
Marco Travaglio
LA STAMPA.IT / IMPERIA 3 NOVEMBRE 2026
Per la prima volta al teatro Ariston, Marco Travaglio domani sera (alle 21) porta il suo recital-satirico “Cornuti e contenti” tra tentativi di scalate editoriali, manifestazioni in piazza, astensionismo e referendum. Tutto raccontato sul filo dell’indignazione e dell’ironia.«Mette in rilievo la ridicolaggine di un Paese che continua a tenere questa classe dirigente, intellettuale e giornalistica – spiega il direttore de “Il Fatto Quotidiano” – Personaggi che non si nascondono, non sono i maestri della truffa: sono facili da sgamare».
Per arrivare alla conclusione che, in tutto questo, «c’è una tendenza masochistica a farsi fregare». Travaglio invita a «selezionare i messaggi veritieri da quelli menzonieri perché in questo momento stiamo rischiando la guerra mondiale: non ci possiamo distrarre». Sarà l’occasione per fare il punto su cosa è in vendita e cosa no. «Siamo passati dalla razza “padrona”, da Agnelli, De Benedetti e Berlusconi a quella “padroncina” di Del Vecchio: bisogna prendere le misure».
Il suo spettacolo è un “manuale e di autodifesa”: «Mette in discussione noi cittadini lettori ed elettori: ho fatto tanti spettacoli su politici e giornalisti, questo è su di noi. Politici e giornalisti fanno quello che l’elettorato e il lettorato lascia fare: se ti accorgi che il tuo giornale ti prende in giro perché continui a comprarlo? Se vai a sostenere sui social gente che ti prende in giro, e politici che lo fanno due, tre o quattro volte, allora sei cornuto e contento: godi a farti cornificare.
Tra gli esempi che faccio uno è Claudio Scajola, una leggenda per me, con tutto quello che ha combinato: ne basterebbe una sola delle tante, dalla casa a sua insaputa al volo ad personam Roma-Albenga. In un altro Paese segnerebbe la fine della sua carriera politica». Poi, gli astensionisti: «Quelli che, credendo di fare un dispetto a questi signori, si astengono: bella mossa. Il risultato è che vanno a votare solo quelli che devono andare votare, cioè il voto di scambio controllato, a pacchetti, che non cambierà mai le cose. Quando qualcuno smette di astenersi e va a votare, come i palestinesi che lo hanno fatto per la prima volta in Israele, le cose cambiano: 19 seggi su 120. Li hanno raddoppiati. Adesso devono fare i conti con loro. Finalmente contano. Non è vero che il nostro voto inutile: è quello che vogliono farci credere. Andarci cambia eccome le cose».
Il messaggio finale? «Cominciare a smettere di dare la colpa sempre agli altri e domandarci cosa abbiamo fatto noi. Non siamo completamente impotenti. Le manifestazioni cambiano i comportamenti dei governi. Trump ha bloccato lo sterminio a Gaza fermando il suo amico Netanyahu perché aveva le piazze piene e le università in subbuglio: non poteva governare. Ben vengano le manifestazioni in piazza: mi meraviglio che siamo arrivati così tardi a protestare».
