ELENA MARISOL BRANDOLINI, IL FATTO DEL 28-02-2018::: PUIDGEMONT IN ESILIO A BRUXELLES, AFFIANCATO DA JORDI SANCHEZ (IN PRIGIONE) OPPURE DA JORDI TRULL IN REGIME DI CARCERAZIONE PREVENTIVA (SCARCERATO)

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 28 FEBBRAIO 2018

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» MONDO

mercoledì 28/02/2018

Melina indipendentista: 3 presidenti catalani

Puigdemont in auto-esilio affiancato da Sánchez (in cella) e Turull, scarcerato
Melina indipendentista: 3 presidenti catalani

JORDI SANCHEZ…con più capelli bianchi!|

È quasi fatto l’accordo di governo tra i partiti indipendentisti catalani Junts per Catalunya, Esquerra Republicana e Candidatura d’Unitat Popular. Sono passati oltre due mesi dalle elezioni di dicembre, alla ricerca di una soluzione per tenere assieme il governo delle politiche liberando le istituzioni dal giogo dell’articolo 155 della Costituzione che ha commissariato Barcellona e l’ambizione costituente della Repubblica. Forse entro domani, quando si riunirà il Parlament su richiesta dell’opposizione per discutere la situazione di blocco istituzionale, in cui JxCat presenterà una mozione senza effetti giuridici che confermerà Carles Puigdemont come presidente legittimo della Generalitat, votata anche dagli altri partiti indipendentisti.

La proposta su cui si sta lavorando consegna a

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Puigdemont un ruolo politico/strategico a Bruxelles, come presidente di un Consiglio della Repubblica, formato dagli eletti.

In sede parlamentare invece, l’idea è investire come presidente del govern Jordi Sánchez, ex-presidente dell’Assemblea Nacional Catalana, eletto nella lista di JxCat, in regime di carcerazione preventiva dal 16 ottobre assieme a Jordi Cuixart presidente di Òmnium, con le accuse di sedizione e ribellione per aver convocato una manifestazione sotto il dipartimento di Economia lo scorso 20 settembre. Candidatura che non piace affatto al governo spagnolo, né a socialisti e Ciudadanos.

Sánchez chiederebbe al giudice Llarena di essere messo in libertà, o quanto meno la possibilità di presentarsi in parlamento per l’investitura; in questo secondo caso, una volta eletto, delegherebbe gran parte delle sue funzioni al vicepresidente.

Se invece Llarena confermasse il rischio di reiterazione delittiva per tornare a negargli l’uscita di prigione anche momentanea, il candidato alla presidenza sarebbe

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Jordi Turull, l’ex-portavoce del precedente governo, in libertà condizionale con l’accusa di ribellione e perciò passibile di essere inabilitato da qui a qualche mese.

Nell’insieme, si tratta di una soluzione che, nell’impossibilità di restituire il presidente legittimo cessato con l’articolo 155 della Costituzione per l’impedimento della giustizia, mantiene comunque un livello di tensione alto con l’esecutivo spagnolo, denunciando la situazione di eccezionalità democratica in cui si trova la Catalogna da mesi. Infatti, la generazione politica che ha guidato il procés è tutta o in carcere, o in esilio, o in libertà vigilata.

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