UMBERTO SABA, DUE POESIE DA ” LA SERENA DISPERAZIONE ” (1913- 1915), ARNOLDO MONDADORI, 1951

 

 

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Umberto Saba – Il garzone con la carriola

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Umberto Saba

1883 – 1957

 

 

 

Umberto Saba nacque a Trieste. Il suo vero nome era Umberto Poli .

Si fece chiamare Saba, che in ebraico significa ” pane “, in omaggio alla

madre ebrea e come segno di rifiuto del padre da cui era stato abbandonato

ancor prima di nascere .

Partecipò alla prima guerra mondiale, ma senza essere mandato al fronte.

Fu discriminato dalle leggi razziali del fascismo.

Lasciò scritto che la sua vita era stata ” povera ( relativamente ) di avvenimenti

esterni; ricca a volte fino allo spasimo, di moti e risonanze interne ”

Nelle sue opere cercò la semplicità e la purezza della parola poetica .

La  sua  opera  piu’  conosciuta  è  il  Canzoniere, che raccoglie  le  poesie

composte fra il 1910 e il 1944.

 

 

In piu’ occasioni, Saba dice nei suoi versi che la vita di un poeta è uguale a

quella  di  tutti gli  altri  uomini, con questa sola differenza: che  egli soffre e

gioisce di piu’.

Dunque chi ha la sensibilità poetica è destinato a soffrire molto, ma anche a

vivere dei momenti di felicità sconosciuti alla maggioranza delle persone.

Saba  sa che  questo  è un  suo  privilegio, ma  vorrebbe che  tutti potessero

goderne e per questo ce ne spiega il segreto.

Dice che, per avere anche solo un momento di felicità, dobbiamo

sentirci in pace con tutti e ” portare fuori ” di noi la vita, cioe’

smettere per un po’ di pensare  a noi stessi per guardarci attorno.

Dobbiamo ” spalancare le finestre ” sul mondo e fermarci ad osservare le cose

e le persone attorno a noi, per scoprire che la Terra è ripiena di gioia.

Se siamo disposti a dimenticare il nostro ” io “, anche un ragazzo che

corre  cantando  per  la strada  può  rivelarci  che  esiste  la

felicità di vivere; se ci fermiamo a guardarlo, la sua gioia ci contagia e la sua

percezione entra in noi.

 

 

IL GARZONE CON LA CARRIOLA

 

E’ bene ritrovare in noi gli amori

perduti , conciliare in noi l’offesa ,

ma se la vita all’ interno ti pesa

tu la porti al di fuori.

 

Spalanchi le finestre o scendi tu

tra la folla:  vedrai che basta poco

a rallegrarti: un animale , un gioco ,

o,  vestito di blu ,

 

un garzone con una carriola ,

che a gran voce si tiene la strada aperta,

e se appena in discesa trova un’erta

non corre più, ma vola.

 

La gente che per la via a quell’ ora è tanta

non tace, dopo che in dietro si tira.

Egli più grande fa il fracasso e l’ira,

più si dimena e canta.

 

 

Umberto Saba, LA SERENA DISPERAZIONE (1913-1915), Mondadori Editore, 1951, pp. 11-12

 

 

 

UN RICORDO

 

Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,

che sul mio cuore come un’ansia preme;

dove si andava, per stare soli e insieme,

io e un altro ragazzetto.

 

Era la Pasqua; i riti lunghi e strani

dei vecchi. E se non mi volesse bene

– pensavo – e non venisse più domani ?

E domani non venne. Fu un dolore,

uno spasimo fu verso la sera;

che un’ amicizia (oggi lo so) non era,

era quello un amore;

 

il primo; e quale e che felicità

n’ebbi, tra  i colli e il mare di Trieste.

Ma perché non dormire, oggi, con queste

storie di, credo, quindici anni fa ?

 

(ibidem, pp. 21-22)

 

 

 

 

 

Una risposta a UMBERTO SABA, DUE POESIE DA ” LA SERENA DISPERAZIONE ” (1913- 1915), ARNOLDO MONDADORI, 1951

  1. Donatella scrive:

    Bellissime, scarne e piene di vita queste poesie. Sono anche un suggerimento.

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