PIETRO GRASSO, PRIMA PUNTATA

 

 

 

Pietro Grasso - Festa Unità Roma 2012.JPG

Pietro Grasso alla Festa dell’Unità di Roma.

PIETRO GRASSO, nasce a Licata, in provincia di Agrigento, nel 1945. Si trasferisce a 18 mesi con la famiglia a Palermo. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio, Maurilio, funzionario di Polizia. Dal 2013 è Presidente del Senato.

 

Gli inizi in magistratura

Sin da ragazzo manifesta la volontà di diventare magistrato. In un’intervista con Fabio Fazio, Grasso ricorda così la decisione di intraprendere questa professione:

« la mia prima percezione [della mafia] è stata sin da ragazzo. Vedere immagini di cadaveri per terra in una pozza di sangue… Avevo qualcosa come dodici anni. La cosa terribile era il non capire il perché avveniva tutta questa violenza e, quindi, questa spinta a cercare di capire che fin da ragazzo mi ha poi portato verso questa professione. […] Anch’io da piccolo avevo già le mie idee ben precise […] in uno di quei temi “Cosa farai da grande” già avevo scritto che volevo fare il magistrato. Questo perché avevo visto, in una di quelle foto sugli omicidi, che un magistrato faceva un sopralluogo su uno di questi efferati omicidi ed era lì per cercare di capire e di dare delle risposte. Allora mi sembrava potesse avere un’utilità sociale. Prima, però, volevo capire io. »
(Grasso ospite di Che tempo che fa)

Dopo aver completato gli studi classici al Liceo Meli, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Palermo dove si laurea nel giugno del 1966 con una tesi in diritto amministrativo.[2] Nel novembre 1968 inizia il proprio cursus honorum in magistratura, svolgendo per due anni le funzioni di Pretore presso la Pretura mandamentale di Barrafranca (EN). L’assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, avvenuto nel maggio del 1971, lo induce a fare richiesta di trasferimento al Tribunale di Palermo.

« [la morte di Pietro Scaglione] per me fu un vero choc. Ero giudice da poco tempo e per la prima volta la mafia alzava il tiro contro la magistratura. Precedentemente a questo fatto di sangue, i tempi di attesa prima di essere assegnati a Palermo raggiungevano anche i dieci anni. Dopo l’assassinio, invece, alcuni colleghi lasciarono subito la procura. Io presi la palla al balzo e (…) feci domanda di trasferimento, convinto che potesse essere accolta senza problemi ed entro breve. Cosa che, in effetti, avvenne“. »
(Pietro Grasso, Liberi Tutti, Sperling & Kupfer 2012, pp.11)

Per dodici anni è Sostituto procuratore della Repubblica. In quel periodo si occupa principalmente di indagini sulla pubblica amministrazione e sulla criminalità organizzata.

Il 6 gennaio 1980 diviene titolare dell’inchiesta riguardante l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.[3]

Secondo Grasso, Mattarella “stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un’autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi ‘con le carte in regola’ aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell’isola”.[4]

In un discorso tenuto in occasione della presentazione del volume di Giovanni Grasso sulla figura di Mattarella, Grasso ha fatto alcune valutazioni sull’esito delle indagini condotte in passato e ha espresso un suo personale giudizio sulle ragioni dell’assassinio dell’allora Presidente della Regione Siciliana:

« le carte processuali riuscirono a fotografare solo una porzione superficiale della storia, quella che riguarda gli ideatori, gli organizzatori del delitto. Nulla sappiamo degli esecutori o di eventuali mandanti esterni di cui pure si scorgono le sagome. Le investigazioni sembrano suggerire una partecipazione mafiosa riservata solo ai “piani alti” e quanto ai depistaggi l’esperienza dimostra che quando arriva la strategia della confusione c’è sempre dietro qualche “puparo” che manovra i fili del vero e del falso. Io ho sempre considerato l’omicidio di Piersanti Mattarella di tipo preventivo e conservativo, inteso quindi non tanto a vendicare la sua retta azione di amministratore e statista ma a mantenere lo status quo, impedendo il rinnovamento politico del compromesso storico e la neutralizzazione della penetrazione mafiosa nella Regione. È lecito supporre che per tale omicidio si sia verificata una deliberata convergenza di interessi, rientranti tra le finalità terroristico-intimidatrici dell’organizzazione, e interessi connessi alla gestione della ‘cosa pubblica’. Tale ultima ipotesi, se esatta, presuppone un intricato intreccio di segreti collegamenti tra i detentori delle rispettive leve del potere politico e mafioso. Una coincidenza di interessi che non siamo mai riusciti a chiarire e che tuttora mi toglie il sonno insieme ad altre intuizioni laceranti su tante stragi di mafia irrisolte. »
(Presentazione del libro Piersanti Mattarella: Da solo contro la mafia)

 

 

Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia

Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia

Ricordi di mafia

di Pietro Grasso

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Descrizione

Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, Pietro Grasso – oggi presidente del Senato, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia – torna a percorrere le strade di Palermo, l’aula del Maxiprocesso, le campagne rifugio dei latitanti e le tante, troppe scene del crimine in cui ha dovuto scorgere il cadavere di uomini dello Stato trucidati dalla mafia, di amici portati via troppo presto. La prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conosciuto da Grasso durante le sue indagini sull’assassinio del fratello Piersanti, e ritrovato trentacinque anni dopo ai vertici delle istituzioni repubblicane, suggella questo straordinario libro, che non rinuncia all’emozione personale, ma vi affianca sempre l’analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto sul fenomeno mafioso. Una lettera a Giovanni Falcone e una a Paolo Borsellino aprono e chiudono questo libro. L’album di una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile, e a contatto con boss sanguinari, che possono diventare preziosi collaboratori per la ricerca della verità. “Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C’è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, si rincontrano dopo che per qualche anno si sono persi di vista: basta un saluto, uno sguardo, un abbraccio per ritrovare subito l’antica confidenza.”

 

VIDEO DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO::: GRASSO, ABBATE, SAVIANO
VIDEO DI PRESENTAZIONE A ROMA DI GRASSO, PIF (è il giornalista Pierfrancesco Diliberto)  E FRANCESCO LA LICATA

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