per la cara bb, studiosa di Giordano Bruno –IL SOLE 24 ORE — 15 FEBBRAIO 2015 :: Il sogno Bruno dell’Italia laica di SERGIO LUZZATTO

 

 

Treccani

 

 

Un nuovo documento sul rogo di Giordano Bruno offre per la prima volta una testimonianza visiva del tragico evento del 17 febbraio 1600: si tratta di un disegno, eseguito dal notaio Giuseppe De Angelis, in cui si vede il filosofo avvolto dalle fiamme. Collocato accanto alla descrizione del trasferimento dell’«eretico» dal carcere di Tor di Nona alla piazza di Campo de’ Fiori, lo schizzo mostra Bruno di tre quarti, con addosso una tunica, e con le braccia dietro il corpo, probabilmente legate a un palo come spesso accadeva. Il volto presenta dettagli interessanti: un filo di barba sembra marcare i contorni del viso, mentre il tratto molto accentuato degli occhi e delle sopracciglia potrebbe far pensare a uno sguardo marcato, quasi minaccioso. Questo prezioso inedito è stato rinvenuto nell’ Archivio di Stato di Roma da Michele Di Sivo e Orietta Verdi nel corso del restauro di alcuni documenti in occasione della mostra dedicata a Caravaggio a Roma.
 Si tratta del registro che raccoglie gli avvenimenti accaduti tra il 1° gennaio e il 31 marzo 1600. L’ intervento dei restauratori ha permesso di recuperare quasi il settanta per cento del testo in latino. Ma già una prima trascrizione, effettuata da Di Sivo e dalla Verdi, presenta, nonostante alcune evidenti lacune, interessanti informazioni finora rimaste sconosciute agli specialisti. Il notaio De Angelis, come era nella prassi, registra che Bruno, trovandosi detenuto presso il governatore di Roma (che all’ epoca era Ferrante Taverna) viene affidato al giudice Giovanni Battista Gottarello per far eseguire la condanna comminata dal Tribunale dell’ Inquisizione. Il nome di Gottarello non era mai apparso prima in nessun documento: spetta a lui dare il via al corteo che accompagna Bruno in Campo de’ Fiori. L’ Inquisizione, infatti, affidava al braccio secolare l’ esecuzione della pena capitale. Tra i testimoni del rogo, figurano il cardinale Giulio Antonio Santori di Santa Severina e lo stesso notaio De Angelis. L’ unico importante resoconto del supplizio del Nolano, in cui si descrive l’ atteggiamento sdegnato di Bruno che reagisce con ferocia quando gli presentano un crocifisso, è conservato in una lettera spedita da Roma, proprio il 17 febbraio 1600, da Kaspar Schoppe al suo maestro Konrad Rittershausen. Da quest’ ultimo, probabilmente, il grande Keplero avrebbe potuto attingere le informazioni che hanno ispirato la sua famosa missiva del 1607 in cui si accenna alla tragica fine dell’ «infelice» filosofo. In assenza degli atti processuali e di fronte alla carenza di documenti che riguardano la vita di Bruno, questa nuova scoperta aggiunge una piccola tessera alla ricostruzione degli avvenimenti. Ma l’ elemento più prezioso riguarda il disegno del notaio. Si tratta di uno schizzo, è vero. Si tratta di un manoscritto purtroppo deteriorato dall’ umidità, senza dubbio. Ma l’ abbozzo dell’ unica testimonianza visiva del rogo potrebbe fornire, se studiata a fondo e con strumenti che possono permettere di distinguere con maggiore chiarezza il tratto della mano dalle sbavature dell’ inchiostro, qualche dettaglio utile a rispondere ad alcuni interrogativi. Bruno aveva veramente la mordacchia, il morso collocato in bocca? Solo un documento la menziona, senza altri riscontri. E ancora: Bruno viene bruciato nudo, come è ricordato soltanto in una nota della Confraternita di San Giovanni Decollato? A una prima analisi del disegno sembrerebbe che Bruno indossasse una tunica, mentre resta difficile confermare o smentire la presenza della mordacchia (il tratto della bocca resta non abbozzato: per distinguere i limiti della barba o per voler marcare la bocca chiusa?). Altre interessanti indicazioni potrebbero chiarire dettagli del volto del Nolano. Lars Berggren ha mostrato che tutti i ritratti del filosofo finora conosciuti sono stati eseguiti molto tempo dopo la sua morte. Dagli interrogatori degli atti veneziani ricaviamo l’ unico racconto, molto vago, di un testimone che descrive Bruno come «un homo piccolo, scarmo, con un pocco di barba nera». Del resto, anche nel Candelaio il pittore Gioan Bernardo (le iniziali, G. B., rafforzano nella commedia il suo ruolo di alter ego dell’ autore) viene rappresentato con una «negra-barba».

continua : 
https://www.giordanobruno.info/e-il-notaio-fotografo-giordano-bruno-sul-rogo/

 

 

IL SOLE 24 ORE — 15 FEBBRAIO 2015
https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-02-15/il-sogno-bruno-dell-italia-laica-081410.shtml?uuid=ABP969uC

 

 

Il sogno Bruno dell’Italia laica

 

 

 

Giordano Bruno (in una stampa popolare del 700)Giordano Bruno (in una stampa popolare del 700)

 

 

Di fotoreporter ce n’erano parecchi, quel giorno in Campo dei Fiori, anche se i loro nomi hanno poi faticato a entrare negli annali della grande fotografia: Carlo Rocchi, M.C. Sirani, T. Fabbri… La manifestazione popolare per l’inaugurazione della statua di Giordano Bruno – Roma, 9 giugno 1889 – è una delle primissime nella storia d’Italia che sia fotograficamente documentata, come nell’«istantanea» del «corteggio in via Nazionale» pubblicata di lì a poco dall’«Illustrazione italiana». In quel giorno di Pentecoste, l’Italia nuova si dà appuntamento in Campo dei Fiori, a un tiro di schioppo dal Vaticano, per celebrarsi come Italia laica. Per contestare al Sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa non più soltanto il potere temporale, ormai cancellato da Porta Pia, ma anche il potere spirituale.

 

inaugurazione monumento giordano bruno 1889

FOTO : https://www.massoneriaegizia.it/news/il-9-giugno-1889-veniva-inaugurato-il-monumento-a-giordano-bruno/

 

 

Treni speciali trasportano a Roma pellegrini laici a migliaia, da Pisa, da Napoli, dai quattro angoli di un Paese che è andato scoprendo negli anni precedenti – per effetto di un’insistita campagna d’opinione – la figura stessa di Giordano Bruno: il frate domenicano che la Chiesa della Controriforma aveva perseguitato come apostata, condannato come eretico e infine, il 17 febbraio 1600, bruciato vivo in Campo dei Fiori. Ventimila, nei calcoli della Questura, i manifestanti raccolti alla base dell’imponente statua di bronzo disegnata da Ettore Ferrari (ma sembrano di meno, a dire il vero, nel colpo d’occhio delle fotografie). Cui va aggiunta la gente affacciata alle finestre e ai balconi delle case prospicienti la piazza, romani benestanti che hanno pagato una specie di affitto giornaliero ai popolani residenti nel Campo.

 

Il 9 Giugno 1889 veniva inaugurato il Monumento a Giordano Bruno

Medaglia, realizzata nel 1889 in occasione dell’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, presente nell’Archivio Storico del Santuario Egizio d’Italia. — link sopra

 

Invano il cardinale Rampolla, segretario di Stato di papa Leone XIII, ha cercato di spaventare la cittadinanza prevedendo disordini di piazza, e arrivando a offrire biglietti ferroviari gratuiti a quanti volessero allontanarsi dalla capitale. La manifestazione del 9 giugno è un successo anche per l’ordine perfetto con cui le più varie delegazioni e associazioni d’Italia – consiglieri comunali, notabili provinciali, reduci garibaldini, operai mazziniani, studenti universitari – sfilano in corteo dalla stazione Termini a Campo dei Fiori. Il tutto in un clima di festosa animazione descritto l’indomani dal cronista del «Messaggero»: «Si vendono banderuole di carta, fazzoletti con il ritratto di Giordano Bruno, busti e statuette di gesso, opuscoli d’ogni specie». «La folla sparpagliata dovunque si fa sempre più fitta», e «tutte le classi sociali vi sono rappresentate». «Moltissime le donne» (ma anche di queste, nelle fotografie scattate quel giorno, non se ne riconoscono poi tante).

 

bruno (3)

Pubblicità dell’editore Perino promossa sul «Messaggero» del 10 giugno 1889

 

 

Era un sospirato punto d’arrivo, l’apoteosi d’oltretomba di Giordano Bruno. Coronava un progetto – vendicare il rogo inquisitoriale del 1600 con il più parlante dei simboli, la statua della vittima eretta nel luogo stesso del martirio – che risaliva a una dozzina d’anni prima. Nel 1876 una manciata di studenti dell’università di Roma, intraprendenti giovanotti originari delle province dell’ex Stato pontificio, si erano visti regalare l’idea da un loro amico straniero: un rivoluzionario francese per nascita e cosmopolita per vocazione, un esule della Comune di Parigi che di nome faceva Armand Lévy.

Progetto abbracciato con entusiasmo da Giuseppe Garibaldi («possa il monumento da voi eretto al gran pensatore e martire essere il colpo di grazia alla baracca di cotesti pagliacci che villeggiano sulla sponda destra del Tevere»), ma poi arenatosi fra le secche della politica politicante, quali davvero non mancavano lungo entrambi i versanti dell’Isola Tiberina.

 

Roma Sparita – Campo de’ Fiori
Foto storiche di Roma – Inaugurazione della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori Anno: 9 giugno 1889

 

 

Secondo Massimo Bucciantini, che della statua di Campo dei Fiori ha scritto adesso la fascinosa storia, il progetto sarebbe definitivamente fallito senza l’intervento di un professore universitario di filosofia destinato a contare nella vicenda del socialismo italiano: Antonio Labriola. Nel 1885, fu grazie al prestigio di Labriola che una rinnovata conventicola di studenti romani poté rilanciare l’idea della statua raccogliendo adesioni – e sottoscrizioni, cioè soldi – da tutta Europa e perfino dalle Americhe. Allora il progetto perse il suo carattere più provinciale e striminzito, di goliardata anticlericale, e assunse la cifra di un omaggio internazionale alla libertà di pensiero. Quelli di Victor Hugo, Ernest Renan, Henrik Ibsen, Walt Whitman, furono soltanto alcuni tra i bei nomi che accettarono di figurare nel Comitato d’onore dell’erigendo monumento a Giordano Bruno.

 

Una «brunomania» – come fu sdegnosamente qualificata dai gesuiti della «Civiltà cattolica» – percorse la cultura democratica italiana negli anni a ridosso dell’inaugurazione della statua. Libri, libelli, opuscoli, saggi, biografie romanzate, commedie teatrali, opuscoli commemorativi: oltre duecento titoli nel solo biennio 1888-89. A Roma, un Consiglio comunale politicamente moderato mantenne a lungo un atteggiamento ostruzionistico. Ma a partire dal 1887, quando alla presidenza del Consiglio dei ministri assurse un ex garibaldino del peso politico di Francesco Crispi, la bilancia prese a pendere in favore degli ammiratori di Bruno. E nell’autunno del 1888, quando gli elettori della capitale elessero al Campidoglio una maggioranza liberale, le condizioni furono riunite perché il bronzo della statua potesse finalmente essere fuso.

 

 

File:Statue of Giordano Bruno, Campo de' Fiori (46460378782).jpg
foto : commons.wikipedia

 

Cammin facendo, i promotori del monumento avevano dovuto rinunciare a raffigurare Bruno – come in un primo bozzetto di Ferrari – alla stregua di un profeta trascinante, o addirittura di un avatar capitolino della Statua della Libertà montata in quegli anni tra Parigi e New York. Pur di realizzare il progetto, avevano dovuto contentarsi di un Bruno statico e riflessivo, meno apostolo che filosofo. Ma che la statua inaugurata il 9 giugno 1889 in Campo dei Fiori rappresentasse comunque una dichiarazione di guerra contro ogni verità rivelata, è quanto riusciva chiaro a tutti i cattolici d’Italia, Sommo Pontefice in testa. Il 30 giugno, in un’allocuzione davanti al Concistoro, Leone XIII tenne a ribadire come Giordano Bruno fosse stato «doppiamente apostata, convinto eretico, ribelle fino alla morte all’autorità della Chiesa». «Così dunque le straordinarie onoranze tributate a tal uomo, dicono alto e chiaro, essere ormai tempo di romperla colla rivelazione e la fede: l’umana ragione volersi emancipare affatto dall’autorità di Gesù Cristo».

 

Punto d’arrivo, l’apoteosi d’oltretomba di Giordano Bruno non riuscì a costituire un punto di partenza. Nei decenni successivi al 1889, l’Italia laica avrebbe perso più battaglie (sul divorzio, sul riposo domenicale, sulle opere pie, sull’insegnamento religioso nelle scuole) di quante ne avrebbe vinte. E la storia d’Italia avrebbe evidenziato – sottolinea Bucciantini – tutti i limiti di un radicalismo astratto, da salotto borghese o da cattedra universitaria, che inneggiava alla poesia della scienza e della filosofia più di quanto praticasse la prosa della riforma politica e sociale.

 

 

Alfredo Comandini: merito di un faentino la statua a Giordano Bruno – Niccolò Bosi

foto : https://niccolobosi.com/2019/02/18/alfredo-comandini-merito-di-un-faentino-la-statua-a-giordano-bruno/

 

Alla lunga, il monumento di Campo dei Fiori rischierà di sembrare niente più che il simbolo di un’inutile fuga in avanti: il bronzeo giocattolo di un pugno di vincitori perdenti. E quarant’anni dopo il 1889, nell’Italia dei Patti lateranensi, Benito Mussolini sarà costretto a smentire pubblicamente – nel suo discorso di ratifica del Concordato, il 13 maggio 1929 – le voci secondo cui lo Stato aveva promesso alla Chiesa la demolizione del monumento di Campo dei Fiori: «Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dov’è». Non avrà bisogno, il Duce, di abbattere la statua dell’eretico. Perché a quel punto l’Italia laica sarà già in macerie, sarà già crollata sotto i colpi di mazza del clerico-fascismo.

 

 

 

Massimo Bucciantini, Campo dei Fiori. Storia di un monumento maledetto, Einaudi, Torino, pagg. 392, € 32,00

 

Campo dei Fiori. Storia di un monumento maledetto - Massimo Bucciantini - ebook

 

Campo dei Fiori è una biografia: la biografia di una statua. Ma è anche un libro sull’Italia, sulle tante debolezze del fronte laico e sulla ostinata chiusura a ogni idea di modernità presente nella Chiesa cattolica di allora. È l’avvincente ricostruzione di una lotta politica che ebbe numerosi protagonisti: il movimento studentesco romano, Francesco Crispi e la massoneria, Ettore Ferrari e Giovanni Bovio, papa Leone XIII e i gesuiti della «Civiltà Cattolica», Francesco De Sanctis, Antonio Labriola, Giuseppe Garibaldi. E anche un certo Armand Lévy, di professione rivoluzionario, ex comunardo, esule, ebreo e socialista, sconosciuto ai piú, ma che svolse un ruolo decisivo nella fase preparatoria del monumento. Si trattò di una vera e propria battaglia laica e anticlericale: una delle poche combattute nel nostro Paese e che è giusto non dimenticare. Non tanto per celebrarla quanto per conoscerla, anzi forse è meglio dire per decifrarla: attraverso la comprensione di uno scontro che fu violentissimo e dei tentativi compiuti per disinnescarlo, come delle alleanze e degli opportunismi che di volta in volta furono messi in campo per vincere la partita o per rinviarla per sempre. I cattolici piú intransigenti le cambiarono persino il nome. Dopo quanto accadde la mattina del 9 giugno 1889 chiamarono quella piazza non piú Campo dei Fiori ma Campo Maledetto. E nelle loro intenzioni sarebbe rimasta tale fino al giorno in cui al posto del “monumento infame” non sarebbe sorta una cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesú. Questo libro è il racconto drammatico di un conflitto durato la bellezza di tredici anni, tanti ne occorsero per erigere quella statua. Un burrascoso affresco che trovò linfa vitale nelle passioni di studenti innamorati di Bruno e Mazzini, di Garibaldi e Oberdan, e decisi a mettere in pratica un disegno radicale che in breve tempo si trasformò in una seconda Porta Pia.

 

Nathan l'illuminato sindaco e massone - Nathan l'illuminato sindaco e  massone

17 febbraio 1907
da : https://it.readkong.com/page/nathan-l-illuminato-sindaco-e-massone-nathan-l-illuminato-9606002

 

Di lì a pochi anni la Roma dei papi dovrà accettare un ennesimo smacco.
Nel 1907 infatti, diventerà sindaco per la prima volta un uomo non nobile e laico.
Si tratta di Ernesto Nathan, l’italo inglese della famiglia Nathan-Rosselli che sostenne Mazzini, in più era di origine ebraica e membro del Grande Oriente d’Italia di cui fu anche Gran Maestro. Alla manifestazione del 17 febbraio 1907 assistette anche il giovane James Joyce, giunto nella Roma di Nathan per lavorare come impiegato di banca.

DA : http://www.romaverso.com/giordano-bruno-a-campo-de-fiori/

 

 

UN ALTRO LIBRO DELLO STORICO MASSIMO BUCCIANTINI:

 

 

Addio Lugano bella. Storie di ribelli, anarchici e lombrosiani - Massimo Bucciantini - ebook

 

Addio Lugano bella. Storie di ribelli, anarchici e lombrosiani

Einaudi, 2020

 

Fine Ottocento. Una storia che si dipana tra Pisa, Milano, Lugano, Livorno, Rosignano, l’Isola d’Elba, ma anche l’America, sulle tracce di una celebre canzone che dà il titolo al libro, e del suo autore, Pietro Gori: un avvocato, un poeta, un anarchico «socialmente pericoloso», che si trova a vivere una delle stagioni piú tormentate della nazione. Un’epoca in cui l’antropologia criminale di Cesare Lombroso – col consenso di psichiatri, giuristi e funzionari di polizia – aveva il compito di costruire una sistematica rete di controllo per ogni tipo di devianza, anche la devianza politica. E soprattutto quella che proclamava patria «il mondo intero» e unica legge la libertà. «Il libro prende spunto da questa canzone e dall’immagine che gli fa da sfondo: una fredda e nevosa sera d’inverno a Lugano, dove s’intravede in strada un drappello di uomini ammanettati e avvolti nei loro mantelli neri che procedono in fila, stretti l’uno all’altro, a passo spedito. Ad accompagnarli c’è un gruppo di agenti di polizia. Il loro compito è di scortarli fino alla stazione ferroviaria, e da lí controllare che salgano sul treno diretto a nord, a Basilea, al confine con la frontiera tedesca. E che nessuno di loro abbia la malaugurata idea di tornare indietro. Arrestati e sbattuti in carcere come malfattori, su di loro pende come unica accusa quella di essere potenzialmente sovversivi, quindi indesiderabili: una minaccia per la vita ordinata e tranquilla della città. Sono italiani, in gran parte giovani, dei quali non resteranno che un nome e un cognome, senza anima né corpo. Tranne di uno, nato a Messina ma da padre e madre toscani, che da alcuni anni è personalità di rilievo, non ancora trentenne ma già segnalato per la sua pericolosità di agitatore nei dispacci delle prefetture d’Italia e Francia. È Pietro Gori, anarchico, conferenziere di grido, dirigente politico ma anche poeta e drammaturgo, penalista e sociologo.

 

 

Ebook di Massimo Bucciantini

Massimo Bucciantini — 1952, San Marcello Pistoiese

 

 

Massimo Bucciantini è uno storico italiano. Insegna Storia della scienza all’Università di Siena, collabora col Museo Galileo, di cui dirige la rivista “Galilaeana“, e scrive sulla «Domenica» del «Sole 24 Ore».
Tra i suoi libri: Contro Galileo. Alle origini dell’«affaire» (1995), Italo Calvino e la scienza. Gli alfabeti del mondo (2007). Per Einaudi ha pubblicato: Galileo e Keplero (2003), Esperimento Auschwitz (2011), Il telescopio di Galileo. Una storia europea (2012, con Michele Camerota e Franco Giudice), Campo dei Fiori (2015) e Un Galileo a Milano (2017). Ha curato diversi volumi della Bibliografia italiana di storia della scienza (Firenze, Olschki, 1985-), di epistolari e storia della scienza.

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1 risposta a per la cara bb, studiosa di Giordano Bruno –IL SOLE 24 ORE — 15 FEBBRAIO 2015 :: Il sogno Bruno dell’Italia laica di SERGIO LUZZATTO

  1. DONATELLA scrive:

    Interessanti e avvincenti queste storie che ci riguardano più di quello che crediamo.

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