UNA PAROLA AL GIORNO.IT — 16 LUGLIO 2019 — ESATTORE — LE IMMAGINI SONO DI UN PITTORE FIAMMINGO, NATO IN ZELANDA ( OLANDA) NEL 1490, MORTO NEL 1546, CHE SI CHIAMA ::: Marinus van Reymerswaele

 

Una Parola al Giorno

UNA PAROLA AL GIORNO.IT  — 16 LUGLIO 2019

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The tax collectors (c. 1530-1535), Royal Museum of Fine Arts Antwerp–Marinus van Reymerswaele 

Marinus van Reymerswaele (Reimerswaal1490 circa – Goes1546 circa) è stato un pittore olandese.

 

 

 

 

Esattore

e-sat-tó-re

SIGNIFICATO :.Chi ha il compito di riscuotere somme di denaro, specie tributi

voce dotta recuperata dal latino exactor, che è da exactum ‘esatto’, propriamente participio passato del verbo exigere ‘esigere’, derivato di agere ‘condurre’ col prefisso ex-.

Ci sono categorie professionali che, per forza di cose, non hanno mai goduto di grande popolarità. Un tempo erano perlopiù mestieri che battevano territori tabù quali la morte (becchini, boia) o incorrevano in peccati capitali come l’avarizia (usurai). Oggi, più banalmente, si tratta di figure alle quali associamo una minaccia di dolore fisico (i dentisti) o la sanzione delle nostre infrazioni alle regole (i vigili). Ma chi ha suscitato un odio feroce, unanime e costante in ogni tempo, sono specialmente gli esattori delle tasse. Come mai?

The Tax Collector (1542), Alte Pinakothek, Munich

 

Alcuni riterranno la domanda inutilmente retorica, altri rimarcheranno sarcastici che ciò accade soprattutto in Italia, data la notoriamente scarsa propensione nazionale al pagamento delle imposte. Tuttavia, a parte il fatto che non si ha notizia di Paesi in cui folle di cittadini giubilanti inondino le strade ad ogni imposizione di tasse, si dà il caso che vi sia una nazione in cui persino la parola esattore è stata privata di legittimità, e non si tratta dell’Italia bensì della Francia. Possibile che oltralpe abbiano un senso civico persino più anemico del nostro? Prima di proferire un’accusa tanto grave, vediamo se l’etimologia ci offre una spiegazione più rassicurante.

L’etimo di esattore, prevedibilmente, non è proprio simpatico: deriva dal latino exactor, a sua volta da exactum (esatto), che è il participio passato del verbo exigere (esigere), formato da agere col prefisso ex-. Il senso originario del verbo è perciò “spingere o tirare fuori, scacciare, far uscire”, e da questo nucleo si dipanano poi altre accezioni, tra cui portare a terminemisurarepesare, e quindi soppesareesaminare e giudicare (da cui anche examen, “esame”, ed exactum, “esatto”, che in origine era “pesato esattamente”), ma anche – ed è ciò che qui ci interessa di più – esigereriscuoterepretendere. Tale significato, partendo dal nucleo di “tirare fuori”, è tanto trasparente quanto brutale: esigere non è semplicemente chiedere, ma chiedere imperativamente, in un modo che non ammette obiezioni. Si esige rispetto, obbedienza, delle scuse per un’offesa subita; ma si esige anche una somma che è dovuta, e in questo caso la trita metafora del cittadino spremuto come un limone dal fisco acquista un senso decisamente realistico: se exigere è “tirar fuori”, l’esazione del tributo è letteralmente un’estrazione, qualcosa di estorto al riottoso contribuente.

 

 

 

The moneychanger and his wife (c. 1538), Musée des Beaux-Arts de Nantes

 

 

Estorto: ecco la mossa semantica compiuta dai francesi. Mentre noi italiani, pur brontolando e architettando mille scantonamenti, non abbiamo mai contestato all’esattore il diritto di esigere, essi lo hanno aggredito sul piano lessicale, trasformandolo in uno spregevole concussore, un estorsore, uno che pretende qualcosa abusivamente. In seguito si sono spinti anche più in là, affibbiando all’exacteur pure le qualifiche di vessatoregrassatore, brigante.

 

Two tax collectors (c. 1540), National Gallery, London

 

 

E il legittimo esattore, allora, in Francia com’è chiamato? semplicemente percepteur (percettore) o collecteur d’impôts (collettore, raccoglitore di imposte). La sostanza non cambia, si dirà – con le parole di Giulietta a Romeo, in fondo che cos‘è un nome? Dopotutto, mica hanno eliminato la riscossione delle tasse. Eppure, crediamo davvero che i nomi non abbiano alcun peso? Tra uno che percepisce e raccoglie e uno che esige, siamo sicuri che non cambi proprio nulla? A volte, basta poco per essere visti con altri occhi.

 

 

Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due osserveremo una strana coppia: una parola italiana e una sua sorella che in inglese, francese, spagnolo o tedesco prende tutta un’altra piega.

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  1. Donatella scrive:

    Il francese in genere ingentilisce le parole:” percettore, raccoglitore” è meno doloroso dell’italiano “esattore”. Il nostro atteggiamento verso il fisco ( fisco era il cestino con cui nell’antica Roma si raccoglievano le tasse) è sicuramente più crudo. Un modo originale e cruento per strappare le tasse ai potenti evasori è descritto nel giallo “L’esattore” di Petros Markaris, Bompiani 2012.

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