INNO A OBERDAN — ARCHIVIO LIBERTARIO — UN’EDIZIONE PIU’ COLTA –ma noi preferiamo I Gufi perché la cantano come la cantavamo noi…

 

 

 

Pubblicato il 7 ott 2012

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Guglielmo Oberdan nacque il 1º febbraio 1858 a Trieste, allora sotto il dominio Austro-Ungarico, da madre slovena e padre veneto. In realtà il suo vero nome era Wilhelm Oberdank, ma egli lo cambierà successivamente per rimarcare la propria italianità, rifiutandosi inoltre di adempiere alla chiamata di leva obbligatoria dell’esercito asburgico. Renitente ed alfine esule nella patria tanto agognata, non potrà tuttavia sottrarsi neanche quì alla persecuzione per le idee politiche professate e sarà costretto ad interrompere bruscamente gli studi presso la facoltà d’ingegneria dell’Università di Roma, a causa della cessata erogazione del sussidio statale che gli spettava di diritto. Nel frattempo la morte di Giuseppe Garibaldi, la cui figura incarnava idealmente le speranze dell’irredentismo risorgimentale, aveva gettato nel più cupo sconforto una folta schiera di giovani patrioti nazionalisti e rivoluzionari, favorendo inesorabilmente la deriva radicale e violenta della loro azione politica. In tal contesto trae forma e sostanza il proposito dello stesso Oberdan di attentare alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe I° d’Austria durante una solenne visita ufficiale dell’odiato sovrano a Trieste. Il fatale intento non potè essere condotto a termine per una lunga serie di sfortunate circostanze e al mancato regicida sarà comminata la pena capitale che, nonostante le proteste dell’opinione pubblica internazionale, venne eseguita tramite impiccagione nella città natìa il 20 Dicembre 1882. Siccome anche i testi scolastici odierni sono spesso reticenti in materia, occorre quì sottolineare che all’epoca dei fatti il movimento irredentista, quello che per intenderci reclamava l’annessione all’Italia del Trentino e della Venezia Giulia, Trieste inclusa, si articolava su tre componenti, unite e distinte, di matrice repubblicana, socialista ed anarchica. Ma, ad onta dell’evidenza, del canto s’impadronirono dapprima i savoiardi, i quali, con l’ineffabile disinvoltura degli ipocriti, sostituiranno il termine precedentemente affibbiato al patriota, terrorista, con quello strumentale, seppure più consono, di martire, seguiti a ruota dai soliti fascisti, sempre pronti ad accaparrarsi correnti di pensiero e stirpi d’eroi altrui pur di colmare il vuoto intellettivo cui erano affetti fin dalla nascita. Ovviamente tutto ciò i nipotini del duce, nella loro immarcescibile ignoranza, non lo sanno e così ancora oggi continuano a ravanare negli immondezzai della storia alla vana ricerca delle proprie radici e di una identità ideologica e culturale inesistente, quant’anche presunta o inventata ad hoc da qualche illustre beota revisionista. Inno a Oberdan – Anonimo (1885) Morte a Franz, viva Oberdan! Morte a Franz, viva Oberdan! Le bombe, le bombe all’Orsini il pugnale, il pugnale alla mano! A morte l’austriaco sovrano noi vogliamo la libertà! Morte a Franz, viva Oberdan! Morte a Franz, viva Oberdan! Le bombe, le bombe all’Orsini il pugnale, il pugnale alla mano! A morte l’austriaco sovrano noi vogliamo la libertà! Morte a Franz, viva Oberdan! Morte a Franz, viva Oberdan! Vogliamo formare una lapide di pietra garibaldina A morte l’austriaca gallina noi vogliamo la libertà! Morte a Franz, viva Oberdan! Morte a Franz, viva Oberdan! Vogliamo spezzar sotto i piedi l’odiata austriaca catena A morte gli Asburgo Lorena noi vogliamo la libertà! Morte a Franz, viva Oberdan! Morte a Franz, viva Oberdan!

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