*** La Capanna del Silenzio/ link sotto– 16 h. 30 marzo 2026 – grazie ! Intervento di Cacciari sul ” dopo ” vittoria del No– + link con una parte dell’intervento di Cacciari sul Nove

 

 

 

 

C’è una frase di Nanni Moretti che, da anni, suona come una condanna senza appello: “con questa sinistra non andremo da nessuna parte.” Non era una provocazione, ma un verdetto. E, come spesso accade ai verdetti lucidi, il tempo non lo ha smentito, lo ha semplicemente confermato.

Dentro questa scia si colloca l’intervento di Massimo Cacciari, sabato scorso, ad “Accordi e Disaccordi”. Ma qui non siamo più nel campo delle diagnosi. Siamo già in quello dell’autopsia.

“Aver cominciato a parlare di primarie un secondo dopo il risultato del referendum è da pazzi. Ma cosa volete, ma cosa volete recuperare, ma a chi interessano le primarie del centrosinistra? Se la riforma della giustizia interessava all’un per cento degli italiani, le primarie del centrosinistra interessano allo zero virgola zero uno per cento. Non interessa un piffero di niente a nessuno.

Interesserebbe il programma, certo, ma non basta dire “faremo il programma”. Sono anni che dite faremo il programma, presenteremo il progetto. Sempre la stessa storia. Ma quali sono i contenuti? Quali sono le scelte?

Ci sono nodi precisi, questioni fiscali, tributarie, il welfare. Dov’è l’unità su queste cose? Non c’è. Non esiste. E allora di che cosa stiamo parlando? Per salvare il welfare bisogna fare una politica fiscale aggressiva sui profitti, sulle banche, sui redditi più alti. Ma dove li trovate i soldi? Dove? Sotto il cavolo?

Ma di cosa state parlando, delle primarie? Ma qui ci sono guerre in corso, c’è la Palestina, c’è l’Ucraina, ci sono questioni enormi di politica internazionale. E su queste cose qual è la posizione? Dov’è una linea comune? Non esiste. Non si è formata nessuna unità.

E allora di che cosa parliamo? E poi cosa volete recuperare i giovani se un giorno state con la von der Leyen e il giorno dopo dite un’altra cosa? Ma che credibilità avete?

Prima si chiariscono queste questioni fondamentali, poi si può discutere di leadership, di primarie, di tutto il resto. Ma prima viene la politica, prima viene il programma, prima vengono le scelte vere.

Cosa me ne frega delle primarie. Facciano un programma serio, e allora forse la gente, forse anche i giovani, torneranno a votare.”

Il punto, a ben vedere, è quasi imbarazzante nella sua semplicità. Si discute del come scegliere un leader quando non si sa più per fare cosa. Si organizza la competizione, ma manca l’oggetto della competizione. Si costruisce il contenitore, avendo smarrito il contenuto.

E allora le primarie non rivelano una sintesi, ma mascherano un’assenza. Non selezionano una direzione, ma certificano che una direzione non c’è.

È qui che la frase di Moretti smette definitivamente di essere memoria e diventa presente. Perché non è che “non si va da nessuna parte”: è che non si sa nemmeno più dove si dovrebbe andare. E, in politica, questo non è un errore. È una resa.

E intanto i giovani, coloro che dovrebbero rappresentare il futuro, continuano ad andarsene, in silenzio, senza clamore, di certo non per capriccio, ma per necessità. Perché qui, più che un orizzonte, si intravede un vicolo cieco; più che una prospettiva, una lunga attesa senza esito.

Non è fuga, dunque. È una scelta razionale, quasi inevitabile. Cercare altrove ciò che qui non si è stati capaci di costruire.

 

#NanniMoretti

#MassimoCacciari

#AccordiEDisaccordi

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone

( 📸 da Pinterest )

 

un pezzo dell’intervento di Cacciari sul Nove

https://www.facebook.com/reel/1115086107439194

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PRIMA PAGINA DE IL MANIFESTO :: 1. 29 marzo 2026 + vignetta — 2. 31 marzo 2026 + vignette

 

 

 

 

 

E’ pienissima la piazza di Roma contro i Re e le Regine che scatenano le guerre e reprimono il dissenso. Più grande delle provocazioni del Viminale, che puntano anche all’eurodeputata Salis. Il movimento riprende il cammino e indica la via per l’alternativa alla destra.

 

carina la vignetta !

Maicol e Mirco del 29 marzo 2026

29 marzo

 

 

 

 

IL MANIFESTO DEL 31 MARZO

 

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi, voluta dall’ultradestra di Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu:  impiccagione e nessuna possibilità di appello. L’ultima conferma di un’apartheid conclamata. Inutili le flebili e tardive proteste delle cancellerie europee.

 

 

 

LA VIGNETTA DEL 31 —

 

DAL FACEBOOK DI OGGI MAICOL & MIRKO  // LINK QUI

 

 

 

UN’ULTIMA VIGNETTA.. CARINA !

 

22 marzo

DAL FACEBOOK DI OGGI MAICOL & MIRKO  // LINK QUI

 

 

 

 

UN’ULTIMISSIMA–

 

12 marzo

 

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Mstislav Dobuzhinsky ( 1875, Novgorod – 1957, New York ) – Dalla vita di Pietrogrado, 1920 -Cartone , tempera , matita di grafite . 33,6 x 50,4 + altre opere

 

 

 

 

 

 

COMMENTO DELL’ AUTORE

«Con la rivoluzione del 1917, San Pietroburgo finì. Davanti ai miei occhi, la città morì di una bellezza straordinaria, e io cercai di catturarne l’aspetto terribile, deserto e ferito. Ho vissuto tutti gli anni della rivoluzione a San Pietroburgo», scrisse Dobužinskij nelle sue memorie. Questo silenzioso declino della città, la sua discesa nel sonno, nell’oblio, si riflette nella serie di litografie «San Pietroburgo nel 1921». Ma il disegno «Dalla vita di Pietrogrado nel 1920» raffigura con maggiore precisione le sue agonie, con le loro terrificanti convulsioni e smorfie. Fame e freddo regnavano sulla città in quel periodo. Gli abitanti disperati smantellarono gli edifici in legno miracolosamente sopravvissuti – la “Vecchia Pietroburgo” – per ricavarne legna da ardere. Una fila di persone che trasportano tronchi e assi si snoda sul terreno coperto di ghiaccio e neve, mentre una bara viene trainata su una slitta: molti non erano destinati a sopravvivere alle difficoltà di questi inverni brutali. E come una crudele beffa, il pretzel dorato di un panificio chiuso e gli invitanti manifesti dai colori sgargianti su un piedistallo con le parole “ballo”, “danza” e “teatro”.

 

 

DA :

Collezione del Museo Statale Russo
https://rusmuseumvrm.ru/data/collections/
drawings/dobuzhinskiy_mv_iz_zhizni_petrograda_
v_1920_godu_1920_r_45518/index.php

 

 

 

 

QUALCOSA – IMMAGINI — SULL’AUTORE:

 

 

View upon Nizhniy Novgorod from the old Kremlin

Novgorod dove nasce

 

 

Kaunas Guide: Where to eat, drink, shop and stay in Lithuania's arty second city | The Independent | The Independent

Kaunas dove si stabilisce in Lituania

 

 

PARIGI ANNI VENTI

 

ALAMY 

 

 

Tra il 1925 e il 1929 vive a Parigi dove disegna le scenografie per  Il pipistrello di Nikita Balieff  ( la più celebre operetta di Johann Strauss )-

 

 

 

immagine da:
https://www.abebooks.com/PROGRAM-THEATRE-CHAUVE-SOURIS-CINQUIEME-PROGRAMME-Jean/31380231933/bd

 

 

vide0-  0.58 min. Il pipistrello- OPERA DI ROMA- JOHANN STRAUSS

https://www.google.com/search?q=il+pipistrello+strauss&oq=il+pipistredllo+&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqCQgBEAAYDRiABDIGCAAQRRg5MgkIARAAGA0YgAQyCQgCEAAYDRiABDIJCAMQLhgNGIAEMgkIBBAAGA0YgAQyCQgFEAAYDRiABDIJCAYQABgNGIAEMgkIBxAAGA0YgAQyCQgIEAAYDRiABDIJCAkQABgNGIAE0gEINzM3NWowajeoAgCwAgA&sourceid=chrome&ie=UTF-8#fpstate=ive&vld=cid:79696b82,vid:lSTZ9N7B_8s,st:0

 

 

ARTISTI A PARIGI

 

Picasso, Parigi, scultura   “L’Orateur”, fotografo Brassai, più tardi, intorno al ’39

 

 

 

 

ALCUNE OPERE :   Mstislav Dobuzhinsky

 

Idillio di ottobre, 1905 - Mstislav Dobuzhinsky

Ottobre Idillio — 1905

 

 

Carskoe Selo. Porta della galleria di Cameron., 1904 - Mstislav Dobuzhinsky

Carskoe Selo (1 ). Cancello della galleria di Cameron, 1904

 

 

Via dei vetrai a Vilno, 1906 - Mstislav Dobuzhinsky

Via dei vetrai a Vilno, 1906
Galleria Tretyakov, Mosca, Russia

 

 

L'uomo con gli occhiali. Ritratto del critico d'arte e poeta Constantin Sunnerberg., 1906 - Mstislav Dobuzhinsky

L’uomo con gli occhiali. Ritratto del critico d’arte e poeta Constantin Sunnerberg. 1906

 

 

 

Tipi di città (città smorfie), 1908 - Mstislav Dobuzhinsky

Tipi di città (smorfie di città), 1908

 

 

 

Città, 1914 - Mstislav Dobuzhinsky

Città –1914

 

IMMAGINI – https://www.wikiart.org/en/mstislav-dobuzhinsky/tsarskoye-selo-kameronov-gallery

«Портрет жены», 1914 г., бумага, уголь

 

 

 

 

Vilnus, Mastavaja- 1907
Мсьціслаў Дабужынскі – Lietuvos nacionalinis dailės muziejus. LNDM T 1366.

 

 

 

 

 

Vilnus,  Ŭniversyteckaja– 1910
Мсьціслаў Дабужынскі – Государственное автономное учреждение культуры Ярославской области “Ярославский художественный музей”. ЯХМ-62379. Пл-2359.

 

 

(1)

Carskoe Selo è un complesso di residenze della famiglia imperiale russa che si trova a 26 chilometri a sud di San Pietroburgo.

IL PALAZZO DI CATERINA

 

NEL LINK SOTTO, TROVERETE IMMAGINI DI GIARDINI E PALAZZI MAGNIFICHE-– ci torneremo, chissà–https://www.greatgardensoftheworld.com/gardens/tsarskoe-selo-state-museum-and-heritage-site/

 

 

 

 

 

da :

nei link TROVATE ALTRE OPERE  : tutte bellissime !

1. opere Disegni

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Drawings_by_Mstislav_Dobuzhinsky?uselang=it#/media/File:%D0%9F%D1%80%D0%BE%D0%B2%D0%B8%D0%BD%D1%86%D0%B8%D1%8F_(%D0%92%D0%BE%D1%80%D0%BE%D0%BD%D0%B5%D0%B6).jpg

 

2. opere, San Pietroburgo

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Saint_Petersburg_by_Mstislav_Dobuzhinsky?uselang=it

 

 

 

 qualcosa in più sulla vita:

Mstislav Valerianovič Dobužinskij ( Velikij Novgorod, 1875- New York, 1957)

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Laureto Rodoni Facebook / link sotto — 30 marzo h. 11 ca – ” Visione fantasma “, un dipinto di Francisco Goya – altro su Finestre sull’arte, link sotto

 

 

 

Si chiama Ariel e, forse, è il suo grande amore — E’ bellissima ! .. anche la foto

 

 

***  LINK FACEBOOK
Laureto Rodoni Facebook

 

 

Il 30 marzo 1746 nasceva a Fuendetodos .

 [Visione fantasma] non è un bozzetto ma un dipinto finito che Goya regalò all’imprenditore Juan Martín de Goicoechea. Fino a oggi, il dipinto era conosciuto soltanto attraverso una fotografia in bianco e nero, scattata dal fotografo Juan Mora e pubblicata nel numero monografico dedicato a Goya (risalente al 1928) della rivista Aragón, che quell’anno celebrava il centenario della scomparsa dell’artista.

Cfr. http://www.finestresullarte.info/…/spagna-riappare…

 

Potrebbe essere un contenuto artistico

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A – Montrouge Rosa La Rouge — di Toulouse – Lautrec – 1886/ 87 – un altro quadro a noi sconosciuto.

 

 

 

 

 

olio su tela
altezza: 72,3 cm ; larghezza: 46 cm

Fondazione Barnes 

 

 

 

Philadelphia, PA

Edificio della fondazione Barnes a Philadelphia-Pennsylvania– USA

 

La Fondazione fu fondata nel 1922 da Albert C. Barnes, oggi possiede più di 4000 oggetti, tra cui oltre 900 dipinti dei maggiori maestri impressionisti , post-impressionisti e modernisti, artisti europei e americani, nonché arte africana, antichità provenienti da Cina, Egitto e Grecia e arte dei nativi americani.

segue molto altro nel link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Barnes_Foundation#Art_education_programs

 

 

*** MONTROUGE :

Montrouge ( pronuncia francese: [mɔ̃ʁuʒ]  ) è un comune nella periferia meridionale di Parigi, situato a 4,4 km dal centro di Parigi. È uno dei comuni più densamente popolati d’Europa. Il nome significa  ” Montagna Rossa “

 

Hotel Montrouge: prenota online su all.accor.com

foto di Montrouge da:
https://all.accor.com/a/it/destination/city/hotels-montrouge-v2682.ht

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Se perdo te — di David Riondino ( Firenze, 10 giugno 1952 – Roma, 29 marzo 2026 ) è stato un cantautore, attore, regista e scrittore italiano. — una bellissima interpretazione, più di quella famosa di Patty Pravo ( per me ) +altro

 

 

 

leggi la biografia nel link – vale ***

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Riondino#Discografia_solista

 

 

 

 

canzone  di P.P. Arnold ( The Time has come ), con testo in italiano adattato da Sergio Bardotti e musica di Paul Korda.

TESTO

Se perdo te cosa farò
io non so più restare sola
ti cercherò e piangerà
come un bambino che ha paura

M’hai insegnato a volerti bene,
hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene
ma ora insegnami, se lo vuoi tu
a lasciarti, a non amarti più

Se perdo te, se perdo te
cosa farò di questo amore
ti resterò, e crescerò
anche se tu non ci sarai

 

1967

 

 

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ANSA.IT/ NEW YORK —   29 MARZO 2926 — 1.36  :: ‘ Il Pentagono si prepara a settimane di operazioni a terra in Iran’. Nessuna invasione ma incursioni. + Giovanna Branca, Duemila paracadutisti Usa diretti verso il Golfo- Il Manifesto 26 marzo 2026

 

 

 

 

 

ANSA.IT / NEW YORK    29 MARZO 2026 — 1.36 

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/03/29/il-pentagono-si-prepara-a-settimane-di-operazioni-a-terra-in-iran_0fefd5b7-cd91-4167-b2a5-37a2b9c4496d.html

 

 

 

‘Il Pentagono si prepara a settimane di operazioni a terra in Iran’.

 

 

 

Se il presidente deciderà. Nessuna invasione ma incursioni.

 

 

Redazione ANSA

 

ANSACheck


© ANSA/EPA

 

 

Il Pentagono si sta preparando alla possibilità di operazioni a terra in Iran per settimane nel caso in cui Donald Trump decidesse per una escalation.

Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali le operazioni a terra non sarebbero un’invasione su larga scala, ma piuttosto di incursioni condotte da operazioni speciali e truppe di fanteria.

“E’ il lavoro del Pentagono quello di effettuare preparativi per offrire tutte le opzioni al commander-in-chief. Questo non significa che il presidente ha deciso”, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

*********************

 

 

 

 

IL  MANIFESTO  26 MARZO 2026

https://ilmanifesto.it/duemila-paracadutisti-usa-diretti-verso-il-golfo

 

 

 

Duemila paracadutisti Usa diretti verso il Golfo.

 

 

Soldati statunitensi sulla portaerei USS Abraham Lincoln

Soldati statunitensi sulla portaerei USS Abraham Lincoln – Ap

Duemila soldati, due battaglioni della Airborne Division (paracadutisti), sono in partenza dagli Stati uniti verso il Medio oriente. Lo rivelano al New York Times due fonti del Pentagono, che parlano di un possibile invio ulteriore di soldati nei prossimi giorni, e spiegano al quotidiano che servono a dare a Donald Trump «opzioni militari aggiuntive, anche se sta valutando una nuova iniziativa diplomatica con l’Iran». I duemila paracadutisti, oltretutto, vanno aggiunti a 4.500 marine già in viaggio verso la Repubblica islamica.

 

«IN CHE MODO non si tratterebbe di boots on the ground?» chiede un giornalista allo Speaker trumpista della Camera, Mike Johnson. E in che modo non si tratterebbe dell’escalation di una guerra che Johnson ancora si rifiuta di chiamare guerra? Il dispiegamento, risponde lo Speaker, «manda un segnale all’Iran: è meglio che si dia una mossa». Ed è ancora convinto del fatto che gli Stati uniti non siano in guerra? «Credo che stiamo concludendo l’operazione Epic Fury, e credo che verrà fatto entro breve», è la evasiva risposta di Johnson, in aperta contraddizione con il fatto che i boots – che da promessa elettorale di Trump non si sarebbero mai più trovati su un ground straniero – sono in rotta, ancora una volta, verso il Medio oriente.

 

A dare ulteriore prova della mancanza di preparazione, obiettivi e capacità di gestione del conflitto dell’amministrazione è arrivato ieri un retroscena di Nbc News.
Fonti interne alla Casa bianca hanno raccontato alla testata che dall’inizio della guerra il briefing di Trump è rappresentato da video di circa due minuti che gli vengono sottoposti ogni mattina: prevalentemente di «cose che esplodono». Edifici polverizzati, incendi, «target» colpiti. Insieme a qualche «resoconto verbale». Ma è noto dalla sua prima amministrazione che Trump non ha la pazienza, né l’attenzione, né l’intenzione di ascoltare resoconti su argomenti complessi, né tanto meno che gettino ombre sulle sue manie di grandezza.

Il fatto che le sue informazioni sulla guerra derivino da video sadici e trionfali lo rende ancora più «furioso», secondo la ricostruzione, con la stampa che racconta una storia diversa da quella che il presidente ha in mente: a partire dalle oltre 1.500 vittime accertate in Iran, oltre ai 14 caduti statunitensi.

 

EMERGE dalle cronache solo un obiettivo chiaro e ben delineato, gestito con competenza da questa amministrazione: la corruzione.

O qualcosa di più, come osserva il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, che parla di «manipolazione dei mercati» e di possibile «alto tradimento».

Krugman si riferisce alla notizia resa pubblica martedì da Cnbc, a proposito dell’improvviso voltafaccia di Trump sulla minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, a meno che Teheran non renda di nuovo navigabile lo Stretto di Hormuz.

 

LUNEDÌ, CIOÈ, le borse hanno registrato un picco improvviso (Krugman lo chiama «momento magico») nei mercati petroliferi e in quello dei futures – «specialmente bizzarro perché non c’erano notizie pubblicamente disponibili che potessero trainare simili improvvise e grandi transazioni di mercato». La domanda è conseguente: chi all’interno dell’amministrazione sta comunicando ai trader informazioni riservate, o sta venendo pagato per farlo? «Le decisioni su guerra e pace – si chiede Krugman – stanno in parte servendo la causa della manipolazione dei mercati, piuttosto che l’interesse nazionale? Se lo ritenete impensabile, vuol dire che non state prestando attenzione».

 

NELLA SERATA di ieri, dalla Casa bianca sono arrivate sulla guerra le solite comunicazioni trionfali. La portavoce Karoline Leavitt, al punto stampa con i reporter, ha affermato a proposito di un altro tabù “elettorale” – il regime change – «Non è forse già avvenuto ?La loro intera leadership è stata uccisa». A Leavitt è stato chiesto anche della strana assenza del presidente JD Vance dalla ribalta quando si parla di guerra all’Iran.

Vance infatti, notano in tanti, è il punto di riferimento dei post-Maga che si sono allontanati dal presidente dopo questa guerra (a partire da Tucker Carlson). «Il vicepresidente è stato al fianco del presidente in ogni momento, qualunque notizia contraria è completamente falsa», ha detto la portavoce.

 

INTANTO, l’uomo che ha davvero affiancato il presidente in ogni tappa del conflitto, amplificandone la retorica, è già il prossimo capro espiatorio.

«Pete – ha detto Trump a proposito del segretario della Difesa Pete Hegseth a un evento di lunedì scorso – sei stato tu il primo a parlare. A dire “facciamolo”».

 

 

 

 

 

 

 

 

POST SE IL MANIFESTO

 

Immagine per abbonamento digitale

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video, 10.34 —Podcast di LIMES– LAURA CANALI, 26 marzo 2026 — Iran, Isfahan sfregiata. Colpire l’arte per distruggere la storia -+ ISFAHAN / immagini

 

 

 

 

Colpire una città millenaria vuol dire colpire la storia degli esseri umani nella loro massima espressione artistica. La bellezza dell’arte è un valore al di sopra delle parti in guerra e non proteggerlo significa già combattere con la clava.

Il nuovo volume di Limes “L’America ingolfa il mondo” è disponibile in edicola e in libreria. Potete leggerlo direttamente sul nostro sito e via app, abbonandovi a Limesonline (https://shop.limesonline.com/limes/ab…)

 

 

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ISFAHAN / ESFAHAN — nel centro dell’Iran

 

 

 

S

 

CARTA DA :
https://www.nelfuturo.com/Storia-della-Persia-1

 

 

 

 

Quadrato- Piazza – di Naghsh-i Jahan-=
“L’immagine del mondo”.
Costruita tra il 1598 e il 1629. Nel 1979 è stata inserita nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

 

 

Intorno alla piazza sorgono numerosi edifici risalenti all’epoca safavide:

 

 

 

 


Disegno del XIX secolo della piazza Naqsh-e Jahan a Isfahan; questo disegno è opera dell’architetto francese, Xavier Pascal Coste, che ha viaggiato in Iran con l’ambasciata del re di Francia in Persia nel 1839.

 

Moschea dello Sceicco Lotf Allah, vista dalla piazza
Photography: Monfie, Edit & Stitching:Colin – Opera propria
Sheikh Lotf Allah Mosque 3D Panorama

 

 

 

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Il palazzo Ali Qapu
inizio XVII secolo. Foto fornita dall’utente Zereshk sulla Wikipedia inglese. {{GFDL}}
it:Immagine:Ali-qapu-rooz.jpg
Bontenbal

 

 

 

Naqsh-e Jahan Square at night
Ladsgroup – Opera propria

 

 

 

Lotfollah Mosque
Aneta Ribarska – Opera propria

 

VIDEO, 5 .28 min.

 

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video, 0.31 min. —ANSA.IT   25  MARZO 2026–19.31:: Australia, meritata “pensione” per il cane che salvava i koala dagli incendi. Ne ha salvato più di 100 ! Bear – orso — era stato fra i primi ad essere addestrato ad individuare altri animali in pericolo.

 

 

 

Australia, meritata “pensione” per il cane che salvava i koala.

 

video, 0.31 min-

 

ANSA.IT   25  MARZO 2026–19.31

https://www.ansa.it/sito/videogallery/short_video/2026/03/25/australia-meritata-pensione-per-il-cane-che-salvava-i-koala_97a9c9a3-c720-4526-9d3d-7742c77bb618.html

Bear era stato fra i primi ad essere addestrato ad individuare altri animali in pericolo.

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Mauro Biani @maurobiani _Gratitudine e rispetto per la prof.ssa #ChiaraMocchi. Qui la lettera- link sotto — meno male che ci sei e ci segui da lontano che sia.. + TRESCORE BALNEARIO ( BERGAMO )

 

 

Immagine

foto del bellissimo Mauro dal suo link di X

 

link X di Mauro Biani

segue dal link di Tuttoscuola

 

dove si trova la lettera e una bella e commossa introduzione, noi pubblichiamo solo la lettera, ma nel link trovate il testo integrale:::

segue da:

TUTTOSCUOLA / link sotto

Prof aggredita da studente: ‘Questa ferita diventi un ponte’. La lettera integrale

 

 

 

 

FOTOGRAFIA DELLA PROF. CHIARA MOCCHI, INSEGNANTE ALLA MEDIA DI TRESCORE BALNEARIO IN VAL CAVALLINA – PROVINCIA DI BERGAMO- ADESSO E’ ANCORA IN OSPEDALE GRAVE MA PIANO SI STA RIPRENDENDO
da : https://www.tuttoscuola.com/

 

 

Pubblichiamo la lettera integrale dettata dalla docente dal letto d’ospedale: un testo che, accanto alla sofferenza personale, affida alla scuola e alla società una richiesta precisa di responsabilità, ascolto e vicinanza educativa.

A tutti voi,

adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà.
Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine.
Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda.

Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi.

In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza
tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.

Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte.

Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.

Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con un a lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma.

Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia.

Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti.

A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza.

All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare.

Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita.

A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima.

Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò.
So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio.

Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio.

Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.

Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili.

Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.

A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie.

Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita.

Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora.

Con commossa gratitudine

 

 

 

 

 

 

*§*********

 

 

QUALCHE IMMAGINE DI TRESCORE BALNEARIO::

 

 

Trescore Balneario – Veduta

TORRE SUARDI
Ago76 – Opera propria

 

 

 

Parrocchia di Trescore Balneario al tramonto
Marcello Savaris – Opera propria

 

 

 

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AFFRESCHI DI LORENZO LOTTO NELLA PARROCHIA, 1524

 

 

MINOLTA DIGITAL CAMERA

VILLA TERZI – TRESCORE BALNEARIO
Paginazero – Opera propria

 

FINO A QUI LE FOTO, COME LE SCRITTE SONO DI WIKIPEDIA

 

 

LA BIBLIOTECA DI TRESCORE B.RIO
Ago76 – Opera propria

 

 

TRESCORE B.RIO :: CENTRO STORICO
Ago76 – Opera propria

 

LE ULTIME FOTO SONO DA:
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Trescore_Balneario?uselang=it

 

 

VIDEO, 4.07 —

LE TERME DI TRESCORE

La storia secolare delle Terme di Trescore

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ISPI ( Istit. Studi Pol. Intern. ) INTERVISTA AL GENERALE CAPITINI :: Perché l’Iran mette in crisi USA e Israele — 26 marzo 2026 – Intervista di Francesco Petronella / link di

 

 

 

 

 

A un mese dall’inizio della guerra in Medio Oriente, sembra che Stati Uniti e Israele abbiano sottovalutato le capacità dell’Iran di reagire agli attacchi e ora la Repubblica Islamica sembra in una posizione migliore rispetto ai suoi avversari.

Non solo: Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno obiettivi, strategie, e orizzonti temporali diversi. In questo video, Francesco Petronella fa il punto della situazione con il Generale Paolo Capitini, docente di storia militare.

🔎 Scopri di più su https://www.ispionline.it

 

📚 ISPI

L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale è tra i più antichi e prestigiosi think tank italiani e tra i migliori in Europa. L’ISPI analizza le dinamiche politiche, strategiche ed economiche del sistema internazionale con programmi di ricerca, pubblicazioni, eventi, seminari e corsi.

 

 

 

SEGUE DA:

AVVENIRE  11 GIUGNO 2022

https://www.avvenire.it/politica/il-generale-paolo-capitini-illusorio-pensare-di-piegare-la-russia_61038

Frame da YouTube | Il generale Paolo Capitini ( Siena, 1961 )

 Il generale Paolo Capitini è analista militare con lunga esperienza in missioni all’estero, docente di Storia militare alla Scuola Sottufficiali  dell’Esercito.

 

 

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dall’X di 

 

 

Immagine

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GIANSANDRO MERLI, Il parlamento Ue avvia l’era delle deportazioni. Immigrazione. Via libera al regolamento rimpatri. Esulta l’estrema destra.– IL MANIFESTO  27 MARZO 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  27 MARZO 2026
https://ilmanifesto.it/il-parlamento-ue-avvia-lera-delle-deportazioni

 

 

Il parlamento Ue avvia l’era delle deportazioni.

 

 

 

Migranti a Creta – foto AP

 

 

«L’era delle deportazioni Ue è iniziata», sintetizza trionfante l’europarlamentare svedese Charlie Weimers del partito Demokraterna, gruppo Ecr (lo stesso di FdI). Trionfante era stata anche la reazione del lato destro dell’Aula: applausi in piedi dai conservatori ai banchi più estremi dopo il via libera definitivo alla posizione negoziale sul nuovo regolamento rimpatri.

«La votazione odierna – sostiene Weimers – conferma una maggioranza crescente e stabile a favore di rimpatri più efficaci». Una maggioranza diversa da quella che ha sostenuto la rielezione di Ursula von der Leyen e che riunisce in maniera solida, per ora sulle norme in materia di immigrazione, popolari e destra destra.

 

DEI 389 SÌ – contro 206 no e 32 astenuti – poco meno della metà sono arrivati dal Ppe (che registra otto defezioni). Tutti gli 83 Patrioti hanno dato parere favorevole, come i 73 Conservatori e riformisti europei (Ecr). Nel gruppo Europa delle nazioni sovrane, di cui fanno parte i tedeschi di Afd, in due non hanno scelto, gli altri 26 hanno dato l’ok. Come 12 parlamentari di Renew e 7 socialdemocratici.

 

SONO I NUMERI della vergogna di chi ha votato un testo che segna un altro passo nella deriva trumpiana dell’Unione. Ora passerà alle discussioni del trilogo, con Commissione e Consiglio, e poi tornerà in aula. Quando diventerà legge nasceranno i return hubs, centri di deportazione aperti in paesi terzi per parcheggiare gli “irregolari” rifiutati dagli Stati membri. Le norme non specificano di chi sarà la giurisdizione: se del paese europeo, come nel protocollo Albania, o di quello extra-Ue, come nel modello Ruanda.

La detenzione amministrativa, quella su base etnica di chi non ha commesso reati, viene estesa per motivazioni, tempo e categorie. Dietro le sbarre finiranno anche i minori. Il tempo massimo sale a 24 mesi, dai 18 attuali. Si moltiplicano le motivazioni che legittimano il trattenimento. Potrebbe scattare persino per chi ha in corso una procedura di rinnovo del permesso di soggiorno, in attesa dell’esito.

NELLA POSIZIONE del parlamento di Bruxelles viene messo tra parentesi l’articolo 6 sui rastrellamenti in stile Ice. Esce dalla parte vincolante ma resta tra le possibilità per gli Stati. Ritornerà in sede di trilogo ( 1 NOTA ):

 

il Consiglio lo sostiene, andare a cercare le persone negli spazi pubblici, negli ospedali, nelle case è necessario a rendere effettivo quanto prevede il regolamento. Che è stato definito il «tassello mancante» dal Patto Ue.

 

Questo distrugge uno dei principi cardine su cui era stato costruito lo spazio europeo dopo la sconfitta del nazi-fascismo, ovvero il diritto d’asilo. Quello crea il quadro per mettere in moto la grande macchina delle deportazioni sognata dai sovranisti di ogni latitudine e vista in azione negli Usa di Trump (con risultati controversi dal punto di vista politico-economico per lo stesso tycoon).

 

COSÌ GIORGIA MELONI può tirare un sospiro di sollievo dopo la batosta referendaria e nel mezzo del repulisti di governo. «L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza», scrive sui social la premier. La destra italiana segue a ruota.

 

«Questa scelta del parlamento Ue è grave e disumana. Si abbatterà su bambine, bambini e donne che diventeranno oggetti di deportazioni come negli Usa», risponde Piefrancesco Majorino, eurodeputato Pd.

«Il voto segna una svolta pericolosa: le forze di centro-destra rompono il cordone sanitario per allearsi con l’estrema destra. Un’alleanza tossica che apre la strada a detenzioni di massa, separazioni familiari e deportazioni, mettendo a rischio innumerevoli vite»,

attacca Silvia Carta, della rete di ong Picum.

In mattinata una coalizione di 20 organizzazioni non governative italiane aveva chiesto di respingere il regolamento senza compromessi.

Oltre mille professionisti del comparto sanitario hanno invece firmato l’appello di Medici del mondo che denuncia gli effetti deleteri su tutta la società del regolamento: contribuirà all’esclusione dalle cure di migliaia di persone e romperà un pilastro della deontologia medica, la confidenzialità con il paziente.

«Ci rifiutiamo di diventare strumenti dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione», scrivono.

 

 

 

 

(1) NOTA

 

Il trilogo UE è una riunione informale tripartita tra Parlamento europeo, Consiglio dell’UE e Commissione europea. Il suo scopo principale è negoziare rapidamente accordi su proposte legislative.
I triloghi sono stati fondamentali per chiudere dossier complessi come la Climate Law e la riforma del Patto di Stabilità. Tuttavia, sono spesso oggetto di critiche per la loro mancanza di trasparenza, poiché i negoziati avvengono “a porte chiuse” e non sono pubblici come le sessioni plenarie del Parlamento.

 

 

 

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POST DE IL MANIFESTO

 

 

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DAVIDE LONGO ( Torino, 1971 ), scrittore :: CUBA –Singapore dei Caraibi: il sogno degli squali della diaspora. Dirotta su Cuba. Privatizzare tutto. I gruppi industriali in Florida si preparano a mettere le mani sull’isola — IL MANIFESTO   20 marzo 2026+ Link, I giardini di Singapore

 

 

 

IL MANIFESTO   20 marzo 2026
https://ilmanifesto.it/singapore-dei-caraibi-il-sogno-degli-squali-della-diaspora

 

Mappa politica dei Caraibi con capitali confini nazionali città importanti fiumi e laghi. Etichettatura e ridimensionamento in inglese. Illustrazione. - 41257614

Mappa politica dei Caraibi con capitali, confini nazionali,  città importanti,  fiumi e laghi

DA:  123 RF
https://it.123rf.com/photo_41257614_mappa-politica-dei-caraibi-con-capitali-confini-nazionali-citt%C3%A0-importanti-fiumi-e-laghi-etichettatu.html

 

 

Carta di Laura Canali - 2020

CARTE DI LAURA CANALI, 13 LUGLIO 2020–dal numero 6/20 di Limes, L’Indo-Pacifico non è pacifico.
https://www.limesonline.com/carte/singapore-la-citta-stato-del-leone-14707594/

 

 

 

Singapore dei Caraibi: il sogno degli squali della diaspora.

 

 

Hialeah, Florida. Una manifestazione contro il governo cubano – foto di Marta Lavandier/Ap

 

 

«Presto avrò l’onore di prendere Cuba, in una maniera o nell’altra. Che io la liberi, o che io la prenda, penso di poter fare qualunque cosa io voglia».

Così il presidente Usa Donald Trump rispondeva alla domanda di un giornalista sulle trattative in corso fra la Casa bianca e il governo cubano. In molti si sono chiesti che cosa significhino queste parole, e se siano un’anticipazione di un’azione simile all’attacco contro il Venezuela.

Mentre queste domande circolano in tutto il Paese, in Florida – lo Stato in cui risiede buona parte della diaspora cubana e dove hanno casa i principali politici anticastristi, a partire dal segretario di Stato Marco Rubio – in molti si preparano a far valere i propri interessi economici, una volta che Cuba avrà riaperto i propri confini alla massiccia penetrazione di capitali statunitensi.

 

NELLA DIASPORA cubana c’è chi si prepara da anni a rimettere piede sull’isola. Non si tratta solo dei dissidenti e degli esuli, che negli ultimi anni hanno aumentato i viaggi verso Cuba per incontrare i familiari, e talvolta per aprire veri e propri piccoli esercizi commerciali investendo capitali statunitensi tramite prestanome locali. Chi è più interessato alle sempre più forti ingerenze Usa nella politica cubana sono, prima di tutto, gruppi industriali ed economici che sperano di fare grandi affari sull’isola.

 

Le prime file sono state nominate direttamente da Trump in conferenza stampa: «Conosco cubani fantastici che hanno fatto fortuna con lo zucchero. Già lo sapete: la famiglia Fanjul. Vogliono tornare a Cuba per visitarla. Mancano da circa 50 anni».

Stiamo parlando di José e Alfonso Fanjul, che hanno costruito un impero multimilionario basato sulla produzione e vendita di zucchero tramite aziende come Domino Sugar e Florida Crystals. I due sono molto noti per mantenere legami politici con tutto l’arco parlamentare Usa: mentre José è stato uno dei più grandi finanziatori di Trump alle ultime elezioni, il fratello Alfonso è da molti anni finanziatore del Partito democratico.

Inoltre, nel 2004, secondo rivelazioni di WikiLeaks, la famiglia Fanjul avrebbe cercato di sabotare il Cafta (l’accordo di libero scambio tra Stati uniti, Repubblica Dominicana e Centroamerica) offrendo tangenti a politici esteri. L’obiettivo sarebbe stato proteggere i propri interessi nel mercato dello zucchero. La famiglia ha naturalmente negato ogni accusa.

 

TRA GLI ALTRI imprenditori interessati ai destini di Cuba, il più visionario è certamente Carlos Saladrigas, imprenditore cubano-statunitense che da Miami sogna di trasformare l’isola caraibica in una nuova Singapore americana.

In un’intervista dell’11 marzo, Saladrigas ha prospettato un piano lungo un decennio per trasformare quella che definisce «un’economia fallita» in un centro della finanza globale. Nei primi quattro anni, secondo l’imprenditore, il costo della privatizzazione dell’economia dell’isola (e, aggiunge, della gestione dell’ordine pubblico) ammonterà a 6mila (ma forse 10mila) miliardi di dollari, che dovranno essere stanziati dalla diaspora cubana in primis, e poi dal governo Usa e, in misura minore, dall’Unione Europea. I settori da implementare, oltre alla costruzione di nuove infrastrutture, sarebbero l’intelligenza artificiale e il turismo medico: in altre parole, privatizzare il comparto medico cubano – uno dei migliori delle Americhe – e attirare facoltosi statunitensi che possano permettersi costose operazioni private in tempi record.

Ovviamente, secondo Saladrigas la precondizione per trasformare Cuba in un nuovo «centro finanziario dei Caraibi» sarebbe un cambiamento delle strutture politiche dell’isola, con una completa privatizzazione dell’economia.

IN QUESTO SENSO, Saladrigas afferma di aver già formato 15mila imprenditori cubani attraverso la sua associazione Cuba Emprende.

«Hanno sbagliato per 67 anni» dice del governo cubano, «hanno combattuto contro la ricchezza invece di combattere contro la povertà. Voglio una Cuba che sia straordinaria, che sia eccezionale e che sia un centro finanziario di grande importanza entro 10 o 15 anni».

Se Saladrigas sogna la costruzione di una Singapore dei Caraibi – e chissà se, come la vera Singapore, poco attenta al rispetto dei diritti umani – altri imprenditori della finanza hanno elaborato modelli forse meno complessi, ma che li vedono comunque protagonisti.

Il più importante è Jorge Mas Santos, proprietario dell’Inter Miami Fc e Ceo di MasTec, compagnia edile e di costruzione di infrastrutture con sede a Coral Gables, a sud di Miami. È anche il figlio di quel Jorge Mas Canosa che negli anni ’80 – con la benedizione di Reagan – fondò la Cuban American National Foundation (Canf), una vera e propria lobby che ha fatto pressione per l’inasprimento dell’embargo contro Cuba e per la linea dura di Washington contro il governo de L’Avana.

L’idea che Jorge Mas ha presentato a Trump durante l’incontro alla Casa bianca dell’ 11 marzo è chiara: che vi sia o no un cambiamento politico a Cuba, quello che importa è la garanzia dell’ingresso di massicci flussi di capitali Usa nell’isola. In questo modo, Santos potrebbe ampliare enormemente i propri interessi su suolo cubano, a partire dalla costruzione di infrastrutture, hotel e resort di lusso.

 

MOLTE ALTRE AZIENDE presenti in Florida non aspettano altro che investire a Cuba, e a volte sono state fondate anni fa esattamente a quello scopo. Un caso emblematico è quello della Tropix Holdings, LLC, una merchant banking firm (una sorta di impresa di investimento) fondata dall’esule cubano Mario Baeza nel 2009.

Tropix esiste con l’unico scopo dichiarato di fare investimenti legali negliUsa nei rami delle telecomunicazioni, dell’agricoltura, del settore edile e dell’energia, che siano un trampolino di lancio per investimenti in territorio cubano una volta che l’isola si aprirà ai capitali stranieri: proprio ciò che sta accadendo sotto la pressione dell’amministrazione Trump.

 

(1 )

Dirotta su Cuba è anche un gruppo musicale. fondato a Firenze nel 1989 da: Simona Bencini, Stefano De Donato e Rossano Gentili)

Notti d’estate, una loro canzone del 2020

 

 

**** se volete dare un’occhiata a Singapore con varie foto sui giardini spettacolari cui accedi in metropolitana, potete aprire il link sotto:

SINGAPORE — MARINA BAY –I GIARDINI SULLA BAIA ( GARDENS BY THE BAY ) NEL CENTRO DELLA CITTA’

 

 

 

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UNA PAROLA AL GIORNO.IT ::: AGGROTTARE ::: ” corrugare le sopracciglia “

 

 

 

 

 

 

Man

 

 

 

 

UNA PAROLA AL GIORNO.IT DEL 02 GIUGNO 2018

https://unaparolaalgiorno.it/significato/A/aggrottare?utm_source=notification&utm_medium=push&utm_campaign=pdg

 

 

 

 

Aggrottare

ag-grot-tà-re (io ag-gròt-to)

SIGNIFICATO :: Corrugare, detto delle sopracciglia

 

derivato di grotta, che attraverso il latino crypta è dal greco krýpte, derivato di krýpto‘  coprire, nascondere’.

 

 

Worried Man

 

Buffo: un elemento tutto geologico viene tutto riferito a un’espressione del volto. La massa muscolosa e pelosa delle sopracciglia crolla verso il centro del viso con distensioni e corrugamenti, accentua il cavo orbitale, lo fa grotta. La grotta ce l’abbiamo presente, anche se non ne frequentiamo tante. È un elemento suggestivoarchetipico: etimologicamente la grotta è ciò che è coperto, nascosto, e perciò sotterraneo ( come la sorella ‘cripta’ ). Sa di mistero perché la luce ne resta fuori, sa di pericolo per ciò che annida, sa di rifugio per chi cerca ricovero dalle intemperieaccoglienza per un fuoco. Ma questa matassa simbolica si traduce nell’analogia facciale dell’aggrottare?

L’aggrottare la fronte e le sopracciglia è un’espressione di concentrazione, di spiacere, di preoccupazione, di ira, di severità: insomma, ci si dipinge in volto in tanti casi, e ci richiama in presenza tirando un velario di roccia a riparare il nostro sguardo. Forse ci facciamo fiera dagli occhi lucenti in fondo alla grotta. Forse nel momento di analisi si stringe il contorno dell’occhio a concentrare la vista, escludendo raggi e pensieri che ci arrivano più obliqui. Forse si protegge lo sguardo, che non sia insidiato nel momento in cui deve comprendere, penetrare. E per quanto l’espressione facciale che descrive sia condivisa dall’aggrondare (1 in fondo), la sfumatura che comunicano è differente: nell’aggrondato il sopracciglio aggetta come una gronda, elemento sporgente ma non grave, non massiccio, e che non nasconde, al contrario della roccia che soverchia la grotta. Per non parlare dell’accigliato, che col suo riferimento piano al ciglio non ha la poesia del figurato.

È aggrottato l’energumeno che si sta risolvendo a menare le mani; è aggrottata la fronte del vecchio professore che legge con attenzione un passaggio interessante; e perfino la bambina di due mesi aggrotta le sue minuscole sopraccigliette quando cerca d’intendere qualcosa che – strano – non riesce a cogliere al volo. Una parola potente, forte filo di seta che collega per sottilissima analogia due elementi della realtà, la grotta e il ciglio, che parrebbero incolmabilmente eterogenei.

 

 

 

Frowning Tree

un albero aggrottato

 

 

**********

 

NOTA — ” AGGRONDARE  “

 

TRECCANI

 

 (1)

aggrondare

v. tr. [der. di gronda, nel senso di «cipiglio»] (io aggróndo, ecc.). – Corrugare, aggrottare: ale sopraccigliala fronte. Intr. pron., accigliarsi, farsi cupo. ◆ Part. pass. aggrondato, anche come agg.: aveva la fronte aggrondata; di persona, crucciato, accigliato; fig., gli alberi lungo la via tristi e aggrondati (Fucini).

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– è divertente .. * Giuliano Malatesta, Dentro quella soffitta a Boccadasse, tra fumo, bohémien e la gatta Ciacola. La morte a 91 anni di Gino Paoli: gli esordi, le amicizie –IL MANIFESTO – 25 marzo 2026–

 

 

 

 

Gino Paoli (Gallucci editore): La gatta (con CD audio) - Insieme a Mamma e Papà

una bella foto di Gino Paoli già in là negli anni..
da : www.galluccieditore.com/scheda/?id=214 ( vedi in fondo )
https://www.insiemeamammaepapa.com

 

 

Eravamo quattro amici al bar..

1991

 

 

 

IL MANIFESTO – 25 marzo 2026–
https://ilmanifesto.it/dentro-quella-soffitta-a-boccadasse-tra-fumo-bohemien-e-la-gatta-ciacola

 

Dentro quella soffitta a Boccadasse, tra fumo, bohémien e la gatta Ciacola.

Musica- La morte a 91 anni di Gino Paoli: gli esordi, le amicizie

 

 

 

 

 

ed altre pubblicazioni

 

 

 

Dentro quella soffitta a Boccadasse, tra fumo, bohémien e la gatta Ciacola

Gino Paoli, Ansa, anni Settanta

 

 

In quella Genova bellissima e avara dei primi anni Cinquanta immaginare di perseguire una carriera da musicista equivaleva a essere considerati pazzi. Al più, per scongiurare il rischio di finire a fare lo spedizioniere, si poteva tentare la strada del conservatorio, con la remota speranza di trovare un posto al Carlo Felice. Ne era consapevole Luigi Tenco, che nelle sue giovanili esibizioni utilizzava improbabili pseudonimi per evitare che la nomea di musicista potesse delegittimare il suo percorso di studi. Fu proprio Tenco, che in quel periodo aveva messo in piedi uno stravagante trio di cui facevano parte anche Giorgio Gaber e Gian Franco Reverberi, la persona che più di ogni altra ha contribuito a costruire il mito della non «scuola genovese», a introdurre al resto della banda un ragazzino dall’aria scapigliata. «Oggi ho conosciuto a scuola uno che dice di saper suonare la batteria», fu la sua premessa.

 

 

Gino Paoli. Attenti al gatto - la Repubblica

Gino Paolo,  Anni Sessanta –

da Repubblica, 24 settembre 2021

 

 

 

IL RAGAZZO venne messo alla prova ma il test si rivelò un disastro. Alla batteria e alla chitarra. Allora il giovane tirò fuori una tromba appena acquistata e fece ascoltare al gruppo la musica di Ascensore per il patibolo, che Miles Davis aveva composto per il film di Louis Malle.

 

video, 0.57 — Cineteca Bologna

 

 

 

Quel ragazzo si chiamava Gino Paoli. «Non azzeccò neanche una nota, e anche il suo successivo provino a Milano non fu un grande successo«, mi ha confessato una volta il musicista e compositore Reverberi. «Ma era un amico e mi dispiaceva lasciarlo fuori. Poi, nel tempo, è diventato un grande interprete, persino intonato, e comunque talmente bravo a interpretare un pezzo che non era più così importante che si facesse scappar via qualche nota. La sua voce era simile a quella di Jonny Rey».

Paoli era nato a Monfalcone – Gorizia  ( 23 settembre 1934 ), aveva vissuto a Pegli e appena sposato si era trasferito a Boccadasse, borgo marinaro con le case color pastello che la leggenda vuole fondato da alcuni pescatori spagnoli che, di fronte a una tempesta in arrivo, trovarono rifugio in quella insenatura.

 

 

 

Boccadasse vista dal mare– Stephen kleckner – Opera propria
https://it.wikipedia.org/wiki/Boccadasse#/media/File:Boccadasse_e_spiaggia_vista_dal_mare_con_bel_tempo_by_Stephen_Kleckner_-_1.jpg

 

 

 

 

Boccadasse,  Capo Santa Chiara  ( sulla destra, mi pare ) e la spiaggia

 

Abitava nella famosa soffitta di Capo Santa Chiara, trasformata in atelier, si manteneva facendo il grafico pubblicitario e sognava una vita bohémien da pittore. Il ventisette del mese, quando arrivava lo stipendio, pagava i debiti e invitava tutti al Grand’Italia, che allora era un ristorante elegante dove si entrava con l’abito scuro. «Il suo era scuro, si, ma tutto macchiato di colore, perché sognava di diventare artista e un po’ se la tirava«, sosteneva Reverberi.

 

LA SUA CASA di Boccadasse diventò presto un ritrovo fisso, non tanto per suonare quanto per ascoltare musica. Paoli fu uno dei primi a avere tutti i dischi di Brassens. E fu in quella soffitta che scrisse La Gatta, un testo autobiografico dedicato alla sua amata “ciacola” (chiacchiera, in dialetto veneto) che dopo un iniziale flop, solo cento copie vendute nei primi tre mesi, si trasformò, grazie a quel misterioso meccanismo che porta il nome di passaparola, in un insperato successo da centomila copie la settimana che lanciò definitivamente l’autore di Senza fine e Il cielo in una stanza.

 

La gatta – 1955  –prima uscita

parole e musica  di Gino Paoli

 

 

 

un’edizione più recente, quando, mi pare abbia reinciso, alcune sue musiche, stile jazz:

 

 

 

un libro illustrato da Gino Paoli .. finalmente pittore !

Edita da Gallucci

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ALBERTO NEGRI, L’egemonia di Israele, la radice della guerra. Carta bianca. Sembra di vivere in un’era sconcertante e fuori controllo. IL MANIFESTO –25 marzo 2026 + NOTA : ” LA GRANDE ISRAELE ” PROMESSA DA DIO AD ABRAMO E DISCENDENTI-

 

 

 

 

IL MANIFESTO –25 marzo 2026
https://ilmanifesto.it/legemonia-di-israele-la-radice-della-guerra

 

 

L’egemonia di Israele, la radice della guerra

Alberto Negri

 

 

L’egemonia di Israele, la radice della guerra

 

 

Nel suo fortunato libro «La fine di Israele» Ilan Pappé afferma che il collasso dello stato ebraico è già cominciato. Ma la sua fase di espansione e colonizzazione del Medio Oriente non si ferma. Il ministro israeliano alla difesa Katz lo ha annunciato ieri.

 

«Controlleremo la zona di sicurezza estesa fino al fiume Litani, i libanesi non rientreranno finché Israele nord non sarà al sicuro».

 

Fino a quando durerà l’occupazione non è dato sapere ma ci è stato detto, vagamente, per un «periodo medio-lungo».

Che nella logica dell’impero sionista potrebbe essere anche da una generazione o due fino all’eternità. In fondo il più importante alleato di Israele, gli Stati uniti, è d’accordo. Noi europei pure, perché non avendo fatto niente (e continuando a non fare nulla) per fermare il genocidio di Gaza abbiamo lasciato a Israele carta bianca: questa guerra contro l’Iran, cominciata proprio da Tel Aviv, è la dimostrazione che Netanyahu si sente libero di far ciò che vuole. Anche di minacciarci se non partecipiamo al conflitto: oggi Israele, potenza dotata di centinaia di testate nucleari, è uno degli stati più pericolosi al mondo ma noi facciamo finta di niente. Ce ne accorgeremo presto quando deciderà di far fuori la Turchia di Erdogan per l’egemonia in Medio Oriente nel Mediterraneo orientale.

Quanto agli Usa abbiamo di nuovo constatato che il legame con Israele va a oltre il buonsenso e la sfrontatezza. L’ambasciatore americano Mike Huckabee non ha perso l’occasione di dare la sua opinione, condivisa dalle frange più estremiste del sionismo, rispondendo a una domanda del giornalista Tucker Carlson su un versetto biblico in cui si descrive la promessa di Dio ai discendenti di Abramo del controllo di un territorio che va dal «Wadi d’Egitto fino all’Eufrate». «Sarebbe bello se lo prendessero tutto», è stata la risposta entusiasta del pastore-ambasciatore. Trump nella sua straordinaria follia è circondato da una degna comitiva.

 

*** nota : LA GRANDE ISRAELE

Wadi ( fiume ) d’Egitto è diversamente interpretato: o come un fiume che scorre nel Sinai a sud- ovest di Gaza ( Wadi el-ʽArish ) , o come la parte destra del fiume Nilo.

Fino all’Eufrate:

Sarebbe questa ” La Grande Israele “, la Terra Promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti- L’Eufrate nasce in Turchia, attraversa la Siria, L’Iraq e si getta nel Golfo Persico dopo essersi unito al Tigri. Percorre 2.700 km. Poi c’è la terra la destra del Nilo e la Turchia e la Siria. ( Wikipedia )

 

Come se, per l’altro, l’impero sionista avesse ancora bisogno di conquistare altri territori. Già sembra che Netanyahu abbia ottenuto tutto quello che voleva: ha raso al suolo Gaza, sta procedendo verso l’annessione di fatto della Cisgiordania e ha evitato di andare a processo per corruzione nel suo paese o di essere arrestato all’estero, come chiede la Corte penale internazionale. Ora occupa anche il Libano e un pezzo di Siria. Riducendo il Medio Oriente alla sua definizione arbitraria di ciò che è una minaccia, Israele detta il destino dell’intera regione e di conseguenza del resto del mondo. Senza mai pagare conseguenze. Non una sanzione e neppure un minima perdita di influenza nelle alte sfere del potere europeo e americano.

Per la verità qualche increspatura si nota. Per la prima volta dal 2001, secondo Gallup i palestinesi (41%) superano gli israeliani (36%) nelle simpatie degli americani. Il sorpasso è trainato da indipendenti e giovani, mentre i repubblicani restano filo-Israele. Qui se ne parla poco perché è un argomento che infastidisce assai i nostri esponenti della destra al potere, ben più preoccupati di come la pensino a Tel Aviv che della nostra pubblica opinione, magari costituita da giovani e pure filo-palestinesi, soprattutto dopo il genocidio di Gaza. Ma noi qui viviamo in un mondo di frutta candita: il ministro della difesa Crosetto a Gerusalemme disse «che le forze armate israeliane avvisano sempre prima bombardare a Gaza». Come no, l’Idf passa a citofonare. Ci può meravigliare se lo stesso ministro si è fatto sorprendere dalla guerra a Dubai?

Ma potrebbero mai politici del genere prevedere la vertiginosa spirale di guerra in cui è precipitato il Medio Oriente? Il bilancio conta già migliaia di vittime tra Iran e Libano. I prezzi dell’energia sono alle stelle. Il Golfo e lo stretto di Hormuz sono paralizzati dagli attacchi iraniani. Sembra di vivere in un’era sconcertante e fuori controllo. Eppure alla radice c’è una spiegazione logica: tutto quello che succede è il risultato dell’occupazione israeliana della Palestina. Man mano che il conflitto si espande, la connessione con la Palestina si fa meno chiara. Ma è evidente quanto la stabilità della regione sia stata garantita a spese dei palestinesi. Basti pensare gli equilibri regionali e a quella sceneggiata grottesca del Board of Peace. Quel consiglio che doveva passare alla fase 2 di Gaza è stata la sfilata di un plotone di maggiordomi di Trump che senza accorgersene hanno dato il via alla guerra come sonnambuli. Da mesi Netanyahu spingeva ad attaccare l’Iran, la sua vera ossessione, appoggiato da una lobby filosionista negli Usa assai potente. Lo ha scritto qualche giorno fa con grande chiarezza Joe Kent nella sua lettera di dimissioni dall’agenzia anti-terrorismo. Ma anche questo argomento piace poco ai media, si tratta di illuminare la vera zona d’ombra della politica: il potere dell’impero sionista sulle nostre decisioni.

*******

 

 

La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina - Ilan Pappé - copertina

La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina

 

Dopo il 7 Ottobre e il genocidio a Gaza, il progetto sionista in Palestina – il tentativo secolare dell’Occidente di imporre uno Stato ebraico in un paese arabo – è destinato a una «disintegrazione inevitabile». È la tesi del celebre storico israeliano Ilan Pappé che, dopo opere considerate pietre miliari nella storiografia del conflitto israelo-palestinese, in questo nuovo volume sposta lo sguardo sul futuro di Israele e della Palestina. Diviso in tre parti, nella prima – Il collasso – Pappé esamina il fallimento del cosiddetto “processo di pace” ed evidenzia le fratture profonde che minacciano la stabilità di Israele: l’ascesa del sionismo religioso, le crescenti divisioni all’interno della società israeliana, l’allontanamento dei giovani ebrei dal sionismo, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale alla causa palestinese, la crisi economica e la messa in discussione dell’invincibilità militare di Tel Aviv. Nella seconda parte – La strada per il futuro – l’autore delinea sette mini-rivoluzioni cognitive e politiche necessarie per costruire un avvenire migliore per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa sul modello sudafricano, dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell’identità collettiva ebraica. Nella terza parte – La Palestina del dopo-Israele, anno 2048 – Pappé offre una preziosa visione di speranza e riconciliazione. Immagina un domani in cui le mini-rivoluzioni hanno avuto successo e descrive come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la guarigione delle ferite del passato.

L’AUTORE

Lo storico israeliano Ilan Pappe

ILAN PAPPE’  /  HAIFA,  1954  ( Nord d’Israele )

foto da IL MANIFESTO- 17 -05-2024

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post de Il Manifesto

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Prima pagina de Il Manifesto 25 marzo 2026 :: Terremoto nel governo.. abbastanza carina la vignetta di Maicol

 

 

 

 

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ANSA.IT/ TEHERAN — 25 MARZO 2026 h. 8.00 / 10.13 : Medio Oriente: Iran deride Trump: ‘Siete così nei guai che negoziate con voi stessi’. Piano Usa in 15 punti. 

 

 

 

 

ANSA.IT — 25 MARZO 2026 — 8.00 / 10.13
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/03/25/medio-oriente-iran-deride-trump-siete-cosi-nei-guai-che_86d80ec3-136f-4f04-97ad-f9033094c220.html

 

 

Medio Oriente: Iran deride Trump: ‘Siete così nei guai che negoziate con voi stessi’. Piano Usa in 15 punti. 

 

Teheran: ‘Lancio di missili verso Israele, Bahrein, Kuwait e Giordania”. Al Jazeera: ‘Hezbollah ha colpito un caccia Idf in Libano’

 

Redazione ANSA

ANSACheck

 

Lo Stretto di Hormuz RIPRODUZIONE RISERVATA © ANSA/AFP

Lo stretto di Hormuz

 

 

 RIPRODUZIONE RISERVATA © ANSA/EPA

 

 

08:00

Iran deride Trump, ‘siete così nei guai che negoziate con voi stessi’

 

Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. “Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai”. In un video preregistrato trasmesso mercoledì dalla televisione di Stato, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari ha affermato che la potenza strategica degli Stati Uniti si è trasformata in un “fallimento strategico”. La dichiarazione dell’alto ufficiale iraniano è giunta poco dopo che l’amministrazione Trump ha inviato all’Iran, tramite il Pakistan, un piano di cessate il fuoco in 15 punti.

 

 

Punti chiave– ore 10.13

 

 

 

IL PUNTO ( generale )

Fonti del Golfo hanno riferito al Telegraph che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di “tradimento” a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio.

JD Vance, il vicepresidente rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto, è ora indicato come principale negoziatore in caso di nuovi colloqui a Islamabad. La presunta trattativa per chiudere la guerra del Golfo non porta alla de-escalation. I missili iraniani hanno bucato l’Iron Dome nel cuore di Tel Aviv e l’esercito israeliano ha risposto con bombardamenti anche su Teheran. Al minimo storico nei sondaggi, Trump tenta la strada della trattativa. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato oggi di aver lanciato missili in direzione di Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania. Vittime in Libano per attacchi israeliani nella notte.

 

 

 

h. 7.20

 

Medio Oriente: i raid non si fermano, Trump vuole trattare ma manda i parà

Il Pakistan si offre per i colloqui. ‘Gli Usa attendono una risposta iraniana per un incontro’

 

 

ANSA.IT  24 MARZO 2026 – 21.33

Trump tenta l’inversione a U mentre va a picco nei sondaggi--apri qui

Messaggi contrastanti e segnali contraddittori mentre la guerra è alla quarta settimana

 

 

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Roberta Rododendro Facebook / link sotto :: ” Alla sinistra ” :: quando quando ce vò ce vò ( Maria Nives, commenti nel link ) + Ansa.it – YouTrend / 24 marzo 14.42 –La generazione Z in massa per dire ” No ” —

 

 

 

 

 

dal suo Facebook — manca papino, il nostra grande poeta Roberto ! con tutti quei baffi e barba è il marito o compagno, marito-compagno, diciamo ! lei è ” la bella !| di cui tutto il ns blog è innamorato

 

Sono stra felice per la vittoria del NO ma vorrei che la sinistra si desse una calmata. Non è grazie a loro che ha vinto il no ma grazie alle cazzate dette dal nostro governo. Se proprio devono, si tirassero su le maniche e tornassero a essere di sinistra cazzo.

 

***§******

 

 

 

Youtrend: ‘La generazione Z in massa alle urne per dire no’.

 

Ha votato il 67,3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, il 60% ha bocciato la riforma

 

 

Immagine d 'archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Immagine d’archivio ( Ansa )

 

 

 

La generazione Z si è mobilitata per il no al referendum.

Lo attestano diversi istituti demoscopici, con YouTrend che – all’indomani del voto – ha illustrato alla stampa alcuni dettagli del suo studio condotto per Sky TG24.

 

“La fascia di popolazione tra i 18 e i 34 anni ha registrato l’affluenza più alta: 67,3%, quasi 8 punti sopra la media – hanno spiegato -. I giovani hanno votato NO intorno al 60%.

 

Il Sì ha prevalso in una sola fascia d’età (50-64 anni). È una dinamica coerente con quella che definiamo politica on demand: partecipazione alta su singole questioni, senza adesione partitica stabile”. Interpellato sui motivi della mobilitazione per il no tra i giovanissimi, Lorenzo Pregliasco ha evidenziato la “voglia di rivalsa” probabilmente connessa anche alla mobilitazione per il voto ai fuori sede.

 

 

se vuoi, apri il link sotto: ****

L’analisi del voto, spinta dagli elettori dormienti e il fattore moderato

Distinguo nel centrodestra e giovani in massa per il No. I numeri comparati alle politiche

 

ansa.it —

23 marzo 2026, 21:20

di Paola Lo Mele

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/03/23/lanalisi-del-voto-spinta-dagli-elettori-dormienti-e-il-fattore-moderato_71e28c0c-eb7e-40c8-9f21-41246f89ab92.html

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PRIMA PAGINA IL MANIFESTO– 24 marzo 2026 — ADESSO SI’. Referendum, il sud e i giovani trainano il No. — il manifesto gratis sul sito + LUCIANA CIMINO, un’affluenza inattesa che sfiora il 60%. Record a Napoli: la riforma è bocciata dal 75%

 

 

 

IL MANIFESTO 24 marzo 20265 

https://ilmanifesto.it/referendum-il-sud-e-i-giovani-trainano-il-no

 

PRIMA PAGINA DE IL MANIFESTO

+++

Disastro nella tipografia di Roma, il manifesto gratis sul sito

 

Disastro nella tipografia di Roma, il manifesto gratis sul sito

NELLA FOTO : i festeggiamenti a Roma per la vittoria del No al referendum sulla magistratura-  (Photo by Mauro Scrobogna/LaPresse )

 

Titolo dell’articolo:

 

Referendum, il sud e i giovani trainano il No.

 

 

Festeggiamenti a piazza Barberini, Roma, per la vittoria del NO al referendum sulla giustizia – ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

 

 

La riforma voluta dalla destra per mettere sotto il controllo del governo la magistratura è stata bocciata dagli italiani. Ha vinto il No con il 53,7% dei voti. Il Sì si è fermato al 46,3 con più di 7 punti di scarto e circa due milioni di voti in meno.

Sono state infatti 14.461.074 le preferenze per il No (al netto di due saggi ancora mancati alle 21.30 di ieri). Un dato significativo: era dal 2008 (con Veltroni) che il centrosinistra non raggiungeva una cifra simile.

Sconfessate anche le previsioni che immaginavano un testa a testa. L’affermazione del No è stata netta nonostante una campagna elettorale spericolata, con incursioni nella cronaca (i casi Garlasco e quello della cosiddetta famiglia nel boscoinvitata al Senato da La Russa) e la consueta strumentalizzazione della questione migratoria.
E nonostante l’occupazione dei media della premier Meloni, che è andata ospite anche nel podcast di Fedez e Mr Marra per recuperare il voto giovanile.

 

IL VOTO che non doveva essere politicizzato si è invece tramutato nella prima sconfitta della maggioranza. Confermata peraltro da un’affluenza inattesa che ha sfiorato il 60%. Si tratta della seconda maggiore affluenza per un referendum confermativo dal 1946 a oggi. Gli elettori hanno superato anche quelli delle Europee del 2024, dove non si arrivò al 50% degli aventi diritto.

Merntre alle scorse elezioni politiche l’affluenza raggiunse il 63,91%.

In questo caso, per la precisione, è stata del 58,93% con punte superiori al 65% in Umbria, Emilia Romagna (66,97) e Toscana (66,27).

Al fondo della classifica dei votanti Calabria, Sicilia e Basilicata ma con numeri sorprendenti: al sud il distacco tra le due posizioni è stato molto più marcato.

In Basilicatail No ha vinto con il 60,03% contro il 39,97 del Sì.

In Sicilia 60,98% contro il 39,02 e in Calabria 57,23 rispetto al 42,77% del Sì.

Tutte e tre le regioni sono governate dal centrodestra.

Menzione speciale per la Campania dove due elettori su tre hanno bocciato la riforma Nordio-Meloni (65,23%). Emblematico il caso di Napoli dove il No si è affermato con il 75,49%, il record.

 

 

****

 

ARTICOLO – ADESSO C’E’ UNA PIANTINA DELL’ITALIA CON I COLORI DELLE VOTAZIONI

Referendum sulla magistratura

22-23 marzo 2026

vi metto il link, se volete vedere la pianta dell’Italia secondo i dati del referendum;

è del sito Eligendo, del Ministero degli Interni, mi pare,  non ho potuto copiarla, ma è interessante:

apri qui:

https://ilmanifesto.it/referendum-il-sud-e-i-giovani-trainano-il-no

*****

 

DEL RESTO LE GRANDI CITTÀ hanno trainato sia l’affluenza che il risultato. A Torino ci sono quasi 30 punti di scarto: il Sì è fermo al 35,27 mentre il No è al 64,73%. Percentuali simili a Bologna con il Sì doppiato dal No che si attesta al 68,4 per cento.Oltre 17 punti di scarto a Milano(dove il Sì si attesta al 41,64 per cento mentre il No al 58,36). Dieci a Venezia (No avanti col 54,86 percento contro il 45,14 del Sì).A Genova il No sfiora il 64, a Firenze il 67, a Roma oltre il 60.

Lo stesso al sud. Di Napoli si è già detto ma è altrettanto eclatante il voto di Palermo (Sì al 31,04 percento contro il 68,96 del No) e quello di Bari dove il Sì si è fermato al 37,24 mentre il No è arrivato al 62,76.

Una valanga per i partiti che formano la maggioranza che ieri, temendo la disfatta, avevano inviato fino agli ultimi minuti prima della chiusura delle urnegli elettore a recarsi ai seggi. La prima è stata la premier seguita poi dai ministri alla Difesa, Guido Crosetto e agli Esteri Antonio Tajani. In molti hanno letto in questi messaggi tardivi un primo segnale di nervosismo del blocco unico della maggioranza (con il concorso degli esponenti della cosiddetta «Sinistra per il Sì», pure loro sconfitti di questa tornata). E così è stato.

 

GIÀ I PRIMI INSTANT POLL degli istituti di sondaggi, clamorosamente tutti uguali, hanno confermato i timori del governo. Poi sanciti dagli scrutini. Chi favoleggiava, con un’affluenza alta, un risultato sovrapponibile a quello delle ultime politiche ha sbagliato altrettanto. Anche il nord si è diviso: sono solo tre le regioni settentrionali in cui ha prevalso il Sì: Veneto, Lombardia e Friuli; mentre Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria si è affermato il No.

 

Peculiare il caso di Pisa, dove la Lega e la destra hanno vinto sia nel 2018 che nel 2023, con il No al 64%.
Lo stop alla riforma «voluta da Berlusconi» è arrivato anche da Arcore. Nel comune dove ha sede la villa dell’ex presidente del Consiglio ha vinto il No.

Così come a Caivano, comune al centro della propaganda securitaria della destra, tanto da aver chiamato così il decreto che commissaria le periferie.

SECONDO GLI ANALISTI di Opinio:

il profilo anagrafico degli elettori evidenzierebbe una frattura generazionale: il No ha raggiunto il 61,1% tra gli under 34, mentre il Sì ha vinto (di misura, con il 50%) tra gli over 55. Fondamentale la mobilitazione degli studenti fuorisede che si sono attivati in massa.

 

Il centrodestra dovrà riflettere anche sulla sua ostentata unità a dispetto delle previsioni della vigilia: la tenuta fra i partiti del No è stata più alta di quella della maggioranza. Secondo Youtrend solo il 5% degli elettori di Pd, Avs e M5s ha votato Sì, mentre ha votato No l’11% degli elettori di centrodestra e dei partiti centristi. Tra questi si evidenzia il voto contrario del 16% degli elettori di Forza Italia e il 14% degli elettori della Lega.

 

 

 

 

 

 

 

post de Il Manifesto:

 

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mauro biani @ maurobiani 18 h —- #referendum #Costituzione E’ primavera. ——— – un poeta disegnatore, grazie ! +++ mauro biani, oggi

 

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*** Mario Schifano NO — 1960 – — + il NO di Massimo Cavezzali / E OGGI !| — 23 marzo 2026.. ! Risultati ore 21.15 ( Ansa.it / link sotto ) : IL NO ::::: 55.30 % +( l’estero dove il sì era più del no–vedi sotto ) + altro

 

 

 

da PINTEREST – LINK qui

 

 

 

MARIO SCHIFANO, 1960

 

 

da :

 

 

MASSIMO CAVEZZALI

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "LA RISPOSTA E: E NO. ADESSO FAMMI PURE LA DOMANDA"

 

DA : FUMETTOSO 

Post di Stefano Pertusati  – link  e grazie !

 

 

*****

 

 

DATI SEGUENTI  — DALL’ANSA.IT –23 MARZO 2026-– ORE 21.31

https://www.ansa.it/sito/notizie/elezioni/referendum_2026/elezioni_dati.shtml?t=9&q=1&x1=9_IE_1.xml#panel-dati?refresh_ce

Ultimo aggiornamento 2026-03-23 – 21:31 

| Sezioni scrutinate: 63510 di 63740 |

 

 Affluenza alle urne: 

Affluenza ore 15:00   55.93%

 

 

 

voti :: Italia + Estero

SI
46.70%
NO
53.30%

Estero

Ultimo aggiornamento 2026-03-23 – 21:36 | Sezioni scrutinate: 1995 di 2207 | Affluenza alle urne: %

Voti %
Si
726072 55,78
No
575514 44,22
*** IL No è MENO DEL Sì

 

 

Dettaglio regioni

Regione                  % Affluenza                       Sezioni  Voti Si Voti No % Si % No
ABRUZZO
60,50 1628 di 1628 293838 315440 48,23 51,77
BASILICATA
53,26 683 di 683 91205 136997 39,97 60,03
CALABRIA
48,39 2407 di 2407 301133 403513 42,74 57,26
CAMPANIA
50,38 5824 di 5824 774742 1453050 34,78 65,22
EMILIA-ROMAGNA
66,67 4525 di 4525 954053 1277512 42,75 57,25
FRIULI-VENEZIA GIULIA
61,62 1354 di 1354 310743 259721 54,47 45,53
LAZIO
61,70 5314 di 5314 1212443 1457352 45,41 54,59
LOMBARDIA
63,76 9258 di 9258 2572803 2230349 53,56 46,44
LIGURIA
62,24 1784 di 1784 313935 416683 42,97 57,03
MARCHE
63,77 1570 di 1570 339091 393928 46,26 53,74
MOLISE
54,01 393 di 393 57566 69517 45,30 54,70
PIEMONTE
62,61 4790 di 4790 955168 1099038 46,50 53,50
PUGLIA
52,03 4032 di 4032 702639 936589 42,86 57,14
SARDEGNA
1846 di 1847 281766 412866 40,56 59,44
SICILIA
46,13 5306 di 5306 689506 1077512 39,02 60,98
TOSCANA
3922 di 3923 770925 1071462 41,84 58,16
TRENTINO-ALTO ADIGE
52,45 1019 di 1019 210916 215945 49,41 50,59
UMBRIA
65,05 997 di 997 205479 219751 48,32 51,68
VALLE D’AOSTA
58,59 150 di 150 27395 29456 48,19 51,81
VENETO
63,48 4729 di 4729 1382701 984393 58,41 41,59

NOTA ::   manca l’affluenza di due regioni : Sardegna e Toscana

 

** guardando all’ingrosso, sembra che il ” No ” sia più al centro e al sud che nell’Italia del nord? A voi cosa pare ?

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Primo Levi ( Torino 1919 – 1987 )— ” 12 luglio 1980 ” – Poesia – dalla raccolta : ” Ad ora incerta ” — Garzanti- 1984 + un’altra poesia sempre dedicata alla moglie + altro

 

 

 

 

Abbi pazienza, mia donna affaticata,
Abbi pazienza per le cose del mondo,
Per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
Dal momento che ti sono toccato in sort.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
Per questo tuo compleanno rotondo,
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
Tu macinata, macerata, scorticata,
Che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
Perché la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi
Sono il mio modo ispido di dirti cara,
E che no starei al mondo senza di te.

 

12 luglio 1980

Garzanti, 1984, p. 47

 

°°°°°°

CONOSCIAMO::

VANDA MAESTRO –– di cui non avevamo mai sentito parlare.

Di lei,  Primo Levi dice : ” Una donna che mi stava nel cuore “- vedi sotto

 

Vanda Maestro qui è con

Giorgio Segre ( Torino, 1920-1996 )– Gestisce insieme ad Emanuele Artom, la Biblioteca della Comunità Ebraica;  dopo l’8 settembre 1943 si rifugia insieme alla famiglia a Barge e qui prende parte alla lotta di liberazione diventando responsabile di un’infermeria sita a Sant’Antonio in Gabiola.
Nel secondo dopoguerra diventa professore ordinario di Farmacologia – ( segue nel link ) : https://digital-library.cdec.it/

bibliografia :

  • Giovanni De Luna, “La Resistenza perfetta”, Feltrinelli, Milano, 2015
  • Archivio CDEC, Fondo antifascisti e partigiani ebrei in Italia 1922-1945, b. 17, fasc. 391
  • E. Artom, “Diari di un partigiano ebreo. Gennaio 1940 – febbraio 1944”, a cura di G. Schwarz, Torino, 2008

 

 

 

 

 

sopra e qui :

due fotografie di Vanda Maestro tratte dalla fototeca del CDEC, Centro di documentazione ebraica.

 

 

Vanda Maestro compare in molti libri di Primo Levi, in alcuni con il suo nome, in altri citata come «una donna che mi stava nel cuore» o evocata: «Il nome e il viso della donna che era scesa negli inferi con me e non ne era tornata».

Le apparizioni di Vanda sono riepilogate in Primo Levi di fronte e di profilo di Marco Belpoliti, una monumentale enciclopedia dedicata alla figura di Levi da cui, insieme ai giornali dei giorni successivi ( alla sua morte ), sono tratte molte delle notizie di questo articolo.

Vanda Maestro era con Primo Levi a Milano, poi in Val d’Aosta dove erano stati arrestati e deportati insieme, prima a Fossoli, poi ad Auschwitz. Belpoliti la riconosce anche in un passaggio di Se questo è un uomo:  «Accanto a me, serrata come me tra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna. Ci conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’una dell’altra. Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono tra i vivi. Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita. Non avevamo più paura».

Vanda sarebbe morta ad Auschwitz il 31 ottobre 1944, a venticinque anni.

 

sopra da : IL POST
https://www.ilpost.it/2017/04/11/gli-ultimi-giorni-di-primo-levi/

 

 

Mi sembra una poesia che possa essere dedicata a lei, quella che segue-
dalla stessa raccolta di Garzanti, a pag. 13,

 

 

titolo: 

25 febbraio 1944

 

Vorrei credere qualcosa oltre,
Oltre che morte ti ha disfatta,
Vorrei poter dire la forza
Con cui desiderammo allora,
Noi già sommersi.
Di potere ancora una volta insieme
Camminare liberi sotto il sole.

9 gennaio 1946

 

 

 

segue post di :

Post di PROF. DEB–  link Facebook

 

 

 

 

L’AMORE TRA PRIMO LEVI E LUCIA MORPURGO

 

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.

Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.

E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

poesia del febbraio 1946

poesia da :
sololibri.net

Lucia Morpurgo apparteneva ad una storica famiglia ebraica piemontese al pari di Primo Levi. I due fecero conoscenza durante l’età adolescenziale. Fu però al ritorno dai campi di concentramento di Auschwitz che la figura di Lucia Morpurgo risultò a dir poco fondamentale per lo scrittore. Reduce da un trauma che non avrebbe mai dimenticato, fu la presenza intelligente, sensibile e amorevole della moglie a dargli la forza, se non di superare, quanto meno di affrontare il trauma, sopravvivendo ad esso e ad i suoi fantasmi. Dopo la terrificante esperienza nel lager nazista di Auschwitz, la coppia si sposò nel 1947. E proprio il pensiero di lei, come si legge in queste bellissime e delicate parole sopra, è stato la luce che ha spinto Primo Levi a sopravvivere.

Levi, partigiano, era stato catturato da una milizia fascista nel 1943. Il 22 febbraio 1944, insieme ad altri 650 ebrei fu stipato su un treno con direzione Auschwitz. Al campo di sterminio rimase fino alla liberazione, il 27 gennaio 1945. Di quei 650 ebrei, riuscirono a tornare a casa solamente in venti. Levi tornò per sposare Lucia. La coppia ebbe due figlie e fu inseparabile fino alla morte di lui, avvenuta nel 1987. 

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video, 25 min. ca / 23 marzo 2026 —LIMES – MAPPA MUNDI – Iran, svolta di Trump? ” Colloqui positivi, stop a raid “. Incognita Israele -Caracciolo a Mappa Mundi di Alfonso Desiderio

 

 

 

L’annuncio di Trump, in attesa delle risposte da parte di Iran e Israele. L’interesse americano a concludere la guerra prima possibile. La guerra infinita di Netanyahu e Israele. La lezione strategico militare della guerra per l’Italia, gli europei e la Cina. Turchia e Caucaso. Come cambia la Guerra Grande.

 

 

 

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Prima Pagina Il Manifesto del 21 marzo — nota: Meloni a La7 – intervistata da Mentana – ha definito il comportato di Delmastro, in affari con la famiglia di un condannato per mafia, ” un po’ leggero — senza avergli ancora parlato ” + la manina..

 

 

 

 

 

Da _ OPINIONE- link

“IL MANIFESTO” * 21/03/2026 – «PRIMA PAGINA GIORNALE (SCARICA GRATIS PDF) / EDICOLA OGGI / RASSEGNA STAMPA / TITOLI»

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ANSA.IT — 23 MARZO 2026 — 7.09– Referendum, l’Italia al voto. Affluenza boom: il 46% alle 23 ( alle 23:: Viminale : 46.7% ) E’ quanto risulta dal sito Eligendo del Viminale. Spinta dalle regioni del Nord. Chiusi i seggi, si vota anche oggi dalle 7 alle 15

 

SITO ELIGENDO VIMINALE : DATI REGIONE PER REGIONE:

ORE 23 — 46, 7 %

*** EMILIA -ROMAGNA mi sembra la percentuale + alta: 46.28 % / Lombardia: 44.97;

Toscana: 44.69– nel centro – sud: L’Umbria : 42.12 ; Marche: 41.28; Abruzzo: 39.19 —

Liguria ( la nostra ): 41.96—- Sicilia: 28.75— Friuli – Venezia -Giulia:  42.49

 

ANSA.IT — 23 MARZO 2026 — 7.09

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/03/23/referendum-litalia-al-voto.-affluenza-boom-il-46-alle-23_8433a593-970d-4c79-89ed-cc3d7a4a51a4.html

 

Referendum, l’Italia al voto. Affluenza boom: il 46% alle 23.

 

E’ quanto risulta dal sito Eligendo del Viminale. Spinta dalle regioni del Nord. Chiusi i seggi, si vota anche oggi dalle 7 alle 15

 

Affluenza al referendum al 14% alle 12 - RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Fra pronostici e scongiuri, è il boom dell’affluenza a dare una prima indicazione sul referendum: l‘ affluenza al voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è al 46,07% alle ore 23. Il dato, che è in costante aggiornamento, è pubblicato sul sito Eligendo del Viminale.

 

La percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum del terzo millennio con urne aperte due giorni. Nei comitati e nelle stanze dei partiti hanno cominciato a fare i conti-

 

 

Per esempio: finché sono stati disponibili, con alta affluenza i sondaggi indicavano un tendenziale vantaggio dei “Sì”. Sul podio delle regioni con più partecipazione alle urne, però, ci sono l’Emilia Romagna (46,3%) e la Toscana (44,7%), storicamente “rosse” e quindi associate al “No”. In mezzo a loro, la Lombardia (45%), guidata dal centrodestra. “Il senatore Lega Claudio Borghi ha avvertito: “Non farsi fuorviare dai sondaggi che girano. Sono fatti con metodi che nemmeno il pendolino di Mosca… quindi non crediate che sia fatta”.

 

 

Per i sondaggisti di Youtrend la situazione è “imprevedibile”. Una considerazione è però condivisa: con un’affluenza così alta, non si potranno sminuire le conseguenze politiche del voto: da una parte, una bocciatura o un rafforzamento del governo. E dall’altra un faro di vittoria per le prossime politiche o un macigno sulla strada del campo largo. La giornata di attesa è stata scandita dalle foto sui social dei politici alle urne e da qualche polemica nei seggi elettorali.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato all’una a Palermo. Hanno già fatto il loro dovere di elettori anche i leader di partito: il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini a Roma in serata, di ritorno dal funerale di Umberto Bossi a Pontida. L’altro vicepremier e segretario di Fi Antonio Tajani a Fiuggi nel pomeriggio, mentre la presidente del consiglio Giorgia Meloni voterà poche ore prima della chiusura dei seggi. La segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte si sono presentati al seggio in mattinata a Roma. In qualche post, i politici hanno lambito il confine del silenzio elettorale. Lo ha fatto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha pubblicato una sua foto al seggio con scritto: “Sì, ho votato”. Idem il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Avete votato? Io sì”.

Marina Berlusconi ha votato a Milano, nel primo pomeriggio: “È un’occasione che non possiamo farci sfuggire – ha detto – la dedica è agli italiani, sperando che prevalga il Sì per un’Italia civile democratica e moderna”. Qualche immancabile polemica qua e là. A Garlasco, in provincia di Pavia, “la notte prima del silenzio elettorale – hanno denunciato Pd, M5s, Avs e i comitato per il No – sono stati strappati tutti i manifesti del No. Un vergognoso episodio”. Mentre il segretario campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, ha annunciato un esposto perché a Napoli sarebbero stati usati “pulmini del Comune per i disabili per portare la gente a votare No al referendum” come dimostrerebbe “un video in cui l’assessore alle Politiche sociali della Terza Municipalità, Teresa Esposito, racconta di stare utilizzando quei mezzi per accompagnare cittadini al voto”.

Il M5s ha invece parlato di “propaganda illegale nei seggi umbri, dove i rappresentanti di lista di FdI espongono distintivi con chiara indicazione di voto per il Sì”. Mentre il senatore di Iv, Ivan Scalfarotto, ha annotato un segno di progresso: “Nei seggi abbiamo visto per la prima volta gli elettori non più divisi tra maschi e femmine ma secondo l’ordine alfabetico. Può sembrare una piccola novità, è un grande gesto di civiltà”. L’elettrice probabilmente più anziana è di Cascina, nel Pisano: la signora Valli Morganti, di anni 104.

 

Boom dell’affluenza

Il dato delle 19 conferma la crescita della partecipazione al voto con una percentuale del 38,9%: quasi di 10 punti in più rispetto al precedente del referendum del 2020 sul taglio del numero dei parlamentari che, nel primo giorno di voto allo stesso orario, aveva fatto registrare una partecipazione del 29,7% degli aventi diritto. Per quanto riguarda gli altri precedenti di referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) il dato dell’affluenza delle 19 si conferma da record.

Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V (nel quale si votò, però, solo in un giorno) l’affluenza alle urne delle 19 era stata al 23,9%. A quello sulla devolution del 2006 alle 19 del 25 giugno aveva votato il 22,4%. Il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi si tenne in una sola giornata e alle 19 aveva votato il 57,24%. Nelle altre consultazioni popolari più recenti, non di carattere costituzionale, ma nelle quali si è votato in due giorni nell’ultima, del 2025, su lavoro e cittadinanza si è registrato un dato del primo giorno alle ore 19 del 16,16% e a quello del 2011 su acqua e nucleare fu del 30,3%.

Alle 12 l’affluenza definitiva è stata del 14,9%. In crescita rispetto ai precedenti delle ore 12 dei referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) ad eccezione di quello del 2016 sulla riforma Renzi quando, però, si votò in un solo giorno. Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V l’affluenza alle urne delle 12 era al 7,8%. A quello sulla devolution del 2006 alle 12 del 25 giugno aveva votato il 10,1%. Il referendum costituzionale del 2016 si tenne in una sola giornata e alle 12 aveva votato il 20,1%. Per quanto riguarda, infine, quello del 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari il dato dell’affluenza delle 12 del primo giorno è del 12,2%. Per quanto riguarda le altre consultazioni popolari non di carattere costituzionale, ma nelle quali si votò in due giorni nell’ultima, del 2025, su lavoro e cittadinanza il dato del primo giorno alle ore 12 era del 7,4% e a quello del 2011 su acqua e nucleare era dell’11,7%.

 

Guarda anche

 

 

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Adios Pampa mia — di nuovo l’orchestra di Alfred Hause — speriamo vi piaccia !

 

 

 

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*** video, 22 min. ca — Roberto Saviano Official / link sotto — Perché il caso Delmastro scuote Roma? — 22 marzo 2026 ++ Post di Culture Roma – link sotto

 

 

*** a sentire le cose che racconta Saviano e che stanno qui vicino a noi, e di cui non abbiamo alcuna nozione..   in fondo la guerra – l’invasione dell’Iran,  per esempio – ti sembra ( a me ) meno strana in un mondo in cui, non si sa più da che parte guardare se non la fogliolina che spunta verde sugli alberi nella strada sotto casa– e lì fermarti. ch.

 

 

Roma divisa militarmente quartiere per quartiere, come Lucky Luciano fece con New York. Quadraro a Senese, Centocelle a Pace, Ostia agli Spada, e così via. Chi controlla il territorio autorizza i furti, stocca l’eroina, gestisce le piazze di spaccio. L’ottanta per cento dei ristoranti romani, secondo Report, ha già a che fare con denaro sporco o è a rischio. I soldi della cocaina devono muoversi, e, spesso, si muovono nel mondo della ristorazione. Mauro Caroccia, secondo la procura, è il riciclatore di Michele Senese. È con lui che Andrea Delmastro è ritratto in alcune fotografie, ed è con la figlia che è entrato in società per una attività di ristorazione.

 

 

++ Video tratto dalla lezione “Democrazia e criminalità” che ho tenuto nell’ambito del festival Libri Come il 21 marzo 2026 a Roma.

 

 

 

Culture Roma  – Facebook – link

Post di Culture Roma

📚 Dal 20 al 22 marzo 2026, sotto il segno della parola Democrazia, torna Libri Come – Festa del Libro e della Lettura, il festival che da diciassette anni trasforma l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone in uno spazio aperto di incontro e confronto, dove i libri diventano strumenti per interpretare il presente e comprendere la complessità del nostro tempo.

 Tre giorni di incontri, letture, dialoghi, lezioni, e tavole rotonde con ospiti italiani e internazionali per esplorare la Democrazia come principio politico e valore culturale capace di unire persone, idee e generazioni.

🖌️ La street artist Alice Pasquini è protagonista della mostra della XVII edizione di Libri Come. Libri Come è prodotta dalla Fondazione Musica per Roma e curata da Michele De Mieri, Rosa Polacco e Marino Sinibaldi📖

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video, 6.29 — Crozza e la separazione delle carriere ” O fai il politico o fai l’imputato ! “

 

 

pubblicato dal NOVE

https://www.youtube.com/watch?v=tIA9dP8p6HU

 

 

 

 

 

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Ripetiamo /REFERENDUM – IL NO BEN SPIEGATO, ANCHE SE NON E’ UNO SCHEMA .. *** Francesco Skraunf Üstellen, moderatore di A. S. C. A. E. L. / nome e link sotto– La FAVOLA della SEPARAZIONE e IL CAVALLO di TROIA di Giorgio Lattanzi- già Presidente della Corte Costituzionale [i] – Fonte: Giustizia Insieme -15 marzo 2026/ link al fondo

 

 

 

*** il blog:  il testo è lungo ma molto chiaro, vale la pena trovare un po’ di tempo –

 

 

++++ VI CONSIGLIO DI ANDARE SUL FACEBOOK SEGUENTE PERCHE’ E’ CONTINUAMENTE AGGIORNATO SULLE RAGIONI DEL ” no ”

 

DAL LINK FACEBOOK DI ::

Francesco Skraunf Üstellen — moderatore di AVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ

 

15 marzo 2026 – ore 11.21

 

pubblica sul suo Facebook :::

 

 

La FAVOLA della SEPARAZIONE e IL CAVALLO di TROIA

 

 

di Giorgio Lattanzi-

già Presidente della Corte Costituzionale [i] – Fonte: Giustizia Insieme -15 marzo 2026-/ LINK AL FONDO

 

“Perché dico No a questa revisione costituzionale”

Tutto ha inizio con quella che io chiamo la favola della separazione delle carriere.

Dopo l’emanazione nel 1988 del nuovo codice di procedura penale si è iniziato ad affermare che la riforma andava completata con la cosiddetta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri.

E dopo la modifica dell’art.111 Cost. si è sostenuto che il nuovo art. 111 comportava la separazione delle carriere perché stabiliva che il processo si sarebbe dovuto svolgere “tra le parti in condizioni di parità davanti a giudice terzo e imparziale” e la unificazione delle carriere escludeva la parità delle parti e la terzietà del giudice.

Due affermazioni prive di fondamento, che, ripetute in continuazione soprattutto dagli avvocati delle camere penali, sono alla fine sembrate verità indiscutibili.

Il discorso sul nuovo codice e sul nuovo processo, tendenzialmente accusatorio, sarebbe lungo, ma per smentire che questo avrebbe dovuto essere completato con la separazione delle carriere è sufficiente ricordare che durante i lavori per la redazione del codice non si è mai parlato della necessità di separare la carriera dei giudici da quella dei pubblici ministeri e che il decreto legislativo emanato per adeguare l’ordinamento giudiziario al nuovo processo (d.P.R. n. 449 del 1988) non solo non si è dato carico di separare le carriere ma anzi ha facilitato il passaggio da una funzione all’altra.

È da aggiungere che la stessa Corte costituzionale ha affermato che il nuovo sistema processuale «non comporta che, sul piano strutturale ed organico, il pubblico ministero sia separato dalla magistratura costituita in ordine autonomo e indipendente» (C. cost. n.88/1991).

I giudici e i pubblici ministeri compongono la magistratura e si distinguono per l’esercizio delle funzioni, giudicanti o requirenti, pur facendo parte di un’unica carriera ed essendo inseriti in un unico ruolo organico, dopo essere stati assunti con il medesimo concorso.

Questo avviene perché entrambi sono organi di giustizia e sono considerati dalla Costituzione autorità giudiziaria; entrambi, anche se con funzioni diverse, devono concorrere alla corretta applicazione della legge. Infatti, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, anche «nell’architettura della delega… il ruolo del pubblico ministero non è quello di mero accusatore, ma pur sempre di organo di giustizia obbligato a ricercare tutti gli elementi di prova rilevanti per una giusta decisione, “ivi compresi gli elementi favorevoli all’imputato” (direttiva n.37)» (C. cost. n. 88/1991).

Gli avvocati penalisti però, alla ricerca di una improbabile parità formale e sostanziale con il pubblico ministero, hanno ritenuto di poterla conseguire attraverso la separazione delle carriere, come se fosse l’unificazione delle carriere della magistratura giudicante e di quella requirente a fare dell’avvocato una figura processuale diversa da quella del pubblico ministero.

Nell’ordinamento, anche senza considerare la sua posizione in materia civile e nelle altre materie in cui è previsto il suo intervento, il ruolo del pubblico ministero è diverso per vari aspetti da quello del difensore: pure quando interviene per la tutela di un interesse specifico l’orizzonte del pubblico ministero è sempre costituito dall’applicazione della legge; è questa il suo fine ultimo. Perciò il pubblico ministero è considerato un “organo di giustizia”, e, benché nel processo penale costituisca una parte, si dice, mi sembra correttamente, che è una “parte imparziale”, diversamente dall’imputato e dal suo difensore, che agiscono per la soddisfazione di un interesse personale, indipendentemente dalla conformità o meno di questo interesse alla legge.

Che l’attività del pubblico ministero debba essere finalizzata alla corretta applicazione della legge, anche nell’interesse dell’imputato, emerge da alcune significative disposizioni del codice di rito e innanzi tutto dall’art. 358 c.p.p. Questo, infatti, in attuazione della direttiva 37 della legge delega, stabilisce che «il pubblico ministero… compie altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini».

È una disposizione cui si tende a non dare troppa importanza, però, quale che ne sia in concreto l’applicazione, a me sembra che delinei chiaramente la funzione del pubblico ministero, che, come “parte imparziale”, raccoglie non soltanto le prove a carico e che pone tutte le prove raccolte, sia quelle a carico, sia quelle a discarico, a disposizione del difensore, a differenza di questo, che acquisisce gli elementi probatori in piena libertà e in piena libertà ne dispone, versandoli o meno, a seconda delle convenienze, negli atti processuali.

Parimenti significativo è l’art. 408 c.p.p., nei termini risultanti dalla riforma Cartabia. Innovando rispetto a quanto era previsto in precedenza, questo articolo stabilisce che il pubblico ministero richiede l’archiviazione non solo nel caso di infondatezza dell’accusa, ma anche «quando gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna», e ciò significa che compito del pubblico ministero non è quello di far valere sempre e comunque gli elementi di accusa, che pure esistono, ma quello di porsi nella prospettiva del giudice, rinunciando ad esercitare l’azione penale quando questa non avrebbe successo, cioè negli stessi casi in cui il giudice dell’udienza preliminare, a norma dell’art. 425, comma 3, c.p.p., dovrebbe pronunciare una sentenza di non luogo a procedere.

Il pubblico ministero è il promotore di una decisione formalmente e sostanzialmente giusta, e non l’accusatore a ogni costo, perciò, mentre per il difensore l’aver ottenuto l’assoluzione costituisce sempre una vittoria, anche, e forse a maggior ragione, se l’imputato è colpevole, per il pubblico ministero l’aver ottenuto la condanna quando l’imputato effettivamente è innocente, rappresentando una sconfitta per la giustizia, è di fatto anche una sua sconfitta.

È da aggiungere che il principio di parità delle parti, consacrato dall’art. 111 Cost. e pure richiamato a fondamento della separazione delle carriere, comporta l’esistenza processuale di una complessiva equivalenza delle opportunità riconosciute alle parti per concorrere alla decisione del giudice, il che, come ha chiarito la Corte costituzionale non significa che debba esserci una perfetta simmetria tra le posizioni dell’una e quelle dell’altra, e in particolare, per quanto concerne il processo penale, tra le facoltà riconosciute al pubblico ministero e quelle riconosciute all’imputato e alla sua difesa (C. cost. n. 34/2020, n. 421/2001, n. 26/2007 e n. 298/2008).

In più occasioni la Corte costituzionale ha rilevato che «nel processo penale il principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l’identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell’imputato, potendo una disparità di trattamento risultare giustificata, nei limiti della ragionevolezza, sia dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero, sia dalla funzione allo stesso affidata, sia da esigenze connesse alla corretta amministrazione della giustizia» (C. cost. n. 34/2020).

È a aggiungere che il principio della parità delle parti, analogamente a quello della terzietà e della imparzialità del giudice, riguarda il processo e non l’ordinamento giudiziario, come risulta dal contesto della disposizione e dall’inserimento dell’art. 111 nella sezione seconda del titolo quarto della Costituzione, sulla giurisdizione, e non nella sezione prima, sull’ordinamento, della quale invece fanno parte tutti gli articoli modificati dalla legge costituzionale, ad eccezione dell’art. 87. Perciò se nel processo non fosse garantita la parità delle parti è questo che andrebbe riformato, non la Costituzione.

È anche per questa ragione che ho parlato inizialmente di una favola perché, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, «la Costituzione… pur considerando la magistratura come un unico “ordine”, non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti» (C. cost. n. 37/2000 e n. 58/2022).

Dunque, la separazione delle carriere non è imposta ma neanche esclusa dalla Costituzione è ben può essere realizzata dal legislatore se lo ritiene opportuno.

Dell’opportunità si può discutere, ma certamente la sua realizzazione non richiedeva una revisione costituzionale perché ben sarebbe potuta avvenire con una legge ordinaria (C. cost. n. 37/2000), e la favola della necessità della separazione anche per osservare i principi dell’art. 111 Cost. è servita al Governo per innalzare la questione al livello costituzionale e fare apparire opportuno anche un intervento di revisione della Costituzione.

A ben vedere la favola è stata il cavallo di Troia utilizzato dal Governo per penetrare nella cittadella del Titolo IV della Costituzione e sostituirne o modificarne ben sette articoli.

Ho sempre sostenuto che la Costituzione di regola non si dovrebbe toccare e che solo eccezionalmente può essere assoggettata a revisione.

Perché ritengo che per principio si debba dire no alla revisione della Costituzione?

Perché la stabilità di una nazione è legata alla stabilità della sua Costituzione.

La Costituzione è la sua Carta fondamentale e non può essere trattata come una qualunque legge ordinaria, che viene modificata a seconda delle esigenze e delle convenienze anche politiche del momento, come sta avvenendo per la legge elettorale.

La Costituzione è come un orologio di precisione, se se ne cambiano gli ingranaggi è assai probabile che cessi di funzionare correttamente.

Perché poi, in particolare, ritengo si debba dire no a questa revisione?

Innanzitutto, perché è stata approvata in un modo indecente, sulla base di un disegno di legge governativo blindato, che nei quattro passaggi parlamentari non ha potuto ricevere miglioramenti e correzioni, di cui pure avrebbe avuto bisogno, come se la Costituzione fosse patrimonio di una parte politica e non dell’intera Nazione.

È stato infatti realizzato, in solitudine, dalla maggioranza governativa, un ampio intervento modificativo di una parte della nostra Carta fondamentale, che è nata dal lavoro comune di tutte le forze politiche all’epoca presenti nel Parlamento ed è stata approvata a grande maggioranza, con 458 voti favorevoli e 62 contrari, su un totale di 520 votanti.

In secondo luogo, perché comportano un mutamento della natura del pubblico ministero e la disarticolazione dell’ordinamento costituzionale contenuto negli articoli 101-110 Cost., con un forte indebolimento del potere giudiziario.

Questo potere oggi si fonda soprattutto sull’organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura, che costituisce il riferimento unico, anche disciplinare, per tutta la magistratura, giudicante e requirente, ed è evidente che il suo smembramento in tre organi (due Consigli superiori e l’Alta Corte disciplinare) e la loro composizione con un sorteggio indeboliscono sostanzialmente la posizione costituzionale della magistratura.

Per non parlare della diversità tra i due sorteggi: uno avviene tra tutti i membri togati e l’altro tra le persone comprese in un elenco di professori in materie giuridiche e avvocati, formato dal Parlamento.

L’aver assimilato i due sorteggi è una manifesta furbizia allo scopo di esercitare una maggiore influenza politica sugli organi in questione, perché i membri di provenienza parlamentare sono comunque di estrazione politica. La parità dei meccanismi elettivi avrebbe richiesto per i membri non togati un sorteggio tra tutti i professori in materie giuridiche e tutti gli avvocati, non solo tra quelli selezionati dal Parlamento.

Che l’obiettivo sia quello dell’indebolimento del potere giudiziario è evidente perché gran parte delle dichiarazioni dei membri del Governo e dei membri della maggioranza che lo sostengono accusano giudici e pubblici ministeri di adottare provvedimenti e di assumere iniziative da loro non condivise, che vengono contestate in modo particolarmente accanito quando riguardano attività o iniziative governative.

Si sta formando una nuova cultura, diversa da quella che informa la nostra Costituzione e che vede nel giudice un applicatore della legge, anche eventualmente in contrasto con gli altri poteri dello Stato; una cultura, tipica dei regimi autoritari, che considera la funzione giurisdizionale servente rispetto all’indirizzo politico dominante e pretende che il giudice con i suoi provvedimenti non ostacoli l’azione governativa ma anzi l’assecondi.

È la linea che aveva espresso nella costruzione dell’ordinamento giudiziario il Guardasigilli fascista Dino Grandi quando aveva escluso «che la Giurisdizione costituisca un potere autonomo dello Stato, dovendo anch’essa informare la sua attività alle direttive generali segnate dal governo».

Per indebolire il potere giudiziario e ottenere l’approvazione della riforma è stata scatenata una accanita campagna di delegittimazione della magistratura, con l’effetto, tra l’altro, di determinare un pericoloso sentimento di sfiducia nella giustizia.

Circola sui social un video in cui la dottoressa Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, nel corso di una trasmissione televisiva, piuttosto accalorata, ha detto: «votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura».

Parole da resa dei conti.

Allora è vero che, come è stato detto, la separazione delle carriere in realtà non c’entra niente con la revisione costituzionale e che si vuole una resa dei conti con la magistratura.

Per raggiungere questo risultato sono state strumentalizzate indagini, processi e decisioni, senza neanche considerare la specifica situazione processuale e la motivazione dei provvedimenti e senza considerare la loro conformità alla legge, a volte, anzi molto spesso, formulando nei confronti dei giudici accuse basate su vere falsità.

Alcuni giorni fa ho assistito a un talk show serale su Rete 4 in cui uno dei partecipanti ha ricordato un delitto commesso da una persona condannata, che invece di essere in carcere era libera, e ha accusato il magistrato di averla lasciata in libertà.

Tutti d’accordo. Nessuno, neppure il conduttore, è intervenuto per spiegare che il magistrato non c’entrava nulla e che la libertà dipendeva esclusivamente dalla legge.

Nessuno ha ricordato che l’art. 656 del codice di procedura penale stabilisce che quando la condanna non è superiore a quattro anni di reclusione il condannato può chiedere l’applicazione di una misura alternativa alla pena e che in attesa della decisione l’esecuzione è sospesa.

Si tratta di una disposizione che ha dato origine al fenomeno dei cosiddetti condannati liberi sospesi, che attualmente sono circa centomila, il che significa che non per un provvedimento dei magistrati ma per una disposizione del codice di procedura penale circa centomila persone, anche condannate per gravi reati (dato che con pene fino a quattro anni sono puniti anche gravi reati), sono libere. E c’è da chiedersi, considerato l’attuale sovraffollamento carcerario, dove altrimenti queste persone potrebbero essere detenute.

È una situazione di una gravità eccezionale, analoga a varie altre che affliggono il mondo della giustizia e che non dipendono dai giudici. Sono situazioni alle quali certo non è diretta a porre rimedio la legge di revisione costituzionale.

Voglio concludere ricordando che ormai non è più in questione la separazione delle carriere ma il ruolo nell’ordinamento della giurisdizione e che con la forsennata delegittimazione della magistratura è stato arrecato alle istituzioni un danno gravissimo; spero solo che il danno non aumenti e che gli italiani, come hanno già fatto nel 2006 e nel 2016 si oppongano alla riforma costituzionale votando NO.

————————————————

[i] Il Presidente Giorgio Lattanzi è uno dei giuristi che più hanno contribuito alla produzione della legislazione penale e processuale italiana, come addetto all’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, come Direttore generale degli Affari penali del ministero, come coordinatore dei lavori per la redazione del “nuovo” Codice di procedura penale nell’ambito della Commissione ministeriale presieduta da Gian Domenico Pisapia, come Presidente della Commissione istituita dalla Ministra Cartabia nel 2021.

Quale giudice e poi quale Presidente della Corte costituzionale ha esercitato un’influenza determinante sul processo penale attraverso decisioni che hanno ridefinito le garanzie difensive – in tema di contraddittorio, durata del processo e tutela cautelare – e promosso una maggiore efficienza del rito. Si tratta di pronunce sempre orientate a una lettura del codice di procedura penale rispettosa della presunzione di innocenza e delle garanzie difensive e conformi alle convenzioni europee”.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "La favola della separazione e il cavallo di Troia giustiziainsieme.it 議"

foto da :

Palazzo del Quirinale, 19/09/2018 (I mandato)- 

 

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