studiò a Belluno, poi a Padova con il cugino pittore Pietro Paoletti, che lavorava assieme a un altro pittore bellunese di gusto neoclassico, Giovanni De Min, e infine all’Accademia di Venezia dove poté conoscere i vedutisti veneziani del Settecento.
È un esempio di questo periodo il suo “Il ponte di Rialto” in Ca’ Pesaro.In quell’ambiente di seria applicazione ma scarso respiro, Caffi cominciò a sentire un senso di disagio: così, nel gennaio del 1832, si trasferì a Roma, insieme col cugino Paoletti.
Frequentando la sua bottega, Caffi migliorò la propria tecnica approfondendo il genere della veduta.
Agli inizi del 1833 Caffi aprì un proprio studio, dedicandosi alla pittura dal vero e al disegno.
Domiciliato a Roma, si spostava spesso in altre città per esporre le sue opere.
A Roma fece anche un viaggio in mongolfiera, che lo colpì talmente da spingerlo a dipingere due quadri quasi romantici.
Nel 1843 partì per Napoli e di qui per l’Oriente, visitando Atene, la Turchia, la Palestina e l’Egitto, tornando in Italia nel 1844, carico di schizzi e di opere.
Nel 1848 lasciò Roma partendo per il Friuli, dove si arruolò nella guerra contro l’Austria; fatto prigioniero, evase, fermandosi a Venezia per un anno.
Nel 1849 si stabilì a Genova, in Svizzera e nel 1850 a Torino.
Dopo una serie di viaggi a Londra, dove espose all’Esposizione Universale, a Parigi ed in Spagna, nel 1855 tornò a Roma e dal 1858 di nuovo a Venezia, dove subì un processo per “crimine di pubblica violenza”.
Nel 1860 fu prigioniero politico nelle carceri di San Severo per tre mesi, a causa delle sue frequenti visite a Torino e Milano, che destavano i sospetti delle autorità austriache.
Da lì tornò a Milano, poi si recò a Napoli, aggregandosi all’esercito garibaldino.
Dopo il 1860, con l’Unità d’Italia, Ippolito Caffi tornò a Venezia, riprendendo a dipingere.
Morì a 57 anni nell’affondamento della nave Re d’Italia durante la battaglia di Lissa del 1866, nel pieno svolgimento della Terza guerra di indipendenza italiana, dopo aver lasciato Venezia in direzione di Firenze, e  Taranto.

Per tutta la vita riuscì a tenere un tenore di vita abbastanza alto vendendo i suoi quadri, alcuni replicati moltissime volte, ai nobili europei, tra cui lo stesso principe d’Austria.
L’opera del Caffi, pur se ispirata ai modelli del Settecento veneziano, riuscì a modernizzare il vocabolario pittorico delle vedute, sia esplorando nuovi punti di vista, come nelle scene notturne, sia con temi inusuali, come il volo della mongolfiera.
Caffi nonostante sia stato molto apprezzato in vita, ha dovuto attendere la metà degli anni sessanta per essere seriamente considerato dagli storici dell’arte.
Con la grande mostra allestita a Venezia in occasione del centenario della morte, è avvenuta la rivalutazione della sua pittura.
La sua produzione pittorica fu numerosissima e parte di essa andò perduta.

 

 

 

VEDUTA DI GENOVA

Il dipinto è stato realizzato intorno alla metà del XIX secolo, con diverse versioni datate tra il 1840 e il 1853, periodo in cui l’artista soggiornò in Liguria.

 

 

 

 

Immaggine:Ippolito Caffi Bucht von Genual 1855.jpg

IPPOLITO CAFFI –1855- olio su tavola
GENOVA, PAESAGGIO MARINO
19.8 X 32.2 cm

 

 

 

 

File:Ippolito Caffi Nizza 1852.jpg

IPPOLITO CAFFI — NIZZA 1852
titolo, Bello. Vista della spiaggia dal Quai du Midi.
OLIO SU CARTONE
28,5 X  44 cm
WolfD59 discussione | contributi
http://www.dorotheum.com/

DA : 
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ippolito_Caffi_Nice_1852.jpg

 

 

 

 

 

Genova– Ippolito Caffi
Dear Miss Fletcher / link

 

 

 

 

Veduta di Santa Maria Assunta di Carignano, Genova, Italia, 1851″  di Ippolito Caffi.

 

 

 

 

veduta di Genova

 

così

 

come la seguente:

 

 

 

Una suggestiva veduta costiera della riviera ligure nei pressi di Genova, caratterizzata da una scogliera a picco sul mare a sinistra, un borgo marinaro sullo sfondo e montagne che si stagliano all’orizzonte ( AI Overview- Google )

 

 

 

 

 

Veduta di Genova 2

questa immagine di Genova,  opere di Ippolito Caffi

 

è :::

 

 

*****   da:  solo  ARTE__ link sotto

UNA MAGNIFICA GALLERIA DELLE OPERE DI IPPOLITO CAFFI

*** ANCHE QUELLE DIPINTE IN ORIENTE
accostando la parte destra del mouse al quadro trovate il titolo dell’opera.

 

***  Ippolito Caffi (Belluno, 16 ottobre 1809 – Lissa, 20 luglio 1866)    

 

****APRI QUI

https://soloarte.atelierdesarts.com/artisti/old/c/caffi.html

 

 

MOSTRIAMO SOLO DUE QUADRI SPECIALI :  ( TRE )

 

 

 

Ippolito Caffi, Parigi: boulevard et porte Saint Denis, 1855, Olio su cartoncino intelato,  51 x 32,6 cm, Firmato e datato: Caffi 1855

Ippolito Caffi, Parigi: boulevard et porte Saint Denis, 1855, Olio su cartoncino intelato,  51 x 32,6 cm, Firmato e datato: Caffi 1855

 

 

 

 

 

Ippolito Caffi, Venezia, Il Molo al tramonto, 1864, Olio su tela, 59 x 43 cm, Fondazione Musei Civici di Venezia

Ippolito Caffi, Venezia, Il Molo al tramonto, 1864, Olio su tela, 59 x 43 cm, Fondazione Musei Civici di Venezia

 

 

 

 

Ippolito Caffi, Costantinopoli: veduta dalle acque dolci d’Europa, 1843, Olio su cartoncino intelato, 40 x 26 cm, Firmato in basso a sinistra: Costantinopoli, veduta dall’acque dolci d’Europa. Caffi, Iscritto e datato sul retro: Costantinopoli, veduta dall’acque dolci d’Europa. Caffi 1843

 

Ippolito Caffi, Costantinopoli: veduta dalle acque dolci d’Europa, 1843, Olio su cartoncino intelato, 40 x 26 cm, Firmato in basso a sinistra.

 

 

 

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Qualche bellezza grande : in Mesopotamia VI sec. a. C. e poi alla fine, in Siria, a Ebla con Paolo Matthiae

 

 

 

 

 

mesopotamia

cartina da : blog didattico- 2020 / ottobre 2021
https://www.blogdidattico.it/blog/2020/01/25/i-babilonesi/

 

 

 

 

 

Coppia di aladlammû persiani sormontati dal sole alato di Ahura Mazdā, palazzo reale di Dario I in Susa, 500 a.C. ca., Museo del Louvre.

 

 

 

 

 

Il Mušḫuššu di Marduk, animale sacro della Mesopotania

 

 

 

 

Il Toro di Adad
Porta di IštarBabilonia

nota _ Adad in accadico e Iškur in sumero sono i nomi del dio della pioggia e della tempesta nella mitologia mesopotamica. Il suo nome si scriveva in sumero d.IM, era il patrono di Karkara. Presso i sumeri era chiamato anche Immer, mentre a Babilonia e in Assiria Rammān, “il tonitruante”. La doppia valenza degli aspetti propri del dio, la pioggia fertile e la tempesta distruttrice, è presente nel Poema di Atraḫasis e nellEpopea di Gilgameš.
Dudva – Opera propria

 

 

 

 

Il Leone di Ištar

 

 

 

 

 

Il re persiano sottomette due tori alati, cilindro achemenide. ( Persian seal with king and two winged bulls )
Alemazzi – Opera propria

 

 

 

 

 

Vitello sacro, statuetta cultuale sumera, 2700 a.C., Cleveland Museum of Art.

 

 

 

 

Pianure acquitrine del sud della Mesopotamia, Paul Dober, 1978
Paul Dober

 

 

Mappa fisica dell'Iraq illustrazione vettoriale. Illustrazione di città - 160864362

cartina da Dreamstime.com

*** pare che Babilonia sia Al Hillah, sotto Baghdad ( forse ci andremo domani.. che viaggi uno fa,  pur di sfuggire alle guerre  e rianimarsi  un pochino ! )

 

 

 

 

Stele di Ištar, vestibolo del Sacello G3, Tempio di Ištar sul bordo Ovest della Cittadella, Ebla, Museo Archeologico di Idlib, Siria, 1800 a.C. ca.

 

 

APPROFITTIAMO DI QUESTA CARTINA- ANCHE SE SI OCCUPA DELLA COMPOSIZIONE ETNO- RELIGIOSA DELLA SIRIA – PER   VEDERE DOVE SI TROVA IDLIB  E ANCHE ALEPPO ( nomi a noi noti soprattutto per i resoconti di guerre—la prima  soprattutto- contro i Curdi )- Si vedono anche gli Stati intorno.

 

La composizione etnoreligiosa della Siria

 

 

Copertina del libro Ebla. La città del trono di Paolo Matthiae    Ebla. Un impero ritrovato - Paolo Matthiae - copertina

1977 Einaudi                                                                   Einaudi 1995

                                                                                La rinascita di Ebla e della sua cultura è una delle più sensazionali scoperte dell’archeologia contemporanea. La ricostruzione di un mondo complesso di avanzata struttura amministrativa, di sofisticata ideologia e di raffinata cultura materiale è il risultato di una attività di ricerca che dura da oltre venticinque anni. La rivelazione inattesa di Ebla ha stupito il pubblico internazionale e il mondo scientifico non meno dei ritrovamenti di Schliemann a Troia e Micene. La riproposta è in occasione della mostra che si terrà a Roma da marzo a giugno. Nuova introduzione dell’autore e aggiornamento bibliografico.

 

 

Ebla e l’Oriente antico

CAROCCI, 2026 luglio

 

 

Paolo Matthiae | archeologiavocidalpassato

Paolo Matthiae  ( Roma, 1940 )

Professore emerito di Archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico della Sapienza Università di Roma, è lo scopritore di Ebla, che ha indagato con 47 campagne di scavo dal 1964 al 2010. Socio dell’Accademia nazionale dei Lincei e delle Accademie di Francia, d’Austria e di Svezia, è dottore ad honorem delle Università di Madrid e di Copenaghen, e cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Ninive (Electa, 1998), Ebla, la città del trono. Archeologia e storia (Einaudi, 2010), Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale (Einaudi, 2018), I volti del potere. Alle origini del ritratto nell’arte dell’Oriente antico (Einaudi, 2020), La Siria antica. Arte e architettura (Einaudi, 2024) e Prima lezione di archeologia orientale (Laterza, 2025, 4ed.).

 

Copertina del libro Dalla terra alla storia di Paolo Matthiae

Einaudi 2018  Saggi
L’appassionante racconto delle campagne archeologiche dell’antico Oriente da metà Ottocento a oggi, dalla decifrazione delle due scritture piú antiche dell’umanità alle prime epiche imprese alla ricerca di Ninive, alle grandi scoperte nella Valle dei Re a Tebe, da Ebla, Qatna e Aleppo in Siria a Nimrud e Sippar in Mesopotamia, a Troia e Hattusa in Anatolia, ad Abido e Amarna in Egitto, fino a Gerusalemme in Palestina.
«Le scoperte rievocate e illustrate nelle pagine di questo libro hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. In primo luogo, sono il frutto, in modi certo diversi, di esplorazioni archeologiche sistematiche di lungo periodo. In secondo luogo, sono state realizzate, approssimativamente, nell’ultimo mezzo secolo. In terzo luogo, a un giudizio oggettivo e di nuovo in modi diversificati, hanno avuto un significato rivoluzionario. Il loro valore leggendario dipende, da un lato, dal forte impatto di innovazione che è tipico di tutte e, dall’altro, dal loro carattere inatteso e sorprendente. La notevole varietà di queste scoperte, in ambiti differenziati della ricerca storica, ha inciso, volta a volta, sulla storia politica, sulla storia religiosa, sulla storia sociale, sulla storia economica, sulla storia artistica, sulla storia letteraria e, in diversi casi, su piú di una di esse…Se è vero che non v’è nulla di piú concreto e reale di una scoperta archeologica, è altrettanto vero che le interpretazioni prime di quella scoperta, che sono un’esperienza esaltante, non hanno nulla di definitivo perché esse sono solo un contributo, primario e fondamentale, alle innumerevoli valutazioni storiche future. Le interpretazioni che per ciascuna delle scoperte raccolte in questo saggio sono qui presentate, spesso già oggetto di accesi dibattiti negli ambienti scientifici, nella maggior parte dei casi sono di questo tipo ed esprimono solo una parte iniziale del lungo loro tragitto, di fatto inesauribile, dalla terra alla storia». Paolo Matthiae
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Famija Sanremasca – Marco Mauro — 12 luglio 2026 – h. 11 / link sotto – grazie, non avevo visto che lo fai sistematicamente, ritornerò

 

 

 

segue da:

RIVIERA24.IT — PHOTOGALLERY– SANREMO – VICO CHINTAGNA

23 marzo 2023

 

Sanremo, vico Chintagna, traversa di collegamento tra via Matteotti e via Corradi, è stato preso di mira dai vandali, anche perché non ci sono telecamere.

 

Jacopo Gugliotta —Per contatto diretto gugliotta.j@gmail.com

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

 

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

 

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

 

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

 

Sanremo, vico Chintagna preso di mira dai vandali

 

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se vuoi vedere una mappa di Sanremo dove si trova IL VICOLO CHINTAGNA

apri qui

https://www.tuttocitta.it/mappa/sanremo/vicolo-chintagna

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video, 24 min. ca — Il Mossad e il cambio di regime in Israele: battaglia negli apparati. Guerra Iran: Trump chiama Bibi– LIMES – MAPPA MUNDI- 18 maggio 2026 — Giuseppe De Ruvo e Alfonso Desiderio –

 

 

 

 

LIMES – MAPPA MUNDI- 18 maggio 2026 —

 

video, 24 min. ca–

Il Mossad e il cambio di regime in Israele: battaglia negli apparati. Guerra Iran: Trump chiama Bibi-

 

 

Giuseppe De Ruvo e Alfonso Desiderio –

 

Dopo l’incontro in Cina con Xi Jinping, Trump telefona a Netanyahu. Riprende la guerra all’Iran per lo Stretto di Hormuz? Per Israele è una guerra senza fine alla ricerca della vittoria definitiva. E vuole continuare a mantenere gli Stati Uniti nel conflitto. Gli appuntamenti elettorali per Netanyahu e Trump.

 

Cambio di regime: la mutazione strutturale di Israele. La rivoluzione negli apparati, Shin Bet e Mossad in primo luogo, e la svolta messianica in politica.

INFORMAZIONE – PER CHI VOLESSE – SUI SERVIZI ISRAELIANI

 

 

nota che segue da :

GIANOPHAPS.IT/:::   https://gianophaps.it/i-servizi-segreti-israeliani/

 

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Mossad, Shin Bet e Aman sono i tre rami principali dell’intelligence di Israele, ognuno con compiti diversi: 

il Mossad per le operazioni all’estero, fondato nel 1949, quindi alla nascita dello Stato Ebraico, si occupa dello spionaggio all’estero, operazioni clandestine e sabotaggi. L’hanno reso celebre azioni come la cattura di Adolf Eichmann ( 1960 ) o l’eliminazione di leader terroristi all’estero.
Inoltre ricordiamo l’Operazione “Ira di Dio”: serie di missioni segrete contro i responsabili del massacro di Monaco (1972) e i sabotaggi contro il programma nucleare iraniano: attacchi informatici e sabotaggi mirati contro impianti sensibili negli anni 2000–2020. Opera fuori dai confini israeliani, spesso in collaborazione silenziosa con servizi occidentali.

 

Il Shin Bet, o Shabak, (Sherut haBitachon haKlali, “Servizio di sicurezza generale”), è il servizio segreto interno israeliano.

Si occupa della sicurezza nazionale, del controspionaggio e dell’antiterrorismo sul territorio israeliano e nei territori palestinesi.

Compiti principali:

  • Prevenzione di attentati e atti di sabotaggio;
  • Sorveglianza e indagine su gruppi radicali interni;
  • Protezione delle personalità politiche israeliane (come il Primo Ministro e il Presidente);
  • Sicurezza delle infrastrutture critiche.

Lo Shin Bet è stato più volte elogiato per la sua capacità di prevenire attacchi prima che avvengano, grazie a una rete capillare di informatori e a un sistema tecnologico di sorveglianza avanzato.

 

 

L’Aman che  è una branca delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e rappresenta il cervello strategico dell’esercito.
Si concentra sulle informazioni militari e sulla pianificazione operativa in caso di conflitti.

Compiti principali di AMAN 

  • Analisi delle capacità militari dei Paesi vicini;
  • Monitoraggio di movimenti ostili e minacce emergenti;
  • Supporto informativo alle unità operative dell’IDF;
  • Coordinamento con il Mossad per operazioni di intelligence combinate.

Aman gestisce anche alcune delle unità tecnologiche più avanzate del mondo, tra cui la celebre Unit 8200, specializzata in cyber intelligence, decrittazione e intercettazioni elettroniche.

 

 

Cooperazione tra i tre servizi

Anche se le tre agenzie hanno ambiti distinti, cooperano strettamente tra loro.

La coordinazione avviene sotto la supervisione diretta del Primo Ministro e del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, che funge da centro di smistamento e analisi delle informazioni.

In breve:

  • Il Mossad raccoglie intelligence all’estero;
  • Lo Shin Bet si occupa della sicurezza interna;
  • L’Aman interpreta e utilizza i dati per fini militari.

Questa sinergia è ciò che consente a Israele di mantenere un altissimo livello di sicurezza, nonostante la costante instabilità regionale.

 

L’era della cyber intelligence

Negli ultimi anni, Israele è diventato anche un leader mondiale nella cyber intelligence.

L’esperienza dell’Unit 8200 ha spinto la nascita di decine di startup nel settore della cybersecurity, rendendo il Paese uno dei poli tecnologici più avanzati del mondo.

La combinazione di tecnologia, analisi dei dati e cooperazione tra agenzie rende l’intelligence israeliana un modello di efficienza globale.
Mossad, Shin Bet e Aman operano su fronti diversi ma con un unico obiettivo: garantire la sopravvivenza e la sicurezza dello Stato di Israele

 

 

ripetiamo il link da cui la parte sopra :

GIANOPHAPS.IT/:::   https://gianophaps.it/i-servizi-segreti-israeliani/

 

 

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Spanish eyes — Elvis Presley + Engelbert Humperdinck + testo e traduzione + BRUCE SPRINTEEN – SPANISH EYES + SAVE THE LAST DANCE FOR ME + THE ROKES, 1968

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo originale:

Blue Spanish eyes,
Teardrops are falling from your Spanish eyes.
Please, please don’t cry,
This is just adios and not good-bye. [1]
Soon I’ll return,
Bringing you all the love your heart can hold.
Please say “Si si”,
Say you and your Spanish eyes will wait for me.
Blue Spanish eyes,
Prettiest eyes in all of Mexico.
Blue Spanish eyes,
Please smile for me once more before I go. [1]
Traduzione in italiano:
Occhi spagnoli blu,
Le lacrime stanno cadendo dai tuoi occhi spagnoli.
Ti prego, ti prego non piangere,
Questo è solo un “adios” e non un addio. [1]
Presto tornerò,
Portandoti tutto l’amore che il tuo cuore può contenere.
Ti prego di’ “Si si”,
Di’ che tu e i tuoi occhi spagnoli mi aspetterete.
Occhi spagnoli blu,
Gli occhi più belli di tutto il Messico.
Occhi spagnoli blu,
Ti prego, sorridimi ancora una volta prima che io vada.

(Nota: C’è anche una canzone più rock con lo stesso titolo scritta da Bruce Springsteen, con un testo dal significato completamente diverso).

 

 

 

 

 

 

BRUCE SPRINGTEEN — SPANISH EYES

https://www.youtube.com/watch?v=pLITNaGM9qo

Traduzione  e testo originale del brano Spanish Eyes (Bruce Springsteen), tratta dall’album The Promise

Hey little girl, is your daddy home?

Ehi, ragazzina, tuo padre è in casa?

 

Did he go away and leave you all alone?

È andato via e ti ha lasciata tutta sola?

 

Baby I been watching you for a long, long time

Baby, ti ho osservata per tanto, tanto tempo

 

Come close, we could have us some fun

Vieni vicino, potremmo divertirci un po’

 

And after the burning is done

E dopo che il fuoco sarà finito

 

Our ruins will shine through the night

I nostri resti splenderanno nella notte

 

Where you took me with your Spanish eyes

Dove mi hai portato con i tuoi occhi spagnoli

 

He’s your Saturday night special baby, is he good to you?

È il tuo ragazzo speciale del sabato sera, è buono con te?

 

Does he have money, honey, like I do?

Tesoro, lui ha i soldi come li ho io?

 

Can he do the things that I’ll do for you?

Può fare le cose che io farò per te?

 

If your answer it isn’t so clear

Se la tua risposta non è poi così chiara

 

Then maybe you should stay right here

Allora forse dovresti restare qui

 

And let your doubts slip away ‘neath you sighs

E lasciare che i tuoi dubbi scivolino via

 

Let me kiss your Spanish eyes

Lasciami baciare i tuoi occhi spagnoli

 

When the music it plays and the dancers sway with sweet emotion

Quando la musica suona e i ballerini ondeggiano con dolce emozione

 

And the dance floor is filled with promises of complete devotion

E la pista da ballo è piena di promesse di completa devozione

 

Close to feel your motion

Vicino a sentire il tuo movimento

 

Yeah, bring it on in
Yeah, prendilo dentro

Come on and stretch out baby, and call your daddy home

Vieni e distenditi, baby e chiama il tuo papà a casa

 

I’m running tonight, I won’t be long

Sto correndo stasera, non ci metterò molto

 

I got something special baby, just meant for you

Ho qualcosa di speciale per te, proprio per te

 

Here where the road narrows and turns

Qui dove la strada si stringe e gira

 

The only light’s from the fire that burns

La sola luce proviene dal fuoco che brucia

 

Here ‘neath the coal black skies

Qui sotto il cielo color carbone

 

When I look into your Spanish eyes

Quando guardo nei tuoi occhi spagnoli

 

Into your Spanish eyes

Nei tuoi occhi spagnoli

 

Into your Spanish eyes

Nei tuoi occhi spagnoli

 

Into your Spanish eyes
Nei tuoi occhi spagnoli

 

BRUCE SPRINGSTEEN — SAVE THE LAST  DANCE FOR ME

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THE ROCKS– 1968

LASCIA L’ULTIMO BALLO PER ME
https://www.youtube.com/watch?v=eYSe0nmgFMI&list=RDeYSe0nmgFMI&start_radio=1

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*** FRANCESCO PALLANTE ( Univ. Torino ):: La forza dei numeri che rende più debole la politica. A chi sostiene che un Parlamento plurale non potrà lavorare, si può rispondere che mediare tra forze plurali è proprio il compito del Parlamento. Vedi leggi approvate anni Sessanta/ Settanta – IL MANIFESTO  27 GIUGNO 2026 + Articolo 21, 1 luglio 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  27 GIUGNO 2026
https://ilmanifesto.it/la-forza-dei-numeri-che-rende-piu-debole-la-politica

 

La forza dei numeri che rende più debole la politica.

 

 

 

FOTO DA LIBERTA’  E GIUSTIZIA

 

 

 

 

Palazzo Montecitorio – AP/Andrew Medichini, Archivio

 

 

 

Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi.

 

 

Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978).

 

I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive.

La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi.

 

Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica.

 

È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile.

Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema.

 

Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro.

 

Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato.

Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli.

 

Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

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Articolo21

ARTICOLO 21

 

Roberto Zaccaria: nasce la rete contro la legge elettorale, pronti al ricorso alla Consulta

 

 

 

 

 

Nella foto l’intervento di Roberto Zaccaria alla Maratona per la Costituzione che si tenuta il 30 giugno a Roma)

 

 

 

Roberto Zaccaria: nasce la rete contro la legge elettorale, pronti al ricorso alla Consulta

 

 

“Noi non ci fermiamo qui. Quella di ieri è stata la prima iniziativa di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione. Domani costituiremo una rete nazionale di organizzazioni e associazioni, ripristinando lo spirito referendario che ha portato alla bocciatura della riforma della giustizia. Si tratta già di 15 realtà, ma se ne aggiungeranno altre, per promuovere iniziative in tutta Italia”. Lo ha detto il professor Roberto Zaccaria, dopo l’incontro di ieri a Roma sulla legge elettorale promossa da Gruppo Costituzione e democrazia (che riunisce 170 costituzionalisti), Demo Fondazione, Articolo 21 e Giustizia Insieme. “Aspettiamo che la legge elettorale venga approvata – ha spiegato – poi come costituzionalisti e avvocati solleveremo il ricorso alla Corte costituzionale. Lo faremo tempestivamente davanti a moltissimi tribunali italiani”. “Ieri – ha spiegato – è emersa una convergenza fra costituzionalisti, giornalisti e politici sull’attualità della Costituzione, che può diventare un cemento forte anche programmatico del centrosinistra. Per noi la Carta è un valore assoluto, semmai c’è da attuarla in alcune parti, mentre dall’altra parte viene presa con una riserva molto forte, come dimostra il fatto che Meloni avrebbe voluto modificarla con premierato, riforme della giustizia e per l’autonomia“. Per quel che riguarda la legge elettorale “inseriscono un mostruoso premio di maggioranza che di per sé è un vulnus, una ferita gravissima dell’uguaglianza del voto. E pone un problema di equilibri democratici, incide sulla forma di governo: chi vince prende tutto”.

(Ansa)

(Nella foto l’intervento di Roberto Zaccaria alla Maratona per la Costituzione che si  tenuta il 30 giugno a Roma)

 

 

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video, 0.50 min.

ARTICOLO 21.ORG : FERMIAMO QUESTA LEGGE ELETTORALE TRUFFA

 https://www.articolo21.org/

 

APRI QUI

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AGGIUNTA :

DA : https://www.lanotiziagiornale.it/editoriale/legge-elettorale-fatta-da-chi-nessuno-ha-scelto/

Legge elettorale fatta da chi nessuno ha scelto

Il paradosso della legge elettorale: a decidere se gli italiani potranno scegliersi i deputati sono deputati che gli italiani, in larga parte, non hanno scelto.

Il comitato promosso da Roberto Zaccaria, con in campo costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, ha già fatto sapere che ricorrerà appena la legge passa. Sulla vita di tutti continueranno a legiferare persone che il voto non ha indicato. Prima era un difetto. Adesso è il progetto.

 

Rai, politica, tifo: Roberto Zaccaria si racconta nel libro «Un professore chiamato presidente» | Corriere.itROBERTO  ZACCARIA –  ( Rimini, 1941 ), Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università di Firenze;  eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nelle elezioni suppletive dell’ottobre 2004 nel collegio di Milano 3. È stato nuovamente eletto nella XV e nella XVI legislatura nella circoscrizione Lombardia 1. Presidente della RAI dal 1998 al 2002. . In precedenza era stato consigliere di amministratore della RAI dal 1977 al 1993 e dell’Ente Cinema dal 1990 al 1995. 

da : https://www.robertozaccaria.it/biografia/

foto da    Corriere Roma

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Una stupenda foto di Vieste nel Gargano in Puglia da Getty Images – link sotto + altre

 

 

 

 

 

 

 

link Getty Images:

https://www.gettyimages.it/detail/foto/sunset-over-vieste-puglia-italy-aerial-view-immagine-royalty-free/2260676894?phrase=pulsano%20paese%20nel%20gargano&adppopup=true

 

 

 

 

 

CARTINA DELLA PUGLIA

 

 

 

PUNTA SAN FRANCESCO E LA CITTADINA VECCHIA DI VIESTE

 

 

 

 

VIESTE — si vede l’interno del paese e i suoi  vicoli

 

 

 

PUNTA SAN FELICE – GARGANO

 

 

 

 

una suggestiva foto di Vieste

 

 

 

Una vista scenica di Vieste

 

 

 

 

Vieste sulle rocce

 

 

 

 

Un vicolo dentro Vieste

 

 

 

Le case bianchissime di Vieste

 

 

Vieste (Vìst’ in dialetto viestano) è un comune italiano di 13 220 abitanti ( dati del 28 febbraio 2026 )  della provincia di Foggia in Puglia. Rinomata stazione balneare del parco nazionale del Gargano, dal 2023 è riconosciuta bandiera blu.

 

 

 

 

Provincia di Foggia

LA PROVINCIA DI FOGGIA
La provincia di Foggia comprende l’arcipelago delle Isole Tremiti, le lagune di Lesina e Varano, il Parco del Gargano, le paludi di Frattarolo, il Tavoliere e i Monti della Daunia.
Ai  turisti estivi che scelgono il mare del Gargano, si sono aggiunti negli ultimi anni i devoti che scelgono di ripercorrere l’itinerario  della Via sacra dei Longobardi e gli amanti della natura che percorrono le località   del Subappennino  Dauno e del Parco nazionale del Gargano.
Per quanto riguarda l’archeologia ci sono alcune aree nelle vicinanze di  FoggiaLuceraAscoli Satriano , che rappresentano un’autentica miniera di ritrovamenti del periodo neoliticoLa grotta paleolitica di Paglicci è una  testimonianza di quanto antica sia la presenza dell’uomo in questa terra.
La Capitanata offre itinerari irripetibili, sempre ricchi di sorprese e di cose nuove da scoprire e di eventi estivi tutti da gustare

 

CARTINA E TESTO DA :

Vieste

https://www.vieste.it/puglia/gargano/provincia-di-foggia.htm

 

 

IL MARE DI VIESTE

 

MARINA PICCOLA
Anczlu – Opera propria

 

 

Pizzomunno e la spiaggia del Castello
pizzodisevo – Flickr

 

 

 

PIZZOMUNNO E SULLO SFONDO VIESTE

 

 

 

 

 

ROCCE SUL MARE  A PUNTA LUNGA- VIESTE
Einaz80 – Opera propria

 

 

 

TRABUCCO PER LA PESCA A VIESTE

 

 

 

 

 

ARCO SAN FELICE – PARCO NAZIONALE DEL GARGANO

Bernard Gagnon – Opera propria

 

 

 

 

 

 

UN ULTIMA OCCHIATA A VIESTE E IL SUO MARE
Bernard Gagnon – Opera propria

 

 

 

 

 

LA CATTEDRALE DI VIESTE E LA TORRE MEDIOEVALE

rubatacchini – Flickr

 

 

FOTO E TESTO DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Vieste

FOTO DAhttps://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Vieste?uselang=it

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Enzo Jannacci – “Sassi” + “Se me lo dicevi prima” — di Maurizio Bassi e Enzo Jannacci ( 1989 ) + TESTO – + link del concerto completo

 

 

Enzo Jannacci ” ospite ” di Gino Paoli (1989)

 

 

 

 

postato da Angelo Brun:: https://www.youtube.com/@angelobrun2035

 

SE ME LO DICEVI PRIMA –

TESTO DA : https://www.rockit.it/enzojannacci/canzone/se-me-lo-dicevi-prima/233638

 

Eh, eh, eh, ma se me lo dicevi prima
Eh, se me lo dicevi prima
Come prima
Ma sì se me lo dicevi prima
Ma prima quando
Ma prima no
Eh, si prendono dei contatti
Faccio una telefonata al limite faccio un leasing
Se me lo dicevi prima
Ma io ho bisogno adesso, sto male adesso
Ma se me lo dicevi prima ti operavo io
Ma io ho bisogno di lavorare io sto male adesso
Eh sto male e sto bene macché il lavoro e mica il lavoro
Posso mica spedirti un charter
Bisogna saperlo prima che dopo non c’è lavoro, prima, capito
E allora è bello
Quando tace il water
Quando ride un figlio
Quando parla Gaber
E allora sputa su chi ti eroina
Perché il mondo sputa
Proprio quando nasce un fiore
Perché iniettarsi morte
è ormai anche fuori moda
Perché ce n’è già tanti che son venuti fuori
Oh, sei ancora qua
Vabbé, quanto sei alto
Uno e novanta
Eh eh eh non vai bene
Come non vado bene
Non vai bene
Se me lo dicevi prima ti dicevo che noi abbiamo bisogno della gente giusta
Tra l’1,60 l’1,60, tra l’1,60, capito
Cioè ho capito che quando uno sta male deve arrangiarsi da solo
E allora sarà ancora bello
Quando ti innamori
Quando vince il Milan
Quando guardi fuori
E sarà ancora bello
Quando guardi il tunnel
Che è ancora lì vicino e non ci credi ancora
Ne sei venuto fuori e non ci credi ancora
E ci hai la pelle d’oca e non ci credi ancora
Ti sei sentito solo
In mezzo a tanta gente
Sì ma guarda che di te e degli altri
A questa gente
Non gliene frega niente
E allora sarà ancora bello
Quando tace il water
E sarà anche più bello
Quando scopri il trucco
E allora sarà bello
Quando tace il water
Quando spegni il boiler
Quando guardi il tunnel
Quando, quando senti il sole.

 

 

 

link del CONCERTO COMPLETO :  un po’ difettoso almeno sul mio computer..

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– *** modificato oggi 11 luglio –video, 17 min. ca — ISPI — Il fantasma di Teheran: che fine ha fatto Esmail Qaani? – marzo 2026 –+ ALTRE FONTI / link sotto

 

 

 

ISPI – MARZO 2026

 

 

 

 

SEGUE DA :  

SWISSINFO.CH / ITA , The Swiss voice in the world since 1935–

6 marzo 2026
https://www.swissinfo.ch/ita/%22accusato-di-spionaggio-e-giustiziato%22%2C-mistero-sul-capo-pasdaran/91053841

 

 

“Accusato di spionaggio e giustiziato”, mistero sul capo pasdaran.

 

Dato per morto varie volte ma poi sempre riapparso in pubblico, Esmail Qaani, uno dei più importanti capi dei pasdaran, sarebbe stato arrestato dalle stesse Guardie della rivoluzione e giustiziato perché ritenuto una spia dei servizi segreti israeliani Mossad.

(Keystone-ATS) L’indiscrezione è stata pubblicata sulle pagine di The National, il quotidiano di Abu Dhabi finanziato dagli Emirati Arabi Uniti, che cita varie dichiarazioni on-line e sui social media, non confermate ufficialmente né smentite.

Comandante delle Forze Quds, il reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e del coordinamento con le milizie filo iraniane nella regione, Qaani è tra i pochissimi leader della Repubblica islamica ad essere sopravvissuto ai conflitti tra Israele e Iran degli ultimi anni, dove quasi tutti i funzionari più importanti del regime sono stati uccisi.

La sua morte era stata annunciata già nell’ottobre del 2024 ma smentita da una sua apparizione pubblica e lo stesso successe durante il conflitto dei 12 giorni tra Iran e Israele nell’estate dello scorso anno. Fonti anonime citate dai media regionali hanno riferito che Qaani e il suo team erano stati posti in isolamento e interrogati già nel 2024. La sua ultima apparizione pubblica, in fotografie pubblicate dai media iraniani, risale all’11 febbraio e mostra il militare partecipare alle manifestazioni per celebrare il 47esimo anniversario della fondazione della Repubblica islamica.

Qaani era stato nominato a capo delle Forze Quds subito dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, che guidò il reparto d’élite dei pasdaran fino al 3 gennaio del 2020 quando venne ucciso in Iraq in un’operazione ordinata dall’amministrazione di Donald Trump nel suo primo mandato.

I commenti riportati da The National sostengono che il militare “è stato giustiziato” dai pasdaran mentre “in precedenza, era stato preso in custodia dall’Irgc (il corpo delle guardie della rivoluzione islamica) con l’accusa di essere un agente del Mossad”.

Qaani “è sopravvissuto a tutti i tentativi di assassinio finora e si trovava persino con Khamenei durante i bombardamenti tra Stati Uniti e Israele, ma è riuscito a fuggire” prima di essere catturato, recita uno dei commenti, dando adito all’ipotesi che il comandante delle Forze Quds ( è un’unità d’élite dei Pasdaram ) abbia potuto in qualche modo avere avuto un ruolo nell’uccisione della Guida suprema durante il raid israeliano contro il suo ufficio.

 

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*** Attualmente capo dei Pasdaran è::

 

 

Ahmad Vahidi (in persiano احمد وحیدی‎; Shiraz27 giugno 1958) è un politico e generale iraniano delle Guardie Rivoluzionarieministro della difesa dal 2009 al 2013, ministro dell’interno dal 2021 al 2024 e attuale comandante ad interim dei Pasdaran — ( anche FORZA QUDS )  nome persiano che sta per Guardie Rivoluzionarie islamiche –in seguito alla morte del precedente leader con gli attacchi israelo-statunitensi

da : https://it.wikipedia.org/wiki/Ahmad_Vahidi

 

 

Mappa dell'Iran illustrazione vettoriale. Illustrazione di crisi - 3610772

SHIRAZ IN IRAN –
CARTA DA:
Dreamstime.com

 

 

se vuoi aprire il link vedi qualcosa di SHIRAZ::

IRAN :: Moschea di Nasir-ol-molk :: guardate i colori all’interno quando sorge il sole… LA CITTA’ E’ SHIRAZ IN IRAN NELLA PROVINCIA DI FARS

 

 

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 STORIA DEI PASDARAN :

SONO UNO STATO NELLO STATO

 

 

 

 

SEGUE DA:

GEOPOP —  3 Marzo 2026 –7:00

A CURA DI VERONICA MIGLIO

https://www.geopop.it/chi-sono-pasdaran-iraniani-corpo-guardie-rivoluzione-islamica-khoimeini/

 

 

I Pasdaran, ovvero il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC, in inglese Islamic Revolutionary Guard Corps) sono nati nel 1979, immediatamente dopo la Rivoluzione Islamica guidata dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini.

Il loro motto è eloquente: “Chi si oppone alla Rivoluzione si oppone a Dio”

Il neonato regime aveva un problema urgente: l’esercito tradizionale era ancora quello dello Shah, formato da ufficiali spesso addestrati in Occidente e di dubbia fedeltà alla nuova teocrazia. Khomeini aveva quindi bisogno di una forza armata che non difendesse semplicemente i confini del Paese, ma che proteggesse e propagasse i valori della Rivoluzione. Nacquero così i Pasdaran, i “Guardiani della Rivoluzione”: un esercito parallelo, ideologicamente devoto, con un mandato che andava ben oltre la difesa militare convenzionale. Nel corso degli anni, però, sono diventati sempre più potenti, evolvendosi in una sorta di “piovra” che controlla lo stato stesso.

Per spiegarci, oltre ad avere il controllo su una grossa fetta del PIL iraniano, gestiscono infrastrutture, energia, petrolio, banche e telecomunicazioni. Controllano anche la forza bruta o, per meglio dire, le forze di terra, la marina, l’aviazione e persino l’intelligence. Ma non solo: i Pasdaran controllano un gruppo paramilitare usato per reprimere brutalmente le proteste di piazza (come visto nei primi mesi del 2026).

 

Per queste due ragioni, fare parte dei Pasdaran è un vero e proprio privilegio, un punto di arrivo per pochi che garantisce stipendi superiori alla media e privilegi sociali riservati solamente a questa specie di élite che ha le mani su tutto.

Così, pian piano, hanno creato uno Stato parallelo capace di autofinanziarsi e aggirare le sanzioni internazionali tramite il mercato nero. Questo controllo garantisce a chi ne fa parte l’accesso esclusivo a beni di lusso, istruzione d’élite e cure mediche che la popolazione comune può solo sognarsi, rendendo de facto chi ne fa parte una casta privilegiata. Per i Pasdaran, quindi, difendere il regime non è solo una questione di orgoglio nazionale, ma prima di tutto una necessità economica per proteggere la propria ricchezza e il proprio status.

E di più, hanno creato un’élite per le operazioni di politica estera, la Forza Quds, che trasforma piccoli gruppi locali nella cosiddetta “Asse della Resistenza”. In pratica, i Quds fanno da consulenti strategici e forniscono armi a gruppi sovversivi in attività localmente (sia in territorio iraniano sia in altri stati mediorientali), in modo che possano mantenere il controllo in tutto il Paese. Attraverso la Forza Quds, infatti, vengono coordinati anche Hezbollah, Houthi, milizie irachene, portando l’influenza iraniana in tutto il Medio Oriente. Se la Forza Quds non esistesse, l’Iran sarebbe una potenza regionale isolata, ma c’è ed è una vera e propria minaccia globale capace di influenzare i prezzi del petrolio a New York semplicemente dando un ordine a una milizia a migliaia di km di distanza.

Adesso, con il passaggio del comando al generale di brigata Ahmad Vahidi, appena nominato nuovo comandante in capo dei Pasdaran  ( l’articolo parla del marzo 2026 ), segnala la volontà del regime di affidarsi a una “mano di ferro” esperta in guerra asimmetrica e che ha stretti legami nell’Asse della Resistenza.

 

 

 

il testo precedente – come segnalato all’inizio dell’articolo – è del link di:

GEOPOP – 3 MARZO 2026 

A CURA DI VERONICA MIGLIO

https://www.geopop.it/chi-sono-pasdaran-iraniani-corpo-guardie-rivoluzione-islamica-khoimeini/

 

 

 

da :

ANSA.IT 3 LUGLIO 2026 -8.30

Capo Pasdaran omaggia Khamenei, prima apparizione pubblica da inizio guerra

 

 

© ANSA/EPA

Ahmad Vahidi fotografato mentre prega sulla bara, non si vedeva da febbraio-una foto condivisa dall’agenzia di stampa Fars.  © ANSA/EPA

ANSACheck

SE VUOI, APRI QUI

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/03/capo-pasdaran-omaggia-khamenei-prima-apparizione-pubblica-da-inizio-guerra_e2c1f9b6-f054-4c8f-881a-dbb0879e2100.html

 

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RIPETIAMO :: video, 11 min. ca — ISPI –FRANCESCO PETRONELLA, giornalista Ispi —- ” Una relazione speciale “. Perché gli USA sostengono da sempre Israele?

 

 

 

PER CHI NON L’HA ASCOLTATA: E’ CHIARA, SEMPLICE E RIGUARDA UN PROBLEMA POLITICO ENORME : LA RELAZIONE STRETTA TRA USA E ISRAELE– L’ORIGINE E LA STORIA

 

 

 

NOTA BLOG

** *  Il ritorno degli Ebrei nella terra promessa ha influenzato una vasta parte di religiosi soprattutto,  non solo nell’America del nord, ma – attualmente – anche del centro e del sud America ( soprattutto gli Evangelici )

 

 

VIDEO

 

L’ISPI (  L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale ) analizza le dinamiche politiche, strategiche ed economiche del sistema internazionale con programmi di ricerca, pubblicazioni, eventi, seminari e corsi.

 

 

 

LINK DELL’ISPI::   Home

 

 

video, 11 min. ca

 

Dalla nascita dello Stato ebraico alla Guerra Fredda, dalle guerre arabo-israeliane agli Accordi di Abramo, il legame tra Washington e Tel Aviv è una delle alleanze più durature e strategiche della storia contemporanea.
In questo video, Francesco Petronella ripercorre oltre 75 anni di “relazione speciale” tra USA e Israele: origini, momenti chiave, convergenze geopolitiche e culturali, e le tensioni interne che hanno segnato questo rapporto.

 

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BORGO MARINARO DI MARZAMENI – PACHINO – SIRACUSA– CITTA’ DEL PRINCIPE DI VILLADORATA + cartine

 

 

 

 

** sono questi borghi meravigliosi che quando li vedo-  mi ricordo della pena provata in Brasile al vedere tantissimi edifici barocchi, che cadevano quasi a pezzi per la mancanza di soldi ( o anche di testa ) dello stato per metterli a posto. ch.

 

 

CARTINE DELLA SICILIA SUD-ORIENTALE

DA:

https://www.giovis.com/travels/sicilia/siciliawinter5-6.htm

 

MARZAMENI – PACHINO

 

 

 

 

 

 

PREMESSA E FOTO — DA  FONDO AMBIENTE.IT  ( FAI )
https://fondoambiente.it/luoghi/borgo-marinaro-di-marzamemi?ldc

 

 

 

 

Antica Tonnara del ‘600 fondata dalla Regia Spagnola, ha visto passare nei secoli civiltà e culture diverse tra loro, ma unite dal senso di appartenenza al piccolo borgo. Divenuta meta turistica di eccellenza, Marzamemi conserva il suo fascino, tra antiche strutture e profumi rimasti intatti. L’isola Brancati, posta davanti al porto Balata, dona una vista unica ed al tempo stesso romantica. Marzamemi è abbracciata da spiagge dorate e patrimonio culturale. Tonnara fino alla prima metà del ‘900, ad oggi esiste una piccola flotta di pescherecci che conserva nelle vene ancora il lavoro dei nonni che rammendavano reti e scieri.

( FAI )

 

 

 

 

Stabilimento per la lavorazione del tonno.

 

 

 

 

Agricoltura e pesca

L’agricoltura è una voce importante per l’economia locale. Dal porto di Marzamemi, in passato, partivano navi che trasportavano grandi quantità di vino prodotto localmente verso i diversi porti della penisola. Il vino veniva trasportato anche da treni merci verso varie località estere.

 

 

SEGUE DA

WIKIPEDIA 

 

 

Marzamemi è una frazione del comune di Pachino, nel libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia.

L’origine del nome Marzamemi è controversa: secondo alcuni deriverebbe dalle parole arabe marsa (“porto”, “rada”, “baia”) e memi (“piccolo”), mentre secondo il glottologo netino Corrado Avolio, nel suo Saggio di toponomastica siciliana, il toponimo deriverebbe dall’arabo marsà al-ḥamāma, cioè “baia delle tortore”, “per l’abbondante passo di questi uccelli, in primavera“. Simone Sultano, parroco di Pachino tra il 1885 e il 1944, rileva invece come alcuni lo fecero erroneamente derivare da marza e memi, ‘pidocchio’, perché le madri solevano dire questa parola ricercando i parassiti tra i capelli dei figli. Antonino Terranova, infine, nel volume Pachum Pachynos Pachino, storie e leggende da Pachino a Capopassero, cita anche un’altra tesi, secondo la quale “Memi” sarebbe riferito a Eufemio, l’ex comandante della flotta bizantina il quale, ribellatosi all’imperatore Michele II l’Amoriano, passò dalla parte degli Arabi e con loro incominciò la conquista dell’isola. Marzamemi significherebbe dunque “porto di Eufemio”.

 

Il borgo è nato attorno all’approdo, poi divenuto porto da pesca, e si è sviluppato grazie a quest’ultima attività, molto praticata ancor oggi, dotandosi anche di una tonnara, tra le più importanti della Sicilia. La tonnara di Marzamemi risale al tempo della dominazione spagnola in Sicilia nel 1600 sotto il regno di Filippo IV che nel 1655 venne venduta al barone Simone Calascibetta di Piazza Armerina.

 

LA STORIA DEL PAESE SEGUE NEL LINK DI WIKIPEDIA–

 

 

INVECE

UN RACCONTO VELOCE SU MARZAMENI LO TROVI CON FOTO QUI:

e-borghi

Marzamemi

 

 

 

 

 

 

DAL SITO DI WIKIPEDIA  RIFERIAMO UNA SCOPERTA DI CUI SI VORREBBE SAPERE DI PIU’

 

Nel 1959 un pescatore del luogo, Alfonso Barone, scoprì casualmente a circa un chilometro dalla costa di Marzamemi il relitto di un’antica nave mercantile bizantina, presumibilmente risalente al VI secolo durante il regno di Giustiniano, naufragata mentre trasportava elementi architettonici e decorativi prefabbricati per la costruzione di una chiesa. Il sito fu oggetto di ricerche da parte dell’archeologo tedesco Gerhard Kapitän e di Pier Nicola Gargallo.

 

 

 

CINEMA  IN MARZAMENI

Nel 1993 il borgo storico è stato utilizzato come location dal regista Gabriele Salvatores per il film Sud, con protagonisti gli attori Silvio OrlandoAntonio CataniaMarco ManchisiClaudio Bisio e Francesca Neri. Diversi sono i film contenenti scene girate a Marzamemi, tra cui Kaos (con protagonisti Franco e Ciccio), MalavogliaL’uomo delle stelleMario e il magoOltremare – Non è l’AmericaCuore scatenatoTra due mondiLa stagione della caccia – C’era una volta Vigata, oltre alle serie televisive Il commissario MontalbanoImmaturi – La serie e Blindati.

Dal 2000 al 2021 Marzamemi ha ospitato il Festival del Cinema di Frontiera. Dal 2023 si svolge il Marzamemi Cinefest (Festival internazionale delle identità del mediterraneo

 

 

 

 

UN VICOLO CHE DA’ SULLA PIAZZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PORTO CON L’ISOLA DAVANTI

 

 

 

 

LO STESSO VICOLO SULLA PIAZZA

 

 

 

 

 

 

LE VECCHIE CASE DEL PAESE TRSFORMATE IN POSTI ACCOGLIENTI PER I TURISTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa porta con due piante

 

 

 

 

Isolotto Brancati visto dalla “Marinella”.

 

 

 

 

 

( forse ) LA VECCHIA CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

 

 

 

 

 

 

una foto artistica del Fai– a parte la battuta.. forse questo è una vecchia foto- o ciò che rimane -, del Palazzo del Principe di  Villadorata, che si è conservato meglio della vecchia chiesa di San Francesco di Paola di cui rimane-pare- solo la facciata e che si trova quasi al suo fianco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la vecchia chiesa, ce n’è una nuova dedicata allo stesso santo, non l’ho messa..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ISOLOTTO BRANCATI

 

 

 

 

 

SEGUONO ALCUNE FOTO DA COMMONS.WIKIMEDIA.ORG 

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Marzamemi?uselang=it#/media/File:Marzamemi4.JPG

 

 

 

BARCHE DA PESCA A MARZAMENI

 

 

 

VISTA DI MARZAMENI DALL’ALTO

 

 

 

 

 

LA NOTTE DEL 27-28 OTTOBRE 2007 –  QUI IN CONTRADA CITTADELLA – SI E’ ROVESCIATO UN GOMMONE CON 37  PROFUGHI PALESTINESI ED EGIZIANI  DI CUI 16 LE VITTIME.  SEGUONO I NOMI DI 12 EGIZIANI E 4 PALESTINESI DI CUI NON SI SONO SAPUTI I NOMI.

Paul Keller – https://www.flickr.com/photos/paulk/4063163081/

 

 

 

 

IL MARE A NORD DI MARZAMENI
Paul Keller – https://www.flickr.com/photos/paulk/4063912444/

 

 

 

 

SPIAGGIA A NORD DI MARZAMENI

 

 

 

VEDUTA SUL MARE DI MARZAMENI

LE DUE FOTO SOPRA SONO DI :

Davide Mauro – Opera propria

 

 

 

VECCHI EDIFICI DI MARZAMENI

Jeanne boleyn – Opera propria

 

 

un bellissimo edificio, ha la solennità di una chiesa..

Vance971 – Opera propria

FOTO DI FRANCO RIVA, 2009

 

 

 

 

LA LUCERTOLA DI PALAZZO DEL PRINCIPE DI VILLADORATA

 

 

 

 

CARTINA DELLA ZONA PER CHI VOLESSE FARSI UN GIRO IN BICI– LINK SOTTO

 

Siracusa/Marzamemi Mappa

http://www.siracusatourbike.it/rent/it/siracusamarzamemi-mappa/

 

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MARIO INCUDINE -VITTI’ NA CROZZA -1913 + da ” Il cammino della speranza ” ( 1950 ) + testo e traduzione

 

 

“Vitti ‘na crozza” Mario Incudine – Brolo- 25 Agosto 2013

 

Mario Incudine (Enna2 giugno 1981) è un cantanteattore teatrale e polistrumentista italiano. Esponente della musica popolare siciliana, si è anche cimentato nella world music.

ALTRO NEL LINK:
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Incudine

 

 

 

 

VITTI ‘NA CROZZA — IL CAMMINO DELLA SPERANZA DI PIETRO GERMI ( 1950 )

 

 

TESTO

 

 

TRADUZIONE

“Vidi un teschio”

 

 

 

nota:

 

Vitti ‘na crozza è una delle canzoni popolari siciliane più celebri, conosciuta non solo in Italia ma anche a livello internazionale.
Nonostante sia spesso considerata un canto tradizionale, Vitti ‘na crozza è stata composta nel XX secolo. La musica è attribuita ad Alberto Favara, un etnomusicologo siciliano che studiò e raccolse molti brani della tradizione orale dell’isola. Tuttavia, la versione più conosciuta è quella arrangiata da Franco Li Causi, un musicista agrigentino che la registrò e la portò al successo nel dopoguerra.
La canzone divenne particolarmente famosa dopo essere stata utilizzata come colonna sonora del film Il cammino della speranza di Pietro Germi nel 1950.

Vitti ‘na crozza è un inno alla resilienza e alla memoria collettiva. La Sicilia, con la sua storia segnata da dominazioni, povertà e lotte sociali, trova nella sua musica un modo per esprimere la propria identità e le proprie sofferenze.

 

da : significato + testo e traduzione

FOLKMUSICWORLD.COM
https://www.folkmusicworld.com/vitti-na-crozza-canzone-siciliana-testo-traduzione

 

 

TESTO

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video, 1.29 — ANSA.IT  — 7 luglio 2026 – 20.19 / + fonti varie con video ::: In Perù reperti rituali di 3.800 anni fa appartenenti alla civiltà di Caral. Sito archeologico di Peñico, a nord di Lima + altro/ un quartiere di Lima

 

 

 

 

 

ANSA.IT  — 7 luglio 2026 – 20.19
https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2026/07/07/in-peru-reperti-rituali-di-3.800-anni-fa-appartenenti-alla-civilta-di-caral_950ae1b4-2de9-4669-a42f-30a06cc5b5df.html

 

 

 

In Perù reperti rituali di 3.800 anni fa appartenenti alla civiltà di Caral.

 

 

 

 

video, 1.29

 

 

 

 

Dagli scavi a Peñico riemersi 43 oggetti intagliati in legno e osso

 

 

 

CARTINA DA:
RUTA CARAL
https://www.zonacaral.gob.pe/ruta-caral/penico.html

 

MAPPA DI PENICO  e gli altri siti della civiltà chiamata di CARAL

 

 

 

Il Ministero della Cultura del Perù ha presentato i risultati delle ricerche nel sito archeologico di Peñico, a nord di Lima, riportando alla luce anche un’offerta rituale risalente a circa 3.800 anni fa. I reperti, scoperti nel corso di anni di scavi, comprendono 43 oggetti intagliati in legno e osso, deposti durante cerimonie legate alla costruzione di edifici. Si tratta di testimonianze delle pratiche rituali delle comunità legate alla civiltà di Caral.

testo sopra da:

TRIBUNA TREVISO.IT– 07 luglio 2026

https://www.tribunatreviso.it/mondo/in-peru-reperti-rituali-di-3800-anni-fa-appartenenti-alla-civilta-di-caral-rppf5gt5

 

 

*****************

 

RSI –CH. / PLAY / TV — 13 luglio 2025
Radio Televisione Svizzera

video, 1.20 min. 

 

Il sito archeologico di Peñico (Perù)

Dopo otto anni di studi e restauri, ha aperto al pubblico nel nord del Perù una cittadella della civiltà Caral che risale a 3’800 anni fa. Questo nuovo sito archeologico, chiamato Peñico, è considerato “la città dell’integrazione sociale”, in quanto punto di incontro per il commercio tra le prime comunità della costa del Pacifico e quelle delle regioni andine e amazzoniche.

La cittadella è stata costruita su una terrazza geologica a 600 metri sul livello del mare, parallela a un fiume per evitare inondazioni. Sono state identificate 18 costruzioni, tra cui edifici e complessi residenziali. Per l’archeologa Ruth Shady, intervistata dall’agenzia AFP, l’importanza storica di Peñico risiede nel suo contributo a una migliore comprensione della crisi affrontata dalla civiltà Caral. Una crisi legata al cambiamento climatico, che ha portato alla siccità e ha colpito le attività agricole della regione. Sviluppatasi tra il 3000 e il 1800 a.C., la civiltà Caral è considerata la cultura madre dell’America.

 

apri qui x  il video– 1.20 MIN.

https://www.rsi.ch/play/tv/rsi-info/video/il-sito-archeologico-di-peico-peru?urn=urn:rsi:video:2973080

 

 

 

SEGUE TESTO DA IL FATTO QUOTIDIANO —

FQ Magazine

 

“Una pianificazione urbana estremamente sofisticata, cambia tutto”: Peñico, la città perduta del Perù riscrive la storia dell’archeologia.

Il sito è stato scoperto nel Nord del paese, nella provincia di Barranca, ad una altitudine di 600 metri sul livello del mare

 

“Una pianificazione urbana estremamente sofisticata, cambia tutto”: Peñico, la città perduta del Perù riscrive la storia dell’archeologia

La città perduta del Sud America che riscrive la storia dell’archeologia. Si chiama Peñico ed è un’antica città del Perù risalente a 3500 anni fa. Il sito è stato scoperto nel Nord del paese, nella provincia di Barranca, ad una altitudine di 600 metri sul livello del mare. A riemergere dal suolo sono stati alcuni edifici in pietra e fango, come una struttura a forma circolare posta su un pendio. L’archeologa Ruth Shady, direttrice della Zona Archeologica di Caral, la civiltà più antica conosciuta nelle Americhe risalente a circa 5 mila anni fa, ha affermato che Peñico sarebbe un centro urbano sviluppato “seguendo la tradizione culturale di Caral”. Le riprese aeree effettuate con i droni hanno rivelato anche altre costruzioni parallele agli edifici emersi. Tutto questo dimostrerebbe che Peñico ha avuto una pianificazione urbana estremamente sofisticata, a partire dal fatto che è stata posizionata in un punto elevato per evitare effetti nefasti dovuti ad alluvioni e in punto strategico per le attività commerciali di allora.

Si tratterebbe peraltro di una evoluzione della civiltà di Caral, a seguito di un declino generale della stessa, dovuta ai cambiamenti climatici dell’epoca. Peñico sarebbe stata costruita come snodo importante per l’estrazione e la vendita dell’ematite, quindi come rilancio economico rispetto alle avversità naturali. Ciò significherebbe che il patrimonio archeologico del Perù ha un nuovo capitolo storico di prosperità da aggiungere nelle caselle rimaste fino ad oggi vuote. La nuova nonché antichissima città avrebbe prosperato in maniera autonoma, tra la costa e le Ande, in un periodo contemporaneo a quello delle grandi civiltà dell’Antico Egitto e della Mesopotamia. Peñico si aggiunge così alla Città Sacra di Caral, al villaggio di pescatori di Áspero e alla città agricolo-marittima di Vichama come sito archeologico aperto al pubblico per far conoscere la civiltà Caral.

 

 

 

 

 

 

BARRANCA si trova nella regione di Lima, un quartiere o distretto della città di Lima –in Perù-

 

REGIONE DI LIMA IN PERU’

Tuomas Carrasco – Obra própria do carregador original

 

 

 

POSIZIONE DI BARRANCA NELLA REGIONE DI LIMA

 

 

 

 

AgainErick – Obra do próprio

wikipedia portoghese

https://pt.wikipedia.org/wiki/Barranca_(prov%C3%ADncia)#/media/Ficheiro:Location_of_Lima_Provincias_region.png

 

 

QUALCHE IMMAGINE DI BARRANCA QUARTIERE DI LIMA–
FOTO DA GETTY IMAGES::

https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=barranco+lima&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fbarranco-lima

 

 

People walk past the building where Peruvian writer Mario Vargas Llosa’s apartment is located in the Barranco district of Lima on April 14, 2025. Peruvian writer and Nobel literature laureate Mario Vargas Llosa died on April 13, 2025, at the age of 89, his family announced, ending the era of Latin America’s literary golden generation. (Photo by CONNIE FRANCE / AFP) (Photo by CONNIE FRANCE/AFP via Getty Images)

L’abitazione di Mario Vargas Llosa

 

 

 

 

 

 

A vibrant blue colonial-style house on a quiet street corner in Barranco, Lima, with a charming small tree adorned with red flowers. Peru.

 

 

 

 

 

 

 

A collective of artists carry out a public action in protest against the government of Peruvian President Dina Boluarte, in the district of Barranco, in Lima on February 04, 2023. – After the failure of two bills over the past few days to advance Peru’s elections to this year — a key demand of protesters who have been in the streets since early December and which President Dina Boluarte hopes will quell ongoing deadly unrest– a third bill was also blocked by a congressional committee on the eve due to procedural objections. (Photo by Ernesto BENAVIDES / AFP) (Photo by ERNESTO BENAVIDES/AFP via Getty Images)

 

una colorata manifestazione del 2023 in febbraio contro il governo presieduto da  Dina Boularte, a Barranco – Lima

MAIN SQUARE, BARRANCO, LIMA, PERU – 2018/11/23: An Amazonian Indian carrying a pair of oars protesting for the victims of the mining and timber companies when a hundred indigenous women from 20 countries of the American continent carry out a healing ceremony in commemoration of the International Day for the Elimination of Violence Against Women. (Photo by Carlos Garcia Granthon/Fotoholica Press/LightRocket via Getty Images)

un difensore dei popoli indigeni dell’Amazzania peruviana, quella parte che si trova a est delle Ande e ai confini del Perù con Ecuador, Colombia, Brasile e Bolivia, con insistenza soprattutto sulla  violenza sulle donne.

 

 

A collective of artists carry out a public action in protest against the government of Peruvian President Dina Boluarte, in the district of Barranco, in Lima on February 04, 2023. – After the failure of two bills over the past few days to advance Peru’s elections to this year — a key demand of protesters who have been in the streets since early December and which President Dina Boluarte hopes will quell ongoing deadly unrest– a third bill was also blocked by a congressional committee on the eve due to procedural objections. (Photo by Ernesto BENAVIDES / AFP) (Photo by ERNESTO BENAVIDES/AFP via Getty Images)

 

Di nuovo una foto molto colorata e allegra della manifestazione del febbraio del 2023 contro la Presidente del Perù Dina Boluarte –  a Barranca / o

 

 

Nota su Dina Boluarte:

 

DINA BOLUARTE

MINISTERIO DE DEFENSA DEL PERÚ – https://www.flickr.com/photos/ministeriodedefensaperu/54211219388/

È la prima donna a diventare presidente del Perù; è stata in carica dal 2022 al 2025, quando fu rimossa dall’incarico dal Congresso in seguito a una procedura di impeachment.

La destituzione di Dina Boluarte è avvenuta il 10 ottobre 2025, quando il Congresso della Repubblica approvò, con ampia maggioranza, la mozione che dichiarava la presidente della Repubblica colpevole di incapacità morale permanente ai sensi dell’articolo 113 della Costituzione del Perù, con una maggioranza superiore ai due terzi dell’assemblea.

la storia riportata — che segue — è nel link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Dina_Boluarte

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Gigi Proietti e Renzo Arbore cantano “Ma come fanno i marinai” – — 1979 — RAI

 

 

RAI 

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video, 9 min. ca — LAURA CANALI, GUAM, L’ISOLA NEL PACIFICO .. LIMES 06 maggio 2025 — FOTO DELL’ISOLA DI GUAM ( MARIANNE — SUD-EST ASIATICO ) DA GETTY IMAGES / link sotto

 

 

 

 

 

LAURA CANALI 

Guam, l’isola Usa nel Pacifico più vicina a Tokyo che a Los Angeles

La rubrica “Le mappe parlanti” di Laura Canali per scoprire tutti i dettagli delle cartine. Questa puntata è dedicata a Guam, l’isola americana nel Pacifico più vicina a Tokyo che a Los Angeles.

 

 

apri qui — IL RACCONTO DI LAURA CANALI SULL’ISOLA DI GUAM

VIDEO, 9 min. ca

https://www.limesonline.com/rubriche/mappe-parlanti/guam-l-isola-usa-nel-pacifico-piu-vicina-a-tokyo-che-a-los-angeles-19125290/

 

 

 

 

LE FOTO SONO TUTTE DI GETTY IMAGES:
https://www.gettyimages.it/search/2/image?page=4&phrase=guam%20island&sort=best&license=rf%2Crm

 

 

 

 

 

GUAM, UNITED STATES – FEBRUARY 2015: (SOUTH AFRICA OUT): The Island of Guam, located in the North Pacific Ocean and an unincorporated United States territory on February 10, 2015 in Guam, United States. (Photo by USGS/NASA Landsat data/Orbital Horizon Gallo Images/Getty Images)

 

Guam (/ˈɡwam/), in lingua chamorro Guåhan, è un territorio non incorporato degli Stati Uniti d’America, incluso nella lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi. Si tratta di un’isola dell’Oceano Pacifico occidentale, la più grande e meridionale delle Marianne.

I suoi abitanti sono in massima parte chamorro, che la popolano da circa 3 500 anni. La capitale è Hagåtña.

 

 

 

TESTO E IMMAGINE DA:  WIKIPEDIA
Localizzazione : Sud – Est  Asiatico

 

 

 

 

*** CHAMORRO

Si ritiene che i Chamorro siano giunti nelle Isole Marianne dal sud-est asiatico circa nel 2000 a.C.


Una famiglia Chamorro nel 1915 circa
Ryuzo Torii(1870-1953)

 

DA : WIKIPEDIA — POPOLO CHAMORRO

 

I Chamorro nel 1600
Zykasaa – Opera propria

La foto sopra da: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Chamorro_people?uselang=it#/media/File:Chamorros_in_1600s.jpg

 

 

 

 

IMMAGINI DELL’ISOLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bougainvillea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palm tree and sky

 

 

 

 

 

Coconut Palms at Asan Beach, Guam. Early HDR image using wide-angle lens depicting a palm dotted park on the tropical isle with blue sky.

 

 

 

 

Peacock Flower

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Donne — uomini — o persone ? – chiara – un po’ antica e un po’ di oggi

 

 

*** vedere gli altri in quanto persone significa non vederli come strumenti di qualcosa che possiamo ottenere tramite loro, ma come ” fini ” dice Kant ossia qualcosa di valore in sé. La stessa cosa vale per noi ( questa per molti, soprattutto donne, è più difficile da mettere in pratica a causa del modo in cui sono stati educate/i. )

Ho trovato la  frase dell’autore che è senza dubbio più chiara:

«Agisci in modo da trattare sempre l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre come un fine, e mai come un mezzo. ”

O detto in un’altra forma più astratta e generale  : ”  “agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale” – a partire dalle stesse condizioni.

Diciamo che queste altissime norme sono possibili da attuare  se noi non avessimo una storia alle spalle che ci condiziona: man mano che procediamo nella vita siamo sempre meno liberi e  sempre  più il frutto di quello che abbiamo vissuto. Comunque quella di Kant è una legge ideale, così penso, da tenere come riferimento nell’agire, sapendo anche che non potremo attuarla mai nella sua pienezza.

Questi principi che,  comunque sia oggi, pur bagnati di sangue, non rinunciano ad essere, con Il Vangelo, una delle vette più alte– moralmente parlando — del famoso  ” Occidente “, a mio parere, possono rimanere custoditi nel nostro cuore, di chi crede e pratica, anche con il ” derocco ” che abbiamo davanti;  e messi– sembrerà un’ ingiuria-  accanto alle famosissime e, queste sì, purtroppo altamente ” di moda “, parlo delle tecniche,  frutto della creatività e studio dell’uomo..  come sono i droni che ammazzano  bambini  e adulti – con una specie di telecomando

 

 

 

 

 

[audio:https://www.neldeliriononeromaisola.it/wp-content/uploads/2011/07/ALFRED-BRENDEL-Moonlight-Sonata-1st-mvt.mp3|titles=ALFRED BRENDEL – Moonlight Sonata (1st mvt)]

 

 

 

 

 

mario bardelli, una donna

 

 

Questo titolo è una sfida e una riflessione sia per voi che per me, e per me lo è da un numero infinito di anni, addirittura dalla mia nascita, quando i miei mi hanno accolto a braccia aperte,  molto delusi perché da nove mesi aspettavano un maschio. Avendo, i miei, nomi pronti solo maschili, sotto le bombe (era luglio del ’44),  hanno finito per darmi lo stesso nome di mia madre ( sono una copia senza un nome proprio.. così pensavo! ). Inoltre mi vestivano- io più che d’accordo – solo da maschio.
Infatti, non credo di essere diventata mai una donna.

 

Mettendomi a scrivere, però, ho scoperto di non saper neanche iniziare…neanche una parola, forse perché è un momento familiare lacerante, che mi fa dire, naturalmente, a me stessa ( vivo tra sordi ): “io me ne voglio andare”.
Questo, credo, sia un periodo di trasformazione profonda..
C’è una maledizione cinese, sempre citata da Donatella, che dice: “Ti auguro di vivere in tempi interessanti!”

 

Questo blocco così strano a scrivere (come non avessi mai conosciuto un uomo e una donna), mi ha obbligato ad indagarmi dentro (cosa, in me,  quasi “automatica” per i lunghissimi anni di analisi –necessari, insieme ai farmaci, per guarire da una malattia mentale e -ma solo adesso mi viene in mente –cominciato molto prima, intorno alla fine della prima media, quando ho iniziato a fare per iscritto ” meditazione cristiana “– ho  ancora il diario ! —

 

Riprendendo il filo strappato- dicevo,  perché questo indagarmi dentro, che amo chiamare “tu ed me” – come diceva mia mamma quando stavamo insieme- , è stato per me oggetto di  continua osservazione fin da molto piccola (per es. avevo in casa, alla sera, due genitori in lite per il lavoro, che sopportavo solo attaccando l’orecchio, e anche me stessa, alla radio; c’erano poi le varie famiglie dove stazionavo…che osservavo con molta attenzione fino ad arrivare ad essere parte della stessa).  Alla mia età, ho obbligatoriamente raccolto un’infinità di dati, dai quali, ho tratto lentamente qualche riflessione.

 

Dati e riflessioni li  ho man mano confrontati con altri, donne e uomini, ma confesso che mi è stato più facile farmi capire dalle donne. Come si deve  dire?  Uniformità di “genere”?
La verità è che non abbiamo un linguaggio (parlo di me, ma…) per parlare con gli uomini e farci capire: noi non l’abbiano, e neanche loro. Avere un linguaggio comune sarebbe lo strumento necessario, quel “sine qua non” per ogni trasformazione dei rapporti.

 

Tornando alla mia testa vuota-vuota,  sapendo che un blocco emotivo non si elimina per forza di volontà, e, men che meno, di pensiero, ho deciso, a questa storia tutta (al blocco / al tema) di girovagargli intorno, mentre aspetterei..  il vostro aiuto: mi limito perciò a pubblicare qualche storiella alla buona, se pur veritiera, come quella che segue.

 

 

 

 

Amália Rodrigues – É OU NÃO É (1972).

 

 

L’altra sera stavamo uscendo dalla pizza Mario ed io con due vecchissimi amici,  Samuele e Sara, non sono ebrei, sono solo due nomi che mi piacciono.

 

Subito fuori, dopo due passi,  il marito si ferma.. forse ha visto  la moglie camminare in modo strano, non lo so, e mormora qualcosa tra sé: ha la testa bassa ed è un po’ risentito,  ma non troppo perché è un gran pacioccone.

 

Lo è in sostanza, ma sotto rustiche maniere, artisticamente corrette dalle mani  grassocce che fanno un balletto, mentre parla, come fossero farfalle sui fiori.. tanto che si capirebbe tutto anche senza la voce, che, del resto, così rauca e catarrosa (fuma Gitanes) disturba  sia il balletto che l’ascolto. Se avete il gusto dell’orrido, per sentire questo suono come fosse vicino alle vostre orecchie, dovete pensare ad un basso russo, di quelli classici, antichi, che ha preso una grave bronchite…e una polmonite!

 

 

 

bardelli

 

una parentesi per fare con voi due chiacchiere sul quadro.

 

Posso confermare, come vedete chiaramente da soli, che queste sono due sedie: e confesso che lo sono anche per me, sedie fantasiose, forse,  ma autentiche sedie.

Invece ve le mostro  per suggerirvi un fantasioso ritratto della coppia  di cui sto raccontando.

Sono i colori, l’allegria,  la spensieratezza, e l’incoscienza così tipica delle sedie, i giochi di luce, e quel modo di tenersi appiccicati…e di diventare ogni giorno più simili tra loro..?

Una novità, questa, dei miei amici, che è degli ultimi anni.. in cui, forse, loro ancora così “giovani”, cominciano ad intravvedere la vecchiaia e i suoi acciacchi..?

O semplicemente hanno imparato a volersi bene, in questi quarantacinque anni di vita comune, come nel periodo dell’innamoramento non era stato possibile..? Troppo forte l’illusione, la proiezione dei nostri desideri più profondi sull’altro?

Tornando “alla mia coppia di sedie”, la vedo maturata emotivamente  rispetto ad anni fa (li frequento da oltre 40 anni), proprio come i fichi, in questo fine d’agosto, qui nella Riviera di Ponente, già belli sgonfiotti come del resto sono loro, Sam e Sara, ma ancora  un po’ verdi su quegli alberi che vedete all’ombra…fichi un po’ verdi, ma solo per dire, e loro  lo sanno molto bene, che hanno ancora molto sale.. insieme a Peynet da mettere sotto i denti!

Il mio è prima di tutto un augurio.

Sara, poi, lo sa cosi tanto che, da secoli, sostiene che bisognerebbe vivere almeno mille anni per tutto quello che c’è da imparare.

Ma tornando al mio “vino buono che migliora col tempo”, sarà invece che accettino (cosa molto difficile per la nostra mente, qui, ” occidentale  ci sta) di “sentire il bisogno” e la relativa “dipendenza” l’uno dall’altro (pur essendo sufficientemente autonomi)?

Tanti punti interrogativi, ma, come sapete, la realtà non dico sia inconoscibile, ma…quasi. Naturalmente per me.

 

 

 

 

Loro sono una coppia tipica degli  anni Sessanta (pubblico sopra un loro ritratto di Peynet di quando, a vent’anni, si sono conosciuti): vengono entrambi da famiglie di sinistra, sono cresciuti insieme facendo politica nella scuola e nel sindacato, e amorosamente insieme sono invecchiati , come tanti di noi:  non dimenticando, questo è certo, ma “annebbiando” un poco i grandi ideali  allora diffusi in quasi tutto il mondo:  tra tutti questi scelgo, dato l’argomento,  “l’uguaglianza tra uomini e donne”, di cui allora si faceva un gran parlare, come e più di oggi, ma il ruolo della ragazza del ’68 era, esclusivamente o soprattutto, fare “l’angelo del ciclostile” ( una battuta dell’epoca ), a parte due o tre eccezioni che, a mio parere, sarebbero state tali anche senza il ’68.

Certamente sul rapporto uomo-donna, molte acque, da allora, sono state mosse, nuovi orizzonti si sono affacciati a noi, molto si è modificato che è oggi specialmente evidente nei giovani, ma anche noi vecchie coppie, arrancando arrancando, insomma, facciamo la nostra figura.

Non posso a questo punto tralasciare i femminicidi. Donne, martiri di una generazione che lotta per la libertà di esistere,  e uomini, che spesso si suicidano, che pagano anche loro ( dalla parte dei carnefici ) i principi e le idee in cui sono cresciuti,  che — anche se tante vette della nostra cultura  disprezzano quello che dirò- caratterizzano ancora la nostra società come patriarcale. Basta pensare, oltre agli omicidi, alle differenze sul lavoro e sulla vita di una donna  in casa – lavoro e figli e cura degli anziani di uno e dell’altro.

 

Segue una  minuscola spiega storica un po’ ignorante – solo per dare un contesto – che ovviamente si può saltare o correggere, meglio.

A partire dagli anni Ottanta, quando  il terrorismo, pur sconfitto, ci ha lasciato in mezzo  a tante macerie (anche dentro); quando la globalizzazione (una riorganizzazione della società capitalista per far fronte alla crisi del petrolio ’73) comincia a diffondersi per il mondo e le soluzione di Reagan e della Thatcher si stanno imponendo a tutta l’Europa..; l’ideologia dell’individualismo  ogni giorno più egemone (siamo nel ’90, quando arriva anche il computer di massa, che rende effettiva la globalizzazione e, segna anche, una specie di trionfo dell’individualizzazione ),  il consumismo che, attraverso i media, ha imposto un modello di essere umano di successo; e l’idea che finalmente tutti potevamo “arrampicarci” lassù tra i vincenti.. e soprattutto il trionfo del principio che “il fine è quello che conta, bada solo a quello, il come, non ti riguarda”…oppure, pensando alle persone: ” vestiamoci solo di ruoli, che ci facciano apparire elegantissimi e affascinanti” (negli anni Novanta “l’apparire è l’essere”, come mi ha detto una volta mia sorella seriamente,  o, dicendo la stessa cosa, è ” lo spettacolo che deve  trionfare” ),  “gli altri sono oggetti che ci aiutano ad arrivare al nostro obbiettivo. I rapporti personali sono un gran dispendio di energie che allunga tremendamente le cose”.

Si comincia sul lavoro…e poi ci si abitua all’estrema comodità di non spendere niente di noi: accumuliamo anche quello.. proprio come l’avaro che vuole solo vedere il suo mucchio crescere. Qui crescono ( solo in apparenza ) le nostre energie.

 

Ma nella storia che abbiamo vissuto noi c’era dell’altro: sconfitto il comunismo in Russia alla fine degli anni Ottanta (1991) e caduto il muro di Berlino (1990), tra le tante cose che abbiamo capito ce n’era una molto semplice, ma fondamentale:

le persone devono cambiare insieme all’ambiente, non basta cambiare l’economia e i rapporti sociali.

Non possiamo dilungarci, ma il marxismo che è arrivato in Russia, era un’interpretazione positivistica di Marx, anche se veniva chiamato “dialettico”.  . Questo è anche il marxismo che è arrivato in Italia tramite Togliatti e altri. La soggettività (cui invece  Gramsci – che era in galera – teneva tanto,  stabilendo un reciproco rapporto tra economia e pensiero o cultura),  schematizzando al massimo, era assente.
Un’indiretta conferma anche se non fondamentale : l’ostilità del partito comunista alla psicologia in genere, che non fosse ” sperimentale”, e alla psicoanalisi in particolare. 

 

In quegli anni,  Ottanta-Novanta, un po’ il compito di “ricostruire” sembrava al di sopra delle nostre forze, un po’ si stava scoprendo “il privato”, ci siamo chiusi nelle nostre casette e ci siamo dedicati prevalentemente ai rapporti e alla famiglia, all’educazione dei figli, credendo, almeno lì, “nel piccolo”, di poter modificare qualcosa.

 

In conclusione: la storia è stata più forte degli esseri umani, soprattutto perché è riuscita a sbriciolare la solidarietà che legava tanta gente diversa trasformandola in un pulviscolo insignificante fortemente individualizzato e con molta forza.

 

Forse, di quel periodo movimentista e movimentato (parlo solo fino al ’76, perché a gennaio del ’77, mi sono trasferita in Brasile, come  ho già  detto) solo “il movimento delle donne” è stato erede dei famosi anni infuocati perché ha tenuto i contatti tra i vari gruppi e sempre con attitudine di ricerca è passato attraverso esperienze diverse con una costante voglia di cambiamento radicale.

 

Passate parecchie stagioni della politica, il movimento delle donne, come un fiume carsico (questa metafora è un must), che scorrendo sottoterra subisce continue modificazioni, con felicità e grande sorpresa per tutti, è finalmente venuto alla luce il 13 febbraio di quest’anno, assumendo caratteristiche che io, data la totale ignoranza che ho sempre avuto del movimento femminista (non me ne vanto, ma non ero d’accordo con l’impostazione nel rapporto uomo-donna), non avrei saputo neanche immaginare:  dal numero e l’allegria delle donne in piazza in tutta Italia  alla tanto declinata, specie in TV, “trasversalità”.

 

striscione: “senza la libertà delle donna non c’è civiltà”
Molto bello. Siamo ad Imperia, come ho detto, il 13 febbraio– di molti anni fa.

*** guardando davanti alla vostra sinistra vedete, ma girata, Donatella, la nostra Donatella che tiene con le mani lo striscione e grida ( ma dall’altra parte.. ) : ” Senza la libertà della donna non c’è civiltà ” !|

 

 

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una parola al giorno.it – 28 dicembre 2022 :: ” Apotropaico ” — dalla dotta Donatella ! + altro + altro / testo in fondo

 

 

 

 

una parola al giorno.it – 28 dicembre 2022
https://unaparolaalgiorno.it/significato/apotropaico

 

il testo dal link è verso il fondo, anche se interessante..

 

Apotropaico
a-po-tro-pà-i-co

 

 

SIGNIFICATO:  Di oggetti, atti, formule dalla carica magica capace di allontanare gli influssi malefici

 

ETIMOLOGIA dal greco apotrópaios ‘che allontana’, da apotrépein ‘stornare’, derivato di trépein ‘allontanare’ col prefisso apó- ‘da’.

 

Apotropaica era ad esempio la funzione del Lamassu, statua con un corpo di toro alato e dal volto umano che veniva posta alle porte di Babilonia.

I lamassu sono dèi e spiriti daemonici ( vedi sotto ) che incarnano in sé tutto lo spettro divino e ricoprono perciò diverse funzioni. Nel loro ruolo di guardiani, proteggono le entrate e le stanze di case, palazzi, templi, città e luoghi sacri, svolgendo funzione apotropaica per allontanare le forze e le presenze ostili.  Il lamassu viene raffigurato come un essere ibrido alato androcefalo dal corpo di toro e leone, le ali rapaci d’aquila e la testa umana, oppure come un toro alato taurocefalo.

 

daemonio  ( lat. tardo-  da cui ” demone ” )–spirito o demone-
Oggi questa parola è il titolo di diverse opere artistiche, libri e film (è di moda )

 

 

I due aladlammû  ( noti anche come Lamassu ) di Serse I nella Porta di tutte le NazioniPersepoli.
Alireza Javaheri

https://it.wikipedia.org/wiki/Lamassu#/media/File:Iran_-_Persepolis_-_Takhte_Jamshid_-_The_Gate_of_all_Nations_-_panoramio.jpg

 

 

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Napoli. Personaggio pittoresco facente parte della scena napoletana di metà XX secolo: armato di un corno rosso e di un barattolo in cui fuma dell’incenso, toglieva il malocchio o scacciava la malasorte tanto ai negozi quanto alle persone, pronunciando parole o formule di scongiuro ( (p. es. “Sciò sciò ciucciuè!” oppure “Aglio e fravaglio fattura ca nun cuaglia, corna e bicorna capa alice e capa d’aglio.”), chiedendo poi uno spicciolo per il suo servizio.

 

 

 

 

Testa di marmo di aladlammû del Palazzo Vecchio di Aššur, 800-700 a.C., Museum of the Ancient Orient di Istanbul.
Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) – Opera propria

 

 

 

**************

 

nota:

MUSEO DELL’ANTICO ORIENTE DI ISTANBUL

 

 

Il Museo dell’Antico Oriente (in turco Eski Şark Eserleri Müzesi) è un museo di Istanbul e fa parte del gruppo dei Musei Archeologici di Istanbul, situato proprio di fronte all’edificio principale del Museo Archeologico.  Il museo è ospitato nell’antico Collegio di Belle Arti (Sanâyi-i Nefîse Mektebi), commissionato da Osman Hamdi Bey nel 1883 ed è stato istituito nel 1935.

( link sotto )

 

İstanbul – Sanayi-i Nefise Mektebi (Mimar Sinan University) r2 – Mar 2013

 

 

Statua di Lugal-dalu, re di Abad, antica città sumera e, poi, babilonese;   la statua sembra essere datata intorno al 2500 a C., il tempo in cui è vissuto il re–
”  la città di Adab era antichissima e sarebbe stata la sede dell’8a dinastia dopo il diluvio. ” ( Treccani )
Mark Ahsmann –

da:  https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_dell%27Antico_Oriente#/media/File:%C4%B0stanbul_-_Sanayi-i_Nefise_Mektebi_(Mimar_Sinan_G%C3%BCzel_Sanatlar_%C3%9Cniversitesi)_r2_-_Mart_2013.JPG

 

 

 

DETTAGLIO SULLA SPALLA

File:Dettaglio della statua sumera di Lugaldalu.JPG

dettaglio della statua sumera del re di Adan, Lugaldalu.
Autore–  Ficatus

 

L’iscrizione  ( la scrittura cuneiforme è arcaica e primitiva  ) sulla spalla della statua la presenta come il “Re di Adab” e si afferma che la statua fosse dedicata a E-shar, il tempio del dio principale di Adab. Lugaldalu, che non era menzionato nelle liste dei re sumeri, si pensa fosse un governatore di Adab intorno alla metà del III millennio a.C. Questa è una delle statue dei “vice-sacerdoti” collocate nei templi secondo la credenza sumera. Queste statue continuavano a esprimere gratitudine al dio per conto delle persone che rappresentavano, anche quando si trovavano fuori dal tempio.

DA : https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Detail_of_the_Sumerian_statue_of_Lugaldalu.JPG

 

 

 

 

UN’ULTIMA CURIOSITA’ DAL MUSEO ARCHEOLOGICO DI  ISTANBUL

 

 

File:Istanbul - Museo archeologico - Mostra sul colore nell'antichità 04 - Foto G. Dall'Orto 28-5-2006.jpg

Istanbul – Museo archeologico – Mostra sul colore nell’antichità

  • una ricostruzione policroma dell’aspetto originale di un leone arcaico greco, risalente a circa il 570-560 a.C..
  • L’originale è scolpito in calcare ed è custodito presso la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.
  • La riproduzione in gesso mostra i vivaci colori originali, inclusa la criniera blu brillante, per illustrare che le sculture antiche non erano solo in marmo bianco.

 

DA :

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Istanbul_-_Museo_archeologico_-_Mostra_sul_colore_nell’antichit%C3%A0_04_-_Foto_G._Dall’Orto_28-5-2006.jpg

 

 

 

SE VOLETE GUARDIAMO UN ALTRO OGGETTO ANTICO APOTROPAICO: 

 

POIANA COŢOFENEŞTI– Romania

 

Località della Romania a circa 90 km a N-NE di Bucarest, dove nel 1928 fu trovato per caso un elmo d’oro, entrato nelle collezioni del Museo Nazionale di Antichità di Bucarest nel 1929.

Coțofănești è un comune della Romania di 3 297 abitanti, ubicato nel distretto di Bacău, nella regione storica della Moldavia.

 

Parohia ,,Sfântul Gheorghe'' Coțofănești | Cotofanesti

La parrocchia di  Coțofănești

 

 

immagine del paese –

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

Altare della Parrocchia

 

dal Facebookhttps://www.facebook.com/p/Parohia-Sf%C3%A2ntul-Gheorghe-Co%C8%9Bof%C4%83ne%C8%99ti-100084041207176/

 

 

 

 

L’ elmo d’oro di Coțofenești

 

 

 

 

DI FRONTE

Sul frontale, molto alto, sono stati ricavati due occhi apotropaici, mentre ognuna delle paragnatidi ( parte dell’elmo che custodiva le guance — nella foto non le vediamo ) è decorata da una scena di sacrificio: un personaggio vestito di una cotta di maglia (?) con un elmo appuntito in testa e sulle spalle un mantello svolazzante, tiene nella mano destra un pugnale in atto di uccidere un ariete inginocchiato, di cui afferra il muso pressando a terra l’animale col piede poggiato sul dorso ( Treccani in cui segue altro ).

 

 

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DI LATO

 

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RETRO

 

– Fotografato dall’utente:CristianChirita 

 

 

Si tratta del – L’ elmo d’oro di Coțofenești  è un elmo geto – daco risalente alla prima metà del IV secolo a.C.– ( *** mi par di capire che questa parte è stata messa in discussione anche se non risolta– vedi Treccani / link sopra  )

Nel 1929, un bambino di nome Traian Simion scoprì per caso l’elmo nel territorio del villaggio di Poiana Coțofenești   ( ora chiamato Poiana Vărbilău ), contea di Prahova , Romania.   Il team di archeologi ha notato che l’elmo non faceva parte di un tesoro d’oro o di una tomba, ma faceva parte di un insediamento geto-daco locale di La Tène Gli archeologi hanno concluso che l’elmo era un ritrovamento vagante, poiché sono stati trovati solo pochi frammenti di ceramica di Hallstatt, alcuni dei quali ruotati. L’elmo è conservato al Museo Nazionale di Storia della Romania.

Pesante quasi un chilogrammo, l’elmo d’oro è molto ben conservato, manca solo la parte della calotta cranica.

 

da : https://en.wikipedia.org/wiki/Helmet_of_Co%C8%9Bofene%C8%99ti

 

SEMINARA ( REGGIO CALABRIA  )

 

” Maschera Apotropaica Linguaccia” in ceramica di Seminara ( città metropol. di Reggio Calabria )  realizzata dal Maestro ceramista Enzo Ferraro.
Misure: cm 22 x cm 22 ”
https://pizzimenti.it/prodotto/maschera-apotropaica-linguaccia-in-ceramica-di-seminara/

nota : 

a Seminara c’è il Museo delle Ceramiche della Calabria:

Museo delle Ceramiche di Calabria / LINK

 

 

Castello famiglia nobiliare “Mezzatesta”, Seminara– Palazzo Mezzatesta

 

Ceramica tradizionale di Seminara

 

da : https://it.wikipedia.org/wiki/Seminara#/media/File:Ceramica_di_Seminara.jpg

 

 

**********

 

FINALMENTE IL TESTO DEL TITOLO !

 

SEGUE DA UNA PAROLA AL GIORNO:: 

APOTROPAICO

 

 

Questa parola ci mette in contatto con uno stadio di credenze antico, radicatissimo e infestante, che si è semplicemente avviticchiato alle religioni e ai paradigmi di credenze successivi. Sono credenze che leggono nella nostra esperienza del mondo un continuo dardeggiare di influssi maligni, vere e proprie gragnole scagliate da enti naturali e sovrannaturali che ci portano male e arrivano da ogni parte. Secondo questa chiave di lettura della realtà, ogni bene, ogni fortuna che si manifesta ha una sua fragilità — e questo in effetti è un dato che non si può sconfessare — perciò serve una protezione magica speciale per allontanare, deflettere questi influssi.

Ora, questo modo di pensare non è frutto di una cultura specifica: è praticamente universale. Però culture diverse hanno trovato modi diversi di compiere questi allontanamenti (apotrépo è proprio ‘stornare, allontanare’).

Noi, come gesti apotropaici, facciamo le corna, attacchiamo ferri di cavallo, fino a qualche tempo fa sputavamo per scacciare il diavolo, facevamo pernacchie e linguacce — e mostrare la croce non serve solo a tener lontani i vampiri; conosciamo risposte e formule da dire per scongiurare prospettive indesiderabili, o perfino qualche formula di guarigione; abbiamo una certa consuetudine con scope di saggina inchiodate al muro esterno della casa, e con amuleti e talismani a forma di viso, di occhio — minor fortuna hanno invece avuto da noi quelli a forma di fallo, anche se il loro antico nome ha portato il significato al fascino stesso. Ce ne sono poi di meno ovvi, pratiche desuete come il murare nelle pareti delle case scarpe e oggetti con iscrizioni, o dare nomi che tengano lontano il male alludendo a condizioni desiderate, o al loro contrario.

Il termine ‘apotropaico’ ha il potere stupendo di significare questa sterminata galassia di usi contro demoni e malocchi appartenendo a un registro elevato, distaccato. Da prestito dotto novecentesco (non ha cent’anni), riesce a collocare questi usi in una lettura antropologica, a prenderli per quello che sono, da un lato senza involgersi in giudizi sprezzanti, dall’altro coprendo anche la volgarità che a volte li caratterizza — un passo fuori dal loro paradigma. Dire che l’amica, alla nostra previsione, ha fatto un gesto apotropaico, o che l’amico ha sempre pronta qualche formula apotropaica ogni volta che è in ballo un esito incerto, lascia un simpatico spazio di non detto, lasciato all’immaginazione con un esito perfino comico.

Cosa che il sinonimo ‘scaramantico’ realizza con minor efficacia, perché meno aulico e distante: il termine ‘scaramanzia’ (come si può annusare sentendo quell’elemento –manzia, che ci parla puntualmente di pratiche magiche) è un’alterazione popolare di gramanzìa, a sua volta deformazione di negromanzia, in un’ottica di partecipazione allo scambio magico.

Insomma, l’apotropaico è una parola importante perché descrive tanto di tante culture, ma anche perché si rivela un grimaldello versatile per presentare certi tratti in maniera pulita, scanzonata, efficace.

Testo originale pubblicato suhttps://unaparolaalgiorno.it/significato/apotropaico

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VIENI O MAGGIO – CANTA PARDO FORNACIARI–+ una sua opera di storia della cultura, assai interessante.

 

 

 

VIENI O MAGGIO – CANTA PARDO FORNACIARI

 

 

 

L’Inno del Primo Maggio, chiamato anche Vieni o maggio o Canzone del maggio, è un canto anarchico e socialista, scritto da Pietro Gori sulla melodia del Va, pensiero, il coro del Nabucco di Giuseppe Verdi.

 

 

TESTO

Vieni o Maggio t’aspettan le genti

ti salutano i liberi cuori

dolce Pasqua dei lavoratori

vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze

al gran verde che il frutto matura

a la vasta ideal fioritura

in cui freme il lucente avvenir

Disertate o falangi di schiavi

dai cantieri da l’arse officine

via dai campi su da le marine

tregua tregua all’eterno sudor!

Innalziamo le mani incallite

e sian fascio di forze fecondo

noi vogliamo redimere il mondo

dai tiranni de l’ozio e de l’or

Giovinezze dolori ideali

primavere dal fascino arcano

verde maggio del genere umano

date ai petti il coraggio e la fè

Date fiori ai ribelli caduti

collo sguardo rivolto all’aurora

al gagliardo che lotta e lavora

al veggente poeta che muor!

 

 

storia:

Gori la scrisse nel 1892, nel carcere milanese di San Vittore, dove era stato rinchiuso preventivamente: il testo fu scritto in prossimità del mese di maggio, per celebrare i Fasci siciliani (cui probabilmente si fa riferimento nel testo del canto). Lo definì “bozzetto drammatico in un atto” col titolo di “Primo Maggio”; avrebbe riscosso subito successo, specialmente fra gli immigrati italiani negli Stati Uniti dove Gori andò più tardi.

A Paterson, il luogo più frequentato dagli anarchici americani (anche Gaetano Bresci visse lì) Gori rappresentò il bozzetto anche come attore, e così fece in molte altre città, tra cui Chicago, dove il primo maggio si ricordavano appunto i cinque anarchici impiccati, in seguito alla rivolta seguita allo sciopero organizzato per ottenere la giornata lavorativa di otto ore.

 I versi finali furono incisi, con altre epigrafi, sul cippo commemorativo di Felice Cascione (partigiano comunista autore di Fischia il vento) ad Alto, in località Fontane: date fiori al ribelle caduto / con lo sguardo rivolto all’aurora / al vegliardo che lotta e lavora / al veggente poeta che muor. L’ultimo verso è un riferimento probabile a Goffredo Mameli, il patriota e poeta autore dell’inno nazionale italiano, qui celebrato da Gori come un combattente per la libertà (cadde per difendere la Repubblica Romana del 1849

 

 

 

QUALCOSA SU PARDO FORNACIARI

 

 

foto e testo da Il Vernacoliere

 

 

Paolo Edoardo (Pardo) Fornaciari, livornese del ’48, ama dividere la sua attenzione tra edizioni critiche di testi medievali e ricerche sul canto popolare. Nel primo campo ha all’attivo varie pubblicazioni: la Parafrasi della Repubblica platonica di Averroé, edita per Olschki, il De astrolabio di Andalone di Negro, edita per il Comune di Livorno, mentre per Mimesis ha pubblicato in due volumi le Conclusiones cabalisticae, magicae, hermeticae, orficae di Giovanni Pico della Mirandola; per le Edizioni del Galluzzo la Apologia, sempre di Giovanni Pico della Mirandola, prima edizione critica, completa di traduzione, realizzata a 500 anni dalla stesura. Ha inoltre al suo attivo numerosi articoli di storia e filologia su riviste specialistiche italiane ed internazionali. Quanto al canto popolare ha pubblicato un saggio sulla cultura giudeolivornese, Fate onore al bel Purim (illustrato da rare testimonianze canore raccolte sul campo) ed il libro ritrovato Gli Ebrei venuti a Livorno di Raffaello Ascoli. Ha al suo attivo anche l’incisione di diversi CD in cui ha interpretato canti del Risorgimento toscano (Livorno ribelle), dell’innodia del mondo del lavoro (Fate largo quando passa la Brigata Garibaldi) e dell’epopea marinaresca (Canti del Mare). Oltre ad aver tradotto Georges Brassens in livornese (ascoltabile nel CD Porci Poveracci e vecchi malvissuti) compone ballate e canzoni, che ha presentato in varie occasioni, anche internazionali, come il festival messicano Encuentro de Decimistas y Versadores de Latin America di San Luis Potosì nel 2003, il francese Festival Brassens di Vaison-la-Romaine nel 2004, con il chitarrista Marzio Matteoli, per finire col Cubadisco internacional, di La Habana, Cuba, nel 2010. Nel 2012 ha fondato il Coro Garibaldi d’Assalto col quale nel 2024 ha concorso alle celebrazioni del centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti.

 

 

nel link sotto, c’è un’intervista all’autore sul libro che è interessante

LETTURE.ORG 

 

MIMESIS 2025

Paolo Edoardo (Pardo) Fornaciari

“Quante volte, figliuolo?”

I fantasmi dell’immaginario sessuale ecclesiastico attraverso 500 anni di Manuali per i Confessori

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” Restiamo umani anche quando intorno a noi l’umanità pare che si perda ” ( Vittorio Arrigoni )– FRANCESCO OTTONELLO, 28 LUGLIO 2025 – Appello da Gaza alla cultura italiana: una voce per il poeta Haidar al-Ghazali

 

 

 

 

DONATELLA – 6 luglio 2026

 

L’umanità sanguina,
ma tutto continua
come prima.

L’uomo delle caverne
continua a uccidere
nell’indifferenza
generale.

Io continuo a spolverare i miei mobili
mentre a due passi da me
l’umanità muore.

Quante ricchezza di vite
umane
vogliamo sperperare?
Forse tutte, mentre ci guidano
gli assassini.

Non alziamo un dito contro questi mostri,
ma verrà il tempo
anche per noi.

Gli assassini non si fermano,
perché devono bere il sangue
dei fratelli per
poter sopravvivere.

 

 

 

 

 

Vittorio Arrigoni

 

Appello da Gaza alla cultura italiana: una voce per il poeta Haidar al-Ghazali

 

Francesco Ottonello - Università degli Studi di Bergamo ...

(Cagliari, 1993) è laureato in Lettere Classiche all’Università di Cagliari e in Lettere Moderne all’Università di Milano. Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università degli Studi di Bergamo..

 

 

Di fronte a tutto quello che sta accadendo, denunciato dal report di Francesca Albanese per le Nazioni Unite, non è più possibile restare in silenzio. Chi ha una voce, la usi. Chi scrive, scriva. Chi insegna, insegni la giustizia.

Chi può creare opportunità concrete – borse di studio, residenze letterarie, progetti di accoglienza e formazione – lo faccia ora. Questo articolo chiama in causa voi, lettori, poeti, intellettuali, scrittori, accademici, e chiunque abbia una voce e il potere anche minimo di fare qualcosa.

Si tratta di difendere ciò che resta umano nell’umano: il diritto a un futuro, alla parola, alla dignità. Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare che si perda, come diceva Vittorio Arrigoni.

 

Riportiamo qui la traduzione dall’inglese delle parole che Haidar al-Ghazali mi ha indirizzato personalmente affinché venissero diffuse tra la comunità culturale italiana. Esse sono tratte da un vocale, che riproduciamo con il suo consenso, e da cui si possono sentire i rombi degli aerei che sorvolano Gaza, intervallando la sua voce…

 

 

 

Ciao amico mio, grazie per il tuo interesse. Apprezzo tutto ciò che stai cercando di fare. Sì, puoi pubblicare questo sul tuo sito web. Penso che possa essere utile.
Vorrei ottenere una borsa di studio per studiare all’estero. Sai, tutte le università di Gaza sono state distrutte — completamente rase al suolo — a causa del genocidio. Il mio percorso di apprendimento si è interrotto quando è cominciato questo genocidio. Perciò vorrei ricevere una borsa di studio per studiare all’estero. Suggerisco anche di cercare un programma di residenza letteraria. Io sarei disponibile e penso che potrebbe essere utile anche come possibilità di evacuazione da questo massacro.
Viviamo in una situazione orribile — nella carestia, nella fame. E non riesco a credere che io stia vivendo davvero tutto questo. Sai, la situazione è insostenibile. Ottenere una borsa di studio o una residenza letteraria sarebbe utile per avere una possibilità di fuggire da questo massacro.

 

 

 

POESIE DI  HAIDAR AL- GHAZALI ( 2004 )

 

 

Riportami alla mia giovinezza
per un momento
a camminare per le strade
con i due occhi chiusi
affinché non mi sieda adesso
a piangere un’intera città.

 

 

La mia voce, la vostra voce
e il mio sangue, se accresce la vostra rabbia,
ora è vostro.
Insegnate ai vostri figli
che il corpo della terra è uno.

 

[traduzione di Francesco Ottonello]

 

 

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

Il loro grido è la mia voce’, antologia di poesia palestinese, curata da Antonio Bocchinfuso Mario Soldaini e Leonardo Tosti, con traduzioni di Nabil Bey per Fazi. Il titolo riprende uno splendido verso di Haydar al Ghazzali non più promessa ma già stabile presenza nel panorama poetico palestinese.

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "Vatican News @vaticannews_it Mario Soldaini e Leonardo Tosti, due studenti a Lettere e Filosofia alla @SapienzaRoma, hanno donato al #Pa una copia del loro libro " loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza (@FaziEditore, 2025). Il libro ha raccolto 200 mila euro per e attività di @emergency_o _ong a #Gaza £718 61 il il11.551 ៧"

 

 

dal FACEBOOK DI MARIO SOLDAINI
https://www.facebook.com/mariosoldaini

 

 

 

 

Stavo per mettere un boccone di lenticchie in bocca
quando un razzo si è avvicinato al nostro quartiere,
chiudendo la finestra del sole con un mucchio di terra.

E poiché sono un poeta,
sarei sicuramente morto.
Mio padre abbraccia i miei fratelli e mia madre
tra le sue braccia
in un angolo,
e io sto sotto le lastre di zinco e le schegge,
osservando questa scena
per scriverla.

Sono corso verso la strada,
come un bambino,
fino a quando il nostro vicino ha messo la mano di una bambina
sul marciapiede di fronte a me,
quindi non ho distolto lo sguardo,
così ho capito che ero cresciuto.

Tornai a casa,
la polvere del crimine aveva occupato tutto,
e sulla tavola da pranzo
cinque piatti
e quattro cucchiai
e sopra di me un soffitto bucato.

Non ho trovato il mio cucchiaio.

24/10/2023

 

La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane.

25/04/2024

 

L’alfabeto degli universi

Vieni che sistemiamo l’alfabeto degli universi.
Segnerò l’appuntamento sopra le tue colline
e il flauto testimonia
e l’alba testimonia
e le mie barche affondate testimonieranno
che ballerò con la notte invecchiata
e prepareremo universi di poesia,
o fiore di melograno.
Vieni che sistemiamo l’alfabeto degli universi.

Portami sotto le tue palpebre;
perché il mare mi soffoca nella sua vastità
e dormi sui palmi delle mie mani,
la poesia cola dalle tue curve strette come respiri
per gli annegati.

Io sono la fenice, stanca delle storie di cenere
tolgo la mia leggenda ogni notte alla porta di casa,
divento un corvo,
prigioniero del tuo chiarore.
Poni il tuo mantello sul mio petto
e divento un gabbiano di mare o una colomba.
Vieni che sistemiamo l’alfabeto degli universi.

O paese degli affaticati,
perché hai colto l’ultimo fiore del melograno?
Perché ci lasciamo disegnare gli universi sui muri delle barche?
Perché, o paese degli affaticati,
i nostri petti sotto il mare,
sotto i cortei?
Tornerò un giorno dicendo:
quello che non sanno gli annegati
è che se non avessero portato con loro
i loro grandi sogni
tutte le barche non sarebbero affondate.

23/04/2023

 

 

 

 

Oggi
i giovani liberi si sollevano nelle università
e lanciano la loro voce nel vento.
Oggi vediamo cuori sgozzati come i nostri
e piangono per le madri che non hanno trovato tempo
per piangere.
Oggi
i giovani liberi si sollevano nelle università
e non verrà promosso
chi non supererà l’esame di umanità.

Oggi il mondo mostra una certa giustizia,
una certa umanità,
il loro grido è la mia voce
e il loro sangue è il mio
bolle come la mano di una bambina amputata sulla terra.
Siamo un buon mondo,
governato da demoni bianchi
Perché non diventiamo un solo mondo?
Perché non cresciamo insieme?

La mia voce, la vostra voce
e il mio sangue, se accresce la vostra rabbia,
ora è vostro.
Insegnate ai vostri figli
che il corpo della terra è uno,
che i confini della terra sono un’invenzione
e chi non rifiuta di uccidere
sarà ucciso facilmente.
Fermate il fuoco sui nostri petti
fermate il fuoco
perché possiamo seminare
la nostra terra
e nutrirvi.

 

 

 

Haidar al-Ghazali (2004). Poeta di Gaza. Finché gli è stato possibile ha studiato Letteratura inglese e Traduzione. Oggi la sua università è rasa al suolo. Dall’inizio dell’offensiva israeliana racconta l’assedio in versi, scrivendo ogni giorno, come lui stesso dice, «versi che sanguinano». Negli ultimi mesi i suoi testi sono apparsi, anche in traduzione, su diverse riviste. La poesia “I giovani liberi” letta in tutto il mondo nella traduzione “The intifada of the free youth”, e rivolta ai giovani in protesta nelle università occupate, contiene il verso che dà il titolo a questa raccolta. Leggere quotidianamente i suoi diari in versi, cercando di mantenere il contatto nonostante le continue fughe, i lutti e gli sfollamenti ha costituito un lavoro impegnativo e doloroso. Questo libro viene pubblicato nella speranza che un giorno potremo finalmente attraversare il Mediterraneo, noi e il nostro coetaneo al-Ghazali, e parlare di poesia con un passaporto alla pari.

Biografia tratta da “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, cit., pp. 75-76.

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