NICCOLO’ LOCATELLI, LIMES ONLINE, 20-10-2018 ::: INIZIA IL SECONDO ATTO DELL’OMICIDIO KHASHOGGI

 

LIMES ONLINE  20 OTTOBRE 2018

http://www.limesonline.com/khashoggi-ucciso-arabia-saudita-ammette-principe-ereditario-mbs/109227

 

Inizia il secondo atto dell’omicidio Khashoggi

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman arrives to meet with British Prime Minister Theresa May on the steps of number 10 Downing Street on March 7, 2018 in London, England. Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman has made wide-ranging changes at home supporting a more liberal Islam. Whilst visiting the UK he will meet with several members of the Royal family and the Prime Minister.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Foto di Dan Kitwood /Getty Images.

 

La versione ufficiale saudita sulla morte del giornalista è fantascientifica, ma ha il merito di chiudere la prima fase di questa vicenda e indicare come si muoverà Riyad.

di Niccolò Locatelli

L’ammissione saudita di aver ucciso Jamal Khashoggi ha chiuso il primo atto di una vicenda cominciata il 2 ottobre con l’ingresso del giornalista nel consolato di Istanbul.


Il secondo atto, iniziato con il commento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump (“un buon primo passo”), entrerà nel vivo con le eventuali sanzioni del Congresso Usa, le reazioni del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan e con il repulisti avviato dalla commissione per la revisione dell’intelligence, appositamente creata. La presiede, naturalmente, il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS), ossia il mandante dell’omicidio.


Per il momento, il 33enne figlio di re Salman ha raggiunto gli obiettivi: ha eliminato un suo critico in una maniera che fa inorridire – e soprattutto fa riflettere gli altri oppositori.

Quanto accaduto a Istanbul è la continuazione con altri mezzi del sequestro di persona con annessa raccolta fondi di novembre 2017, quando potenti scettici e facoltosi furono detenuti nell’hotel Ritz-Carlton di Riyad con l’accusa di corruzione.
Chi non è con MbS rischia di non essere più, a meno di non essere in grado di rovesciarlo. A proposito: se il delitto Khashoggi è stato ordito da una “manina” avversa al principe ereditario per metterlo in difficoltà e costringerlo al passo indietro, non ha funzionato.


Le conseguenze internazionali dell’omicidio sono state gravissime, se il metro di misura è il numero di aziende che hanno annunciato la rinuncia a partecipare alla “Davos nel deserto”, la conferenza per investitori organizzata da Riyad (anche il segretario dell’Economia statunitense ha annullato la propria presenza all’iniziativa). O l’indignazione dei media occidentali, che comunque fino al comunicato saudita hanno usato termini quali “misteriosa scomparsa” e “possibile omicidio” – la stessa cautela che aveva il dittatore Videla quando parlava dei desaparecidos in Argentina.


Le conseguenze sostanziali invece potrebbero non manifestarsi mai. Gli unici davvero in grado di punire l’Arabia Saudita per questa vicenda sarebbero gli Stati Uniti d’America, tra l’altro luogo di residenza di Khashoggi. Washington però non ha interesse ad aprire una crisi con un cliente geopolitico ed economico tra i più affidabili in Medio Oriente, per giunta a poche settimane dall’entrata in vigore della seconda tornata di sanzioni contro l’Iran (5 novembre). E dalle elezioni di medio termine (6 novembre), nelle quali né Trump né i parlamentari in corsa per un altro mandato vogliono che sia un fattore il prezzo del petrolio, di cui l’Arabia Saudita è prima esportatrice.


Erdoğan è da tempo in tensione con i Sa’ud, ma ha altre priorità (Idlib, l’economia), non vuole compromettere gli investimenti sauditi in Turchia e sa di dover tener conto degli Usa nella gestione dei rapporti con Riyad. La liberazione del pastore statunitense Andrew Brunson, avvenuta qualche giorno dopo il delitto Khashoggi, ha tra le contropartite l’impegno Usa a trovare una via di uscita da questa vicenda che salvi l’onore di Ankara.


Che un giornalista sessantenne sovrappeso entrato in un consolato per ritirare un certificato il giorno prima di sposarsi muoia mentre fa a pugni durante una rissa è una spiegazione così fantascientifica da costringere persino Trump ad accoglierla con un minimo di austerità. Oltretutto, appurato il decesso, ci si aspetterebbe a stretto giro una delucidazione sulla sorte della salma.


La versione ufficiale e gli arresti annunciati venerdì sera sono in effetti un “primo passo”, come dice il presidente degli Stati Uniti. Non verso la verità, naturalmente, ma verso il completamento dell’operazione Khashoggi.

MbS l’ha eliminato in maniera cruenta per mandare un segnale agli oppositori; ora può sfruttare la necessità di dare in pasto all’opinione pubblica statunitense “i responsabili” per eliminare (in maniera incruenta) i suoi rivali e rafforzare ulteriormente il proprio potere all’ombra di re Salman. Sempre che qualcuno più potente di lui non si stufi di un principe ereditario così ingombrante.


Carta di Laura Canali, 2018.

Carta di Laura Canali, 2018.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *