ALBERTO NEGRI, Armi, il dilemma che divide la Nato e riscrive l’Europa –IL MANIFESTO 21 GENNAIO 2023

 

 

IL MANIFESTO 21 GENNAIO 2023
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Armi, il dilemma che divide la Nato e riscrive l’Europa

 

CRISI UCRAINA. Dopo il vertice di Ramstein del «gruppo di sostegno» a Kiev, il dilemma americano e della Nato: fino a che punto bisogna armare l’Ucraina?

 

Ukraine war latest: Ukraine says Russia losing over 50 troops daily near Bakhmut as fiercest battle

Un carrarmato ucraino nella regione di Donetsk – foto Ap

 

Dopo il vertice di ieri a Ramstein del «gruppo di sostegno» a Kiev, resta il dilemma americano e della Nato: fino a che punto bisogna armare l’Ucraina? Soprattutto restano i dubbi nell’Alleanza di fronte a una escalation militare pericolosa ma che ormai sembra scontata. Forse troppo, mentre i tedeschi rifiutano ancora i loro Leopard all’Ucraina.

È vero che gli Usa hanno stanziato altri 2,5 miliardi di dollari di armi – Washington ha armato Kiev per circa 30 miliardi. Ma è anche vero che la questione dei Panzer tedeschi Leopard acuisce le divisioni tra una Nato «atlantica», quella di Berlino che per ora esita assai a inviare i suoi tank all’Ucraina, e una Nato «baltica» dove la Polonia scalpita per schierare i Leopard e addestrare gli ucraini.

 

 

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La Germania, come ha fatto capire il neoministro della difesa Boris Pistorius, potrebbe concedere l’export dei suo Leopard venduti alla Polonia (più di 300) e ad altri Paesi come la Finlandia (in attesa del via libero turco a entrare nella Nato) ma condiziona l’invio dei panzer tedeschi (non operativi prima di qualche mese) a un’analoga decisione Usa. Per altro gli stessi americani hanno escluso di dare a Kiev i loro sofisticati e potenti Abrams, che non vorrebbero mai vedere finire in mano a Mosca come accadde con gli iracheni a Baghdad nel 2003. Leopard che, pur veloci e potenti, senza un appoggio di protezione sono vulnerabili: l’Isis ne decimò qualche dozzina ai turchi nell’assedio della città siriana di Al Bab nel 2017. Sembrano guerre di un secolo fa ma sono i lampi sanguinosi e dimenticati del disordine mondiale arrivato fino a oggi.

 

Ma quando dovrebbe essere pronta la nuova armata ucraina? Entrando ieri al vertice di Ramstein con il segretario alla Difesa Lloyd Austin, il capo di stato maggiore americano Mark Milley ha dichiarato che «in primavera gli ucraini potrebbero essere in grado di riprendere i territori perduti 11 mesi fa». Il generale non ha fatto cenno alla Crimea, come invece è tornato a chiedere di recente Zelenski ponendo come condizione per le trattative il ritiro delle truppe russe alle frontiere del 1991.

Come del resto lo stesso presidente ucraino all’inizio del conflitto aveva aperto la porta a uno status di neutralità dell’Ucraina e a un limite alla cooperazione militare con la Nato, mentre adesso punta esplicitamente a vincolare Kiev strettamente all’Alleanza Atlantica, come insiste Stoltenberg.

Uno scacco che il Cremlino non sembra pronto ad accettare, soprattutto ora in una fase agitata e difficile da decifrare, caratterizzata dalla sostituzione del generale Sergei Surovikin con il capo di stato maggiore generale Victory Gerasimov e dall’ascesa del Gruppo Wagner e delle milizie cecene.

 

Il Pentagono, più della Casa Bianca, si è fatto promotore della diplomazia di Washington. Secondo le dichiarazioni di Milley delle scorse settimane durante l’inverno un allentamento dei combattimenti avrebbe potuto aprire «una finestra di opportunità per i negoziati». Per il momento non sembra sia così, anche se i militari americani hanno maturato la convinzione che nessuno dei due campi possa infliggere una sconfitta definitiva all’altro, pur evidenziando la rispettiva determinazione a proseguire i combattimenti. Parlando a novembre davanti all’Economic Club di New York il generale Milley era stato stato abbastanza esplicito: «Devono riconoscere entrambi che probabilmente non ci sarà una vittoria militare, nel senso stretto del termine, realizzabile per vie militari. E quindi è necessario volgersi verso altre opzioni».

 

Quale potrebbe essere allora, se esiste, la «strategia» del Pentagono? Forse il fallimento (o meglio il contenimento) di tutte e due le offensive, trasformando il conflitto in una guerra di logoramento e creando le condizioni di un congelamento delle operazioni militari con un successivo cessate il fuoco.

 

Vengono in mente gli esempi della guerra di Corea, Cipro o del conflitto Iran-Iraq, quando gli Usa adottarono la politica del «doppio contenimento»: nessuno doveva vincere sullo Shatt el Arab. Il problema oggi è che la Russia ha tentato con la forza di ridisegnare le frontiere violando gravemente la Carta dell’Onu e la sua condanna è stata generale anche da parte di potenze legate a Mosca come Cina, India e Iran.

 

E veniamo a noi europei. L’osservazione più interessante forse l’ha fatta ieri su France Inter il collega Pierre Haski (da noi tradotto su Internazionale). Quale paese europeo avrà l’esercito più potente nei prossimi anni? In condizioni normali la risposta sarebbe la Francia, unica potenza nucleare dopo l’uscita di Londra dall’Unione. Ma le cose cambiano. Se mettiamo da parte il nucleare, l’esercito principale dell’Unione sarà presto quello della Polonia che di recente ha investito 15 miliardi di euro nella difesa.

 

Ma non è l’unica conseguenza della guerra in Ucraina.

A cambiare profondamente sono tutti gli equilibri interni della Ue, con uno sbilanciamento a favore del fronte orientale.
Anche di questo dovranno parlare Scholtz e Macron quando dopodomani celebreranno a Parigi i sessanta anni della riconciliazione franco-tedesca del 1963. C’è poco da festeggiare. E quanto all’Italia cosa farà? Il ministro della difesa Crosetto ha confermato che aiuteremo l’Ucraina nei sistemi di difesa antimissile (Eurosam) aggiungendo però che «tutto, come prima, resterà secretato». Passano le stagioni, cambiano i governi ma i metodi restano gli stessi.

 

 

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2 risposte a ALBERTO NEGRI, Armi, il dilemma che divide la Nato e riscrive l’Europa –IL MANIFESTO 21 GENNAIO 2023

  1. DONATELLA scrive:

    L’ONU in questa situazione così drammatica che coinvolge direttamente l’Europa sembra essere completamente sparito e le nazioni più decise a continuare la guerra sembrano essere quelle ai confini orientali che hanno maggiori conti in sospeso con la Russia. Intanto ricchezze incredibili si riversano sul mercato delle armi. Per guardare all’Italia è incredibile che i cittadini italiani paghino miliardi per armare l’Ucraina senza nemmeno il diritto di sapere che cosa il governo acquista in armamenti da mandare in questa guerra sciagurata, che finora ha solo prodotto centinaia di migliaia di morti.

  2. DONATELLA scrive:

    Per capire un po’ di più la realtà dell’attuale Ucraina mi sembra utile l’ultimo libro di Nicolai Lilin,” Ucraina la vera storia”, dove mi pare che si abbattono tante false narrazioni su questo sfortunato Paese.

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