Luigi Manconi e Valentina Calderone, La lezione tradita di Basaglia. Quarant’anni dopo la legge che abolì i manicomi, la politica della salute mentale nel nostro Paese è ancora tutta da costruire. E il disturbo psichico resta emarginato dalla vita pubblica. REPUBBLICA DELL’ 8 OTTOBRE 2019 — pag. 34-35 ++ IMMAGINI DA INTERNET

 

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L’ uomo che guardava passare i treni

Georges Simenon

Editore: Adelphi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Pagine della versione a stampa: 211 p.

 

Il protagonista di questo romanzo, che comunque del genere giallo ha qualcosa, se non altro per le sue tinte un po’inquietanti, per la creazione della suspance e del contitnuo interrogativo “come andrà a finire?”, è Kees Popinga, tipico uomo borghese, rispettabile marito e padre di famglia, le cui solide certezze un bel giorno si riveleranno non essere tali. Un fatto inaspettato infatti porterà il nostro protagonista (a cui peraltro ci si affeziona subito, forse per la sua ingenuità) a imboccare una direzione inaspettata, e a dare così alla sua vita una svolta irreversibile. Kees Popinga da quel momento intraprenderà un viaggio, anzi una fuga, che lo porterà dalla cittadina olandese in cui tutto ha inizio, per arrivare alle strade di Parigi e infine alla campagna francese. Ma anche di un viaggio mentale si tratta, ovvero  di un abbandono dell’immagine di sé, costruita finora, per la ricerca di qualcos’altro.

Simenon tuttavia è apprezabile non solo per l’analisi accurata che svolge sull’uomo e sul suo lento scivolare verso la pazzia, ma anche, e non di meno, per la descrizione di certi paesaggi e per la centralità che attribuisce all’ambiente cittadino quasi fosse esso stesso il vero protagonista del romanzo e, perché no, anche l’artefice del destino di Popinga.

«… in fondo ciò che aveva veramente desiderato era di essere solo, del tutto solo a sapere quel che sapeva, solo a conoscere Kees Popinga, a girovagare tra la folla, ad aggirarsi fra la gente che lo sfiorava ignara e sul suo conto pensava insulsaggini, ogni volta diverse…»

http://www.flaneri.com

 

 

 

 

REPUBBLICA DELL’ 8 OTTOBRE 2019 — pag. 34-35

https://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20191008&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

 

 

CULTURA

LE IDEE

La lezione tradita di Basaglia

Quarant’anni dopo la legge che abolì i manicomi, la politica della salute mentale nel nostro Paese è ancora tutta da costruire. E il disturbo psichico resta emarginato dalla vita pubblica.

 

di Luigi Manconi e Valentina Calderone

La critica letteraria sa bene, e da tempo, quanto sia futile e profondamente errata la contrapposizione tra le opere “poliziesche” e quelle “filosofiche” di Georges Simenon. In altri termini, il perfetto meccanismo dell’investigazione criminale, che domina, lento e implacabile, la scrittura noir di Simenon è lo stesso, proprio lo stesso, che accompagna la ricerca psicologica nei romanzi “senza Maigret”: tra questi Lettera al mio giudice , Le finestre di fronte , Le persiane verdi , Il fondo della bottiglia e L’uomo che guardava passare i treni (tutti editi in Italia da Adelphi e tutti in corso di pubblicazione come audiolibri presso la Emons). Quest’ultimo coltiva un tema assai caro a Simenon, la follia: e lo fa attraverso una procedura che ha la qualità e l’esattezza della migliore analisi clinica e di quella eziologica. Il senso del percorso umano del protagonista, Kees Popinga, sembra quello che si ritrova nei titoli della manualistica positivista ottocentesca, del tipo “Come un uomo normale può diventare pazzo”.

Il tema del romanzo è proprio la discesa all’inferno della pazzia, osservata attraverso i successivi stadi e passaggi, seguendo un tortuoso percorso che corrisponde alla toponomastica della città di Parigi, lungo un itinerario dettagliatamente descritto di luoghi, situazioni e persone. Qui la scrittura diventa magistralmente “fisica”, accompagnando i mutamenti della mente e della sfera emotiva di Popinga e quelli del suo corpo, del suo abbigliamento, dei suoi gesti, dei suoi riti e dei suoi tic. Per questo, e sapendo quanto sia scandaloso l’accostamento tra due personalità di natura così diversa e di orientamento, per così dire, politico addirittura opposto, possiamo definire, ignorando la cronologia, L’uomo che guardava passare i treni un testo basagliano.

Conferenze Brasiliane

Presentazione dell’editore

Le conferenze che Franco Basaglia tenne in Brasile nel 1979 rappresentano un documento d’eccezione che qui per la prima volta è possibile leggere nella sua integrità e completezza. Si tratta di una delle ultime occasioni di riflessione pubblica di Basaglia sul significato complessivo dell’impresa della sua vita, una sorta di testamento intellettuale e un bilancio critico sulla psichiatria all’indomani della “legge 180” (maggio 1978), di cui nel maggio 2018 ricorre il quarantennale. Oggi queste vivacissime conferenze sono forse il modo migliore per avvicinarsi a Basaglia e le ragioni della sua pratica. È infatti lui stesso che si presenta a un pubblico di studenti, professori, medici, psicoterapeuti e sindacalisti, e instaura con loro un rapporto insieme complice e critico, che fa emergere la sua straordinaria comunicativa e il suo modo di lavorare e di far politica, tanto distante dalle ideologie quanto capace di centrare temi e problemi tuttora aperti

In particolare, il Franco Basaglia delle Conferenze brasiliane , riedito da Cortina. Il nostro, lo sappiamo, è poco più che un pretesto, e, tuttavia, evoca anche una questione di stile: la saggistica scabra di Basaglia richiama il nitore del raccontare di Simenon (e non sappiamo, purtroppo, se quel lettore onnivoro che fu il primo abbia mai letto il secondo).

In ogni caso, i racconti e i romanzi di Simenon dove si parla di folli, si fermano evidentemente davanti ai cancelli dei luoghi deputati a contenerli, quei folli. All’interno di essi, dagli antichi manicomi alle attuali Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), il problema della violenza è sempre presente, circola e si perpetua, a partire dalla questione detta, appunto, della contenzione (meccanica o farmacologica): fino alle forme più diverse di autolesionismo.

Sullo sfondo la minaccia sempre ricorrente e, fino a qualche settimana fa, agitata, manco a dirlo, dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, della riapertura degli ospedali psichiatrici. La motivazione addotta era quella di un’asserita «esplosione di aggressioni per colpa di malati psichiatrici », di cui non si ha traccia nemmeno nei più cupi mattinali di questura. Per la verità poco spazio ha trovato nell’intero sistema dei media, anche la notizia della tragica fine della diciannovenne Elena Casetto, lo scorso 13 agosto, bruciata viva all’interno del reparto psichiatrico dell’ospedale di Bergamo.

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ELENA CASETTO / IN OSPEDALE– https://www.agi.it/

  

La ragazza era stata legata al letto qualche ora prima – a seguito di un tentativo di suicidio, pare – e la sua stanza era stata chiusa a chiave. Le fiamme sono divampate – solo un processo potrà dirci per quale causa – e nessuno è riuscito a salvarla. Il reparto era privo di adeguate misure antincendio, perché – questa la giustificazione – i necessari bocchettoni al soffitto avrebbero potuto essere utilizzati per legarvi una corda e tentare il suicidio. La logica perversa per cui la “sicurezza” da garantire a una persona affetta da disturbo mentale non prevede i minimi dispositivi che invece valgono per il resto della popolazione, spiega bene quanto sia ancora lunga la strada da fare.

Proprio in quelle Conferenze prima citate, Basaglia ci aiuta a capire quale sia la profonda differenza tra coercizione e cura e perché sia fondamentale radicare questa consapevolezza e trasformarla in azione dentro i luoghi destinati alla presa in carico dei pazienti e dentro la società tutta.

 

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In onore di Franco Mastrogiovanni 

 

La morte di Elena Casetto e quella, avvenuta il 4 agosto del 2009, nel Servizio Psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Vallo della Lucania, di Franco Mastrogiovanni, anch’egli crocefisso a un letto, ci ricorda crudelmente la persistenza del ricorso alla contenzione meccanica in Italia.

87 ORE DI COSTANZA QUADRIGLIO — TRAILER, 1,20

https://www.youtube.com/watch?v=Qvlq-M9WGms

La vicenda di Mastrogiovanni, raccontata dal durissimo e straziante film di Costanza Quatriglio, 87 ore, ha visto la condanna definitiva di sei medici e undici infermieri per reati come il sequestro di persona. E ha registrato l’affermazione inequivocabile della Cassazione, per la quale il ricorso al letto di contenzione non è mai una misura terapeutica. Nel corso dei dieci anni trascorsi dalla morte di Mastrogiovanni a quella della Casetto, altri episodi simili si sono verificati.

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ANDREA SOLDI

Caricato da: Matteo Spicuglia,16 mag 2018  che parla del diario di Matteo

Dentro la schizofrenia. Il diario di Andrea Soldi

 

Per una singolare coincidenza, ancora ad agosto (del 2015), moriva a Torino Andrea Soldi durante un trattamento sanitario obbligatorio (Tso): e il Tribunale di quella città ha condannato in primo grado per omicidio colposo quanti ne sono stati ritenuti responsabili.

 

Le scarpe dei matti. Pratiche discorsive, normative e dispositivi psichiatrici in Italia (1904-2019)
Antonio Esposito

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Editore: Ad Est dell’Equatore
Collana: Kuang 11. Studi di scienze inesatte
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 29 luglio 2019
Pagine: 676 p., Brossura

30 euro, prezzo pieno

Un pomeriggio d’inverno, tra i seminterrati dell’ex manicomio civile di Aversa, come epifania, si danno allo sguardo centinaia di scarpe accatastate, impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate. Cumuli di scarpe senza lacci, pezzi di storie smarrite, testimonianza di sentieri interrotti e cammini traditi, abbandonati in quell’Altrove, ‘le reali case dei matti’, spazio di potere, di esclusione, di dolore.

Da quell’incontro, si è attraversato oltre un secolo di storia italiana, indagando le pratiche discorsive, le normative, le tecniche che hanno definito il discorso psichiatrico in Italia: dalle previsioni d’internamento contenute nella legge del 1904 al superamento dei manicomi determinato dalla 180 del 1978, passando attraverso le esperienze di psichiatria critica e l’utopia della realtà basagliana e fino all’attuale organizzazione dei Servizi territoriali per la salute mentale. Queste pagine si interrogano su un futuro che è sempre già alle nostre spalle, storicizzando le questioni che oggi sono poste, a fronte dello smantellamento del welfare, dal TSO, dalla contenzione meccanica e farmacologica, dalle Rems, dalle nuove forme di manicomializzazione, dalla psichiatrizzazione manualistica della vita quotidiana, dalle ri-categorizzazioni securitarie dei ‘soggetti pericolosi’.
Non ci sono risposte, solo il tentativo di riflettere su problematiche che intersecano i destini biografici di milioni di persone, le loro sofferenze e solitudini ma anche le istituzioni, i saperi, i dispositivi coinvolti nella loro gestione; convinti che sia possibile curare, cioè prendersi cura della sofferenza psichica ma consapevoli che esiste un fascino sempre meno discreto del manicomio.
Scrive Assunta Signorelli nel prezioso saggio che apre questo libro: “ Se, invece di progettare e costruire cronicari sempre più grandi, eufemisticamente chiamati residenze con aggettivi più diversi e fantasiosi, ci si soffermasse sulla necessità per la persona malata di mantenere un legame con il proprio passato, la propria esperienza sociale e relazionale, di vivere la malattia come un passaggio, certamente doloroso, della propria vita […], non solo le forme e i luoghi del trattamento sarebbero a dimensione umana, ma la cronicità stessa scomparirebbe, trasformandosi l’esperienza di malattia e la sua evoluzione, in una forma dell’esistere, visto che la normalità, intesa nel senso nobile del termine, altro non è se non un continuo oscillare fra salute e malattia, entrambe strettamente collegate all’ambiente socioculturale nel quale la persona vive”.

 

 

Per approfondire il quadro complessivo in cui si trova oggi la politica della salute mentale nel nostro Paese, è assai utile un volume di Antonio Esposito, Le scarpe dei matti. Pratiche discorsive, normative e dispositivi psichiatrici in Italia, pubblicato da Ad est dell’equatore. Il libro tratta degli oltre 110 anni trascorsi dall’istituzione dei manicomi (decreto regio del 1904), passando per il movimento civile, culturale e politico che ha portato alla loro abolizione grazie alla riforma della psichiatria ispirata da Basaglia e diventata legge nel 1978. Fino alla sentenza della Cassazione sulla morte di Mastrogiovanni. Certo, non bastano le parole di quest’ultima («la contenzione meccanica non è un atto medico »), perché la pratica di legare i pazienti a un letto, polsi e caviglie stretti dentro lacci e cinghie, possa dirsi abolita. Al contrario. La contenzione è talmente frequente che il Consiglio nazionale di Bioetica nel 2015 ha sentito l’esigenza di pubblicare delle Raccomandazioni; e numerose associazioni si sono unite nella promozione di una campagna, “…e tu slegalo subito” (frase attribuita a Basaglia), che ne chiede la totale abolizione.

Realismo Capitalista - Mark Fisher,Valerio Mattioli - ebook

 

Realismo Capitalista

Mark Fisher

Articolo acquistabile con 18App Carta del Docente
Traduttore:Valerio Mattioli
Formato:EPUB
Testo in italiano
Pagine della versione a stampa: 152 p.
In questo breve ma fondamentale testo che ha avuto un impatto enorme sugli ambienti culturali in primo luogo anglofoni, il critico e teorico Mark Fisher ragiona su come il realismo capitalista abbia occupato ogni area della nostra esperienza quotidiana, e si interroga su come sia possibile combatterlo. E lo fa attraverso esempi presi non solo dalla politica, ma anche dai film e dalla narrativa di fantascienza, dalla musica pop e dalla televisione. Con “Realismo capitalista”, Fisher ha firmato una delle più penetranti, illuminanti e dolorose analisi del mondo in cui viviamo. Ma “Realismo capitalista” è anche un testo che apre all’idea di possibilità, e che ribadisce che un’alternativa c’è.

 

Infine, per tornare alla stretta attualità e all’attuale fase della vita pubblica, compito di qualsiasi sinistra, come dice Mark Fisher in Realismo capitalista (Produzioni Nero), è quello di «ri-politicizzare la malattia mentale». Il che non vuol dire in alcun modo giustificare la pratica di lottizzazione delle Asl, bensì il suo contrario: considerare la sostanza sociale ed economica del disturbo psichico con la stessa attenzione che si dedica alle componenti fisiologiche. Ricordiamo che Franco Basaglia non ha mai affermato che «la malattia mentale non esiste» – come tuttora sciattamente si dice e si scrive – e che la sua più grande lezione consiste nell’averne analizzato insieme cause ambientali e cause organiche. Da qui si deve ripartire.

Una risposta a Luigi Manconi e Valentina Calderone, La lezione tradita di Basaglia. Quarant’anni dopo la legge che abolì i manicomi, la politica della salute mentale nel nostro Paese è ancora tutta da costruire. E il disturbo psichico resta emarginato dalla vita pubblica. REPUBBLICA DELL’ 8 OTTOBRE 2019 — pag. 34-35 ++ IMMAGINI DA INTERNET

  1. Donatella scrive:

    La più bella frase, che forse spiega anche un po’ la paura della pazzia da parte dei cosiddetti “normali”, è quella che resta ancora su alcune vecchi manicomi :” i Più son fuori”.

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