* mi scuso per l’irregolarità della scrittura, ma anche ” lui ” fa quello che vuole..

il nostro mare ligure
Il 13 febbraio ho partecipato con Mario, mio marito, Linda, mia cugina e Dana e Frankie, due carissimi amici dei tempi d’antan ad una manifestazione a Imperia ” sulla donna e la sua felicità ( o fatica.. ) di vivere “…
Non avevo mai visto tanta allegria e tanta gioia di sentirsi uniti e con tanta voglia di cantare e di giocare, a cui i vari maschi presenti (non una folla, ma un gruppo significativo) partecipavano con la stessa voglia di festa.
Ho apprezzato la mancanza di formalità e di retorica nei vari interventi, che ho trovato generalmente buoni ma alcuni davvero ottimi (che poi, vuol dire solo che con loro ero più d’accordo che con altri).
Ho apprezzato la mancanza di formalità e di retorica nei vari interventi, che ho trovato generalmente buoni ma alcuni davvero ottimi (che poi, vuol dire solo che con loro ero più d’accordo che con altri).
Ho avuto una delusione però: chiedendo in giro a varie persone, ho scoperto essere solo mia o che, comunque, “non interessava a nessuno”, nemmeno a Linda.
Sono “stanca” di vedere, nelle manifestazioni delle donne, anche nelle migliori come questa, tutti gli interventi rigorosamente al femminile.
Durante la manifestazione, dal momento che, ancora una volta le cose stavano così, ho chiesto ad un ragazzo, che guidava il camioncino delle musiche, di dire qualcosa, anche breve. Lui mi ha detto che non era preparato (poi non se l’è sentita ):
..ma anche una piccola cosa, per es. “ci siamo anche noi”, avrebbe per me avuto un enorme significato: di rompere questo gineceo che a me pare assurdo. Non ho il minimo dubbio che questo isolamento ormai storico, avrà significati seri e profondi, ma nessuno li spiega né se ne è parlato negli interventi come se – il rapporto con gli uomini – per il movimento delle donne, non fosse un problema.
Forse non do il tempo alla storia di evolversi: una manifestazione unitaria di vari gruppi insieme, e in “mille città” italiane, è certamente un fatto storico, sempre che riescano ad organizzarsi in modo da continuare nel tempo. Anche i girotondi erano stati un fatto molto significativo in quel momento di palude, sono durati un po’, poi sono spariti, probabilmente per mancanza di un programma condiviso e di un’organizzazione: c’è poco da fare, un movimento, se vuole vivere a lungo, deve assomigliare ad un partito per quanto più flessibile, leggero, spontaneo che voglia essere.
Ma adesso, se siete d’accordo, richiamo sul palco i miei due pupazzetti (reali, realissimi) Dana e Frankie.
In un racconto precedente, avevamo lasciato Frankie, in piazza Eroi a Sanremo, a testa bassa che bofonchiava qualcosa da solo, un po’ irritato.
Ma in questo momento lo vediamo alzare la testa, le spalle si fanno maestose, la “testa rotonda” di Charlie Brown si erge fiera, come un vero marito dei tempi d’antan e spara il fiato di sigaretta in avanti, riprende fiato e dice – noi siamo ansiosi di sentire, perché non parla quasi mai, soprattutto non lo vedi mai turbato – :
“Ha sempre male a questo ginocchio” – adesso la voce è sconsolata; c’è anche nostro figlio, ma ritiene di mostrarlo a me- parla sempre con quel suo dito grassoccio accennando alla moglie che va avanti con Mario…: “ prende gli antidepressivi da tempo e non vuole smetterli;” – e qui di nuovo si rivolge a me cercando complicità, io assento subito come sotto le armi –
“l’ ortopedico, come sapete, studia la relazione tra il sistema nervoso e la muscolatura…”- questa volta cerca in me una luce d’intelligenza, gli risplendo come un lampione lungo la Senna –
“e adesso, nell’ultima visita, ci ha detto che gli antidepressivi ledono le ossa” – si agita un po’ ondulando sulle scarpe varie volte, la voce è più accesa – “alla fine le ossa si spappolano e diventano gelatina! Ma lei si ostina a non mollarli…”
Mentre la sua voce va in morendo, lo anticipo: “ Ma, a mio parere, Dana potrebbe diminuirli benissimo fino a smettere”- esco la mia aria dotta e parlo soavemente- ” gli antidepressivi sono una terapia come un’altra, la fai, sei curato e la smetti; fai magari dei rinforzi nel cambio stagione, che è sempre un periodo delicato, ma se li devi prendere a vita…”
Qui anch’io faccio una pausa, proprio come lui quando sputava su di noi – che gli eravamo davanti – quel fiato mortifero di Gitanes; lui mi lancia uno sguardo per niente rassicurante.
“Secondo me tua moglie è infelice” – ho notato con la coda dell’occhio una faccia quasi minacciosa, ma mi fisso su Dana che va avanti da sola – e guardandola mi convinco ancora di più di quello che sto dicendo -: “ soffre di solitudine e ancor più di noia. Una noia mortale che non esprime, ma la rende sempre così stanca che spesso deve stare a letto a leggere…”.
Senza pietà termino: “E’ per questo che prende gli antidepressivi…”
Ormai è costernato, guarda allibito le sue scarpe come gliele avessero scambiate, ma non mi interrompe, forse qualcosa nelle mie parole gli dà un suono che, in qualche modo, ha già sentito dentro di sé, un dubbio, subito cancellato.
Mi sforzo di mettere dolcezza nelle mie parole affinché mi ascolti, ma davanti al quadretto che mi si presenta nella mente, preferirei parlare secca, come del resto mi riesce più facile (“sei una ligure secca”, diceva mia cugina, anche lei ligure!).
“Vedi, Frenck, gli dico con familiarità, devi pensare che Dana vive con una persona – Tu – che tanti anni fa – eravamo usciti insieme da una mostra a Lugano – mi hai detto “di star bene solo quando sei in mare” ..
Ed eri serio, non è il tuo stile parlare per parlare; lei, per te, invece, sta sulla terra ferma.
Quando lavoravi ancora, un’unica volta mi hai parlato-eri seduto davanti a me in quel ristorante libanese, il tavolo era grande e c’era molto rumore, io ero lì, a portata di voce – mi hai raccontato del tuo “mondo parallelo” che ti eri dovuto inventare per sopportare il vivere quotidiano. Non è certamente delirio: è come quando il delirio c’è, ma ti permette di rientrare quando vuoi. Là, in quella storia doppia, ti scorrevano nelle sue mille immagini, vivevi la tua vera vita: la realtà era una specie di optional.
Adesso che sei in pensione (anche se hai le lezioni di vela) non posso sapere se hai ancora quel film che ti passa nella testa, ma mi pare che la televisione, che vedi per ore, possa essere un buon sostituto: lì non hai neanche bisogno di fabbricartele le immagini.

Una persona che deve vivere in questo modo, non può fare compagnia a nessuno, te lo posso garantire perché, per quello che vedo io, e che può certamente essere sbagliato, ma Mario, mio marito, vive così: lui ha sempre vissuto così, ma man mano negli anni, questo fenomeno si è intensificato.
E’ “diventato sordo”, se gli chiedi una cosa ne risponde un’altra…
Dana, lo sai, è una donna e una bambina che ha un enorme bisogno di svago e di divertirsi: non ha perso, come tutti i poeti, grandi e piccoli, il bisogno di giocare.
Ma farlo da sola…non la diverte. Allora sta a letto a divertirsi con i libri perché può farlo: è curiosissima di tutto e ogni cosa nuova la diverte, è una miniera di notizie, lo sai; ma quando si sente le ruote sotto il sedere e può divertirsi con il mondo intero… la depressione le passa del tutto anche perché tu sei con lei — e lei è nel mondo, esistente !|
Io, per esempio, da sempre scrivo per potermi divertire da sola a mio modo, e poi non sono sola: il computer ed io siamo una coppia di ferro ( e, anche se quando fa tutti quei pasticci, arrivo anche a odiarlo), ci amiamo moltissimo. Lui mi riflette una Chiara che conosco e che mi è ” piacevole “.
Invece, quando sono con Mario, magari succede anche a voi, questo veramente non lo so proprio, è più facile che mi senta “inesistente”.
Dulcis in fundo, Dana ti ha proprio viziato: quando sei alla televisione è tutto un chiamare: “Dana Bella mi porti le sigarette…e il portacenere…hai dimenticato l’accendino…c’è della birra?…sei proprio un amore a scendere a comprarla…quando mangiamo?…”.
Intanto lei ha già fatto la spesa, pulito la casa, tua e sua, ha messo su il mangiare, anzi “i mangiarini”…ma pensa che dopo mangiato potrà andare a leggere…in fondo è quello il suo mondo parallelo.
Ma lei, anche se inventa cose nuove quando scrive, vuole vivere nella realtà, ” percepirla con tutta se stessa” attraverso i 5 sensi !
Forse anche questa è una delle differenze tra uomo e donna..
“Imagine”
Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente…
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente…
Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno solo.
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno solo.
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero…
condividere il mondo intero…
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi davvero uno
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi davvero uno
testo inglese
Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky…
Living for today…
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky…
Living for today…
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one
La nostra storia, voglio dire questo raccontino, agli inizi mi era sembrato così divertente, umano e paciocco, ma rileggere questa canzone mi ha reso triste: abbiamo proprio finito di “sognare un mondo migliore” in cui ciascuno può vivere in pace…quello che è rimasto di questa canzone è “immaginare che nessuno mai può vivere in pace”.
E questo riguarda uomini e donne.
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Io penso che il mondo vada avanti per la speranza che c’è ( in genere e forse non in tutti) che possa diventare migliore. D’altra parte, se riguardiamo la storia, molte cose sono migliorate, anche se ci sono voluti millenni. Non so il significato e il perché di tutto questo, però è l’unica cosa che mi viene da dire.