UMBERTO GENTILONI, QUEI DOSSIER DEGLI USA SULL’AGGUATO DELLE BR, REPUBBLICA DEL 23 GENNAIO 2019, pag. 20 — guarda al fondo il profilo del libro di Palaia, editore Il Canneto

 

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GUIDO ROSSA

 

REPUBBLICA DEL 23 GENNAIO 2019– pag. 20

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sabina rossa, è una politica italiana eletta nel 2006 e poi nel 2008 deputata del PD

 

Commento

QUEI DOSSIER DEGLI USA SULL’AGGUATO DELLE BR

Umberto Gentiloni

 

” Colpendo a morte un sindacalista protagonista del mondo del lavoro come Guido Rossa, le Brigate Rosse hanno dato una grossa mano al Partito comunista. Oggi i comunisti possono contare su un simbolo, un martire nazionale per costruire un vantaggio psicologico e politico di grande importanza».

 

Sono passati pochi giorni dall’alba di quel 24 gennaio di quarant’anni fa. L’operaio dell’Italsider è stato accompagnato da una grande folla che a Piazza De Ferrari a Genova si ritrova per l’ultimo saluto. L’ambasciatore americano a Roma Richard Gardner segue con apprensione le reazioni politiche dopo che l’omicidio di un operaio iscritto al Pci e alla Cgil aveva raccolto attenzioni di governi e ambasciate di mezza Europa.

 

Una trama di analisi e telegrammi che circola tra i consolati di Milano e Genova, l’ambasciata di via Veneto e il Dipartimento di Stato. Cosa succede in Italia? Quali scenari possono aprirsi dopo i fatti di Genova?, si domandano increduli gli uomini dell’amministrazione Carter in servizio in Italia. Poche ore dopo l’agguato le prime ricostruzioni si accompagnano a interrogativi sull’insieme del sistema politico sotto osservazione. «Il Pci ha denunciato da subito il vile attentato. L’omicida viene paragonato a una “Iena” che ha fatto cadere la maschera rivoluzionaria del movimento terrorista. Ora le Br appaiono per quello che realmente sono.

 

Sull’altro versante l’attacco brigatista colpisce un operaio considerato un informatore che ha denunciato la presenza di terroristi in fabbrica». Ecco il punto qualificante della denuncia contro le Br, la cesura che l’omicidio Rossa traccia nella presunta capacità dei brigatisti di trovare appoggi, fiancheggiatori, o comunque un clima non ostile all’interno delle fabbriche del Centro Nord. Un terribile omicidio per colpire il coraggio e la coerenza di un giovane militante appassionato di montagna. Non aveva accettato ricatti o mezze misure, quel giorno segna un prima e un poi nel rapporto delle sinistre con il fenomeno terrorista.

Guido Rossa, mio padre - Giovanni Fasanella,Sabina Rossa - copertina

Guido Rossa, mio padre

Giovanni Fasanella,Sabina Rossa

Anno edizione: 2006

Le parole della figlia Sabina più di dieci anni fa avevano rilanciato la centralità dell’evento contro i rischi dell’oblio (G. Fasanella, S.

Rossa, Guido Rossa mio padre, BUR, 2006).

La reazione del Pci non dà adito a equivoci e la documentazione statunitense (declassificata dagli Archivi nazionali nel 2014) conferma la centralità di un passaggio chiave della storia della Repubblica. «Il Pci ha colto l’occasione al volo per distanziarsi ulteriormente dai terroristi», il salto di qualità nell’attacco ai partiti di sinistra e alle forze sindacali scava un solco, una distanza che qualifica i comunisti come target degli attacchi e come componente credibile e mobilitata sul fronte dell’antiterrorismo.

Non si tratta di un’ipotesi o di una congettura: «I brigatisti cercano di colpire i loro avversari politici anche con le pistole». E sulle risposte della sinistra oggi sappiamo di più: non una reazione estemporanea o emotiva, ma la paziente costruzione di una rete, un sistema di sicurezza parallelo messo a disposizione delle istituzioni e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa dal gruppo dirigente del Pci e del sindacato; un libro fresco di stampa lo ricostruisce minuziosamente attingendo alle carte dei protagonisti (F. Palaia, Una democrazia in pericolo. Il lavoro contro il terrorismo 1969- 1980, il canneto, 2018).

 

Ma torniamo agli interrogativi dei documenti statunitensi. Due giudizi attraversano la fitta trama dei telegrammi. Il primo riguarda la presenza ai funerali dei vertici dello Stato, a cominciare dal presidente Pertini. Una nuova forma di legittimazione per le opposizioni?

L’anticamera di un governo di emergenza che possa riproporre forme e contenuti della solidarietà nazionale in un accordo tra Dc e Pci? Si affaccia il riferimento a Piazza Fontana come inizio della violenza politica (con la data del 1974 confondendo probabilmente con Piazza della Loggia a Brescia) mentre il consolato milanese riferisce le parole irriguardose di un uomo di punta della polizia: «Quando le Br colpiscono uno di noi riceviamo un telegramma di condoglianze unito alle critiche per la nostra impotenza, quando colpiscono un informatore comunista il governo manda una medaglia d’oro insieme al Presidente della Repubblica».

Il secondo elemento pesa le parole, gli slogan che attraversano manifestazioni e reazioni diffuse. Un termometro dei tempi: «Si paragonano i terroristi ai nazisti BR=SS mentre vengono definiti fascisti nascosti dal segretario della Cgil Luciano Lama». Sembra un segnale positivo apprezzato e rassicurante per i rischi d’instabilità e per la tutela di interessi Usa in un paese Nato.

Ma a fianco dei richiami alla stagione fondante della Resistenza e alle strategie comuni di lotta al nazifascismo nelle piazze scosse dalla violenza terrorista «non mancano posizioni preoccupanti. In particolare quell’espressione ripetuta, gridata o scritta “Via via i servi della Cia” che purtroppo in italiano fa anche rima».

 

EDITORE IL CANNETO–Genova, via Canneto il Lungo 37/8

 

9788899567576

COLLANA 

PAGINE 464

PUBBLICAZIONE gennaio 2019

PER COMPRARE

PALAIA, FRANCESCOPAOLO

UNA DEMOCRAZIA IN PERICOLO – DI FRANCESCOPAOLO PALAIA

Categorie: .

Il volume approfondisce il ruolo svolto dalla Cgil e dal Pci nella complessa stagione del terrorismo e dello stragismo in Italia. Il movimento sindacale, in particolare la Cgil, e il Pci – percependo la sovraesposizione delle istituzioni al rischio di un collasso democratico – sono convinti di doversi occupare direttamente della difesa dell’ordine pubblico. Da una parte c’è il vecchio sogno dei comunisti italiani di poter “controllare le questure”, di gestire in prima persona l’ordine pubblico inteso come massima espressione del potere dello Stato – idea che rimanda alle eredità della tradizione leninista; dall’altra la totale identificazione dei comunisti italiani nella Costituzione Repubblicana e nella sua difesa. In un regime di “democrazia bloccata”, quale si era
configurato dal 1948, e con il rischio di essere messi fuori legge, i comunisti individuano infatti nel perimetro costituzionale il loro solo spazio di agibilità democratica. Palaia ricostruisce minuziosamente il sistema di “intelligence” messo a disposizione delle istituzioni di sicurezza da parte della Cgil e del Pci e che sarà determinante nel contrasto al terrorismo. Da questo elemento si ricava un dato politico “straordinario”: a presidio delle istituzioni vengono chiamate delle forze che, di fatto, erano ancora – ad esempio da buona parte delle gerarchie militari – considerate “nemiche”. Presentazione di Ivano Bosco e Walter Fabiocchi, prefazione di Susanna Camusso, introduzione di Adolfo Pepe.

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