+++ LORENZO KAMEL –L’Africa depredata dietro l’ideologia dell’«aiutiamoli a casa loro» – –

 

 

NOTA :   NIGER / NIGERIA

 

articolo de   ” Il Manifesto  ” (DOPO LA NOTA )

PROTEZIONE SUSSIDIARIA A CITTADINO NIGERINO: Negli ultimi anni, il Sahel ha registrato la più alta crescita di attività da parte dei gruppi islamisti di qualsiasi regione in Africa - Alessandra Ballerini

https://www.meteoweb.eu/2012/09/pesantissima-alluvione-tra-nigeria-e-niger-centinaia-di-morti-e-mezzo-milione-di-senzatetto/152017/

 

 

NIGER 


 

Geografia del Niger - Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Geografia_del_Niger

 

 

Il Niger– 

Il paese si estende su una superficie di 1.186.408 km2 ed è ripartito in 8 dipartimenti ove, al censimento del 1988, risiedevano 7.249.596 abitanti (oltre 8 milioni secondo le stime anagrafiche del 1991).

La densità media di 6,1 ab./km2 è di scarso significato: la popolazione è concentrata per lo più nella fascia meridionale (dal confine con il Burkina Faso a quello con il Ciad), che è l’area più favorita per la presenza di acqua (il fiume Niger a occidente; il lago Ciad e il suo affluente Komadugu a oriente), mentre tutta la parte settentrionale del paese è compresa nel grande dominio desertico del Sahara.

Niamey, la capitale, con un porto fluviale sul Niger, conta circa 400.000 ab. ed è la principale agglomerazione del paese: l’insediamento urbano interessa infatti appena il 21% della popolazione totale; all’insediamento stabile delle oasi, dei villaggi agricoli e delle poche città fa riscontro la mobilità dei pastori nomadi e degli agricoltori stagionali.

Il coefficiente annuo di accrescimento si attesta intorno al 3,4% (1985-90); elevato è il tasso di analfabetismo (72%); la religione musulmana prevale su quella tradizionale animista (15%), mentre è quasi insignificante la presenza cattolica. Sotto il profilo etnico domina il gruppo Hausa (52%); seguono Djerma (15%), Fulbe (10%), Kanuri (9%) e Tuareg (3%).

SEGUE :

TRECCANI

https://www.treccani.it/enciclopedia/niger_res-e31abef5-87ea-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/

 

 

NIGERIA 

Geografia della Nigeria - Wikipedia

La Nigeria,  ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria
è uno Stato federale dell’Africa occidentale, il più popoloso del continente africano. Confina con il Benin ad ovest, il Ciad a nord-est, il Camerun ad est, il Niger a nord e nord-ovest; si affaccia sull’oceano Atlantico nel golfo di Guinea. Sesto Stato al mondo per popolazione, fa parte del Commonwealth delle nazioni. Le principali città, oltre all’attuale capitale Abuja (dal 1991) e a quella precedente, Lagos, sono: AbeokutaIbadanPort HarcourtEnuguKanoKadunaJos e Città del Benin.

È una repubblica presidenziale di tipo federale comprendente 36 Stati. Il territorio nigeriano è abitato sin dal 9000 a.C. ed è stato denominato “Nigeria” da Flora Shaw, futura moglie del Barone Lugard, nel XIX secolo. Dal punto di vista religioso la popolazione si divide in parti uguali tra cristiani e musulmani, con una fetta di popolazione che segue le religioni africane. L’economia dello Stato è in forte crescita, come dimostrano i dati del Fondo Monetario Internazionale del 2008 e del 2009. Nel 2012 il PIL è stato di 453 miliardi di dollari superando il PIL del Sudafrica, fermo a 384 miliardi di dollari.

https://it.wikipedia.org/wiki/Nigeria

 

 

 

IL MANIFESTO  DEL 29 DICEMBRE 2022


https://ilmanifesto.it/lafrica-depredata-dietro-lideologia-dellaiutiamoli-a-casa-loro

 

Le risorse africane: l'estrazione dell'uranio e le sue conseguenze - Lo Spiegone

Un miniera di uranio in Africa

 

L’Africa depredata dietro l’ideologia dell’«aiutiamoli a casa loro»

 

OPINIONI. Europa e Occidente cosmopoliti? Un cliché che, per respingere i migranti, nasconde la nostra rapina delle loro risorse. Il caso eclatante della Francia e l’eco dei Mondiali

 

L’uranio presente in Niger, dove il 90% della popolazione non ha accesso alla corrente elettrica, produce il 35% dell’elettricità della Francia. La grande maggioranza delle miniere di uranio presenti nel Paese africano – quarto principale produttore di uranio al mondo – sono di proprietà di (e vengono gestite da) società francesi: milioni di litri di acqua sono consumati ogni giorno in queste miniere, mentre gli agricoltori locali cono costretti a combattere tra loro per le scarse risorse idriche rimanenti.

I rifiuti dell’uranio raffinato in Francia vengono poi rispediti in Niger e in altri paesi dell’Africa, dove migliaia di persone sono esposte alle radiazioni provenienti dalle miniere di uranio. Tutto ciò contribuisce a rendere il Niger uno dei paesi più poveri dell’Africa e, stando a Save the Children, «il peggiore al mondo dove essere bambini».

 

A CIÒ SI AGGIUNGA che il 50% delle riserve monetarie di 14 Paesi africani (tra cui il Niger) sono ancora oggi sotto il pieno controllo di Parigi: nessuno di essi ha alcun controllo sulle proprie politiche monetarie e macroeconomiche.

La Francia ‘ottiene’ ogni anno da Paesi africani miliardi di euro sotto forma di ‘riserve monetarie’, salvo poi prestare parte di quegli stessi fondi ai legittimi proprietari a tassi di mercato.

 

Questi pochi dati e brevi rilievi rappresentano lo specchio di una verità ben più ampia: ancora oggi diversi Paesi europei, Francia in primis, controllano e plasmano la vita di milioni di africani, – tre quarti dei quali vivono con meno di 2 dollari al giorno – influenzandone il presente e il futuro.

 

Le corrotte leadership al potere in diversi paesi africani giocano un ruolo significativo nel processo di implementazione di queste dinamiche: garantiscono infatti la «stabilità» necessaria per portare avanti lo sfruttamento di milioni di esseri umani e delle loro risorse naturali, ricevendo in cambio (tra molto altro) miliardi di euro in armi, sovente utilizzate (anche) per schiacciare ogni forma di dissenso interno. Non è forse un caso che il 61% dei 67 dei colpi di stato avvenuti negli ultimi 55 anni in 26 paesi africani hanno avuto luogo in ex colonie francesi.

 

Lo scorso mese (novembre 2022) un gruppo di cittadini tanzaniani ha intentato una causa presso un tribunale canadese contro il gigante minerario canadese Barrick Gold, al fine di denunciare le violazioni dei diritti umani compiute in una miniera d’oro (North Mara) presente nel loro Paese. Il caso tanzaniano rappresenta un microcosmo di come funziona il sistema, ma, prima ancora, un vademecum degli strumenti per combatterlo.

 

Cosa c’entra tutto ciò con i mondiali che si sono conclusi due settimane fa in Qatar? Più di quanto possa sembrare. Come nel caso di altre ex potenze coloniali e di altrettanti attori neo-coloniali, la Francia adotta un approccio assimilazionista molto selettivo nei confronti delle persone di origine africana, criticando altresì chiunque sottolinei le origini africane di Kylian Mpappé (nato da madre algerina e padre camerunense) e di circa l’80% del resto della squadra di calcio francese.Come ha sottolineato il conduttore televisivo sudafricano Trevor Noah all’ex ambasciatore francese a Washington, Gerard Araud: «Il contesto è tutto. Quando una persona come me fa presente che [i giocatori francesi] sono africani, non intende sminuire il loro essere francesi, bensì includere la mia africanità».

 

 

 

MENTRE PORRE L’ENFASI anche sull’«africanità» dei calciatori dovrebbe essere percepita come una legittima e necessaria espressione di onestà intellettuale (non ultimo in considerazione delle cicatrici coloniali e dei loro riverberi attuali), nonché di inclusività e rilevanza delle identità multiple, numerose politiche che hanno interessato le comunità musulmane e le persone di origine africana presenti in Francia riflettono il loro esatto opposto, ovvero un rifiuto selettivo. Prendendo in prestito le parole del calciatore dell’Inter Romelu Lukaku, «Quando le cose vanno bene sono un attaccante belga. Quando vanno male, sono un africano».

 

Circa il 32% dei francesi di origine nordafricana – molto spesso relegati nei quartieri simbolo dell’emarginazione sociale e dell’iniquità, noti come banlieues – risultano disoccupati. Il 30% lascia la scuola senza diploma: sono dunque circa il doppio di quelli che non sono nati da genitori immigrati. Come ha documentato il Minority Rights Group International (MRG), molte delle disuguaglianze figlie della storia coloniale francese persistono dunque ancora oggi e sono «trasmesse alle giovani generazioni attraverso la mancanza di opportunità e la loro continua esclusione».

 

Non meno significativa è la questione che riguarda i musulmani: rappresentano appena l’8% del totale dei cittadini francesi, eppure si stima che almeno il 50% (alcune stime arrivano al 70%) della popolazione presente nelle carceri francesisia composta da musulmani: persone per lo più originarie di paesi nordafricani.

 

 

 

Quelli citati sono solo alcuni esempi tra molti altri. Ciascuno di essi ci ricorda che l’inclusività iper-selettiva è l’antitesi dell’inclusività stessa. Tale approccio strutturale rappresenta una tra le componenti più significative tra quelle necessarie alla proliferazione di ciò che numerosi studiosi hanno definito «neo-colonialismo». Il colonialismo, d’altronde, si alimentava del medesimo presupposto: prendere, assorbire ed esaltare il meglio di altri popoli – rigettando tutto il resto – e offrendo briciole in cambio.

 

È OPPORTUNO AGGIUNGERE che, pur essendo storicamente meno coinvolti rispetto alla Francia, anche gli Stati Uniti (che vantano 27 basi e avamposti militari in Africa e stanno prendendo il controllo della filiera produttiva del rame e del cobalto in paesi come lo Zambia e il Congo), la Cina (che ha 1 base militare a Gibuti e sta, tra l’altro, decimando le foreste del Ghana), il Canada e, più di recente, la Russia, sono quattro attori particolarmente rilevanti nella promozione di pratiche neo-coloniali e di politiche discriminatorie che perpetuano oppressione e disuguaglianze.

 

Eppure, come hanno notato Ndongo Samba Sylla e Fanny Pigeaud  ( vedi subito sotto ) in un nuovo libro sull’impatto del Franco CFA, – nonché sull’ECO, la nuova moneta meglio nota come «il Franco CFA sotto un altro nome» – la Francia è «l’unico paese al mondo a gestire a priori e direttamente, seppur in modo opaco, un insieme di valute diverse dalla propria».

 

 

L' arma segreta della Francia in Africa. Una storia del franco CFA - Fanny Pigeaud,Ndongo Samba Sylla - copertina

L’ arma segreta della Francia in Africa. Una storia del franco CFA

 

Fazi, 2019

Presentazione ::

In questo libro, la giornalista francese Fanny Pigeaud e l’economista senegalese Ndongo Samba Sylla gettano per la prima volta luce, con un linguaggio semplice e accessibile, sui complessi meccanismi neocoloniali che si celano dietro al franco CFA e su come i dirigenti francesi abbiano combattuto – persino con la violenza – tutti coloro che negli anni si sono opposti al sistema CFA.

«Senza conoscere necessariamente tutti i dettagli tecnici del caso, un numero crescente di cittadini africani si sta rendendo conto del fatto che sarà impossibile determinare liberamente il proprio destino senza sovranità monetaria.»

Quando le sue colonie in Africa ottennero l’indipendenza, all’inizio degli anni Sessanta, la Francia eseguì un gioco di prestigio formidabile. Pur riconoscendo ufficialmente la sovranità politica dei nuovi Stati, mantenne il controllo delle loro economie grazie a un’arma tanto potente quanto invisibile: il loro sistema monetario.

La Francia, infatti, esercitò una forte pressione sulle ex colonie affinché continuassero a utilizzare la moneta in uso in quei paesi fin dal 1945: il franco CFA, una moneta emessa e controllata da Parigi. Il franco CFA è così diventato il cordone ombelicale che ha continuato a stringere il collo delle ex colonie e che ancora oggi – a più di mezzo secolo dalla fine del colonialismo francese – garantisce alla Francia il controllo di un’enorme area economica in Africa. Oggi sono quindici gli Stati africani – con una popolazione complessiva di 162 milioni di persone – che appartengono alla cosiddetta “zona del franco”.

Da diversi anni il franco CFA è al centro di un acceso dibattito, non solo in Francia. Secondo il governo francese, il franco CFA è un fattore di integrazione economica e di stabilità monetaria e finanziaria. Per contro, secondo gli oppositori della moneta – che include numerosissimi economisti e intellettuali africani (e non solo) –, essa rappresenta a tutti gli effetti una forma di «schiavitù valutaria» che impedisce lo sviluppo delle economie africane. Come scrivono gli autori del libro, «negli ultimi anni si sono moltiplicate le voci – in strada, sui social network, nei circoli intellettuali o artistici – che chiedono la fine del franco CFA». Come è noto, da un po’ di tempo a questa parte il dibattito è sbarcato anche in Italia: le dichiarazioni di alcuni esponenti politici italiani in merito al franco CFA hanno infatti scatenato un’aspra crisi diplomatica tra Roma e Parigi.

In questo libro, la giornalista francese Fanny Pigeaud e l’economista senegalese Ndongo Samba Sylla gettano per la prima volta luce, con un linguaggio semplice e accessibile, sui complessi meccanismi neocoloniali che si celano dietro al franco CFA e su come i dirigenti francesi abbiano combattuto – persino con la violenza – tutti coloro che negli anni si sono opposti al sistema CFA. Un libro destinato senz’altro a far discutere, anche per le evidenti analogie che esistono tra il franco CFA e la moneta unica europea e più in generale per il crescente interesse per le questioni economiche che si registra nel nostro paese. D’altronde, come scrivono gli autori, «non c’è nulla di più “politico” delle questioni monetarie».

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1 risposta a +++ LORENZO KAMEL –L’Africa depredata dietro l’ideologia dell’«aiutiamoli a casa loro» – –

  1. DONATELLA scrive:

    Le ingiustizie, le ferite continuano a sanguinare per decenni e per secoli. Chissà quanto tempo ci vorrà per superare le terribili ferite inferte ai popoli e tra i popoli, a cui, spettatori sgomenti e inermi, stiamo assistendo.

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