** per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare il nome del conduttore
** per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare il nome del conduttore
ANSA.IT 13 APRILE 2026 – 12.05
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/13/trump-si-ritrae-con-lia-come-un-messia-che-emana-luce-divina_9b73bf72-c1b6-4686-80cf-9cdcf80ba71a.html

Donald Trump in tunica bianca e rossa, la mano destra sulla fronte di un malato e luce divina che emana da quella sinistra, circondato da una dottoressa, un militare e altre figure adoranti, con elementi come la bandiera Usa, un’aquila e la Statua della Libertà sullo sfondo: è l’immagine creata con l’Intelligenza Artificiale postata sul suo account Truth dal presidente Usa, poco dopo aver attaccato duramente in un altro post papa Leone XIV.
ANSA.IT 13 APRILE 2026 — 16.40
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/13/trump-attacca-papa-leone-e-un-debole-e-pessimo-sulla-politica-estera_8e91ffa4-c131-4e83-a9a8-f95a84cf16a5.html

Donald Trump spara a zero su Papa Leone, il primo pontefice americano nella storia della chiesa cattolica.
Un attacco senza precedenti, che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano. In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”.
Immediata e dura la risposta del Pontefice: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”, ha detto commentando con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri l’attacco di Donald Trump contro di lui. “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui“, ha aggiunto.
“Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo”, ha proseguito sugli attacchi di Donald Trump. “Penso che le persone che leggono – ha aggiunto riferendosi al messaggio del presidente Usa -possano trarre le loro conclusioni”.
“Non sono un politico“, “parlo del Vangelo” secondo il quale “bisogna costruire la pace”. “Smettiamola con le guerre!”, ha ribadito Prevost che ha insistito sul “dialogo” e sulla “relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore”.
In Algeria, nel suo primo discorso al Monumento dei Martiri, ha poi lanciato un nuovo appello alla pace: “Dio desidera per ogni nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità”. Per questo serve il “perdono”, ha detto Leone XIV. Quindi ha aggiunto: “So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione. Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace” e “la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola”.
Nel suo post, Trump aveva scritto ancora che il Papa “parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”, riferendosi alle recenti dichiarazioni del pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.
“Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, ha insistito Trump, accusando Papa Leone di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. “Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”, ha attaccato ancora il tycoon. “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.
Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell’elezione di Louis Prevost a pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano“.
Purtroppo”, ha proseguito Trump, “l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”. “Leone”, ha insistito il presidente americano “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”, ha concluso Trump.
L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, si dice sconfortato dall’attacco di Donald Trump al Papa. “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”, ha affermato in una dichiarazione, come riporta Reuters sul sito.
La Presidenza della Cei, “esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore” dal Presidente Usa Donald Trump, e “unendosi a quanto affermato dal Presidente dei vescovi Usa, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità.
Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian condanna “l’insulto” rivolto a Papa Leone XIV “a nome della grande nazione dell’Iran”. “Dichiaro che la profanazione di Gesù, il profeta di pace e fratellanza, non è accettabile per nessuna persona libera. Vi auguro gloria da parte di Allah”, ha aggiunto il presidente su X in riferimento alle parole usata da Donald Trump contro il Papa.
Il teamwork o LAVORO DI SQUADRA rappresenta la capacità di un gruppo di persone di collaborare per raggiungere obiettivi comuni. Non si tratta semplicemente di suddividere i compiti, ma di condividere idee, responsabilità e competenze in un ambiente inclusivo che valorizza la diversità e il confronto. Una squadra di lavoro efficace si costruisce conoscendo i valori dei colleghi e mettendo in sinergia le competenze di ciascuno.
Un lavoro di squadra significativo va oltre la semplice collaborazione: implica una vera e propria sinergia fra i membri del team, dove il risultato finale è maggiore della somma delle parti individuali.
Di
Alessandra Maretti
Pubblicato il
Aprile 14, 2025
da :
TEAM LEWIS
DA – GETTY IMAGES
https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=animal+teamwork&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2F
www.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fanimal-teamwork
https://nationalinterest.org/feature/the-women-holding-ukraines-defense-together
Quando la Russia ha invaso l’Ucraina , milioni di persone sono fuggite, ma molte donne ucraine si sono lanciate nella lotta. Ora sono le ingegnere che costruiscono droni, le volontarie che evacuano i civili sotto i bombardamenti, la forza lavoro tecnologica che alimenta sempre più la rivoluzione dei droni in Ucraina e le giovani pilote di droni che attaccano le forze russe.
Il loro ruolo sta diventando sempre più importante, poiché il conflitto sta prosciugando le risorse umane dell’Ucraina in un contesto di più ampie sfide legate alla mobilitazione. Un’analisi del mercato del lavoro del 2025 ha rilevato che metà delle aziende intervistate prevedeva di assumere donne per ruoli tradizionalmente dominati dagli uomini nel 2026. Nell’Ucraina in tempo di guerra, le donne stanno svolgendo un ruolo sempre più importante nel sostenere la più ampia mobilitazione per la difesa del Paese.
Prima dell’invasione su vasta scala da parte della Russia, Lyuba Shipovich viveva agiatamente negli Stati Uniti. Era una brillante ingegnere informatica e imprenditrice nel settore fintech, con progetti di espansione in Europa. Con l’invasione, ha messo a frutto le sue competenze tecniche per aiutare l’Ucraina a sfruttare la tecnologia per difendersi.
Shipovich è co-fondatore di Dignitas , un’organizzazione che supporta lo sviluppo di tecnologie militari per l’esercito ucraino e contribuisce all’addestramento dei soldati sull’uso di droni e robotica terrestre. Grazie a collaborazioni con importanti rivenditori ucraini, Dignitas ha anche contribuito a finanziare la formazione completa e l’equipaggiamento di operatrici di droni , che vengono poi impiegate con i propri kit operativi. “Rompono i vecchi schemi su chi ha il diritto di stare sul campo di battaglia”, si legge in un post sul blog di Dignitas.
Un’altra figura chiave dietro la rivoluzione dei droni in Ucraina è Maria Berlinska , cofondatrice di Dignitas e forza trainante dell’iniziativa Victory Drones . Ex operatrice di ricognizione aerea che si è offerta volontaria nella guerra del Donbass, Berlinska è diventata una delle voci più autorevoli in Ucraina in materia di modernizzazione militare e integrazione delle donne nell’esercito ucraino. Il presidente di Dignitas Ucraina, Dmytro Kavun, ha definito Berlinska una “visionaria ed evangelista”.
Attraverso il progetto Victory Drones, ha contribuito all’addestramento di oltre 50.000 militari nell’utilizzo di sistemi senza pilota. Si è inoltre battuta per riforme strutturali, contribuendo all’eliminazione delle barriere doganali e dell’IVA sui droni importati, in modo che tecnologie cruciali potessero raggiungere più rapidamente il campo di battaglia.
Berlinska ha affermato che “Ci troviamo nella più grande guerra tecnologica della storia umana, una battaglia in cui Davide deve costantemente inventare, in modo asimmetrico, nuove ‘fionde’ tecnologiche per contenere il gigante Golia dell’Asse del Male”.
Un’altra donna che contribuisce a mantenere il vantaggio tecnologico dell’Ucraina è Iryna Zhluktenko, co-fondatrice e direttrice della Dzyga’s Paw Foundation. Questa organizzazione no-profit ucraina fornisce droni alle unità in prima linea e supporta la ricerca e lo sviluppo per le unità dell’esercito.
Dal 2022, il suo piccolo team ha raccolto più di 5,5 milioni di dollari attraverso il crowdfunding internazionale, costruendo una rete globale di sostenitori in oltre 70 paesi. Ha avviato il progetto con il suo attuale marito Dimko , che si è arruolato nell’esercito nel 2024. “Penso che la nostra relazione sia importante sia per me che per Dimko, ma per ora l’abbiamo messa da parte perché abbiamo dato la priorità alla lotta”, ha affermato Zhluktenko.
Poco prima del loro matrimonio, previsto per giugno 2024, lei pubblicò su X: “Mi sposerò presto. Non posso invitare alcuni dei miei amici al mio matrimonio perché hanno scelto di combattere per la nostra indipendenza, per la libertà di ogni cittadino ucraino, me in particolare. E sono stati uccisi dai russi.”
In tutto il paese, altre donne si offrivano volontarie per contribuire alla difesa dell’Ucraina in vari modi. Il secondo giorno dell’invasione, Alina Holovko a Dnipro creò un gruppo Telegram per organizzare i volontari. Poco dopo, le persone che si presentarono accettarono di fabbricare bombe Molotov in un’officina per fermare i russi qualora fossero arrivati in città. Il giorno successivo, il numero di volontari triplicò. Ben presto, si arrivava a un centinaio di persone al giorno.
L’ARTICOLO CONTINUA NEL LINK SE VUOI:
9 aprile 2026
https://nationalinterest.org/feature/the-women-holding-ukraines-defense-together
MARIA CALLAS
*** GIANNI SCHICCHI – E’ una opera comica del chiamato TRITTICO :
sono tre opere in un atto di Giacomo Puccini: Il tabarro su libretto di Giuseppe Adami, Suor Angelica e Gianni Schicchi su libretto di Giovacchino Forzano.

una scena del Gianni Schicchi del 1918 : ” I parenti di Donati stanno ascoltando il testamento ” ( in verità chi parla nel letto del morto è Gianni Schicchi )
O mio babbino caro, cantato da Frances Alda nel 1919
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disegno per la copertina del testo di Peter Hoffer, 1954
Archivio Storico Ricordi
Wikipedia
O mio babbino caro è un’aria dell’opera Gianni Schicchi (1918) di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano. La canta il personaggio di Lauretta, rivolgendosi al padre Gianni Schicchi, quando lo scontro tra quest’ultimo e la famiglia Donati giunge a un punto tale da mettere a rischio la sua storia d’amore con Rinuccio Donati. Vuole convincerlo a fare finta di essere Donati e dire le sue volontà a favore dell’innamorato come fosse lui il morto – ( che tra l’altro è lì con lui nel letto ).
da : https://it.wikipedia.org/wiki/O_mio_babbino_caro

11 dicembre 1919
– https://en.wikipedia.org/wiki/File:Schicchi_original_cover.jpg
Wikipedia
La prima assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York.
1918, Kathleen Howard nel ruolo di Zita (Metropolitan Opera Archives)- PRIMA DELL’OPERA-
trama:
1º settembre 1299. Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.
Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (la celebre romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.
Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l’intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all’esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici («Addio Firenze, addio cielo divino»).
Schicchi declina dinanzi al notaio le ultime volontà e quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Ma il finto Buoso li mette a tacere canterellando il motivo dell’esilio e infine li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà.
Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente; mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia.
DANTE –
«Mi disse: “Quel folletto è Gianni Schicchi,
e va rabbioso altrui così conciando”.»
chi è ..
Gianni Schicchi de’ Cavalcanti (… – prima del febbraio 1280) è stato un cavaliere medievale italiano, personaggio storico fiorentino del Duecento, citato anche da Dante Alighieri tra i personaggi dell’Inferno.
Era un cavaliere e non si conoscono molte notizie storiche circa la sua figura, ma a partire dalla citazione dantesca i successivi commentatori hanno ritratto una sua biografia che in larga parte ricalca il passo dell’Inferno (XXX, vv. 32-33 e 42-45). Nella bolgia dei falsari egli è condannato per la “falsificazione di persona” cioè per aver imbrogliato gli altri prendendo il posto di Buoso Donati il Vecchio.
La questione raccontata ampiamente dai chiosatori, seppur con qualche differenza ma sostanzialmente uguale, è che questo Schicchi fosse famoso per le imitazioni delle persone e che quando morì il ricchissimo vedovo e senza figli Buoso, egli, su richiesta dell’amico Simone Donati, nipote di Buoso, si intrufolò nel letto del defunto poco dopo la sua scomparsa e chiamato un notaio dettò testamento a favore di Simone, che venne puntualmente ratificato. Per sé pare che si facesse intitolare solo una giumenta (citata da Dante) che è un indice del carattere burlesco e da novella dell’accaduto.
A partire da questa storia, e con caratteri stilistici decisamente più lievi e ameni, Giacomo Puccini compose l’opera comica Gianni Schicchi, rappresentata nel 1918. Altra opera teatrale famosa è la commedia Gianni Schicchi di Gildo Passini che debuttò con successo a Milano nel 1922 al teatro Olympia, messo in scena dalla Compagnia Talli-Melato-Betrone.

William Bouguereau (La Rochelle, 30 novembre 1825 – La Rochelle, 19 agosto 1905), è stato un pittore appartenente alla corrente dell’ Accademismo. Wikipedia
Quadro sopra è un dettaglio dell’opera : Dante e Virgilio di William-Adolphe Bouguereau (1850); Schicchi, coi capelli rossi, è ritratto mentre morde al collo Capocchio
Sailko
CAPOCCHIO, PERSONAGGIO DELLA COMMEDIA DI DANTE
in breve: “l’episodio di Capocchio nella Divina Commedia si chiude con la rapidissima e sconcertante scena di Gianni Schicchi che lo morde furiosamente alla nuca e lo riduce col ventre a terra, perché questa glielo ‛ gratti ‘ col suo fondo rude e petroso. ” ( Treccani )
E’ stato un alchimista che non riuscendo a produrre oro, si dedica alla falsificazione del metalli: per questo Dante lo mette tra i falsari.
altre notizie nel link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Capocchio
L’opera al Musée d’Orsay– titolo : Dante e Virgilio ( che qui si vedono sullo sfondo..)

misure: H. 280,5 ; L. 225,3 cm.
APRI QUI + apri qui SE TROVI DEI VIDEO
Sono in corso colloqui trilaterali faccia a faccia a Islamabad tra il vicepresidente statunitense JD Vance, l’inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff, il cognato di Trump Jared Kushner, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dell’esercito pakistano Munir. Lo riferiscono Al Arabiya e Reuters, dopo le conferme all’avvio dei negoziati da Usa, Iran e Pakistan.
I negoziati sono i primi colloqui diretti tra Usa e Iran dalla fondazione della Repubblica islamica del 1979. Il dialogo potrebbe riprendere anche domani.
Secondo il New York Times, che cita due alti funzionari iraniani, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e figura influente in ambito militare e politico, ha stretto la mano al vicepresidente JD Vance e l’atmosfera dell’incontro è stata cordiale e serena.
qui il link di RaiNews.it
ANSA.IT 10 APRILE 2026 16.27

HOTEL GRAN LUSSO SERENA A ISLAMABAD

Una veduta dell’hotel Serena, mentre il Pakistan si prepara ad ospitare gli Stati Uniti e l’Iran per i colloqui di pace a Islamabad.
Il lussuoso hotel a cinque stelle Serena, nella capitale del Pakistan , è diventato l’improbabile sede dei colloqui di pace volti a porre fine alla guerra con l’Iran , consolidando il suo status di uno degli edifici più fortificati di Islamabad .
L’hotel Serena di Islamabad si trasforma in fortezza per i delicati colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran.Il Serena Hotel potrebbe sembrare una scelta insolita per ospitare colloqui così delicati, soprattutto considerando che il peggior attentato terroristico di Islamabad si è verificato nel 2008 proprio nel vicino hotel Marriott.

** se aspettate, qualche minuto, è proprio carino..blog
apri qui

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LE IMMAGINI SEGUONO DAL LINK::
https://elchicollama.com/en/content/105-ronda-iberia-novdec-2025

Marrakech, un’importante città del Marocco, un tempo capitale del Marocco imperiale occidentale

Jaipur ( capoluogo dello stato indiano di Rajasthan )

Madrid

Ho Chi Minh, più conosciuta come Saigon, è un’importante città del Vietnam del sud che ha avuto un ruolo fondamentale nella guerra con gli Stati Uniti.
apri qui :
una serie di immagini su Madrid per Natale 2024
https://elchicollama.com/en/content/98-crea-madrid-nuevo-norte-christmas-2024

https://elchicollama.com/en/content/60-european-commission-spain

link con le altre magliette tutte bellissime!
https://elchicollama.com/en/content/37-born-free

Madrid, 1988.
Racconta nel link la sua formazione e ci fa conoscere un po’ chi è
657 427 114
Puntata dedicata al volume di Limes “In trappola”, in edicola, libreria e sul sito per gli abbonati digitali da sabato 11 aprile 2026.

INDICE DEL VOLUME:

a cura di Fabrizio Maronta, Roger Anton Calvello

di Marco Lauri

di Arash Azizi

di Nicola Pedde

di Arash Kiani



di Noa Limone

a cura di Fabrizio Maronta, Giuseppe De Ruvo, Michelangelo Genone

di Rémi Daniel

di Lorenzo Noto

a cura di Federico Petroni






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*** ORCHESTRA :
*** blog: qualcosina si capisce, è un passetto.
ANSA.IT — 10 APRILE 2026 — 16.31
https://www.ansa.it/sito/videogallery/economia/2026/04/10/cosa-si-intende-per-petrodollaro_5ffc4905-25a8-46cf-aaa4-80d534bce384.html
SEGUE DA:
LIMESONLINE -20 Agosto 2025

La versione integrale della carta si trova alla fine dell’articolo.
La carta inedita a colori della settimana è dedicata al perdurante ruolo del dollaro come moneta di riserva mondiale.
La mappa illustra il peso del biglietto verde e delle principali divise globali nelle transazioni commerciali e valutarie internazionali e la rete cinese degli scambi denominati in yuan.
Del primato della moneta americana e delle sue concorrenti ha scritto Milton Ezrati nel numero di Limes “La pace sporca“:
❝Il biglietto verde mantiene saldamente il ruolo di valuta dominante. È di gran lunga la divisa più scambiata, coprendo l’88% delle transazioni valutarie mondiali. L’euro, seconda moneta di scambio, si ferma al 31%, mentre lo yen giapponese non supera il 17% e la sterlina britannica si attesta al 13%.
Quasi il 53% delle transazioni commerciali è regolato in dollari – a prescindere che siano coinvolti o meno soggetti statunitensi – rispetto al 30% in euro.
Al confronto, i contratti in yuan totalizzano appena il 4% del totale e vedono sempre una controparte cinese.
In dollari è espresso ancora il 57% delle riserve valutarie delle Banche centrali (rispetto al 71% del 2000). L’euro segue a grande distanza con il 20% (era il 18% nel 2000), pound ( in inglese è = sterlina ) e yen ( Giappone ) coprono rispettivamente il 5% e il 6%, il renminbi ( in cinese = Yuan ) appena il 2%.
Questa notevole tenacia non si deve alla performance dell’economia statunitense o alla gestione finanziaria di Washington, e nulla toglie alla crescente statura economico-commerciale della Cina o di altri paesi. Deriva piuttosto dalla semplice constatazione che malgrado il declino relativo dell’America e l’ascesa di altri attori, nessuna valuta può anche solo approssimare le credenziali del dollaro quale valuta di scambio e riserva mondiali.
Passiamo in rassegna i potenziali contendenti. L’incapacità del rublo era evidente anche prima della guerra e lo è ancor più ora. La sterlina britannica ha alcuni attributi positivi, incluso un emettitore politicamente stabile e giuridicamente solido, ma ha diversi punti deboli: l’economia del Regno Unito è troppo piccola per sostenere una valuta di riserva e la sua potenza commerciale troppo scarsa, al pari di quella militare e di quella diplomatica ( nota le credenziali di una valuta ).
Nemmeno lo yen è un serio avversario: sebbene l’economia giapponese sia probabilmente abbastanza grande, la sua impronta commerciale e i suoi mercati finanziari abbastanza vasti, l’assenza di dinamismo mette in dubbio il fatto che la valuta nipponica possa essere sostenuta da un’adeguata produzione di beni e servizi. La mancanza di status militare e diplomatico solleva ulteriori interrogativi sulla capacità di Tōkyō di proteggere gli interessi dello yen. Per non parlare del fatto che il Giappone ha sempre rifuggito un ruolo globale per la propria moneta, temendo che un suo eccessivo apprezzamento (connesso all’incremento di domanda per usi di scambio e riserva) pregiudichi la competitività dell’export da cui dipende fortemente…❞
Continua a leggere: Il dollaro resta re

Lascio anche questa tagliata perché i numeri si vedono molto meglio.


sulla destra in alto : ” Forte legame Cina / Russia ( Causa guerra in Ucraina ) -?-

a destra — Paesi .. scambi commerciali al di fuori del dollaro
linea sotto : Paesi con i quali la Cina ha commerci nella valuta nazionale
terza riga: La Cina è il principale partner dell’Africa
DALL’ARTICOLO GRANDE UNA NOTAZIONE IMPORTANTE PER CAPIRE QUALCOSINA..
Pubblicato in: La pace sporca – n°7 – 2025
Nei venticinque anni successivi alla seconda guerra mondiale queste credenziali ( VEDI SOPRA ) impeccabili resero il dollaro una moneta senza rivali. Il suo unico limite emerse, ironicamente, dall’altrettanto impareggiata forza dell’economia statunitense, che creò un attivo netto rispetto al resto del mondo. Idealmente, la nazione che esprime la moneta di riserva deve avere un passivo: comprare dal resto del mondo più di quanto venda crea un naturale deflusso di riserve idoneo a soddisfare i crescenti bisogni di liquidità di un commercio mondiale in espansione. Tale scarsità di dollari cominciò ad attenuarsi alla fine degli anni Sessanta, quando la crescente competitività delle controparti dell’America fece sì che questa iniziasse a registrare persistenti deficit commerciali. Ciò risolse un problema finanziario internazionale, ma ne creò uno interno che in prospettiva avrebbe decretato la fine del sistema. I produttori statunitensi, non avvezzi alla concorrenza, reagirono con rabbia all’arrivo di imprese straniere – soprattutto giapponesi e tedesche – che li estromettevano da mercati, interni ed esteri, in cui fino ad allora avevano dominato.
Il presidente Richard Nixon sentì la pressione politica e puntò ad attenuarla alterando il tasso di cambio fisso stabilito dagli accordi di Bretton Woods. Quando Germania e Giappone si opposero, Nixon reagì sganciando unilateralmente il dollaro dall’oro. Era il 15 agosto 1971.

” Nessuno però aveva una forza diplomatica e militare paragonabile a quella degli Stati Uniti, le cui dimensioni economiche, commerciali e finanziarie contribuivano altresì a conservare lo status del dollaro. ” ( CITAZIONE DALL’ARTICOLO )

” Ammesso e non concesso che la Cina possa dare alla sua divisa uno status globale, non è detto che lo voglia.
—
Più che soppiantare il dollaro, pare evidente che la Cina e gli altri Brics mirino a godere di alcuni vantaggi dell’internazionalizzazione valutaria, schivandone però gli oneri.
Una divisa parzialmente usata negli scambi internazionali presenta la sua attrattiva. Dà lustro e dunque influenza politico-diplomatica, soprattutto presso le economie postcoloniali che contestano in modo crescente il primato occidentale.
—
C’è tuttavia da dubitare che Pechino accetti l’altro lato della medaglia: il debito e la deindustrializzazione indotti dal deficit commerciale. Tanto più che a moltiplicarne l’impatto sugli Stati Uniti è stata proprio l’ascesa produttiva e commerciale cinese, il cui «shock» sul tessuto socioeconomico ha sovvertito Washington, generando il ciclone Trump. Non esattamente l’esito cui il Partito-Stato cinese sembra tendere.
Questo contributo è una versione sostanzialmente aggiornata e parzialmente ampliata di un articolo apparso in origine su The National Interest. LINK DI X: https://x.com/TheNatlInterest/status/2042632837585605036
(traduzione di Fabrizio Maronta)
*** scusate il disordine.. non sono riuscita a fare meglio
ANSA.IT 10 APRILE 2026 – 9.50
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/10/trump-pessima-gestione-a-hormuz-non-e-il-nostro-accordo.-israele-apre-ai-negoziati_4dd2b909-5d88-439c-b82b-d0fcb2602b8a.html

Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: ‘Nessuna tregua con Hezbollah’. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance
10 APRILE
9.28

/ 1
*** GUARANI- è un vasto popolo che cica dal V secolo d. C. occupava un vasto territorio nel Sud America ( Brasile, Bolivia, Paraguay fino all’Argentina- ( segue: https://magazine.cisp.unipi.it/breve-storia-popolo-guarani-e-della-sua-resistenza/ )
Il guaraní è una lingua indigena della famiglia tupi-guaraní, parlata da oltre 7-9 milioni di persone in Sud America, principalmente in Paraguay, dove è lingua ufficiale insieme allo spagnolo. IL gesuita José de Anchieta scrisse la prima grammatica tupi- guarani, stampata nel 1595, due anni prima della sua morte. La parola ” Tupi ” significa ” grande padre ” o anche ” condottiero “.
Roberto Vecchioni – El bandolero stanco
Sarà forse il vento
Che non l’accarezza più
Sarà il suo cappello
Che da un po’ non gli sta su
Sarà quella ruga
Di ridente nostalgia
O la confusione
Tra la vita e la poesia:
Non assalta treni
Perché non ne passan mai;
Non rapina banche
Perché i soldi sono i suoi;
Vive di tramonti
E di calcolati oblii
E di commoventi
Ripetuti lunghi addii
Struggenti addii…
El bandolero stanco
Col cuore infranto
Stanotte va;
Va, su un cavallo bianco
Col suo tormento
Lontano va
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove.
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove..
Ha una collezione
Insuperabile di taglie;
Molte, tutte vuote
Già da tempo, le bottiglie;
Dorme sul cavallo
Che non lo sopporta più
E si è fatto un mazzo
Per la pampa su e giù
Ogni notte passa
E getta un fiore a qualche porta
Rosso come il sangue
Del suo cuore di una volta
Poi galoppa via
Fino all’inganno dell’aurora
Dove qualche gaucho
Giura di sentirlo ancora
Cantare ancora…
Ah bandolero stanco
Stanotte ho pianto
Pensando a te:
C’è un po’ della mia vita
Nella tua vita
Che se ne va
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove
Se chiudo gli occhi, dentro gli occhi
Sei di nuovo quello vero
Quando sorridevo, quando ti credevo:
Ascoltami, guardami, sta’ fermo:
È ancora vivo questo amore
Tutto questo amore, tutto il nostro amore:
E tu lontano non ci vai
A morire come una puttana
Prima del mio cuore
Al posto del mio cuore:
Non mi lasciare solo in questa
Notte che non vedo il cielo:
Torna bandolero! torna bandolero!
Torna bandotero!
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove
Dov’è silenzio
Dov’è silenzio, dove…
ch. adesso che la ascolto dopo tanto tempo, mi sembra una canzone magnifica– sarà che vengo dalla ricostruzione di animali del Permiano, che non ricordavo neanche più che fosse al mondo.

Un esemplare di Tanyka amnicola che si nutre di piante acquatiche (fonte fotografica: Vitor Silva)
DA :
ANSA.IT/ CANALE SCIENZA — 7 APRILE 2026
DA :

275-Million-Year-Old Amphibian Relative with Twisted Jaws Rewrites Early Tetrapod Diets

Tanyka amnicola . Crediti immagine: Vitor Silva.
Un nuovo genere e una nuova specie di tetrapode basale arcaico del periodo Permiano sono stati identificati grazie a mandibole fossili ritrovate in Brasile.
Chiamato Tanyka amnicola, questo strano parente degli anfibi presentava denti rivolti lateralmente e una superficie masticatoria simile a una raspa,

immagine da :
https://www.casapratica.org/attrezzature/utensili-e-macchinari/raspa.asp
suggerendo che alcuni antichi vertebrati a quattro zampe abbiano iniziato a sperimentare il consumo di piante molto prima di quanto i paleontologi si aspettassero.
Un nuovo genere e una nuova specie di tetrapode basale arcaico del periodo Permiano sono stati identificati grazie a mandibole fossili ritrovate in Brasile. Chiamato Tanyka amnicola , questo strano parente degli anfibi presentava denti rivolti lateralmente e una superficie masticatoria simile a una raspa, suggerendo che alcuni antichi vertebrati a quattro zampe abbiano iniziato a sperimentare il consumo di piante molto prima di quanto i paleontologi si aspettassero.
nota : Il Permiano è l’ultimo dei sei periodi in cui è divisa l’era geologica del Paleozoico e si estende da circa 299 a 252 milioni di anni fa. Caratterizzato dalla formazione del supercontinente Pangea e da un clima arido, si è concluso con la più grande estinzione di massa della storia terrestre.

Il periodo Permiano, ultimo del Paleozoico, si estende da circa 299 a 252 milioni di anni fa. Caratterizzato dalla formazione del supercontinente Pangea e da un clima arido, si è concluso con la più grande estinzione di massa della storia terrestre.
Ne mettiamo tre, non uno di più, anche se per noi sarebbero da vedere tutti!
Per chi avesse tempo e voglia, mettiamo il link da aprire:
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Permian?uselang=it#/media/File:Parasaurus_geinitzi_life_restoration_(single_model)_by_Sebastian_Brandt_(Reco-Brandt).jpg

Diadectes absitus paleontological reconstruction by Sebastian Brandt (Reco-Brandt).jpg

ricostruzione com’era da vivo di Sebastian Brandt (Reco-Brandt). Appartiene al primo periodo del Premiano
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immagine della ricostruzione del periodo Premiano
– RKD

Orobates pabsti ricostruito da Sebastian Brandt (Reco-Brandt).
Natural History Museum Erfurt.
*** pensate di fare una passeggiata incontrandoli.. sono tanti !

ERFURT E’ IN TURINGIA ED E’ LA CAPITALE DELLO STATOI
* Dal 1949 al 1990 ha fatto parte del blocco orientale

WEIMAR è una delle su famose città — tutte bellissime
da: Getty Images
https://www.gettyimages.it/detail/foto/weimar-town-square-immagine-royalty-free/1021714830?phrase=germany%20thuringia%20erfurt&adppopup=true

case medioevali nel centro di Erfurt nella Piazza del mercato di fronte alla Cattedrale e alla chiesa di San Severo

La cattedrale e la Chiesa di san Severo
** MI PROMETTO, VI PROMETTO DI TORNARE, NON SI PUO’ LASCIAR DI VEDERE TANTE BELLEZZE– devo dire che, a noi, francamente, aiutano a stare al mondo, come stamattina qui a Sanremo c’era un cielo azzurro pulito e lo guardavi attraverso gli alberi con le loro foglie appena nate di quel verde tenero– e l’insieme ti consolava in quel momento di tante cose..
FACEBOOK.COM
https://www.facebook.com/watch/?v=873638055261535
*** questa possibilità di entrare anche pochi istante in un mondo a noi lontanissimo, ci comunicano una forte emozioni delle persone che vivono così lontani da noi- Ho ricevuto una grande impressione di calma, rispetto e gentilezza – e ancor dalla calma mostrata dalla figlia per la sua maggiore preoccupazione : le bombe che i nemici sogliono buttare sulle carceri. Da quello che ho sentito, al momento, non si sapeva ancora niente di preciso sulla madre, se è stata arrestata, dove si trovava..
NASRIN SOTOUDEH ( 30 MAGGIO 1936 )
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SEGUE DA SUA STORIA DAL::
LINK DI GIUSTIZIA CAFFE’- 3 APRILE
https://www.facebook.com/giustiziacaffe?__tn__=-UC
IL MANIFESTO 3 APRILE 2026
https://ilmanifesto.it/iran-colpito-il-centro-pasteur-e-leta-della-pietra-di-trump

Nessuna strategia di uscita dal conflitto, solo il vanto di aver eliminato la leadership di Teheran. Da settimane, il presidente americano ripete lo stesso mantra: «Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo duramente…Li riporteremo all’età della pietra, a cui appartengono… tra poco, molto presto».
Una retorica senza sostanza, fatta solo delle solite formule di Trump – «vittorie mai viste prima», «nemici in ginocchio», «fine imminente» – senza alcuna prova o strategia coerente. L’ultimo discorso difficilmente avrebbe convinto chi non era già convinto.
INTANTO GLI IRANIANI patiscono per la distruzione dell’Istituto Pasteur di Teheran, uno dei centri di ricerca medica più antichi e significativi del Medio Oriente.
Stati uniti e Israele hanno colpito l’Istituto in un violento raid aereo congiunto. Le immagini diffuse dai media statali mostrano una distruzione su vasta scala della storica struttura, documentando edifici sventrati e danni strutturali gravissimi.
L’Iran ha reagito condannando fermamente l’operazione militare e sollecitando la comunità internazionale a prendere posizione contro quello che definisce un attacco deliberato alla salute pubblica. L’Istituto Pasteur, fondato nel 1920, vanta oltre un secolo di storia dedicata a ricerca scientifica e prevenzione delle malattie nella regione. La sua distruzione rappresenta non solo un colpo logistico, ma un atto che colpisce un pilastro fondamentale della scienza medica regionale.
Uno degli ultimi raid ha distrutto un ponte situato nel quartiere di Bilqan sul fiume Karaj, vicino alla capitale. La struttura, all’imbocco della strada di Chalus, il principale collegamento tra Teheran e la costa del Mar Caspio, era considerata uno dei ponti più alti del paese. Gli obiettivi di Israele e Stati uniti si estendono a strutture civili e infrastrutturali; oltre a impianti farmaceutici, acciaierie, raffinerie e università tecniche, sono state colpite più di 600 scuole e centri educativi. Almeno 2.076 persone sono state uccise e 26.500 ferite dall’inizio del conflitto
QUOTIDIANO NAZIONALE– VIDEO, 1.36
IRAN PONTE DI KARAJ QUANDO VIENE COLPITO
LA LETTURA PREVALENTE in Iran è che americani e israeliani mirino a impedire al paese di ricostruire qualsiasi capacità significativa dopo il conflitto, spingendolo verso una condizione di forte difficoltà e indebolimento. Trump non nasconde quando parla di riportare il paese «all’età della pietra».
Nella strategia iraniana sembra prevalere la logica di una risposta «proporzionale e speculare» – raffineria per raffineria, acciaieria per acciaieria – considerata però insufficiente. Si rafforza quindi la corrente favorevole a un’escalation orizzontale e sproporzionata, con i Guardiani della Rivoluzione che avvertono che le aziende tecnologiche e di intelligenza artificiale collegate agli Usa nella regione potrebbero essere considerate obiettivi legittimi. E in serata arriva la notizia: missili verso il centro cloud di Amazon in Bahrain.
Il dispiegamento degli aerei Usa A-10 per il supporto ravvicinato, unito agli attacchi contro artiglieria, sistemi missilistici e postazioni di confine, alimenta il timore iraniano per un’eventuale preparazione di operazioni di terra. L’Iran sembra anticipare questa possibilità colpendo basi logistiche in Kuwait e Iraq. Contemporaneamente, intensifica la pressione sugli Emirati, minacciando il porto di Fujairah e gli oleodotti.
Pakistan e Cina, intanto, avanzano proposte di mediazione – inclusi un immediato cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz – ma restano distanti dalle posizioni iraniane. L’Iran non chiede un cessate il fuoco, ma la fine della guerra su tutti i fronti regionali, con garanzie di non ripetizione. Israele ha già chiarito che qualsiasi accordo con l’Iran non vincolerebbe le operazioni in Libano contro Hezbollah, una posizione incompatibile con quella di Teheran.
L’ex ministro degli esteri iraniano Kamal Kharazi è rimasto gravemente ferito in un raid a Teheran, in cui è morta la moglie. Alcuni sostengono che Kharazi, politico riformista, stesse lavorando sulle proposte di accordi con colleghi pachistani.
IL PRESIDENTE IRANIANO Masoud Pezeshkian ha invece pubblicato su X una lettera aperta al popolo americano, poche ore prima del discorso di Trump. Il testo è costruito su una distinzione esplicita tra governo e cittadini statunitensi, e pone una domanda retorica diretta: questa guerra serve davvero l’«America First»? Pezeshkian rivendica che l’Iran non ha mai avviato guerre di aggressione e che la percezione del paese come minaccia è «il prodotto di capricci politici ed economici dei potenti».
Gli attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture civili e militari nel Golfo vengono definiti «legittima difesa». La lettera tende anche una mano simbolica: «Il popolo iraniano non nutre alcuna ostilità verso altre nazioni, inclusi americani ed europei», presentando questo principio come culturale e radicato, e non come una tattica contingente.
Tuttavia, Teheran non perde i vizi: l’avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata arrestata. La famiglia denuncia confisca dei dispositivi e mancanza di informazioni.
–– VEDI IL VIDEO NEL POST SEGUENTE SULL’ARRESTO DELL AVVOCATO NARIN SOTOUDEH – INTERVISTA ALLA FIGLIA .- IL MARITO E’ GIA’ IN PRIGIONE
POST DE IL MANIFESTO-
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https://www.doppiozero.com/trump-e-gli-psichiatri
Dai tempi del cavallo di Caligola, la follia dei potenti è al centro del pettegolezzo politico e della riflessione storica. Nella Bibbia incontriamo sovrani che impazziscono, come il babilonese Nabucodonosor e il re d’Israele Saul. Nell’Europa Occidentale, Giovanna di Castiglia aveva riunito le corone di Castiglia e d’Aragona prima di essere soprannominata “La Pazza”. Carlo VI di Francia “Il Folle” pensava di essere fatto di vetro ed era terrorizzato dalla possibilità che qualcuno lo toccasse, mandandolo in frantumi. Negli ultimi anni del suo regno Giorgio III d’Inghilterra, dopo aver dato a lungo evidenti segni di squilibrio, venne affiancato come reggente dal figlio, il futuro Giorgio IV. Gian Gastone, l’ultimo dei Medici, visse per anni come un hikikomori su un sudicio divano.
Si è molto discusso delle possibili patologie di Adolf Hiter (la diagnosi: una miscela di disturbi della personalità e psicosi, tra cui paranoia, narcisismo maligno e tratti psicopatici) e della sua cricca: il tema è tornato d’attualità con il film Norimberga:ma i gerarchi nazisti non avevano evidenti patologie psichiche (vedi su Doppiozero Marco Ercolani, Norimberga: i gerarchi e lo psichiatra).
Nel 2024, Donald Trump aveva costruito la sua campagna elettorale sul declino cognitivo dell’anziano presidente Joe Biden, divenuto evidente nel loro ultimo faccia a faccia elettorale televisivo. La disastrosa esibizione di “Sleepy Joe” – Joe il Dormiglione – ha dato la spinta decisiva per riportare Trump alla Casa Bianca.
Nel 2021 il settantottenne Joe Biden era diventato il presidente più anziano della storia degli Stati Uniti. Il giorno del suo insediamento il 20 gennaio 2025, Donald Trump era di 142 giorni più anziano.
“The Donald” rivendica una salute di ferro e una genetica fuori del comune. Tuttavia, dopo averlo visto all’opera nel suo secondo mandato, sono sempre più numerosi gli osservatori che si interrogano sulle sue condizioni. La salute fisica: vedi i misteriosi lividi sulla mano destra comparsi nel luglio del 2025. Ma soprattutto quella psichica: vedi i discorsi spesso incoerenti, le divagazioni fuori luogo, i repentini cambi d’opinione, i pisolini durante gli eventi ufficiali, la compulsiva attività social, soprattutto notturna, con oltre 6600 messaggi su Truth (il canale di sua proprietà) nel 2025… Poi c’è la megalomania egocentrica che l’ha portato per esempio nel dicembre 2025 a cambiare il nome del “Kennedy Center” di Washington, facendolo diventare “Donald J. Trump and John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”. E a progettare per la capitale americana un Arco di Trionfo molto più grande del modello che ha ammirato di recente a Parigi.
Nel dicembre 2025 la capa di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, in un’intervista a “Vanity Fair” si era lasciata sfuggire che Trump, anche se beve solo Diet Coke, “ha una personalità da alcolizzato”.
Tra i primi a esprimere grandi preoccupazioni sulla sua personalità era stata la figlia di Fred Trump II, il fratello maggiore di Donald: nel 2020 Mary L. Trump aveva pubblicato il memoir Too Much and Never Enough: How My Family Created the World’s Most Dangerous Man, che in Usa ha venduto un milione di copie nella prima settimana e che ora esce in Italia in versione aggiornata da UTET con il titolo Sempre troppo e mai abbastanza.

immagine dallo stesso link di Doppiozero all’inizio
È un ritratto rivelatore: “Mio zio è stato un ragazzino viziato cui pochi hanno detto di no. Una cosa per me sconcertante perché, in realtà, è un uomo debole, incapace di gestire le situazioni ostili”, ha raccontato ad Anna Lombardi (“il venerdì”, 13 febbraio 2026). “Quando ancora frequentavo la casa dei nonni, mio zio era sempre al centro dell’attenzione. Tutti si rivolgevano a lui e ne era evidentemente lusingato”. A proposito del rapporto con l’avvocato Ray Cohn, consulente del senatore Joseph McCarthy ( da cui il ” maccartismo ” per il periodo 1950-55 e per la pratica in generale – blog), radiato dall’ordine nel 1986 e morto poco dopo per AIDS, Mary L. Trump ricorda: “Fu ancora una volta il nonno, di cui Roy Cohn era amico, ad affidarglielo. Quindi anche le radici di quell’atteggiamento vanno rintracciate in famiglia. Poi, certo, trovando terreno fertile, Cohn ebbe un’ampia influenza negativa di Don. Il nonno gli aveva insegnato a non assumersi mai la responsabilità di nulla. Cohn aggiunse un livello di aggressività che prima non c’era”.

La psichiatra forense Bandy Lee, ex docente della Yale School of Medicine, ha raccolto nel volume The Dangerous Case of Donald Trump (2017) le diagnosi di 27 psichiatri, psicologi ed esperti di salute mentale, per concludere che il presidente non era adatto a governare e costituiva un grave pericolo per la nazione. In sintesi, Donald Trump manifesterebbe tratti riconducibili al narcisismo maligno, una combinazione di narcisismo, psicopatia, sadismo e paranoia. ( 1 )
Alla costruzione della personalità di Trump si è dedicato anche Stefano Massini, che nel 2025 gli ha dedicato un monologo che sta girando con successo l’Italia, e che accompagna il protagonista dall’infanzia fino alla discesa in campo: “È una storia, secondo me, straordinaria perché shakespeariana: c’è la mania del potere, il suo sviluppo esponenziale. È uno spettacolo che si sbilancia totalmente verso una forma di mania: del possesso, dell’accumulo. È uno spettacolo che procede per una forma quasi insostenibile – kitsch, pacchiana – di sovrapposizioni continue, di segni, di conquiste, di colpi di scena; ed è Trump. È lui che vive di accentramento, di ipertrofia, come dicevo, e di imprevedibilità. Trump è la costruzione di questa ascesa, è l’apoteosi degli anni ’80, vedi la Trump Tower, un monumento che – anche urbanisticamente, architettonicamente – rappresenta la forza di quest’uomo che, in fin dei conti, allora aveva poco più che trent’anni. Più tardi, il capitombolo micidiale degli anni ’90, le bancarotte in sequenza, l’ossessione di salvarsi e la ripartenza dallo zero. Per questo è una bella storia, perché non è lineare, è contraddittoria, ricca di incoerenze, di asimmetrie” (dal programma di sala di Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man).
Quello che emerge da questo monologo non è necessariamente il ritratto di un pazzo. Di recente Massini ha avvertito che “la pazzia scalmanata di certi sovrani è da sempre più una strategia che una patologia” (“la Repubblica”, 6 febbraio 2026). ( 3)
La sgangherata aggressività del maschio alfa può ispirare una efficace strategia di management, come lascia intuire Manfred F.R. Kets de Vries, autore di un piccolo classico, Leader, giullari e impostori, ripubblicato da Cortina nel 2019 (vedi la recensione qui). Di recente questo psicologo e teorico del management ha dissezionato Il leader narcisista (Cortina, Milano, 2026) ( 2 ) , risalendo fino al mito greco, per spiegare che la vicenda di Narciso “non riguarda solo un giovane uomo pieno di sé”: sotto la superficie, “scopriremo anime emotivamente storpie, individui coinvolti in un discorso autoreferenziale, affetti da quello che può essere definito un disturbo di deficit di attenzione”. I narcisisti, essenzialmente privi di empatia o di compassione verso gli altri, “vivono nel timore di non sentirsi mai abbastanza straordinari da essere notati, amati” e dunque “in un cantuccio della loro anima si nasconde un piccolo bimbo spaventato” (p. XVII).
Una certa dose di narcisismo è indispensabile per sopravvivere. E dunque è possibile distinguere un narcisismo costruttivo e un narcisismo reattivo, eccessivo, che non tollera il disaccordo né la critica. È il narcisista maligno. Lo spirito del capitalismo, nota de Vries, alimenta narcisismo, avidità e invidia (p. 53): queste caratteristiche appaiono perfettamente funzionali al sistema.
Il narcisista può anche essere illuminato da un irresistibile carisma: l’estrema fiducia in sé stesso, l’energia, la propensione ad assumersi rischi, l’abilità oratoria, le visionarietà, possono contribuire a una leadership ispiratrice e visionaria (p. 60). Ma è una leadership pericolosa, avverte de Vries, dove convergono “un comportamento arrogante e grandioso (Hybris)” e la postura del “giudice giusto (Nemesi)” ma implacabile, in un abbinamento macabro e contraddittorio: questo mix lo investe di un grandioso ruolo salvifico, in grado di risarcire le ingiustizie subite e salvare da pericoli apocalittici (più immaginari che veri).
Per De Vries il narcisista maligno (anche se la diagnosi non è riconosciuta ufficialmente nel DSM-5-TR, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) si distingue dal narcisista costruttivo per il sadismo: fa gratuitamente del male agli altri, avendo poco o nessun rimorso per il danno inflitto. Il narcisista maligno tende a essere molto esigente e conflittuale nelle trattative, è molto bravo a gestire la propria immagine ed è assai abile nel polarizzare e nel far emergere le parti più tenebrose della natura umana (pp. 73-74). Nella galleria dei narcisisti maligni,
Ad affrontare il tema delle possibili patologie trumpiane era stato una decina d’anni fa Allen Frances, un docente di psichiatria che ha curato la precedente edizione del DSM, autore di L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (Bollati Boringhieri, Torino, 2018, ripubblicato nel 2024). Frances ricorda la “regola di Goldwater”. Durante le elezioni presidenziali del 1964 alcuni “psichiatri di sinistra” avevano “medicalizzato” il loro astio politico contro il candidato repubblicano: dopo quell’episodio, l’American Psychiatric Association vieta ai suoi soci di fare diagnosi su personalità pubbliche che non hanno mai incontrato.
(4 )

(5 )
A Frances, Trump non gli sta certo simpatico: “Abbiamo avuto la nostra bella dose di presidenti stupidi, impulsivi, bugiardi, ignoranti, narcisisti, bellicosi, complottisti e imprevedibili – ma mai un presidente ha incarnato così alla perfezione queste caratteristiche spregevoli tutte quante insieme” (p. 10). Tuttavia “impiegare gli strumenti della psichiatria per screditare Trump porta a tre gravi conseguenze indesiderate”: aumenta lo stigma per gli altri pazienti (in genere i malati non sono animati da cattive intenzioni e in genere si comportano bene); “medicalizzare i comportamenti scorretti di Trump significa sottostimarlo e distogliere l’attenzione dai pericoli insiti nelle sue scelte politiche”; e infine i potenziali sostituti di Trump – oggi J.D. Vance e Marco Rubio – rischiano di essere peggiori del loro boss (p. 13).
Il problema, spiega con chiarezza Allen Frances, non è Trump. Oggi non subiamo più i sovrani per volontà divina e successione dinastica. Siamo in democrazia.
Non serve ripetersi che l’attuale inquilino della Casa Bianca è un pazzo. Il problema è politico. Forse un indizio utile ce l’ha dato nel 2017 il suo ex amico, il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, in una mail all’ex segretario al Tesoro Larry Summers, quando è sbottato “Il mondo non capisce quanto è stupido Trump”.
Il problema, avverte de Vries, è che è quasi impossibile liberarsi di un narcisista maligno, una volta che ha assunto posizioni di vertice, anche perché si circonda di un seguito adorante che alimenta i tratti peggiori del suo carattere.
REPUBBLICA.IT 27 FEBBRAIO 2026
Tratta, tra l’altro, dello studio di cui si parla nel paragrafo, ma esprime anche una sua opinione con cui noi, nel nostro minimo, saremmo d’accordo.

Cortina 2019
Secondo Kets de Vries, il tema della leadership ha un’alta valenza psicologica e per affrontarlo è indispensabile entrare nel mondo soggettivo degli attori organizzativi, nelle pieghe dei loro sentimenti e delle loro ambivalenze, nei nascondigli dei loro desideri e delle loro paure.
Con l’aiuto di esempi tratti dal mondo del lavoro, dalla storia e dalla letteratura, l’autore identifica diversi tipi di leader, esaminando le molte trappole in cui tendono a cadere e i rischi psicologici relativi alla lotta per il potere, alla sua conquista e al suo uso.
Nell’esplorare tali rischi (semplificazione, onnipotenza, narcisismo, prepotenza), Kets de Vries ci aiuta a comprendere quanto sia difficile per le organizzazioni maturare ragioni e condizioni per una leadership equilibrata, autentica e positiva.

Cortina 2026
Consumismo, spinte competitive, individualismo sono esempi di come la cultura dei nostri giorni ha rinforzato la glorificazione di sé che spinge al narcisismo. Benché lo spirito competitivo faccia parte della natura umana, in alcuni può tradursi in un tratto totalizzante del carattere. Costoro vedono il mondo quasi esclusivamente in termini di “vincenti” e “perdenti”, e perdere è inaccettabile. Muovendo da una approfondita analisi del mito di Narciso, Manfred F.R. Kets de Vries, studioso della leadership di fama mondiale, evidenzia le varie forme in cui si esprime il narcisismo. Successivamente, esplora differenti strategie per la gestione delle persone narcisistiche. Vengono introdotti concetti come l’alleanza di lavoro, l’altalena emotiva, la tattica del sandwich e il bisogno di essere empatici. Inoltre, riferendosi al cambiamento in un contesto di gruppo, viene presentata l’importanza delle dinamiche psicologiche del gruppo nel suo insieme. Il testo di de Vries off re un metodo unico e originale per esplorare le ramificazioni della leadership narcisistica.
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Manfred FR Kets de Vries ( LINK DA: )
Nasce a Huizen , Paesi Bassi, Agosto 1942- è Professore
all’INSEAD – una scuola di business senza scopo di lucro con sedi in Francia ( Fontainebleau ), Singapore , negli Emirati Arabi Uniti ( Abu Dhabi ) e negli Stati Uniti ( San Francisco ). *** NEL LINK SOTTO LA FOTO TROVATE ALTRO
https://www.repubblica.it/commenti/2026/02/06/news/pazzia_trump_netanyahu_realta_massini-425141238/

Una vera e propria indagine sulla psiche di una nazione, un lavoro essenziale per comprendere la crisi della democrazia in corso, ovunque nel mondo.
All’indomani dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2017, dopo lo shock iniziale, analisti politici e giornalisti si sono interrogati sulla sua effettiva capacità di rivestire quel ruolo, e più in generale sulla sua presunta sanità mentale. Non capita spesso di vedere sulle pagine del «New York Times» e del «New Yorker» la definizione di «narcisista» o «pazzo» accostata a un presidente in carica, e tuttavia è successo. È allora che Allen Frances, già estensore della voce «Narcisismo» delDSM-IV – la «bibbia» della psichiatria mondiale – chiamato in causa direttamente, ha deciso di dare una risposta chiara. Ebbene no, Donald Trump non è pazzo. I suoi comportamenti sono certamente divisivi e sopra le righe, ma l’uomo non rientra nello spettro clinico del narcisista. Forse però è il caso di analizzare il fenomeno che ne ha permesso l’ascesa, e perché milioni di persone abbiano affidato a una personalità tanto controversa il proprio destino. Allen Frances risponde con un’analisi impietosa del sistema democratico statunitense, valida per ogni Stato coinvolto dal fenomeno populista. La sua voce autorevole mette sul lettino dell’analista lo spirito di un intero paese.
UN ALTRO TESTO DI ALLEN FRANCES, per chi volesse, dice una cosa fondamentale sui vari DSM ( famosi manuali di diagnostica aggiornati a livello di esperti mondiali, cui fanno riferimento la maggioranza dei professionisti ) che si riflettono anche nelle conversazioni nostre.

Considerato dagli psichiatri di tutto il mondo il testo imprescindibile di riferimento, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual), pubblicato dalla American Psychiatric Association e tradotto in decine di lingue, è la fonte primaria che definisce il limite tra ciò che è normale e ciò che è patologico in relazione alla psiche. Passato attraverso quattro edizioni, il manuale è giunto ora alla quinta stesura, il DSM-5, ma questa volta la pubblicazione ha scatenato feroci e allarmanti polemiche. A capo dei critici più agguerriti si trova Allen Frances, l’autore di questo libro, scienziato autorevole e psichiatra tra i più apprezzati, che sa bene di cosa parla, dal momento che proprio lui aveva diretto la redazione del precedente DSM-IV. Secondo la sua analisi, precisa e convincente, la nuova edizione del manuale diagnostico rischia di fare più male che bene. L’impostazione del volume allarga infatti a tal punto lo spettro delle patologie psichiche da lasciare ben poco spazio alla “normalità”, che quasi scompare. Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l’invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani. Si moltiplicano invece le diagnosi di patologie per ogni comportamento, perdendo in questo modo la visione pluralista dell’universo psichico e forse condannando in futuro milioni di persone a cure non necessarie. «Non medicalizziamo le differenze umane – ammonisce Allen Frances – celebriamole».
immagine e testo da:

qui, Donatella, aveva un’aria gentilmente ironica e ” superba “, come diceva mia mamma in senso elogiativo- es. ” una bellezza superba. ” per dire che si doveva notare. Adesso non ve la descrivo..
Donatella D’Imporzano ci dice:

Il mosaico dell’abside di Santa Pudenziana è il secondo più antico di Roma (390 d.C).
Raffigura Cristo in trono circondato dagli apostoli, insieme alle due sorelle-sante Pudenziana e Prassede.
In cima – sopra la città che dovrebbe essere la Nuova Gerusalemme – ai lati della croce si vede il Tetramorfo, cioè i simboli dei quattro evangelisti (uomo alato/Matteo, vitello/Luca, leone/Marco e aquila/Giovanni).
testo e immagine dal bellissimo link:
SEGUE DA ARTE SVELATA.IT — LINK AL FONDO

In questa immagine si vede un po’ meglio “Il tetramorfo ” ( quadriforme ).
Cristo in trono di Santa Pudenziana, fine IV sec. Veduta laterale con le figure dell’angelo, del leone e del bue.

Cristo in trono di Santa Pudenziana, fine IV sec. Particolare della croce gemmata con il leone e il bue.


Cristo in trono di Santa Pudenziana, fine IV sec. Particolare del Cristo.
DUE IMMAGINI DEL MOSAICO MOLTO BELLE .. PIU’ PROSAICHE
Cristo in trono di Santa Pudenziana, fine IV sec. Particolare con la Chiesa ex gentibus che incorona San Paolo.

Cristo in trono di Santa Pudenziana, fine IV sec. Particolare con la Chiesa ex circomcisione che incorona San Pietro
IMMAGINI E NOTIZIE DA:
ARTE SVELATA .IT
SEGUE DA:
https://it.cathopedia.org/wiki/Tetramorfo
*** Il tetramorfo (dal greco τετρα, tetra, “quattro”, e μορφη, morfé, “forma”) è un motivo iconografico di origine orientale, frequente nell’arte bizantina, costituito dall’insieme dei simboli dei quattro Evangelisti raccolti in un’unica raffigurazione, in cui compaiono i capi nimbati ( aureola ) dell’aquila, del leone, del toro, dell’angelo, fasciati da quattro, sei, oppure otto ali.
L’uso di rappresentare gli Evangelisti con animali e personaggi alati risale al profeta Ezechiele, che visse tra fine del VII secolo a.C. e l’inizio del successivo: questi, deportato in Babilonia, ebbe l’occasione di osservare spesso raffigurazioni di esseri misteriosi nei palazzi e nei templi mesopotamici. Il profeta parla, nelle sue visioni (1,5-14), di quattro creature, con le sembianze di uomo, leone, bue e aquila, che così descrive:
| « | Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. » | |
Ezechiele, continua riferendo che fra le creature risplende con vivo bagliore un fuoco. Sotto ciascuna di esse il profeta scorge una specie di ruota che ne contiene un’altra; le due ruote sono munite di occhi e sono in grado di dirigersi verso i quattro punti cardinali. Abbiamo qui dunque al descrizione di una sorta di carro divino capace di spostarsi in tutte le direzioni. Si tratta del seggio che trasporta il Dio d’Israele, svelandone la sua universalità.
Le quattro entità di Ezechiele traggono origine derivano dall’immagine dei serafini di Isaia (6,1-3), dove sono descritti questi esseri, con volto, piedi, mani e sei ali che circondano il trono di Dio e che cantano il Trisàghion di lode:
| « | Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria». » | |
Nella sua visione Ezechiele semplifica la descrizione riducendo il numero delle ali, infatti, ne attribuisce a ciascuno degli esseri quattro, due raccolte in alto e due piegate verso il basso, completamente ricoperte di occhi; da sotto di queste spuntano delle mani, mentre le gambe sono di vitello. Tuttavia la coincidenza di ali, mani e piedi con i serafini e il modo molto simile in cui i due profeti illustrano la posizione delle ali, rende possibile l’identificazione tra le due rappresentazioni. Il sostantivo sĕrāphīm che ricorre in Isaia (6,1-3) solo al plurale, sembra derivare dall’aggettivo sāraph (ardere, bruciare). Quando si trova al singolare, il nome designa delle specie di serpenti mandati da Dio per punire gli ebrei.
Le entità descritte sono menzionate spesso nella Bibbia come kĕrūbhīm. Questo nome è di etimologia incerta, ma è forse collegabile all’accadico Karabu, cioè benedire. Esse trovano, quindi, riscontro nelle immagini dei Kâribu assiri, gli animali mitici dalla testa umana, il corpo di leone, le zampe di toro e le ali di aquila, le cui statue erano poste a custodia dei palazzi babilonesi.
Per comprendere l’origine degli esseri antropomorfi di cui parla Ezechiele ci si deve riferire al modo arcaico di concepire il mondo. Secondo le antiche cosmogonie, infatti, il firmamento era una volta solida, posta sopra al mare, che poggiava sui quattro punti cardinali, rappresentati solitamente da quattro costellazioni: il toro, il leone, l’aquila e l’uomo (ossia il sagittario, l’arciere) collocate ai quattro punti cardinali dello zodiaco.
L’autore dell’ Apocalisse (4,6-8), che descrive un’apparizione di Dio ispirandosi alle due fonti profetiche:
” Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d‘uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo, il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! » ”
Tetramorfo nel foglio 10 dell’Apocalisse di Bamberga (Reichenau, 1020)
BotPaolo
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Tetramorfo (VIII secolo), tratto dal Libro di Kells
Legatura con Tetramorfo (prima metà del XIII secolo), avorio; Parigi, Museo Nazionale del Medioevo
TESTO E IMMAGINI DA:
https://it.cathopedia.org/wiki/Tetramorfo

Eleonora de’ Nobili Augusti, nota come Nori de’ Nobili (Pesaro, 17 dicembre 1902 – Modena, 2 giugno 1968), è stata una pittrice e poeta italiana.
B
BAMBOLA CON I CAPELLI BIANCHI
Reclusa, prima dentro scelte non sue e poi in diverse case di cura, Nori finirà con il rifiutare ogni sorta di legame con la sua famiglia, rimanendo perfino indifferente alla notizia della morte dei suoi genitori. Un mutismo dei sentimenti in risposta ai fili che governarono la sua vita, gli stessi che troviamo in uno dei suoi dipinti, bambola coi capelli bianchi, uno tra i tantissimi simboli presenti nella sua pittura, che raffigura la donna come un burattino.
COMMENTO E SCELTA DEI QUADRI DI
IL TUTTO DA:
FULDASSI.IT
https://www.fulldassi.it/amp/nori-de-nobili-una-pittura-che-vola-senza-ali/
FIRENZE.REPUBBLICA.IT / 10 aprile 2025

Nori De’ Nobili, Ritratto della sorella – 1929 – olio su cartone, 96x67cm

Nori con cappello e sciarpa (foto di Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili)

Nori con vestaglia a fiori (foto di Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili)

Nori con abito a quadretti (foto di Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili)

Vaso di gessetti colorati (foto di Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili)

Suonatrice di Mandolino (foto di Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili)
DA:
ARTRIBUNE 25-09-2022
I dimenticati dell’arte. Nori De’ Nobili, l’artista che trasformava in pittura la sofferenza
Nori De’ Nobili, I pagliacci, 1944, olio su tavola, 108×120 cm. Photo Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili
Sensibile, raffinata, visionaria, vissuta da bambina nella grande villa di famiglia, chiamata per le sue dimensioni maestose Centofinestre, costruita dal cardinal Antonelli nel 1730 nel paese marchigiano di Brugnetto di Ripe.

Nori De’ Nobili, Nori con cappello e sciarpa, s.d., olio su tavola, 42×41 cm. Photo Alfonso
Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili
Eleonora De’ Nobili, detta Nori (Pesaro, 1902 ‒ Modena, 1968), era figlia dell’ufficiale di artiglieria Carlo de Nobili e sua moglie Luisa Augusti, parente dei Castracane, eredi del porporato: con la famiglia Nori si trasferisce da Pesaro in villa **, per trascorrere estati lunghe e felici.
** A RIPE- capoluogo del comune sparso di Trecastelli- La villa di cui si parla è il Palazzo Antonelli Castracane Augusti Martines dalle 100 finestre è una dimora storica marchigiana sita nella frazione di Brugnetto di Trecastelli (AN).







Fin da piccola dimostra una spiccata propensione per il disegno e la pittura, tanto da seguire alcune lezioni d’arte a Fano con il pittore Giusto Cespi durante il liceo. Nel 1920 Nori è a Roma con il padre, dove studia disegno e lingue straniere al collegio Stella Viae, prima di trasferirsi a Firenze con i genitori, la sorella Bice e il fratello Alberto.

Collegio dell’Ordine dei Gesuiti, nel centro di Roma, a pochi passi da Piazza Venezia. Costruito tra il 1582 e il 1584 per volontà di Papa Gregorio XIII, il Collegio Romano nacque come sede della scuola fondata da Sant’Ignazio di Loyola per i gesuiti e per tutti coloro che desideravano studiare
da : cicerize.me/spot / collegio – romano
Sulle rive dell’Arno frequenta lo studio del pittore macchiaiolo Ludovico Tommasi, nella cerchia di Silvestro Lega, e si avvicina a Ottone Rosai e Mino Maccari. In questi anni fecondi e vivaci Nori dipinge due vedute di Firenze in stile macchiaiolo, Chiesa della Tosse e Casa sull’Arno, oltre ad alcuni ritratti della sorella. Tra le persone che incontra figura il critico d’arte Aniceto Del Massa, grazie al quale partecipa alla IV Mostra Regionale Toscana nel 1930: i due avviano una relazione tormentata e burrascosa, che si conclude con un tentativo di suicidio della giovane. In quegli anni comincia a soffrire di problemi psichici, che la portano a tentare il suicidio un’altra volta nel 1933, dopo la morte di suo fratello Alberto e l’aggravarsi dello stato di salute della madre, da lei molto amata. Una delle cause del suo sconforto è probabilmente la distanza dalla famiglia, che la voleva moglie e madre, senza comprendere la sua vena artistica.

Nori De’ Nobili, Strada di campagna, 1934, olio su cartone, 61×48 cm. Photo Alfonso Napolitano – Archivio Museo Nori De’ Nobili
Nel 1935 la situazione si fa insostenibile e Nori viene ricoverata in svariate case di cura, fino ad approdare alla clinica Villa Igea a Modena, tagliando progressivamente ogni legame coi familiari, senza mai smettere di dipingere un mondo fiabesco con uno stile espressionista e a tratti quasi naïf.

Villa Igea a Modena – clinica psichiatrica
Nori lavora ogni giorno per raccontare la sua sofferenza, in una sorta di diario esistenziale scritto a fil di pennello, per costruire un immaginario popolato soprattutto di figure femminili, accompagnate da clown, zingari, infermieri, giocatori di carte, musicisti, gatti e bambole.
Un universo fiabesco e onirico dove la protagonista è Nori, che si ritrae con abiti e pose diverse: “L’agiatezza economica le permette di avere una stanza tutta per sé”, scrive Roberta Rocchetti, “con rifornimenti continui di colori, per ritrarsi con abiti di ottimo taglio e in linea con le tendenze del tempo, e di farsi arrivare puntualmente riviste per tenersi aggiornata sulle evoluzioni culturali. Si ritrae con unghie perfettamente curate e bocca vermiglia in opere nelle quali interpreta ora una femme fatale, ora una maschera della commedia dell’arte o una figura tragica e spezzata nell’anima”.
In alcuni dipinti appare fasciata da una vestaglia (Nori in vestaglia a fiori,1950), in altri seduta al pianoforte (Nori al pianoforte, 1943) con il volto segnato da un’espressione attonita e stupita, come in un silenzioso dialogo con sé stessa. Nel 1967 dipinge su una lastra per radiografie il suo ultimo quadro (L’anima di Nori che sale in cielo, 1967), dove immagina la sua morte, che avverrà l’anno seguente.
Oggi le opere di Nori sono conservate nel villino Romualdo a Ripe di Trecastelli (AN), sede del museo Nori de Nobili, inaugurato nel 2012.
‒ Ludovico Pratesi
https://www.museonoridenobili.it/
ALTRE OPERE DI NORI – DAL SITO DI:

Nori de’ Nobili, Bambola marionetta, olio su tavola 50X 50 cm- Photo Alfonso Napolitano
Archivio Museo Nori de’ Nobili

Gatti con giocchi azzurri- olio su tavola- 64X 50 cm- Photo Alfonso Napolitano
Archivio Museo Nori de’ Nobili

Nori in costume con bauta e gatto, 1945- olio su cartone- 100 X 71 cm

Nori con machere bianche, 1961, olio su tavola, 73X 41 cm –Photo Alfonso Napolitano
Archivio Museo Nori de’ Nobili

L’anima di Nori che sale in cielo, 1967, tecnica mista su lastra fotografica, 30 X 24 cm-
Photo Alfonso Napolitano
Archivio Museo Nori de’ Nobili
TUTTE LE IMMAGINI E IL BEL TESTO SONO DEL LINK CHE RINGRAZIAMO MOLTISSIMI PER AVERCI ACCESSO ALLA STORIA DI QUESTA ARTISTA
I dimenticati dell’arte. Nori De’ Nobili, l’artista che trasformava in pittura la sofferenza

Centro Studi sulla Donna nelle Arti Visive Contemporanee
Villino Romualdo, Piazza Leopardi, 32 60012 – Loc. Ripe, Trecastelli , Italia
https://www.museonoridenobili.it/
un quadro di NORI DE’ NOBILI conservato al Museo a suo nome.::
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Castello Svevo di Barletta
*** le foto sopra sono prese dal suo X
** le lascio entrambe, scegliete voi..

Corinaldo è un comune italiano di 4 729 abitanti ( DATI, 31-12-2025 ) della provincia di Ancona.
È terra vinicola (noto il suo Verdicchio). Ha una ben mantenuta cinta muraria risalente al XIV secolo. Corinaldo, già da tempo inserito nel club “I borghi più belli d’Italia”, è stato ufficialmente denominato il Borgo più bello d’Italia nel 2007.

Corinaldo è situato nell’entroterra di Senigallia, dalla quale dista una ventina di km in direzione sud e sorge alla sommità di un colle sulla riva sinistra del fiume Nevola, a un’altitudine di 203 m s.l.m.
Dal capoluogo Ancona dista circa 50 km. Confina a nord-ovest con la provincia di Pesaro e Urbino.


foto da: Il Sole 24 ore
Chiesa della Madonna del conforto
– Opera propria
Wikipedia
Pozzo della Polenta
Il nome di Corinaldo deriva probabilmente da “Curia di Rinaldo”, antico nome longobardo che il primo nucleo abitato doveva avere in epoca altomedievale. Quest’ipotesi è stata avanzata solo recentemente: precedentemente si credeva che il nome Corinaldo derivasse da “Corri in alto“, ipotetica esclamazione che i cittadini romani superstiti dell’antica città romana di Suasa avrebbero pronunciato al momento di abbandonare la città romana distrutta, che si trova a fondovalle, per salire in una delle vicine colline, militarmente più difendibili, su cui poi avrebbero edificato il paese di Corinaldo. Altra ipotesi diffusa sull’origine del nome è che esso derivi da “Cor in alto”. Queste due ipotesi, seppur suggestive, sono attualmente ritenute fantasiose e infondate.

«Cineribus orta combusta revixi»
«Sorta dalle ceneri, bruciata, tornai a vivere»
(Motto di Corinaldo)

antico viottolo
La Chiesa del Suffragio
– Opera propria
Wikipedia — link all’inizio
( Dalle Istorie dello Stato di Urbino ):
«Arsa e distrutta dall’empio Alarico, la bella e famosa città di Suasa, l’anno della nostra salute 409, come fu scritto, quelli che dagli incendi avanzarono per salvarsi, fuggirono verso il vento Cecias dentro i vicini colli, l’anno del parto della Vergine 411 diedero principio a fabbricare una città formata con regole e disegno di architettura la chiamarono Corinaldo, quasi curre in altum»
Così scriveva a proposito delle origini di Corinaldo nei primi anni del secolo XVII Vincenzo Maria Cimarelli, frate domenicano, insigne storico, maestro di umane lettere, inquisitore del Santo Uffizio. Forse volendo nobilitare la nascita della sua città dalle rovine della romana Suasa Senonum, mentre è più probabile che sia sorta nel diffuso fenomeno intorno all’anno Mille dell’incastellamento.

campi intorno a Corinaldo

città principali della provincia di Ancona

Regioni delle Marche


Palazzo comunale con le bandiere delle contrade
– Opera propria

Veduta delle mura di Corinaldo con il Torrione della Rotonda
– Opera propria
Wikipedia
ANSA.IT — 7 APRILE 2026 — MEDIO ORIENTE
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/mediooriente.shtml
ANSA.IT 7 APRILE 2026
Inegoziatori sono pessimisti sulla possibilità che l’Iran ceda alla richiesta di Donald Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz prima della scadenza fissata dal presidente, aprendo di fatti la strada ai bombardamenti americani alle infrastrutture energetiche iraniane. E’ l’analisi del Wall Street Journal dopo che l’Iran ha respinto il piano americano e lanciato una controproposta in 10 punti. I bombardieri B-2 hanno sganciato bombe ‘bunker buster’ da migliaia di chilogrammi su un complesso sotterraneo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Nella notte quattro missili balistici intercettati e distrutti dall’Arabia Saudita. Secondo un memorandum diplomatico “Mojtaba Khamenei è in stato di incoscienza e sta ricevendo cure mediche nella città di Qom”.
Il Pentagono sta ampliando l’elenco dei siti energetici iraniani che potrebbe colpire, includendovi strutture che forniscono energia e carburante sia ai civili sia alle forze armate, in quella che è ritenuta una via per aggirare le eventuali accuse di crimini di guerra.
La convenzione di Ginevra concede un margine di manovra quando i siti oggetto di attacchi sono usati sia dai civili sia dai militari.
Al Pentagono è in corso un dibattito su dove tracciare la linea fra gli obiettivi militari e quelli civili, come ad esempio gli impianti di desalinizzazione che possono essere considerati bersagli perché anche le forze militari necessitano di acqua potabile.
Settimana intensa per il governo in Parlamento. Oggi alle 16 informativa alla Camera del ministro della Difesa Crosetto sull’uso delle basi militari americane in Italia dopo lo stop a Sigonella per i bombardieri diretti in Iran.
16:14 Netanyahu, ‘Abbiamo colpito ferrovie e ponti utilizzati dai Pasdaran
15:09 Gb vieta l’ingresso a Kanye West dopo le polemiche sul suo ‘antisemitismo’
14:37 Vance, ‘obiettivi militari della guerra con l’Iran raggiunti, a breve finirà’
Iran in Pakistan, ‘sforzi per fine guerra in una fase critica e delicata’
Nel ciclo ‘Il mondo senza centro’, tenutosi alla Diocesi di Roma il 13 gennaio 2026, Lucio Caracciolo ha intitolato il suo intervento ‘La rivoluzione mondiale vista da Roma’.
Hanno introdotto l’intervento padre Giulio Albanese, direttore del Centro Missionario della Diocesi di Roma e S.Em. Card. Baldassare Reina, cardinale vicario di Roma.
Una prospettiva non casuale: Roma non è soltanto la capitale italiana o la sede della Santa Sede, ma un simbolo universale, crocevia storico tra romanità, cristianesimo e imperi che ancora oggi si riflettono nelle dinamiche del potere globale.
Dalla crisi identitaria degli Stati Uniti e dalla visione panamericana dell’America di Trump, alla competizione strategica nell’Artico e al controllo delle rotte commerciali del futuro; dal Mediterraneo come spazio conteso ed esistenziale per l’Italia, alla cosiddetta “guerra grande” che lega il conflitto ucraino alle guerre di Israele; fino alla demografia, alle megalopoli, al ruolo dell’Africa e alla traiettoria globale del cattolicesimo. Un’analisi che mostra perché il mondo non abbia più un centro unico, e perché il punto di osservazione — Roma — continui a essere uno dei luoghi più impegnativi e rivelatori da cui provare a capire il nostro tempo.

Basilica di Santa Prudenziana al Viminale
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(foto MMM)
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(foto MMM)
da :
Vaticannews.va/it
I CANTACRONACHE SPETTACOLO
Liberovici al pianoforte, Amodei alla chitarra, Michele Straniero che cantava con loro, e addirittura Calvino stesso, come ricorda Straniero.
DISEGNI
Interessante il fatto che ogni canzone fosse illustrata da un’opera grafica in bianco e nero (gli autori erano gli artisti Lucio Cabutti, Giorgio Colombo e Lionello Gennero) nello stile del Laboratorio di grafica popolare del Messico che utilizzava l’arte figurativa per promuovere le proprie cause sociali rivoluzionarie. Saranno fra gli artisti che eseguiranno le copertine dei dischi pubblicati in seguito.

Illustrazione di Luigi Cabutti
ANCA – ASTE. IT
https://www.anca-aste.it/it/asta-1383/cantacronache-nn-1-3-.asp
Dove vola l’avvoltoio-
illustrazione di Luigi Cabutti
da :
INSTORIA.IT
http://www.instoria.it/home/cantacronache_collettivo_musicale.htm

LA RIVISTA

Rivista che Roberta del Deposito ha acquistato a Torino il 12 maggio 2016 da un rigattiere.

Qui l’intera rivista scannerizzata


Da sottolineare che alcuni versi sono riecheggiati, non sappiamo se per caso o meno, ne:

Interpretata anche dai Gang e da Alessio lega
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dal fiume
ed il fiume disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dal bosco
ed il bosco disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Tra le foglie in mezzo ai rami
passan sol raggi di sole,
gli scoiattoli e le rane
non più i colpi del fucil”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dall’eco
e anche l’eco disse “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Sono canti che io porto
sono i tonfi delle zappe,
girotondi e ninnenanne,
non più il rombo del cannon”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò ai tedeschi
e i tedeschi disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Non vogliam mangiar più fango,
odio e piombo nelle guerre,
pane e case in terra altrui
non vogliamo più rubar”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò alla madre
e la madre disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
I miei figli li dò solo
a una bella fidanzata
che li porti nel suo letto
non li mando più a ammazzar”
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò all’uranio
e l’uranio disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
La mia forza nucleare
farà andare sulla Luna,
non deflagrerà infuocata
distruggendo le città”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
Ma chi delle guerre quel giorno aveva il rimpianto
in un luogo deserto a complotto si radunò
e vide nel cielo arrivare girando quel branco
e scendere scendere finché qualcuno gridò:
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla testa mia…
ma il rapace li sbranò.
Go home, Ami Ami go home
la tua bomba atomica che val ?
se la guerra scoppierà
anche te travolgerà
non han pace gli aggressori e tu lo sai.
Torna a casa americano
il tuo fucile lascia star
lo zio Truman sta laggiù
e nei guai ci resti tu
se alla vecchia Europa non dirai Good Bye
Vuoi Firenze tu occupar
a Livorno vuoi sbarcar
ma l’Italia a casa ti rimanderà.
Eisenhower può viaggiar,
Mister Dayton può trescar
ma nessuno per Wall Street combatterà.
Go home, Ami Ami go home
la tua bomba atomica che val ?
se la guerra scoppierà
anche te travolgerà
non han pace gli aggressori e tu lo sai.
Torna a casa americano
il tuo fucile lascia star
lo zio Truman sta laggiù
e nei guai ci resti tu
se alla vecchia Europa non dirai Good Bye
Dice Francia Ami go home
Cina incalza Ami go home
tutto il mondo ti ripete Ami go
Se ti stanno ancora a cuor
la tua casa e il tuo lavor
anche tu alla guerra devi dire no!

ANSA.IT 3 APRILE 2026– 12.27
articolo nel link

MURA DELLE GRAZIE– GENOVA / LINK WIKIPEDIA

MURA DELLA MARINA E DI UNA PORZIONE DELLE MURA DEL BARBAROSSA
foto da: 16 GIUGNO 2025
https://sabapmetge.cultura.gov.it/dove-fermava-il-mare

Comune di Genova
Mura della Marina, Genova- 18/ 02/ 2025

SEGUE DAL LINK:
VISITGENOA.IT
https://www.visitgenoa.it/it/le-mura-di-malapaga

LE MURA DI MALAPAGA


FOTO SOPRA DA: https://www.visitgenoa.it/it/le-mura-di-malapaga

** pubblichiamo il commento alla foto per gli appassionati di Genova- link in fondo
Piazza Sarzano è da sempre il cuore pulsante della vecchia Superba, protagonista di eventi storici fin dall’antichità.
Ancora oggi rappresenta una delle piazze più ampie del Centro Storico, spesso animata da manifestazioni e fiere tematiche.
Le sue origini risalgono al XII secolo, quando veniva utilizzata come spazio pubblico per raduni, mercati e tornei cavallereschi, molto apprezzati nel Medioevo.
Nel lato sud di piazza Sarzano sorge la chiesa sconsacrata di San Salvatore in Sarzano, risalente al XII secolo ma ricostruita in stile barocco nel 1653. Gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e rimasta per decenni in rovina, è stata completamente ristrutturata negli anni novanta per ospitare l’aula magna della facoltà di architettura, ma viene utilizzata anche per congressi e concerti.
Nella chiesa venne battezzato il celebre violinista Niccolò Paganini.
Nella stessa area si trova il Museo di Sant’Agostino, con il suo suggestivo chiostro, e poco più avanti attraversando via Ravecca si erge Porta Soprana, una delle principali vie d’accesso all’antica città medievale.
Da qui si diramavano le Mura del Barbarossa, i cui resti ben conservati e le testimonianze storiche ancora oggi ne raccontano l’importanza.
L’intera zona di Sarzano-Sant’Agostino è intrisa di storia, curiosità e leggende.
Tra queste spicca il Pozzo di Giano, ma ogni angolo di questo affascinante “quartiere” custodisce racconti incredibili, a volte al limite della realtà, che contribuiscono al suo irresistibile fascino.
A pochi passi da piazza Sarzano, Campo Pisano, ennesimo fazzoletto di terra ricco di storia, dove furono imprigionati i pisani dopo la vittoria dei genovesi su Pisa nella battaglia della Meloria, 6 agosto 1284, a cui sono legate storie e leggende, persino l’origine della Farinata.
FOTO E TESTO DA:
GENOVA GOLOSALOCALGUIDE.IT
https://www.genovagolosalocalguide.it/piazza-sarzano-e-la-genova-antica
LINK DI C’ERA UNA VOLTA — 2013

Cartolina ed. Dossi e Bolognini – non circolata

Cartolina ed. Dossi e Bolognini – non circolata

da Genova Antica e dintorni – ed. Mondani
*** PER CHI E’ INTERESSATO SEGUONO ALTRE CARTOLINE BELLE – SEMPRE FINE OTTOCENTO DAL LINK:
C’ERA UNA VOLTA GENOVA BLOGSPOT.COM GIUGNO 2013
https://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2013/06/circonvallazione-mare.html
SEGUE DA:
SMART.COMUNE.GENOVA.IT– *Ultimo aggiornamento: 28/03/2026
https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/lavori-pubblici-e-manutenzioni-conclusi-i-lavori-sulle-mura-nel-sestiere

L’effetto scenografico del nuovo impianto di illuminazione delle mura della marina

L’effetto scenografico del nuovo impianto di illuminazione delle mura della marina

Sono terminati i lavori di restauro e di riqualificazione di uno degli angoli più antichi e caratteristici di Genova, nel sestiere del Molo.
Mura della Marina, mura delle Grazie, mura di Malapaga e piazza Sarzano con le sue creuze sono state restituite alla cittadinanza in una veste totalmente nuova, atta a valorizzarne il valore storico e artistico grazie al lavoro della direzione Lavori pubblici e con i fondi del Programma Innovativo della Qualità dell’Abitare – PINQUA.
Nello specifico, per quanto riguarda le mura della Marina e il loro percorso, è stata effettuata un’opera di restauro e valorizzazione: non solo un restauro architettonico in senso stretto, ma interventi – per una cifra di 2.365.000 euro – ideati ed eseguiti con l’obiettivo di risanare gli elementi puntuali di degrado e disordine e di ripristinare le pavimentazioni storiche di pregio presenti.
—
I basoli in pietra arenaria e i ciottoli rinvenuti durante gli scavi archeologici effettuati, sono stati ripuliti e ricollocati secondo schemi tipici di pavimentazione in uso nel passato. In questo modo, con il supporto della Soprintendenza, è stato possibile ricreare un pezzo di storia non troppo recente e ricollegarsi alle pavimentazioni ancora esistenti in quasi tutto il Centro Storico genovese.
Le mura delle Grazie (costo intervento 5.085.000 euro) appartengono alla cinta muraria storica della città e proteggevano, sin dal XII secolo, la piana di Raibetta.
Obiettivo della progettazione – che si è estesa da piazza delle Grazie a scalinata Sant’Antonio comprendendo anche le aree sottostanti di corso Quadrio
—
Per quanto riguarda le mura di Malapaga (costo dell’intervento: 2.455.000 euro), l’obiettivo della progettazione – che si è estesa da Porta Siberia fino all’area della Caserma San Giorgio Guardia di Finanza in piazza Cavour.
—
Abbiamo voluto valorizzare l’importanza storica e architettonica del manufatto e del suo contesto che, malgrado la contiguità all’area del Porto Antico, risulta ai più praticamente sconosciuto.
—
SEGUE DA:
DIGILANDER.LIBERO.IT
https://digilander.libero.it/egorstavros/grazie_4_Campopisano.htm
** LE SCRITTE LE VEDETE NEL LINK

CAMPOSISANO E IL SENO DI GIANO

Sa: la circonvallazione a mare (corso Quadrio), e nello spazio ricavato venne e
zie
Lavori importanti, per un importo complessivo di 3,6 milioni di euro, hanno riguardato anche la zona di piazza Sarzano e delle sue creuze, inclusi il restauro e consolidamento di una porzione delle antiche Mura del Barbarossa, e la manutenzione straordinaria diffusa nella zona di via del Colle che si affaccia sui Giardini Baltimora.
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Un’ illuminazione scenografica valorizza la facciata storica della Chiesa di San Salvatore.
È stata realizzata una nuova pavimentazione in pietra e mattoni a riprendere l’antica creuza originaria, con la contestuale sostituzione dell’asfalto esistente. È stato completato il restauro delle mura del Barbarossa con eliminazione degli infestanti e il consolidamento dell’apparto murario con iniezioni di malta.
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Di particolare interesse il restauro di due tratti delle storiche Mura del Barbarossa (1155- 1160). Il primo tratto, forse il più importante dal punto di vista storico e monumentale, è il fronte murario di vico Sotto le Murette, caratterizzato dalla presenza di conci ciclopici. Il secondo tratto di mura è quello presente in via Ravasco verso vico Chiuso San Salvatore.
*** SE TI VA DI LEGGERE IL TESTO APRI IL LINK SOPRA –







LINK DELLE FOTO ALL’INIZIO

VICO SUPERIORE DI CAMPO PISANO–// LINK A ME ZENA. NET


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In via Ravasco è stata realizzata la ripavimentazione in arenaria da via del Colle fino in via Ravecca, sia del marciapiede sia della sede stradale. Inoltre, andando da via del Colle verso Carignano, i marciapiedi sono stati rifatti in arenaria e la strada in asfalto albino.

VIA RAVASCO // nel link altre foto della via
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È stato restaurato inoltre il timpano dei lavatoi del Barabino, che si trovavano in uno stato precario.

Tratto delle Mura del Barbarossa (1155-1159) in via del Colle (Genova).
Nel tratto di via Ravecca verso piazza Sarzano, è stata rifatta la pavimentazione in pietra e la sostituzione della pavimentazione cementizia con una pavimentazione in arenaria.

Strada antica e dalla lunga storia, scrive Francesco Podestà che di essa si hanno notizie già intorno al 1100. Superata Porta Soprana, inizia Via di Ravecca con le sue antiche bellezze.
testo e foto da– VIA DI RAVECCA
ANSA.IT 6 APRILE 2026 –12.35
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/06/medio-oriente-negoziati-in-corso-per-una-tregua.-teheran-smentisce-non_e052316e-a1ed-415e-ae76-a96c672ccf63.html
LIVE

Una nave petrolifera attraversa Hormuz © ANSA/EPA
Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità”, riferisce Reuters online citando fonti anonime informate.
L’intesa, provvisoriamente denominata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz “entro 15-20 giorni”, con i colloqui finali in presenza, a Islamabad. L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”, ha detto un alto funzionario iraniano aggiungendo che Teheran ritiene che Washington non sia pronta per una tregua permanente.
I Pasdaran hanno comunicato che il capo dell’intelligence, Seyed Majid Khademi, è stato ucciso in un raid attribuito a Usa e Israele.

https://www.facebook.com/watch/lanfranco.polverino/
VIDEO – apri qui
29 MARZO 2026 – 12.33
https://www.facebook.com/watch?v=942343982089007
POSSIBILE– – che ringraziamo di aver condiviso, non lo sapevamo ..

La Baraccopoli di Torretta Antoniacci
La Gazzetta di San Severo
In questi giorni si è allagata
da Repubblica Bari– 3 aprile 2026


DOMENICA 5 APRILE 2026
REDAZIONE — 4 APRILE 2026

MAMINA NYASSY — ALAGIE SINGATHE
Due morti in pochi giorni riaccendono i riflettori sulle condizioni di vita nei ghetti della Capitanata. A lanciare un appello sono la Caritas diocesana di San Severo e l’ufficio Migrantes, che chiedono alle istituzioni un impegno concreto per il superamento definitivo di queste realtà.
A ricordare quanto accaduto è don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana di San Severo: “A distanza di pochi giorni dalla morte di Mamina Nyassy, ucciso nel corso di una lite nel ghetto dell’Arena, nel pomeriggio del Venerdì Santo, nel ghetto di Torretta Antonacci, Alagie Singathe si è tolto la vita”.
A ricordare quanto accaduto è don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana di San Severo: “A distanza di pochi giorni dalla morte di Mamina Nyassy, ucciso nel corso di una lite nel ghetto dell’Arena, nel pomeriggio del Venerdì Santo, nel ghetto di Torretta Antonacci, Alagie Singathe si è tolto la vita”.

DA : LA GAZZETTA DI SAN SEVERO
Entrambi cittadini del Gambia, le loro storie diventano simbolo di una condizione più ampia. “I loro corpi e i loro nomi devono ricordare a noi tutti che essi non sono numeri o cronoprogrammi da rispettare, ma volti, persone, storie, drammi”, ha aggiunto.
Un lavoro che, spiegano, deve andare oltre gli annunci e tradursi in azioni concrete per migliorare le condizioni di vita dei braccianti.
Don Nazareno Galullo, direttore dell’ufficio Migrantes, evidenzia l’impegno quotidiano delle realtà ecclesiali: “Siamo presenti nei luoghi della marginalità con le unità di strada del progetto Polo Su.Pr.Eme e siamo accanto alle persone per aiutarle nelle procedure burocratiche, nell’accesso ai servizi sanitari e nelle difficoltà quotidiane”.
Un supporto che si scontra però con condizioni di vita estremamente difficili, segnate da precarietà e isolamento.
Tra le criticità segnalate, anche il mancato utilizzo delle risorse destinate al superamento dei ghetti. “Le risorse del Pnrr, circa 28 milioni di euro, non sono state utilizzate e sono ritornate al mittente”, denunciano Pupilla e Galullo.
Una situazione che, secondo la Caritas, ha contribuito a lasciare irrisolto un problema strutturale del territorio.
Per mercoledì 8 aprile è previsto un momento di preghiera interreligiosa nel ghetto dell’Arena, alla presenza del vescovo Giuseppe Mengoli, per ricordare Mamina Nyassy.
Nella stessa occasione sarà ricordato anche Aladji Singath, con un ulteriore momento di raccoglimento a Torretta Antonacci.
Un doppio appuntamento nel segno della memoria, che punta a tenere alta l’attenzione su una realtà ancora irrisolta.

San Severo è in piccolo – sopra la scritta rossa ” FOGGIA ”
CARTINA DA:
https://www.barbarhouse.com/cartina-puglia.html
San Severo ([sanseˈvɛːro], Sanzëvírë in dialetto locale) è un comune italiano di 48 807 abitanti ( DATI dicembre 2025 ) della provincia di Foggia in Puglia.
Importante centro di antiche tradizioni mercantili e agricole, è essenzialmente dedito al terziario. Il comune, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, ha un’ampia estensione territoriale.
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posizione di San Severo nel Comune di Foggia- Puglia

La città nel XVII secolo ( 1627 ).

Corso Garibaldi (o Viale della Villa), in una cartolina dei primi anni del Novecento
Tobia
Gorrio

Chiesa di San Severino
Tobia Gorrio di Wikipedia in italiano
*** Risalente all’XI secolo, fu attorno a questa chiesa, posta sul probabile itinerario della cosiddetta “Via Sacra Langobardorum” (una diramazione della Via Francigena) che, per il continuo afflusso di pellegrini, si creò il nucleo originario della città, al tempo noto come Castellum Sancti Severini. ( segue nel link di Wikipedia )

Scorcio del borgo antico. Campanile di San Severino
– Opera propria

particolare della facciata di San Lorenzo delle Benedettine (sec. XVIII).

Palazzo Celestini-XVIII secolo
Tobia Gorrio di Wikipedia in italiano
La canzone era stata, sulla scorta delle informazioni reperite sulla “Musica dell’altra Italia”, inserita finora come anonima, e con un testo largamente incompleto. Le informazioni erano inoltre in diverse parti errate. Riportiamo comunque la parte esatta della vecchia introduzione, espunta da quelle errate:
“Canzone, sicuramente di autore […], è stata probabilmente cantata per le prime volte nel 1951, anno della venuta del gen. Eisenhower a Parigi e a Roma (gennaio), qualche mese dopo l’aggressione alla Corea (giugno 1950). Venuta che diede luogo a grandi manifestazioni popolari antiamericane sia in Francia che in Italia.
Lee Dayton era allora rappresentante del Piano Marshall in Italia e Harry Truman era il Presidente degli Stati Uniti.”
La canzone è in realtà stata scritta da Fausto Amodei. Riportiamo a tale riguardo le informazioni provenienti dal sito del Gruppo Pane e Guerra, del cui repertorio fa parte:
“Canzone di Fausto Amodei, composta nei primi anni Cinquanta, sul motivo musicale di un inno sindacale del Nord America degli anni Venti.”
(Riccardo Venturi)
Per le strade e le città
dove combattesti già
sei tornato soldatino american
non è più com’era allor
senza evviva e senza fior
non hai pace, non hai fede nel doman.