GIUSEPPE CUCCHI, La crisi alimentare incombe su Medio Oriente e Nord Africa. Dunque sull’Europa –LIMES ONLINE.COM –23 MAGGIO 2022

 

LIMES ONLINE.COM –23 MAGGIO 2022
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La crisi alimentare incombe su Medio Oriente e Nord Africa. Dunque sull’Europa

 

Carta di Laura Canali - 2022

Carta di Laura Canali – 2022

 

Il blocco delle esportazioni di prodotto agricoli ucraini causato dall’invasione russa rischia di ridurre alla fame le popolazioni dei paesi arabi del Mediterraneo. I tentativi dell’Ue di scongiurare il disastro finora sono stati infruttuosi.

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di Giuseppe Cucchi ( Ancona, 1940 )

Generale della riserva dell’Esercito. Già direttore del Centro militare di studi strategici, consigliere militare del presidente del Consiglio, rappresentante militare permanente dell’Italia presso Nato, Ue e Ueo. Consigliere scientifico di Limes.

 

Si inizia solo ora, con colpevole ritardo, a conferire la giusta importanza al problema che il blocco dei prodotti agricoli ucraini derivante dalle vicende belliche potrebbe costituire a breve per quei paesi – in gran parte mediorientali e africani – che da essi dipendono per il soddisfacimento delle loro esigenze alimentari.


Buona parte della produzione dell’ultimo raccolto è bloccata a Odessa e negli altri porti minori rimasti ancora sotto la sovranità di Kiev; i russi non sembrano affatto propensi ad autorizzarne l’esportazione, come proposto più volte dalla Fao e dall’Unione Europea.


Mosca tenta semmai di vendere il grano nemico caduto nelle sue mani, spacciandolo come cereale di produzione propria. È già successo almeno con una nave, identificata però con immediatezza e costretta a scaricare a Tartus, nella Siria pro-russa, dopo aver tentato invano di trovare acquirenti in Egitto e Libano. Si tratta di un episodio destinato a ripetersi ben più di una volta, specialmente se i russi dovessero riuscire a impadronirsi completamente o parzialmente dell’area costiera ancora sotto sovranità ucraina.


Al momento il grano ucraino rimane stoccato nei silos portuali; se non verrà smaltito, potrebbe presto crearsi il problema della conservazione del nuovo raccolto, resa difficile – se non impossibile – dal fatto che tutti i grandi contenitori disponibili risultano ora occupati.


L’Unione Europea, che non dovrebbe essere toccata direttamente dalla crisi se non in maniera molto ridotta, ha elaborato un piano che dovrebbe riuscire a riavviare rapidamente i flussi di cereali verso i paesi che maggiormente ne hanno bisogno; in particolare quelli dell’area mediterranea che più dipendono da importazioni dall’area in cui ora si combatte: Libano, Tunisia ed Egitto.


Ci sono però difficoltà molto grandi e difficilmente superabili sin da questa prima fase di pianificazione. Innanzitutto le ferrovie ucraine, un tempo inserite nell’impero zarista, hanno uno scartamento diverso da quello utilizzato nel resto d’Europa. Al confine del paese sarebbe quindi da prevedere un primo trasbordo dei carichi, che richiederebbe un’ampia disponibilità di attrezzature e inciderebbe negativamente sui prezzi.


Negli Stati confinanti con l’Ucraina, tanto la rete stradale quanto quella ferroviaria avrebbero notevoli problemi ad assorbire un aumento dei traffici della mole auspicabile. Vi sono infine da superare questioni doganali gigantesche, considerato che sono necessari parecchi giorni per poter dare il via libera a un autocarro alle varie frontiere.


Per aggirare queste difficoltà è stata formulata l’ipotesi di avviare grandi lavori infrastrutturali. A parte il fatto che nel tratto ucraino questi lavori non potrebbero iniziare prima della fine della guerra, rimane sempre l’ostacolo dei tempi lunghi che simili opere richiedono.


Al momento quindi non si intravede una soluzione, mentre il problema si fa di giorno in giorno più grave. La dieta dei paesi arabi del Mediterraneo è composta in buona parte da cereali: nella continua crescita dei prezzi che già affligge questi paesi, ciò significa che da un giorno all’altro potremmo trovarci di fronte a “rivolte del pane”. In Egitto è successo ai tempi del presidente Anwar Sadat e tante altre volte. In Tunisia l’aumento del prezzo dell’alimento base diede il via a quelle “primavere arabe” che hanno sconvolto per anni l’assetto politico dell’intera area. Il fatto che ormai il Libano sia uno “Stato fallito” autorizza il peggiore dei pessimismi.


Rischiamo di vedere almeno due delle altre sponde del Mediterraneo entrare in quello stato in cui per ogni cittadino, come diceva un vecchio direttore generale della Fao, tre sole alternative sono possibili: ” morire, ribellarsi o emigrare”. Ricordiamoci che, in caso decidano di emigrare, per la Tunisia noi siamo il paese europeo più vicino e siamo prossimi anche a Egitto e Libano.


A parte qualsiasi considerazione di carattere umanitario, c’è quindi anche questa ragione politica che dovrebbe spingerci a cercare di evitare che dopo i primi due Cavalieri dell’Apocalisse (la Malattia e la Guerra) anche il terzo Cavaliere (la Fame) sia lasciato libero di scorrazzare per il mondo.

 


Carta di Laura Canali - 2021

 

 

 

 

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1 risposta a GIUSEPPE CUCCHI, La crisi alimentare incombe su Medio Oriente e Nord Africa. Dunque sull’Europa –LIMES ONLINE.COM –23 MAGGIO 2022

  1. ueue scrive:

    La tragedia è il segno di questi tempi, anche per l’Europa, che finora era stata abbastanza in pace.

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