IL MANIFESTO 18 agosto 2924
https://ilmanifesto.it/addio-a-tuire-kayapo-icona-della-resistenza-indigena-in-brasile
Addio a Tuíre Kayapó, icona della resistenza indigena in Brasile.
Aveva 54 anni. Divenne famosa quando ancora giovanissima puntò la lama del suo machete sul volto dell’ingegnere a capo dell’impresa che costruì la centrale idroelettrica di Belo Monte

È una delle scene più iconiche della resistenza indigena contro gli invasori bianchi: è il 1989 e, durante il primo incontro dei popoli indigeni dello Xingu ad Altamira, in Parà, una giovanissima donna kayapó avvicina la lama del suo machete al volto preoccupato dell’ingegnere José Antônio Muniz Lopes, allora presidente dell’impresa Eletronorte, incaricata della costruzione di quella che oggi è nota come centrale idroelettrica di Belo Monte, e che allora si chiamava Kararaô.
«Sei nato in città – gli dice – e poi sei venuto qui ad attaccare la nostra foresta e i nostri fiumi. Non lo farai. L’elettricità non ci darà cibo. I nostri fiumi devono scorrere liberamente, il nostro futuro dipende da questo. Non abbiamo bisogno della tua diga».

TUIRE KAYAPO’ NEL 2019–Trent’anni dopo
DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Tuire_Kayap%C3%B3#/media/File:Tu%C3%ADre.jpg
Quella donna era Tuíre Kayapó e avrebbe combattuto in difesa del suo popolo fino alla sua morte, avvenuta sabato scorso, all’età di 54 anni, a causa di un tumore all’utero.
«Il mio corpo – avrebbe spiegato in un’intervista tanti anni dopo – rappresenta il machete, e il machete rappresenta il mio corpo, poiché sono un’unica forza. Una forza e una lotta. Sono una donna, ma ho la stessa determinazione di un uomo. Non ho paura di nessuno».

Immortalata dai fotografi, quella scena aveva richiamato l’attenzione del mondo sul progetto idroelettrico, contribuendo a fermarne i lavori per vent’anni. La battaglia era stata vinta, ma quella guerra, come tante altre, i popoli indigeni l’avrebbero perduta. E a sconfiggerli, ironia del destino, sarebbe stato proprio il governo “amico” di Dilma Rousseff ( del partito di Lula, successa a Lula ), deciso a ultimare, a vantaggio degli industriali del legname e delle imprese locali, i lavori di Belo Monte, ribattezzata dai popoli indigeni la «fine del mondo» della Volta Grande do Xingu.
«Questa centrale ha le dimensioni di questo popolo. È grandiosa. È una centrale grandiosa», aveva dichiarato solennemente la presidente durante la cerimonia di inaugurazione nel maggio del 2016, guardandosi bene dal verificare di persona le conseguenze disastrose della sua costruzione: la contaminazione delle acque dello Xingu in costante crescita, il fortissimo incremento della deforestazione e del commercio illegale di legname, l’odore putrido delle centinaia di tonnellate di pesci morti.
Sônia Guajajara, ministra dei Popoli indigeni nel governo Lula
di Joenia Wapichana, ex deputata e attuale presidente della Funai,

della deputata federale Célia Xakriabá, Tuíre era «l’unica donna ad andare a Brasilia con gli uomini», alzando la voce a ogni attacco sferrato dal governo di turno.
L’ultima sua battaglia era stata contro la tesi del marco temporal (secondo cui i popoli indigeni possono rivendicare solo le terre che occupavano al momento della promulgazione della Costituzione nel 1988), approvata dal Congresso insieme a diverse altre norme, come il via libera allo sfruttamento di risorse naturali e ai progetti di infrastruttura all’interno delle aree indigene.
Al riguardo, in un’intervista del 2023, la leader kayapó si era ancora una volta scagliata contro i politici impegnati a decidere del destino dei popoli originari senza neppure consultarli: «Queste persone che affermano di sapere tutto, che si proclamano padrone di tutto, che hanno diritto a tutto, perché non hanno il coraggio di parlare con noi faccia a faccia e ascoltare cosa abbiamo da dire?».
Era ormai molto malata quando il giudice Gilmar Mendes, ministro di quella Corte Suprema che a settembre del 2023 si era pronunciata sull’incostituzionalità della tesi del marco temporal, disponeva che si può scendere a patti anche sulla Costituzione e i diritti umani, decidendo di sospendere tutti i processi giudiziari relativi al marco temporal e di costituire una commissione di conciliazione allo scopo di «armonizzare le diverse visioni». Una commissione che ha tenuto la sua prima riunione il 5 agosto e che andrà avanti fino a dicembre con o senza i popoli indigeni, i quali hanno condizionato la propria partecipazione alla sospensione della “legge del genocidio indigeno” approvata dal congresso.
Donne Kayapó durante una manifestazione a Brasilia (Ap)
Chissà se, prima di morire, Tuíre sia venuta a sapere che, mentre la Corte suprema contraddiceva se stessa cercando di mettere d’accordo carnefici e vittime, dieci indigeni guarani-kaiowá venivano feriti con armi da fuoco dai fazendeiros a Douradina, nel Mato Grosso do Sul, all’interno di un territorio già delimitato dalla Funai nel 2011.
L’ultimo di una lunga serie di attacchi riportati dal Cimi, il Consiglio indigenista missionario, nel suo rapporto sulla Violenza contro i popoli indigeni del Brasile relativo al 2023, il primo anno del governo Lula, durante il quale sono stati assassinati 208 indigeni, il 15,5% in più rispetto all’ultimo anno del governo Bolsonaro.
Una escalation di violenza a cui hanno contribuito, secondo il Cimi, i ritardi nella demarcazione delle aree indigene, la disposizione del governo a sfruttare il petrolio nel bacino di Foz do Amazonas, la priorità data all’agribusiness nel bilancio dello stato e l’appoggio a grandi progetti di infrastruttura nelle terre dei popoli originari.
Come, per esempio, la contestatissima Ferrogrão, la ferrovia per il trasporto di cereali destinata a collegare Sinop, nel Mato Grosso, a Miritituba, nel Pará, devastando 16 aree indigene.
capo Raoni Metyktire
Alessandra Korap (Pará, 1985) è un’attivistabrasiliana, del gruppo etnico Munduruku.
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ALTRA FOTO : Alessandra Korap
Se il governo darà il via libera, hanno scritto Raoni Metyktire:
«Lula arriverà alla COP30 di Belém con le mani sporche di sangue e di soia».
Nota del blog sulla Cop30
La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 2025, o Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, più comunemente nota come COP30, è la 30ª Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si terrà a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025.
QUALCHE IMMAGINE DELLA CITTA’ DI BELEM



qualunque cosa fosse l’accetterei subito con questo sorriso, voi no ?

BELÉM,BRAZIL — vista del Mercato del ferro in stile Art Nouveau, con moderni edifici residenziali sullo sfondo. Belém è la capitale del Parà, nel cuore dell’Amazzonia con un milione e cinquecento mila abitanti, calcolati dall’Istituto Di Geografia e Statistica ( IBGE ).

Lo stesso mercato di notte

Belem, capital of the State of Para

Amazon river in Brazil
IL FIUME RIO DELLE AMAZZONI

BARCHE DEI PESCATORI NEL PORTO DI BELEM

CARTINA:
https://www.shutterstock.com/
IL PARA’
Il Pará è una delle 27 unità federative del Brasile, si trova nella Regione Nord e la sua capitale è il comune di Belém, essendo il secondo stato più grande del paese in termini di estensione territoriale; costituisce la tredicesima suddivisione più grande del mondo, è di poco più piccolo dell’Alaska.
Il comune più grande del Parà è Altamira e il più piccolo è Marituba.
Lo Stato ha importanti industrie estrattive (ferro, manganese, nichel, bauxite, oro, stagno). In particolare il Pará ha uno dei giacimenti di minerali ferrosi più grande al mondo per lo sfruttamento dei quali è stato avviato il Projeto Grande Carajàs con finanziamenti americani. La miniera della Serra Pelada è uno dei più grandi giacimenti d’oro al mondo. Oggi è in via di esaurimento per lo sfrenato sfruttamento degli ultimi anni da parte dei garimpeiros (singoli o gruppi che individualmente portavano via l’oro e lo rivendevano intacsandosi il profitto, blog).
Negli anni di più intenso sfruttamento nella Serra Pelada vi erano più di 150.000 concessioni personali per l’estrazione dell’oro.
Lo sfruttamento delle foreste è un’altra attività importante per il Pará.
Le colture principali sono: canna da zucchero, riso, tabacco, cotone, cacao, manioca. L’allevamento bovino e suino è molto diffuso. Sull’isola deltizia di Marajó è diffuso l’allevamento dei bufali.
Belém è un importante porto ed è il centro commerciale più importante dell’area nord-est del Brasile.
Il Pará è il più grande produttore: di manioca, açaí, ananas e cacao in Brasile ed è tra i più grandi in Brasile nella produzione di pepe nero (2° posto), cocco (3° posto) e banana (6° posto), oltre a produrre soia e noce del Brasile.
Nel settore minerario è grande produttore di ferro, rame, alluminio ( bauxite ), manganese, oro, nichel e stagno. Importanti anche le industrie del legno.
segue con altre informazioni sullo Stato del Para’ nel link di: https://it.wikipedia.org/wiki/Par%C3%A1
*** PER I LINGUISTI — UNO C’E DI SICURO ( E’ DONATELLA )– SEGNALO IL LINK CURIOSO:
TOPONIMI TUPI-GUARANI IN BRASILE- prima di dare un resoconto spiegano qualcosa di come era fatta la lingua tupi-guarani– con difficoltà, ma senza certezza, sono venuta a sapere che il tupi è una lingua ( e un popolo ) da cui discende la lingua ( e, forse il popolo ), tupi-guarani- Non riguarda solo il Brasile, ma il Brasile insieme ad altre nazione sud – americane (Paraguay, nel nordest dell’Argentina, in Uruguay e nelle zone sud-orientali della Bolivia.)
https://it.wikipedia.org/wiki/Toponimi_tupi-guaran%C3%AD_in_Brasile
CHIUDIAMO CON UNA BELLA FOTOGRAFIA DI BELEM

QUASI TUTTE LE FOTO SOPRA SONO DI GETTY IMAGES ( SOTTO: BELEM ) –E NEL LINK SOTTO NE TROVATE MOLTE DI PIU’– BELLISSIME QUASI TUTTE:


