ROBERTO RODODENDRO LA BELLA ESTATE (trasfigurazione) —POESIA –BELLA—-LE DUE FOTO sono di bardelli, marzo 2016

a me piace molto, ma non sono il miglior giudice per me stesso ( me l’hai fatta venir in mente ora )

La bella estate

(trasfigurazione)

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Tra palazzi di ferro e cemento
sotto il sole d’agosto in città
una ragazza dorme sdraiata
sulla panchina verde
e sull’asfalto giocano i bambini

Un cane soddisfatto
ha pisciato a ridosso del muro
sicuro d’essere cane

La ragazza che dorme sotto il sole
non sogna e le mamme che passano
trascinano i figli per mano
e gli uomini voltano il capo

Un vigile grasso
la tocca sul braccio e la scuote
felice nell’uniforme

ma la ragazza dorme
Continua a dormire
e un sorriso le trema sul labbro
e il vigile piange.

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4 risposte a ROBERTO RODODENDRO LA BELLA ESTATE (trasfigurazione) —POESIA –BELLA—-LE DUE FOTO sono di bardelli, marzo 2016

  1. Roberto scrive:

    la bella estate è formata da due poesie, l’altra è:

    La bella estate
    ( i vecchi dimenticati)

    Quando trascineremo i nostri piedi
    al bar dell’angolo
    partiranno i bagnanti
    per i carnai di Rimini e Sanremo

    Canottiera e braccia bianche
    commenteremo la cronaca del mondo
    gialli sapienti senza saggezza

    e una rivoluzione ci starebbe bene
    per noi che nulla abbiamo a perdere
    oltre al sangue grigio delle nostre vene
    novella nobiltà

    Ma uno di noi cade ogni giorno
    dal nono piano del suo formicaio
    ed il suo sangue appare sempre rosso
    schizzato sul selciato.

  2. Roberto scrive:

    ptima o poi te ne vorrei mandare una piuttosto lunga, di quelle che, credo, piacciono solo a me.

  3. Roberto scrive:

    ecco qua. presa in parola. con la più ostica e più controversa. per me.

    la città ad oriente

    (e il Signore Iddio piantò un giardino ad Oriente
    in Eden, e laggiù pose l’uomo che aveva creato
    e Caino si allontanò dalla presenza del Signore
    e abitò nella terra di Nod, a Oriente di Eden)
    Genesi

    A un mercato delle pulci
    di una città orientale
    così ad oriente orientata
    che non si raggiunge mai

    che solo esiste all’alba
    e per raggiungerla bisogna
    invertire l’ordine del tempo
    così che al giorno si sussegua il giorno

    perchè cammina cammina
    incontro al sole
    con le piaghe ai piedi
    la gola riarsa il cervello un fuoco

    ma sempre torna la notte

    A quel suck
    di quella città tanto orientale
    che non sempre esiste
    perchè il sole non nasce tutti i giorni

    stanco incarognito sporco debilitato
    così rattristato sporco disorientato
    che ormai nasce solo al tramonto
    giusto per morire

    Era un mercato come tanti
    visto da vicino
    con donne che vendono pane
    bambini fatti storpi che bevono vino
    ladretti che frugano le tasche
    con dita leggere
    e i morti lasciati nella polvere
    un po’ disfatti un po’ risorti

    Io ci sono stato e c’era
    un negozietto sporco sporco
    con perline all’ingresso tintinnanti
    per le mosche che cozzano contro
    tenaci organizzate come legioni

    c’era un vecchio d’età indefinita
    da poter essere bambino
    o donna col fiore negli anni
    occhi verdi e vuoti
    uno sguardo vivace e limpido
    un po’ turpe che guardava oltre me

    oltre la porta tintinnante oltre la vita
    oltre tutto se qualcosa ancora c’è
    oltre nulla se più nulla avanza

    con orbite vuote
    come una casa da sempre disabitata
    o mai costruita

    Ma era lì e lì entrai
    per un caso o una maledizione
    come un miracolo che beatifica
    o un delitto oltre l’ignobile
    ma non si sa mai

    in quel bazaar io rovistai da solo
    perchè io solo c’ero e non sapevo
    quel che volevo
    o non volevo trovare mai

    col vecchio cieco gli occhi limpidi
    forse un bambino dagli occhi vecchi
    o una ragazza dagli occhi vuoti
    colmi di tutto
    che mi picchiava con il bastone
    nodoso e antico come un albero secolare
    che mi picchiava sulla testa e sulle mani
    su tutto il corpo

    che bestemmiava oscenità
    come un angelo seduto a un crocevia
    che sputava preghiere sublimi

    ed in ginocchio mi supplicava
    la testa nella polvere

    In quel tugurio della città orientale
    cosi ad oriente da non esistere mai
    fatta di polvere e di sterchi
    e da niente d’altro che nuguli di mosche
    picchianti all’impazzata sulle perline
    creando un suono un suono multiplo
    sembrava un organo di chiesa

    trovai due specchi concavi
    di pietra dura levigata e lucida
    sotto strati di polvere e di tempo

    perchè quel giorno nacque un’alba
    ed una sola dopo tanti anni
    limpida e luminosa sulle pietre concave

    D’incanto o d’incubo
    mentre il bambino dagli occhi opachi
    piangeva urlando
    o il vecchio il capo nella polvere
    mi percuoteva col bastone nodoso e millenario
    o la fanciulla coi pochi giorni in fiore
    rideva sguaiata
    le vesti alzando sui fianchi stanchi
    e le mosche entravano sciamando

    come due specchi essendo
    le pietre concave levigate e lucide
    come in un occhio in un volto antico
    mi vidi dentro da cima a fondo fin dall’inizio

    dal primo giorno di tutti noi
    o l’ultimo che fosse dei miei

    e neanche un angolo buio
    neanche un angolo
    e nemmeno uno spiraglio di luce

    Scappai urlando verso occidente
    cosi a occidente tanto era lontano
    che non raggiunsi mai il buio che cercavo

    E sono ancora là
    dove sono sempre stato
    dove sono nato
    bambino e vecchio gli occhi bianchi
    e donna con gli anni in un fiore racchiusi
    che percuote col nodoso bastone e duro
    alla cieca le mosche
    che mi scorticano l’anima nidificando
    inviolata restando soltanto la memoria.

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