dal Corriere della Sera, 13 ottobre 2022
La pellicola del 1972 – che ha come protagonista Gian Maria Volontè – si apre con un comizio a Milano. Sul palco parla proprio La Russa che arringa la folla: «Questa manifestazione vuole dimostrare che è possibile battere il comunismo, che è possibile battere i nemici dell’Italia. E che insieme lo faremo ».
REPUBBLICA.IT — video, 2.19 min.
La storica Ponzani in tv sui fatti del ’73: “Non mi scuso con La Russa. E mi chiami professoressa”
Rispondendo alla domanda se disposta a scusarsi, la professoressa ha affermato: “Non ho intenzione di scusarmi”. E poi ha ribadito la volontà di essere riconosciuta con il proprio titolo accademico: “I titoli accademici non si ereditano come quelli nobiliari, costano tanta fatica”
Video OttoeMezzo/La7
video, 2,49 min.
Giovedì Nero di Milano: filmato degli scontri in cui morì l’agente Marino (1973)
pubblicato da Anni 70 a colori
testo sotto il video:
12.4.1973 A Milano una manifestazione promossa dal Movimento Sociale Italiano (revocata dalla questura poche ore prima) degenera in violenti scontri e porta alla morte dell’agente della celere Antonio Marino, ucciso da una bomba a mano SRCM lanciata da Vittorio Loi.
segue da:
documenti-online. memoria.cultura.gov.it
Tre sentenze (ordinanza, Assise, Appello) relative al processo per i fatti del giovedì nero, avvenuti il 12 aprile 1973, in cui venne ucciso l’agente Antonio Marino. In primo grado Maurizio Murelli e Vittorio Loi furono accusati del reato più grave, quello di omicidio aggravato. Su Loi pendette inoltre l’accusa di calunnia per avere tentato di incolpare il tenente colonnello Michele Santoro di averlo istigato ad autoaccusarsi della morte dell’agente, portandogli come prove foto e testimonianze. Per il reato di detenzione e porto di tre bombe, tutte lanciate ma di cui una non esplosa, fu accusato, oltre a Loi e Murelli, anche Nico Azzi. Ferdinando Caggiano venne accusato di favoreggiamento personale. Tutti gli altri imputati furono accusati di raduno sedizioso e resistenza aggravata. Vennero però stralciate alcune posizioni. Il 27 maggio 1975 la Corte di Assise di Milano condannò Loi, riconosciuto il responsabile diretto della morte dell’agente Antonio Marino, a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni, e Nico Azzi, che aveva fornito le bombe passandole a Davide Petrini, che a sua volta le aveva nascoste sotto un traliccio di via Selvanesco, a totali 3 anni e ad una multa di 300.000 lire. Il 9 marzo 1977, con sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, le condanne furono ridotte. Loi venne condannato a 19 anni, Murelli a 18, Nico Azzi a 2 anni. Tutto venne confermato con la sentenza della Corte di Cassazione del 15 febbraio 1978.
