prima pagina de Il Manifesto di oggi, 11 febbraio 2026 + il Manifesto di oggi, ANDREA COLOMBO, Il modello Meloni sfonda l’argine Ue.Da Strasburgo a Roma. Il pacchetto italiano permetterà di interdire l’ingresso nelle acque territoriali

 

 

 

 

 

IL MANIFESTO 11 febbraio 2026

https://ilmanifesto.it/il-modello-meloni-sfonda-largine-ue

 

Il modello Meloni sfonda l’argine Ue

 

 

La nave di salvataggio dell’ong Ocean Viking foto di Jeremias Gonzalez / Ap

La nave di salvataggio dell’ong Ocean Viking – foto di Jeremias Gonzalez / Ap

 

 

Il ddl Migrazione sarà approvato dal cdm oggi. La nuova lista dei Paesi sicuri è stata approvata dall’Europarlamento ieri. Sincronismo mirabile. I Fratelli brindano e festeggiano. Il resto della maggioranza partecipa alla gioia ma con appena qualche discrezione in più.

Tripudio giustificato: il voto del Parlamento europeo che rende chilometrica la lista dei Paesi sicuri e spalanca le porte per la deportazione nei «Paesi terzi sicuri», sancisce il trionfo della linea durissima sul fronte dell’immigrazione. Quella sponsorizzata dalla premier italiana più che da chiunque altro. Regala anche la base giuridica necessaria per varare il ddl sull’Immigrazione.

 

SARÀ BENE CHE TUTTI, ma il centrosinistra più di ogni altro, inizino a rivedere approcci e strategie che hanno fatto il tempo loro, dopo aver tenuto banco per un paio di decenni. L’Europa non è più la barricata che frenava le politiche più feroci e imponeva almeno un minimo di decenza formale. Quell’Europa è passata dal capolinea al deposito dei mezzi di trasporto smessi. La barricata è stata travolta da un’egemonia della destra più radicale che si è già imposta, in attesa che la politica e i governi nazionali seguano. Come del resto si avviano a fare col passo dell’oca.

Al contrario che in un tempo non lontano, l’Europa è la via traversa che permette di travolgere le residue resistenze nei singoli Paesi. Il caso in questione è esemplare. Il Parlamento di Strasburgo convalida le norme del Migration and Asylum Act sui Paesi sicuri. Rientrano nel pacchetto anche i Paesi da cui provenivano i migranti sbattuti in Albania e rientrati di corsa su disposizione della magistratura proprio perché i Paesi di provenienza di sicuro avevano ben poco: Egitto e Bangladesh. È ancora il meno. D’ora in poi basteranno accordi bilaterali o multilaterali e figurarsi poi se siglati dall’intera Unione per impacchettare i richiedenti asilo, bollarli come inammissibili sul sacro suolo europeo e spedirli nel «paese terzo sicuro» di turno. L’ Albania, il Ruanda…

IL PACCHETTO ITALIANO è armonioso e conseguente. Permetterà di interdire l’ingresso nelle acque territoriali nei casi di «eccezionale pressione migratoria». Va da sé che quando la pressione sia da considerarsi eccezionale lo deciderà il governo. Una volta intercettati nelle acque interdette, grazie a una seconda norma ad hoc, i migranti saranno impacchettati e deportati nei Paesi terzi di cui sopra, dove resteranno rinchiusi in attesa che la loro richiesta sia esaminata. Se respinta torneranno a casa e buona fortuna. Se accettata, cioè se riusciranno a dimostrare che pur provenendo da un Paese promosso a «sicuro» dove si può quel che si vuole il loro caso sfugge a tanta sicurezza, nulla osta a reindirizzarli verso uno dei Paesi terzi col quale sono in vigore accordi: quelli pagati per tenerseli. L’importante è che in Europa non mettano piede. Anzi non vedano neppure le coste.

Certo ci vorranno ancora un po’ di mesi. L’Asylum non entrerà in vigore prima del 12 giugno (nonostante la velocizzazione suggerita dal Parlamento europeo) ed è l’unico motivo per cui il governo, su spinta del Colle, ha deciso di procedere con un ddl invece che col solito decreto. Per una volta c’è tempo e in fondo non si dovrà aspettare troppo. Il muro sarà pronto per l’estate, stagione di «pressioni migratorie eccezionali».

È LA STRATEGIA dell’«esternalizzazione» sulla quale puntava Meloni con l’esperimento albanese, troppo in fretta deriso da un’opposizione italiana abituata appunto a contare sull’Europa se non per ottenere il meglio almeno per evitare il peggio. La leader della destra italiana ha avuto più naso. Ha fiutato in anticipo una corrente gelida che spazza l’Europa e che, se da un lato gonfia le vele dei partiti cugini dei suoi Fratelli, dall’altro colonizza anche le altre forze politiche. Le migliori e più zelanti alleate della «conservatrice» Meloni, in Europa, sono state la presidente della Commissione von der Leyen, popolare, e la premier danese Mette Frederiksen, socialista. È quel che si intende quando si parla di egemonia e per contrastarla non basta appellarsi a questa o quella alta istituzione, la Corte di turno, il Parlamento europeo, i guardiani della Costituzione. Bisogna riuscire a combatterla e a sconfiggerla.

 

 

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

ANSA.IT – 4 febbraio 2026 — Le Marche in maschera, il Carnevale come racconto di comunità. + altro

 

 

 

ANSA.IT  — 4 febbraio 2026
https://www.ansa.it/canale_viaggi/notizie/speciale_turismo/marche/2026/02/04/le-marche-in-maschera-il-carnevale-come-racconto-di-comunita_ed9bff2b-c503-4dec-940a-259f9686d3c6.html

 

 

 

cartina da :Il mio sogno francese.wordpress.com
https://ilmiosognofrancese.wordpress.com/2016/06/11/le-marche/

 

 

 

 

 

In collaborazione con Regione Marche

 

Le Marche in maschera, il Carnevale come racconto di comunità.

 

 

Colori, suoni, maschere e profumi avvolgono le Marche nel periodo di Carnevale, trasformando borghi storici e piazze monumentali in grandi palcoscenici a cielo aperto.

 

 

 

1. La festa rompe la quotidianità e diventa racconto collettivo

 

 

 

Il Carnevale nelle Marche tra tradizioni secolari, borghi e sapori autentici –

 

È un tempo sospeso, in cui la festa rompe la quotidianità e diventa racconto collettivo, occasione di incontro e strumento di valorizzazione dell’identità locale. Il Carnevale marchigiano unisce tradizioni secolari e creatività contemporanea, coinvolgendo grandi città e piccoli centri dell’entroterra in un calendario diffuso di eventi. Sfilate, riti popolari, maschere simboliche e partecipazione attiva delle comunità restituiscono l’immagine di una regione viva, capace di custodire la propria storia e al tempo stesso di reinterpretarla. Non è solo spettacolo, ma un’esperienza culturale che invita a scoprire le Marche in un periodo dell’anno meno affollato, quando il territorio si mostra nella sua dimensione più autentica. Un viaggio che intreccia tradizione, socialità e gastronomia, e che rende il Carnevale una chiave privilegiata per conoscere la regione, tra borghi, piazze e comunità in festa.

 

 

2. Fano, Offida e i grandi riti del carnevale marchigiano

 

 

 

Il Carnevale nelle Marche tra tradizioni secolari, borghi e sapori autentici –

video, 3 min. ca
Al via il Carnevale di Fano 2026

 

EL VULON –/ Vulón
L’antichissimo Carnevale di Fano ha come protagonista El Vulòn, una maschera inventata nel 1951 da Rino Fucci (artista e dirigente della Società Carnevalesca cittadina). Il nome El Vulòn si riferisce probabilmente al “Nous voulons” con cui esordiva il banditore di editti durante la dominazione napoleonica, e inizialmente si associava a una maschera saccente, arrogante e con la puzza sotto il naso. Con il tempo, poi, El Vulòn passò ad impersonare in modo satirico le celebrità del momento.
DA:  https://www.myvalium.it/tag/el-vulon/ IL BLOG DI SILVIA RAGNI

 

Tra i Carnevali più antichi d’Italia spicca quello di Fano, documentato sin dal 1347, simbolo di una tradizione che nei secoli ha saputo rinnovarsi senza perdere la propria identità. L’edizione 2026 si presenta con il tema “In viaggio col Vulón”, un percorso immaginario guidato dalla maschera simbolo della città, tra grandi carri allegorici, musica e il celebre getto di dolciumi, gesto rituale e momento di gioia collettiva che coinvolge generazioni di spettatori. A coordinare artisticamente l’evento, che animerà la città per tre weekend – il primo appuntamento c’è stato l’1 febbraio – è Dante Ferretti, tre volte Premio Oscar per la scenografia.

 

 

 

A Offida, invece, il Carnevale assume una dimensione ancora più intima e identitaria. Qui la festa non è una semplice sfilata ma un rito collettivo, scandito dalla spettacolare caccia de “lu Bov Fint”. Una corsa rituale carica di simbolismo e ironia che coinvolge adulti, ragazzi e bambini, accompagnata dalla consegna delle chiavi della città, feste popolari, veglioni e iniziative dedicate alle famiglie. Un Carnevale vissuto dalla comunità, che conserva intatto il suo significato di appartenenza e continuità storica.

 

video, 2.42  — 2025 — 500 anni del Carnevale di OFFIDA _ provincia di Ascoli Piceno

 

 

 

finale del Carnevale ad  Offida– foto MARCO CICCONI
Da: https://www.borgooffida.com/it/offerte/70-carnevale-2026-ad-offida-la-festa-piu-attesa-dell-anno

 

 

 

3. Dalle grandi piazze ai borghi: le Marche in festa

 

 

Ascoli si prepara alla festa del Carnevale, tanti eventi e migliaia di persone

Il Carnevale marchigiano si esprime attraverso una dimensione diffusa che unisce costa ed entroterra, grandi centri urbani e piccoli borghi. Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno si trasforma in una grande sala da ballo all’aperto con il Gran Carnevale in piazza, dal 12 al 17 febbraio, accogliendo migliaia di maschere e spettatori in un’atmosfera elegante e partecipata, dove la tradizione dialoga con la convivialità.

Nel Fermano, Fermo e Porto San Giorgio ospitano “Baraonda”, dall’1 al 21 febbraio, un Carnevale che segue il calendario tradizionale e si sviluppa attraverso grandi cortei mascherati, confermando la vocazione del territorio a eventi capaci di coinvolgere pubblici diversi.

Ad Ancona, la storica sfilata nel centro cittadino richiama ogni anno migliaia di partecipanti, mentre Macerataanima il centro storico e i Giardini Diaz con carri allegorici, bande musicali, animazione e momenti dedicati ai bambini.

Nel borgo medievale di Castignano, il Carnevale raggiunge una delle sue espressioni più suggestive con la sfilata de “Li moccule”: lanterne multicolori realizzate dagli artigiani locali che sfilano per le vie del paese e culminano in un falò collettivo, rito simbolico che saluta la fine della festa e rinnova il legame con la tradizione popolare.

 

4.  Il Carnevale come occasione di viaggio e destagionalizzazione

 

 

Carnevale – foto Ansa.it

Il Carnevale rappresenta per le Marche anche un’importante leva di promozione turistica e territoriale. “È una particolare e originale opportunità per scoprire un lato meno conosciuto della nostra regione”, sottolinea Marina Santucci, direttrice di Atim, Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle Marche.

“Un momento capace di richiamare visitatori attratti da tradizioni radicate nell’identità dei territori”, aggiunge Santucci. Borghi e città si animano offrendo esperienze autentiche che uniscono cultura, partecipazione e gastronomia, contribuendo in modo concreto alla destagionalizzazione dei flussi turistici.

Il periodo di Carnevale si inserisce infatti in un calendario più ampio di eventi che valorizzano il territorio anche nei mesi di febbraio e marzo. Dagli appuntamenti legati al tartufo ad Acqualagna e Amandola, fino a manifestazioni della tradizione rurale come “Una domenica andando a Polenta” ad Arcevia, il Carnevale diventa parte di un sistema di eventi che racconta le Marche come una destinazione viva e attrattiva tutto l’anno.

 

 

5. Il Carnevale si gusta, i dolci della tradizione marchigiana– vedi al fondo

 

 

Ascoli si prepara alla festa del Carnevale, tanti eventi e migliaia di persone –

Nelle Marche il Carnevale è anche un viaggio nel gusto. I dolci della tradizione rappresentano uno degli elementi più riconoscibili della festa e accompagnano sfilate, veglioni ed eventi di piazza. Preparati ancora oggi secondo ricette tramandate di generazione in generazione, raccontano una storia fatta di convivialità, stagionalità e memoria domestica.

Dalle chiacchiere agli scroccafusi, dalla cicerchiata alle castagnole, fino alle zeppole di patate, agli arancini e limoncini, ai ravioli fritti di castagne del Piceno e alle immancabili bombe di Carnevale–

gni dolce è espressione di un territorio e di una cultura rurale profondamente radicata.

Una tradizione gastronomica che rende il Carnevale marchigiano un’esperienza completa, capace di unire festa, cultura e gusto, e che invita a scoprire la regione anche fuori dai circuiti turistici tradizionali. Un racconto che, attraverso i sapori, diventa occasione di viaggio e di scoperta delle Marche più autentiche.

 

testo con video: ” Le Marche nel piatto “
TROVATE TUTTO DOLCI E SALATI con ricetta

apri qui

https://amarche.it/enogastronomia/piatti-tipici-tradizionali-marche/

 

 

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

video, 50 min. ca —Vassalli di Barbero (ORIGINALS) / link sotto: Istituto Statale Teodosio Rossi di Priverno– ” Vi spiego LE FOIBE (Giorno del Ricordo) ” – Alessandro Barbero — 10 febbraio 2026 + Priverno e il Museo Archeologico

 

 

 

Donatella sull’intervento del Prof. Barbero : 

” Molto bello l’intervento, chiaro e “umano”. “

 

 

 

Vassalli di Barbero (ORIGINALS)

 

 

Alessandro Barbero viene interrogato dai ragazzi dell’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Teodosio Rossi” di Priverno sul tema del ricordo e della memoria soffermandosi sui temi della Shoah e delle Foibe.

Crediti – Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Teodosio Rossi” di Priverno: http://www.isissteodosiorossi.it/ Fonte video:

   • Quattro chiacchiere con Alessandro Barbero  

 

 

 

 

Qualcosa su Priverno, provincia di Latina

 

 

PRIVERNO NELLA PROVINCIA DI LATINA

 

 

 

 

MAPPA DEL LAZIO CON LA PROVINCIA DI LATINA

 

 

File:Map of region of Lazio, Italy, with provinces-it.svg

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Map_of_region_of_Lazio,_Italy,_with_provinces-it.svg

 

 

 

Priverno: piazza del comune sotto la neve il 17 dicembre 2010

Priverno sotto la neve

 

 

Priverno. Panorama verso est/sud-est sulla bassa val d'Amaseno

Priverno. Panorama verso est/sud-est sulla bassa val d’Amaseno
Meteopriverno – Opera propria

 

 

 

senza-titolo-27

MUSEO ARCHEOLOGICO DI PRIVERNO — LATINA / LAZIO

 

 

 

collage

 

collage-numero-2

 

collage-numero-3

 

senza-titolo-23

 

Ciclo pittorico in tardo-Liberty che decora tutti i soffitti con un’accentuata varietà di stili. Motivi geometrici con palesi richiami di scuola viennese, stesi a olio sui soffitti lignei, si contrappongono a una pittura su intonaco più libera e ridondante, con rivisitazioni di ‘grottesche’, allegorie zodiacali, erme, cariatidi che sorreggono cornucopie neorococò ricolme di frutta e fiori oppure clipei con interessanti vedute urbane della Priverno di allora.

 

senza-titolo-29

 

 

senza-titolo-2

 

 

senza-titolo-24

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

CALE ATKINSON E’ UN ILLUSTRATORE FAMOSO CHE HA LAVORATO PER PENGUIN, DISNEY HIPERION, PER MARVEL, SCHOLASTIC, SIMON & SCHUSTER — per noi ha illustrato il Portogallo–++ nato a Kelowna sul lago Okanagan , nella Columbia Britannica, in Canada dove si fa del buon vino.

 

 

 

Cale Atkinson

sito di CALE ATKINSON :
https://www.cale.ca/

 

 

E’ SU X  :

Foto sotto dal suo X

Cale Atkinson  link X

  ********

 

 

 

SEGUE DA :

ATLAS LISBOA

 

Cale Atkinson è un illustratore / scrittore / animatore attualmente residente a Kelowna in Canada, dove vive in riva ad un lago con la sua famiglia.  Cale lavora costantemente a numerosi progetti. Il suo lavoro può essere trovato in libri per bambini, cortometraggi animati, televisione e giochi.

 

 

 

 

 

Europe_Insp18_Sm1.png

 

 

 

L’influenza moresca del Portogallo si è prestata al design delle piastrelle, alle arti culinarie, all’architettura e, nel caso di Alfama e Mouraria, all’urbanistica con travesse , escadas e calçadas simili a labirinti ,  piazze aperte, stretti vicoli residenziali e strade acciottolate e vicoli ciechi acciotolati. Questo lato romantico del Portogallo ha alimentato la fiamma dell’immaginazione dell’artista;  Cale Atkinson e ha portato a qualcosa di veramente spettacolare per il bambino (o romantico) in tutti noi.

Atkinson è un artista, autore e animatore di Kelowna, British Columbia, che ha trascorso 15 anni lavorando nell’animazione, nei videogiochi, nelle riviste, nei fumetti e nei libri illustrati. Afferma di “credere nel tè più che nel sonno”, il che diventa evidente quando vedi l’incredibile portata e qualità del lavoro che ha svolto per grandi nomi come Penguin, Disney Hyperion, Marvel, Scholastic, Simon & Schuster e molti altri.

Ma i viaggi di Atkinson attraverso il Portogallo lo hanno spinto a sedersi e disegnare per nessuno tranne se stesso. Quando ci siamo imbattuti nelle sue cose, non potevamo lasciarglielo tenere segreto, quindi abbiamo deciso di metterci in contatto.

 

INTERVISTA

 

 

 

Fermati, guarda la vecchia magia !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Portugal2_Sm1.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lisbon2_Sm1.png

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Portugal5_Sm1.png

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTO ALL’INIZIO E TUTTE LE IMMAGINI FIN QUI DAL LINK SOTTO

https://www.atlaslisboa.com/cale-atkinson/

 

 

 

 

Art of Cale Atkinson | Illustration art, Illustration story, Illustration

 

 

 

DOVE E’ NATO ED ABITA IL NOSTRO ARTISTA CHE AMA IL PORTOGALLO QUASI TANTO COME NOI..

 

 

 

Columbia Britannica - Localizzazione

Columbia Britannica

 

 

 

 

Mappa divisa per regioni

KELOWA è sopra  NELSON ( parte a destra grigio-azzurra )

Drawn by Shaund

 

 

 

 

 

Trail with flowers above Okanagan Lake in British Columbia, Canada at sunset.

KELOWNA, LA CITTA’ DOVE ABITA IL NOSTRO DISEGNATORE, SI AFFACCIA SUL LAGO OKANAGAN.

Si trova nell’Okanagan, una regione della Columbia Britannica. Il nome deriva da un termine nativo che significava “femmina di orso grizzly”

 

 

 

 

seguono immagini di Kelowna, Canada ( Columbia Britannica ) da

GETTY IMAGES

 

 

Stormy Okanagan

 

 

 

 

 

Close up of ripe bunch of red grapes on vine, Kelowna, British Columbia, Canada

C’è il vino buono in questa regione..

 

 

 

 

William R. Bennett Bridge

una foto della vecchia Kelowa con il ponte R. Bennet al tramonto

 

 

 

Kasugai Park 04.JPG

FIORI DA UN GIARDINO ALLA GIAPPONESE

 

 

 

 

Kelowna Downtown

un lussuoso condominio fatto di casette su un lago

 

 

 

 

Close-up of ripe cherries on a tree branch

 

 

 

Autumn at Knox Mountain Park - Kelowna - BC - Canada - 11 (37465280260) (2).jpgAUTUNNO AL PARCO KNOX MOUNTAIN

 

 

 

Meleagris gallopavo (Wild turkey)

un tacchino selvatico è nativo degli Stati Uniti. Sfida le tempeste di neve, sa volare e corre ad oltre oltre 40 km/h.

 

 

Altro che animale da batteria! Neppure una tempesta di neve riesce a fermare questo intrepido maschio di Tacchino selvatico (Meleagris gallopavo) nel Dakota del sud.

un esemplare mentre sfida la tempesta nel Dakota del Sud- Usa
https://www.monaconatureencyclopedia.com/meleagris-gallopavo/

 

 

 

Wild Turkey Fact Sheet | Blog | Nature | PBS

guardate i colori delle piume.. anche il blu — da: Wikipedia

 

 

Un pulcino, nato da poco, dall’aspetto già grintoso.

un pulcino nato da poco che già mostra grinta..
 © Becky Matsubara
https://www.monaconatureencyclopedia.com/meleagris-gallopavo/

 

 

 

Kelwona, BCKELOWNA

 

 

 

Many colors of Alpaca

ALPACE DI COLORI VARII

 

 

 

Dry grass patches in Knox Mountain Park, Kelowna, British Columbia, Canada

ERBA SECCA NEL PARCO DELLA MONTAGNA DI KNOX

 

 

 

 

Apple Trees in Orchard

ALBERI DI MELE E FIORI GIALLI

 

 

 

 

The city of Kelowna from Knox Mountain Park in winter, Okanagan Valley, British Columbia, Canada

LA CITTA’  DI KELOWNA DAL PARCO DI KNOX D’INVERNO

 

 

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

— I PEANUTS DEL POST — caso mai ci vedessero i Donatelli… *** importante– cominciare dal fondo e poi risalire, sono al contrario !..pazienza

 

 

da:

https://www.ilpost.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

Maria Bethânia, Zeca Pagodinho – Sonho Meu +++ GAL COSTA E MARIA BETHANIA

 

 

 

 

Sonho meu — GAL COSTA E MARIA BETHANIA

 

 

 

Sonho meu, sonho meu
Vai buscar que mora longe
Sonho meu
Vai mostrar esta saudade

Sonho meu
Com a sua liberdade
Sonho meu
No meu céu a estrela guia se perdeu

A madrugada fria só me traz melancolia
Sonho meu
Sinto o canto da noite
Na boca do vento

Fazer a dança das flores
No meu pensamento
Traz a pureza de um samba
Sentido, marcado de mágoas de amor

Um samba que mexe o corpo da gente
E o vento vadio embalando a flor
Sonho meu

Writer/s: Délcio Carvalho / Dona Ivone Lara

 

testo da:
https://www.cancioneros.com/lyrics/song/1413717/sonho-meu-gal-costa

 

 

“Sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio
sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio

Vai a far vedere questa nostalgia
sogno mio con la sua libertà
sogno mio nel mio cielo la stella polare si è persa
l’alba fredda mi porta solo malinconia
sogno mio
sento il canto della notte
sulla bocca del vento
far la danza dei fiori
nei miei pensieri porta la purezza di una samba
appassionato, marcato dai dolori dell’amore
un samba che prenda il corpo della gente
e il vento vagabondo che dondola i fiori
porta la purezza di una samba
appassionato, marcato dai dolori dell’amore
un samba che prenda il corpo della gente
e il vento vagabondo che dondola i fiori
sogno mio

Sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio

Vai a far vedere questa nostalgia
sogno mio
con la sua libertà
sogno mio
nel mio cielo la stella polare si è persa
l’alba fredda mi porta solo malinconia
sogno mio
sento il canto della notte
sulla bocca del vento
far la danza dei fiori
nei miei pensieri
porta la purezza di una samba
appassionato, marcato dai dolori dell’amore
un samba che prenda il corpo della gente
e il vento vagabondo che dondola i fiori
porta la purezza di una samba
appassionato, marcato dai dolori dell’amore
un samba che prenda il corpo della gente
e il vento vagabondo che dondola i fiori
sogno mio

Sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio
sogno mio sogno mio
vai a cercare chi abita lontano
sogno mio”.

(Traduzione a cura di Giuliano Lotti)

 

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

Trem das Onze, por Demônios da Garoa + Zeca Pagodingo e Maria Bethania — risentiamo musiche già note.. spero le gustiate come succede a me, ch.

 

 

 

postato da:

Canja do iG

 

 

 

ZECA PAGODINHO -.-E MARIA BETHANIA — NAQUELA MESA–

postato da Biscoito Fino

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

video, 2h 33 min. ca —NAPOLI- 13 novembre 2025 — Istituto Italiano degli Studi Filosofici : LUCIO CARACCIOLO, L’Italia nel quadro geopolitico mondiale – LIMES RIVISTA ITALIANA DI GEOPOLITICA + Palazzo Serra di Cassano, Via Monte di Dio, 14 — Napoli

 

 

 

 

***  CARACCIOLO,  al min. 4.00-  La relazione dura ca un’ora-

 

L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha sede a Palazzo Serra di Cassano, Napoli, 13 novembre 2025.

 

 

 

 

 

 

PALAZZO SERRA DI CASSANO- NAPOLI

Via Monte di Dio, 14, NAPOLI, NA

 

 

BALLO DEI RE E REGINE — NAPOLI 1960 — video, 6.31

 

 

DAL

FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/istituto-italiano-per-gli-studi-filosofici-a-palazzo-serra-di-cassano?ldc

 

 

 

File:Napoli - Palazzo Serra di Cassano (scalone).jpg

Lo scalone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Serra di Cassano è situato sulla collina di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando di Napoli. Situata su un promontorio tufaceo alle spalle di piazza del Plebiscito, nel tempo ha assunto diversi nomi. Il più antico è “Monte Echia” da uno dei nomi assunti dalla dea Afrodite. La denominazione di “Pizzofalcone” risale alla metà del 1200 quando Carlo I D’Angiò fece costruire sulla collina una falconiera per la caccia. Mentre la denominazione “Monte di Dio” per la presenza di un complesso conventuale cinquecentesco, oggi ormai scomparso.

Il palazzo fu costruito a partire dagli anni Venti del ‘700 su progetto di Ferdinando Sanfelice, uno dei più famosi architetti del Settecento napoletano. Occupa un’intera insula in via Monte di Dio dove sono presenti due ingressi ai civici 14 e 15, e di cui il numero 14 costituisce l’attuale ingresso principale. In origine invece l’ingresso principale era su via Egiziaca a Pizzofalcone ma il portone fu chiuso il 20 agosto del 1799 a seguito dell’esecuzione del giovane Gennaro Serra di Cassano, uno dei protagonisti della rivoluzione napoletana del 1799.

Su via Egiziaca vi è il cortile grande dove una volta si trovavano gli ambienti servili e la loggia di affaccio verso largo di Palazzo. Al piano nobile si giunge salendo il bellissimo scalone aperto in piperno e marmo opera del Sanfelice. L’intero piano nobile presenta ancora gli arredi e gli affreschi originali del ‘700. Nel salone d’ingresso è ancora sul soffitto lo stemma della famiglia Serra con il motto Venturi aevi non immemor. Nel palazzo furono attivi molti artisti del Settecento napoletano, da Giacinto Diano, di cui restano molte sale affrescate, ai fratelli Magri, a Giovan Battista Natale e si conserva ancora la bellissima tela del Cavalier Calabrese di Mattia Preti raffigurante il Giudizio di Salomone.

Oggi nel palazzo ha sede l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici attivo dagli anni Settanta.

( TESTO FAI )

 

 

 

ULTIME FOTO DA:

 

TIPS

https://italics.art/tip

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PER CHI VOLESSE:

Notizie più ampie sul Palazzo e la Famiglia :

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Serra_di_Cassano

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

video, 3.58 —ENRICO GALIANO, LA SOCIETA’ DEI SALVAPAROLE –SALANI 2022 *** un libro per ragazzi

 

 

 

 

 

Enrico Galiano

 

LA SOCIETA' SEGRETA DEI SALVAPAROLE

SALANI, 2022–15.90 euro

 

Quando le parole iniziano a sparire, Samu pensa che in fondo non sia poi un gran problema. Meno parole significa meno cose da studiare e finché spariscono parole come marmitta o iconoclasta per lui va benissimo! Ma cosa succederebbe se ad andarsene fossero parole come marmellatavacanzeamiciziaamore? Samu potrebbe perdere il suo migliore amico Nico, e CERTAMENTE dovrebbe dire addio a ogni speranza di conquistare Rachele, la ragazza dai capelli corvini e i calzini spaiati che gli fa battere forte il cuore. No, è un rischio che Samu non può correre. È per questo che sceglie di diventare un Salvaparole. Ed è per questo che, con l’aiuto di una banda alquanto sgangherata, si lancerà a capofitto in un’avventura fatta di missioni clandestine, messaggi in codice e misteriosi rapimenti. L’incredibile esordio di Enrico Galiano nella narrativa per ragazzi: una storia di amicizia, coraggio e lealtà che insegna l’importanza di proteggere sempre le parole, la nostra arma di difesa più preziosa contro il male del mondo.

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

ANSA.IT  5 febbraio 2026 ::: Mattarella, Meloni e Trump nei murales “olimpici” di aleXsandro Palombo — Le opere dello street artist sono apparse questa mattina nel centro di Milano

 

 

 

 

ANSA.IT  5 febbraio 2026
https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2026/02/05/mattarella-meloni-e-trump-nei-murales-olimpici-di-alexsandro-palombo_235e1aa7-5943-48bf-86d5-29d165c8fc20.html

 

 

Mattarella, Meloni e Trump nei murales “olimpici” di aleXsandro Palombo.

 

 

 

05 febbraio 2026, 13:48

Redazione ANSA

Le opere dello street artist sono apparse questa mattina nel centro di Milano

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

“Asa Branca” do Luiz Gonzaga, Fagner, Sivuca e Guadalupe, do álbum ” Danado de Bom ” ( ” Dannatamente buono “, quizàs ) + testo + traduzione + immagini del Nord-Est del Brasile

 

 

 

qualche immagine della ” seca ”  ( siccità )  del nord del Brasile- da Getty images- accompagnano la canzone

 

 

 

Mangrove Area In Amazon Atlantic Coast.

zona di Fortaleza

 

 

Dry Season In Amazon Region - Brazil

regione delle Amazzoni

 

 

 

Stoccaggio dell'acqua del laghetto durante la siccità

Vitòria da Conquesta, Bahia

 

 

 

 

 

 

 

LETRA:

Quando oiei’ a terra ardendo
Qual fogueira de São João
Eu preguntei’ a Deus do céu, uai
Por que tamanha judiação?
Eu preguntei’ a Deus do céu, uai
Por que tamanha judiação?
Que braseiro, que fornaia’
Nenhum pé de prantação’
Por farta’ d’água perdi meu gado
Morreu de sede meu alazão
Por farta’ d’água perdi meu gado
Morreu de sede meu alazão
Inté’ mesmo a asa branca
Bateu asas do sertão
Entonce’ eu disse: adeus, Rosinha
Guarda contigo meu coração
Entonce’ eu disse: adeus, Rosinha
Guarda contigo meu coração
Hoje longe, muitas légua
Numa triste solidão
Espero a chuva cair de novo
Pra mim vortar’ pro meu sertão
Espero a chuva cair de novo
Pra mim vortar’ pro meu sertão
Quando o verde dos teus óio’
Se espaiar’ na prantação’
Eu te asseguro, não chore, não, viu
Que eu vortarei’, viu, meu coração
Eu te asseguro, não chore, não, viu
Que eu vortarei’, viu, meu coração

 

#LuizGonzaga #LuizGonzagaFagnerSivucaGuadalupe #AsaBranca #DanadoDeBom

 

 

 

 

Quando vidi la terra ardere

Come un falò di San Giovanni

Domandai al Dio del Cielo, ahi,

Perchè un così grande tormento?

Domandai al Dio del Cielo, ahi,

Perchè un così grande tormento?

Che braciere, che fornace,

Neppure una pianta è rimasta

Per mancanza d’acqua ho perso il bestiame

È morto di sete il mio sauro

Per mancanza d’acqua ho perso il bestiame

È morto di sete il mio sauro

Persino l’ala bianca

È volata via dal sertão

Allora ho detto, addio Rosinha,

Tieni con te il mio cuore

Allora ho detto, addio Rosinha,

Tieni con te il mio cuore

Oggi lontano, di molte leghe

In una triste solitudine

Aspetto che torni a cadere la pioggia

Per ritornare al mio sertão

Aspetto che torni a cadere la pioggia

Per ritornare al mio sertão

Quando il verde dei tuoi occhi

Si spanderà nei campi

Io ti assicuro, non piangere, no,

Che tornerò da te,

Cuore mio.

Io ti assicuro, non piangere, no,

Che tornerò da te,

Cuore mio.

Siccità nel nord-est del Brasile

Ibotirama, Bahia

Cracked
Crise hidrica
Dry pasture

Bestiame nella stagione della seca  o siccità

 

 

 

Cattle and sheep drinking water from a trough in a rural

Marajó Island Amazon Brazil

un pescatore dell’Isola di Marajò

 

 

 

ISOLA DI MARAJO’ (  qualcosa )

 

 

undefined

Veduta satellitare della foce del Rio delle Amazzoni con l’isola di Marajó a sud.

immagini e notizie da Wikipedia::

 

Marajó è un’isola costiera di mare fluviale situata nella Zona di Protezione Ambientale dell’Arcipelago di Marajó, nello stato del Pará, nella Regione Norte. Considerata la più grande isola fluviale-marina, deltizia,  del pianeta.

Le città principali sono Breves (95 000 abitanti circa nel 2006), Portel (45.000), Afuá (36.000), Muaná (28.000), Melgaço (26.000), Gurupá (26.000), Curralinho (24.000), Soure (22.000), Anajás (21.000), Ponta de Pedras (20.000), São Sebastião da Boa Vista (20.000), Salvaterra (18.000), Cachoeira do Arari (18.000), Chaves (17.000).

La città portuale di Belém, capitale dello Stato del Pará, è posta di fronte all’isola di Marajó, da cui è separata dalla baia di Marajó.

 

 

archeologia e antropologia dell’isola :

 

segue da:

Marajoara art

commons.wikimedia.org

 

 

 

 

(Auch) Plat votif à rebord décoré de motifs géométrique – Culture Marajoara – Musée des Amériques – Auch

 

 

(Auch) Plat votif à rebord décoré de motifs géométriques gravés et peints – culture marajoara – Musée des Amériques d’Auch.

Didier Descouens – Opera propria

 

 

 

Urna funeraria
Daderot – File:Burian urn, AD 1000-1250, Marajoara culture – AMNH – DSC06177.JPG

American Museum of Natural History, Manhattan, New York City, New York, USA.

 

 

 

CERAMICA MARAJOARA

 

 

Francobollo del Parà Ceramica Marajoara

 

 

 

Vaso cilindrico- collezione  H Law 170 n.1- Isola di Marajò
Joanes Style, 400-1400 -Marajoara phase.
Marie-Lan Nguyen (2011)

 

 

 

 

Grande Vaso Funerario.  collezione  H Law 170 n.1- Isola di Marajò
Joanes Style, 400-1400 -Marajoara phase.
Marie-Lan Nguyen (2011)

 

 

 

dettaglio ingrandito del vaso funerario sopra
Marie-Lan Nguyen (2011)

 

 

 

 

Piatto di ceramica con funzione di contenitore — VIII / XII secolo
donato a Wikimedia Commons come parte di un progetto del Metropolitan Museum of Art di New York.

 

 

 

Urna funerária produzida na ilha do Marajó entre os séculos 5 e 15 d.C. Está na coleção Landmann do MASP, em São Paulo.
Urna funeraria prodotta nell’isoladi Marajò tra il V e XV secolo d.C.
Collezione Landmann del Museo di Arte di San Paulo ( MASP )

 

 

 

Vaso di ceramica Majoara
Vsolymossy – Opera propria

 

 

segue testo da Majorara – Wikipedia ::

 

Marajoara o cultura di Marajó era una società di indigeni che si sviluppò sull’isola di Marajó, sulla foce del Rio delle Amazzoni in Brasile. Uno studioso, Charles Mann ( 2006 ) spiega che la civiltà fiorì dall’800 al 1400, mentre altri ricercatori  ( Denise Schaan, 2007;  David Grann, 2009 ) spiegano che la cultura fiorì dal 600 al 1600, continuando ad esistere anche quando i portoghesi iniziarono a colonizzare la costa sudamericana. 

Ceramiche complesse ed elaborate, pitturate con rappresentazioni di piante ed animali, sono state trovate nella zona, e hanno fornito la prova dell’esistenza di una società complessa sull’isola di Marajó. Il livello di complessità, l’estensione territoriale, e l’interazione che questa civiltà aveva con altri gruppi indigeni non sono conosciuti esattamente.

 Meggers spiega che questa civiltà avrebbe origine nelle Ande e che fosse emigrata per stanziarsi alla fine sulla foce del fiume presso l’isola

 

 

Betty  Meggers ( 1921 -2012), archeologa e antropologa americana, ha studiato La pre- istoria dell’America e in particolare l’Amazzonia. Non ho trovato traduzione dei suoi libri in italiano.

 

 

CHIUDIAMO CON QUALCHE IMMAGINE BELLA DEL NORD EST DEL BRASILE, DAL NOSTRO FEDELE GETTY IMAGES:

 

 

Praia dos Carneiros

PRAIA DOS CARNEIROS, TAMANDARE’- PERNAMBUCO

 

 

 

LIKE2TRAVEL / LINK DELLA CARTA

 

 

Buggy Bugre nella spiaggia di Genipabu Natale

NATAL, RIO GRANDE DOI NORTE

 

 

 

Tamandaré - Pernambuco

SPIAGGIA DI TAMANDARE’ – PERNAMBUCO

 

 

 

A’ Camocim

CAMOCIN, CEARA’ – UNA JANGADA

 

CAMOCIN

 

 

TRAMONTO A CAMOCIN, CEARA’
EWERTONN DOURADO – Opera propria

 

 

Se avete ancora fiato, arrivati qui, potete vedere nel link sotto:
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Camocim?uselang=it#/media/File:Por_do_Sol_em_Camocim.jpg

altre 56 fotografie di Camocin – dopo il tramonto assai drammatico sopra- un paese abbastanza grande di 63.000 ca abitanti (dati del 2018 ) fondato nel  1879 – abbastanza giovane, quindi

 

Camoncin sta lassù nello stato del Cearà, sul mare, direi, se non sbaglio, al confine dello stato del Piaui’ ma lasciamo per un’altra volta..

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

GUS – Gruppo Umana Solidarietà / link sotto –Fiabe e favole dal mondo: La favola del Senegal, Perché ci sono tanti idioti + cosa è il GUS + altro

 

 

 

*** mi è sembrato di scoprire un altro mondo dove la solidarietà è di casa, ch.

 

 

 

 

link GUS sotto

 

 

undefined

HoshieWIKIPEDIA

 

 

 

 

GUS Gruppo Umana Solidarietà   25 gennaio 2026 ore 12.00

 

 

 

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante pizzo

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante macramè

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante campana al vento e macramè

 

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il Muro Occidentale

una bella foto da Matera– stesso link sotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

 

 

 

 

 

” Barbonaggio teatrale ” _ Lecce

 

 

tutte le immagini sopra ( + tante altre ) sono del Facebook del GUS:::

 

GUS Gruppo Umana Solidarietà- FACEBOOK – 2 gennaio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTO

 

Tanto tempo fa c’erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose… Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero: «Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l’intelligenza di tre teste stupide». E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro: «Dove andate?». Gli idioti alzarono le spalle e risposero: «Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità». Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova». Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo. L’indomani, chiese al primo idiota: «Tu, vai alla pesca!» E al secondo: «Vai nel bosco e porta un masso legato con treccine di corde!» Poi al terzo: «E tu portami delle noci di cocco!» Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un’ascia e un bastone e si misero in strada. Il primo si fermò vicino al mare e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere. Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?». Egli rispose: «Li ho rimessi nell’acqua. Mi ha preso la sete e sono ritornato veloce a casa per bere. Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al mare?» gli chiese. L’idiota rispose: «Non ci ho pensato…» Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, ma si preparava a ritornare a casa; si era reso conto che non aveva corda per legare i massi. Correva a casa appunto per cercarne una. Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai legato il tuo masso con una delle corde?». Egli rispose: «Non ci ho pensato..». Il terzo idiota montò sulla palma da cocco, mostrò alle noci di cocco il suo bastone e disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?» Scese e cominciò a lanciare il bastone sul cocco. Ma non fece cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote. E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché tu eri sul cocco, perché non hai colto il frutto con le mani?». Egli rispose: «Non ci ho pensato…». Il vecchio seppe che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi. Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti. Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male. Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo.

 

 

 

Il GUS Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti”

 


www.gus-italia.org

 

 

 

DAL FACEBOOK https://www.facebook.com/photo/?fbid=187135810604508&set=a.187135783937844

 

 

 

E’ una ONG (Organizzazione non governativa) che nasce nel 1993 da un gruppo di volontari organizzati spontaneamente per portare aiuto alle popolazioni colpite dalla guerra nella ex Jugoslavia.

Inizia ad operare nel dicembre del 1993, quando l’Europa si trova ad affrontare il primo conflitto regionale del “dopo muro”. Proprio nei giorni in cui l’idea di dar vita al GUS prende corpo, il primo conflitto slavo entra prepotentemente nelle case degli italiani.

Il 29 maggio 1993 un convoglio di aiuti umanitari organizzato da volontari italiani viene assalito da “militari irregolari” bosniaci. Solo due operatori riescono a salvarsi, mentre tre di loro vengono uccisi. Tra loro Guido Puletti, giornalista italo-argentino, che cessa di vivere in quel giorno di primavera.

Il Gruppo Umana Solidarietà muove i suoi primi passi nel nome di Guido Puletti e degli operatori di pace, veri giganti dei nostri tempi, laici esempi di come accanto alla ripetitiva storia dei conflitti e degli stermini esista un’altra storia, quella dell’umana solidarietà.

In questi 25 anni il GUS ha fatto della tutela dei diritti umani, del rispetto delle culture e della laicità nell’aiuto umanitario la base dei suoi interventi nella cooperazione internazionale, nelle emergenze e nell’accoglienza, in Italia e nel mondo, anche grazie al sostegno di istituzioni, pubbliche e private, e alla generosità di donatori.

Il GUS interviene dal 2001 a sostegno delle popolazioni che raggiungono l’Europa in cerca di protezione, gestendo sul territorio nazionale progetti di accoglienza “diffusa” in 6 regioni: Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Lazio, Sardegna.

In Italia il GUS è intervenuto anche a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto, come supporto psicologico e con progetti di riabilitazione sociale, dopo gli eventi sismici nelle Marche (1997), in Molise (2002), in Abruzzo (2009) e nel Centro Italia (2016).

Il Gruppo Umana Solidarietà promuove inoltre interventi di cooperazione e sviluppo. In Sri Lanka dal 2005 gestisce lo Human Solidarity Children Village, un centro di accoglienza per venti bambine ed adolescenti vittime di violenza ed abusi. È inoltre presente in Albania e ha realizzato progetti a sostegno di minori vittime di abusi e in stato di abbandono in Argentina ed India.

Ogni anno il GUS promuove progetti di Servizio Civile Universale e progetti di volontariato per giovani e studenti.

Nel 2018 il GUS ha prodotto il cortometraggio “OKIKE, una storia d’integrazione”. Scritto da Leonardo Accattoli e Edoardo Ferraro, per la regia di Edoardo Ferraro, racconta la storia di un richiedente asilo, Okike è il suo nome, che si prepara ad affrontare la Commissione territoriale cui spetta la decisione sulla sua richiesta di Protezione internazionale.

Okike racconta la difficoltà di convivere con il trauma della fuga, della violenza, dell’esilio e della solitudine, con una specie di leggerezza, mostrando gli sforzi del protagonista che ha dentro un mondo, ma non ha i mezzi né le capacità per ricrearlo. Come molti migranti che arrivano in Italia con una storia tragica alle spalle, ma paradossalmente si tratta di una storia troppo simile a tante altre “storie migranti”. Per questo Okike decide di raccontarsi attraverso un film. Okike è quindi la storia del film che il protagonista porta davanti alla Commissione che dovrà decidere il suo futuro.

Pubblicato in GENERALE | 4 commenti

Portuali di tutto il mondo uniti contro le guerre e il trasporto di armi, e per i salari e il carico di ore di lavoro– IL MANIFESTO 6/7 febbraio 2026 + IL FATTO QUOTIDIANO, video, 5.25 — 7 febbraio 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO — 6 febbraio 2026

https://ilmanifesto.it/portuali-di-tutto-il-mondo-uniti-contro-le-guerre-e-il-trasporto-di-armi

 

 

Portuali di tutto il mondo uniti contro le guerre e il trasporto di armi.

 

 

Un momento della manifestazione dei metalmeccanici genovesi durante lo sciopero generale con in testa al corteo gli operai dell’ex Ilva, foto Ansa – Foto Ansa

 

 

Per la prima volta i lavoratori portuali scioperano nello stesso giorno sulle banchine di tutto il Mediterraneo e del Mare del Nord, con adesioni anche in Colombia, Venezuela, Brasile e Stati uniti. La manifestazione è stata indetta per oggi dai sindacati Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia) per opporsi alle guerre nel mondo e denunciare il peggioramento delle condizioni di lavoro e dei salari. Cortei e iniziative sono in programma in tutti i principali porti d’Europa, Nord Africa e Medio Oriente, dal Pireo a Bilbao, da Tangeri ad Amburgo. In Italia si sciopera a Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari.

I portuali hanno una lunga storia di scioperi, ma una mobilitazione così ampia non si vedeva dalle proteste dei primi anni 2000 contro le liberalizzazioni della direttiva Bolkestein. Questa volta l’iniziativa è ancora più trasversale e globale. Lo sciopero è l’apice di una serie di agitazioni contro i traffici bellici partite a Genova nel 2019, quando i camalli hanno bloccato il porto per chiedere il rispetto della legge 185/1990 che vieta l’invio di armi ai paesi in guerra. Allora il destinatario era l’Arabia Saudita che bombardava lo Yemen, poi sono scoppiati i conflitti in Ucraina e Palestina che hanno fatto crescere gli ordini di armi.

Le mobilitazioni sono aumentate di conseguenza, estendendosi a Livorno, Napoli e via via agli altri scali, fino a culminare con lo sciopero generale dello scorso settembre per la Global Sumud Flotilla.

Nonostante il divieto, varie inchieste giornalistiche hanno dimostrato il transito di armamenti dai porti italiani. Il 4 febbraio 2025 a Ravenna è stato sequestrato un carico di componenti per cannoni destinato a Israele. Analoghe proteste sono avvenute in Grecia, dove lo scorso luglio i lavoratori del Pireo hanno bloccato un carico di acciaio militare per Tel Aviv.

 

«Non vogliamo dedicare il nostro lavoro all’industria bellica», dice Markos Bekris, presidente di Enedep.

«I porti europei non possono diventare la base logistica di Israele per il massacro dei palestinesi. La mobilitazione internazionale serve a unire le voci in una protesta congiunta contro tutte le guerre, le disuguaglianze e lo sfruttamento».

I portuali in Ue sono circa 250.000 secondo la European transport workers’ federation, di cui 16mila in Italia in base a una ricerca di Randstad.

Ma la loro iniziativa punta a coinvolgere la società civile, confermando lo storico ruolo d’avanguardia di questi lavoratori nel conflitto sociale. «Il transito di armi è un problema sia legale che etico», dice José Nivoi, coordinatore nazionale Usb per i portuali e portavoce del Calp di Genova. «Non vogliamo essere complici di un traffico che serve a uccidere adulti e bambini innocenti».

Gli organizzatori hanno intrecciato la protesta con un altro tema universale, quello dei salari:

«Lo stipendio di un portuale va dai 1700 ai 2500 euro al mese, a seconda dei turni», spiega Nivoi. «Fino a pochi anni fa era una cifra dignitosa, ma dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina sono aumentati l’inflazione, l’energia, il cibo, i tassi sui mutui. Il rinnovo dei contratti ha previsto un aumento di 120 euro netti al mese dal 2027, che non basta a coprire il maggiore costo della vita». Tutto ciò, conclude, «mentre gli armatori hanno aumentato enormemente i loro profitti e i governi investono sul riarmo anziché sulle pensioni e i sostegni ai poveri».

I portuali sono preoccupati di perdere il lavoro anche a causa dell’automazione sempre maggiore nelle operazioni di carico e scarico. Randstad conferma che tra il 1980 e il 2020 i portuali sono diminuiti del 28%, a fronte di un aumento del traffico merci del 21%.

Di questo hanno beneficiato le grandi compagnie di navigazione come l’italo-svizzera Msc, leader col 20% della logistica marittima globale e una flotta di 963 portacontainer. Oltre cento navi sono state acquistate o noleggiate solo nell’ultimo anno grazie ai fatturati record. Nel 2022 (ultimo bilancio pubblicato) ha raggiunto gli 86,4 miliardi di euro con un utile netto di 36,2 miliardi. Disparità che riguardano non solo i portuali, ma tutti i cittadini.

 

IL FATTO QUOTIDIANO

7 febbraio 2026

video, 5.25

 

Lo sciopero internazionale dei porti contro la guerra: “Stop alle navi cariche di armi”.

 

 

 

IL MANIFESTO  7 febbraio 2026

https://ilmanifesto.it/i-portuali-non-lavorano-per-la-guerra-ampia-adesione-allo-sciopero-globale

 

 

«I portuali non lavorano per la guerra», ampia adesione allo sciopero globale

 

 

I principali porti del Mediterraneo e del Mare del Nord sono stati bloccati per tutta la giornata di ieri, per il primo sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro le guerre e l’imperialismo. Le bandiere della Palestina erano le più numerose nei cortei organizzati in tutti gli scali marittimi più importanti d’Europa, tra cui Marsiglia, Bilbao, Pireo, Genova. Braccia incrociate anche in Nord Africa e Medio Oriente, da Mersin in Turchia a Tangeri in Marocco. Le adesioni sono arrivate oltreoceano in Sudamerica e Stati uniti.

 

La mobilitazione è stata organizzata dai sindacati Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia), che hanno deciso di indire un’iniziativa unitaria dopo i numerosi blocchi fatti negli ultimi mesi nei rispettivi paesi per opporsi al fitto traffico di armi destinate ai paesi in conflitto, a partire da Israele.

Sotto lo slogan «I portuali non lavorano per la guerra», i lavoratori si sono rifiutati di svolgere le ordinarie operazioni di carico e scarico per 24 ore. Tra le richieste «l’immediata fine del genocidio dei palestinesi, compiuto da Israele col supporto degli alleati Usa, Ue e Nato». Un tema che ha trovato l’appoggio di tanti cittadini e che i portuali hanno intrecciato allo sfruttamento del lavoro e all’impoverimento dei salari.

Le sigle hanno anche evidenziato la loro contrarietà «ai crescenti antagonismi tra gli Stati uniti e i loro alleati da un lato e Cina e Russia dall’altro per il controllo delle fonti di ricchezza, delle rotte di trasporto delle fonti energetiche, delle merci e delle materie prime», il cui fronte principale è proprio nei porti.

 

In Grecia si è scioperato nei porti del Pireo e di Eleusi, dove i comandanti delle navi merci hanno dovuto restare all’ormeggio per tutto il giorno. La partecipazione è stata massiccia e i lavoratori si sono radunati in mattinata davanti al teatro del Pireo.

«Imbarcazioni cariche di armamenti passano per i porti del Pireo, Alessandropoli, Lavrio, Salonicco», ha denunciato Markos Bekris, presidente dell’Enedep. «Ci vogliono complici in guerre che non hanno nulla a che vedere con gli interessi dei lavoratori. Allo stesso tempo ci chiedono di lavorare 13 ore al giorno e di accettare la flessibilità, ma con salari da fame, insicurezza, repressione e il saccheggio dei nostri fondi previdenziali».

Blocchi anche nei porti di Brema e Marsiglia, dove sono rimaste ferme alcune navi destinate al Nord Africa. Ad Amburgo un lungo corteo è partito dal terminal Hapag-Lloyd per convogliare davanti al consolato americano. Dall’altra parte dell’Atlantico l’iniziativa è stata appoggiata dal movimento statunitense Stop Us-Led War, mentre in Colombia si è manifestato davanti all’ambasciata degli Stati uniti a Bogotá.

In Italia, ha riferito Usb, la nave Virginia della compagnia israeliana Zim è rimasta al largo di Livorno col suo carico di armi e non ha potuto attraccare a causa dello sciopero.

Lo stesso è accaduto alla Zim Australia a Venezia e alla Zim New Zealand a Genova, dove in serata si è organizzato un presidio davanti al varco di San Benigno.

La nave Eagle 3 di Msc, diretta a Israele, ha deciso di non avvicinarsi nemmeno alle banchine di Ravenna dove era attesa ieri: la compagnia ha preferito cambiare rotta, mentre davanti agli uffici dell’Autorità portuale era in corso un nutrito corteo di lavoratori e cittadini. Analoghe manifestazioni si sono tenute ad Ancona, Trieste, Civitavecchia, Cagliari, Salerno, Bari, Palermo e Crotone.

Ora che è stato costituito un coordinamento internazionale, è probabile che i portuali non si fermeranno alla manifestazione di ieri. In Europa il tema degli armamenti continua a essere critico: il regolamento Ue 1236/2005 vieta l’esportazione e l’importazione ma non il transito, che è aumentato dopo lo scoppio del conflitto a Gaza.

 

I sindacati contestano anche il piano di riarmo europeo e Bekris ha criticato il programma di investimenti in armi annunciato lo scorso anno dal governo greco, che ha stanziato 27 miliardi di euro per i prossimi 12 anni: «Il popolo greco pagherà per equipaggiamenti che non servono alla difesa, bensì alle rivalità imperialistiche di Stati uniti, Nato e Ue nei confronti di Cina e Russia».

 

Per quanto riguarda Israele, solo Spagna e Slovenia hanno introdotto un embargo totale di armi e attrezzature militari verso Tel Aviv, proibendo esplicitamente anche il transito.

Negli altri paesi invece avviene regolarmente, ma i portuali non vogliono esserne complici.

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

Un’immagine inaspettata di Roma.. DA :::: MinervaArmata @MinervaArmata / link X sotto :: 7 febbraio 2026 h.18.00 ca– grazie carissima Minerva Armata, ci stupisci quasi sempre ..!

 

 

 

dalla bellissima Minerva Armata —

link di X

MinervaArmata @MinervaArmata

*** trovate meravigliose fotografie di Roma che penso siano sue. ch.

 

 

 

 

Immagine

 

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

ARTE MAGAZINE – 20 giugno 2023 –Laika e il murale a Lampedusa con Amnesty International Italia — *** spiegato da Laika + altro vario

 

 

 

seguono immagini da:

Arte Magazine

20 giugno 2023

https://artemagazine.it/laika-e-il-murale-a-lampedusa-con-amnesty-international-italia/

 

Laika e il murale a Lampedusa con Amnesty International Italia

Autore: Redazione

 

 

” ALZIAMOCI IN PIEDI  TUTTI INSIEME ! ”

 

Rise up together!” è questo  il titolo del murale che l’artista ha realizzato, con la collaborazione di Amnesty International Italia e del Comune di Lampedusa e Linosa, sulla facciata del Museo delle Migrazioni, luogo simbolo di incontro e solidarietà.

 

 

 

LAIKA

 

 

 

come sapete è il Logo di Amnesty

 

 

‘‘Questo murale – spiega Laika – è portatore di messaggi molto potenti: non si limita a rappresentare solamente l’accoglienza delle persone migranti da parte dei lampedusani ma va oltre. Ci sono due donne con storie diverse e problemi diversi che si incontrano in un abbraccio e si danno forza l’un l’altra. C’è chi ha abbandonato la propria terra e chi nella propria vive in condizioni difficili: ad esempio, a Lampedusa non c’è un ospedale”.

In un mondo che ci vuole divis* bisogna lottare unit*. A tutte le donne: ‘Rise up together!’. Un grido che parte da e per Lampedusa, fino a Kalamata per arrivare a tutti i governi, per arrivare a Bruxelles”, chiosa Laika.

 

Calamata - Wikipedia

KALAMATA IN GRECIA
La città si affaccia sul mar Ionio e si trova al centro del profondo golfo di Messenia;
Ad oriente si erge la catena montuosa del Taigeto, che culmina nella penisola della Maina e separa la Messenia dalla Laconia, dove si trova Sparta

 

 

LA GRECIA by profstefaniasoardo on emaze

MAR IONIO
cartina da EMAZE

 

 

 

 

Il murale di Laika a Lampedusa  – evidenzia Francesca Corbo di Amnesty International Italia – è molto più che un’opera d’arte urbana: è una testimonianza visiva e tangibile del potere trasformativo dell’arte e del suo ruolo nel dare voce ai messaggi di solidarietà e umanità”.

L’opera – spiega una nota – è parte di un progetto più ampio, che vede Amnesty International Italia e il comune di Lampedusa unire le forze per promuovere e rafforzare la conoscenza dei diritti umani sull’isola.

Questa collaborazione si estende ad altre iniziative che coinvolgono la musica e l’arte in generale, come potenti strumenti di dialogo e di comunicazione.

********

 

Chiude a Lampedusa il museo dedicato ai migranti morti in mare

Inaugurato nel 2016 da Mattarella, è stato visitato da 75.000 persone

11 giugno 2024, 12:54

Redazione ANSA

Ad annunciarlo la scorsa settimana, dopo sette anni dall’inaugurazione e 75 mila ingressi, è stato l’ente gestore del museo, il Comitato 3 ottobre (il nome si riferisce alla data del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa in un naufragio persero la vita 368 migrant: bambini, donne e uomini.

20 Lampedusa Illustrazioni stock, grafiche vettoriali ...

 

 

“Prendo atto che, nonostante gli sforzi e il lavoro fatto, non ci sia stata e non ci sia la volontà di continuare ad avere a Lampedusa un museo dedicato alle migrazioni”, ha dichiarato Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre. “Dal nuovo ente gestore ci è stata fatta una proposta di convenzione a titolo oneroso per noi irricevibile: 10.000 euro all’anno per solo due stanze di circa 50 metri quadrati in totale, con il vincolo di dover concordare il tipo di installazioni”, ha precisato.

“Mi spiace constatare che il Parco archeologico Valle dei Templi di Agrigento non abbia ritenuto opportuno mantenere viva la parte dedicata alle vittime delle migrazioni, del dialogo e della memoria nonostante il fatto che l’anno prossimo Agrigento (e Lampedusa di conseguenza) sarà la Capitale italiana della cultura. Ricordo che nel dossier di candidatura il tema dell’accoglienza e del dialogo sono stati punti cardine, dove Lampedusa ha rappresentato uno dei fattori differenziali più significativi”, ha commentato.

 

altro nel link:

ANSA.IT — 11 giugno 2024

https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/nazioni/2024/06/11/chiude-a-lampedusa-il-museo-dedicato-ai-migranti-morti-in-mare_98a1ad41-529a-4dce-bc99-182d063caf3f.html

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

Capodanno a Vienna 2026 — Valzer ” Danubio blu “, 1866 di J. Strauss figlio – *** video che oltre al direttore, ci dà la felicità di essere dentro l’orchestra che è La Filarmonica di Vienna.. + altro da RAI SCUOLA

 

 

 

 

*** mi scuso per alcune foto venute male, incapace di aggiustarle, pazienza ..

 

 

 

 

 

IL DIRETTORE – 57 anni

Yannick Nézet-Séguin (Montréal6 marzo 1975) è un direttore d’orchestra canadese.

Nel 2000 diventa direttore musicale dell’Orchestre Métropolitain di Montréal e nel 2003 dirige anche la Victoria Symphony di Victoria.

Nel 2005 dirige l’Orchestra filarmonica di Rotterdam di cui dal 2008 diventa il direttore principale. Nel dicembre 2008 dirige la Philadelphia Orchestra di cui dal 2012 diventa direttore musicale. Sempre dal 2008 dirige anche la London Philharmonic Orchestra.

Nel settembre 2018 assume la carica di Musical Director del Metropolitan Opera di New York, succedendo allo storico direttore James Levine.

Nel 2026 viene chiamato a dirigere il tradizionale Concerto di Capodanno di Vienna.

Vive tra Montréal e Filadelfia con il compagno Pierre Trouville, violinista dell’Orchestre Métropolitain di Montréal.

 

 

Vienna — Musikverein ( Associazione Musicale Viennese)  e la Sala Dorata dove si svolge il concerto di Capodannodove mandavano i fiori da Sanremo, anni fa.

 

 

illustrazioni stock, clip art, cartoni animati e icone di tendenza di associazione musicale vienense, vienna, austria, incisione su legno, pubblicata nel 1883 - musikverein vienna

L’edificio è del 1870.  E’ la casa dell’Orchestra Filarmonica di Vienna.  E’ stata costruita dall’architetto Theophil von Hansen (Danish-Austrian architect, 1813 – 1891). Con la sua ” Grande Sala ” è uno dei più bei saloni del mondo.

L’ incisione su legno è stata pubblicata nel 1883.

 

 

 

AUSTRIA-MUSICA-CONCERTO DI CAPODANNO-FILARMONICA DI VIENNA

La Grande Sala o Sala dorata dove si svolge il Concerto

 

 

 

Compositore e direttore d'orchestra francese Pierre Bou

Palco dell’orchestra

 

 

 

Wiener Musikverein, Vienna, Vienna

Il Palazzo della Musikverein illuminato. La cupola che si vede al fondo sulla sinistra dovrebbe essere la Chiesa di San Carlo Borromeo

 

 

Time Travel Vienna - La storia di Vienna da vicino

una foto notturna della Chiesa di san Carlo Borromeo a Vienna – periodo barocco

DA: TIME TRAVEL VIENNA.AT

 

 

da qui segue da: 

qualche aggiunta nostra

RAI SCUOLA – video, 9 min. ca –di Folco Quilici e Jean Antoine CON TESTO
( sotto )

video, apri qui
https://www.raiscuola.rai.it/storiadellarte/articoli/2022/06/Vienna-I-fasti-di-uneredita-italiana-052e2283-052e-4923-8c0c-e71d30ef81f9.html

 

 

La Chiesa di San Carlo Borromeo, Vienna

 

Una delle chiese più romane di Vienna fu dedicato al padre fondatore dell’ordine gesuita, San Carlo Borromeo. La chiesa era stata voluta dall’imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Napoli, Carlo VI d’Asburgo (1685-1740), a seguito dello scampato flagello di peste che colpì la città. A Carlo Borromeo, protettore degli appestati, nel Seicento furono dedicate moltissime opere, sia pittoriche sia architettoniche, essendo uno tra i massimi riformatori della Chiesa cattolica assieme a Sant’Ignazio di Loyola e San Filippo Neri (Giovan Battista Gaulli e la Chiesa del GesùAndrea Pozzo nella Chiesa di Sant’Ignazio).

 

 

Sunset view of Basilica di Santa Maria della Salute and Grand Canal, Venice, Veneto, Italy

GETTY IMAGES

 

 

 

Rome cityscape at sunrise (Santa Maria in Vallicella), Sant'Agnese in Agone, Santa Lucia del Gonfalone )

SANT’AGNESE IN AGONE, PIAZZA NAVONA

 

 

 

 

FOTO SOPRA DA : GETTY IMAGES 

 

*** continua il testo

 

San Carlo di Vienna ricorda un altro ex voto, la Chiesa della Salute di Venezia (Venezia. Carnevali, ori e marmi), ma l’impianto architettonico dell’edificio viennese è palesemente riferito a Sant’Agnese in Agone a Roma (Francesco Borromini, una biografia).

Autore del progetto, l’architetto Johann Bernhard Fischer Von Erlach (1656-1723), vincitore del concorso e all’opera nel 1716 per alzare la chiesa ultimata venticinque anni dopo dal figlio. Von Erlach era stato a Roma tra il 1671 e il 1683 lavorando nella bottega degli Schor, celebre famiglia di architetti, decoratori, scultori e pittori di origine sudtirolese, strettamente legati all’atelier dGian Lorenzo Bernini (La libertà di Bernini). Da Roma, fino al 1687, Von Erlach era stato poi a Napoli, al seguito del viceré.

 

 

 

 

 

 

La Chiesa di San Carlo Borromeo, dettaglio di campanile e colonna, Vienna

 

 

 

L’elemento più originale della facciata di San Carlo a Vienna, rispetto alla facciata di Sant’Agnese a Roma, sono le due colonne coclidi istoriate con episodi della vita di San Carlo Borromeo su modello della Colonna Traiana e Antonina, scolpite dall’italiano Lorenzo Mattielli (1687-1748).

 

 

È possibile dimostrare che si tratta della concreta attuazione di un’idea di Gian Lorenzo Bernini

Tomaso Montanari

 

Lo storico dell’arte Montanari ricorda che Bernini, durante il suo viaggio in Francia, raccontava di aver proposto ad Alessandro VII di riunire la Traiana e l’Antonina in Piazza Colonna a Roma, costruendo intorno ad esse una enorme fontana; nello stesso tempo, propose a Luigi XIV di erigere davanti al suo Palazzo del Louvre un grande anfiteatro accompagnato da due colonne coclidi sul modello dei prototipi romani.

I viaggi degli artisti, come pure la circolazione di disegni e stampe, nel Seicento confermano il ruolo esemplare di Roma e dell’Italia nella definizione del primo stile globale per eccellenza, il Barocco

 

La vasta cupola di San Carlo e il suo pronao d’ingresso ispirati all’arte classica greco romana, nella Vienna imperiale rappresentavano il centro del potere spirituale. Similmente, la grande cupola affrescata del Salone di Gala, nella residenza imperiale, oggi Biblioteca Nazionale Austriaca, costituiva il cuore del potere temporale e della scienza.

 

 

 

 

Daniel Gran, Affresco della cupola della Sala di Gala, 1723-’26, Biblioteca Nazionale Austriaca, Vienna

 

La Sala della biblioteca, la più grande del Barocco europeo, nasce nel Settecento come ala a sé stante voluta dall’imperatore Carlo VI. Edificata da Joseph Emanuel Fischer Von Erlach (1693-1742), su progetti del padre, Johann Bernhard, l’enorme spazio lungo quasi ottanta metri e alto venti, fu coperto da una cupola sontuosamente affrescata dal pittore di corte Daniel Gran (1694-1757), per glorificare l’imperatore Carlo VI.

 

L’esemplare affresco del Tardo Barocco viennese, veniva realizzato da un artista austriaco formato in Italia con due grandi nomi della pittura, il veneziano Sebastiano Ricci (1659-1734) e il partenopeo Francesco Solimena (1657-1747).

La statua di Carlo VI troneggia al centro della Sala sotto la cupola e l’affresco, circondata da quattro globi terrestri e celesti di epoca Barocca, a simboleggiare il più grande centro del sapere. La biblioteca infatti, ancor oggi conserva la maggiore collezione al mondo di manoscritti della Riforma di Martin Lutero.

 

 

 

 

Il Castello di Schönbrunn, Vienna

Negli stessi anni in cui lavorava alla Chiesa di San Carlo, Johann Fischer Von Erlach era all’opera nel Castello di Schoenbrunn. La grandiosa reggia imperiale di Vienna, sede della casata d’Asburgo dal 1730 al 1918, era stata voluta da Leopoldo I per il figlio Giuseppe. 

Era nelle intenzioni dell’architetto oscurare la Reggia di Versailles di Luigi XIV (Francia. L’impero assoluto di Re Sole); tuttavia, l’ambizioso castello nel 1705 non aveva ancora una sua forma definitiva date le continue interruzioni dei lavori dovute alla scarsità di fondi, denari impiegati nella guerra di successione spagnola.

 

 

 

 

 

Complesso del Belvedere, Vienna

 

Autore del grandioso Complesso del Belvedere, l’architetto austriaco Johann Lucas von Hildebrandt (1668-1745), anche lui formato in Italia. Figlio di un ufficiale dell’esercito asburgico di stanza a Genova, Hildebrandt aveva trascorso la sua giovinezza a Roma, dove negli ultimi anni del Seicento, fu allievo dell’architetto Carlo Fontana (1638-1714). Ingegnere militare, il giovane fu al servizio di Eugenio di Savoia ed ebbe modo di conoscere l’opera di Guarino Guarini (1624-1683) in Piemonte (Torino. Dai Castellamonte a Guarini).

Il Complesso del Belvedere, realizzato come residenza ufficiale per il principe Eugenio di Savoia, sorge a sud del centro storico di Vienna e rappresenta uno dei capolavori dell’architettura Tardo Barocca e Rococò austriaca.

 

Complesso del Belvedere, Vienna

 

 

Eugenio di Savoia era un amante delle arti, delle lettere e un appassionato collezionista di libri e quadri. Come i suoi cugini piemontesi era molto attratto anche dall’architettura e il Belvedere è solo una delle numerose residenze di delizie che fece erigere a Vienna e dintorni. La dimora, dove Eugenio riceveva visite diplomatiche e manteneva rapporti con generali e regnanti di stati europei, è un esempio magnifico di connubio tra Barocco italiano e mitteleuropeo.

Hildebrandt fu un amante delle forme fluttuanti, che lo distinguono dallo stile aulico di Johann Bernhard Fischer von Erlach, cui succedette nel 1723 come soprintendente alle costruzioni imperiali.

 

Il castello del Belvedere

 

Il Complesso del Belvedere è formato da due palazzi contrapposti, il Belvedere superiore e quello inferiore, separati da una grande prospettiva di giardini alla francese digradanti sulla collina e affacciati sulla città. I lavori per la realizzazione dei giardini iniziarono a costruzione ultimata nel 1717 e vennero affidati a Dominique Girard che, già attivo Versailles come pupillo del celebre André Le Nôtre (1613-1700), qui ripropose numerosi e scenografici “giochi d’acqua”.

 

 

Foto della Galleria d'Arte Belvedere | Klimt, arte contemporanea e vedute barocche

UNA SALA –Complesso del Belvedere, Vienna

 

 

Di fronte al Complesso superiore, Girard collocava il cosiddetto “stagno di riflessione”, che rifletteva la facciata dell’edificio e sotto, tre ampie terrazze con bacini d’acqua che collegavano il Belvedere superiore con l’inferiore.

 

Il Complesso del Belvedere rappresenta la perfetta fusione di architettura e paesaggio tipici di quel “Barocco internazionale” che ebbe la sua fortuna nell’Europa centrale

 

Negli interni degli edifici, splendidamente decorati, oggi è collocata la Österreichische Galerie Belvedere, uno dei principali musei d’arte di Vienna.

FOTO DI COPERTINA
Dettaglio di facciata della Chiesa di San Carlo a Vienna

APPROFONDIMENTO
I più grandi musei del mondo. Vienna

 

 

TUTTO QUESTO E’ IL TESTO CHE ACCOMPAGNA UN VIDEO DI

RAI SCUOLA- video, 9 min. ca

Il breve filmato estratto della terza puntata della serie televisiva Festa Barocca (1981-’82) di Folco Quilici e Jean Antoine (Il lungo confine del Nord di Folco Quilici), introduce alcune fastosi esempi architettonici sorti a Vienna tra Sei e Settecento.

apri qui

https://www.raiscuola.rai.it/storiadellarte/articoli/2022/06/Vienna-I-fasti-di-uneredita-italiana-052e2283-052e-4923-8c0c-e71d30ef81f9.html

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

GHALI / E L’APERTURA DEI GIOCHI OLIMPICI A MILANO —-PROMEMORIA DI GIANNI RODARI –italiano francese inglese no arabo — foto Getty Images, scritti da Il Fatto Quotidiano, 5 -02-26 ; da Repubblica 6-7 febbraio / tutti i link sotto + BASTA, ultima di Ghali

 

 

Ghali performs Promemoria by Gianni Rodari during the opening ceremony of the Milano Cortina 2026 Winter Olympics at San Siro Stadium on February 06,...

Getty Images

 

“Lo so.
So quando una voce viene accettata.
So quando viene corretta.
So quando diventa di troppo.
So perché vogliono uno come me.
So anche perché non mi vorrebbero.
So perché mi hanno invitato.
So anche perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia.
So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace.
So che poteva contenere più di una lingua.
So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo.
So che un mio pensiero non può essere espresso.
So anche che un mio silenzio fa rumore.
So che è tutto un Gran Teatro”.

 

Lo scrive Ghali in un post su Instagram pubblicato in tre lingue – italiano, inglese e arabo – a proposito delle polemiche sulla sua partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, in programma venerdì a San Siro, dove si esibirà con Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli.

 

DA :

IL FATTO QUOTIDIANO 5 febbraio 2026

 

 

 

 

Ad accompagnare Ghali c’era un corpo di ballo interamente under 20 che ha formato una montagna umana nella quale i corpi si sono sostenuti e abbracciati. E hanno creato una grande colomba, simbolo universale della pace.

 

 

 

 

 

 

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare né per terra:

per esempio la guerra.

 

 

 

OLY-2026-MILANO CORTINA-OPENING

 

 

 

OLY-2026-MILANO CORTINA-OPENING

 

 

 

 

Opening Ceremony - Milano Cortina 2026 Winter Olympics: Day 0

 

 

 

OLY-2026-MILANO CORTINA-OPENING

 

 

 

 

OLY-2026-MILANO CORTINA-OPENING

Getty Images

 

 

 

qui trovate altre foto di Ghali e dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici con altre persone:

** 156 foto

https://www.gettyimages.it/search/2/image?groupbyevent=false&family=editorial&phrase=ghali%20olimpiadi&sort=best&page=2

 

 

REPUBBLICA DI OGGI – link sotto– DALLE  8.24  ALLE 0.02 

Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Milano Cortina: lo show da San Siro all’Arco della Pace

 

Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Milano Cortina: lo show da San Siro all’Arco della Pace

L’inno d’Italia intonato da Laura Pausini, L’Infinito di Leopardi recitato da Pierfrancesco Favino e gli omaggi a Modugno (di Mariah Carey), Carrà e Armani tra i momenti principali dell’evento

 

DA : 

MILANO. REPUBBLICA.IT — 7 FEBBRAIO 2026  h 00.31

https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/02/06/diretta/cerimonia_apertura_olimpiadi_milano_cortina_2026_oggi_news-425142168/

 

ULTIMA SU GHALI DA RADIO GLOBO:

“Basta”è la nuova canzone di Ghali, fuori oggi

 

 

 

Basta Basta
Free tutti i maranza
Cifra troppo alta mamma mi è svenuta in banca
Qualcuno ci aiuti, cazzo, serve un’ambulanza
Rapapapapapapapa
Basta!

Così inizia la canzone.

CONTINUA NEL LINK SOPRA

 

+++ 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

o̴g̴ @Yoda4ever / link X sotto — 6 febbraio, ore 18.00 ca — ” Non è questione di specie, i bambini vogliono essere bambini.. ” — grazie caro YOG

 

 

 

LINK DI X DI YOG

o̴g̴ @Yoda4ever

 

apri qui

https://x.com/i/status/2019805914606543266

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

corto , 30 min. INVINCIBILE⎮Un bisogno di libertà⎮Un cortometraggio di Vincent René Lortie – Canada 2022 — HD in francese con sottotitoli in italiano / in inglese

 

 

*** candidato all”Oscar 2024.
È stato tra i cinque finalisti (cinquina) nella categoria Best Live Action Short Film alla 96ª edizione degli Academy Awards, competendo contro “The Wonderful Story of Henry Sugar” di Wes Anderson (che ha vinto il premio).

 

VINCENT RENÉ-LORTIE è un regista canadese di Montréal, noto per il cortometraggio Invincible, candidato agli Oscar 2024 e vincitore del Prix Iris, del Premio della Giuria Internazionale a Clermont-Ferrand e del Grand Jury Prize a Saguenay. Ha ricevuto anche lo Young Guns Award e lo Young Directors Award per progetti sociali e videoclip nominati ai Juno Awards e al Prism Prize.

da : TEATRO DI VETRO.IT

A DYING TREE

 

 

Ispirato a una storia vera, Invincible esplora le ultime 48 ore di vita di Marc-Antoine Bernier, un quattordicenne che si ritrova a confrontarsi con il suo disperato bisogno di libertà.

Pubblicato in GENERALE | 2 commenti

*** video, 48 min. — GENOVA, PALAZZO DUCALE, 23 – 26 gennaio 2026 :: LUCIO CARACCIOLO: DAL NEOLIBERISMO ALL’AUTORITARISMO | GENOVA 23-25 GENNAIO – DEMOCRAZIA ALLA PROVA

 

 

*** ci sono varie propagande, ma puoi chiuderle in un minuto al massimo.

 

 

Evento inserito nel programma “Tre giorni di analisi e dialoghi”, a cura di Fabrizio Barca e Luca Borzani, organizzato da Forum Disuguaglianze e Diversità e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Geopolitica Quotidiana

 

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

video, 4 min. ca — IL FATTO QUOTIDIANO, nov. 2025 — GUSTAVO ZAGREBELSKY –” Il senso della riforma è L’INTIMIDAZIONE DEI MAGISTRATI “

 

 

 

www.ilfattoquotidiano.it di Simone Bauducco

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

ALAA FARAJ, era solo un ragazzo -ULTIMA NOTIZIA ( CIPS-. febbraio 2026 ) – 1. RAI PLAY, 11-11-2025 – 2. Sellerio, il libro ; + G. Tortorella, L’ESPRESSO  19 SETTEMBRE 2025 + link ultimo uomo con un capitolo del libro

 

ULTIMA NOTIZIA

da: CISP –  17 FEBBRAIO 2026- ore 21.00  Cinema Lumière-
CENTRO INTERDISCIPLINARE
SCIENZE PER LA PACE- UNIV. DI PISA

Cisp – Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace

 

“Perché ero ragazzo”. Presentazione del libro di Alaa Faraj

Dopo aver negato la revisione del processo, è stata la stessa Corte d’Appello di Messina a suggerire che Alaa Faraj chiedesse la grazia al Presidente della Repubblica. Ed è, probabilmente, anche grazie a Perché ero ragazzo e al suo grande successo editoriale, se lo scorso 22 dicembre è stato reso noto che il Capo dello Stato ha accolto la richiesta, riducendo la pena di 11 anni e 4 mesi. Considerando anche la liberazione anticipata, la pena si riduce a circa cinque anni, consentendo l’accesso alla semilibertà.

Ma la battaglia di Alaa non è finita: con la sua avvocata, Cinzia Pecoraro, intende chiedere nuovamente la revisione del processo per poter provare la sua innocenza.

 

Moltissime persone si sono attivate e hanno fatto comunità

tra cui :
Don Luigi Ciotti, Luciana Castellina, Daria Bignardi, Gustavo Zagrebelsky, Mons. Corrado Lorefice e moltissimi altri altrettanti famosi e poi noi che abbiamo letto e ne abbiamo parlato..

 

*****

 

video, 3.43  –Alaa Faraj alla cattedrale di Palermo: “Un miracolo essere qui”

 

PALERMO, REPUBBLICA 30 settembre 2024

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2025/09/30/video/alaa_faraj_alla_cattedrale_di_palermo_un_miracolo_essere_qui-424880620/

 

 

 

 ****

 

video, 10  min.  –RAIPLAY.IT — 11- novembre 2025
https://www.raiplay.it/video/2025/11/Il-cavallo-e-la-torre—Puntata-del-11112025-d2a3cba6-253f-4bca-b23e-67e884b2b944.html

 

 

 

*******

 

SEGUE 

da:

SELLERIO
https://www.sellerio.it/it/catalogo/Perche-Ero-Ragazzo/Faraj/16518

 

 

 

Perché ero ragazzo

 

 

 

Alaa Faraj

Perché ero ragazzo

Postfazione di Alessandra Sciurba  ( Univ. Palermo, destinataria delle lettere di Alaa Faraj )

 

Le lettere dal carcere di un giovanissimo calciatore partito per l’Italia, pieno di speranze, progetti, una certa idea di Europa. Il romanzo di uno scandalo umano e giudiziario attraverso lo sguardo sbigottito di un ragazzo che non ha mai smesso di sognare.

Nell’agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l’Italia dista cinquecento chilometri, circa un’ora di volo, Alaa ha appena vent’anni. È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l’Italia, la porta dell’Europa, forse un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice. Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l’unica strada è salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori. Durante quella disperata traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva. I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa Faraj continua ad affermare da dieci anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale.

Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, a volte ironica, colma di dignità e stupore. Lo ha scritto a mano, a stampatello, nei fogli ri-mediati in prigione e poi inviati – lettera dopo lettera – ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto, conosciuta in carcere durante un laboratorio e diventata la voce e il volto della battaglia di Alaa per la giustizia e la verità.

Perché ero ragazzo è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l’indecenza delle morti per mare, l’arresto, la condanna, i primi dieci anni di carcere. Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo prima sbigottito, poi sempre più consapevole, mantenendo una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato. La lotta di Faraj per la libertà è diventata la lotta di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d’inchiesta, programmi televisivi, un’attenzione che non accenna a scemare.

Sono più di tremila le persone arrestate ne gli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» – nelle parole dei giudici «l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» – ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo.

 

 

Perché a me?

Alaa Faraj
foto da:
https://ultimouomo.com/perche-ero-ragazzo-libro-sellerio-estratto-alaa-faraj

 

 

SEGUE:

L’ESPRESSO  19 SETTEMBRE 2025

Gennaro Tortorelli

 

https://lespresso.it/c/cultura/2025/9/19/alaa-faraj-migrante-libico-perche-ero-ragazzo-libro-sellerio/57015

 

 

 

 

Alaa Faraj ed Alessandra Sciurba, coautrice del libro “Tra la legge e il diritto la giustizia tradita” insieme ad Alaa Faraj.
FOTO – L’ESPRESSO

 

L’odissea di Alaa Faraj, migrante, recluso e ora scrittore. Colpevole solo di “essere ragazzo”

Nei suoi dieci anni di detenzione in Italia, Alaa Faraj non ha mai voluto che i suoi genitori andassero a trovarlo dalla Libia. «Se voi venite qua io mi ammazzo», ha detto al telefono a suo fratello Ahmeida. Si vergognava. Non sopportava l’idea che lo vedessero da carcerato, nonostante la coscienza limpida, l’amore per la famiglia e la nostalgia che bruciava come la marmitta della nave, la notte in cui gli è cambiata la vita.

 

 

 

qui trovate una piccola introduzione e un capitolo del libro che si legge con piacere:

https://ultimouomo.com/perche-ero-ragazzo-libro-sellerio-estratto-alaa-faraj

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

MONTELUPO — BALLATA DI PINELLI + testo + IL FEROCE MONARCHICO BAVA ++ molto altro da CANZONI CONTRO LA GUERRA / link sotto + ALESSIO LEGA, cantautore a noi sconosciuto– che potremo conoscere nei prossimi giorni — ** unisce il Canto per Bava Beccaris a quello di Pinelli ..

 

 

 

 

MONTELUPO - LA BALLATA DI PINELLI ("Il Canzoniere Anarchico" In Uscita Novembre 2014 Goodfellas) - YouTube

MONTELUPO – LA BALLATA DI PINELLI (“Il Canzoniere Anarchico”
In Uscita Novembre 2014 Goodfellas)

 

 

 

 

La Ballata di Pinelli

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra una spinta
e Pinelli va giù
“Commissario gliel’ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma uguaglianza nella libertà.”
“Poche storie confessa Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
è l’autore di questo attentato
E complice certo sei tu”
“Impossibile” — grida Pinelli —
“Un compagno non può averlo fatto
e l’autore di questo attentato
fra i padroni bisogna cercare
“stai attento indiziato Pinelli”
questa stanza è già piena di fumo
se insisti apriam la finestra
Quattro piani son duri da far.”
C’è una bara e tremila compagni
stringevamo le nostre bandiere
quella sera l’abbiamo giurato
non finisce di certo cosi
e tu Guida e tu Calabresi
se un compagno è stato ammazzato
per coprire una strage di stato
la vendetta più dura sarà
quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
brigadiere apra un pò la finestra
Una spinta e Pinelli vaggiù.

 

 

Montelupo - Il canzoniere anarchico (I canti della tradizione anarchica italiana) Lyrics and Tracklist | Genius

Il Canzoniere Anarchico – presentazione del disco di Montelupo

 

MONTELUPO è un progetto volto al recupero del canto anarchico italiano. Nasce nel 2012 da un’idea di Daniele Coccia, Eric Caldironi e Alessandro Marinelli, ai quali si aggiunge presto Nicolò Pagani al contrabbasso. Obiettivo principale del progetto è quello di incidere un canzoniere che possa in qualche modo rendere fruibile il repertorio anarchico attraverso un ammodernamento degli arrangiamenti, dato anche dall’utilizzo di una strumentazione che dalla chitarra battente arriva ai moderni campioni noise, senza depauperare la tradizione. Il Canzoniere Anarchico, questo è il titolo della raccolta autoprodotta da Montelupo e distribuita da Goodfellas, uscirà proprio sabato 1 novembre: nel booklet saranno presenti le preziose note di copertina di Franco Schirone e una prefazione di Alessio Lega ( 23 ottobre 2014 )

 

 

Logo

https://www.nuovocinemapalazzo.it/2014/10/23/il-canzoniere-anarchico-presentazione-del-disco-di-montelupo/

 

 

 

 

MONTELUPO — IL FEROCE MONARCHICO BAVA

 

 

 

 

 

IL FEROCE MONARCHICO BAVA — GIOVANNA MARINI E FRANCESCO DE GREGORI

*** L’accompagnamento delle voci è certamente migliore, per me. ch.

 

Alle grida strazianti e dolenti
di una folla che pan domandava,
il feroce monarchico Bava
gli affamati col piombo sfamò.
Furon mille i caduti innocenti
sotto il fuoco degli armati caini!
Al furor dei soldati assassini
“Morte ai vili” – la plebe gridò.

Coraggio, compagni! La plebe rejetta
Ci chiama, ci attende; si faccia vendetta.
Noi sempre sfidammo miserie ed affanni,
S’innalzi or la fronte: si scacci i tiranni.


Su, piangete mestissime madri,
quando oscura discende la sera,
per i figli gettati in galera,
per gli uccisi dal piombo fatal.
La panciuta caterva dei ladri, *
dopo avervi ogni bene usurpato,
la lor sete ha di sangue saziato
in quel giorno nefasto e feral. **

 

Coraggio, compagni! La plebe rejetta
Ci chiama, ci attende; si faccia vendetta.
Noi sempre sfidammo miserie ed affanni,
S’innalzi or la fronte: si scacci i tiranni.


Tu, che un dì nella grande sventura
Fosti intenta a innalzar barricate,
Tu che in cinque gloriose giornate
Disperdesti l’odiato invasor;
Tu, Milano, che appiè di tue mura
Trucidati i tuoi figli hai veduto,
Su risorgi!… Il momento è venuto:
Guerra, guerra agli infami oppressor.

 

Coraggio, compagni! La plebe rejetta
Ci chiama, ci attende; si faccia vendetta.
Noi sempre sfidammo miserie ed affanni,
S’innalzi or la fronte: si scacci i tiranni.


Deh, non rider, sabauda marmaglia,
Se il fucile ha domato i ribelli!
Se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
sul tuo capo il loro sangue cadrà. ***
Ridi pur… ma la santa canaglia,
Questa plebe sfruttata e schernita
Se si desta…qual belva ferita,
Sui potenti avventarsi saprà.

 

Coraggio, compagni! La plebe rejetta
Ci chiama, ci attende; si faccia vendetta.
Noi sempre sfidammo miserie ed affanni,
S’innalzi or la fronte: si scacci i tiranni.
* Var. “L’infinita catena dei ladri”
** Var. “La sua sete di sangue ha saldato / in quel giorno nefasto e crudel”
*** Var. “Sul tuo sangue quel sangue cadrà”

 

 

******

SEGUE DA:

CANZONI CONTRO LA GUERRA

Canzone popolare
(1898)

Milano, maggio 1898. Barricate verso via Volta e porta Garibaldi.

Milano, maggio 1898. Barricate verso via Volta e porta Garibaldi.

 

“La sanguinosa repressione dei tumulti milanesi del 1898 valse al generale Bava Beccaris la croce di Grand’ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Lo stile aulico del testo lascia intendere come l’anonimo autore fosse di buona cultura borghese e padroneggiasse il linguaggio letterario dell’epoca. Sulla stessa linea melodica fu scritta la Ballata del Pinelli, dopo la misteriosa morte dell’anarchico precipitato da una finestra della Questura di Milano nel corso delle indagini per l’attentato di Piazza Fontana del dicembre 1969″
(dalle note alla canzone nell’album “Il fischio del vapore” di Francesco De Gregori e Giovanna Marini)

Il canto, scritto in seguito ai fatti di Milano e noto col titolo “Il feroce monarchico Bava”, viene solitamente classificato fra gli inni socialisti. Esiste però una copia manoscritta, sequestrata all’anarchico Luigi Fabbri durante il domicilio coatto, da cui si ricava non solo il titolo originario – Inno del Sangue – ma anche il ritornello e tre strofe mancanti, che qui vengono riprodotte. L’autore non è conosciuto mentre l’ispirazione politica può indifferentemente essere socialista, anarchica o repubblicana. In epoca più recente si ha una citazione dei fatti di Milano anche in “Le parole incrociate“, di Dalla-Roversi: “Chi era Bava il Beccaio/ bombardava Milano/ correva il novant’otto/ era un anno lontano”.

 

PER RINFRESCARE LA MEMORIA
(da Nel vento)

Nel 1898 scoppia la guerra tra Spagna e Stati Uniti che provoca subito un forte rincaro del pane: questo significa un aggravio per le popolazioni in Italia le quali già patiscono la fame. Il governo non provvede e in tutta la penisola si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro il caro vita che sfociano in tumulti e scontri con la forza pubblica. Gli scioperi e le agitazioni saranno repressi soprattutto a Milano dove il generale Bava Beccaris, per ordine del “re buono” Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti.

 

L’ordine di sparare sulla folla inerme provocherà ufficialmente 80 morti e per questo gesto, per aver riportato “l’ordine”, Bava Beccaris sarà decorato dal re.

Sulla carneficina perpetrata durante le quattro giornate di Milano (dal 6 al 9 maggio 1898) la storiografia riprende l’informazione governativa che indica in numero di 80 i morti nelle strade del capoluogo lombardo e 450 i feriti; altre fonti non riportano alcun numero limitandosi a scrivere di numerose morti, altre notizie parlano di centinaia di morti [trecento], per altri giornali dell’epoca il numero è di 500 e nel canto “furon mille i caduti innocenti, sotto il fuoco degli armati caini”, che può anche essere solo una “licenza poetica”.

Lo stato d’assedio venne mantenuto anche quando i milanesi erano stati ormai ridotti in condizioni di non nuocere. Per questo episodio a Bava Beccaris venne conferita la croce di Grande Ufficiale dell’ordine militare di Savoia, cosa che inasprì ancor più gli animi.

Il capo del governo Di Rudinì gli telegrafò«Ella ha reso un grande servigio al Re e alla patria».

E meno di un mese dopo, il 6 giugno 1898 il Re in persona mandava al Bava Beccaris il seguente telegramma«Ho preso in esame le proposte delle ricompense presentatemi dal ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A lei poi personalmente volli offrire di motu proprio la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della patria. Umberto».
(da wikipedia)

 

 

BAVA BECCARIS. PICCOLO RITRATTO DI UN MACELLAIO.

Fiorenzo Bava Beccaris, generale.

Fiorenzo Bava Beccaris, generale.

Generale dell’Esercito e uomo politico.
Comandante del III Corpo d’Armata, durante i moti di Milano del maggio 1898 venne nominato commissario straordinario con pieni poteri per riportare l’ordine nella provincia.

Fu lui a decretare lo stato d’assedio, ed è a lui, come massima autorità militare in quella circostanza, che si deve addossare la responsabilità dell’uso di armi da fuoco contro i dimostranti e la popolazione civile.

Il 6 giugno 1898 venne decorato da Re Umberto I con la croce di grande ufficiale dell’ordine militare di Savoia per “il grande servizio alle istituzioni e alla civiltà” e successivamente venne nominato senatore del regno.

Esattamente l’opposto di un genio militare, Bava Beccaris rappresentò il classico stereotipo dell’ufficiale piemontese di fine secolo reazionario e paranoico, capace di gestire un problema sociale con l’unico mezzo che fosse in grado di concepire: le fucilate.

 

 

MILANO, MAGGIO 1898. IMMAGINI DI UNA REPRESSIONE MILITARE.

 

 

Militari in assetto di guerra passati in rassegna da Bava Beccaris.

Militari in assetto di guerra passati in rassegna da Bava Beccaris.

Barricate in Corso Venezia.

Barricate in Corso Venezia.

Barricate a Porta Garibaldi.

Barricate a Porta Garibaldi.

Il decreto firmato da Bava Beccaris il 10 maggio 1898.

Il decreto firmato da Bava Beccaris il 10 maggio 1898.

Riccardo Venturi – 2/6/2006 – 15:41

 

 

 

 

GAETANO BRESCI ( Prato, 10 novembre 1869 – Isola di Santo Stefano, 22 maggio 1901) è stato un anarchico italiano, regicida di Umberto I.


La figura e il gesto dell’anarchico regicida Gaetano Bresci sembra trovare qualche apprezzamento anche nell’area dell’estrema destra antimonarchica (o forse sarebbe meglio specificare: antisabauda). Se ne ha un esempio nel sito di Alessandra Colla, esponente della destra radicale (secondo le sue stesse parole), dove viene proposto un articolo, esteso e interessante, sulle vicende che portarono al gesto di Bresci. A cosa ricondurre questo apprezzamento? I motivi possono ovviamente essere molteplici, non ultimo (ma probabilmente non nel caso della Colla, figura assai complessa e interessante) un certo e persisente “repubblichinismo” che manifesta odio per la casa Savoia a causa del tradimento del 25 luglio e per l’estromissione del cavalier Benito Mussolini. Senza voler fare nessuna confusione e cercando di…sistemare un po’ meglio la cosa, riportiamo qui di seguito anche il testo di una canzone, fattoci (ovviamente) pervenire da Willy, di un gruppo di estrema destra, i “DDT” (qui l’mp3) . La canzone era stata proposta ad approvazione come testo autonomo, ma abbiamo deciso di non accogliere più nel database principale canzoni provenienti comunque da un’area che non appartiene e non può appartenere all’ispirazione che guida il nostro sito; ciononostante, si tratta di un documento di notevole interesse che non è possibile far finta di non vedere. Lo inseriamo quindi nella pagina dedicata idealmente a Gaetano Bresci, con la specificazione che i suoi ideali e le motivazioni che lo spinsero a uccidere Umberto I di Savoia sono naturalmente lontanissime da (e non assimilabili con) quelle che gli hanno guadagnato qualche ammirazione presso certe aree (marginali) dell’estrema destra.
Per completezza riportiamo anche il commento di Willy:

Egr. sig. Venturi, apprezzo la canzone “A morte la casa savoia”. Io spero che lei apprezzi questa in cui si elogia Gaetano Bresci. Senza dimenticare le vittime di quel massacro del 1898 e quel crimnale di Bava Beccaris.[Willy]

COMMISSARIO CON PIENI POTERI – Ecco allora che entra in scena il generale piemontese Fiorenzo Bava Beccaris, a detta degli amici buono e affettuoso, semplicemente temibile secondo i suoi oppositori. A sessantasette anni compiuti, questo ferreo tutore dell’ordine viene nominato «Regio commissario straordinario con pieni poteri» e in men che non si dica mette a punto un piano per riportare la calma e la tranquillità nel capoluogo lombardo. I suoi uomini avrebbero dovuto occupare, prima i bastioni e le Porte della città, poi i sobborghi e le stazioni, e, infine, le fabbriche e gli opifici, garantendo il reinserimento pacifico delle maestranze. Dopo aver fatto arrestare il direttore del quotidiano «Il Secolo» e aver vietato l’uscita del giornale, Bava Beccaris si dedica a smantellare le barricate di Porta Garibaldi e Porta Ticinese a colpi di cannone, ricevendo le congratulazioni da Roma. Non risparmia nemmeno un convento di Cappuccini in corso Monforte, reo di essersi schierato contro i soldati. I frati vengono rastrellati e il convento occupato dai militari.

Sempre per dovere di cronaca storica, ricordiamo che Bava Beccaris, morto nel 1924, negli ultimi anni della sua vita fu sostenitore del fascismo nascente e propugnatore presso la monarchia sabauda di “affidare incarichi di governo a Benito Mussolini”. [RV]

Riccardo Venturi – 4/9/2006 – 00:19


 

Video dell’interpretazione di Alessio Lega:   5.41 min

 

 

 

Cantare la Resistenza: intervista ad Alessio Lega - Scenari

Alessio Lega (Lecce26 settembre 1972) è un cantautore italiano.

“Artista che disdegna i palchi troppo illuminati, si è creato una solida fama tutta fondata sulla coerenza stilistica e di contenuti, e su un talento che nessuno oserebbe discutere.” (Valerio Evangelisti

“Uno come Alessio Lega, per esempio, io lo considero un genio.” (Sergio S. Sacchi, direttore del Club Tenco)

 

 

 

— per chi mai fosse arrivato fin qui –

SEGUE UN ANEDDOTO INTERESSANTE : ++ altro !

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=208&lang=it

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

LA 7 — PIAZZA PULITA — “Il ritorno di Göring”: il nuovo racconto di Stefano Massini – 20 novembre 2025

 

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

Stasera a Montecarlo, suona un grande pianista di origine russa : Evgeny Kissin ( Mosca, 1971 ) + programma + lo sentiamo nel ” La Campanella ” di Liszt ( da Paganini ) e nel valzer n. 2 op. 64 di Chopin

 

 

 

da :

 

 

https://opmc.mc/concert/recital-evgeny-kissin/

 

 

 

Recital di Evgeny Kissin

 

la foto è di qualche anno fa, pare che abbia fatto recital già da bambino.. e c’è anche chi scrive che all’inizio era meglio .. !

 

Pianoforte

Evgeny KISSIN

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven

Sonata per pianoforte n. 7 in re maggiore, op. 10

Federico Chopin

Mazurche n°27, 29, 35, 39 e 51, op. 17

Roberto Schumann

Kreisleriana, op. 16

Franz Liszt

Rapsodia ungherese n. 12, pag. 244

 

 

 

Evgeny Kissin in 2021
Gkobe – Opera propria

da: Wikipediacome i dati che seguono:

 

Evgenij Igorevič Kisin (in russo Евгений Игоревич Кисин?Evgeny Kissin, in ebraico יבגני איגורביץ’ קיסין?Mosca10 ottobre 1971) è un pianista russo con cittadinanza israeliana naturalizzato britannico.

Evgenij Kissin nasce a Mosca da una famiglia di origine ebrea. A 6 anni inizia gli studi del suo strumento al rinomato Collegio Musicale Gnessin di Mosca, dove è allievo di Anna Pavlovna Kantor. All’età di 11 anni, Kissin fa il suo debutto con l’Uljanovsk Symphony Orchestra e l’anno seguente si esibisce nel suo primo recital a Mosca ( 12 anni )

Il talento di Kissin esplode sulla scena internazionale nel 1984, quando incide i due concerti per pianoforte di Fryderyk Chopin con l’Orchestra filarmonica di Mosca ( ha 13 anni )

— segue nel link di Wikipedia sopra

 

 

Sentiamo di Franz Liszt ” La campanella “

The Royal Albert Hall, London, August 1997

La campanella è il nome dato comunemente allÉtude S. 140 No. 3 in Sol diesis minore di Franz Liszt che fa parte dei Grandes études de Paganini. È costruito sulla melodia del movimento finale, Rondò, del Concerto per violino e orchestra n. 2 in Si minore di Paganini, di cui rielabora il motivo scrivendolo per il pianoforte.

Il 9 marzo 1832 Liszt ascoltò suonare Niccolò Paganini, nella grande sala dell’Opéra, durante il primo concerto che il violinista diede a Parigi; la straordinaria tecnica del musicista genovese fece su di lui un’impressione profonda. Volendo in seguito emulare la tecnica del violinista, Liszt revisionò completamente la propria, riversando sul pianoforte quanto aveva ascoltato da Paganini.

Il Rondò del concerto in Si minore aveva già la denominazione La campanella poiché nell’organico orchestrale era previsto proprio questo strumento che gareggiava con il solista come in una domanda-risposta, alternando i tintinnii agli armonici del violino.

segue : https://it.wikipedia.org/wiki/La_campanella_(Liszt)

 

 

FREDERIC CHOPIN — VALZER N. 2 OP. 64

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

video, 2.26 min. — Cortina. Il cartoon del genio Makkox a Propaganda Live- La 7 – 30 gennaio 2026

 

 

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

Nicola Croce Facebook / link sotto – 4 febbraio h. 5.00 – grazie caro Nicola ! Una poesia di Edoardo Sanguineti senza titolo – bella + VIDEO, 4.16 — Edoardo Sanguineti

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

NICOLA CROCE

che bel fiulet – dice  Adele Vignola

 

foto sopra dal suo Facebook, di cui il link è sotto>::

 

LINK FACEBOOK DI NICOLA CROCE

Nicola Croce Facebook

 

Edoardo Sanguineti

 

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

(Edoardo Sanguineti)

Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante una o più persone

 

 

 

video, 4.16 — pochi minuti fatti bene, grazie !
da : CULTURE & EDUCATION

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

PRIMA PAGINA IL MANIFESTO DEL 3 FEBBRAIO : FUORI I VIOLENTI– Non c’è solo il pestaggio degli agenti che hanno visto tutti, decine di video e testimonianze raccontano le aggressioni degli agenti ai manifestanti di Torino.

 

 

 

Immagine

Pubblicato in GENERALE | Lascia un commento

GINO STRADA, UNA PERSONA PER VOLTA, FELTRINELLI 2024 + ELIO GERMANO A BARI LEGGE GINO STRADA- MUSICA TEHO TEARDO -+ Agosto 2021, ultima intervista a Gino Strada, di Riccardo Jacona — Presa Diretta

 

 

 

Una persona alla volta - Gino Strada - copertina

Una persona alla volta

“Sono un chirurgo. Una scelta fatta tanto tempo fa, da ragazzo. Non c’erano medici in famiglia, ma quel mestiere godeva di grande considerazione in casa mia. Fa il dutur l’è minga un laurà, diceva mia madre, l’è una missiùn. Un’esagerazione? Non so, ma il senso di quella frase me lo porto ancora dentro, forse mia madre era una inconsapevole ippocratica.” Una missione che parte da Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia con le grandi industrie, gli operai, il partito, il passato partigiano. Tutto sommato, un buon posto per diventare grandi. A Milano, nelle aule della facoltà di Medicina e al Policlinico, Strada scopre di essere un chirurgo, perché la chirurgia gli assomiglia: davanti a un problema, bisogna salvare il salvabile. Agendo subito. Una passione che l’ha portato lontanissimo e gli ha fatto conoscere la guerra, il caos dell’umanità quando non ha più una meta. Nel 1994 nasce Emergency, e poco dopo parte il primo progetto in Ruanda durante il genocidio. Poi arrivano l’Iraq, la Cambogia, l’Afghanistan e tanti altri paesi. Questo libro racconta l’emozione e il dolore, la fatica e l’amore di una grande avventura di vita, che ha permesso a Gino Strada di sperimentare i conflitti dalla parte delle vittime e che è diventata di per se stessa una provocazione. In ognuna di queste pagine risuona una domanda radicale e profondamente politica, che chiede l’abolizione della guerra e il diritto universale alla salute.

 

 

Libri di Gino Strada

GINO STRADA –  ( Sesto San Giovanni, 21 aprile 1948 – Honfleur, 13 agosto 2021 )

 

libri:

La sua vita lo ha visto impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan. Con Feltrinelli ha pubblicato Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, così come Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002). Nel 2015 ha pubblicato con Roberto Satolli Zona rossa sull’epidemia di Ebola del 2014. Ha scritto anche la prefazione a In tournée (2002) di Lella Costa e l’introduzione a Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo (2020) di Andrea Melis.

Fonte immagine: Giles Duley/Archivio EMERGENCY.

 

 

 

 

video, 1.28

 musica di Teho Teardo 

 

 

L’ultima intervista di Gino Strada – PresaDiretta di Riccardo Jacona — trasmessa il 30/08/2021

 

Pubblicato in GENERALE | 1 commento

video, 3.38 min. —SCHOLA CANTORUM — LA MONTANARA + notizie + Valli di Lanzo, Pian della Mussa ( Como )

 

 

 

 

 

Testo di La Montanara di Schola Cantorum

Lassù sui monti
Dai rivi d′argento
Una capanna
Cosparsa di fiori
Era la piccola
Dolce di madre
Di sole e di ben
La figlia del sole
Lassù per le montagne
Tra boschi e vallidò
Tra l’aspre rupi
Ecchè già un canto d′amore
Lassù per le montagne
Tra boschi e vallidò
Tra l’aspre rupi
Ecchè già un canto d’amore
La montanara
Si sente cantare
Canti alla montanara
E chi non la sa
La montanara
Si sente cantare
Canti alla montanara
E chi non la sa
Lassù per le montagne
Tra boschi e vallidò
Tra l′aspre rupi
Ecchè già un canto d′amore
Lassù per le montagne
Tra boschi e vallidò
Tra l’aspre rupi
Ecchè già un canto d′amore
Lassù per le montagne
E chi non la sa
Writer(s): Toni Ortelli, Luigi Pigarelli

 

https://www.musixmatch.com/it/testo/Schola-Cantorum/La-montanara

 

undefined

Italian band Schola Cantorum
Sconosciuto – Italian magazine Radiocorriere, year LII, issue 29

 

La Schola Cantorum fu un gruppo musicale italiano fondato da Ennio Melis nel 1973  che dura fino al 1995 ca.

segue : 
https://it.wikipedia.org/wiki/Schola_Cantorum_(gruppo_musicale)

 

 

«Là su per le montagne /
fra boschi e valli d’or /
tra l’aspre rupi echeggia /
un cantico d’amor…»

 

La Montanara è un canto di ispirazione popolare con testo e musica composti nel 1927 dall’alpinista nato a Schio (in provincia di Vicenza), ma piemontese d’adozione, Toni Ortelli; l’armonizzazione a quattro voci del pezzo è firmata da Luigi Pigarelli.

 

******

 

VALLI DI LANZO — ( COMO ) — PIAN DELLA MUSSA–

DAL FAI 

 

 

 

 

 

Pian della Mussa –Valli di Lanzo — foto FAI

 

 

Il canto nacque nel luglio del 1927 nelle valli di Lanzo, al Pian della Mussa;  è uno dei più celebri canti di montagna, ispirato alla leggenda ladina di Soreghina, figlia del Sole, anche se le parole del canto menzionano appena questa storia, lasciando spazio all’evocazione di valli, boschi e canti alpini.

 

undefined

Il frontespizio della prima edizione de La Montanara (1930).
Stabilimento musicale Silvio Gottardi Trento – Archivio Coro della SOSAT

da :

https://it.wikipedia.org/wiki/La_Montanara#/media/File:La_Montanara.jpeg

Pubblicato in GENERALE | 1 commento