ULTIME NEWS IRAN/ ISRAELE –ANSA.IT — 14 APRILE 2024– 8.42 :: L’attacco iraniano verso Israele – I VIDEO. Le sirene a Gerusalemme e le esplosioni per i droni intercettati visti fino in Cisgiordania; ALLE 15 Gabinetto di guerra ( Israele ); Iran per noi questione è conclusa

 

 

 

ANSA.IT — 14 APRILE 2024– 8.42
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2024/04/14/lattacco-iraniano-verso-israele-i-video_bb6da94b-4af3-4f6d-a5c3-a446d9fa8ae9.html

 

 

L’attacco iraniano verso Israele – I VIDEO.

Le sirene a Gerusalemme e le esplosioni per i droni intercettati visti fino in Cisgiordania

 

 

 

 

Le sirene a Gerusalemme, le esplosioni per i droni intercettati visti fino in Cisgiordania e il premier Netanyahu che parla agli israeliani

 

 

 

 

VideoNetanyahu: ‘Siamo pronti per qualsiasi scenario’

 

 

 

 

VideoDroni intercettati visti dalla Cisgiordania

 

 

 

 

 

ANSA.IT — 14 APRILE 2024 –7.13

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/04/14/idf-intercettato-il-99-dei-proiettili-lanciati-dalliran_ac592e22-4f9a-44f9-acae-5c4577b81aff.html

 

Idf, intercettato il 99% dei proiettili lanciati dall’Iran.

Lo afferma il portavoce dell’esercito israeliano

ANSACheck

Il 99 per cento dei circa 300 proiettili lanciati dall’Iran contro Israele durante la notte è stato intercettato dalle difese aeree.

Lo afferma il portavoce dell’esercito israeliano, Daniel Hagari.    Hagari ha poi detto che “l’Iran ha lanciato 170 droni contro Israele, e nessuno è entrato nello spazio aereo israeliano.

Sono stati tutti abbattuti fuori dai confini del Paese da Israele e dai suoi alleati”. Dei 30 missili da crociera lanciati – ha proseguito – “nessuno è entrato nello spazio aereo israeliano e 25 sono stati abbattuti”.

 

 

 

ANSA.IT  14 APRILE 2024 –7.51

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/04/14/fonte-israele-finora-nessuna-decisione-su-risposta-a-iran_29549f9e-5661-453a-a995-e8885a7e6f15.html

 

Fonte Israele, ‘finora nessuna decisione su risposta a Iran

‘Sarà discussa nel Gabinetto di guerra del primo pomeriggio’

 

 

 

ANSACheck

 

“Nessuna decisione” è stata presa per ora su una riposta israeliana all’attacco dell’Iran.

Lo ha detto una fonte ufficiale al Times of Israel.

Una eventuale riposta – ha aggiunto – “sarà discussa nel Gabinetto di guerra previsto per le 15.00” (le 14 in Italia).

 

 

 

 

ANSA.IT — 14 APRILE 2024 -7.54

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2024/04/14/iran-allonu-col-nostro-attacco-la-questione-e-conclusa_856655c7-6f75-4f0d-869e-81bf5a1734f5.html

 

Iran all’Onu, ‘col nostro attacco la questione è conclusa’

‘Ma se Israele fa un nuovo errore, la risposta sarà più dura’

 

 

L’Iran ha fatto appello a Israele perché non reagisca al suo attacco diretto di droni e missili, definito giustificato e risposta obbligata al raid contro il consolato di Damasco .

“La questione può considerarsi chiusa così”, ha detto la rappresentanza iraniana all’Onu.

“Ma se il regime israeliano commetterà un nuovo errore, la risposta sarà considerevolmente più dura”, ha dichiarato l’ambasciatore Saed Iravani, che ha inviato una lettera alla presidenza del Consiglio di sicurezza Onu e al segretario generale Antonio Guterres affermando che l’attacco contro Israele “rientra nell’esercizio del diritto di Teheran all’autodifesa”.

 

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+++ video, 17.42 — LUCIO CARACCIOLO E ALFONSO DESIDERIO –Mal d’America. Gli Stati Uniti non si piacciono più. Il peso dell’impero mina la repubblica .- 3 APRILE 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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GILBERT GARCIN ( LA CIOTAT, 1929 –2020 ) — un fotografo autodidatta che inizia a oltre sessant’anni — sembra “ricordare a volte il teatro dell’assurdo di Ionesco ” o certi quadri di Magritte — come di altri surrealisti

 

scoperto da tiziana campodoni  @tizianacampodon- 9.28 – 12 aprile 24

 

 

Nato a La Ciotat, in Francia, nel 1929. Dopo aver trascorso gran parte della sua vita gestendo una fabbrica di lampade, si ritira dall’attività nel 1993 e scopre, da autodidatta, la forte passione per la fotografia. Dopo uno stage ad Arles, inizia a utilizzare il fotomontaggio attraverso il quale rappresenta le più disparate situazioni e paesaggi surreali. Dopo uno stage ad Arles, inizia a utilizzare il fotomontaggio attraverso il quale rappresenta le più disparate situazioni e paesaggi surreali. Il suo stile è singolare: le sue piccole messe in scena teatrali hanno in comune la derisione, l’assurdità e un umorismo umanoide che talvolta ricorda il teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco. Le sue opere sono state esposte in Europa e nel mondo in numerose mostre, fiere e festival di fotografia. In occasione del suo ottantesimo compleanno Postcart e Filigranes hanno pubblicato una retrospettiva del suo lavoro nel libro fotografico Mister G.

 

 

 

 

     

 

DA:

https://www.postcart.com/catalogo/autore/19/gilbert-garcin

 

 

 

Gilbert Garcin

 

 

 

 

Le immagini meditative di Gilbert Garcin colpiscono per il loro potere simbolico e la loro sapiente miscela di umorismo e gravità.

 

 

 

Gilbert Garcin, Upward, 2012, stampato nel 2013, fotografia alla gelatina d’argento

 

 

 

Attraverso le scene poetiche e filosofiche di Garcin , ci permette di diventare migliori osservatori della nostra condizione umana; parla di tutti mentre racconta di sé. Considerando il lato nascosto della vita e sollevando domande su aspetti della vita, come la transitorietà della nostra esistenza o la tenacia necessaria per andare avanti, Garcin si propone come modello dell’uomo comune per offrire una risorsa per la meditazione sulle piccole cose della vita. assurdità e il significato della condizione umana.

 

 

 

 

 

Queste composizioni profonde e magistrali provengono da un venditore di luci marsigliese che si è avvicinato per la prima volta all’arte fotografica alla tarda età di 65 anni. Ora, all’età di 83 anni, Garcin continua a produrre arrangiamenti semplici e minimalisti senza l’ausilio di alcuna tecnologia digitale.

 

 

 

Diogene o della lucidità

2005, stampato nel 2013
Fotografia alla gelatina d’argento

 

Il suo lavoro è incluso nelle collezioni del Fonds National pour l’Art Contemporain di Parigi, della Maison Européenne de la Photographie di Parigi e del Fonds Communal pour l’art Contemporain di Marsiglia, tra gli altri. Scatenando sempre una serie di emozioni, gli autoritratti di Garcin di un uomo comune alle prese con una varietà di situazioni kafkiane parlano di verità che riguardano tutti noi.

 

 

 

 

La rottura

2009, stampato nel 2010
Fotografia alla gelatina d’argento

L’heure Exquise (L’ora squisita)

2006, stampato nel 2013

Fotografia alla gelatina d’argento

Guardando la pittura contemporanea

2005, stampato nel 2013

Fotografia alla gelatina d’argento

Niente è perfetto

2007, stampato nel 2013

Fotografia alla gelatina d’argento

 Girare una nuova pagina

2004, stampato nel 2010
Fotografia alla gelatina d’argento
Mappa MICHELIN La Ciotat - Pinatina di La Ciotat ViaMichelin

LA CIOTAT  – si trova a mezz’ora da Marsiglia- nel cui dipartimento si trova

ViaMichelin

 

 

 

cosmopolitan-views

 

 

 

4net

 

 

 

Il porto vecchio
Kartiste – Opera propria

 

 

 

Calanque – La Ciotat
Ewft – Imported from 500px (archived version)
by the Archive Team. (detail page)

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Certamente non lo conoscete, avevo 52 anni e si chiamava Carlo Fava –ma una persona così ti fa sembrava la vita più dolce : ” un uomo allegro e con il suo sorriso aperto sapeva sempre portare una ventata di gioia e serenità anche in una giornata grigia “– Basta guardare la foto !

 

 

PRIMA BERGAMO- PONTE SAN PIETRO – 13 APRILE 2024

https://primabergamo.it/persone/il-ricordo-di-ponte-san-pietro-carlo-fava-riempiva-gli-spazi-ti-aggiustava-la-vita/

 

 

LA SCOMPARSA

Il ricordo di Ponte San Pietro: «Carlo Fava riempiva gli spazi, ti aggiustava la vita»

 

Aveva solo 52 anni, il suo cuore ha smesso di battere all’improvviso. Amava la bici, le moto, era solare e sempre disponibile

 

 

Il ricordo di Ponte San Pietro: «Carlo Fava riempiva gli spazi, ti aggiustava la vita»

 

di Laura Ceresoli

 

Carlo Fava, di Ponte San Pietro, se n’è andato troppo presto. Aveva solo 52 anni e non ha neppure dato il tempo ai suoi cari di dargli l’ultimo saluto. Il suo cuore ha smesso di battere all’improvviso, lasciando nel dolore tutti coloro che lo hanno conosciuto.

Già, perché Carlo era un uomo allegro e con il suo sorriso aperto sapeva sempre portare una ventata di gioia e serenità anche in una giornata grigia. Nato a Sanremo il 10 agosto 1971, viveva da anni a Ponte San Pietro e ha lavorato alla Dhl, prima a Orio al Serio e poi a Montichiari.

«Con lui abbiamo condiviso tantissime cose dentro e fuori dal lavoro – scrivono i colleghi in una lettera di addio a lui dedicata -. Persona dall’animo gentile e dal cuore grande, sempre attivo su mille fronti e sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei lavoratori. È stato un piacere condividere un così lungo percorso con te fatto di spensieratezza e avventure. Mentre noi proseguiamo quel percorso tu intraprendi il viaggio più lungo e insieme a Bruno, ne siamo certi, continuerai a pedalare per sempre. Come diceva Charles Bukowski “L’amore di un solitario è il più autentico che ci possa essere. Ti ama per scelta, non per compagnia”».

Aggiunge il collega Fabio Mazzoleni: «Carlo era attivo, pieno di interessi, stimoli, energie, passioni. Amava le bici, era un attivista delle Ciclofficine, di Pedalopolis, possedeva motociclette di diversi modelli e aveva partecipato qualche anno fa a gite motociclistiche estreme tra Austria e Germania riadattando le sue moto con una serie di correttivi progettati da lui. Era molto creativo. Aveva un carattere solare, sempre disponibile con tutti. Allo stesso tempo era determinato nel perseguire i suoi obiettivi, ma con toni sempre pacati, anche quando si trattava di difendere i diritti dei lavoratori nell’ambito dell’attività sindacale (…)

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Mauro Biani @maurobiani – 17.14 — 13 aprile 24 — — assai bella, come sempre grazie ! + 2 note del blog

 

 

#media #governo #minculpop
Ministero della cultura popolare.
Sorridi. E se sei un giornalista triste, in galera.
Oggi su
@repubblica

 

 

 

 

 

 

 

nota 1

MINICULPOP = Ministero della Cultura popolare

 

 

Nell’Italia fascista, dicastero istituito nel 1937, quando il ministero della Stampa e della propaganda cambiò denominazione per assumere quella di m. della C.p., più adeguata alle ambizioni totalitarie del fascismo nella seconda metà degli anni Trenta. La sua origine è legata a un biennio cruciale della storia del fascismo, tra il 1934 e il 1936, ed è ispirata dall’esperienza dell’organizzazione della cultura nella Germania nazista, dove J. Göbbels aveva fondato il Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda. Le esigenze crescenti di organizzazione e direzione dell’opinione pubblica, la preparazione della guerra d’Etiopia e la proclamazione dell’impero spinsero l’apparato propagandistico del regime in direzione di una forte centralizzazione del controllo nel campo della comunicazione. L’antico ufficio stampa del presidente del Consiglio venne così elevato al rango prima di sottosegretariato per la stampa e la propaganda e poi di ministero, fino a questa nuova denominazione. Capo dell’ufficio stampa era stato fin dal 1933 G. Ciano, genero di Mussolini e uomo di primo piano del regime fascista. Nel 1937, il primo ministro della Cultura popolare fu D. Alfieri, già viceministro di Ciano alla Stampa e propaganda. Durante la Seconda guerra mondiale, il ministero esercitò il suo ferreo controllo sull’informazione e, più in generale, sul sistema della comunicazione culturale, a stretto contatto con le autorità tedesche in Italia. Fu soppresso il 3 luglio del 1944 dal governo Badoglio.

 

 

 

 

nota 2

articolo 21 della Costituzione

 

L’articolo 21 della nostra Costituzione sancisce la libertà di parola e di stampa, questo significa che nessun cittadino italiano può essere perseguitato per aver reso pubbliche le proprie idee. Infatti in una società democratica non basta la libertà di parola, è indispensabile la possibilità di manifestare il proprio pensiero.

Il dibattito culturale, etico e politico non deve trovare limitazioni: il modo più semplice per avere la meglio su un avversario politico è proprio quello di impedirgli di parlare e far conoscere le proprie idee e quindi di far credere ciò che conviene: in un paese non democratico chi ha potere potrebbe facilmente annientare l’altro quindi.

Non c’è democrazia senza libertà di manifestare le proprie opinioni ma prima è necessario avere la possibilità di creare queste opinioni. Dato che ciò avviene soprattutto attraverso i mezzi di informazione è essenziale che essi non siano concentrati in poche mani.

Nel momento in cui la Costituzione è stata scritta e approvata (emanata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948) i mezzi di comunicazione di massa erano principalmente i giornali (quotidiani e periodici) e la radio. Dagli anni Cinquanta a essi si è aggiunta la televisione e a partire degli anni Novanta Internet. Nonostante ciascuno di questi media abbia caratteristiche proprie, completamente differenti le une dalle altre, i principi sanciti dalla Costituzione possono in tutti i casi trovare applicazione senza la necessità di istituire nuove regole. Nel primo comma (tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione) si nota la lungimiranza dei padri costituenti: si fa riferimento a ogni mezzo di diffusione del pensiero, precisazione essenziale, se pensiamo che oggigiorno viviamo nell’era dei social network e che la democrazia è fortemente condizionata dal loro assetto più o meno libero e pluralistico.

L’articolo 21 si preoccupa in particolare di garantire la libertà di stampa, abolendo i controlli polizieschi di epoca fascista. Essa consiste nella libertà di diffondere notizie, giudizi, opinioni per mezzo di libri e giornali o di altri organi di informazione quali, come citato precedentemente, radio, televisione e Internet.

 

volendo, segue nel link:

https://www.liceoclassicovarrone.edu.it/index.php/saggistica/201-articolo-21-della-costituzione-italiana

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video, 50 min. ca — UMBERTO GALIMBERTI, IL DISAGIO GIOVANILE NELL’ETA’ DEL NICHILISMO — ++video, 13 min. ca sul ” L’epoca delle passioni tristi ” di Miguel Benasayag, Gérard Schmit- Feltrinelli, 2003

 

 

 

 

“La parola ai giovani”, Feltrinelli Editore.- 2018

 

 

 

 

 

Nel 2007 Umberto Galimberti ha pubblicato un libro, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, in cui descriveva il disagio giovanile da imputare, a suo parere, non tanto alle crisi psicologiche a sfondo esistenziale che caratterizzano l’adolescenza e la giovinezza, quanto a una crisi da lui definita “culturale”, perché il futuro che la cultura di allora prospettava ai giovani non era una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del proprio impegno nella vita.

A distanza di anni cos’è cambiato di quell’atmosfera che Galimberti aveva definito “nichilista”? Non granché, fatta eccezione per una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal nichilismo passivo della rassegnazione al nichilismo attivo di chi non misconosce e non rimuove l’atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna. E dopo un confronto serrato con la realtà, si promuove in tutte le direzioni, nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni.

La parola ai giovani raccoglie la voce di questi giovani, che hanno un gran bisogno di essere ascoltati per poter dire quelle cose che tacciono ai genitori e agli insegnanti, perché temono di conoscere già le risposte, che avvertono lontane dalle loro inquietudini, dalle loro ansie e dai loro problemi. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che prende a dialogare con loro, non per risolvere i loro problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili.

“Al nichilismo passivo della rassegnazione, non sono pochi i giovani che sostituiscono il nichilismo attivo di chi, prendendo le mosse proprio da quel desolante scenario, e non da consolanti speranze o inutili attese, inventa il proprio futuro.”

 

 

 

 

 

video, 13.00 min.  UMBERTO GALIMBERTI, L’EPOCA DELLE PASSIONI TRISTI

 

 

 

 

 

 

 

Gli autori di questo libro sono due psichiatri che operano nel campo dell’infanzia e dell’adolescenza. Preoccupati dalla richiesta crescente di aiuto rivolta loro, hanno voluto interrogarsi sulla reale entità e sulle cause di un apparente massiccio diffondersi delle patologie psichiatriche tra i giovani. Un viaggio che li ha condotti alla scoperta di un malessere diffuso, di una tristezza che attraversa tutte le fasce sociali. Viviamo in un’epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le ‟passioni tristi”: un senso pervasivo di impotenza e incertezza che ci porta a rinchiuderci in noi stessi, a vivere il mondo come una minaccia, alla quale bisogna rispondere ‟armando” i nostri figli. I problemi dei più giovani sono il segno visibile della crisi della cultura moderna occidentale fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica. Si continua a educarli come se questa crisi non esistesse, ma la fede nel progresso è stata ormai sostituita dal futuro cupo, dalla brutalità che identifica la libertà con il dominio di sé, del proprio ambiente, degli altri. Tutto deve servire a qualcosa e questo utilitarismo si riverbera sui più giovani e li plasma. Per uscire da questo vicolo cieco occorre riscoprire la gioia del fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati. È un invito rivolto a tutti, ma che assume preciso valore terapeutico per quanti, professionalmente, siano chiamati a rispondere al disagio giovanile: un invito ad aprire nuove piste per nuove pratiche cliniche.

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+++ MERON RAPOPORT ( notizie al fondo ), Perché gli israeliani hanno paura del cessate il fuoco – IL MANIFESTO  13 APRILE 2024

 

 

IL MANIFESTO  13 APRILE 2024
https://ilmanifesto.it/perche-gli-israeliani-hanno-paura-del-cessate-il-fuoco

 

Perché gli israeliani hanno paura del cessate il fuoco

 

VERSO RAFAH. Anche gli oppositori di Netanyahu, politici e cittadini, sono convinti della necessità di proseguire la guerra. Oltre al trauma del 7 ottobre c’è un’altra spiegazione: l’incapacità di accettare che il solo modo per gli ebrei di vivere in sicurezza è attraverso un compromesso politico che rispetti i diritti dei palestinesi

 

Gerusalemme, alla Marcia per la vittoria dell’8 febbraio scorso

Gerusalemme, alla Marcia per la vittoria dell’8 febbraio scorso

 

La decisione statunitense di non porre il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza – la prima volta dall’inizio della guerra, permettendo a una simile risoluzione di passare – ha prodotto ondate di choc in Israele.

La conseguente cancellazione da parte di Benyamin Netanyahu dell’incontro pianificato con l’amministrazione Biden a Washington non ha fatto che amplificare l’impressione che Israele sia stato isolato nell’area internazionale e che il primo ministro abbia messo a repentaglio il più importante asset del paese: la sua alleanza con gli Stati uniti.

 

 

EPPURE, sebbene sia diffusa la critica al modo in cui Netanyahu ha gestito un tema tanto delicato, anche i suoi oppositori – sia del campo “liberale” sia della destra moderata – hanno rigettato all’unanimità il voto all’Onu. Yair Lapid, leader del partito di opposizione Yesh Atid, ha detto che la risoluzione è «pericolosa, ingiusta e Israele non l’accetterà».

Il ministro Hili Tropper, stretto alleato del rivale di Netanyahu, Benny Gantz – che secondo i sondaggi vincerebbe senza sforzo se le elezioni si tenessero oggi – ha detto: «La guerra non deve finire». Tali commenti non si sono granché differenziati dalle reazioni furiose dei leader dell’estrema destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir.

Il rigetto pressoché unanime del cessate il fuoco rispecchia il sostegno trans-partitico all’invasione della città di Rafah, nel sud di Gaza, anche se Netanyahu non dice che l’operazione permetterà di conseguire la tanto attesa «vittoria totale» che ha promesso.

L’opposizione a un cessate il fuoco potrebbe apparire strana. Molti israeliani condividono l’opinione che Netanyahu continui la guerra per interessi politici e personali. Le famiglie degli ostaggi israeliani, ad esempio, sono sempre più critiche del modo in cui Netanyahu trascina il conflitto e amplificano la richiesta di un «accordo subito». Anche dentro il sistema di sicurezza israeliano, sempre più persone dicono apertamente che «eliminare Hamas» non è un obiettivo raggiungibile.

«Dire che un giorno ci sarà una vittoria completa a Gaza è una bugia – ha di recente detto l’ex portavoce dell’esercito israeliano . Israele non può eliminare del tutto Hamas in un’operazione di qualche mese».

Dunque, se l’idea che Netanyahu prosegua nella guerra per calcoli personali sta montando; se la futilità del continuarla è sempre più palese, sia riguardo alla sconfitta di Hamas che alla liberazione degli ostaggi; se sta diventando ovvio che andare avanti con la guerra danneggerà i rapporti con gli Stati uniti, come si può spiegare il consenso in Israele rispetto al «pericolo» del cessate il fuoco?

Una spiegazione è il trauma inflitto dal massacro di Hamas del 7 ottobre. Molti israeliani si dicono che, finché Hamas esisterà e godrà di sostegno popolare, non ci saranno alternative alla guerra.

 

UNA SECONDA spiegazione è legata all’innegabile talento retorico di Netanyahu che, nonostante la sua debolezza politica, è riuscito a instillare l’idea di una «vittoria totale» anche tra chi non crede a una parola di quello che il premier dice e tra chi capisce, più o meno consapevolmente, che quella vittoria non è possibile.

Ma c’è anche un’altra spiegazione. Fino al 6 ottobre, l’opinione pubblica ebraico-israeliana era concorde sul fatto che la «questione palestinese» non avrebbe dovuto essere fonte di preoccupazione. Il 7 ottobre ha mandato in frantumi questo mito. La questione palestinese è tornata, con piena e sanguinosa forza, nell’agenda.

C’erano due risposte possibili alla distruzione di quello status quo: un accordo politico che riconoscesse davvero la presenza di un altro popolo su questa terra e il suo diritto a una vita di dignità e libertà; o una guerra di estinzione contro il nemico oltre il muro. L’opinione pubblica ebraica, che non ha mai davvero interiorizzato la prima opzione, ha scelto la seconda. Alla luce di ciò, la sola idea di un cessate il fuoco appare una minaccia.

Costringerebbe l’opinione pubblica a riconoscere che gli obiettivi presentati da Netanyahu e dall’esercito – rovesciare Hamas e rilasciare gli ostaggi attraverso la pressione militare – sono semplicemente irrealistici. Dopo il trauma e l’umiliazione del 7 ottobre, per molti è difficile digerirlo.

Ma c’è una minaccia più profonda. Un cessate il fuoco potrebbe costringere l’opinione pubblica ebraica a confrontarsi con questioni molto più importanti. Se lo status quo non funziona e la guerra costante con i palestinesi non condurrà mai alla vittoria desiderata, non rimane che la verità: che il solo modo per gli ebrei di vivere in sicurezza è attraverso un compromesso politico che rispetti i diritti dei palestinesi.

 

IL RIGETTO completo del cessate il fuoco e il dipingerlo come una minaccia per Israele mostrano che siamo lontani dall’ammettere questa verità. Ma stranamente potremmo esserci più vicini di quanto si pensi. Nel 1992, quando gli israeliani furono costretti a scegliere tra una rottura con gli Stati uniti – a causa del rifiuto dell’allora premier Shamir ad accettare la cornice americana di negoziato con i palestinesi – e il rammendo di quella spaccatura, scelsero la seconda opzione. Rabin fu eletto primo ministro e un anno dopo furono firmati gli Accordi di Oslo.

L’attuale screzio con l’amministrazione statunitense convincerà gli ebrei israeliani ad abbandonare l’idea di una guerra perpetua e a dare una chance all’accordo politico con i palestinesi? Non è per nulla chiaro. Quel che è certo è che Israele sta rapidamente raggiungendo un bivio e dovrà scegliere dove andare: verso un cessate il fuoco e la possibilità di dialogo con i palestinesi, o verso una guerra senza fine e un isolamento internazionale che non ha mai conosciuto. Perché l’opzione di tornare indietro, allo status quo del 6 ottobre, è chiaramente impossibile.

Pubblicato originariamente su +972 in collaborazione con The Nation

 

 

QUALCOSA SULL’AUTORE :: 

MERON RAPOPORT

 

MERON RAPOPORT

COFONDATORE A LAND FOR ALL ( un paese, una terra per tutti )

 

Meron Rapoport è giornalista, traduttore e attivista politico, tra i fondatori del movimento A Land for All, che chiede la creazione di due stati indipendenti, Israele e Palestina, con confini aperti, libertà di movimento e istituzioni comuni. Attualmente è redattore del sito Last Call (“Sikha Mekomit” in ebraico). È stato responsabile delle pagine estere per i quotidiani Hadashot e Yedioth Ahronoth. Ha scritto per il quotidiano Haaretz, di cui è stato capo-redattore. È traduttore di Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Natalia Ginzburg e altri scrittori italiani. Ha vinto il Premio Internazionale di Giornalismo Napoli per un’inchiesta sul furto di ulivi di proprietà di palestinesi.

 

Festival Internazionale del Giornalismo

 

 

 

FESTIVAL DEL GIORNALISMO

https://www.festivaldelgiornalismo.com/speaker/meron-rapoport

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LA 7 OTTO E MEZZO 11 APRILE 2024 – durata: 29 min. ca –Ospti di Lilli Gruber: Antonio Padellaro, Monica Guerzoni, Alessandro Giuli, +++ Gianrico Carofiglio

 

 

 

https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/conte-contro-il-pd-destra-contro-i-giornalisti-otto-e-mezzo-puntata-del-1142024-11-04-2024-536776

 

 

 

 

 

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Antonio Corrado – link Facebook sotto — Salita Spianata Castelletto Genova – grazie e mille ! una foto stupenda, è tua ?

 

12 aprile 2024 — di mattino presto

 

LINK:::

https://www.facebook.com/tigermanfree

 

 

Salita Spianata Castelletto

Genova 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante Camogli

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Elisa Canetri @CanetriElisa – 19.38 – 12 aprile 2024 — — @tomasomontanari #oradarte – Il Venerdì del 12 aprile 2024

 

 

“Ma da più di mille anni l’università è completamente libera, o non è: e come laicissimi santi patroni, gli studenti ritratti sulla tomba di Giovanni da Legnano vegliano sulla libertà dei loro successori, in aula e fuori” #dalleMasegne

 

 

sembrano esserci anche delle donne tra gli studenti, o mi sbaglio ?

 

Immagine

— l’altra parte con un po’ di sforzo si legge anche nella prima immagine e poi è corta

 

 

Jacobello dalle Masegne (Venezia1350 circa – 1409) è stato uno scultore italiano del periodo gotico, attivo in VenetoLombardiaEmilia e Romagna.

 

 

Iconostasi di San Marco a Venezia, 1394, firmata Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne

amberapparently from Sydney – 0O3A9709

 

 

 

Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne e aiuti, ancona della chiesa di San Francesco, Bologna, 1388-93

Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne e aiuti, ancona della chiesa di San Francesco, Bologna, 1388-93
Fabrizio Garrisi – Opera propria

 

 

 

Chapel of Pius V Santi Giovanni e Paolo (Venice) – Monument to Giacomo Cavalli

 

Didier Descouens – Opera propria
Basilica dei San Zanipolo in Venezia. Cappella Cavalli o di San Pio V – Monumento di Giacomo Cavalli. Opera di Jacobello dalle Masegne e Pierpaolo dalle Masegne.

 

 

 

 

 

Iconostasi nella Basilica di San Marco a Venezia, particolare
MatthiasKabel – Opera propria
Opera di Jacobello dalle Masegne e Pierpaolo dalle Masegne.

 

 

 

 

Particolare della tomba di Giovanni da Legnano Museo civico medievale, Bologna
Marmo di Carrara
I, Sailko

Studenti universitari. Dettaglio da: Pier Paolo delle Masegne e Jacobello da BolognaFrammenti dell’arca di Giovanni da Legnano (morto nel 1383), esposta nel Museo civico medievale a Bologna.

 

 

da  TRECCANI

 

JACOBELLO e PIERPAOLO dalle Masegne

W. Wolters

 

Scultori e architetti veneziani attivi tra la fine del sec. 14° e il principio del successivo. J. e Pierpaolo fratres de Veneciis sono menzionati per la prima volta a Mantova nel 1383 (Rambaldi, 1920) senza rapporto con un’opera; tre anni più tardi “Petrus Paulus quondam Antonii de Veneciis” (Supino, 1914-1915, doc. XIV) venne incriminato a Bologna per adulterio. Pierpaolo viveva all’epoca nella casa del giurista Giovanni da Legnano, il cui monumento funebre (conservato frammentario a Bologna, Mus. Civ. Medievale) è firmato dai due fratelli. Presumibilmente a quel tempo essi si erano già associati in una fraterna che lasciava loro ampia libertà per l’esecuzione delle opere. Il rilievo che si conserva della tomba da Legnano, con la realistica raffigurazione di studenti secondo la tradizione bolognese dei sepolcri di professori, mostra significative comunanze nello stile del panneggio con alcuni apostoli della parte mediana dell’iconostasi di S. Marco a Venezia, realizzata da J. nel 1392-1394.

Nel 1386 i due ‘tagliapietra’, allora residenti a Venezia, ricevettero l’incarico per un portale nella chiesa dei Domenicani di Modena, mentre nel 1388 firmarono entrambi il contratto per la costruzione dell’altare maggiore di S. Francesco a Bologna (Supino, 1914-1915, doc. I). In precedenza Pierpaolo deve aver compiuto un lungo viaggio in Toscana, probabilmente a Pisa; la sua ampia padronanza dello stile di Nino Pisano potrebbe persino far ipotizzare una frequentazione della bottega di questo artista.

Nel 1390 J. e Pierpaolo sono menzionati come abitanti a Bologna, dove Pierpaolo nel 1391 si impegnò a fornire tre basi per i pilastri di S. Petronio. Ben presto tuttavia i due fratelli si dedicarono nuovamente a imprese veneziane, come attesta la firma posta da entrambi nel 1394 sull’iconostasi di S. Marco, iniziata presumibilmente nel 1392.Le figure dell’iconostasi mostrano due stili fondamentalmente distinti. I dodici apostoli della parte centrale rivelano ampie concordanze con opere lombarde della metà del secolo (per es. con quelle di Bonino da Campione) e con dipinti veneziani della seconda metà del Trecento; le figure femminili di sante e le due Madonne sui lati, datate da un’iscrizione al 1397, si pongono invece decisamente nel solco della tradizione della scultura toscana, rivelando il netto influsso di Nino Pisano. Soprattutto sulla scorta delle notizie tramandate si è affermata l’attribuzione della parte centrale a J. e di quelle laterali a Pierpaolo; su questa base Pierpaolo è stato visto (Gnudi, 1937; 1950; Wolters, 1976) come il maestro più impegnato nella realizzazione dell’altare bolognese, che una inappropriata rilavorazione delle superfici ha purtroppo fortemente sfigurato, rendendone difficile la valutazione. In opere di così vasta mole le incertezze di attribuzione sono peraltro aggravate dalla partecipazione di altri scultori, il cui contributo personale non si mostra tanto in uno stile con accenti individuali quanto piuttosto nel calo del livello qualitativo dell’esecuzione. Nel 1395 J. accettò l’incarico da parte del duca di Mantova, Francesco I Gonzaga, per la costruzione della facciata del duomo della città, un’impresa che nel 1397 non era ancora conclusa. Il fatto che il coronamento della facciata, noto grazie ad antichi dipinti, corrisponda alla terminazione superiore di numerose facciate veneziane del sec. 15° suggerisce che J. e Pierpaolo possano aver realizzato un progetto simile anche per Venezia. Nel 1396 J., di nuovo da solo, assunse un ulteriore incarico per Mantova, la cui natura non è peraltro specificata nei documenti (Torelli, 1913, p. 68).Controverso è un presunto soggiorno di J. a Milano, nel locale cantiere del duomo: è infatti discutibile che “Giacomelo da Venezia”, definito in un documento “inzenario”, “e suo fratello”, di cui non viene detto il nome, ai quali si chiede un periodo di prova di tre mesi, siano identificabili con J. e Pierpaolo (Annali, 1877, p. 197). È difficile immaginare che artisti così conosciuti ben oltre i confini di Venezia e già molto richiesti si possano essere sottoposti a un tale periodo di prova; le opere finora ascritte a J. e Pierpaolo a Milano (Baroni, 1944; Romanini, 1956; Bocciarelli, 1958; Gitlin Bernstein, 1969) appaiono forse pertinenti ad altra mano (Wolters, 1976).

Verso la fine del secolo i percorsi professionali dei fratelli potrebbero essersi divisi, anche se ciò non risulta in modo definitivo dalle fonti scritte. Nel 1399 J. si impegnò a erigere la tomba per Margherita Malatesta in S. Francesco a Mantova(di cui resta soltanto la figura della giacente ora nel Palazzo Ducale), ma sembra che fosse in ritardo con i lavori. Francesco Gonzaga stipulò quindi un nuovo contratto con Pierpaolo, che poteva così portare a compimento i lavori non terminati dal fratello a Mantova e quindi anche la facciata del duomo.Nel 1400 Pierpaolo ricevette il contratto per la grande finestra rivolta a S della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale a Venezia; tre anni più tardi egli redasse un testamento e potrebbe essere morto poco dopo (Paoletti, 1893). Nel 1409 J. è menzionato a Bologna, dove rivendicava il saldo per lavori eseguiti all’altare maggiore nella chiesa di S. Francesco (Supino, 1914-1915, doc. XIII).Varie attribuzioni ai due fratelli di opere non attestate documentariamente e per lo più differenti l’una dall’altra per stile e qualità testimoniano anche della difficoltà di isolare l’operato dei capomastri nella produzione di botteghe di successo; tra quelle accettate è la figura del doge inginocchiato Antonio Venier (Venezia, Mus. Correr), con riferimento a J. piuttosto che a Pierpaolo. Un santo di origine ignota (Louisville, J.B. Speed Art Mus.) richiama, fin nei particolari peculiari del tratto dell’artista, le figure di Pierpaolo nell’altare maggiore di Bologna. Potrebbero costituire opere giovanili di J., appartenenti a un altare, il S. Giovanni Battista e il S. Antonio da Padova nella sagrestia di S. Stefano a Venezia. L’attribuzione della tomba del doge Antonio Venier (m. nel 1400) a Pierpaolo o a J. rimane invece incerta (Venezia, Ss. Giovanni e Paolo, trasformata nel sec. 16°).Nel periodo tra il 1380 e il primo decennio del sec. 15° J. e Pierpaolo sembrano aver assunto a Venezia un ruolo eminente come scultori e come progettisti di tombe e portali; i consistenti e importanti incarichi ricevuti a Bologna, Mantova e Modena testimoniano inoltre che la loro reputazione era molto estesa.

 

Bibl.: Fonti

 

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Tomaso Montanari @tomasomontanari – 20.17 – 11 aprile 2024 — grazie prof. ! + Anpi – biografie + Anpi 25 aprile – link sotto

 

 

Viva Bruno Fanciullacci!

 

 

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https://www.anpi.it/biografia/bruno-fanciullacci

 

 

Bruno Fanciullacci

Nato a Pieve di Nievole (Pistoia) il 13 novembre 1919, caduto a Firenze il 15 luglio 1944, operaio, proclamato nel 1944 Eroe nazionale dal Comando generale delle Brigate Garibaldi, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

 

Socialisti conosciuti, i Fanciullacci, boicottati per le loro idee anche nel lavoro di artigiani, dovettero trasferirsi nel 1934 da Pieve di Nievole a Firenze. Nel capoluogo toscano il giovane Bruno, che aveva trovato lavoro prima come garzone e poi in un albergo, entrò presto in contatto con un gruppo clandestino. Qualche anno di attività antifascista e quindi l’arresto, nel luglio del 1938 e, l’anno dopo, la condanna a sette anni di reclusione per associazione sovversiva. In carcere Fanciullacci entra in contatto con l’apparato clandestino comunista, allora presente in ogni penitenziario italiano, e quando viene scarcerato trova lavoro a Firenze come operaio alla Fiat.

Pochi mesi di calma e, all’armistizio, il giovane è tra i primi organizzatori della lotta armata e dei Gap a Firenze. I sabotaggi si accompagnano alle azioni temerarie contro collaborazionisti, spie, gerarchi fascisti, ufficiali nazisti sino a quando, è il 26 aprile del 1944, Bruno cade nelle mani della famigerata banda Carità.

Durante gli interrogatori a Villa Triste non si piega; non parla neanche quando un ufficiale fascista, dopo averlo ripetutamente colpito a pugnalate, lo lascia a terra in una pozza di sangue, convinto di averlo castrato. Il gappista ferito, dato ormai per spacciato, viene affidato ai “Fratelli della Misericordia”, che lo trasportano all’ospedale di Santa Maria Nuova. Curato, Fanciullacci si riprende lentamente. Dopo una settimana quattro gappisti fanno irruzione nel nosocomio, neutralizzano le guardie e si portano via il loro compagno ferito. La convalescenza dura a lungo, con continui spostamenti da una casa sicura all’altra, sino a che Bruno torna in azione. Il mattino del 9 luglio 1944 il colpo più clamoroso: vestiti da fascisti e da tedeschi Fanciullacci, Elio Chianesi ed altri dieci gappisti si presentano al carcere femminile di Santa Verdiana e se ne vanno portandosi via diciassette giovani antifasciste, che stavano per essere deportate o fucilate.

La rabbia dei fascisti è incontenibile e comincia una caccia accanita a Fanciullacci e ai suoi. Dopo una settimana il gappista cade nella rete: in piazza Santa Croce viene riconosciuto e arrestato. Ricomincia il calvario a Villa Triste. Fanciullacci teme di non reggere e, ammanettato com’è, si butta da una finestra del secondo piano; ha il capo fratturato, non sopravviverebbe, ma i fascisti, che temono possa ancora sfuggirgli, infieriscono sul suo corpo a fucilate.A fanciullacci hanno dedicato una via i Comuni di Firenze e di Pontassieve(FI).

 

 

“VIVA LA REPUBBLICA ANTIFASCISTA”: appello per uno straordinario 25 aprile

 

 

 

“La data del 25 aprile è simbolo dell’Italia libera e liberata, dopo venti mesi di Resistenza e uno straordinario tributo di sangue e di dolore. Fine dell’occupazione  tedesca. Fine del fascismo. Fine del conflitto. Si abbatteva lo Stato fascista, ma anche il vecchio Stato liberale, e si avviava la costruzione di un nuovo Stato e di una nuova società. Il 2 giugno del 1946 il popolo sceglieva la Repubblica e con la Costituzione del 1948 nasceva l’Italia democratica che si fonda sul lavoro e che ripudia la guerra.

•    Oggi tutto è in pericolo. C’è un governo che comprende una destra estrema che ha le sue radici nel ventennio fascista e nelle sue nostalgie, che per questo intende cambiare la Costituzione. Con un uomo solo (o una donna sola) al comando – il cosiddetto “premierato” – ed un Paese frantumato in tante regioni in competizione fra di loro, con diritti diversi dei cittadini – l’autonomia differenziata delle regioni -. Una destra estrema che in vari modi tende a reprimere qualsiasi dissenso, qualsiasi protesta. Una destra estrema aggressiva, vendicativa e rivendicativa. 

•    Tutto è in pericolo perché ci sono milioni di poveri, dilaga il lavoro precario, con un governo che taglia la sanità e la scuola pubblica, con l’intera Europa che rischia la recessione economica. C’è una grande solitudine sociale, il futuro viene visto come una minaccia.

•    Tutto è in pericolo perché c’è la guerra, e se ne parla spesso in modo irresponsabile, come se fosse una dura necessità o, peggio, una nuova e accettabile normalità. Mentre il mondo intero si riarma come prima dei due conflitti mondiali, si dichiara possibile una guerra convenzionale ad alta intensità in Europa. Siamo alla follia. Ha ragione il Presidente Mattarella quando sottolinea che il compito del nostro Paese è “costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”.
È urgente un 25 aprile 2024 di liberazione dalla guerra. Cessate il fuoco ovunque.

Diciamolo: va lanciato un allarme. Sono in discussione democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace, cioè la repubblica democratica fondata sulla Costituzione e nata dalla Resistenza. 

Questo 25 aprile non può essere come gli altri. Dev’essere il giorno in cui si ritrova nelle piazze di tutte le città, a cominciare da Milano, l’Italia antifascista e democratica, le famiglie, le donne, i giovani, il nostro grande popolo illuso e deluso, a cui va restituita una speranza vera di futuro, fatta di un buon lavoro, di una retribuzione sufficiente per una vita libera e dignitosa, di una pace stabile e duratura.

Costruiamolo insieme questo 25 aprile, costruiamolo come un appuntamento straordinario a cui non si può mancare, come una insormontabile e pacifica barriera contro qualsiasi attacco alla democrazia e alle libertà.

Costruiamolo insieme sventolando le bandiere del Paese migliore, la bandiera della Costituzione antifascista, la bandiera dell’Italia fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, la bandiera di coloro dal cui sacrificio sorsero i semi di una nuova Italia.

FACCIAMO DI QUESTO 25 APRILE UNA GIORNATA INDIMENTICABILE. INSIEME.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

11 aprile 2024

 

(Scopri gli eventi in tutta Italia su https://www.anpi.it/25-aprile-2024)

 

 

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Sergio Endrigo– Alcune canzoni che amiamo —

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gio @gifebe — 7.13 — 12 aprile 24 un asinello bellissimo + altri

 

 

https://twitter.com/i/status/1778652750093353426

 

 

 

anche questo si vede che è piccolo, ma come quello di Gio ?!

 

Funny curious donkey baby in the stable. Close-up, shallow depth of field, shoot at sunny day

 

 

 

 

Doe close range portrait

 

questo non deve essere un asinello–

 

 

 

Portrait of cute baby donkey on agriculture farm

 

questo è un asinello bello che sembra il primo !

 

 

 

 

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20 APRILE – 1 MAGGIO 2024 – ARTEVENTO – CERVIA – IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEGLI AQUILONI PIU’ LONGEVO DEL MONDO- DAL 1981

 

 

 

Al di là della pineta, prima dellacqua delmare,

cè un posto fantastico dove si può volare

 

Dal 1981 il festival ARTEVENTO celebra l’aquilone come oggetto d’arte, elemento spettacolare e strumento didattico, salvaguardando pratiche e saperi millenari e suggerendo una visione poetica e sostenibile per il futuro.

 

HOME

https://artevento.com/#

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANSA.IT / EMILIA ROMAGNA- 12 APRILE 2024- 12.40
https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2024/04/12/torna-artevento-cervia-il-piu-longevo-festival-di-aquiloni_d349c2b9-1850-4b8f-b262-27c7a0a38ebe.html

 

Torna Artevento Cervia, il più longevo festival di aquiloni

La 44/a edizione dedicata alla Romagna dopo l’alluvione del 2023

 

 

Artevento Cervia, il più longevo festival del mondo dedicato all’aquilone come forma d’arte ed emblema ecologista, torna per la 44/a edizione dal 20 aprile all’1 maggio sulla spiaggia di Pinarella.

E’ il primo evento che inserisce l’aquilone nel contesto di una più ampia contaminazione fra arti visive e performative, tra arte contemporanea, teatro, danza, circo contemporaneo, teatro di figura e puppetry, il teatro dei burattini, con 50 delegazioni dai cinque continenti e oltre 250 artisti invitati.

Pochi giorni dopo la chiusura dell’edizione 2023, che ha visto 600.000 visitatori, ha avuto inizio la catastrofica alluvione che ha devastato la Romagna: per questo motivo la manifestazione è dedicata alla Regione Emilia-Romagna.

Alcuni ‘highlights’ della prossima edizione, illustrata oggi alla stampa, saranno la presentazione del restauro dell’aquilone di Mimmo Paladino; un focus sulla Cina, rappresentata dall’antica tradizione di Pechino, per celebrare i 700 anni dalla morte di Marco Polo, con la “Notte dei Miracoli” intitolata ‘In viaggio fra draghi e lanterne’ e dedicata al viaggiatore veneziano che per primo raccontò l’aquilone all’Occidente; un focus sul Giappone attraverso un gemellaggio con la Japan Kite Association e il Museo dell’Aquilone di Tokyo.

Ci sarà anche un omaggio alla storia di Antoniano con i bambini dello Zecchino d’Oro come ambasciatori di Pace; il fenicottero rosa come tema ispiratore per le opere eoliche; la celebrazione dei 150 anni dalla nascita di Marconi, per il ruolo che l’aquilone ebbe nel contesto dei suoi esperimenti di telegrafia senza fili. Ed ancora, la partecipazione del designer Uk Carl Robertshaw e dei campioni internazionali di volo acrobatico. Il Paese d’onore sarà la Corea, scelto per la ricorrenza dei 140 anni delle relazioni diplomatiche con l’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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FRANZ VON STUCK (Tettenweis, Baviera  1863 – Monaco di Baviera,1928 ) è un pittore simbolista-espressionista, nonché scultore, illustratore e architetto tedesco.

 

 

FRANZ VON STUCK. TESTA DI MEDUSA. 1892
pastello su carta
26.5 : 32.5 cm

 

DA:

Foto

KUNKEL FINE ART

  • Prinzregentenstrasse 71
  • 81675 Munich

     E’ su X –

    Kunkel Fine Art@KunkelFineArt

    Franz von Stuck (Tettenweis23 febbraio 1863 – Monaco di Baviera30 agosto 1928) è stato un pittore simbolistaespressionista, nonché scultore, illustratore e architetto tedesco.

    Nato nel villaggio bavarese di Tettenweis da una modesta famiglia cattolica di mugnai e contadini, Stuck mostrò già da fanciullo una viva inclinazione per il disegno. Per dare un impulso decisivo alla propria formazione artistica, nel 1878 il giovane Franz si trasferì a Monaco di Baviera, dove frequentò la Scuola di arti decorative, il Politecnico (1882-84) e infine l’Accademia (1885-89).

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    Franz von Stuck, Il peccato (Die Sünde)1893
    olio su tela, 95×60 cm
    Neue Pinakothek, Monaco di Baviera
    The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM)
    DIRECTMEDIA
    Nel 1892 Stuck co-fondò la Secessione di Monaco, sotto la cui egida si raccolsero tutti quegli artisti insofferenti di ogni convenzionalismo accademico; del movimento concepì anche il manifesto, quello raffigurante la divinità ellenica Atena con l’elmo. Intanto, nel 1892 eseguì Il Peccato (Die Sünde), opera che – raffigurando Eva avvinta ad un serpente – riscosse un successo furioso e contribuì a rafforzare la sua notorietà europea; nel 1895, a soli trentadue anni, gli venne affidata la cattedra di disegno in quell’Accademia di Monaco che lo vide inizialmente formarsi.
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  • Autoritratto – 1923
    olio su tavola
    38.1 x 24.2 cm
    Christie’s

 

 

Investito nel 1905 del titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della corona bavarese dal principe reggente Leopoldo di Baviera, allo scorcio del secolo Stuck vide la propria fama lentamente scemare; ciò malgrado, fu comunque protagonista di una mostra monografica a lui dedicata alla Biennale di Venezia del 1909 (l’anno successivo se ne terrà un’altra a Roma), venendo apprezzato da artisti della levatura di KandinskijKlee e Albers, che già seguirono i suoi corsi di pittura.

 

 

Franz von Stuck, frontespizio di Pan, 1895. Stuck scelse la mitologia classica quale costante iconografica della sua produzione grafica

 

 

Franz von Stuck morì di infarto il 30 agosto 1928 a Monaco di Baviera; sinceramente pianto dai suoi contemporanei, fu sepolto accanto alla moglie Mary nel cimitero Waldfriedhof.

 

 

 

 

Manifesto dell’Esposizione della Secezzione di Monaco a Basilea, dicembre 1898

 

 

 

Esposizione di ” Igiene Internazionale ” a  Dresda- maggio / ottobre 1911

 

 

 

Danae e la pioggia d’oro
https://www.sothebys.com

 

 

 

 

109 foto e immagini di Franz Von Stuck - Getty Images

FRANZ VON STUCK

 

 

 

 

 

Lost

1891   Un centauro ferito– forse un dettaglio di un quadro più grande

 

 

 

 

Lucifer

LUCIFERO. 1891
National Art Gallery of Bulgaria, Sofia.

 

 

 

 

Tilla Durieux (1880-1971) As Circe

TILLA DURIEUZ IMPERSONA CIRCE, 1913 ca
Staatliche Museen, Berlin.

 

 

 

 

Inferno

INFERNO, 1908
Metropolitan Museum of Art, New York

 

 

 

TILLA DURIEUX NEL RUOLO DI CIRCE. 1912-13
(coll. priv. kunkel fine art, monaco di baviera)
FOTO SALIKO

 

 

 

DISEGNO

 

 

Mostrandosi assai sensibile alle composizioni di Arnold Böcklin (suo genio tutelare) e di Hans Thoma, Stuck fuse le influenze esercitate dal Naturalismo e dall’Impressionismo, dando così vita a uno stile assolutamente personale, un simbolismo mistico di una grandezza primordiale: è all’insegna di questo orientamento di gusto che l’artista dipinse i suoi famosi combattimenti tra centauri.

 

Combattere Fauni - Franz Von Stuck | Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti

 

COMBATTIMENTI TRA CENTAURI. 1889
Bayerische Staatsgemaldesammlungen (Munich, Germany)

 

 

acqua e il fuoco - Franz Von Stuck | Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti

FEBBRE DELL’ACQUA
1913

 

 

Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti - Pittura, Opere di Franz Von Stuck - combattimento centauri

1894 – COMBATTIMENTO TRA CENTAURI

 

 

 

 

Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti - Pittura, Opere di Franz Von Stuck - Sisifo

SISIFO, 1920

 

Altra peculiarità dello stile di Stuck, inoltre, è l’attenzione che pose nella selezione delle cornici delle sue tele, scelte per integrarsi armoniosamente all’opera inquadrata: la maggior parte di queste cornici sono massicce e riccamente intagliate, differenziandosi così dalla massa di prodotti in serie che, pur presentando un basso costo, erano privi di identità

 

 

 

Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti - Pittura, Opere di Franz Von Stuck - sera stella

SERA,

 

 

 

CACCIA SELVAGGIA, 1899
Musee d Orsay – Paris
OLIO SU TELA
95X67 cm

 

DA :
http://galleria.thule-italia.com/franz-von-stuck/

 

 

 

File:Franz von Stuck - Wilde Jagd - Musee d Orsay - Paris - 1899.jpg - Wikipedia

un dettaglio di CACCIA SELVAGGIA – WIKIPEDIA

 

 

SEGUONO DUE QUADRI — LINK SOTTO

 

Tramonto sul mare- 1900- 1910

 

 

 

sera d’autunno

 

 

ENTRAMBI I QUADRI SOPRA SONO DI 

https://paintingz.com/repro-sunset-over-sea-franz-von-stuck-192127.html

 

 

 

Villa Stuck – uno studio per ” Tramonto sul mare ” ( 1900-1910 )

DAL MUSEO VILLA STUCK — VEDI SOTTO

 

 

 

TESTO E ALCUNE FOTO DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Franz_von_Stuck

 

ALTRE DA : https://wikioo.org/it/paintings.php?refarticle=7Z4BXG&titlepainting=Evening%20Star&artistname=
Franz%20Von%20Stuck

 

 

DAL MUSEO VILLA STUCK — trovate oltre a qudri, disegni, fotografie, e molti oggetti, dalle sculture ai mobili e altro

https://www.villastuck.de/sammlung-online/detail/tamburin-taenzerinnen-40000097?tx_so_displayso%5BoriginUid%5D=1&cHash=463ae22fb7d7f082b8bc461e1564fc90

 

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L’intervista a Tomaso Montanari: “Che i fascisti non possono parlare lo dice la Costituzione” — LA 7 DI MARTEDI’ — 6 APRILE 2024

 

https://www.la7.it/dimartedi

 

 

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IL FATTO QUOTIDIANO 11 APRILE 2024 :: “Per l’Italia, per l’Europa, difendiamo la libertà di pensiero”. L’appello di 80 intellettuali per Luciano Canfora – in fondo i firmatari

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO 11 APRILE 2024
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/04/11/per-litalia-per-leuropa-difendiamo-la-liberta-di-pensiero-lappello-di-80-intellettuali-per-luciano-canfora/7508702/?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Twitter#Echobox=1712817732

 

 

“Per l’Italia, per l’Europa, difendiamo la libertà di pensiero”. L’appello di 80 intellettuali per Luciano Canfora

 

 

“Per l’Italia, per l’Europa, difendiamo la libertà di pensiero”. L’appello di 80 intellettuali per Luciano Canfora
 

BOLOGNA, ITALY – JUNE 09: Italian historian and author Luciano Canfora attends the RepIdee Festival at Palazzo Re Enzo on June 07, 2019 in Bologna, Italy. (Photo by Roberto Serra – Iguana Press/Getty Images)

 

In un momento in cui la libertà accademica si trova minacciata ovunque nel mondo, noi, come storici, filologi, filosofi, editori, giornalisti, desideriamo allertare l’opinione pubblica su una questione estremamente grave, che finora non ha ricevuto alcuna attenzione sulla stampa francese.

 

Il prossimo 16 aprile si terrà a Bari un processo senza precedenti in Europa dal 1945.

 

Lo storico Luciano Canfora, uno dei maggiori intellettuali italiani, è accusato di diffamazione, all’età di 81 anni, nientemeno che dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Ecco i fatti che gli vengono contestati: due anni fa, durante una conferenza in una scuola superiore, il Professor Canfora ha definito Giorgia Meloni “neonazista nell’animo”. Con questo intendeva alludere al fatto che il partito che lei guida, Fratelli d’Italia, ha le sue origini storiche nella Repubblica di Salò (1943-1945), una sorta di protettorato nazista governato da un Gauleiter ( capo di una provincia ) mussoliniano del Terzo Reich, che impose nel Nord Italia un regime di terrore comunemente definito dagli italiani come nazifascismo.

Questa filiazione è indiscutibile. E infatti, Fratelli d’Italia continua a esibire nel suo simbolo la fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano (MSI), il cui nome richiama quello di Salò: Repubblica Sociale Italiana (RSI). Il fondatore di questo partito, Giorgio Almirante (1914-1988), dichiarava ancora nel 1987 che il fascismo era “il traguardo” del suo partito.

Queste origini non sono mai state negate dalla Presidente Meloni, che di recente ha celebrato Giorgio Almirante – editore della rivista razzista e antisemita La difesa della razza dal 1938 al 1942 e poi capo di gabinetto di un ministro di Salò – come “un politico e un patriota, un grande uomo che non dimenticheremo mai”, né da nessun membro del suo partito, a cominciare dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che si vanta di avere in casa il busto di Mussolini.

Tutti, sistematicamente, rifiutano di definirsi antifascisti: è come se, in Francia, un governo rifiutasse di rivendicare l’eredità della Resistenza. Ne nascono scene penose, come quando il senatore La Russa, in visita al Memoriale della Shoah in compagnia della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, rispose così ai giornalisti che gli chiedevano se in quel giorno si sentisse “antifascista”: “Non sviliamo queste occasioni”. La presidente Meloni non ha mai condannato le recenti manifestazioni neofasciste: né quella recente svoltasi a Roma ad Acca Larentia, né le aggressioni contro studenti delle scuole superiori a Firenze dell’anno scorso. Si è invece spinta – cosa senza precedenti in Italia – a redarguire il Presidente della RepubblicaSergio Mattarella, persona di grande equilibrio e moderazione, che in conformità al suo ruolo di guardiano della Costituzione, aveva protestato contro la violenza inaudita con cui la polizia ha di recente represso alcune manifestazioni pacifiche di studenti a Pisa e a Firenze.

Lontana dall’immagine moderata che proietta sulla scena internazionale, la Presidente Meloni sta in realtà mettendo l’Italia sotto assedio. Non nasconde affatto la sua intenzione di far evolvere l’Italia verso il modello illiberale di Polonia e Ungheria. “Non c’è nulla che lo impedisca. Da noi ora è ritenuto inconcepibile, ma potrebbe accadere”, dichiarava all’inizio di quest’anno Giuliano Amato, ex Primo Ministro e Presidente emerito della Corte costituzionale. Poco dopo questa affermazione, e come per caso, il Ministero della Giustizia annullava all’ultimo momento una presentazione dell’ultimo libro di Amato che si sarebbe dovuta tenere davanti ai detenuti di un carcere.

Questa politica comprende un fondamentale aspetto culturale, che non risparmia nemmeno un cartone animato come Peppa Pig (poiché un episodio mostrava un giovane orso polare cresciuto da una coppia di lesbiche). Si tratta, come affermava Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, di “cambiare la narrazione del Paese”.

Tutti i contrappesi possibili sono presi di mira: media pubblici, istituzioni culturali, presentatori famosi, giornalisti d’inchiesta e naturalmente intellettuali. Un recente programma elencava un numero impressionante di processi (e l’elenco non è esaustivo):

il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, attacca Repubblica e Report;
il ministro della Difesa, Guido Crosetto, attacca Domani e Il Giornale;
il Sottosegretario di Stato Giovanbattista Fazzolari attacca DomaniLa Stampa e Dagospia. E mentre
Giorgia Meloni querela il cantante Brian Molko, del gruppo inglese Placebo,
sua sorella Arianna porta in tribunale il vignettista del Fatto Quotidiano. È notizia recente che
il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, cognato di Giorgia Meloni, ha querelato per diffamazione la filosofa e docente universitaria della Sapienza, Donatella di Cesare e il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari.

“Hanno la pelle delicata”, ironizza Pier Luigi Bersani (PD).

In questo contesto la Presidente del Consiglio ha ottenuto la condanna del grande scrittore Roberto Saviano a mille euro di danni in primo grado (ne chiedeva 75.000) per aver osato definire “bastardi” lei e il suo vice Matteo Salvini, in seguito alla morte di un bambino avvenuta su una nave di migranti.

“Giorgia Meloni mi considera un nemico – spiega lo scrittore – La sua volontà e quella dei suoi associati nel governo è di annientarmi. […] Hanno portato in tribunale la parola, la critica politica. Hanno costretto i giudici a definire il perimetro entro cui è possibile criticare il potere”, spiega a Libération.

Il professor Canfora, che gode di una vasta notorietà nel suo paese, è quindi il prossimo bersaglio.

Come osservava Federico Fubini del Corriere della Sera, “Uno dei successi di Giorgia Meloni è che è riuscita a far diventare maleducato chiederle cosa pensa del fascismo”. È proprio di questa maleducazione che il dotto filologo si è reso colpevole.

Siamo ben lontani dal condividere tutte le opinioni politiche del professor Canfora, cosa che ci rende ancora più liberi di affermare il suo assoluto diritto ad esprimerle. Anzi, è nostro dovere. Come ha affermato con forza uno dei più grandi giuristi del secolo scorso, Oliver Wendell Holmes, “se c’è un principio della Costituzione che esige fedeltà più imperativamente di ogni altro, questo è il principio della libertà di pensiero; non libertà di pensiero per chi è d’accordo con noi, ma libertà per il pensiero che detestiamo”. Libertà per il pensiero che detestiamo: è il titolo di un grande libro di Anthony Lewis, che diventa ancora più urgente tradurre.

Martedì 16 aprile tutte e tutti noi ci ritroveremo idealmente al Tribunale di Bari, a fianco di Luciano Canfora.

 

L’appello su Libération

Firmatari

Grey Anderson (New York)
Magali Année (Université de Lille)
Corrado Augias (Repubblica)
Vincent Azoulay (EHESS)
Daniel Barbu (CNRS)
Franco Basso (Gonville and Caius College, Cambridge)
Nicole Belayche (EPHE)
Jean-François Bert (Université de Lausanne)
Maurizio Bettini (Università di Siena)
Philippe Borgeaud (Université de Genève)
Elsa Bouchard (Université de Montréal)
Sylvain Brocquet (Université d’Aix-Marseille)
Manon Brouillet (Université d’Amiens)
Clément Bur (INU Champollion, Albi)
Philippe Büttgen (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)
Claude Calame (EHESS)
Laurent Calvié (Philologie de l’avenir)
Cléo Carastro (EHESS)
Johann Chapoutot (Université de la Sorbonne)
Pierre Chiron (Université Paris-Est Créteil)
Marie Cosnay (Bayonne)
Jean-Michel David (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)
Cecilia D’Ercole (EHESS)
Georges Didi-Huberman (EHESS)
Louis-André Dorion (Université de Montréal)
Gilles Dorival (Université d’Aix-Marseille)
Florence Dupont (Université Paris Diderot)
Pascal Engel (EHESS)
Richard Figuier (ancien directeur des Publications de l’École française de Rome)
Anna Foa (Università Sapienza, Roma)
Jean-Luc Fournet (Collège de France)
Renaud Gagné (Pembroke College, Cambridge)
Anthony Grafton (Princeton University)
Charles Guérin (Università la Sorbonne)
Emanuela Guidoboni (Centro EEDIS – Eventi Estremi e Disastri)
François Hartog (EHESS)
Miguel Herrero de Jáuregui (Universidad Complutense, Madrid)
Leopoldo Iribarren (EHESS)
Paulin Ismard (Université d’Aix-Marseille)
Christian Jacob (EHESS)
Pierre Judet de la Combe (EHESS)
Catherine Koenig-Pralong (EHESS)
Renée Koch-Piettre (EPHE)
André Laks (Università la Sorbonne)
Thibaud Lanfranchi (Università di Tolosa)
Giuseppe Laterza (edizioni Laterza)
Charles-Henri Lavielle et Frantz Olivié (éditions Anacharsis)
Constantin Macris (CNRS)
Lucie Marignac (édition Rue d’Ulm)
Francesco Massa (Università di Torino)
José Meirinhos (Università di Porto)
Claudia Moatti (UCLA)
Aymeric Mondeville (éditions Delga)
Marie-José Mondzain (CNRS)
Philippe Moreau (Université Paris-Est Créteil)
Pierre-François Moreau (École Normale Supérieure di Lione)
Alain Mothu (Università la Sorbonne)
Paolo Napoli (EHESS)
Dmitri Nikulin (New School, New York)
Robin Osborne (King’s College, Cambridge)
Chloé Pathé (éditions Anamosa)
Vinciane Pirenne-Delforge (Collège de France)
Sylvain Piron (EHESS)
Gabriella Pironti (EPHE)
Sylvie Pittia (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)
Michèle Planel et Pierre Audoux (éditions Verdier)
Didier Pralon (Université d’Aix-Marseille)
Adriano Prosperi (École Normale Supérieure di Pisa)
Valentina Prosperi (Università di Sassari)
Chloé Ragazzoli (EHESS)
Marwan Rashed (Università la Sorbonne)
Luciana Romeri (Università di Caen)
Martin Rueff (Università di Genève)
Rossella Saetta Cottone (CNRS)
Luigi-Alberto Sanchi (CNRS)
Federico Santangelo (Università di Newcastle)
Aldo Schiavone (Università La Sapienza, Rome)
Alain Schnapp ((Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne)
Cecilia Suzzoni (CPGE lycée Henri IV)
Walter Tega (Université di Bologne)
Julien Théry (Université Lyon 2)
Claudine Tiercelin (Collège de France)
Pierre Vesperini (CNRS)
Patrick Weil (CNRS)
Giorgio Ziffer (Università di Udine)

Chi volesse aderire all’appello può scrivere all’indirizzo canforaliberation@gmail.com

 

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FULVIA ALIDORI- PATRIA INDIPENDENTE ( ANPI NAZIONALE ) : “Aldo dice 26×1” e il soffio ribelle della radio — in vista del 25 aprile—LE RADIO E LA RESISTENZA

 

 

PATRIA INDIPENDENTE ( ANPI NAZIONALE )

“Aldo dice 26×1” e il soffio ribelle della radio

 

“Aldo dice 26×1” e il soffio ribelle della radio

 

 

 

 

Nell’etere le voci della Resistenza e degli Alleati: Radio Londra e il Colonnello Buonasera, Radio Bari e Anton Giulio Majano, Radio Libertà a Callabiana e Radio CO.RA a Firenze, i cui componenti furono massacrati dai nazifascisti, Radio Sardegna dalle grotte di Nuoro e Cagliari, Radio Italiana a Roma, Togliatti dai microfoni di Radio Milano-Libertà

 

    

 

 

radiolondra1

8 settembre 1943, ore 18, l’armistizio fra Italia e Forze Alleate è fatto, la notizia arriva a Radio Algeri tramite Radio Ankara con un dispaccio dell’Agenzia Reuters. Alle 19.42 la radio italiana trasmette, registrato, l’annuncio del maresciallo Badoglio. La buona notizia stavolta arriva dal Sud del mondo.

 

La radio e l’anima delle sue parole, le onde, il mare, i confini, l’orizzonte. Le parole sono ossigeno e soffiate nelle frequenze possono salvare vite e orientare il corso della storia. Le foglie volano, il maggiore con la barba, la gallina ha fatto l’uovo, la vacca non da latte, Aldo dice 26×1 sono i messaggi speciali che Radio Londra diffonde ai partigiani di città e di montagna e ai militari alleati. Segnalano il lancio di armi, cibo e persone, la fine o l’inizio di un attacco e le dritte per identificare una persona. Solo gli interessati possono capirli. Radio Londra inizia sempre con le prime 4 battute della 5ª Sinfonia di Beethoven, colpi di tamburo, punto, punto, punto, linea. È l’Alfabeto Morse, significa V di vittoria. Poi l’annuncio This is London callingqui parla Londra.

Clicca sotto per ascoltare i messaggi da Radio LondraLa voce è quella del colonnello Harold Stevens

 

 

RADIO LONDRA- 1939 – durata : 3.37 min.

https://www.youtube.com/watch?v=P8jm9eLxzgI

Le frequenze avevano resistenza, la manopola della radio Balilla girava ogni giorno alle 22, due mesi di arresto e mille lire di multa il prezzo della sfida.

Radio Londra iniziò il 27 settembre 1938 con la crisi di Monaco, quando il governo inglese chiese alla BBC di diffondere il discorso del Primo ministro Chamberlain. Trasmesso in inglese, francese e italiano, dette inizio ai Servizi Europei della BBC, di cui la sezione italiana fu tra le prime componenti.

Acquisì grande credibilità, perché raccontava anche le sconfitte, a differenza delle radio fasciste che gracchiavano solo e sempre di vittorie. Con la Seconda guerra mondiale i servizi passarono da 20 minuti ad un’ora fino ad arrivare a 4 ore e un quarto nell’agosto del 1943.

Fu un mezzo di contatto straordinario con gli italiani, passo passo tracciò la liberazione del nostro territorio. I servizi parlavano ai già liberi e a quelli ancora sotto il giogo nazifascista. Le notizie del Sud erano più orientate alla politica, quelle del Centro e del Nord erano più rivolte ad incitare la popolazione al riscatto, come se gli inglesi ci dicessero: Italiani non siete soli, la Resistenza è in atto, gruppi stanno già combattendo, solo così vi solleverete dalla tragedia in cui il fascismo e il suo alleato nazista vi hanno trascinati.

La gran parte degli italiani era rintanata nel suo nucleo d’esistenza in attesa di un cambiamento. Radio Londra si rivolgeva principalmente a loro, perché si creasse un terreno amico della Resistenza e utile alle operazioni militari Alleate. Ora, l’essere scoperti ad ascoltarla significava rischiare la vita, il gesto possiamo considerarlo un esempio di Resistenza civile.

 

Alle 22 gli italiani che avevano la radio ci mettevano sopra una coperta per attutirne il suono e si riunivano ad ascoltare il colonnello Harold Stevens, soprannominato il colonnello Buonasera. Ma sappiamo che l’Italia ha sete di verità e di senso comune; e non è possibile allontanare dall’acqua le labbra degli assetati (1). Lo spirito delle masse vive nell’avvenire e sente che l’Italia non è più sola (2).

Era un uomo elegante, molto signorile che parlava con una lieve inflessione napoletana. Veniva, infatti, da una famiglia di mercanti di vino inglesi, stabilitasi a Napoli al tempo di Nelson (3).

 

Il colonnello Harold Stevens
Il colonnello Harold Stevens

Le sue parole, scritte da Aldo Cassuto, triestino, della redazione de Il Piccolo, avevano un tono pacato, ragion

evole, mai offensivo. Un mito! Le truppe alleate, al loro sbarco in Sicilia, trovarono sul dorso di una collina la scritta Viva il colonnello Stevens. C’era anche Candidus, pseudonimo di John Marus, nato a Londra da genitori friulani, molto affilato, smascherava le menzogne fasciste e naziste. C’erano anche Paolo Treves, Umberto Calosso, Elio Nissim e Ruggero Orlando, poi corrispondente RAI dall’America, con i suoi servizi e il famoso Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando.

 

Dallo sbarco in Normandia la radio si rivolse sempre più ai partigiani, diffondendo i proclami del Generale Alexander come quello del 10 agosto 1944, in cui indicava cooperazione nell’opera di ricostruzione tra il governo militare alleato e i partigiani, spronandoli ad organizzarsi in comitati, e quello del 13 novembre per l’inizio della campagna invernale.

 

 

Milano dedica una via a Eugenio Colorni

nota:

Eugenio Colorni  (Milano22 aprile 1909 – Roma30 maggio 1944), era un antifascista, un filosofo, un ebreo, e durante il periodo passato nel confino di Ventotene, fra il 1939 e il 1941, aveva collaborato con Altiero Spinelli e Ernesto Rossi alla stesura del Manifesto per un’Europa libera e unita, il testo fondativo della creazione dell’Europa.
Membro del movimento di Giustizia e Libertà, dopo gli arresti che nel 1935 avevano fortemente indebolito questo movimento, Colorni era entrato a far parte del Centro Interno socialista, di cui era divenuto uno dei leader. Arrestato dopo le leggi antiebraiche emanate dal regime fascista e confinato come antifascista, era stato mandato a Ventotene e poi a Melfi, da dove era riuscito a fuggire riprendendo la sua attività clandestina antifascista. A cui pone fine la banda assassina di Pietro Koch che nel giugno del 1944 si trasferisce a Milano, nella Villa Fossati, in via Paolo Uccello 19, luogo in cui gli aguzzini agivano con false fucilazioni, pestaggi, docce fredde e calde, corde sempre più attorcigliate intorno alla fronte. A metà settembre del 1944 le camere di sicurezza traboccavano di arrestati”.

 

 

Dalle sue onde, nell’ottobre 1944, Paolo Treves, nella rubrica Sul fronte e dietro il fronte italiano raccontò la morte dell’amico patriota Eugenio Colorni. E da Roma salva, il nostro sguardo corre per tutta l’Italia ancora martire e penetra nella città, […] e vede intera l’Italia come rappresentata dall’esercito dei patrioti, pronta in azione tutta protesa allo sforzo estremo (4).

 

 

“L’Italia combatte”, storica trasmissione di Radio Bari (da https://www.youtube.com/watch?v=VCPo53Kzwpc)

 

La radiopropaganda era parte delle operazioni militari. In Italia, alle dipendenze del Quartier Generale Alleato, operava il PWB, Psycological Warfare Branch, che rilevò le radio a Palermo, a Bari, a Cagliari, a Napoli. Radio Bari era chiamata dai fascisti Radio Vergogna. Da qui il PWB attivò la rubrica per i partigiani Italia combatte. Responsabile del programma fu il partigiano Anton Giulio Majano, inventore poi dello sceneggiato televisivo (ricordate La freccia nera, La cittadella, David Copperfield?).

 

Il programma risaliva la penisola e il fronte che si spostava a Nord, una cronaca in diretta della Liberazione. Una delle rubriche eraSpie al muro, denuncia di delatori e collaborazionisti. I redattori avevano nomi di battaglia per non esporre a rappresaglia parenti o amici. Le informazioni militari venivano direttamente dall’Ottava e dalla Quinta Armata, quelle politiche, economiche e sociali dal PWB, ricavate da intercettazioni telefoniche e dalle principali agenzie di stampa.

 

 

 

 

 

Radio Bari al lavoro (da http://www.barinedita.it/inchieste/n1595-%C2%ABqui-radio-bari%C2%BB--la-prima-emittente-libera-d-europa-giace-nell-oblio)
Rosa di Napoli e Armando Scaturchio cronisti di Radio Bari nel 1943 (da http://www.barinedita.it/inchieste/n1595-%C2%ABqui-radio-bari%C2%BB–la-prima-emittente-libera-d-europa-giace-nell-oblio)

 

 

 

 

 

Radio Napoli Nazioni Unite, riaccesa il 15 ottobre 1943, rilanciava nell’etere i programmi di Radio Bari. Chief announcer e writer, fu il grande attore Arnoldo Foà. Poi la radio accolse cento di Bari, scrittori, attori, giornalistiNoi parlavamo e le bombe cadevano vicine e lontane. Non avevamo paura (5).

 

Il 14 dicembre 1944 da Callabiana, nel biellese, con le prime 10 note di Fischia il vento cominciò la lotta Radio Libertàprima e unica radio con una funzione non direttamente militare. Il segnale giunse anche a Firenze, dove Radio CO.RA, acronimo di Commissione Radio, aveva avviato la battaglia con il codice L’Arno scorre a Firenze, lanciato a Radio Bari.

Fu distrutta dalla furia fascista il 7 giugno del 1944 (6), i componenti, Enrico Bocci, Italo Piccagli e Luigi Morandi, torturati e uccisi. Dell’avvocato Bocci non fu mai ritrovato il cadavere. Trespiano, il cimitero più grande di Firenze, conserva di lui solo una pietra nel Quadrato Rosselli, dove riposano gli esponenti del giornale clandestino Non mollare (7).

 

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L’idea dei partigiani di Radio Libertà era contrastare la propaganda fascista e convincere un numero sempre maggiore di persone a passare dalla parte giusta. A chi aveva dubbi gridavano Noi siamo partigiani, veri partigiani. Lo dice la nostra bandiera: Italia e libertà. Lo dice il nostro grido di battaglia: ‘Fuori i tedeschi, fuori i traditori fascisti’ (8).Sam il curatore del palinsesto, Gibo lo speaker, Grifo il chitarrista, Gamma il tecnico. Si passavano i canti e le lettere degli ascoltatori Ricordate: Radio Libertà. Indirizzo: ogni casa d’Italia (9).

 

 

 

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Da una grotta di Bortigali, provincia di Nuoro, la sera dell’8 settembre iniziò Radio Sardegna, brada, libera e ribelle. Dal gennaio 1944 trasmise dalle grotte Tuvixeddu, vicino Cagliari.

Uno dei fondatori fu Jader Jacobelli, allora ufficiale dell’Aeronautica, poi direttore della nuova Radio italiana e inventore di Tribuna Politica in TV. Fu la prima al mondo a captare l’annuncio della fine della Seconda guerra mondiale. Ultimo direttore fu Amerigo Gomez con Victor De Santis autore del documentario sonoro Firenze 1944. I due, con un registratore portatile, costruito da De Santis e trasportato con un triciclo, raccontarono la distruzione della città.

 

Il 4 giugno 1944 Radio Roma del fascista Mario Appelius tacque ma risorse il 6 giugno alle 13 come Radio Italiana, direttore Luigi Rusca, giornalista partigiano.

 

Italiani, italiani! Ascoltate! Qui parla Radio Milano-Libertà! Parla il popolo italiano libero! (10)

 

Radio Milano-Libertà accese le frequenze nel luglio del 1941 e durò fino al 24 gennaio 1944.

 

Dai microfoni parlava Palmiro Togliatti con il nome di Mario Correnti (11). La sua linea per l’unità di tutte le forze antifasciste si tradusse poi nella svolta di Salerno. Molti appelli e volantini antifascisti presero di certo spunto da Qui radio. Il Migliore incitava alla Resistenza e disegnava il programma politico per la futura Italia liberata.

Dal gruppo radiomobile B4 l’idea di seguire il fronte per diffondere la voce dell’Ottava Armata. Quel gruppo, di cui faceva parte Don Lorenzo Bedeschi, incrociò i partigiani del comandante Bulow.

Fu così che liberata Roma ben cinque carrozzoni contrassegnati da enormi stelle bianche, sbarcati a Napoli, infilarono la Casilina e poi la Flaminia finché il maggiore americano Rafbun non fece segno di fermarsi.[… ] Prove, esperimenti. Passarono vari giorni e man mano si andava formando il complesso italiano redazionale. I tecnici e i meccanici erano americani: inglesi invece i dirigenti […]. Durante tutto l’inverno ’44, la Voce dell’Ottava Armata continuò ad avere la sua antenna sulla spiaggia dell’Adriatico col suo lumicino rosso in cima perché gli aerei di notte non l’urtassero.

Da Pesaro si era spostata un po’ più in su: a Cesenatico. Acquartierati nella colonia marina Nazario Sauro con cinque pesanti carrozzoni. Una pattuglia di partigiani romagnoli di Bulow [Arrigo Boldrini, n.d.r.] montavano di guardia […]. Coll’avanzata dell’aprile i cinque carrozzoni si spostarono a Ferrara prima, a Udine poi, e scaricarono nel giugno ’45 i redattori a Radio Trieste (12).

 Fulvia Alidori  – ricercatrice, componente del Comitato nazionale ANPI

 

 

Note

  1. Stevens, Listener All., “Short Italian News Comment” 269, 22 aprile 1941, 22.40 (Bbcn s.I.b. 5) In: Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra 1939-1945, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. 106
  2. Stevens, No longer alone, Italian News Comment, 748, 4 ottobre 1943, 18.40 (BBC s. I, b, 10), In: Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra 1939-1945, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. 206
  3. Ricordi di Ruggero Orlando, In Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra 1939-1945, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. XIV-XV
  4. Paolo Treves, La morte di Eugenio Colorni, Italian Correspondent, 11, 22 giugno 1944, 16.30, (BBC, s., II, b. 26), In: Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra 1939-1945, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. 249
  5. Arnoldo Foà, Autobiografia di un artista burbero, Palermo, Sellerio, 2009, p. 108
  6. Gilda Larocca, La Radio Cora di Piazza D’Azeglio e le altre due stazioni radio, 2. ed., Firenze, Giuntina, 2004; Andreina Morandi Michelozzi, Le foglie volano: appunti per una storia di libertà, Firenze, Giuntina 2013
  7. Carlo e Nello Rosselli: catalogo delle mostre ed edizione di fonti, Roma, edilmond, 2002, pp. 38-39
  8. Marco Travaglini, 14 dicembre 1944, fischia il vento di “Radio Libertà”, In: Il Torinese, 6 dicembre 2015
  9. Piero Ambrosio – Alberto Lovatto, Radio Libertà, In: l’impegno, a. X, n. 1, aprile 1990, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli
  10. Palmiro Togliatti, Parla il popolo italiano libero, In: Palmiro Togliatti, Da Radio Milano Libertà, Roma, Editori Riuniti, Rinascita, 1974, p. 3
  11. Palmiro Togliatti, Da Radio Milano Libertà, Roma, Editori Riuniti, Rinascita, 1974
  12. Gianni Isola, Il microfono conteso: La guerra delle onde nella lotta di liberazione nazionale (1943-1945), In: Mélanges de l’Ecole française de Rome. Italie et Méditerranée, Année 1996 Volume 108 Numéro 1 p. 106
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Mauro Biani @maurobiani — 18. 03 — 11 aprile 2024 – grazie !

 

 

#Suviana #lavoro #strage #sicurezza #MortiSulLavoro

Lavoro vo cercando, ch’è sì caro.

Oggi su @repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

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ANSA.IT — 10  APRILE 2024 – — Abruzzo, i cuccioli dell’orsa Amarena escono dal letargo

 

 

ANSA.IT — 10  APRILE 2024 –https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2024/04/10/abruzzo-i-cuccioli-dellorsa-amarena-escono-dal-letargo-_ec32888f-a91e-4c76-bfa9-ba90ddf80055.html

 

 

Abruzzo, i cuccioli dell’orsa Amarena escono dal letargo

 

 

 

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ANSA.IT — 11 APRILE 2024 –16.58 : Arriva l’emendamento di Fdi sul carcere ai giornalisti, proposto da Giovanni Berrino ( Sanremo, 1964 )- Contenuto nel disegno di legge sulla diffamazione.Dubbi da Fi-Nm ( Noi moderati ), oltre che dalle opposizioni.

 

 

ANSA.IT — 11 APRILE 2024 –16.58
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/04/11/arriva-lemendamento-di-fdi-sul-carcere-ai-giornalisti_1f6aa05b-5793-49a9-a8db-dd468fc27cf9.html

 

 

Arriva l’emendamento di Fdi sul carcere ai giornalisti.

Contenuto nel disegno di legge sulla diffamazione. Dubbi da Fi-Nm

 

 

 

ANSACheck
Avvocato Giovanni Berrino nato a Sanremo (Im) il 7 maggio 1964. STUDI: Diploma di Maturità Scientifica conseguito nel luglio 1983 presso il. Liceo Scientifico  Saccheri. Nel 1984 si candida con il MSI alle elezioni comunali. Dal ’95 al 2003 nelle fila di Alleanza Nazionale ricopre il ruolo di vice- sindaco; nel 2012 entra in Fdi-An. Nel 2018 è membro della Direzione nazionale di Fdi. Nel 2022 eletto senatore Fdi battendo Sandra Zampa ( centro sinistra ). wikipedia 

E’ l’effetto di uno degli emendamenti presentati dal relatore Gianni Berrino al ddl sulla diffamazione.

Si introduce di fatto un nuovo articolo: il 13-bis alla legge sulla stampa. “Chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’ altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa” fatti “che sa essere anche in parte falsi è punito con il carcere da 1 a 3 anni e con la multa da 50mila a 120mila euro. Se si sa che l’offeso è innocente la pena aumenta da un terzo alla metà, cioè fino a 4 anni e mezzo di carecere.

A lanciare l’allarme, dopo aver letto le proposte di modifica depositate dal senatore di FdI, è il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia al Senato Alfredo Bazoli. “La libertà di stampa è a serio rischio”, spiega il senatore. Berrino replica: “togliamo le pene detentive per la diffamazione generica, le manteniamo per la diffamazione che si consuma con l’addebito del fatto preciso e falso”. Ma è polemica.

Interviene subito Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. “Il carcere per i giornalisti – afferma – è un provvedimento incivile e denota la paura di questo governo nei confronti della libertà di stampa. Questa è l’orbanizzazione del Paese”. Le opposizioni attaccano, ma le critiche si sollevano anche dalla maggioranza. Maurizio Lupi di Noi Moderati dice “no al carcere per i giornalisti”. Il capogruppo di FI in Commissione Giustizia Pierantonio Zanettin afferma: “Ci possono essere altri meccanismi giuridici, e a questo noi puntiamo, ma sul carcere abbiamo dei dubbi”.

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+++ POMPEI, dai nuovi scavi emerge un salone decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia – E-JOURNAL DEL SITO DI POMPEI – SCAVI

 

 

 

 

 

LE IMMAGINI CHE SEGUONO SONO TUTTE DAL SITO: 

11 APRILE 2024

POMPEII

 

 

https://pompeiisites.org/comunicati/pompei-dai-nuovi-scavi-emerge-un-salone-decorato-con-soggetti-ispirati-alla-guerra-di-troia/

 

Pompei, dai nuovi scavi emerge un salone decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia

 

 

 

Affreschi Salone nero

 

 

 

 

Affreschi salone nero

 

 

 

Apollo e Cassandra – salone nero

 

 

 

Un imponente salone da banchetto, dalle eleganti pareti nere, decorate con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, è uno degli ambienti recentemente portati alla luce durante le attività di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei e oggi completamente visibile in tutta la sua maestosità.

Un ambiente raffinato nel quale intrattenersi in momenti conviviali, tra banchetti e conversazioni, in cui si respirava l’alto tenore di vita testimoniato dall’ampiezza dello spazio, dalla presenza di affreschi e mosaici databili al III stile, dalla qualità artistica delle pitture e dalla scelta dei soggetti.

Il tema dominante sembra essere quello dell’eroismo, per le raffigurazioni di coppie di eroi e divinità della guerra di Troia, ma anche del fato e al tempo stesso della possibilità, sovente non afferrata, che l’uomo ha di poter cambiare il proprio destino.

Oltre a Elena e Paride, indicato in un’iscrizione greca tra le due figure con il suo altro nome “Alexandros”, appare sulle pareti del salone la figura di Cassandra, figlia di Priamo, in coppia con Apollo. Nella mitologia greca Cassandra era conosciuta per il suo dono di preveggenza e per il terribile destino che le impedisce di modificare il futuro. Nonostante la sua capacità di vedere oltre il presente, nessuno crede alle sue parole, a causa di una maledizione che Apollo le infligge per non essersi concessa a lui, e dunque non riuscirà a impedire i tragici eventi della guerra di Troia, che aveva predetto. Dopo essere stata stuprata durante la presa di Troia, finirà come schiava di Agamennone a Micene.

La presenza frequente di figure mitologiche nelle pitture di ambienti di soggiorno e conviviali delle case romane aveva proprio la funzione sociale di intrattenere gli ospiti e i commensali, fornendo spunti di conversazione e riflessione sull’ esistenza.

 

 “Pompei è davvero uno scrigno di tesori che non finisce mai di sorprenderci e di destare stupore perché, ogni volta che scaviamo, troviamo qualcosa di bello e di significativo. Noi crediamo in questo unicum mondiale che rappresenta Pompei e per questo in legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi. Bisogna andare avanti nella tutela di questo importante sito ma anche nella sua valorizzazione”, dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

 

 “Lo scavo nella Regio IX, progettato nell’ambito del Grande Progetto Pompei e portato avanti sotto la direzione Zuchtriegel, è la dimostrazione di quanto uno scavo ben fatto nella città vesuviana possa continuare ad accrescere la conoscenza di uno dei luoghi più importanti che ci sia pervenuto dall’antichità. Nuove ed inedite pitture, nuovi dati sull’enorme cantiere che era Pompei al momento dell’eruzione, nuove scoperte sull’economia e sulle forme di produzione. Una messe straordinaria di dati che sta cambiando l’immagine codificata finora della città antica. Un plauso a tutta la squadra interdisciplinare che con passione e professionalità sta portando avanti le ricerche” aggiunge il Direttore Generale dei MuseiMassimo Osanna

 

“Le pareti erano nere per evitare che si vedesse il fumo delle lucerne sui muri. Qui ci si riuniva per banchettare dopo il tramonto, la luce tremolante delle lucerne faceva sì che le immagini sembrassero muoversi, specie dopo qualche bicchiere di buon vino campano – sottolinea il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, solo apparentemente di carattere meramente amoroso. In realtà, parlano del rapporto tra individuo e destino: Cassandra che può vedere il futuro ma nessuno le crede, Apollo che si schiera con i troiani contro gli invasori greci, ma pur essendo un Dio non riesce ad assicurare la vittoria, Elena e Paride che con il loro amore politicamente scorretto sono la causa della guerra, o forse solo un pretesto, chi sa. Oggi, Elena e Paride siamo tutti noi: ogni giorno possiamo scegliere se curarci solo della nostra vita intima o di indagare come questa nostra vita si intrecci con la grande storia, pensando per esempio, oltre a guerre e politica, all’ambiente, ma anche al clima umano che stiamo creando nella nostra società, comunicando con gli altri dal vivo e sui social”.

 

Il salone misura circa 15 metri di lunghezza per 6 di larghezza e si apre in un cortile che sembra essere un disimpegno di servizio, a cielo aperto, con una lunga scala che porta al primo piano, priva di decorazione.

Sotto gli archi della scala è stato riscontrato un enorme cumulo di materiale di cantiere accantonato. Qualcuno aveva disegnato a carboncino sull’intonaco grezzo delle arcate del grande scalone, due coppie di gladiatori e quello che sembra un enorme fallo stilizzato.

L’attività di scavo nell’insula 10 della Regio IX è parte di un più ampio progetto di messa in sicurezza del fronte perimetrale tra l’area scavata e non, di miglioramento dell’assetto idrogeologico, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

Lo scavo nell’area finora ha restituito due abitazioni collegate tra di loro, casa con panificio e fullonica (lavanderia), che prospettavano su via Nola e le cui facciate furono già portate alla luce alla fine del ‘800. Alle spalle di queste due case, stanno emergendo in questa fase di scavo sontuosi ambienti di soggiorno affrescati, anche in questo caso interessati al momento dell’eruzione da importanti interventi di ristrutturazione.

Tutti gli approfondimenti sono nell’e-journal degli scavi di Pompei

https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

 

** dove non c’e’ scritto niente sta per : ” Affreschi Salone Nero ”

 

 

Apollo e Cassandra- Salone nero

 

 

 

Elena e Paride – salone nero

 

 

 

 

 

Elena e Paride

 

 

 

 

 

 

 

Salone Nero

 

 

 

 

Cassandra . Salone nero

 

 

 

 

 

 

 

Apollo —

 

 

 

 

 

 

 

 

Cassandra- Salone Nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affreschi Salone nero

 

 

 

 

 

 

 

 

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Zoltàn Màga ( 1974 a Szolnok ) –celebre violinista– ci suona Csàrdàs di Vittorio Monti –+ Tico tico di Zequinha de Abreu + Fulmine czardas e variazioni ( +++ Budapest )

 

 

 

 

Zoltán Mága (nato il 19 febbraio 1974 a Szolnok ) è un violinista ungherese il cui repertorio comprende brani classici, folk, pop e jazz.

È nato in una famiglia di musicisti rom ungheresi . Aveva sei anni quando ricevette il suo primo violino. Quando aveva dodici anni, divenne il primo violinista dell’Orchestra Rajkó. Nel 1996 ha fondato la Budapest Gipsy Band. Dal 2000 suona al Moulin Rouge ungherese, dove è stato il leader della musica popolare fino al 2003.

Sostiene numerose iniziative di beneficenza ed è il fondatore della Golden Violin Foundation.

 

Szolnok (in tedesco Sollnock, in romeno Solnoca) è una città di 71.285 abitanti dell’Ungheria centrale, capoluogo della contea di Jász-Nagykun-Szolnok.

 

 

 

TICO-TICO ( Zequinha de Abreu )

 

 

 

— si vede Budapest bellissima–

Velocissime – czardas e variazioni

 

 

ALAMY

 

 

è marcato  Szolnok dove nasce il nostro maestro violinista  — sotto  ” APEST ” di Budapest

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ENZO DI SERIO, grazie ! — IL MONASTERO DI GEGHARD E’ A GHEGHARD NELLA PROVINCIA DI KOTAYK’ – IN ARMENIA + altro

 

 

 

LA FOTO PIU’ BELLA E’ DI  ENZO DI SERIO-  AMMINISTRATORE  DI MEDIOEVO ITALIA E IN EUROPA 

 

https://www.facebook.com/groups/961614403848629
/user/100007271984640

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante tempio

 

 

 

 

da wikipedia – link al fondo

 

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Diego Delso

 

 

Il monastero di Geghard, è un’eccezionale costruzione architettonica che si trova nell’omonimo comune nella provincia di Kotayk’, in Armenia.

Esso è parzialmente scolpito nella roccia di una montagna adiacente e nell’anno 2000 è entrato a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

 

 

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LEONI E ALTRI RILIEVI

Raffi Kojian – Raffi Kojian, http://www.armeniapedia.org

 

 

 

Secondo la tradizione, il monastero venne fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore, nel luogo in cui si trova una sorgente all’interno di una grotta, sorgente che in tempi precedenti al Cristianesimo era ritenuta sacra.

 

 

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ENTRATA DEL MONASTERO
User:Matthias Süßen – Opera propria

 

 

Per questa ragione il nome originale del monastero era quello di Ayrivank, che significa “il monastero della grotta”, mentre oggi è conosciuto col nome di Geghard, che significa “il monastero della lancia”, con riferimento proprio alla lancia che ferì Cristo durante la crocifissione, che secondo la leggenda sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e conservata nel monastero insieme a molte altre reliquie.

 

 

 

 

Questa lancia, che ha una targa a forma di diamante attaccata alla sua parte terminale, oggi però è conservata nel museo di Echmiadzin.

Benché ci siano iscrizioni risalenti al 1160, la chiesa principale, chiamata Katoghike, venne costruita nel 1215 col patrocinio dei fratelli Zagare e Ivane, generali della regina Tamar di Georgia, che riconquistò gran parte dell’Armenia ai Turchi.

Essa è costruita contro la montagna, con una pianta a croce greca iscritta in un quadrato e coperta da una cupola a base quadrata.

Negli angoli inoltre, vi sono piccole cappelle a due piani con volta a botte.

 

 

 

 

La facciata meridionale di Katoghike, presenta invece un portale con sopra scolpito un leone che attacca un bue e altre splendide raffigurazioni e bassorilievi che adornano archi e cornici esterne.

 

 

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Il Gavit di Geghard

 

 

segue il testo :

A ovest del tempio principale ed unito ad esso, si trova poi il Gavit, cioè una sagrestia, costruita fra il 1215 e il 1225, che veniva usata come sala riunioni, sala studio e per accogliere i pellegrini ed i visitatori.

Quattro massicce colonne al centro della sala, sostengono un tetto di pietra con un foro centrale che permette l’ingresso della luce.

Alcune delle chiese che fanno parte del complesso del monastero sono interamente scavate nella roccia, altre sono poco più che grotte e altre ancora sono elaborate strutture architettoniche con parti in muratura e parti scavate nella roccia e decorate con bellissimi bassorilievi.

 

La fascia rupestre a monte del monastero
da : https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2018/08/01/armenia-il-monastero-rupestre-di-ghegard/

 

 

Il  timpano del portale inciso con rami di melograno e grappoli d’uva
— link subito sopra

 

 

 

L’oratorio rupestre di San Gregorio

da : https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2018/08/01/armenia-il-monastero-rupestre-di-ghegard/

 

L’ingresso di una cella rupestre

da : https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2018/08/01/armenia-il-monastero-rupestre-di-ghegard/

 

 

 

Uno di questi esempi, è quello della cappella di San Gregorio Illuminatore, precedentemente chiamata cappella di Santa Maria, che venne costruita nel 1177, ad un centinaio di metri oltre l’entrata del monastero.

La cappella è rettangolare con un’abside a ferro di cavallo e sui lati di essa si trovano vari passaggi aperti nella roccia.

Alcune tracce di intonaco con resti di affreschi, indicano inoltre, che in passato le mura interne della cappella erano decorate con alcuni disegni.

Nel complesso si trovano infine numerosi khachkar, ovvero dei cippi funerari scolpiti, tipici dell’Armenia, che contribuiscono a rendere questo luogo uno dei più visitati di tutto lo stato.

 

Le khachkar, le tipiche croci armene incise nella roccia

da : https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2018/08/01/armenia-il-monastero-rupestre-di-ghegard/

 

Dopo una fase di espansione, il monastero cominciò però un lungo declino, la chiesa principale infatti, venne addirittura usata per dare riparo alle greggi dei nomadi Karapapakh durante l’inverno, fino a che non venne restaurato da alcuni monaci provenienti dalla città di Echmiadzin, dopo la conquista russa.

Il sito, tuttora, ospita una piccola comunità ecclesiastica ed è meta di pellegrinaggi.

Un luogo incantevole, in cui regna un’atmosfera di pace e serenità.

 

 

Armenia – La bellezza architettonica del monastero Geghard

 

 

Kotayk' – Localizzazione

La regione di Kotayk’  in Armenia
TUBS 

Kotayk’ (in armeno Կոտայք?[kɔˈtɑjk) è una provincia dell’Armenia di circa 276.200 abitanti (2007). È situata nel centro del paese. Il suo capoluogo è Hrazdan.

La provincia è meta delle località turistiche di Garni e Geghard.

 

DA : 

https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Kotayk%27

 

 

 

 

Vista generale

DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Geghard#

 

 

Torneremo, chissà .. se qualcuno vuole proseguire con le immagini, consigliamo questo link:

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Geghard?uselang=it#/media/File:+Ayrivank_12.jpg

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DONATELLA D’IMPORZANO CI PARLA DEL LIBRO : ” ODESSA. SPLENDORE E TRAGEDIA DI UNA CITTA’ DI SOGNO ” DI CHARLES KING, EINAUDI 2013 + altro

 

 

 

bardelli,paradossalmente ,2017, computer graphics 009

donatella : ritratta da bardelli: ” Paradossalmente “, computer graphics, 2017
Voi non la vedete come la vedo io da cento anni, ma ha proprio quello sguardo  sul mondo – chiaro spalancato un po’ tenero un po’ triste  —  e.. il più delle volte, se ne ride.. sì, del mondo.

 

 

 

 

Odessa. Splendore e tragedia di una città di sogno - Charles King - copertina

Einaudi 2013

 

 

Avevo fatto una lunga e impressionante recensione sul libro “Odessa. Splendore e tragedia di una città di sogno” di Charles King, ed. Einaudi. Probabilmente anche il computer si è impressionato e dalla paura ha fatto evaporare lo scritto.

La faccio breve. Il libro, edito in Italia nel 2013, è scritto da uno storico statunitense, che insegna alla Georgetown University ( Washington). Lo stile è però quello di uno scrittore ” brillante”, per cui la lettura risulta appassionante e divertente. Nelle notizie su di lui ho letto che è autore di cinque libri sull’Europa Orientale; in italiano ha pubblicato un altro libro, ”Storia del Mar Nero”, edito da Donzelli nel 2005.

Odessa ( nome al femminile di Odisseo, voluto dalla femminista Caterina II di Russia ), viene fondata alla fine del 1700, quando la Russia zarista conquista all’Impero Ottomano un grande fetta di territorio che la porta fino al Mar Nero. La Nuova Russia ( così venne chiamato quel territorio) costituì una nuova unità amministrativa nella Russia imperiale.

Il “fondatore” di Odessa fu un ex militare borbonico nativo di Napoli che, distintosi nell’esercito russo contro i Turchi, ebbe da Caterina II l’incarico di attuare il progetto di una città che diventasse un centro navale e commerciale. Il progetto ebbe grande successo e Odessa divenne uno scalo tra i più importanti nel Mar Nero e nel Mediterraneo. Fu colpita diverse volte da terribili epidemie, ma riuscì sempre a risorgere. Soggiornò ad Odessa il poeta Puskin, mandato via da San Pietroburgo; vi fece il liceo il futuro Trotskj, vi nacque la poetessa Anna Akmatova e lo scrittore Isaak Babel’.

Nel 1905 si verificò un pogrom tra i più terribili contro la comunità ebraica, particolarmente ricca e numerosa. Il 1905 è anche la data della rivolta dei marinai della corazzata Potémkin, con cui solidarizzarono gli abitanti di Odessa. Attraversati i drammatici fatti legati alla Rivoluzione bolscevica ( molti furono gli esodi verso l’Europa e verso gli USA, soprattutto di ebrei), Odessa e il territorio circostante, durante la Seconda guerra mondiale, caddero sotto la Romania, alleata dei nazisti. Fu uno sterminio e, a differenza delle altre popolazioni mandate nei campi di annientamento, gli ebrei di Odessa e della regione che a lei faceva capo furono annientati direttamente in patria.

Con il ritorno dell’Armata Rossa vincitrice del nazismo, Odessa divenne la città ” martire” per eccellenza. Una storia contemporanea, al di là del mito, si potrà avere solo con lo studio dell’enorme archivio che fu trasportato a Mosca dai Russi dopo la vittoria sul nazismo. Attualmente Odessa è il più importante porto passeggeri di una nazione relativamente giovane, l’Ucraina, che è emersa dalle macerie dell’Unione Sovietica nel 1991.

C’è una presenza ebraica ancora sufficientemente diffusa ( le agenzie di viaggio offrono gite nell” Odessa ebraica”, che includono una sosta nel centro ipermoderno della comunità ebraica.

Vicino alla famosa scalinata di Odessa è stata rimossa la statua del tempo dei soviet che commemorava l’ammutinamento della corazzata Potémkin; al suo posto è stata messa la statua restaurata di Caterina II, ( a suo tempo tolta dai bolscevichi che l’ avevano sostituita con un busto di Karl Marx).

Concludo con le parole dello scrittore:” Nelle strade di Odessa c’è ancora un’identità che comprende persone che pronunciano accenti diversi e parlano troppo forte, ma sono comunque vicini di casa, anche nel mezzo del kitsch postsovietico, nell’ossessione ucraina per la mitologia nazionale e nel nuovo fascino della Russia per la sua vocazione imperiale”. pagg.288-289 del libro.

 

 

 

L’AUTORE

 

Charles King

Charles King  — 1967

 

Charles King insegna International Affairs and Government alla Georgetown University (Washington, DC). È autore di sei libri sull’Europa orientale.
In italiano ha pubblicato inizialmente

Storia del Mar Nero. Dalle origini ai giorni nostri - Charles King - copertina

Storia del mar Nero (Donzelli, 2005). Con Odessa (Einaudi, 2013) ha vinto il National Jewish Book Award.

 

Nel 2014, sempre

 

Nel 2014, sempre

Il miraggio della libertà. Storia del Caucaso - Charles King - copertina

 

per Einaudi, è uscito Il miraggio della libertà. Storia del Caucaso.
Un altro saggio fondamentale nella sua produzione è Midnight at the Pera PalaceThe Birth of Modern Istanbul.
Altre sue pubblicazioni sono:

 

Mezzanotte a Istanbul. Dal crollo dell'impero alla nascita della Turchia moderna - Charles King - copertina

 

Mezzanotte a Istanbul. Dal crollo dell’impero alla nascita della Turchia moderna (Einaudi, 2015)

 

e

La riscoperta dell'umanità. Come un gruppo di antropologi ribelli reinventò le idee di razza, sesso e genere nel XX secolo - Charles King - copertina

La riscoperta dell’umanità. Come un gruppo di antropologi ribelli reinventò le idee di razza, sesso e genere nel XX secolo (Einaudi, 2020)

 

 

 

 

QUALCHE IMMAGINE DI ODESSA DA :

 

 

VANITY FAIR

 

https://www.vanityfair.it/article/odessa-e-patrimonio-unesco-la-citta-sara-protetta-dalla-guerra

 

 

 

 

 

 

 

 

Odessa National Academic Opera and Ballet Theatre

TEATRO NAZIONALE OPERA E BALLETTO

 

 

 

 

Odessa National Academic Opera and Ballet Theatre

TEATRO OPERA SULLO SFONDO DEL PORTO DI NOTTE
– sempre link all’inizio, Vanity Fair

 

 

da GETTY IMAGES  link al fondo ::

 

 

Street in the historic center of Odessa, Ukraine

centro di Odessa — Getty Images

 

 

Cargo Ships Ply Their Trade At Odessa Port

Il Porto

 

 

 

Hidden street at Odessa Passage

una stradina della città vecchia

 

 

 

 

Inside the Orthodox Church in Odessa, Ukraine.

La più antica cattedrale ortodossa di Odessa dedicata a San Nicola

 

 

 

Outside the Odessa Orthodox Church in Ukraine.Le cupole di San Nicola

 

 

 

 

Odessa

una vista notturna di Odessa

 

 

 

 

Modern Residential building in old part of Odessa

edifici residenziali in una parte vecchia di Odessa davanti al porto

 

 

 

 

Odessa Passage

una galleria, passaggio coperto, a Odessa

 

 

 

 

Cat sitting alone on the street in Odessa

gatti solitari a Odessa

 

 

 

 

in questo link di Getty Images trovate moltissime foto

https://media.gettyimages.com/id/664297290/it/foto/cat-sitting-alone-on-the-street-in-odessa.jpg?s=1024×1024&w=gi&k=20&c=i1Q68UqWOs3XHhyL-Sml_3EAM9hzW_TZI9m7zsSG8x8=

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Rete Italiana Pace e Disarmo @RetePaceDisarmo – 16.27 –6 aprile ’24 + Rete Italiana Pace e Disarmo @RetePaceDisarmo –10.08 –10 aprile 2024

 

 

“Per un 25 Aprile di Pace, nel segno del Disarmo e della Nonviolenza”

 

“Per un 25 Aprile di Pace, nel segno del Disarmo e della Nonviolenza”

 

 

 

Per questo il nostro impegno per la Pace, per il disarmo e per la nonviolenza è lo stesso impegno per la difesa della Costituzione e per i diritti universali.

Per questo rinnoviamo la richiesta ed il nostro impegno per il cessate il fuoco in Ucraina e nella Striscia di Gaza, per fermare la follia delle guerre, per il rispetto del diritto umanitario, per l’eliminazione delle armi nucleari, per condannare ogni violazione del diritto internazionale ed ogni forma di violenza contro la popolazione civile, per denunciare chi vuole delegittimare le organizzazioni umanitarie dell’Onu e quelle non governative che assistono le popolazione civili vittime dei signori della guerra.

Sono questi i motivi che ci spingono ad aderire all’appello de Il Manifesto per l’Anniversario della Liberazione: saremo a Milano il 25 Aprile con l’ANPI, così come l’ANPI è con noi nella costruzione della Pace. E lo facciamo proprio a 10 anni di distanza dall’Arena di Pace Disarmo di Verona in cui è iniziato il percorso di convergenza che ha portato alla nascita della nostra Rete e al rilancio di tutte le sue campagne su riduzione delle spese militari, disarmo umanitario, controllo della diffusione delle armi, percorsi nonviolenti di costruzione della Pace

 

 

 

10 aprile 2024– 10.08

L’aumento della #SpesaMilitare è purtroppo una tendenza davvero globale. Ma tutto questo dove ha condotto? Con il commercio di #armi ciò rende difficile il processo di crescita, di sviluppo, di #Pace, di dialogo… creando al contempo situazioni di tensione, di conflitto…

 

 

 

 

La #Legge185 del 1990 è a rischio: forse non avremo più quadro chiaro su #ExportArmi italiane proprio mentre il settore è sempre più florido Le preoccupazioni di

e la mobilitazione collettiva #BastaFavoriMercantiArmi sono su

 

 

 

@lifegate –https://www.lifegate.it/export-italiano-di-armi

 

 

La legge 185/90 è a rischio: forse non avremo più un quadro chiaro sull’export di armi italiane proprio mentre il settore è sempre più florido.

  • La relazione annuale sull’export italiano di armi conferma la crescita dei numeri: nel 2023 affari per 6,3 miliardi di euro.
  • Preoccupano le esportazioni verso Arabia Saudita, Turchia, Kuwait che contribuiscono all’attuale instabilità geopolitica.
  • L’allame di Vignara di Rete pace e disarmo: “La legge che regola l’export è a rischio, potrebbe essere l’ultima volta che abbiamo un quadro chiaro sull’export di armi”.

L’export italiano di armi vive un periodo di assoluto splendore, oggi ne abbiamo una nuova conferma, e presto potrebbe essere sottratto al controllo della società civile. Nella recente Relazione annuale sulle esportazioni di armi, presentata in Parlamento a fine marzo come previsto dalla legge 185/90 sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, sono stati evidenziati dati cruciali relativi al 2023, che confermano trend già noti ma rivelano anche dettagli importanti che ci permettono di rafforzare la comprensione dell’industria bellica italiana e dei suoi flussi finanziari.

E proprio qui sta il punto: mentre il notevole incremento del +86 per cento nell’export italiano di armi negli ultimi 5 anni era noto grazie al rapporto del Sipri, lo Stockholm international peace research institute, ora abbiamo informazioni dettagliate, per esempio, sulle banche coinvolte nell’export, sui principali paesi destinatari e sulle criticità legate a determinati scambi commerciali.

 

 

Ma dall’anno prossimo questi dati, fondamentali per innescare un dibattito pubblico su una questione dalle mille implicazioni etiche e geopolitiche come quella della vendita di armi, potremmo non averli più a disposizione. Tutto perché la legge 185/90 in questione è fortemente a rischio nelle sue fondamenta: il provvedimento è stato già depotenziato da una recente modifica in Senato, adesso la parola spetta alla Camera ma se nel secondo passaggio parlamentare non dovessero essere ripristinati alcuni punti chiave il danno, a livello di trasparenza, sarebbe notevole. A lanciare l’allarme sono in molti: l’ha fatto Banca Etica, istituto bancario che per statuto non investe in export militare, l’ha fatto recentemente anche Rete pace e disarmo, il network composta di decine di associazioni, organizzazioni, sindacati, movimenti della società civile italiana guidato da Francesco Vignarca: proprio nei giorni scorsi le associazioni sono state ascoltate in audizione alla Camera, nell’ambito dell’esame della modifica alla legge 185/90 per esprimere tutte le loro preoccupazioni.

 

Il boom dell’export italiano di armi nel 2023

 

I numeri, intanto: nel 2023, l’export italiano di armi è aumentato significativamente
raggiungendo un valore di 6,31 miliardi di euro, con un notevole incremento delle autorizzazioni individuali di esportazione, ovvero quelle effettuate dall’Italia verso singoli Paesi e su singoli prodotti: tale incremento ha superato il 24 per cento, portando le autorizzazioni a 4,766 miliardi di euro. Le licenze globali, sia di progetto che di trasferimento, per co-produzioni strutturate con Paesi Ue-Nato, dunque concesse a livello comunitario, hanno mostrato un aumento del 37%, arrivando a un valore di poco meno di 1,5 miliardi di euro. Anche se non ai livelli record del triennio 2015-2017, queste cifre confermano una crescita strutturale nell’export militare italiano.

 

Tra gli 82 paesi destinatari delle esportazioni nel 2023, emergono dati significativi che richiedono una valutazione critica. Francia, Ucraina (solo al secondo posto), Stati Uniti e Arabia Saudita si posizionano ai vertici delle autorizzazioni concesse, mentre paesi come Turchia, Azerbaijan e Kuwait destano preoccupazione per la loro situazione politica e per il coinvolgimento in conflitti o controversie internazionali che riguardano tutto il Medio Oriente. La stessa autorizzazione di esportazioni verso l’Ucraina, sottolinea Vignarca, nonostante lo stato di guerra in corso, solleva interrogativi sulla coerenza con i trattati internazionali e sul rispetto delle normative vigenti. Oltre a costituire un vero e proprio paradosso: “In tutti questi anni il Parlamento ha autorizzato più volte la cessione di armi all’Ucraina in deroga alla legge, una cosa che non serviva perché effettuata dallo Stato. Mentre invece si scopre che nel frattempo molte aziende private hanno continuato a vendere armi e materiali a Kiev, senza autorizzazioni”.

 

 

 

 

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video, 45 min. —CORRADO AUGIAS PARLA CON LUCIANO CANFORA DELLA DEMOCRAZIA – dopo segue Stefano Mancuso con cui si parla anche di immigrazione

 

 

 

11 ° min —interviene direttore di Limes Lucio Caracciolo

+++  16° min.   Fondamentalismo democratico

25° — crisi della democrazia  / — una delle ragioni dell’origine del Fascismo

27° — una delle ragione della perdita di democrazia (Togliatti )- potenze finanziarie ( dati ) )         e / Stati

30° — consenso delle masse e democrazia

39 °  –paure ( immigrazioni, guerre ) e bisogno di protezione

40 °  — ideali che si stanno appannando; per i giovani i principi, le idee astratte sono false

42 °  — democrazia ed educazione

43° –– indagine ; favore del regime militare- leader forte / ed età dei giovani

46° min. fine — inizia STEFANO MANCUSO

 

 

 

LA 7 — LA TORRE DI BABELE– 11 MARZO 2024
https://www.la7.it/la-torre-di-babele/rivedila7/serve-ancora-la-democrazia-la-torre-di-babele-puntata-del-1132024-11-03-2024-530823

 

Solo l’8% della popolazione mondiale vive in paesi democratici. Oggi la democrazia arretra mentre assistiamo all’avanzata delle autocrazie. Quest’anno si voterà in Russia, in Iran, negli Stati Uniti in Cina e in molti Paesi africani, ma bastano le elezioni a definire le regole del gioco democratico? Di fronte alle sfide globali dello sviluppo tecnologico, dell’impatto dell’intelligenza artificiale, del cambiamento climatico e delle migrazioni, un governo democratico è ancora efficace?

 

 

 

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video, 2.57 – Mal d’America, il video editoriale di Lucio Caracciolo, 3 aprile 2024 — /// Lucio Caracciolo presenta “Mal d’America”, il numero 3/24 di Limes + altro + LIMESONLINE  – 15 DICEMBRE 2922 : cartina e scritto Midwest

 

 

Il numero 3/24 di Limes in edicola e in libreria (e in abbonamento digitale) a partire da sabato 6 aprile 2024.

Puntata registrata il 3 aprile 2024

 

LIMESONLINE.COM
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1. nota :

 

IL MIDWEST DEGLI STATI UNITI= Stati Uniti medio occidentali (Midwest)

 

 

Image:Map of USA without state names.svg

 

 

 

ELENCO DEGLI OTTO STATI CHE COSTITUISCONO IL MIDWEST : 

 

      Iowa

      Michigan

      Minnesota

      Missouri

      Ohio

      Wisconsin

 

 

 

Centri urbani

 

  • Chicago — Nota come “Windy City”. – ILLINOIS
  • Cincinnati — Nota come “Queen City”.– OHIO
  • Cleveland — Nota come “The Heart of Rock and Roll”.– OHIO
  • Detroit — Nota come “Motor City”, a.k.a. “Motown”- MICHIGAN
  • Indianapolis — La capitale dello stato federato dell’Indiana che ospita l’Indy 500. MINNESOTA
  • Kansas City — Nota come “City of Fountains”. MISSOURI
  • Milwaukee — Nota come “City of Festivals”.- WISCONSIN
  • Minneapolis — Nota come “Twin City” (insieme a Saint Paul).– MINNESOTA
  • Saint Louis — Sede del birrificio Anheuser-Busch e del suo simbolo, il Gateway Arch.- MISSOURI

 

 

 

 

Nick Roux, amendments by LtPowers

 

2. 

LIMESONLINE  – 15 DICEMBRE 2922
https://www.limesonline.com/carte/carta-il-cuore-del-midwest-14715974/

 

 

 

CARTA: IL CUORE DEL MIDWEST

La carta inedita a colori della settimana.

carta di Laura Canali

 

 

Dettaglio della carta di Laura Canali, per visualizzare la versione integrale, scorri fino a fine articolo.

 

 

Per la versione integrale della carta, scorri fino a fine articolo.

 

La carta inedita a colori della settimana è dedicata a una delle regioni più strategiche degli Stati Uniti: il Midwest.

 

L’importanza del Midwest risiede nel fatto che qui si trova, distillato quasi in purezza, il cittadino americano medio. Gli Stati che ne fanno parte non figurano tra le colonie fondatrici degli Stati Uniti nel 1776, la loro formazione e il popolamento avvengono in una fase successiva. Ciò permette agli abitanti del Midwest di superare le identità locali e soprattutto le rivalità degli Stati affacciati sull’Atlantico, soprattutto di evitare la faglia Nord-Sud che dà vita alla guerra civile del 1861-65. Aderendo in massa alla causa dell’Unione, il Midwest decide la sconfitta militare della Confederazione meridionale. In tutta la storia patria, la sua natura mediana svolge un cruciale ruolo equilibratore.

 

Il Midwest non ha confini precisi, tuttavia la sua caratteristica geografica principale è sorgere al di là della catena montuosa degli Allegani-Appalachi, il primo limes della collettività statunitense. L’America si è fatta anche con il superamento di queste cime e con la conquista delle pianure ulteriori. Inoltre, si possono individuare i territori che indiscutibilmente costituiscono il cuore di questa regione, cioè gli Stati di Ohio, Indiana, Illinois, Michigan e Wisconsin.

 

I criteri per la definizione del nucleo sono essenzialmente due, uno storico e l’altro industriale. Nella carta è rappresentata l’area dell’antico Territorio del Nord-Ovest, costituito nel 1787, delimitato dai Grandi Laghi a nord, dal fiume Ohio a sud e dal fiume Mississippi a ovest. È questa la prima organizzazione amministrativa del Midwest, che contiene due aspetti decisivi per il futuro: la proibizione della schiavitù e l’obbligo di fondare università statali per formare la classe dirigente locale.

 

Oltre alla storia, il Midwest è definito dall’industria oppure, oggi, dalla sua decadenza. Nella carta il perimetro tratteggiato in rosso individua il cuore produttivo statunitense del XX secolo che rende l’America una potenza industriale e poi bellica, in grado di sostenere lo sforzo manifatturiero necessario a vincere la seconda guerra mondiale. Come si vede, sono compresi territori di Stati normalmente non associati al Midwest, in particolare New York e Pennsylvania. In particolare, la porzione più occidentale di quest’ultima, l’area di Pittsburgh, sotto il profilo storico, industriale e demografico costituisce sicuramente la porta del Midwest.

 

Questa regione, così decisiva nel Novecento, è oggi in crisi demografica ed economica, a causa delle delocalizzazioni che hanno trasferito all’estero il grosso della manifattura statunitense. Ne consegue una crisi morale, determinata dalla sensazione di spaesamento di una regione celebrata come il cuore dell’America ma evidentemente non più partecipe del dinamismo nazionale. Non sorprende che la discordia che flagella il paese si manifesti qui in forme particolarmente accentuate.

 

 

 

 

Testo di Federico Petroni.

 

Inedito a colori di Laura Canali in esclusiva per Limesonline.

 

 

 


 

 

3.

NOTA :

RUST BELT  nella cartina sopra è racchiusa nella linea tratteggiata rossa –

Rust Belt è un’espressione che indica la regione compresa tra i monti Appalachi settentrionali e i Grandi Laghi, un tempo cuore dell’industria pesante statunitense. L’espressione, traducibile con “cintura della ruggine”, si riferisce a fenomeni come il declino economico, lo spopolamento e il decadimento urbano dovuti alla contrazione del settore industriale. Il termine ha ottenuto popolarità negli Stati Uniti negli anni ottanta del Novecento.

La “cintura di ruggine” inizia nella parte occidentale dello Stato di New York e si estende attraverso la Pennsylvania, la Virginia Occidentale, l’Ohio, l’Indiana e la Penisola Inferiore del Michigan, terminando nell’Illinois settentrionale, nell’Iowa orientale, nel Wisconsin sudorientale e nel Minnesota.

La regione ha visto un declino industriale dalla metà del XX secolo dovuto a una varietà di fattori economici, come il trasferimento delle manifatture più a Ovest, l’aumentare dell’automazione e il declino delle acciaierie e delle industrie statunitensi del carbone. Mentre alcune città sono riuscite ad adattarsi al cambiamento riorientandosi verso il settore dei servizi e delle industrie ad alta tecnologia, altre non se la sono cavata altrettanto bene, come testimoniano l’aumento della povertà e la diminuzione della popolazione.

 

segue nel link : https://it.wikipedia.org/wiki/Rust_Belt

 

 

 

 

 

 

 

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QUALCHE BELLA FOTO DI MACHU PICCIU — in quechua ” Montagna vecchia ” ( AGUAS CALIENTES ) NELLA VALLE DI URUBAMBA ( fiume ) IN PERU

 

 

 

Mississippi (Massachusetts)

Vai al profilo di Evan Sanchez
Aguas Calientes, Peru

SONY, ILCE-7RM2
Aguas calientes è il nome ufficiale di Machu Picchu

Un lama in piedi in un campo con le montagne sullo sfondo

un lama piccolo in un campo, dietro le montagne

Avatar dell’utente Jake Johnson

Unsplash+

In collaborazione con Jake Johnson
Machu Picchu, Peru
Con licenza Unsplash+   2023

 

 

 

 

 

 

cornice in pietra marrone

Vai al profilo di Adrian Dascal
Canon, EOS 70D- 2019
lama bianco durante il giorno
un lama grande

lama bianco sul campo di erba verde durante il giorno

La Nefertiti delle Ande

 

 

una più  incazzata dell’altra

Una donna in un sombrero in piedi accanto a un lama

Cusco, Peru

NIKON CORPORATION, NIKON D700

 

 

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Machu Picchu vista dalla vetta dell’Huayna Picchu  ( LA GIOVANE MONTAGNA )
Xauxa

 

 

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CARTINA —Untifler

 

 

 

 

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MACHU PICCIU — Terrazzamenti del lato est
www.janto.com.ar – maldealtura.com.ar

 

 

 

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Il Templo del Sol o Torreón
Untifler

 

 

 

 

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Il Templo Principal
Colegota

 

 

 

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MACHU PICCIU –Vista del complesso 9 o de las Tres Portadas sopra tre livelli di terrazzamenti, visti dalla piazza principale
Diego Delso

 

 

 

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Vista del Conjunto de los Morteros o Acllahuasi (Grupo 18) come lo si vede dall’intihuatana
Paetzoldthomas

 

 

 

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Rocca posta sotto il Tempio del Sole, ingresso al cosiddetto Mausoleo reale. Alcuni autori lo considerano la “tomba” di Pachacutec.
Colegota

 

FOTO SOPRA DA :
https://it.wikipedia.org/wiki/Machu_Picchu#

 

 

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ANSA.IT — 8 APRILE 2024 – 18.26 : ‘Il bavaglio al dissenso’, l’accusa degli intellettuali. Quattro denunciati da membri del governo, ‘è caccia alle streghe’

 

 

ANSA.IT — 8 APRILE 2024 – 18-26
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/04/08/il-bavaglio-al-dissenso-laccusa-degli-intellettuali_ebb0e172-85b8-4fa6-8188-a85ee13224cb.html

 

‘Il bavaglio al dissenso’, l’accusa degli intellettuali.

Quattro denunciati da membri del governo, ‘è caccia alle streghe’

 

ANSACheck

 

 

Quattro intellettuali per quattro denunce.

E tutte da parte di importanti esponenti del governo, premier Meloni compresa.

Per questo oggi Donatella Di CesareTomaso MontanariLuciano Canfora e Davide Conti si sono ritrovati nella sede della Federazione nazionale della stampa, insieme con il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, e con Vincenzo Vita di Articolo 21.

Docenti, studiosi, filosofi e giornalisti uniti per denunciare le “palesi intimidazioni” da parte del governo accusato di voler “emarginare le voci del dissenso” ed “eliminare il dibattito democratico”. “Ci si sta adattando – dicono – ad un clima di caccia alle streghe”.

“Stiamo scivolando su una china molto pericolosa”, ha detto Di Cesare, a giudizio dopo una denuncia del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. “Il governo vuole cancellare ogni forma di dissenso tentando di spegnere le voci scomode – ha rincarato la dose -. Si tocca l’apice di una strategia inaugurata da mesi volta a criminalizzare ogni contestazione e divergenza”. Secondo la filosofa e docente di filosofia teoretica a La Sapienza di Roma, “i ministri sono in cerca del nemico”. “La censura – ha concluso – viene eretta a metodo. La destra post-fascista mira a una Terza Repubblica che mette in forse i cardini della costituzione antifascista.

Assistiamo, oggi, ad una ‘orbanizzazione’ dell’Italia”.

Dello stesso parere anche Montanari, anche lui denunciato da Lollobrigida. “Stiamo assistendo a un ribaltamento del costituzionalismo moderno – ha spiegato – basato sulla tutela di chi non ha forza su chi ha forza. Dobbiamo svegliarci prima che sia troppo tardi”.

Querelato da Giorgia Meloni, il filologo Luciano Canfora ha evidenziato che il tentativo del governo di “tappare la bocca a persone molto attive nella loro professione di insegnanti è ancora più grave perché si tratta di professionisti in costante contatto con i giovani”.

Lo storico Davide Conti – querelato dalla sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti – ha invece sottolineato due questioni: “quella del fascismo e dell’antifascismo, ancora centrale nello spazio pubblico” e “quella della legittimità del conflitto nello spazio pubblico”.

A chiudere gli interventi è stato il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo. “C’è un’evidente diseguaglianza tra il potere del singolo intellettuale o giornalista e il potere del governo – le sue parole -. al governo quando sentono la parola cultura mettono mano al tribunale. Noi, come associazione dei partigiani, siamo e saremo al fianco della libertà”.

 

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