Roghudi (Ρηχούδι, Richùdi o Rigùdi in greco di Calabria) è un comune italiano di 981 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.
Roghudi si trova all’interno del Parco Nazionale d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Il termine Roghudi significa rupestre e sorge su uno sperone di roccia. Dal paese, nell’antichità era possibile prevedere i possibili attacchi da parte dei Borboni. Nel 1971, a causa di un’alluvione il paese fu sfollato e il comune mise a disposizione un altro paese sulla costa, vicino a Melito Porto Salvo, rinominato Roghudi Nuovo. ( FAI )
Motorpferd – Opera propria
Il toponimo, come altri in Calabria, potrebbe derivare da lingue del Vicino Oriente, portate nell’estrema penisola italiana durante il III millennio avanti Cristo. Roghudi avrebbe la sua radice nell’amarico ruha (respiro, vento) seguita da un suffisso indicativo di località (-adi). “Ruhadi“, descrittivo di un luogo molto ventoso, come è in realtà. Appartenente all’area grecofona, il nome potrebbe più probabilmente derivare dal greco rhogodes (“pieno di crepacci”) o da rhekhodes (“aspro”)
Roghudi nella provincia di Reggio Calabria
La parte di Roghudi Vecchio, abitata sin dal 1050 e facente parte di un’area grecanica, fu dichiarata totalmente inagibile a seguito delle due fortissime alluvioni avvenute nell’ottobre 1971 e nel gennaio 1973. La popolazione di Roghudi fu distribuita nei paesi limitrofi. Dopo diciotto anni, nel 1988, nasce la nuova Roghudi in prossimità della costa ionica alla periferia occidentale di Melito di Porto Salvo.
Roghudi vecchio
Marcuscalabresus – Opera propria
Sentiero della civiltà pastorale Roghudi – Ghorio di Roghudi 2020
Marcuscalabresus – Opera propria
Motorpferd – Opera propria
Michael from Minnesota – Calabria, Roghudi Vecchio, Fiume
Cascate Maisano
giomodica
Michael from Minnesota – Calabria, Roghudi Vecchio
Altipiano prima di Roghudi
Marcuscalabresus – Opera propria
Aldo fiorenza – Opera propria
Roccia Centrale del latte (Roghudi 2020)
Marcuscalabresus – Opera propria
Roccia del drago (Roghudi – Aspromonte)
Marcuscalabresus – Opera propria
Immagine contenuta in: Sabatini V. (1909) – Contribuzione allo studio dei terremoti calabresi. Bollettino del R. Comitato Geologico d’Italia, 10, 235-345
https://www.geoitaliani.it/2018/05/roghudi.html
Villaggio abbandonato all’infuori di un uomo, suo padre e un cane
Michael from Minnesota – Calabria Roghudi, Capra

Giuseppe De Marte– Anno: 1973


















Il borgo fantasma, dove vivono vecchie storie e ricordi
L’antico abitato di Roghudi risale al lontano 1050, ed è raggiungibile percorrendo una strada tortuosa, spesso bloccata a causa delle frane che continuano a martoriare questo territorio, uno dei più piovosi della Calabria. Il paese è stato dichiarato inagibile ed addentrarsi da soli nel suo antico abitato è rischioso. È possibile visitarlo solo contattando l’Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale d’Aspromonte ed effettuare un tour guidato in compagnia di esperti.
Se invece decidete di accantonare l’intraprendenza da esploratori incalliti, abbandonatevi alla sua contemplazione: il borgo fantasma va ammirato da distante per cogliere tutta la sua suggestione. Una manciata di case abbracciate alla roccia sembrano un castello di carte, eppure sono tenaci e resistenti al trascorrere del tempo e alle intemperie che hanno cambiato completamente il loro destino. E’ ancora possibile immaginare la vita di questo piccolo centro nel bel mezzo della natura selvaggia dell’Aspromonte. Solo alcune leggende sono sopravvissute e narrano di draghi e tesori nascosti.
Le leggende di Roghudi Vecchia
Le storie del borgo fantasma non sono ambientate solo tra le sue vecchie case del centro, alcune puntellate da grandi chiodi fissi ai muri esterni a cui venivano legate delle corde utilizzate per legare i bambini alle caviglie affinché evitassero di cadere dagli alti dirupi. A Roghudi Vecchia si narra anche la storia della “rocca tu drago” e delle “caldaie del latte”.
La prima descrive una roccia monolitica che risale all’epoca preistorica. La sua forma ricorda la testa di un drago e due cerchi incisi sembrano due grandi occhi. Secondo la tradizione popolare, sotto questo imponente e spaventoso masso si trova un inestimabile tesoro, custodito dal drago e mai rivelato: gli abitanti credevano che chi osasse avvicinarsi alla roccia sarebbe stato travolto da una violenta folata di vento e scaraventato nei dirupi che circondano Roghudi.
La seconda leggenda racconta la storia della “caddhareddhi“, ovvero delle caldaie, rocce dalla conformazione sferica che assomigliano a delle gobbe. Secondo l’immaginario collettivo, erano le pentole del latte con cui il drago dormiente amava svegliarsi e nutrirsi. Nel silenzio dell’Aspromonte alcuni dicono di sentire ancora il russare della bestia, del latte nessuna traccia.
Come arrivare
Per arrivare a Roghudi Vecchio è necessario raggiungere il borgo di Bova e poi attraversare il Passo della Zita fino a giungere alla strada che conduce al borgo fantasma. In alternativa è possibile partire da Melito Porto Salvo e poi seguire le indicazioni per Roccaforte del Greco fino ad arrivare al borgo.
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La vista d’insieme di questo paese è stupenda, come le leggende che lo dicono abitato da draghi che nascondono tesori immensi.
Anche il suo nome è bellissimo e pieno di mistero e di fascino.