Et incarnatus est — Messa in do minore di Mozart ( composta a Vienna, 1792-93 ) –canta Barbara Bonney -Palau de la Musica Catalana, Barcellona –dicembre 1991

 

 

La Messa è per: 

soprano, contralto, tenore, basso, doppio coro misto, flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi

 

Testo :

SOPRANO
Et incarnatus est de Spiritu Sancto
ex Maria Virgine, et homo factus est.
E per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine
Maria e si è fatto uomo.

da:
Flaminio online

 

 

 

 

 

*******

 

 

L’Et incarnatus est è un altro solo offerto alla voce dell’amata Konstanze: una pagina nel cullante ritmo di siciliana, raccolta, tenera, delicata, che trasfigura il virtuosismo vocale in estatico lirismo, come nel lunghissimo vocalizzo della cadenza che unisce al soprano tre strumenti obbligati (flauto, oboe e fagotto). È stato più volte sottolineato lo stile italianeggiante di questo brano. ( LINK AL FONDO)

 

 

Constanze WeberZell im Wiesental5 gennaio 1762 – Salisburgo6 marzo 1842) fu moglie di Wolfgang Amadeus Mozart e in seguito del diplomatico danese Georg Nikolaus Nissen

Disegno a carboncino di Constanze a 21 anni, risalente al 1783 di  Joseph Lange

 

In una lettera al padre, Leopold Mozart, che non amava la famiglia Weber e non vedeva la futura nuora di buon occhio, Wolfgang la descrisse in questi termini:

Prima che io smetta d’infastidirla con le mie chiacchiere, devo informarla meglio su Constanze. Non è di certo una brutta ragazza, ma al tempo stesso è lontana dall’essere bella. Tutta la sua bellezza consiste in un paio di piccoli occhi neri e in un aspetto abbastanza curato. Non è molto intelligente, ma ha sufficiente buon senso per adempiere ai doveri di moglie e madre. Dire che tende ad essere stravagante è una bugia bella e buona. Al contrario, è abituata ad essere vestita con modestia: quel poco che sua madre ha potuto fare per le sue figlie, l’ha fatto per le altre due e mai per lei. La maggior parte di ciò che serve a una donna, lei è capace di farlo con le sue mani, ed è lei stessa che si acconcia i capelli ogni giorno. Inoltre, ha una certa pratica di economia domestica e ha il cuore più gentile del mondo. Io amo lei e lei ama me con tutto il cuore. Mi dica lei se potrei augurarmi una moglie migliore!

Dopo la morte di Wolfgang nel 1791, Constanze riuscì a sfruttare il nome del defunto marito con una certa abilità, garantendosi così un futuro tranquillo: ottenne sovvenzioni da Praga e dagli amici di Mozart, che diedero concerti il cui ricavato le fu donato. Giunse a vendere gli spartiti autografi di Mozart, inclusi quelli del Requiem, così come era stato completato da Franz Süssmayr. Fu lei, peraltro, a diffondere la diceria dell’avvelenamento di Mozart.
Nel 1809 Constanze si risposò con Georg Nikolaus Nissen, un diplomatico danese.

 

altro in : Wikipedia 

Constanze Weber nel 1802–   dipinto di Hans Hansen

 

testo segue da :

Guida all’ascolto 1 di Mauro Mariani – LINK IN FONDO

 

I due massimi capolavori di Wolfgang Amadeus Mozart nell’ambito della musica sacra, la Messa in do minore K. 427 (K. 417 a) e il Requiem in re minore K. 626, rimasero entrambi incompiuti. Fu la morte a fermare per sempre la mano di Mozart mentre vergava il Lacrimosa del Requiem, mentre l’incompiutezza della Messa deve essere attribuita a cause meno tragiche. Mozart aveva infatti iniziato a comporla per una sua autonoma decisione, uscendo per una volta dal sistema della committenza che regolava la produzione musicale dell’epoca; ma i tempi non erano maturi perché un musicista potesse liberamente dedicare il suo tempo a una composizione priva d’una precisa destinazione e quindi la Messa in do minore fu messa da parte a favore di lavori più urgenti. Invece Mozart non lasciò mai a metà le musiche sacre connesse ai suoi impegni salisburghesi. Non dipendere per una volta da una precisa committenza permise però a Mozart di concepire liberamente questa Messa su una scala più ampia e complessa, mentre fino allora aveva dovuto ottemperare alle imposizioni del suo “padrone”, il principe-arcivescovo di Salisburgo, che dalla musica sacra pretendeva semplicità e brevità.

 

La Messa in do minore non obbediva dunque a una committenza, ma fu concepita da Mozart come un’offerta votiva per il superamento delle difficoltà che si frapponevano al suo matrimonio e allo stesso tempo come un dono all’amata Konstanze. In una lettera inviata al padre da Vienna il 4 gennaio 1783, il ventisettenne Wolfgang rivela di aver fatto “una promessa nel [suo] cuore” e che “la migliore prova di questa promessa è la partitura d’una Messa che ancora aspetta d’essere completata”. Da questa stessa lettera si deduce che fin dall’inizio Mozart pensava di far eseguire la sua Messa a Salisburgo. Effettivamente la prima volta che si recò da Vienna a Salisburgo dopo il suo matrimonio portò con sé la partitura e continuò a lavorarvi, ma il giorno previsto per l’esecuzione, il 26 ottobre 1783, la Messa era ancora incompiuta e probabilmente venne integrata con pezzi di altre messe di Mozart.

Il giorno dopo il compositore ripartì per Vienna e non avrebbe più visto la sua città natale, né avrebbe più portato a termine questa Messa, di cui aveva scritto per intero il Kyrie, il Gloria e il Sanctus-Benedictus, mentre il Credo era interrotto all’lncarnatus est e per di più era lacunoso nell’orchestrazione e l’Agnus Dei mancava totalmente. Due anni dopo, a Vienna, avrebbe riutilizzato il Kyrie e il Gloria nell’oratorio Davide penitente K. 469.

Nonostante l’incompiutezza, la Messa in do minore è la più vasta, complessa e impegnativa composizione sacra di Mozart. Come Bach nella Messa in si minore e Beethoven nella Missa solemnis, anche Mozart riprende qui gli stili della musica sacra delle epoche precedenti, quasi a voler ancorare saldamente la sua Messa alla tradizione. Attinge a Bach e Händel, da lui scoperti e studiati proprio in quegli anni, e anche agli italiani, come Caldara, Porpora e Pergolesi, scrivendo una “personale summa theologica del sacro in musica, i cui principi vengono desunti da una sterminata eredità artistica dagli orizzonti europei, sviluppata più in estensione geografica che in profondità storica, non rimontando oltre i limiti del XVIII secolo, il solo che il compositore ritenesse attingibile e spiritualmente frequentabile” (Giovanni Carli Ballola).

 

segue nel link:

FLAMINIO ONLINE- MOZART- MESSA 427

https://www.flaminioonline.it/Guide/Mozart/Mozart-Messa427.html

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1 risposta a Et incarnatus est — Messa in do minore di Mozart ( composta a Vienna, 1792-93 ) –canta Barbara Bonney -Palau de la Musica Catalana, Barcellona –dicembre 1991

  1. Chiara Salvini scrive:

    chiara: questa musica è nominata nell’intervista rilasciata a Antonio Spadaro dal Papa, nella parte in cui si parla del rapporto di Francesco con l’arte:
    «In musica amo Mozart, ovviamente. Quell’Et Incarnatus est della sua Missa in Do è insuperabile: ti porta a Dio! Amo Mozart eseguito da Clara Haskil. Mozart mi riempie: non posso pensarlo, devo sentirlo. ” ( Francesco )

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