Un sonetto di Dante dalla Vita Nova ( fine Duecento )- letto da Giorgio Albertazzi–

 

 

letta da Giorgio Albertazzi — anni ’60

 

 

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sententosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

 

 

Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante Alighieri, dal  capitolo XXVI della Vita Nova (scritta tra il 1282 ed il 1293),  esempio – sia nello stile che nel contenuto –  dello stilnovismo.

  • Le terminazioni dei versi “are”, “ore” e “ire” non fanno rima, ma hanno la R in comune: questa si chiama consonanza e serve a formare un legame tra versi diversi e anche lontani tra di loro.

 

 

notizie e testo da:

https://www.studenti.it/tanto-gentile-e-tanto-onesta-pare-testo-parafrasi-analisi-sonetto-dante-alighieri.html

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