Federico Zatti, Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro, Piemme 2026 + altro + video

 

 

Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro - Federico Zatti - copertina

Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro

 

Descrizione ( IBS ) / link

 

Un libro che riscrive l’ “affare Moro” e che getta una nuova luce su un episodio che ha cambiato per sempre il corso della storia, non solo politica, del nostro Paese. Una rivelazione che farà molto discutere per le implicazioni della scoperta.

 

«È stato scritto di tutto sul caso Moro. Una vita intera non basterebbe per leggere la mole di documenti che si sono accumulati negli anni tra indagini, atti giudiziari e sentenze; o per seguire l’incessante pubblicazione di nuovi saggi, scritti complottisti e autobiografie. Per avere l’ardire di aggiungere qualcosa di originale bisogna inciampare in un elemento nuovo. È ciò che è accaduto a me quando ho visto il disegno diventato l’oggetto di questa inchiesta. Un documento autentico che sembra indicare il luogo della detenzione di Aldo Moro e può cambiare radicalmente quel che sappiamo della sua prigionia».

 

nota da Piemme:

Federico Zatti. Giornalista Rai. Attualmente lavora a Rai News 24. È autore dell’inchiesta Una strana nebbia. Le domande ancora aperte sul caso Moby Prince (Mondadori, 2021).

 

****

Dal Facebook di Federico Zatti / link- trascrivo un
*** commento di Ennio Matano:

Il grande merito di Federico Zatti, giornalista di Rai News, è quello di aver portato alla luce, con evidenze documentali, come nella vicenda del rapimento Moro abbiano operato anche figure interne o molto vicine alla Chiesa. In particolare, emergono legami con ambienti riconducibili alla Loyola University di John Felice, in Via dei Massimi 114A, aggiungendo un nuovo e significativo tassello a una delle pagine più complesse della nostra storia recente.

La lettura del suo libro mi ha riportato alla memoria una figura meno conosciuta ma estremamente rilevante in quel periodo storico: padre Felix Morlion. Come John Felice, anche Morlion nel 1945 – con il sostegno di monsignor Montini, futuro Paolo VI – fondò l’Università Internazionale di Studi Sociali Pro Deo, oggi LUISS. Oltre a essere un religioso devoto, Morlion è stato indicato come un importante punto di riferimento per l’intelligence statunitense.

Già nel 1930 aveva creato un’agenzia di stampa, la “Pro Deo”, che negli anni della Guerra Fredda si strutturò come un vero e proprio sistema informativo articolato in tre ambiti: pubblicitario, informativo e universitario.

Quest’ultimo, in particolare, sviluppò una capillare rete di proselitismo tra i giovani, mentre negli anni Cinquanta fu significativa l’azione svolta in funzione anticomunista, anche all’interno del PCI.

Un documento della Questura di Milano, datato 9 ottobre 1952, ricostruisce nel dettaglio i rapporti tra la Pro Deo e i circoli culturali vicini al Partito Comunista, evidenziando come l’acquisizione di informazioni rappresentasse uno degli strumenti principali dell’azione politica. Tra i nomi citati compare anche il gesuita padre Enrico Rovesenda, legato a Morlion, attivo tra Torino e Milano e in contatto con intellettuali marxisti come Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo.
Nell’ottobre 1968, il settimanale nuovo Mondo d’Oggi, per cui lavorava il giovane Mino Pecorelli, annunciò un’inchiesta destinata a coinvolgere “la CIA americana e il Vaticano”. Quel numero, tuttavia, non venne mai pubblicato: la rivista chiuse e dell’inchiesta non si seppe più nulla.
Padre Morlion morì a New York nel 1987.
Negli anni successivi, il gesuita Robert Graham, tra i maggiori studiosi di storia dello spionaggio, affermò senza esitazioni: «padre Felix Morlion era della CIA, un importante punto di riferimento per l’intelligence americana».
Una posizione che trovò eco anche nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
Nel 1991, il portavoce della CIA, Mark Mansfield, dichiarò: «non confermiamo né smentiamo che Morlion sia stato un nostro agente -semplicemente, non commentiamo».
Ma chi era Robert Graham per esprimere un giudizio tanto netto?
Gesuita californiano, Graham fu una figura centrale negli equilibri informativi della Santa Sede, considerato una delle massime autorità in materia di controspionaggio vaticano. Un ambito che ufficialmente non esiste, ma che nella pratica ha saputo operare con straordinaria discrezione ed efficacia, attraverso una rete informativa tra le più sofisticate al mondo.
Chiamato a Roma da Paolo VI nel 1964, Graham avviò anche un’attività interna alla Compagnia di Gesù per individuare eventuali infiltrazioni di agenti dei Paesi dell’Est.
Il suo lavoro culminò, nell’autunno del 1978, in un rapporto consegnato alla Segreteria di Stato: “Rapporto sulle spie dell’Est presenti in Vaticano”.
In quegli anni, tra gli agenti attivi per Varsavia, vi era anche un giovane novizio gesuita – in realtà maggiore dei servizi segreti polacchi – infiltrato nel 1977.
Operava sotto il nome in codice “Dzierżoń” (codice rapporti n. 10682), ma il suo vero nome era Tomasz Turowski. La sua missione era ottenere documenti riservati della NATO; e, considerato che in Italia molti cappellani NATO erano gesuiti, infiltrare la Compagnia rappresentava la via più efficace.
Turowski riuscì a eludere la rete del controspionaggio e restò attivo a Roma fino al 1980.
In un’intervista successiva rivelò che in Vaticano operavano non solo agenti dell’Est, ma anche agenti cinesi e statunitensi.
Inoltre, dichiarò di sospettare un possibile doppio gioco da parte di alcuni italiani.
Secondo le sue informazioni, diversi religiosi erano legati ai servizi dell’Est, tra cui uno noto con il nome in codice “Russo” molto vicino ai Pontefici.

 

 

 

 

 

FEDERICO ZATTI  –

IL DISEGNO CHE RISCRIVE IL CASO MORO

PIEMME, 2026

 

 

video, 59.22

pubblicato da:

DarkSide - Storia Segreta d'Italia

** DarkSide – Storia Segreta d’Italia è il format di informazione indipendente promosso dall’Associazione Culturale DarkSide per raccontare gli angoli bui della storia contemporanea d’Italia.

 

Un documento rimasto nell’ ombra riapre uno dei capitoli più oscuri della storia italiana. Un’indagine che torna sull’affare Moro con uno sguardo rigoroso e investigativo, mettendo in discussione certezze consolidate. Al centro, un disegno che potrebbe dare nuove indicazioni sul luogo della prigionia di Aldo Moro.. Ne abbiamo parlato con Federico Zatti autore del libro “Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro” edito da Piemme.

tutto dal link sopra di  Darkside
Condividi
Questa voce è stata pubblicata in GENERALE. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *