REDAZIONE IL  FATTO QUOTIDIANO DEL 2 APRILE 2020 :: Coronavirus, la Francia apre al Mes “con condizioni light”. Dall’Olanda sì a un fondo alimentato con donazioni. Varato schema Ue per i cassintegrati. Von der Leyen: “Bilancio sia il nostro piano Marshall”

 

IL  FATTO QUOTIDIANO DEL 2 APRILE 2020

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Coronavirus, la Francia apre al Mes “con condizioni light”. Dall’Olanda sì a un fondo alimentato con donazioni. Varato schema Ue per i cassintegrati. Von der Leyen: “Bilancio sia il nostro piano Marshall”

Coronavirus, la Francia apre al Mes “con condizioni light”. Dall’Olanda sì a un fondo alimentato con donazioni. Varato schema Ue per i cassintegrati. Von der Leyen: “Bilancio sia il nostro piano Marshall”

di F. Q. | 2 APRILE 2020
Ue, appello congiunto di economisti e intellettuali italiani e tedeschi, da Giovannini a Monti: “Coronabond e linea di credito sanitaria del Mes”. Lettera su Die Zeit: “Se il Nord non aiuta, perde sé stesso e l’Europa”

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Qualche cauta apertura, nuove proposte, un avvicinamento importante. Dopo la spaccatura al vertice dei leader del 27 marzo e a cinque giorni dalla riunione dell’Eurogruppo chiamata a presentare nuove proposte economiche per affrontare l’emergenza coronavirus, i Paesi europei cercano un allineamento. Mentre la Commissione vara l’annunciato schema di prestiti per sostenere i costi della cassa integrazione (Sure), ci sono decise schiarite per quanto riguarda l’uso dei fondi a disposizione del Mes: ieri il premier Giuseppe Conte ha riaperto uno spiraglio a patto che vengano del tutto eliminate le condizionalità, oggi anche il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, si dice possibilista nel caso sia “senza stigma e con condizionalità light, cosa che dovremmo essere in grado di decidere all’Eurogruppo”.

D’accordo il commissario Ue Paolo Gentiloni che a Sky TG24 ha detto: “Oggi è completamente inadeguato, ma se le condizionalità che vennero adottare in precedenza fossero eliminate, sarebbe uno strumento che ha un patrimonio importante e che potrebbe essere considerato in una luce diversa”.

 

Ma le risorse del Mes sono solo una delle “gambe” della risposta comune. L’altro fronte è quello dei coronabond o strumenti analoghi che consentano di raccogliere risorse per finanziare la risposta alle conseguenze dell’epidemia.

 

Olanda: “Sì a donazioni per i Paesi più colpiti” –

Dall’Olanda è arrivata un’apertura che sembra più che altro un tentativo di correre ai ripari dopo il mea culpa per le posizioni rigidissime dei giorni scorsi.

Il governo di Mark Rutte, che al Consiglio Ue si era allineato alla Germania, ha infatti riconosciuto che per fronteggiare la crisi occorre pensare a un fondo d’emergenza europeo che “dovrebbe coprire l’assistenza medica per i Paesi che sono colpiti duramente e che ne hanno bisogno dal punto di vista finanziario”. Ma è disponibile a finanziario solo “nella forma di donazioni per i Paesi che sono più deboli economicamente, per aiutarli sui costi delle cure sanitarie”.

Il Fondo potrebbe raccogliere tra i 10 e 20 miliardi di euro e l’Olanda è disposta a dare un “contributo sostanzioso”. Non prestiti dunque ma “doni per aiutare persone che hanno bisogno”.

 

Francia: “Fondo temporaneo che emetta bond garantiti” 

 

La Francia, come l’Italia, continua invece a chiedere che i fondi siano raccolti con emissioni comuni. Per disinnescare i timori del Nord Europa, Parigi propone ora “un fondo temporaneo che emette bond garantiti dagli Stati“.

I Paesi “ne beneficeranno in base alle necessità post crisi, e il focus sarà sulla ripresa economica”. Per evitare confusioni con il bilancio Ue, non sarà dentro il bilancio ma fuori. Infine, i Paesi potranno contribuire ad esempio attraverso una tassa di solidarietà.

Ue ha bisogno di solidarietà e questo significa mettere in comune le risorse e i mezzi finanziari“, ha ribadito Le Maire. “Dietro al dibattito sui Coronabond c’è una sola domanda politica: dobbiamo stare insieme come un unico Continente ad affrontare la crisi o dobbiamo dare al mondo la triste immagine di una Ue divisa?”.

 

Von der Leyen: “Il bilancio europeo sia il nostro piano Marshall” – Intanto la presidente della Commissione europea Ursula von de Leyen, da Bruxelles ha presentato il fondo europeo di riassicurazione contro la disoccupazione Sure, annunciato ieri: la Commissione “fornirà prestiti agli Stati che ne hanno bisogno, per rafforzare i loro schemi di lavoro a orario ridotto”, come la cassa integrazione in Italia.

“Questi schemi esistono in tutta l’Ue, quindi Sure può aiutare tutti i Paesi che vorranno utilizzarlo. Possiamo mobilitare 100 miliardi di euro per questo. Questo sarà possibile grazie a garanzie degli Stati membri per 25 miliardi. Questa è la solidarietà europea in azione”. Inoltre “anche i fondi strutturali possono essere in aiuto per mantenere posti di lavoro. Abbiamo eliminato alcune condizioni per facilitare l’accesso ai fondi, con piena flessibilità per ogni Paese”.

“Ad oggi l’Ue, e cioè le istituzioni europee e gli Stati membri, hanno mobilitato 2.770 miliardi di euro. E’ la più ampia risposta finanziaria ad una crisi europea mai data nella storia”, ha detto von der Leyen, sommando 2.240 miliardi di misure nazionali a sostegno della liquidità e aiuti di Stato, 430 miliardi di spese nazionali che saranno escluse dal calcolo del deficit e i 100 miliardi del Sure.

Nel lungo periodo però secondo la politica tedesca la chiave è ripensare il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione – quello per il periodo 2021-2027, su cui in febbraio non si è trovato un accordo – in chiave di rilancio post crisi. “Molti chiedono una sorta di Piano Marshall: io credo che il bilancio europeo deve essere il Piano Marshall che tutti insieme prepariamo come Unione europea per i cittadini europei”.

Oggi von der Leyen, in una lettera pubblicata su Repubblica, scrive rivolgendosi all’Italia: “Scusateci, ora la Ue è con voi”. E riconosce che “nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria“. Un “comportamento dannoso e che poteva essere evitato”.

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  1. Donatella scrive:

    Sembra possibile che prevalga la discussione per trovare una mediazione accettabile dai vari Paesi europei. Se così fosse, l’Europa ne uscirebbe rafforzata.

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