MIRKO MUSETTI – LIMESONLINE 13 OTTOBRE –Rassegna della giornata: Israele vuole combattere in Yemen al fianco dell’Arabia Saudita e altre notizie interessanti.

 

 

 

 

IL MONDO OGGI

Riassunto geopolitico della giornata, con analisi e link per approfondire e ricostruire il contesto.

 

 

LIMESONLINE 13 OTTOBRE 2026  13. 32

https://www.limesonline.com/rubriche/il-mondo-oggi/israele-arabia-saudita-yeme-huthi-nato-russia-ucraina-mar-nero-22901619/

 

 

Israele vuole combattere in Yemen al fianco dell’Arabia Saudita e altre notizie interessanti.

 

La rassegna geopolitica della giornata.

a cura di Mirko Mussetti

Per consultare la mappa “La provincia di al-Mahra”clicca qui

 

 

ISRAELE – ARABIA SAUDITA

Grazie alla mediazione degli Stati Uniti di Donald Trump, il primo ministro di Israele Binyamin Netanyahu cerca di ottenere l’approvazione del governo di Riyad affinché lo Stato ebraico possa unirsi all’Arabia Saudita nella campagna militare contro gli huthi in Yemen. Al momento, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman si oppone per il timore di suscitare reazioni negative nell’opinione pubblica del Regno. Gli sforzi del premier israeliano puntano inoltre a rafforzare i rapporti con la monarchia del Golfo allo scopo di preparare il terreno per un futuro accordo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra le due potenze del Medio Oriente.

 

Per approfondire: Israele combatte fuori per non combattersi dentro

 

 

Le Arabie sotto shock

 

carta parziale, l’altra al fondo

 

La carta a colori 8  descrive il terremoto geopolitico derivato dall’attacco americano e israeliano all’Iran e dalle sue conseguenze. Specie dalle perturbazioni avviate in settembre dopo che gli Stati Uniti avevano appena ripristinato, il 12 luglio, il blocco contro l’Iran. Il giorno dopo il governo yemenita, supportato dall’Arabia Saudita, colpisce la pista dell’aeroporto di Ṣan‘ā’ per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano di ritorno dal funerale dell’ex Guida Suprema, Ali Khamenei, con a bordo i capi di Anṣār Allāh, l’organizzazione politico-militare degli ḥūṯī.

 

Come prima misura di ritorsione, il 20 luglio costoro proclamano il blocco dello Stretto di Bāb al-Mandab contro le navi saudite. Prodromo dei rivolgimenti maggiori, svoltisi tra il 10 e l’11 settembre (data quest’ultima significativa per gli Stati Uniti, memoria dell’attacco alle Torri Gemelle di New York organizzato da parte saudita e derubricato a iniziativa di al-Qa‘īda, capeggiata da Osama bin Laden). I miliziani ḥūṯī conquistano in un’offensiva lampo, supportata militarmente e logisticamente dall’Iran, la costa occidentale dello Yemen. Fino a raggiungere il porto storico di al-Mukhā e l’isola di Perim.

 

L’attacco costringe alla ritirata le truppe del governo yemenita sostenute dall’Arabia Saudita e schierate nel Sud dello Yemen. Al-Mukhā e Perim consentono il controllo totale dello Stretto di Bāb al-Mandab. In questo modo l’Iran dispone via Hūṯī di una robusta leva per premere su Washington, da aggiungersi al controllo dello Stretto di Hormuz.

 

L’11 settembre, durante l’offensiva degli Hūṯī sulla costa sud-occidentale del Mar Rosso, droni lanciati dal governatorato iracheno di Maysān, poco a nord di al-Nāṣiryya – area a forte presenza sciita quasi al confine con l’Iran – colpiscono tre stazioni di pompaggio dell’oleodotto e del gasdotto saudita East-West, fondamentale arteria di commercializzazione degli idrocarburi che funziona da via preferenziale per aggirare il blocco degli stretti della Penisola Arabica. L’11 settembre quella infrastruttura altamente strategica viene chiusa.

 

Il 15 casa Sa‘ūd emette un’allerta di sicurezza in diverse aree del territorio, ma soprattutto per La Mecca e per la città portuale di Gedda, sulla costa del Mar Rosso, vicina alla città santa. Droni ḥūṯī minacciano queste località ma sono intercettati prima di colpire gli obiettivi. Quanto basta per screditare la casa regnante saudita, custode di due delle città sante dell’islam.

 

L’attacco alla Mecca e a Gedda rende il cuore dell’Arabia Saudita vulnerabile agli occhi del mondo. Nuvole si addensano su futuri eventi cari al Regno, dall’Expo del 2030 ai Mondiali di calcio del 2034. Per tacere dei costi sul fronte energetico.

La reazione saudita è immediata grazie all’avvio repentino di un corridoio da nave a nave per trasportare il greggio verso Cina e Corea del Nord.

I danni inflitti alla produzione di gnl e greggio dalla guerra contro l’Iran hanno colpito gravemente tutti i paesi del Golfo. Il Qatar informa che per riparare i guasti del terminale di Ra’s Laffān saranno necessari tre anni. Gli Emirati Arabi Uniti, avversari dell’Arabia Saudita, sono anch’essi in affanno. Negli Emirati e in Bahrein sono stati danneggiati due cloud di Amazon che non verranno ripristinati. La crisi si è estesa ai prodotti raffinati a causa dei danni alle infrastrutture colpite dalla guerra. La Cina profitta del momento favorevole per giocare su due fronti speculari: acquista petrolio a prezzi scontati e rivende i prodotti raffinati con margini record ai suoi fornitori di materie prime.

 

Alla luce di queste crisi cambiano alcuni scenari europei. I giacimenti offshore del Mediterraneo orientale diventano indispensabili nell’orizzonte dei futuri approvvigionamenti di gas per il mercato europeo. La francese TotalEnergies ha approvato il primo progetto di estrazione di gas a Cipro, mentre l’inglese Bp ha venduto una quota del 15% dei suoi giacimenti di Kirkūk, nel Kurdistan iracheno, alla compagnia petrolifera nazionale turca Turkish Petroleum: un investimento sulla sicurezza della produzione in quell’area molto instabile. Ankara può infatti offrirvi una robusta tutela in quanto parte della sua sfera d’influenza.

 

L’arteria saudita che collega Ra’s Tannūra, porto affacciato sul Golfo Persico, a Yambu‘ sul Mar Rosso è oggi riaperta ma a capacità ridotta. Intanto gli ḥūṯī trattano direttamente con le massime compagnie del commercio marittimo i premi assicurativi e le garanzie di navigazione attraverso lo Stretto di Bāb al-Mandab, d’intesa con Teheran.

 

carta di Laura Canali 2026

 

 

NATO VS RUSSIA

 

Il comandante supremo delle potenze alleate in Europa (Saceur) Alexus Grynkewich ha illustrato un piano per scoraggiare la Federazione Russa dall’intraprendere una guerra aperta contro la Nato. Il generale dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti ha deciso di esporre la parte essenziale del piano per incrementare la fiducia reciproca dei 32 paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Il Saceur ha informato che la nuova dottrina trae direttamente insegnamento dalle esperienze maturate sui campi di battaglia in Ucraina e in Medio Oriente: combinare armi di precisione con grandi quantità di sistemi autonomi, droni e strumenti di guerra elettronica, progettati per sostenere un conflitto prolungato di logoramento. La strategia del “bloccare, fiaccare e spezzare” illustrata da Grynkewich è concepita per fermare un’invasione sul nascere, senza cercare di conquistare il territorio nazionale del nemico.

Per approfondire: The End

 

 


MAR NERO

Due navi mercantili sono state colpite da droni presumibilmente russi al largo delle coste della Bulgaria. Una è affondata, rendendo necessarie immediate operazioni di soccorso nella speranza di mettere in salvo l’equipaggio. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha comunicato che un marinaio è stato salvato, senza fornire però dettagli sulla sorte delle altre persone che si trovavano a bordo. I soccorritori sono riusciti a evacuare con successo tutti i 15 membri dell’equipaggio della seconda nave, la Chelsea battente bandiera maltese. Radev ha definito gli attacchi “assolutamente inaccettabili” e ha chiesto assistenza ai partner della Nato e dell’Unione Europea. Il governo di Sofia ha affermato di non disporre al momento di prove certe per identificare i responsabili.

Per approfondire: Il Mar Nero a colori

 

 

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