ANSA.IT — 25 gennaio 2026– 19.25 :: Un video anti-ice proiettato a Los Angeles sulle pareti del carcere, proiettato sul penitenziario Twin Towers, l’anticamera della deportazione dei migranti a Los Angeles- – L’opera e’ del collettivo di street artist Vjaybombs

 

 

 

 

video, o.39

 

 

ANSA.IT — 25 gennaio 2026– 19.25

https://www.ansa.it/sito/videogallery/short_video/2026/01/25/un-video-anti-ice-proiettato-a-los-angeles-sulle-pareti-del-carcere_439b6348-63c6-447b-98e1-813c8cf13e61.html

 

 

 

SEGUONO FOTO DA GETTY IMAGES:

*** In questo link su-  Los Angeles, le immagini sono oltre 24 milioni !
https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=los+angeles&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Flos-angeles

 

 

 

Mariachi Square ICE protest

LOS ANGELES, 24 GENNAIO-  ” L’Ice si manda via con la resistenza “- ” L’ice fuori dalla nostra comunità ”

 

 

Silhouette of palm trees in front of a hazy city skyline and mountain backdrop at sunset, Los Angeles, California, USA

tramonto a Los Angeles

 

 

Iranians In Los Angeles Demonstrate Against Current Regime's Crackout On Protesters In Iran

18 gennaio — manifestazione per il figlio dello scià..

 

 

 

 

Iranians In Los Angeles Demonstrate Against Current Regime's Crackout On Protesters In Iran

manifestazioni contro le uccisioni in Iran, 16-18 gennaio, le persone nei sacchi rappresentano gli iraniani uccisi

 

 

 

 

US-IMMIGRATION-ICE-SHOOTING

Renée Godd uccisa a Minneapolis, 10 genn. 26 – manifestazione contro l’Ice

 

 

 

 

US-IMMIGRATION-ICE-SHOOTING

” Basta Ice..”

 

 

Rally, protest, ICE, protest against ICE, protest against incursion into Venezuela, Pershing Square protest, DTLA

L’Ice è la Gestapo di Trump

 

 

 

 

Various tacos and nachos with guacamole and chili con carne served at a street food festival” cibo di strada ” – Street Food–

Various tacos – sono tortilla, morbide o croccanti–  and nachos – sono snack croccanti di farina di mais —  with guacamole – con salsa di avocado- and chili –è stufato piccante di origine tex-mex, a base di carne di manzo, peperoncini, fagioli (spesso rossi) e pomodoro con carne–

tutto è cibo messicano molto diffuso in America

 

 

 

 

Two Palm Trees with Distant Los Angeles

 

 

 

 

 

 

DTLA: Golden Haze

 

 

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video, 0.43 –ANSA.IT / VIDEOGALLERY/ 25 gennaio 2026 — 20.53 :: La fiaccolata silenziosa dieci anni dopo il rapimento di Giulio Regeni. Fiumicello si e’ tinta di giallo in memoria del ricercatore italiano ucciso in Egitto

 

 

video, 0.43

 

ANSA.IT / VIDEOGALLERY/ 25 gennaio 2026 — 20.53

https://www.ansa.it/sito/videogallery/short_video/2026/01/25/la-fiaccolata-silenziosa-dieci-anni-dopo-il-rapimento-di-giulio-regeni_f2f0dc4d-db17-4d5a-a8d8-f2c538f990ac.html

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VINICIUS E TOQUINHO BETHANIA -A tonga da mironga do kabuletê di Vinicius e Toquinho, 1970 + testo e traduzione-

 

 

 

 

 

***

Il testo è ricco di espressioni in yoruba/nagô

( = del popolo Nago, etnia Yoruba, Regno di Ketu (tra Benin e Nigeria), che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione della cultura e della religione afro-brasiliana, in particolare il Candomblé. Durante la tratta degli schiavi, il termine “Nagô” è stato utilizzato in Brasile per designare il più ampio gruppo Yoruba)

e critica l’ipocrisia e la mancanza di empatia, invocando una sorta di “maledizione” o luogo fittizio (la tonga) per chi si comporta male. 

 

testo originale

 

Eu caio de bossa
Eu sou quem eu sou
Eu saio da fossa
Xingando em nagô

Você que ouve e não fala
Você que olha e não vê
Eu vou lhe dar uma pala
Você vai ter que aprender
A tonga da mironga do kabuletê

A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê

Eu caio de bossa
Eu sou quem eu sou
Eu saio da fossa
Xingando em nagô

Você que lê e não sabe
Você que reza e não crê
Você que entra e não cabe
Você vai ter que viver
Na tonga da mironga do kabuletê
Na tonga da mironga do kabuletê
Na tonga da mironga do kabuletê

Você que fuma e não traga
E que não paga pra ver
Vou lhe rogar uma praga
Eu vou é mandar você

Pra tonga da mironga do kabuletê
Pra tonga da mironga do kabuletê
Pra tonga da mironga do kabuletê

 

 

TRADUZIONE DA:
ROCKOL.IT

https://testicanzoni.rockol.it/testi/a-tonga-da-mironga-do-kabulete-toquinho-ctid-9219127

Mi sento incazzato
C’è l’ho con il mondo
È tanto malato
È in coma profondo
C’era una volta un castello
Con fate, principi e um re
A chi ha distruto anche quello
Io devo dirgli dov’è
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A chi prende e non paga
E dimentica il conto
A quello che prega

Con la faccia di santo

A chi non ha una canzone
Per ricordarsi di te
A chi non sente emozione
Io gli dico cos’è
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
Tu con quell’aria arrogante
Non si capisce perché
Conosco un posto elegante
Voglio mandare anche te
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê

A tonga da mironga do kabuletê

A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê
A tonga da mironga do kabuletê

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LA CANTATA ROSSA PER TALL EL ZAATAR DI GAETANO LIGUORI, GIULIO STOCCHI E DEMETRIO STRATOS, 1977 :: Tall El Zaatar è un campo profughi di palestinesi nel Libano, 50 / 60.000 rifugiati armati sterminati durante 57 giorni da.. vedi Wikipedia, ammesso che sia credibile.

 

 

 

 

 

 

Quant’è lunga la strada di Ashrafieh!
Ogni gradino
ogni pietra
ogni passo
sono
secoli interi
di dolore
eterne
costellazioni
cadenti
sulla cieca notte
del cuore
E vanno in fila
nude
fra due ali
di soldati
e immagini di santi
fra la folla
“Più in fretta animali!”
Quante sono?
Cento?
Duecento?
Amna non lo sa
Vede appena i suoi piedi
trascinarsi feriti
nella polvere
un passo
e un altro
e un altro
“Forza!”
“Che ci andiamo a divertire!”
Poi
sulla schiena
un colpo
Amna non sente
Ha dodici anni Amna
E pensa al padre
ai fratelli
agli amici
rimasti laggiù
nel gran fuoco
di Tall el Zaatar
“Dì
Lo sai che cos’è questo?”
Qualcuno l’afferra per i capelli
“Guarda!”
le agita qualcosa
davanti al viso
Una croce
“E’ nostro Signor Gesù Cristo
Troia!”
Amna non vede
Cammina
cammina
cammina
e non ha
che il gran fuoco
di Tall el Zaatar
negli occhi
Uno sputo
un colpo
una spinta
Amna cammina
Un passo
e un altro
e un altro
Secoli
interi
di dolore
sulla strada
di Ashrafieh
Poi una porta
La spingono dentro
Fumo
grida
imprecazioni
dal soffitto
una lampadina
l’odore
penetrante
di corpi sudati
“Come ti chiami?”
“Amna hai detto?”
Ridono
“Vieni qui
Amna!
Amna!
Amna!”
Sente il loro respiro
mani chela frugano
l’afferrano
la prendono
la frugano
l’afferrano
la prendono
la fanno girare
da una parte
all’altra
Amna!
Amna!
Amna!
“Apri le gambe
che vediamo
cosa ci nascondi
in mezzo!”
“Girati Amna
il culo Amna
muovi un po’
il culo Amna!”
Amna!
Amna!
Amna!
Da una parte
all’altra all’altra
e mani e respiri
e man e mani
“Perché non balli?
Su da brava
balla comunista
facci vedere
muovi il culo
su Amna
Balla!
Balla!
Balla!”
Battono le mani
gridano
ridono
gridano
battono le mani
“Avanti balla
in piedi bestia
balla palestinese!”
“In piedi
balla
in piedi
balla
in piedi
balla!”
Lampadine
porte
pareti
mani
fumo
grida
di qua
di là
da una parte
all’altra
all’altra
all’altra
Amna!
Amna!
Amna!

“Girati Amna
muoviti Amna
in piedi Amna
bestia Amna
balla Amna
avanti balla
palestinese
comunista
bestia Amna
balla
balla
palestinese balla
balla
palestinese
palestinese
palestinese!”

 

Radio Popolare:  Agosto Nero Cantata Rossa

apri qui::

https://www.radiopopolare.it/tall-el-zaatar-gaetano-liguori-agosto-nero-cantata-rossa

 

 

 

WIKIPEDIA – MASSACRO DI TELL AL-ZAR—apri il link
https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Tell_al-Za%27tar#/media/File:JeanJacquesKurz-DestructionOfTellAlZaatar1976-ICRC-AV-Archives-V-P-LB-D-00003-18.jpg

 

 

 

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Jean-Jacques Kurz – https://avarchives.icrc.org/Picture/46875

 

 

Il massacro di Tell al-Zaʿtar (in arabo مذبحة تل الزعتر?Madhīḥa Tell al-Zaʿtar) è avvenuto il 12 agosto 1976 durante la guerra civile libanese. Tell al-Zaʿtar (La Collina del Timo) era un campo di rifugiati palestinesi gestito dall’UNRWA, e ospitava circa 50 00060 000 rifugiati ed armati nella zona nord-orientale di Beirut.

 

 

Tall el Zaatar: campo profughi palestinese in Libano dove si consumò uno dei peggiori massacri ad opera delle milizie cristiane sostenute da Israele, ancora prima del massacro, ancor peggiore, di Sabra e Chatila (1982). Con il massacro di Tall el Zaatar si ebbe anche la totale espulsione dei palestinesi dal sud del Libano.

 

 

 

FILM- DOCUMENTO – link sotto

 

Tall el Zaatar – La collina del timo

 

“Durante i 57 giorni di violenta battaglia, nessuna macchina da presa ha potuto avvicinarsi al campo di Tall el Zaatar”.
“Le testimonianze della popolazione, dei combattenti e dei responsabili politici, militari e sanitari del campo sono state raccolte alla fine di agosto 1976”.

Queste due frasi – che precedono i titoli del film – riassumono la natura di un’opera – documento che costituisce una testimonianza corale su uno degli episodi più atroci ed eroici di questi ultimi anni e una tappa fondamentale nelle storia del popolo palestinese.

Il materiale, girato da operatori palestinesi, con l’aggiunta di brevi sequenze di repertorio, è stato poi organizzato, montato e musicato in Italia.

 

 

se vuoi, apri il link sotto

video, 1 h 22 min.  https://vimeo.com/648481699?fl=pl&fe=cm

 

 

 

 

I cinquantatré giorni

Giulio Stocchi e Gaetano Liguori

 

 

..questo popolo
ha sette anime
ogni volta che muore
rinasce più giovane
e bello
(Tewfiq Zayad)

 

 

Questo pezzo apriva la Cantata rossa per Tall el Zaatar 
1977

 

 

Cantata Rossa

 

 

«Ci sono momenti in cui si fa fatica a scrivere di musica. Ci sono momenti in cui la musica neanche la si vorrebbe sentire, per stare fermi e meditare. Questo è un momento così. Ma la potenza della musica è infinita e anche sull’orlo di una tragedia riesce a farsi strada, ad arrivare fino a te e a parlarti con i suoni e le parole giuste. E allora come lo si deve leggere se non come un segno del destino (beffardo? Benevolo? A voi la scelta) il fatto che proprio da quest’estate sia finalmente disponibile in cd un disco seminale?

 

“La cantata rossa per Tall El Zaatar” con cui Gaetano Liguori (jazzista, autore delle musiche) e Giulio Stocchi (poeta-operaio, autore dei versi) hanno voluto nel lontanissimo 1977 celebrare la tragedia del popolo palestinese, ricordando la strage del 1976, l’epilogo di un processo di vera e propria “pulizia etnica” portata avanti delle milizie falangiste cristiane, in Libano, per eliminare dalla parte orientale di Beirut qualunque presenza palestinese, musulmana, progressista.»
(dalla recensione su Bielle)

 

Le stragi hanno sempre lo stesso nome e lo stesso odore, da chiunque provengano. Liguori propose di fare un disco a memoria del massacro, durato 53 giorni, a Giulio Stocchi, poeta popolare legato al Movimento Studentesco. Demetrio Stratos e’ coinvolto in un brano “Amna”, recitato e accompagnato dal piano straniato di Liguori che, per sua stessa definizione si ispira al Pierrot Lunaire di Schoenberg.

 

E la voce di Stratos lasciata libera di vagare e dar corpo alla storia della dodicenne Amna che, sopravvissuta al massacro, e’ destinata a divertire i falangisti in un bordello si impenna, si esalta, si sdoppia, si squarta, ci coinvolge. La scena si stacca con violenza dalla mono-dimensione del cd; i fantasmi evocati sono in mezzo a noi. Film polveroso in bianco e nero. Straziante.

Cosi’, come altrimenti straziante e’ il brano “La madre”, recitato da Giulio Stocchi, mentre in sottofondo Concetta Busacca, figlia del grande cantastorie siculo Ciccio Busacca, canta antiche nenie siciliane. Insomma Sidun di Fabrizio De Andre’ vola su altre dimensioni per raccontare una storia simile, ma “La madre” e’ stata scritta quasi in presa diretta.

Non e’ un lavoro facile “La cantata”. Ha sulle spalle tutto il peso di quasi un quarto di secolo di storia e viene da quell’alveo di jazz italiano politicamente virato a sinistra che non ha prodotto rami forti e sani, ma stenti e gracili cespugli. Il tono retorico di Stocchi in alcuni momenti e’ insopportabile e l’epica sfuma in una serie di vuote e roboanti frasi da “andate e alzate le palizzate (voi)” Il brano finale “La cantata rossa” e’ da far saltare dal lettore, ma il resto e’ valido e tutta l’opera e’ importante come documento e come monito di una vicenda che oramai tende a diventare infinita. Da una strage all’altra. Fino alla prossima. Domani? O dopodomani? Strage infinita …

 

TESTO CITATO ( ANTIWAR SONGS ) DA:

 

https://www.bielle.org/Recensioni/rece_CantataRossa.htm

Bielle nasce dalla collaborazione libera e gratuita di molte persone, che dedicano tempo e risorse per arricchire il sito.
Se trovate interessante il materiale pubblicato potete utilizzarlo liberamente,
ma per favore sostenete il nostro lavoro citando la fonte e mettendo un link a Bielle.

Un grazie di cuore a tutti i biellisti che contribuiscono, con sincera partecipazione e affetto, a questo sogno.

 

La brigata Lolli — chi è stato Lolli ?

Siamo noi a far ricca la terra / Insieme alla luna, alla vita, all’abbondanza. Per Claudio Lolli — Viviana Vaccafoto di  CLAUDIO LOLLI  (Bologna, 28 marzo 1950 – Bologna, 17 agosto 2018) è stato un cantautore e scrittore. Docente di italiano e latino al liceo ”Leonardo Da Vinci” di Casalecchio di Reno ( Città metropolitana di Bologna, la terza città dopo Bologna e Imola )

FOTO E TESTO SOTTO
DA
: OPERA VIVA : SIAMO NOI  A FAR RICCA LA TERRA
DI VIVIANA VACCA- AURA
LINK  : https://operavivamagazine.org/siamo-noi-a-far-ricca-la-terra/

 

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Lambada degli INKA GOLD, un duo fondato da Oscar Andres Morales Vega, originario delle Ande ecuadoriane– Ha avuto e ha molto successo, sono su Facebook

 

 

 

 

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

 

https://www.facebook.com/inkagoldmusic/?locale=it_IT

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ANSA.IT — 24 gennaio 2026 — 15.09– ‘Usa chiedono a Italia di essere membro fondatore forza sicurezza a Gaza’. Bloomberg, ‘offerta a Meloni. Non truppe ma addestramento polizia’ + Ansa.it : L’Ue fa muro sul Board di Gaza, ma Trump: ‘Roma vuole entrarci’.

 

 

 

ANSA.IT — 24 gennaio 2026 — 15.09
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2026/01/24/usa-chiedono-a-italia-di-essere-membro-fondatore-forza-sicurezza-a-gaza_5563ca48-dcf8-4b2f-a67c-dc6eebff163e.html

 

‘Usa chiedono a Italia di essere membro fondatore forza sicurezza a Gaza’.

Bloomberg, ‘offerta a Meloni. Non truppe ma addestramento polizia’.

 

 

© ANSA/EPA

 © ANSA/EPA

 

 

Gli Usa hanno chiesto all’Italia di aderire alla Forza Internazionale di Stabilizzazione per Gaza come membro fondatore.

Lo riferisce Bloomberg citando fonti informate.

L’offerta è stata presentata alla premier Giorgia Meloni e alla Farnesina questa settimana, affermano fonti, spiegando che la decisione spetta ora a Meloni e che non è stata ancora presa. In base alla proposta l’Italia non contribuirebbe con truppe. Sarebbe invece sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza, con il contributo dell’Italia derivante dalla sua influenza politica su stati arabi, Israele e palestinesi, secondo le fonti.

 

 

****

 

 

ANSA.IT. BRUXELLES-   23 gennaio 2026 — 1.33

 

L’Ue fa muro sul Board di Gaza, ma Trump: ‘Roma vuole entrarci’.

 

Costa: ‘Con i leader nutriamo seri dubbi su certi elementi dello statuto’

 

- RIPRODUZIONE RISERVATA

Redazione ANSA

ANSACheck

se vuoi, apri il link sotto:

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2026/01/23/lue-fa-muro-sul-board-di-gaza-ma-trump-roma-vuole-entrarci_211960d5-7544-41b2-aa16-da4295c1ec4e.html

 

 

 

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ANSA.IT  -. 25 gennaio 2026 –11.24 :: Chi era Alex Pretti, ucciso dai federali a Minneapolis, un infermiere impegnato e solidale. Il racconto del padre: “Si preoccupava profondamente degli altri, era turbato dalla stretta sull’immigrazione”

 

 

ANSA.IT  -. 25 gennaio 2026 –11.24
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/25/chi-era-alex-pretti-ucciso-dai-federali-a-minneapolis-un-infermiere-impegnato_c723718d-4a26-47c6-b163-264be8970556.html

 

Chi era Alex Pretti, ucciso dai federali a Minneapolis, un infermiere impegnato e solidale.

 

Il racconto del padre: “Si preoccupava profondamente degli altri, era turbato dalla stretta sull’immigrazione”

 

 

Alex Pretti dal profilo sul sito del dipartimento governativo per i veterani - RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Si chiamava Alex Jeffrey Pretti l’uomo di 37 anni ucciso dai federali a Minneapolis.

Era un infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento governativo per i veterani, “una persona che si preoccupava profondamente degli altri ed era turbato dalla stretta sull’immigrazione imposta dal presidente Donald Trump nella sua città”, raccontano i familiari.

 

 

 

 

NOTA  1.:

il cane di Aex Pretti : JOULE, un Catahoula Leopard

I primi coloni della Luisiana lo importarono nel Nord America; il suo mestiere era quello di essere cane da guardia e protettore di mandrie.
Questo cane è diffuso nella contea di Catahoula, da cui prende il nome.
E’ sconosciuto al di fuori dello stato della Louisiana. – dal link sotto

Catahoula Leopard Dog

foto  e testo da : https://www.cani.com/razze/catahoula-leopard-dog

 

 

+++ NOTA 2. :

NEWS ANSA  di Vincenzo Cimino, 5 dicembre 2025

Catahoula Crunch, in Louisiana la maxi retata anti-migranti di Trump

Catahoula Crunch, in Louisiana la maxi retata anti-migranti di Trump

 

nota 3. Louisiana ha un governo repubblicano legato a Trump

Trump nomina il governatore della Louisiana JEFF LANDRY  inviato per la Groenlandia. Landry ha risposto con un tweet su X ringraziando il presidente Trump: “Un onore servirti in questa posizione da volontario per rendere la Groenlandia parte degli Usa. Questo non condizionerà in nessun modo la mia posizione da governatore della Louisiana”.

da : https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2025/12/22/

 

 

 

fine note, il testo continua:

 

 

Era un appassionato di attività all’aria aperta e amava le avventure con Joule, il suo amato cane di razza Catahoula Leopard, anch’esso recentemente scomparso. Aveva partecipato alle proteste seguite all’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’Ice a inizio gennaio.

“Sentiva che protestare fosse un modo per esprimere la sua solidarietà verso gli altri”, ha dichiarato Michael Pretti, il padre di Alex.

Pretti era cittadino statunitense, nato in Illinois. Come Renee Good, i documenti del tribunale mostrano che non aveva precedenti penali e la sua famiglia ha affermato che non aveva mai avuto problemi con le forze dell’ordine, a parte un paio di multe per infrazioni stradali.

In una recente conversazione con il figlio, i genitori, che vivono in Wisconsin, gli avevano raccomandato di fare attenzione durante le proteste. “Abbiamo avuto questa conversazione con lui circa due settimane fa, gli abbiamo detto di andare pure a protestare, ma di non farsi coinvolgere, di non fare sciocchezze”. ha raccontato Michael Pretti. “E lui ha risposto di saperlo. Lo sapeva”, ha proseguito.

In una dichiarazione giurata, un testimone oculare anonimo che ha registrato un video della sparatoria, afferma di non aver visto Alex Pretti con una pistola prima che venisse colpito dagli agenti Ice. Lo scrive il Guardian, citando un documento, pubblicato dall’American Immigration Council, ong per la difesa dei diritti dei migranti.

La testimone afferma che Pretti ha cercato di aiutare una donna che era stata spinta a terra quando è stato afferrato da altri agenti dell’ICE. Non sembrava opporre resistenza, racconta: “Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli”

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DON VIRGINIO COLMENGNA– una preghiera e un grazie -grande come il sole che sorge – per tutto quello che ci ha dato quando avevamo il privilegio di lavorargli accanto alla Marelli in Bovisa; oggi siamo di nuovo in condizioni di penuria per apprendere dalla sua storia che non abbiamo vissuto, ch. e il blog

 

 

musica bella suonata con arpa e violino dedicata a Don Virginio

 

6 agosto 2025

https://www.avvenire.it/attualita/don-colmegna-racconta-i-suoi-primi-80-anni_93950

 

 

Don Colmegna: al centro dei margini | Azione Cattolica ...

don Virginio- 20 giugno 2023
foto da :
https://azionecattolicamilano.it/don-colmegna-centro-margini/

 

 

 

Don Colmegna racconta i suoi “primi” 80 anni.

 

 

Ha guidato per quasi 20 anni la Casa della Carità su indicazione del cardinale Martini. «I poveri non sono persone da assistere ma persone da frequentare»

 

Don Colmegna racconta i suoi “primi” 80 anni
IMAGOECONOMICA | Virginio Colmegna

Ha festeggiato sabato scorso 80 anni con gli amici della Casa della Carità che ha guidato per quasi 20 anni su indicazione del Cardinale Martini.Il quale a metà degli anni 90 gli aveva affidato la direzione della Caritas Ambrosiana.

Ha affrontato tante sfide sociali, culturali e politiche sempre e per sempre dalla stessa parte, quella dei poveri. Don Virginio Colmegna oggi dice di aver imparato a dialogare ogni giorno con il limite della malattia, ma prova soprattutto riconoscenza. «Mi ha fatto specie sentire il discorso di Papa Leone al Giubileo dei giovani. Parlava dell’amicizia come bene. Ecco, in questo periodo in cui il Parkinson si fa sentire e riesco a scrivere e a parlare con fatica, ho una gran voglia di ricordare ed emerge una memoria viva soprattutto del senso delle relazioni. Ho tanti ricordi di persone straordinariamente ricche, che sono anche persone povere. Provo riconoscenza per questo cammino straordinario. Il tempo vissuto così è pieno di significati, il tempo regalato nella gratuità porta il tesoro delle amicizie vere».

Chi ricorda in particolare? «I miei genitori, che mi hanno impresso una carica straordinaria per stare dalla parte dei resti, degli ultimi. Mi hanno fatto capire che i poveri non sono persone da assistere, ma persone da frequentare, da cui imparare, con cui condividere, con i quali affrontare debolezze e fatiche. Tra le molte persone che non dimenticherò mai ci sono quelle che hanno vissuto tanto tempo con me nella prima comunità dove sono andato da prete, alla Bovisa, e con cui abbiamo fatto cose difficili in tempi davvero duri. In particolare, con i genitori e la sorella di un ragazzo che è stato ucciso, Luca Rossi, è nata un’amicizia incrollabile».

Parla con speranza dei giovani digitali. «Vederli al Giubileo mi ha dato speranza, perché in un mondo folle, dove il potere dei potenti sembra impazzito, c’è una potenzialità di futuro. Nei loro sguardi ho colto la bellezza, la speranza. Hanno capito che non ci vuole l’io, ma il noi, che le relazioni vere sono importanti. Non me la cavo molto con le tecnologie moderne, all’intelligenza artificiale preferisco quella sapienziale che guarda al futuro. Ma senza voglia di futuro non si riesce a stare con le persone fragili, a condividere, a sognare insieme. C’è bisogno di linguaggi nuovi e loro li conoscono».

Un pensiero va a quello che sta succedendo a Milano. «Più che grattacieli servono case che toccano la terra. La città può e deve ripartire dal bisogno di cultura, dai poveri, dalla fragilità, dalla debolezza, dai centri culturali. Nei poveri c’è un segreto culturale da cogliere. Ecco perché Martini volle creare l’Accademia della carità».

Don Colmegna da anni vive in una comunità per il dopo di noi, Son, la sua ultima creatura.

«Sono partito dall’esempio del cardinale Martini, dalla debolezza, dalla fragilità. In questo momento si pensa ai problemi dei poveri nella dinamica dell’assistenzialismo, della chiusura senza inclusione. A Son vorrei portare invece la continuità di lavoro di un centro studi che cominci a studiare e capire la debolezza, la fragilità come esperienza da cui trarre il bisogno di futuro per dare senso al tempo».

 

Cos’è la periferia per uno che ci ha sempre vissuto da prete?

«La periferia è dentro di noi. È la periferia esistenziale, la periferia del bisogno di reciprocità, di qualcuno che ci dia la mano a rialzarci e camminare insieme. Sono simbolicamente luoghi carichi di senso, di significato, ma bisogna starci dentro davvero. Vivere in periferia significa fare attenzione alle piccole cose. In una città di anziani, ad esempio, abbiamo bisogno di eliminare le barriere architettoniche, di riempire la solitudine di prossimità. Penso anche alla sfida da rilanciare della salute mentale.Oggi serve che la parola comunità ritorni ad essere viva, che non sia solo raccontata, ma vissuta. Anche questa è la periferia, fatta di affetti, di relazioni, di tenerezza».

A 80 anni cosa vorrebbe fare? «Vorrei tornare a riscrivere questa storia così come l’ho vissuta, ma con l’attenzione ai segni preziosi che magari si sono dispersi, ai piccoli errori fatti, ai fallimenti e alle fatiche. La voglia di pregare, che mi ha sempre accompagnato in mezzo a tante difficoltà, adesso è diventata spiritualità di ricerca. Ormai dialogo con il limite. Davvero i poveri sono un luogo teologico: abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri. Vivere con i poveri per diventare poveri per me significa questo».

 

 

 

seguono brani da:

«Le storie che hanno segnato la mia vita»

 

  • Dove nasce l’impegno con la disabilità ?

È nata così negli anni Ottanta la comunità Parpagliona, nella periferia milanese, aperta a persone con disabilità e loro familiari. La comunità è nata dove c’era una villetta, piena di rose: per noi un segno, un simbolo.»

Io stesso ho vissuto lì undici anni, insieme a persone con disabilità psichiche e i loro familiari: le storie delle persone con disabilità hanno segnato la mia vita. Grazie a loro ho compreso che a partire dalla fragilità e debolezza si riescono a costruire legami di comunità, fraternità, amicizia.

 

Don Virginio Colmegna

DON VIRGINO COLMEGNA ( Saronno / Varese, 1945 )

 

 

nota :

In un libro a più mani, storia e vita della Comunità Parpagliona di Sesto San Giovanni
Bisognava fare qualcosa
E qualcosa è stato fatto.

Castelvecchi Editore. 2025

 

da :

21 febbraio 2023
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-02/quo-043/bisognava-fare-qualcosa-e-qualcosa-e-stato-fatto.html

 

 

segue :

da BIOGRAFIA DI DON VIRGINIO – alcuni passi / link al fondo

 

Dal 1993 al 2003 è stato direttore della Caritas Ambrosiana, dando notevole impulso alla sua azione di testimonianza della carità.

Dal 2000 è presidente della Campagna per la Salute Mentale della Lombardia.

All’Università degli studi di Milano-Bicocca, la cerimonia per la laurea honoris causa a don Virginio Colmegna:

Nel 2011 l’Università degli Studi Milano Bicocca gli ha conferito la Laurea magistrale honoris causa in scienze pedagogiche, mentre nel 2014 ha ricevuto una seconda Laurea honoris causa in Comunicazione pubblica e di impresa, insieme a don Luigi Ciotti e don Gino Rigoldi, conferita dall’Università degli Studi di Milano.

Nel 2017 è tra i soci fondatori della Fondazione SON – Speranza Oltre Noi, di cui oggi è presidente, e della cooperativa sociale NIW, New Ideas of Welfare.

 

Prima la comunità

Nel 2017 ha ricevuto dal Comune di Milano l’onorificenza “Ambrogino d’oro” e nel 2018 è stato insignito dal Parlamento Europeo del premio “Cittadino Europeo dell’anno”.

 

 

logo casa_della_carita

Fondazione Casa della Carità
A. Abriani Onlus
Via F. Brambilla, 10
20128 Milano

02 25935200

da : Casa della Carità — biografia

 

 

«Dopo questa esperienza ( COMUNITA’ PARPAGLIONA DI SESTO SAN GIOVANNI ), e dopo undici anni in cui ho diretto la Caritas ambrosiana, sono tornato nuovamente alle radici dell’aiuto: è nata così nel 2004 Casa della Carità, a Nord-Est di Milano, che accoglie oggi 442 persone».

 

APRI QUI SOTO PER VEDERE E SAPERE DELLA CASA DELLA CARITA’

 

Fondazione Casa della Carità
A. Abriani Onlus
Via F. Brambilla, 10
20128 Milano

02 25935200

C.F. 97316770151
Partita IVA: 08241220964

 

Chi era Angelo Abriani

 

Impossibile non vederla, entrando in via Brambilla da via Adriano, la grande scritta in campo rosso Casa della Carità “Angelo Abriani”. Sta lassù, all’altezza del terzo piano, sulla parete dell’ex scuola che dal 2004 ospita la Casa, come un faro per chi cerca aiuto, ospitalità, accoglienza.

Ma perché quel nome, Angelo Abriani  DETTO LINO? Il motivo è presto detto: è lui, veronese di nascita, milanese d’adozione, morto nel 1997 a 98 anni senza figli né eredi, ad aver lasciato all’Arcidiocesi di Milano per l’aiuto ai più poveri tutti i suoi beni, stimati in alcune decine di miliardi di vecchie lire. La somma dalla quale attinse nel 2002 il cardinale Carlo Maria Martini per dar vita alla nostra Fondazione.

 

LINO,  l’uomo della provvidenza, costretto negli ultimi mesi su una sedia a rotelle dopo anni e anni di vita frenetica e intensa, tipica di una generazione di uomini d’affari del secolo scorso.

Lui, figlio di latifondisti, ereditata una fortuna alla morte dei genitori e lasciatasi alle spalle una gioventù dorata (segnata dall’amore per le auto di lusso con tanto di partecipazione ad una Mille Miglia), si era lanciato nel commercio di vestiti di qualità popolare a bassi prezzi. 

In pochi anni, aveva trasformato il piccolo emporio con cui aveva iniziato in una grande catena di 27 negozi sparsi per tutta Italia, dal nome Disco Rosso. Un nome, come lui stesso confidava, scelto traducendo alla bell’e meglio in italiano il benaugurante cognome Rotschild, diventato famoso nel mondo per la famiglia di banchieri. 

Una scelta che anche la nostra fondazione ha voluto, a suo modo, ricordare chiamando proprio “Disco Rosso” il guardaroba della struttura.

 

 

 

Chi siamo: dall'accoglienza la cultura | Casa della Carità

 

Fondazione Casa della Carità "A. Abriani" | Milan

se ne avete voglia, aprite questo Facebook– vedete cose

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sempre da :

CBMITALIA.ORG
https://www.cbmitalia.org/news-e-storie/storie/storie-che-hanno-segnato-la-mia-vita

 

Crediamo in un mondo dove le persone con disabilità possano vivere senza barriere né discriminazioni. Ci impegniamo per la salute, l’educazione, il lavoro e i diritti delle persone con disabilità dove c’è più bisogno, nel mondo e in Italia.

 

I nostri numeri

43
I progetti sul campo
11
I Paesi in cui operiamo
1.041.912
Persone raggiunte nel 2024

 

 

VEDI CO LE FOTO NEL LINK qui ( non potete immaginarlo, se non guardate )

Lavoriamo per spezzare il ciclo povertà- disabilità

 

 

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ultimo ;  COS’E’  SON

 

 

Don Virginio Colmegna dialoga con Gustavo Zagrebelsky sulla “Costituzione dei poveri”
Castelvecchi, Papaveri Rossi-april2 2025

 

 

 

 

 

 

Un appuntamento di grande valore culturale e civile per celebrare gli 80 anni del presidente di Fondazione SON.

Lunedì 13 ottobre, nella sede di Caritas Ambrosiana, don Virginio Colmegna, presidente di Fondazione SON, sarà protagonista di un incontro pubblico con Gustavo Zagrebelsky, giurista e presidente emerito della Corte Costituzionale. L’occasione nasce dalla pubblicazione del loro recente volumLa costituzione dei poveri (Castelvecchi, 2025), un dialogo intenso e attuale su giustizia, Vangelo e Costituzione.

L’iniziativa, promossa da Caritas Ambrosiana in occasione del recente ottantesimo compleanno di don Colmegna, rappresenta un momento di riflessione profonda sul legame tra diritti, povertà e impegno civile — temi da sempre al centro del pensiero e dell’azione del presidente di Fondazione SON.

Coordinato dalla curatrice del volume Daniela Padoan, l’incontro sarà arricchito dagli interventi di Marilisa D’Amico (Università degli Studi di Milano), Francesco Maisto (magistrato e già Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano), Gianni Tognoni (medico e Segretario generale del Tribunale permanente dei popoli) e Pietro D’Amore, editore di Castelvecchi.

L’appuntamento — in programma dalle 10 alle 12:30 presso la sede di Caritas Ambrosiana (via San Bernardino 4, Milano) — sarà anche trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube dell’organizzazione.

Con questo evento, amici e colleghi di una vita rendono omaggio a un percorso che ha intrecciato fede, impegno sociale e ricerca di giustizia, valori che don Colmegna continua a promuovere anche attraverso il lavoro quotidiano di Fondazione SON.

 

 

Pubblicato in GENERALE | 3 commenti

KABARDINKA è un gruppo di canto e ballo formatosi nel 1934 :: è musica circassa -ed è tuttora famoso -+ video, 20 min. – + i Circassi e altri popoli del Nord Caucaso + GUIDO AMBROSIO, GARIWO, IL GENOCIDIO DEI CIRCASSI

 

 

 

 

 

 

 

 

**** alla fine della ricerca, pubblico questo video che, forse, sempre che vi interessi, vi permetterebbe di saltare quello che segue, non so..

 

video, 20 min. ca–

Nova Lectio  —https://open.spotify.com/show/3UiVY0f…

La Repubblica di Adighezia è oggi parte della Federazione Russa. Un tempo facente parte la regione storica della Circassia, questa terra è l’antica patria degli adighè (circassi), popolo millenario che abita la Ciscaucasia, il Caucaso settentrionale. Dalla metà del 1800, con l’espansionismo imperiale russo, i circassi sono entrati nella sfera d’influenza di S.Pietroburgo e hanno subito nel corso dei decenni un genocidio taciuto, tuttora dimenticato dalla maggior parte dei media occidentali. Il Cremlino continua a negare la tragedia di Sochi e dei circassi, mantenendo la fittizia suddivisione sovietica delle repubbliche caucasiche di Adighezia, Karačaj-Circassia e Kabardino-Balcaria. Qual è la storia del Caucaso russo? E perché è ancora oggi una regione “calda” geopoliticamente parlando? Le vicende della Circassia sono l’esempio perfetto per capire in parte l’origine di queste domande.

 

 

 

 

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La cartina mostra l’espulsione dei Circassi e di altri popoli del Caucaso
verso l’Impero Ottomano, dopo l’annessione della Russia dei popoli del Caucaso del nord, a seguito della guerra di Crimea ( 1853-1856 )

 

 

 

da: https://it.wikipedia.org/wiki/Circassia#/media/File:Expulsion_map_of_the_Circassians_in_19th_century.PNG

 

 

 

 

 

r/MapPorn - Circassi e Abazini prima e dopo il genocidio circasso

 

Distribuzione dei Circassi e degli Abazini  ( Abkhazia ) nel Caucaso e in Medio Oriente (confronto prima e dopo il genocidio circasso /il nome del genocidio circasso è ” Tsitsekun ” )

 

 

 

carta da : reddit.com
https://www.reddit.com/r/MapPorn/comments/13rjkpq/circassians_and_abazins_before_and_after_the/?tl=it

 

 

 

 

 

Il Caucaso fisicamente è una catena montuosa che ricade in tre stati. Il versante nord della cordigliera fa parte della Russia: all’interno di essail Caucaso è compreso in sette Repubbliche Autonome (Adighezia, Caracay-Circassia, Cabardino-Balcaria, Ossezia del Nord, Ingusczia, Cecenia e Daghestan) che costituiscono una piccola parte della Federazione Russa meridionale. Il versante sud del Caucaso, appartiene invece per esteso, quasi interamente alla Georgia; mentre ad est la parte finale del Caucaso, che scende sino al Mar Caspio, si trova in Azerbaijan.

 

 

 

questa bella cartina è di :

EAST JOURNAL.NET

CAUCASO del NORD: L’intrico etnico sul filo della Storia

di Enzo Nicolò Di Giacomo

NEL LINK TROVATE MOLTO ALTRO
https://www.eastjournal.net/archives/12624

 

 

 

 

 

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segue:

da:

GARIWO MAGAZINE ( Gariwo MAG )

1 febbraio 2024

https://it.gariwo.net/magazine/totalitarismi/i-circassi-un-genocidio-dimenticato-sulle-sponde-del-mar-nero-26865.html

 

 

 

I circassi: un genocidio dimenticato sulle sponde del Mar Nero.

 

di Guido Ambroso

 

 

Dipinto di Pyotr Nikolayevich Gruzinsky (1872) raffigurante i circassi che abbandonano i territori del Caucaso

 

 

I circassi sono un popolo nativo del Caucaso nord-occidentale convertitosi all’Islam nel XVII secolo sotto l’influenza ottomana.

Secondo alcuni studiosi, la mamma di Leonardo da Vinci (figlio illegittimo di un notaio fiorentino) era una principessa circassa diventata schiava.

I circassi abitavano le zone adiacenti la costa orientale del Mar Nero, oggi territorio russo fra la Georgia e l’Ucraina (occupata), ove è situata la città di Sochi (sede dei Giochi olimpici invernali del 2014). Nel diciottesimo secolo l’Impero zarista con Pietro il Grande e Caterina la Grande si espanse verso est in direzione della Siberia e verso il sud, in direzione del Mar Nero e del Caucaso.

In particolare, lo sbocco sul Mar Nero e l’accesso al sud Caucaso e i suoi pozzi petroliferi rappresentavano degli importanti obbiettivi strategici, oggi diremmo “geopolitici”, dell’espansionismo imperiale. Naturalmente questa espansione venne contrastata dai popoli autoctoni, come i ceceni, i tartari di Crimea e i circassi.

 

 

La repressione dell’esercito russo-imperiale a partire dalla fine del diciottesimo secolo fu brutale, con razzie, uccisioni e incendi di villaggi locali.

 

Nel 1817 il generalissimo russo Aleksey Yermolov (distintosi nelle guerre napoleoniche) iniziò una campagna del terrore contro i circassi con ancora più massacri, incendi e distruzioni, anche dei raccolti (una strategia che ricorda quella attuale di distruzione o blocco del grano ucraino). L’espansionismo russo includeva un aspetto ideologico-messianico sulla “missione” imperiale di convertire questi popoli “primitivi” e musulmani al cristianesimo ortodosso. Nonostante il pugno duro imperiale, la resistenza circassa non demordeva e quindi i russi passarono a una marcia superiore e nel 1857 iniziarono una politica di deportazione e sterminio di massa.

Alla fine del 1864 tutta la regione era considerata “etnicamente pulita e pronta a ricevere i coloni russi.

Dopo il massacro si formò una diaspora circassa costituita da piccole comunità nell’Impero ottomano, nei Balcani e in Medio Oriente, fra cui in Siria, Israele (dove prestano il servizio militare come i drusi) e in Giordania, dove dal 1921 costituiscono la guardia reale. Ancora oggi il re Abdallah II ha una guardia del corpo costituita da persone di origine circassa.


Si stima che la brutale colonizzazione russa causò fra il milione e il milione e mezzo di circassi uccisi o deportati
, oltre il 90% della popolazione, un’atrocità paragonabile a quella che circa cinquant’anni dopo avrebbe colpito gli armeni nell’Impero ottomano e che stimolò Rapahel Lemkin a coniare il temine “genocidio” nel 1943.

Termine che poi confluì nella Convenzione sul genocidio del 1948, il primo strumento legale a definire il genocidio come un crimine ai sensi del diritto internazionale.

 

 

Nel 1973  Cipro fu il primo stato a riconoscere il massacro degli armeni come “genocidio” ai sensi della Convenzione, seguito da una trentina di stati, fra cui la Francia, gli Stati Uniti, la Germania e l’Italia.

 

Fra gli altri genocidi che vennero ufficialmente riconosciuti tali (da stati o tribunali internazionali), oltre a quello armeno possiamo citare naturalmente la Shoah, ma anche lo sterminio dei bosniaci a Srebrenica, quello dei tutsi in Ruanda, e quello degli yazidi in Iraq.

 

Per quanto riguarda la deportazione e lo sterminio dei circassi, invece, fino ad oggi solo la Georgia ha riconosciuto ufficialmente quegli eventi come “genocidio” con una risoluzione del suo parlamento del 21 maggio 2011, anche se per la maggior parte degli studiosi contemporanei, con l’eccezione di quelli russi, quei massacri e deportazioni rientrano nella definizione di genocidio.

 

Bisogna notare che nel caso della Georgia vi era anche un interesse politico a denunciare i crimini russi del diciannovesimo secolo come genocidio perché tre anni prima la Russia aveva sconfitto la Georgia in una breve guerra e aveva favorito il separatismo delle minoranze nell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia e quindi l’uso del termine “genocidio”, pur corretto da un punto di vista storico, serviva a delegittimare la Russia a livello internazionale.

 

Oltre un secolo e mezzo dopo gli avvenimenti ci si può interrogare sull’utilità di una possibile campagna internazionale per il riconoscimento ufficiale dello sterminio e deportazione dei circassi come “genocidio” seguendo l’esempio georgiano, ma non è inutile ricordare che

oltre al colonialismo e all’imperialismo occidentale, ve ne fu uno russo la cui espansione non fu indolore, ma avvenne al prezzo di massacri, deportazioni e genocidi che non colpirono solo i circassi, ma anche molte altre etnie, fra cui i tartari di Crimea, i mesketi della Georgia e i ceceni, per citarne solo alcune.

Ma il ricordo è naturalmente ancora vivo fra le comunità circasse e il 18 febbraio 2014 vi fu una manifestazione a Tel Aviv davanti all’ambasciata russa per protestare contro le Olimpiadi invernali di Sochi, l’antica capitale di quella che fu la Circassia, prima che venisse fagocitata dall’Impero russo.

 

In copertina un dipinto realizzato nel 1872 da Pyotr Nikolayevich Gruzinsky e raffigurante i circassi che abbandonano i territori del Caucaso.

Guido Ambroso, esperto di questioni internazionali e umanitarie

 

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KABARDINKA, un villaggio ( anche )

Кабардинка
Yardex

 

Kabardinka, Russia fotografia editoriale. Immagine di estate - 44699996

https://it.dreamstime.com/fotografia-editoriale-kabardinka-russia-image44699996

 

Kabardinka è  ( anche ) un villaggio (russo: село, trb. sielo) in Russia, nel territorio di Krasnodar, sul Mar Nero.
Secondo i dati del 2002, la città è abitata principalmente da russi (71,8%) e greci (18,5%)

 

https://pl.wikipedia.org/wiki/Kabardinka#:~:text=Kabardinka%20(ros.,Kraju%20Krasnodarskim%2C%20nad%20Morzem%20Czarnym.&text=Wed%C5%82ug%20danych%20z%202002%20miejscowo%C5%9B%C4%87,Grecy%20(18%2C5%25).

 

 

BIig beautiful fountain in the village of Kabardinka in Russia 6170885 Stock Photo at Vecteezy

bellissima fontana nel villaggio di Kabalinka

https://www.vecteezy.com/photo/6170885-biig-beautiful-fountain-in-the-village-of-kabardinka-in-russia

 

 

Kabardinka Russia (2026) – Best of TikTok, Instagram & Reddit Travel Guide

un’altra immagine della stessa fontana con dietro un lussuoso Hotel:

” Un’affascinante città sul Mar Nero con uno splendido nuovo argine, una vivace cultura circassa e bellezze architettoniche uniche.
Il nuovo lungofiume di Kabardinka sembra un set cinematografico, con fontane, sentieri e una finta Torre Eiffel!”

 

DA :

AIR TRAVEL– LINK

https://www.airial.travel/attractions/russia/kabardinka/kabardinka-russia-Q1iZJJxx

 

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UN ALTROVIDEO SUL GRUPPO MUSICALE KABARLINKA- 2016

 

Il video mostra una versione teatrale dell’antica danza nobile kabardiana “Uerk kafe” eseguita dall’ensemble di danza accademica statale “Kabardinka”.
Uerk kafe è una danza dell’aristocrazia cabardiana (circassa). Questa classe di persone era limitata da protocolli e codici rigorosi, che si manifestavano naturalmente nella danza. Agli aristocratici era vietato mostrare emozioni, libertà di movimento, voltare le spalle a un partner, toccare e molto altro. Nonostante lo status, i vestiti dei ragazzi sono il più ascetici possibile. Un’origine alta si distingueva solo per le ricche munizioni, che, oltre a tutti gli altri elementi, includevano il principale: una pedina. Nel Caucaso combattere, oltre a ballare, tra l’altro, era un privilegio. Pertanto, nell’aspetto degli uomini, la pedina ha un posto speciale. Un altro elemento distintivo era la manica. La sua lunghezza indicava anche lo stato. Con una tale manica era impossibile fare lavori domestici sporchi, il che è molto significativo. Ma questo aveva anche un’applicazione pratica: una manica lunga impediva il contatto accidentale tra un ragazzo e una ragazza. L’abito da donna, a differenza di quello maschile, era ricco di lusso. Oltre ai ricchi ricami e alle maniche già citate, lo stato della ragazza era dimostrato dalla seconda manica oscillante e da un cappello alto. I rappresentanti delle famiglie principesche indossavano inoltre scarpe di legno – Pkh’e vak’e, che li elevava al di sopra dei presenti. Nelle immagini originali, l’altezza di tali scarpe potrebbe raggiungere i 20 centimetri, il che è impressionante fino ad oggi. Nonostante quanto sopra, la principale decorazione degli aristocratici era la modestia e la dignità. Questo è ciò che ha reso le danze circassi così belle e gli stessi circassi sono famosi in tutto il mondo.

 

VIDEO E SCRITTA SOTTO  E’ DI :

Hassan Kazakbiyev’s project on the High Caucasian dance culture- LINK

High Caucasus

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video, 4.20 min. — ALESSANDRO BARBERO – da CUBA INSIEME / link sotto : 20 gennaio 2026 ::: ” “Ci ho messo un po’ a decidere di intervenire sul Referendum.. “

 

 

 

 

segue dal link di CUBA INSIEME:

 

 

 

 

“Ci ho messo un po’ a decidere di intervenire sul Referendum perché è diventato terreno di scontro politico e io sono uno storico e un uomo di sinistra, per cui è evidente a tutti che voterò No, che bisogno ci sarebbe di dirlo.

Ma, studiando da vicino la questione, una cosa che mi è venuta voglia di dire è questa. Intanto che il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici.

La separazione di fatto c’è già. Già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita, e pochissimi lo fanno. La verità è che al centro della riforma c’è la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente.

E allora spieghiamoci. Il CSM – si abbrevia così – il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. Cioè fa qualcosa che prima, sotto il regime fascista, faceva il ministro della giustizia. Era il ministro, cioè il governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava.

 

I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo. Per questo la Costituzione prevede che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari, eletti dai colleghi, e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento. Il CSM è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo, ma sarà libera nelle sue scelte. Non dovrà obbedire agli ordini.

 

La riforma cosa fa? Proprio questo: indebolisce il Consiglio Superiore della magistratura, intanto perché prevede che sia sdoppiato: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. E che al di sopra del CSM ci sia un altro organo disciplinare, separato, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica.

 

Ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati, come si dice, cioè quelli che rappresentano i magistrati, e che finora erano eletti dai colleghi, ebbene, la riforma prevede che siano tirati a sorte.

 

La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande responsabilità, è che la magistratura è politicizzata e che quando vota la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti. E questo si vorrebbe evitarlo. A me però, a me, a molti, sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi, dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, mi sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore. Dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni (…)

Per questo voterò no. E alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò.”

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+++ Mauro Biani @maurobiani – 23 gennaio – 20.50 ca / vedi sotto + ——-GIULIO REGENI– TUTTO IL MALE DEL MONDO – regia di SIMONE MANETTI –il primo documentario, con l’aiuto dei genitori e dell’avv. Ballerini, che ricostruisce la verità sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, in Egitto, al Cairo, tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016, quando Giulio aveva 27 anni.

 

 

 

MAURO BIANI- link  X sotto

 

Ora con #ilcavalloelatorre @CavalloTorre #Rai3 @RaiTre
la mia tavola animata per #GiulioRegeni, 10 anni.
Giulio siamo noi.
Grazie Giulio.

 

APRI QUI  ::   https://x.com/i/status/2014787452498575761

 

LINK X DI MAURO BIANI  Mauro Biani @maurobiani

 

 

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segue da: 

CINEMA RONDINELLA

https://www.cinemarondinella.it/giulio.html

 

 

trailer– 1.15 min. ca

 

 

SINOSSI

 

La ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. Grazie al contributo dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi e dell’avvocata Alessandra Ballerini.

 

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi. Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Iniziato nella primavera del 2024, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026.

 

Chi era Giulio Regeni

 

Nato a Trieste, il 15 gennaio 1988, residente a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, dove cresce in una famiglia di “grandi viaggiatori”. Frequenta il Collegio del Mondo Unito negli Stati Uniti, dove ottiene il baccalaureato, poi laurea in Arabic e Politics a Leeds, Master in “Development studies” a Cambridge e dal 2014 dottorando a Cambridge. Nel 2015, all’età di 27 anni, si trasferisce al Cairo per il dottorato di ricerca sui sindacati egiziani, all’interno di uno studio storico economico più ampio. Quello che avrebbe dovuto essere un progetto di ricerca accademica si trasforma in una tragedia che rivela i meccanismi di controllo e repressione del regime egiziano.

 

Note di regia Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano. Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza.

 

“Confidiamo che la diffusione di questo documentario possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di “tutto il male del mondo” che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell’impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo”. (Claudio Regeni e Paola Deffendi)

 

 

segue da :

RAINEWS.IT — gennaio 2026

https://www.rainews.it/articoli/2026/01/i-genitori-di-giulio-regeni-a-10-anni-dalla-sua-morte-grazie-a-chi-ha-impedito-loblio-6aff576a-93af-46d6-a280-d568e1a77867.html

 

 

Il caso Regeni

I genitori di Giulio Regeni a 10 anni dalla sua morte: “Grazie a chi ha impedito l’oblio”.

“Cittadini e scorta mediatica hanno illuminato il cammino verso la verità”. Nelle sale un documentario sulla storia del ricercatore trovato morto il 3 febbraio 2016

 

I genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, durante una conferenza stampa

I genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, durante una conferenza stampa

 

Il 25 gennaio saranno trascorsi 10 anni da quando Giulio è stato sequestrato al Cairo per poi essere torturato e ucciso da funzionari del regime egiziano“. E’ quanto hanno detto all’ANSA Paola e Claudio Regeni, attraverso la legale Alessandra Ballerini.Ringraziamo tutte le persone e la scorta mediatica che hanno illuminato il nostro cammino verso la verità e la giustizia anche seguendo ogni fase del processo e impedendo che questa tragica storia di violazione dei diritti umani cadesse nell’oblio“, hanno aggiunto.

 

A dieci anni dal rapimento di Giulio Regeni e del ritrovamento, il 3 febbraio 2016, del suo corpo senza vita, a Fiumicello Villa Vicentina (provincia di Udine), il paese d’origine del ricercatore, il 26 gennaio verrà proiettato il documentario “Giulio Regeni: tutto il male del mondo” di Simone Manetti. 

Il film è un appuntamento dell’evento “Parole, immagini e musica per Giulio”, alla presenza dei genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, dell’avvocata Alessandra Ballerini, degli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, di Mario Mazzarotto di Ganesh e Domenico Procacci di Fandango (che hanno prodotto il documentario con Agnese Ricchi e Laura Paolucci).

 

 

 

se vuoi, leggi anche :

Dieci anni dalla morte di Giulio Regeni. Un documentario per ricordarlo

22/01/2026

Apri contenuto qui

La narrazione del docufilm si snoda tra le testimonianze del processo in corso a Roma — sospeso dallo scorso ottobre per eccezioni della difesa dei quattro ufficiali egiziani imputati — e interviste esclusive ai familiari che denunciano il “muro di gomma” istituzionale, i depistaggi del Cairo.

Il documentario – che oltre alle voci dei genitori raccoglie anche quelle di figure istituzionali come Matteo Renzipremier all’epoca dei fatti, degli allora ministri Roberto Gentiloni e Federica Guidi, di Maurizio Massari, ex ambasciatore italiano al Cairo, e di testimoni egiziani – ricostruisce anche la “macchina della disinformazione” che ha continuato a ferire Giulio dopo la morte sarà nelle sale italiane dal 2 al 4 febbraio dopo le anteprime di Fiumicello, Milano, Roma, Bologna e Genova previste a partire dal 25 gennaio. 

 

Post pubblicato da Paola Defendi su X per il compleanno di Giulio Regeni

Post pubblicato da Paola Defendi su X per il compleanno di Giulio Regeni (X)

 

 

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video, 11.51 — TAG 24 — 28 gennaio 2026 — Angelo D’Orsi: ” Con Trump il re è nudo. Io e Barbero minacciati da filo ucraini “

 

 

 

TAG 24 — 21 gennaio 2026 —

 

Angelo D’Orsi: “Con Trump il re è nudo. Io e Barbero minacciati da filo ucraini..”

 

 

 

 

 

 

 

se vuoi prenotare un posto — è gratuito –, puoi farlo aprendo il link sotto:
https://www.eventbrite.com/e/biglietti-democrazia-in-tempo-di-guerra-1980318444777

 

 

La conferenza avrebbe dovuto tenersi al Teatro Grande Valdocco di Torino, ma è stata cancellata pochi giorni prima dai Salesiani, che hanno motivato la decisione parlando di una presunta “non adeguatezza degli spazi ai criteri educativi” dell’oratorio. Una spiegazione che non ha convinto gli organizzatori e che ha suscitato polemiche e proteste pubbliche, trasformando l’annullamento in un caso politico e mediatico.

da : Telegram

Esercito di Barbero
https://t.me/storiabarbero/141

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EUGENIO GHIGNONI ( segret. Flc-Cgil ), 23 GENNAIO 1973 –Roberto Franceschi, l’ultima assemblea. La verità giudiziaria ancora oggi è incompleta –IL MANIFESTO  23 gennaio 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  23 gennaio 2026
https://ilmanifesto.it/roberto-franceschi-lultima-assemblea

 

 

Roberto Franceschi, l’ultima assemblea

 

 

 

 

Sono passati cinquantatré anni da quella serata milanese del 23 gennaio 1973 in cui un giovane militante del Movimento studentesco, Roberto Franceschi, veniva ucciso dalla polizia. Quella sera il Movimento Studentesco aveva indetto un’assemblea alla Bocconi, autorizzata dallo stesso rettore.

Non era certo la prima ma quella sera il divieto di accesso agli «esterni» fu tassativamente esercitato dal personale universitario all’ingresso. Gli studenti si trovarono di fronte uno schieramento di forze di polizia come mai accaduto in precedenza: più di cento uomini del III Reparto celere. Il rettore ha sempre dichiarato anche in seguito che non fu lui a richiedere quella presenza massiccia, ma di essersi limitato a informare la questura, come di consueto, e che fu da lì che venne l’invito a non consentire l’accesso agli esterni.

 

 

File:Roberto Franceschi.jpg
foto da: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Roberto_Franceschi.jpg

 

 

NEGLI INCIDENTI che ne nacquero Roberto Franceschi, di appena vent’anni, mentre si allontanava dallo schieramento di polizia, fu raggiunto da un colpo alla nuca. E un altro manifestante, l’operaio della Cinemeccanica Roberto Piacentini ( CHE SI SALVO’ ), fu raggiunto da un colpo alla schiena. Entrambi furono colpiti alle spalle e a più di trenta metri di distanza dal plotone di celerini. Roberto Franceschi, ricoverato in coma al Policlinico, morì una settimana dopo, il 30 gennaio 1973.

 

 

3 febbraio 1973, attorno al feretro di Roberto Franceschi. Fotografia di Carla Cerati

da:  https://www.fondfranceschi.it/il-corteo-funebre-in-un-assoluto-silenzio-di-massimo-nava/

 

Il 3 febbraio una folla immensa, 100mila persone, tutta la Milano democratica, si strinse attorno al feretro di Roberto e alla famiglia in un grande corteo che sfilò dalla Bocconi, dove fu allestita la camera ardente, fino a piazza Santo Stefano.

 

Iniziò così una lunga battaglia giudiziaria condotta dalla madre Lydia, ex staffetta partigiana, dal padre Mario, anch’egli ex partigiano, e dalla sorella Cristina, sostenuti da associazioni, avvocati, giornalisti e intellettuali, che durerà 26 anni e che si concluderà senza un colpevole nonostante sia stato accertato, senza ombra di dubbio, che l’arma che esplose i colpi mortali era in dotazione di un agente in servizio, che a fare fuoco furono almeno 5 poliziotti e che furono sparati almeno 15 colpi. Inoltre fu accertato che a sparare furono sia funzionari e graduati che semplici agenti, sia della questura sia del III Reparto celere.

 

L’agente Giovanni Gallo, dalla cui pistola d’ordinanza furono esplosi i colpi mortali, non ricordò nulla di quella sera, colpito da una provvidenziale amnesia post traumatica, come certificato dalle perizie legali. La sua arma si dimostrò manomessa. Chi strappò l’arma o a chi la consegnò l’agente Gallo? Nessuno vide, nessuno ricordò.

 

FIN DALL’INIZIO delle indagini si incontrarono mille ostacoli, due sostituti procuratori furono successivamente rimossi nel giro di soli 20 giorni dai fatti e infine l’inchiesta avocata al capo. Non solo, nei processi furono accertate le manomissioni delle prove e i depistaggi, le falsificazioni dei verbali, la sottrazione e la sparizione di numerosi bossoli rinvenuti, la manomissione delle armi e dei caricatori. L’unico rullino fotografico contenente immagini di quella tragica sera scomparve per poi riapparire con quattro negativi in meno. Opera di falsificazione e manomissione delle prove che non solo avvenne nell’immediatezza dei fatti ma proseguì nel tempo, tanto che, nel 1979, alla vigilia del processo, scomparirono ben 22 fogli dal fascicolo della questura. Un capitano del III Reparto celere e un brigadiere furono condannati a 1 anno e 6 mesi di reclusione in I grado, accusati di aver falsificato il verbale relativo al sequestro delle armi. Un altro agente fu arrestato in aula e condannato a 6 mesi per falsa testimonianza, altri inquisiti in istruttoria.

 

Nei due processi penali furono imputati per omicidio preterintenzionale, e infine assolti, il brigadiere Agostino Puglisi, l’agente Gallo, e il funzionario della Questura quel giorno incaricato di dirigere il servizio, Tomaso Paolella, tutti con certezza identificati tra coloro che quel giorno esplosero colpi di arma da fuoco. Nella sentenza del secondo processo penale l’opera di manomissione probatoria venne attribuita ai vertici del Reparto celere, che vide infatti i suoi uomini condannati per questo, tuttavia è certo che nelle operazioni di depistaggio furono coinvolti anche agenti e funzionari della questura.

 

GLI STESSI AGENTI della Celere dichiararono che i bossoli, mai più rinvenuti, furono da loro consegnati a un funzionario dell’Ufficio politico, l’unico rullino fotografico relativo agli avvenimenti fu sequestrato (informalmente) da un funzionario della questura e tornò privo dei primi 4 fotogrammi, il fascicolo di polizia da cui furono sottratti 22 fogli nel ’79, alla vigilia del processo, fu ritirato e riconsegnato in archivio da un funzionario della digos mai identificato. C’è da aggiungere che tutte le richieste della parte civile di indagare anche in questa direzione non furono mai accolte.

 

 

Nel 1985, di fronte all’assoluzione definitiva anche dell’ultimo imputato, il vicequestore Paolella, sulla cui manica del cappotto furono rinvenute tracce di polvere da sparo, la madre di Roberto Franceschi, con un estremo gesto di protesta civile, rassegnò le sue dimissioni da preside di un’istituzione scolastica, ritenendo di non poter continuare a rappresentare quello stato.

 

Ma la battaglia della famiglia non era terminata. Iniziò una serie di cause civili tese a non disperdere il patrimonio di solidarietà che si era creato in quegli anni, a mantenere viva la memoria di Roberto e dei fatti che accaddero in quel tragico 23 gennaio e a costituire e a finanziare, a questo scopo, una fondazione tuttora attiva a cui fu devoluto, per intero, il risarcimento infine ottenuto.

 

Il ministero dell’Interno oppose una difesa ostinata ma ciò nonostante si giunse finalmente, dopo quattro processi, a una sentenza definitiva di risarcimento che ribadiva la responsabilità delle forze di polizia, in quanto vi era certezza processuale che il colpo fu sparato da una persona appartenente alla forze dell’ordine e che «l’uso dell’arma si inquadrava nel ricorso generalizzato all’impiego delle armi da fuoco nei confronti dei manifestanti che si stavano allontanando… in assenza, quindi, dei presupposti che ne potessero ritenere legittimo l’uso…».

 

Rimane l’interrogativo su chi esplose il colpo omicida ma anche, e questo maggiormente rileva sotto il profilo storico e politico, chi diede l’ordine di sparare, chi decise che quella sera alla Bocconi si sarebbe arrivati all’uso delle armi da fuoco. Posto che a sparare, come recita la sentenza, «furono almeno in cinque, che furono sparati almeno quindici colpi».

 

OGGI, dopo cinquantatré anni, un monumento posto nel 1977 ricorda Roberto Franceschi all’incrocio tra via Sarfatti e via Bocconi, davanti all’università. La fondazione a lui dedicata è attiva e promuove iniziative a sostegno di giovani studiosi, progetti nelle scuole sulla memoria e la Costituzione. Proprio in occasione del cinquantesimo anniversario, durante una serata alla Bocconi dedicata a Roberto Franceschi, l’aula Maggiore dell’università è stata a lui intitolata.

Anche quest’anno, nella medesima aula, questa sera, Roberto Franceschi, ucciso a 21 anni dalla polizia, verrà stato ricordato. Nel corso della serata, promossa dalla Fondazione Franceschi assieme al Centro di Ricerca Carlo Dondena, sarà proiettato il film «Noi e la grande ambizione» di Andrea Segre.

 

 

 

 

Monumento a Roberto Franceschi

 

Artisti: Collettivo di quaranta artisti

Titolo: Monumento a Roberto Franceschi

Datazione: 1977

Collocazione: via Fernando Bocconi 22, Milano

 

Non un vero e proprio monumento, ma una sorta di enorme readymade utilizzato con funzione di memoriale: questo è l’enorme maglio in acciaio alto sette metri, prelevato da un deposito di materiali industriale dismessi e collocato sul luogo dove era caduto Roberto Franceschi, studente ucciso dalla polizia nel 1973 durante una manifestazione nei pressi dell’Università Bocconi.

Una nuova commissione, capeggiata tra gli altri dal designer e artista Enzo Mari, portò all’idea di prelevare e collocare sul posto un grande elemento industriale dismesso, simbolo della unione tra movimento studentesco e mondo operaio.

 

FOTO E PARTE DEL TESTO

DA :

Monumento a Roberto Franceschi

 

 

NOI E LA GRANDE AMBIZIONI — TRAILER– MYmovies

 

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IL MANIFESTO DI OGGI — 23 gennaio 2026 — PRIMA PAGINA + VIGNETTA DI MAICOL & MIRKO

 

 

DA :

https://www.giornalone.it/prima-pagina-il-manifesto/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DA : https://ilmanifesto.it/ritagli/vignette

 

 

 

 

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ruggiero filannino @ruggierofilann4 – 23 gennaio 2026 — 8.23 -BUONGIORNO DALLA PUGLIA. L’ABBAZIA S. VITO DI POLIGNANO A MARE. + FAI – testo + altro

 

 

 

 

*** Grazie caro Ruggiero di farci vedere un po’ di mondo soprattutto perché bello ! Ci aiuta. ch.

 

 

 

LINK X  RUGGIERO FILANNINO
ruggiero filannino @ruggierofilann4

 

 

 

 

 

 

 

segue testo dal

FAI

https://fondoambiente.it/luoghi/abbazia-di-san-vito?ldc

 

 

 

ABBAZIA DI SAN VITO MARTIRE

POLIGNANO A MARE, BARI

 

video, 1.07 min. 
Antonio Marangi chiamato Nino- che ringraziamo: molto bello !

 

 

L’Abbazia di San Vito Martire è la principale attrazione artistica della località. La chiesa, di fondazione benedettina, è stata progettata nel X secolo. Dal XVI secolo l’abbazia fu la dimora dei frati minori conventuali dei SS. Apostoli e nel 1785 diventò del Regio Demanio.

 

Nel 1866 lo Stato ha venduto l’abbazia ai marchesi La Greca, tutt’oggi ancora interamente proprietari, mentre la chiesa è di proprietà del Fondo di Edifici di Culto del Ministero degli Interni è data in concessione alla Chiesa Matrice Santa Maria Assunta dove la domenica effettua la messa.

 

Ha pianta quadrangolare irregolare, con un enorme portico sulla facciata principale, scandita a logge con arcate a tutto sesto. Il transetto è sormontato da una piccola cupola circolare. Il campanile è una torre finemente lavorata in barocco leccese. Il portico della facciata all’interno si affaccia su un piccolo chiostro con un pozzo. L’imponente Abbazia dei Benedettini, costruita proprio a ridosso del porticciolo ed affacciata direttamente sul mare. La leggenda narra di una nobildonna di Salerno che, mentre stava annegando nel fiume Sele, venne miracolosamente salvata da San Vito che le avrebbe chiesto di far traslare il suo corpo nel castrum polymnianense in Puglia. Le reliquie sante resero prospero il luogo sacro e fu cosi fondata l’abbazia, con tutta probabilità nel X secolo, ad opera di una comunità di monaci basiliani a cui seguirono, nell’XI secolo, i monaci benedettini. La storia dell’edificio ebbe però una vita travagliata, in quanto nei secoli successivi si succedettero vari domini e vi si insediarono anche i monaci francescani che resero il luogo meta di pellegrinaggi. Bisogna arrivare nel XIX secolo per trovare un po’ di pace: dopo la soppressione degli ordini monastici, infatti, il monastero fu inglobato nel palazzo marchesale dei Tavassi-La Greca.

Il complesso di San Vito rappresenta tutt’oggi un esempio di architettura monastica di rilevante importanza storica. L’elegante abbazia che si ammira attualmente è il risultato di aggiunte architettoniche nei secoli, ma ad affascinare sono soprattutto le eleganti forme barocche, come la scenografica scalinata esterna che dalla corte conduce al loggiato con affaccio sul mare.

L’edificio sacro è caratterizzato dalla chiesa romanica costruita sulle rovine dell’antica torre romana e alterata a sua volta dalla sovrapposizione di una costruzione adibita a sede del convento. L’aspetto rilevante della chiesa a tre navate è costituito dall’impianto con tre cupole in asse e con volte a botte nelle navate laterali. Tutt’oggi sono ben visibili i segni di un sistema difensivo contro le incursioni dal mare: le mura, all’interno la torre masseria del XVI secolo e sul mare la torre costiera.

 

 

*****

 

SPAGHETTI ALL’ASSASSINA DI BARI — di Luca Montersino-
video, 6 min. ca

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GAZA : PROJECT SUNRISE ( = alba )- Grattacieli futuristici, turismo e lavoro per tutti: ecco la “Nuova Gaza” secondo Trump e il genero Jared Kushner – link varii- sotto + Jared Kushner

 

 

 

 

 

 

DA :

Logo Tgcom24

 

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/grattacieli-futuristici-turismo-e-lavoro-per-tutti-ecco-la-nuova-gaza-secondo-trump-le-foto_108177548-202602k.shtml

 

 

Il progetto americano

Grattacieli futuristici, turismo e lavoro per tutti: ecco la “Nuova Gaza” secondo Trump | Le immagini.

 

Secondo Jared Kushner, genero del tycoon, la ricostruzione di Gaza avverrà “in tre anni” con la promessa di raggiungere un tasso di occupazione del 100%

 

La "Nuova Gaza" di Trump, tra grattacieli e lavoro per tutti | Le foto

 

 

 

DA :

ROYANEWS. TV / NEWS

https://en.royanews.tv/news/65924/’Project-Sunrise’-envisions-high-tech-Gaza-Strip%3A-Report

 

Immagine 1 dalla galleria

 

 

 

ANSA.IT — 22 gennaio 2026-  13.22

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/22/kushner-a-davos-mostra-le-mappe-per-la-nuova-gaza.-trump-diventera-una_f49c739c-d177-42f3-8872-7442c79b0ebe.html#google_vignette

 

 

Kushner a Davos mostra le mappe per la ‘nuova Gaza’. Trump: ‘Diventerà una splendida proprietà’.

Il genero del tycoon: ‘Ci saranno alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e possibilità per tutti’

 

 

 

Kushner a Davos mostra le mappe per la 'nuova Gaza ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Il genero di Donald Trump, Jared Kushner, nel suo intervento a Davos in occasione della firma del Board of Peace – secondo i media internazionali – ha svelato il “piano generale” per il futuro di Gaza mostrando una mappa dove sono mostrate le aree abitate e le infrastrutture nella Striscia.

Il progetto, afferma Kushner, sarà realizzato in fasi, tra cui “alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti” anche per il turismo costiero.

“C’è un piano generale. Lo costruiscono in tre anni”, ha detto Kushner mostrando diapositive della ‘Nuova Gaza’ con grattacieli avveniristici sul lungomare della Striscia.

“Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico. Le persone che vivono così male vivranno così bene” ha detto Donald Trump, risalendo sul palco di Davos, dopo che il genero Kushner aveva mostrato mappe e diapositive della ‘Nuova Gaza’. Lo riporta Sky News. 

 

 

 

segue da:

ANBAMED

New Gaza, ovvero il neocolonialismo affaristico immobiliare.

 

 

 

 

Ricostruzione di Gaza secondo il Piano Kushner:

Fase 1: Concentrazione su Rafah e Khan Younis

Fase 2: Ulteriore espansione di Khan Younis

Fase 3: Sviluppo dei campi profughi centrali

Fase 4: Fase finale, focalizzata sulla ricostruzione di Gaza City

Gran parte del litorale è dedicato al turismo balneare e comprende 180 torri ad uso residenziale e commerciale.

All'interno del settore, l'area è suddivisa tra zone residenziali e imponenti complessi industriali, per una superficie complessiva di oltre 25 km
quadrati, destinati ad ospitare data center e impianti di produzione avanzati.
Nuovo progetto di trasporto a Gaza:
Nuovo porto e aeroporto
Triplo valico di Rafah al confine meridionale
Rete ferroviaria e infrastrutture logistiche per facilitare gli scambi commerciali
Raccordo anulare urbano e rete stradale principale per collegare diversi centri urbani



IL PRIMO VIDEO (  1.19 min. ) PRESENTATO DA TRUMP--
https://www.youtube.com/watch?v=9yteboY6a_Q

 

 

 

 

JARED KUSHNER – GENERO DI TRUMP

 

JARED KUSHNER NEL 2025

 

 

 

Jared Kushner (Livingston10 gennaio 1981) è un imprenditorefunzionario e politico statunitense, genero del presidente Donald Trump attraverso il suo matrimonio con Ivanka Trump. Ha ricoperto il ruolo di consigliere senior di Trump dal 2017 al 2021 ed è stato anche direttore dell’Office of American Innovation.

Per gran parte della sua carriera, Kushner ha lavorato come investitore immobiliare a New York City, in particolare attraverso l’azienda di famiglia Kushner Companies. Ha rilevato l’azienda dopo che suo padre, Charles Kushner, è stato condannato per 18 accuse penali, tra cui contributi elettorali illegali, evasione fiscale e manomissione di testimoni nel 2005;[1] Charles è stato poi graziato da Trump nel 2020.

È stato anche coinvolto nell’editoria dopo aver acquistato il New York Observer nel 2006.[2] Da quando ha lasciato la Casa Bianca, Kushner ha fondato Affinity Partners, una società di private equity che deriva la maggior parte dei suoi fondi dal fondo sovrano del governo saudita.

 

SEGUE :

https://it.wikipedia.org/wiki/Jared_Kushner

 

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Frankie Laine 310 to Yuma– video di Laki Red ( vedi sotto). 8 min ca. + TESTO ( 2 diversi ) + 2 traduzioni + TRAMA FILM + TRAILER

 

 

 

Per gli appassionati del genere western; ho fatto un mini montaggio di un grande film: Quel treno per yuma. Laki Red

 

 

Testo The 3.10 To Yuma

There is a lonely train called the 3.10 to Yuma
And it’s the only train left for me to ride on
I’ll catch that lonely train called the 3.10 to Yuma

I’ll get my ticket now for my last time
They say the life of man is made up of four seasons
And springtime finds him young and planting his grain
And then the summer comes bringing warm rains of reason
And time to reap his crop of heartache and pain
The winter comes, finds him snow-cropped and laden
He has been humbled now, walking into the rain
But the rains of death never fall from the cloudless skies of Yuma
Time stand still for those on that 3.10 train
There is a lonely train called the 3.10 to Yuma
And it’s the only train left for me to ride on
I’ll catch that lonely train called the 3.10 to Yuma
I’ll get my ticket now for my last time

da :

ANGOLO TESTI.IT
https://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_frankie_laine_1_14339/testo_canzone_the_310_to_yuma_1291695.html

 

 

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Testo della canzone (Traduzione in italiano)

Traduzione a cura di Ermanno Tassi

Film western

 

Il 3:10 Per Yuma

 

C’è un tetro treno
Chiamato il 3:10 per Yuma
Il ritmo battente delle ruote
S’avvicina di più ad un sospiro lamentoso
C’è una leggenda e c’è una diceria
Quando si prende il 3:10  per Yuma
Si possono vedere i fantasmi
dei fuorilegge che cavalcano vicino, (cavalcano vicino)
Nel cielo (nel cielo)
Lassù in alto
Gli avvoltoi indugiano in volo circolare sul treno
Mentre in basso la mandria  ha sete di pioggia
E’ pur vero che si dice che
sul 3:10 per Yuma
Un uomo può trovare il suo destino (Non la fiducia, stronzo!)
Poiché il destino viaggia dovunque.
Anche se  non ho alcuna ragione per andare là
E non ci sia un’anima che io conosca là
Quando il 3:10 per Yuma  fischia il suo triste ritornello
Prendo quel treno (prendo quel treno)
Prendo quel treno.

 

 

 


Testo della canzone (lingua originale)

The 3:10 To Yuma
Altra versione, sempre cantata da Frankie Laine, ma non è il brano del film che porta lo stesso titolo.
Varia nel testo presentando una storia completamente diversa.

Film

 

I want to ride again on the 3:10 to Yuma
That’s where I saw my love
The girl with the golden hair
Not a word between us was spoken
No the silence never was broken
But before she left her eyes said a sad goodbye “Sad am I sad am I”
To think of the chance that I missed
I could cry to think of the lips left unkissed
Perhaps she’ll ride again on the 3.10 to yuma
And I can meet my love and tell her how much I care
Though I have no reason to go there
And there’s not a soul that I know there
When the 3:line10 to yuma leaves if I have the fare
I’ll be there I’ll be there I’ll be there

 

 

Testo della canzone (Traduzione in italiano)

Traduzione a cura di Ermanno Tassi

Il 3:10 Per Yuma

Film drammatici

Voglio viaggiare ancora sul 3:10 per Yuma
Lì è dove ho incontrato il mio amore
La ragazza dai biondi capelli
Fra di noi non fu proferita alcuna parola
Ed il silenzio non fu mai interrotto
Ma prima che se ne andasse i suoi occhi dissero un triste addio: “Io sono triste, sono triste”.
Al pensiero dell’opportunità che non ho colto
Potrei piangere al pensiero di quelle labbra  lasciate senza un bacio
Forse lei viaggerà ancora sul 3:10 per Yuma
Ed io potrò incontrare il mio amore e dirle quanto io tenga a lei
Sebbene non ho nessuna ragione di recarmi là
E non ci sia un’anima che conosca, là
Quando il 3:10 per Yuma parte e se ho il biglietto
Sarò là, sarò là, sarò là

 

******

 

  IL FILM – 1957

Quel treno per Yuma (3:10 to Yuma) è un film del 1957 diretto da Delmer Daves.

Tratto dal racconto Quel treno per Yuma (Three-Ten to Yuma) di Elmore Leonard, nel 2012 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America

 

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Dan Evans (Van Heflin) e Ben Wade (Glenn Ford) in una scena del film

 

Trama

Dan, un allevatore in gravi difficoltà per la siccità, contribuisce alla cattura del bandito Ben Wade e accetta l’offerta di 200 dollari per scortarlo al carcere di Yuma, ben sapendo che dovrà fronteggiare l’intera banda di Wade che aspetta l’occasione giusta per liberarlo. La suspense cresce in attesa del treno delle 3 e 10 per Yuma e si acuisce il conflitto psicologico tra i due protagonisti.

 

 

TRAILER IN LINGUA ORIGINALE

 

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Mauro Biani @maurobiani – 22 gennaio 2026 – 17.13– grazie ! BOARD OF PEACE TRUMP

 

 

LINK X  DI MAURO BIANI
Mauro Biani @maurobiani

 

#BoardOfPeace #Trump
#Tirannosauro #DirittoInternazionale
#ONU #Costituzione #Articolo11 #Pace #Giustizia #Democrazia
La Costituzione ci salva ancora
una volta. Vediamo di mantenerla intatta.
Oggi per
@repubblica

 

 

 

 

 

 

 

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22 gennaio 2026 — Antonio Gramsci, “Socialismo e cultura” ( Il Grido del Popolo, 29 gennaio 1916 ) + altro

 

 

 

 

Antonio Gramsci, il vero fondatore del Pci che viveva con 50 anni di anticipo - di David Romoli - Il Riformista

 

Antonio Sebastiano Francesco Gramsci (Ales22 gennaio 1891 – Roma27 aprile 1937) è stato un politicofilosofopolitologogiornalistalinguista e critico letterario italiano.

Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, divenendone leader dal 1924 al 1927 e ricoprendone la carica di Redattore capo o segretario dal 1924 al 26 gennaio 1926 e, dopo questa data, e fino al 1927, segretario generale del partito. Nel 1926 fu arrestato e incarcerato dal regime fascista.

segue nel link :

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Gramsci

 

 

” SOCIALISMO E CULTURA “—29 gennaio 1916

“Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà (in)casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri.

Serve a creare quel certo intellettualismo bolso ( fiacco ) e incolore […] che ha partorito tutta una caterva di presuntuosi e di vaneggiatori, piú deleteri per la vita sociale di quanto siano i microbi della tubercolosi o della sifilide per la bellezza e la sanità fisica dei corpi. Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di piú di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce. […]

 

La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. Non si spiegherebbe altrimenti il perché, essendo sempre esistiti sfruttati e sfruttatori, creatori di ricchezza e consumatori egoistici di essa, non si sia ancora realizzato il socialismo. Gli è che solo a grado a grado, a strato a strato, l’umanità ha acquistato coscienza del proprio valore e si è conquistato il diritto di vivere indipendentemente dagli schemi e dai diritti di minoranze storicamente affermatesi prima. E questa coscienza si è formata non sotto il pungolo brutale delle necessità fisiologiche, ma per la riflessione intelligente, prima di alcuni e poi di tutta una classe, sulle ragioni di certi fatti e sui mezzi migliori per convertirli da occasione di vassallaggio in segnacolo di ribellione e di ricostruzione sociale. Ciò vuol dire che ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee attraverso aggregati di uomini prima refrattari e solo pensosi di risolvere giorno per giorno, ora per ora, il proprio problema economico e politico per se stessi, senza legami di solidarietà con gli altri che si trovavano nelle stesse condizioni. […]

È attraverso la critica della civiltà capitalistica che si è formata o si sta formando la coscienza unitaria del proletariato, e critica vuol dire cultura, e non già evoluzione spontanea e naturalistica. Critica vuol dire appunto quella coscienza dell’io che Novalis dava come fine alla cultura. Io che si oppone agli altri, che si differenzia e, essendosi creata una meta, giudica i fatti e gli avvenimenti oltre che in sé e per sé anche come valori di propulsione o di repulsione. Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra. […]”

 

(Antonio Gramsci, Socialismo e Cultura, da Il Grido del Popolo del 29 gennaio 1916)

 

testo da 

I Maestri del Socialismo — Facebook 

 

 

 

A Speech by Lenin at the outset of the Russian revolution.

Pittore sconosciuto ha rappresentato Lenin che parla al popolo russo  all’inizio  della Rivoluzione russa nel 1917

 

 

Ales – Veduta

comune di ALES
Gianni Careddu – Opera propria

Ales (Abas in sardo) è un comune italiano di 1 372 abitanti ( DATI 2019 ) della provincia di Oristano in Sardegna, nella regione storica della Marmilla. Ha una sola frazione: Zeppara.

 

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FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI ALES
cristianocani – https://www.flickr.com/photos/cristianocani/2716487216/sizes/o/

 

 

 

 

GIO’ POMODORO– PIAZZA GRAMSCI

AD ALES – ORISTANO

 

 

FOTO DAL FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/piano-d-uso-collettivo-a-gramsci?ldc

 

 

 

Nel 1976 dal centro milanese degli Amici della Casa Gramsci di Ghilarza venne affidato a Gio’ Pomodoro l’incarico di studiare la possibilità di realizzare una struttura-ricordo ad Ales. Nacque in tal modo il progetto del “Piano d’uso collettivo”, una struttura monumentale inaugurata ad Ales il 1° maggio 1977.

Lavorarono alla sua realizzazione muratori e scalpellini di Ales e lo stesso centro Amici della Casa Gramsci di Ghilarza in collaborazione con il Comitato Unitario Antonio Gramsci di Ales si occuparono di raccogliere fondi per la realizzazione dell’opera. Si tratta di un “antimonumento non celebrativo” dove l’omaggio a Gramsci nel paese natale è un nuovissimo e ardito tentativo plastico di far rivedere l’uomo, il popolo sardo, perché si trovi nel costruito spazio come collettività e come tale si riconosca.

Il “Piano d’uso collettivo” consiste in una vasta piazza, un’area triangolare lastricata di pietre, utilizzata come fulcro della vita sociale; l’area è fornita di un focolare quadrangolare ribassato rispetto al livello della piazza, dove si possa accendere il fuoco e sedersi a conversare; una fontana (con la sagoma molto stilizzata di un ariete, costruita in basalto di Mogoro); una pietra verticale, a sagoma triangolare, di calcare di Masullas, con la scritta “zenith”.

Ai due lati dello spiazzo vi sono: una mola da frantoio, in basalto, rinvenuta nella zona e posta come simbolo di una delle più antiche attività agricole locali; una scultura in pietra bianca di Trani, a forma semicircolare spezzata.

 

 

 

 

 

Il monumento è composto da un piano in pietra con inserite varie figure che richiamano episodi della vita travagliata di Gramsci e fu inaugurato dal presidente della Camera Pietro Ingrao, il 1º maggio 1977, per celebrare il quarantennale della morte del filosofo, avvenuta il 27 aprile 1937. Su alcune delle pietre sono riportate alcune parole in sardo: “sa terra” (“la terra”), “s’agua” (“l’acqua”), “su fogu” (“il fuoco”), “sa pedra” (“la pietra”), “su soli” (“il sole”), “sa luna” (“la luna”), “sa roda” (“la ruota”).

DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Ales

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

anche il testo è del FAI

https://fondoambiente.it/luoghi/piano-d-uso-collettivo-a-gramsci?ldc

 

 

 

UNA FOTO D’EPOCA, INTORNO AL 1977– SI VEDE LA PIAZZA INTERA

DA : https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2171#gallery-1

 

 

FOTO DI SANNA

 

FOTO DI SANNA

 

 

FOTO DI SANNA

LINK SOPRA: https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2171#gallery-1

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Chris Ewokor, BBC Africa – 7 gennaio 2026 — Sventato il complotto per uccidere il leader del Burkina Faso, afferma la giunta. Il capitano Ibrahim Traoré, capo militare del Burkina Faso

 

 

 

B B C – 7 gennaio 2026- traduz. automatica
https://www.bbc.com/news/articles/clyz4dzyq7po

 

Sventato il complotto per uccidere il leader del Burkina Faso, afferma la giunta

 

 

Burkina Faso - Mappa

Burkina Faso – Mappa
CIA World Factbook (2004)
Wikipedia

Chris Ewokor

BBC Africa

 

 

Anadolu/Getty Images Il capitano Traoré in uniforme e basco rosso
Anadolu/Getty Images

Il capitano Traoré ha preso il potere nel settembre 2022 e ha coltivato l’immagine di un leader panafricano

 

Un complotto per uccidere il capo militare del Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traoré, è stato sventato, ha annunciato la nazione dell’Africa occidentale.

Il sofisticato piano era stato architettato dal tenente colonnello Paul Henri Damiba, l’ufficiale militare deposto da Traoré nel settembre 2022, ha affermato il ministro della sicurezza in una trasmissione in tarda serata.

 

“I nostri servizi segreti hanno intercettato questa operazione nelle ultime ore. Avevano pianificato di assassinare il capo dello Stato e poi colpire altre istituzioni chiave, tra cui personalità civili”, ha affermato Mahamadou Sana ( min. sicurezza- Burkina Faso ) , sostenendo inoltre che il complotto era stato finanziato dalla vicina Costa d’Avorio.

Non ci sono stati commenti né dal colonnello Damiba né dalla Costa d’Avorio.

Da quando ha preso il potere, il capitano Traoré ha dovuto affrontare almeno due tentativi di colpo di stato e deve anche fare i conti con la crescente violenza jihadista che ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case.

Nonostante queste sfide e la sua reputazione autoritaria, il leader militare trentasettenne conserva un forte sostegno popolare e si è guadagnato un seguito in tutto il continente per la sua visione panafricanista e per le sue critiche all’influenza occidentale.

 

Secondo il ministro della sicurezza, le autorità hanno scoperto un video trapelato che mostra i cospiratori mentre discutono dei loro piani.

Nel filmato, avrebbero parlato di come intendevano assassinare il presidente, a distanza ravvicinata o piazzando esplosivi nella sua residenza, poco dopo le 23:00 ora locale di sabato 3 gennaio.

In seguito, avrebbero pianificato di prendere di mira altre importanti personalità militari e civili.

Sana, min. sicurezza,  ha affermato che Damiba aveva mobilitato sia soldati che sostenitori civili, ottenuto finanziamenti esteri (in particolare 70 milioni di franchi CFA (125.000 dollari; 92.000 sterline) consegnati dalla Costa d’Avorio) e pianificato di distruggere la base di lancio dei droni del paese prima che le forze straniere potessero intervenire.

“Stiamo conducendo indagini e abbiamo effettuato diversi arresti. Questi individui saranno presto consegnati alla giustizia”, ​​ha dichiarato il ministro alla televisione nazionale.

Sana, ministro,  ha insistito sul fatto che la situazione è sotto controllo e ha esortato i cittadini “a non lasciarsi ingannare, per ingenuità, da piani pericolosi”.

Non è chiaro quante persone siano state arrestate.

I critici, sia locali che stranieri, hanno accusato il capitano Traoré di autoritarismoe affermano che il suo governo reprime il dissenso, ricorrendo anche ad arresti arbitrari di ufficiali militari e a restrizioni sui media.

Non è la prima volta che la giunta punta il dito contro la Costa d’Avorio per l’ingerenza straniera nei suoi affari interni.

Queste continue lotte di potere interne non faranno altro che aumentare ulteriormente le tensioni regionali.

Il colonnello Damiba ha ricoperto la carica di leader del Burkina Faso da gennaio a settembre 2022, dopo aver preso il potere da un governo eletto.

Dopo essere stato estromesso, è andato in esilio nel vicino Togoha dichiarato in un messaggio pubblicato sui social media di augurare ogni successo al suo successore.

 

 

 

NOTA SU BURKINA FASO:

DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Burkina_Faso

 

Il Burkina Faso, fino al 1984 Alto Volta, è uno Stato indipendente dell’Africa occidentale privo di sbocchi sul mare. La sua capitale è Ouagadougou e la sua forma di governo è una repubblica semipresidenziale il cui capo dello Stato, eletto ogni cinque anni, è anche responsabile dell’esecutivo.
Ex colonia francese fino al 1960, in tale anno ottenne l’indipendenza assumendo il nome di Alto Volta, dal nome dell’omonimo fiume il cui corso superiore attraversa il Paese.

Il 2 agosto 1984 l’allora presidente Thomas Sankara cambiò il nome dell’Alto Volta in Burkina Faso che significa “la terra degli uomini integri” in more e in bambara, parlate rispettivamente dall’etnia mossi e dall’etnia dioula che vivono nel Paese. Il decreto presidenziale venne confermato dall’Assemblea Nazionale due giorni dopo.

segue nel link sopra-

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ALBERTO NEGRI, Lo sguardo sulle lotte locali per ribaltare l’Onu di Trump. Come costruire un nuovo ordine contro l’«Onu di Trump»- IL MANIFESTO  22 gennaio 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  22 gennaio 2026
https://ilmanifesto.it/lo-sguardo-sulle-lotte-locali-per-ribaltare-lonu-di-trump

 

 

Lo sguardo sulle lotte locali per ribaltare l’Onu di Trump.

 

 

 

 

Lo sguardo sulle lotte locali per ribaltare l’Onu di Trump
Agenti federali dell’immigrazione affrontano i manifestanti fuori dal Bishop Henry Whipple Federal Building, Minneapolis – (AP Photo/John Locher)

 

Come costruire un nuovo ordine contro l’«Onu di Trump», fatto da miliardari, dittatori e criminali di guerra che dovrebbero tutti essere seduti in quella bottega degli orrori chiamata Board of Peace per Gaza?  Madamina, purtroppo, il catalogo è questo. È quello che certificano le ruspe di Netanyahu sulla sede Unrwa di Gerusalemme Est, la chiusura del valico di Rafah e il bando israeliano alle 37 Ong che hanno contribuito a sfamare e curare oltre due milioni di persone.

 

Non solo. Come si apprende dello statuto del Board, anticipato dalla stampa israeliana, questo comitato d’affari si riserva la prerogativa di affrontare i conflitti in luoghi diversi da Gaza. Carta bianca per decidere guerre, operazioni di polizia internazionale e chissà che altro.

Come dare voce e rappresentanza a valori come i diritti umani, l’autodeterminazione dei popoli, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, l’integrità e la sovranità territoriale degli stati? Per alcuni, come dalle nostre parti, che si sono arresi a Trump ancora prima di contemplare una resistenza, è un inutile esercizio intellettuale ma per milioni di persone è un’urgenza bruciante.

Per i palestinesi, per esempio, ridotti in un sorta di carcere dove continuano a morire di inedia ( = estenuazione dell’organismo per mancanza di cibo ) e malattie, per i curdi del Rojava sotto assedio del qaedista Al Sharaa (ricevuto alla Casa Bianca), quelli che avevamo celebrato (e usato) come eroi di Kobane e della lotta all’Isis. Protagonisti dimenticati come scriveva ieri sul manifesto Chiara Cruciati di uno dei rarissimi esperimenti democratici del Medio Oriente.E così ora migliaia di jihadisti siriani e foreign fighters scappano dalle prigioni sorvegliate dalle forze curde per oltre un decennio. Interessa a qualcuno o interverrà il Board of Peace?


MIKE CARNEY, PREMIER DEL CANADA
foto da : Wikipedia – 2025

 

Mentre a Davos Trump straparlava, dando gli ormai consueti segnali di pericolosa balordaggine, Mike Carney, premier del Canada, Paese nelle mire coloniali di Trump come la Groenlandia, ha tenuto il giorno prima un discorso accolto con una standing ovation. Questo liberale, con impeccabili credenziali capitaliste, ex governatore delle banca centrale canadese e inglese, si faceva la domanda di come fermare Trump, la stessa che si pone la copertina di questa settimana di Newsweek, l’interrogativo inquietante che ormai percorre in maniera non troppo sotterranea le cancellerie internazionali.

 

Carney non solo ha parlato ma ha anche agito. Il premier canadese, in gran parte ignorato dai nostri media, a Davos ha detto semplicemente la verità: per decenni ci siamo adagiati e abbiamo prosperato (qui in Occidente soprattutto) in un ordine internazionale basato su regole in gran parte false, sapendo che i più forti si sarebbero auto-esentati dal rispettarle quando gli fosse stato conveniente. Il diritto internazionale, ha detto Carney, è stato applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima: il doppio standard applicato Israele è emblematico. Una finzione utile all’egemonia americana, con un divario immane tra retorica e realtà.

 

Cose che ovviamente sul manifesto sono state scritte molte volte nell’ultimo mezzo secolo e che abbiano trovato nei discorsi di Che Guevara, Fidel Castro. Thomas Sankara fino a Ibrahim Traoré. Solo che il “terzomondista” che le dice oggi è uno che è stato immerso da decenni nel sistema, che pensava fino a qualche tempo fa di decidere le sorti del mondo.

Adesso siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione. Quello che propone Trump non è il multilateralismo ma la brutale prevalenza del più forte e del più immorale. E allora Carney qualche giorno fa è volato in Cina per firmare una partnership strategica, come ha già fatto con India e Unione europea. L’illusione non è quella di trovare nuovi protettori, tanto più che Pechino non è certo una capitale che condivide i nostri valori e la difesa strenua dei diritti umani, al contrario.

Ma serve prendere atto che attendere la restaurazione dell’ipocrita vecchio ordine “basato sulle regole” è tempo sprecato, così come invocare il suo ritorno. Auspicabile invece costruire nuove alleanze tra le potenze medie, perché le superpotenze possono permettersi di agire da sole.

Insomma la proposta è una sorta di “terza via” rispetto alla scena attuale, che per forza deve tenere in conto dei Brics e i due terzi dell’umanità che sono stati per decenni ai margini della cupola di potere occidentale. Ne saremo capaci? Qualche dubbio, e forse più di qualche, esiste. Visto quanto accade ai palestinesi e ai curdi e a tanti altri popoli che si aspettano da noi segnali che non arrivano mai.

È venuta a Roma per il documentario Tomorrow’s Freedom Fadwa Barghouti, moglie e portavoce di Marwan Barghouti, leader palestinese prigioniero di Israele dopo la Seconda Intifada. Ma noi qui cosa offriamo alla Palestina? Neppure il simbolico riconoscimento di uno stato palestinese.

Ecco perché le lotte locali diventano essenziali per cambiare le cose. L’aforisma di Tucidide, ricordato da Carney, che  ” i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono  ”  ( dal dialogo tra Melii e Ateniesi-  V capitolo, ” Guerra del Peloponneso ”  )  non è inevitabile ma può essere ribaltato ogni giorno.

 

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IL MNAIFESTO PRIMA PAGINA DI OGGI — 22 gennaio 2026 – carina anche la vignetta di Maicol & Mirko

 

 

 

il manifesto del 22 gennaio 2026

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ruggiero filannino @ruggierofilann4 – 21 gennaio – 18.09 — ” MERAVIGLIOSA MONOPOLI QUANDO SI ACCENDONO LE LUCI DELLA SERA ” – grazie caro Ruggiero ! + altra bellezza al fondo + Sole sole sole, Domenico Modugno

 

 

 

LINK X  RUGGIERO FILANNINO
ruggiero filannino @ruggierofilann4

 

 

 

 

 

 

 

 

CARTINA PUGLIA – MONOPOLI IN PROVINCIA DI BARI

Mappa Puglia | Italia - AnnaMappa.com

 

DA:

ANNAMAPPA.COM

https://annamappa.com/italia/region/puglia/

 

 

 

se volete dare un’occhiata a questi posti meravigliosi della Puglia, aprite il link sotto:

IDEALISTA.IT / link sotto  – 6 GIUGNO 2024– Alcune delle fantastiche spiagge della Puglia : VIESTE MONOPOLI OTRANTO GALLIPOLI TRANI — cartina al fondo

 

 

****************

 

Domenico Modugno (Polignano a Mare9 gennaio 1928 – Lampedusa6 agosto 1994)-

E’ stato anche un politico -non lo sapevo  ch. https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Modugno

FOTO DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Modugno

 

 

 

DOMENICO MODUGNO–  CANZONE : SOLE SOLE SOLE

 

 

Testo Sole, sole, sole – Domenico Modugno

Testo della canzone Sole, sole, sole (Domenico Modugno), tratta dall’album Radio Show

‘A notte,
Se sperde dint ‘a matina
‘O viche chianu chianu
Se schiara
E tene ‘o sole
Sole, sole, sole,
Ride pe case,
Trase trase
Ogni cosa
Cchiu’ pulita se fa
‘E panne po’ cielo
‘E voce pa’ via
‘A primma canzooone
Scetateve pitture
Sciuglite sti culure
C’o verde ‘e l’acqua ‘e mare
Mare, mare mare,
Sbatte na prora, p’ore, p’ore
Terra e viento
Fanno ‘e barche vula’
Na rezza ca saglie,
‘O mare ca luce
Paranza feeliice,
Te sto luntane è ‘o vero
Ma quanno ll’uocchie chiude
Te veco co pensiero.
Paese mio.
Sole sole sole
Ride pe’ ‘e case
Trase trase
Ogni cosa
Piu’ pulita se fa
‘E panne po’ cielo
‘E voce pa via
‘A primma caanzoone
Scetateve pitture
Sciuglite sti culure
C’o verde ‘e l’acqua ‘e mare.
Mare mare mare
Sbatte na prora, p’ora, p’ora
Terra e viento
Fanno ‘e barche vula’
Na rezza ca saglie,
‘O mare ca luce,
Paranza feeliice
Te sto luntane è ‘o vero
Ma quanno ll’uocchie chiude
Te veco c’ ‘o pensiero
Paese mio

DA :

ROCKOL.IT
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INCONTRO CON MAURO BIANI — ” Quando la satira chiede : e tu, da che parte stai ? “–RIVISTA PRO CIVITATE CHRISTIANA ASSISI QUINDICINALE, 1 FEBBRAIO 2026 ++ Assisi

 

 

 

APRI NEL LINK  QUI :

 

 

1 febbraio 2026

 

 

 

 

 

 

 

segue immagini da:  GETTY IMAGES
https://www.gettyimages.it/search/2/image?phrase=assisi&tracked_gsrp_landing=https%3A%2F%2Fwww.gettyimages.it%2Fimmagine%2Fassisi

 

 

qualche immagini di ASSISI – PERUGIA-  – UMBRIA

 

 

Overhead of Basilica de San Francisco.

Basilica di San Francesco

 

 

 

Basilica di San Francesco d'Assisi at sunset, Umbria

UN ROMANTICO TRAMONTO SUL COLONNATO DELLA BASILICA

 

 

 

 

Italy, Umbria, Perugia district, Assisi, Basilica of San Francesco, hay bales

ASSISI IN PROVINCIA DI PERUGIA

 

 

 

Assisi

 

DI NUOVO IL COLONNATO..  PER AVERNE UN’IDEA..

 

 

 

 

ITALY-RELIGION-SAINT-CANONIZATION-ACUTIS

LA CHIESA ED ASSISI

 

 

 

Lo splendido interno affrescato della Basilica Inferiore di San Francesco nel cuore medievale di Assisi in Umbria

Lo splendido interno affrescato della Basilica Inferiore di San Francesco nel cuore medievale di Assisi in Umbria –

La Basilica è stata costruita in stile gotico dal 1223 al 1256, anno in cui fu completata.
Dal 1230 custodisce le spoglie mortali di San Francesco.

 

 

 

 

Il complesso della Basilica visto dalla Rocca Maggiore
Luca Aless – Opera propria

foto da Wikipedia 

 

 

 

 

 

il chiostro dietro l’abside della Basilica

 

 

 

 

 

Rosone della Basilica superiore

foto sopra da:  Luca Aless – Opera propria — Wikipedia 

 

 

nota rapida:

Alla decorazione in affreschi lavorarono:

Maestro di San Francesco (1253 circa).
Cimabue che dipinse la Maestà nel transetto destro della basilica inferiore (e forse altri affreschi perduti, nel 1278 circa
il Maestro Oltremontano e il Maestro della Cattura.
Maestranze romane (Jacopo Torriti) e toscane.
un maestro innovatore, il cosiddetto Maestro di Isacco,
( il giovane Giotto o un maestro romano, Pietro Cavallini )

Lo stesso Maestro Isacco si vide poi affidato il ciclo più importante, quello delle 28 Storie di san Francesco: anche in questo caso è tradizionale il riferimento a Giotto, molto probabilmente autore effettivo del ciclo, ma altrettanto probabile è la presenza di altri capibottega, in particolare il “secondo capobottega” che Federico Zeri e altri studiosi riconobbero in Pietro Cavallini, ipotesi tuttora controversa.

** il completamento delle ultime scene  è  del Maestro della Santa Cecilia.

 

La decorazione riprese dalla basilica inferiore verso il 1307 e questa volta è sicura la presenza di Giotto, sebbene coadiuvato da numerosi collaboratori che rendono comunque difficile l’attribuzione delle scene.

La bottega giottesca si occupò in sequenza della Cappella della Maddalena, del transetto destro e della volta sopra l’altare con le Allegorie francescane, terminando nel 1311 circa o, secondo un’altra ipotesi, nel 1334.

La volta con le Allegorie, con uno sfarzoso sfondo dorato, segnò ormai il culmine la revisione del pauperismo voluto dal fondatore dell’Ordine, all’insegna di una decorazione sempre più fastosa, secondo un processo graduale avviato dal generalato di Giovanni da Murro in poi. Negli anni venti del Trecento arrivarono ad Assisi i pittori senesi, quali Simone Martini e Pietro Lorenzetti, autori di straordinari cicli rispettivamente nella Cappella di San Martino e nel transetto sinistro della basilica inferiore. Entro gli anni trenta del Trecento la decorazione della basilica poteva dirsi completata.

Nel Seicento si verificò la ridipinture dell’abside della basilica inferiore, per rimediare al guasto Giudizio di Stefano Fiorentino, ad opera del Sermei (1623) e la decorazione di alcune parti della campata di ingresso e delle cappelle attinenti nella basilica inferiore ad opera di vari artisti locali.

 

Il restauro di Giuseppe Sacconi / LINK

 

Dal ventesimo secolo / LINK

 

Descrizione:

La basilica è formata da due chiese sovrapposte, una inferiore e una superiore, legate a due diverse fasi costruttive: la prima legata al romanico umbro, di derivazione lombarda, la seconda legata al gotico di matrice francese. Straordinario è, in entrambi i casi, l’apparato decorativo interno.

 

La chiesa inferiore + LA SUPERIORE NEL LINK:

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Francesco#Voci_correlate

 

ultima nota

**** CARLO ACUTIS ( (Londra3 maggio 1991 – Monza12 ottobre 2006 ) -un nuovo santo morto a 15 anni per leucemia di tipo M3.
Canonizzato ( santificato )  il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV.
E’ sepolto nel Santuario della Spoliazione ad Assisi

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Acutis

 

 

chiudiamo con qualcosa più dolce:

 

Assorted Italian sweets, including cannoli, biscotti, and pastries, are displayed, showcasing the vibrant variety and craftsmanship of Italian confectionery.

 

e un vicolo medioevale di Assisi:

 

A curved uphill road in Assisi is flanked by stone buildings, their historic facades adding to the town's medieval charm. Assisi, Italy.

 

 

 

Trip in Assisi

 

 

 

Assisi cityscape from Santa Chiara

Il paese visto da Santa Chiara

 

 

Panoramic View of Assisi from Above,Assisi,Umbria,Italy

 

QUESTE ULTIME FOTO SONO DI GETTY IMAGES, MA IL LINK E’ DIVERSO:

HA SOLO 1481 FOTO, MENTRE L’ALTRO NE HA 14.486

https://www.gettyimages.it/search/2/image?page=4&phrase=assisi%2C%20paese%20%3F&sort=best&license=rf%2Crm

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15 gennaio 2026 Il Manifesto- Ritagli- Vignette– MAICOL & MIRKO *** le più belle..per noi.

 

 

 

 

 

15 gennaio 2026
Il Manifesto- Ritagli- Vignette

 

 

 

 

 

10 gennaio –.  Facciamo una legge..

 

 

 

9 gennaio

 

 

 

13 gennaio

 

 

 

 

4 gennaio

 

 

 

 

3 gennaio

 

 

 

28 dicembre 25

 

 

 

24 dicembre

 

 

 

20 dicembre

 

 

 

13 dicembre

 

 

 

 

Maicol e Mirco del 9 dicembre 2025

9 dicembre

 

 

 

 

 

3 dicembre

 

 

 

27 novembre

 

 

 

 

 

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Prima Pagina di oggi, 21 gennaio, de IL MANIFESTO —

 

 

 

 

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Maysoon Majidi, Siria, la sfida mortale ai Curdi: eliminarci, come in Iran e in Turchia — — IL MANIFESTO  21 gennaio 2026

 

 

 

IL MANIFESTO  21 gennaio 2026
https://ilmanifesto.it/siria-la-sfida-mortale-ai-curdi-eliminarci-come-in-iran-e-in-turchia

 

 

Siria, la sfida mortale ai Curdi: eliminarci, come in Iran e in Turchia.

 

 

 

Raqqa, Siria - Foto AP /Omar Albam

Raqqa, Siria – Foto AP /Omar Albam

 

In Iran, dalle operazioni militari degli anni successivi alla rivoluzione, alle esecuzioni di massa degli anni ’80, fino alla costante securitizzazione di ogni forma di attivismo civile e politico, il Kurdistan è stato sistematicamente definito come una questione di sicurezza.

Questo schema si è riprodotto con un’intensità senza precedenti nel contesto delle recenti proteste nazionali. Sette partiti del Kurdistan iraniano hanno reagito lanciando un appello congiunto per uno sciopero generale nelle città curde. L’iniziativa ha portato alla chiusura generalizzata dei mercati in numerose località, configurandosi come una delle forme di protesta collettiva più coese e organizzate della regione. I media ufficiali e molte reti legate a diversi schieramenti politici hanno ignorato del tutto gli eventi in Kurdistan o hanno sistematicamente censurato la voce della popolazione locale. Si è così ripetuta l’esperienza fallimentare dell’opposizione del 2022, quando le alleanze naufragarono a causa dell’assenza di un linguaggio politico condiviso tra le correnti centraliste e le rivendicazioni democratiche dei curdi.

Oggi oltre i confini dell’Iran, in Siria, una logica simile si è nuovamente abbattuta sul Kurdistan. Nell’ultima settimana, l’equilibrio di potere nel nord e nel nord-est della Siria è mutato in modo fulmineo. In meno di settantadue ore, le Forze Democratiche Siriane hanno perso ampie porzioni dei territori sotto il loro controllo, inclusi Raqqa, Tabqa, parti di Deir ez-Zor e snodi strategici come la diga di Tishrin. Questi sviluppi hanno compromesso non solo la capacità militare delle SDF, ma anche i loro strumenti economici e di governance. La pressione simultanea del governo di Damasco, il riallineamento di tribù arabe locali, l’intensificarsi delle minacce turche e il ritiro di fatto del sostegno statunitense hanno spinto le SDF in una posizione negoziale sostanzialmente indifendibile.

Sotto la spinta di Tom Barrack, rappresentante di Donald Trump in Medio oriente, si è cercato di trovare un accordo. Il testo diffuso, che al momento presenta un carattere unilaterale, prevede un cessate il fuoco immediato, il trasferimento completo del controllo militare e amministrativo delle aree chiave allo Stato centrale, l’integrazione individuale dei combattenti delle SDF negli apparati di sicurezza di Damasco e la fine di qualsiasi forma di autonomia politica, limitandosi a un riconoscimento minimale dei diritti culturali curdi.

In termini concreti, questo quadro sancisce la fine dell’esperienza politico-istituzionale tredicennale del Rojava e il ritorno a un modello di Stato fortemente centralizzato. Le possibili conseguenze includono gravi incertezze sul destino dei prigionieri dell’Isis, l’indebolimento dei già fragili processi di dialogo tra il Pkk e Ankara e una riorganizzazione dell’ordine sociale nel nord-est della Siria fondata su logiche tribali piuttosto che su forme di governance partecipativa.

In questo contesto, il richiamo alla «jihad sulla base della sura al-Anfal», avanzato negli ultimi giorni da ambienti religiosi e politici vicini ai gruppi armati attivi in Siria, non costituisce un decreto statale formale, ma uno strumento ideologico volto a legittimare la violenza contro i curdi e le forze legate alle SDF. Il ricorso selettivo ai versetti della sura al-Anfal, che nella giurisprudenza politica islamica affronta temi quali la guerra e l’obbedienza, trasforma un conflitto politico-territoriale in uno scontro religioso ed esistenziale, negando qualsiasi rivendicazione di autonomia o di diritti collettivi. Questo discorso riattiva, nella memoria storica curda, il peso simbolico dell’operazione Anfal di Saddam Hussein e accresce il rischio di normalizzazione della violenza settaria, di epurazioni politiche e demografiche e di un ulteriore indebolimento di qualsiasi prospettiva di riconciliazione nazionale.

Il governo siriano ha richiesto la resa incondizionata delle forze curde e lo scioglimento totale delle loro strutture amministrative, richiesta respinta con fermezza. Ma in conformità con l’accordo, le SDF hanno avviato il ritiro da ampie aree delle province di Raqqa e Deir ez-Zor, passate sotto il controllo dell’esercito siriano. Nei suoi ultimi messaggi, Mazloum Abdi ha invitato la popolazione a sostenere i combattenti delle SDF e a dimostrare coraggio e resilienza di fronte alle pressioni militari e politiche.

L’appello ha trovato un’ampia risposta. A Erbil, Sulaymaniyah, Zakho e Halabja, nel Kurdistan iracheno, si sono svolte manifestazioni di piazza e sono state espresse dichiarazioni di disponibilità a difendere il Kurdistan e a unirsi ai combattenti. Nel Kurdistan turco, gruppi numerosi di persone si sono diretti verso il confine siriano, scontrandosi in diversi casi con la polizia turca. Nella diaspora, dall’Europa al Nord America, le proteste e le mobilitazioni di solidarietà sono in pieno svolgimento.

Ciò che oggi accade ai curdi in Iran e in Siria non è una somma di crisi isolate, ma la riproduzione di una logica comune. Una logica che definisce la questione curda non nei termini della politica e dei diritti, ma nel linguaggio della sicurezza, dell’eliminazione e della jihad. Finché questa impostazione resterà dominante, ogni cessate il fuoco non sarà altro che una breve pausa in un ciclo prolungato di violenza.

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Mauro Biani @maurobiani — 21 gennaio 2026 — ore 16.10– ” I 12 miliardari sono più ricchi sono più ricchi di tutti i poveri di mezzo mondo “.

 

 

 

X – 49 min.

21 gennaio 26
Mauro Biani @maurobiani

 

#diritti #persone #povertà #ricchezza #maga #destre
#Davos26  abbiamo un problema, le #disuguaglianze non scandalizzano più” oxfamitalia.org/disuguaglianza avvenire.it/economia/davos@OxfamItalia

La vignetta oggi per  @repubblica

 

 

 

 

 

 

 

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ANSA.IT – 21 gennaio 2026 — 12.22 / VIDEOGALLERY – Fadwa Barghouti a Roma per il documentario “Tomorrow’s Freedom” + Tiziana Pesce; Alessandro Barbero su Barghouti

 

 

 

 

ANSA.IT – 21 gennaio 2026 — 12.22 — videogallery
https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2026/01/21/fadwa-barghouti-a-roma-per-il-documentario-tomorrows-freedom_09ebf376-0e51-4258-a232-2b8d67fc98e3.html

 

 

video, 1.27 —

apri qui

 

 

 

“Pace solo quando finira’ l’occupazione”

 

La moglie di Barghouti: “Abu Mazen è finito, ora tocca ai giovani liberare i palestinesi” - la Repubblica

Fadwa e il marito  —foto da Repubblica

 

 

 

I Barghouti conquistano Fatah

Fadwa vicino ad un poster con suo marito Marwan Barghouti
foto Il Manifesto – 5 / 12-2016

 

 

 

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Luisa Morgantini - 26a Lucania Film Festival · Pisticci ...

A fianco di Fadwa Barghouti  (Villadossola5 novembre 1940) è una politica e attivista italiana.

Figlia di partigiani, è stata la prima donna eletta nella segreteria della FLM di Milano (Federazione Lavoratori Metalmeccanici FIM- FIOM-UILM per la FIM-CISL). Eletta nel Parlamento Europeo nel 1999 e riconfermata nel 2004. + altro +  membro della Delegazione per le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese; + altro.
https://it.wikipedia.org/wiki/Luisa_Morgantini#Attivismo

+ altro
https://it.wikipedia.org/wiki/Luisa_Morgantini#Attivismo

 

 

se vuoi, apri qui:

Tiziana Pesce / Facebook link sotto/ PUBBLICA -1. – ULTIMA NOTIZIA SU MARWAN BARGHOUTI + 2. un testo di Alessandro BARBERO su Marwan Barghouti — un bellissimo encomio ( elogio ) +– 16 ottobre 2025 –++ Post di Soumaila Diawara– link Facebook- LETTERA DELLA MOGLIE ( Fadwa Barghouti 

 

 

 

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Opa Tsupa Je cherche après Titine – Les yeux noirs + altro vario

 

 

Arranger: Opa Tsupa
Author: Nicolas Mauro
Composer: Léo Daniderff
Composer: Traditional

 

 

 

 

 

nota 1 :

Opa Tsupa è un gruppo jazz francese , ispirato sia allo swing degli anni ’30 che alla musica umoristica . Formatosi nel 2000 , è stato attivo fino al 2015, influenzati da 
Django Reinhardt : il loro primo album, * Opa Tsupa, jazz manouche quintet*.

 

nota 2-

Il Jazz Manouche, o Gypsy Jazz, è un genere musicale nato a Parigi negli anni ’30 grazie al chitarrista sinti Django Reinhardt, che fonde il jazz americano con la musica tradizionale zingara, caratterizzato da ritmi swing, strumenti a corda (chitarre, violino, contrabbasso) e la peculiare tecnica ritmica “La Pompe“, che emula una batteria. Si distingue per l’approccio melodico e armonico degli arpeggi e l’enfasi sul secondo e quarto battito, creando un suono caldo e sincopato. 

 

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segue da :
https://www.lanouvellerepublique.fr/vienne/commune/jaunay-marigny/opa-tsupa-adieux-programmes-a-l-agora– settembre 2015

 

” Oggi, i musicisti degli Opa Tsupa si separano e hanno deciso di organizzare un ultimo concerto a beneficio dell’associazione “Un ospedale per i nostri anziani” presso l’Ospedale Universitario di Poitiers. Hanno anche invitato molti ospiti a sorpresa a unirsi a loro sul palco per un’ultima dose di swing e risate. Questo memorabile concerto finale si terrà venerdì 18 settembre alle 20:30 presso la Sala Agora di Jaunay-Clan. L’intero ricavato andrà a beneficio dell‘associazione “Un ospedale per i nostri anziani”.
Questa associazione si impegna a migliorare e rallegrare la vita quotidiana degli anziani ricoverati o residenti presso l’Ospedale Universitario di Poitiers. L’associazione è stata creata nell’ottobre 2011, in seguito al trasferimento dal sito Pasteur al sito dell’Ospedale Universitario. Il suo obiettivo è promuovere e sviluppare la vita sociale e culturale dei residenti e dei pazienti del reparto di geriatria del sito di Poitiers, integrando il lavoro quotidiano degli operatori sanitari. Questa creazione è stata resa possibile grazie all’impulso degli operatori sanitari, degli animatori e dei medici del reparto.

 

 

 

 

nota 3

Django Reinhardt ( Liberchies / Belgio, 23 gennaio 1910 – Samois-sur-Seine, 16 maggio 1953 )
WIKIPEDIA

 

 

 

CHIESA A LIBERCHIES / MONT-A’-CELLES,  IN VALLONIA, DISTRETTO DELL’HAINAUT, IN BELGIO —

 

 

 

 

 

Mappa Della Vallonia E Delle Fiandre. Zona E Bandiera Del Belgio. Geografia Dell'europa. Illustrazione Vettoriale - Illustrazione di concetto, terra: 253980671

 

FIANDRE – PARTE NORD DEL BELGIO — E VALLONIA – PARTE SUD;  BRUXELLES E’ una regione a sé con 19 comuni; è una delle tre regioni del Belgio: Bruxelles, capitale; Fiandre e Vallonia.

 

 

 

 

Guildhall facades in the Grand Place.

un’immagine di Bruxelles

 

 

 

 

Brussels skyline at dusk with majestic City Hall bell tower in Gothic style illuminated with romantic sky, Brussels, Belgium

un’altra

 

 

 

 

Architecture of the “Grande Place”in Brussels

dettaglio del Palazzo sulla Piazza Grande

 

immagini sopra da:

https://www.gettyimages.it/search/2/image?page=4&phrase=bruxelles&sort=best&license=rf%2Crm

 

 

 

 

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Panorama of the Grand-Place, Brussels, Belgium
Celuici – Opera propria- wikipedia

 

 

 

 

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un quadro della Piazza Grande, autore anonimo, datato 1670- olio su tela – 81×101 cm
https://it.wikipedia.org/wiki/Grand-Place_(Bruxelles)#

 

 

 

 

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autore : Trougnouf (Benoit Brummer) – Opera propria
La Grand-Place in fiamme durante il Bombardamento di Bruxelles del 1695. A sinistra, il Municipio; a destra, la Maison du Roi; sullo sfondo, la Chiesa di San Nicola

 

 

 

 

 

Cobbled street in historical center of Brussels, Belgium

una via del centro storico  – Getty images- link sopra

 

 

 

 

 

Belgian waffles with various sweet toppings for sale, Brussels, Belgium

vari tipi di cialde tutte magnifiche !

 

 

 

 

Old engraving illustration of the Palace of Justice of Brussels or Law Courts of Brussels is a courthouse in Brussels, Belgium

una litografia del Palazzo di Giustizia di Brtuxelles- *** guardate le case intorno, non c’è l’anno

 

 

 

 

Le case attorno al Palazzo di Giustizia di Bruxelles – è più grande della Basilica di San Pietro a Roma

 

 

 

 

 

 

Il Palazzo reale del Belgio a Bruxelles- Il Palazzo del Coudenberg in una tavola de 1627
1. Museo del Prado, Madrid

 

 

 

 

Il Palazzo Reale visto dal parco di Bruxelles durante l’inverno.
Matthias Zepper – Opera propria

 

 

 

 

La Sala del Trono

La Sala del Trono
Marc Ryckaert – Opera propria

 

 

 

 

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un’opera- apparentemente moderna- voluta dalla Regina  Paola del Belgio per il Palazzo Reale : si tratta di una maschera in pietra della Civiltà di Teotihuacan, Valle del Messico – periodo:  100-600 d.C.

 

 

nota:

Teotihuacan, Messico centrale ( significa ” Luogo in cui si diventa dei ” ), si trova a qualche decina di chilometri a nord-est di Città del Messico.

 

da : MUSEI DI GENOVA 

Sede: Comune di Genova – Palazzo Tursi
Via Garibaldi 9 – 16124 Genova

 

 

vi mostriamo alcune teste dai Musei di Genova:

 

Testina antropomorfa (parte di figurina intera), III - IV secolo d.C. (Teotihuacán II), Messico

III/ IV secolo- Civiltà  Teotihuacan II

 

 

 

Testina antropomorfa (parte di figurina intera), V - VI secolo d.C. (Teotihuacán III), Messico

V/ Vi sec. Teotihuacuan III

 

 

 

Testina antropomorfa, II - VI secolo d.C. (Teotihuacán II - III), Messico

VI secolo–Teotihuacuan II

 

 

 

Testina antropomorfa, II - VII secolo d.C. (Teotihuacán II - III), Messico

VII sec.  -Teotihuacuan  II-III

 

 

 

 

Testina antropomorfa, III – IV secolo d.C. (Teotihuacán II), Messico

III/ IV sec. – -Teotihuacuan  II

 

 

 

 

Maschera funeraria, V - VII secolo d.C. (Teotihuacán III - IV), Messico

Maschera funeraria V/ VI sec. —  cultura Teotihuacan III

 

 

 

 

Figurina votiva antropomorfa (mutila), V–VI sec. d.C. (Teotihuacán III), Messico

figurina mutila, V / VI secolo –  cultura Teotihuacan III

 

 

DA

GETTY IMAGES –

 

 

 

Pupazzo

 

forse, una bambola o un pupazzo come scritto da Getty

 

 

 

Temple of the Feathered Serpent, Teotihuacan, Mexico

una maschera in pietra.. cubista

 

 

Detail of the Temple of the Feathered Serpent showing alternating "Tlaloc" and feathered serpent heads in the archaeological Aztec site of Teotihuacan

varie diverse tra loro

 

 

Feathered Serpent serpent head in the Temple of the Feathered Serpent in the archaeological Aztec site of Teotihuacan

Testa di serpente

 

 

 

Jaguar head statue, Palacio de Quetzalpapálotl [Quetzalpapálotl Palace], Teotihuacan, State of Mexico, Mexico

testa di giaguaro– Palacio de Quetzalpapálotl-  Teotihuacan, State of Mexico

 

 

segue per altri 21 fogli ( qui, visto 1 ) nel link di Getty

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