+++ CHIARA SARACENO::: La poverta’ dei ragazzi

 
Niccolò Caranti – Opera propria

CHIARA SARACENO NASCE A MILANO NEL 1941, è SOCIOLOGA E FILOSOFA

 

LA REPUBBLICA DEL 14 LUGLIO, pp 1-29

CHIARA SARACENO

IL 2016 non ha segnato alcun miglioramento sul fronte della povertà assoluta, che anzi è diventata più grave. Non solo, a fronte di una sostanziale stabilità dei numeri complessivi, continua il peggioramento della situazione dei minori. Su 4 milioni 742 mila individui in povertà assoluta (che non riescono a consumare un paniere di beni essenziali), pari al 7,9% della popolazione residente, poco meno della metà è infatti costituita dai più giovani.

SI TRATTA di un milione 292mila minori ( il 12,5% di chi ha meno di 18 anni, 160.000 più dell’anno prima, pari a due punti percentuali e mezzo), e 1 milione e 17 mila giovani di 18- 34 anni ( 10% di quella fascia d’età, grosso modo come l’anno scorso). È dall’inizio della crisi che assistiamo al continuo peggioramento delle condizioni dei minori e dei giovani, che nel 2005 avevano percentuali di povertà assoluta rispettivamente del 3,9% e 3,1%. Viceversa, in un contesto di aumento complessivo della povertà assoluta in questi anni, essa è diminuita per gli anziani toccando il 3,8% nel 2016, pari a 510.000 persone.

Il peggioramento a sfavore dei minori e dei giovani trova riscontro anche a livello di famiglie. Nel giro di un solo anno, l’incidenza della povertà tra le famiglie con tre o più figli minori è passata dal già alto 18,3% al 26,8%, più di un quarto, a fronte del 6,3% di tutte le famiglie. C’è solo da sperare che non siano state tentate dal mettere al mondo un figlio con la promessa di un bonus per tre anni o del bonus mamma. Hanno un’incidenza della povertà molto più alta della media anche le famiglie giovani, con persona di riferimento fino ai 34 anni. Si trova in povertà assoluta il 10,4% di queste famiglie, quattro punti percentuali in più della media.

I motivi per cui, nonostante la piccola ripresa, i tassi di povertà assoluta non solo non migliorano, ma peggiorano per i più giovani, sono diversi. Il primo riguarda sicuramente un mercato del lavoro che non ha ancora recuperato i posti persi con la crisi — molti dei quali erano occupati dalle persone a più bassa istruzione e qualifica, che infatti hanno tassi di povertà più alti della media — e che fatica ad assorbire i giovani, come testimoniano gli alti tassi di disoccupazione giovanile. Un secondo motivo sono i salari bassi, in particolare nel lavoro operaio. Ormai da diversi anni, ed è confermato anche nel 2016, le famiglie con persona di riferimento operaia hanno un’incidenza della povertà pari a circa il doppio della media, 12,6%, a fronte dell’ 1,5% delle famiglie con persona di riferimento dirigente, impiegato e quadro. Analoghe differenze si riscontrano per livello di istruzione. Una conferma che le classi sociali tradizionali continuano ad esistere, eccome, nonostante l’Istat cerchi di sostenere il contrario. Il terzo motivo è il basso tasso di occupazione femminile, soprattutto nel Mezzogiorno e soprattutto tra le madri con più figli. Scarsità della domanda, scarsità di servizi, un’organizzazione del lavoro troppo spesso poco amichevole nei confronti di chi ha responsabilità famigliari, oltre che forti penalizzazioni sul piano economico per le lavoratrici madri, come è emerso nel recente Rapporto annuale Inps, impediscono di stare nel mercato del lavoro a molte donne, specie se a bassa istruzione e con alti carichi di lavoro famigliare. Infine, il sistema di trasferimenti di reddito in vigore del nostro paese, nella sua frammentazione più o meno casuale, non solo disperde in modo inefficace risorse preziose, spesso individua anche il bersaglio sbagliato, o non prioritario. In assenza di un serio assegno per i figli non categoriale si disperdono fondi in bonus di vario genere. Gli 80 euro per i lavoratori dipendenti a basso reddito, oltre a non considerare il reddito famigliare, escludono gli incapienti, tra cui ci saranno molti dei capifamiglia operai in povertà assoluta. E mentre si è pensato di dare la quattordicesima anche a pensionati con redditi al di sopra della soglia di povertà, si è stanziato per il sostegno ai poveri una frazione ( poco più di un settimo) di quanto sarebbe necessario. E meno anche di quanto servirebbe per coprire almeno tutti i minori in povertà assoluta e le loro famiglie, che sono i principali destinatari di questa misura in prima battuta. Ne sono infatti esclusi tutti gli altri, comprese le famiglie giovani senza figli.

Se la stabilità della povertà assoluta non può tranquillizzarci, perché segnala quanto la ripresa sia non solo debole, ma con un potenziale di forte polarizzazione tra chi ce la fa e chi invece rimane schiacciato in basso, il suo caratterizzarsi sempre più sistematicamente come fenomeno che riguarda i più giovani e le famiglie che fanno più di un figlio deve preoccuparci seriamente. È una questione non solo di giustizia e di pari opportunità, ma di rischio di mancato sviluppo di un capitale umano tanto più prezioso quanto più scarso, stante il progressivo invecchiamento della popolazione italiana. È paradossale che in un paese in cui ci si preoccupa per la bassa fecondità si lasci che più di un quarto delle famiglie feconde si trovi in povertà assoluta e che lo stesso valga per oltre il 10 per cento dei minori e giovani.

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