I riot nella «città vetrina» palcoscenico della rivolta / articolo di Roberto Maggioni– Milano- ” prova a prenderli “–Cgil: domani manifestazione per la coesione sociale. Pd: «Non finiremo ostaggio della violenza nichilista né della retorica delle destre»

 

 

IL MANIFESTO 20 OTTOBRE 2026

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I riot nella «città vetrina» palcoscenico della rivolta

I riot nella «città vetrina»

 

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Milano, vetrine rotte in via Dante – Foto di Massimo Alberico / LaPresse

 

 

Milano come la calamita di una periferia infinita che da piazza Duomo si estende per tutta la Pianura padana. La città-vetrina (come la chiamavano i No Expo 10 anni fa) diventata oggi città delle vetrine infrante, del milione di danni stimati da Confcommercio, delle serrande abbassate in via Montenapoleone, la via dei brand del lusso, in un normale lunedì pomeriggio che normale non poteva essere; Milano palcoscenico della rivolta di una generazione invisibile che forse chiede di essere vista, prima ancora che ascoltata.

UNA GENERAZIONE a cavallo tra i più grandicelli della Gen Z e i più piccoli della Gen Alpha, nati tra il 2006 e il 2014. Una generazione invisibile, ma iper visibile su Tik Tok, l’unico media che racconta la realtà senza alcuna mediazione politica, sociale o intellettuale, e che ha trasmesso i riot in diretta, spesso dai profili personali di chi stava sfasciando una vetrina o la pensilina di un tram. Milano davanti a un bivio: alzare le difese e dichiarare guerra alla periferia infinita, oppure trovare il modo di avvicinarsi a questi suoi figli. Il Pd milanese ha parlato di una Milano che non si farà schiacciare: «Non finiremo ostaggio della violenza nichilista e predatoria e non finiremo ostaggio della retorica inquietante delle destre». La Cgil ha lanciato per domani una piazza per la «coesione sociale», ma di chi? Con chi? Gli espulsi dalla città vetrina rientrano in questa idea di coesione sociale? Chi è stato costretto a mollarla Milano per andare a vivere nella periferia infinita della provincia lombarda, può farne parte?

CHI ERA IN PIAZZA a Milano sabato e domenica è sia figlio della città, che della sua provincia. Lo sa Milano, che ogni giorno accoglie in città un milione di lavoratori e studenti che arrivano da fuori, che ogni sera attrae migliaia di persone che vogliono divertirsi e che ritroverà nelle biografie di chi ha sfasciato le vetrine e si è scontrato con la polizia proveniente da tutta la Lombardia e oltre. Nelle cronache di questi due giorni di scontri c’è un aspetto forse poco raccontato: la gioia sul volto di quei ragazzi. La felicità di essere in gruppo e di stare facendo quello che stavano facendo (spaccare, scontrarsi, razziare) tutti insieme. La voglia di fare il massimo del casino possibile, senza forse comprendere le conseguenze penali. Come in un grande gioco, dove politica e istituzioni sono distanti, se non su un altro pianeta. C’è una fetta di società che ha preso le distanze dalla politica che oggi prende le distanze da loro, e Milano “accogliente” non fa eccezione.

 

NELLA CRONACA di ieri pomeriggio lungo la periferia infinita che dalle vetrine infrante del centro di Milano arriva nel resto della Lombardia si possono annotare scontri e proteste a Legnano, Brescia, Bergamo, Treviglio e altri comuni, a riprova di una forma di rivolta diffusa. A Legnano un presidio studentesco è degenerato in scontri vicino all’istituto Bernocchi. Duecento giovani, fumogeni, un corteo verso la sede del commissariato, dove è scattato un fitto lancio di pietre contro la polizia.

Nel bresciano 40 identificati davanti a un istituto di Iseo, tutti minorenni; 30 minorenni identificati anche a Bergamo, dove ci sono stati lanci di oggetti e petardi. Studenti delle superiori in strada anche a Treviglio, dove ci sono stati furti in una Coop.

 

LE VETRINE INFRANTE hanno aperto uno squarcio su questa generazione, la destra evoca nuove strette repressive, la sinistra balbetta. Tra i figli di Milano – che questi ragazzi conoscono – c’è il rapper Marracash che sui social ha scritto un lungo post tenendo insieme le vetrine rotte di Milano e la protesta per il caro benzina nel sud Italia: «Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». Ad accompagnare il post la foto di un tricolore nella nebbia dei lacrimogeni di Milano e un camion bloccato con uno striscione sul muso davanti: «Non è solo lo sciopero del trasporto… ma anche del popolo».

 

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