ANSA.IT — 8 MAGGIO 2024 –12.05 :: Gaza, ripresi i colloqui al Cairo, combattimenti a Rafah. Hamas e Idf confermano, gli scontri sono concentrati all’est della cittadina

 

 

ANSA.IT — 8 MAGGIO 2024 –12.05
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/05/08/gaza-ripresi-i-colloqui-al-cairo-combattimenti-a-rafah_9f61c7de-5892-4494-b032-7a2533ee46a7.html

 

 

Gaza, ripresi i colloqui al Cairo, combattimenti a Rafah.

 

Hamas e Idf confermano, gli scontri sono concentrati all’est della cittadina

 

     Sono ripresi al Cairo i negoziati per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio tra ostaggi israeliani e detenuti palestinesi.

Lo ha detto una fonte di alto livello all‘emittente statale egiziana Al Qahera.

“I negoziati riprendono alla presenza di tutte le parti”, ha detto la fonte vicina al dossier. Nella trattativa “indiretta” partecipano, oltre a Israele ed Hamas, gli Stati Uniti, Qatar ed Egitto.  “C’è consenso tra tutte le parti per tornare sulla via dei negoziati”, ha aggiunto la fonte.

 

Nel frattempo, Hamas ha reso noto che i suoi combattenti stanno combattendo contro le truppe israeliane a est di Rafah. Lo riportano i media internazionali e anche Haaretz ha riportato che l’Idf sta continuando ad operare nella parte orientale di Rafah.

Secondo il Guardian, i residenti hanno detto che i combattimenti erano ancora in periferia.

Gruppi armati di Hamas, Jihad islamica e Fatah hanno affermato in dichiarazioni separate che gli scontri a fuoco sono continuati a Gaza centrale mentre i residenti del nord di Gaza hanno riferito di bombardamenti di carri armati israeliani contro le aree orientali della città.

Truppe dell’Idf “stanno continuando l’operazione mirata di antiterrorismo per eliminare Hamas e smantellare le sue infrastrutture in specifiche aree di Rafah est”, ha confermato il portavoce militare israeliano, secondo cui “in numerosi combattimenti ravvicinati lo scorso giorno, i soldati hanno eliminato terroristi e scoperto strutture così come imbocchi di tunnel in molte località ad est di Rafah”.

“Le truppe hanno cominciato il processo di smantellamento sia delle strutture terroristiche sia degli imbocchi dei tunnel. I soldati
stanno operando con “raid mirati sul lato di Gaza del valico di Rafah”. 

L’Idf ha anche deciso che i lavori agricoli vicino alla barriera di sicurezza con Gaza non devono essere effettuati oggi . In base a  “una valutazione di sicurezza”, l’esercito israeliano ha annunciato che “le attività all’esterno nelle comunità vicino la Striscia da 0 a 4 chilometri dal confine  dovranno avere un permesso dalla Brigate regionale”. Nelle zone a ridosso della Striscia ieri sono risuonate più volte le sirene di allarme per i razzi di Hamas sparati da Gaza.

 

Hagari, ‘Presentato un piano per un anno di guerra a Gaza’

“Non inganneremo l’opinione pubblica: anche dopo che ci saremo presi cura di Rafah, ci sarà il terrorismo. Hamas si sposterà a nord e si riorganizzerà”. Lo ha detto il portavoce militare Daniel Hagari al quotidiano Yedioth Ahronot, aggiungendo che l’Idf ha “presentato un piano al governo per combattimenti a Gaza che dovrebbero durare un anno”.

“Gaza – ha sottolineato – è forse uno dei teatri più difficili al mondo: sovraffollata e piena di tunnel”. “Andiamo incontro ad  anni difficili e dovremo spiegarlo sia all’interno sia all’esterno”. Hagari ha quindi detto che l’Idf si è assunto la responsabilità per il “fallimento” del 7 ottobre.

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Francisco Goya e la pubblicazione nel1864 —alcune straordinari capolavori —– delle DISPARATES ( follie ) + altro..

 

 

 

 

 

 

 

da : 

Arte Magazine
https://artemagazine.it/disegni-di-duerer-piranesi-goya-e-tiepolo-all-asta-online-dalla-libreria-antiquaria-gonnelli-di-firenze/

 

 

 

 

 

 

 

 

Disparate de miedo (Paurosa follia) 24,4 x 35,3 cm.

Francisco Goya  Museo del Prado

 

Questa stampa è l’opera n. 2 della serie ” Disparates ” (1a edizione, Madrid, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, 1864)

Los disparates ( Le Follies ), noto anche come Proverbios ( Proverbi ) o Sueños ( Sogni ), è una serie di stampe in acquaforte e acquatinta , con ritocchi in puntasecca e incisione , realizzate dal pittore e incisore spagnolo Francisco Goya tra il 1815 e il 1823.

Goya creò la serie mentre viveva nella sua casa vicino a Manzanares (Quinta del Sordo) sulle cui pareti dipinse i famosi Quadri Neri . Quando partì per la Francia e si trasferì a Bordeaux nel 1824, lasciò queste opere a Madrid apparentemente incomplete. Durante la vita di Goya, la serie non fu pubblicata a causa del clima politico oppressivo e dell’Inquisizione .

E’ l’ultima grande serie di stampe di Goya, che l’artista realizzò durante gli ultimi anni della sua vita. Le scene dei Disparates , difficili da spiegare, includono scene oscure e oniriche che gli studiosi hanno collegato a questioni politiche, proverbi tradizionali e al carnevale spagnolo.

Vari studiosi datarono la serie tra il 1815 o 1816 e il 1819,  in cui, a causa della grave malattia di cui soffriva, interruppe l’opera, che non riprenderà più. e si dedicò completamente alle Pitture Nere nella sua fattoria della Quinta del Sord

 

 

 

QUALCHE DISPARATE

 

 

No. 4: Bobalicón (La follia del sempliciotto) 24,3 x 35,2 cm.

No. 4: Bobalicón (La follia del sempliciotto) 24,3 x 35,2 cm.

 

 

 

Νο. 6: Disparate cruel (Cruel folly) 24.3 x 35.1 cm.

No. 6: Disparate cruel (Crudele follia) 24,3 x 35,1 cm.

 

 

 

Disparate n. 7

 

Νο. 7: Disparate desordenado (Disordered folly) 24.4 x 35.2 cm.

No. 7: Disparate desordenado (Follia disordinata) 24,4 x 35,2 cm.

 

 

 

 

Francisco Goya y Lucientes (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828)

 

 

Francisco Goya | Vita ed Opere | Tutt'Art@ | Pittura * Scultura * Poesia * Musica

Goya giovane

https://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com/2021/10/Francisco-Goya-Bio-Opere.html

 

 

 

 

 

 

 

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video, 1.10 + video 0.20 min. — ANSA.IT  7 MAGGIO 2024 / 17.18 + 18.36 — 1° ore 17.18 — Gaza, macerie a Rafah dopo l’ennesimo attacco israeliano.- – 2° ore 19.01– Rafah, carro armato israeliano abbatte il cartello “I love Gaza”. Il video girato dallo stesso mezzo mentre l’Esercito occupava l’area del valico

 

 

1.

ANSA.IT  7 MAGGIO 2024 – 17.18

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2024/05/07/gaza-macerie-a-rafah-dopo-lennesimo-attacco-israeliano_39124273-42bb-4835-93ec-2015559129c3.html

 

Gaza, macerie a Rafah dopo l’ennesimo attacco israeliano.

Gli abitanti rientrano nelle case semi-distrutte in cerca di quel che e’ recuperabile

 

 

 

 

2–

Rafah, carro armato israeliano abbatte il cartello “I love Gaza”.

 

Il video girato dallo stesso mezzo mentre l’Esercito occupava l’area del valico

 

 

ANSA.IT  7 MAGGIO 2024 –19.01
https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2024/05/07/rafah-carro-armato-israeliano-abbatte-il-cartello-i-love-gaza_3038dc99-e40b-44f6-b13a-ded0166e806a.html

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short Disney –video, 25 min. ca –con la regia di Don Bluth – L’asinello — 1978 – finisce ” bene ” ma strappa il cuore lo stesso.. / pubblicato da Andrea Baldanti

 

 

 

 

 

 

 

trama –

 

Un ragazzino abita in una povera casa con suo padre e i loro quattro asini appena fuori dalle porte di Nazareth: l’asino più anziano, Piccolo, migliore amico del ragazzo, è gracile e non ha più forza, per cui il padrone, non potendo più pagarne il cibo, vuole venderlo. Anche se rattristato, il ragazzino si offre di portare Piccolo personalmente al mercato, così da assicurarsi di trovargli un nuovo padrone che si prenda adeguatamente cura di lui. Il primo a cui il ragazzo cerca di vendere Piccolo si rivela essere un conciatore, che comprerebbe l’asinello solo per ricavarne una pelle; i due amici scappano dalla sua bottega terrorizzati. Dopo essersi imbattuti in un vasaio e in un pasticciere, che rifiutano l’acquisto perché Piccolo non sarebbe abbastanza forte per lavorare, tre banchieri disonesti indirizzano i due amici verso un banditore di cavalli. Quest’ultimo, vedendo la magrezza di Piccolo, inizia a prendersi gioco di lui e del suo padrone di fronte alla folla divertita, fino a che l’asino non reagisce disarcionando il mercante che, infuriato, allontana i due. Il ragazzino e l’asino fuggono via e girano per le vie della città in cerca di acquirenti, ma senza successo. Perduta ogni speranza, si siedono all’entrata della bottega del conciatore, piangendo disperatamente. In quel momento un uomo si avvicina al ragazzo e gli chiede se può vendergli Piccolo per portare sua moglie incinta a Betlemme. Promette inoltre che tratterà bene l’asinello. Il ragazzo allora gli vende Piccolo e lo saluta per l’ultima volta. Mentre il ragazzino guarda Piccolo allontanarsi, decide di salire sulle mura per dare un’ultima occhiata all’asinello e vede una stella luminosa, che rivela l’identità dell’uomo che ha comprato Piccolo: è san Giuseppe, e Piccolo assisterà dunque alla nascita di Gesù.

 

continua :
https://it.wikipedia.org/wiki/L%27asinello

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Nature is Amazing ☘️ @AMAZlNGNATURE – 3.43 — 7 maggio 2024

 

 

Traduzione Google :

” Le piccole giraffe sono così poco apprezzate ”

 

 

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Tai-Marc LE THAN, fa la storia –Rébecca DAUTREMER, la illustra — Donzelli, 2008 – dati sotto

 

 

 

Tai-Marc LE THAN, Rébecca DAUTREMER

Raccontato da Tai-Marc Le Thanh.Illustrato da Rébecca Dautremer.

Traduzione italiana di Alessia Piovanello

Collana: Fiabe e storie (album)

 

2008, pp. 36,
rilegato,

24.5×37 cm

€ 24,00

Donzelli, 2008

 

 

 

SCHEDA LIBRO

 

Babayaga aveva un dente solo. Ed è probabilmente per questo che era così cattiva. Perché di cattiveria, ne aveva da vendere, questa terribile Babayaga! Fin dalla più tenera età, i suoi compagni la prendevano in giro, e nessuno, nemmeno Papayaga e Mammayaga, riuscivano a consolarla. Nonostante tutto, lei voleva somigliare agli altri bambini. E fu così che imparò a fischiare, a ruttare, a dire le bugie e soprattutto a masticare con un dente solo. Per allenarsi, si mangiò il suo cane Uauauyaga, perché, in fondo, non gli piacevano gli animali (salvo che in ragù). Ma i ragazzi continuavano a prenderla in giro e fu così che Babayaga diventò cattiva. Il tempo passava e Babayaga si sentiva molto sola. Siccome aveva un dente solo, a differenza degli altri bambini, cominciò a mangiarsene qualcuno. Trovò la cosa piuttosto gustosa e decise di diventare orchessa (con grande dispiacere di Papayaga e Mammayaga che la scacciarono via in una foresta tenebrosa, lontana dal focolare domestico). Rimase in buoni rapporti solo con la sorella Cacayaga che, per ragioni oscure, aveva deciso di cambiare nome. Babayaga non aveva nessun amico e tutti, alle sue spalle, l’avevano soprannominata Gagayaga. L’orchessa diventò ancora più cattiva. Fattasi vecchia, Babayaga, continuò a mangiarsi i bambini: torte ai marmocchi, arrosti di bimbetti ai limoni canditi, budini di mocciosi alle ulive, pancini… uauh… alla pancetta. Decise persino di aprire un ristorante: “Al bimbo arrostito”. Orchessa per vocazione, ha una sola passione: mangiare, preferibilmente i bambini belli grassi e cicciotti. Ma come si deve fare, se si è una ragazzina alta quanto tre mele (modello grosse mele belle grasse e cicciotte) e ci si ritrova rinchiusa nell’antro di Babayaga?…

 

 

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REBECCA DAUTREMER, mentre scrive una dedica, CAFE’ DU COMMERCE, PARIS, 2012

Tonio Vega from Paris (France), France

 

 

 

Rebecca Dautremer è nata a Gap nel sud della Francia nel 1971. Dopo varie esperienze come illustratrice, ha cominciato a pubblicare libri di grande successo anche come autrice. Vive a Parigi con il marito Taï-Marc Le Thanh e tre figli. E’ tra gli artisti scelti dallo stilista Kenzo per creare la linea grafica di alcune linee del suo marchio. Il suo motto è: colori caldi e tratto deciso.

Rebecca Dautremer inizia a lavorare anche per altri editori, acquistando gradualmente notorietà presso il grande pubblico. Nel 2003 pubblica il libro di illustrazioni L’Amoureux in cui definisce il proprio stile, ma è soprattutto il successivo Principesse dimenticate e sconosciute a lanciare definitivamente la sua carriera. La Dautremer viene inoltre scelta per realizzare la linea grafica di alcune linee del marchio moda Kenzo, a partire da quella del profumo Flower, ed ha curato la grafica del film Nat e il segreto di Eleonora.
Rébecca Dautremer è sposata con lo scrittore Taï-Marc Le Thanh, autore di numerosi libri da lei illustrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

seguono le foto :
https://0rchid-thief.livejournal.com/669493.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://0rchid-thief.livejournal.com/669493.html

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GIUSEPPE DE RIBEIRA ( LO SPAGNOLETTO )  ( Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652) — SAN FRANCESCO IN PREGHIERA + altro + MUSEO NAZIONALE DI COPENHAGEN +Xàtiva, la città in cui è nato Ribera

 

 

Josè Carreras – Valencia-    di José Padilla –1924

José Padilla Sánchez – noto anche come José Padilla – (Almería28 maggio 1889 – Madrid25 ottobre 1960) è stato un compositore spagnolo.

Fu conosciuto per aver scritto molte zarzuela e canzoni di successo che si basavano tutte su motivi di folklore popolare: boleropaso doble.

Tra le molte sue composizioni spiccano La VioleteraValenciaPrincesitaEl Relicario.

Maurice Ravel fece cenno a questo compositore a proposito dell’orchestrazione del suo famoso Bolero, esprimendosi in questa maniera: “nessuna forma propriamente detta, nessun sviluppo o quasi, nessuna modulazione, solo un tema, tipo alla Padilla; del ritmo e dell’orchestra“. Lo stesso Ravel definì La Violetera “un capolavoro” e disse che avrebbe dato la sua mano destra per aver scritto El Relicario o La Violetera.

da : https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Padilla_S%C3%A1nchez

 

 

 

San Francesco in preghiera, primo quarto del XVII secolo

 

 

Giuseppe Ribera

 

 

Jusepe de Ribera, conosciuto anche come José de Ribera, o col soprannome Spagnoletto (Xàtiva17 febbraio 1591 – Napoli2 settembre 1652), è stato un pittore spagnolo, attivo principalmente a Napoli e più in generale per la corte di Spagna

Fu uno dei massimi protagonisti della pittura napoletana ed europea del XVII secolo nonché uno dei più rilevanti pittori seguaci del filone del caravaggismo napoletano, da cui generò una peculiare corrente pittorica, il tenebrismo, che si caratterizzava da una esasperata rappresentazione della realtà, violenta e brutale, accentuata da particolari epidermici, anatomici e psichici dei personaggi raffigurati.

Il suo stile, che nel tempo si evolve influenzato dal classicismo neoveneto, fu modello e punto di riferimento per i pittori partenopei coevi e di generazioni successive, segnando in maniera indelebile tutta la pittura napoletana del Seicento

 

 

 

Sileno ebbro (dettaglio, 1626 – Museo di Capodimonte, Napoli)– Jusepe de Ribera

 

 

 

 

 

 

Interno di cucina con testa di caprone, 1650
Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

 

 

 

 

 

 

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JUSEPE DE RIBERA, 1630

 

 

Maddalena Ventura con il marito e il figlio (o Donna barbuta) è un dipinto a olio su tela (196×127 cm) di Jusepe de Ribera,
parte della collezione della Fundación Casa Ducal de Medinaceli
e conservato presso il Museo del Prado di Madrid.

Per la rarità del soggetto raffigurato, il dipinto è uno dei più insoliti nella pittura europea del Seicento.

 

 

Sui due blocchi di pietra sulla destra del dipinto è leggibile una lunga epigrafe in latino che permette di conoscere la storia dei soggetti raffigurati :  nella parte destra del quadro si vedono le pietre  su cui c’è l’iscrizione —

 

«Un grande miracolo della natura

Maddalena Ventura
dalla città di Accumoli
presso i Sanniti, dall’Abruzzo
del Regno di Napoli, di anni 52
e ciò che è inusuale è che
quando aveva 37 anni di età
inizio a coprirsi di peli e
a sviluppare una barba così lunga
e rigogliosa che potresti vederla
su un maestro barbuto
piuttosto che su una donna
che in precedenza ha dato tre figli
a suo marito Felice de Amici,
che vedi vicino a lei.

Jusepe de Ribera
spagnolo insignito della
Croce di Cristo
nuovo Apelle del suo tempo
su incarico di Ferdinando II
3° duca di Alcalà viceré di Napoli
dipinse straordinariamente dal vivo
16 febbraio
anno 1631»

 

Le circostanze della realizzazione del quadro sono documentate anche da una lettera dell’ambasciatore di Venezia dell’11 febbraio 1631. Della sua visita al palazzo reale di Napoli l’ambasciatore racconta che:

«Nelle stanze del Viceré stava un pittore famosissimo facendo un ritratto di una donna abruzzese maritata e madre di molti figli, la quale ha la faccia totalmente virile, ed il petto tutto peloso, si prese gusto sua Eccellenza di farmela vedere, como cosa meravigliosa, et è veramente tale.»

 

 

ALCUNI QUADRI DI  JUSEPE DE RIBERA  – LO SPAGNOLETTO

 

San PietroSan Pietro, 1630
Prado

 

 

 

 

San Giacomo Maggiore

San Giacomo Maggiore
Museo del Prado

 

 

 

 

 

Studio di figura maschile- Ribera

Statens Museum for Kunst- Copenhagen- Danimarca

 

 

 

 

 

Studi di figura: uomo che regge un palo, testa di uomo con turbante e braccio sinistro visti da dietro

Jusepe de Ribera – Statens Museum for Kunst, SMK

 

 

 

 

L’ingresso del grande Museo di Copenhagen–Statens Museum for Kunst   (Galleria Nazionale d’Arte)-

 

 

È il museo d’arte più grande della Danimarca: ospita le collezioni formatesi a partire dalla raccolta dei reali di Danimarca, una importante collezione (costituitasi in gran parte nella seconda metà del Settecento) che comprendeva capolavori di artisti italiani, olandesi, tedeschi, fiamminghi, oltre che locali, e aveva l’ambizione di non esser da meno rispetto a quelle degli altri regnanti europei del XVIII secolo.

Il grande palazzo che ospita ancora oggi il museo, situato nel parco di Østre Anlaeg è stato ristrutturato tra il 1966 e il 1970 da Eva e Nils Koppel.

 

Il capitolo più recente del museo è l’apertura, nel 1998, dell’ampliamento progettato dallo studio CF Møllers Tegnestue, realizzato con l’obiettivo di esporre le vaste collezioni di arte moderna che nel frattempo avevano arricchito il nucleo collezionistico principale (che è andato espandendosi nel tempo grazie anche a lasciti, acquisti, donazioni).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

logo

 

fotografo  Thorsen

nel link sotto trovate molte altre belle fotografie- in danese
https://www.arkitekturbilleder.dk/bygning/smk-statens-museum-for-kunst

 

nel link sotto, trovate testi in inglese, anche in italiano
https://www.cfmoller.com/p/National-Gallery-of-Denmark-extension-i216.html#

 

 

 

Quella dello Statens Museum for Kunst è una “collezione che non sta mai ferma”, come si legge nella presentazione ufficiale: “opere nuove vengono costantemente aggiunte alla collezione, e quelle già nelle raccolte vengono conservate da restauratori e scienziati. Lo Statens Museum for Kunst è un istituto di ricerca e una parte importante del lavoro in qualità di galleria nazionale getta di continuo nuove prospettive sull’arte attraverso la ricerca, che fornisce nuove conoscenze utilizzate per l’organizzazione di mostre, la stesura di libri, l’acquisto di nuove opere per la collezione”.

 

foto e testo da :

FINESTRE SULL’ARTE–REDAZIONE — 14 GIUGNO 2021
https://www.finestresullarte.info/musei/copenaghen-statens-museum-kunst-museo-arte-piu-grande-danimarca

 

 

 

 

Xàtiva è sopra Vallada

https://mural.uv.es/ababell/comollegar.html

 

 

Xàtiva in valenciano e Játiva in castigliano, è un comune spagnolo di 29.386 abitanti che si trova nella Comunità Valenciana.

È un’antica cittadina capitale della comarca della Costera, ai piedi della Sierra de Aguyas, a 115 m s.l.m. nella valle del fiume Albaida. È collegata attraverso l’autostrada e la ferrovia a Valencia da cui dista 47 km.

Le origini di Xàtiva risalgono al periodo delle popolazioni iberiche ed era conosciuta col nome di Sae Tibis. Fu occupata da Greci e Fenici e all’epoca della dominazione romana della Spagna fu un municipio col nome di Saetabis a cui durante l’impero si aggiunse il termine di Augusta.

È patria del celebre pittore Jusepe de Ribera (1590-1652) che operò anche in Italia dove fu chiamato lo Spagnoletto. È sede distaccata dell’Università politecnica di Valencia per corsi sull’automazione.

 

Feste

È famosa la Fira de Xàtiva, antica fiera del bestiame che si svolgeva già dal 1250 per concessione di Giacomo I. Durante questa fiera, che si tiene in agosto ed è dichiarata di Interés turistico nacional (di interesse turistico nazionale), si svolgono molte manifestazioni di carattere sociale, culturale e ludico, tra cui corride di tori.

Particolarmente e intensamente partecipata è la Settimana Santa con le varie manifestazioni della Domenica delle Palme a Pasqua. Alcuni pasos portati in processione risalgono al XVI secolo.

Altre feste, oltre a quelle patronali e dei cinque borghi appartenenti al comune, sono quella detta Les Catalinetes, in agosto, la festa di Sant Feliu con romeria all’eremo del Santo i primi di agosto, le Festes de Sant Gaietà i primi giorni di settembre. Si svolge anche il Corpus Christi e la Cavalcada de Reis il 5 gennaio, comune a tante città spagnole.

 

da : 

wikipedia Xàtiva
https://it.wikipedia.org/wiki/X%C3%A0tiva

 

 

immagini di questa bella città

 

Castillo en Xativa - Spain | Xativa, Castle, Spain travel

CASTELLO DI XATIVA — PINTEREST

 

 

 

 

EXPEDIA

 

 

 

 

 

MEDIA STEREHOUSE

 

 

 

Xativa Plaza Piazza Mercat A Valencia Anche Jativa In Spagna Foto SFONDO E Immagine Per Il Download Gratuito - Pngtree

XATIVA, PIAZZA DEL MERCATO

https://it.pngtree.com/

 

 

 

 

 

piazza del mercato  —https://it.pngtree.com/

 

 

 

 

Cosa vedere a Xativa, storica roccaforte della regione di Valencia

XATIVA, PIAZZA DEL MERCATO

VIAGGIA E SCOPRI

 

 

 

 

 

segue da :  

Barcelo.com
https://www.barcelo.com/guia-turismo/en/spain/valencia/things-to-do/xativa/

 

Città costellata di palazzi e fontane, Xàtiva ha scritto capitoli importanti della storia della Spagna. Due dei suoi famosi figli furono Papi Borgia: Callisto III e Alessandro VI.

Xàtiva è conosciuta come la città dalle mille fontane, anche se il numero effettivo è “solo” 750. La Fuente de la Trinidad è la più antica, risalente al XIV secolo.

 

 

Xàtiva, la città dalle mille fontane

Castello  di Xàtiva


La costruzione è una fortezza difensiva inespugnabile, ed è composta in realtà da due castelli. Le sue origini sono iberiche e romane, anche se la maggior parte di ciò che rimane è islamico o gotico. Nel corso del XIV secolo fu adibito a prigione per la nobiltà

 

Riso al forno di Xàtiva

La cucina di Xàtiva è sostanziosa, forse perché serve per recuperare le forze dopo la salita al castello. Il piatto di riso tipico di Xàtiva è preparato in una pentola di terracotta nel forno e contiene sanguinaccio, chorizo, pomodoro, braciole e ceci. Proprio quello di cui hai bisogno dopo una dura escursione mattutina.

 

 

 

— nel link sopra trovate eventualmente più notizie:

Xàtiva, the town of a thousand fountains

 

 

 

 

 

 

SEGUE DA :
https://www.visitvalencia.com/it/cosa-fare-valencia/gastronomia-valenciana/cosa-mangiare-a-valencia

 

la paella

paella valenciana

 

 

Fideuà

Fideuà

— A base di spaghettini invece che di riso, ma condito con frutti di mare e seppia

 

 

Arroz al horno

Arroz al horno

 

Non molto conosciuto ma, paradossalmente, uno dei piatti più popolari della “terreta” è l’arroz al horno (riso al forno), a base di costine di maiale, pancetta fresca, morcilla (salsiccia di sanguinaccio), pomodoro, patate, ceci e uno spicchio d’aglio.

 

I mille e un tegame di terracotta 

C’è un’usanza molto valenciana che consiste nel presentare molti dei piatti locali in tegami di terracotta.

 

All-i-pebre

È il caso dell’all-i-pebre, uno stufato di anguilla condito con paprika e peperoncino, un’ode alla scarpetta. Eccellente al El Palmar, località di Valencia.

 

All i pebre

Esgarraet, titalina y espencat

L’Esgarraet è la sapiente combinazione di peperoni arrostiti con briciole di baccalà, olio d’oliva e aglio in lamine sottili. Con gli stessi ingredienti abbiamo la titaina, solo che il pepe si combina con la tonyina de sorra (ventresca di tonno salata), un prodotto tipico dei quartieri dei pescatori e della zona del Cabanyal. L’espencat riunisce le buone verdure della zona, precedentemente arrostite: peperoni rossi, melanzane e cipolle, oltre ai pomodori cotti. Viene tagliato tutto a strisce e condito con olio d’oliva, aglio e prezzemolo. Spesso si serve con pinoli, capperi e olive nere.

 

Esgarraet

 

 

SE SIETE INTERESSATI ALLA CUCINA VALENCIANA APRITE SOTTO :
https://www.visitvalencia.com/it/cosa-fare-valencia/gastronomia-valenciana/cosa-mangiare-a-valencia

 

 

 

ALTRE TRE IMMAGINI DELLA CITTA’ DI XATIVA — VALENZA

 

 

art street di Xàtiva

 

 

Fonte gotica davanti al Convento dei Trinitari ( attuale Arxiu Municipal )
Jean Laurent – 1870 — www.urbanity.es

 

 

Plaça de la Trinitat de Xàtiva, amb la font gòtica i la portada de l’antic convent dels trinitaris.
Joanbanjo – Opera propria

 

da : commons.wikipedia
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Architecture_of_X%C3%A0tiva?uselang=it

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Diciamo qualcosa sul film di Michele Riondino Palazzina Laf ( 2023 ) – tutti lo avrete già visto, immagino– noi, no– pazienza.

 

 

Palazzina Laf è un film italiano del 2023, diretto e interpretato da Michele Riondino, al suo debutto alla regia.

È tratto dal libro Fumo sulla città dello scrittore Alessandro Leogrande, scomparso prematuramente, che avrebbe dovuto partecipare anche alla realizzazione della sceneggiatura e a cui il film è dedicato. Il film è stato presentato in anteprima alla 18ª Festa del Cinema di Roma.

Ai David di Donatello 2024, il film ha ricevuto cinque candidature,[5] aggiudicandosi infine tre premi, rispettivamente, per il Miglior attore protagonista (a Michele Riondino), al Miglior attore non protagonista (a Elio Germano) e alla Migliore canzone originale (La mia terra, scritta e interpretata da Diodato)

Ai David di Donatello 2024, il film ha ricevuto cinque candidature, aggiudicandosi infine tre premi, rispettivamente, per il Miglior attore protagonista (a Michele Riondino), al Miglior attore non protagonista (a Elio Germano) e alla Migliore canzone originale (La mia terra, scritta e interpretata da Diodato)

 

 

 

 

“Palazzina LAF”, opera prima di Michele Riondino – prodotta da Palomar, Bravo, Bim Distribuzione con Rai Cinema e co-prodotto con Paprika Films – sarà presentata in anteprima alla 18esima Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public e uscirà al cinema il 30 novembre 2023.

1997. Caterino, uomo semplice e rude è uno dei tanti operai che lavorano nel complesso industriale dell’Ilva di Taranto. Vive in una masseria caduta in disgrazia per la troppa vicinanza al siderurgico e nella sua indolenza condivide con la sua giovanissima fidanzata il sogno di trasferirsi in città. Quando i vertici aziendali decidono di utilizzarlo come spia per individuare i lavoratori di cui sarebbe bene liberarsi, Caterino comincia a pedinare i colleghi e a partecipare agli scioperi solo ed esclusivamente alla ricerca di motivazioni per denunciarli. Ben presto, non comprendendone il degrado, chiede di essere collocato anche lui alla Palazzina LAF, dove alcuni dipendenti, per punizione, sono obbligati a restarvi privati delle loro consuete mansioni. Questi lavoratori non hanno altra attività se non quella di passare il tempo ingannandolo giocando a carte, pregando o allenarsi come fossero in palestra. Caterino scoprirà sulla propria pelle che quello che sembra un paradiso, in realtà non è che una perversa strategia per piegare psicologicamente i lavoratori più scomodi, spingendoli alle dimissioni o al demansionamento. E che da quell’inferno per lui non c’è via di uscita. Michele Riondino oltre a dirigere il film, lo interpreta insieme a Elio Germano, Vanessa Scalera, Domenico Fortunato, Gianni D’Addario, Michele Sinisi, Fulvio Pepe, Marina Limosani, Eva Cela, con Anna Ferruzzo e con la partecipazione di Paolo Pierobon. Musiche originali di Teho Teardo
Canzone originale “La mia terra” di Diodato

 

 

 

 

 

1997. Caterino è uno dei tanti operai che lavorano nel complesso industriale dell’Ilva di Taranto. Quando i vertici aziendali decidono di utilizzarlo come spia per individuare i lavoratori di cui vogliono liberarsi, Caterino comincia a pedinare i colleghi e a partecipare agli scioperi, alla ricerca di motivazioni per denunciarli. Ben presto, non comprendendone il degrado, chiede di essere collocato anche lui alla Palazzina LAF, dove alcuni dipendenti, per punizione, sono obbligati a restare senza svolgere alcuna mansione. Caterino scoprirà sulla propria pelle che quello che sembra un paradiso in realtà non lo è.

 

“Il film racconta una storia vera che in pochi sapevano. La Palazzina Laf si chiama così per il nome di un reparto dell’acciaieria ex Ilva dove venivano reclusi o condannati a stare in attesa, 79 operatori che non hanno accettato di firmare una clausola contrattuale che li avrebbe demansionati a operai. Ma quegli operatori erano altamente qualificati: ingegneri, geometri, informatici. Quando sono arrivati i Riva nel 1995, avevano subito detto di non aver bisogno di impiegati ma solo di operai e, per una sorta di rimodulazione dell’assetto produttivo dell’azienda, avrebbero dovuto licenziare un certo numero di persone. in quei contratti però c’era l’art. 18, che impediva al proprietario di licenziare senza giusta causa.” Michele Riondino.

 

 

 

da :

logo Cinema La Compagnia

[nuove repliche] Palazzina Laf

 

RECENSIONE DI FRANCESCO GALLO

 

 

ANSA.IT — 21 OTTOBRE 2023- 21.45

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2023/10/21/riondino-palazzina-laf-un-film-politico-ideologico-e-di-parte_fd13c216-6497-4b7c-a896-2d63d1712ccb.html

 

Riondino: ‘Palazzina Laf un film politico, ideologico e di parte’

Alla Festa di Roma storia dei mobbizzati Ilva degli Anni Novanta

di Francesco Gallo

 

ANSACheck

 

 

- RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Con Palazzina Laf, di e con Michele Riondino, si ride e si piange.

Si ride perché quello che accade in questo film, ambientato all’Ilva di Taranto, è divertente anche per la naturale simpatia dei protagonisti, si piange invece quando ci si rende conto che sono fatti realmente accaduti che riguardano la Palazzina Laf, acronimo di Laminatoio a freddo. Ovvero un reparto dell’acciaieria dove venivano confinati e mobbizzati gli impiegati che si opponevano al declassamento. Impossibilitata a licenziarli, grazie all‘art. 18, l’azienda li condannava a far nulla. “L’idea nasce dal contrasto dei racconti di quello che successe all’Ilva negli anni Novanta, dove lavoravano anche mio padre e i miei zii, e dove c’era appunto chi diceva che alcuni lavativi rubavano lo stipendio. Comunque per me – dice Michele Riondino, da sempre impegnato nel sociale – è un film allo stesso tempo politico, ideologico e di parte. Ci ho messo tanto tempo per dire con questo film verità oggettive che hanno portato poi alla prima sentenza sul mobbing quando questa parola neppure si conosceva”.

Il film, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e poi in sala dal 30 novembre distribuito da Bim, ci porta alla fine degli anni Novanta, precisamente nel 1997, quando la cosiddetta ‘novazione’ del contratto, cioè la cancellazione del ruolo svolto fino a quel momento da impiegati per approdare a una posizione minore, da operai, portò a legittime proteste. Chi protestava finiva dritto alla Palazzina Laf dove si era appunto pagati per non fare nulla.

Nel novembre del 1998 poi, un processo condannò gli alti dirigenti dello stabilimento per questo comportamento, liberando finalmente le vittime di questi soprusi. I l film racconta la storia di Caterino (Michele Riondino) che sogna insieme alla fidanzata di trasferirsi in città. Quando i capi dell’azienda, nella persona del perfido dirigente interpretato da Elio Germano, decidono di fare di lui una spia, Caterino diventa l’ombra dei suoi colleghi e prende parte agli scioperi soltanto per denunciarli. Trasferito anche lui alla Palazzina Laf, non sapendo bene quale degrado vi si nasconda, scoprirà che quello che credeva essere un paradiso è in realtà un inferno per spingere i lavoratori a dimettersi o ad accettare il demansionamento. A sua spese scoprirà anche che da quell’inferno non c’è via d’uscita.

“A quell’epoca – continua Riondino, direttore artistico con Diodato e Roy Paci dell’Uno Maggio Taranto – c’era una strategia della tensione: non venivano promossi lavoratori capaci, ma solo quelli che voleva l’azienda. C’era allora un clima di scatenata arrampicata sociale. L’idea era che c’erano troppi quadri e a loro servivano operai”. Che faceva allora il sindacato? “Era complice, silente, faceva finta di non vedere”.

Dice invece Vanessa Scalera che in Palazzina Laf è una delle mobbizzate: “Conoscevo bene quella storia, sono della provincia di Brindisi, stretta tra l’Ilva e la centrale termoelettrica di Cerano. Dell’Ilva si conoscono i processi, la questione ecologica, ma della Palazzina Laf si sapeva poco. Per me è stata quasi una chiamata alle armi”. All’incontro stampa anche Diodato che ha scritto per il film la canzone, La mia terra.

 

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ILLUSTRAZIONI DI TONY DEMURO – DA PINTEREST E DAL SUO BLOGSPOT– Tony Demuro nasce a Biancareddu –Sassari — nel 1974

 

 

Sono nato in un piccolo paesino del nord Sardegna dove gli alberi sono piegati
dal vento, ho 37 anni e dal 2007 ho iniziato a dedicarmi principalmente all’illustrazione.
Ora disegno esclusivamente su iPad con una penna fatta da me.

da : https://www.frizzifrizzi.it/2012/10/10/7am-toni-demuro/

 

 

Biancareddu – Veduta

Il paesino dove è nato Tony Demuro è  Biancareddu  in provincia di Sassari, da cui dista 40 km ca- Il paese aveva 94 abitanti nel 1991 —

 

 

 

 

 

 

 

Earth 015 (Burkina Faso)

 

 

 

 

Toni Demuro Illustrations

 

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PINTEREST — 2011   TONY DEMURO
Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante gufo

SILENZIO

Nel cuore della Sardegna, mentre le prime luci dell’alba accarezzano le cime delle montagne, un’atmosfera carica di attesa avvolge il paese di Gavoi. Tra le antiche case di pietra e i vicoli stretti, una ragazza si aggira, cullata dai racconti del passato e dal richiamo di quelli del futuro.

C’è qualcosa nell’aria tra le pieghe del tempo e dello spazio. Un’energia invisibile, forse è solo l’emozione del festival imminente, o forse c’è qualcosa di più. Lei sa che a breve quelle stradine ospiteranno per la diciottesima volta L’isola delle Storie 💫

L’illustrazione ufficiale, creata da Toni Demuro Illustrations, rivela solo una piccola parte di ciò che sarà la versione integrale. A poco a poco vi sveleremo la sua visione fiabesca, il programma e tutti i dettagli della nuova edizione.

Non prendete impegni dal 4 al 7 luglio 📆

***
Gavoi, 4-7 luglio 2024
isoladellestorie.it
#GavoiFest24

{Grafica di Sabina Era su illustrazioni di Toni Demuro}

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

taloro.news

http://web.tiscali.it/taloronews/

 

 

 

GAVOI IN BARBAGIA

 

 

Autunno in Barbagia 2019 [Bertok]

CARTINA DA : BERTOK 

 

 

La Barbagia (Barbàgia o Barbaza in sardo) è una vasta regione montuosa della Sardegna centrale che si estende sui fianchi del massiccio del Gennargentu. La regione è costituita dall’areale del Gennargentu e dell’Ogliastra, dal Supramonte e al nuorese.

 

Così Diodoro Siculo descrive le popolazioni iliensi che, abbandonate le pianure e le coste, si rifugiarono nell’interno per sfuggire alle dominazioni straniere.

«Quantunque i Cartaginesi nell’auge somma della loro potenza si facessero padroni dell’isola, non poterono però ridurre in schiavitù gli antichi possessori, essendosi gli Iolei rifugiati sui monti ed ivi, fattesi abitazioni sotto terra, mantenendo in quantità il bestiame, si alimentarono di latte, di formaggio e di carne, cose che avevano in abbondanza. Così, lasciando le pianure, si sottrassero alle fatiche di coltivare la terra e seguitano a vivere sui monti, senza pensieri e senza travagli, contenti dei cibi semplici, come abbiamo detto. I Cartaginesi dunque, sebbene andassero con grosse forze spesse volte contro codesti Iolei, per le difficoltà dei luoghi e per quegli inestricabili sotterranei dei medesimi, non poterono mai raggiungerli ed in tal modo quelli si preservarono liberi. Per la stessa ragione poi, infine, i Romani, potentissimi per il vasto impero che avevano, avendo loro fatto spessissimo la guerra, per nessuna forza militare che impiegassero, poterono giungere a soggiogarli

 

La regione appartiene quasi interamente alla provincia di Nuoro. I principali comuni oltre a Nuoro sono: OlzaiOllolaiAritzoAtzaraBitti ,BelvìGadoniGavoiOllolaiLodineFonniDesuloTetiTianaOvoddaOraniOniferiOrgosoloSaruleOrtueriOrotelliOruneMamoiadaMeana SardoTonaraAustisSorgonoOlienaDorgali e la sua frazione Cala Gonone. Questi comuni sono centri fortemente conservativi della lingua e delle tradizioni.

 

 

Lo studioso Antonello Mattone nella prefazione al libro del Lilliu La Costante resistenziale sarda, così si esprime:

 

«L’incipit del saggio è di rara efficacia. Lilliu ne sintetizza in modo icastico il contenuto: «La Sardegna, in ogni tempo, ha avuto uno strano marchio storico: quello di essere stata sempre dominata (in qualche modo ancora oggi), ma di avere sempre resistito. Un’isola sulla quale è calata per i secoli la mano oppressiva del colonizzatore, a cui ha opposto, sistematicamente, il graffio della resistenza». Egli è convinto che i Sardi, nonostante «l’aggressione di integrazioni di ogni specie», siano «riusciti a conservarsi sempre se stessi» nella «fedeltà alle origini autentiche e pure». È nella resistenza sarda dell’antichità, nel conflitto perenne con Cartagine e Roma che va ricercata «la sostanza della formazione del tessuto culturale, del contesto socioeconomico, della struttura spirituale e dell’ordinamento giuridico dell’attuale mondo sardo delle zone interne»: l’accerchiamento «culturale coloniale» ha suscitato negli «antenati barbaricini la psicologia della frontiera», la «carica eroica del balente, lo spirito del ribelle allo statuale che non è il suo». Ai valori della propria cultura il barbaricino è legato «con un rigore etico da anabattista, con la chiusura completa ad ogni acculturazione, diventando una specie di chiesa segregata, una repubblica di santi nuragici». Lilliu trova accenti di epico lirismo per descrivere la resistenza del «mondo barbaricino d’oggi»: un mondo «in tensione continua, aggressivo e braccato insieme, teso verso una frontiera paradiso (le antiche terre perdute con la conquista punica e romana)» che avrebbe rivisto nelle bardane, nelle «temporanee incursioni» e nelle «ricorrenti transumanze pastorali»; un mondo «sempre ritornante, sempre in ritirata verso l’antica riserva, verso la sua casa-guscio […]».»

 

La costante resistenziale sarda - Giovanni Lilliu - copertina

 

di Giovanni Lilliu (Autore) —A. Mattone (Curatore) —Ilisso, 2002

 

 

 

IMMAGINI DA GAVOI – DAL FACEBOOK  GAVOI TURISMO 

 

 

Covid. Anche Gavoi diventa zona rossa: è l'ottavo Comune sardo | News - SardegnaLive

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

 

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Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

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da:

https://www.facebook.com/TurismoaGavoi/

 

 

 

 

 

Toni Demuro Illustrations

 

Potrebbe essere un disegno raffigurante una o più persone e cappotto

Meditation

 

 

 

Toni Demuro Illustrations

 

Potrebbe essere un'illustrazione

Capiterà certamente anche a voi di avere il classico blocco dell’artista, è una condizione piuttosto frustrante e io da qualche anno ho trovato una soluzione trasformando la difficoltà in una risorsa. Così il blocco dell’artista diventa il tema della nuova illustrazione.

E voi, come superate la paura del foglio bianco?

 

 

 

 

Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante albero

 

Toni Demuro Illustrations

 

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'illustrazione

Toni Demuro Illustrations

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante avvoltoio

Toni Demuro Illustrations

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un contenuto artistico

 

Toni Demuro Illustrations

 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'illustrazione

 

Toni Demuro Illustrations  _ 

link Facebook 

 

 

 

 

Potrebbe essere un'illustrazione

Toni Demuro Illustrations

 

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foto + video, 1.34 min–aprile 2024 — LE CILIEGE ” FERROVIA ” DELLA PUGLIA –DAL CARO RUGGIERO :: +++ ruggiero filannino @ruggierofilann4 – 7.44 –.5 maggio ’24 — grazie carissimo Ruggiero, ti copio sempre, ch.

 

da :

 

 

Immagine

 

” DI UNA BELLEZZA IMPAGABILE. INFATTI SERVE UN MUTUO “.

 

 

 

 

sagra con biglietto della lotteria– 1-2 giugno– estrazione: il 2 giugno

 

 

 

 

LA SAGRA.- ANNI FA

 

 

 

Sagra, 2019

 

 

 

 

 

 

Bari Today — TURI

 

 

 

 

FOTO DI TURI — città metropolitana di Bari

 

 

Turi

Turi sorge nell’altopiano della Murgia e il suo centro più antico si mostra arroccato nella parte più alta dell’abitato e racconta le sue radici mediterranee negli elementi che lo compongono, dalle casine imbiancate con la calce alle stradine strette, alle edicole votive. Attraversando il centro storico e lasciando lo sguardo vagare alla ricerca delle strade e degli edifici più affascinanti, sicuramente ci si fermerà incantati davanti al Palazzo Marchesale, un tempo castello dei Moles, ma anche alla chiesa Matrice dedicata all’Assunta e al convento di San Giovanni Battista con accanto la Torre dell’Orologio. Ma Turi è nota anche per il suo legame con due personaggi storici di grande spessore: ospitò infatti nel suo carcere, durante gli anni del fascismo, Antonio Gramsci e Sandro Pertini.

 

 

 

PINTEREST

 

 

 

PINTEREST

 

DA : https://www.italia.it/it/puglia/turi

 

 

 

 

 

seguono  immagini da:  https://www.lacucinaitaliana.it/galleries/gait133301/

 

 

 

 

 

 

La“Ferrovia”

 

 

 

 

 

 

È la varietà di ciliegia più diffusa in Puglia. La buccia è di colore rosso vermiglio, la polpa è di colore rosa. Ha una forma a cuore e un peduncolo allungato. La consistenza della polpa è di tipo forte e croccante ed ha un sapore dolce e succoso.

( Coldiretti )

 

 

 

 

LA PESCHIERA– RICETTE CON CILIEGIE FERROVIA:::

 

 

 

 

 

 

FOTO DA :

https://www.lacucinaitaliana.it/galleries/gait133301/

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+++ Facebook Fosca Notarnicola – 16 ottobre 2020 – grazie cara Fosca di averci fatto conoscere un’opera d’arte molto particolare che poi …si scopre essere una malattia della pianta ( Monilinia fructigena )

 

 

FOSCA NOTARNICOLA– grazie !

link Facebook  ::: https://www.facebook.com/fosca.notarnicola?__tn__=-UC*F

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Monilinia fructigena è una malattia specifica sia delle drupacee ( =piante che producono come frutto una drupa. Ne fanno parte il pesco, il susino, l’albicocco, il mandorlo e il ciliegio) , che delle pomacee ( piante che che producono come frutto un pomo. Appartengono alle Pomacee le seguenti  specie: meloperonashicotognonespolo comunenespolo del Giapponesorbo domesticoazzeruolo  Entrambe queste specie appartengono alla Famiglia delle Rosacee )

L’attacco si manifesta su foglie, fiori, frutti e giovani rami. In primavera, le foglie giovani mostrano un imbrunimento, soprattutto lungo le nervature. Con tempo piovoso, il fungo forma micelio ( corpo vegetativo ) con spore giallo-grigie vicino alle aree attaccate. I giovani frutti smettono di crescere, diventano marroni, si raggrinziscono e cadono.

 

 

 

 

 

FOTO E TESTO DA :

 

 

 

 

 

 

ALAMY

 

 

 

DA QUI AL FONDO  LE FOTO SONO DI  AGROBASE :

Agrobasehttps://agrobaseapp.com/italy/disease/moniliosi-del-frutto

 

FOTO DA :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto sopra

Agrobase

https://agrobaseapp.com/italy/disease/moniliosi-del-frutto

 

 

 

 

 

ULTIMA ! ma vale !

 

 

A rotten apple with a bite taken out of it, showcasing signs of bitter rot disease

 

La lascio doppia,   mi sembra più d’effetto

 

 

 

 

 

Ritorna alla pagina home di Adobe Stock

https://stock.adobe.com/it/search?k=monilia&asset_id=745280121

 

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ANSA.IT  — 4 MAGGIO 2024 — 20.02 ::: Londra, conferma per il laburista Khan: terzo mandato da sindaco- La capitale era la principale “poltrona” in ballo fra le sfide in 11 aree metropolitane. Hanno votato il 40% degli aventi diritto– affluenza in calo

 

 

ANSA.IT  — 4 MAGGIO 2024 — 20.02
https://www.ansa.it/sito/videogallery/short_video/2024/05/04/londra-conferma-per-il-laburista-khan-terzo-mandato-da-sindaco_64fd3fa7-91e1-4dc9-8201-cb8f02bdd95f.html

 

redazione ansa

Londra, conferma per il laburista Khan: terzo mandato da sindaco

 

La capitale era la principale “poltrona” in ballo fra le sfide in 11 aree metropolitane.

Hanno votato il 40% degli aventi diritto– affluenza in calo

 

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video, 57 min. ca — Caleidoscopio, la rassegna dell’Assessorato alla Cultura di PARMA : ” GUERRA E PACE ” — 25 APRILE 2024 — parlano : MARA MORINI PAOLO NORI LUCIO CARACCIOLO :: Considerazioni sulla società russa, sulle dinamiche internazionali, tenendo conto anche dell’identità e della cultura di questo enorme paese — + altro su Parma

 

questo post  +++ contiene immagini di Parma La Bella + un video sulla cattedrale–  naturalmente –  di Parma.

 

 

MARA MORINI

docente di Politica dell’Est Europa all’Università di Genova ed autrice per il Mulino di La Russia di Putin

 

PAOLO NORI

da tanti anni studioso della cultura russa, in particolare della letteratura, ma non solo.  Di Paolo Nori  è appena uscito ” Una notte al Museo Russo ” per Laterza

 

LUCIO CARACCIOLO

direttore di Limes e della scuola di geopolitica, abbastanza conosciuto nei programmi televisivi.

 

 

INTERVENTI / MINUTI

 

un minuto di introduzione, dopo

parla  Mara Morini

10.35 ° minuto — Paolo Nori

 

22° min. Lucio Caracciolo

36 ° min. Mara Morini

44. ° Paolo Nori

50.50 conclude Lucio Caracciolo

 

SE VUOI SENTIRE IL DIBATTITO, APRI QUI SOTTO

https://www.youtube.com/watch?v=UNkCOiUBaYA&t=22s

 

 

 

Parma – Veduta

una bella immagine di Parma — dove torneremo — o ci siamo già stati ?
foto presa dal Duomo

https://it.wikipedia.org/wiki/Parma#/media/File:Parma_dal_Duomo,_settembre_2014-1_(15481932581).jpg

 

 

 

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Cattedrale Santa Maria Assunta – IL DUOMO DI PARMA
Pjt56 – Opera propria

 

 

per chi avesse tempo e voglia–

 

DUOMO DI PARMA / CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA CONSACRATA NEL 1106. SI TROVA IN PIAZZA DUOMO ACCANTO AL BATTISTERO E AL PALAZZO VESCOVILE – testo in fondo

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Miguel Calabria @MiguelCalabria3 – 14.19 — 4 maggio 2024 — grazie infinite ! + altro

 

«Después de Altamira, todo es decadencia» –Picasso

Mis principales maestros fuero “ante todo, los pintores de las cavernas” –Miró

Pintura rupestre de Altamira #Cantabria

Primera manifestación “artística” del ser humano, inicio del arte?

Datación entre 15 000 y 12 000 años a. C.

 

 

 

Immagine

 

 

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ENTRATA NELLA GROTTA DI ALTAMIRA
Alonso de Mendoza – Opera propria

 

PIANTINA DEI SITI ARCHEOLOGICI DELLA  REGIONE FRANCO- CANTABRICA:

rosso — principali siti con arte murale
giallo –Altamira
Franco-Cantabrian_region.gif:

 

tutto sopra da  ::  https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Cave_of_Altamira?uselang=it#/media/File:Entrada_a_la_cueva_de_Altamira,_Santillana_del_Mar.jpg

 

 

 

 

ALTAMIRA  – CANTABRIA  cartina

 

Mappa delle regioni spagnole - Cartina delle regioni della Spagna | Spagna, Viaggi spagna, Mappa

cartina da PINTEREST 

 

 

CANTABRIA

Cantabria – Localizzazione

CARTINA DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Cantabria#/media/File:Cantabria_in_Spain_(including_Canarias).svg

 

 

ALTAMIRA SI TROVA NELLA REGIONE NORD DELLA SPAGNA DAL NOME CANTABRIA,  CON CAPITALE SANTANDER– DAVANTI AL MARE CANTABRICO–

LA GROTTA E NELLE VICINANZE  DI SANTILLANA DEL MAR, un comune di 4000 abitanti nel 2008 che vive di agricoltura, ma grazie alle Grotte, soprattutto di Turismo-

 

Una strada di Santillana del mar– Pedro J Pacheco – Opera propria

 

 

 

 

Robot8A – Opera propria

 

 

 

 

 

 

rosa : Santillana del Mar
Tschubby – Opera propria

 

 

LA CANTABRIA

La Cantabria è la regione più ricca del mondo di siti archeologici del Paleolitico Superiore. I primi segni di presenza umana risalgono al Paleolitico Inferiore, sebbene di questo periodo non resti molto nella regione. Spiccano in questo contesto i graffiti preistorici della grotta di Altamira, datati tra il 16000 e il 9000 a.C. e dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Diversi autori hanno studiato l’etimologia del nome della Cantabria. Pur non essendo sicura la sua provenienza, l’opinione più condivisa dagli esperti è che deriva dalla radice cant-, di origine celtica o ligure e che significa “roccia” o “pietra”, e il suffisso -abr, usato frequentemente nelle regioni celtiche. Di tutto questo si pensa che càntabro significa “paese che abita nelle montagne”. È una delle regioni spagnole con la toponimia più antica: il termine “càntabro” appare per prima volta nelle fonti romane del secolo II a.C. di Catone il Vecchio.

 

 

***  IMPERDIBILI :

 

Grotte (Cuevas)  Grotta di Altamira + altre meno famose

Architetture civili —Palazzo della MagdalenaIl Capriccio di Gaudí + altre

Architetture religiose– la Cattedrale dell’Assunta di Santander

Musei–Centro Botín

 

DA WIKIPEDIA : https://it.wikipedia.org/wiki/Cantabria

 

 

 

 

IMMAGINI RAPIDE DELLE  ” IMPERDIBILI “

 

 

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PALAZZO DELLA MAGDALENA — FACCIATA PRINCIPALE

 

 

undefinedUN’ALTRA FOTO DELLA FACCIATA PRINCIPALE

Sbp92 – Opera propria

 

 

 

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CAPRICCIO DI GAUDI’
El Capricho (1883-1885) of Antonio Gaudí, in Comillas (Cantabria, Spain)
Anual – Opera propria

 

 

 

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Iglesia de Santa María (Lebeña).
Lebeña20120518150356SAM_0472.jpg

 

 

 

La chiesa di Santa María di Lebeña è una chiesa preromanica in stile mozarabico nella regione autonoma spagnola della Cantabria. La chiesa risale al X secolo. Il 27 marzo 1893 è stata dichiarata “Bene d’interesse culturale”.

 

 

TESTO E FOTO DA :

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_de_Lebe%C3%B1a#

 

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MENSOLE A SOSTEGNO DEL CORNICIONE

 

 

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AUTORE :

AnTeMi

 

 

 

Catedral de Santander – Wikipédia, a enciclopédia livre

Catedral da Assunção de Nossa Senhora – Santander

 

foto Wikipédia

 

 

 

 

CENTRO BOTIN IN SANTANDER
Enrico Cano

 

Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Marcelino Botín,  è opera dell’architetto italiano Renzo Piano. Il complesso si affaccia sul mare, lungo la baia di Santander, a ovest del Museo Marittimo e il porto, al posto di un vecchio terminal dei traghetti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Centro_Bot%C3%ADn

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E MI LA DONA BIONDA — TRI PERDU’ — per chi volesse altre canzoni divertenti: Per un basìn – Lasa pur ch’el mund el disa – A l’era sabet sera– Lo spazzacamino

 

 

 

 

 

TRI PERDU’

Tre voci, due chitarre e una fisa per cantare i luoghi e le storie di Milano, narrate attraverso l’ironia e la nostalgia del nostro dialetto.

Giovanni D’Anzi, I Gufi e Nanni Svampa, Walter Valdi, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Strehler…I Tri Perdù nascono nel 2012 sul palco teatrale della Compagnia teatrale Dialettale Figinese “Lè bel e fada” nell’ambito della presentazione “On’altra serada in dialett milanes”, recital folk musicale in dialetto milanese in scena presso il teatro di San Materno a Figino e successivamente replicato con successo anche sul palco del prestigioso Teatro San Babila a Milano.

In questo contesto l’affiatamento musicale tra Marco Farè e Ariberto Osio, i “musici” del gruppo, uniti all’esperienza teatrale e al carattere esuberante e istrionico di Marco Colombo fanno nascere un insieme in grado di proporre con qualità, autentica passione e simpatia il repertorio tradizionale delle canzoni milanesi della seconda metà del ‘900. A completare il gruppo interviene infine di Luigi Nastasi, autentica “ciliegina sulla torta” che permette ai Tri Perdù di completare le proprie sonorità col colore e la voce tradizionale della fisarmonica. Il gruppo si esibisce regolarmente a Milano e provincia in locali e ristoranti tipici intrattenendo il pubblico con un repertorio in grado di coniugare l’aspetto più scanzonato, brioso e ironico della canzone milanese d’osteria con la nostalgia e la riflessività dei brani d’autore più raffinati.

 

DA :

https://www.wikieventi.it/milano/186119/tri-perdu/

 

 

 

 

PER UN BASIN — TRI PERDU’

 

 

 

Lasa pur ch’el mund el disa – Tri Perdù

 

 

 

 

A l’era sabet sera

Brano di Nanni Svampa
Lavorava a la FotogalvanicaEl sonava a la Filodrammatica:L’hann trovàa in de la roggia BertonicaNon sapeva spiegare il perché
Come l’è che non sapeva spiegare il perché?Eh, per forza…
A l’era sabet seraE l’era ciocch tradìGh’era passàa la voeuja de andà a cà a dormi
L’è staa in gir fino alle ore piccoleEl cercava on postegg de auto pubblichePoeu el gh’ha ditt a on tassista: “E’ libero?”“Sì!”, “E alora che ‘l vaga a dormì”.
A chi ch’el vaga a dormi?A lù!A mè?E per forza:
A l’era sabet seraE l’era ciocch tradìGh’era passàa la voeuja de andà a cà a dormi
Lavorava a la FotogalvanicaEl voreva provà a fà el nottambuloL’hann trovaa in de la roggia BertonicaNon sapeva spiegare il perché
Ma come l’è che non sapeva spiegare il perché?Eh, per forza…
A l’era sabet seraE l’era ciocch tradìGh’era passàa la voeuja de andà a cà a dormi
A l’era sabet seraE l’era ciocch tradìGh’era passàa la voeuja de andà a cà a dormi

 

 

Lo spazzacamino – Tri Perdù

 

 

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IAN MANOOK ( Patrick Manoukian, 1949 – Meudon, Fr. ) : L’ uccello blu di Erzerum, Fazi Editore, 2022 + GUIDO CALDIRON, Ian Manook, l’album di famiglia della memoria armena –IL MANIFESTO   24 APRILE 2022

 

 

 

 

 

FAZI EDITORE, APRILE 2022

Collana:  Le strade
Numero collana:  504
Pagine  520
prezzo cartaceo  20 Euro
Ebook :  13.99

 

presentazione editore:

Ian Manook, autore della trilogia di Yeruldelgger, racconta la storia della sua famiglia scampata al genocidio armeno in un’indimenticabile saga carica di umanità e dal grande afflato epico, sulla quale soffia, furioso, il vento della Storia.

1915, non lontano da Erzerum, nell’Armenia turca: Araxie ha dieci anni quando, sotto ai suoi occhi, tre predoni curdi uccidono la madre e feriscono la sorellina Haïganouch, che perde la vista. Salvate dai miliziani armeni, le due piccole vengono ospitate dai loro parenti, ma per breve tempo: comincia infatti la deportazione degli armeni che, a Erzerum come altrove, sono costretti a rinunciare ai loro beni e ad abbandonare la loro terra. Deportate nel deserto di Deir ez-Zor e condannate a una morte atroce, le bambine riescono a salvarsi grazie a una vecchia insegnante che le prende sotto la sua ala. Quando poi un medico le compra come schiave per la figlia, le priva della libertà ma permette loro di sfuggire a una fine ineluttabile. Ma la Storia le getta ancora una volta nel caos: separate e spinte verso due capi del mondo opposti, Araxie e Haïganouch sopravvivranno alle guerre e ai tradimenti di un secolo crudele? Troveranno finalmente la pace?

Muovendo dal racconto dell’infanzia della nonna, Manook tratteggia la tragica e appassionante odissea di due sorelle in fuga: uno struggente ritratto dei bambini della diaspora armena al quale fa da contorno una galleria di personaggi desiderosi di sottrarsi alla follia degli uomini.

 

 

IL MANIFESTO   24 APRILE 2022
https://ilmanifesto.it/lalbum-di-famiglia-della-memoria-armena

 

Ian Manook, l’album di famiglia della memoria armena

 

IAN MANOOK. Intervista all’autore di «L’uccello blu di Erzerum», edito da Fazi. Nel giorno in cui si ricorda il genocidio del 1915, il creatore di Yeruldelgger dà voce ai sopravvissuti. «Ricordare non basta, deve essere un monito per il presente, perché non accada mai più. E oggi la Russia sta facendo come la Turchia di allora: cerca di cancellare un intero popolo»

 

Ian Manook, l’album di famiglia della memoria armena

 Il “genocidio degli armeni” —
in ricordo di 1 milione e mezzo di persone uccise tra il 1915 e il 1923

foto : https://www.vaticannews.va/

 

Araxie e Haïganouch non sono che delle bambine quando la violenza della Storia si abbatte sulle loro vite cambiandole tragicamente per sempre. È la primavera del 1915quando una banda di tchété, predoni curdi che fungono spesso da ausiliari dell’armata ottomana, attacca la loro casa nelle campagne di Erzerum, nell’Armenia turca.

La prima, otto anni, si salva nascondendosi in un campo di grano dopo che la madre ha attirato su di sé l’attenzione degli assalitori, l’altra, sei anni, sarà colpita gravemente e perderà la vista. Sopravvissute a stento e dopo aver assistito all’uccisione della madre e allo scempio del suo corpo, le bambine si riuniranno al resto della famiglia nella città vicina, ma si è già alla vigilia delle grandi deportazioni verso «i campi» di Deir ez Zor, nel deserto siriano, accompagnate da stragi e violenze di ogni tipo lungo il viaggio.

 

L0 scrittore Ian Manook (pseud. di Patrick Manoukian, 1949 )– dati sotto

 

In meno di un anno la persecuzione sistematica della popolazione armena da parte delle autorità turche farà almeno un milione e mezzo di vittime: un genocidio che la Turchia non ha però mai riconosciuto. Araxie e Haïganouch riusciranno a sopravvivere ancora una volta, affrontando però nuove minacce e ritrovandosi a vivere la prima in Francia e l’altra in Urss. Ed è riannodando il filo della memoria che Ian Manook (nato Patrick Manoukian nel 1949 alle porte di Parigi), il celebre autore della saga del commissario mongolo Yeruldelgger, ha rielaborato i ricordi della nonna, l’Araxie della storia, per dare voce in L’uccello blu di Erzerum (Fazi, pp. 500, euro 20, traduzione di Maurizio Ferrara) ai sopravvissuti al genocidio armeno. Un romanzo che al dramma della Storia intreccia inesorabilmente le emozioni e lo sguardo dei testimoni.

 

In questo libro c’è prima di tutto la storia della sua famiglia: quando ha cominciato a sentire che doveva scriverlo, raccontare quanto era accaduto?

In realtà i contorni della storia si sono andati definendo pian piano a partire dai racconti di mia nonna che ascoltavo fin da quando ero bambino. Si trattava delle vicende della sua vita che si facevano più cupe mano a mano che diventavo grande e lei pensava che potessi capire. È così, lentamente, più con la calma di un fiume che con l’impeto di un torrente, che è nata l’idea di scriverne. Poi però ho dovuto misurarmi con i meccanismi dell’industria culturale. Questo era il primo romanzo che ho proposto al mio editore attuale, ma sono riuscito a portarlo a termine solo dopo che ne ho scritti un’altra decina.

 

Fin dalle prime pagine siamo immersi nell’orrore di quanto dovette subire la popolazione armena, a cominciare da donne e bambini, nel 1915. Si susseguono violenze selvagge, stupri, deportazioni che ricordano le «marce della morte» di qualche decennio più tardi. Eppure lei ha spiegato di aver tagliato alcune delle vicende più terribili che aveva appreso attraverso quei ricordi.

Non volevo soltanto che questo romanzo evocasse il genocidio armeno ma che, per quanto possibile attraverso le parole, raccontasse davvero cosa è successo allora, ciò che mia nonna e altri parenti mi hanno raccontato nel corso degli anni. Perciò, le prime sessanta pagine del libro spiegano cosa accadde, come gli armeni furono uccisi subito o deportati per essere eliminati lungo il viaggio o fatti morire una volta giunti a destinazione. Volevo mostrare concretamente l’orrore assoluto del genocidio.

 

Volevo che il lettore capisse come, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, fu organizzato e messo in pratica il martirio di un popolo.

 

***

nota : BUZKASHI

Tra le tradizioni equestri del Kazakistan: il Buzkashi e il Kyz-kuu | Viaggitribali

CAVALIERI TURCHI GIOCANO AL BUZKASHI CON UNA CAPRA MORTA–  è uno sport equestre tradizionale dell’Asia centrale ed è lo sport nazionale dell’Afghanistan e del Kazakistan. È praticato anche nel TagikistanKirghizistan e in misura minore negli Stati Uniti d’America, dove sarebbe stato esportato da un discendente della famiglia reale afghana nel 1940.
È invece protagonista nel noto film “Cavalieri selvaggi” (Horsemen) del 1970 di John Frankenheimer.

Da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Buzkashi

 

 

 

Devo però ammettere di aver accettato di tagliare, su consiglio del mio editore, due scene ancora più orribili di quelle che compaiono nella versione finale del libro. In una, i cavalieri turchi giocano a buzkashi con bambini vivi al posto della carcassa di capra che usano abitualmente e poi si lanciano al galoppo sui piccoli che hanno separato dalla colonna dei deportati. In un’altra, su un ponte che fungeva da «zona di sterminio», gli ausiliari curdi ( ” una banda di tchété, predoni curdi che fungono spesso da ausiliari dell’armata ottomana ” )  massacrano e sventrano più di mille donne e bambini in un solo giorno, al punto da bloccare il corso del fiume e dover «cambiare macello». Volevo che i lettori capissero quanto è accaduto, non che rimanessero scioccati.

 

 

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Nota : 

Patrick Manoukian, noto anche con lo pseudonimo di Ian Manook (Meudon, Ile – de- France, sud di Parigi —13 agosto1949), è uno scrittoregiornalista e editorefrancese di origini armene

Nel 2013 firma con lo pseudonimo Ian Manook un romanzo poliziesco intitolato Yeruldelgger- Morte nella steppa che si aggiudica il Premio SNCF du polar nel 2014. A questo titolo seguono Tempi selvaggi e La morte nomade che completano la trilogia che vede protagonista Yeruldelgger, un commissario di polizia di Ulan Bator che indaga su crimini efferati sullo sfondo di una società in bilico tra tradizione e modernità (la trilogia è tradotta da Maurizio Ferrara ed edita da Fazi).
foto _  Bull-Doser – Opera propria.
https://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_Manoukian

*** fine nota

 

 

 

 

Lei ha appreso queste vicende terribili, aggiungendo poi la documentazione storica disponibile, dalla viva voce di sua nonna, da quella di zii, cugini e altri parenti. Come è riuscito a lavorare su questi ricordi spaventosi, che la toccano direttamente, trasformandoli nella base su cui ha costruito il romanzo?

In realtà, il processo relativo alla scrittura ha seguito la strada che ho già intrapreso da tempo con il noir. E penso che le storie di cui parlo nel libro, quelle che per prima mi ha narrato mia nonna, sono in qualche modo parte di me già da diversi decenni. Quindi non ho seguito un particolare piano di lavoro, ma ho lasciato che quanto volevo raccontare si sviluppasse pian piano. Anche perché questa volta al centro di tutto non dovevano esserci le mie emozioni, i miei ricordi o quanto stavo provando, ma le emozioni e i sentimenti che aveva provato all’epoca dei fatti prima di tutto mia nonna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo i turchi progettarono e misero in atto il tentativo di sterminio, ma fino ad oggi non hanno mai riconosciuto le proprie responsabilità e si è dovuto attendere molto prima che la stessa realtà dei fatti si affermasse a livello internazionale. Cosa significa crescere con tale memoria famigliare e legare in qualche modo la propria identità a questa sorta di tragico rimosso?

Penso di dover rispondere in due modi a questa domanda. Da un lato, per quanto riguarda il possibile riconoscimento della Turchia delle proprie responsabilità, credo sia ormai troppo tardi: gli ultimi testimoni diretti del genocidio sono morti, mia nonna è morta come molti altri che avevano condiviso le sue stesse esperienze. Se anche un giorno i turchi decideranno di fare i conti con la loro storia, la cosa non si giocherà più sul piano umano, sarà una decisione che forse avrà un significato per le generazioni a venire, per la Storia, ma non potrà più dire nulla a quanti subirono quelle violenze, spesso scampando a stento al peggio. D’altra parte, questo libro offre anche il resto della risposta: l’ho scritto prima di tutto per restituire la voce a coloro che avevano vissuto la tragedia, per dare finalmente la parola ai testimoni.

Da quando è uscito in Francia lo scorso anno ho fatto più di una presentazione alla settimana e ogni volta, alla fine dell’incontro c’è qualcuno che si avvicina e mi dice: «Sapevo che era stata una cosa terribile, ma non avevo capito fino a che punto…». Un saggio o un libro di Storia possono spiegare che oltre un milione e mezzo di persone furono trucidate così, spesso con spade e coltelli, nello spazio di meno di un anno, ma proporre attraverso un romanzo le storie e le emozioni dei testimoni ai lettori può produrre uno scarto, una consapevolezza diversa. E ascoltare queste voci che ci aiutano a ricordare, significa impedire che simili fatti possano ripetersi: questo è non solo l’insegnamento, ma direi il compito attivo della memoria.

 

In questo senso, «L’uccello blu di Erzerum» non racconta solo quanto accadde, ma narra anche e forse soprattutto dei sopravvissuti? Si è mai chiesto cosa avrebbe pensato sua nonna di questo libro?

Prima che mia nonna morisse lavoravo già come giornalista e avevo partecipato alla stesura di una ricerca sugli armeni scritta da mio fratello. Ma credo che inconsciamente abbia voluto aspettare che lei non ci fosse più, come anche mio nonno e i miei genitori, prima di scrivere questo libro. Non mi sono mai detto che dovevo aspettare per farlo, ma è quello che ho fatto in realtà: dentro di me temevo di far rivivere soprattutto a lei tutto quel dolore. E cosa avrebbe potuto pensare leggendolo è una domanda che mi pongo anch’io molto spesso, ma alla quale non ho trovato ancora una risposta.

 

Il suo romanzo esce nel nostro Paese mentre l’invasione russa dell’Ucraina ci mette ogni giorno di fronte a nuove tragedie. Senza fare alcun paragone tra quanto ha raccontato e ciò che sta accadendo, come osserva la situazione?

In realtà penso si possa fare più di un parallelo con quanto ho scritto. C’è un Paese, la Russia, che vuole costruire un impero, negando l’esistenza stessa dell’Ucraina come popolo, cultura, lingua e cercando di riscrivere la Storia. In qualche modo, come la Turchia voleva cancellare gli armeni. E in tale prospettiva non importa analizzare cosa è accaduto prima di questa invasione, sono tutte scuse per giustificare quanto sta avvenendo. E quando in tv sento chi dice che questo non è genocidio perché non ci sarebbero «abbastanza» morti, mi rendo conto che non sa di cosa sta parlando. Un genocidio è definito dal fatto che uno Stato utilizza i propri strumenti e meccanismi istituzionali per sradicare una comunità, per via della religione, della lingua, della cultura o altro ancora. È questa volontà di annientamento a definire ciò con cui abbiamo a che fare, non il numero delle vittime.

 

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VIDEO, 46 min. ca —Trasmissione RING ( 1976 ) — intervista ad ENRICO BERLINGUER + qualcosa sui risultati delle POLITICHE del 1976 – GIUGNIO

 

Un programma del 1976 in dieci puntate in cui il conduttore Aldo Falivena incontrava, anzi affrontava con un faccia a faccia, un ospite di rilievo del momento. Oggi rivediamo la puntata con il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer.

 

 

 

 

 

Enrico Berlinguer: la mostra al Mattatoio di Roma

Enrico Berlinguer  ( Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984 )

Spettacolo News

 

 

 

NOTIZIE STORICHE SULLE ELEZIONI POLITICHE DEL 1976

 

 

Le elezioni politiche in Italia del 1976 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 20 e lunedì 21 giugno 1976. Furono le prime elezioni politiche con il voto ai diciottenni.

Le consultazioni videro prevalere nuovamente la Democrazia Cristiana, pressoché stabile, ma per la prima volta il primato fu seriamente insidiato dal Partito Comunista Italiano che, ottenendo un impetuoso aumento di consensi, si fermò a pochi punti percentuali dai democristiani maturando il miglior risultato della sua storia.

Nel complesso l’area del centrosinistra (DCPSIPSDIPRI) mantenne la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi ma risultò ridimensionata soprattutto per il forte arretramento dei socialdemocratici. Divenne quindi fondamentale il sostegno dei socialisti senza i quali il centro non era più autosufficiente. Tuttavia la formula del centrosinistra «organico» fu temporaneamente abbandonata e iniziò la breve parentesi dei governi di unità nazionale che prese il nome di compromesso storico.

Anche la destra missina perse notevoli consensi dopo il boom delle precedenti elezioni, così comeliberali che persero più della metà dei propri voti ottenendo il loro minimo storico. Infine, per la prima volta, entrarono in parlamento eletti del Partito Radicale, e forze più a sinistra del PCI, rappresentate da Democrazia Proletaria.

 

 

La situazione sociale italiana non accennava a quietarsi. Il terrorismo nero progrediva nell’attuazione della strategia della tensione con violenze e stragi (in particolare nel 1974 quelle di piazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus). Dall’altra parte cominciarono a seminare terrore anche le Brigate Rosse con sequestri e processi proletari.

In questo contesto la VI legislatura aveva visto il susseguirsi di cinque governi e tre presidenti del Consiglio in soli 4 anni. La coalizione del centrosinistra era ormai in crisi e il solo centro non aveva la forza politica per rispondere alle esigenze della nazione. Le uniche riforme conseguite riguardarono temi sociali, su cui poteva esserci una più ampia convergenza; in particolare risalgono al 1975 la riforma del diritto di famiglia, che sanciva la parità dei coniugi, e l’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni.

In questo periodo la Democrazia Cristiana vide la propria forza e influenza assottigliarsi sempre più. Infatti nel 1974 i democristiani furono pesantemente sconfitti nel referendum abrogativo sul divorzio e alle regionali dell’anno successivo il vantaggio sui comunisti si ridusse a meno di due punti percentuali, inoltre le conseguenze dello scandalo Lockheed facevano temere un sorpasso del PCI sulla DC. In molti cominciavano a pensare che fosse necessaria una svolta politica e ritenevano ormai inevitabile il coinvolgimento del PCI nel Governo.

Analoghi ragionamenti venivano espressi esplicitamente dal segretario comunista Enrico Berlinguer nel 1973. La nascita di gruppi di estrema sinistra alternativi al PCI e del terrorismo rosso aveva costretto il partito a ripensare il proprio collocamento. Inoltre i comunisti erano usciti rafforzati dall’autunno caldo e potevano realisticamente puntare al primato elettorale, ma in questo caso, secondo Berlinguer, un governo comunista avrebbe innescato la reazione della destra portando a conseguenze estreme e imprevedibili. Era quindi necessario che le forze comuniste, socialiste e cattoliche collaborassero nell’interesse del Paese.

Oltre a ciò la situazione economica era stagnante, particolarmente gravata dalla crisi petrolifera del 1973: a seguito della guerra del Kippur i Paesi del Golfo fissarono unilateralmente il prezzo del petrolio e, dall’ottobre 1973 al gennaio 1974, il costo di un barile passò da meno di 3 dollari a quasi 12 dollari. Come conseguenza l’Italia decise che nelle domeniche invernali la circolazione automobilistica fosse completamente bloccata, per risparmiare benzina[3].

Anche il quadro finanziario del successivo biennio fu negativo, ma per intervenire con degli aiuti il Fondo monetario internazionale esigeva degli aggiustamenti dei conti pubblici e che l’inflazione (ufficialmente al 17% ma da molti valutata attorno al 25%), fosse ricondotta al di sotto del 10%. Alla vigilia delle elezioni la situazione si presentava in lieve miglioramento sugli anni passati, con una ritrovata crescita del Prodotto nazionale lordo, calato del 4% l’anno precedente, e un passivo sulla bilancia dei pagamenti meno traumatica rispetto a quella del biennio appena concluso. Quel che mancava, tuttavia, per dare una spinta decisa alla ripresa, era un contesto politico e sociale che potesse ispirare una durevole stabilità.

La situazione politica aveva evidenziato la possibilità di un sorpasso (raggiungimento della maggioranza relativa) del PCI ai danni della DC: per questo, durante la campagna elettorale si diffusero verso l’elettorato del PLI e del MSI, sollecitazioni a votare per la DC in funzione di contrasto all’avanzata del PCI, anche «turandosi il naso “.

 

Conseguenze del voto

Le elezioni videro l’area politica del centro perdere la maggioranza assoluta dei seggi pur restando nettamente maggioritaria. La coalizione del centrosinistra che aveva guidato il Paese nell’ultimo decennio era ormai in crisi e i socialisti non erano più disposti a farne parte. Era quindi necessario aprire una nuova fase politica che coinvolgesse inevitabilmente il PCI. Fu il presidente democristiano Aldo Moro ad aprire alla proposta di collaborazione del segretario comunista Enrico Berlinguer e dare vita a un governo monocolore DC, detto della non sfiducia, con l’astensione del Partito Comunista, che apriva la breve fase dei governi di “solidarietà nazionale”. La guida dell’esecutivo fu assegnata a Giulio Andreotti, con il PCI tornato nell’area governativa per la prima volta dal 1947.

Il nuovo governo si trovava in una situazione politica difficile: doveva accettare l’appoggio esterno comunista, e allo stesso tempo sapeva che gli alleati dell’Italia sorvegliavano con molta attenzione lo sviluppo degli avvenimenti. I cambiamenti del PCI, il riconoscimento – da parte di Berlinguer – che la NATO era un ombrello utile, non avevano dissipato i sospetti. In un convegno del G7 a San Juan, Aldo Moro – in quel momento ancora Presidente del Consiglio – aveva dato le sue assicurazioni. Ma da una dichiarazione di Helmut Schmidt resa nota il 19 luglio 1976 si seppe che, assenti gli italiani, Gerald Ford e Henry Kissinger per gli Stati Uniti, Schmidt per la Germania OvestJames Callaghan per il Regno Unito e Valéry Giscard d’Estaing per la Francia avevano tenuto una riunione, in cui si era deciso che l’Italia non avrebbe avuto né un dollaro né alcun’altra forma di aiuto se il PCI fosse entrato nel governo.

Andreotti formò il primo governo di unità nazionale, un monocolore democristiano con la «non sfiducia» del PCI: i comunisti non avrebbero votato a favore, si sarebbero astenuti, consentendo così la vita del monocolore composto da 69 persone, tra ministri e sottosegretari. Poiché in Senato l’astensione è equiparata al voto contrario, il gruppo comunista decise di uscire dall’aula quando si trattò di votare la fiducia. In cambio della non sfiducia i comunisti ottennero la presidenza della Camera con l’elezione di Pietro Ingrao, mentre Amintore Fanfani fu eletto Presidente del Senato.

Dopo la «non sfiducia» l’intenzione era arrivare ad una piena partecipazione al governo dei comunisti, ma il rapimento e l’uccisione di Moro da parte delle Brigate Rosse compromisero l’accordo e dopo soli tre anni si tornò alle urne con elezioni anticipate.

Poco dopo la morte di Moro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, da tempo oggetto di duri attacchi da parte del PCI e di altre forze politiche, rassegnò anticipatamente le proprie dimissioni. In un clima politico estremamente teso la DC non riuscì a imporre il proprio candidato e alla fine quasi tutte le forze politiche fecero convergere i loro voti sul socialista Sandro Pertini

 

 

schema dei risultati CaMERA E SENATO

 

Elezioni politiche in Italia del 1976
Stato Bandiera dell'Italia Italia
Data
20-21 giugno
Legislatura VII legislatura
Assemblee Camera dei deputatiSenato della Repubblica
Legge elettorale Proporzionale classico
Affluenza 93,40% (Aumento 0,14%)
Liste
Camera dei deputati
Voti
14 209 519
38,71%
12 615 650
34,37%
3 540 309
9,64%
Seggi

262 / 630

228 / 630

57 / 630

Differenza %
Aumento 0,05%
Aumento 7,22%
Aumento 0,03%
Differenza seggi
Diminuzione 4
Aumento 49
Diminuzione 4
Senato della Repubblica
Voti
12 227 353
38,88%
10 637 772
33,83%
3 208 164
10,20%
Seggi

135 / 315

116 / 315

29 / 315

Differenza %
Aumento 0,81%
Aumento 6,23%
Diminuzione 0,51%
Differenza seggi
Stabile
Aumento 25
Diminuzione 4

 

 

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Evreni Merak Ediyoruz @evrenemeraak — 📸 Faruk Akbaş –Un campo di basilico di Arapgir, Malatya. – grazie a tutti e due ! + altro + Gli Armeni in Turchia sotto Hamid II ( fine Ottocento )

 

 

 

 

 

 

 

DOVE SI TROVA MALATYA

 

File:Latrans-Turkey location Malatya.svg - Wikimedia Commons

 

 

 

IL DISTRETTO DI MALATYA — LA REGIONE DI ARAPGIR– dove si trova la coltivazione del basilico

 

File:Malatya location districts.png - Wikipedia

 

 

 

 

 

canyon di Kayaarasi

 

 

 

MOSCHEA CAFER PASCIA’

 

 

 

BAGNO DEL BAZAR

 

 

 

BAGNO DEL BAZAR

 

 

 

 

PALAZZO EMIROGLU

 

 

 

MIGLIO HAN

 

 

 

 

CAMINI DELLE FATE DI KUTANLI

 

 

 

MOSCHEA OSMAN PASCIA’

 

 

 

PONTE DI PIETRA

 

TUTTE LE FOTO SONO DA QUESTO LINK :

http://www.malatya.gov.tr/arapgir#gallery-6

 

 

 

UNA BELLA MINESTRINA ALLA FINE DEL VIAGGIIO ( la verdura sembra cruda .. un’idea ? )

da : https://mortencere.blogspot.com/2013/04/batirma-arapgir-malatya.html

 

 

NOTIZIE DI STORIA DEGLI ARMENI IN TURCHIA PRIMA DEL  ” GENOCIDIO ARMENO ” ( 1915-1917 ),

***  al quale va aggiunto lo sterminio degli assiri –

o – genocidio assiro – talvolta olocausto degli assirimassacro degli assiri o Seyfo (in siriaco ܣܝܦܐseyfo, significa spadaolocausto o Shoah).

Con questo ci si riferisce alla deportazione ed eliminazione di cristiani della Chiesa assira, della Chiesa ortodossa siriaca, della Chiesa cattolica siria e della Chiesa cattolica caldea compiuta nell’Impero ottomano dal governo dei Giovani Turchi.

Si valuta che negli anni 19151916 furono massacrati non meno di 275000 cristiani e, secondo alcune fonti, fino a 750000.

Gli assiri erano abitanti originari del luogo, essendo sempre vissuti nei territori della Turchia, della Siria e della Mesopotamia (l’odierno Iraq).

segue : https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_assiro

 

 

 

MASSACRI HAMIDIANI  —

1894 – 1897   ( il Sultano è Hamid II )

 

 

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Immagine caricaturale in una rivista politica dell’epoca che mostra il Sultano Abdul Hamid II in veste di macellaio
Rostro

 

 

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Vittime dei massacri di armeni a Erzerum il 30 ottobre 1895
William Sachtleben– “The Graphic” December 7th 1895. Page 37 Online Archive

 

Questi eventi sono ricordati dagli Armeni come Grandi Massacri.  
Gli Armeni capirono che le misure ottomane avevano provato la capacità del governo turco di intraprendere e realizzare una politica sistematica di genocidio  di una minoranza etnica.

massacri hamidiani sono una serie di eccidi subiti dal popolo armeno durante il lungo regno del sultano dell’Impero ottomano Abdul Hamid II (1876-1909). Si verificarono dal 1894 al 1897, e precedono di alcuni anni quelli noti con il nome di “Genocidio Armeno( 1915 -1917 )

In quel tempo alcune zone dell’Impero Ottomano, abitate da popolazione di origine armena, soprattutto nell’Anatolia, si erano sollevate contro l’Impero ormai in declino dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano da parte dell’Impero russo nella guerra russo-turca del 1877-1878.

La repressione ottomana per schiacciare la dissidenza fu brutale. Si parla di 250.000 / 300.000 vittime-

Nonostante simili eccidi fossero già avvenuti nel corso della storia contro il popolo armeno sotto l’Impero Ottomano, questa volta, grazie all’invenzione del telegrafo nel 1890, la notizia dei massacri si diffuse velocemente in tutto il mondo, causando la condanna dell’accaduto da parte di gran parte delle nazioni civilizzate.

 

 

notizie nel link :

MASSACRI HAMIDIANI

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacri_hamidiani

 

 

 

 

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Sul Ponte di Perati –Tre Castelli — Canti D’Osteria

 

 

I Tre Castelli sono stati il gruppo leader della nuova canzone popolare piemontese vincendo i principali festival regionali piemontesi e lanciando canzoni che fanno parte della tradizione.

 

 

 

 

 

 

 

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Nature is Amazing ☘️ @AMAZlNGNATURE – 17.31 — 3 maggio 2024 — grazie !

 

Il modo in cui questi procioni arrivano in modo ordinato ed estendono entrambi gli arti per riceverlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cipro, nello stormo c’è un fenicottero nero– — Repubblica, 11 Aprile 2015

 

 

 

 

 

 

 

Il raro avvistamento che ha lasciato a bocca aperta gli appassionati di birdwatching. Un raro esemplare di fenicottero nero è stato fotografato nelle acque di un lago salato, nei pressi della base britannica RAF ad Akrotiri, sulla costa Sud dell’isola di Cipro, non lontano da Limassol. Un evento non usuale tra gli uccelli noti per il loro piumaggio rosa, dovuto alla dieta a base di beta-carotene. Il colore scuro dell’esemplare ”diverso” sarebbe dovuto, spiegano gli esperti, ad un’anomalia genetica chiamata ”melanismo”, causa del colore scuro delle piume. Un evento analogo è avvenuto in Israele nel 2014.

 

 

REPUBBLICA — 11 Aprile 2015
https://www.repubblica.it/ambiente/2015/04/11/foto/cipro_nello_stormo_c_e_un_fenicottero_nero-111725252/1/

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Pietà l’è Morta — Nuovo Canzoniere Partigiano – 2017 — una versione un po’ diversa.. — Musica ” Sul ponte di Perati “, parole di Nuto Revelli, che fu coautore anche della ” Badogliede ” + altro + Badoglieide

 

 

canzoniere

 

 

Il Nuovo Canzoniere Partigiano nasce da un lavoro di ricerca e attualizzazione dei canti della Resistenza
italiana.
Canti di lotta su nuovi percorsi sonori per ricordare, dopo più di 70 anni, uno dei momenti più importanti
della storia del popolo italiano. Atmosfere che vanno dal post-rock al punk e al folk per dare una nuova
vita canzoni che fanno parte del bagaglio culturale del paese.
“Con queste canzoni vogliamo provare ad avvicinare i giovani di oggi ai coetanei di allora per
salvaguardare un pensiero di giustizia e libertà, un germoglio di condivisione e impegno civile”.
Il disco, dal titolo omonimo, raccoglie sei canzoni, registrate in presa diretta da Maurizio Baggio a La Distilleria durante lo scorso inverno.
5 canti tradizionali e una canzone inedita, “Marola”, frutto del lavoro di ricerca del gruppo, che ha scovato  un testo, originariamente un canto legato alla tradizione orale dell’alto vicentino e ne ha riscritto la musica
(storicamente il testo veniva cantato sull’aria de Lo Spazzacamino). “Marola” racconta dell’eccidio ad opera dei soldati tedeschi avvenuto sulle colline tra i paesi di Zugliano e Chiuppano (Vi).

Il Nuovo Canzoniere Partigiano è formato da Silva Cantele (Phill Reynolds, Miss Chain & The Broken
Heels), Andrea Grigolato (Il Buio), Francesco Cattelan (Il Buio), Alberto Brunello (Hexn, Hartal!),
Alberto Zordan (Il Buio) e Maurizio Baggio (produttore di band come The Soft Moon, Merchandise,
Death Index, etc).

 

CANZONI CONTRO LA GUERRA
https://www.antiwarsongs.org/artista.php?id=18546&lang=it&rif=1

 

 

 

 

 

Pietà l’è morta (Canto dei partigiani alpini piemontesi sul motivo di “Sul ponte di Perati, bandiera nera”, testo di Nuto Revelli)

Lassú sulle montagne
Bandiera nera:
L’è morto un partigiano
Nel far la guerra.
L’è morto un partigiano
Nel far la guerra,
Un altro italiano
Va sotto terra.
Laggiù sotto terra
Trova un alpino,
Caduto nella Russia
Con il Cervino.
Ma prima di morire
Ha ancor pregato:
Che Dio maledica
Quell’alleato.
Che Dio maledica
Chi ci ha tradito,
Lasciandoci sul Don
E poi è fuggito.
Tedeschi traditori
L’alpino è morto,
Ma un altro combattente
Oggi è risorto.
Combatte il partigiano
La sua battaglia:
Tedeschi e fascisti
Fuori d’Italia!
Tedeschi e fascisti
Fuori d’Italia!
Gridiamo a tutta forza
«Pietà l’è morta!».

 

 


Nuto Revelli in valle Stura nel 1944, comandante della Brigata Giustizia e Libertà “Carlo Rosselli“.

 

 

 

NUTO REVELLI

 

«…Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza, come eravamo cresciuti noi della “generazione del Littorio“. Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta…»

 



Benvenuto Revelli, detto Nuto (Cuneo21 luglio 1919 – Cuneo5 febbraio 2004) è stato uno scrittoreufficiale e partigiano italiano. Ufficiale effettivo degli Alpini durante la seconda guerra mondiale, partecipò alla seconda battaglia difensiva del Don.

Dal 16 gennaio 1943 al 4 febbraio visse in prima persona le fasi della ritirata di Russia a Belgorod, partecipando tra le altre alla battaglia di Nikolaevka. In marzo rientrò in Italia, subito ricoverato per una grave forma di pleurite.

Il 26 luglio a Cuneo vide la caduta del fascismo e poi, con l’armistizio dell’8 settembre, visse lo sfascio dell’esercito e l’occupazione tedesca della città. Dal 13 settembre 1943 iniziò, collegandosi ad altri resistenti, a raccogliere materiali ed a prendere contatti per una formazione di pianura, poi entrando nella Banda Italia Libera delle formazioni Giustizia e Libertà del Cuneese.

DA : WIKIPEDIA  link

 

 

 

Insieme a Piero Bellino e ad altri ufficiali costituisce una formazione partigiana che chiama “Compagnia Rivendicazione Caduti” proprio in nome dei tantissimi soldati morti in Russia.

Nel febbraio del 1944 sale a Paraloup (Valle Stura), sede della banda Italia Libera di Dante Livio Bianco e Duccio Galimberti e si unisce alle formazioni di Giustizia e Libertà, acquisendo un ruolo di primaria importanza anche in ragione della sua esperienza militare.

Fronteggiati i rastrellamenti della primavera a capo della IV Banda, Nuto Revelli assume quindi il comando della Brigata Valle Vermenagna e della Brigata Valle Stura “Carlo Rosselli”, inquadrate nella I Divisione GL. Con queste forze, nell’agosto del 1944 riesce a bloccare, in una settimana di scontri durissimi, i granatieri della 90ª Divisione corazzata tedesca che puntava al valico del Colle della Maddalena, agevolando così lo sbarco degli Alleati nel sud della Francia.

Nei giorni della Liberazione, Revelli comanda la V Zona partigiana del Piemonte.

 

DA : 

Fondazione Nuto Revelli Onlus
https://nutorevelli.org/biografia/

 

 

 

— video, 4.51– pubblicata da Gedi

PARLA NUTO REVELLI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE NUTO REVELLI

 

 

FAUSTO AMODEI (  Torino, 1934 ) –fonda il gruppo Cantacronache a Torino nel 1958 assieme a Michele StranieroGiorgio De MariaMargotEmilio JonaSergio Liberovici, e al quale contribuirono e collaborarono anche letterati e poeti del calibro di Italo Calvino e Franco Fortini.
Oltre alla musica,  inizia la sua attività politica nel movimento laico di sinistra Unità Popolare, fondato da Ferruccio Parri; nel 1966 diverrà anche deputato del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.

 

 

 

LA BADOGLIEDE  – TESTO SOTTO

canzone scritta da Nuto Revelli, Ivanoe Bellino, Alberto e Livio Bianco, Nino Monaco.

 

*** L’ha sempre cantata meravigliosamente, con più rabbia e decisione di FAUSTO AMODEI,

 

LA NOSTRA DONATELLA ( D’IMPORZANO )

 

 

 

 

 

 

O Badoglio, Pietro Badoglio
ingrassato dal Fascio Littorio
col tuo degno compare Vittorio
ci hai già rotto abbastanza i coglion. (rit.)

T’l’as mai dit parei
T’l’as mai dit parei
T’l’as mai dit, t’l’as mai fait,
T’l’as mai dit parei
T’l’as mai dilu:
Si Si T’l’as mai falu:
no no tutto questo salvarti non può.

Ti ricordi quand’eri fascista
e facevi il saluto romano
ed al Duce stringevi la mano
sei davvero un gran bel porcaccion.

Ti ricordi l’impresa d’Etiopia
e il ducato di Addis Abeba
meritavi di prender l’ameba
ed invece facevi i milion.

Ti ricordi la guerra di Francia
che I’Italia copriva d’infamia
ma tu intanto prendevi la mancia
e col Duce facevi ispezion.

Ti ricordi la guerra di Grecia
e i soldati mandati al macello,
e tu allora per farti piu bello
rassegnavi le tue dimission.

A Grazzano giocavi alle bocce
mentre in Russia crepavan gli alpini
ma che importa,
ci sono i quattrini
e si aspetta la buona occasion.

L’occasione è arrivata
È arrivata alla fine di luglio ed allor,
per domare il subbuglio,
ti mettevi a fare il dittator.

Gli squadristi li hai richiamati
gli antifascisti li hai messi in galera
la camicia non era piu nera
ma il fascismo restava il padron.

Era tuo quell’Adami-Rossi[3]
che a Torino sparava ai borghesi;
se durava ancora due mesi
tutti quanti facevi ammazzar.

Mentre tu sull’amor di Petacci [4]
t’affannavi a dar fiato alle trombe
sull’Italia calavan le bombe
e Vittorio calava i calzon.

I calzoni li hai calati
anche tu nello stesso momento
ti credevi di fare un portento
ed invece facevi pietà.

Ti ricordi la fuga ingloriosa
con il re, verso terre sicure;
siete proprio due sporche figure,
meritate la fucilazion.

Noi crepiamo sui monti d’Italia
mentre voi ve ne state tranquilli
ma non crederci tanto imbecilli
da lasciarci di nuovo fregar.

No, per quante moine facciate
state certi più non vi vogliamo
dillo pure a quel gran ciarlatano
che sul trono vorrebbe restar.

Se Benito ci ha rotto le tasche
tu, Badoglio, ci hai rotto i coglioni;
pei fascisti e pei vecchi cialtroni
in Italia più posto non c’è.

La canzone veniva soprattutto cantata dai partigiani delle Brigate Giustizia e Libertà

 

 

 

IL NUMERO 1 DELLA SERIE CANTACRONACHE

Cantacronache 1 (1971, Vinyl) - Discogs

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MARCO MAFFETTONE / ANSA.IT — 2 MAGGIO 2024 – 18.48 ::: Teste, ‘007 imputato partecipò alle indagini su morte Regeni’. Emerge dall’audizione di quattro investigatori del Ros e dello Sco

 

 


ANSA.IT — 2 MAGGIO 2024 – 18.48https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/05/02/teste-007-imputato-partecipo-alle-indagini-su-morte-regeni-_16bd947a-b267-4e4b-afcc-bd36278a6919.html

 

 

Teste, ‘007 imputato partecipò alle indagini su morte Regeni’.

Emerge dall’audizione di quattro investigatori del Ros e dello Sco

 

Teste, 007 imputato partecipò a indagini su morte Regeni – ( vedi foto sotto )

 

MARCO MAFFETTONE

 

 

Nel corso del sopralluogo effettuato il 10 febbraio del 2016 sul luogo dove venne trovato il corpo di Giulio Regeni dai due team investigativi, uno egiziano e l’altro italiano, era presente anche uno degli 007 imputati nel processo a Roma.

 

 

Uno degli 007 imputati nel processo nel corso del sopralluogo dove venne trovato il corpo di Regeni

 

 

È quanto è emerso dall’audizione, nel procedimento a carico di quattro appartenenti alla National security, degli investigatori del Ros e dello Sco. Nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’assise della Capitale sono state mostrare le foto che ritraggono l’ufficiale Uhsam Helm presente al sopralluogo sulla strada che collega Il Cairo con Alessandria.
Secondo i testi l’imputato ha partecipato anche a quasi tutti gli incontri dei team investigativi nel corso delle indagini sul caso.

“All’inizio ci fu una apparente collaborazione, ci consentirono di assistere alle assunzioni di testimonianze ma noi cercavamo riscontri oggettivi. Fin da subito – ha detto in aula il direttore del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, Vincenzo Nicolì – le autorità egiziane furono informate che ciò che era emerso dall‘autopsia svolta in Italia non era compatibile con le loro ipotesi investigative come l’incidente stradale”.

Nel corso delle indagini “ci furono prospettate altre ipotesi come il coinvolgimento di Giulio Regeni in un traffico di opere d’arte rubate, altre che riguardavano la sua sfera sessuale, poi quella di uno scontro fisico con una persona davanti all’ambasciata. Tutto queste ipotesi investigative della polizia egiziana – ha aggiunto – non erano però assolutamente riscontrate. Proprio quando il 24 marzo 2016 decidiamo di far rientrare il team investigativo, con i nostri uomini che erano in aeroporto, ho sentito la notizia che gli egiziani sostenevano di aver trovato gli assassini di Giulio Regeni e allora li ho chiamati per dirgli di non partire e di rimanere lì”.

Raccontando dell’evolversi della collaborazione investigativa i testimoni hanno fatto riferimento ad un incontro avvenuto nell’aprile del 2016. “La parte italiana – hanno aggiunto Nicolì – in quell’occasione ha dato conto delle richieste fatte dal nostro Paese rimaste inevase, soprattutto sui dati tecnici.

Nel corso dell’incontro dopo l’intervento del professor Fineschi che aveva eseguito l’autopsia sul corpo del ricercatore, il clima divenne più rigido. Dopo questo incontro ci fu il ritiro dell’ambasciatore da parte dell’Italia”.

In aula sono state poi mostrate le foto dei corpi dei cinque uomini indicati dalla polizia egiziana come responsabili della morte di Regeni e uccisi a loro dire durante un conflitto a fuoco. “C’è un’incompatibilità tra le immagini del pulmino e dei corpi con la ricostruzione di un conflitto a fuoco. Dall’analisi sul telefono trovato addosso a uno dei cinque uomini è emerso che, a mezz’ora della scomparsa di Giulio, si trovava a 100 chilometri dal centro del Cairo”, ha aggiunto il funzionario dello Sco, Alessandro Gallo.

Nel corso dell’udienza di oggi, ha detto l’avvocato Alessandra Ballerini, legale dei genitori di Giulio Regeni, “è emersa l’assoluta mancata collaborazione egiziana, l’ostruzionismo e i depistaggi. L’inizio della ricostruzione di queste difficoltose indagini al Cairo, e anche il clima di intimidazione. C’erano molte contestazioni da parte degli egiziani e molto ostruzionismo. Abbiamo capito le informalità con cui sentivano questi testimoni, non venivano fatti verbali.
Ai nostri investigatori di fatto era impedito di fare domande dirette, ed anche chiedere agli egiziani di fare delle domande se questi non le ritenevano pertinenti o più che altro le ritenevano scomode non le ponevano ai ‘testi'”, ha concluso.

 

Nota :

—  SCO 

Il Servizio centrale operativo è un reparto della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Coordina le squadre mobili delle questure italiane e l’attività investigativa sulla criminalità organizzata. E’ stato istituito nel 1989-

SEGUEhttps://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_centrale_operativo

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SLAM ( = Saint Louis Art Museum ) : Arts of Africa, Oceania and the Americas @slam_african — 11.38 — 2 maggio 2024 + altro

 

 

 

Immagine

 

Frammento di un fregio architettonico

 

 

CULTURA : ZAPOTECA

Periodo tardo classico , 600–900

Terracotta con calce e pigmento buff

Stato di OaxacaMessicoAmerica settentrionale e centrale

Elementi architettonici, ceramica

(18,7 x 33,3 x 8,3 cm)

 

da :

Fragment of an Architectural Frieze

 

Il Saint Louis Art Museum è uno dei musei d’arte più importanti della nazione e contiene più di 30.000 opere d’arte. Le nostre collezioni includono opere di eccezionale qualità provenienti praticamente da ogni cultura e periodo di tempo. Aree di notevole spessore includono l’arte oceanica, l’arte precolombiana, gli antichi bronzi cinesi e l’arte europea e americana della fine del XIX e del XX secolo, con particolare forza nella pittura tedesca del XX secolo. Il Museo offre anche una gamma completa di mostre, una biblioteca di ricerca, un programma vario di eventi speciali e programmi educativi e comunitari. L’ingresso al Museo e alla sua collezione è gratuito tutti i giorni. Le tariffe di ammissione alle mostre in primo piano variano; Il venerdì l’ingresso alle mostre in evidenza è sempre gratuito.

 

nota : 

 

ZAPOTECHI O POPOLO DELLE NUBI

 

Gli Zapotechi (o il “Popolo delle Nubi“; in lingua zapotecaBen Zaa; in lingua nahuatlTzapotecatl) erano una civiltà precolombiana che fiorì nella Valle di Oaxaca, nella parte meridionale della Mesoamerica. Alcuni reperti archeologici dimostrano che la loro origine risale almeno a 2600 anni fa. Molte testimonianze del loro passato sono state rinvenute nell’antica città di Monte Albán sotto forma di costruzioni, campi per il gioco della palla, magnifiche tombe ed ornamenti funebri, compresi gioielli in oro lavorati finemente. Monte Albán fu la capitale dell’area governata dai Zapotechi, quasi corrispondente all’attuale stato messicano di Oaxaca. Intorno al XV secolo, gli Zapotechi vennero conquistati dagli Aztechi, che però non riuscirono a sottometterli completamente.

 

MAPPA  ( parte segnata dentro un circolo ) DELL’AREA DELLA CIVILTA’ ZAPOTECA SVILUPPATASI NEL PERIODO PRE-COLOMBIANO  NELLA MESOAMERICA

Yavidaxiu – Trabajo propio, basado en cartografía producida por User:Koba-chan

 

 

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LA MESOAMERICA

 El ComandanteHasta ∞ – Mesoamérica_relief_map.png Region_Mesoamerica.png

 

Mesoamerica (dal greco μέσος, mesos = che sta nel mezzo) si definisce la regione dell’America centrale e latina, comprendente la metà meridionale del Messico, i territori di GuatemalaEl Salvador e Belize, la parte occidentale dell’HondurasNicaragua e Costa Rica. Non deve essere confusa con la regione mesoamericana, concetto coniato per denominare una regione geo-economica da organizzazioni internazionali quali la OCSE.

 

Secondo alcuni,  il primo complesso mesoamericano si sviluppò tra i secoli XV e XII a.C., periodo contemporaneo alla civiltà olmeca e durò fino alla colonizzazione europea delle Americhe. Di questo crogiuolo di lingue ed etnie,  le più studiate furono la civiltà mexica, la civiltà maya, la civiltà teotihuacana, la civiltà zapoteca, la civiltà mixteca, la civiltà olmeca o la civiltà tarasco. Ci sono però altri popoli che hanno iniziato a studiare solo recentemente a seguito di nuove scoperte archeologiche-

 

 

testo e mappe da : https://it.wikipedia.org/wiki/Mesoamerica

 

 

 

NOTA 2 —

 

ST LOUIS ART MUSEUM — CITTA’ DI SAINT LOUIS, MISSOURI

 

 

 

 

L’edificio si trova nel Forest Park.

 

 

 

Forest Park- il museo è un puntolino sulla parte sinistra centrale, c’è  il disegno della facciata con le colonne

 

 

 

La nuova ala del Museo–  (SLAM = Saint Louis Art Museum )
East Building, la nuova ala progettata dall’architetto britannico Sir David Chipperfield
HOUYIMIN – Opera propria

 

volendo, qui trovate una serie di quadri appartenenti al MUSEO:
https://en.wikipedia.org/wiki/Saint_Louis_Art_Museum#/media/File:Hans_Holbein_the_Younger_-_Mary,_Lady_Guildford_(Saint_Louis_Art_Museum).JPG

 

 

 

 

CARTINA DELLO STATO DEL MISSOURI NEGLI STATI UNITI

 

 

 

 

 

 

 

IL MISSOURI NEGLI STATI UNITI

 

 

 

LA CAPITALE E’ JEFFERSON CITY  ( vedi cartina sopra )

La città più grande è KANSAS CITY

La contea più grande è quella di Saint Louis

 

*** Gli scavi archeologici lungo le valli fluviali hanno mostrato insediamenti continui sin dal 9000 a.C. circa.

 

 

 

*** La Union Station di St. Louis era la stazione ferroviaria più grande e trafficata del mondo quando fu inaugurata nel 1894.

non definito

 

Segue : https://en.wikipedia.org/wiki/Missouri

 

 

Missouri, il fiume | Elle

IL FIUME MISSOURI
foto da : ELLE

 

Little Bit of, St. Louis, Missouri, America

st louis

 

 

Chiatta sul MississippiIL MISSISIPI NEI PRESSI DI ST LOUIS

 

 

 

Distretto dell'energia e della luce a Kansas City, Missouri in una soleggiata giornata autunnale

KANSAS CITY

 

Kansas City skyline at sunset, Kansas City, Kansas, USA

KANSAS CITY

 

 

Drone aerial view of State Capitol of Missouri and Missouri River, Jefferson City, Missouri

 

JEFFERSON CITY LA CAPITALE DEL MISSOURI

 

 

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ANSA.IT/ LONDRA -.- 23 APRILE 2024 — 02.01 – Migranti, il parlamento del Regno Unito approva il piano Ruanda– +++ ANSA.IT — 1 MAGGIO 2024– 16.27 :: Regno Unito, la polizia preleva i migranti destinati in Ruanda dalle loro case

 

 

ANSA.IT/ LONDRA -.- 23 APRILE 2024 — 02.01
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/04/23/migranti-il-parlamento-del-regno-unito-approva-il-piano-ruanda_af348325-a7f5-430d-8d86-318db293cd48.html

 

Migranti, il parlamento del Regno Unito approva il piano Ruanda

Vittoria combattuta per il premier Sunak

ANSACheck

 

LONDRA

 

 

 

Il controverso piano del governo britannico di trasferire in Ruanda i richiedenti asilo giunto illegalmente nel Regno ha avuto il via libera parlamentare, dopo un rimpallo-maratona tra le camere dei Lord e dei Comuni durato fino a tarda notte.

I membri non eletti della Camera alta, che esaminano le proposte legislative, hanno ripetutamente rimandato il piano emendato ai parlamentari della Camera bassa ma alla fine hanno accettato di non apportare ulteriori modifiche, garantendo che il dl ora diventi legge.
Il primo ministro britannico Rishi Sunak e i conservatori al potere hanno cercato di far approvare una legislazione che obbligherà i giudici a considerare la nazione dell’Africa orientale come un Paese terzo sicuro.

Vogliono anche dare ai decisori in materia di richieste di asilo il potere di ignorare sezioni del diritto internazionale e nazionale sui diritti umani per aggirare una sentenza della Corte suprema del Regno Unito secondo cui l’invio di migranti con un biglietto di sola andata a Kigali è illegale. Ma il governo britannico ha dovuto affrontare una battaglia parlamentare per raggiungere questo obiettivo. La Camera dei lord ha criticato il disegno di legge ritenendolo inadeguato, chiedendo in particolare che il Ruanda non potesse essere considerato sicuro finché un organismo di controllo indipendente non lo avesse affermato. I parlamentari alla Camera dei comuni, dove i conservatori hanno la maggioranza, hanno votato contro ogni emendamento e hanno chiesto ai lord di ripensarci in un processo noto come ‘ping pong parlamentare’. La Camera alta non eletta, dove non esiste la maggioranza assoluta per nessun partito, ha puntato i piedi.
Ma poco prima di mezzanotte alla fine hanno ceduto alla volontà dei parlamentari eletti e ha accettato di non apportare ulteriori emendamenti, ponendo fine allo stallo e garantendo che il disegno di legge riceverà ora il consenso reale per diventare legge. Il governo di Sunak è stato sottoposto a crescenti pressioni per ridurre il numero record di richiedenti asilo che attraversano la Manica dal nord della Francia su piccole imbarcazioni, in particolare a seguito della promessa di un approccio più duro all’immigrazione dopo che il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea.

 

 

 

ANSA.IT — 1 MAGGIO 2024– 16.27

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2024/05/01/regno-unito-la-polizia-preleva-i-migranti-destinati-in-ruanda-dalle-loro-case_0f623b71-794d-460f-9a6d-36aa44bdaca3.html

 

Regno Unito, la polizia preleva i migranti destinati in Ruanda dalle loro case

 

video, 1.21

 

 

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Possibile @PossibileIt – 30 aprile 2024 – 21.29 — grazie caro Possibile !

 

 

«Non è antisemita ritenervi responsabili delle vostre azioni.» Le parole di

. #CeasefireForGazaNOW

 

 

 

 

 

 

Immagine

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Mauro Biani @maurobiani — #PrimoMaggio #1maggio2024 #lavoro #lavoratori

 

 

Buon #1ºmaggio di lotta. #PrimoMaggio #1maggio2024 #lavoro
#lavoratori
Eravamo insieme.
Oggi su @repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PRIMO MAGGIO 2024 — La festa del Primo Maggio in tutto il mondo

 

 

ANSA.IT — 1 MAGGIO 2024
https://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2024/05/01/la-festa-del-primo-maggio-in-tutto-il-mondo_acb046f2-68d2-4d51-a3cd-9931dbfea43e.html

 

 

La festa del Primo Maggio in tutto il mondo

 

Festa internazionale del Lavoro

 

Festa internazionale del Lavoro © ANSA/AFP

01 maggio 2024, 16:26

Redazione ANSA

 

Festa internazionale del Lavoro

Tunis marks International Labor Day

TUNISI  1° MAGGIO 2024

 

 

Festa internazionale del Lavoro

 

 

 

 

Festa internazionale del Lavoro

 

 

 

Festa internazionale del Lavoro

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA  FESTA DEL LAVORO

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA — FESTA DEL LAVORO

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA  – FESTA DEL LAVORO

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA – FESTA DEL LAVORO

 

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA-

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA

 

 

 

 

Warsaw marks International Labor Day

VARSAVIA — FESTA DEL LAVORO

 

 

 

 

 

Singapore marks International Labor Day

SINGAPORE —

 

 

 

Singapore marks International Labor Day

 

 

 

 

Singapore marks International Labor Day

 

 

 

 

Sarajevo marks International Labor Day

SARAJEVO

 

 

 

Sarajevo marks International Labor Day

SARAJEVO

 

 

 

Tunis marks International Labor Day

TUNISI

 

 

 

 

Tunis marks International Labor Day

TUNISI –

 

 

 

International Labour day

 

 

 

 

International Labour day

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PAOLO JANNACCI E STEFANO MASSINI : ” L’UOMO NEL LAMPO ” — Compositori: Maurizio Bassi / Paolo Jannacci / Stefano Massini

 

 

L’uomo nel lampo

 

 

 

Testo

Ehi, ehi Michè, sono io Michè, questa voce lontanaDicono: “Sai, la vita è strana”Ma più che strana è proprio bastardaEd io lo so, perché mi riguarda

Da quando il mio filo si è rotto, sono una foto appesa in salottoE in quella foto, oltretutto, ma dai, Michè, sono così brutto?Occhi chiusi, viso scuro, che se mi avessero detto, giuro“Questa foto resterà di te”, accidenti, Michè, mi sarei messo in posaUno, due, tre, flash, perfettoSono io, sì, sono l’uomo di cui ti hanno dettoChe un lampo mi portò viaE di me non resta che una fotografia

C’era una volta un uomo che vide come un lampoSorrise e alzò le mani, come per abbracciarloL’uomo nel lampo che non è più tornatoLo videro in quel lampo e lì si è addormentatoProprio quel lampo che portò via mio padreE che, da quel momento, è musica nel vento

Sai, Michè, non è che sono solo in questo postoC’è più folla che a Rimini d’agostoTutti come me, finiti fuori pista, tutti fuori dalla listaTutti con il marchio addosso di questo paradossoChe il lavoro porta sotto terraE l’operaio muore come in guerra

Ma io, Michè, io che ridevo anche dei guaiIo, che la battuta non mi mancava maiQuando mi dicono: “La fabbrica è una miniera”Rispondo: “No, piuttosto è una galera”Perché loro si fanno l’ora d’ariaE pure noi, nel senso che saltiamo in ariaE nelle fiamme di sei metri e viaPassi da uomo a fotografia

C’era una volta un uomo che vide come un lampoSorrise e alzò le mani, come per fermarloL’uomo nel lampo che non è più tornatoLo videro in quel lampoQuesto lampo non ha odore né coloreIl lampo uccide, ma senza far rumorePoi ti guardi ad uno specchioE lì, vorresti perdonare

E vabbè, basta dai, da questa foto mi guardo intornoE non ho smesso un solo giornoIn silenzio, fotografato e muto, di dirti“Ciao Michè, sono il padre che non hai conosciuto”

 

 

 

 

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GIUSEPPE SEDIA, VARSAVIA – Kaczynski, l’alleato polacco di Meloni, attacca l’Europa –IL  MANIFESTO 27 APRILE 2024

 

 

IL  MANIFESTO 27 APRILE 2024
https://ilmanifesto.it/kaczynski-lalleato-polacco-di-meloni-attacca-leuropa

 

Kaczynski, l’alleato polacco di Meloni, attacca l’Europa

 

VERSO LE EUROPEE. Alla convention organizzata dal Pis il leader, un peso massimo nella casa del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei, si scaglia contro il Green Deal e la politica monetaria Ue

 

 

 

Kaczynski, l’alleato polacco di Meloni, attacca l’Europa

Varsavia, Jarosław Kaczyński alla convention del Pis – Ap

 

La destra populista in Polonia si scaglia contro il Green Deal in vista delle elezioni europee e, «e per rifiutarlo che vogliamo andare al parlamento europeo», ha dichiarato ieri il numero uno del partito Diritto e giustizia (Pis) Jarosław Kaczyński. E stato un discorso piuttosto radicale quello di Kaczyński alla convention preelettorale organizzata ieri dal Pis a Varsavia. Lo slogan scelto per l’adunata nella capitale polacca parla da solo: «Polacchi liberi rispetto alle modifiche dei trattati Ue».

 

Kaczyński ha infatti chiuso la porta a qualsiasi cambiamento di regole nei rapporti con Bruxelles: «Nessun polacco onesto sarebbe disposto ad accettarlo». Sulla politica monetaria le sue idee sono sempre le stesse: «L’Ue vorrebbe imporre l’euro alla Polonia e spedire le 360 tonnellate di oro delle nostre riserve in direzione Francoforte».

Al Paese sulla Vistola verranno assegnati a giugno 53 seggi al parlamento europeo. Questa volta il Pis punta a portare una ventina di deputati nell’emiciclo di Strasburgo, molto probabilmente qualcuno in meno rispetto ai 25 eletti nel 2019. A dispetto di un gradimento in leggero ribasso, la formazione fondata dai fratelli Kaczyński resterebbe un peso massimo nella casa del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr) guidato da Giorgia Meloni.

Comunque vadano le cose l’influenza del Pis in questa sede resta notevole. E a causa dell’oltranzismo di Kaczyński e dei suoi che Meloni si sarebbe trovata costretta a rinunciare alla scelta di uno Spitzenkandidat “più moderato” dell’Ecr per la Commissione Ue.

«Abbiamo una squadra forte, possiamo contare su persone che possono funzionare bene nell’Ue», ha aggiunto Kaczyński. Questa volta infatti il Pis ha scommesso tutto su nomi grossi, forse anche per minimizzare un’eventuale perdita di consensi. Sono quasi tutti dei fedelissimi di Kaczyński i capilista scelti dalla dirigenza del Pis, come l’ex prima ministra Beata Szydło e l’ex presidente del colosso energetico Pkn Orlen Daniel Obajtek.

Tra i candidati figurano anche i due “neo martiri”, Mariusz Kamiński e Maciej Wąsik, espulsi all’inizio dell’anno dal Sejm, la camera bassa del parlamento, dopo essere stati condannati a due anni di carcere per abuso di potere. I due ex parlamentari, graziati successivamente dal presidente polacco Andrzej Duda – espressione del Pis – restano due nomi di richiamo per mobilitare il proprio elettorato.

A prendere la parola questa settimana in casa Pis anche l’ex premier Mateusz Morawiecki che ha parlato in Ungheria alla Conservative Political Action Conference (Cpac), un raduno dell’ultradestra frequentato anche dagli spagnoli di Vox e dal Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders. «Budapest è una città fantastica, una città della libertà, anche della libertà di parola», ha detto l’ex primo ministro polacco.

Letto a posteriori, il discorso di Morawiecki sembra quasi completare all’intervento di Kaczyński che invece ieri non aveva affondato il colpo su tematiche migratorie: «Siamo attualmente testimoni dell’ennesimo tentativo da parte dei liberali di sinistra di minare la pace e la stabilità in Europa attraverso l’immigrazione illegale».

Ma ieri è stato anche il giorno del congresso della coalizione Lewica (Sinistra). «Vogliamo fare in modo che nessuna madre, nessuna figlia, nessuna conoscente in Polonia venga trattata peggio di un’altra cittadina europea», ha dichiarato l’eurodeputato Robert Biedroń. Alla tornata elettorale dell’8 e 9 giugno Lewica punta a conquistare almeno tre seggi in totale nelle circoscrizioni di Varsavia, Poznań e Katowice.

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