Una storia ( Prévert, mon chere Prévert ) – Roberto Rododendro — un omaggio al grande poeta francese

 

 

” E’ un canto d’amore per Prévert : quando divento un po’ sentimentale e con l’età questa condizione aumenta, vado a leggermi qualcosa di Prévert, ascolto Brassens e “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” recitata da un Gassman ormai vecchio che ci trasmette il suo dolore per la vita senza finta retorica.
Non so quanto sia riuscito a dimostrarlo (il primo amore giovanile per Prévert) in questo canto o poesia o quel che è, e, nello stesso tempo a distaccarmi.
Roberto- aprile 2019

 

 

 

Una storia
(Prevert, mon chere Prevert )

Un cavallo cade stremato
sulla Promenade des Anglais
a Nizza proprio di fronte al Negresco

 

il giorno sarebbe un giorno di settembre
e cade il tramonto dolcemente

 

Tu che passi di là mi chiedi perché
– Perché cosa? –
dico io che sono lontano
in un’altra città in un altro paese

forse anche lontano nel tempo

Improvvisamente la strada
è travolta da macchine
da gente
qualcuno è in costume da bagno
qualcuno è in costume da passeggio
qualcuno è in costume da scena
qualcuno impreca forte perché ha fretta
qualcuno impreca forte perché ha paura
qualcuno impreca forte perché fa sempre così
qualcuno invoca i gendarmi
invoca la madonna
o il dio dei cavalli
qualcuno è uno distinto col panama bianco
qualcuno è uno che si parla nel cellulare
qualcuno è una donna con la spesa
qualcuno è uno senza niente

così niente che è proprio niente

Qualcuno è una coppia d’innamorati che guarda
il cavallo sdraiato per terra che trema

con occhi sgranati

anche il loro amore sta tremando
per terra col cavallo

con occhi spaventati

Un bambino le mani in tasca
il ciuffo sugli occhi ispido e duro
la giacchetta ristretta che pare un gilet
piange a dirotto

Anche tu hai occhi lucidi mentre chiedi:

perché proprio lui
perché proprio qui

Il cavallo è un puledro di razza dal pelo dorato
lucido di sudore e sembra ancora più bello
e il cuore gli scoppia nel petto
mentre prova a rialzarsi ma non ce la fa
proprio non ce la fa
mentre guarda col bianco degli occhi

degli occhi sconvolti dal terrore

mentre crolla di nuovo giù
ed è morto

Il bambino
singhiozzando più forte si china sul cavallo
e vorrebbe abbracciarlo e ci prova
ma non ha più le braccia

non ha più le mani
perché le mani sono nelle tasche

e le tasche sono cucite

Anche i gendarmi
Sono arrivati i gendarmi
gli sfollagente sui cofani delle auto

che hanno tanti cavalli di ferro
di fili di valvole
col sangue di benzina
col cuore di piombo

che piangono tutte il puledro di razza
coi loro cuori di piombo

E i gendarmi vogliono silenzio
vogliono ordine
perché i gendarmi vogliono capire
col loro cervello sulla punta del manganello

Mentre tutto questo avviene
mentre tu chiedi perché
mentre il bambino angosciato
ritrova le mani nelle tasche
mentre il signor cellulare perde il cappello
e lo vede anche lui che è senza la testa

ma non si stupisce
e non si dispera

Mentre il puledro sussulta e muore

ancora una volta

mentre io non ho risposte non ho occhi
non ho lacrime perché sono lontano
perché forse non le ho mai avute

così lontano che è quasi un altro mondo

 

mentre tento di abbracciarti e tu ti scosti
e mi guardi come uno sconosciuto
con gli stessi occhi sconvolti del puledro morto

ma questa è un’altra storia
di quando il puledro non era ancora nato
di quando noi eravamo appena nati

Mentre il tramonto finisce dolcemente
con un guizzo di luce rossa
come il sangue che non bagna la Promenade des Anglais

ma sappiamo che c’è
sempre

che inonda tutte le strade
tutte le piazze di tutto il mondo
che zampilla innocente dalle mani di tutta la gente

si
anche dalle tue
anche dalle mie

 

Mentre il tramonto finisce dolcemente sul mare
perché siamo a Nice cote d’azur office du tourisme
mentre il Negresco s’accende di luci al neon

accecanti come un interrogatorio di polizia

mentre le auto si urtano impazzite
e inscenano un funerale al cavallo morto
e i clacson sembrano sirene di guerra
mentre troppa gente s’affolla
s’aggrappa
vuole vedere
e non capisce ma chiede:
– Cos’è tutto questo casino per un ronzino morto? –

Mentre tutto questo avviene ed altro ancora
sciamano gli uscieri dall’hotel Negresco

che vogliono ordine
ordinati all’ordine

come i gendarmi con le scope in mano
come i gendarmi sono gallonati
e l’usciere capo ha il fregio sul cappello

Ma un cavallo di razza non si può scopare via

come una merda di cavallo

Così tu scappi piangendo a dirotto
perché non sai più perché sei lì
perché era un puledro intelligente
bello come un principe indiano
ed è morto

Perché ormai i tuoi capelli sono grigi o quasi bianchi

o potrebbero esserlo

Le tue mani hanno perso la freschezza di quando mi toccavi
le le tue dita e le tue labbra come i tuoi occhi sono opache
e la tua pelle ha perso il calore
perché il tuo sangue non bolle più
perché il nostro incontro è un delirio che si scopre per caso

vent’anni dopo
o forse più

Perché tu mi chiedevi

una volta
senza più voce come un sussurro:

Perché proprio qui
Perché proprio noi

Perché un amore non si può scopar via come una merda di cavallo
ed è ancora lì
proprio lì

eppure non c’è più.

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8 risposte a Una storia ( Prévert, mon chere Prévert ) – Roberto Rododendro — un omaggio al grande poeta francese

  1. Chiara Salvini scrive:

    chiara : mi permetto di osservare – guardando un po’ nella nebbia – che, forse, il distacco non è lo sport che ti riesce meglio : ed è proprio per questo che sei così amato da tanti e da tante- e anche da me, come da Donatella e da Mario. I romani li aggiungi tu. Noi, i liguri.

  2. DONATELLA scrive:

    Dolce, disperato struggimento per tutto quello che muore attorno a noi.

  3. roberto rododendro scrive:

    Grazie, ogni tanto mi tiri fuori qualcosa che riesce a commuovermi. Vecchi e o nuovi ricordi. Amo questa poesia, se così si può chiamare. Grazie, anche a Donatella.
    e un p.s. ci sta bene: si, il “distacco” non è una mia qualità 🙂 e sto bene così. Un bell’abbraccio.

    Ogni tanto penso che non ci vedremo mai e che, magari, ci perderemo anche qui ( è la terza volta che esco e rientro con lo stesso nome ma poi sono un altro: se ci penso è così anche la vita: facebook esempio di vita! Bah 🙂
    E si, penso che non ci vedremo mai è un dolorino mi prende al petto e lo confondo con una delle tante mie exstrasistole :-))

    • Chiara Salvini scrive:

      mi spaventi sempre e da sempre con i tuoi problemi di cuore, temo che ti dà forza o meglio un po’ di energia per andare avanti questo dolore che dai agli altri che temono per la tua salute, il cuore è legato – nella mia testolina – alla sopravvivenza, i miei genitori sono entrambi morti per il cuore.. Ma oggi vediamo Marina, sta come sta, come può, ha problemi enormi ma ha un gran coraggio, purtroppo l’unica cosa che servono le troppe sofferenze, ad una persona, è — o muore più o meno subito- o deve farsi venire delle palle inimmaginabili, per dirla un pochino sul volgarotto, cioè trovare in sé, o meglio costruirsi cammin facendo una grande forza di ” sopportare ” e pian pianino sopportare un po’ di più– penso che le cure psicologiche / psicoanalitiche ad un malato mentale servano essenzialmente a questo: imparare a sopportare un po’ di più- di più – un pochino di più alla volta. Del resto è quello che fanno tutti gli umani vivendo.. mi pare che ci siano anche quelli che ad un certo punto non sopportano più niente, neanche una piccola punturina e allora come fanno ? Mi dirai, ma perché mi riempi di queste tue cazzate che vai cianciando in giro come fossero riflessioni profonde ? eh mi, il mio mercatino giornaliero e a quest’ora, aveva questo da offrire..pazienza, ma non ho altro ! non potevo rimanere senza farti — un — regalino ?! Da buttare nel cesso, sia pure, ciao mio bello e caro, chiara– molto molto caro.

  4. roberto rododendro scrive:

    Probabilmente mi sono spiegato male o tu non hai capito e, a dirla con franchezza, direi che non hai capito.
    Io non ho nessun problema col mio cuore: mio nonno e anche mio padre sono morti, schiantati sulla strada. Lo trovo un modo onorevole se non bello per morire: un botto e via.
    E qui chiudo l’argomento morte che non mi fa alcuna paura, anzi, a volte ne sento quasi la necessità, ma sorella morte si fa aspettare, come tutte le donne che ho conosciuto fa la preziosa 🙂
    Mi riferivo banalmente che immagino di non venire iù a Sanremo ed al paicere di ri- conoscerti. Non ho più un luogo nè unmezzo. O meglio il mezzo ce l’ho ma troppo stancante ormai e poi, il mio macinino ha più o meno la mia età. E quindi.. mi mancate voi, Marina che forse si nascoderebbe mio cugino mauro che è più un amico che un cugino, un po’ Enrico ma senza esagerare ed Aldo, ma Aldo sarebbe a Firenze ma sta piuttosto male e questo si che è un doloree non riesco a contattarlo.
    Porcaccia la miseria.
    La vita scorre e perde i pezzi strada facendo e noi che restiamo, siamo sempre più soli.
    Mia mamma, morta a 97 anni, vigile e lucida, lamentava di sentirsi, appunto sola e senza più amici ed io , sempre carino, adire. “mamma, è solo colpa tua!” .. e lei mi dava ridendo del cretino.
    Ciao bellissima ragazza. Un bacio e un abbraccio.

    • Chiara Salvini scrive:

      Avrò senz’altro capito male come dici ma so che tempo fa, parlavi di controlli al cuore e — mi pare, però — di qualche disturbino. So che avevo scritto a tua figlia che, in breve, mi aveva detto che ami farti coccolare…Mi piace l’idea della morte come ” donna che fa la preziosa “, diventa subito una persona conosciuta – quasi simpatica. Non credo di conoscere donne così, so che sono fondamentali per far innamorare, io mi sono sempre consegnata per prima, non lasciando al ” maschio ” il piacere della lenta conquista e ancora meno quello di fare la preziosa. Troppa fame ? Non credo, troppa intraprendenza, forse. Ho anche sempre pensato che l’altro può sempre dire di no. Adesso non vado avanti, non voglio passare la mattina a ciacolare con te e non fare niente. A casa mia il lavoro era fondamentale e poi ” le ore del mattino hanno l’oro in bocca “!

  5. roberto rododendro scrive:

    ed ora è quasi l’una del mattino o di notte? e l’oro è pur fuggito via.
    ma tornerò.
    Mi piace qui.

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