LIANA MILELLA, INTERVISTA A PASQUALE GRASSO: “Siamo andati a finire contro un iceberg adesso lascio tutto” — REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019 –pag. 8

 

 

REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019  pag. 8

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CRONACA

Intervista a Pasquale Grasso

“Siamo andati a finire contro un iceberg adesso lascio tutto”

di Liana Milella

 

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Pasquale Grasso, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Ansa)

ROMA — «Sono giorni che cerco di convincere il mio gruppo a non suicidarsi e a seguire una condotta realista. Mi pare di vedere dei ballerini che ballano sul ponte mentre il Titanic va verso l’iceberg. Il mio cruccio è di non essere riuscito a far passare un principio che dovrebbe essere condiviso da tutti.

Evidentemente sono un illuso». Sono le cinque e Pasquale Grasso, toga di Mi, già non è più di fatto il presidente dell’Anm. Lo era appena da due mesi.

Non vorrebbe parlare, chiede riservatezza, ma poi il suo sfogo è dirompente.

La sua giunta cade per colpa del suo stesso gruppo…

«Guardi, prima che fosse diffuso il documento che sfiducia la mia presidenza, stavo convocando il Comitato direttivo perché il disagio di tutti i colleghi è troppo forte».

Non è assurdo che sacrifichi lei per salvare i tre del Csm?

«Non mi sta sacrificando nessuno. So cosa pensa il mio gruppo, ma io, Pasquale Grasso, giudice civile, padre di quattro figli piccoli, voglio seguire il mio rigore logico, la mia moralità intellettuale. Voglio attestarmi su una posizione equilibrata. Certo, Magistratura indipendente sta sbagliando nella difesa fideistica dei suoi consiglieri».

Lei si è astenuto. Perché non ha votato contro il documento di Mi che chiedeva il reintegro dei colleghi?

«Mi dicono che generalmente al Csm l’interfaccia con i politici non è una novità, ma il punto qui è che Lotti non è solo un politico, ma un politico inquisito. Non so se si sia trattato di distrazione o di altro. So però che tanti colleghi in Italia sono arrabbiati. Ma in questo momento un processo non si può fare».

Un attimo, lei critica i colleghi del Csm, ma non è per le loro dimissioni come vorrebbero Area, davighiani e Unicost?

«La mia corrente ha torto perché soggetti che hanno interloquito con un imputato per trattare il destino della procura di Roma devono dimettersi».

E allora lei perché si è astenuto?

«La stampa è un cardine della democrazia, ma sarebbe sbagliato dimettersi sulla base di notizie date solo dalla stampa. Voglio fissare un principio di equilibrio, di buon senso, di giustizia, non emettere delle sentenze».

Vuole difendere il suo collega Ferri?

«L’ho incontrato solo poche volte…».

Prende le distanze dal suo metodo?

«Non lo definisco io così, perché il suo è un metodo comune a tanti. Il rapporto con i politici è fisiologico, ma qui il punto di stacco è Lotti, cioè un politico noto, che ha una nota imputazione, in una nota procura. I magistrati sono arrabbiati per questo».

Lei non arriva alle dimissioni anche se potrebbe arrivare un’azione disciplinare?

«I tempi sono troppo lunghi, ma bisogna sacrificarsi per tutelare l’ordinamento democratico».

E quindi i suoi colleghi restano al loro posto?

«Devono decidere in base alla loro coscienza, perché loro sanno bene che cosa hanno fatto. Non si può dire loro: dimettiti».

Però così ci va di mezzo lei e la sua giunta cade.

«Chiedere il rinnovo della giunta adesso vuol dire approfittare di un momento di debolezza di Mi».

La crisi c’è perché Mi difende i colleghi che hanno visto Lotti.

«Io la penso diversamente. Chi ha tenuto condotte non corrette deve dimettersi. Ma io faccio il giudice e voglio vedere le prove. L’impasse è terribile, con un vulnus enorme per l’istituzione. Il rigore vorrebbe che restassero fino all’accertamento disciplinare, ma ciò crea ugualmente un vulnus nell’immagine, quindi eroicamente, da uomini delle istituzioni, bisogna decidere di fare un passo indietro seppure si fosse immacolati».

Intanto sarà lei a fare il passo indietro.

«Intanto lascio la mia corrente, Mi. Al resto ci penserò, devo far capire che cosa ho fatto per il bene dei magistrati, perché la lite tra di noi non giova al Paese, e non giova alla magistratura perché porta a reazioni scomposte. In questo incarico ci ho creduto, ma non si può rimanere a urlare nel deserto».

Una risposta a LIANA MILELLA, INTERVISTA A PASQUALE GRASSO: “Siamo andati a finire contro un iceberg adesso lascio tutto” — REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019 –pag. 8

  1. Donatella scrive:

    Che la Magistratura sia indipendente dalla politica è un’idea e un principio sacrosanto. penso che però sia un punto d’arrivo. Purtroppo tutto questo caos che sta succedendo al suo interno non giova né alla stessa istituzione né al Paese.

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