pier luigi pinna @pierpi13 / link X sotto–grazie a Pier Luigi di questa bella storia di un uomo carissimo a tutti.

 

 

link X  di PIER LUIGI PINNA
pier luigi pinna @pierpi13

 

 

Gerardo Ferrara era un 31enne di Sapri, che in qualche modo somigliava a Massimo Troisi.
Fu contattato dalla produzione de Il postino, alla ricerca di qualcuno che sostituisse
nelle scene più pesanti un Massimo sempre più stanco e affaticato.
Appena si incontrarono per entrambi fu come guardarsi allo specchio.
Massimo, resosi conto del suo imbarazzo, lo abbracció e gli disse: “E tu mo ti fai vedere”.
Per un mese buono fu il suo doppio. Era quello che pedalava sotto il sole di Procida o di Salina,
si fermava ad ammirare il tramonto in cima alla collina, con quella bici tra le mani.
Durante le riprese sua moglie Elena rimase incinta. Massimo le si avvicinava e le chiedeva: “Come sta Pablito?
Mi raccomando, lo dobbiamo chiamare Pablito”, che era il nome del figlio del Postino.
L’ultimo ciak fu il 3 giugno. Massimo salutò tutti così: “Vi amo tutti, non dimenticatevi di me”.
Il giorno dopo morì. Oggi Gerardo ha 28 anni in più, una carriera da insegnante, un bed and breakfast
e nessun altro ricordo dal mondo del cinema.
Ha anche un libro che Massimo gli regalò con una dedica: “A Gerardo, per la pazienza
e l’abnegazione con le quali ha reso più piacevole e meno faticoso il mio lavoro”.
Suo figlio nacque poco dopo la morte di Troisi.
Non l’ha chiamato Pablito.
D’accordo con sua moglie, decise di chiamarlo Massimo.
Immagine
trailer del film ” Il Postino “
apri qui sotto

segue da  Wikipedia – Massimo Troisi ::

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— Nathalie Caldonazzo, ultima compagna di Troisi, gli regalò il libro Ardiente Paciencia, dello scrittore cileno Antonio Skármeta, edito in Italia da Garzanti con il titolo Il postino di Neruda, che narra la nascita di una grande amicizia tra un postino e il famoso poeta cileno Pablo Neruda. Dopo averlo letto, Troisi ne rimase entusiasta, e ne acquistò i diritti per realizzarne una versione cinematografica. Successivamente, propose a Radford di dirigere il film, ma stavolta fu il cineasta britannico a prendere tempo. Troisi riuscì a convincerlo con un piccolo inganno, dicendogli che si era nel frattempo rivolto a Giuseppe Tornatore (regista all’epoca reduce dal grande successo di Nuovo Cinema Paradiso).

 

 

 

Troisi sul set de Il postino

La sceneggiatura fu scritta principalmente da Troisi, Radford e Furio Scarpelli. I tre si incontrarono nell’estate del 1993 a Los Angeles per ultimarla.

 

Troisi approfittò del suo soggiorno negli Stati Uniti d’America per recarsi a Houston ed eseguire un controllo sanitario prima dell’inizio delle riprese, nell’ospedale dove si era operato 17 anni prima. Il responso delle analisi fu infausto: Troisi apprese con sorpresa di doversi sottoporre con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, perché entrambe le valvole al titanio che gli erano state impiantate si erano deteriorate, ritrovandosi quindi costretto a ritardare l’inizio delle riprese, inizialmente previsto per l’autunno dello stesso anno. Durante l’operazione, Troisi ebbe un infarto, ed i medici riuscirono a tenerlo in vita solo faticosamente; rimase in ospedale un mese e mezzo, e in questo periodo i medici gli consigliarono come migliore soluzione il trapianto. Coraggiosamente, Troisi decise di girare il film prima. Le riprese cominciarono nel marzo 1994 a Cinecittà, poi proseguirono prima a Salina e poi a Procida, l’isola che Troisi considerava in grado di suscitare «le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente», per concludersi infine di nuovo a Cinecittà.

 

Il postino, nel quale il ruolo di Neruda è affidato a Philippe Noiret, è ambientato tra il 1951 e il 1952, periodo in cui Neruda visse in esilio in Italia, ma è ben poco fedele al romanzo di Skármeta, apportando molte modifiche alla storia e cambiando completamente il finale.

 

Le condizioni di Troisi peggiorarono giorno dopo giorno, al punto da costringerlo a farsi sostituire da una controfigura nelle scene più faticose.   In un’intervista, l’attore Renato Scarpa dichiarò che Troisi disse «questo film lo voglio fare con il mio cuore».

 

L’attore rivelò di amare particolarmente questa pellicola, al punto da considerarla parte della sua stessa vita. Per questa ragione e per l’accoglienza che gli era stata riservata dai procidani durante le riprese sull’isola, si impegnò a offrire il film in anteprima nazionale proprio in un locale di Procida; di questa proiezione non poté però essere spettatore, perché morì nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994, nella villa della sorella Annamaria a Roma, nel quartiere Infernetto, stroncato all’età di 41 anni da un attacco cardiaco conseguente all’ennesimo episodio di febbre reumatica.

 

Il funerale è stato celebrato nella chiesa di Sant’Antonio, il 6 giugno, a San Giorgio a Cremano, e le sue spoglie sono conservate nel locale cimitero insieme a quelle della madre e del padre.

 

 

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ALCUNE BELLISSIME FOTO DI SAN GIORGIO AL CREMANO- NAPOLI

 

 

San Giorgio al Cremano è un comune di italiano di 41 500 abitanti (dati : 31 maggio 2026) della città metropolitana di Napoli in Campania.

 

Le sue numerose ville vesuviane settecentesche sono parte integrante del Miglio d’oro, il tratto di strada attraversante la città di San Giorgio fino a Torre Annunziata. Ai confini con il comune di Napoli e Portici si trova il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.

VILLA VANNUCCHI O VILLA DELLE DELIZIE

 

*** LE FOTO SONO SFASATE, MA NON SONO RIUSCITA A FARE MEGLIO..
ho cercato di mettere delle altre foto più visibili.. scusate.

 

 


San Giorgio a Cremano
– 

Vista dall’alto di Villa Vannucchi

 

 


foto e testo dal FAI:

https://fondoambiente.it/luoghi/villa-vannucchi?ldc=

 

 

 

 

Villa Vannucchi, San Giorgio a Cremano

 

 

La dimora è una delle più imponenti della zona vesuviana, come dimostra il prospetto firmato da Donnamaria che prevede, in alternanza alle lesene corinzie, un doppio ordine di balconi dotati di ringhiere in ferro battuto e timpani curvi posti senza ornamenti davanti alle finestre del piano nobile. Completano il progetto architettonico della dimora la cappella dedicata all’Immacolata, una sagrestia, una sala della musica e una ex scuderia adibita a teatro. Il progetto per la nuova villa fu commissionato ad Antonio Donnamaria, un architetto di scuola vaccariana, che realizzò il prospetto su strada con una ritmata partitura di lesene giganti in stucco.

 

L’interno è caratterizzato da decorazioni in stucco rococò. Il prospetto posteriore, che si apre sul magnifico giardino all’italiana progettato da Pompeo Schiantarelli nel 1783, è costituito da una serie di arcate, logge e porticati. Il giardino all’italiana di Schiantarelli, la cui vastità è pari al bosco di Portici, è caratterizzato, come si legge anche nella pianta Carafa, da un lungo viale che parte da una quinta ad esedra posta in fondo al cortile e giunge ad una fontana monumentale posta al centro e formata da quattro vasche laterali disposte simmetricamente in diagonale. Da qui si dipanano a “raggiera” quattordici viali che tagliano il giardino per esteso fino al limite della proprietà. Nel giardino sono conservati ancora oggi esemplari di alberi di canfora, pini, lecci, palme, magnolie, datteri, cedri, mimose e albicocchi. La villa, denominata pure “Villa e delizie dei d’Aquino detti di Caramanico” divenne un luogo di riferimento per la nobiltà napoletana ai tempi di Gioacchino Murat.

 

 

 

FAI

 

 

 

VILLA VANNUCCHI: Tutto quello che c'è da sapere (2026)

 

 

 

 

FAI

 

 

Villa Vannucchi, imbrattate pareti della dimora del '700 - Notizie - Ansa.it

 

 

 

FAI

 

 

Dimora Vannucchi, San Giorgio a Cremano (prezzi aggiornati per il 2027)

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